MEMORIE
DELLA REALE AGCADEMIA
DELLE SGIEIVZE
DI TORINO
^.IIOCI-^-^'-
MEMORIE
OW.IA
. /
llEALE ACCADEMIA
DELLE SCIENZE
DI TORINO
SERIE SECONDA
ToMO I.
TORINO
DALLA STAMPERIA REALE
MDCCCXXXIX.
f^
SACRA REAL MAESTA
SlRE_,
]Se\ dar principlo ad una nuova serie di Meniofle
dopo il quarantesimo volume venuto teste alia luce,
la Vostra Accademia delle scienze si reca a sommo
onoiv ill porla sollo ai Regal! ausplzl freglandola
tloir Aii"iislo Nome tlella Maesta Vostra.
L'allaemuiiiricenrissima prolezione onde Vostra
Maf.sia non ha cessato mai cli onorare e di favoreg-
oiarc le scienze ed i cullori di esse , e per rAcca-
domla sicurisslmo pegno della Sovrana bonta colla
quale Ella si degnera di accoglierne Tomaggio.
Noi siamo e saremo costantemenle
Della Maesta Vostra
umilissimi servitori e sudditi fedelissimi
CLI AcClDEiMICI.
la aduajaxj di cliisi unite, add! iC di giugDO dcU'aDOO M ' DCCC ' XXXIX.
V
CLASSE DI SCIENZE FISICHE E MATEMATICHE
INDICE
D
edica pag. iii
Elenco degli Accademici Nazionali e Slranieii » vii
Mulazionl accadute nel Corpo Accademico dopo la pubblicazione
del precedente volume » xvi
Doni fatli alia Reale Accademia delie Scieiize dal i.° di giugno
1 838 sino al 3o di aprile iSSg » six
Nolizia Storica intorno ai lavori della Classe delle Scienze Fisiche
e Matemaliche nel corso dell'anno i838,scritta dal Professore
Giuseppe Gene , Segretario Aggiunto » xxxv
Programiiia di fisica con assegnamento di premio . . . . » i,xi
Id. di bolanica id. . . . . n l.wii
Osservazioni Geologiche e Mineralogiche sopra i monli posli tra
la valle di Aosta e quella di Susa in Piemonte; del Professore
Angelo SiSMONDA » r
De quibusdani Inscctls Sardiniae novis aut minus cognitis. Fasc. II;
auclore Josepho Gene » /^Z
NoUzie intorno a due fossili trovati nei colli di Santo Stefano Roero;
del Professore Angelo Sismokda » 85
Memoire sur sis noiivelles especes de cephalopodes tronves dans
la Mediterranee a Nice; par Jean Baptiste Veraky . . » 91
Memoire sur deux nouvelles especes de cephalopodes trouves dans
rOcean; par J. B. Verany » gg
/^
▼I
Sulla slniUma c posi/.ionc dcgli orgnni dciriulilo c della \lsta nci
principal! gcneri ilei inamniiferi ; Riflessioni fisiologichc del
Medico Carlo Francesco Bei.i.ingeri pag. io3
j;io"io Storico deirAccadcniico DoUoro Carlo Bertero : sciitlo
D ^
daUAvvocalo Collcgialo Luigi Coli.a » io3
Illustrazione di xui nuovo celaceo fossile proposta dal Medico
Gioanni Domenico Bruno , Applicalo al Museo Zoologico della
R. Universita » i^d
Observations thcrmometriques faites a Saint-Jean de Maurienne
dc 1826 a i838 » iGi
Menioire sur les rapports cntre le pouvoir conducteiir des liquides
pour les courans electricpies el la decomposition chiniique qu'ils
en eprouvent ; par le Professeur Botto et le Cliev. Avogadro » i "Jq
Studii su talune variazioni offerte da molluschi fluvialili e ter-
rcslri a conchiglia univalve; di Carlo Porro » 219
Synopsis Replilium Sardiniae indigenorum; auctore Josepho Gene » 25^
Primitiae Hepalicologiae Italicae , auctore Josepho De Notaris » 287
Memoire sur I'ecpiilibre des colonnes , par M. Pagani . . » 355
Saggio suirapplicazionc del carbonc animale per estrarrc il prin-
cipio amaro del Camepiteos , e suU'azione del medesimo sul
solfalo di cliiniua c di cinconina ; di Vineenzo Griseri , Far-
macista in Chieri >> 3^3
eaog
VII
ELENGO
DEGLI ACCADEMICI NAZIONALI
AL XXX DI APRILE MDCCCXXX.IX. ,
Presidente.
Saluzzo, Conle Alcssandro, Grande di Corona, IMinistro di Stalo,
Luogotenente Generale, Cavaliere di Gran Croce decorate del Gran Cor-
done dell'Ordine de'Ss. Maurizio e Lazzaro, Commendatore dell'Ordine
Imperiale di Leopoldo d' Austria, Presidente della Sezione dell'Interno
iiel Consiglio di State, Vice-Presidente della Regia Depiitazione sovra
gli sludii di Sloria patria.
I'ice-Presidentc.
Rossi J Francesco, Cliirurgo delle LL. MM. e della Reale Faniiglia,
Professere emerito di Chirurgia nella Regia Universita , Cliirurgo generale
de' R. Esercili,. Vice-Presidente del Censiglie Superiere Militare di Sanita,
Cavaliere dell'Ordine dc" Ss. Maurizio e Lazzaro, Cavaliere e Consigliere
dcir Ordiue Civile di Savoia.
Tesoriere.
Peyron", Abate Amedco, Teologo Collegiate, Prefessore di Lingue
Oriental! nella Regia Universita, Membro della Regia Deputaziene sovra
gli studii di Storia patria, Cavaliere dell'Ordine de'Ss. Maiu-izio e Laz-
zaro , e dell'Ordine Civile di Savoia.
VIM
CLASSE DI SCIENZE FISICHE E MATEMATICHE
Direttore
Rossi Francesco , predetto.
Segretario
Carena Giacinto, Professore di Filosofia , Professore straordinario
dcgli Studii Fisici nella Regia Accadcmia Militare, Segretario Perpeluo
della Reale Societa Agraria di Torino, Cavaliere c Consigliere dell'Ordine
Civile di Savoia.
Segretario aggiunto
Geke, Dottore Giuseppe, Professore di Zoologia, Direttore del Museo
Zoologico della Regia Universita , Vice-Scgretario e Bibliolecario della
Reale Societa Agraria di Torino.
Accademlci residenti
MiCHELOTTi Ignazio , Ispeltore generale nel Corpo Reale degli
Irigegneri Civili e delle Minierc , Intendenle generale , Direttore dci
Regii canali, Membro della Societa Italiaiia di Scienze residente in
Modena , e della Reale Societa Agraria di Torino, Membro del Con-
gresso permanentc d'acque e strade, c del llcgio Consiglio degli Edili,
Decurione della Citta di Torino, Cavaliere doU'Ordine de'Ss. JIaurizio
c Lazzaro.
Rossi Francesco , predetto.
BiDONE Giorgio , Professore d'Idraulica nella Regia Universita, ^Icrnbro
della Reale Societa Agraria di Torino , Cavaliere dell' Ordinc Civile di
Savoia.
I\
Plana Giovanni, Regio Astronomo, Professore d'Analisi nella Rcgia
Universiti , Direttore gcnerale degli Studii nella Regia Accademia Mili-
tare, Commendatorc deil'Ordine Mililare de' Ss. Maurizio e Lazzaro ,
Cavalicre c Consigliere dell' Ordine Civile di Savoia , Cavaliere della
Corona Ferrea d'Austria.
MiCHELOTTi ■Vittorio,Professoi-e di Chimica Medico-farmaceulica nella
Regia Universita , Capo del Magistrate del Protoiiiedicato, Membro Slra-
ordinario del Consiglio Superiore Mililare di Sanita, Membro della Reale
Socicti Agraria di Torino e del Consiglio dclle Miniere , Cavaliere
deil'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro.
Carena Giacinto , predetto.
CisA DI Gresy , Cavaliere Toinmaso, Professore emerito di Mecca-
nica nella Regia Universita , Cavaliere dell' Ordine Mililare dei Santi
Maurizio e Lazzaro.
Belmngeri, Dottore Carlo Francesco, Medico di Corte, Membro e
Consigliere del Collegio di Medicina , Medico Ordinario dell' Ospedale
Maggiore dell' Ordine Equestre de' Ss. Maurizio e Lazzaro.
AvoGADRO DI QuAREGNA , Cavaliere Amedeo , Professore circrito di
Fisica Sublime nella Regia Universita, Mastro Uditore nella R. Camera
de' Conti , Cavaliere dell' Ordine Civile di Savoia.
CoLLA Luigi , Avvocato Collegiato, Membro della Reale Sociela
Agraria di Torino.
MoRis Giuseppe Giacinto, Professore di Materia Medica e di Botanica
nella Regia Universita , Consigliere nel Magistrate del Protomedicato ,
Direttore del Regio Orlo Botanico , Membro della Reale Sociela Agraria
di Torino , Cavaliere dell' Ordine Civile di Savoia.
Lavini Giuseppe, Dottore in Filosofia, Professore Sostituito di Chi-
mica Medica e Farmaceutica nella Regia Universita , MenJiro Straor-
dinario del Consiglio Superiore Militare di Sanita per la parte Chimico-
Farmaceutica , Membro della Reale Societa Agraria di Torino.
Cantij Gian Lorenzo , Doltor Collegiato di Medicina, Membro del
Consiglio delle Miniere, Vice-Direttore della Reale Societa Agraria di Torino.
Ferrero della Marmora , Cavaliere Alberto , Colonnello nel Corpo
Reale dello Stato Maggiore Generale, Membro del Consiglio delle Mi-
niere, Membro del Real Ordine Militare di Savoia , Cavaliere dell' Or-
dine de' Ss. Maxmzio e Lazzaro, Cavaliere e Consigliere deil'Ordine
Civile di Savoia.
Gene, Dottore Giuseppe, predetto.
BoTTO, Giuseppe Domenico, Professore di Fisica nella Regia Uni-
vcrsita di Torino.
SisMoxDA, Aiigelo, Professore di Mineralogia, Direttore del Museo
Miiieralogico della Regia Univci'slla di Torino , Membro del Consiglio
dclle Miniere.
Martini , Lorenzo , Professore di l\Iedicina Legale nella R. Universila,
Consigliere del Protomedicato , Membro della Giunta di Slatistica , e
della R. Commissione di Revisione dei libri e delle stampe , Conserva-
torc del Vaccino in Piemonte, Segrelario della Direicione Generale delle
vaccinazioni , Cavalicrc dcU' Ordine de' Ss. Maiirizio e Lazzaro.
Menabrea, Luigi Fedcrigo, Capitauo nel Corpo Reale del Genio
Militare, Dottore Collegiato di Mateniatica, Pi'ofessore di Meccanica ap-
plicata nella Scuola Complementare della Regia Accademia Militare.
De Notaris , Giuseppe , Dottore in Medicina , Assistenle all' Orto
Bolanico della Regia Universita di Torino.
Accademici Nazionali non residenti in Torino.
MuLTEDo Ambrogio, Professore emerito di Matematica, Cavaliere
deir Ordine Civile di Savoia , a Genova.
BoRGNis G. A., Ingegnere Civile, Professore di Meccanica, a Pavia.
Bouvard Alessio , Membro della Legion d'Onore, dell' Istituto di
Francia e dell' Ullicio delle Longitudini , a Parigi.
Bertoloni Antonio , Professore di Botanica, a Bologna.
ViviANi Domenico, Professore di Botanica e di Storia Naturale nella
R. Universita di Genova, Cavaliere dell' Ordine Militare dei Ss. Maurizio
e Lazzaro, a Genova.
Marianini Stefano, diMortara, Professore di Fisica e di Matematica
applicata nella Ducale Universita di Modena.
Magistrini Giambatista, di Maggiora, Professore di Calcolo Sublime
nella Pontificia Universita di Bologna.
Pareto , Marchese Lorenzo , a Genova.
XI
CLASSE DI SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE
Direttore.
Sauli d' Igluno , Cavaliere Lodovico , Consigliere di Legazione ,
Commissario Generale de' ConGni , Membro della Regia Deputazione
sovra gli studi'i di Storia palria, Cavaliere dell'Ordine de'Ss. Maurizio e
Lazzaro, e deU'Ordiue Civile di Savoia.
Segretario.
Gazzera* Abate Costanzo, Professore di Filosofia, Cavaliere dell'Or-
dine de' Ss. Maurizio e Lazzaro , Membro e Segretario della Regia
Deputazione sovra gli sludii di Storia palria, e della Giunta d'Antichita
e Belle Arti, Assistente alia Biblioteca della Regia Universita.
Accademici residenti.
RoERO DI Revello , Conlessa Diodata , nata Saldzzo.
Saluzzo , Cavaliere Cesare, Luogotenente Generale, Gran Mastro
d'Artiglieria , Governatore delle LL. AA. RR. i Duchi di Savoia e di
Genova, Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell' Ordine
Militare de' Ss. Maurizio e Lazzaro , Cavaliere dell' Ordine Civile di
Savoia, Ispeltore della Regia Accademia Militare, Presidente della Regia
Deputazione sovra gli studii di Storia patria, IMembro della Giunta d'Anti-
chita eBelle Arti, e delConsiglio delle Ai'ti, Segretario-Perpetuo-Direttore
della Reale Accademia delle Belle Arti , Decurione della Citta di Torino.
Carena Giacinlo, predetto.
Pevhon , Abate Amedeo , predetto.
MI
CoRDERO, de'Coiiti di San Qointino, Cavaliere Giulio, Membro della
Reale Sociel;i Agraria di Torino.
BiONDi, Conte Luigi, Marchese di Badino, Maggiordomo e Sopra-
intendenle Generaic dolla Casa ed Azicnda dclla fu S. A. R. la Duchessa
del Cliiablcse, Commcndatorc dell' Online Militarc de'Ss. Maurizio e Laz-
zaro, Sovrintendenle genei-ale de'Regii stiidii d'Arte in Roma, Membro
dolla Giiinta d' Antichita e Belle Arli, Socio onorario della Reale Ac-
cademia delle Belle Arti.
(iAzzERA Coslanzo , predetlo.
SoMis DI Chiavrie, Conte Giambalista , Presidente.
Manxo, Barone e Presideiile Giuseppe, Reggente di Toga nel Supremo
Consiglio di Sardcgna, Commendatore dcU'Ordine ISlililare de'Ss. IMaurizio
c Lazzaro, Cavaliere e Consigliere dell'Ordine Civile di Savoia, Membro
dclla Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria, e della Giunta
d ADiicliita e Belle Arti.
Sauli dIgliano, Cavaliere Lodovico, predetlo.
ScLOPis DI Salerano, Conte Federigo, Senatore nel Real Senato di
Piemonte , Membro della Regia Deputazione sovra gli studii di Sloria
patria, Cavaliere dell'Ordine de'Ss. Maurizio c Lazzaro, e dcH'Ordinc
Civile di Savoia.
Bai.bo, Conte Cesare , Colonnello ne'Regii Eserciti , Membro della
Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria , Cavaliere dell' Ordine
Civile di Savoia.
CiBRARio, Nobile Giovanni Luigi, CoUaterale uella Regia Camera
de' Conti , Sostituito del Procuratore Generale di S. M. , Membro
e Segretario della Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria,
Membro della Giunta d' Antichita e Belle Arli , Cavaliere dell' Ordine
Civile di Savoia. -
Saluzzo, Conte Alessandro, predetlo.
Ff.rrero della Marmora, Cavaliere Alberto, predetlo.
Law, Filippo , Alaslro Udilore nella Regia Camera de'Conli, Membro
del Consiglio delle Miniere , Cavaliere dell' Ordine de Ss. Maurizio e
Lazzaro.
Arri, Teologo Giananlonio, Assistente alia Biblioleca della Regia
Universila di Torino.
Baudi di N'esme, Cavaliere Carlo, Membro della Regia Deputazione
sovra gli studii di Storia patria.
XIII
Bertolotti, Davide.
pROMis , Domenico Casimiro , Bibllotecario di S. M. , Membro della
Regia Deputazlone sovra gU sludii di Sloria patria , e dclla Regia Com-
missione di Revisione de' liliri e stampe , Cavaliere dcH'Ordine de' Ss.
Maurizio e Lazzaro.
Petitti di Roreto , Coute Carlo Ilai'ione , Consigliere di Stato Or-
dinario , Comiiiendatore dcU' Ordine de' Ss. Maurizio e Lazzaro , Cavaliere
deir Ordine Civile di Savoia.
ytccademici Nazionali non residenti in Torino.
De Maistre, Conte Saverio, Generale negli Eserciti dell' Imperatore
di tutte le Russie, Cavaliere dell' Ordine Civile di Savoia, Socio onorario
della Reale Accademia delle Belle Arti di Torino, a Pietroburgo.
SpoTORNO, D. Giambatlista, Bililiotecario e Professore di Eloquenza
lalina nella Regia Universita , Segretario della Regia Deputazione sovra
gli studii di Storia patria a Genova , Cavaliere dell' Oidine de' Santi
Maurizio e Lazzaro.
Canina, Cavaliere Luigi, Architetto, Accademico di merito resi-
deule della PontiCcia Accademia di S. Luca , Socio ordinario della Pou-
tiflcia Accademia di Aixheologia , a Roma.
Tadini, S. Em. il Cardinale D. Placido Maria, Carmelitano, Cava-
liere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell' Ordine de'Ss. Mau-
rizio e Lazzai'O , Arcivescovo di Genova
Varese , Carlo , Doltore in Medicina , Cavaliere dell' Ordine Civile
di Savoia , a Voghera.
Coppi, Abate Antonio, Membro della Pontificia Accademia di Ar-
clieologia , a Roma.
XIV
ACCADEMICI STRANIERI.
Classe di Scienze Finche e Matematiche.
De Candolle , Augusto, Membro della Legion d'Onore , Professore
di Bolanica , a Ginevra.
Arago, Domenico Francesco Giovanni, Uffiziale della Legion d'Onore,
Membro e Segretai'io deil'Istituto di Francia per le Scienze Fisiche e
Matematiche, Membro dell' Uffizio delle Longitudini, a Parigi.
Berzelio , J. Jacob, Ufliziale della Legion d'Onore, Professore di
Cliimica , a Stoccolma.
Sati , Gaetano , Cavaliere dell'Ordine del Merito sotto il titolo di
San Giuseppe , Professore di Botanica , a Pisa.
Di Humboldt, Barone Alessandro, Ufliziale della Legion d'Onore,
Membro deil'Istituto di Francia e della Reale Accademia delle Scienze
di Berlino.
PoissoN, Simeone Dionigi, Pari di Francia, Ufliziale della Legion
d' Onore , Membro dell' Istituto di Francia , e dell' Uflizio delle Longi-
tudini , a Parigi.
Gauss, Consigliere Carlo Federigo, Direttore della Specola Astro-
nomica e Professore nell' Universita di Goltinga.
Venturoli , Cavaliere Giuseppe, Professore eraerito nella Pontificia
Univci-sita di Bologna , Presidente del Consiglio degli Ispcttori d'Acque
e Slrade, a Roma.
GAY-LussAC,Luigi Giuseppe, Pari di Francia, Ufliziale della Legion
d^ Onore, Membro deil'Istituto di Francia, a Parigi.
Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche.
Deperet, Professore emerito , a Parigi.
De Gerando, Barone Maria Giuseppe, ComandaiUe dcUa Legion
d'Onore, Membro deil'Istituto di Francia, a Parigi.
.Mai, j. Em. il Cardinale Angelo, a Roma.
XV
BuuGiERE Di Barante, Baronc Amabile Guglielmo Pi-ospero, Uffiziale
della Legion d' Onore , Mcmbro tlell'Isliluto, Pari, e Ainbasciatore di
Fiaiicia presso S. M. rimperatore di tutle le Russie, a Parigi.
Pastoret, Marchesc Claudio Emanuclc Giuseppe Pietro, G. C. della
Legion d'Onorc, Mcmbro dell'Isliluto di Francia , a Parigi.
Manzoni , Conte Alessandro, Accademico della Crusca, a Milano.
Savigny , F. C. Professorc nella Ilegia Universita e Membro della
Ileale Accademia delle Scienze di Berlino.
Letroxne, Giovanni Antonio, Membro dell'Istituto di Francia e della
Legion d' Onore, Conservatore della R. Biblioteca, a Parigi.
BoRGHESi , Conte Bartolomeo , a Roma.
SiMONDE DE SisMONDi , Gian Carlo Leonardo , Socio corrispondenle
dcir Istiluto di Francia, a Ginevra.
XVI
MUTAZIONI
ticcadule net Corpo Accademico dopo la pubhUcazione
del precedente f^oliime.
jMorfc di Accademici resident!.
28 luglio 1 838.
Marchesc Agostino Lascaris di Ventimiglia, Presidente deH'Accatlemia.
4 settembre i838.
Marchese Tancredi Falletti di Barolo , Membro della Classe delle
Scienze Morali, Storiclie e Filologiche.
Morle di Accademici non residenti.
14 marzo iBSg.
Cavalicre D. Lodovico Baille , a Cagliari.
24 aprile i83g.
Cavaliere Giorgio Maria Raymond, Professore, a Sciainberi.
Morte di Accademici slranieri.
a I fcbbraio 1839.
Commendatore Pietro Paoli, a Pisa.
xvn
ELEZIONE DI UFFIZIALI
H Contc Alcssanth-o Sai-uzzO, eletto il i8 novembre i83& a Presidente
perpetuo delt Accademia.
Il Professore Cavaliere Francesco Rossi, eletto il 4 mai'zo i838 alia
carica triennale di Divettore delta Ctasse delle Scienze Fisiche e Mate-
matiche , etl il i8 di novembre dello stesso anno nominato alia cai'ica
pur triennale di Vice-Presidente delV Accademia.
II Cavaliere Lodovico Sauli d' Igliano , eletto il 32 novembre i838
alia carica triennale di Direttore della Classe delle Scienze Morali ,
Sioriche e Filologiche.
li Professore Giuseppe Gen6, eletto il ^5 novembre i838 a Segre-
tario Aggianto della Classe delle Scienze Fisiche e Matematiche.
NOMINE DI ACCADEMICI
Bertolotti Davide, nominato il 22 novembre i838 ad Accademico
residente per la Classe delle Scienze Morali , Storiche e Filologiche.
Promis Domenico Casimiro , Bibliotecario di S. M. , Membro della
Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria , Cavaliere dell' Ordine
dei Ss. Maurizio e Lazzaro , nominato il medesimo giorno ad Accademico
residente per la stessa Classe.
Martini Lorenzo, Professore di Medicina nella R. Universita, Con-
sigliere del Protomedicato , Cavaliere dell' Oi-dine de' Ss. jMaurizio e
Lazzaro, ecc. , nominato il q dicembre i838 ad Accademico residente
per la Classe delle Scienze Fisiche e Matematiche.
Menabrea Luigi Federigo, Capitano nel Corpo Realc del Genio
Militare, Dottore CoUegiato in Malcmatica, Professore di Meccanica ap-
plicata nella Scuola complementare della Regia Accademia Militare ,
nominato il 17 febbraio 1839 ad Accademico residente per la stessa
Classe.
De Notaris Giuseppe, Dottore in Medicina, Assistente all'Orto Bo-
taijico della Regia Universita, nominato il 17 marzo 1839 ^^ Accade-
mico residente per la stessa Classe.
Petitti di Roreto , Conle Carlo Ilarione, Consigliere di Stalo ,
Commendatore dell' Ordine de'Ss. Maurizio e Lazzaro, Cavaliere dell'
Ordine Civile di Savoia , nominato il 18 aprile 1839 ad Accademico
residente per la Classe delle Scienze Jlorali , Storiche e Filologiche.
3
k
xviir
Varese Carlo, tli Voghera, Dottoi-e diMedlcina, Cavalierc tlcH'Oi-
dine Civile di Savoia, nominato il 12 giugno i838 ad Accademico ISa-
ziotiale non residente per la Ciasse dcUe Scienze Morali , Storiche e
Filologiclic.
Coppi Abate Antonio, di Andezeno, Socio della Ponlificia Accademia
di Archeologia di Roma , nominato il medesimo giorno ad Accademico
Aazionale non residente pei- la stessa Ciasse.
Magistrini Giainbalista , di Maggiora, Professorc di Calcolo Sublime
nella Pontilicia Universila di Bologna, nominato il 7 aprile iSSg ad
Accademico Nazionale non residente per la Ciasse delle Scienze Fisiche
e Matcmatiche.
Pareto Marchese Lorenzo, di Genova, nominato il medesimo giorno
all Accademico Nazionale non residente per la stessa Ciasse.
SiMONDE DE SiSMONDi, Gian Carlo Leonardo, di Ginevi-a , nominato
il 18 novcml)re i838 ad Accademico straniero per la Ciasse delle
Seienze Morali, Storiche e Filologiche.
XIX
DOIVI
FATTI
ALLA REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE
DI TORIIVO
DAI. 1." DI GIUGNO 1838 SINO AL 2o DI APRILE 18o9.
XJa Reale Galleria di Torino , illustrata da Roberto d Azeclio. Fascic. s. M. n, Re
, „ _, . _,, . . ,,. „„ /. , ^ CARLO ALBEKTO
12. , i3. , i4- Torino, Chirio e Mina , i838, lol. fag.
Genera et species Palmarum quas in itinere per Brasiliam annis 1817-
18.10 jussu et auspiciis Maximiliani Joseph! I. Bavariae Regis Augii-
stissimi suscepto collegit , desci-ipsit et iconibus illustravit. Dr. C. F.
Ph. De Martins. Fasc. VII. Monachii, i838, fol. fig.
Giostra corsa in Torino addl xxi di febbraio m dccc xxxix nel pas-
saggio di S. A. I. e R. Alessandro Gran-Duca Principe Iniperiale
Ereditario di Russia. Torino, Chirio e Mina, iSSg, foh fig.
Monographic des Chabasits ; von Dr. Fr. Tauinau in Berlin. Stuttgart, Scions
Schwcizerbart , i836, 8.°
De AnimalcuHs infusoriis pro summis in philosophia honoribus rite im-
petrandis disputabat J. A. Lorent. Mannheiniis, Hoff et Heuser,
.837, 4°
Theod. Ludov. Wilh. BiscoiT commentatio de novis quibusdam experi-
mentis chemico-physiologicis ad illustrandam doctrinam de respira-
tione institutis. Heidelbergae , Mohr, 1837, 4-°
Bcilrag zur kenntniss der Corallineen und Zoophyten der siidsee nebst
ahbihUuigcn der neuen artcn ; von Christ. Ferdinand Fi'iedr. Krauss.
Stuttgart, Schwcizerbart, 1837, 4°
XX
Z.\>TroBsr.iii
Lascarii
I'xDUt*
I'ozxi
BlOT
Bit HC
Schiariuicnli del Professore Zautedescbi , ad una Nola insci'ila nella
Biblioleca Italiana dal signer De Kramer. Milano , i838, 8."
Associazione al novello Giornale La Biblioteca Savda. Prospectus, i
fogl. 8.°
Farac Jolianais Fraucisci Si»ssaren&is do Gliorographia ,et rebus Sardois;
ex reeensione Victorii Angius. Tom. I, Carali, Montcverde, i838, 8."
Su i solidi caricati vcrlicalmente e su i solidi di ugual resistenza ; Me-
moria di Fortuiiato Padula. Nnpoli , 1837 , 4-°
Cciiiii sui liucato tol vapore, c sovra una macchina presentala all'espo-
sizione piibblica dell' industria nazionale del i838 in Torino; dell'
Intendenle generate Cav. Pozzi. Torino, Favale, i838, 8.°
Wenioirc sur la condilion dcs esclaves et des servileurs gages en Chine;
par M. Edouard Biot. Paris , i838 , 8."
Kcsiune des principaux trailes Cliinois sur la culture des muriers et
I'educalion des \ers a soie ; par M. S. Julien. Paris, i838, 8.°
Memoire sur la po]nilation de la Chine et ses variations , depuis Pan
3400 avant J. C. jusqu'au XlIP siecle de notre ere ; par M. Edouard
Biot. Paris, i838, 8.°
Memoire sur le sysieme monejaire des Chinois; par Mi Edouard Biot.
Paris, iSSy, 8."
Address delivered at the anniversary meeting of the Royal Society, etc.
par M. Edouard Biot , 8."
Experimental illustrations of the i-adiiUing and ahsoi-bing powers of sur-
faces for heat , of the ell'ects of transparent screens , of the con-
ducting power of solids ; by A. D. Bache. Philadelphia, i835 , 8.°
Historical Notes on the of Doctor Franklin's observations on N. E.
Storms. Of a Hypothesis to explain the greater quantity of Rain
which falls at the Surfice of the Ground., etc. On the Discovery of
the Non-conducting power of Ice ; by A- D. Bache. 8."
Note of the elfect upon the Magnetic Needle , of the Aurora Borealis,
visible at Philadelphia, on the 17^1 of May i8j3; by A. D. Bache. 8."
Evpeiiments on the ellicacy of Peilons" steam boilers, or circulators;
by A. D. Bache. 8.°
Report of experiments on the Navigation of the Chesapeake and Delaware
canal by steam; by A. D. ]5ache. Philadelijhia , Harding, i834, 8.°
Safety apparatus for steam boilei-s ; by A. D. Bache. 8."
Diagrams for illustrating a register of the direction of the wind ; by A.
D. Bache. Philadelphia, i836, 8."
XXI
I.-TITIIO FhaMLIH
Replies to a Circular in relation to the Occurrence of an unusual Me-
teoric Display on the ,3th of November , ,834, addressed by the
Secretary of War to the Military Posts of the United States , ^vith
other facts relating to the same qnostion ; by A. D. Bache. 8."
Obseivations upon the facts leccnily presented by Professor Olmsted, in
relation to Meteors seen on the i3th of NovemJjer, i834 ; by A. D. Bache
Notes and Diagrams, illustrative of the Directions of the Forces acting
at and near the surftAcc of the Earth, in dilferent parts of the
Brunswick Tornado of June 19th ,835; by A. D. Bache. 4."
Observations to determine the Magnetic Dip at Baltimore, Philadelphia
New-York, West-Point, Providence, SpringGeld and Albany ; by
A. D. Bache, and Edward H. Conrtenay. 4.°
On tlie relative horizontal intensities of terrestrial Magnetism at several
Places in the United States, with the investigation of corrections for
temperature, and comparisons of the methods of oscillation in full
and in rarefied air; by A. D. Bache, and Edward H. Courtenay. A "
Repor-t of the Managers of the FrankUn Institute, of the State of Penn- .- .„«.
sylvania , for the promotion of the Mechanic Arts , in relation to '" '^''"'''^"
Weights and Measures. Philadelphia, Harding, i834 8°
General Report on the explosions of steam.],oilers, by 'a Committee
of the Franklin Institute of the State of Pennsylvania for the p,-o-
mot.on of the Mechanic Arts. Philadelphia, Sherman ct C, ,836 8 "
Mernoires de I'Academie Impenale des Sciences de Saint-Petersbourg
VI Sane. Premiere partie : Sciences mathemaliqucs et physiques ,
lorn, 1, Livr. 4,0 et G ; Tome II, Livr. i" et 2". Saint-Peters- d. j'ieuoOurgo
boui-g, 1 836- 1 838, 4.°
Memoires de I'Academie Imperiale des Sciences de Saint-Petersbou,-
^^ Serie. Seconde partie: Sciences naturelles. Tome II, Livr. 3%
4', 5' ct 6". Saint-Petcrsbourg, 1 836-1 838 4°
Memoires de I'Academie bnperiale des Sciences "de Saint-Petersbour..
VI Sene. Sciences Politiques, Ilistoirc, Philologie. Tome III, Livr 6-
Tom. IV , Livr. i% 2" et 3°. Saint-Petersbourg, ,836-1838, A- '
Me.no,res presentes >a I'Academie Imperiale des Scieiaces de Saint-Peters-
boiMg par divers savans. Tome IIL Six Livr. ; Tom. IV , Livr. i'
et y. Saint-Petersbourg, ,837, 4.°
Recueil des actes des seances publicines de I'Academie L des Sciences de
i,amt-Petersbourg, lenues le 3o decembre ,836, et le 29 decembre
1S37. Saint-Petersbourg, iSSn-iSSS , 2 vol. 4."
n. SoCIITl' AcitllllA
LlSCAKIS
I'. MltTIICI
Brizi
Sjivi
MtncnKLLi
Atocidiio
EsTliAKr.ln
BiRorKi
ACCAOCMIA Realk
<f Irtnnita
PoocioLf
AccADtviA Rr.4Le
di BruxelUs
Net-MATa
\\n
Slellarum iluplirium ct miiltiplicium mensurae micromeli'icae per ma-
gmim Fnumlioferi tiibuui aunis a 1824 ad 1887 in specola Dorpa-
tensi instilntae; ailjecta spiopsis observationum cle stellis coinposiiis
Doi-pali annis i8i4 ad 1834 perfcctaium; auctore F. G. W. Slnwe;
eiiitac jussii et cxpensis Acadeiniac Scietiliarum Caesareae Pelropo-
lilanae. Pctropoli , 1837 , in fol. , fig.
Calendario Gcorglco della R. Societa Agraria di Torino per I'anno i838.
Torino , Cliirio e Mina , 8.°
Catalogo dci prodotti dell' industria de' R. Slaii , ammessi alia pubblica
esposizione dell'anno i838. Torino, Chirio e Mina, 8.°
Biografia Sarda ; del Dott. Pietro Martini, Tomo 2.° e 3." Cagliari ,
"^1838, 8."
Nuova Guida per la citla di Arezzo ; del Tenente N. Oreste Brizi. Arezzo,
Bdlotti, 1 838, 1 vol., 18.°
Due memorie Geologiclie, del Prof. Paolo Savi , su i terreni slratilicati
dipendenti 0 annessi alle masse serpenlinose della Toscana , ecc.
Pisa , Nistri, i838 , 8.°
Di Elisahetta Benaio. Lcttera di Antonio Meneghelli al Cav. Pierales-
sandro Paravia. Padova, i838, 8.°
Johannes Bajitista Amossi, Juris Civilis Antecessor ad juris utriusque
Lauream Equitis Philippi Avogadro a Quarenia et Cerelto in Regie
Taurinensi Athenaeo, idib. junii i838, 8.°
£tudes archeologiques , historiques et statistiques sur Aries , contenant
la description des monuments antiques et modernes , ainsi que des
notes sur le territoire ; par M. J. J. Estrangin. Marseille , Olive ,
1 838, I vol. 8.°
Cenni di xina peregrinazionc autunnale da Torino a Pesth ecc. ; del
Prof. G. F. Barufll. 8.° ( Estr. dal Subalpino giornale di scienze ,
lettcrc cd arti ).
Proceedings of the Royal Irish Academy, for the year 1 837-38. Part. II.
Dublin, Graisbcrry, i838, 8.°
Pcn<iicri sulla causa della chimica aflinita e congetlure a determinare la
forma atomica dei varii corpi ; del Dottor Domenico Poggioli. Roma,
1 838, 8."
Programme des Questions proposces , pour le concours de i83g, par
I'Aradcmie Royale des Sciences et Bellcs-Lctlrcs de Bi-uxelles. 4-°
Xolizie bionrafiche Icltcrarie sul commediografo Gamillo Federici ; Me-
moria di Neu-Mayr. Venezia, Alvisopoli , i838, 8.°
xxiir
Ceuni sulla organografiu e fisiologia delle Alghe; del Dotlore Giuseppe M.^.c.„».
Meneghini. Pailova, i838, fol.
Sulla dispeisione delle due eleltricili e sui residui delle scariche delle Br.u
Loce.e di Leida; Sperienzc del Dottore Giuseppe Belli. ISIilano
i837 . 8."
I treni di Ge.emia Profeta ; versione dell'Areiprete Domenico Morgana. Mo.c«.
Geneva, Ferrando, i838, i2.°
Memoire sur la chaleur solaire , sur les pouvoirs rayonnants et absor- Po....„
bants de I'air atmospherique , et sur la temperature de I'espace •
par M. PouiUet. Paris, Bachelier , i838, 4.°
Die diesjaehrige sechszehnte versamndung der Teutschen Naturforscher
und Aerzte. Freiburg, den i5 August i838, 4.°
Delie rotture del cuore ; Commentario preceduto dalle piii receuti in- f,„...
daguii d'anatomia e di fisiologia del cuore ; del Dottore M. A. Fi-
uella. Saluzzo, Lobetti-Bodoni, i838, i vol. 8.°
Analyse chimique des eaux minerales d'Aix en Savoie ; par J. Bonjean. «„„,„
Chambe'ry, Puthod, i838, I vol. 8.°
Pesi c Misure, origine e vantaggi del sistema metrieo decimale. Risposta Bcoo,.
- alle obbiezioni che si fanno contro questo sistema ; di G. F. Buconi
Piacenza, Del Muino, 1837, 8.°
Syllabtis museorum in Italia et in insulis eireumstantibus hueusque eo- d. No...,
gnitorum ; auctore J. De Notaris M. D. Taurini , Canfari i838
I vol. ,8.° ' '
Delia restituzione del nostro sistema di misure, pesi e monete alia sua a.. „. r.,...
antiea perfezione ; del Commendatore Carlo Afan de Rivera. Napoli
1 838, I vol., 8." ^ '
Progelto della restaurazione dcllo Emissario di Claudio e dello scolo del
Fucino; del Commendatore Carlo Afan de Rivera. Napoli, ,836,
I vol. , 8.° con due carte topografiche.
Considerazioni su i mezzi da restituire il valore proprio a' doni che ha
la natura largamente conceduto al Regno delle due Sicilie del Com-
mendatore Carlo Afan de Rivera. Napoli, ,833, vol. prime 8 °
Prospetto delle lezioni di aritmetiea , algebra , e geometriJ teorico-
pratica; d, Andrea Cozzi. Firenze , Ciardetli , iSSy 8°
Nuovo metodo per traspostare sul zolfo le stampe litografiehe , ed in
rame, e lo scrilto a g.Uato di ferro ; di A. Cozzi.
Anahsi qualitativa , e quantilatlva della miniera di rame di Montevaso
XXIV
MilltTTI
l,AtCD0.1l
PciM-FiBSnosi
DeMom'iLLE
SoCIETa' GcOLOGlCl
di Francia
Sct'OLA PoLITKCMCA
di Francia
AcciDBMiA Rule
DI Storia
</i Mtulrid
Societa' Filosopica
Americana
dt FiimUIJia
AcCADEUIA GlOEKlA
di Catania
BlOVDI
Zastidi** lit
RfAtK AcCADC^fli
DKLLC Sc:E!IZ*
di Bavttra
ill Toscnna ; del Prof. A. Cozzi. Fircnze , vedova Batelli e Figli j
1 838, 8."
Imperalori ct R<'p;i Ferdinantlo I. :ul Coronam Fcrream suscipiendam
aiigusto conspeclu jModiolaiium illustraiili gratulatio Anlonii Mazz,elti.
Mediolaiii , typis Rivoltianis, i838, 8.°
Osservtizioni sopra le Monete aiitiche di Atene; di D. Celestino Cavcdoni.
Modeiia, crcdi Soliani , i836, 8."
Spicilcgio Niimisinalico o sia osservazioni sopra le Monete antiche di
Cilia , Popoli e Re ; di D. Celestino Cavedoni. Modena , eredi Soliani ,
1 838, I vol., 8.°
Memovia intorno ad un maleriale alto a rinniovere il pericolo d'incendio,
scgnatamente nclle navali coslruzioni ; di Leopoldo Pclli-Fabbroni.
Firenze , tipografia Galileiana , i838 , 8.°
Resume de la Physique de la creation ; par Demonville. Paris , Decoiir-
chaiu , i838, 8.°
Memoires de la Societe Geologique de France. Tom. 3% i^ partie,
Paris, Bonrgogne ct Martinet, i838, ^° .ojiloqi«£jKi
Journal de I'Ecole Royale Polyteclinique , public par le Conseil d'ins-
truclion de cet etablissement. aS" Caliier ; Tom. XV. Paris, Bache-
lier, 1837, 4.°
Discurso leido a la Real Academia de la historia, per su Director el
Excmo Senor Don Martin Fernandez De Navarrette Madrid ,
Aguado, 1 838, 8.°
Transactions of the American Philosophical Society, held at Philadelphia,
for promoting useful knc ledge. New Series , Vol. VI , Part. I.'
Philadelphia, Kay, Jun ce Brother, i838, 4-''
A Dissertation on the nalur and character of the Chinese system of
writing Philadelphia, Carty and Davis, i838, t vol., 8.°
Relazione Accademica per I'anno XIV della Accaderaia Giocnia , Ictta
nella tox-nata dei 3o maggio i838. Catania, Giuntinl, i838, 8.°
De coloniis Romanorum tempore liberae reipublicae deductis commen-
latio quam themate proposilo elucubravit F. Ruperti , quamque
Collegium Pontificium antiquitatibus Romanis explicandls praemio
donavit anno i838. Roinae , i838 , i vol., 4-"
Ricerclie sul lermo-cletlricismo dinamico e luci-magnetico cd elettrico;
«li Francesco Zantedcsrhi. Milano , Pirotta e Comp. , i838, 8.°
Gelehrte Anzeigen hcrausgcgelicn von Mitgliedern der K. Bayer. Aka-
demie der Wissenschaftcn. Miinchen, 1 835- 1837, cinque vol. , 4-°
AbhantUungen dcr Hislorischen Classe der Koniglicli BayerischeuAka-
deiuie der Wissenschaften in dcr reihe der denkscluiften der XIV
band. IMiinchen, i83'j , i Vol., 4-°
Abliandlungen der Philosophisch-riiilologisehcn Classe der Koniglich
Bayerischcn AKademie der Wisseiischaflen. Vol. i.°, Miincheu ,
i835, 4.°
Catalogue de N.° iGoi Medaillcs antiques romaines , la plupart a fleur-
de-coin , formant la deuxieuie collection |)rivee en importance, ra-
rete , etc. du Piemont ; par Joseph L. Etherington-Curt. Turin ,
i838, 4.°
The transactions of the Linnean Society of London. Vol. XVIII, part. I."
Loi\don , 1 838, 4-°
Analisi storico-topogralico-antiquaria della carta de'dintorni di Romaj
di A. Nibby. Roma, 1837, 3 vol., 8." con carta.
Grammaire egyptienne , ou principes generaiix de I'ecriture sacre'e
egypticnne appliqiiee a la representation de la langue parlee, par
ChampoUiou le J' , publiee sur le MS. aulographe ; par M. Cham-
poUion-Figeac. Deuxierae partie , Paris, Didot, i838, fol.
Progi-amme des prix. proposes par rAcadeuiie des Sciences de I'lnstitul
R. de France, pour les annees i838 et i83q, 4-°
Memorie dell' I. R. Isiituto del Regno Lombardo-Veneto. Volume V ,
Milano, i838, 4.°
Memorie sul bonificamcnlo delle Maremme Toscanc. Firenze, ^lolini,
1 838, I vol., fol., Gg.
I dieci libri delle Lettere di C. Plinio Cecilio Sccondo; tradotte ed il-
lustrate dal Cavaliere Pier Alessandro Paravia , coUe annotazioni
de'varii, aggiuntevi quelle di E. Gros. Venezia, Antonelli, 1837,
I vol. , 4° pice.
Sopra le proprieta dei periniclri dci due metalli costiluenti gli elementi
Voltiani ; memoria del Professore Ab. Salvatore Dai-Negro. Padova ,
i838, 4.°
Su di un caso di laccraziotie del perineo curala con la sutui-a incavi-
gliata; lettere del Dottore Carlo Biagini. Pistoia , Cino, i838, 8."
Notice sur la statue equestre d'Emmanucl Philibert , Due de Savoie ,
surnomme Tete de fer ou le Prince a cent yeux ; par M. le Comte
do Fortis. Paris, Everat et Compagnie, i838, 8.°
4
CCRT
SoCIETa' LlKNEA^A
t/i Londva
NlB8\
ChASII'OLLIO.X FlGEAC
IsTITCTO
lU Francia
I. R. ISTITITO
DI SciE>ZE
tii Miiano
S. A. I. E R.
II. Gr.ATfDlCA,
iii Toscnnu
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Dl: GrRi^ot. I
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Z>:<rtD»CHi
5>. (^risTlKO
DfL CfllAVI*«
Rli^HI!il
Trallalo dclla ilignita cil allri inediti scuitti (U Torqualo Tasso ; del
Cav. Costanzo Gazzcra. Torino, Tijjogiafia Reale , i838, i vol., 8.°
Delia liforma ila iiilrodursi ncila Giurispriuicnza in consec,nenza di ([uclla
clie venne elleltuala nella Lcgislazione civile; oiazione dctla dal
Conle e Senaloie Pinelli. Toiino, Favale, i838, 8."
Giudicio della Regia Camera di Agricoltura e di Coinmcrcio di Torino
sul ]>rotl()lti dfirin<lnslria do' Regii Stati, ammessi alia piibblica espo-
si/.ioiie dcll'anno i83<S. Torino, Cliirio e iMina, 8.°
Sa£<gi suU'aerosUtica e suiraeroniiiitica ; del Cav. IMarco Antonio Costa;
con una a|ipendicc alia scconda parte del saggio 2.° Napoli, slam-
peria del Fibreno , i83'j-iS38, i vol. , 8."
Spcrinicnli sopra le jiroprieta elellriclie della Torpedine ; del P. Santi
Linari , con due supplenienti. Siena, i838, 4-"
Noiizie slorico-lstruttive intorno In inlroduzione, la inoltiplicazione, la
coltura del gelso delle isole Filijipine ; del Dott. Ignazio Lomeni.
Milano, Lampalo, iSS^, 8.°
Rnpporto lelto dal Segretario Ab. Fruttuoso Becchi, nell'adunanza te-
niila daU'Accadcniia dclla Criisca il di 26 giugno i838. Firenze ,
Tiatli, i838, 8."
Anmiaire dc la Soricte Royale et Centrale d' Agriculture. Annee 1837.
Paris, Madame Iluzard, 1837, 8.° .wpholen'
Statna della Vittoria Piadenese; osservazioni di Bartoloiumeo Conterio,
Scullore in metalli. Torino, Favale, i838 , 8."
Memoria s6pra alcuni plagi in Botanica , con alcune riflessioni , che ne
conseguitano, esposte in un'appendice ; del Prof. Dotnenico Viviani .
Milano, Rusconi, i838, 8.°
Dei prinoipii gcneratori delle umane cognizioui ; inemoria dell'Ab. Fran-
cesco Zanledesclii. Milano, i838, 8."
Cenni intorno al Commercio dei Lucchesi coi Genovesi nel XII e XIII
secolo . . . Lezione della nella Reale Accademia Luccliese il di 27
febbraio 1837 dairAccademico Giulio di S. Quinlino. Lucca, Ber-
lini, 1 838, 8."
Della vita di G. Rasori , Libri sei, compilati da Giuseppe Del Cliiappa.
Milano, Molina, i838, i vol., 8.°
Commcnlario di ])reparazioui, analisi ed osservazioni chimiche e farnia-
<euticlie ; di Gioanni Riahini. Milano, Molina, i838, 8.°
XXVII
Islruzioni dogmalklic , morali, parrocchiali del sig. Teologo e Cavaliere
D. Michele Piano. Torino, 1887-1 838, 2 vol. 4.°
Ceiini suUe cagioni della peslc e sopra i mezzi per dislruggerla. Letti
all'Accademia Rcale di Mcdiciiia in Parigi dal sig. Cavaliere Parisef.
Traduzione del Dolt. De-Rolandis. Torino, i838, 8."
Lettei'a sul mendicantismo ; del Dolt. Dc-Rolandis (Estralto dal Subal-
pino), 8."
Rccueil do Mcmoircs ci d'observations de physique , de meteorologie ,
d'agricullure et d'histoire naliirelle; par le Baron J. A. d'Hoinbres-
Finnas. Nismes, Ballivet ct Fabre, i838, i vol., 8.°
Della lingua ilaliana ncl secolo XIX. Discorso storico-critico di Barto-
lommco Bona. Torino, Chirio e Mina, i838, 8."
Oijservations sur Ics maladies auxquelles sont sujets les ouvriers em-
ployes dans la Manufactui-e Royale de labacs , a Lyon ; par J. P.
Pointe. Lyon, Rossary, 1826, 8.°
Annotations de Medecine, pour servir a I'histoire des maladies mentales;
et observations et vellexions sur six cas de suicides arrives dans
rarrondissement de Cremieux, pendant les trois premiei's trimestres
de 1 833 ; par M. Pointe. Lyon, Pitrat (Extiait de la Gazette du
Ljonnais du 2 1 novembre ) , 8.°
Notice historique sur les Medccins du Grand Hdtel Dieu de Lyon ; par
J. P. Pointe. Lyon, Pitrat, 1826, 8.°
Fragment pour servir a I'histoire de Lyon, pendant les evenements du
mois d'avril i834; par J. P. Pointe. Lyon, Batcl, i836, 8."
Recherches sur les accidens produits par I'usage des preparations de
charcuterie avariecs. Lyon, Boitel , i835, 8.°
Leltre historique sur rcnseignemcnt des sciences medicalcs a Lyon , et
projet d'etablissement dune faculle dans la meme ville; par "SI.
Pointe. Paris, Dezauche, i83i, 8."
Relation Medicale d'un voyage de Lyon a Alger; par J. P. Pointe.
Lyon, Boitel, i836, 8."
Thomae Vallaiirii de Carolo Bouchcrono. Taurini, Chirio et Mina,
1 838, 8.°
Studii su talune variazioni offerle da molluschi fluviatili e terrestri a
conchiglla univalve; di Carlo Porro. Torino, i838, 4.°
Recherches anatomiqucs et piiysiologiques sur la maladie contagiense
qui attaquc les vers a soie , el quon designe sous le nom de Mu-
scardiae; par M. Victor Audouin. Paris, Renouard, i838, 8.""
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Nouvellcs esperienccs sur la nature de la iiialatlic coulagieuse ([ui ai-
luiiue Ics vers ;i soic , ct qu'on designe sous le nom de Muscardine;
par M. Victor Audouin. Paris, Reiiouard, i838, 8.°
Notice sur les ravages causes dans quehiues cantons du Miiconnais par
la Pyrale de la vigne, et sur les moyens qui ont ete jugcs les plus
couvenables pour arrcter le fleau; par M. Victor Audouin. Paris ,
Ronouard, iSS^ , 8."
Considerations nouvellcs sur les dcgats occasionnes par la Pyrale de la
vigne , particulieremcnl daus la comraune d' Argcnteuil ; par M.
^"iclor Audouin. Paris, Rcnouard, 183^ , 8."
Catalogue de la premiere exposition de fruits et de legumes , ouverle
los i5, i6 et 17 octohrc 1837 a la grande salle Acaderaique de
rUuiversite de Liege. Liege, Dessain, (837, 8."
Notes sur la cataiepsie des Dracoccphalum austriacum et tnoldavicum;
par Cli. Morren. 8."
Considerations sur le mouvement de la seve des dicotyledones; par Cli.
Morren. 8.° oI» allsvaon aoaqza : atiu ansb al'isfuoosb ^ v>\no)'!
Annates des Sciences Physiques et Naturelles, d'Agriculture et d'lfldu-
strie , publities par la Sociclc Royale d'AgricultiU'e etc de Lyon.
Tom. r, Livraison i^ Lyon, j838, 8j° /((ii^ripori ^'MipiJon*?
Inlorno al generc BuUea di Lamark ; nota di Francesco Baldassini
( estratta dagli Annali ilelle Scicitzc del Regno Lombavdo-Veneto ,
Tom. VIII), 4."
Necrologia di Domenico Scina ; di Francesco Baldassini (articolo estratto
dalle Esercitazioni dell'Accademia Agraria di Pesaro , anno VI,
semestre IT ) , 8."
Osst-rvazioni intorno ad un articolo anonimo che ha per titolo : Dei
riinedi contro la caresiia; di Francesco Baldassini. Pesaro, Nobili ,
1 838, 8.° - itj sitoil i\
Rap|)orto all'Accademia Agraria di Pesaro intorno ai suoi lavori dall'
fj)oca dclla sua Ibiidazione; del Segrclario Francesco Baldassini.
Pesaro, Nobili, i838, 8."
L'assassinat serat-il puni de inort? Dissertation par Ph. Camperio.
Gene>e , Viguier , i833, 8."
Remarks on the classification of the dillcrenl branches of human
knowledge; by J. \V. Lubbock. London, i838, 8.°
^ ocabnlary of names of places , etc. in Moghribu-1-Aksa or the Empire
of Marocco ; by Gracbcrg-of-Hemso. London, i838, 8."
XXIK
Storia dcUa Repubblica di Genora, dalla sua origine sino al i8i4;
scrilta da Carlo Varese. Geno\a, Gravicr, i836, Tom. V-\'III, 8.°
Ccntuiic dc plantes celhilaires exoliqxics nouvcUes ; par Camillc MontagTic
(Exlr. des Jnn. des Sc. Nat. i837-i838), 8."
Des organes milles du genre Targionia decouverls sur une espece nou-
velle du Chili , par Camille Montagne (Extr. des ^nn. des Sc. Nat.
1 838), 8."
IMonograpliic du genre Conomitiium , de la famille des Mousses ; par
C. Montagne (Extr. des Ann. des Sc. Nat. 1837), 8.°
Rapport sur divers travaux entrepris au sujct de la maladie des vers
a soic , connue vulgairement sous le nom de Muscardine ; par M.
Dutrochct (Extr. des Ann. des Sc. Nat. i838), 8."
De I organisation et du mode de reproduction des Caulerpees, et en
particulier du Caulerpa fVebbiana , espece nouvelle des iles Ca-
naries; par C. Montague (Extr. des Ann. des Sc. Nat. i838)> 8."
Rapport sur un Memoirc concernant les organes males du genre Tar-
gionia , decouverls dans une espece nouvelle du ChiU ; par C.
Montagne (Extr. des Comptes rendus de f Academic des Sciences
de Paris, i838), 4.° ■!-
Dipteres exotiques nouveaux ou peu connus ; par J. Macquart. Paris ,
i838, Tom. I. part. 1% 8.°
Storia della Filosofia ; per Lorenzo Martini. Milano, Pirotta e Comp. ,
1 838, 2 vol., 8.° ' -tnoi
Memorie Mediche ; del Dottore G. Francesco Girelli. Brescia , Ventu-
rini, i833, 8."
Resume de la physique dc la cre'ation ; troisieme parlie du vrai sys-
teme du monde ; par Demoijville. Suivi d'un exameii de la notice
sur le tonnerre. 8.°
Notizie intorno alia vita di Bona di Savoja moglie di Galeazzo Maria
Sforaa Duca di Milino ; confcrmate con dociunenli autentiri dal
Marchese Felice di San Tommaso. Torino, Favalc , i838, 8."
Breve notizia intorno un frammeato di Papiro funebre Egizio esistente
nel Ducale Museo di Parma; del Dottore Ippolito Ilosellini. Parma,
Garmignani, i838 , fol.
Bulletin de la Societe Imperiale des Naturalistes de Moscou. N." I-VIII ,
1837; e N.° I-III, 1 838, 8."
Recueil d'observalions magneliques faites a Saint-Pelersbourg el sur
Mo!(TjlG^f.
MACl^rART
L. Martiwi
GlBELLt
DeMO>A ILLE
b. Tommaso
RosELLi.11
SoCICTa' iMPCriALE
DEI Katcbalimi
Ji Mosca
Di Cavcihiib
x\x
SoDOFrsBT
BcRTULoTTl
Betti
R. So*ikta'
f/i LonJva
St.ntTA* Bb:tamiica
Marioixi
CAflRil
ACLAOflilA Ro«IA*A
Ol' AKCHCbLtiv.lA
d'autrcs points de rciii|iirc de Russie ; par A. T. Kiij)ir«r. Sainl-
Petei-sboiirg , 1837, N." I, 4-"
Elimologischc Uiilcrs\irliuiij;cn uebcr die GiiUiinf;siiamcn dcr Schmet-
t(nliiii;e ; von Dr. W. Sodoll'sky (Ausdem ISullclin der Kaiserlichen
naturlbrscliciuk'n Gesellschaft zu Moskau , 183^, N.° VI, besonders
aligcdruckt ), 8."
Alcunc rime di Davidc Berlolotli. Torino, eredi Botta, i838, i vol. 18. °
Intonio ira denaro della gentc Tizia. Disscrtazione lelta alia Ponlificia
Accademia Roniana di Archcologia da Salvatore Betti. Roina, i838, /(."
Philosophieal transactions of the Royal Society of London. Part. I and II.
London, Richard, 1837, i vol., 4-"
Proceedings of the Royal Society. N." 2C)-3o-3i. April - December ,
1837, 's."
Abstracts of the papers printed in the Philosophical transactions of the
Royal Society of Loudon , from i83o to 1837 inclusive. London,
1837 , 8."
Address of his Royal highness the Duke of Sussex , K. H. etc. the Pre-
sident read at the anniversary meeting of the R. Society, on thursday
november 3o , 1837. Lontlon , 1837, 8."
Address to her Majesty referred to in the Address of. H. R. H. the
President of the R. Society. 8." nv «! oi
Defence of tlie resolution for omitting Mr. Panizzi's bibliographical
notes from the Catalogue of the Royal Society. 8."
Report of the sixth meeting of the British Association for the advan-
cement of. Science ; held at Bristol in august i836. Vol. V, London,
1837, 8.°
Memorie di Csica spcrimentale ; del Prof. Stefano Marianini. Anno i .°,
fascic. 2° Modena, i838, 8."
Malacologia terrestre e fluviale della provincia Comasca; di Carlo Porro.
Miiano , Guglielmini e Redaelli. i838 , i vol., 8.°
I.e Propagateur de I'industrie de la soie en France, Journal mcnsuel . . .
redige par une Societe de <!ultivaleurs , d'educatcurs ct de Glateius
des departeniens du midi de la France ; directeur M. Amans Carrier;
Tom. I", cahiers 1-6, janvier-decembrc i838; cahiers 7° et cf ,
Janvier et mars i83g. Rhodcz , Carvere , 8.°
Disserlazioni della Ponlificia Accarlemia Romana di Arclieologia. Tonio
oltavo. Roma, i838, i vol., 4"
XXXI
Ari/ibica aualecta incdila c Iribus munuscriptis gencvensibus in usum
lironum edidit Joh. Ilumberl. Parislis, ex lypograplua Regia, i838,
I vol. , 8.°
Guide de la conversation Arabe , ou Vocaliulaire Francais-Arabe, con-
leuaul les lernics usucls , classes par ordre de malieres, el marques
<lcs signes-voyelles ; par Jean Humbert. Bonn , F. Baaden , i838 ,
I vol. , 8.°
Coniptes Rendus des Iravaux de la Socictc Philotechniqiie; seances du
n deceinbre i836 , et du 23 decembre i833 ; par le Baron De
Ladoucelle. Paris, 1837-1839, 2 broch. , 8.°
Delia solidiCcazione dci corpi auimali; Memoria di Bartolommeo Zanon.
Belluno , Deliberati , i83g, 8."
Sul porlo Ncroniano di Auzio e sui roslri del Foro Romano; Disserta-
zione del Cav. Luigi Ganina. Roma, i83'7, 4-" fig-
Sulla slazione delle navi di Ostia : siU porto dl Glaudio con le fosse
indicate nella iscrizionc scoperta I'anno i83G: e sul porlo interno
di Traiano e la fossa distinla col nome di questo Imperatore ;
Disscrtazione del Gav. Luigi Gauina. Roma, i838, 4-' fig-
Descriziouc di Gere antica . . . ; deU'Arcliitetto Gav. Luigi Ganina. Ronaa,
dai tipi dello stesso Ganina, i838, fol.
Notizie intorno la vita e gli studii del Gav. Giuseppe Cortcsi ; scritla
da Gaelano Buttafuoco. Piacenza, Del Majno , i838 , 4-"
Antecessoris Johannis Francisci Vacliini , Oratio habita in R. Taur.
Atlicnaco idib. dec. i838, quum leclissimus pi-olyla Joseph Augustus
ic Nouiis Gomes Cossillae, Juris utrinsque Doctor i-enuntiarelur. Taurini,
Ghirio ct Mine, i83g , 8."
Gostruzione ed usi del tcrmosifone ossia calorifero ad acqua ; cenni del
Prof. Michele Saint-Martin. Torino, Ghirio e Mina , iSSg, 4."
pice. fig.
Theorie de la grelc , el nioycns assures de la prevenir ; par I'Ablie
J. P. Genevois. Turin, impriinerie Royale, i838 , 4."
Leitre a M. le Docteur Labus, sur unc Inscription luneraire du ]\lusee
de Lyon, qui parait avoir apparteuu a une femme chrelienne; par
J. G. H. Grcppo. Lyon, Barret, i838, 8."
Notice sur le corps de Saint Exupere , martyr , donne par S. S. Gre-
goirc XVI a I'OEuvre de la Propagation dc la Foi ; par J. G. H.
Greppo. Lyon , Pelagaud el Lesne , 1 838 , 8.°
HlMBE
I.ADOlfETTE
Zakos
Camna
BlTTAFtOLO
Nu»lia DI CossiLr.A
Saint-Martis
Gt>EV01S
GttPro
SoClETA*
MiDlLU - CHIRt'ltClCA
IsMVtil
CuAEBcnc DC HtUsij
MAs^i Salcxio
Rl'SCUKI
Affcita
dt yetiezia
McmciLi
Soau
Mcmorie dclla Societu Mcdico-Chinirgica cU Bologna , seguito agli opu-
scoli da essa pubblkati. Vol. 3.°, fasc. i.° Bologna , Nobili e Comp.
1 838, 8." gr.
Disscrtazione di Felice Isnardi ond' e cliiarito il liiogo precise delia
Liguria inariltima occidentale ove nacque Crisloforo Coloniho. Piiie-
rolo , Gliighclii , i838 , 8.°
La cagionc dciraccaitonoiia in Geneva e il modo d'eslirparnela ; Ragio-
nainento di Felice Isnardi. Geneva, fratcUi Pagano , i838, 8."
Risposta di Felice Isnardi alia risposta deirAvvocato Antonio Silva alia
38"" delle Lettcrc onde si componc il viaggio nella Liguria marit-
tima ; di Davide Bcrlololti. Geneva, Pagano, i838, 8."
Kisposta di Felice Isnardi airarticolo inserito nella Gazzetta di Francia
del i3 giiigno i838 onde lo storiografo svezzese sig. Folsom si pro-
pone di togliere a Cristoforo Colombe il merito della scoperta dell'
America. Gcnova , Pagano, i838, 8.°
Notice Biographique sur le Cemte Jacques Graeberg de Hemso. Flo-
rence, Pezzati , i834, i6.°
La Divina Conamedia di Dante Alighieri col Comento del P. Pompeo
Venturi , ccc. (art. estr. dal Nuovo gioniale de' Letterati di Pisa,
N.° 10 1, setlembre e ottobre i838), 8."
Elogio del Cav. Gio. Battista Zannoni ; detto da Fnittuoso Becchi. Fi-
rcnze , lipi dclla Galileiana, i838, 8."
La Poesia vendicala , canti trc ; del Cav. Lcopolde Massa Saluzzo. Torino,
Baglione e Comp., 1839, ^•°
Lettre de M. Rusconi a M. Dumeril sur le mode de fecondation des
batraciens urodeles, etc. (Estr. dal Tom. X. Fasc. LV del Gior-
nale delle Scienze Mcdico-Chiriwgiche). Pavia , 1839, 8.°
Farac Johannis Francisri Sassarensis de chorographia Sardiniae libri
duo et de rebus Sardois libri IV ; ex recensione P. Victorii Angius.
Carali , ^lontcverde , i838 , 2 vol., 8.°
Hiblioteca Sarda. Fasc. 1-4. CagUari, Monte verdc, i838-i83g, 8."
l%sercilazioni scientifiche c lelleraric dell'Ateneo di Venezia. Tom. II ,
Venezia , Alvisopoli , i838 , i vol., 4-°
.\nnali urbani di Venezia ; di Fabio MutincUi. Seeolo dccinioscsto. Ve-
nezia , 1 838 , I vol. , 8.°
Epilatlo del Cav. Paolo Bella, allievo della Regia Mililare Accademia ;
scrilto da Giambatista Soinis. Torino , Chirio e Mina , fob
xxxiir
<// Lotidra
B.-LLl
Bki-.ti'Lom
C\R>EVALE-Ar.ELH
Slalislica Mcdica di INFilano dal secolo XV fino ai nostii giorni ; del rrBmiuo
Dottor Giuseppe Ferrario. Milano , Bernardoni , i838, vol. i."
Fascicoli i-5, 8."
Companion to the Almanac for iSSg. By J. W. Lubbock. Libbu.h
Address of his Royal Highness the Duke of Sussex , K. G. , etc. the
President, read ai the anniversary meeting of the Royal Society,
on Friday, November 3o, i838. London, i838, 8.°
Proceedings of the Royal Society. N." 35. November i838, 8.°
Corso clcraenlarc di fisica sperimentale ; di Giuseppe Belli. Vol. III."
Milano, i838, i vol., 8." fig.
Antonii Bertolonii Flora Italica , sistens plantas in Italia et in insulis
circumstantibus sponte nascentes. Vol. II et III. Bononiae, i835-
i837 , 2 voL, 8."
Storia dell'eleltricila ; di Antonio Carnevale-Arella. Alessandria, Guidetti,
i839 , vol. i.°, 8."
Fenomeni della visione , ccc. Memoria proposta agli scienziati di tutle
le colte nazioni , da Luigi Brenia. Milano, Manini , i838, 8.°
Fisica de'corpi ponderabili , ossia trattato della costituzione generate
de' corpi ; del Cav. Amedeo Avogadro. Tomo second©. Torino , Stam-
peria Reale, iSSg, i gr. vol., 8.° "^'^^ -
ArticoU estratti dagli annali di Giurispnidenfei' di Torino , scrilti sulla
riforma delle carceri, dal Conte Petitti di Roreto. Torino, Mussano
e Bona , i838 , 8."
Intorno alia vita ed agli scritti di G. B. De Cristoforis, ecc. ; Memoria
di.Cesare Rovida. Milano, Bernardoni, i83g, 8.°
Ossei-vazione di oftalmia scrofolosa cronica accompagnata da intensis-
sima folofobia, guarita coll' idrocloi-ato di barite condolto dalle correnti
galvaniche ; del Dottore G. CeiTuti. Torino, Fontana, 1839, 8."
Memoires couronnes par l' Academic Royale des Sciences el Belles-Lettres
de Bruxelles. Tom. XI-XII-XIII. Bmxelles , i837-i838, 3 vol., 4."
Nouveaux Memoires de i'Acaddmie Royale des Sciences et Belles-Lettres
de BruxcUi's. Tom. X. Bruxelles, Hayez , 1837, i vol., 4.°
Programme des questions proposees pour le concours de i838 par
I'Academie Pioyale des Sciences et Belles-Lettres de Bruxelles. 4°
De Pinfluence des saisous sur ia morlalite aux diflerens ages dans la QtETEirr
Belgique; par A. Quetelet. Bruxelles, Hayez, i838, 4.°
Bkhnta
AvocAiino
Petitti
Ko\ tUA
Ct IDEMIA ReaLK
Ul SciEN/E
Belle-Lettere
di lini-t eltes
X\XIV
Anriiilcs dc TobseiTatoire de Bruxelles ; par le Directeur A. Quetclet.
Tom. I, 2.*^ partie, Bruxelles, 1837, 4-° '
Anuuaire dc robservaloire dc Bruxelles , pour Pan i838 ; par le Di-
recteur A. Quetclet. Bruxelles, Haycz, 1887, i6.°
Eiici Istruzione sui parafulmini ; Leltera del sig. I'rof. Elice al P. C. Dentone.
Genova , Ferrando, 1839, 8.°
Oapiom Protesia del Marchcsc Gaelauo Capponl contro quella del Prof, signor
Giovanni Rosini ( inserita nel Giornalc di Commercio di Flrenze ).
Firciize, Pezzati, 1839, 8." ■'''^■' 'n*
Tr.n* Storia d' Italia del medio evo; di Carlo Troya. Vol. i.", pai-te 1.' e 2.'
Napoli, Tipografia del Tasso , 1889, 2 vol., 8."
Un l:^^c«l^E Observations meteorologiques et magneliques faites dans I'etendue de
rEnipii-e de Russic , redigees et publiees par A. T. Kupffer. N.° II.
Saint-Petersbourg, 1837, 4°
Di Lioj Antico monumcnto sepolcrale da poclii anni scoperto presso la citta di
Padova ; illustrato da Giuseppe Furlanetto, e pubblicato da Giuseppe
Da Lion. Padova, CarteUier e Sicca, i838, fol.
N». «.i Storia dclle campagne e degli assedii degl'italiani in Ispagna dal 1808
al i8i3, corrcdata di piani c carte lopograficlie ; di Camillo Vacani.
^lilano, Slaniperia I. e R. , i823, 3 vol. fol., con atlante topografico
militare, fol. mass.
Bc^,,„, Elogio di Carlo Botta , delto dal Segretario dell' I. e R. Accadcniia della
Crusca, Ab. Fruttuoso Becchi. Fireiize , Piatti , 1889, 8.°
Ma.tic* Conspectus Regni vegetabilis, secundum characteres morphologicos, pi-ae-
sertim carpicbs, in classes, ordines etfamilias digesti, adjectis exemplis
nominibusque plantarum usui medico, technico et oeconomico inscr-
vienlum ; auctore Dr. C. Fr. Ph. INIartius. Norinbergae , i835 , 8."
Ros»ETri Suir idraulica ; trattato ad uso dci giovani Ingegneri; conipilato dall'In-
gcgnere Giuseppe Rosselti. Milano , 1839, 4-°
Museo Numismatico Lavy appartenente alia Realc Accadeinia delle Scienze
di Torino. Parte prima. Descrizionc dellc niedaglie Greclie. Torino,
Stampcria Reale, 1889, i vol., 4" fig-
Mc«cHi«os The Silurian system , founded on geological researches in the counties
of Salop , Hereford, Radnor, Montgomery, Cacrmarthen , Brecon,
Pembroke , Monmouth , Gloucester , Worcester , and Slaiibrd ; by
Rodei-ick Impey Murchison. London, Murray, 1839, P^'"*^- ■•' ^ ^•'
in 2 vol., 4-° con tre carte geologiche coloralc.
Memoiies ct Dissei-lalions sur les anliquiles iialionales et elrangercs ,
puhlies par la Sociele Royale des Antiquaircs de France. Nouvelle
stirio, Tome 4-^ Paris, Duverger, i838, i vol, 8." fig.
Discurso lido em i5 de uiaio de i838 na sessao publica da Acadcmia
Real das Sciencias de Lisboa ; por Joaquim Jose da Costa de Slacedo.
Lisboa , i838, 4-° piec.
Sulla costiiuzione gcologica della pianiira e delle colline della Lombar-
dia; Mcmoria del Dolt. F. De Filippi. Milaiio, Lampato, iSSg, 8.°,
fig. color.
Conchiologia Fossile ; Sulle conchiglie fossili e siii terreni di Lessona ,
Cossato, Ceretto , e Valdengo nella provincia di Biella ; Osserva-
zioni del Prof'essore Giovanni Florio ( Estratto dal Subalpino ).
Toriao, 1839, 8."
Della Economia Politica del medio evo, libri III, che trattano della
sua coadizione politica, morale, economica; del Cav. Luigi Cibrario.
Torino, Stamperia Reale , 1839, i vol. 8."
Dell'origine de'Crostacei di Anton-Lazzaro Moro; Dissertazione epistolare
inedita pubblicata dal Prof. Girolamo Molin. Padova, i838, 8.°
Lettere di Giuseppe Bossi ad Antonio Canova; pubblicate da Forlunato
Federici. Padova, 1839, 8.°
Lettere inedite di Leopolcio Cicognara ad Antonio Canova ; pubblicate
da Fortoualo Federici. Padova, i83g, 8."
II Primo Libro delle Istorie Seuesi di Marcantonio Bellarmati; pubbli-
cato per cura di Fortunato Federici. Padova, 1839, 8."
Impcratori et Regi Ferdinaiulo I. ad Corouam Ferreaui suscipiendam
augusto couspectu Mediolanum illustranti gratulatio Autonii Mazzetti.
Editio a.° Mediolani , typis Rivoltianis , i838, 8.°
Bulletin des Seances de TAcademie Royale de BruxcUes ; annee 1 838 ,
N." 4, 6, 7, 8, 9 et 10. - Annee 1839, N." 3, 8.°
Annales de la Societc Entomologique de France. Tome VII, premier
et second trimestie. Paris, i838 , 8.°
Annales des mines ; ou Recueil de memoires sur I'exploitation des
mines, et sur les sciences et les arts qui s'y rapportent, redigees
par les Ingenieurs des mines. 3." serie, Livr. 1-6, formant les Tomes
XIII et XIV. Paris, i838, 8.°
Auuales des pouts et cbaussees ; Memoires ct Documcns relatifs a I'art
des constructions et au service de 1' Ingenicur : lois , ordonnances
Sill lETl'
DE'.LI Amii^i-ABII
di J-'rancia
De M ut.do
J)p. Fii.ii'Pi
Flub
CiSRARIU
MoLIK
Federici
Mazzetti
.\CCADEUIA BeaLE
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di i-'rancia
\XXVI
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di Parigi
SoCirTi" GlOtOGICA
di Franda
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MsDli'n - CHlBCKGtCA
di Bologna
Db TirALDO
BiGVZZOSI
SOCIET*'
h'Orticolti ba
di Parigi
el autres actes concernant radministi-ation des ponts ct chaussees.
Premiere serie. Cahiers de septembre-dcceinbre, N.° V et VI. Paris,
1837, 8.°
i'-king , Chou-king, Tchun-tsieou , Lj-kj , et Cld-king , antiquissimi
Sinarum libri ; Sinice. 36 fasciculi , 8."
Monumenta historiae patriae edita iussu Regis Caroli Alberti. Sci-iptores.
Augustae Taurinorum, e Regio Typographeo , iSSg, i vol. fob
L'Arco della Pace , a INIilano , descrilto da Defcndenle Sacclii , e pub-
blicato per la fausta inaugurazione fatta da S. M. I. R. A. Ferdinando I.
Wilano, Manini , i838, i voL , 8.° fig.
BuUelin dc la Soci^te de Geographie de Paris. Deuxieme serie. Tomes
IX et X. Paris, i838, 2 vob 8.°
Bulletin de la Societe Geologique de France. Tome IX, feuilles i5-32;
Tome X,, feuilles 1-4. Paris, i837-i838.
BuUetlino delle Scienze Mediche pubblicato per cura della Societa Medico-
Cliirurgica di Bologua. Vol. V, fascicoli di marzo-lugllo i838. Vol. VJ,
fascicoli di agosto e seltembre i838, 8."
Biografia degli Ilaliani illustri nelle scienze , leliere ed arti del secolo
XVIII , e dei contemporanei , compilala da Letterati italiani , e pub-
blicata per cura del Professore Emilio De Tipaldo. Vol. V, fascicoli
2.° e 3.° Vol. VI, fascicoli i.° e 2.° Venezia, Alvisopoli, i838 , 8.°
Annali delle Scienze del Regno Lombardo-Veneto. I bimestri di jnarzo-
dicembre. Padova , i838, 4-°
Repertorio di agricoltura e di scienze economiclie ed industriali ; del
Professore Rocco Ragazzoni. Dal N.° 4^ al 48 ( giugno-dicembre ).
Vigevano, i838, 8.°
Annales de la Societe d'Horticulture de Paris, etc. De la li\raison laS*
a la iZb" ( fevrier-decembre ). Paris, )838, 8.°
SCIEIVZE
FISICHE E MATEMATICHE
XXXVII
NOTIZIA STORICA
inlorno ai lavori dilla Classe delle Scienze Fisiche e Matematiche
nel corso dell'anno i838, scrilta daW Accademico Giuseppe Ger6,
Segretario aggiunto.
J_ja indebollta salute del Segretario Cav. Carena toglie in quesl'anno
airAccademia il piacere di udire esposti e parlicolareggiati da lui i la-
vori , ai quali essa si c dedicala dope 1' impressione del volume XL°
delle sue Memorie. Cliiamato al nobile uflizio di supplirlo io lo pigliero
a modello : che se non mi sai'i date di imitarlo, non che di uguagliarlo,
in quella pui-ezza e in quella mascliia qualila di stile che lo fecero sa-
lire in fama d'uoino doltissimo e benemerito della italiana letteratura ,
io spero almeno che riusciro a riprodurre la sua esaltezza nella espo»
sizione dei fatti , e la sua semplicita nel modo di ordinarli.
Due vie si tengono dai Segretarii delle Accademie in questo genere
di lavori. La prima consiste nel riunire solto a un solo punto di vista
le materie , delle quali devesi comporre la nanazione storica, e nell'or-
dinarle in un solo discorso classiGcate secondo le loro analogic; I'altra
si limita ad esporre le cose con quell'ordine e con quella successione,
con cui venncro trattate nel seno delle Accademie medesime. Certa-
menle la prima di queste maniere , come la piii ornata , cosl e la piu
gradita dall'universalita dei lettori ; ma senza tener couto dello sforzo
che cosla non di rado quel dover coUegare fatti e cose disparatissime,
essa non conviene se non in que' casi , ne' quali abbiasi o lunga serie
d'anni a riandare , o copia grande e svariata di lavori a ricordare.
L'Accademia nostra non puo di certo essere tacciata d'inoperosita,
e nemmeno puo essere tacciata di lenlezza nel falto delle sue pubbli-
cazioni , le quali dalla fondazion sua non cessarono di succedersi con
xxxvm
regolarila e costanza. Ma per cio appunto, c pel loilcvolc uso, clie cb-
bero sempre i suoi Segretarii , di premettere ad ogiii volume la iiotizia
storica tlei lavori , piccolo riesce lo spazio di leinpo c non gran fatto
iiumerosc le inaloric die dall'mia pul)blic:izioiic aH'altra sopravanzano.
Per ordinario Ic uostre iiolizie storichc non conipreiidoiio che i lavori
di uno o due aiiiii : e dei lavori d'un solo anno io devo cjuesia volta
occuparnii. Qiicslc ragioui aduiKjue, die io credo esserc quelle stesse
die indusscro il Cav. Carkna a scguire il metodo piu scmplice o sia il
cronoldgioo , fanuo die io pure lo segua, a piofercnza di queU'altro
piii Inrgo, pill attraente e, se si vuole, pii dignitoso.
Ill qucsta notizia perlaiito , come in quelle die fin-ono scritte dal
iriio illustre Collega', si riferiranno, solto la data di ciascuiia adunanza,
i Pareri Ictti dalle Giunte accademidie intorno a scientifici lavori ine-
diti , die Autori nazionali o stranieri desiderarono sotloposti al giudizio
deir.Vcradeinia , cosi pure intorno a qiiegli argonienti di industria nuova
die suddili e non suddili diiesero di inlrodurre con privilegio iici Regii
Slati.
Delia Memorie accademidie, che sono stampate in disteso in questo
volume , si riferir;\ il solo titolo.
Quanto allc trasraesse Memorie inedite, si fara menzione solamente
di quelle siiUe quali i deputati diedero favorevole giudizio , confermato
dalla Classe. E lo stesso si fara dei Pareri concernenti a domande d' in-
troduzione di industria nuova. Se non clic , per accrescere ])regio e
utilitu a quesle pagine , io Terro sponendo un po' distesamcnte , e il
piu dclle volte colle parole stesse dei Relatori , quel nuovi metodi o
quei nuovi meccanismi, che in ragione dcUa loro provata o probabile
utilil;i meritarono piu o meno I'approvazione delle Giunte.
Quanto alle opere stampate che Autori e nazionali e forestieri van
donando frequcntemente all'Accademia , esse sono registrate nel prin-
cipio d'ogni volume , postovi accanto il nome de' donatori , cui I'Accademia
compiacesi di dare della sua gratiludine questa pubblica significazione.
XXilK
21 gennaio.
1- II Professore Gene, deputato col Cav. Carena , legge il parere in-
torno a una Meinoria del Conic Carlo Poitno , di Milano , inlilolata :
Studii su taliine variazioid qfferte <lai niolluscJu Jluvialili e terrcstii a
conchiglia univalve.
II Professore Gene, continiiando la illustrazione degli oggetli naturali
da lui raccolti ne' suoi viaggi in Sardegna , legge la descrizione di qua-
ranlacincjuc insetti , per la inaggior parte inediti , col titolo : De ejui-
busdam iiuectis Sardiniae novis aut minus cogniiis. Fascic. alter (i).
Questo lavoro c stampato nel presente volume a pag. 43.
1 1 fcbbraio.
■roj.Il Cav. AvoGADRo, deputato col Cav. Bidone, legge il parere intorno
a una Memoria del signor Pacani, Professore di Matematica a Lovanio,
Sur Vequilibre des colonnes.
II Professore Gene , condeputati i Professori Botto e Sismonda , fa
relazione intorno ad un lavoro del signor Giovanni Battista Canobbio,
Corrispondente deirAccademia , intitolato : Topografia fisica delta citlu
di Genoi'a e de' suoi contorni. Esso e diviso in otto capitoli , i quali
trattano: i.° della topografia di Genova e della sua posizione geografica
in generale; a.° della costituzione geognostica del contraflbrte dell'Apen-
nino, su cui Genova e fabbricaia; 3.° della niaggior parte delle piante
che crescono spontanee o che sono collivate dentro di Genova o nei
suoi contorni , non che dei quadrupedi , uccelli ed insetti die vi si
trovano , e dei pesci del suo porto e del suo golfo ; 4-° '^^'l^ strade ,
piazze , passcggi pubblici , cbiese , stabilimenti di pubblica istruzione ,
tcatri , j)rigioni , abitazioni , cloache , porto ed opere pie ; 5.° dell' aria
atmosferica , con isperienze analitiche suU'acqua piovana; 6.° dell'acqua
tanto delle sorgenti naturali, che del pubblico acquidotto; 7.° dei venti,
della quanlila annua dell'acqua piovana , delle osservazioni termome-
triche, barometriche ed igrometriche , delle mcteore acquee ed ignee ,
con una tavola delle principali fi-a le medesime; V8.° ed ultimo capitolo
(■) Vcggasi il Fascic, I, Del Volume 39. pag. iGi.
XI.
conliene un brcvc ragguaglio comparativo cli Geneva moderna con Ge-
nova roniana, del medio evo , del i4oo, del 1800, e da codeslo anno
a tutlo il 1837. — Pi'ecedc alia Iraltazione di questi argouienti il ca-
talogo di trentaqiiattro opere stampale e di alciini manoscritti , clie dall'
Autore furono consultali pel sue lavoro; lo cliiudono poi alcune anno-
tazioni spiegativc, il catalogo dei minerali di Geneva, la pianta di questa
Citla incisa da Zucoli e pubblicata dal libi-aio Beuf nell'anno i836,
ed una carta I'atta a mano per sei'vire di schiarimento alia geognosia
del contrafForte dell'Apenuino , sulla di cui falda e fabbrieata la snd-
detla Cittu.
La Giunta e d'avviso clie questo lavoro, il cjuale, a non dubilarne,
deve aver costato al signor Canobbio lunghe ricerche e grandissima fa-
liea, nieriti nou piccola lode si per I'ordine con clie le materie vi sono
ilislribuite , che per la dottrina , con clie ad una ad una vi sono svoltc
e traltate. II capitolo che riguarda la coslituzione geognostica del ter-
rene di Geneva , e 1' altro , nel quale si espengono le esservazioni
chiniico-igieniclie fatte daU'Autore interne aH'accjua del pubblico acqui-
delto di queila grande Citla , si raccemandano in ispecial naodo per
r importanza dei fatti che rivelano. L'argomento pero non sembra ai
Depulati appartenere nella sua integrita a quegli studii , dei quali per
istituto si occupa rAccademia : come ognun sente , esse spetta essen-
zialmcnte alia stalistica. Ora , essendo stata da S. M. instituita luia Su-
periore Commissione per la Statistica dei Regii Stati, pare ai Deputati
essere cenveniente che I'opera venga restituita all'egregio Autore col
suggerimento di rassegnarla alia Commissione suddelta , e coUa giunta
di lutli <jue' maQ,giori ringraziamenti , con che TAceademia suel testi-
licarc la sua i-iconescenza agli Autori delle piii gradite e piu importnnti
comunicazioni.
In questa medesima adunanza il Cav. Avogadro Icgge una Memoria ,
da lui fatta in comune col Professere Botto , intitolata : Memoire sui-
tes rapports entre le pouvoir conducteur des liquides pour les coiirans
clectriqiies et la decomposition chimique quails en eprouvent.
E stampata in questo volume a pag. 179.
4 marzo.
II Cav. Avogadro, deputalo col Profcssore Botto , legge il parere
XLI
intorno a una domanda di privilegio esclusivo fatia al Governo dal
signor Pielro Clrtii.uet d'Albcrt-Yille per I'uso di una veltiira a vajiore
di parlicolar costruzione.
Quesla veltura, della quale il siipplicante ha preseiitato un inodello
in legrio, e deslinata a muoversi sulle slrade ordinaiic, seuza rotaie di
ferro.
Tra le diverse difllcolla clie si sono incontrate neU'applicazione della
forza del vapore a questa sorta di vetturc, e clie ne luiiino senza dubbio
fin qui I'itardala la generale sosliluzione a quelle che si fanno niuovcre
sulle stradc ferrate, il signor Curtillet si studio parlieolarmciile di
diininuire quella di dirigerle nei giri o curvature clie possono preseu-
tarsi nelle slrade che esse debbono percorrere , e ad un artilizio per
tale oggetto si riduce propriamente cio che v' ha di nuovo nella costru-
zione da lui proposla.
In vece di un tiraone infisso nell'asse delle due ruole aiiteriori ,
mobile nel suo punto di mezzo attorno ad un asse verlicale, e per cui
si faccia prendere al sistenia di queste ruole , e quindi alia vcllura
Slessa che esso si Irae diclro , la direzione coiivcnienle , il signor
CuRTii.i.iiT rcnde il piano di ciascuna di esse ruole mobile altorno atl
un asse verticale, in maniera di far loro prendere una situazione obli-
qua relativamenle al loro asse comune , che rimane fisso. Per fare die
cio sia possibile si richiede necessariamcnte un parlicolar niodo di ar-
licolazione dci mozzi dcUe ruole col meccanismo , per cui la macchina
a vapore deve loro comunicare il moto di rolazione , e un tal raodo
di ai'ticolazione fu appunlo imaginato dal sig. Curtillet ed eseguilo iicl
suo modcllo.
L' invenlore si persuade che con qucsto mezzo rendendosi nieiio
esteso il molo del limone deslinato a produrre il cangiamcnlo di dire-
zione nel piano delle ruote, e potendosi esso operare con minor forza,
ne debba risultare una maggiore facilila per regolare il molo della vel-
tura nei giri o cm'valure che occorrera di farle percorrere.
I Depulali hanno esaminalo il modello, e coU'opera dello slesso
supplicante lo hanno altresi spcrimenlato sul pavimento di una stanza ,
per quanlo la sua qualila di semplice modcllo lo pcrmetlcva , e per
quanlo I'azione della mano poteva supplire, nello imprimergli il moto ,
all ellello della macchina. Essi dichiaraiio di non avcre alcuna ragione spc-
ciale di dubilareche rarliQzio del sig. Curthxet per lo scopo summenloVato
6
11. Tt
lion possa avcrc la sua npplicazione ail una macchina eflettlva , c ere ■
ilouo possibilc , ed aiiche probabile , die da lale applicazione possa ri-
sidtare quella niaggior facilila iicUa direzione del moto di una \ettura
a vaporc , the cgli si e proposlo di otlenere. Siccome pero si possono
prcsoiilaie iieH'esecuzioiie e neiruso di opere di tal gencre diflicolla
all'ailo imprevedute , die nell' ispczione e nella prova di un semplicc
iiioddio non si possono in alcun modo ravvisare, cosi i Depnlati, menlre
j^iudicano degni di lode lo zelo e 1' induslria con die il sig. Curtillet
si adopero ncUo studio di questo importante oggetto di meccanica ap-
jilicala, crcdono di non polere positivamente asserire die I'ideato arti-
lizio possa iutrodursi con buon successo e con vantaggio nella costru-
zionc delle vctture a vapore deslinate a muoversi sulle strade ordinarie.
Tin principio d'esecuzione che 1' ingegnoso Autore dia all'invenzion sua
pbtra solo far ragione dci dubbi della Giunta e del merito della do-
niaiida.
II Professore Cantij prende data di un suo lavoro leggendo una
breve ]\ota sopra alcuni licheni indigerti atti alia preparazione delVo-
ricella , e produce alcuni saggi di liquidi colorati con essa in altrettante
;iui|iolline e tubi di vetro.
II Scgretario legge la Memoria del Dottore Giandomenico Bruno ,
applicato al Museo Zooiogico della Regia Univcrsita , intitolata : Illu-
stvaziouc di un nuovo cetaceo fossile.
E stampata in questo volume a pag. i43.
11 Professore Gene leg£;c la Memoria del Conle Porro , sulle va-
riazioni the si osservano nei molluschi Jluviatili e terrestri a conchiglia
univalve.
\\ siampata in queslo volume a pag. 219.
18 marzo.
11 Cav. Prof. Vitiorio Michelotti , deputalo coi Profcssori Lamm e
Cantu , fa relazione favorevole inlorno a una domanda di privilegio ,
j>reseiitala al Govcrno di S. IM. dai signori Giambatlista Canonica e
Luigi Rambaudi, per la fabbricazione deH'oricella e del cudbear, a uso
lintorio , tratti da alcuni licheni che vegetano nei Regii Slali.
Jl Spgrctario , a richiesla dei dcputati Avvocato Coi.la , e Cavalicre
Moris, che da ima indisposizione di salute sono impcdili dallo intervcnirc
XLIII
aU'tiilunauza , legge il parere da loro trasmesso intorno a una ^lemoria
del Doltore Giuseppe De Notaris , inlitolata : Primitiae Hepalicologiac
Italicae.
II Profi^ssore Gene, depulalo col Cav. Carena, fa rclazione inlonio
a un lavoro del signer GiamljaUista Verani Sur deux noiivellcs especcs
tie Ce.plialopodcs trouvees ( par lui ) dans VOcean.
11 suddcllo Professore Gene legge una sua Meniovia iiUilolata : Sj-
nopsis Reptilinm Sardiniae indigenorum.
12 stampata in questo volume a pag. aS^.
Da ultimo il DoU. Beli.ingeri comincia la lettura di un sue lavoro
Sulla fecondita e sulla proporziotie del sessi nelle nascite del cani.
I apiile.
In quesia aduuanza il Dotiore Bellingeri conlinua la lettura del la-
voro poc' anzi menzionato Sulla fecondita e sulla proporzione del sessi
nelle nascite del cani. Legge ♦poi anclie la prefazione di un'altra sua
opera sullo stesso argomento , ma esiesa agli aniraali vertebrati in ge-
nerale, che egli si propone di stampare separatamente , perche troppo
volumiuosa pel volume accadeniico.
II Segretario legge la Memoria del Doltore De Notaris , intitolata :
Primitiae Hepaticologiae italicae; quella del signor Pagani, Professore
a Lovanio , Sur tdquilibre des colonnes , e la Description de deuce
noui>'elles especcs de Cephalopodes trouwes dans VOcean , del signor
Giambaitista Verani.
Queste ire Memorie sono stampale nel prescnie volume , la prima
a nag. aS'j , la seconda a pag. 355 , la terza a pag. gi.
L Accademico Prof. Cantu legge una Nota sulla prepdrazione del
tornasole colV impiego dei licheni nostrali , e sulla sua applicazione
alia lintura. L'Autoi'e dichiara esser questa una pai'te di niaggiore e
pill osteso lavoro, di cui egli intende fin d'ora di prender data, e chiede
r inscrzione della Nota predetta nella pane storica del volume accade-
mico. Essa e del lenore seguente:
« Per lungo tempo si e creduto, che il tornasole in pani fosse pre -
» .parato colla materia colorante ricavata con cliimico artiGzio dal Croton
» tinctorium. Chaptal, avendo dimostrato che la natura di tpieste due
)) uiatcrie coloranti e assai diversa, cd essendo in oltre rinscito a
XI. IT
» prepai-nre il lornasolc in pani coU'uso della varlolaiia orcina , si pu6
)) litre con ragionc , ch'osli e stalo il primo a dissipare qucU'anlico
H errore.
n L'analisi cbimita della vaiiolaria laltca nostrale, e I'esame esplora-
» livo di varii aliii liclieiii iiidigcni avcndomi fatto conoscere I'aiialogia
» di natura chimica , die cpiesti hanno coUa variolaria orcina, adoprata
)) ncll'Alveinia ed in allri pacsi di Francia, per preparare il torna-
» sole , m hanno natnralmcnte condotto a tentare la stessa cosa colla
» variolaiia laltea nos'lrale , cd il successo oltenuione avendo corrisposto
)' alia mia espeltazione , mi reco ad onore di parteciparne i risultali a
» qiiesta Reale Accademia.
» E nolo, die gli alcali fissi principalmente , reagendo siil malcriale
)i inimodialo coloiigeno dei lidieni , al contalto dell'aria, lo modificano
» in modo particolare , e lo fanno volgere al colore azzurro violaceo.
» Partendo da cpiesto dato , ho mescolato, in convenient! proporzioni ,
» della variolaria laltea polvcrizzata, deirallume di feccia puro, e calce
» spenia all'aria ; v' ho qulndi aggiunta tant'orina , quanta baslo per
)) forniarc una pasta moUe , e scorrevole ; e rivolgendo , da quando a
» qiiando , la materia riposta in un vaso di doppia capacita, posto in
). un aiiibientc , la cni temperatura si manteneva dalli i5 ai 20 gradi,
). ho ollenulo , nello spazio di 10 giorni, una pasta di elegante color
» azzurro violaceo , la quale seccata e ridotta in polvere , e quindi in
» pni qiiadrato-oblunghi , a foggia di qucUi del commercio, m' ha
» oflerto i prodotLi , che ho I'onore di presentare alia Classe.
» Qucsti prodoiii, comunque non ancora perfettissimi , applicati alia
« lintura in seta ed in lana, ed alia preparazione della carta tornasole,
« di cui si servono i Chiniici come reailivo atlo a svelare la pre-
Tt sen/.a dcgli aridi , mi prcsentarono risnltati confonni a quelli, che
« s'ottengono dal tornasole del commercio; anzi,da cjualche lato, po-
» trei dire liu d'ora, che sono anche piu soddisfacenti. Sto ora tentando
It qncsta medesima preparazione senza I'aiuto dcU'orina, e gi^ mi pare
)i die il successo sia jicr essere parimenti felice , come lo fu quelle ,
» ch'ebbi iidla picparazlone dcU'oricella c del cudbear , la quale ha
r> riuscito benissimo, tan to coli'orina, quanto senza il soccorso di qncsto
1) liquor escrementizio, e col solo use deU'ammoniaca liquida allungata
.1 ndl'acqua, siccoine qucsta Reale Accademia ha polulo convlnrcrsene
n coU'esame delle dcLle matcric tintorie presentale dai siguori Canonica,
» e Rambaudi, ai quali, jicr ordine deirAutorila superiore , io aveva
» comunicato tutti i risultali tie' miei lavori ».
22 aprile.
Gli Accademici Cav. Avogadro e Professore Botto presentano il
progetto di un osservatorio magnetico die proporrebbero aversi a sla-
bilire per cura dell'Accademia nostra , ad imitazione di eio che vanno
facendo altri Isliluli foreslieri. La Classe approva in massima qiiesto
progetio , riserbandosi pero di sottoporle aU'esame del Congresso d'Am-
uiinistrazione.
II Dottore Bellingeri presenta una Tavola della fecondita di pa-
recclii mamrniferi acconij)agnandola della seguente Nota :
« Ho I'onore di prcsentare all'Accademia la tavola della fecondita
» dei mamrniferi divisi secondo il metodo deU'immortale G. Cuvier ,
» tavola da me redatta, la quale e divisa in dodici colonne ; la i." in-
» dica i mamrniferi: la 2." I'epoca atla alia genei'azione nei maschi, e
» nelle femmine : la 3.' la durata della gravidanza : la 4-' il nvimei'o dei
» feti per ciascun parto: la 5." I'epoca in cui cessano di generare i maschi,
» e le femmine: la 6.* la durala della vita: la ^." I'epoca degli amori e
» del parto : 1' 8.' il numero , e la posizione delle mammelle : la 9.' il
» cibo: la 10." il connubio : la ii." la patria : la 12." I'abitazione o
r> luogo del soggiorno. Questa tavola coinprende cento sessanta mam-
» miferi tra generi e specie.
» Prcsento questa tavola all'oggelto di prender data di questo mio
» lavoro ; e desidero die questo mio scritlo venga inserito nella parte
» storica del volume dell'Accademia n.
Lo stesso Accademico ripiglia e termina la lettura del suo lavoro
Sulla feconJUa e sulla proporzione dei sessi nelle nascite dei cant.
10 giugno.
Assiste a questa adnnanza, introdottovi dopo la lettura dell'atto ver-
bale, il Cav. Giuseppe Francr, Coiisigliere di Stato di S. M. rimpcratore
delle Russle, Professore di Medicina , corrispondcnte di questa Rcale
Accadcmia , ecc.
Si fa lettura di una leltera del Primo Scgretario di Stato per gli
affari di Guerra e Marina , il quale manda alfAccademia il giornale
XI.VI
tlelle osscrvazioni meteorologiche stale fatte a bortlo tlella Regia Frcgata
Y Euridice ilurante il suo viaggio nel mar allantuo.
II Cav. 1). Luiiii Ponti, Aiicnte e Console Generale ill S. M. a
Tangori , die ncU'aprile ilello scorso anno ha gia comunicato a questa
Reale Accacleuiia i risuliamenli delle osservazioni meteorologiche da hii
fatte ncl i836 in qnella Citta spettantc all' Impero di Maiocco , trasmelte
ora con sna Icttera del 12 aprilc i838 alcvine nolizie sulla qualita degli
slromenli , de'quali lia Hitto uso per codeste osservazioni c sulla ma-
iiiera con cui li ha osservali e con cui ne ha dedolte le indicazioni mas-
sime, minime c medie. A qucsti schiarinienti , stati richiesti dall'Acca-
deniia , il Cav. Ponti unisce il registro delle osscrvazioni harometriche
e ternionietriche da lui continuale nella stessa cilta di Tangeri nel corse
deirintero anno iSS^.
II Cav. Vittorio Michelotti, deputato coi Professori Lavini e Cantu,
legge il parcre steso da quest'ultirao , intorno a una memoria inviata
all'Accademia dal signer Vincenzo Griseri, Chimico-Farmacista in Chieri,
intitolala Suggio sidV appUcazione del carbone animale per estrarre il
principio amaro del Camepiteos ( ajuga chamaepithys , W. ).
II signor Guillacme avcva sul principio di questo anno fatta al Go-
verno di S. M. una domanda di privilegio esclusivo per l' introduzione
nei Regii Stati di uii particolar pi'ocedimenlo inventalo dal sig. Sorel,
per preservare dalla iniggine il ferro e racciaio , e I'Accademia richiesta
di dare il suo parere sul merilo di quesla domanda e di questo proce-
dimento , aveva dichiaralo di non poter compiere I'ufficio suo senza il
previo esame di qualche oggetto slato preparato col proposto metodo.
■), II signor Guillaume, cui fu fatta conoscere questa riserva dell'Acca-
demia, non tardo a trasmetlere diversi pezzi di ferro, cioe laslre, chiodi,
viti , ecc. intonacati di zinco e con questo mezzo prcsei-vati dalla rug-
gine, quantunque stati esposli, come egli assicura , alia intemperie
ilelle stagioni per piii mcsi ; cd a piii chiara prova dell' efficacia di
([ueir intonaco prcscnlo pure altri pezzi di ferro, i quali avendo sog-
giaciuto , senza la suddetla preparazione , alle stesse vicende atmosferiche,
si veggono notabilmenle irrugginiti.
II Cav. Avogadro, il Cav. Vittorio Michelotti e il Prof Lavini , i
(juali vennero incaricati dopo queste prcscntazioni di stendere il chicsto
parere , non credono potersi dubitare che lo strato di zinco di cui sono
rivcsliti quefcrri, e che pare dover essere dotato d'una maggiore solidita
I
~xr.v(i
o (lurevolozza clic non una vcniicc non mctallira , valga realiiiente a
prcsei'varli per lungo tempo ilalla I'nggiiic, sia coH'impcdire il contaito
immedialo tleH'aiia iiiuida coUa loro superficic primiliva, sia fors'anche
esercilantlo sul ferro un'azione galvanica tendente a prcscrvare dall'os-
sidazione quc'piinli clie vcnissero per caso ad essere spogliali di quel-
r intoiiaco. Quindi i depiitatl; scnza approvare interamente le idee degli
aulori di un tal procedimento riguardo alia teoria di si falta preseiTa-
zione, ne credere in alcun modo couveuiente il nome di galvanizzazione
del ferro , con ciii essi lo lianno indicato, sono d'avviso die esso prc-
senti un utile applicazione e meriti percio I'invocato privilegio.
II Dotiore Bellingeri presenta una tavola della feconditii dei mam-
miferi , che dichiara essere una aggiunla a quella presentata nelle pre-
cedenti adunanze.
Egli poi legge una breve notizia suUa generazione dei pesci e delle
rane , die poscia suggella e rimetle nelle mani del Segretario , perclie
sia conservata negli arcliivii dell'Accademia.
I luglio.
II Professore Botto , deputato coi Cav. Vittorio Michelottf ed
AvoGADRo, fa relazione intorno ad una domanda di privilegio del signer
Teodoro Bronzet di Lione, per la preparazione del gaz illurainante col
eoncorso del vaporc acqueo.
II tnetodo, indicato dal sig. Bronzet, die per quanto egli asserisce
darebbe con pari dispendio di combustibile un prodotto di gaz triplo
di quello die ottiensi col metodo ordinario, fondasi sulla reazione che
si manifesterebbe tra il vapore acqueo scomposto dal carbone su i pro-
dotli gazosi dclla dislillazione secca degli olii c bilnmi liquidi , non che
delle altrc niaterie grasse o resinose che il richiedente specifica col
nome di materie carburanti.
Arriverebbe in fatti che codesti prodotti reescendosi, neU'atto e rel
recipiente stesso in cui si svolgono , con quclli deU'arqua come sopra
sconi]>osta , il carbonic, che sempre si separa e si sublima nella dislil-
lazione accennata, invece di deporsi snlle pareti interne del distillatoio
e dei tubi che \i comunicano, entrerebbe in combinazione coU'idrogeno
fonnundo il gaz olcifico, che e appuuto il gaz d'illuminazione.
ii-vni
Percio il sig. Bronzet dispone iin numero convcnienle cli fornclli,
ciascun ile'(]iiali riscakla sci cilinilri \crlicali mctallici formanli due serie
di tre ciliiulri. I cilindii di una stcssa scric cornunicano fra di loro ,
cioe il priiuo col sccoiulo per la pane infcriore , il secondo col terzo
per la parte superiorc, inentrc il priino ed il Icrzo cornunicano quelle
con una caldaia a vapore inferiormente , cjucsto inferiormculc col gazo-
nielro e supcrionncnlc col sifonc , per cui cola e si rivcrsa dcnlro di
esso il liquido carburaiUc. Per si fatta disposizione si vedc i." die re-
call i ciliiulri alia convenienle tcinpcralura del rosso-scuro , con entro
del carbone che li riempia , il vapore acqueo che dalla caldaia passa
nel priino cilindro e poi nel secondo e nel terzo, forzato com'e a pas-
sare a traverso il carbone a quell'alta tempcratura , si scompone in
idrogcne ed in ossigeno die subito cangiasi in ossido di carbonic;
2." die nel terzo cilindro , operandosi nel tempo stesso la scomposizione
della sostanza ivi introdolta e die si distilla , i gaz per essa svolli si
trovcranno in presenza di quelli provenienli dal primo cilindro. Ora
egli e appunto in qiiesta congiuntura che il sig. Brokzet asserisce ope-
rarsi la reazione da principio accennala fra i gaz commisli, per cui il
gaz olcifico , il quale ndla dislilla/.ione secca dcgli olii e dellc soslanze
le pill atle a somministrarlo in abbondanza, non forma die il lerzo del
volume dei gaz svikippali, risulterclibe tripllcato per la giunla di lutto
il carbonio contenuto nelle soslanze adoperate.
I deputali tralasciano di particolareggiare lutte le altre disposizioni
e modificazioni die si rifcriscono al proposto melodo , e die vengono
dal sig. BnoNZF.T specificate nella sua doinauda. Solo si limilano a dicliia-
rare che tuUe seinbrano appropriate ai loro fini e alia cconomia del
combustibile. Cos! , acconcio par loro il modo con cui si regola , me-
diante un molo d'orologeria , lo scolo deiracqua da vapoiizzarsi ndla
caldaia, e qudio dd li(|uido da dislillarsi nel suo dislillaloio , come
trovano ben ideata la disposizione dei ciliiidri , la quale olti-e fra gli
altri vantaggi qucllo pur anche di farli servire alia distillazione dcgli
Scisti bituminosi.
Ma soifermandosi essi sul principal fatto, in cui sla la vera cconomia
di lutto il processo, e che formercbbe il principal litolo dd ricorrente
at conseguimenlo del chiesto privilegio , cioe sul iiotabilc aumento di
gaz illumiuante , dovulo alia sovraesposla influenza w\ vapore accpieo ,
faniio osservarc , che sebbene un tal falto prcscntisi come conforme ai
MIX
<leltaml tcorlci, apparliene tutlavia a quella classe di risultamenti com-
plessi , le di cui circostanze detenninanli non possono essere assegnatc
the dalla osservazione , o che, quanlunque comprese nelle previsioni
della scienza , vogliono daU'esperienza essere confermate prima di servir
di base ad una speculazione industriale cjualunque. E perche i deputali
credono che a si fatla I'iflessione cedar debba ogni altra considerazione
teorica , conchiudono col proporre che sia dilFerita al sig. Bronzet la
concessione del chiesto privilegio, in Cno a che egli non abbia provalo,
sia con esperimenli da farsi in presenza di delegali deirAccademia, sia
con testimonianze autorevoli , la pratica realta dei vanlaggi che il suo
apparecchio e il suo nietodo teoricameule promettono.
12 agosto.
In questa adunanza vien comunicata alia Classe la seguente lettera
della Regia Segreteria di Stato per gli aifari dell'Interno al Presidente
della Reale Accademia delle Scienze.
i3 lugUo i838.
» La Regia Segreteria di Stato per gli alFari di Guerra e Marina mi
» annunzia che avendo S. M. destinato la R. Fregata la Regina a fare
» un viaggio di circumnavigazione da intraprendersi verso la fine del
» prossimo oltobre, e volendo nell'alta sua saviezza unire all'interesse
» della nazionale navigazione ed al luslro della R. Bandiera il vantaggio
» che ne possono ricavare le scienze , si e degnata ordinare che prcn-
» dano imbarco su di essa Fregata il sig. Casaretto, Medico Genovese,
» vantaggiosamente conosciuto per gli studi da lui fatti nelle scienze
» geologichc c botaniche , ed il sig. Gaffer , nativo della provincia di
n Pinerolo , gia assislente del sig. Professore Gene nel Museo Zoologico
» della R. Univei-sita. La prefala R. Segreteria mi fa cpiindi presenlc,
» che in conformita di quanto si pratico in occasione della partenza
» della R. Fregata 1' Euridice per le coste meridional! dell'America , e
>' per renderc questo niiovo viaggio il piu che si possa proficuo alle
)) scienze sarebbe opportune che da codesta R. Accademia e dai Dirct-
)) tori dei Gabinctti di Storia Naturale venissero date ai detli signori
') Casaretto e Caffer quelle islruzioni che si credessero poler loro
» servirc lU liimc e cli guiila si ncllc osscrvazioni die nelle ricerche ,
« alle quali ciascuno di essi sara per attendere nei divei'si paesi dove
)) porranno piedc , e dove faranno piii o meno Iiinghe stazioni n.
^^ Piemuroso di assccondare, siccome feci allorche si tratto del viaggio
» dell" Euvidice , questa savissima proposta della R. Segreteria per gli
» all'ari di Guerra e Marina , io mi affrctto di partecipare quanto sovra
» alia S. V. 111.™^ pregandola di voler invitare cotesta R. Accademia a
)i compilare le sovraccennate istruzioni da comunicarsi ai signori
11 Casaretto e Caffer , i quali dovranno poi cedere in proprieta del
» Governo, per essere riparliti ecollocati nei Regii Musei, gli oggelli
» clie avranno raccolto . . . ».
Pel Primo Segretario di Stato per gli jiffari delCInlemo
It Primo Ufficialc
CRISTIANI.
A (juesta Icttcra e unita la seguente indicazione dei porti o rade che
la Rcgki Fregata visltera durante il suo viaggio:
(( Apres avoir franchi Ic detroit de Gibraltar ( en se reservant de
» relacher dans celle baie a son retour ) la Fregate ira toucher aux
» lies Cat\aries pour y completer son eau , s'y procurer les rafraichis-
)) semens dont elle pourrait avoir besoin , et y rectifier la marche des
» chronometres au moyen d'observations astronomiques combinees a
)> terre et a bord ».
« La Fregate fera ensuite route vers I'Amerique meridionale , en
» prenant pour point d'alterage I'lsle S. Catherine . . . dela elle pourra
» louclier a Montevideo , son apparition dans ce port frequente par
» nos batimens marchands ne pouvant qu'etre avantageuse au commerce
)) des sujels du Roi . . . Prolongeant en suite la cote de la Patagonie
» en recoimaissant Ics lies Falck-latuls , elle ira doublcr le Cap Horn,
» et revenant sur I'Amerique die prolongera les coles du nouveau Chili
» reconnaissaiit I'ile du Chilae , lialdivia et la Conception et viendra
)) allerer a Valparaiso: dela die se rendra a Lima et a Guayaquil . . .
» Elle visitera cgalemcnl Paita , Jcapulco , S. Bias de Californie et
)> les autres ports de la cote du CliiU , du Perou et de la c6te owest
» du Mexiquc . . . ».
« Travei-sant ensuite le grand Ocean cei.tral clle visllera Ics iles
.) Sandwich, les lies Mulgraves , et les iles Mariannes, et se renclra
)> aux lies mUppincs et visitera Manille (ile ile Lugon). Dela entrant
.) dans les n.crs de la Chine, ellc visitera Macao, Canton, les c6tes
» de la Cochinchlne, I'ilc Borneo et sc rcndra a Batavia , d'ou elle
» ira dans la mer des Indes en traversant le delroit de Malacca ou
>. celu.de la Sonde. Elle visitera quelquesuns des prineipaux co.nntoirs
» dugolfe du Bcngale; en preniier lieu Calcutla, Madras, Tile de Cerlan
). et les comptoirs les plus Aequentes de I'lndoslan, tels que Cochin
>. CaUcut, Goa,Bon,bej, Surate , deli elle se rendra a Mascat dan^
)> le golfc dOrmus, visitera Vi\^ Kirmis dans le golfe Persique, et fera
). route ensu.te pour la Mer Rouge , ou elle visitera Moka a Tembon-
» chure de cette mer ».
« De Moka la Fregate fera route pour le canal de Mozambique
« visuera, s. elle en aura assez de temps , les ports S. ^ugustin , et'
» Port-Dauphin et I'ile de Madagascar , et se rendra ensuite au Cap
« de Bonne Esperance. Du Cnp de Bonne Esperance la Fre«ate se
>. d.ngera sur I'ile de S. Heleue, et dela fera route pour Gibraltar ->.
In conseguenza di queste comunicazioni , nelle quali I'Accademia
non puo a n.eno di riconoscere una nuova e luminosa leslimonianya .
dell'amore e del patrocinio, di cbe I'augustissimo noslro Sovrano onora
le Sc.enze , il Direttore della Classe invita i socii Colla , Moris
AvoGADRo, BoTTo, Belungeri, Gene e SiSMONDA, a stendere, ciascuno
].er la parte die r.sguarda le scienze naturalL da loio professate o spe-
cahnentc coltivate , le istruzioni che pei signori Casaretto c Gaffer
si chiedono dal Governo.
Dope di cio, il Cav. AvoGADRo, deputato col Cav. Vitlorio M.chelotti
e coi Professori Lav.ni e Cant6 , leggc il parere iutorno a una domanda
d. pnvileg.o fatta al Governo di S. M. dal sig. Eligio Br.nel, a nome
e in quahta di Socio del sig. Decoussv abitante in Parigi , per lintro-
duzione nei Regii Stati dun apparecchio pel gaz porlatile compresso
per la illuminazione.
Qucsto apparecchio ha, secoudo I'allegazione del ricorrenlc, il van-
tagg.o di somministrare 11 gaz , compresso in un serbatoio portatile ,
sotto forma di una corrente di forza coslanle ed uulforme , comunquc
^ar.i il numci-o deUe Camme che si vogliouo con esso alimuntare
I II
contemiioraneamenlo, c uon ostawte la successiva diminuzione di pressioiic,
che deve accadcre nel scrbatoio stesso , a misura che ne e gia uscita
una maggior quantil;i.
II sig. Brinel ha ]neseiitato la descrizione e i disegni di quest'ap-
pareccliio , ed ha soUojioslo I'apparccchio slesso all'csame dei deputati.
L'artifizio consislc essenzialniente in cio , che il gaz condensato nel scrba-
toio non passa immedialamcnte nei tubi deslinati a condurlo ai becchi ove
deve abbruciarsi, ma beusi in una capacita intermedia, in cui esso e man-
tenuto ad una donsita coslante per mezzo di un regolatore formato da
una membrana che fa parte delle pareti di questa capacitJi, e che ele-
vandosi piii o raeno per la pressione del gaz medesimo fa muovere
nn'animella in maniera da restringere od allargare I'apertura posta tra
il scrbatoio e quesla capacita ; cosicche se per i'acci'esciuto riumero dei
becchi in attivita , o per la diminuzione della pressione nel ricettacolo,
la densila del gaz in quella capacita intermedia tende a diminuirsi,
tale elFetto resla compensato da una piu larga comunicazione col ricet-
tacolo medesimo risuUaule dall'abbassaniento della membrana,
II ricettacolo o scrbatoio , il quale puo collocarsi in una parte qua-
lunque dell'edifizio da illuminarsi e che fornisce per mezzo dei conve-
nienli tubi il gaz alle diverse fiamme , di cui I'edifizio stesso puo aver
l)isoguo ne'suoi diversi membri, e composto di piu cilindri di lastre di
I anie , il che gli da maggior forza , a capacita eguale , per resistere
alia pressione interna del gaz , e tende a diminuire il danno che po-
Irebbe risultare da una esjjlosione, della quale pero si rimove il pericolo
per mezzo della solita prova , a cui si sottopone I'apparecchio, di una
pressione maggiore di quella , sotto cui si \uole che esso abbia ad
o|)erare.
II sig. BnoNEL non ha potuto mettere in attivita il suo apparecchio
sotto gli occhi dei deputati , a motivo d'un guasto ch'esso aveva patilo
an-identalmente nel suo trasporlo da Parigi. Egli ha pero arrccato in
lavore dcU'efficacia , del vantaggio e della sicurezza , con che il mede-
simo opera , molte tcstimonianze assai autorevoli , e particolarmente
<{uella di una deputazione del Consiglio di Sulubrilu di Parigi , che ha
assistito alle sperienze fatlene nill'agosto del iSSy, in seguito alia quale
venne con Decreto della Prefettura di Polizia di quella Citta permesso
ad una Societi , pcrcio formatasi nella medesima , di mettere in attivita
gli apparecchi di cui si tratta , colla condizione di non ispingere la
r.iii
ronijn-ossione del gaz ollre a venti atmosferc , c coU'obbligo di alcuiic
ohi'c precavizioni per cvitare ogiii pcricolo di esplosione.
Qualche tempo dopo la prcsenlazione dcUa sua domanda , il ricor-
reiite ha ancora comunicalc ai deputati alcuiie carte , tra le quali \iu
memoriale sottoscrillo dal sig. Becquerel, membro deirAccademia dellc
Scienze di Paiigi c dai I'lofcssori Francoeur e Peclet, Periti nominati
da uno dei Giudici di Pace di Paiigi, in occasione di una contestazioue
di prioriti Stata mossa contro alia suddctta Societa. In questo memoriale
vien pienamente compi-ovata la novila e rcfficacia del procedimento di
cui trattiamo.
In tale stato di cose i deputati sono di parere che si possa conce-
dere al sig. Brtjnel I'invocato privilegio per anni i5, coU'obbligo di
tutte quelle precauzioni direlte ad impedlre lo scoppio dellapparecchio,
the il Governo di S. M. giudichcra di imporre al supplicante, e a con-
dizione che si fatto privilegio non abbia a recare alcun pregiudizio alia
libera fabbricazione del gaz e all'uso di esso in qualsiasi altra manicra.
In qucsta medesima adunanza il Segretario legge una memoria del
sig. Vinccnzo Griseri gi;i stata faTorevolmente giudicata da ima Giunta
e intitolata Saggio sulV appUcazione del carbone animale per separare
il principio amaro del Camepiteos ( Ajuga chamaepytlieos , W. ).
E stampata in questo volume a pag. 3'j3.
25 noTciiibre.
II Cav. AvoGADRO , deputato col Prof. Botto , porge alia Classe un
succinto ragguagUo delle osservazioni meleorologiche state fatte a bordo
della R. Fregala VEuridice nel suo viaggio lungo le co^te deU'America
nieridionale negli anni 1836-37.
II registro di queste ossei"vazioni c preceduto da una relazione sot-
loscritla dal sig. Todon, Primo Luogotcnente di Vascello, in cui si da
un' idea degli stromcnti per esse adoperati , c dcUa nalura delle osser-
vazioni stesse che col loro mezzo si sono eseguite.
Da questa relazione risulta che alcuni dcgli stromenli fatti costruire
daU'Accademia e da essa inviali alia spedizioue, non lianno potuto essere
adoperati , e non lo furono che per poclie os.scrvazioni , sia perche le
circostanze non si trovarono quali il loro uso le richicdeva, sia perche
alcuni di essi si sono rolli 0 dcteriorali nel corso del viaggio.
I. IV
La spedizione perb era muuita, oltre coJesli stromenii, ili baromclii
t Icrinomelii cLe furono adoperali, unitanienle a una parte di quelli
foriiili dairAccademia , alle osservazioni gionialiere di 3 in 3 ore, tanlo
di "ioino clie di nolle. Ollre due barometri , coi tcrmonielri loro an-
uessi , fu osservato uu leniiomelro libero , e un igiomelro a capello
di Saossure.
Si sono liUle alcune osservazioni termometriche per dcterininare la
temperatura annua media di alcuni luoghi a terra , dove la spcdizionc
approdo , per mezzo di cpulla del suolo ad una piccola profondila ,
come era state suggerito dall'Accademia. Cosl a Rio-Janeiro qucsta tem-
peratura , per una media di diverse osservazioni di queslo genere
fatte li i6 oitobre i836, fu trovata di 23", 76. C. — A Bahia la tempe-
ratura annua media , secondo le osservazioni fatte dal Console Sardo ivi
residente, si riferisce essere 24°, 76 C. e a Fernanbuco la temperatura
media osservata pure dal Console si dice essere 25°, 6. C. — Li 27
liiolio 1837 fu esplorata col mezzo accennato la temperatura media annua
a S. Luis di iSIaranliau sulle sponde del mare, e fu riconosciuta di 28",
16 C. ; dal Console, a 5o piedi di maggior elevazione, era stata trovata
tli 27°, 66 C; dalla temperatura dei pozzi poi risultava di 27°, 3. C. Fi-
nalmente il Dottore Arbukcle in due anni che rimase in quel paese
lion ha mai veduto il termometro al di sotto di 24° ne al di sopra di
3i°, di cui la media tornerebbe 27 X C. ; li 20 luglio la temperatura
annua del Pai-a , per una media di 20 esperienze, fatte a quel che pare
nel modo suddetto , si e trovata di 27° , i C.
Non si sono faite osservazioni regolarl suUa tempeiatura deU'acqua
ilel mare, per mancanza di termometri a massimo e a minimo a cio
adattati.
La spedizione non essendo neppur proweduta di alcuno stromenlo
per la determinazione dell'inclinazione dull' ago magnctico, non pole fare
alcuna osservazione di questo genere ; e quanto alia intensila magnetica
orizzontale non si pote far uso per determinarla dei cilindri magnetizzati
forniti per tale oggetto dairAccademia , per essersi cssi trovati in cat-
livo state all'arrive in America.
Fra i fenomeni metcorologici straordinarii osservali dalla spedizione
si possone annoverarc alcune stelle cadenti, e alcuni casi di alone lunare.
II rcgislro ricevulo dall'Accademia , ronlicne inoltre due rclazioni
sottoscrittc dal Cav. Serra Comandantc dcUa Regia Fregala. La prima
si rifcriscc alle malaltic cui sono soggetti gli abitanti di alcuni dei
paesi , in cui la spedizione si fermo , e jiarticolai-raente al lirasile ; la
seconda espone lo stato delle relazioni cominerciali dci Genovesi in
quelle |)arti. Su i quali argomentl aveva I'Accademia desiderate di ol-
lenere qualche informazione.
I depulati terminano il loro ragguaglio col proporre che delle ac-
cennate osservazioni abbiasi a fare onorevole menzione nella Notizia
Storica di questo Volume , e clie abbiasi a ringraziare il R. Ministero
di Guerra e Marina per la comunicazione che ne ha falto all'Accademia.
II Cav. AvoGADRO , ancora deputato col Prof. Botto , fa relazione
interne ai Movimenti barometrici e termometrici osservati a Tangeri dal
Cav. Luigi Ponti nel corso dell'anno iSS^. La Giunta loda grandemcnle
lo zelo e la diligcnza del Cav. Ponti e propone che I'Accademia abbia
non solamcnte a ringraziarlo di questa nuova comunicazione , ma ben
anche a pregarlo di continuare per I'avvenire le sue belle ed impor-
tant! esservazieni.
La medesima Giunta fa rapporto intorno a una memoria del signer
Canonico Cav. Rendu di Ciambery , intitolata Theorie des glaciers de
la Savoye.
La tcoria esposta dall'autore circa I'origine e i fcnomeni dei ghiac-
"ciai che si sleudono dalle alte sommila delle Alpi fin nelle lore valli ,
non scmbra ai deputati sostanzialmente diversa da quella che fu pro-
posla da Saussure , e die pare oggidi generaimcnte adottata. L'autore
perc) esamina distintamcnte tutti i fenomeni che accompagnano il nio-
vimente di questi ammassi di ghiaccio e si studia di dimostrare come
essi vadano d'accordo coi principii della teoria anzidetta. I deputati tro-
vano degnissimo d'eiicomio queslo lavoro del Cav. Rendu , nel quale si
rinvcngono con bell'ordine e con elegaiiza di stile compcndiatc tutte o Ic
niigliori cogiiizioni che si hanno intorno ai ghiacciai. Considerando pero
che le osservazioni nuove e proprie dell'autore sono in esso lavoro in
piccel riumero relativamente alia sua mole , e non credcndo percio
che esso sia di tal natura da peter essere inserile fra le memorie che
I'Accademia stampa ne' suoi Volumi , la Giunta propone , e la Classe
approva , che se ne abbia a fare in qnesla Notizia Storica onorevolis-
sima menzione.
l.VI
II Cav. Moms depulato coU'Avvocalo Colla e col Prof. Genk , fa
rapporto f;ivorevoIe iiitorno a due scritli , rune del Prof. Pietro Savi
di Pisa, Taltro del Cav. Amici, suWesistenza dcgli stomi in alcunc piante.
Da ultimo il Cav. Carena, deputato col Cav. Avogadro, fa relazione
iiitorno a un particolare meccanisnio per migliorare la trattura della seta,
proposto dal sig. Keller di Keli-erer , Milanese, c pel quale egU do-
luaiula uii privilcgio csclusivo.
II sig. Alberto Keller , nella passata primavera ha esposlo al Go-
verno di S. M. aver egli inventato un iiuovo metodo di filare la seta
dci bozzoli , il quale ne rende piu vantaggiosa la trattura , perclie la
fa escute dai cosl detti capi-doppi , che sono piii o meno frequent! nel
metodo fin qui praticato, e die sono cagionali dalle inevitabili rotture
di essi capi.
Questo metodo del sig. Keller in sostanza consiste nel tenere se-
parati i due capi o fili , ciascuno dei quali s'incroccia su di se mede-
simo, e ambedue vanno separatamente a formare suU'aspo le due matasse.
Gib ottiene il sig. Keller mediante una macchinetta la quale consiste
in un asse o anche in un semplice telaio , che si adatta sul piano del
fornello attorno alia caldaia o bacinella , ovvero anchc in due grossi
regoli di legno , paralelli e posti lateralinente alia medesima : alle due
eslremita di ciascun regolo sorge un barbino , cioe un'aslicciuola me-
tallica, alta circa un palmo, e superiormente terminata in uncino rav-
Tollo in due giri di spira: nella meta della lunghezza del regolo , ma
alquanto in fuori , sorge mi colonnino di oltone con inginoccliiatura a
pnlla, girevole in ogni verso fra due ganasce emisfcriche , da serrarsi
pill o meno contro la palla , mediante una vite di pressione. Su di un
corlo fusto saldato in alto su la palla e fermata una spranglietta oriz-
zonlide dello stesso metallo, ovvero anche di legno, lunga circa quattro
oncie , alle due estremita della quale s'innalza verticalmente un brac-
eiuolo d'oltone , lungo poco piu di mezz'oncia , e nella meta di questa
lunghezza e iiifilata, in ciascuno do' bracciuoli , una giiellina metallica di
piccolissimo diametro, la cui gola e alia slessa altezza del corrispondente
barbino. Nel modello , e a modo di variazioue, uno dci bracciuoli,
invece della girellina, ha un tubetto mcialUco girevole che ne fa le veci.
la questa disposizione di cose il lilo o capo , composto del voluto
nninero di bave, dopo sortito dal foro della lama o guida, si fa passare
vvn
nel piu prossimo ilei due barbini, poi suUa girellina del pii lontaiio brac-
ciuolo, ripicgaiulolo da deiitro in fuori, quindi si fa passare da fuori
in denlro sulla girellina opposla, poi si ripiega verso il barbino piii lon-
tano, ma a mczza via si fa incrociare piu volte su di se coi polpastrelli
del poUice e dell'indice, c fiiialmentc, fatto passare nel barbino suddetto,
inandasi a dipanare suU'aspo.
Nell'or descritto meccanismo , quando uno dei due fill si rompesse ,
cessa esso di andare suU'aspo , senza esservi strasciuato dall'allro fdo ,
sicconie accadc nel metodo ordinario, cio clie obbliga poi a sgirar I'aspo
per togliervl quclla qiianlila di capo-doppio che vi si e avvolla , con
sensibile pcrdita di roba e di tempo.
Qucsti vantaggi, che la sola ispezione della macchinetta fa presumere,
trovaronsi confermati da una prova fatta dal sig. Keller medesimo in
presenza di una Giunla della R. Camera d'agrieoltura e commercio di
questa Citla, c, mcglio ancora, da un grande sperimento stato escguilo
in una fllanda di Novi per cura e sotlo la vigilanza deH'Intendente di
quella Provincia. Percio i deputati sono d'avviso :
i.° Che la seta tratta col metodo del sig. Keller debba dirsi in
nulla inferiore alia niiglior seta che sia tratta secondo la pratica ordi-
uaria.
1." Che resclusione che il metodo Keller da ai capi-doppi, tlebbc
necessariamenlc aumentare la quantila della seta, tratta da un deterini-
nato peso di bozzoli, il quale aumento compensera forse la maggior spesa
del nuovo metodo.
3.° Che nella macchinetta proposta dal sig. Keller al pregio di
una certa semplicita sembra accoppiarsi quelle pure di una assoluta
invenzione. E cio dicono i deputati sembrar loro, non perche da essi si
voglia dubitare della novita dell' invenzione proposta dal sig. Keller ,
jna piuttosto per acccnnare, cosi per modo storico, a due invenzioni ,
c una di esse antichissima , nelle c|uali si scorge il germe di questa
che or propone il Keller. Infatti I'idea del signor Keller di evitare
la formazione dei capi-doppi , ha molta analogia a quella di impedire
che , formati , non vadano a dipanarsi suU'aspo , ma ad avA'olgersi sul-
I'asse di esso. Cio ajipunto ha fatto il sig. Armand , son pochi anni
passati.
Quanto poi all' idea del sig. Keller di non incrociare i due capi o
k
i.vifr
fill della seta Tnno suiraUro , ma ciascnno su di se, c mandarli sepa-
raUimente suil'aspo, quest' idea altri \oiTi forse dirla compresa in quella
di lilare a un solo capo ; la qua! cosa fu gia messa in pialica in Torino
piu di un sccolo c mezzo fa , come risulta dal Manifesto della Regia
(>anieia de'Conti , del 19 di maggio 1G81 , nel qnale airarlicolo 5 si
li'ggono quesle parole : « E quando dette Filatrici volessero imparare
il modo di fdar la seta ad un fdo solo, la quale tie piu ne meno sar^
Jina , e U cocconi , come ci c stato rappresentaio , renderanno venti^
per cento di piu, die a fdarla a duefili, potvanno portarsi tiella casa
di Rifugio , ossia Albergo di Virtu ecc. »
Ma ragion vuole che si dica che I'uso di filare la seta a un solo
capo non istette molto a essere smesso , ne si sa da noi se aliora
I'unieo capo s' incrociasse, e inqualniodo; ed ora che questo metodo
vien di nuovo posto in campo, dopo tanti e tanli anni, e da un fora-
sliero, puo ragionevolmente supporsi imraaginato interaniente da lui,
e niesso in opei'a con tali aweitenze da farne sperare migliore e piii
durevole il successo, siccome jiare gia fin d'ora dimostrato dall'esservi
in Novi, e fors'anche alirove, grosse (llande, in cui questo nuovo modo
e con buon successo ado]iei'ato.
Bensi polra accadci-e che la continuata esperienza moslri I'opportu-
nila di qualche utile variazione, oltre quelle gia falte dal Keller nie-
ilesimo. Cos! , per dirnc una , i depuiati pcnsano che non si tardera
molto a sopprimei-e alFatlo l' inginoccliiatura a palla dei due colonnini ,
ov\cro sosliluirvi una mastieltatura meno dispendiosa.
Intanto essi deputati conchiudono che I'ingegnoso meccanismo pro-
]>oshi dal sig. Alberto Keller di Kellerer e degno di lode e di inco-
raggiamento.
9 dicerobfe.
It Cav. AvoGADRO, deputato col Cav. Carena c col Prof Botto ,
la relazione intorno a una domanda di privilegio fatta dai sig. Balcuerie
«' compagni di Bordeaux per la introduzionc nei Regii Stati di un nuo\o
sistema di sale per le ruote de' carri.
11 vantaggio , che con questo sistema si e cercato di ottenere , con-
sistc cssenzialniente nella diminuzione del fregamento della superficic
(rilindrica dcirassc coU'iaterno del mozzo della ruota.
LIX
La G.unU, cu, vonnc confule.izialmeute fatto conosccre rartifizio
.m.nHS.„ato dai Richiedenli, lo credo alto per sua natura a procu-
rare 1 mdicato vanta-io ; e sicoome il buon successo pralico pare es-
serne g.a stalo con.provato da esperienze fatlo in Francia, cosl i depu-
tat. conchmdouo per la favorevole accogUenza della domanda.
Tl Prof S..SMONDA comincia in questa , e ler.nina uella successiva
ad,u.a„/.a del giorao ^3 la lett.u-a d'una sua memoria intitolata Ossen'u-
z,oru ijcologiche e minevalogiche per se,vire alia fonnazione della Carta
gpologica del Piemonte.
Quesfa memoria sari stampala nH seguent.- volume accademico.
AC€ADE3IIA REALE DELLE SC1£I«ZE DI TORIHO,
CLASSE DELLE SCIENZE FISICHE E MATEMATICHE.
QUESITO DI FISICA CON ASSEGNAMENTO DI PREMIO.
Determinare sperimeiitalmente il calore specifico del maggior numero
possibile di gaz perinanenti , sia semplici , sia composti.
Si desidera che almeno per alcune delle sostanze gazose venga de-
terminaio separatamente il calore specifico sotto pressione costante e
sotto volume costante, per vcrificare la relazione stabilita da Dulong
tra queste due sorta di calori specifici dei gaz , e per la quale dato
una di essi per un gaz qualunque si potrebbe conchiudere Valtro^
Le ricerche relative al calore specifico delle diverse sostanze hanno
acquistata una grande iinportanza presso i Fisici e i Chimici , dope die
le sperienzc di Dulosg e Petit hanno dimostrato esservi una slretta
conncssione Ira il calore specifico dc' coi-pi solidi e le masse de' loro
alomi od equivalent! chimici , quali erano state determinate dalla con-
siilcrazlouc delle loro proporzioni iielle combinazioni.
1 visullainenti di cjueste speiieuze parvero atti a rinauovere in parte
cio die era ancor lasciato di arbilrario da quella considerazione nella
scella tra i diversi mollipli o sommoltipli delle masse di cjuegli atomi ,
e il celebre Cliiinlco che lanto gia aveva coutribuito coll'esatlezza delle
sue analisi allavanzamento e alia precisione della teoria atomistica ne
fu condolto a modificare egli stesso la slima da lui prima seguita degli
atomi della maggior parte dei metalli rdativamenle a quello deU'ossigeno,
riducendoli alia niela del valore che loro avea atlribuito.
Tultavia I'ossigeno non essendosi potuto ancora oltenere alio state
solido , ci e ignolo il calore specifico che esso avrebbe in tale stato ,
e solo coughictturalmente si possono con esse paragonare a tale riguardo
le altrc sostanze , die non si hanno al contrario die alio stato solido ,
o ili I'ui noil si i poluto esaminarc il calore sjiecifico alio stato gazoso,
<]iiali soiio la niaggior parte ili esse.
Quiiuli iiiteressantissime per la tcoria atomistiea ilebbonsi riguarilare
le sperienze sul calore specifico di corpi alio stato aeriforme o gazoso;
tanto pill die questi corpi per la naliira slessa della loro aggregazloiie
paioiio escliulerc iiitieramenle l' influenza tlella coesionc die Ibrse non
perinette ai corpi solidi di presentare in tiilta la lor semplicita le leggi
del calore speciGco relativamente alia niassa dei loro atoml; e gia lo
stesso Dui.ONG aveva fornito uu dato imporlante a questa teoria , coUe
Sue sperienze sopra alcune sostanze gazose , colic quali egli pare aver
tolto queMubbii, die ancor potevano aver lasciati le sperienze di Berard
e De la Roche , e di alcuni aUri fisici sull'uguaglianza di calore specifico
a volume iiguale dei gaz sernplici pin conosciuti , compreso il gaz ossi-
geno , e suUa disuguagliaiiza al contrario , die si osserva generalmente
Ira i calori specifici de'gaz composli paragonati sia tra loro, sia coi gaz
sernplici.
I corpi gazosi, secondo I'opinione ora quasi generalmente ricevuta,
contenendo , solto un ugual volume , a pressione e temperatura data , un
ugual numero di molecole integrant!, questo I'isultamento viene es-
senzialmente ad estendere la costanza del calore specifico degli atomi
de'corpi sernplici , gia indicata dalle sperienze sui corpi solidi , alle mo-
lecole iategranti di que'coipi gazosi die oirrirono quest'uguaglianza di
calore speciGco, e non lascia quasi piii dubilare die per essi le mo-
lecole integranti gazose siano i loro veri atomi Gsicamente indivisibili ,
o siano formate di un egual numero di questi atomi, onde il I'apporto
dei pesi di quelle molecole rappresentati dalle densita dei gaz medesitni
sia appunto quello stesso che passa tra i pesi de'loro atomi.
E quanto ai gaz composti , se ad essi si estende, come e naturale,
il priacipio deU'uguaglianza del numero di molecole integranti sotto vo-
tune uguale , si polra cercar di dedurre , dal paragone de' loro calori
qjecifici , la legge piu complicata , die questi debbono presentarci re-
lativamente alia composizione di ciascuna di qucste molecole, e quindi
auche ricavarne il calore speciGco die ofl'rirebbero alio stato gazoso,
e con miolecole similmente coslituitc, quelli de'loro componenti che finqui
uoa si sono oltcnuti , od esaminati in tale stato isolatamente.
I.AIII
Ma le soslaiizc gaeose seinplici tli cui si e finqui determinalo il ca-
lore speoilico si riducouo a due sole, ollre I'ossigeno con cui debhono
para'gonarsi, cioe I'azoto e i'idrogcno, che per altra parte no anch'essi
furono fuujui ridoUi alio slalo solido : ed e possihile clie quella ugua-
gliaiiza del caiore S|iecirico a volume uguale non si avvcri in quesli gaz,
se non in quanto le loro molecole integranti si Irovino avere tra loro
nn'analogia di cosliluzione , di cui si rende molto dubbiosa I'estensione
a tulti i gaz di sostanze semplici, dopo le determinazioni dellc densita
di alcuni vapori, latte da Dumas e Mitscherlich. Pochi sono pur anche
1 gaz composti, a cui si estesero le spcrienze di qnesto gencre , ed essi
non coinprendono tra i loro compouenti, fuori delle tre sostanze sud-
detle gia ossei-vate alio slato gazoso, che un'altra sostanza sola, il car-
bonio , onde i risultamcnti ad essi relativi non possono riguardarsi come
suflicientt a stabilire con certezza la legge del caiore speciGco degli
atomi composti, ne a dedurne quello di altre sostanze semplici consi-
derate nello stato gazoso.
E dunque indispensabile pel progresso della teoria atomislica che si
latta determinazione dei calori specifici de'gaz sia semplici , sia composti ,
si estenda al maggioi- nuraero possibile di essi , e che vi si compren-
dano per esempio tra i gaz di sostanze semplici il cloro , e tra i gaz
composti il gaz acido sollbroso , il gaz idrogeno solforato , ossia acido
idrosolforico , I' idrogeno fosforato, 1' idrogeno arseniato , il gaz ammo-
niaco, ilgaz acido idroclorico, il gaz acido idriodico, ilgaz fluosilicico ecc.^
per poterne poi dedurre la massa degli atomi de'corpi che ne fanno
parte.
L'Accademia nel proporre tpieste ricerche per oggetto di prcmio ,
uou se ne dissimula la grande difficolta ; qiiindi essa non richicde as-
solutamente che se ne esaurisca tulta I'estensione, anche relativamcnte
ai gaz permanenti a cui ne liniita I'applicazione. Essa desidererebbe solo
che Ic sperienzc comprendesscro mi numero alquanto considerevole di
questi gaz, alio stato della piu grande purezza, onde poterne trarre
fondate induzioni. Le Memorie doTranno versare principalmente sulla
parte sperinientale, come quella che sola puo sei-vlrc di base alle spe-
ailaziom teoriche di cui altri volesse occuparsi , senza che si vogliano
percii) escludere quelle riflessioni che nascessero imrnediatamente dai
risultati mcdesimi delle sperienze.
Tra 1 divcrsi mctodi finqui adoperati per la determinazione decalori
LMV
specifici de'corpi gazosi quello clie si offrc naturalmcnte come 11 i)iu
semplice ed immciliato e scnza dubbio il procedimento impiegato da
Berard c De r.A Roche , clic consiste nel far passare il gaz elevato ad
uii dato grado di temperatura per un calorimelvo in cui esso depone il
suo calore , e neU'esamiuare , colle dovute precauzioni e correzioni , la
lemperatura clie esso comunica al liquido contenulo nel calorimetro; ma
rapplirazione di quesio melodo potrebbe variarsi in molle iiianici'e, e
spetlera alio sperimenlatore lo scegliere qnella (.he si trovei'a presentare
niaggior facilita nelle operazioni senza niiocere aU'csallezza dei i-isultatL
Qiianlo al metodo delle vibrazioni sonore di cui Dulong si e con si
buon successo servito per tpiesta dcterminazione , esso ricliiedc cogni-
zioni ed operazioni troppo estranec alle occupazioni ordinarie dei Fisici,
perche si possa credere che altri vi si appigli preferibilmente. L'Accademia
non esclude del reslo ne questo , ne qualunque altro modo che si ve-
iiisse ad imaginare per le sperienze di cui si Iralla, purche i risultati
ne siano posli fuori d'ogni dubbiezza.
Ma il melodo di Berard e De i.A Roche non da immediatamente
se non il calore speciGco dei gaz sotlo pressione coslante ; quello di
Dulong al contrario indica il rapporto tra il calore specifico a ])ressione
costante , e quello a volume costante , cioe quale si osserverebbe , se
non si permcttesse al gaz di dilatarsi pel calore; e solo indiretlamente,
e,per mezzo d'un ragionamento del resto assai probabile, ne dedusse
Dulong che la quanlitu assoluta di calorico clie forma la dilferenza di
queste due specie di calore specifico , fosse la slessa per tutti i gaz, e
che Televazione di temperatura prodotta dalla compressione dei varii
gaz non potesse essere diversa , come cio accade pei gaz composti, se
non in ragione del loro divcrso calore specifico a volume coslante, onde
egli ebbe a conchiudere ad un tratto dalle sue sperienze la misura di
ciascuno di questi due calori specifici, come avenli tra loro una cono-
sciuta relazione.
Questo stesso principio applicato ai risultati delle sperienze sul ca-
lore specifico a pressione costante , ci conduce pure a quello che gli
corrisponde a volume costante. Sarebbe pero desiderabile , conforme-
mente ai termini del quesito , che la verita di questo principio fosse
dimostrata piu direttamente coUa dcterminazione del calore specifico
dell'una e deU'allra specie sopra un certo numero di sostanze gazose ,
e poiche sarebbe forse dilhcile eseguire sperienze dirette sul calore
I. XV
specifico d'un gaz ritenulo sotto volume coslantc, si polrebbe per tale
oggctto dopo aver deterniinato il calore specifico del gaz a pressione
costante , fissarc pure sperimentalincnte I'clevazione di temperatura in
esso prodolta da uu dato grado di condensaziorie, per vedere se questa
elevazione di temperatura si trova in ragione inversa del calore specifico
a volume costante, die secondo la rcgola di Dulong si dedurrebbe dal
calore specifico a pressione costante gia dcterminato coUa sperienza.
Per questo si ricliiederebbero pei gaz che si volcssero sottoporre a
tal prova, sperienze del genere di quelle fatte prima da Clement e
Desormes , e poi da Gay-Lussac e Welter sull'aria , consistenti nel
misurare la sua forza elastica nel momcnlo stesso della subitanea con-
densazione o dilatazione cagionata dall' iutroduzione od espulsione di
luia porzione d'aria in un recipiente in cui si sia prima rarefatla o con-
densata; esperienzc da cui La-Place e Poissox dedussero il rapporto dei
due calori specific! di questo fluido, clie introdolto nella formola stabi-
lita da La-Place suUa considerazione dello svolgimento del calore nelle
vibrazioni sonorc, per la velocila del suono nell'aria, somministro per
questa velocila un valorc a un dipresso conforme alle sperienze dirette.
Clement e Desormes aveano gia fatto essi medesimi un'esperienza di
questo genere sul gaz acido carbonico, di cui si puo facilmente mostrare
I'accordo approssimato col principio di cui si tratla , e cio tanto piu
dee incoraggiare a tentar di confermarlo sopra alcuni alti-i gaz, e con.
quella maggior csattezza, di cui tali sperienze siano suscetlibili.
Ed e poi da notai'si che stabilito una volta questo principio, le spe-
rienze stesse con cui si e proposto di confermarlo, estcse ai diversi
gaz, di cui non si conosca ancora altrimenti il calore specifico, costi-
tuirebbero esse medesime uno dei metodi e forse il piu facile, per de-
terminarlo , poiclie se iie dedurrebbe immedialamente il calore specifico
a volume costante , e quindi anclie quelle a pressione costante , che
per lo stesso principio vi si coUega: e il metodo stesso di Dulong noa
e che un'applicazione indiretta di questo principio medesimo, che i
risultati delle sue sperienze I'hanno condotto ad ammettere.
I lavori che si manderanno al concorso dovranno essere inediti,
scritti in lingua latina, italiana ofrancese, e conlrassegnati da una epi-
grafc , la quale sara ripetuta sopra un biglielto sigillato contenente il
nome e I'indirizzo dell'autore. Se il premio non sara vinto , la polizza
non si aprira e sara bruciata.
9
L.xv r
I soli Accailemici resident! sono esclusi dal concorso.
Gli scritli dovranno csscre consegnali, fianchi di porio e si^illaii ,
alia Segieteria della Rcale Accademia delle Scienzc , non pix\ tardi del
giorno 3i di dicembrc dcU'anno i84i.
II premio sara di L. 1200.
Torino, U ai aprile iSSg.
Il Presidente
CONTE ALESSANDRO DI SALUZZO.
L' Accademico Segretario
Cavaliere Giacinto Carena.
Lxvir
ACCADEMIA REALE DELLE SCIEIVZE DI TORTOO.
CLASSE DELLE SCIENZE FISICIIE E MATExMATICIIE.
Lc Flore dellc province itallane trovausi ora o compiute o prossime
ad esserlo dal lato delle piante fanerogame , non cosi da qucllo d.ll,-
crittogamc , di cui alcune mancano affatto , altrc lascian tuttavia mollo
a desiderare. A riempire tal lacuna sorsero in questi ultinii tempi va-
lenti Botanici , per opera de'cpiali eominciarono a rifiorire ^li stiuli
cnttogamici in Italia, dov'ebbero la culla : ma poiclie vastissimo campo
m tal materia rimane aperto alle ricerche ed agli studi, I'Accademia
Reale delle Scienzc di Torino, a titolo d'incoraggiamento , propone il
premio d. una medaglia d'oro del valore di lire 600 all'autore delia
mighor Monografia di una tribk di criuogame italiane, e specialmente '
di afdle.
Lc specie nuove o mal note dovranno esserc corredatc di figure.
I lavori chc si manderanno al concorso dovranno cssere inediti
scritti ni hngua latina o italiana , e contrassegnati da una epigrafe la
quale sara r.petuta entro un biglietto sigillato contenente il nome e
1 mdinzzo dell'autore. Sc il premio non sara vinto , la polizza non si
apnri e sara bruciata.
I soli Accademici resicj.enti sono esclusi dal concorso.
Gh scritti, coi disegni e cogli esemplari chc gli autorL crederanno
opportune, d. mviare , dovranno esserc consegnali, sigillati e franchi di
porto, alia Segreteria delia Reale Accademia delle Seienze , non pi.\
tard. del g.orno 3o del mesc di giugno deU'anno ,84..
Torino, il 21 aprile 1839.
Il Preside.nte
CONTE ALESSANDRO DI SALUZZO.
// Scgrelario
CaV. GiACIXTO CAnENA.
OSSEUVAZIOIVI
GEOLOGICHE E MmERALOGICHE
SOPRA I MONTI POSTI TRA LA VALLE DI AOSTA E QUELLA DI SUSA
IW PlEiMOMTE
DEL PBOFESSOHE DI HIBEB AlOCIl
ANGELO SISMONDA
l-ette neWadunanza del 23 apriU 1837.
X^a valle della Chiusella ^ aperla appie dei monti di Cogno acquanen
dent, verso la bella e spaziosa pianura del Piemon.e ; ivi si estende 1
cu,que :u sei leghe, e shocca poscia nella piccola pianura p4so
BaUbssero nel Canavese. Sulla radice de'n.onti , che fLchegginno U
torrente e tagl.ata una bellissi.na strada, per la cpale si arriva'dlanti-
clnssima m.n.era di ferro ossidolato (ferrato di ferro , Bekzbu.s) che
S.ace nel cuore d'un monte granitico , le cui aoque sono ricevute nel
orrentello detto la Bersella, il ,uale va a scariear^i nella Chiusella poeo
alle faldo della propagg.ne , che si avanza tra i due accennati torrenti
Non s. e ancora d'accordo se la ,ninicra sia un filone oppure un
am^asso. Gh Auton che ne parlarono sono discordi , e la vogli'no chi
nelluno e ch. nell'a Uro n.odo. II sig. Rob....x (:), ogni c,uaf volta ne
d-seorre, nom.na .1 giacin^ento ua filone ; D'A.bu,sso. (.) i„vece lo
(.) V. volu™, r aolle Memoric dcIU Rc.lo Accadcnu. ddle Scica« di Torino
(>) V. journal dcs mines, vol. 39. pag. 33j.
Serie II. Tom. I.
2 OSSERVAZIONI GEOI.OGICHE E MINERALOGICHE
consldera deGuilivainente per un ammasso. Noi ablnamo procurato tli
esaminare tutii i fatti per conoscere da qiial parte fosse la ragione ; e ci
siamo conviiiti ck'essa propende dal canlo del sig- Robilant, senza che
pero abbiasi a dire assolutamente errore quanlo disse il sig. D'Aubuisson,
imperocche ivi si osserva bensi iin cospicuo animasso d'ottima miniera ;
ma facilmente si scopre, ch'esso e I'unione in un solo punto dei molti
filoni serpeggianti per quel monte. Varii stralicelli di sostanza lalco-
serpentlnosa interposti in queirammasso , lo dividono in falde piu o
nieno grosse. Una consimile soslanza foi'ma le salbande , ossia 1' in-
tonaco delle pareti era graniliclie ed ora semplicemente quarzose ,
fra le quali sorio incassali i filoni. Alcune difl'erenze mineralogiche di-
stinguono quella del tettoj da quelia del muro. La prima e una serpen-
tina di color azzurro intenso, resa piii bella per trovarsi impastata , e
per far corpo con una varieta della stessa pietra tinta in giallo, e per
I'ontenere una moltitudine di esili fill e venule di calcare spatico bianco.
La supcrCicie rivolta verso 11 Clone e rigala perpendicolarmente all'al-
lezza di esso ; e possiede un lustro , che si giudiclicrebbe opera dell'
iiomo. Nell'interno poi sono disseminati granelli , e cristallini ottaedri
di ferro ossidolato , per cul la pieli'a attrae a se I'ago calamilato. La
seconda , ossia quella interposta tra il Clone ed il muro, e un talco
compatto , che si ravvicina alia steatite; la tinta ne e bigia verdognola,
le mostre da me state raccolte nella cava del sig. Avvocato Gallino ,
non conlcngono ne calcare, ne ferro ossidolato, ma in toro vece esiste un
talco a piccole lanielle verdi e lucentf, le quali a hiogo a Iwogo sono
radunate in massolette. La superficie infine e lisfcia , coperta dj una
sottilissima pellicola di talco bianco argenltno , molto eonsimile alia
tosl delta nacrile.
La direzione del filone principale e dal N. 20° O. al S. ^5° E. con
una leggiera indinazione tra FE. ed rl N. Vari altri filoni meno grossi,
e che si polrebbero avei-e in conto di diramaztoni, ailontanandosi piii o
meno dalla notata posilura, indurrebbcro a credere, che non sleno tutlL
eontemporanei ; ma la natnra delle sostanze clie li riempie , il riunirsi
poi in un solo punto , sono certe condizioni , le quali tolgono ogni
apj)iglio conlrario a qnesto modo di vcdere , senza mtocere nienonr.a-
uientc alia leoria ideata e provala dal sig. EuA di Beauuoinx intorno
al parallellisrao dei soUevamenli conletnporanei.
11 granito piu >icino ai filoni e ricchissimo dt mica nera , la quale
DEL PnOFESSORE A. SISMONDA 3
possiede un lucido tulto parlicolare , analogo a quelle dell' anfibolo ,
donde appunlo io credo sia nata la confusione, clie alcuni fcceio
di questo granito colla sienite. Egli e bensi vero , che al primo
aspctto \i si ravvisa una certa soniiglianza , die iie lascia dubliiosa
la distiuzioiie, laulo pii se la frattuia e fatta perpendicolarmtule
alle laminelle ; ma operaiulone la fusione al dardo del cannello fer-
ruminatorio , il niodo con cui procede I'operazione, cd il globiciiio
scoriaceo die si forma, nou permetlono piu , die si tenga per an-
fibolo la soslanza nera, die ilsicamente presenta con esso qualdie
lontana soraiglianza. Gli altri due principii , il quarzo cioe, ed il fdspalo
sono presso a poco in eguali proporzioni , e non ritengono gia la
siruttura laminare , od allra a quesla vicina , ma sono in piccoli c
niinuti graiiclli bianchi laltali, e posseggono un aspelto prcssoclie ve-
iroso , die di alia roccia molto di qiiello aspetto cosl bene deciso , e
tanto caratleristico ncile roccie vulcaniche. Vi sono incorporali granelli
e cristallini di ferro ossidolato disceniibili a mala pena mediante una
buona lente , ma sensibilissimi all'ago calamitato , il quale n'e altratlo
piutlosto con energia , in ispecie se gU si approssima la roccia per cerli
versi , die gli metlono in prospetto alcuni gi-uppi elissoidi , composti
delle stcsse soslanze , ma con struttura cosl filta e fina , die il tulto
sembra fuso insieme.
II dorso del monte non e piii di granito , imperocche uno degli
cssenziali component! di tale roccia, il mica, e quasi mancante, ed
appena se ne vedoiio alcuue esilissime pagliuzzc brune qua e la disse-
minate ; ed in suo luogo havvi il talco in quantita sufficiente per co-
stituire la protogina , tal quale e caratterizzata dal sig. Jdrine. II
quarzo non presenta particolarita. II felspato e in lamelle piu o nieno
grandi debolissimamento rosee. Si trovano accideiitalmente sparsi il
ferro ossidolato riconoscibile soltanto coU'ago calamitato , il ferro piri-
toso, e talvolta alcuni pellegrini granelli d'una sostanza gialla tendente
al verdognolo, con aspetto vetroso grasso, die non saprei dire a quale
delle specie iniuerali sia analoga , ma che si manifesta molto consimile
alia cimofana.
II sig. Brongniart dice , che questa roccia e spesso stratificata ir-
regolarmente. Nel monte di Traversdla e bensi divisa in falde , o
piuttosto in banchi grossissimi; ma noi non acconscntiamo, che questa
dlsposizione sia una vera stratiGcazione quale oggidi s' iutende in
4 OSSERV.VZIONI CEOLOGICHE E MIWERALOGICHE
Gcologia , ma bensl fessure originate tlalle scosse e dagli urti, a cui la
roccia soggiacque dopo il suo consolidarnento ; e maggiormenle ce nc
siaino persuasi , quando abbiamo riconosciuti alcuni Gloui pirossenici ,
ed amfibolici , L quali attravcrsano quello del ferro iiella direziont-
O. i5° S. E. i5"N. Se questa non fosse la vera causa di quelle divisioni,
se invece il raflrcddamcnto , ed il restringitnento vi avessero ancor essi
coucorso esscnzialmenle , le divisioni non dovrebbero essere pressochc
tuUc nello stesso verso, ma camminerebl)ero indislintaniente per tutte le
direzioni, ciocche non esiste , clie anzi vi si nola una direzione regolare
e costante, come I'andamcnto dei Gloni, cbe le produssero.
I filoni teste menzionali si eslendono paralellamenle , ed in varii
luoglii sono visibilissimi o pcrchc escono dal mezzo del monte istesso,
oppm'c perche le scavazioni sono in esso talmente inoltrate , cbe li
raggiunsero. La rcgione delta di Motaieu e conosciutissiir.a , non solo
pel ricco Clone di ferro cbe poco lontano , nclla rcgione del Giasso
del Gallo , si colliva, ma eziandio pel bellissimi e svarialissimi cristalli
di pirosseno e di gi-anato (i) di cui oggimai si arricchirono tulti i
Musei d' Europa ; e qncste cosi ricercale e desiderate sostanze ingem-
mano i vcntri e i ventricini di quel fdoni composii quasi unicamente
di pirosseno or compatto , ed or granoso , die si direbbe la varieta
coccolite del sig. D'ANnuADA. Sono quasi semprc accompagnati da cal-
care spatico e da ferro ossidolato; ma qui vuole essere avvertito , cbe
qucsti minerali sono distribuiti con molta disuguaglianza , lalcbe in al-
cuni sili appena appena il calcare si mostra in massoletle od in vene,
mentre in altri signorcggia talmente, die il pirosseno diventa accessorio,
onde sarebbe facile confondere i piccoli saggi col calcifiro pirossenico
«lel Broxgniart, se la base, ossia il calcare non ritencsse una strut-
tm-a spatica piia o men bene decisa. I granati , benche si rinvergano
per tutia la lungliczza del filone, rimangono pero di preferenza la, dove
abbonda maggiormente il ferro. Almeno cio e quanto potei riconoscere
io stesso nella ispczione di quci filoni, e che mi fu in seguilo confer-
mato da cbi si occupa di raccogliere quelle magnifiche cristallizzazioni
per venderle jioscia a caro prczzo. Faccndo qucste osservazioni ni'accorsi,
che il ferro predomina in quelle porzioni dei filoni, che si deve credere
(i) V. Borsoa , Catalogue raivoDnc de lu CollLTtion raincralogique du Musee d'Htstoirc Nalu-
relic <le la R. Uoiveraite de Turin. Turin, i83u.
DEL PROFESSORE A. SIS:vrONDA 5
tie abbiano atlraTcrsato la niinicra : tUffatli mano mano clic sc nc allon-
Innano, iie iliventano altrcsi poveri , e finiscono poscia con mancarne
afTallo. Ora io non voglio gia dire essere cosa impossibile, ch'esso pro-
venga diiUe \isccre terreslri in un colle sostanze tk'i filoiii , chc il
conlengono , ma sono piuttosto d'avviso , ch'csse I'ubbiano tolto alia
ininiera per rui passarono, altrimenli in uno cosi ristrctto spaz.io di
terreno tanla diversita non saprei donde provenga.
Nolle regioni plu basse del monte , come sono quelle dl CastigUone
e di Riondello bisogna inoltrarsi negli scavi per vedere i Cloni , che
per ret;\ e pel giacimento corrispondouo a cpielli di pirosseno , clie
verso la velta sono rasenti il suolo. Colle opportune indagini si scopre
facilmente , die sono composli della rdccia , che Brongniart chiamo
amfibolite , la quale ivi non ha nc la tinta, ne la strutlura determinate
e fissc, ma variant! a luogo a luogo , e ancora secondo il verso nel
quale si rompe. La linta in generale e verde con ticchi lucenti e pii
scuri di amfibolo lamcllare ; e siccome esse appariscono nel solo caso,
chc la roccia sia spezzata paralellamente alle grandi faccie , ne avviene
in conseguenza , che roUa in un altro verso , la strutlura comparisce
tutt'altra dalla accennata. Questo amfibolite sprofondandosi nella terra
pare subisca un mnlaniento uotevolissimo. NcUo scavo poco sopra la
Bersella si e fatto ini pozzo , che discende sotto il filone dell'amfi-
bolite. Io non \\ sono disceso , ma prcgato un minatore di estrarmi
un pezzo della roccia, come dicono essi e molto propriamente, che
taglia la miniera, quando l' ebbi m'av\idi essere un quarzo grasso
pieno zeppo di piccoli granelli e crislallini d'anifibolo nerissimo , rac-
colli ora in massolette , ed ora disseminati capricciosamente per la
massa. II ferro ossidolato , che abbiamo dello csistere spesse volte co-
piosamenle nei filoni pirossenici , Io trovai pressoche mancante nell'am-
fibolite e nel quarzo ; e questi sempre piii ne scarseggiano a misura
che s'inoltrano nelle radici del monte , il che rende piu probabile la
gia dichiarata idea , che non provenga colle sostanze dei Cloni dcJle
viscere terrestri.
La protogina sofferse poi notevoli cambiamenti in quelle parti, che
si trovarono in contatto colle malerie dei filoni , quando ignescenti si
sollevavano cd aprivano il monte. Le porzioni , che furono toccate da
questi per una certa grossezza si mutarono in una sostanza tutta parli-
colare , che On ora non venne con ispecial nome distinta. Essa e gialla
6 OSSERVAZIONI GEOLOGICHE E MINERALOGICHE
con tendenza al verdognolo ; compalta con pori o vuoli di una forma
tale ad annuncLare I'uscita per essa di un fluido gassoso. Kon scintilla
coiracciarino , anzi e friabile. Al caiinello boUe, e lascia una specie di
scoria gialliccia, e lucenle. A Montajen dove notai cjiiesta sorla di nio-
dificazionc , vidi parimenli la protogina altcrata da quegli agenti
per una considerevole grossezza. I componenli sono di un aspetto
siii generis. La tiiita ne e violacea, e per entro sonovi distribuitc vene
di una pielra verde, mollo simile alia serpentina; scintilla pero coll'
acciarino ; e al cannello si fonde in un vetro bianco sucido punieggialo
di nero; siccome poi in questo filone pirossenico si rinviene altresi
qualche poco d'amfibolo , io quindi traggo motive di credere, clie le
vene verdi in discorso sieno nn mescuglio di questa specie coi compo-
nenli proprii della protogina.
Ho infine fatto alcune indagini per conoscere I'epoca di formazione
di questi filoni ; e la cosa non mi riuscl malagevole , imperocche la
loro direzione , clie doveva guidarmi al desiderato rltrovamento , e ivi
i-egolarissima nel verso dei due sistcmi delle alpi. Col piii antico di essi
ossia coUe alpi occidentali legasi la rainiera , ed il nionte che la rin-
serra , come dinotano molti visibilissimi segni. CoU'altro invece , ossia
colle alpi oricntali , si uniscono i fdoni pirossenici , gli amfibolici, ec.
E che uscissero in due rivoluzioni lontanissime lo dimostra parimente
la penetrazione di quesli ncUa niiniei-a, la quale resta percio separata ;
e questo e uno di quei preziosi fatti tenuti in gran conto per distin-
guere la varia eta dei fdoni; imperciocche vuolsi, ed e ben naturale il
crederlo , che quando in un monte piii fdoni s' intersecano con un
angolo qualunqiie, il piu anlico, od i piu anlichi sieno i divisi. Nelle
nostre alpi questi accidenti ripetonsi ad ogni passo; ed ogni qual volla
ne incontrai , seinpre riconolibi, che per una costanle direzione esistono
nel suolo delle disposizioni presso che identiche ; e ben soventc mi
avvenne di presagire come un filone, ch'io aveva sotto gli occhi, avesse
agito a eerie dislanze, e con non poca maraviglia e soddisfazione
ulleriori riccrche provarono quanlo la Icorica unita alia pralica m'ave-
vano suggerilo.
Immediatamente addossato a questo monte vi e la pegmatite grafica
nella quale , malgrado le assidue ricerche , non ho scorto la bcnche
minima pagliuzza di mica. II felspalo e bianco sucido , tendcnte al
bigio , il quarzo e vetroso ; tutti e due sono dislribuili in faldelline
nEL PnOFESSORE A. SISMOKDA n
non continue, ma lU tanto in tanto rolte, sicche I'lma non seguita la
linea dell'altra, ma si trova o piu in basso, o pii in alto. Non potrei
dire qiianlo spazio occupi qnesta roccia, imperocche tantosto un teireno,
e tantosto un altro la nascondono; ma molli massi, cd alcune falde , clie
stanno per ro^inare , coprono la protogina presso gli sca\i di Riondello.
Alcune altre testate delle falde di questa roccia scopersi pure altrove in
quei monti , e sempre piii m'ayvidi, ch'cssa rimpiazza lo gneiss cosi
couiune nelle nostre valli ; non e poi impossibile anzi e probabilissiino,
ch'essa per I'aggiunla del mica si converta in questo, ch' io pcro non
trovai , e forse non lo vidi perche sul dorso di tutti quei monti abbon-
dano piuttosto i terreni di piA recente formazione, permodoche non
resta possibile di scoprire quale roccia ad essi soggiaccia. Ora le
principali roccie di questi terreni meno antichi, cli'io considero come
giurassici, senza pero determrnarne la serie non essendovisi mai trovato
un fossile, sono: il micascisto, ed il calcare alternante con alcune altre
roccie.
Ma qui temo, che non si abbia per buona la mia opinione, e che
non si ammelta per giui'assico il micascisto. Amch'io su questo punto
dubito moltissimo, e tanfo piu che celebratissimi Geologi lo pon-
gono col tcireno primitive ; ma se questo debba piuttosto cogli
uni a cogli allri dci terreni nonmnati collocarsi ,. io non mi sento da
tanto per dirlo; cosicehe conoscendo qaesta mia insofficienza, senza punto
decidere , do una brcTe dcsnriziooe della sua couoposizione e del suo
giacimenio , lasciando poi ch'ognnno conchiuda quel tanto , cbe gli
paiTa piA Terisimile. II quarz» ed il mica, come in tuUi i micascisti,
formano suoli alternati. II primo ora e bianco lattato con strultura gra-
nosa, ora e vitreo. II mica e in piastrelle piottosto larglie , bianche d'ar-
gento e lucentissime. A luogo a luogo il pcrossido di ferro idralo ne
ottura i molti vani, fra cpiali se ne ratyisano non pochi con figura en-
bica, cio che mi fece veiiii'e m pensiei'o^ che vl annida&sero piriti, ora
decomposte per I'azione dcgli agenti atmosfericL Non sono in case di
dire qual roccia codesto micascisto rivesta, non essendo capitate in luoglii
ove sia profondiimente rolto o corroso, ma arrivandosi ad esso j>er passaiggi
insenslbili della pegmatite, egU e assai naturale il credere,, cbe a questa
sia appoggiato, seppure esso non e cambiamento della medesima, conoe
lasciano sospctlare alcuni fatti nei monti situati alia deslra dtlia Chiusella,
come si dira a suo tempo.
ft OSSERVAZIONI GEOLOGICHB E MINERALOGICHE
Al Colle, detto dclle Fontane, siuialo al N. N. E. di Traversella,
e per cui si discende nella valle d'Aosta , questo bcllissimo micascisto
soggiace al calcarc giurassico , il quale pe'suoL caraltcri mineralogici si
divide in due varietii. Una c un calcarc bianco bigio, saccaroideo, molto
micaceo c poroso , Taltra contiene ancora del mica bianco-argentino ,
ma possiede una linla gialla , cd a luogo a luogo raccluude arnioni di
qiiarzo compatto, oppiirc ventricini, sullc parcti dci quali csistono talvolta
coucrczioni della stessa sostanza. L'inclinazione qui pendc tra I'E. ed ilN. ;
ma ad ogni passo inula, ed a non piccola impresa s'accingerebbe chi
volesse seguirne tulli i cambiamenti , ed io clie ine ne occupai , la ri-
conobbi tale in tutti quei monti a far credere , die la massa , che li
alzo e clie li dispose in giiisa di semicircolo colle falde dispiegale a
foggia di ventaglio , sia la protogina.
Dope aver pcrcorse le vette di quelle spazioso circiiito , costeggiai
per buon tratto la schiena , che lo separa dalla valle della Cliiusella ,
e per un torluoso viottolo discesi al Rio della posta; ma poco prima di
arrivarvi lo scisto micaceo si nasconde sotto il calcai-e, nel quale sono
interposte falde d'arenaria alteratissima ; e dove il terreno alluviale
non impedisce di vedere , scorgonsi banchi dun calcarc saccaroide
bianchissimo ed appcna micaceo. Quivi non potei riconoscere da qual
parte dell'orizzonle inclini , ma piu solto in grazia d'alcuni scavi ,
ilonde si estrae per converlirlo medianle la torrcfazione in calce, si ab-
bassa al S. 25° E. La slruttura di questo e piu fitta e salda. II mica
scarseggla da vantaggio ; ma vi si vedono qua e la vene azzurrognole
prodotte da squamette di talco , nelle quali sono principalmenle im-
jirigionalc piccole piriti di ferro.
Dal luogo , detto il Casino , discendendo verso lo sbocco della valle ,
s'incontrano tutlo al lungo della strada nuova , le medesime roccie ,
ina per lo piii nascoste da abbondantissima alluvione , vestita da ricca
vegetazione. Poco piu d'un quarto d'ora sotto questo luogo gli strati in-
cTiuano ancora al S. 35° O. e sono divisi da fessure, le quali si disLen-
dono nel verso dall'E. all'O. Proseguendo le mcdcsinie indagini osservai
i-lie gli stcssi strati piii sotto giacciono pcndcnti al S. 4^* E. Ma un'allra
parlicolarita a mio giudizio niollo itnporlanle consiste nclla decompo-
bizione piu o meno avanzata dcUo scisto micaceo nei monti sii cui la
uicnzionata strada c tagliala ; ed il lisultamenlo si e un tcrriccio rosso
giallognolo , vale a dire , della stessa liuta del perossido di fcrro
DEL PnOFESSORE A. SISMONDA g
poco idrato. Non puo chiamarsi un' argilla , e molto si sbaglierebbc chi
con queste terre lo confondesse , ma ritlene pero , quanclo inzuppala
sia d'acqua , molto di quel glutinoso, e di quella dolcezza, die carat-
terizza specialmentc quelle terre.
Sc si esplorano i inonli alia destra della Chiusella non s'inconlrano
noTita di sorta. lo ascesi il Colle della Maddalena , die da adito
alia vallc, per cui scorre la Savenca, le acque della quale vanno ad
accrescere la Malosna poco prima di Castdlamonte. Nella salita , die
si fa per un torluoso viollolo , si comincia , dove la vegetazione non
^ d'impedimeoto, a vedere banchi di calcare or bianco , cd or bigio
inclinati all' E. 25° S. , inclinazione , die si conserva nello scisto mi-
caceo , die compare circa alia meta del dorso del monle. Ma quando
si giuiige al Colle le cose prendouo ben allro aspetto. Quivi il calcare
e bianco bigio , zcpjx) di mica argenlina ; e come quello del Colle delle
Fontane e ■coperto da falde della stessa materia gialla e cavernosa. La
roccia soggiacente e parimente il micascisto ; ma dal dissotto di esso
escono alcune testate d'una roccia di cui difficilmente si puo dislingucre
la specie , essendo essa in pwfettissima decomposlzione. Ora siccome
poco tempo prima erano cadute abbondanti pioggie , essa conservava
una dolcezza di tatto , ed una certa duttilita terrosa, die un'argilla si
sarebbe giudicata. Raccoltone un saggio e fattolo disseccare, divenne sfari-
uabile alia menoma pressione ; e poiclie vi si dislinguono il quarzo ed il
mica inalterati, io mi sarei dato a giudicarlo un granito, se la sirutlura
scislosa, e la disposizione stratiforme del mica non m'avessero avvertito ,
die pill s'approssima alto gneiss, chc non al granito. Ne esposi varii pez-
zcttini al dardo del cannello; certuni provarono una tpiasi completa
fusione; e lo smalto palesava il fdspato, ciocdie pero non arrive sempre
per causa forse della completa scomposizione del principio fusibile, cli'io
cercava di scoprire.
II dorso del monte acquapendente nella Savenca e pur esso coperto
di calcare consimile ai teste descrilti , e come qucUi riveste lo gneiss,
il quale pero quivi e cosl ricco di talco , che a prima vista pare piul-
tosto uno scislo talcoso , die uno gneiss con tale sostanza predominaule.
Alia base del monte, dove mcglio che altrove c ossei'vabilc questa
varieta dello gneiss, io notai frapposti varli strati duna roccia molto
pill analoga alio gneiss ordinario , la quale sta dccomponcndosi , e si
risolve in ten-iccio bianco j le porzioni piii internatc nella teira sono
Sfiue II. Tom. I. B
10 OSSERVAZIONI GEOLOGICIIE E MINEIULOCICHE
uieno alterate e posseggono abbastanza di solidita e lenacila per scin-
lillare coll'acciarino : e sono tli un bianco lattato con macchie c licchi
di fciTO pcrossidato. Tanta poi e I'analogia , dalla solidita in fiiori , di
qucsta roccia con qnclla della sorannla del monte , cli'io le reputo
idenliche.
Un' imminenle pioggia m'iinpcdi d'csplorare quel monti fino al prin-
cipio della valle ; mi liniilai pertanto a liccrcare tra i mass! , e i ciot-
toli die gli agculi atmosfirlci nc distaccauo , e che le acqiie conducono
poscia al basso, se alcuni ve nc fosscro di roccie non vcdutc nel suo
posto nalurale. Ma nessuno mi cadde sotto gli occlii , che non fosse in
({uei luoghi slato da me osseivalo ; m'aspettava inolire di trovare In
serpentina, avendo riconosciulo cosi ricco di talco lo gneiss, e sapendo
che di essa sono composti i monli situati alio sbocco della valle della
Chlusella , donde si estcndono poi per buon tratto di strada tanto alia
destra , quanto alia sinistra di esso ; ma nemmcno un pezzcttino ne
rinvcnni , onde si pub fondatamente conchiudere , che qnei monti ne
sieno affatto sprovveduti. Tutto il ciottolame che ingombra straordina-
riamenlc il Ictto dcUa rovinosa Savenca e un mescuglio di gneiss talcoso,
di micascisti , e di altrc consimili roccie della formazione primitiva.
Varcaio il torrente , c tcnendo il sentiero , che per cespugli e di-
rupi conduce sul doi'so dei monti acquapendenti al Sud, si fiancheggia
e si cammina sopra uno gneiss di composizione identica a qiiello teste
descritto , dal quale dilTcrisce pero nella struttura non cosi fissile , o
nel soprabbondare a prcferenza di quarzo e di felspato. Dalla parte
del sud e coperto dallo scisto micaceo , il quale , quando non e na-
scosto dairalluvione abbondanlissima in quelle region!, come alia Cravaria ,
ai Piani , ec, si nota aver jnir esso subito quella carta altcrazione, c\n'-
cambio il tnicascisto della Chiusella. Nulladimeno I'incliuazione rimane
visibilissima verso I'E. i5" S. Faccndo questa traversata si gode d'una
veduta sorprendente. Si hanno infatti sotto i piedi i monlicclli terziarii
superiori (i) di Caslcllamonte, conosciutissiml per le oLtime argille, le quail
alternano cola oi'a con ocre, ed ora con sabbie, ghiaje e ciottoli; e cpiesti
(i) Lc argille e Ic ocrc di qucstc localitu crano da me crtdute allnviali , come gli stiali di ciot-
toli, die lc coprono ; ma , mrglio csploratc, vi rinvcnni uno strato composto di sabbia raolto mi-
cacca f il quale fra esse piii volte si altcrua, con cntro le segucJiti chiocciole: Buccinum mutabile ;
Cancellaria cancellaia; Purpura hemasloma ; Pecten JlabeUiformis ; Pectunculus violacescens j Te-
rekra iluplicala ; Terebra fuscala ; lc ((uali carattcrizzano nella mauieru da noi seguita quci tcrrcni.
DEL PROFESSORE A. SISMONDA I I
deposit! sono adilossali, ossia aiiivano fiiio al nionle ilello delle Figlie,
(loncle si rilira uu eccellenle culcare compalto per la calcina , ed un
altro bruuo quasi nero , Gssile , che s'impicga in quei montani paesi per
tegole. Tanto difl'eriscono quesli calcaii da lulti quelli esistenti nelle
altre parti di quelle valli, cli'io, quantunque non vi avcssl riconosciuti
fossili , mi sarei deciso a crederli di formazione piu recente , come
sarebbc della creta, se non conoscessi al di li dei mouli serpeulinosi di
Baldissero la medesima sostanza , e col medcsimo aspetto (i) , la quale
c stata dichiarata dell'epoca giurassica dai signori Beaumont, Dufrenoy,
Lamarmora, quando, alcuiii anni sono, io andai con essi ad esaminarla.
Bello e il vedcre da quella allezza i poggi terziarii superiori di Castel-
lamonte divisi e solcati dalle acque; ma piu bcUa e graziosa si presenla
la vasla piauura del Piemonie , che di cola si scopre Gn contro il co-rso
del Po dove per la coUina I'orizzonte finisce. L'immeuso accimndamento
di ciottoli cosi diversi e di natui'a e di ir.ole che compongono insieme
con varie terre I'alluvione ricoprente i poggi terziarii, non si puo altrinienli
spiegare , che per una straordinaria inondazione calala dalle alpi , la
quale dopo un certo tempo lavoro a dislruggere quanto avca formato ;
laic almeno e la congetlura , che suggeriscono la seiTa , la vauda , e
gli alvci degli altuali torrenti che scorrono per quei luoghi.
Poiclie ebbi terminate le indagini , che proposto m'cra , disccsi a
Sale , e quindl per Cintano e Collareto andai a Borgicdto. Tutlo al
lungo del cammino non vidi mai altre roccic fuori delle nominate , e
quasi sempre in disfacimento. Sotto Sale il terriccio e bigio verdo-
gnolo grasso e fa pasta coU'acqua. Cercando sotto qual roccia lo gcue-
rasse , con tutta facililu la trovai , e sebbene gia un poco alterata
anch'essa, cio non pertanto e ricouoscibile per uno gneiss lalcoso, sul
quale posa il micascisto inclinato all'E. i5° S. Sotto Cintano , ed al liiogo
dove si varca il ton-eulcUo Piove per andare a Collareto , escono dal
micascisto varie testate di gneiss cementatissimo di lalco.
I monti nei coutorni di Borgiallo sono essi pure formati di terreno
(i) II sifi. Adolfo Bronckiaut nella sua opera, Histoire dcs vcgctoux fossUes pap. Ii6. vol. i ,
cita per trovalo in questo luogo Vequiselum coltinware \ alia pag. 119 deH'opera stessa dire, che
la posizioiic della luagucsile non e aucora ben (h-termiuata. Noi uon s^ppiaiuo la couscguenKa so
il vegetabtle sia stato trovato nei calcari , oppurc in qualchc ultra roccia. Lc no^trc riccrchc per
rinvenirnc riuscirono infruttuosc.
k
13 OSSERVAZIONI CEOLOGICHE E MINERALOCICIIE
prlmitivo, gneiss, e micascisto, scambiato in temccio rossigno , dis-
posto in faille inclinate all'E. lo" S. di 60° le qunli sono fessurate uella
direzione dall'E. i5° N. all'O. i5° S. Questi falti meglio che altrove si
discernono ncUa porzione dei monti fiancheggianti la strada di Boi'giallo
a Cliiesanova.
Nel discendere a Courgne , citta posta quasi alio sbocco delia valle
deirOrco, non si scopre gi-an cosa, stante la vegetazione che veste il
peiidlo de'moiiti ; ma da quanlo si vede puo congetturarsi con assai di
fondaiTicnto, che essi si compougono di roccie primitive , delle quali poi
e formata la maggior parte di quelli, che fiancheggiano il torrente; dico
la maggior parte, imperocchc molti di essi sono -vestiti di falde giu-
rassiche , e ti-amezzati da filoni , oppure da allre raaniere d'essere delle
roccie , che noi appelllamo di soUevamento , perche le crediamo causa
immediata dei varii contorcimenti e delle varie inclinazioni , che riten-
gono i terreni sedimeutosi, e stratificati. E di tale natura si e appunto
il granite rosso del monte a ponente di Valperga, il quale si trova com-
prcso nella linea della serpentina, ch'ha pur essa un' identica origine.
Non mi dilunghero di Iroppo in descrivere le roccie di quel paese ;
ed es])0rr6 quelle sole cose, che al mio debole giudizio pii!i paiono alte
a dilucldare i molti e svariati accidenti del suolo, i quali pero derivano
da cause , che sempre nella stessa guisa operarono.
Per seguire oia I'interrotlo Clo della mia descrizione, fo osservare, che
lo gneiss inclinato al S. 25° E. e la sola roccia de'monti , che si elevano
daU'una e dall'altra banda del rovinoso Oreo ; e benche a luogo a luogo
I'urto e gli agenii almosferici non abbiano avuto la forza , e I'energia
da spogliarlo dei depositi giurassici , egli e solo nelle vicinanze di
Ponte che ne esislono banchi potentissimi , i quali vestono la parte
di un semicircolo generate dalla curva delle due catene laterali ; da
quella della sinistra si avanza per mezzo di esso im poggio, su cui e
fabbricato in parte il paese di Ponte. Ma prima d'arrivarvi s'incontrano
diverse qualita di gneiss , che difieriscono per la tessitura , e per la
maggiore o minor copia delle latninette di fclspato , ch'cntrano nel suo
impasto. Questo poi guardato a una luce piuttosto viva appare d'un
lustro particolare, e molto consimile a quello, che in pari circoslanza
r tramandato dalla variela di esso detta opalina ; ed a qucsta pietra
maggioruiente lo rav-vicina la sua tinta , la quale tende al bruno. Clo
si ravvisa assai distintamente nelle mostre , dove il felspato e dissemi-
rifcti PROfESSORE a. SISMOIfDA 1 3
nato in piccoli pai'allclepipedi; ma alloraquando la sua maniera tlessere
not! e tale , come quantlo h riilotlo a piccolc e sotlili laniinelte irrego-
larmente disjierse, la roccia somiglia piullosto alia sienite , ma il mica
ed altre circostanze non perinettono una cosi strana confusione.
II terreno alluviale , che in grande abbondanza e accnmulato siil
pendio dl que' monti , non e di lieve inciampo a chi si propone
d'indagarne la natura; siccome pero di quando in quando \i sono canalelli
formati dalle acque , e massi sporgenli , per questi se ne pub scoprirc
I'indole ; ed egli e appunto in qucsto mode , die noi arrivamino a co-
noscere quel lanlo , che ne abbiamo dichiarato, anzi per tal mezzo
abbiamo ancora riconosciato nei monti a destra del torrente alcuni fi-
loni, se si vogliono cosi chiamare, oppure banclii d'una roccia pii scistosa,
meno pregna di folspafo, pochlssimo quarzosa, ed in Tcce doviziosissima
di piccoli e minuti filelti neri , lucidi , che il decidere sc sieno d'am-
fibolo , oppure di tormalina e pressoche impossibile , non riuscendosi a
staccarne , che scerri siano dcUe altre sostanze accennatc. lo ne fusi
tiUtavia un pezzettino dove cranvi diversi di cpicsti filctti , i quali si
comporlarono piuttoslo come la tormalina , che come I'amGbolo.
II poggio , o piuttosto la propagine , che si parte dalla catena , e
suUa quale e in parte il paese di Ponte, e attomiato verso il Nord dal tor-
rente Soana , che deriva dal colle di Cogne, ove prende origine uno
dci rami della valle chiamata col nome istcsso dell'acqua, che per essa
scon-e ; questa valle sbocca poi presso il summentovato paese, la dove
i signori Duport lianno la loro filanda di cotone. lo la corsi Cno al
colle di Cogne , e mi sarei parimente inoUralo nel ramo , che da Val-
prato estendcsi verso il N. N. E., se la pioggia ed allre contrarieta non
m'avessero mio malgrado obbligato a rinunciare a quanto erami prefisso.
Nella parte esplorata notai molte di quelle cose , che s' incontrano
lunghesso la valle dell'Orco ; per lo che io procurero , per quanto mi
e possibilc, scnza nuocere alia chiarezza dello scritlo , di rammentarc
coUetlivamente quel tanto , che mi venne dato di osservare nell'una,
e nell'altra valle.
Lo gneiss molto carico di mica verde-scuro e ancora la pietra, che
forma il poggio teste nominate , ed e ancor esso , che compone Tossa-
tura de'monti lanlo nclla valle deU'Orco, come si e gia detto , che in
qnella di Soana. Alcunc falde di scisti piu modemi coprono qua e la lo
gneiss alio sbocco di qiiesla valle ; ma quando si e in essa penetralo
l4 OSSERVAZIONI GEOI.OGICHE F, MINEI\ALOCK:IIE
per lo spazio d'un ora di caminino circa , lo si ti'ova rotto e scoxnpa-
s>inato dalla serpentina , che per Inion Iratto di strada soUo e sopra
Ingria ne forma i monli. La sua tinta tendo al bigio giallognolo ; csier-
iiamentc pero e di colore di rugginc , la quale ha ponetrato la sostanza
fino alia profondita di due a Ire liuee, x'endcndqla jvi quasi sfarinubile.
Tra le altre cose di minor rilicvo , e che percio ometto di ricordare,
iiolai la serpentina fessurata nel verso deirinclinazioue dei tcrreni slra-
tificati ch'e al N. ao° O. di ^5". Tal fatto mi confermo inaggiormenie
noU'idea d'un movimento od urto provato dal suolo di quelle contradc
posteriormente al consolidameuto della serpentina, locche m'era gia stato
suggerilo daU'csistenza d'alcuni filoni di rame piriloso , nei quali sono
tuttora aperte le antiehe gallerie. lo tentai d'entrare in una di esse ,
che si Irova quasi rasente la slrada , ma dopo essermi con molto stento
ineltrato alcuni passi dovetti ritirarmi a cagione dei dirupamenti occorsi,
rhe ne chiudono il passaggio, onde nen potei rilevare la benche menoma
cosa inlorno alia disposizione e giacitura di quel filone.
Ritomando aU'accennala inclinazione osserveremo, che a poco a poco
si volta al Nord. Lo gneiss ora poi contiene molte venule di talco duro,
die si dircbbero di serpentina. Al luogo delto il Pisce, dove cio appare,
esse I'acchiude eziandio iufmita d'arnioni prcssoche formali di puro quarzo
con indizi di sostanza talcosa; Tallro componcnte , ossia il feispato manca
o per lo meno io nol vidi in tutti quelli , die ruppi espi-essamente per
saggio. Le venule talcose seinbraiio disposte suUa linca N. 25° 0. al
S. 25" E. ; la qual cosa pero non ardisco accertare, ma posso bensi as-
sicurare , che quelle roccie sono in tale verso fessurate ; poco sopra il
Pisce le falde del terreno primitivo riassumono la pendenza poc'an/.i
citata (i).
Queste roccie sebbene in molti luoghi siano visibilissime, non essen-
dovi ne alluvionc, ne altro terreno , che le copra , sono poi in altri
vestite di strati giurassici , che le tolgono aU'osservazione ; e quest!
consistono in calcari €('scisti modificati, modificazione pero, che csscndosi
operata in gradi diversi , fa si che compaiono a prima vista roccie to-
(i) Qui debbo avvcrtirc , che, per una iinprov\'isa accidcntalilii , alcune papine del mio gior-
nalc rimangoiio qua c la illeggibili , diinotlocbi: iion posso, senza multi dubljii , dire sc rinclina-
■/.ione dello gncias sia al N. 30'' O. , oppurc al N. 30'' E. Circa alia iiatura delle roccie non v'c
pcricolo d'crrorc avcndone preto mcco Ic moslrc.
nEi. pnoirssoRE a. sismonda i5
talinenic tlilFercnti ; ma quando si csplorano su gran parte della loro
estensione , e che si verificano i luoghi , dove giacciono , subilo si ri-
conosce , che tutto cio proviene unicamente dalUessersi essi Irovati piCi
0 meno vicini ai tcrreni di sollevaijiento , die ne furono la causa efi'i-
ciente. Esistono diflatli in quests valle calcari e scisti d'aspclto varialis-
simo. 11 calcare addossato al pendio del monle Sparone , che si Irova
a un'ora e mezzo circa di cammino nella valle, e bianchissimo , sacca-
roideo , cd otltmo pei lavori di scullura , come lo diir.ostrano queili
slupendi , che esistono nella Galleria della del Beaumont nel palazzo
Reale di Torino, non che qnelli, che ornano il Sanluario di Superga, ec.
Negli scavi regi ora abbandonati , oltre al marmo bianco, se ne trova ancora
del leggermente verdognolo pel talco clie racchiude ; e qnesto talvolla
e radunato in foglie con diverse gradazioui d'una stcssa linta , e talvolla
in lamelle irregolarmente sparse; ed infine se ne trova anche del bigio piu
o meno scuro. Tutti quesli banchi posano sul gneiss, il quale ivi e molto
maggioniiente alterato, che allrovc nella slessa valle, dove non ha un gia-
cimento identico. Resta perb ancora a vedersi, se la roccia, di cui io
qui intendo discorrere, sia un vero gneiss, oppure uno scisto giurassico
alteralisslmo. Molte ragioni, come si vedra qui appresso, lo fanno giu-
dicare uno gneiss, e non uno scisto modificato ; tuttavia non voglio eri-
germi io in giudice ; ne faccio la dcscrizione , lasciando che ognuno ne
pensi come piil gli parra probabile. I monti dall'una e dall'altra parte
del torrcnte, come gia si e notato, sono di gneiss fin presso la serpen-
tina; ma a qucsto punto il mica e in gran parte rimpiazzato dal talco,
ii quale divieiie sempre piii copioso, a misura , che lo gneiss s'appros-
. sima alia serpentina, o negli strati sottostanti al calcare delle menzio-
nate cave scompare poi intieramente, e la roccia rassomiglia mollissimo
alio stcascisto del Brongniart , che molti riguardano come giurassico
modificato. CoU'acciarino esso appena scintilla; al cauuello le picrole
scheggiole fondono come il felspato; polverizzato non fa eirervescenza
coU'acido nitrico. Queste propriela e quesli caratteri annunziano nella
roccia I'esistenza del tparzo, e del felspato ; il talco poi e visibilissimo ,
laonde non le nianca nessuno di quel caratteri, che coslituiscono lo gneiss
talcoso. Tra quesla roccia cd il calcare rimangono Strati, che non sono
idcntici ne coll'una , ne coU'altra, ma sono composti di tutte e dtte ,
vale a dire contengono molto calcare, poco talco e poco qnarzo. L'in-
clinazionc di tntli quesli bairchi per quauto si puo verificare e al N.
1 6 OSSERVAIIONI GEOLOCICHE E MINERALOGICnE
10° E. Nellacava delta Rwa di Strobba, situata alia sinistra del lor-
rente, e quasi diriinpctto aH'acccnnata , le cose rimangono presso a poco
nella foggia di quelle teste descrilte.
II pciiilio de'moiiti pi-esso Pontc e formato di bancLi calcari meno
belli di quelli della valle di Soana , si^ per le lore liiilc scure e sfu-
mate, sia per le sostauze eterogenee che i-accliiudouo, come sarebbe a
dii-e , mica bianca argeutina e pirili di ferro. Nei monti della regionc
di Ri%>a alia destra dcU'Orco si conta una successione di banchi inclinati
al S. aS" E. di 4"° , i quali difleriscono pel colore C pella strutlura.
Alcuni di essi sono d'uu bianco sucido ; allri giallognoll con sottili la-
strelle spatiche facilinente divisibili in romboedri ; ed inCne ve ne sono
dei bigi scuri zeppi delle accennate sostanze eterogenee. Quelli si ado-
prano per preparare la calcinaj qucsti ultitnl invece si usano come pietrc
da taglio. Per questi istessl usi se ne cavano bellissimi massi e fukle
presso la Chicsa Pairocchiale , dove se ne trova piuttosto abbondante-
mente.
I banchi nella reglone di Riva sono fessurati nella direzione del N.
1 5° E. al S. 15° O., e queste fessure sono ripiene ed otturate da un
scisto quarzo micaceo impregnatissinio d'ocra fcrruginosa. Essi poi sono
comprcsi fra banchi di scisti. I superior! sono dolci al tatto, neri e di un
lucido particolare , che li rende mollo simili agU scisti antracitosi , i
quali, giusla il mio avviso, provengono da una profonda allerazione dcllo
scisto argilloso. Gli infcriorl sono giallognoli , e contengono mollo quarzo,
di cui i primi sono quasi privi. Presso Villanova di Ronco in luogo di
questo scisto si trova dell'arenaria (gres) bigia chiara, alteratissima, la
quale ora giace in conlalto immedialo col calcare , ed ora n'e separata
da scisti consimili a quelli della regione di Riva. La sua inclinazione e
verso IE. 20° S. ; e talc si ravvisa eziaudio nel calcare saccaroideo bigio
scuro, ed in quelle micaceo chiaro , che frammezzati di scisti formano
il pendio dei monti fin ollre Ronco. Altraverso di questi strali escono
(jua c la massi della piclra , che costiluisce I'ossalura di quc'monti , e
sempre vidi essere essa di gneiss 0 di serpentina ; ma di quesla sono
d'avviso sia in massima parle composta. Le rosurc e le solcature fatte
dalle acque permetlono la vcrificazione di qucsta asserzione, ed io, che
per accertarmene non lasciai passare inosservaLa nessuna di quelle cose,
ciie polevano manifestarmi la veritA, cereal lungh'esse quanto in allro
inodo soi^pettava di non iscoprire , e vidi abbaslanza per persuadermi
i
nEl- PROFESSOUE a. SiywONDA in
vlejiiaggiorincnte , che le su accennate roccie cd in ispecie la serpentina
sono il fondamento di quelle giogaje. Tra la Cappella di Liorena, cd ii
villaggio di Valprato escono dagli strati giurassici inclinati all'E. 20°
N. massi di gneiss , il quale presso Villanova di Ronco »; immediatamente
coperto dalla citata areuaria modificala. Ai'rivaudo poi presso il lerritorio
di Campiglia io gneiss cessa , e si vede la serpentina , che al luogo
detto le Fontane trovai cssere doviziosa di cristallini , e di venule di
ferro ossidulalo. Essa perb si nasconde poco sopra, sotlo roccie strati-
ficate alteratissime , e piu non comparisce, clie nella pianura del paese
istesso di Campiglia , dove sotto la strada ne sorgono massi rotondali
di mole straordinaria ; i monti di queirallo piauo non presentauo che
roccie scistose inclinate all'E. 20° N.
Sopra Campiglia havvi un altro piano attoruiato da monli piuttosto
elevati, detto Alpe di Campiglia , il quale per la sua conformazione si
giudichereiibc essere stato la sede d'un lago, dissecatosi poi per la
rottura degli argini ; e questa rotlura e benissimo rafllgurata nell'aper-
tura , per cui in esso si penetra : quivi ollre alle solite roccie , che
formano i monti tutto al lungo di quella valle, come sono: serpentina,
gneiss , scisti , ec. , si troTa anche «n bcUissimo granite , che esce dal
mezzo di falde d'arenaria inclinate al S. 20° E. ; di cjueste falde quelle,
che sono in contatto immediato col gi'anito sono bigie , le piu superiori
hanno invece una tinta scura. L contatto di roccie cosi dissimili e
per natura, e per formazione mi obbligo a qualche severe csame di
quella localita , dove non rilevai cose di maggiore importanza delle
narrate , se non I'esistenza di certi ai'nioni uel granito , molto consimili
all'arenaria che lo ricopre ; ma conobbi poscia ch'essi hanno la stessa
composizione del granito.
Nei monti , che dividono qnesta valle da quella di Cogno insiede
molta serpentina , la quale per la sopraossidazione del ferro vesti ester-
namente una tinta rossa distinguibile ad una certa distanza. Tra i ciot-
toli e i massi sparsi per quel piano elcvatissimo , come parimente per
quello del villaggio Campiglia , ne vidl moltissiini di amGbolite granatico :
tultoehe io non abbia trovata questa roccia nel suo giacimenlo natiu'ale,
i massi hanno pero una tale configuraziooe da non lasciar credere , che
siano cola stali strascinati dalle acque alinviali , come si congetturano
trasporlati molti dei massi , che si trovano sul pendio del Giura e di
Seiue II. Tom. L c
1 8 OSSEHVAZIONI CEOLOGICHE E MINERALOGICHE
altri luoghi, e dei quali si occuparono Saussure e varit allri distintis-
simi Geologi.
Dopo avere accennato la qualita dclle roccie e quegli altri fatti pii
interessanti della valle Soana, riprendiamo di bel nuovo il filo dell' in-
terrolta desci-izioiie delle cose , che luiighesso la valle dell'Orco si os-
servano. Per buon tratto sopra Ponte il pendio dei monti e pressoche
vestito di faldc giurassichc calcari e scistose. Al rocco poi delto di Ponte
si osserva una roccia parlicolaro , che non saprei pronuiiziarc se sia un
arenaria talcosa alteratissima , oppvire uiio gneiss quasi compatlo , coUa
fraltnra scheggiosa. Essa giace inclinata al N. 20" O., la sua tinta e bigia
resa leggermente verdognola da piccole squamette di lalco. CoU'alito
tramanda rodorc argilloso. Al caimcllo alcune minutissime particelle si
liquefanno come il felspato, ed alire come il mica. I banchi sottostanti
sono di gneiss, il quale presso il ponte di Sparone, dove questa roccia
forma un proraontorio , che si avanza dalla fianchcggiante catena , in-
clina al N. 25° O. di 4o°' Quello dei monti poco sopra il villaggio Spa-
rone inclina verso il N. 20° E. e mano mano, che si avvicina aLocana,
i cui monti sono di serpentina , esso si abbassa verso il N. ao° O. Ma
qui si ])rescnla opporiuna rcnumerazione di alcuni fatti importantissimi
perche somminislrano induzioni assai appropriate suUa cpigenia delle
roccie. Lo gneiss, che abbiamo teste citato esistere presso il ponte di
Sparone, non solo cambia d'inclinazione accostandosi alia serpentina, ma
prova un'altcrazione nella composizione, la quale non e impossibile, che
gli sia procacciata dalla sostanza scrpentiuosa o talcosa, che in esso si e
accomodata. Se si confronta insieme quello dei due capl estremi , le
diBerenze si Irovano tali da non giudicarlo idcntico, ma se ci facciamo
a seguilarlo passo a passo su lutta la sua eslensionc avremo certezza,
che e sempre la slossa roccia piu o meno modificata; cosicche a Locana
invece dello gneiss ordinario , i monti sono coperti di steascisto felspa-
tico quarzoso. Questa roccia presso la Chicsa della "Vergine delle Grazie,
che si trova lungo la strada di Locana a Ponte, e deiuulala dei deposit!
giurassici e alluviali , per cui si scorge la sua inclinazlone , ch'e verso
I'E. 20° N. , e le falde cosi abbassate sono divise da una mollitudine di
fessurc nella direzione dell'E. 3o" N. all'O. 3o" S.
Non m'occorse di notare particolarita ne'moiUi Ira Locana e Novasca,
ma oltre quest'ullimo paesc la stralificazione e in varia guisa rotta e
sconvolia; non pertanto parvemi poter rilevare in mezzo a quella con-
DEL professoue a. sismonda ,„
fiisione, che I'lnclinazionc sia verso I'E. 20° S.: aimeno questa maniera
d'essere e qi,ella, che si palcsa per la pii ordii.aiia, e la mcglio deter-
ininata. Nel lello del rio del rocco, ollre alio gneiss, rimangono ciottoli
e pezzi d. serpentina , che quelle acquc tolgono ai monli superiori ■
ma uei mouti, alia cui radice e lagliata la stiada, non apparisce di la!
sostanza il benche miiiimo indizio. Una roccia pei o di sollcvamento ,
ed e un bellissiiuo granito serge dal mezzo degli strati di roccie allerate
alcpanlo sotto Ceresole , anzi di esse e per gran parte composta la
propagine, su cui monla la strada delta le scale, che mette a questo
paese. Un simile granito avendo io ancora incontrato neUa valle della Stura,
che per buon tratto caminina parallellaniente a quella dell'Orco, io credo
di dover qui riunirc le osservazioni flute intorno ad esse tanto nell'una
che neU'allra valle. La comparlizione dei componenti e molto ine-
gualc. II felspato predoinina coslantemente , e con debolissima tinla
scura. II quarzo ha I'aspello e la frallura vetrosa ; il mica infme e in
squamette brune, le quaU sono piu o meno numerose secondo i diversi
siti. Una tal distribuzione , non che simili proi.orzioni caratlerizzano
il granito del Monte-Bianco, cosiche quando questo si confronta coi
sumnientovati non si rileva una differcnza per distinguerli , e si di-
rebbcro tolti nello stesso sito , e distaccati dallo stesso masso. Fessurati
iniatti, o,come alcuni dicono, stratificati sono i graniti del Monte-Bianco:
fessurato Io e parimente quello del luogo delle scale, c quello eziancUo,
che esce dal mezzo di terreni antichi e stratificati alia Balma cC UngJiiasse ,
sul dorso del monte , che versa acqua nella Slura prtsso Bonzo. La
causa , per cui propendo di preferenza a credere fessure le divisioni o
oommettiture del granito, si k I'avere ossei-vato qua e la filoni di varia
materia , i quali ritengono la stessa dirczione di esse. II filone metallico
del monte Cocagna , ed altri talcosi racchiudenti laminette ed amioni
di felspato osservabili al lago d^Unghiasse mi suggerirono quesla idea,
che non rigetto , perche pii d'ogni altra parmi verisimile , e perche
nessuna ne eonosco , che meglio di questa spieghi la loro origine , es-
sendo ceito , o per il meno assai naturale , che codcsli filoni elevandosi
abbiano rotto e diviso in varia guisa tutto cio , che loro si opponeva ;
la qual cosa essendosi operata attraverso un suolo gii consolidalo ed
indurito , non e piii stato possibile , che le parti disgiunle si saldassero
insieme ; e se talvolta iono otturate , egli e i)€rche un fluido lapidescentc
aO OSSERV.VZIONI GEOLOGICHE E MIBERALOGICHE
deposito in esse tali sostanze , che per lo piu difieriscono o per natnra
o sempUcemeiite ]icr struUura da qiiella, di cwi e formato il monte. E
che gU strati di quei monti abbiano provati movimenti 'violcnti e gagliardi,
dopo .il loro coasolidameato , lo tcslifica un certo pulimenlo o brunitura
apparentissima sulle pareti di combaciamcnto ; e qui non e il caso d'at-
tribuirne la causa alle correnti e niassi alluviali , conciosiacosaclie anche
le lalde interne sono in qiiesto stalo , come m'assicurai io stesso. Nel
granite dellc scale vi sono qua e la ticchi e venule di sostanza talcosa,
che noi pcro crediamo accidentalc , non esscndo costante, e mostrandosi
in cerli luoglii piA copiosa, che in cci-ti altri, senza che le altre circo-
stanze di strultiira e di giacitura cangino menomamente. Quello della
Balnia cV Uiighiasse non ne contiene, ma racchiude in se ai'nioni di -varia
forma e di varia mole , bigi scuri , e di struttura granosa. Esplorandoli
coUa Icntc si I'iconoscono distintamente due componenti del granite ,
il mica ed il quarzo , e qucsto talvolta forma anche piccoH noduli per
lo piii elissoidi ; il lerzo , ossia il felspato si palesa sollanto quando si
assoggctta un pezzettino della sostanza al dardo del cannello. Io credei
a tulto prima che quesli arnioni fossero di roccie state awiluppate dal
grauito, avuto riguardo alia loro struttura talvolta scistosa ; la loro com-
posizione pero mette fuor d'ogni dubbio, che non esiste diversila di sorla
tra essi ed il granilo , onde li tengo per nn effelto della cristallizzazione.
Non e di poco momento il determinare la tlirezione ossia I'asse
maggiore di questo granito ; da quanto ho potuto scorgere , pare , che
si distenda dal N. al S. ; almeno egli e su questa linea, che lo vidi in
piu luoghi dcnudato degli altri terreni. Infatti al luogo delle scale entra
sollo alio gneiss dei monti posli alia diritla dell' Oreo , e va poscia ad uscire
nel dorso acquapcndente nella Stura , come si puo vedere in piii siti di
quel monti , ma specialmente alia Balma cT Unghiasse sopra Bonzo , nel
qual sito e diviso da screpolature diretle in parecchi versi , ma fra
quesle in maggior numcro sono quelle , che corrono giusla I'asse del
sistema dellc Alpi Orientali.
Lo gneiss, che sovrasta al granilo nel luogo delle scale, e in falde
talmenle tortuose e scouvolte , che rcsta difiicilissimo fissarne I'inclina-
zione. Alia Halnia , delta del Becco si direbbero dislocate nel verso
delle Alpi Orientali ; io credo pcra , che il pezzo del monte , dove cio
si moslra, sia franato dalla catena laterale , imperocehe da quel lanto,
che si scorgc in parecchi sili di quel luogo tullo diruj)ato , gli strati
DEL PROFESSORE A. SISMONDA 21
pentlono vferso I'O. 35° N. e sono divisi da fessuie che vanno dal S. 3o° E.
al N. 3o° O.
Nei monti presso Ceresole , e la precisamente doTC zampilla una
polla d'acqua impregnatissima di gaz acido caibonico , gli strati si ab-
bassano all'O. io° S. di 35", ma quegli del luonte, sul cui dorso e tib-
bricata la chiesa pavrocchiale , pendono all'O. i5° N. ed lianno fessure
nel verso deU'E. i5° S. all'O. i5° N. Le mic ricerchc per iscoprire
I'origine di qucsta diflereiiza riuscirono infruttuose fintantoche mi li-
mitai a indagare il terreno nel ))asso, ma quando salii al monte Cocagna,
ivi vidi tali cose, che mi sembrano atlissime a risolvei-e ogni questione
intomo alle anomalie della stralificazione di quei monti. Sorge cola un
Clone di galena nella direzione istessa delle suaccemiate fessure. Codesto
fatto mi suggcri toslo , che il filoue potesse essere la causa di quel di-
sordine , e quiudi fatto osservatore pii attento e diligenlc non mi fii
difficile il persuadermene. Ogni cosa dinota ch'esso si soUevb oblitjua-
mente alia direzione degli strati precedentemente alzati , ed in un de-
terminato modo disposti ; e per cause non facilmente riconoscibili gli
uni pii degli alti-i sono stati da quello urtati e mossi ; laonde la parte
maggiormcute percossa dovette per necessita voltarsi alquanto , rompersi
e fessurarsi nel verso istesso dclla sua andatura; quclli invece, che non
soggiacquero alia potenza motrice , ov\'ero che ne furono debolissima-
mente colpiti se ne reslarono colla primiera disposizione , ed in tal
modo reputo prodotla quella specie di discordanza nella stratificazione
da me avvertita. Non so come si trovera quesla mia opinione , ma
chiunque visiti quelle regioni son certo converra meco , imperocche i
fatti sono cosi diiari e precisi , che una volta ammessa la teorica dei
soUevamenti , non e piii possihile di negare in que' dislocauienti il
(joncorso di due spinte , che corsero pressoche perpeudicolarmente Tuna
all'altra.
Lo gneiss e la sola roccia , che apparisca in que'disaslrosi monti;
e dove ralluvione non lo copre, si conosce, che la direzione degli strati,
abbenche piii si convenga col verso delle Alpi Occidcntali , che dclle
Orientali , nulladimeno propende per cpialche poco verso di quegto ,
e lo diviene ognora pii uegli strati che awicinano il Clone metidlico.
II lelto -ed il muro del Clone sono di qnarzo grasso , il quale con-
tiene in se del talco bianco leggermente verdognolo , che il contatto
dell'ana , dopo qualche tempo cambia in giallo sporco. Vi sono poi
22 OSSERVAZIONI GEOLOGICHE E MINEBALOGICHE
moltissimi vcntricini tutti ingemmati di ferro spatico lenticolare. Colla
galena e congiunta la Bomonite ; qucsla quadrupla sostanza presen-
lemente e copiosissima ; giova sperare , che a rnisura si andrii piA
iiinanzi nei lavori , e gli scavi saranno maggipnncntc sprofondati , essa
sparira , se non del tulto , almeno in tale quantita che la coltivazione
ridondi vantaggiosa.
L'inclinazione del Clone e al N. N. E. di "jo" , menti-e che le roccie,
fra cui giace, hanno una pendcnza di soli 3o°. Questa discordanza vicne
in sostegno della nostra opiuione intorno allc anomalie delle dislocazioni
di quelle rcgioni.
Questi falti mi parvero di cosi grande interesse pello sviluppo ed
incremento della teorica geologica, che non voUi uscire da quella valle
senza prima avenie esplorato il terrene palmo a palmo , e quanto ne
abbia avuto ad essere soddisfatto lo dimostrei'anno i fatti, che sto per
narrare ; pronto pcro scmpre ad abbandonare ogni mia preconcetta
opinione, se qualcuno con migliori , e piii appropriate ragioni dimostrera
erronee le mie induzioni , oppui'e appoggiatc a non abbastanza severe
osservazioni , abbenche io sia conscio d'essei'mi adoperato in ogni ma-
niera , e senza riguardo ai pericoli quando m'occorreva per iscorgere
dappresso I'indole , o la posizione d'una roccia , da me giudicata atta
ad istruirmi suU'andamento seguito dalla natura ncUe sue svariatissime
opcrazioni.
I monti dunque, che fiancheggiano la strada di Ceresole al Chapuy
o Ciap'i superiore, sono composli di terrene primitive ossia gneiss piii
o meno modificato. I ghiacci , che coronano una pai'te della catena ,
che divide naturalmenle il Piemonte dalla Savoia, occultano il terrene;
ma fra i ciottoli di continue menaii al basso dalle acqne, nessuno ne
conobbi del terreno giurassico. Un filone pi-essoche di pure ferro spatico
con alcuni piccoli indizi di Bomonite si mostra nei monti primitivi presso
al Chapuj. Crislalli di quarzo ne ingcmmano gli sgonfi ; essi deggiono
essere posteriori alia materia del filone , imperocche i suoi cristalli ne
sono velati.
II terreno giurassico comincia a comparire in brani e scpiarci f^WAlpe
iletto Baslellona o Stallone , nia non diviene abbondante che nei vallone
superiore a qucslo, e i)cl quale si arriva al colle della Gran-croce. Sono
strati altemativi di scislo argilloso, di arenaria e di calcare alteratissimi, ed
DEL PROFESSOnE A. SISMONDA 23
incliiiati all'O. 35" N. di 45°. Un banco cli stisto talcoso frammczzato da
slraticelli tli quarzo e sparse cli granato , e iH una molliiudine di piriti in
decomposizione , li separa dallo gneiss, il quale forma le due propagini late-
ral! del vallone. Questi banchi si prolungano per esse verso il N. N. 0. c
vanno a fuiire Ira due monli di teneno primitive, clie fianrheggiano il bello
e spazioso piano del Nivolct , dove prcnde la sua origine la valle di Suva-
ranche. Lo scisto argilloso per gli agenti modificatori acquislo una tin la
bigia scura , ed il suo quarzo si e disposto in faldelline , Ic quali pero
consorvano la struttura granosa. Le medesimc cause mutarono I'arenaria,
in una roccia rossiccia senza ch'abbia perduta la struttura granosa ; il
mica , ch'c in poca quanlila , ha I'aspelto argentine , e nen conserva
regolarita nella massa. II calcare infine e giallognolo , tutto cavernoso ,
colla struttura saccaroide piu o meno bene detcrminata. In esso sono
imprigionati certi arnioni composti di amlibolo actinoto , e di un'allra
sostanza ressigna raolto analega alia pasta del granato , la quale non
mi riusri di distinguere essendo in niinuiissimi granelli conficcata nel
calcare. Questa riunione mi sembro singolare e molto intcressante , e
percio nc faccio menziene , onde si possano trarre quelle induzioni che
il fatto da per se solo suggerisce senza altra spiegazione.
II piano del Nivolet e i monli , che lo confinano verso la valle di
Reme , e verso la Tarantasia sono formati di gneiss molto talcoso, che
ognuno di leggicri confondcrebbe coUo steascisto porfiroideo di Brongmart.
Per esso serpeggiano in vari luoghi, con direzione presso a poce dall'E.
all' O. , filoni di una roccia verde scura , ruvida al tatto , pesantissima ,
che alitata tramanda odore argilloso ; non scintilla ceiracciarino ; al dardo
del cannello si fonde come gli anifiboliti. Filoni di roccie non affalto
con questa identiche , ma molto consiraili , li notai parimente a traverse
lo gneiss nel vallone e gola del colle della Gran-croce. IMostrandosi di
essi le sole testate , non mi riusci di sceprire verso qixal parte ne sia
I'inclinazione , oppure se giacciano verticali, pero lo gneiss che li rac-
chiude pende aUO. 35° N. di 55°.
Le cime di molti di quei monti sono coperte di terrene , ch'io
repute giurassico. Un fatte piu curioso d'ogni altre fin qui ricordato ,
si essei-va alia Roccia bianca , piccolo monte della catena, che separa
la valle dalla Savoia. Queslo monte domina YAlpe detto Pra-fiorito e
tpiello piu al basso chiamato jilpe del Charruc Esso e parimente cem-
posto di terrene primitive , e di falde giurassiche , ma per esso si cleva
24 OSSEHVAZIONI GE0I.OGICHE E MINEHAI.OGICHE
una inieiione di serpentina , la quale comjiarisce solamenle ncllc falde
giurassiclic , chc squarcio c scompagino e modiGco cosi cssenziahncnte
da noti essere riconoscibili. Le modificazioni consistono in infiltrazione
di sostanza talcosa o seqiontinosa tanto ncgli scisli , quanto nel calcarc,
il quale dove u'c lil)cio ritiene la struttura saccaroidc , ed e bianco ,
oppure giallognolo come quello del vallone sotto il colle della gran Croce\
ma cpiando ne conticnc sia poca, sia molta', e quasi sempre cambiato
in ferro spatico ; certo per la combinazione di una dose pii o mcno
grande d'ossido di ferro , chc poscia acquistb I'acido carbonico esalalosi
o contemporancauientc o posterioraiente dalle viscere terrestri, qualora
non le sia stato soinministrato dall'atmosfera istessa. Siccomc questa
sorta d'epigenia non e dappertutto nello stesso grado , egli e facile il
procurarsi una serie di niostre , che palesano e comprovano I'accennata
operazione della natura. Nei pezzi cosi modificati , oltre il talco havvi
una sostanza verde , fibrosa , chc le rieerche al dardo del cannello mi
diniostrarono esserc actinoto. Si ricordi il leltore , che cogoli di qncsta
specie mineralc stanno imprigionati nel calcare del vallone poco lonlano
sotto la Gran-croce. Snperiormente poi alle falde givirassiche di Rocca
bianca trovasi uno scisto molto cruarzoso, disseminato di alcune poche
laniinette di felspato. Ognuno lo giudichercbbe primitivo , e se tale
veranientc fosse , io non saprei spiegame la sua altuale posizione , a
meno di supporre un rovesciamento cola prodotto dall'uscita dei filoni
auifibolici, che la lore direzione palesa posteriori al sollcvamcnto della
serpentina , la cui originc in quel luoglii a mio credere non e piu
antica dellc Alpi Occidentali.
Ho ancora percorso gran parte dei monti fiancheggianti la desti*a sponda
deirOrco , scnza pero aver inoonlrato cose o falti di particolare interesse.
Salii pure al colle della Crocctla seguitando il tortuoso viottolo, che
f>assa ora sul dorso ed ora nei burroni dei monti dirimpetto alia Chiesa
parrocchiale di Ccresole. L'ossatura di quel monti e di gneiss in falde
per lo pill inclinalc all'E. aS" S. Fra i ciottoli e i massi, die da quelle
ciine dirupano sul pendio dell'opposta parte, e fino al lago detlo Fer-
cellina, alcani ne innvenni, su cui v'era come una spalmatnra di piccole
laminelte di feiro oligislo , del quale per qtianto abbia ccrcato , e do-
uiandato alia mia guida non rinscii a scoprire il giarimento. Per lo chc
mi Tfune in pcnsiero, ch'esso sia una di <fnelle sublimazioni cosi fre-
qneDti nelle fcssurc dei monti di tal natura ; non essendo probabile ,
DEL PROFESSOHE A. SISMONDA 25
che iu monti cosi frcquentati nella bclla stagione , aiizi in un sito dove
i pastori soggioniano piu mesi deU'anno riinanga sconosciuta e celata
una mmiera , qualora veramente esislessc. Proscgucnilo a discendere
verso Bonzo si passa , cpiando si voglia , al lago d' Unghiasse , cd alia
Balnia dello stcsso nonie, dove altra volta ho dctlo uscii'e da traverso lo
gneiss il granito identico a quello del luogo delle scale , e come cjuesto
screpolato in modo da parere stralificato. Lo gneiss inclinato all'E. 25° S.
ora riticnc la strultura scistosa, ma filta c salda, ed ora i suoi componenti
sono come appialliti e cosl larghi che sembrano piastrelle. 11 felspato
somiglia a quclla specie, che Hauy chiamo felspato tenace. La me-
desima roccia costituisce i monti dell'una e dell'altra pai-te della valle
sino al suo nascere , die e prccisamentc soUo i colli Gerard verso
il Nord, ed Insea verso il Sud. La strnttura, come pure Taspetlo
del felspato, non si mantengono sempre gli stessi , ma cambiano da
luogo a luogo , al che influisce anche la soprabbondanza degli uni ,
o degli altri de' suoi componenti , soprabbondanza che taKolta fa
cambiare di natura la roccia, come si vede al boigo di Gros-Cavallo ,
dove il quai'zo costituisce strati di considerevole grossezza, verso la
radice di uno sporgimento de' monti sopra il cortile attiguo ad una
casipola situata quasi all'uscire del paese rimontando la vallc. SiiTatti
strati in certi luoghi s' impiccioliscono , e degenerano in venidc, nia
si gli uni , che le altre seguitano I'inclinazione dei monti , ch'ivi e al-
l'E. 20° N. In un monte situato accanto il Santuario di Gros-Cavallo
una specie di filone di felspato tagUa quasi perpendicolai-mente lo gneiss.
Egli e bianco lattato con venule , filetti , c ramificazioni di tormalina
nera. Non ebbi il tempo di montare su quella cima a verificare se sia
un vcro filone, oppure un senipllce masso; da cpianto pero potei distin-
guere facendo la breve salita del Santuario, lo debbo credere im filone,
e non gia un masso , sebbene in cosl fatti terreni non sia cosa rara il
trovame. Fra i ciottoli e pezzi, che sdrucciolano dalle vette di quelle gio-
gaie nel torrente alcuni ne notai di serpentina; ma dove poi li trovai
frequenli, si e lungo la scala tagliala nel dorso della propaginc sn cui
sta il Santuario ; la qual cosa innanzi tempo palesommi I'esistenza di
tal roccia in quel luoghi; del che mi convinsi quando scorsi I'attigua
valle d'Jla , alia cui origine havvi il jnano della niassa attoniiato di
monti unicauiente composti di serpentina ; e sicconie un tal sito rorris-
ponde perfettamente al luogo del Sautuaiio , rcsta pcrtauto svelala la
Serie II. Tom. I. o
a6 OSSERVAZIOm geologiche e miheralogiche
provcnienza dei ciottoli tU questa roccia , che cola uon mi venne di
riconoscerc.
Discenilcndo la valle fino a Ceres , I'ossaUira de'monti dell'una e
dell'allra parte dcUa Slura si compone priucipalmente di gneiss sva-
riatissiuio per Taggiunta d'alcune sostanze , o per la diminuzione e quasi
maiicanza d'alcuni de'suoi componcnti. Per quei monti iiotai di quando
in qiiando filoni di sostanze dillcrcnti nella dirczione istessa delle Alpi
Orientali ; e sicconie i monti serpentinosi della contigua yalle d'Ala
sono parimenti attraversati da filoni nella stessa direzione , a questi
parmi si debbano altribuire tutte le modificazioni degli slogamenti , e
le fessure , die con identica disposizione dividono cpiclle catene. In
cerli siti escono da sotto lo gneiss falde di steascisto granatico; la me-
desima cosa avrerandosi nella valle d'Ala, dove m'aceertai ch'esso divide
il terreno primitivo da quello di sollevamento , ossia dalla serpentina,
come si svcla in tutti qnei posti dove le acque rosicchiarono profonda-
mentc il pendio dei monti: resta pertanto molto probabile, che una
tale frapposizione si raantenga costante tutto al lungo di quelle giogaie.
Sopra ai prati della via, e nel luogo detto il Fragnh, terrilorio di
Cantoira, vm masso di roccia tutta particolare, ricchissimo d'amfibolo
actuioto, di talco, di felspato, e con poco (piarzo si mostra in mezzo a
banclii di gneiss alteratissimo , e molto somigliante alio steascisto porfi-
I'oideo, lo che io opino sia una metamorfosi dello gneiss ordinario in
conscguenza del talco, che si e ad esso mcscolato, alloraquando si sol-
levarouo le serpentine. Io ebbi gia occasione di notare un tale cambia-
mento od alterazione dello gneiss, ed allora come adesso non tacqui
questa mia opinione snggeritaini principalmente dalla costante ripetizione
d'un tale fatto, in tutti quei siti ove trovansi le opportune roccie per
originarlo. Appressandosi a cpiella roccia, che la sua natura, la distri-
buzione de'suoi componenti , e piii di tutto ancora il disordinamento
degli strati delle roccie vicine testificano di sollevamento, si sente un
forte c spiaccvole odorc d'acido solforoso, proveniente dalla scompo-
sizione delle piriti in essa annidate. II solfalo acido , che si genera
unito agli agenti atmosferici facilita lo sfacelamento della roccia, la cpiale
infatti frana e dirupa in tutta la sua altezza. II sig. Robilant racconta (i);
che auticamcnte qucUa pirite si scavava per conlo della casa Graneri;
(i) V. Mcmoircs dc I'Acadc'inie Rojralc des Sciences dc Turin. Tom. I. pog. 2G9.
DEL PROFESSOnE A. SISMONDA 2n
ora pero non rcstano plil indizi nc di scavi, nc d'altro lavoro, che
siasi fatlo per rilirame il mincrale, ma ogni cosa e stata dislrutta dalle
rovine, che si direbbero elevarsi in nuovi monli. La siratificazioDe in
quel luogo e pressoche verticale , e come mi assicui'ai , la direzione si
estende dallO. 3o" S. all'E. So" N.
L'alluvione coprc in piu luoglii il dorso di que'monti. Tra i cioltoli
che la compongono se ne trovano moltissimi di granito, che chiunque
riconosccrebbe esscre idenlico a queUo dnW^lpe (V Unghiasse ; di questo
granito cosi avvollo negli strati alluviali ne iiippi piu e piu ciottoli e
massi, e quasi sempre m'avvenne di scorgei-\'i piu o meno intemamente
di quegli arnioni, che per I'aspetto, e per la struttura sono somiglianti
all'arenaria , la cui composizione comprova tuttavia essere anch'essi di
granito.
Sul dorso del monte sopra Cantoira sono adagiati banchi di calcare
bianco siicido, cristallino e molto talcoso. Esso e adossato alio gneiss,
il quale n'e in piu luoghi denudato, ma specialmente alia radice del
monte su cui passa la strada. La stratificazione di quel calcai-e e in
millc guise piegata, cosicche molto diflicihnente si pub conoscei'e da
qual lato si diriga, parvemi perb che egli andasse nel verso del-
IE. i"5° N. all'O. 1 5° S. In csso poi si distingue uno stralo d'una roccia
soverchiamente talcosa, la quale perche contiene felspato e cpiarzo so-
miglia alio gneiss; I'inclinazione secondo le mie osservazioui e verso il
N. 20° E., ciocche stabilisce una discordanza col calcare fra cui giace,
e che io non saprci diversamente spiegare ( qualora sia uno strato e
non un filone) se non aiiimeltcndo un dislocamento del terreno pri-
mitivo , primache si depositasse il calcare. Questa non e la sola roccia
giurassica dei monti pi'esso Cantoira; un'arenaria dcUa slessa cpoca e
modificalissima esisle su quelle velte, donde si toglie, e si fa in lastre
per coprire il tetto delle case.
Nelle viscere piu profonde degli stessi monti deve rimanere Famfi-
bolite granatica , giacche coi massi , pezzi e ciottoli di gneiss , ne
trovai di tale roccia lungo il botro, die disccnde dal coUe di Per-
locana. Non essendo arrivalo a quella cima mi e impossibile il di-
chiai'are come cpiesta roccia di soUevamento si eslenda ; ma certo
essa occupa uno spazio ancora considerevole , imperocche esce alle
radici del monte di S. Cristina situato alia destra della Stura , e quasi
rimpetto al summeutovato colle. Laonde si pub molto naluralmente
28 OSSERVAZIONI GEOLOGICHE E MINEHALOGICHE
arguire, che sia lo stesso filonc , se tale e , oppure il segui'to dellaf
stessa roccia, che altraversa la valle sotto il terreno primitivo. Puo
beuissimo essere , che in queslo tragitto cssa lo abbia in cpialchc punto
squarcialo, ma la grande quantita d'alliivione imjiedisce d'assicurarsene.
La soinmita di quel monte e copcrta di falde giurassiche ; qiieste
piu non si vedono , che iil ponte di Procaria , e conslstono in nn
calcare vcrdognolo , cristairmo. Tiitti i monli fra qiicsti due punli
frappostl sono di gneiss , sul quale rlposa abbondante alluvione. In uno
di essi al Nord di Procaria , doTC manca ralluvione , la stratificazione
si osserva quasi vertlcalc ; e siccome il monte si degrado d'lina ma-
niera straordinaria , ragione volcva che di questa si cercasse la causa ,
non polendone essere la composizione, mentre il monte e di un gneiss
come i suoi vicini non cosl rovinati. lo altro non seppi vedere, ch'una
moltltudine di fessure , e per la maggior parte nel verso dell'E. 25° N.
all'O. 25° S., e questa circostanza puo per se sola aver facllitato quel di-
rupamcnto. Fra i massi distaccati ne trovai con vene d'epidoto verde
giallognolo, ciocche e frequente nei monti di gneiss, specialmente quando
sono vicini alia serpentina, e qui e appunto il caso, come diremo fra
poco parlando del monti della valle A' Ala, la quale viene a sboccare
accanlo di Pi-ocaria.
Entrando dunque per le due giogaie di questa valle , a cui meglio
starebbe il nome di spaccatura ( taille ) , lo gneiss si converte poco a
poco nello scisto micaceo , il quale scisto in molti luoghi si nasconde
sotto falde giurassiche di varia natura. A Vorragjio sono di calcare in-
clinate all'O. 25° N. lo ne presi meco alcune mostre di quello bigio
scuro , il quale , come il bianco , si torrefa per averne la calce , che
al dire di quegli abitanti e bensi grassa , ma quando sia mescolata a
conveniente quantita di buona sabbia produce un ccmento assai buono.
Avendolo trovato ruvidissimo al tatlo e di strultura granosa, mi venne
in pensicro , che contenesse magnesia ; e diffatti esaminato coi mezzi
ordinarii per dislinguere la dolomia , ne riconobbi I'esistenza. La grande
vicinanza della serpentina ci spiega come in quel posto possano trovarsi
banchi di dolomia, ossia d'un calcare a questa roccia molto affine. Altrove
la serpentina penetro in cosi grande proporzionc nei terreni stratificati,
che gli sfiguro talmente da render ora impossibile il distinguere se sicno
primitivi, oppure d'una formazione piii recente. I banchi che nascondono
I'ossatura serpcntinosa della Cresta-Pejan , detta anche monte Invian ,
t
DEL PROFESSORE K. SISMONDA 3g
nessuno li gimlichercbbe cli icrreno primitivo, se in mezzo alia grande
quanlita di talco non si scoprissero coUa leiilc alcuni ticchi , e punti
bianchi lucenli , i qiiali per quanto permeltono d'essere studiati , si
manifestano di felspato.
Varii Cloni diiiotano esscre succedute in qiic'luoglii encrgiche con-
vulsioni posleriormente al soUevamcnto delle serpentine , permodoclie
esse ne rimasero considerevolmente scompaginate. Presso alle case, dette
le fucine , sorge dalla serpentina scistosa un filone composto di pasta
di granato e d' idocrasia ; e siccome n'c visibile la sola testata , non
riuscii a distinguernc in mode soddisfacentc la direzione ; ma due
sistemi di fessure dividcnti i monti di 1;\ del ponte delle Scale , mi
persuasero , cW egli sia contemporaneo delle Alpi orientali ; ed a cio
credere vieppiu m'indussero alcuni di cssi altrove in quei monti esistenti.
I due sistemi di fessure si prolungano : le une dal S. 3o° O. al N. So" E.
ma queste sono poche ; le altre , ed in maggior numero, corrono dal-
I'E. i5° S. all'O. 1 5° N.
La corta salita del ponte delle scale e sul dorso d'nn poggio ser-
pentinoso, o meglio forse, suUa radiee di piii elevali monti di tal natura,
che dominano I'entrata del paese ^Ala. Uno c la Corbassera ; rallro
il Morosso. Non piccola cosa sarebhe il fare la dcscrizionc di tiitle le
Tarieta di serpentina, di cui questi monti sono composti; basti il dire,
che dalla compatta e verde scura si arriva per gradi a \arieta scistose
chiare con entro actinoto radiato , per cui in quel paese vien chiamata
pietra stellata. Nel monte Corbassera poi srrjieggiano filoni , cbc inte-
ressano del pari il Geologo ed il Mineralogo. II Geologo , perche gli
oflTrono facile e naturale mezzo per ispiegare le rotture, e le fessure di
que'monli ; il Mineralogo , peixhe in essi si sono scoperti minerali im-
portanti c curiosi per la natura , forma , e tinta loro ; e questi con-
sistono in granale, cpidoto, titanio siliceo calcare, calce fosfala, arbesto,
amianto , cc. oggetti tutti ricercatissimi per Tiniporlante studio della
oritlognosia. Che a cpiesti filoni granatici , congiuntamente agli allri citati
con simile direzione nel eorso di questo scritto si dcbbano attribuire le
fessure di que'monti , e forse anche I'aperlura di quelle valli , io non
ne dubito ; ma siccome qui non e il luogo opportuno di dilungarci su
tale argomento, io solo awertisco il Icttore di fissarsi suUa loro direzione,
che trovera combiuai'si con quella della vallc, ch'e dall' E. all'O. presso
a poco. II vaonic Morosso , anch'csso serpentinoso, e situato sulla destra
3o OSSERVAZIONI GEOLOGICHE E MINERALOGICnE
del lorrente e quasi dirimpelto alia Corbassera. Verso la sua cima ,
?mAlpe iletto Radis regione di Lusignelto si scavb in piu luoghi il ferro
ossidolato. Esso non coslituisce massi d'una mole ad animare le scava-
zioni ; almcno i tenlativi qua c la falti non ebbcro buon csito, perche vi
si possano fondare speranze ; cosicche quando io cola sletti si era cessato
dal lavorare , e fui lasciato molto dubbioso , se si sarcbbero riprese le
ricerche. I massi d'ossidolo di ferro sono di forma elissoide , ed il loro
massimo asse e prcsso a poco nella dirczione dell'E. aS" S. all'O. 25° N.
Esaminando tal cosa procurai ogni mezzo per evitai-e I'azionc del mine-
rale di ferro suU'ago calamilato della mia bussola , tuttavia lemo di non
essere arrivato ad annichilarla come avrei voluto , pcrloche non posso
troppo assicurare la precisione e I'esattezza di questa direzione.
Ora sc ci facciamo ad indagarc quale terreno esisla Ira i due ac-
cenaali monti serpentinosi , Corbassera , e Morosso , noi vi troviamo
falde di terreno primitivo vestite di strati giurassici , die I'urlo non e
stato abbastanza gagliardo per espcUere, e chc le catastroG posteriori
non ebbero bastante energia per distruggere. Cos! al piano dei Soleri,
sul dorse del Morosso, e su vari altri punti sotlo e sopra di questo luogo
una corteccia di gneiss molto aSinc alio steasclsto copre la serpentina,
e su esso volta a volta sono adagiate falde di scisti mica-calcari, i quali
ne ritengono I'inclinazione , ch'e all'O. 35° S. di 45" ; dal mezzo dello
gneiss si scava del quarzo grasso per uso della fonderia del ferro.
Alcuni brani di scisto mica-calcare giacciono eziandio alia radice
della Corbassera. Dirimpetto alio stabiliraento del ferro si sono fatti
alcuni scavi per eslrarre la sabbia copiosissima in quella alluvione ; cio
nonostante non mi riuscl di conoscere I'inciinazione degli scisti calcari
ivi soltostanti ; io pero opino ch'essi si abbassino verso il torrente, e siano
rilevali contro la CoT'bassera.
II ferro ossidolato non cessa di palesarsi in tutti quei monti serpen-
tinosi , e quando non vi si trova in massi , e disseminato in grani e
cristallini. Alia Giaia presso il ponte del Cresto forma un giacimento
di qualche considcrazione, donde se ne e scavato ragguardevole quantlta,
come appare da una galleria oggimai rovinata. Lo gneiss del pari e
frequente : alia rocca del Cresto, cd alia Giaia la stratificazione ne e
cosi disordinata , che non mi riusci di conoscere in modo positive verso
(jual parte dcU'orizzonte si abbassi , quantunquc sia scoperta per le con-
tinue frane , che si staccano. Piu che altrove Irovai lo gneiss abbondaiiie
DEL PnOFESSORE A. SISMONDA 3 1
alia Gola di Mondrone , dove la Stura i in csso profondamente incas-
sata , e sul piano tra il monte Rosso, e I'Uia, il quale o naturalmente
diviso in tanli compartimenti appellali piuTii o alpi di f^asnera di Pian-
prato, delle Frere , ec. Esso e seraj)re niodificato dal lalco, e pel solilo
inclina al N. 4^° O. di So". La piii gran parte delle vette di que'monti
sono di serpenlina , sicche si direbbe , che lo gneiss \i poggia imme-
diatamenle sopra. lo non voglio gia negare questa soprapposizione, tanto
piu , che ripetuti falli la dimostrano abbastanza a malgrado di altri ,
che paiono provare il conlrario ; come alle Molette e a Borgone , o
Borgione che sia , dove tra la serpentina e lo gneiss e compreso uno
scisto talcoso granatico , corrispondente alio steascisto granatico del
BnoNGNunT. Non si puo asserire essere questo un fatto generale per
que'monti; egli si ripete pero cosi sovente da fame dubitare; e noi I'ab-
biamo gia avvcrtito ne'monti a quesli opposti, die versano I'acqua nella
valle grande di Lanzo.
Le roccie giurassiche ricompariscono in falde sulla cima del monti
presso la Balma. II calcare e gli scisti sono i soli terreni di questa
formazionc ; ma ivi il calcare oltre il mica di cui e dovizioso , ritiene
del quarzo , onde coU'acciarino scintilla. II fondo della valle e coperto
daU'alluvione , nella quale non iucontrai un solo ciottolo estraneo alle
roccie di que'monti.
Per siffatti terreni si arriva al piano della Mussa , il quale merila
tntta I'attenzione del Geologo , e merita di essere fatto oggetto di se-
verissimo esame ; iraperocche la sua ronformazione e tale da lasciar
luogo a l)cUissime ed importantissime induzioni , che per avere in lore
appoggio falti incontrastabili aoquistano una tale probabilita, che poco
si scosia dalla certezza. Quel piano lungo un miglio e mezzo, largo un
quarto di miglio circa e elevalo 91 3 tcse sopra il mare (i). Lo circon-
dano da ogni ])arte nionli serpcnlinosi, i quali su jiiii luoglu paiono ar-
tificialmenle pulili. lo non sono avido di novita, tuttavia quando entrai
in quel piano, e piii di tutio dopo averne esaminata la confoi-mazione,
o lo stalo dci monti, mi persuasi, che anticamente fosse sede dun
lago , disseccatosi poscia per la rottura delle sue sponde , operata dal
sollevamcnto delle Alpi oi'ientali , le quali , al mio credere , apersero
(1) V. KUrcs sur les Talliits dc Lanzo, par I^uu Francesetti comte de Mezicnile. Turin, i8a3.
3a OSSERVAZIONI GEOLOGICHE E MINERALOCICIIE
aacora la valle. Nessuno cerlamcnle negherebbe a quel luogo il nome
di cratere di soUevamento , dalo a consirnili siti dal sig. De-Buch, op-
pure quello di valle d'eld'azione del sig. Buchland. Io non voglio di-
sculere quale del due nomi mcglio si convcnga al piano dclla Mussa ,
perclie secondo me, ambt espi-imono una siessa cosa, cosioclie li tengo
per sinouiiui ; ma voglio piutlosto dame minuta descrizione , onde fis-
sare raltenzione dei Geologi sopra un puuto delle nostre alpi , ch'io
repiito d'un iutercsse lullo particolare.
La catena circostante a quella pianura e in jnu luoglii profonda-
mente tagliata e dlvisa , cosicche pare , clie si elcvino su essa tanti
inonliceUi, die in vero altro non sono , clic reffetto della dctcrio-
razionc della medesima. Ciascuuo riceve nomi particolari, clie ti'alascio
di accennare, non importaudo al nostro scopo. Vei'so i lati del capo
superiore del piano , per due profondi intagli detti Collarin uno ,
e Col J^Arnas lallro , si discende pel primo nella valle grande di
Lanzo, ovvero al principio di quella della Moi'iana ; pel secondo in
quella di Viii, oppure anche nella Moriana, tenendosi nel vallone,
che discende verso ponente. Queste salite sono diflicili, ed anche di-
sastrose dovendosi arrampicare per dorsi e fianchi di nionti franati
e carichi di rovine ; nondimeno io consiglio di superarc questi osta-
coli a clii brama vudcre e conoscere un curiosissimo fallo geolo-
gico, il quale compensera le sofferte fatiche ; quanlunque sia dlflicile
cosa il renderne conto minuto , esatto e cliiaro , tutlavia tcnto di
riuscirvi, e abbastanza mi terro soddisfatto se giiignero ad invogliare
alcuno di fare a quei siti una visita. Uno gneiss moditicatissimo dal talco
copre e veste lutto il pendlo csteriore della catena altorniante il piano
della IMussa; permodoclie sia che si pass! nclla valle grande di Lanzo,
sia che si cali nclla Moriana , sia inline che si traversi in quella di
Viik , come io feci nel mio giro, nessuna alli-a roccia si trova, che I'ac-
cennato gneiss piu o meno alterato , sul quale secondo i sili, esislono
falde giurassiche compostc di scisli allernali con calcarc saccaroide e
micaceo. Oltrc a qucsta disposizione circolare dei terreni stralificali ,
indlcala principalmente dalla inclinazione loro , appariscono in essi
delle fessure presso a poco dall'E. all'O. , le quali si ripetono eziandio
nei monli serpcntinosi; ma nei primi nc csistono di quelle quasi verti-
cali , non piu profonde della grossezza degli strati , e queslo e uno di
quei tali fatti stimali di molto valore per la licoguizioue dei soUevamcnli
DEL PROFESSORE A. SISMOKDA 33
circolari. E per avei'e una piii giusta idea di quesla nostra opinione ,
poiche circostanze parLicolari iinpediscono per ora di aggiungcre a queslo
scritto la carta del terreiio percorso^ si consulti quella del sig. Raymond,
e si trovcra , che da tuttc le parli questa locallla c piu o meno solcala
da profondc gole o valloui, che finiscono nelle valli lalcrali o in quella
della Moriana ; c qucsti secondo noi non ebbero origine divcrsa da
quella delle suramentovate fessure , vale a dire , sono rolture o spac-
cQture in conseguenza d'un soUevamento circolare atlraverso d'un suolo
consolidato , e non gia opera delle acque, come taluni le lerrebbero ,
mentre le medesime cose non si ossei-vano in cerli siti , dove sonovi
cascale , o corrcnli d'acqua , delle quali molte ragioni ci obbligano
ad ammettere I'esistenza fin dall'epoca, in cui le cose si stabilirono
nello stato in cui oggi le vediamo.
Ritorniamo ora ai monli serpenlinosi del piano della Mussa , meri-
tandolo certi filoni di pasta di granato , ch'io giudico causa delle loro
fessure , e di quelle dei terreni stratificati nella direzione dell'E. all'O.
cloc a dire nel verso prcsso a poco delle Alpi orienlali , a cui non
temo di attribuire I'origine della valle , che in tale verso si estende :
diffalli abbiamo in essa cilati varii filoni con questa direzione , e varii
altri forse ne esistono, che sfuggirono alle nostre indagini. Sebbene
si sia di quelli parlato separatamcnte , la loro azione essendo stata
idenlica e contemporanea, si devono coUettivamente considerare, quando
si voglia avcre una soddisfacente idea dei grandi loro cffetli.
I filoni del piano della Mussa non sono tutti della stessa natura, e
nerameno mi e parso , che camminino nella stessa direzione. ]\el pic-
colo promontorio sporgente dalla catena laterale , delto Rocco nero , ne
esiste uno composto principalmcnte di pirosseno mussile , or lamellare
ed or compalto con ingemmamenti di piccoli cristalli di Topazolili (i)
stati riconosciuli per una varieta gialla del granato ordinario. Nel fianco
rivolto a ponente del monte Testa ciarva sorgono varii filoni di pasta di
(i) Coi grnuati gialU ne sono associati alcitni vcrdognoli , cd altri dove talc Unta c intcnsa
al pari di quella de'piu belli sineraldi, lo la credci sul moinento dovuta all'ossido di cromo, ma
alcune riccrchc rai provarono , ch'essi sono alfatto privi dcU'ossido di qucsto raetallo. Questa rara
varieta di granato i pure stata conosciuta dal Professorc Bonviciko, e ne parla nel Journal de PhjT'
tii/ue, lie Chimie, d' Ilistoire naturelle et des Arts de M. J-C. Delvjietuebie. Paris, Janvier, 1606.
Sehie II, Toil. I. E
34 OSSERVAZIONI GEOLOGICHE E MINEIVALOGICHE
grauato rosso , nei cpiali bene spesso s' incontrano v«oti tappezzati di
brillanti cristalll dodecaedri romboidali della stessa soslaiiza, ai quali
talvolta souo associati bellissimi prismi piiamidad di pirosseno alalite.
Sul doiso poi del medesimo monle spunta il filone d'idocrasia , donde
si estrassero rristalli regolai-issimi di tale raineiale. La serpentina in
contatto immediato di questi filoni dimostra una sensibile allerazione ;
in gcnerale si e fatta ruvida al tatlo , e bene esplorata coUa lente ap-
pare con istruttura quasi granosa ; anche la sua tinta e cambiata ; essa
partecipa del colore delle sostanze , che compongono i filoni , cosicclie
quella di Testa nera e verde livida, essendo bianca leggennente verdo-
gnola la mussite; quella presso i filoni granatici accpislo un rossiccio
alFatto estraneo alia serpentina quando e nello stato suo di pui'czza ;
codesti fatti cominciano a rendei'e molto probabile , clie i filoni sieno
posteriori alia roccia, che li racchiude ; ma quelle, die quasi I'aflerma
sono ccrte vene di ferro ossidolato nella serpentina , le quali si conti-
nuano fino alle fessure ; quivi poi invece di proseguire s'interrompono,
e la parte corrispondente si trova piii in basso , o piii in alto secondo
il pezzo di monte che si osserva ; di piu notai le pareti di queste fes-
sure lastrate , come se fossero Tune sull'altre sdruccioiate.
II Professore Bonvicino, che fece il primo conoscerc i preziosi cri-
stalli di tutti questi filoni (i), dice pur esso , che quel piano e stato
anticamcnte il fondo di un lago , e noi con esso lui ci accordiamo in
questa opinione ; ma non sappiamo uniformarci alia sua idea, che siasi
disseccato per I'accumulamento delle roccic fii'anate dai monti circostanti,
mentre noi siamo di parere , che cio provenga dalla rotlura delle sponde.
La serpentina si estende verso il Sud, e forma il nocciuolo de'monti,
che da una parte calano nella valle di Viu. Un'iucamiciatura del solito
gneiss la nasconde , ed e solo nelle profonde rotture del dorse e dei
fianchi , e sulle vette dei medesimi , ch'essa apparisce. Nei punti di
contatto di queste due roccie , la serpentina per lo piu c scistosa , e
con tale strutlura possiede un verde meno inlenso. In ccrti luoghi pero
un soltile strato d'amianto piu o meno filamentoso divide la serpentina
dallo gneiss; cio almeno e quanto ho notato presso il lago di Ovarda ,
dove lu serpentina e coperta da falde di gneiss inclinate al N. 35" O.
(i) V. Journal de Pliysiqiic , dc Cliimic , etc , dc M. DuAV^THEniE, p.-ig. 420. Paris, jamiir, 1806.
DEL PROFESSORE A. SISMONDA 35
di 45' > Ic quali conipongono il monle Sarda di la non molto lontano.
Ognuu sa quantc ipotcsl siansi emesse intorno alia formazione deiramianlo,
e tra esse quante ve ne sieno puramenle favolose; ebbene quclla che
niu di Uilte si e creduta stravagaiite , jierche lo coiisiderava come uno
sUUO |)iu o incno avanzato della rnalurazione delle roccie magnesiache,
e quella , in cui io veggo una certa tal quale probabilila , qualora si
trasporli queslo modo d'csprimersi del nostri anienali nel linguaggio
ScicntiGco alluale , vale a dire qucUo , ch'essi cliiamavano maturazione
piii o meno avanzata , da noi sia chiamato decomposizione in gradi
diversi. Diifatti io propendo molto a ciedere , che la massima parle
dell'amianto sia per tal modo originato ; ed in questa opinione vie
maggiormente i-estai conviiito , avendo ne' miei alpesti'i viaggi quasi
sempre trovato I'amianto giacere nelle commissure di due roccie diverse,
dove lo sviluppo delle correnti elettro-chimiche sono costanti ; e come
ci fecc conoscere il sig. Becquerel moltissimi minerali devono la loro
csistcnza a siffatte naturali correnti , mei'ce cui la natura niorta si fa
attiva. I pirosseni fra i miuerali cristallizzati, sono quelli, ne'quali succede
ben sovcnle questa alterazione. A Traversella se ne trovano di quelli
intieramcnle scambiati in amianto , ed altri in cui la pane interna ri-
mane inalterata ; oi'a se non fosse di questa circostanza , si avrebbero
delle dillicolta ad ammettere una tale mutazione , la quale viene poi
ancora dimostrata dalla disposizione delle fibre stesse di quell' amianto,
che sono coUcgate nella medesima foggia che lo sono le faide nci cri-
stalli originarii.
Un iinpasto di calce carbonata spatica , di fcrro ossidolalo , e di
talco riempie una spaccatura del monte serpentinoso Ovarda. La strut-
tura e la riunione di lutte queste sostanze e fatta in modo da non
lasciar congetturare con fondamento e probal)ilita , che il calcare vi sia
infiltrato , ma bensl sublimato in un cogli altri minerali , ai quali nes-
suno ricusa d'attr'd)uii"e una tale origine. L'opinlone di calcari primilivi
presentemente pare sbandita dalla scienza ; e si pretendono di una o
di ua'altra delle posteriori formazioni. Tale cosa mi sembra un'assurdila ,
a meno che i Geologi non siansi bene espressi , imperocche donde
vogliono derlvare I'immensa quantita, che ne esistc , se non lo risguar-
dano crcato da principio con tutti gli altri materiali del noslro globo,
esscndosi presentemente condannale c rigettaie tutte quelle supposizioni
capricciose di metamorfosi, di facolta procreatrice conceduta dagli antichi
36 OSSERVAZIONI GEOLOGICHE E MINERALOGICHE
all'acqua, ec. ? lo dunque opino, die il calcarc sia priinitivo al pari dello
gneiss , ma che , per essere facilniente disaggregabile , e per divenire
in certe condizioni facilmenle solubile , sia staLo ncUe varie rivoluzioni
tolto dal posto suo priinitivo , e poscia abbandonalo qua e la alio stalo
o cristallino , o compalto, o polverulento. Esso ritiene poi reliquic di
varie generazioni di esseri organizzati se ando soggctto alia sola azione delle
acque; se invece contril)uirono a modificarlo le roccie di sollevamento ,
si dislrussero e scomparirono ogni spoglia, ed ogni segno degli antichi
abitanti; dove finalmente la sua posizione lo soUrassc ai dissolventi, e
ad ogni causa capace di cambiarne il giacimenlo , come in cerli filoni,
mi pare si debba dire primitivo, quantunqiie compavso suUa superficie
dclla ten-a posteriormente aU'esistenza degli esseri organizzati, come si
dicono molti graniti , tuttoche coprenti falde con esseii organizzati; laonde
Tepiteto di primitivo aggiunto al calcare del filone deWOvarda, gli e coii-
venientissimo, come pure si conviene a quello dei filoni granatici della
Mussa , e a quello dell'interno delle miniere di Traversella , non essen-
doviluogo a supporre in questi diversi sili un'infdtrazione di tale materia.
Sul picciolo piano alle falde del colle sono sparsi massi e pezzi di
varia mole delle roccie, che compongouo i vicini nionli. Tra essi ne notai
molti attraversati da grosse vene formate di sostanze eterogcnee come
Epidoto verde , Sfeno , Ferro ossidolato e Talco. La tessitura di questo
impasto e tale, che malagevole cosa sarebbe il riconoscere le diverse
sorta di minerali ; ma per buona ventura vi si trovano crislalli regolari
di ciascuno di essi. Una imminente pioggia , ed il lungo cammino, che
ancora restavami da fare, m'impedirono di cercare donde derivassero
cosilTatli massi, laonde ignoro se staccati sieno da un filone, oppure da
un ammasso di mole maggiore.
Quando si percorre I'opposto pendio di questo monte, che di-
scende sopra Usseglio nella valle di Viii si mirano a un diprcsso
Ic stesse cose gia accrnnate. La serpentina qua e la si mostra, o perche
vi sono slati dirupamenti, ovvero perche vi esistono delle grandi spac-
cature , che dalla medesima si possono credere originate ; almeno cosi
mi parve di vcdere nel monte detto Torre della Novasca , nel piano
di Venaus , cd in pii!i siti del vallone dcllo slesso noma, per cui si
disccnde in una borgata d'Usseglio; discesa difficilissinia e quasi impra-
ticabile per gli abitauli stessi di quel luoghi , i quaii quando passano
dall'una noiraltra valle tensono un ben diverso cammino , che le niie
DEL PROFESSOUE A. SISMONDA 3-1
guide ignoravano , e chc la folta nchbia impedl di vcdere. Verso il flne
poi di qucsto vallonc si alzano quasi perpendicolarmente scisti bigi e
liicenli alteniali con calcare scuro e saccaroide. Gli strati dello gneiss
soiio lalincnte disordinaii, clie non venni sempre a capo di noiarnc la
pcndenza , ma dove polei eonoscerla mi si presento verso I'O. 35" N.
Gli scisti quasi verticali stanno invece direlti presso a poco dall'E. all'O.,
ed hanno fessiirc a tali direzioni perpendicolari.
NeU'esplorazione della valle conobbi , ehe i monti si compongono
degli stessi ten-eni accumulali nelle giogaie gia descritte; locche tmta-Nia
uoii mi dispcnsercbbe dal pai'larne parlitamente , se non fossero rap-
presentati dalle slcsse roccie , e nella stessa guisa modifieate ; laonde
mi limitero a narrare solo quelle cose, ehe mi paiono riunire maggiorc
interesse per lo schiarimcnto dell'adottata leorica.
Moltissimi sono i luoglii , dove comparisce la serpentina , e sia ehe
si percorrano le falde , il dorso , o la cima di que'raonti avvien sempre
di trovare qua e la una lal roccia di sollcvamento o denudata aifatto ,
oppure uscire piu o meno dai terreni stratiGcati , i quali per lo piii
inclinano al N. 35° O. di 4"° a 5o". Tralasciando di parlare dei siti,
ove forma solamente vene , io cilero alcune di quelle localita , nelle
quali essa si mostra per buon tratto denudata. Cosi si vede alle radici
delle catene fiancheggianti la valle presso il luogo appcUato il Ciabert,
come parimentc si trova alle Trapelte , alle fontane cliiamate collo stesso
nome , nella gola delta Costa-Soleri , al Balzo della Colombaia , al
Pis-Madai , al Monte delle Coppe pel quale si Iraversa a Bussoiino nella
valle della Dora , ec. Quivi poi tutlo par favorire una niia opinione ,
ehe la serpentina cioe si continui solto le falde dello gneiss (ino nelle
viscere del monte Rocciamelone , il quale dalla parte della valle di Viu
e vestilo di falde giurassiche su piii punti rose dalle acque, per le cui
rosure si scoprc lo gneiss soltogiacente. Oltre a cio ivi si scopre ancora
im allro fatto da me in piu luoglii osservalo , senza pero cli'io abbia
niai potato iutenderne bene la causa. La serpentina piu superficiale, e
spccialmente quclla in contatto irnmediato coi terreni stratificati, invece
il'essere compatla e coUa linla vcrde oscura, e scistosa e livida.
Dalle narrate cose si puo gia comprendere, ehe il nocciuolo di quelle
catene e di serpentina; ma qualora i fatli in complesso cilati si giudi-
cassero insuflicienti, e non abbaslanza estesi e frequenti, come si vogliono,
per iscliivare ogni obiezione ehe a questa asserzione si possa opporre.
38 OSSERVAZIOrtl GEOLOGICUE E MINERALOGICIIE
io raccomando di csaininarc la natura de'inonli siliiati quasi alio sbocco
tlella valle , i qiialL meglio chc qualunque ragionameuto , ch'io sappia
fare , la diinostrauo in una maiiiera incontrastahile , impci'ocche sono
anoli'essi compiutamente di serpentina , alia quale verso ponentc slanno
addossale falde di gneiss. E cio non solaincnte presso il Colic delta
Ciarinetta sopra Viu, ma ben anclic nella eoniinuazione dcUe "iogaie ,
chc vanuo poseia a formare il montc di S. Ignazio, la cui cima sovrasta
a Lanzo. E dove poi lo gneiss non permctte di vedere la roccia solto-
stante , la si pu6 presumere dal niodo iu cui esso e modificato. La
sostanza talcosa non si e sempre limitata al solo gneiss , ma modifico
pur anche le falde giurassiche , clie iu piu luoghi il vclano. Io non cito
tutti i sili , dove I'uno o I'altro di questi due terreni si prcsenlano ,
conciossiachc di essi se ne trova iu molti luoghi della valle, conservando
quasi costantemente 1' inclinazione piu sopra indicata. Nel piano pero
di Malciaussia notai un fatto euriosissinio. Tra le falde indubitatatnenle
giurassiche del monte Faisasse , e di quello dctto Bauso delt Orso che
sembra chiudcre la valle, la quale tuUavia si continua fino alle giogaie,
che ci limitano coUa Savoia, ed in cui si puo altraversare passando il
coUe di Lautaret , giacciono banchi formati di sotlilissiini slrali d'una
roccia ricchissima di talco con poco fels|)ato. Un talc incontro mi rese
dubbiosissimo sull'epoca dello steascislo, non solo di queslo luogo, ma
eziandio di tutti quelli altrovc trovali , e ch'io sempre congetturai di
terreno primitive modificato; laonde cercando se v'erano fatti per dilu-
cidarmi un cosl inaspcttato giacimento , scopcrsi infine nel sito appellato
Pietra morta la roccia talcosa intercalata collo gneiss ordinario in
disaggregazione , il quale , siccouie le falde giurassiche , si abbassa al
N. 25° O. di 45°; lo strato talcoso inclina pur esso nello stesso verso,
ma di 55°. Qualora non mi sia sbaglialo nell'ossei'vare , e che vera sia
una tale discordanza, resta dimostrata I'indipcndenza tra la roccia talcosa
e quelle che la racchiudono ; pertanlo non sembrami fiior di proposito
il credere, che vi sia cola stato un'iniezionc di sostanza talcosa, la
quale passando per li diversi strati tolse a ciascun di essi qualcuno dei
componenti , conteneudo felspato nello gneiss , felspato e calcare nelle
falde giurassiche.
Nel vallone A'Amas , chc volli anche vedere , la natura dei monli
e la stessa dei lin qui mentovati. Secondo i varii luoghi si trova 0 dello
gneiss talcoso, o dcllc roccie giurassiche come scisti e calcari, ma nou
DEL PROFESSOnR A. SISMOKDA 3g
sempi'C nello slato ordinario. Spcsso racchiudono anch'esse della sostanza
talcosa , die loro di un aspelto molto consimile a qucllo dello gneiss,
dal quale pert) si distiuguono e perclie mancano di fclspato, e perche
coutengouo faldelliue di calcare granoso ; di qucsta soslanza lulta la
roccia n'e iiapregnata, cd i pczzcltiui che ne sembrauo privi, la palesano
poi mediante I'acido. nitrico.
Qnoslc roccie dove esistono franano molto facilmente , il che meno
duUa loro nature, die dalle utuncrose fessure dipendc. La borgata delta
ChiapeUa , siluata sotlo un monle in massima parte composlo di tali
roccie , sembra debba restare sepolta sotto la prodigiosa quantita dei
massi , die si staccano e prccipitano al basso. Gli strati pendono al
N. 25° O. di 4"° '^'^ quesla pendcnza uon e costante , anzi bene
spcsso cambia e divienc anche confusa, oosa die aumenta nei nionli di
Bassiiieto c della Mulatcra , ed in quelli eziandio a questi viciui. La
cagione di lutti quel disordinameati paroii risieda nei filoni , die ser-
peggiauo deutro i summeutovali monli. II coballo (i), di cui essi sono
ricclii, forma ])rcsentemente Foggelto delle scavazioni ; il ferro spatico
di cui sono maggiorniente doviziosi, non si cura. I filoui tengono varie
direzioui incompatibili fra loro ; ma qimndo sL studiano sembca tuttavia
clie sicno lutti deU'epoca dellc jllpi, orientali ; impetocGhe il maggiore
di essi, oggidl abbandonato, si estcade presso a poco dall'E. all'O. ; gli
altri si scostano bensi da questa direzioiie , ma ad esso sono congiunti
in tal modo da far congetturare , die ne siano diramazioni. Almeno cosi
mi parvc di vedere, quando andal a. \isitare quella minieiia ; siccome pero
Bon potel esaminare la localita, come mi era< proposto per bene assicurarmi
del giacimento dei filoni,non e improbabile ,. e noa mi farebbe maraviglia,
die si riconoscesse essere l Oloui di cobalto tagliati da- quelli del ferro ;
anzi avvertisco , die moltc delle cose su cui appoggio il mio giudizio ,
le seppi dal caporale minatone ; cdi ognun sa coine sia. difficile il farsi
inteiidere, ed inteiuiere queste pcrsone , Ife qualii per lo piui nascoudono
(i) U cobalto arsonicalc c ilbigio, che formauo I'oggclto deilc speculaiioni sono . a»sociati al Diicolo
arscnicalc , € a piriti. Tulli questi minerali vanno soggetti a uii'altcraziouc per cwi si producono
del coballo arseuiato distingiiibile pella sua tilita di fiori ili pcrsico ; del Piicolo arscniato Verde,
c del ferro solfalo. Questi canibianienti succcdono per la flssazionc dcll'ossigeno , ciie i mijierali
ac<{uistaDO dalfaria , 0 da qualclie altro corpo , ina il ferixi carbonato invecc si decomponc , pcrde
il suo acido , c vi subeiitra dell'acqua ; di (jucsti fenonieni ne accadoiio costautemente nellc viscere
della terra, come fccc conoscerc il sig. BEC(^>DEnEL, die ne diedt; una soddisfaccntissima spiegazione.
4<> 0SSERVA2I0WI GEOLOGICHE E MINEUALOGICHE
la verila , temendo di rivelare un segreto , od altro , die loro possa
nuocere. Se vere dunque sono le dichiarazioni del caporale, le diramazioni
prolungate verso il Sud abboudano di cobalto, nel mcntre die le op-
poste soao ricche di ferro: ma il fatto si e die cjuesle sostanze si trovano
nelle une e nelle allre, come m'assicural io stesso. Quale poi sia il
miiierale, che riempie il Clone principale diretto dall'E. all'O. non saprei
dirlo con sicurezza, non aveudo scoito gli opporluni indizii. In uii Iralto
di esso scoperto , dove solo rimangono le due pareti laterali in tale
stato da far giudicare, die per qualcliecosa vi abbia coutrlbuito I'opera
deH'uomo, Irovai qua c la pezzi di ferro perossidato bruno stalaltifornie ,
ed allri ylobosi e radiati, ossia la varieta delta da taluni sjevosiderite.
Questa apcrtura o intaglio, dice il sig. De-Robilant, gia csisleva quando
nel 1753 si scoperse la miniera di cobalto, lo die fa sospettare , che
gli anliclii scavassero in quel sito sostanze metallidie. Io non voglio
entrare in ragionamenli storici , poiche mi mancano i documenti oppor-
luni per sostenere una qualunque opinione ; solo diro, che la guida mia
m'assicuro d'avere dissotterrato in un suo podcrc presso il T illaretlo varii
pezzi di piu libbre dipeso, di ferro metallico informe, insieme a scorie
vetrose , rottami di malioni , tcgole , cc. Io jiassai sul sito medesimo ,
e quantunque non abbia fatto smuovere e scavare il terreno , nulladi-
meno esplorandone le ripe m'accertai , che in tale racconto non havvi
nientc d'improbabile , e nemmeno d'esagerato.
Su tpellc elevate regioni mancano le falde giurassiche e la serpentina ,
ed altra roccia non compare che lo gneiss modiflcato , il quale giace
con tale positura da rendere sempre piu dimostrato il solleA'amento
circolare della serpentina del piano della Mtissa , a cui sta a ridosso.
Esli e bensi vero , che stando alia attuale sua indinazione, non vi sono
troppc ragioni , perche il nostro modo di vcdei-e rimanga saldo alle
obiczioni ; ma convicne ponderare i cambiamcnti apporlali dai filoni ,
(he sorsero posteriorinente ai fatti di cui noi parliamo , c dci quali una
bellissima testimonianza si ravvisa nelle niolte screpolature di ([uelle
giogaie , ed infine cio compi-ova il vallone sicsso , die secondo noi
ir stato originato dalla maniera con cui si sollevarono le serpentine
ilflia Mussa.
I monti di quella valle , die noi abbiamo csplorati Gno a Viu , non
presentano fatti mcritevoli di particolare mcnziouc , tanlo piu che le
roccie si conservano sempre le stesse. Passando il coUe della Ciannetta
DEL PnOFESSOnE A. SISMONDA ^I
per I'ilornaic nella valle di Lanzo di quando in quando lungo quel
montc , c da ambe le parti di esso , la serpentina spunta traverso lo
gneiss, 11 qimlc quivi si scompone , e si caml)ia in terriccio giallognolo;
lo chc succeile parimente presso il monte di S. Ignazio ; ed e [)recisa-
incnte sotto il Santuario, ihe noi l'abl)iamo ossei-valo. L'incUnazioiie
degli «trati in questi ultimi sili e al N. 25° 0. di 48°. Tal cosa farcbbe
ci'«derc lo slogameiilo indipendente dalle serpentine, ciocche e falsissimo,
e questa falsita si rileva subilo badaudo alia forma della massa serpen-
linosa , la quale e clissoidale , permodoclie i terreni stralificati , che si
trovano ai due estreini capi dell'elissoide debbono per nccessita ritenere
una posizione perpendicolaie a quella , che ritengono le falilc situate
sui fianclii del mcdesimo.
Ho tralasciato di accennare il terrene alluviale , che in piu luogiii
copre le falde dei monti della valle di Viii , non avendo in esso scorto
cosa alcuna di parlicolare interesse; ma non e cosi di quelle, che glace
sotto 11 monte di S. Ignaiio alio sbocco della valle di Lanzo. To cbbi
gla a parlare di simile terreno in questa valle , ma qui un fatto non
altrove osservato vuole, che mi trattenga a darne ragguaglio. Sul pendio
adunquc dell'accennato monte risguardante il torrente Tasso sono ac-
eumulati massi, ciottoli, ghlala, sabbia e terra in falde alternative colle
stesse irregolarita , che gia possedeva 11 suolo prima del loro deposlto.
In codesti materiali piovenienti dalle superiori montagne , sono sepolti
i vegetabill, che crescevano in quel luoghl anlerlormente alia rivoluzlonc,
a cui si devc un tale accumulauicnto dl soslanze cosl differcntl , che pel
lungo spaeio di tempo , e per altre cause non cosi facihnente determi-
nabili soflersero una tale alterazione , chc 11 scaniblo nel I'icercatlssimo
-combuslibile fossile detto lignite. E cpiantunquc non si possa dubitare
che quel terreno non sla in un punto plu che nell'altro stato soggelto
alle varle cause , che su esso poterono opcrare , nulladimcno i vegeta-
blli ivi racchiusi non posscggono tutti il mcdesimo grado d' alterazione;
ciocche provienc forse dall' Indole stessa delle piante , sapendosi che
non tutti i Icgni posli in condlzioni Identichc provano eguali altera-
zioni ; e quamranche cio arrivassc , gli uni plii degli altrl vi reslstono.
Gil strati del combustiblle si ripelono poi molle volte, e sempre accom-
pagnati da due sottili strallcelll dl sostanza argillcsa fra cui sono racchiusi.
Nelle altre sostunze non notal ne particolarila di natura , nc glaclmcnto
^ERiE II. Tom. I. J
42 OSSERVAZIONI GEOI.OGICItE E MINFn W.Or.KHi:
siiigolaie, solo clic si allcrnano , seiiza distribuzioiic die siiggcrisca ;il-
<iiii;i iinpoilantc considurazione.
CONCLUSIONE
I falli iiarratl conferinano scm]ire piu la teoria del soUevaineiUi
ogi;iinai adoltata da tutti i Geologi , invece della Nelimniana , die net
leiiipi, ill cui la corteccia del globo era meno coiiosciuta, doiuinava in Uittc
lo scuolc. Questi stessi fatti svelano ancora , die in questo piccolo spazio
\i fui'ono almeno Ire soUevamcnti ; imo delle serpentine conlemporaiieo
al sislcma delle Alpi occidentali , avvenuto subito dopo la formazione
terziaria media ; I'altro consiste nei vai ii filoni , i quali come il palesa
la direzione , uscirono all'occasione deU'ultima grande rivoluzione detla
•lal signor Elia di Beaumont delle Alpi orientali. Ma oltre questi due
soUevamcnti, noi ne crediamo in quci luoghi un terzo ad essi anleriore ,
imperocche ivi mancano i terrcni crctacei e terziarii mcdii, ciocche noii
dovrebbe essere , se quelle rcgioni fossero state in quelle epoclie im-
uiei'se neltc aequo, in cui siOatti terreni si depositarono ; e infiiie i
fossili rinvcuuti provano clic nell'epoca terziaria superiore il mare arri-
vava lino allc falde della catena alpina, come ci proponiamo di dirao-
slrarc nella continuazione di questo scritto.
--TavSTT—
43
DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE
NOYIS AUT MINUS COGNITIS
Fasciculus II.
AUCTORE JOSEPHO GENE
Exliih. die Qr idiiuarii )838.
I.
Cymindis Marmorae , Nod.
Tab. I, Cg. I.
j\igra , nitida , capitc tJioraceque obscure ferriigineis ^ eljlvis striato-
pimctatis , interstitiis parce punctulatis , margine exteriorc, inactila
humerali apicalique , antennis pedibusque dilute ferrugineii.
Longit 3/, -4 li'i- — Lalit. i "/, liu.
Frequcns sub lapidibus in siiminis \\\<^\s del Genargentu , mm. iiiiiio
et iulio.
Descr. Species quoad elylrorum jiiciuram Cjin. laterali el binotaUie
Fischeri, nee non Cjm. maculaii Manucrlieimi , afTinis, sed ah hisce
insectis rossicis diversa capile llioraccque impunclalis, abdomine nigro,
jiubescentia nulla. — Caput oliscurc ferrugincuui , iiilidum ^ sub iente
\ix punctulatum, circa oculos longitudinal'iler rugosum, antennis dilute
ferriigineis. Thorax capili concolor, sulculo longitudinali lugulisque un-
dalis, Iransversis , irapressus, marginibus pracscrlim poslicis sublilissiuie
44 KE QUIDl'SDAM INSECTIS SAUDINIAE ETf,.
ruguloso-punctalis. Elytra mgro-castanea , niluTa , profumle punclalo-
Striata, intcrstltiis parce et vix sensim punclulalis, macula humcrali
oblonga cum inarglne lalerali coliercnte, margine ipso lineolaque apicls,
inter striam 2.=" el 3."" ut plurimnin incliisa , dilute ferrugincis. Ab-
domen nigrum, nilidum. Pedes anlenuis macnlisque cljlvorum con-
colores.
Spcciem dixi in honorem Viri et Conlegae praeslantissimi Eq. Albevti
dclla Marmora , qui iniprobis laboribus, omnigeiiaque doctrina Sardiniae
historian! naturalem et ciTilem imentis et observationibus summi prctii
ditavit.
II.
Lebu nigricolUs , Nob.
Tab. I , fig. a.
Nigra, iiilida , antennarum\ai-ticulo primojerrugineo ; coleoptris JIavis-
Longit. 2 '/j liii. — Lalit. i '/j li'i-
Algore correptam semel legi in nive del GenargenUi , ilieunte iulio,
Descr. Lebiae onines , quotquol ad nostram hacteniis aetatem ab
auctoribus proditae sunt, prothorace rufio vel testaceo gaudent: species
nostra e contra banc corporis partem penilus nigram habet, ideoque
pcrquam distinctissima et primo intuitu dignosccnda inter congeneres
evadit. — Caput parvum, nigrum, piinctalum , punctis latis , confluen-
tibus , ore peiiitus concolore. Antennae iiigrac , articulo primo ferni-
gineo. Thorax niger, subtransversus, capite vix latior, utrinqiie ro-
tundalus , marginatus , marginibus reflexis , angulis anticis rotiuidatis ,
posticis rcclis, profunde foveolalis, supra in medio longitudinalilcr sul-
calus, sul)tilissime transversini rugulosus. Sculellum parvum, triangu-
lar e , acutum, nigrum. Coleoptera nigra, striato-punctata , interstitiis
parce cl sulitilissinie punctulatis , macula magna humerali alteraque
apicali in singulo clytio ilavis. Abdomen et pedes nigri , ungulis dum-
taxat rnfis.
AUCTORF. J. GENB 45-
Olisov. Nix G cnaigeii tea ,, quae in seram acstdtem sacpissimc per-
dm-at , attenlis ocalis lustrala pluriinas et sane perraras, quandocpie
ctiam prorsus novas insectorum species mihi obtutit. Utnim vento per-
rulsa illic tot animalculn conciilant , an nivis ipsius nilore rapla, uli
id ol)llncl apud nonnulla Lejiidoptera diurna qiiac candidis linlcis e
longinquo advolant, me omnino latet. Utcuinqne Tcro id accidat, dolet
de Insectis co mode et loco inventis ne verbiim quidem, qnod ad mores
vei vitae oeconoiniani spectct , dici posse.
III.
Caradus Genei , Dej.
Tab. I, fig. 3.
Oblon^o-ovatas , niger , nitidus ; thorace subquadrato , rugoso; cljlris
conjerlissime striato-piinctatis , interstiiiis interruptis , Uneolis majo-
ribus elevatis triplici serie.
Longit. ID- 1 1 lin. — Latit. 4-5 ''D-
In montibiis di Limbara frequens ineunte primovere; reliquis anni
teinporibus aeque in monlilius obvius , sed admodum rarns.
Descr. Hoc insectum idem esse ac Carabum quemdam a clariss.
Doctore Ramburio in Corsica inventuin et a Comite Dejcan in 2.' Ca-
lalogi sui editione Rambnrii nomine indigitatum , patriae \icinitas et
nonnuUorum Eutomologorum sententia primum mihi persuaserat. Op-
portune altamen de hac synonymia serins dubitavi; species enim cele-
berrinio Parisicnsi Entomologo commiinicata a Carabo corsico diversa,
thorace in primis sidjquadralo (i), habila fuit mihique bcne\olenter
dicata. — Corpus totum nigrinn , nitidum , supra vix sensim metalle-
scens , oblongo-ovatum , magnitudine et forma Carabi Rossii , Bon.
Caput parvura , inter octilos parce et vage punctulatum , pone ocnlos
rugulosum. Antennae nigrae , articulis ultimis brvmneo-pubescentibus.
(1) Thorax Carabi Hamburii valde coriliformis. Dc). in litt.
46 DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDrwiAE ETC.
Tliorax subqiiatlralus , lalus , antice posticeque cmargiiialus , angulis
anlicis rotundalis, poslicis dilalatis, subrcflexis , fere reclis , liiica media
lon"iludiiiali , punclis confertis rugulisqiie flexuosis impressus. Sculelhim
pavvum, transversum. Elytra convexa, ihorace Iriplo longiora, confer-
tissime slriato-punclata, slriis punctisquc minutissimis : inlerstitia ele-
vala , inlerrupla , in lineolas seriales , oculo armato postice aculeatas ,
divisa, lineolis tertii, seplhiii et decimi maioribus magisque elevatis.
Pedes nigri , nitidi.
Obseiv. Faleoi- me noii sine quadam repugnanlia , immo invilo
prorsus animo , specicbus mild dicatis locum in hoc fasciculo dedisse :
sed necesse id milii erat praestandmn , eo enim tempore quo cl. Dejean
banc honoris significationem largiebatur, icones iam aeri absolverat
caelator.
IV.
Nebria Genei , Dej.
Tab. I , ng. 4.
Testacea vel ferruginea eljtris obscuvioribus ; thorace postice valde
coarctato; pectore nigro , nitido.
Longit. 4-4'/. bn. — Latit. 1 /, lin.
Secus torrentes et rivulos montanos Sardiniae boreabs et mediae
sub lapidibus frequens, ram. iunio et iulio.
Observ. Hauc speciem ISebriae pectoralis nomine in Museo Tauri-
nensi atque in blleris designaveram : cum vero nonnuUa einsdem spe-
rimina Comiti Dejeanio misisscm , Vir clarissimus aliam iam extai'e
Nebriam itidem nuncupatam monens inventoris nomine distinctam re-
inintiavit.
Descr. Nebriae Schrebei'sii Dahlii colore aliquantum aflinis, sed
statura minorc, thoracis forma longe alia, abdomineque testaceo abunde
dislincta. — Color in speciminibus iiuper exclusis flavescens vel dilute
lirrnginfus , in rcliquis rufo-brunneus , elytris obscurioribus. Caput
giabrum , inter antennas bifoveolatum , verlice pauUisper et transversim
dcpresso. Thorax brevis , glaber , in medio sulcatus , postice confertim
ALCTORE J. CE.NE /
4?
punctalus ateribus late marginatis, .nargine elevato , .eflexo ante
meduun valde dilatatus , poslice truncatus , vaUle cons.rictus, a'n.ulis
i-ec US : C.SCO m perfectissimis individuis nigrescente. Colcoptra angustc
ovata thoracis basi duplo latiora , apice Icniter sinuata, subangustata
supra depress.uscula, punctato-striata, ialerstitio tertio punclis c.uatuor
V.X consp.cuis impressis. Corpus sdHus cum pedibus dilute ferru-i-
neum, vel testaceum , mcsothorace et metathorace nigris, nitidissiml.
V.
NoTioPHiLus marginatus , Nob.
Tab. II, fig. ,.
Supra aeneus, nitidus ; fronle prof undo striata; eljtris cjaneis , pimctato-
strums, bijovcolath , plaga suturall nitidlssima ; marginibus extimo
et apicali late Jlavescentibus.
Longit. 3 '/„ lin. — Latit. 7, lin.
Semel lectus prope rivukim in montibus di Corruboi, m. iunio
Descr. Notiophilo biguttato Fabr. n.inor. _ Caput cupreo-aeneum
Ironte inter oculos profunda et longitudinaliter striata. Antennae ni-
giae, uifenus lestaceae. Thorax aeneo-virescens , cupreo perfusus
pmiclat,ssnnus, antrorsum in medio productus , acumiualus, longitudi-
nahter obsolete nnpressus , postice anguslatus , utrinque subfoveolatus
angul.s rect.s. Elytra cyanea, nitidissima; iuxta suturam stria Integra
I'unctata; dem spatium latum, laevissimum, politum; superficies reliqua
exterior rcguianter punctalo-striala, vilta flaveseenli ab angulo humerali
ad ap.cem producta, ibique valdc dilatata : paullo ante medium disci
lovcola magna unpressa , altera autem minor prope apicera. Corpus
infra nigro-aeneum, nitidum. Pedes nigro-aenei til)iis testaceis.
Species haec vilta elytrorum fiavescente a congeneribus hucusquc
cognius adco et tam perspicue diflert, ut vix fusa descriptione indigeat.
48 OJE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ET<:.
VI.
Chlaenius auricollis, Dahl.
Tab. I, fig. 5.
Capile viridi-aeneo , iiitido ; thovace concolore vel cupreo nitente ,
glabro , puree punetato , pimetis in series lovgitiulinales digeslis ;
eljtris t>iridi vel cupreo-aeneis , pubescentibus , striatis , striis subti-
lissime granulatis , margine Jlavo ; anteniiis pedibusque dilute testaceis,
geriiculis tarsisque Juscis.
Longit. 6;/ -7 lln. — Lalit. 2^/^-3 I'm.
Secus amnes et paliides in Sardinia pi'aesertim austi'ali et media ,
toto anno , -vulgatissimus.
Descr. Chlaenio festivo , Fabr. valde afllnis , sed snadente innix-
merorum speciminum inspccti-one ad propriam et distinclam specieni
rei'erendus. — Color capitis constanter viridi-aeneus, nilidiis, numquani
vero , ut in Chlaenio festivo , cupreus vel cnpreo-perfusus. Antennae
testaceac. Thorax capiti intei-dum concolor , saepius cupi'eo-pei'fusus ,
parcissime rugidosus , sub lente subtilissime et confertim pnnctulatus ,
punctorumque maiornm seriebus sex vel ocio longitudinalibus , fere re-
gularibiis, impressus. Scutelluin aeneum. Elytra viridi vel cupi'eo-aenea,
pubescentia , striata , interstiliis subtilissime granulatis, margine flavo
posticc pauUo latiore. Corpus infra nignnu , nilidum, abdomiue pcnitus
concolore , nee flavo aut testaceo-marginato. Pedes dilute testacei ,
geuiculis tarsisque iufuscalis>
AUCTORE J. GENE ^g
VII.
Agelaea , Nob.
Novum genus e Feroniarum tribu.
Cliaracteres essentialcs.
Tarsorum anticorum articuli tres primi in mare ililalali, coitli-
foniies.
Palpi clongati ; maxlllarcs externi articulo 2.° crasso , incurve ;
3." obconico , 4-° fusiformi , acute, vix truncate; labiates articulo ul-
timo subulate.
Jntcnnae filiforines, corporis dimidio longiores , articulo i." incras-
salo , mciliocri; 3.° brevi; 3.° omnium longiore.
Labium prominulum , quadratum, anlice recta truncalum.
Mandibulae porrectae , trigonae , parum arcuatae , acutae.
Mentum emarginatum, dente medio acutissimo.
Descr. Caput elongalum, fere rhombeidale , oculis par\is, dcpla-
natis , neuliquam promiuulis , ciista seu cannula superoculari anguslis-
sima , parura elevata , vix conspicua. Antennae corporis dimidio lon-
giorcs , articulo i.° incrassato, cylindrico , mediocri ; 2.° brcvi; tertio
omnium longiore. Labium prominulum , quadratum , anlice transverse
cl omnino recta truncatum. Mandibulae porrectae , trigonae , parum
arcuatae , acutae , latere interne vix crenulatae. Maxillae elengatae ,
acutissimae , inlus pectinatac. Palpi maxillares externi valde elongati ,
articulo secundo magno , crasso, depresso , incurve : 3.° obconico, te-
reti , sequenti parum breviore ; 4 " fusiformi , acute , apice vix sensim
truncate : maxillares interui ct labiales articulo ultimo fusiformi, subu-
late. Jlenlum laic emarginatum , dente medio producte , acutissimo.
Thorax valde clongatus , cenvcxus , anlice posticeque recta truncatus ,
lateribus marginatis, pone medium anguslatus. Coleeplra oblongo-evata,
capite tUoraceque latiora, convexa: alae nullae. Pedes validiusculi , clon-
gati , libiis antlcis latere interne profunde excisis. Tarsi infra valde se-
losi : j)oslicorum nrticuli clongali , subcylindrici ; inlermcdiorum bre-
viusculi , obconici ; anticorum in ulroque sexu obcordali , in mare
Serie II. Tom. I. o
5o DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
cHlalati, i.° rcliquis crassiore , 2." et 3.° transversis. Ungues longiusculi ,
gracilcs , ncutiquam scrrali.
Nonien ab A'^^Xafo; - grcgarius.
Observ. Quoad habitum genus hoc geneil Stomis Clairv. quam pro-
xiine accedit : ab eo tamen ditrert antennarum articulo 3.° omnium
iongissimo ; palporum maxillarium et labialium articulo ultimo subulato,
oculis planis , etc.
Locus in methodo inter Cephaloddes et Stomides.
Agelaea fulva , Nob.
Tab. II , fig. a.
Fulva , eljtris striatis.
Longit. 3 '/^ ■ 3 /I lin. — Latit. 1 lin.
Frcquens hoc insectum et saepe gregarium occurrit in arborum
truncis marcescentibus , secus rivulos , in editioribus del Genargentu ,
mm. iunio et iulio.
Descr. Caput glabrum , inter antennas bifoveolatum. Thorax in
medio sulcatus , linea semicirculari entice impressus , postice obsolete
transversim impressus , angulis obtusis , subrotundatis. Elytra striata ,
interstiliis glabris^ margine laterali seriatim foveolato. Color ubique
fulvus, oculis nigris.
VIII.
Anisodactylus virens , Dej.
Dejean, Spec. gen. des Coleopt. T. IV. pag. i35. n.° 2. — Eiusd.
Jconographie des Coleopt. T. IV. pag. 67. lab. 176. fig. 2.
De hac specie, quamvis nee nova, nee in Europa meridionali rara,
mcnlionem obiter facere opportunum existimo, ut, quo egregie et con-
slanter a oongeneribus differt , character innotescat. Clarissimus Dejean
qui primiter hoc insectum descripsit , colore tantum et thoracis forma
AUCTOHE J. CENE .'j I
(Hsliuxit : scil color, Icslc ipso clavissimo Auctore, saepissiine liulil nunc
viriiU-aencus , nunc obscurus , alias cupreus ; thoracis aulem forma ,
angulis scilicet poslicis rotundatis, fere eadem in plcrisqup Anisodactylis
recurrit. Finnissiinam ct longe meliorem notam ad hanc speciein di-
i"uoscendam suppcditat spina apicalis interna tibiarum anlicaruni , quae,
simplex in reliquis , lata et evidenter Iricuspis in hoc Anisodaclyio
conspicilur.
Frequens occurrit cum Jnisod. heroe ct btnotato in locis uliginosis
et secus paludes totius Sardiniae , jirimovcre et aestate.
1%.
AcMAEODERA Borji , Brulle.
Confer Fascic. I.""', num. ii.
Acmaeoderam Sardoara , quam eamdem cum Acmaeodera Borji cl.
Brulle esse existimavi , propiiam et distinctam speciem constituere ,
romparalionis opportunitate habita , cl. Spinola litteris significavlt. No-
mine ergo Acmaeoderae Prunneri , quo primitus designaveram, resti-
luto , speciei nostrae diagnosis et descriptio haec erunt :
AcMAEODERA PrunueH , Nob.
Tab. I, fig. G.
Elongata , convexa , nigro-aenea , pubescens ; eljiris sub-coeruleis ,
profunde punctato-striatis , interstitus punctato-rugosis.
Longit. 3 /. lin. — Latit. i '/s hn.
Circa Iglesias primum , dein in agi-o Karalitano invenla.
Descr. Magnitude et forma Acmaeoderae i8-guttatae , Herbst. —
Corpus subtus planiusculum , supra convexum , punctatissimum , pube-
scens, pube rariuscula, erecta, supra nigrcscente, subtus albida. Cajuit
turn antennis et ore nigro-aeneum subnilidum. Thoi-ax concolor, aniice
52 DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
posliccque Iruncatus , basi utrinque obsolete foveolatus , lateribus sub-
dilalatis , i-otundatis. Coleoptra subcoerulea , iiitida , profunde striato-
puiiclala , intersliliis punctalis , rugulosis, pone medium declhia, mar-
t;inc exlcnio versus apiccni argute serralo. Abdomen nitidum , peclore
pedibusquo obscurioribus.
Lconardus de Prunner , Augustanus Svevus, gallico bello adpropin-
quante pedcmontana inivit stipendia. Olia, quae vcl praesidla vol breves
induciae dabanl, Insectorum studio navus iropendidit , Lepidopterorum
in j)rimis ordincm colens, scriptisque editis illustrans (i). In Sardiniam
cum Teutonica Legione de Brempt , anno 1799, transveclus Musaeum
Karalitanuni , iubeute Cauolo Felice, insulae prorege, incohavit, auxit,
ditavit. Obilt Karal'Jjus anno i83o, Pro-tribunus pedilum et Eques
Maurilianus.
X.
Anthaxia scutellaris , Nob.
Tah. I, fig. 7.
Oblongo-ovata , depressa ; thorace supj'a coeriileo , linea media, longi-
tudinali inarginibusque viridi-aeneis ; eljtris rubro-cupreis , nitidis-
simis , macula circa scutellum triangulari viridi-aenea.
Longit. 2 ■/. - 3 lin. — Latit. '/, lin.
In floribus sat frequens, aestate.
Descr. Stalura et forma Anihaxiae niddidae , Fabr. — Corpus
lolum , abdomine excepto, creberrime rugoso-punctulatum , subtus viridi-
aeneuni , nitidissimum , supra viridi , cocinileo , cupreoque varium.
Caput in foeuiinis nigro-coerulescens , liueola media vcrticali viridi-
aenea , in maribus viridl-aeneum. Thorax supra parum convexvis , pone
medium utrinque obsolete foveolatus , cocruleus, linea media longilu-
diuali , margine antico lateribusquc viridi-aeneis. Scutellum parvum ,
(1) Lepidoptcn Pcdcniontana illustrata. Augustac Tauiiuorum , apiid GuaiU , 1798.
Dellc Larvc d* Europa finora dcscrittc dagli Aulori di Storia Naturalc coll* indicc dcUc piantt-
di cui si nodriscono. Torino , 1793 , daila Stampcria di Oiiorato Dcrobsi.
^ AUf.TORE J. CENK 53
sublriangulare , obscure aencum. Coleoplra parum convexa , rubro-
ciiprea, niliiUssima , macula magna circa sciitcUum triangulari , viridi-
aenea. Pedes obscure viriiU-aeiiei : femora crassiuscula : t'd)iae foemi-
Jiarum subrcctae , simpliccs ; murium , cxceptis iiilermediis , Talde
arcualae, anticis intus miiuilissime dcnticulalis , posticis dente parvo ,
obtuso , prope apicem inslruclis.
Anlhaxia Passerinii , quam solertissimus Pecchioli in Hetruria nuper
detexit , quamque egomet in Sardinia, superiori aestate, bis obviam
habui, Anlliaxiae huic nostrae cquidem acccdil colore elylrorum ruljro-
cupreo , maculaque circa sculellum \iridi-aenea; sed abunde differt
i.° statura raaiore ct laliore; 2.° thorace viridi-aeneo vittis duabus coe-
rulesccnlibus ; 3.° elylrorum margine laterali tenuissime viridi aeneo.
An convcniat vcl dilt'erat femorum quoque tibiarumque slruclura , me
latet , quot enim specimina Imius insecli in collectione mea extant turn
e Sardinia relata, turn ex Hetruria accepta, tot faeminas esse videntur,
ideoque dubiis illis dirimendis vix apta.
XI.
Anthaxia ferulae , Nob,
Tab. I, fig. 8.
Ohlongo-ovata ,_depressa , aeneo-a.<ifidis , mitdissima; thorace iitrinque
cupveo-auruto vittis duabus coerulescentibus.
Longil. 2 - 3 /, lin. — Latit. '/j - i lin.
In cycladiis Ferulae vulgaris freqnentissima et gregaria , ineunte
aestate. — Lurem vel aerem abhorrere hacc species vidctur, numquam
enim contigit earn alibi vel aliter,{piam in foliis illis convolulis abscon-
ditam , invenire.
Descr. Praecedenli ul plurimum minor. — Caput in maribus
\iridi-aeneum , in flieminis cupreo-auratum , conferlissime punctatum ,
fronte saepius excaA'ata. Antennae viridi-aencae. Thoi'ax panmi convexus
ulrinque longitudinaliter obsolete inipressus, glaber , viridi-aeneus in
maribus, saepissime cupreo-auratus in faeminis , vittis duabus coerule-
54 DE QUIUUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
scenlibus iu dorso, niarginibusque externis lale ouprco-auralis. SciUelliiin
viridl-acncum , tiiangulare , apice obluso. Coleoplra ihoracc vix laliora,
secus basim transverse impi-essa, pone meilium aiiguslata, planiuscula,
s;labra , margine lateral! punclato , vir'ull-aenea. Corpus infra viricli-
aeneam , iiiliilisslmum , pedibus concoloribns , iu utrocpie sexu simpli-
cibus , liliiis subrectis.
XII.
Trachys rejlexa , Nob.
Tab. II , fig. 3.
Obscure-aenea , niiida ; eljtris fasciis undatis albido-pilosis , callo hu-
merali magno , elevato , reflexo.
LoDgit. I /, lin. — Latit. i lin.
Freqiiens in Sardiniae montosae salicibvis, quorum folia depascitur:
aestate.
Descr. Species a congeneribus forma omnino insolita discedens.
Corpus totum obscure-aeneum, nitidum, postice deplanatum, attenuatum.
Caput parce pvmctatum , fronte late et profunde excavata. Thorax bre-
vissimus , transversus , antice angustior , lateribus argute marginatis ,
postice valde sinuatus , lobo intermedio production , acuminato ; supra
modice convexus, inaequalis , parce in disco confertim secus margines
punctalum. Scutellum punctiforme. Elytra thorace ^vix latiora , versus
apicem sensim angustata , fere Iriangularia , basi ti'ansverse gibbosa ,
humeris valde dilatatis , erectis , leflexis , auriformibus , vage et late
punctata , pone medium secus margines extimos callosa , fasciisque an-
gustis undulatis e pills rigidis depressis albidis variegata. Pedes gi'aciles
corpori toncolorcs.
AUCTORE J. GENE 55
XIII.
Cantharis Genei, Dejean in lilt.
Tab. I, fig. 9.
Nigro-Jusca , piibescejis ; capite antice, tliorace supra, abdomineque
testaceis.
Lougit. 4 " 4 /'a '"!• — Latit. i - i '/^ !'"•
In Sardinia montosa sat frcquens, incuntc aestale.
Descr. Canth. praecoce Nob. maior. Corpus tolum lenue pube-
scens. Caput ci'ebre punctatum , nigro-fuscum, nitidum , antice seu ab
antcnnarum insertione testaceiim , antennis palpisque nigris. Thora.v
supra convcxus , inaequalis, anlerius declivis, late marginatus, marginc
omni reflexo , angulis anticis rotundatis , posticis obtusissimis , iiifiis ,
inimaculatns. Scutellum nigrum , ti'iangulare. Elytra elongata , thorace
pauUulum latiora , paiiim convexa , nigro-fusca , creberrime ruguloso-
punctata , margine laterali basi tenuissime testaceo. Alae nigro-fuscae.
Truncus infra nigro-fuscum , abdomine penitus testaceo. Pedes nigri
femoribus basj ungulisque testaceis.
Observ. Mas diflert a faemina statura allcjuantum minore, antennis
longioribus oculisque magis prominulis.
XIV.
Cantharis incidta , Nob.
Tab. I , fig. 10.
Testacea , elytris stramineis ; antennis, pectore , tibiis tarsisque nigris.
Longit. 4 ■ 4 /» li"- — Latit. i - i 'j^ lin.
In montibus , aestate , frecpicns,
Descr. Magniludo et forma Cantharidis Genei. — Corpus lotum
tenuissime pubesccns. Caput crebre et laeviter punclulalum , nitidum ,
56 DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
lestaceum , pone oculos iit jiluritnum nigrescens. Antennae nigrac , ar-
liculo primo saepe, interdum cliara gcqiienlibus Iribus, subtus tcslaceis.
Thorax ut in Canth. Genci , tostaceus, nitidus, iinmaciilalus. SculcUum
fusciun, triangulare. Elytra elongala , llioracc paulUiUun laliora, pai'um
convcxa , straniinea , creberrime ruguloso-punctata , pone medium in-
ternum nonnihil infuscata. Alae nigro-fuscae. Corpus infra lestaceum ,
mesothoraoc et metalhorace nigi'is , nitidis. Pedes teslacei , genubus,
tibiis tarsisque nigris , unguiculis rufis.
Obsen: In nonniiUis individuis , forsan nuper exclusis , pectus le-
staceum est. — DilTcrentiae sexuales eaedem ac in Cantli. Genei.
XV.
Cantharis chlorotica , Nob.
Tab. I , fig. II.
Luteo-rufa , nitida, eljtris stramineis ; antennis , palpi s , clytrorum
summo apice , pectore , tibiis tarsisqiie fuscis ; thorace postice angu-
lato , angulis obtusis. 6j.
Longit. 4 lin. — Latit. '/, lin.
Ubique locorum , sed praesertim in montanis , obvia primovere et
ineunte aestate.
Descr. Magnitudine et facie Cantharidi melanurae pi'oxime acce-
dens. — Caj)ul thorace angustius, lulco-rufumj iiilidum , pnnclulalum,
fronle inter oculos bifoveolata. Pal}>i obscure fiisci: oculi globosi, nigri,
maris magis ]>rominnli. Antennae corpore parum breviores, omnino ni-
gricantes. Thorax anticc rotundatns, postice trmiratus, angulis obtusis,
undiqnc lenue niarginatus, disco fere piano \n Jiicmina , postice elevato
in mare, in medio obsolete impressus, punctulatus, rufo-luleus, nitidus.
Scutellum triangulare , obtusvnn , stramincum. Coleoptra thoracis basi
vi\ laliora, \aldc elongala , crebre rugoso-punrlata, slraminea, summo
apice infuscalo. Alae nigricanles. Corpus subtus luleo-rufum , pectore
nigro , nitido. Pedes nigro-fusci , femoribus basi rufescentibus.
Obscrv. Coloris diU'crentia in sexubus nulla.
AUCTORE J. GENE 57
XVI.
Dasytes cinctus , Nob.
Tab. II , Cg. 4.
Niger, nitidus pubescens; eljtrorum vitta submarginali tibiisque testaceis.
Longit. I 74 lin. — Latit. ^ lin.
In herbidis baud rarus alia Scaffa prope Karales , ineunte iulio.
Descr. Dasjt. haemorrhoidali affinis , sed longe minor et aliter
pictus. — Corpus supra nigro-subaeneum , nitidum, crebre punctulatum j
pubescens, pube longiuscula, nigra. Caput deflexum, planiusculum, crebre
punctatum, an tennis concoloribus , subserratis, thoracis basim vis attin-
gentibus , a basi ad apicem sensim crassioribus. Thorax convexus , crebre
et profundius punctatus , lateribus rotundatis. Scutellum nigrum. Cole-
optra thoi-ace vix latiora, convexa, confertim sed subtilissime punctulata,
vitta utrinque submai-ginali , lata , ab angulo humerali ad apicem pro-
ducta , rufo-testacea. Corpus infra niginim , nitidiim , subtilissime pun-
ctulatiun, parcius pubescens, tibiis, summo apice excepto , testaceis.
Tarsi testacei nigro-maculati.
XVII.
Dasytes Jlavescens , Nob.
Tab. II , fig. 5.
Elongato-ovatus , pubescens , sordidejlavus , ocuUs , pectore abdomineque
nigris.
Longit. 1 /, lin. — Latit. X lin.
Semel lectus in herbidis prope Mandas, exeimte iunio.
Descr. Species forma et colore a relicpiis congeneribus, Europae
incolis , facillime dislinguenda. — Corpus fere lineare , depressum, \)\x-
bescens, minutissime i-uguloso-punctatum. Caput declive, antice rotiui-
Serie IL Tom. L h
jfd DE QUIBUSDAM INSECTIS SAHDINIAE ETC.
datum , sordide flavum , palpis , ociiHs inaculnque occipitali nigris.
Antennae thoracis basim vix superantes, subseri'atae, articulis brevibus,
a basi ad apicem sensim crassioribiis , flavae , apice infuscato. Thorax
capite paulluKim latior , convexiusculus, utrincpie leniter rotundatus ,
sordide flavus. Scutelluin nigrum. Coleoptra thorace vix latiora sed triple
longiora , evidentius punctulata , punctis confertissimis , inordinatis , di-
lutius flava. Cor()US infra mesothorace, metathoracc abdomineque nigris,
segmento ultimo supra sordide flavo. Pedes omnino flavi.
XVIII.
NECROpaORus funereus , Nob.
Tab. I, fig. la 6; fig. i3 9.
Niger, nitidus ; eljtris fascia ante medium, macula reniformi apicis ,
margineque injlexo inter fasciam et maculam ferrugineis ; antennarum
clai'a ferruginea.
Longit. g/, liu. — Lalit. 3 '/j lin.
In Sardiniae montosis sub cadareribus sat frequens, ra. iunio.
Descr. Neci-ophoro maritimo Eschscholtzii , cuius patria America
borealis occidentalis , summopere afiinis. — Capitis forma et color ut
in Necrophoro vespillone Fabricii , macula tamen clypei omnino nulla
iu faemina. Articuli tres ultimi clavae antennarum feiTuginei. Thoracis
struclura eadcm ac in specie nunc memorata , marginibus dumtaxat in
mare lalioribus et magis explanatis , quam in faemina. Scutellum ma-
gnum , triangulare , valde obtusum , nigrum , subtilissime et confertim
punclatum. Elytra crebre punctulata , nigra , fascia ante medium macu-
laque reniformi apicis a marijine lalerali versus suturam paullulum
oblique adscendentibus , ferrugineis : fascia in mare interrupta, videlicet
maculai-is , sensim ab initio altenuata et usque ad scutelli apicem fere
|)roJucla; la faemina laliuscida , continua , vmdulato-dentata , a sutura
longius remota : macula apicis transversa , a sutura ilidcm discreta , re-
niformis , antice bisinuata , postice sinualo-angulata , sinu sive angulo
recto : elytrorum margo inflexus basi niger, inter fasciam et maculam
ACCTORE J. GENE 5q
apicalem ferrugineus. Corpus infra nigrum, nilidum, metalhorace dense
flavo-aureo-villoso. Pedes nigri , validi , condylis femorum posticorum
brevibus , apice emarginalis; tibiis I'cctis.
Obscrv. Necrophorus maritimus Eschschohzii , cuius specimen fae-
naineum a clarissimo Faldermann missum in Musaeo Taurinensi adser-
vatur, diflert a faemina huius nostri clypeo macula parva testacea no-
tato; thorace angusliore angulis anticis rotundatis ; fascia elytrorum
macular! sensimque attenuala ut in move speciei noslrae; macula apicali
transversa magis angusta et elongala; margine demum inflexo elytrorum
ab humeris usque ad apicem, idest per totam longitudinem, fernigineo.
XIX.
Attagemos fallax , Nob.
Tab. II, fig. 6.
Ch'atus , niger , tlioracis basi albo-notata; macuUs in singula elytro
duabus dicljmis , rufis , pube alba oblcctis.
Longit. I '/3 lin. — Latit. i 1
m.
Sub ai-ljorum cortice hyeme , in floribus primovcre et aestate fiequens.
Descr. Corpus ovatum, parum convexum, conferlissime et subti-
lissirae punctatum, tenue pubescens. Caput parvum , deflexum , nigrum,
tuberculo frontali solitario , nitidissimo , ocelliformi. Antennae nigrae.
Thorax brevis , antice emarginatus , postice duplo latior , sinuatus , tri-
lobus , supra convexus , niger , margine posteriori 4-maculato , maculis
parvis, albo-villosis , internis evidentioribus. Scutellum albo-villosum.
Coleoptra modice convexa, nigra , maculis iu singulo elytro duabus
didymis sou geminatis , quainim prima obliqua, humero proxima, altera
subtransversa , ultra medium disci posita , ruGs, pube densa, alba ob-
tectis. Pedes nigri, tarsis rufescentibus.
Obseiv. Color rufus macularum elytrorum In integerrimis individuis
a pube alba tegilur, in detritis munde emicat.
6o DE QUIBDSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
XX.
Attagenus maritimus , Nob.
Tab, 11 , Gg. 7.
Breviter ovatus , valde convexus , brunneus , dense cinereo-pubescens ,
antennis pedibusque testaceis , tibiis latis , extiis serratis.
Longit. I '/i lin. — Latit. "/j lin.
In herbidis alia Scaffa prope Karales , m. iulio.
Descr. Animalculiun singulare , ad proprium et distinctum genus
forte referendum. — Corpus breviter ovatum , valde convexum, Byrrhum
referens , brunneum, sed pilis brevibus , prostratis, confertissimis ,
cinereo-argenteis supra ct infra obtectum. Caput parvum , deflexum ,
planum, tuberculo frontali solilario, ocelliformi , nitidissimo (i); palpis
rufis. Antennae testaceae , clava interdum fusca. Thorax brevis , Irans-
versus, convexus, antice emarginatus , postice latior , sinuatus , lobo
praescutellari valde produclo , acuto. Scutellum minutum , fere incon-
spicuum. Elytra antice oblique truncata, valde convexa , in individuis
derasis dilute brunnea. Pedes testacei, femoribus tibiisque breviusculis,
compressis , dilatalis , harum latere externo conferte spinoso , seri'ato ,
tarsis tibiis longioribus, gracilibus.
(i) In AtUgcnis , in Tiogodermatis , in Antbrenis constanter recurrit tuberculum sen punctum
hoc oceUiforuic , dc quo , si bene lucmini , silent Auctores.
AUCTOUE J. GENE Qj
XXI.
HlSTER pUStUloSUS, NoB.
Tab. I , flg. 14.
Niger, nitidus; thorace antice subangustato, stria laterali sesquiallera ■
eljtris tri-striatis, macula hiunerali alteraque subapicali rotimdis'
rubris. '
rariat elytrorum stria interna obsoletissima.
Longit. 3/,-4 lin. — Latit. 2 '/^ - 2 K lin.
In stercore bubulo et equino Sardinlae borealis et mediae non fre-
quens, primovere et aestate.
Descr. Stalura et magnitudine Hist, /[.notati , Payk. , sed pauUo
angust.or. - Caput parvum , defle.um , fronte plana, linea scmicircu-
lan impressa, antice interrupta. Antennae nigrae , articulo 2." et 3»
rufis. Thorax mger, nitidus, convexus , laevis , antice in mare late et
profunde emarginatus, postice truncatus, lateribus subrotundatis, lineis
duabus utnnque impressis, exteriori tenui , abbreviata, medium non
attingente , interior! profunda, fere ad basim producta. Elytra ni^^ra
n.t.da, subconvexa, tri-striata, striis integris , interna saepe obsoletis-
s.ma : m medio smguli elytri maculae duo rotundae, rubrae , una prope
basun, altera prope apieem. Pedes nigri, tibiis anticis tri-dentatis, den-
tibus smvi^hcibus, obtusis in mare, acutissimis in faemina: tarsi duo
antici rufi.
XXII.
Geotrupes geminatus, Dej.
Tab. I , fig. ,5.
Niger, subnitidus; thorace ^age punctata, inermi ; eljtrU punctata-
striatis , striis per paria appraximatis.
Longit. 5 /, - 7 lin. — Latit. 3 ^ - 4 /, lin.
In editioribus mentis Genargentu yulgatissimus mm. iunio et iulio
aliDJ rarus.
6a DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
Descr. Species a coiigeneribus egregie distlncta et primo intuitu
facile dignoscenda elytrorum striis per paria approximatis. Magnitude et
slatura Geotr. laevigata quam proxime accedens. Corpus totum nigrum,
subniticlum. Caput planum , crebre punctatum , punclis latis saepe con-
fluentibus, tuberculo medio obsoletissimo, interdum nuUo. Thorax utrin-
que rotundatus , antice in medio pauUisper retusus , postice interdum
obsolete canaliculatus , vage punctatus, punctis hue illuc, et praesertim
versus latera , maioribus. Scutellum triangulare, aequilaterum , pai-ce
punctulatum. Elylra anguste marginata, marginibus reflexis, transversim
sed parce rugulosa, punctato-stiiata , striis per paria approximatis , in-
terstitiis latis, planis , impunctatis.
X1LIII.
Elaphocera obscura, Nob.
Confer Fascic. I. n.° 29.
Mouuerunt nonnulli Entomologi genus nostrum Elaphocera idem
omnino esse ac genus Leptopus clarissimi Dejeanii , speciemque nogtram
sardoam Melolonthae denticorni Duf. , idest Leptopo deriticomi Dej. ,
respondere. — De priori sjTionymia , scilicet de generum identitate ,
nihil est in praesens quod dubitem : cum vero nomcn Leptopus ad
aliud genus designandum in Cimicidum familia iampridem usurpaverit
cl. Dufour, ita nostrum esse conservandum unicuique facile palebit,
non itidem omnino sentio quoad synonymiam speciBcam , de qua nihil
certi eruere valuisse ingenue fateor, speciem enim Dufourianam, quam
ineditam nee nisi nomine evulgatam leor , nondum comparare vel sal-
tern inspicere mihi licuit. Fidem utique Viris perillustribus , qui harum
specierum idcntitatem nuntiant, habere vcllcm, sed eorum sentcntia, ni
fallor , nominis tantum convenientiae innilitur , quae an certissimum
synonymiae argumentum conslituere possit vehementer dubilabunt qui
permulias et prope dicam innumei'as diilerentiarmn sedes et rationes
in Insectorum classe meniinerint.
Sed quoquo modo se res habeat, de genere Elaphocera a me con-
dilo et de specie sardoa eodem relata nonnulla et quidem momentosa
hie sunt diccnda quae tertium seu novissimum per insulam iter et
I
ACCTORE J. GENE gj
hispanica quaedam species a me nuper accepta docuerunt. Charactcics
in priiiiis, quibus genus superstruitur , emcndandi sunt lum quoad
sexuum dilTerentias , turn quoad vilae rationem. Perperam et insolita
hallucinatione deceptus anlennas in utroque sexu spina ab articulo
tertio prominenli instructas dixi. Specimen, quod faeniineum ratus prae
oculis time tcmporis habebam, marem esse monstrosum, clava nempe
antennarum abbreviata abdominecpie valde inflate, serius animadverti.
Faemina genuina, superiori tantum aestate a me inventa, a mare muito
magis, quam fas erat coniectare, discrepat, caret enim spina antennali
et alis, tibias praesertim posticas crassissimas habet, tarsisque instruitur
tibias longitudine vix aequantibus. Spinam igitur antennarum, cum al-
tenus dumtaxat sexus propria sit , inter essentiales generis characteres
non amplius esse recensendam satis liquet. Sed nova atque, ut ita
dicain, decretoria accedit ratio, qua character memoratus a diagnosi
generica omnino expungcndus sit. Mas speciei hispanicae, quam a cl.
Dufourio Melolontham Bedeau nuncupalam Leptopis adnumerat clariss.
Dejean, spina anlennali penitus caret, uti id videre est in specimine a
cl. MaximiUano Spinola mihi nuperrime misso. Quae ciun ita sint, spina
antennali ad characteres tantummodo speciGcos amandata, genus reli-
quis notis innixum supererit, inter quas praestant numerus et forma
articulorum funiculi antennarum et structura palporum maxillarium.
Nunc operae pretiura est nonnulla de speciei raoribus edisserere.
— Faemina Elaphocerae obscurae , more faeminarum Cebrioniun, rilara
subterraneam degit , cuniculos inhabilans vi propria effossos , quibus ne
nuptiarum quidem tempore egreditur: qua in re non satis iimquam
miranda elucet Divini Auctoris sapienlia , qui libiis , ut supra memo-
rav,, crassissimis ideoque ad fodiendam terram a,,prime idoneis animal-
culum donavit. Summum interea est marium negotiiun facminas sic
absconditas quaeritare et inventas procare. Mense iunio, vespcrtino dilu-
culo accedenle, in aridioribus Sardiniae plagis ingens marium multitudo
e iatibuhs, qu.bus diem peregerunt , ad auras evadit. Venere exciti
terram hmc mdc incerto et praepeli volatu radunt , et si dcmum ol-
factu , visu , vel alio quovis sensu moniti faeminae habitaculum nacti
sunt, dluc praecipiles ruunt. Tunc strenuum oritur et spectatu dignum
certamen: cum enim plures eodem tempore undequaque superveniant
mares, cuniculi autem ostium et interior capacitas uno dimitaxat, nee
plunbus sunul, aditum permittant, tota iUic coacei-vatur amasiorum
64 DE QUtBUSDAM INSECTIS SAnDINUE ETC.
turba magnaque fit contentio ut quiscpie aemulos retrudat ostioque po-
tiatni". Quo ab uno tandem vel vl vcl ingenio consecuto, copula initur,
quae usque ad sequentem diem producitur. — Cetera, quae ad histo-
riam liuius specie! pertinent, ignoro , sed certissimum prope est faemi-
nam ova in ipso cuniculo parere larvasque ex illis proditas , Rhisotro-
gorum more, plantarum radicibus vesci.
XXIV.
Cetonia Sardoa, Dabl.
Tab. I , fig. i8.
Nigra , nitida , saepissime subcoerulea vel obscure virescens, breviter
ovata, subconvexa; eljtris immaculatis confertissime strlato-punctatis ,
interstitiis nonnulUs subelevatis.
Longit. 8 lin. — Latit. 5 lin.
Gory et Percheron , Monogr. des Cetoines, pag. 5g et 216.
pi. 40. fig. 3.
In plerisque Compositis cynarocephalis atque in umbellatis frequens,
aestate.
Descr. Species in hoc genere distinctissima. Corpus breviter ova-
turn , convexiusculum , nigrum , saepissime subcoeruleum , interdum
obscure virescens , nitidura, unicolor, slrigis vel punctis albis omnino
carens. — Caput crebre et late punctatum, planum, quadratum, clypeo
antice marginato , sursum reflexo, emarginato , antennis palpisque piceis.
Thorax antice valdc angustalus , latcribus in medio subdilatato-rotun-
datis , lenuissime mai-ginatis, postice sinuatus, ante scutellum emargi-
natus , disco crebre et vage punctato , punctis versus basin et ad latera
numerosioribus , lineaqiie longitudinali subobsoleta elevata. Scutellum
triangulare , acutum , glabrum. Laminae cuneifonnes {Epiineres, Add.)
punctis lineolisquc profundis inipressae. Coleoptra thoracis basi latiora ,
a basi ad apicem sensim anguslata, convexiuscula , interstitiis nonnullis
obsoletissime elevatis , glabris , sutura humerisque laevibus , parce pun-
i
AUCTORE J. GENE Q^
ctulatis , alibi confertissime et vage striato-punctala , fossula prope su-
turam nuUam. Pygidium crebre rugulosum, marginatum. Corpus infra
nitidum, parcc viliosum, mclastemo laevi, canaliculate, lateribus con-
ferlim strigoso-punctalis. Pedes puuctali, femoribus latis , sublus mar-
ginatis pubecpe densa flavescente ciliatis.
XXV.
Cetonia carthami , Dahl.
Tab. I, fig. 1^.
Laete viridi-aenea , vel coerulea; thorace punctis duobus, eljtris strigis
plurimis transversis albis ; sutura costisque duabus postice conjluen-
tibus , elevatis.
Longit. 7 - 7 /. lin. — Latit. 4 - 4 '/. lin.
Gory et Percheron, Monographie des Cetoines , pag. 6i et 343.
pi. 46. fig. I.
Cum praecedenti ubique vulgatissima , aestate.
Descr. Hanc Cetoniam Cet. auratae , Fabr. varietatem credit cl
Dejeaa (i) , sad vix rite. - Color laete virldi-aeneus, vel cupreus
vel coeruleus, nitidus. Caput et thorax ut in Cetonia aurata , in hoc
tamen puncta duo alba in disco transversim posita. Elytra punctis et
luuulis crebris impressa slrigisque albidis transversis notata , sutura
costisque duabus evidentissimis , supra callum apicalem confluentibus ,
elevatis. Pygidium albo-maculatum. Corpus infra pilosum, segmentorum
abdominalium marginibus utrinque albis : pectus conferte sirigoso-pun-
ctatum, metaslerno laevi, canaliculato : abdomen glabrum , punctis
aliquot sparsis impressum. Pedes punctati , femoribus sublus pube fla-
vescente ciliatis.
Observ. Varietas coerulea aeque ac viridi-aenea frequens occurrit ;
rarius cuprca.
JO Catalogue dcs CoIdopU-res , troisiime edition, pag. .92.
Serie II. Tom. i.
66 DE QUIBUSDAM IRSECTIS SARDINIAE ETC.
XXVI.
Tricsius fasciolatus , Nob.
Confer Fascic. I. n.° 3i. fig. 32. 6.
Perperam liuiic Tricliium ineditum iuilicavi: invenusla quidem icone,
sed descriplione aflabre tllgesta illustnUus exlat sub nomine Trichii
zonatl in Fasciculo XIV. n.° 3. Faunae Inscctoi'um Eiwopae clarissimi
Gerinarii, (juatn serins tantiim consulere ])otui. Nomen ergo a celeber-
riuio IJalfiisi Professore iampridem indilum, meo sublato , servandum :
cum vero Vir clarissimus marem dutntaxat noverit et descripserit , nee
fgoract alterum sexum , nisi aestate anni i836, Fasciculo n^mpe i.°
iam evulgato , observaverim , specici diagnosim et descriplionem se-
quenti modo reformatas el auctas prodere consultum duco :
Trichius zonatus , Germ.
Tab. 1, fig. l6. Ij.
Niger , Jlui'o-hiftus ; thorace infaeminis depili, utrinque flavo-marginato ;
eljtris atris , holosericels , macula magna lunata baseos fusciaque
interrupta , abbreviata ante apicem , luteis.
Longit. 5-5 '/^ lin. — Latit. 3 lin.
f^'ariat |3. Elytrorum fasciis angustissimis , obsoletis.
Variat y. Eljtris penitus nigris.
In floribns praesertim Cislorum et UmbcUatarum Sardiniae borealis
et mediae frctpiens m. iunio. — Larvae vita ct melamorphoses in
Quercus suberis cortice.
Descr. Caput deflexum, nigrum, dypeo producto, quadrate, mai--
ginato, apice leviler emarginato , vcrtire (lavo-hirto. Antennae rufae ,
basi apircque nigro-piceis. Tliora.\ olilongtis l)asi jjisinualus, anlrorsum
angustalus , puncLatus , uiger, in mare flavo-iurtus , unicolor , va fae-
minu depilis, margine laterali flavo. Scutellum triangulare apice obtusiun,
I
AUCTORE J. GENE 67
parce pilosum. Elytra atra, holoseiicea , subliliter et obsolete striata ,
macula lunata humerum chigente , fasciaque intra medium et apicem
utrinque abhreviata medioque interrupta , luteis. Pygidium albo-liirlum
ill mare, apice pilis rarioribus obsituui ; flavo-hirtum In Jliemina , apice
denudalo , iiigro. Corpus subtus nigrum, flavo-hirtum, abdomine magis
denudato , segmenti penultiml basi in mai-e maculis duabus ftilvo-tomen-
tosis. Pedes nigri , tibiis exlus dente obluso armalis.
Varietas p non admodum rara: variolas y semel tantum lecta inter
Tcmpio el Terrauova in mentis decUvitate dicta la Scala.
XXVII.
DoKcus musimon, Nob,
Confer Fascic. I. n. 32. Gg. aS. 9.
Sunt uonnullae in lusectorum classe sexus differentiae , quas nullo
mode a priori prospicere vcl coniectura assequi peritissimi etiam na-
turae scrutalores valent. Ubi enim analogiae praevia desunt exeuipla,
vel ubi haec eadem exempla differentiis sexuallbus in uno vel allero
genere statos limites constituere videntur, insolitam naturae oeconomiam
suspicari , novasque foriiias coniectare , otiosiun esse unusquisque facile
sentiet. Ab hisce scxuum difl'erentiis non antea perspectis plures utique
erroi-es in methodum manaverunt et iugiter manant , sed huiusmodi
errores excusatione digni sunt , scienliaeque potius quam Aucloribus
Iribuendi. — Hisce obiter sed non inconsulto meuioratis , minime pudet
diagnosira speciGcam Dorci musimonis iu Fascicule I.° a me edilam
omnino mancam declarai'e. Specimen quod prope Iglesias legeram anno
i835, faemina erat , sed longissune aberam quin earn ab altcro sexu
toto coelo diversam animo el cogitatione efiingerem , uti id serins, in
secundo scilicet itinerc , mauifeste didici. Elytrorum elcgantissima scul-
ptura , quam uli notam praecipue speciGcam et egrcgie difl'erentialem
praebui , in faeminis quidem conslantissime occurrit , sed in maribus
deest. Quapropter sequenles speciei cbaiacteres , utrique sexui accom-
jnodati , prioribus erunt suflicicudi :
68 DE QUIDUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
DoRCus musimon , Nob.
Tab. I, fig. 19 6.
Niger, iiitidus , depressus; mas capite magno , transversa, inermi ,
antice late truncato , mandibuUs capite longioribiis , dente medio ,
elevato , supejme instructis , clytris glaberrimis ; faemina capite an-
guslo , rotundato , variolosa , tiiberculo frontali elevato , mandibuUs
brevibus obsolete dentatis , eljtris confertissime et profunde striato-
pimctatis.
Longit. maris 7X- i3 |^ I'm. — Latit. 3 -5 lin.
» faem. 8 /. - 1 1 lin. — Lalit. 3 - 4 '/» ''"■
Singulare hoc insectum , rai'ura uti videlui- in Sardinia auslrali ,
avesarium et numerosissimum inveni sub cortice Ouercuum emortuaniin
in sylvis monlanis Gallurae , Montis-aculi , Goceani , Ollasti'ae , etc. ,
primovere ct aestate.
Descr. maris. — Facies Dorci parallclepipedi , sed magis elon-
gatus. — Corpus totura nigrum, nitidum , laevissimum, impunctatum.
Caput latitudine fere thoracis, dechve, clypeo deflexo, transverso , bre-
vissimo , lato , abrupte truncato. Mandibulae capite parum longiores ,
validae , acuminatae , dente miico , medio , obtuso , adscendente. Thorax
transversus , latus, undique marginatus, lateribus subrcctis, angulis po-
slicis oblique truncatis. Elytra subdepi-essa , thorace fere angustiora ,
angulo humerali prominent! , acuto. Pedes valid! , tibiis spinosis.
f^ariat interdum elytrorum basi punctato-slriata: hanc vero anoma-
liam in speciminibus minimae magnitudinis dumtaxat observavi.
Quoad faeminam confer descriptionem in Fasciculo I.° editam.
Observ. Species haec Uropodis {Acarus vegetans, De Geer. ) miri-
fice infestatur. Sunt mihi nonnuUa specimina hisce Parasitis adeo obsita
ut vix dignosci queant.
AUCTORE J. GENE 6g
Tentyria monticola , Nob.
Tab. II , Gg. 8.
Nigra , nitidissima ; thorace globoso , oblongiusculo , margine postico
integerrimo i eljtris oblongo-ovatis , a basl ad apicem seriatim-foveo-
latis , intcrstUus elevatis.
Longit. 6-7 I'm. — Latit. 2 '/» - 3 lin.
Tenlyriae omnes, quas novi, planitics mari conlerminas liltoi'aque
ipsa maritima inhabitant. Haec species e contra quam allissime supra
maris libcUam , nee alibi, occurrit. Pi-imum reperi in caeumine mentis
Spada , cuius alliluilo iGoo"' circiter aequat, dein frequentissimam ,
ineunte iunio , in montibus qui page Baunei supereminent.
Descr. Tentjriae Floresii , dc qua in Fascicule I.°, simillima ,
seel colore longe nitidiore, statura maiore , elytrorum punctis evidentio-
ribus, etc. , diversa. — Color uliique ebeninus, nitidissimus. Caput supra
laeve, subtiliter punetulatum, linea superoculari elevata, basi subtus
foveolatum. Thorax globosus, oblongiusculus , laevis, subtiliter punctatus,
tenuissime marginatus , postice attenuatus, basi integerruna. Scutellum
minutum, laeve. Elytra thorace latiora, oblongo-ovata , postice subpro-
ducta , attenuata , seriatim foveolata , foveis profundis , saepe linearibus ,
interstitiis elevatis. Foveolarum series , quae in Tentyria Floresii paullo
ultra basin elytrorum incipiunt, in hac specie e baseos ipsius margine
exoriuntur.
XXIX.
AsiDA glacialis , Nob.
Tab. I, fig. ii 6, fig. »a O.
Oblongo-ovata , nigra, interdum liitosa; thorace punctata, basi sinuato,
lobo intermedia subtruncato , angulis posticis acutis , praductis ; eljtris
costis tribus elevatis, interna breviore.
Longit. 5-6 lin. — Latit. 2 '/« - 3 lin.
In summis iugis del Genargentu ad nivem deliquescentem , mm.
iunio et iulio, irequens.
no DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
Descr. Corpus supra nigi-um , pulvere grisescente adspcrsum ,
rarius lutosuni sive indumento argillaceo obductuni. — Caput puuctatis-
siinuin, puaclis lalis , profunde excavatis, fronte inaequali , sinuose iin-
pressa. Auleniiae piceae , apice dllutlori. Thorax convcxus, marginatus,
antice pauUo angnstatus, postice sinuatus, lobo intermedio lato, sub-
truncato , augulis acutis, sensim ultra basin productis. Elytra pone
medium paullulum dilatata , depressiuscula , obsoletissime granulata ,
costis in singulo tribus elevatis , vix undulatis: interior a margine ba-
silari stalim prodiens vix ultra medium elytri recta extenditur ; inter-
media , pone humeros exorta, ol)lique suturam versus progreditur, ab-
rupteque in elytrorum descensu longe a sutura evanescit; exterior ,
antice praecedenti adnata , margini lateral! fere parallela excurrit, apicem
intermediae vix sensim transgreditur , longcque a sutura itidem eva-
nescit. Corpus subtus nigrum, subtilissime punctatum. Pedes concolores,
unguibus dumtaxat rufescentibus.
Observ. Mas differt a faemina statura iugiter minore et aogustiore,
elytris magis depressis , lineolaque iuxta suturam utrinque elevata ,
obsoleta.
XXX.
AsiDA rustlca , Nob.
Tab. II, fig. I.
Oblongo-ovata , nigra, saepius lutosa ; thorace puiiotalo basi sinualo ,
lobo intermedio subtruncato , angiUis posticis acutis , productis i eljtris
planiuscuUs , costis duabus elevatis , interna breviore.
Longit. 5-7 lin. — Latit. 3 '/a " 3 /. lin.
In apricis Sardiniac borealis, et praesertim circa Tenipio, frequcns
sub lapidibus , aestate.
Descr. Caput et lliorax fore cadem ac in Asida glaciaU. Coleoplra
dorso planiuscuio, sublilissimc granulata, costis in singulo elylro duabus,
obsolete tubcrculalis : interior , aeque a sutura et a margine laterali
distans , a l)nsi slalim exorilur , et paulio ultra medium producitur ;
I
AUCTORE J. CE.NE yr
exlima a marglne basilar! tlisiimcla , ol)liquo progredilur ct in desccnsu
elytrorum evancscit: inter costain extcriorem et marginem lateralem
series exlat tuberculorum, saepe obsoleta. Rclicjua ut in specie prae-
ccdenti.
Observ. Mas dilTert a faeiiiina coleoptris ut pliirimum ihorace aii-
gustioribus , dcplanatis , latcribusque subparallelis.
XXXI.
AsiDA Combae , Nob.
Tdb. II , fig. lo.
Ohlongo-ovala , griseo-nlgra ; ihorace punclato , last sinualo , loho in-
termedio subrotundato , anguUs posticis acutis , productis ; efytris
plant iiscuUs costis duabus elevatis , interna brevissima , pUcaeformi.
Longit. 5 7^ - 6 7, lin. — Latit. 2 7^ - 3 7^ lin.
In agris et viis sabulosis prope Lanusei , m. iunio , baud fi-equens.
Descr. Magnitude Asidae rusticae. Corpus totum confertissime
punctulatum , nigrum , pidvere et pube grisescente , minulissima , ad-
S]>ci'sum. Caput transverse impressum , minus crebre sed profundius
punctatum. Thorax convexus , inarginatus , antice paullo angustatus ,
postice sinuatus, lobo intermedio lalo, leniter rotundato , angulis acutis
ut in speciebus praecedentibus. Coleoptra pone medium pauUulum di-
latata , planiuscula , minutissime punctata , punctis nudo oculo incon-
spicuis : in singulo ely tro costae duo elevatae ; extima ab angulo hume-
rali exorta oblitpe progreditur et in descensu elytrorum , paullo ante
apicem , abrupte desinit ; interior, acque a sutui-a et a margine laterali
distans, a margine basilari prodit et illico absoUitnr, vix lineae dimidium
longa : inter costam extcriorem et marginem lateralem series extat tu-
iificulorum ut in Asida rusdca. Reliqua ut in hac specie.
Observ. Mas faemina angustior.
Franciscus Comba , in Musaeo Taurinensl rebus taxidermicis prae-
positus , me in omnibus Sardinlae iliner'djus secutus, et mira , qua cx-
cellit , in animalibus quaeiilandis et pingeudis dexteritate summopere
'J3 DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
auxilialus est. Comiti ergo et adiutori strenuissimo speciem hanc gratus
nuncupo et dico.
XXXII.
Philax nivalis , Nob.
Tab. II, fig. II.
Nigei- , subnitidus ; capite thoraceque granulatis ; eljtris granulatis ,
obsolete striatis , interstitiis alternis elevatis.
Longit. 3 '/^ - 4 'h ^'"- ■" Latit. 2 lin.
Ad nivem deliquescentera del Genargentu , cum Asida glaciali ,
frequentissimus , aestate.
Descr. Facies Opatri, charactei'cs attamen Philacis , teste clariss.
Solier. — Caput breve , subtransversum , lateribus sinualis , antice pro-
funde incisum , granulatum , fronte transverse impressa : labrum emar-
ginatum , absconditum. Antennae obscure piceae. Thorax coleoptris
interdum latior, utrinque rotundato-marginatus , basi sidisinuatus , an-
gulis posticis rectis , dorso convexiusculo , subinaequali , crebre et con-
cinne granulatus. Scutellum parvum, transvei'sum , granulatum. Coleoptra
vage et parcius granulata, obsolete striata , costis tribus in singulo elytro ,
idest interstitiis alteruis elevatis. Corpus infi-a granulatum : pedes spi-
nulosi , tibiis anticis apice dilatatis , unguibus omnibus rufis.
Observ. Hoc insectum nive evanescente mori videtur, in montibus
enim , vel in ciusdem monlis partibus nive nupennmc exoneratis , fre-
quentissimum rpidem , sed sub lapidibus exsiccatum reperitur.
AUCTORE J. CENE _3
XXXIII.
Cheirodes sardous , Nob.
Tab. II , Cg. ,3.
Oblongo-ovatus , comexus, niger, vage punctatus ; clypeo profunde
cmarginato; antennis, palpis tarsisque rufis.
Longit. 2 /, lin. — Latit. i '/j lin.
Ill locis aridis et sabulosis prope TortoU frequens , m. maio.
Descr. In hoc genere a cl. Dejean in Heteromerorum Taxicornium
lamiha condito (,) tres tantum numerantur species, omncs a.Umc ine-
d.tae, una scilicet ex Senegal (^Ch. scavabacoidcs , Dej.), altera ex
^gypto {Ch. cmarginatus, eiusd.), tertia ex Ilispania ( CA. o/7«iroiV/e*
eiusd. ). Ab us singillatim diffeire animalculum nostrum recentissimis
Lttens monuit cl. Aube , qui in Collectione Dejeaniana speeimina a
nob.s m,ssa attenta comparatione lustravit. _ Facies ^phodii elevati ,
1-abr. Corpus oblongo-ovatum , supra valde convexum , piceo-nigrum ,
mtulum , capite , thorace clytrisque crebre et vage punclatis. Ca-nU
dechvc margmatum, margine rotundato , reflexo , clypeo late in medio
et profunde exc.so , antennis apice crassioribus palpisque dilute rufis
fhorax capite latior , transversus , utrinque rotundatus , pilis rufis ci-
liatus, post.ce subangxistatus. Scutellum triangulare , glabrum. Coleoplra
thoracis latitudine , tenuissime marginata , striis omnino nuUis. Abdo-
men mfra parce punctulatum. Pedes picei, intus rufo-ciliati , tibiis
valde compressis, a basi ad apicem extrorsum dilatatis ; anticis latio-
ribus, 5-dentatis, denticulis 3 primis minutissimis , oculo armato so-
lummodo conspiciendis, 4.° magno , 5.° maximo, obtuso ; reliquis , in-
termedus nempe et posticis, extus late et profunde excisis. Tarsi dilute
rufi.
(.) Confer Dejean , Catalogue dc» Colcoptcrcs , troisieme ddit. nag. 2,0.
Serie II. Tom. I.
■^4 DE QUIBDSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
XXXIT.
Helops Genei , Dej. in litt.
Tab. I , fig. 20.
Depress US , vigro-siibaeneus , niddus ; capite thoraceque conferte pun-
ctatis ; el/tris striato-punctatis , interstitiis planis , vix sensim pun-
ctulatis.
Long'it. 3 - 4 'A ''"• — Lalit. i '/a " ^ ''"•
Sub arborum cortice in Sardinia boreali et media sat frequens
vere et aestate.
Desch. Species Helopi carahoidl snbsimilis, sed ab illo et a reli-
quis congeneribus , quos novi , discedens corpore depresso , parum
convexo, Tenebrionem potius quam Ilelopem prirno intuitu referente.
— Color supra et infra nigro-subaeneiis , nitidus. Caput confertissime
et conciune punctatum , fronte inter antennas transverse impressa.
Antennae et palpi piceo-rufescentes. Thorax capite latior, brevis, trans-
versus, antice truncatus, posticc subsinuatus, utrinque aiiguste margi-
natus , angulis posticis subrcclis, punctalissimus, punctura eadem ac
capitis , intei-dum bifoveolatus , foveolis in medio dorsi transverse po-
sitis. Scutellum par>'um, triangulare, punctulatum. Elytra antice thorace
vix laliora , a basi ad apicem sensim dilatata , marginata , punctato-
stiiata, interstitiis planis, sub lente vis sensim punctulalis. Pedes obscure
picei, tarsis rufescentibus.
XXXV.
AwTHicus mjrlabrinus , Nob.
Tab. 11 , 6g. i3.
Niger, nUuIiis , tenue pubescens ; antennarum basi, thorace , cljtroruin
fasciis duabus transversis pedibusque riifis.
Longit. I 7i bn. — Latit. '/^ lln.
Frequens in arenosis alque ad littora paludiim Sardiniae orienlalis,
vere et aestate.
J
ACCTORE J. GENE ^5
Descr. Inter elcgantiores huius generis species. — Caput glo-
bosum, nigrum, nitidum, subtilissime et crebre punctulatum, anten-
narum articulis sex prirais i-ufis. Thorax oblongus, corclatus , capite
angustior, latcribus inamarginatus , ante medium dilatatus, poslice an-
gustatus, Talde convexus , supra et infra laete rufus , nitidus, tenuis-
sime pubescens. Scutellum parvum, nigrum, apicc rotundatum. Coleoptra
thoracis basi diiplo latiora , convcxiuscula , nigra , nitida , lenue pube-
scentia , creberrime sed vis conspicue punctulata , fasciis duabus traiis-
versis, rufis , prima basi, altera apici proxima. Corpus infra nigrum,
nitidum, pcdibus rufis, femoribus intcrdum obscuris.
XXXVI.
Bruciids meleagrinus, Nob.
Tab. II , fig. 14.
Niger i thorace subtrapczifomii , inermi , macula praescutellafi albo-
villosa ; coleoptris punctis quatuor fasciaque postica Jlexuosa , ad
sutiiram interrupta, albo-villosis ; aiitennarum basi pedibusqua rufis,
femoribus posticis inermibus.
Longlt. 1 - 1'/, lin. — Latit. '/^ - i lin.
In floribus praesertim Rosacearum, aestate: rarus.
Descr. Pulchra et egregie picta species ; quoad coi-poi'is formam,
Brucho histrioni et Brucho jocoso, Schon. , Sardlniae Itidem incolis, af-
finis. — Corpus supi-a nigrum , subnitidum. Caput oblongum, deflexum,
creberrime punctulatum , oculis lunatis , in 6 prominulis. Antennae
longitudine fere corporis, nigrae, articulis tribus vel quatuor baseos
rufis vel rufo-maculatis , sequentibus gradatim maioribus , compressis ,
in 6 interne acuminatim productis , ultimo elongato , apicc attenuato.
Thorax confcrte punctatus , anticc angustatus , angulis anterioribus ro-
tundatis , posticis acutis , basi bisinuatus , lobo medio producto , sub-
truncato, dense albo-villoso. Scutellum rotundatum, dense albo-villosuni.
Coleoptra cviilenter striata, interstitiis planis , alutaceis, maculis paullo
ante medium rjuatuor (duo in singulo elytro) transverse positis, extcnia
m() DE QUIBUSDAM IKSECTIS SARDINIAE ETC.
seu inarginali didyina , interna , sulurae proxima, oblongiuscula , lon-
gitudinali , fasciaque prope apicem transversa , flexuosa , ad suturam
interrupta, dense albo-villosis. Pygidium fuscum, maculis duabus dense
albo-villosis. Corpus infra nigrum, pubescens , mesothoracc et meta-
ihorace albo-villosis. Pedes rufi : femora poslica edentula , omnino vel
basi tantum nigra : tarsorum articuli ultimi nigri.
XXXVII.
Rhynchites ilicis , Nob.
Tab. II , fig. i5.
Nigro-aeneus , subpubescens ; capite quadrato ; thorace profunde pun-
ctato ; eljtris postice latioribus, j'ugidosis , vage punctatis.
Longit. I '/^ lin. — Latit. '/j lin.
In gemmis et foliis nuper exclusis Quercus ilicis frequens , vere
et aestate.
Descr. Elytromm punctura Rjnch. poUto , Stev. , cuius patria
Tauria (i), aflinis. — Corpus totum nigro-subacneum , nilidum , pube
brevissima , nigra , ope lentis conspicua , oblectum. Caput quadratum ,
convexum, punctatum, ante oculos abrupte constrictum , vertice obso-
lelissime canaliculato : rostrum capite duplo et ultra longius in 9 , ca-
pite sescuplex in 6, depressum, apice paullisper dilatatum , striolatum,
inter antennas obsolete canaliculatum : oculi in 9 subplani , in 6 glo-
bosi , prominuli. Antennae nigrae, longius pilosulae , basi proj)ius quam
medio rostri insertae. Thorax capite vix latior, latitudine longior, sub-
cylindricus , basi aptce([ue truncatus , pone medium utrinque subdila-
tatus , confertissime et profunde punetatus. Coleoptra thoracis basi la-
tiora , disco anlerius deplanato , postice dilalata , convexa, crebre et
vage punctulala , intcrstitiis subelevatis , rugulosa. Pedes longiusculi ,
pilosuli , validi , femoribus pauUulum incrassatis , corpori omnino con-
colorcs.
(i) Schonbcrr , Curcul. T. i. pars i. piig -iib. n. 36.
AUCTORE J. GENE
XXXVIII.
Erirhinus atomarius , Nob.
Tab. 11, Gg. i6.
Niger , opacus , tenuissime pubescens , antennis tarslsque rufo-piceis;
eljtris striato-punctatii tubercuUs nigro-holosericeis adspersis ; tibiis
basi apiceque griseo-pilosis.
Longit. 3 7, lin. — Latit. i /, lin.
Bis lectus sub arborum cortice prope Iglesias , Iiyeme.
Descr. Caput breve, nigrum, punctatissimum, antice attenuatum,
fionte obsolete impressa , oculis plaiiis : rostrum nignim , longitudine
capitis cum ihorace , teres, arcuatum, punctatissimum, parce setosum.
Antennae rufo-piceae. Thorax latiuuline vix brevior, conferlissime gra-
nulatus, supra paruni convexus, pone oculos constrictus , dein rotim-
dato-dilatatus , angulis posticis fere rectis. Scutellum parvum , ovatum ,
cinereo-pubescens. Coleoptra thorace latiora , humeris compresso-sub-
prominulis, rainulissimc granulata , eleganler striato-punctata , punctis
immersis, dongatis , subcalenatis , nitidis, interstiliis j.lanis, atra, pilis
brevissimis, prostratis, cincrascenlibus adspersa, tuberculisque nigro-
holosericeis, creliris, variegata. Corpus infra confertissime et concinne
granulaluni , nigrum , subnilidum. Pedes concolores , breviter selosi ,
feuioribus muticis: tibiae rectae , basi angustissirae albo-annulatae, apice
late grisco-flavcsceuti-pilosac : tarsi rufi , griseo-pilosi.
•yS DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINUE ETC.
XXXIX.
Stenopterus decorus y Nob.
Tab. I , Gg. a3.
Nitidus , pubescens , rufo-testaceus ; capite , pectore pedibusque nigris;
el/tris paralletis , viridi-cjaneis.
Longit. 3 - 4 K lin. — Latit. 7, - i '/^ lin.
In floribus umbellatis Sardiniae montosae , secus ainnes , rarus :
aestate.
Descr. Elegantissima species Sterioptero cjaneo Fabr. itiagnitudine
et forma simillima. — Corpus totum nilitlum , pilosum , pllis rariusculis,
longis, erectis, griseis. Caput nigrum, crebre punctatum, punctis latis,
confluentibus. Antennae nigrae, articulis 5 apicalibus fere depilibus,
i.° crasso, punctatissimo. Thorax supra et lateribus i-ufo-testaceus ,
infra niger, antice posticeque coarctatus, linea submarginali transversa
impressus , punctatus , tuberculalus , tuberculis utrinque binis, quorum
superi maiores ; quinto solilaiio , in medio dorsi prope basin posito.
Scutelliun parvum , triangulare , obtusum , dense pubescens. Elytra
thorace laliora , postice ncutiquam attenuata , plana , viridi-cyanea ,
confertissime punctato-rugosa , punctis latis, erosis, confluentibus, apice
vix deliiscente. Alae fuscae. Mesothorax et metathorax infra nigri. Ab-
domen flavo-testaceum , segmento i.° maximo, reliquis simul sumptis
longiore ; 2.° brevissimo , confertissime villoso , villis erectis, laciniatis,
crispatis , flavo-aureis. Pedes nigri , longius pilosi , femoribus modice
clavatis.
Mas differt a faeniina statura minore , villisque segmenti secundi
abdominis longe paucioribus.
Observ. Struclura abdominis , eadem in hac specie ac in Slenoptero
cjaneo , a structura abdominis Stenopterorum gcnuinorum toto coelo
diversa : elytra insuper nee subulata, ncc attenuata. Nonne ad proi)rium
et dislinctum genus refcrendi ?
AUCTORE J. GENE ijg
XL.
Adimonia sardoa , Dahl.
Tab. I , fig. a5.
Nigra; thorace rugoso, trifoveolato ; eljrtris punctatis , coitis quatuor
elevatis , postice per paria confluentibus.
Longit. 5 - 5 V, lin. — Latit. 3 - 3 /. lin.
In Caaj)haliis allisque Compositis corymbiferis sat frequens , aeslate.
Descr. Ilanc speciem ad Galerucas ab iuventore Dahlio rclatam
j^dimoniis Laicharlingii numei'ant recentiores. — Corpus totum Qigrum ,
nitidum , postice valde dilatatum , obtusum. Caput parvum, punctato-
rugosum, punctis scilicet confeitissimis , latis, profundis , confluentibus,
linea verticali impressa. Antennae nigrae. Thorax capite latior , brevis,
transversus , ulrinque marginatus, marginibus latis , subreflexis, sinuosis,
in medio rotundato-dilatalis, angulis anticis obtusis, posticis subrectis ,
punctato-rugosus , trifoveolatus , foveola media oblonga , lateralibus sub-
rotundis. Scutellum quadrilaterum , transversum , punctulatum, sulculo
longitudinal! saepius bipartitum. Elytra ihorace latiora , argute margi-
nala, margine reflexo, punctata, punctis latis, profundis, parimi con-
fertis , in series lere regulares dispositis , sutui-a coslisque quatuor in
singulo elcvalis , postice per paria confluentibus. Corpus infra nigrum ,
nitidius , pedibus concoloribus.
XLI.
Chrysomela stachjdis , Isob.
Tab. U , fig. .7.
Nigra vol cjanescens , nitida ; thorace laevissimo , later ibus incrassatis,
punctatis; eljtris seriatim punctatis, seriebiis per paria approximatis ;
antennarum articulis i.° et 2.° rufo-macidatis.
Longit. 3-4 lin. — Latit. 3-2 '/^ lin.
Larva et imajjo frequens in faetidissiraa Stachjde glutinosa , qua
vescitur. In monlibus dell'Oliaslra , m. maio.
8o DE QUIBUSDAM INSECTIS SAIIDINIAE ETC.
Descr. Corpus totum nignim , nilidum , subcoerulcum , rarius
obscure virescens. Caput lacve , inacqualc , fovcola oblongaj punctiilata,
oculis contigua, lineaque froutali , recta, imprcssis: clypeus punctulatus ,
linea arcuata profunde impressa a frontc distinctus. Anlenuae corpori
concolores , articulis i." et 2.° anticc rufo-maculatis. Thorax convexius-
cuUis , disco glabcrriino, lateribus per totam longitudinein incrassatis
et punctatis , punclis latis, profundis, inaequalUer congcstis. Scutellum
triangulare , angiistum , elongatum , subtilissime et parce punctulatutn.
Elytra valde convexa , glaberrima , punctis lalis et profundis in series
10 digestis impressa, scrie prima suturae contigua decimaque omnino
marginali solitariis , reliquis gcminatis , sen per paria approximalis.
Alae albidae. Corpus infra nitidissimura , subcoerulcum , tarsis subtus
rufo-spongiosis.
Obseiv. Ab omnibus Chrysomelis mihi cognitis , quibus elylrorum
puncta in series duplices disposita sunt, difiert haec nostra i." thoracis
Jateribus per totam longiludinem incrassatis et punctatis; 2.° elytrorum
inlerstitiis glabenimis, impunclatis; 3.° antennarum articulis 1." et a.'
rufo maculalis.
XLII.
Spartophila lineata , Nob.
Tab. II , fig. 18.
Sordide Jlava ; capite postice, thorace punctis duobiis, sutura 'vittisque
qiiatuor in singula eljtro interrupts nigris , interna brevissima.
Longit. 2 ^/,, lin. — Lalit. J '/^ lin.
In nive del Genargentu pluries lecta , m. iunio.
Descr. Chrjsomelae lo-punctatae Fabr. aflinis. — Corpus supra
et infra sordidc-flavum. Caput vagc punctatum, oculis maculaquc inter
oculos transversa, medio siiuiala, nigris. Antennae sordidc-flavae. Thorax
punctatus, punctis versus lalora conferlis , profunde excavatis, in disco
rariusculis , evanidis , macula jiarva rotunda , nigra , utrinque notatus.
Scutrlluin rufcscens, inlcrdum fusco-maculalum. Elytra profunde striato-
I
AUCTORE 3. CZTit 8^1
punctata, striis per paria approximatis , intcrslitiis convexis, glabeni-
rais , longUiidinaliter nigro-lineata , sutura neinpc , interstitiisque i.°
3.* 5.° ^.".que interrupte nigris , intcrstitio i.° basi tantum maculato :
margo inflcxas tenuissime etiam nigricat. Pedes sortlide flavi tibiis mediis
poslicisque a basi ad apicein dilatatis , Iriangularibus, angulo interno
apicali acuto , incurvo , externo magis producto , laliorc , calcariformi :
calcarc in 6 inaiorc.
Observ. Mas variat interdiim thoracc punctis quatuor notato, internis
minoribus.
XLIII.
Labidostomjs centromaculata , Dahl.
Tab. I, fig. 24.
f^iridl-aenea , nitida ; coleoptris testaceis , piincto humerali , macula
magna ovata ad suturam , strigaque marginali lUrinqiie , obscure
viridi-aeneis.
6 capite magno , cljpeo bicorni, mandibulis exsertis , pedibusque
an tic is longissimis.
9 capite parvo , cljpeo inermi , mandibulis abscondilis , pedibusque
anticis reliquos subaequantibus .
Longit. a'/, lin. — Latit. i lin.
Freqiiens in Erica scoparia , ineunte aestale.
Descr. Caput viridi-aeneum, rugosum, inaequale, fronte late in-
tmsa , clyjieo in 6 bicorni , in 9 leniter emarginato : mandibulae in 6
magnae , exsertae , arcuatae , longitudinaliler adscendentes , subtus angu-
latae, intus dcntalae, in j parvae , absconditae. Antennae coerulescenli-
aeneae , basi testaceae, aut testaceo-maculatae. Thorax capili concolor,
vage et profunda punclatus , brevis , transversus , capitis laliUulinein
aequans in 6, capite latior in 9 (fig- 24 , a), anticc recta fere Irun-
catus , poslicc sinuatus , undiquc tenue marginalus , lateribus roluii-
datis, angulis baseos reflexis. ScutcUum obscure viridi-aeneum, niliduin,
Serie II. Tom. I. l
8a DE QUIDUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
punctulaluni , obtusum. Colcoplra ihoiace duplo longiora , crebie et
\age jninclala, pimctis versus ajiicera evanidis, testacea , nitida, punclo
humerali , inacula magna ovata ad suturam , slrigaque marginali iiec
basini iiec apicem attingente , obscure viridi-aeneis. Corpus subtus
viridi-aeneum , albido-pubescens. Pedes antici in 6 valde elongati, tibiis
incui-vis , in 9 reliquis vix sensim longiores , tibiis rectis.
XLIT.
Smaragdina Ferulae, Nod.
Tab. 11 , fig. 19.
f'iridi-aenea , nitida; ore, antennarum basi , thorace pedibusque riifis.
Longit. 2 lln. — Latit. i lin.
TIabilat frcquens in foliis Ferulae vulgaris antequam planta haec
in incultis Sardiniae vulgatissima caulem emittat.
Descr. Caput thorace minus in 9 , thoracis latitudinem aequans
in 6, perpendiculai-e, inter oculos depressum, confertissime rugulosum,
griseo-subpubescens , virldi-aeneiim , nitidum , mandibulis , palpis men-
to(|ue rufis. Antennae viridi-aeneae, articulis tribus primis rufis. Thorav
nilide rufus , glaberriraus , transversus, antice posticeque subtruncatus ,
lateribus rotundalis , tenue marginatis. Scutelhim adscendens , nigro-
aeuemn , nitidum. Elytra viridi-aenea , nitida , punctato-rugosa. Alae
fuscae. Pectus (mesolhorax el raetalhorax ) et abdomen viridi-aenea,
villis densis, ereclis, sericeis, minutissimis obtecta. Pedes omnino rufi.
Observ. Mas differt a faemina non soKjm capite latiorc , sed etiam
ocuhs magis prominulis , mandibulis pedibusque anticis sensim longio-
ribus , etc.
ALCTORE J. GENE 83
XLV.
PAPn.io Hospiton , Nob.
Tab. II, fig. 20 larva; fig. 21 imago O.
Alls supra fuscis; primoril)us maculis tvibus prope marginem anticum ,
fascia discoidali interrupla lumiUsque submarginalibus 8 , Jlavis ;
posterioriljus caudatis , fascia discoidali postice atteniiata lunulisque
submarginalibus (j, Jlavis , maculis coeruleis interpositis ; angulo avail
macula parva , semilunari , crocea.
Amplit. 6 poll. 2, lin. 4-
» J poll. 3, lin. I.
Larva viridissima , spinosula , tentaculata , tentaculis Jlavis , lineolis
nigrh longitudinalibus interruptis , maculisque in singula segmento
quatuor rubris, variegata.
Habitat fiequens in Ferula vulgari, cuius follis vescitur, mm. iunio
et ineunte iulio.
Descr. Pap. Machaoni afliiiis. — Corpus subtus et lateinbiis fla\o-
villosum , supra nigrum. Caput flavo-villosuin , linea occipitali et frontali
nigra. Antennae nigrae. Alae supra pro maxima parte fuscae , atomis
flavis irroratae. iV»H07'C5 oblriangulares , integerrimae, flavo-variegatae :
iuxla marginem anticum maculae tres inaequales ; interiore maiore ,
subrecta ; metlia semilunari , praccedcnti opposita ; extima rotunda ,
parva : iuxta marginem extimum lunulac octo parvae , in disco autem
maculae g , oblique digeslae, ab angulo antico ad medium marginis
posterioris sensim latiorcs , transversae , parallelae , secunda tertiaque
obsoletis , seu nigro-obductis. Alae posteriores denticulatae , brcviter
caudatae, Havo , coerulco ct croceo variegatae : discus fascia triangulari
flava obliqua , versus angulum analem altenuata , coloralus : margo ex-
ternus tennissimc fla\us , maculis submarginalibus sex lunulatis, eius-
deui coloris: angulus analis macula semilunari, crocea, parva, notatus:
inter tiiscum autem et lunulas submarginalcs maculae septem, subobso-
letae , coeruleae. Alae infra dilutius coloratae , maculis fasciisque flavis
84 DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE ETC.
latioribus : posteriores maculis coeruleis ci'oceo-marginatis. Pedes nigvi
albido-lincali.
DilFert a Pap. Machaone i.° larva spinosa , alilerque picta; 2. " f'asciis
discoidalibus in supcriori alarum paghia angustioribus 5 3.° angulo anali
macula lantuin semiluuari picto.
Marem Cisto Monspelliensi insidentem reperl in viciniis di Torloli
die 20 m. inaii: faeminam Icgi in Barbagia Ollolai propc Gavoi, ineunte
iunio. Plura alia et , uti rcor , nuper exclusa huius Papilionis specimiila
cominus vidi in montibus qui inter Ovodda et Desulo assurgunt , sed
ingens et repente elFusus imber me impedivit quominus ea insectarer
et prehenderem.
Observ. Haud absonum visum est insignem banc speciem Hospitonis
nomine indigitare, utpote quae montanas Sardiniae regiones inhabilat ,
quibus seculo VI praefuit HospUon , Barbaricinorum Dux.
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Tav II
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1^
'7
Qnmin f SAt9^i*T»*t' rit^ .
IVOTIZIE
INTORNO A DUE FOSSILI
TROVATI NEI COLLI DI SAN STEFANO ROERO
DEL I'BOI'ESSORE DI MlXEr.ALOCrA
AnCEIiO SISMOUDA
l^tte netVadunanza del lo di liiglio iS3(i.
in tutti i tempi furonvi Autori, che trallarono con piii o meno di
erudizione, con maggior o minor successo delle ossa fossili, ma im tale
Studio non fu elevato a quel grado sublime , ch' oggi ha fi-a le scienze ,
non gli fu mai attribuita 1' importanza , clie merita, sc non dopo le
osservazioni del celebre Cuvier, il quale si contenio non solo in cerlo
qual raodo di richiamare a nuova vita, e quasi quasi direi di ricosti'urre
certi esseri organizzati distrutti nellc riyoluzioni geologiche, ma riuni le
sue ossel-^'azioni in corpo di dottrina , nella quale il fdosofo trova ab-
bondante materia per meditare cd appagare il suo spirito, cd il natu-
ralista Geologo la pi-ova certa di quelle riyoluzioni, che la posizione e
la natura svariata dei terreni gia gli facevano sospettare.
Nelle due formazioni terziarie del Piemonte si trovano di tanto in
tanto fossili avanzi, piii o meno bene conservati, di animali intiera-
mente scomparsi dalla supcrficie terrestre , ed a cpiesti ve ne sono sempre
conginnti altri , i cui generi vivono luttora , e talvolta perfino le specie
si rironoscono tnttavia esistenti. II defunto Accadcmico, Prof Stefano
BonsoN , ne illustro un buon mnncro ; ma tuttodi se ne vanno scoprendo
dei Quovi, ed ultimamente due di genen assai rari furono mandati in
8(i KOTIZIE INTOKKO A DUE lOSSILI ECC.
iloiio al Museo ilella R. Univcrsila dal dolto cultore dclle scienze natu-
rali, il sig. Doltore Gioanni Fi-ancesco Nizza da S. Slcfano Roero, pio-
vincia dAlba.
Pensando cssere cosa molto utile per la scicnza il f;u' eouoseere
qiiesti due fossili , non volli tralasciai-e di fai^i sopra alcune ricei'che ,
onde venni a dedurne che uno appartiene al genera Trionjx , genere
Ibrmato dal sig. Geoffroi-Saint-Hilaire, col togliere da quello, che il
sig. Brongniart noinino Emjs, tuUi gU individui , clic hanno tre dita
annate di unghie ; il qual genere venne poscia dcnouiinalo Gjmnopiis
dal sig. DuMERiL, per indicare la costante nudita di alcune parti di
quesli auiniali. L'allro e un crostaceo del genere Cancer, come meglio
diremo nel seguito di questo scritto.
Qucsti due animali sono del numero di quei pochi , che scamparono
id quasi totale estcrminio sopravvenulo per le grandi catastrofi geolo-
giche. Gli analoghi vivono presentemente in contrade hen diverse dalle
nostre , dal che pare si possa supporre, che prima di queste grandi
catastrofi , le condizioni atmosferiche dei nostri paesi fossero in altro
state; cio che e state piu o men chiaramente supposto dal sig. Cuvier,
ed in cpiesti ultimi anni presso che accertato dal sig. Adolfe Brongniart,
il c|uale essendosi applicato a fermare la flora antidiluviana , cenobbe
che il pill gran numero delle piante fossili d'Europa, hanno ora le loro
consimili nelle regioni equaioriali; la medesima cosa ritrovarono colore,
che pui specialmente indirizzarono le loro ricerche intorno alle ossa ed
altri aTanzi degli antichi animalL
TRIONICE fTrionjjcJ.
Fig. I e a.
Si e trovato solamente il modulo d'un individuo di questo genere,
nel quale la parte superiore del guscio e cosl bene stampata, da
peter a prima giunta tcner in ferse 1' osservatore sc sia un' argilla
sclciosa ( molassa , arenaria ) modcUata , opjmre il vero guscio dell'
nnimaie. In un altro pczzo della stessa roccia apparc 1' impressione
delle parti sottestaali al guscio, vale a dire le vertebre , le coste, e 1
DEL PnOFESSORE A. S^SMO^'DA 8^
conftiil di queste : dimodoche , eccetluati lo sleino e gU sporgimcnli
delle cosle , si hanno in esso figiirate lutle le parti dell'anijiiale , clie
nella naturalc operazione della fossilizzazione ciano capaci di lasciare
di se qualclie Iraccia.
Dal modulo appare ben distintamenle , clic il guscio dcirauimule
avea la forma ovale alquanto allargata laleralmenle. EgU e liingo o,38o,
0 largo 0,345. La saetta delia curva e un deciino presso a poco della
corda. Questa misura e stata presa nel centre del guscio , il quale e
]ier tulto il lungo alquanto rilevato , dimodocliij rimane da ambi i lati
una depressione o ibsso, il quale induce a credere, che Tanimale vivenle
avesse una concavita od un solco nel verso della spina dorsale.
Lc piastre o lamelle costali sono nove. La prima, che corrisponde
all'ultima vertebra cervicale, c iin poco guasta e rolta sul margine, ra-
gione per cui la larghezza di o,o4o, che noi vi abbiamo riconosciuto, nou
e la vera. Questa piastra s'unisee e s'ineastra nella susseguente foi'mata
dall'estcnsione della prima costa : il confine n' e scgnato da un pic-
colo cordoncino che si rivolge verso la parte anteriore del guscio.
La medesima disposizione osservasi nel secondo cordoncino forniato al
combaciamento della prima coUa seconda costa. Le quattro, che vengono
subito dopo , sono perfettamente trasversali alia spina dorsale , e si
dilatano avvicinandosi all'orlo dello scudo, pcrmodoche I'ampiezza delle
piastre cresce a misura che vanno allontanandosi dalla loro radice. Gli
ultimi due cordoncini sono anct'essi curvati, e guardano verso Testrcmit;!,
posteriorc deU'animale.
Le scaglie longitudinali o vertebrali tolalmcnle visibili sono sci ;
meta della settiraa e tutta I'ottava sono ricoperte e nascosle , ed in loro
hiogo appare una sottile striscia , come si osserva in molte delle testug-
gini viveuti , ove per la loro et;\ le due ultime piastre costali si sono
congiunte e rassodate insieme sul dorso.
La superficie del nostro impronto e fittamente rugosa in ogni sua
parte, e lc rughe tutte nodose e serpeggianti sono piu filte e piu fine
sui margini di quanto nol sieno nel mezzo , onde apparisce tulto allin-
torno del disco un' orlatui-a larga circa mi pollice formata dalla conti-
guita di piccoli e stretti bernoccoli.
Nel pezzo di arenaria, su cui sta impresso lo schelctro interno dcl-
lanimale, appariscono ben distintamente le otto costc, i punti uci quali
queste s'inseriscono I'una uell'altraj e inline si vedc un canalctto Ion-
88 KOTIZIE INTOnNO A DCE FOSSILI EC.
gitudinale, nel quale I'imangono ancora alcune verlebre. La grandezza
e la curva di qucslo pezzo sono perfettamente consimili a quelle teste
descritlo, il quale vi si adatta e combacia in tutti i punti nel miglior
modo possibile.
Da quanto abbiamo riferito si rileva, che il nostro fossile spetta in-
dubitalamente al genera Trionjx. Quanto alia specie essendo cosa dif-
ficile il portarne sicuro giudizio , ci accontentercmo di dire csser esso
molto analogo al Trionjx jEgjptiacus del sig. GeoffRoi-Saint-IIulaire.
Questo genere di fossile non era stato finora ritrovato nei terreni
del Picmonte. L'individuo, die il sig. Bourdet ha yeduto nel gabinetto
del sig. Deluc a Ginevra, e che e stato dissott-errato nei colli sabbiosi
d'Asti , ci pare dalla figura e dalla descrizione , che abbiamo sotto gli
occhi (i) inlierameutc diverso dal nostro. Lo stesso sig. Ccvier muove
dei dubbii su quanto i-iferisce il sig. Bourdet intorno a quel fossile, e
pare che sia portalo a credcrlo un Emjs d'Eui'opa (3). Noi riposiamo
sicuri di non incorrere in simile sbaglio , e siamo cerli che il nostro
impronto e di un individuo del genere Trionjx ; tutto al piu come
gia si disse , rimangono dei dubbii sulla specie , non potendosi questa
precisamente definire coiresamc del solo scudo , ne col soccorso delle
pochc mutilate verlebre , che di esso ancora rimangono.
GRANCHIO (CancerJ.
Fig. A e B.
li guscio del granchio , che noi intraprendiamo a far conoscere non
e dei meglio conservati : della parte superiore rimangono tratto tralto
alcuni pezzetti sulla arenaria, che ne invesli la parte interna, assumen-
done pero la figura in modo csattissirao. Lo stcrno e similmente rico-
perto dalla stossa roccia , e si vedono soltanto Ic zampe e la coda.
L'anlmale , come appare da questo involuero , era lungo 0,11 , e
largo 0,16. La parte antcriore e semiellittica , e finisce ai due lati in
im angolo, donde i bordi si avvicinano I'epentinamcnle fino al primo
(1) V. Bulletin lies Sciences par la Societe Pliilomaliqnc de Paris. Annec 1822, pap. gg.
(j) V. Cuvicr, OssemcDS foisilcs, secoode parlic du vol. 5, p. 238, dcuxieme edit. Paris iS24-
nEL PROFESSORE A. SISMONDA 89
iioilo della coda , dove si allai-ga comeche fosse troncato. I margini ,
lanlo ranteriore chc i laterali sono guerniti di piccoli rilevamenti ricciali
alquanlo iniitilati, per cui non c possibile il dire ron «pial figura si ter-
miiiassero. Lo spazio interorbilalc e 0,008 ; e le orbite sono liUtora
sormontate da una piccola prominenza alquanto sporgente in avanti. 11
c;uscio ossia le piccolo pezzelte, che di esso ancora rimangono sono sparse
di punti iniiniti e filli , che osservati colla lente appariscono concavi.
Nella parte di dietro rimangono tre protuberanze longitudinali, le quali
indicano ove giacessero gli organi principali dell'animale. I signori
Brongniart e Desmarest si giovarono di queste protuberanze per stabi-
11 re le specie fossili di questo genere.
La parte inferiore , ossia lo sterno , come si e detto, e ricoperla da
un grosso strato di arenaria sensibilmente calcare, la quale e talmente
salda da dissuadere ogni tentativo , che eseguii-e si volesse , per denu-
(iarne le parti sottostanti. Sono \isibili le due prime falangi , a cui
univansi le tcnaglie , e sei di quelle delle zampe ; tutte liscie e leg-
gicrmente schiacciate : delle ultimo due non rimane piii segno. La coda
e abbastanza larga , perche I'individuo si debba supporre una femmina ;
e forniala di sette articolazioni ossia l.iraelle. Le due ultime , ma in
specie la penultima e piii larga delle altre.
Noi crediamo tpiesto fossile identico a quello, che il sig. Desmarest
chiama Cancer punctulatus (i). Vi hanno bensi alcune piccole diffe-
reiize, come e quella di esscre il Cancer punctulatus del sig. Desmarest
soltanto dentato o festonato nella parte anleriore del guscio , mentre
in quello, che facciamo conoscere, apparisce ben dislintamente che la
dentatura si continua pur anchc posteriormente ; ma noi non opiniamo
esserc cio abbastanza cssenziale perche se ne abbia a creare una nuova
specie , quando lutti gli altri caralteri combinano col punctulatus ; d'altra
parte una simile cosa puo anche procedere dallo stalo di conseivazione,
in cui si trovano gli individui. Dalla figui'a data dairautore francese ,
noi scorgiamo , che il fossile del Piemonte e in nno slato raigliorc di
conservazione , ed in conscguenza ci spieghiamo la presenza di alcuni
segni, che sono stati distrutti in quelli esaminati dall'accennato dislin-
lissirao aulore francese.
(i) V. Hisloire NaturcUe dcs crustaciis fossiles par MM. Desmarest ct Brongniart , pog <ji ,
T. VII , fig. 3 ct 4.
Serie il Tom. I. m
go NOTIZIE INTORHO A DUE FOSSII.I EC.
Lc due spoglic auimali ilesorille soiu) stale rilrovate nei colli di
S. Stefano Roero, piccolo paese sulla loniiazione terziaria supei-iore, al
S. S. E. di Torino.
La tesluggine e slala ricavata dagli strati piu iuferiori composti di
argilla azzurra poco sabbiosa, la quale coH'accpia costittiisce una pasta
]>iuttosto tenace p grassa. II crostaceo proviene dagli strati piu supe-
riori , i quali in quelle regioni sono pressoclie composti di sola sabbia ,
dcbolmenle agglutinata da ccmcnto caloare.
Nei nostri terrcni sovente si Irovaiio iusicme fossili niarini e d'acqua
dolce. I Geologi osservarono una tal riunione in molti paesi : il che
ben faciliuenle si spiega, quando si ponga mente alia eont'usione sii-
sc'itala nelle acque aU'occasione dell'ultimo calaclismo ; le marine e le
dolci si mescolarono e lasciarono suUo slesso fondo gli animali, che in
esse vivevano , sui quali a loro Tolta si disposero altri ed altri strati
terrosi.
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MEMOIRE
SUR SIX NOUVELLES ESPECES
CEPHilXOPODElS
TBOUVI-S DANS L* MiOITERRAHEE i MICE
Pin
JEAN BAPTISTE YERANY
Xm i/an« la seance du iG Jevrier 1837
ELEDON GEN EI. — VEiuasv, llg. i.'
■t^ac ovoide , arrondi ; region cephalique mediocre , munie de deux
yeux globuleux assez grands; la peau qui les cnloure est assez traiispa-
rente pour laisser apercevoir le globe de loeil ; elle est couronnee par
Jiuit bras prcsque egaux , munis d'une seule rangee de cupules , ct
reunis par une membrane qui en embrasse '/s ^t se prolonge jusques
aux '/j de leur longueur. Un tres-petit tubercnie est place sur I'oeil.
La partie dorsalc de ce moUusque est d'un blanc livide , nuage de
rouge jaundtre par la reunion de trcs-petits jioints cromopheres rou-
ge;itres; la parlie inferieure est d'un blanc de perle, entierement couverte
de points cromopheres rouges bruns , passant au rouge laque ; ils
nianc(ucnt a la region cephalique, la on se termiiie Tenlonnoir. Les
bras d'une belle couleur lilas sont egalement couAerts de points cro-
mopheres rouges jaunatres qui devicnnent plus grands et clairsemes
vers la rosace ct disparaissent vers son cenli-e; les cupules sont blanches.
La membrane formant la rosace est transparcntc , blanchatre vers le
centre , passant au lilas vers son bord , irregulierement tachetee de
Jblanc opaque siu- les 4 palmurcs dorsales; elle est, sur son bonl, clairseinee
gy MEMOIRE ETC.
de poiuls cromopheres rouges. La longueur totale dc cc mollusque est
de 9 a II pouces.
Cette espece tres-rai-e a Nice, oi je n'ai rencontre qu'un individu
pris a une graiulc profondeur , est plus commune sur la cote sablon-
neuse de Wenton , ou elle est connue dcs peclieurs sous le nom de
Nouscarin J'oiis. EUe se distingue tres-facilement du Moscatus par sa
couleur, par Ic manque d'odeur de muse, et le manque de la bordure
bleu-clair qui longe la membrane du Moscatus ct de I'Aldrovandi de
DEI.I.E-CHrAIE.
Je n'ai pu encore parvenir a en avoir un individu vivant ; je crois
que dans cet etat la partie dorsale du sac doit etre couverte de petits
tubercules , et I'inferieure doit etre sans points cromopheres. Je I'ai
dedi«» a un tres-digne membre de I'Academie , M. le professeur Gene.
J'avais communique cette nouveUe espece a M. le Baron de Ferussac
avec le doute que ce fut I'Aldrovandi de Delle-Chiaie, mais lui etant
arrivee pendant les derniers instants de sa vie , il ne put me donner
son avis.
OCTOPUS CJRENJE — Verany , fig. 2.^
Sac arrondi a ouverture tres-grande , region cephalique mediocre ,
inunie de deux grands yeux globuleux a iris argente , et couronnee de
8 bras libres, dont la i." paire (dorsale) est le double du reste du
corps, la 2.d<^ et 3.""^ paires sont ^/, de la i.'"-' paire, la 4™" est '/,
plus longue que la i."= paire ; elles sont munies d'une double rangee
de cupules allernes. Le 3.""= bras de la droite est remplace dans eel
individu par un tubercule ovale arrondi et pedoncule ; ce court pe-
doncule est muni dc cupules.
l^e corps de ce mollusque est assez transparent pour laisser voir a
travers le sac les organes iiiterieurs ; il est bleuatre en dessus , et
blancliatre en dcssous avec quelques reflets argentes, il est entierement
rouvert de points cronioplicres bleus, qui sont plus clairsemes sur la
partie infcrieure du sac et sur I'entonnoir ; de grands points cromopheres
rougeatres se voient le long dcs bras; de scmblablcs points, mais plus
petits, nuagent le sac et le tubercule, couvrcnl les bras, surtout a la
partie inl'erieure , et se voient sur I'iris qui est argente.
PAR J. B. VEHANY g3
La longueur totale de ce mollusque est de 3 ponces.
J'ai rencontre cet individu au marclie parmi les petits poissons: il
a etc pechc sur la plage de galets de Nice le lo avril i836. Je lai
dedie au digne Secretaire de rAcademie M. le Chevalier Cahexa.
OCTOPUS SALUTII — Verany , fig. Z."
Sac arrondi a ouverture tres-grande, region cephalique munie de
deux yeux mediocres tres-peu saillants, a paupieres oblongues, iris glo-
buleux argente , pupillc trcs-dilatee ; 8 bras presqu'egaux , garnis de
ileux rangecs de petites cupules sessiles et alternes, couronnent la tete;
la i.« paire (dorsale) la plus courte, la 2.™= paire N. PJ. ( ces deux
bras etaient coupes), la 4""^ paire un peu plus grande , et la 3.™"= la
plus longue de toules ; ils sont reunis a leur base par une membrane
qui en lie '/s et se prolonge longitudinalement a la partic laterale et
exterue de cliaque bras jusqu'a leur extremite' ; cette membrane est
tres-visible sur la i."""^ paire el va diminuant progressivement sur chaque
bras , de maniere qu'elle est peu scnsililc sur la 4'"° paire. La region
cephalique est garnie sur les yeux de deux petits lubercules aigus.
La partie dorsale de ce mollusque est couverte de taches verru-
ceuses blanches , tres-irregulieres ; ces taches sont plus grandes plus
clairsemees et moins sensibles sur les bras ; elles disparaisscnt a la
jiartie inferieure. Le dessus de ce poulpe est dun jaune citron nuance
de violet et de bleu , il est nuage de rouge jaunatre par la reunion
des points cromopheres de cette coulcur , le dcssous est dun blanr
rose tres-finement pointille dc rouge laque, I'extremite de I'entonnoir
est cerclee de rougeatre par la gi-ande reunion de points cromopheres.
Les bras sont , a I'iuterieur , d'une belle couleur violette avec des
taches rougc-jaunatre plus claires que celles du sac et de la rosare.
La longueur de ce mollusque est de 10 i)0uces.
Cet individu a ete peche a I'hamecon vers Ic soir du 22 decembre
1 835. Les pccheurs qui le prirenl furent liappes de sa belle couleur
jaune d'or , et me lapporlcrent ; il etait mort quaiul je le coloriais ,
mais les pccheurs ayant vu mon dessin Gni tci que laniinal etait alors,
ni out assuie <|ue pendant la vie il etait dun jaune plus brillant, que
les taches rouges etaient errantes, et tpie les verimcs elaicnt plus sensibles.
g4 MEMOIRE ETC.
Je crois que cette espece est le petit polype tachete d'Aristote que
Ferussac tlit (pag. 5 1 de son hisloire naturellc generale et particuliere
des mollusques) n'etre pas encore reconnu; ne pouvant baser la de-
nomination de cette espece sur 'le caractere des taches verruceuses ,
caractere ti'op coinmun a d'autrcs especes , je I'ai dedie a I'illustre
Chevalier Cesar de Saluces , membre de I'Academie de Turin.
LOLIGO COINDETII — Verany , fig. 4'
Sou corps est oblong , cylindriqne , pointu a son extremite qiii est
t^arnie de deux nageoires forniant un coeur un pcu evase : la region
ceplialique est garnie de deux yeux assez grands, argentes , et de lo
bras, dont 2 lentaculaires ; la i.>« paire et la 4"*" sont d'egale lon-
gi»eur, la 2.''' un peu plus longue et la 3.""= la plus longue ; ils sont
munis d'une double rangee de tres-petites cupulcs pedonculaires qui
deviennent imperceptibles vei-s leur exlremite. Lcs bras tentaeulaires
sont presqne du double plus longs que les autrcs , ils sont munis d'une
douzainc de cupules assez grosses, disposecs sur deux rangs, et d'une
viuijlaine de Ires-petites qui precedent et bordent lcs aulrcs : nn espace
nu d"a-peu-prcs '/, de la longueur totale terminc les bras lentaculaires.
Son corps est blanchatre , transparent, finemcnt poinlillc de bleualre
et de laque ; est parseme de grands points irreguliers bruns rougeatres,
dont quelques-uns sont cerclcs de la meme coulenr plus obscure.
La lame cornee est presque lineaire , un pcu dilalee a la partie
superieure ; elle approche beaucoup de celle du Loligo Todarus. —
La longueur totale de ce moUusque efM, , y comjH-is les bras tentaeu-
laires, de 5 pouces.
Cette espece est tres-voisine du Subulata par sa couleur el sa tuillc,
elle en dill'ere par la longuein- des bras tentaeulaires qui, dans celle
espece, sont plus courts ; par la position des cupules qui ne sont pas
a rextremit« des bras , et par la forme de la nagcoire qui est en coeur.
Cette belle espece s'approciie dc notre liltoi-al convert dc galels ,
pendant lcs mois de inai ; on la |ireiul dans les filets avec la Poutiu<t
( CInpee , sardine jeune ). Je I'ai dediee au celebre Docteur Coindet (i<-
Geneve qui, pendvmt les dorniers instants de sa vie, m'honora ■de s<n\
..uiuitie.
PAR J. B, VERA5Y r)5
LOLIGO MARMORAE — Ykkany , fig. 5."
Son corps est ovale , oblong , rylindrique pendant la vie , lirs-
nplali apres la mort : son exlremilc posterieure est aiguc, garnic de
deux nageoires occupant la nioilie du sac, et quelqucs fois davantage,
Ibrmant un coeur tres-aigu. La region cephalique est garnie de deux
yeux argcntes , dont la prunelle est en parlie couvertc par une petite
metribrane arrondie et aussi argentee ; I'organe interieur de I'oeil pen-
dant la vie de ranimal est marcpie par une grande tache bleu-vert ,
chatoyante au milieu , et doree au centre ; cetle tache devient bleu-
noiratre apres la mort.
Dix bras , dont deux tentaculaires pouvant rentrer en entier dans
le corps, couronnent la region cephalique. La i/« paire est la plus
courle , la 2.''<= un peu plus longue, la 4-'°' encore plus loiigue , enfin
la 3.""^ la plus longue de toutes , et double de la i." paire; ces bras
sont munis d'une double rangee de cupules pedonculaires ; une mem-
brane carissale, a peine visible sur la 2 A paire de bras, longe la 3."'
et 4°"^ paire. Les bras tentaculaires, cinq fois plus longs que la i."
paire , sont munis a leur extremite de cupules irregulieres , qui sont ,
ainsi que les autres , finement dentelees a I'interieur du cercle corne.
La bouche est couronnee d'une membrane octogone qui se ratlache
aux 8 bras.
Tout le corps de ce mollusque pendant la vie est d'un blanc rose
jaunatre transparent , parseme dans sa partie dorsale de tres-petits
points cromopheres jaunes, roses, et quclques-uns laque obscure, surtoul
sur les yeux ; les bras sont pareillcment poiutilles de couleur rose et
de laque obscure , corame aussi I'extremite des bras tentaculaires. La
partie inferieure est clairsemec de points roses; de beaux points laque
assez grands sont presque rcgulierement parsemes sur tout le sac et les
bras; ces points disparaissent sur les nageoires, sur la partie inferieure
du sac et sur la region cephalique.
La lame cornee est lineaire lanceolee.
La longueur de ce Cephalopode, nou compris les bras tentaculaires,
est de 4 a 5 pouces.
q6 MEMOIHE r.TC.
On peclie celte espece communemcnt pendant la niiit , sur la plage
de galets dans les mois d'aoAt i novembre: sa chair est Ircs-eslimee.
Je I'ai dediee i M. Ic Chevalier Albert dc la Marmora, membre de
lAcademie de Turin.
LOLIGO BERTHELOTII — Verany , llg. 6."
Son corps est oblong , rond a son exlremile posterieure qui est garnie
de deux nagcoires formant un quarre a faces paralleles et a angles
tres-arrondis , la region cephaliquc est garnie de deux yeux grands ar-
gentes ; le globe de I'oeil pendant la vie est marque par une grande
tache bleu-vert chatoyante au milieu , et doree au centre , qui colore
les cotes de la region cephalique. II a dix bras, dont deux tentacu-
laires et I'entrants entierement dans le corps. La i." pairc ( dorsale )
est la plus courte, la 2.^^ et la 4-'"' qui sont egales, sont plus longues
que la i.«, la 3.°" est la plus longue et le double de la i." paire.
Tous ces bras sont munis d'une double rangee de cupules pedoncule'es ;
une petite membrane carissale longe la 2.A<^ et la 4-"' paire de bras, et
fst beaucoup plus pi-ononcee sur la 3.°"= paire. Les bras tentaculaires,
qui sont du double plus longs que la 3.™<^ paire , sont munis a leur
cxtremite d'une quantite de tres-petites cupules, et de quelques-unes
plus grandes vers le centre. Get organe est muni a sa parlie dorsale
dune petite membrane caiissale. La bouche est garnie dune membrane
octogone qui se r attache aux bras, et qui est couronnee de 8 lobes, dont
6 aigus, et les 2 qui correspondent a la 4"" paire sont plus petits et
arrondis.
Tout le corps est convert a la partie dorsale de tres-petils points
cromopheres jaunes , peu visibles h. I'oeil nu , de points d'une belle
eouleur de laque et de gi-ands points bruns , particulierement a la
region cephalique ct le long de la ligne mediane du sac; el sur les
bras , ces points sont cercles de la memc teinte plus obscure ; dans
la partie laterale et inferieure du sac les grands points bruns sontl
dune belle eouleur de laque et sur la partie cenlralc ils sont jaiuies ;
les bras sont finement lachetes de laque, el dc quelques points jaunes;
les bras tentaculaires sont tachclcs dc laque a leur cxtremite ; lenlon-
noir est lachete vers son ouverture de laque et de jaune.
PAR J. D. VERANV 07
La lame corn^e est ovale , lanceolce, et ressemble beaucoup a celle
du L. vulgaris.
Sa taillc est, tout compris , de a'/, u 3 pouces.
J'ai rencontre quatre individus de cette nouvelle espece parmi les
petits poissons que Ton prtnd la nuit sur la plage de galets des enri-
rons do Nice dans les mois dc septcmbre n noveinbre.
Je I'ai dediee a mon ami M- Berthelot, auteur de rHistoire Natu-
rellc des Ilesi Canaries.
A ces CepljalopodcB je pourrais ajouter quelques aulres nouvelles
especcs que j'ai communiquees u M. Ic Baron de Ferussac : mes figures
sent deja publiees dans son Histoire Naturelle generale ct parliculi^re
des Mollusques , et je ne doute pas que leurs descriptions ne le soient
bienlot par son continuateur.
Les plus remarquables sont le Crangia BonellU, et le Loljgopsis
f^eranjr , Fer. , que j'ai trouve dans le courant de i834: ce savant les
a presentes a I'Academie des Sciences de Paris, le :iq octobre i834,
et publics dans le Magasin de Zoologie , CI. V. PI. 65 et GQ.
Ij Octopus Catenulatus , Fer. PI. 6 bis et ter , Tuherculatus de
Delle-Chiaie , figure par ce savant sous le nom de Ferussacii , mol-
lusque qu'il dit connaitre depuis 1822 , et en reponse de la commu-
nication diupiel M. de Ferussac lui ecrivit (i) : Quant au pouipe que
vous aviez la bonte de nommcr de inoti nom , je le connaissais dejct
et en avals deux belles planches; je tai recu de Nice et je I'ai nommi
Catenulatus etc.
Cette espece n'est pas le Tuherculatus de Risso comme le dit Delle-
Chiaie. M. Risso , malgre les immenses decouvertes qu'il a failes dans
nos mers , n'a lencontre ce pouipe que dans le courant de i835. C'est
en 1824 que j'ai trouve deux individus de cette belle espece, dont j'en en-
voyai un de suite au Prof. Bonelli pour le Miisee de Turin, et je conservai
Tautre dans ma collection. Je le montrai a M. le Doct. Wagner a son
passage i Nice , lui faisant remarquer les deux orifices qui sont places
sur les cotes de I'entonnoir , orifices qui m'avaient f'raj)pe. Ces obser-
vations lui donnerent occasion de piiblier un article dans le vol. XIX.
pag. 387 du Bull, des Sc. Natur. du B. de Ferussac, dans leqiiel , en
(i) Mcniorie sulla storia e notomia degli animali sciwa vcrtebre del regno di Napoli. Vol. 4.
pag. !^1.
Serie IL Tom. I. h
qB MtMOIRE ETC. PAR J. B. VERANY
parlant de celte espece qu'il appellc 0. Vevanj , il donne quelques
lumieres sur I'appai'cil acqueux , coiitre lequel reclame Delle-Chiaie ,
pag. 94- vol. 4 tic Touvrage cite.
Li'Octopus p^elifer , Fer. PI. ig , que je renconlrai vers la fin de
1829 et que je communiquai , le 2 fev. i83o, a M. de Ferussac , lequel
m'a anaonce que M. Rang venait de le relrouver en Afrique.
U Onjchoteutliis Lischestenii , Fer. , que j'ai assez coiumuiiemeiit
trouve a Nice , en reponse de la communicalion duquel M. Fer. m'ecrivit;
Je mattendais chaque jour a cclle du Calmar a crochet , parceque deja
BeUon t avail mentiomie , mais depuis lid personne ne Vavait retrouve
dans la Mediterranee etc.
Je me tais aussi siu- une nouvelle espece (VElledon et iVOclopus
tres-petits, sur lesqviels je n'ai pu , malgre une infinite d'observations ,
acquerir encore toute la certitude voulue pour en faire des especes
nouvelles.
c).>A.\ rH'f' <\((i Xi.-(u< . CT.w>> ..■>; X>)llw.s ?ri.,.vt,nii.l. •i^'.'JeiU
i^ §
7/1 f. /:
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■^ i Oc ai4Xiiv\-ui- n*\tuv.'fu*
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<H. t.^^z^. <x<Lc,xv:^ .yxK 2.[:iaim^c^'t^m€y.
3.
^CZtJ. I C^Oulilo I^IA.1U"I«'1U' ll«vl.)
HmfU.
Omiia-lit^
r^utriiu lit-Bn^.tt C
99
HIEHIOIRE
SUR DEUX NOUVELLES ESPECES
DE
Ci:PHi!kL.OPODES
TBOUV^ES DAKS l'0C£4I<
PAR
J. B. VERANY
ASSOCIE COKRESPORDAKT DE l'aCADEUIB HOTALE DES SCIENCES DB TVnm
LOLIGOPSIS BOMPLANDII — Verany, fig. 1.-=
V><orps oblong , cylindrique, extremite posterieure garnie de deux na-
geoires occupant un pen plus de la moitie du sac en forme de coeur
tres-evase a lobes un peu angvileux. Region cephalique mediocre, garnie
de deux yeux a globe noir, a prunelle fauve, et a iris tres-saillant,
couronnee par 8 bras presqu'egaux , dont la i." paire est de la lon-
gueur du sac non compris la nageoire , la 2.^'= paire est un peu plus
longue , la 3.™« paire encore plus longue , et la 4'°^ paire plus coiute
que la 1.'^'= paire; ils sont munis dune double rangee de tres-petites
oupules jaunalres au nombre d'environ 6o par rangees , ils sont termines
par un petit tubercule noiratre allonge et pcdoncule,.et sont tous de-
pourvus de membiane carrissale. Une membrane arrondie entoure la
bouche et se raltache aux 8 bras. La lame coraee a les '/s superieurs
lanceoles et les Ys inferieurs lineaires se dilatant un peu a son ex-
tremite.
100 MEMOIRE ETC.
Tout Ic corps est gelatineux, Icllcment transparent qu'il laisse A'oii',
a travers la region cephaliquCj partie du syslumc nervcux, et a travers
le sac tous les organes qui y sont contenus.
II est iVun blanc vitre entieremcnt convert do petlts points cro-
uiophcrcs blcuatres , qui disparaissent sur la region cephalique cmre les
yeux : on ea voit aussi sur la membrane qui entoure la bouche ;
quclques-uns plus marques se voyent le long des bras. Quelque? points
cromophcres rougeiitrcs , et plus grands , sont clairsemes sur la nageoire
et sur Ic sac, ils sont plus colorics le long de la partie dorsale et sur
la region cephalique.
J'ai rencontre ce Cephalopode mort sur la surface de I'Oce'an, par
29 deg. Lat. Nord, et 89 Long. O. par un temps tres-calme.
J'ai scrupuleuscment cherche les bras tentaculaires ou du moins
quelques traces de ces organes, toutes mes recherches ont ete infruc-
tueuses, et je puis avancer avec certitude que cette espece en est de-
pourvue. Je la rapporte neanmoins au genre Loligopsis definitivement
etabli par M. de Ferussac avec le Loligopsis Feranii que je lui com-
muniquai , et sur lequel existaient les bras tentaculaires qui n'avaient
jamais ete apercus , et qui firent rapporter ce genre a Tordre des
Dccapodes; de nouvelles decouvertes et des observations plus minu-
tieuses sur le Loligopsis guttata de M. Grant, et le Leachia Cjclura
de Lesueur , sur lesquels on n'a pas apercu ces bras , donneront de
nouveaux eclaircissemens , et le manque positif de ces organes de-
finitivement constate autorisera retablissement d'un nouveau genre
dans I'ordre des Octopodes. J'ai dedie cette nouvelle espece, comme
un temoignage de ma gratitude, au digne compagnon de M. De Humboldt,
au celebre prisonnier du Docteur Francia , a M. Bompland , que j'ai
eu le i)onhcur de rencontrer sur les bords de la Plata, et qui m'lio-
nora do son amitie et de ses conseils.
ONYCIIOTEUTJIIS MORISII — VzKKm, fig. 2.^
Corps oblong , extremile anterieure assez cvasee , angle dorsal tres-
obius , et extremite posterieure aigue garnie de deux nageoires im-
plante'es a la partie dorsale du sac a une petite distance I'une de I'autre,
et dont les extremites poslerieures sont aigues, et les antericures arrondies
PAJl J. B. VERANY 101
avec line e'cliancrure a angle droit a la parlie interne; les deux ferment
uiie fleche qui occupc un peu plus des 'j, du sac. Region cephalique
munic de deux yeux asscz grands a iris argente , couronnee par dix
bras , dent deux leutaculaires , la i." paire de la longueur dc la na-
geoirc, la 2.''* paire un peu plus longue, la 3.""= paire encore plus longue,
et la 4'°'° paire la plus longue et Ic double de la i." paire. Les bras
tcntaculaires ont qualre fois la longueur de la i." paire, ceux-ci sont
garnis d'unc rangec alternante dc tres-petits crochets au nombre de 16
a 18.
La boiichc est couronnee d'une membrane fcstonee et octogone assez
grande qui se rattache aux 8 bras. EUe est d'une couleur brune noi-
ratre a angles blanchatres. La lame cornee est d'un rose terne, le sac,
I'-entonnoir et la region cephalique sont nuage's de rouge vineux pas-
sant au brun le long du dos entre les deux nageoires. La partie dorsale
du sac est clairsemee de quelques points cromophtrcs rougeatres, qui
sont plus i-approches et plus visiblcs a Tinferleure: la region cephalique
en est couverte, sauf vers le centre, les memes points couvrent I'ex-
tremite de I'entonnoir : une belle serie de ces memes points cromo-
pheres se voient le long de la partie externe des 8 bras.
Cette belle espece se rapproche beaucoup de Y Onjchoteuthis Banksii,
Smithh, et Leptura de Leache, desquelles elle differe principalement par
la membrane qui couronne la bouche. J'en ai rencontre plusieurs dans
I'estomac d'un dauphin ordinaire que nous primes dans I'Ocean , par
3g deg. Lat. N. et 20 Long. O. Je I'ai dediee comme un temoignage de
mon respectueux devouement a I'estimable auteur de la Flore de la
Sardaigne , M. le Docteur Moris.
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io3
SULI.A
STRUTTURA E POSIZIONE DEGLI ORGAM
DELL' UDITO E DELLA VISTA
NEI PRINCIPALl GENERI DEI MAMMIFERI
RIFLESSIOm FISIOLOGICIIE
DEL MEDICO
CARLO FRANCESCO BELLINGERI
^iUtte ntlV adunanza del i8 di giu^no 1837.
PREF^ZIONE
v/uesta memoria venne preseutata a quesla Reale Accaileinia nell'oc-
casione deU'adunanza generale onorala dalla Maeslu del Re il 3i di
oltobre del i833 , come consta dal prograninia pubblicato in tale cir-
costanza , programma che venne ripetuto dall' Institut nel foglio dei 7
dicembre i833, in cui si diede I'elenco dei titoli delle meinorie , che
erano in pronto per leggei"si in tale occasione. Per mancanza di tempo
pero non ebbe luogo la lettura di questa inia ineinoria, come risuUa dal
Vol. XXXVII di questa R. Accademia, pag. (xx). Venne posoia letta nell'
adunanza a Classi unite dei 24 novembre di detto anno, come risulta
dal processo verbale di detta adunanza accademica. Fu sospesa , secondo
il costume , la votazione di essa , e desiderando io poscia di dare una
magglore eslensione a si fatto genere di ricerche , ho tralasciato di pro-
muoverne la pubblicazione.
io4
Ora vedendo io anaunziata uel foglio ihW Insiitut dei 19 aprile del
corrente anno la iiicinoria del signer Dubueuil, Profcssorc di Medicina
a MonpcUieri , inlitolala : Etudes anatornujues dc teles ajant appartenu
a des indii'idus de races humaines diverses , nella quale si annunziano
le due seguenti proposizioui principali : La premiere est que la forme
du trou occipital repete presque toiijours celle du crdne , et la donne
par consequent (*). La deuxicme est que dans les races humaines plus
('intelligence est diiveloppee , plus le trou auditif est voisin de f occiput;
non voglio percio pii ritardare, per quanto e in me , la pubblicazione
di una tale mia memoria , e la do Ictteralmente quale fii essa presen-
tata neU'epoca indicata , aggiungendo soltanto in altrettante note sepa-
rate le prove ed addizioni , che dopo ho creduto di fare a quel mio
scritto , e che mi sono trovato costretto a redigere in breve tempo ,
perche non era ancora mia intenzione di consegnare alle stampe questo
mio lavoro.
('J Osst^rvnziooe qucsU gia f.itta tU Soemheriiikc.
io5
RIFLESSIOIVI FISIOLOGICHE
SULLA
STRUTTURA E POSIZIONE DEGLI ORGANI
DELL' UDITO E DELLA VISTA
NEI PRINCIPAL! GENERI DEI MAMMIFERI
;Lia (livina uiteltigenza, clie presieJelle alia creazione del mondo e
degli esseri , da cui e abltato , incgUo forse ancoia die neH'oidine , la
■variela e V iinmensiti degli oggelti , si palesa maravigliosamente nel
fercare la ragione di cose in appaienza niinime e lievi. Gia disse Plinio,
<he la natiira e aniinirabilc nelle cose piccole ; e die cio sia , ne sa-
rauiio novella prova le brevi liflessioni fisiologidie suggeritemi dall'e-
same della posiziouc e struttura degli organi delludito e della vista
nei priucipali generi dei maminiferi. Argomenlo , il quale puo in suUe
prime aversi per istcrile e liniitato , ma die, meditandovi sopra , offre
non poclie ragguardcvoli induzioni.
La struttura e posiziouc dcU'orcccliio esteruo e niolto varia nei di-
versi mammifcri. Sono in loro Ic orecdiie acute o rotoiidate , ritte o
pcndole, larglie o ristretle, espansc od accartocciate , di forma emisfe-
rica o conica , diversamente lunghe o cortc , poste alia sominiti od ai
lati del capo, ]>iu o meno posleriormente od anleriormenle, distanti o
Serif. II. Tom. I. o
JoG RIFLESSIONI FISIOLOGtCHE
ravvicinate tra dl loro. Sono acute e ritte , lunghissime, poste alia som-
inila del capo , e molto vicine tra di loro nei lepri , conigli , e ncl
geiiere c.ivallo. Sono acute, ritte, lunghe e jioste alquaiito ai lati, nella
giralla . nelle gazzelle , nei daini, ccrvi e buoi, ed in aleune specie di
capre , e di cani. Sono lunglie , larglie cd acute alia loro estremila,
pendole e nia!:!gionnente posle ai lati dclla lesta nella pecora, in alcunc
specie di cani, e ncl inaiale comunc. Sono Ic oreccliie larglie, espanse ,
quasi eniisieriche , posle ai lali del capo , e vie piu infcriormenle , e
piu iontane Tuna daU'allra nell' elcfanle , nelle scimic , e specialuientc
neiruomo.
Una talc diversa strultura e posizione deiroreccliio eslcrno negl' in-
dicati animali ha i suoi grandi significati. Cosi le oreccliie ritte, lunghe,
))osle alia somniila del capo, all' indietro, e molto ravvicinate tra di
loro , e vanno congiunte con udito finissimo , e significaiio docilita , ti-
iiiidita e poco ingegno : tali noi le osserviamo nei lepri , nei conigli ,
in nioiti generi di pipistrelli ; e nello slesso genere cavallo !a maggior
iunghezza del padiglione concorda colla timidita , codardia e goflaggine;
e viceversa I'oreccliio piu corto si connette nello slesso genere col mag-
gior coraggio ed intelligenza. Sono pure animali tlmidi le pecore , le
rapre , i daini , le gazzelle , i cervi , e la giraffa , ed in tulti questi
animali I'orecchio e prolungato. Un lungo orecchio indica timidita e
docilita tanto maggiore , quanto piu esso e lungo nello slesso genere
di mammiferi ; cosi ad esempio nei cani quanto piu e lungo il padi-
glione , tanto piu sono essi timidi (i).
Tanto e vero che un lungo orecchio indica docilita c timidita, come
e vero altresi che un corto orecchio indica ferocia e selvatichezza.
Cosi noi osserviamo che negli orsi, nei leoni , nelle ligri, nei leopardo,
e nei terribile jagoar dell' America I'orecchio esterno c corto , come
troncato , e si direbbe reciso colle forbici ; e questi animali sono in-
domiti e feroci (2).
Una pai-i indicazione relalivamente all' indole degli animali desunla
dalla varia Iunghezza delle orecchie e pur costanle nello slesso genere
di animali : le orecchie del lupo sono iiiolio piu corte di quelle dei
cani , ed e il lupo feroce cd il neuiico ilei cani ; c questi quanlo piu
corte , ritte e strelte hanno le orecchie , tanto piu sono fieri , caltivi ,
ed a temersi (3). Cosi pure nei genere bue ; I'orecchio e corlissimo , e
come troncato nei bue bisonte d'America , ed e quesli un animale
DEL MEDICO C. F. BELLINCEni I07
fierissinio ; parimcnli nel genere cinghiale si osseiTa , che quanto piu
sono corte le orecchie , riltc cd acute , tanto maggiore c in cssi la
ferocia (4).
Le orecchie penilole nei ruminanti , e nci cani indicano doinesticita ,
o stato (li servilii , cost pure nel genere cinghiale (5).
Un lungo orecchio si connette in generate con estremita lunghe e
sottili , e cosi colla velocila nel corso : osservasi una tale corrispon-
(ienza fra la strultura delle orecchie e quelia delle estremita nelle capre ,
nei cani , nel cavallo , nelle lepri , nei conigli , nei daini , nelie gaz-
zelle , nci cei-vi , e nella girafia , aniniali tutti di cui noi aminjriaiiio
la velocita somma nci corso. Sembra che la natura abbia in questi ani-
niali connesso orecchie lunghe , udito fmissiino , ed estremita lunghe e
sottili, e grandissima velocita al corso, perche esscndo essi animali
timidi ed inermi , c potessero essere cosi piu facilmente conscii dei
pericoli , che gli minacciano , e sollrarsi a loro con una rapida f'uga.
Invece corte orecchie si congiungono in generale con grosse e corte
estremita , e colla forza dei movimenti : una tale corrispondenza si os-
serva nei leoni , neila lince , nella tigre , nel cinghiale , negli orsi , e
nel hue bisonle d'America. Negli animali fiei'i vuolsi molta forza nei
movimenti , onde possano far preda , exl assoggeltare gli altri ani-
mali (6).
Uh padiglione ampio , largo , piu o meno €misferico , e che si al-
larga posteriorraenle , posto ai lati della testa , e piii anteriormente ,
distanle I'uuo daU'altro , e collocate inferiormentc nel capo , indica in-
gegno ed intcUigenza tanto maggiore quanto piil sono eminenti i detti
caratleri. L'orecchio esterno e largo in alcune specie di cani , animali
questi intelligcntissinii , c quanto pii\ in essi e largo l'orecchio , tanto
piu sono inielligcnli ; siane in esempio la specie del cane bracco , e
del can barbone. E indizio di maggiore inlelligenza , alloraquando il
padiglione si estende e si allarga poslerionfientc , ed assume tosi una
forma piii o mcno emisferic-a. Talc c la coslruzione dellorecchio nell'
clefante ; e noi ammiriamo la capaciu'i intellettuale di qvieslo animate ;
se non che neU'elefante non ha l'orecchio una forma antropomorfa,
e non presenta cosi una figura quasi semicircolarc , cssendo il suo lobo
troppo prolungato (■7).
Nelle sciniie I'oVccchio e cspanso , ed ha una figura piu o mcno
eniisferica , ecj e inoltre I'oi'ccchio posto ai lati , cd iuferiormente nel
I(>8 Rin.ESSIONI FISIOLOGICIIE
capo ; cd w rajrgnardcvolissima la loro iiilelligenza ; die anzi osser-rasi
rliiaraiDciilc , c-lie nelle scimic quanlo piu I'orecchio c anlropoinorlo ,
V poslo pill in l)asso lu'l capo , taiito niaggiore e la loro intelligcnza.
(]osi nel gruppo orang-outangs, in cui la forma ileU'ovorchio e analoi^a
a quella cU'iruomo ,,e(l c poslo pii\ in basso che nellc altrc scimie, «;
allresi fra quesle la specie , die c ilotata ili maggiove inlelligenza. Al
coiilrario nclle altre scimie , in cui ossei-vansi le oreccliic posle piu in
alio , eppercio pii\ ravvicinate tra tli loro , e che perdcntlo la figura
emisferica , rendonsi acuminate alia loro eslrcmila superiore ; ■vedian>o
pure decrescere in loro , in proporzione , 1' inlelligenza (8).
E neH'uomo , che I'orecchio si allarga posleriormente, presenta una
figura quasi semicircolare , Irovasi poslo piu inferiormente, e piii avanti
nel capo che negli altri animali , ed e percio maggiore la distanza vi-
cendevole ; ed e pure neU'uonio massima 1' inlelligenza e 1' ingegno (9).
Dal sin qui delto ne risulta , che le orecchie lunghe , rislretle , e
ravvicinate ti-a di loro , posle in alto , od alia sommilh del capo , in-
dicano pora inlelligenza , e lanlo minore quanlo pii!i sono pronunziati
i delti caratleri nei diversi ordini , generi e specie di detti animali :
ed invece un largo orccchio, espanso posleriormente, di figura emisfe-
rica , dislante I'uno dall'altro, e posto piu inferiorraente , e mcno po-
sleriormente nel capo , indica inlelligenza tanto maggiore quanlo piu
sono evidenli i detti segni : liene I'uomo per queslo rapporlo il primo
luogo; succedono le scimie; lien dielro felefante, poscia il genere cane,
succedc il genere galto ; quindi il genere cavallo; e per ultimo I'ordine
de' ruminanti non cornuti , poiche i cornuti sembrano costituire un'ecce-
zione : 1' inlelligenza in lutli questi animali liene pure lo stesso ordine,
principiando da quelli , in cui e maggiore (10).
I significali desunti dalla posizione delle orecchie, quanlo alia loro
distanza ed altezza nei principal! generi dei mammiferi relativamente
alia loro inlelligenza , danno il risullalo inverso dei significali desunti
alio stesso oggetto dalla varia posizione degli occhi quanlo alia loro si-
tuazione elevata nel capo , e vicendevole distanza. Abbiaino vedulo ,
che le orecchie rpianlo piu sono posle in basso e piii dislanli I'una
daU'allra , tanto maggiore e 1' inlelligenza negli animali; gli occhi invece
indicano sempre piu maggiore inlelligenza , quanlo piu sono posti in
alto , ed approssimati tra di loro : cosi si osserva nell' uomo e nelle
scimie : negli altri principal! generi di mammiferi la posizione degli
DEL MEDICO C. F. BEI.I.INCEnr I r>r)
occhi tiene il segncnte ordiiie jirincipianilo da quelli, rhe li lianno piu
rlevati : i." gcnere cane: 2.° pecora : 3.° capra : 4." genere gallo :
5." clnghiale : 6.° genere anlilope : ij." genere cei-vo: 8.° orso : g.° ran-.-
incllo : 10." cavallo : ii.° l)ue : 12.° lepri e conigli. In tutti qucsli ani-
innli iioi osserviamo che gli occhi sono posti piu o meno al dissolto della
linea dclle orecchic; nelle scimie sono gli occhi e le orecchie posle
quasi alio stcsso livello, soltanlo neU'uonio trovansi Ic orecchie jioste
al di sotto della linea degli occhi; da qneslo quadro ne risulta, rhe
quanto piu gli occhi sono elcAati nel capo, ed in conseguenza in mag-
giore vicinanza del cervello , tanto inaggiore e I'inlelligenza negli animali.
Abbiamo considcrata la posizione piu o meno elevata dcgli occhi ;
dobbiamo ora considerare la maggiore o minore reciproca loro distanza:
tieue essa il seguente ordine principiando da quelli che li hanno piu
ravvicinati : i.° scimie: 2.° uonio : 3.° genere galto : 4-° genere cane:
5.° cinghiale : G.° orso: •^." capra: 8.° pecora: g.° elefante : io.° bue.
Dal che noi ne dedurremo che gli occhi quanto piu sono approssiuiati
yiccndevolniente, tanlo maggiore e in generate la vivacila degli animali.
Fa a questa regola eocezionc il cavallo. Da quanto si venne diccndo
•scorgesi, che si deve fare unadislinzione fiarintelligenza ela vivacita (i r).
Risulta pero scnipre da questanalisi, die gli occhi piu clevali nel
capo, (I pill ravvicinati tra di loro, indicano maggiore sviluppo di una
facolla deU'anima; e che tali carallcri relalivamenle alia posizione delle
orecchie danno il risultato inverso. L'occhio deve rsser posto in mag-
giore vicinanza del cervello per Iramandargli sensazioni piii pronte e
piu dislinte ; I'Drecchio deve essere piu lontano per produire sensazioui
pii'i giuste ed armoniche (12).
I'erche mai la natura nell'uomo colioco l'occhio al di sopra dell'orec-
chio, e nei quadrupcdi pose rorecchio al livello 0 al di sopra delloc-
chio? II cei'vcllo nell'uomo e posto al di sopra del cerselletto , I'inversn
ha luogo negli animali: l'occhio dipendc dal prinio, mentre le orecchie
sono in relazione col ccrvelletto. Fatlo qnesto provalo daU'origine del
nei-vo ottico ed acuslico; Torigine del primo e dal cervello, quella del
secondo dal cervelletlo. Lo provano inoUre le stesse deviazioni della
natura ; se e doppio il cervelletlo , sonovi quattro orecchie , e due oc-
chi sollanto ; se vi sono quattro lobi cerebrali , vi sono anche quattro
occhi , e due sole orecchie.
HagtOQ vuolc , che noi iDdaghiamo , perche la maggior disiauza
I I 0 niFLESSIONI FISIOLOGICHE
viccnclevole delle orccchic , e la loro posizione pii inferiore nel rapo
indica niaggiore iiilelligenza.
Abbiamo veduto die I'orecchio e in x-elazione con il cervelletlo; la
posizione deH'orecchio la natnra la voile in vicinanza di quest' organo.
Nell'iionio stanteche i lobi posteriori del cei-vello si allargano assai, e
si prolungano all' indietio , e vanno cosi a coprire il cei-velletto slcsso,
necessariainente rorecchio, che dipende dal cervelletto , ed e con esso
in relazione , devc trovarsi piu in basso e pii!i lontano I'uno dalT allro.
Iiivece ncgli animali i lobi del cervello che sono posteriori, sono nieno
anipii , c nieno prolungati airindietro, e non coproiio cbe in parte, o tor-
cano soltanlo il cervelletto ; e le oreccliie in loro esser possono quindi
collocate pill in su, e pii ravvicinatc tra di loro. Eppercib la niaggior
distanza vicendevole , e la posizione piu inferiore dell' oreccliio indica ,
che i lobi cerebrali posteriori sono mollo piii sviluppati in ogni senso ,
di lunghezza , di grandezza e di spessezza. II maggior sviluppo dei lobi
cerebrali posteriori porta seco maggiore intelligenza ; e se I'angolo lac-
ciale di Camper indica una maggiore o minore capacita intellettuale ,
perche indica il maggiore o minore sviluppo dei lobi cerebrali ante-
riori ; le orecchie parimenti quanto piu sono poste in basso , e quanto
pill sono lontane tra di loro indicano pure una maggiore capacitii in-
tellettuale , in quanto che sono cosi esse un segno fatto dalla natura ,
che i lobi cerebrali posterioi'i sono piu sviluppati , e quanto piu gli
emisferi cerebrali hanno un maggiore sviluppo , tanto maggiore e I'in-
telligenza, poiche qucsti emisferi costituiscono I'organo, di cui si serve
fanimo durante la vita per eseguire le sue funzioni.
Gil occhi quanto piii sono elevati nel capo e quanto piili sono rav-
vicinati tra di loio indicano maggiore intelligenza, o maggiore vivacita,
in quanto che pare , che I'ocehio esser debba in maggiore vicinanza
del cei-vello per produrre in esso sensazioni piii pronle e piii distinte ,
e debbano essere ravvicinati tra di loro, aflinche le sensazioni trasmesse
dall'uuo e daU'atlro occhio siano piu giuste e piu uniformi. Non sola-
niente noi vedianio , che negli animali piii perfetti la natura pose gU
occhi in maggiore vicinanza tra di loro , ma voile altresl che i ncrvi
ottici I'un lalli'o si mischiassero. L'origine di questi due nervi e molto
vicina ; invece bavvi una ragguardevole distanza fra I'oi'igine del nervo
aciistico di ciascun lato ; e cosi il solo modo di origine di quesle due
paia di nervi relativo alia distanza, ci suggeriscc, che gli occhi debbono
essere approssimati , e le orecchie poste in lontananza I'uua dallallra.
DEL MEDICO C. F. BELLINGERI III
IfOTE
(i) A quesla regolafa eccezione il genere cammello, in cui le orccchie sono
corie , come ironcate , poste ai lati del capo , e distanli fra di
lore ; e non ostante il cammello e di sua indole animate timido
e docile.
(a) Fa eccezione a questa regola la jena, in cui le orecchie sono piut-
losto lunghe ; ina io riflelto, che sebbene la jena sia un animale
molto carnivoro , essa perb e di una vile voracita , come dice
Lesson , e si nutrisce a preferenza di cadaveri umani , che va a
ricercare nei cimiteri.
(3) Le orecchie corte , ed artaloghe a quelle del lupo osservansi nel
cane afincrtno , e nel cane famigliare in istato di selvatichezza.
(4) Cosi nel cinghiale ( Sus aper) I'orecchio e corto , come troncato ,
ed o esso un animale ferocissimo ; mentre il majale, che ha orec-
chie lunghe , non e feroce.
(5) BuFFON disse : Les oreilles pendantes qui sont le signe le plus
general et le plus certain de la servitude domestique , ne se
troui'ent-elles pas dans presque tons les chiens ? Sur environ
trente races differentcs , dont Vespece est aujourdhui composee ,
il n'y en a que deux ou trois qui ajent conserve leurs oreilles
primitives; le chien de berger , le chien loup et les chiens du
riord ont seals les oreilles droites (a) n. Aggiunge altresl Biffon,
riie il cosi detlo cane turco , o piccolo danese , e tutti i cani di
qualunque razza , e di qualunque paese essi siano , perdono il
loro pelo nei paesi estreniamente caldi, e perdono anche la voce:
il.t sembleiit par cette alteration se rapprocher de leur e'lat de
(a) Disrours ^eiiciMux Tom. 3 p. i58.
«ia RIFLESSIONI FISIOLOGICHE
nature , car Us changent aussi pour la forme el pour r instinct:
Us deviennent laids , et prennent tous des oreUles droites et pointues.
Le chien de berger , le chien loup et V autre espece de chien loup,
<]ue nous appeUerons chien de Siberic, nejhnt aussi tous trois quun
meine chien: on pourroit meniej joindre le chien de Laponie , celui
du Canadh , celui des Hottentots et tous les autres chiens qui out les
oreiUes droites faj. Onde ne risulta, clie i can! in islato selvaggio
haano le orecchie dritte, le quali rendonsi pendenli col rimanere a
lungo in istato ili domcslicita. Parla inoltre Buffon di galti alle-
Tali nclla China e molto domestici , nei cjuali le orecchie sono
pendole.
Lo stato di schiavitu produce pure lo stesso effetto iiel gonere
oinghiale ; le orecchie del porco comune sono pendole, ed abbas-
sate , sebbene di sua natura le piii costrutte per rimaner dritte.
E un fatto talmente riconosciuto, che la servilii, la dipendenza,
e Tumiliazione rende in generale nei mammiferi le orecchie basse
€ pendenli , che per metafora dicesi pure deU'uomo, il quale in
un conflitto , od in un dissidio si ritiri confuso, umiliato , e mor-
tificato , e volgare il dire : ei se ne undo -via colle sue orecchie
basse.
Lo stato di domeslicita, di reclusione , o di servitu degli ani-
mali influisce grandemente nei cambiare la direzione , la lun-
^hezza , la larghezza e la forma dell' estremita superiore, o
dell'apice dell'orecchio in molti animali. In generale in quei ge-
nei'i di animali, in cui nello stato selvaggio le oi'ecchie sono ritte,
tese ed elevate, passando essi alio stato di domesticita, o di schia-
vitu , si rendono pendole , come osservasi nei genere cane , nei
^enere cinghiale , piu di raro nei genere gatto , come osservammo
con BoFFON ; e come notai io pure nei genere montone , nei qua!
genere vidi , che nei montone selvaggio le orecchie sono perpen-
ilicolari e rille , e nei montone domestic© sono orizzonlali , »
pendenli.
Lo stato di schiavilii inoltre influisce suUa larghezza dell'orec-
thio , e la rende maggiore : le medesime specie di cani hanno
{a) BurFO> , urt. Chun.
BEL MEDICO C. F. BELLIKCERI Il3
orrccllic iiiu liirylie viveiido in islalo ili domcslic-ita , c Ic hanrio
pifi juLCole i-imanendo ncUo stato sclvagglo; cosi pure osservasi ml
gallo, secondo die esso c domestico o selvaggio. Lo stesso ossein asi
pure nel gcnere inontone. Un tal fallo c manifestissinio iicl t^e-
«ere Sus ; nel cuiiiUiale rorcccliio e ristrcllo , mcntre e ampis-
6uno nel inajale, cl»c pero disccndc e proviene dal cinghiale. Lessok
fa la nicdesinia osserva/.ione qxianto al coniglio , dicendo, die nel
(•onii»lio doiueslico le oteccliie soiio sempie piu graudi, die ucUo.
specie scUaggia.
IjO stalo di dotiieslicita , o di schiavilu itioUre aumenia gran-
dfuiciile la Itingliezza tldrorecclilo : questo e evident* nei eaiii ,
secondo die essi vivono nello stato di domeslicita , o di sclvali-
cliezza, cosi pure iicl nioutone doiiicslico le orccdiie sono alquanlo
pill liinghe , die nel selvalico ; se uc lia uii escmpio ancora piii
cvidenlc nel gencre Sus; nel cinghiale roreccliio c coito^e come
•reciso , il quale rendcsi pcndvJo, ainpissiir.o , e lungliissiivio nd
porco coiBune , die pur proviene dal cinghiale selvalico , ma da
inolli secoli ridotlo alio slato di Ecliiavitu. Le «recchie sono pure
corlissiuie nel hue bisonlc d' America, aninialc fiero e selvaggio;
'C sono assai piu lungke e piu larghe nel bue comune , e domc-
slico , e piu. lunghe e piii larghe in questo che nd bufalo.
Fiiialmente Taltra variela , che indtice ndlc orecchie lo slato
'<li douicslicila , o di srhiavitit degli animali , e die rciule piu
ottuso e ineno acubo I'apicc del padiglionc. Si e gia veduto con
iBuFFON , die nei rani quando da domeslici diventano selvatici ,
Vorecchio si reiide aguzze ; c rorcccliio e mclto plii agui^zo nd
■ringhiaie , die nd porco comune.
Sono adunque quallro Ic principali mulazioni che induce lo
slato di domeslicita , o di schiavitii nell' orccdiio dci inamtiii-
feri, cioc lo rende pendolo, piu largo, piii lungo, e meno aguzzo.
Dalle quali cose noi conchiuderenio , die I'orecchio rilto , ri-
-slrello, corlo ed aguzzo e segno di sdvalicliezza; mcntre lorec-
cliio |)€ndolo, piii Inrgo , piu lungo, meno aguzzo, o subrolondo
al suo apice e segno di domeslicita , o di schiavilu degli animali.
L'nrecdiio aguzzo alia sua estrcniila supcriore prova la petu-
■lanza c la lascivia , siccome si osserva ndlc scimic , uegli asini ,
-cavalli, muli, gatti , e caproni; cosi noi vediamo che gli aiuidii
Serie II. Tom. I. p
1 I 4 niFLESSIOiSI nSIOLOGICIIE
figurarono nci satiri le orccchie aguzze a ilinotarc la peUilanza c
lii lascivia. La pctiilanza ladombrarono gli aiiticlii ncl fatlo di
Marzia saliro veimto a contesa del la inusica con Apoliine, e scor-
tirato dal Dio ; come pure nel fatto di Mida , a cui attribuivano
orecchie asinine.
(()) La (tresenza del padlglione indica niaggiorc intcUigcnza negli anl-
niali , come la sua asscnza la indica miiiore. L' orcccliio cstenio
esistc sollanto nei inammiferi , pochi eccettuati ; cioe fra i carni-
vori inscUivori manca il padiglionc nel gcnere Scalops, Chrjsocloris,
Condylura; e nel genere Taipei; e niauca j)ure nel Setliger inauri.t;
e fra li carnivori digitigradi manca nel genere ISljdaus. Tra li
carnivovi anfibii non havvi padiglionc nci generi Calocephalus ,
Stenorjnchus , Pelagius , Steinmatopits , Macrorhmus , c Plioca ;
come pure ncl genere Trichecns. Nell'ordine dei roditori manca
il padiglionc nello Spermophlliis citillus, nel Gcorjclius tjphlus ,
i»el Bathjergus copetisis , nello Hjpudaeus Hudsonii, nel genere
Diplostoma , ncWOnil/itra , naW Erethison dorsatum , nel Coendii
prehensilis , c nello Sphjggui-us wllo.ia. Nell'ordine sdentati non
liavvi oreccliio esterno ncl Clamiphorus truncatus , ncl Prio-
dontes giganteus , nel genere Manis , e nci Monolremi. Manca
finalmente il padiglione in tutti i Celacei. Manca pure il padi-
glionc negli uccelli, e nei retlili in generate , ed in tulli i pesci.
Havvi soltanlo nn rudimento di oreccliio esterno nella civetta ,
Strix ullula di Linneo fra gli uccelli, e nel cocodrillo fra i ret-
tili. Or ben si sa , die e di gran liinga maggiore in generale
I'inlelligenza dei mamniiferi a quella dcgli uccelli , dei rettili , e
dei pesci , nei tpiali e minima , o milla. Cos! pure i mammiferi
privi di orecchio esterno hanno pure in gener.ilc un'inteliigenza di
gran lunga minore di quelli clie sono provvisti di nu padiglionc.
(7) L'oreccliio poslo iu basso nel capo , cioc al livcUo , od al disotto
della linea degli occhi indica inlelligcnza negli anitnali. Talc e
nelle foche , nelle (piali lorecchio o pinttosto il forame ndiiivo
esterno trovasi poslo nelle varic specie di foche , c nel gciicrc
ottaria , o poco sopra al livello o perfcttamenlc al livello dclla
linca dcgli occhi ; c le foche e le ottarie sono fia i mammiferi
delate di ragguardevole intelligenza. NeU'elefante sebbene le orec-
chie siano postc molto sopra al livello della linea degli occhi ,
DEL MEDICO C. F. BELI.lNGEni ll5
non oslanlc essentlo in esso le orcccliic inolto espansc, c <li forma
quasi cmisfcrica , e I'elcfante un maminifero inlelligenlissimo.
Dalle quali consUleraziouL nc risulta essere tUie principalmeule
i caralteri dcsunti dalle orcccliic , i quali indicaiio I'inlclligenza
nei mammiferi. Uno desuulo dalla loio posizionc ncl capo, sia in
senso orizzontale die perpcndicolare ; e quauto piu esse souo
poste iu basso ncl capo , cioc al livcUo o al dissolto della linea
degli ocelli, o qiianlo pin soiio posle in avanli , cioe piii verso
gli ocelli clie verso I'occijnte; e qiiindi quaiilo piii sono distanli
le orecclue tra di loro sia in seaso perpendicolare che orizzontale,
lanto maggiore c rintelligenza nei mammiferi. ]| secondo carat-
tere si dcsume dalla ligura , forma ed espausionc del padiglione;
e quanto piu quesla si accosta alia figura cmisferica, ed antrojio-
morfa, tanto maggiore e I'intelligenza; e vie piii rainoi'e, quando
si scosta dalla forma emisferica, e prende esso una forma piii <>
nieiio conica.
Uiniarrebbe ora a ricercarsi quali facolta iulellettuali indiehi
-di )>rt;ferenza la posizionc bassa cd anlcriore delle oreecbie ; e
quali allre facolta indirhi la forma del padiglione larga, espansa,
e di figura cmisf^'rica. A questo rigiiardo si dovrcbbero parai,oiiare
le facolta inieliettiiali iloUe foclie con quelle degli <defaiili. lo (['li
osservo che il cranio deU'elefante e convesso alia regione frontale,
e parietale; menlre invcce il cranio della foca e convesso ai lali,
e pialto alia sua somitiila , come gia osservo lo stesso Lessos ,
parlando del gonere Calocephalus.
II padiglione cspanso posteriorir.ente coincide col maggiore
sviluppo del cranio , e cpiindi del cervello in senso verticale :
mciitre la posizionc dcU'orecchio in basso ncl capo coincide collo
sviluppo del cranio e del cei'vello in senso laterale od orizzontale;
cosi osservasi che oelle foche, come pure nei delfini gli emisfeii
cerebral! sono mollo larglii ed espansi ai lali.
Quando ambedue le circoslanze di posizionc c di forma del
padiglione si riuniscono insieme, e massima linlelligenza, cosi si
osserva nelle scimie , e specialmcnle neiruomo.
(8; Osservo die le scimie del nuovo Conlinenle e specialmcnle quelle
comjjrese nella divisione Siipajou , fia Ic quali il genere Ccliw; ,
Saguinus , /t teles, M/cetcs , hanno le orcccliic posle piu in basso,
IlG RIFLESSIONI FISIOLOGICnE
p, pii\ anleriormente nel capo , e quindi I'una dairaltra piii lon-
tanc in senso trasversale ed antcro-posteriore ; ed inoltre hanno
le orecchie in esse una forma pii\ emisferica ed anJropomorfa che
le sciniie deU'anticoContinente, eccetluaio rorang-oiitang. Le scimio
d'Ainerica sarebbero esse in generale piu intelligcnti rhe le scimie
dell'Asia , e deirAfiVica ? Ai cjuadrumani dell'antico Continentc
s|>eUano il genere Lemur, il genere Galago , il gencre Tarsius cc.
iu cui le orecchie sono poste piii verso la soininita del capo , c
Terso I'occipite , che nelle scimie : e nel Tarsiere , e nel Galago
sono inollre coniche , accartocciate , lunghe, aguzze, membranose,
e j»nn carltlagince , come osserva G. Cuvier ; e sono qiiindi di
forma, e di tessuto analoghe a quelle dei pipistrelli; e nel Galago,
e nel Tarsiere rinfelligenza e molto minore, che nelle scimie.
(y) NcH'iiomo stesso qvianto piu le orecchie sono poste in alio , epper-
oio piu vicinc Ira di loro , semhrano esse indicarc una minore
capacita intelleltuale. Noi vediau:o nelle statue c nelle mummic
cgiz.iane , che I'orecchio e posto al livelio , od anche piu in su
delta linea degli occhi, poiche questa cade sul forame uditivo es-
terno ; ed il popolo egiziano si distinse bensi in opcre grandiose
nialeriali, ma non pare aver progredito nelle scienze e nelle arti ,
di cui conosceva i principii. Sono inollre le orecchie negli Egi-
ziani molto lunghe , e specialmente nella sua parte superiore. h.
anche lungo e grosso il lobe. Le orecchie si dilatano assai poco
all'indietro , e sono ristrette specialmente nella regione che cor-
risponde al meato udilivo esterno.
(lia DuREAU DE LA Malle Hlevo la suddetla osservazionc quanlo
«lla posizione delle orecchie in alcune statue e teste degli antichi
l'',giziani , e nelle teste degli Ebrei , che spettano alia razza Cau-
casica , ramo Armcno , Medo , od Egiziaco (a).
WiNKEi.MAN fu colpito dulla posizione elevata delle orecchie
nelle statue delle teste degli Egiziani , c lo credelle un errore
d«'gli scultori , esso ebbc a dire cosi : « Slraordinaria certamente
•>\ sarebbe stata nella testa degli Egizi la posizione delle orecchie ,
» se le avesscro avute collocate si in alto , quali si vedono nelle
i a) Aiuiali-j des Science* NaturcUct T. a*!, p. I'i \ el Compte rcnJu rlcs travauL Je rAcadc'iuio
d.:« ^cieiiccK Fiuc. ifaprite iSSj.
Dr.i. MEDICO r.. r. uEi.i.iNCKRr 1 1 -
n loro statue , c priiicipalinenlc in due che io posscggo. In una
» testa tlella villa Altieri , che ha gli occhi incassati , ed in una
« figura sedente sotto la punta dell'obelisco Barbeiini , le ore<-
n chie sono si alte , che il lobo viene ad essere al livello dej^li
n occhi (a) ». Nelle statue che si consci-vano in queslo R. ^Tuseo
Egiziano , sono pure le orecchie poste inollo in alto ncl capo, ed
in generale il forame uditivo eslerno c posto piii o meno al livelln
della linea degli occhi , cosl pure ncllc mummie Egiziane.
Osservai io pure in alcuni neri Aflricani, che Torecchio e col-
locato alquanlo plii in alto che negli Europei , ed il foro uditivo
e in loro quasi al livello della linea degli occhi ; e la iiaxione
AiTricana non si distingue nelle scienze e nelle nrti.
Nella razza olivastra e niongolla le orecchie sono poste in alto,
oreilles elevees dice Virey, c dice pure che nelle donne del Ma-
labar le orecchie sono poste niollo in alto nel capo. La razza
mongolla e poco capace di elevati concepimenli di genio; la col-
tura delle scienze e delle arti, e di tutte le cognizioni uniane e
rimasla presso i Chiuesi costantcmcntc stazionaria, ed in illio stato
sin{;;oliire di jneiiiocrila e di iiii|)erfezione. Cosi il citato Virey {b).
rs'egli Euro|)ei quasi tutto il padiglione e poslo al dissotto del
livello della linea degli occhi, se non il padiglione, scmpre il fo-
rame uditivo esterao e piii o ineuo al dissotto del livello di delta
linea.
Da qnesti fatti ci vediamo indotli a conchludcre che nella razza
^ialla () mongolica, come pure nella razza nera oil AiTricana le
orecchie Irovansi poste in alio , ed il forame uditivo csterno
carlilagineo quasi al livello della linea degli occhi; nienlre nella
razza bianca o Caucasica trovasi il delto foro uditivo csterno
ro.stanleuienle al dissotto della linea degli occhi , piii o meno se-
condo i diversi rami di essa razza. Ma la razza bianca o Caucasica
si distingue per il talento so])ra la razza olivastra , r nera. Qui
\i sarcbbe un cslcso campo di ricerche nel consideraro la posi-
zione , struttura , figura e forma dell'orecchio esteruo in liitte Ic
razze , ed in tutti i rami del genere umano. Ma un siniil lavoro
(o) Slorii dilli; arti dil discgno T. I. p. Sg.
(i) Y. DiL'tiouB.tir<; il<> iicicaccs Ucdic.>lc». T. ii. p. «49-
Il8 niFI.ESSIONI riSlOT.OCKIIE
lui comlnrrebbe Iroppo a liingo , e uon avrei inezzi suflicienti
per coinpicrlo ; lascio clie lo faccia altri in migUore posizione di
me.
Non lasciero cpicslo argomento scnza osservare con Buffon, che
il gusto per Ic orecchie luiighe e comune a tutti i popoli (lell'O-
riente ; e che se le prociiraiio lunglie arliflcialmente , praticando
iiel lobo ainpii hucli'i , ed appciulcndovi oggctli pesanli ; cosicche
prosso alfuni popoli Oricnlali il lobo (idle orecchie giimge a toe-
care le spalle; forse praticano cosi questi popoli per conlrobilan-
ciare la naluralc loro posizione elevata delle orecchie.
Bi'FFON dice, rhe in alcune provincie della Spagna in vicinanza
del Giinie Bidassoa gli abilanii hanfio le orecchie di una grau-
dezza smisurata. Le orecchie grandi sono anche proprie dci La-
poni, cosi il traduttore di Millin. Non conosceiido I'indole di tali
jiopoli mi astengo dal fare dediizione dalla grandezza delle loro
oreccliic.
(lo) Da quanlo ho linora csposlo relativamente alia posizione dell'orec-
chio esterno uei principali generi del manniiiferi , risulta che
in scauito alle mie cousiderazioni sono slalo condotlo a conclu-
sioni afliuto opposle a quelle del Professore DuBREun, ; conchiuse
egli che nelle razze uuiane c tanto piii sviluppata rintcUigenza,
quanto piu il foro uditivo osseo e vicino aU'occipilc ; io dedussi
essere tanto niaggiore rintelligenza mi mammiferi , qnanto piu
I'orecchio od il loro uditivo e |iosto in basso, e piii anteriormenle
nel capo cioe ])iii verso gli occlii.
E per verita nei uiamniireri degli ordini superiori I'orecchio
trovasi coliocalo ai lali ed in basso nel capo , e precisameiile fra
Tocchio e I'occipite : nei nianiniiferi degli ordini inedii trovasi
posto ai lali del capo alquanlo piu in su , e niaggiorinente verso
I'occipile ; e nei niannniferi degli ordini inferioii Irovansi le oi-ec-
cliie alia sonnnilu del capo , vie piCi verso I'occipite , e quasi a
contatto fra di loro.
(ii) Gli occhi molto ravvicinati Ira di loro, e connivenli diniostrano
la lascivia ; tali noi gli osserviaino nelle scimie , e nelle antiche
teste della Vcncrc Peta. Nel genere Pilhecus, e nel P. suljrus ,
giusta la figura data da F. CuvnoR, gli occhi sono posti piultoslo
in basso , alquauto distanti fra loro, e del tulLo costriilii coiue
nr.i- MEDICO c. c. iiF.i.i.ixGEni i:cy
iKillc sciiiiic , come dice il cilato Cuvier. Nel gcncrc Hjlohales
souo grossi , posli in alio , c clistanli fra <li lore ; sono posli in
alto , grossi c ravvicinati Ira loro nel genere Cevcopithecus , e
ncl genere Cercocebus. Nel genere Macacus sono yiosti pure in
alio , piuUosto piccoli c ravvicinali tea di lore ; cosi pure nel
genere Cjnocephalus , e nel genere Iiiuus : nel genere Semno-
pUhccus gli ocelli sono posli piu in basso , ])iu grossi e piii di-
stanli fra loro chc nci prcdelli gcicri, e cpiesti generi apj)arten-
gono alle scimie deU'antico Conlinente.
Invecc nelle scimie o quadrumani d' America gli occhi in gene-
rale sono posti pill in basso , piu grossi e jiiu dislanti fra loro
ohe nelle scimie deU'antico Cotitiiiente. Cosi nel genere Aides c.
Mjcctes gli ocelli souo posli [liii iu basso, piu grossi, e piu di-
slanti I'eciprocamenle. Soltanlo nel genere Cebus e PilJiecia nW
ocelli sono posti in basso si , ma grossi , e piuttosto dislanli fra
di loro , c cosi pure sono collocali e grossi gli occhi nel genere
Midas.
Le scimie deU'antico Continenlc banno in generale gli occhi posli
]iiu in alto, e piu ravvicinali Ira loro che le scimie del nuovo Conti-
nenlc; c cosi le prime si accostano piu delle seconde alia forma
uuiana, se non chc gli occhi sono in esse Iroppo ravvicinali. Hanno
esse per lo conlrario le orccchie che per la loro posizione elevala
ncl capo, e per la forma agiizza si alloutanano grandemente dalla
forma umana , ecccUualo il genere PUhecus.
luvece le scimie del nuovo Continenle hanno gli occhi che per
la loro posizione posta alquanto piu in basso ed nn poco piu <li-
slaiile rcciprocamente si accostano piu ai caratleri dei manimiferi
spctlanli agli ordini inferiori ai quadrumani : ma per lo conlrario
hanno Ic orecchie, la di cui posizione, strutlura e forma e molto an-
tropomorfa.
Ora adunque sc noi riflellianio , che cscluso il genere PUhecus,
le scimie deU'antico Conlinente sono uicno intelUgenli e piu bru-
tali in generale delle scimie del nuovo Conlinente , fra le quali si
dislinguono per rintelligenza e doeilila il genere Hjlobates, Atelcs ,
Mycctcs , Cebus , e spccialmcnte il genere Pitlucia ; da (jmpsIo
confronlo noi ne dedurreino , che la posizione e forma dell'orec-
chio iiidica il grado delle facolla inlellelluali di prefcrenza clie la
lao Hiri.EssioNi Fisioi.OGir.nE
posizione e strutlura deH'occhio. Per vcrita sebbenc siaiio niollc
le vai'ieti clie si osservaiio nei inainmiferi quanlo alia posizioiie ,
t;rossez7.a e struUnra deirocchio , sono esse scmpre minori relati-
Taniente alle variela die si osservaiio (jiianto alia posizione, slnit-
lura, figiira e foiina dcllc oreccliie.
Da qitcsto paragone della posizione degli occhi nellc sciiuir del-
Vantifo e del iniovo Conlinente, chiaro risulla <he le sciinie dcl-
ranlico Conlinente liaiino gli occlii posli piu in alio e piu rav-
■vicinali tra di loro , e sono nel tempo stesso pifi Lrntali , piu
lascive ed in generale piii vivaci delle sciniie del niiovo Conlinente,
le quali lianuo gli occhi posli piu in basso nel capo e pivi distanti
fra di loi"o.
Onde vie piii conxincevsi, clie gli orclii posli in alio nel capo
-c ravvicinati tra di loro intlicano niolta vivacita ed agilita , cd in-
vece gli occlii posli in basso nel capo e niolto distanli fra di loro
indicaao torpore e lentezza, basli fare il paragone fra la posizione
tlegU occhi nei quadrumani , fra i quali havvi il tarsiere , che al
dire di G. Covier e fra i tnammiferi qncllo che ha gli occhi piu
i-aVvicinatl (rt) , e la posizione degli occhi nel genere Bradippo ,
nel qual genere havvi il Bradjpus didactjlus e triductjlus ,
Vnaii , e Paresseux dei Fiancesi , nei quali gli occhi sono posti
molto in basso nel capo e molto distanti fra di lore; e sono essi
animali lenti, pigri , e tardivi , come diinoslra lo stesso noine di
Paresseux o di Adieus che venue ad esso imposto da F. CuviEn,
desumcndolo dal nome di un Greco pigro e stupido secondo la
favola.
Havvi un allro caratlere desunto dagli occhi che indica il grado
di magaiore o miuore elevatezza nella scala dei mainmiferi , e
cpiesto si -desuine dalla posizione della fissura e commissura dcllc
palpcbre ; trovasi quesla divei'sameute situata nei varii maiiiiniferi:
e essa orizzontale neH'uonio ed in inolli gcneri di quadruinani ,
voine pure nel genere Bradippo , cioe nei tnammiferi dctli anlro-
pomorfi da Linneo : trovasi posla in scnso oblicjuo in niolli car-
•uivori , cosi nel genere cane , nel genere gatto ec. , anche in al-
cuni paclndermi, cosi ad eseiripio nel cavallo: ed e posla in scnso
■(41) A&atom. «4>iiipar. T. 1. p. 'i')\-
DF.t- MEDICO C. F. BELL1.NGEHI 121
quasi perpendicolare in alcuiii ruininauli; c maggiormente nei ro-
sicanli , geuere lepre ec. Senibra clic si possa stabiliie iii gene-
rale ('he la commissiu-a orizzontale dcUe palpebrc e carattere tlei
mammifcri degli ortliiii superior!; la commissiira obliqua caratiere
dfi inauimifuri degli ordini inedii ; e la commissura perpciulicolare
caraltere dei mammifcri degli ordini iiifcriori.
(la) L'orccchio dell'uomo c per tal modo costrutto che distingue le mo-
dulazioni le piu variate dei suoni , onde deve ripolersi la per-
feltibilita della voce umana, che non esiste ad im si alto grade
in nessun animale ; rorecchio degli altri mammiferi e costrulto
non gii per distinguere I'armonia , ma bensi per la maggiore acu-
Iczza dell'udito : per I'armonia 1' orecchlo esser doveva posto piu
lontano dalTencefalo , come osservasi neU'uomo ; c per I'acutezza
deU'udito esser dovea poslo in maggiore vicinanza, e rjuesto ha
liiogo nei bruti; quindi un piccolo riimorc li spaventa, e li fa
fuggire, propagandosi esso al cervclletto die e lor^ano ed il ceutro
dclla I'orza molrice.
Serik II. Tom. I.
ELOGIO STORICO
DELL' ACCADEMICO
DOTTORE CARLO BERTERO
Sl.BITTO
DALL' ACCADEMICO AVVOCATO COLLEGIATO
Letio netle aJunanze delU 3 diccmbre 183^ , e 7 gennaio i838.
X er due distiiite vie si giiinge ad acquistare cclebrita nelle scienze:
o per i lavori clie si faniio o dagli Autori o da allri per essi di pub-
Idica ragione ; ovvero , ma piu di rado , iiierce iiuove scoperle , merce
invenzioni di cose che le facciano progredire ; e cjuella celebrita c
sciiipre in ragione della niaggiorc ulilila che ad esse si arreca.
Per cjuanto riflctte in particolare le scienze della nalura, la seconda
via di celebrita e piCi frequente die per le all re ; e sebbeiie in gene-
rale i pill sagaci eullori delle scienze naturali abbiario talvolta l)aUule
ainendue le accennate vie , ve ne ha pero di quelli che colle sole loro
scopcrte sparscro maggior luine allc scicnzc nalurali di ([uaiilo abbiuno
i'atlo i pritni.
Sono dcssi appunlo i piu dcgni di grandissinia lode , ed ai quali
inaggiormenle convcnga uno slorico elogio. Le scritte si conoscono c si
couscrvano ; le scoperle , se non sono pubblicate dalle scojjritore . o
»a<'ono , alnieno in gran parte, in obblio, ovvero sparse si ritrovano in
varie distinte opere , e parecchie volte ancora come se fossero propric
di colui che le pubblica : lanlo piio la vanita degli uomini per duo
circa le cose della natura !
Tra i piu valorosi viaggiatori che abbiano falte vantaggiose scoperte
ia Botanica , primcggio il nostro Doltore Carlo Bertero, del cui elogio
slorico , Chiarissimi CoUeghi , Voi mi avete , sono prcssoche due anni ,
incaricato. Era cerlamente dover niio di compiere ai vostri giusti desi-
diTJi fra iin piu breve termine di quanto io feci ; ma il complcsso di
I a/( Fi.ocTO sTomno del dott. c. bertero
alcunc posscnli cagioni non mc lo permise. E pi-imamente qiiclla spe-
ranza , ultima a perJersi iielle cose gradevoli ed ancora possibili , che
egll fosse giunto a salvarsi tla quel naiifragio che fatalmente eel tolse;
e poi la Lrania lii coiisegnare iiei Voslri alii la gia inlrapresa tleseri-
zione e le figure ilolle pianle piu rare fra quelle ch'egli ci aveva spe-
dite dal Chill; c poi ancora i miei lavori pel compimento dell'Erbario
del Piemonle ; cd iiifuic le notizie che dovelti con non poca soUecltu-
dine e ricerche procurarmi.
Cessate in oggi qucsle cagioni, io seeondo i Voslri voti, per quanlo
mel concedono le forze niie.
Ebbe il Bertero i suoi natali nell'anno 1789 in S. Villoria, Provineia
d'Alba , da onesli ed amorosi genitori.
Ma orbato ancora infante del Padre suo, lutta la cura di Ini cadde
suUa tencra geiiilrice , la quale nulla inlralascio di clo die potesse con-
eorrere alia di lui educazione , in proporzione de'di lei mezzi.
Compili gli studi di fdosofia in Alba sotto 1' insegnamento del ce-
lebre Dottore Gardini , egli intraprese in Torino il corso di Mcdi-
cina in quesla Univcrsita , ed ivi fu che cgli diede i prinii non am-
bigui saggi de'suol rari talenti, e di una costanle volonta di distinguersi
fra i suoi coi'ipagni ; e per quanlo in tutle le parti della scienza me-
diea egli dimostrasse una potente superiorila sugli allri , nulladimeno il
genio suo lo traeva parlicolarmente \erso la Storia Naturale , e piu
speclaliueiite verso lo studio de'vegclabili, quale tendenza fu ben tosto
conosciuta daU'incompai'abile Balbis, che d'allora in poi gli fu Meceuate («).
Anche gli allri profcssori ammiravano i progrcssi che il Bertero
ogui dl faceva in lulli i rami della scienza, ed andavano a gara nel
dargli quelle dimostrazioni che valessero a meglio incoraggiarlo.
Infatli appena nciranno 181 £ egli fu decoralo della Laurca , che
gli fu proposto di continuare i suoi lavori pel caso in cui si pcrmet-
li-ssero nuovamenle le aggi-cgazioni al Collegio di Medicina , le quali
pochi anni prima erano state sospese , giovaudogli poi sempre i lavori
inedesirai nel caso negativo per fpialunque rarricra relaliva alia scienza
niedica fosse egli stato per intraprendere; si fu allora che cgli maggior-
(a) Nillc vac:inzr (Uirulliino anno <li filosoGa il Prof. Gaiidi.m aveva londulto scco il suo aluiino
ill S. Dainiaiio d'Asli <li lui patiia ; ivi, contiaUa aniiciiia col DoUorc Camisola , il giovanc
Br.iiT«no apprcsc da csso i priiui clcmcnll drlla Bolanica , onde ncUe inlcrrogazioni che il Bai«s
/accva agli scol.iri , Behtp.ho primc^'giava siipli allri per la pronttzia c vcrila dcllc sue risposlc.
^ Lcllcra del DoUorc Camisola del i.° lii;;lio i838 ).
scniTTO dai.l'avv. I.. coi.i.A laS
mente inijicgnossi ad cntrare nelle viscere ilelle scienze, ad analizzare,
a ricercarc , a consultare e gli antichi ed i moderni scriltori, frequen-
tando tuttavia le scuole die gli andavano piu a genio , seguendo Balbis
nelle sue corse botaniche , Giobert uellc sue chiiniche espericnze ,
Canaveri ncUc lezioni di scienza lisiologico-anatomica , e peicorrendo
gli ospedali per addentrarsi nelle cliniche osservazioni, esercitandosi sotto
valenti chirurgi alia flebotomia , alle operazioni chinirgiche , ed alia
parte oslctrica, e facendo ripclizioni di Medicina agli alunni.
Queste sue cure gli avevano intanto glu mcritalo Tonorevole e deli-
cato impiego di Segretaro del Jury de Medecine che in quel tempo
equivaleva al nostro Magistrate del Protoinedicato. Ma all'epoca delle
variazioni seguite ncl i8i4 circa al piano dull' Universita , afllilto il
Uertero per la diinessione de'suoi prediletli niaestri , e noii da altro
spirito guidalo nelle sue indefesse fatiche , se non che dal santo c pure
auiore delle scienze a lui piu care , per cui era cliiamato a piu alte
cose , a quelle appunto che resero poscia imniorlale il suo nome , ab-
bandono il pcnsiero d'enlrare nel CoUcgio novellauiente ristabilito ,
sebbene gli amici ed anche i nuovi Professori , ed il CoUegio stesso
cercassero di aniinarlo.
Egli rinelleva fra se di quanta ulilila sareljbero stati i suoi studi
spccir.li della Bolanica , se fosse giunto a scoprire nuove piante onde
arricchire la scienza ; ma il suolo del Picmonte che da tanti celebri
uoinini , ed in ispecie daU'Ai.LiONi e dal Balbis era stato in tutte le
sue parti anche le piu aride minutamente invcsligalo', era di^enuto
sterile per lui, e non gli dava speranza di ottcncre il pi'oposlosi fine;
egli avrcbhe desiderate di percorrere lerre poco conosciute ma propria
j)el loro cliuia ad una straordinaria vegetazione; e gia pareva deciders!
jx.T le equino'ziali ; tuttavia voile prima csaminarc ogni angolo delle
nostre terre, e principalmente le catene de'monli, tanto per accertarsi
sulla stazione delle piante descriltc od annoverate dai Bolanici che In
jTCCcdettero, quanto nella lusinga di poler aumentare la nostra Flora;
cpianta fosse la sua soUccitudine in cotali ricei'che , e quale il suo co-
raggio nello avventarsi ad ogni pericolo , e nel superai'c ogni ostacolo
che \i si presentava frammezzo alle scoscese rupi alpine, ne fui io stesso
tcstimonio in alcune corse botaniche fatte con csso, e spccialmente sul
uonle Ccnisio c circoiivicini.
Finabncnlc nell'estate del 1816, nulla pole piu Iraltencrlo didl'e-
I jG elogio STonico uei. dott. c. BEnTF.no
secuziotie ile'suoi progeUi, onde, ilato seslo agli aifaii di famiglia, parti
per Parigi con al(Mine coinmeadatizie ai priraari Botanici di quella Citta,
noil avenilo pur auche delenninalo in quale fi'a Ic parli equinoziali del
globe egli avrebjje prescclto di slanciarsi.
Fu solamente in quella reggia dellc scienze , e fra i circoli clie vi
tenevano sommi Naluralisli , in tpiali circoli egli era state presentato dal
cclebre Persoon conispondente ed amico del Bai.dis e di me , che egli
rolse la propizia occasionc di recarsi ncUe Anlille sidla proposla fal-
lagli dal Gencralc Fouj.vs de S. Fond , il (juale poco prima era state
noininato Comandante dcUa Guadalupa , e che ainava le scienze iiaturali.
Scelto il Bertero dal Generale per medico ordinario della gente a
hordo, rd iinbarcatosi da Hds've-le-Grdce per qutllc isole, ebbe un tragitto
poco liivorevole , essendovisi manifcstata la febbrc gialla, da cui non
audi) escnte egli stesso; se non che il metodo di cura che egli intraprese
riusci cesi felicementc , che nemmcno uno dcgli infermi peri , circo-
stanza questa , cui diede grande pubblicita il Generale giunto che I'u
alia Granile-terre.
Scriveva il Bertero in una sua prima lettera (a), come fosse stato
accolto da quegli aliilanti dellisola — « nulla a me manca , diceva ,
» /a medicina sola mi rende died volte qitcllo che dovrei spendere per
X la mia sussisteiiza » . — E gia dava egli scgni della sua sagacita , e
del piano che si era formate circa le cose che inlendeva descrivere ;
gia iiii parlava della principale coltivazionc , come della canna dello
zuccaro , poi delle piante che servone alia nutrizione de'Neri(i); e gia
prometteva una nota delle stirpi nuove che egli aveva scoperte e determi-
nate, accoppiandovi le notizie sul site, suUe -virtu laiilo demestiche che
uiediche, sulli nouii veruacoli , suUiveleni, sui frutti buoni a mangiarc ,
sui legni di reslruzioue , sid tempo dolia fioritura e simili , c promet-
teva pure I'invio di 200 nacchetli di semi di specie rare che gia aveva
raccolti.
{a) LrtUra del 3o gonnajo 1817 srritU dalla Granrle-tnre.
(/<) Egli anniivi'ia fra Ic piincipaii la Jaliopha Maiiivth , pli yJnim .Srgitiniim, escldcnlum c sa-
gitli/olium ; il Com'olfidus Batatas ; la Dioscorea saliva j 1" loslic ilrlla Basflla rubra c lucida ;
quelle del Talinum patens ; il frutto drl S'llaiinm Lycopersicum , c AT<:larigriia , e d-lV /Jiliiscus
ticuUntut e Sabdariffa; il DoUchos roseus ; il Cytisus Cayan ; gli .ImaraiUhus spinosus cd ale-
raetui , U Spiliutlies olaacea ; c parecckic specie di Cucurbita e Cucumis.
SCRITTO DAI-I. AW. I.. <:OLLA. 1 27
In altra missiva (a) egli parlava dei fenomeni meteorologici ohe sono
si frequenti in quell' Isola , fia i quali e da notarsi la quantila della
pioggia clie vi cade in iin anno, cguale a 108-120 pollici cubi nello
spazio contenuto in sole 84 leghe di circonferenza ; descriveva lallez/.a
e il diainetro di cerli alberi die sono veramenle smisurati (b) ; anno-
verava le piante le piu rare che adomano quelle selve , c che faccva
ascendere a piu di 3oo ; annunziava la spcdizione di piante secche per
Balbis e per mc, le quali di fatto ci pcrvennero poco dopo — d con
» tal mezzo, soggiungendo egli, spero p/waivi il desiderio che nutro di
» rendermi utile agU amici , alia patria , alle scienze » , — desiderio
che solo peri con esso , e di cui egli diede con efietto non interrolle
e yeraci prove (c) ; conlinuava egli qucsla missiva col novero dei legni
di costruzione, come uno degli oggelli de' piu preziosi che esistano
nella Guadalupa {d)\ e lerminava coR'annunziare un progellato e quindi
eseguito viaggio nelle piu interessaiUi Anlille , cioe Maria Galante , la
Dominica , la Martinica , S. Lucia , S. Vincenzo , la Barbada , la
Grenada , Tabago , la Trinila Spagnuola , e le bocche dell' Orenoco.
(a) Lottcra dol i5 aposto 1817 scrilla da Petit canal.
(fr) «' Per farti una idea dclla grandczza che possono avcrc ccrli albeli di queslo pat'Se, ti basli
n satpCTC che ho misurato io stesso il tronco di un Ficus bengalensis \ esso e otto dcUc niie braccia
» ( a(j picdi cirra )j nn Frontager ^ ossia Bombax prntandvum c piu di quattro volte il primo ;
» V Adansonia digitata fa spavento ; il tronco di un albt-ro scavalo fa uua nave cajiace di portare
« ig bariques di peso, tooo libbre caduna » (Lcttcra suddctta ).
la ultra lcttcra poi del i3 maggio 1818} scriveva iu proposito; — « Ti bci tu forsc giammai immagi-
M iiato un albero il cui tronco sia di 8 piedi di diaraetro, c i5o d'altczza non conipresc Ic rami-
» fieazioni , file abbia piu di So piante parasilirhe suUa sua corleccia , dinuidocbe la suprrficie
M <ua sia ulfattu copcrla da Epidcndri , Cilnbidii , Stelis , Dendrobii , Tradescanzie , Piper ecc. i*
» una tal cosa e troppo ordiuaria d.
((■) Soggiungcva ancora; — " Sc TAccademia , o la Socicla d' Agi-iroUura ^olcssero inrarirarsi
» delle «pi:se di traspurto, polrei spedir cose che loro liou sarcldn'iu distarc , p. e. imniensa lopia
» di conehiglic marine e iluviatili vivcnti o fossili , pclrificazioni , roccic , madrepore , I'olipi di
» mare, pe^ci , uccelli , e rcttili >.
(</) « Qui abbiaino V Acajou Cedrel ( Ccdrela odorala ) , il tendre Acajou ( Juga anguslifoli.i ) ,
>' V Acajou S. Vomin^ue , ( Scmecarpus Auacardiuni), la Pommc d^ Acajou ( Anacardium occiden-
• lale), V Acajou Mahagon ( Swietcnia Maliagoni ), il Coitrbaril ( Hjraenoea Courbaril ), le Bois
' d" Inde ( Mjrtui Pinicnta , coriacea , el acris ), il Guajaco ( Guajacum oflicinale ) , il Noyer
» ( Zaiiloxjriuin juglandifoliuni ), Boh defer, Bois marbrc ccc. , il tessuto de'quali c eslremamenle
»» onituj le tavole, le scdic ecc. non sono faltc che con qucsti legni; vi sono di-Ue case in
« legno di Acajou. Si scavano nei pautaui vicini ai inari dei tronchi d'alberi, fra i quali il Gri/;ri
» ( BiK^ida Bucrras ) ove sono srpolti da un secolo forse ; essi sono cosi duri che il Icrro cede ;
» il primo fra i legni di chatToiiiige i- il Poirisr (Bignuuia peuUphyUa}. Facciu una tolKzioue Ji
" tulli i legni , il cui cumero puo aiceudcre a ajo ».
128 ELOGIO STOmCO DF.T, DOTT. C. T.ERTERO
Per abllitarsi vie p'lii il noslro Bertero a conoscere i pacsi che egli
jicrcorrcva , e s\\ oggclli lU cui avulava in riccrca , fu una dclic sue
[uiiiic cure quellu ili janfezionarsi nelle lingue inglese c spagnuola di
cui avcva gia atliiili gli elcnicnli in Purigi e ncl Iragillo , onde gU
riusci |)oi di pailare e scrivere queste due lingue come il franccsc cd
il latino che gli erano faniigliarissinii.
Quante, e come rare e preziose siano le pianle clic cgU scoprl in
cpiesto suo viaggio , sarebhe cosa Iroppo lunga per Voi il senlirlo ; vi
hasti sapere clie esse sono piu di Lre mila ; die furono raccolle e spe-
ditc in Europa a moltiplici cseniplari di cui io cbbi una discreta parte;
che riguardo ai semi, niolli si conservarono perfettamcnle , e pai'ccchi
gennogliarono nel mio giardino; che alcune piante nate da questi semi
crcbbero discrctamente , ed alcune eziandio, ma pochissime, fruttifica-
rouo , e di queste io dicdi la descrizione nel mio Hortiis ripidensis (a).
Intanto che il nome del nostro Viaggialore stava fra le Ijocche di
tutli nelle Aiitille e per le stupende cure che egli prodigava agli in-
fermi , c per I'amore verso la scienza che merce delle sue scoperte e
coUe dolci sue manierc insinuava nelle persone che qualche inclinazione
segiiavano per la Storia Naturale ; intanto che se gli oO'rlvano e premii
ed iinpieghi anche di somma convenienza per lui, c che egli li rifiu-
tava per non interrompere le sue ricerche (b) ; intanto che spediva ai
Bolanici d' Eurojia , c principalmenle al Bai.bis in Lione la massima
parte dci frutii di sue fatiche ; quel nome suo si celebrava parlmenti
in questa parte del globo nelle opera de' piii I'inomati fra essi. Ecco
come procedette la cosa.
Io ne diedi gia un ccnno nell'elogio di Balbis (c) ; ora Io dirb piu
(a) Lc piu rare di qucslc souo; Acacia Bancrofiiana (p. i ); Achyranthes capituUJlora (p. 4)»
t. 8 ); Bonellia Cavanillesii (p. 21 ); Carica Papaia vera (p. 29); Cassia Berleri (p. 3o t. 24))'
Cornfolfutus pterocarpits , ct ventricosus (p. 37); Erythrina Cor allodendron (p. 53); Helicteres
xemitriloba (p. 65 ) ; Hibiscus clyppntus , diversifoUtls , et pcntaspernuis (p. 65 , &i)s fllascagnta
americana (p. 85 , 86 )'; Mrlnchia (lijj'usa (p. 83 ) ; Seriaiia polyphylla ( p. 101 ) ; Sida elegant
ct pulchra (p. 129); Tenvrea Dcrteri (p. iSj); Cassia grai'eolcns (app. II, p. 343); Convolvulus
returns ( app. lU , p. 3i ) ; Glycine duhia ( a]tp. Ill, p. 3^ ).
(4) « II Govirnatorc mi fcce rolTprta ddla iiln?zionc del giardino botanico c gatinctto di Storia
» Naluralc con alIo;;gio inagniBco, otto o dicci siiiiavi pid nianualc, un giardinicre , c 20,000
» liri; colonial! all'anuo ; non so sc dcbba acccttarla , inrcbc sarci costrclto a fissarmi alia Gua-
» dalupa per due anni ainieno » — Lcltcra del i3 maggio 1818. Scppi dipoi, che egli la rifiuto.
(c) Vol. XXXVI dogli Atti dclla R. Accademia dcllc Scicnic di Torino, pag. xiviii, vers, ed
in proposito di queste comunicazioni.
SCMTTO DAl.L AW. L. COLLA. I 9.9
tli proposito. Alicno come era il Bertero da ogni cupidigia di gloria ,
e solo al progresso dclla scienza tutlc le sue mire Volgendo, erasi im-
inaginalo , piu fucilincnte polcr rcndcrc paf;lie le sue brame coUa co-
rounicazione delle sue scoporlc agli allri liolanici, aiizi clie tencrrie
csclusiva raccolla , e quindi pubhlicarle egli slcsso ; lo die nessuno di
lui avrcbbe potuto inogUo eseguire sia per avere esaminate le pianie
vivcnli di cui teucva gli esemplari , sia per la somma facilila e nili-
dczza nel descriverc "(a) , sia per quelle spccialila che si richiedono io
una isolata descrizionc. Cosl la grandc sua inodestia , a vece di profit-
tare di molto alia scienza , rischio di comprometlcrla. Ed ella e cosa
piu sorprendenle , come il Balbis, che tanta aflczionc portava verso il
suo prediletto Alunuo , ohc tanlo lo slimava , e che lanto conosceva
il pericolo di aflidarc a niani cstranec le sue scoperte , abbia preferito
di dislribuirle , plutlosto che intalte scrbarle pel Bertero , il quale al
suo rilonio , aiiimato anclie da' suoi amici , si sarebbe forse determi-
nato di jiubblicarle egli slcsso. Ma gia si sa quanto buono e generoso
fosse il Balbis , e quanto pronto nelle sue deterininazioni ; i suoi cor-
rispondenti sapevano che egli possedeva la massima parte ed anche
moltiplicate le piante del Bertero, tultodi gUe ne ricercavano, ed egli,
che nulla poteva ncgare, le largiva a piene mani. Falto e che al ritomo
del Bertero , ncssun doppio esisteva piu prcsso Balbis , c che Bertero
istesso mi iissicuro , non averne egli ritenuto alcuno , avcudogli anche
rimcssi que' pochi che egli avcva portato seco.
Da (piesla male intcsa generosila nacque naturalmenle un doppio
assurdo , quello cioe dclla imperfezione nelle dcscrizioni o nelle I'rasi ,
e qucUo maggiorc ancora, che Irovaudosi parccchie piante nuove trat-
tate da piu scrittori senza rcciproche comuuicazioni , e scgucndo essi
lalvoUa mclodi diflcrcnti , seguir ncccssarianicnlc dovelte una confusione
di cose e di nomi a danno dclla scienza ; lo die av\cnnc pure circa
una gran parte delle piante del Chili , nia per altra cagioue , siccome
vedrassi a suo luogo.
Sc non che quanto alia celebriti del Bertero , essa si rcse ancora
(a) Vcggansi Ic I'Oilu: ilocri^ioni vcramcnlc «uc, che dalli- liuc m licilc io copiji fcildirculc ucl-
I'lJ'irtui ripulfiisis, dclVjiclij-ianthes capitulijlora, dclla Loncilia Cni'aiiillcsii , dcW llilictcrei sc-
milriloba , e dclla Maicagnia amcrkana , sovra citalc ; coinc pure alcuuc di quelle del CLili , di
cui farler6 infra.
Serie II. Toil. 1. Jl
I 3r> ELOGIO STORir.O HEI. DOTT. C. DF.nTEHO
piii gcncrale , non cssemlovi orniai nioderno aulore botanico clie non
ahbia rt'gislrato nellc opere sue , o niemorie accadeiniche e le di lui
piante , cd il di lui nomc; ne famio fede Londra, Parigi (a), Vienna,
Pielroborgo , Berliuo, Torino , e quante cilta ove vi hanno scriltori di
Bolanica o Societa scientifiche.
Ma ritornianio iiclle Antllle ove lasciamnio momentaneamente il
iioslro Collega ; egli aveva mosso iu parecchic di quelle isole; in una
sua lellera del 3o luglio i8i8 da iS". Tommaso , ne dava una generale
e bene circoslanziata statislica ; la diceva intieramente priva d'alberi ;
non Irovarvisi clie una terra rossigna ed una quantila smisurala di roccie
a base porfirilica ; \edersi all'allezza di cento tese dal livello del mare
strati immensi di roccia calcare e qualche concliiglia maritlima alio stato
fossile ; esisteni una miniera di rame pressoche puro; ie sommita delle
inoiilaqne non presentare clie una nuditu perfetla , cioe masse enormi
di porlido , pochissiuio granito , e nessun ordine osservarvisi tranne
quelle protlotto da uno sconvolgimcnto occasionato dai terremoti che
ivi si sentono ben sovenle ; non trovarsi alcun vestigio volcanico , non
esservi lava , mancare inlteraniente lo zolfo ed ogni sorgente d'acqua ,
pssere il ferro alio stato di ossidazione pressoche massimo, onde il color
rossigno ed ocraceo della terra ; essere percio la vegetazione inisera
assai. NuUadimeno pervenne egli a raccogliere pareccliie specie in gj-an
parte erbacee, alcune delle qnali poco conosciute e di cui trasmise uu
elenco (/<).
Solcava il Bertero per S. Croce e per le altre isoie sovra indicate ,
terminando le sue esplorazioni in qucUa di Porto-Rico , d'ove conti-
iniava a spedire in Europa e seirii e piante secche e fossili ed altri
prezlosi oggetli di storia naturaie ; ma j^oco soiliiislatto dello slato della
vegetazione di quella , cd ancor meno della popolazione, tanto solamenle
vi si feniio quanto gli fit indispensabile per raccogliere i pochi vege-
iabili die vi erescono. 11 quadro rlie egli mi fece in ima sua missiva
fa, L-'odirnm I'riiicipc dcll.i Bol.imca ij Uk-(;ami(>i.i p , Iu il pruiici .1 drilicnroli un iiiiovo ge-
HPre col nouic di Beuteboa ( sy^l- It. p. 290).
(I>) Lc princip:iU sono V liflicteres janttiicensis , vjric Eufhrbic ^ :tlcnni Croton ^ la Cnscat'ta
serrutnta , la Coinncladia integrifolia , parrnrhi Sotnni , pocln- y4i)0cinLC , una sola OmbeUifern ,
iiiiJ PauUinia , qualrhc Eulfenid. con allif piichn MirlacKc, una varicla r(»picua di'Ua Brun.tfelsia
Minnicana a foijlir nlusi' <• toini'utosc al di soUo , I'Jngn uiifiuis Caci , Iri" nunvc specif di Acacia.
Kon altre poibr Li-guuiiiiuic , due specie di Lattgenu , molti EdUuri ^ ed alcune Cordie.
scniTTO dall'avv. l. colla i3i
(latnta da Patillas il i5 gennaio 1819 c veramcnlc patetico : — u qui
■)! tuUo e incoUo , deserto ; gli abitanti non si possono dir peggiori ;
» nu iiidl intcso dirilto dl natura e il loro codice; rozzi, vendicativi ,
« di mala J'ede i in una parola la razza di quesCisola e una t'cra dc-
n generazione delict specie iimana ; non ti parlo dellainniinistrazione
1) civile pevche la ptira e sempUce verita scrilta da penna iwpavzialc
» parrebhe lo scrilto il piii infamatorio , una diatriba la piii vile die
» dire si possa ; tntlo l- dispotico ; il fanatismo e alVcccPSSO )i. —
Abbandoiiale le Antille, j)iacquc ancoi-a al Bertero, accoslandosi luag-
•gioniiente all'Equalorc, di visitare una parte della cosi detia Terra-fevma ,
e specialmente la provincia di S. Marta , di P^enezuela , e di Bogota
clio ora spettaiio alia Repuiiblica di Colombia; nia I'atroce guerra clie
ardcva allora in quelle contradc iuipedi che vi facesse lungo soggiorno ;
egli si detennino pertiinto nel 1820 di ripatriarsi.
' La fortuiia e liiidustria che avevano favorito il Bertero nellesercizio
della mediciua interna ed eslerna non solo gli avevano pi-ocuralo una
vita agialissiuia cd i mezzi onde praticare con juinore iucomodo le cou-
linuc sue esplorazioni, ma ancora di fare risparmii di qualche conside-
razione , parte dei quali gli riusci di spedire alia ^ladre sua per cui
era sviscerato; ed altra jiarle portava seco nel ritorno in Europa ; nia
queste ed altre cose preziose gli furon rapite per viaggio con minaccic
di morte.
Disastroso assai fu il suo Iragitto vei-so 1' Europa , e piu voile vide
prossimo il pericolo di naufragare ; giuntovi al fine nel jirincipio del
1 82 1 , si fernio quasi tutto qucUanuo in Francia , e specialmente in
Lione coiramico Balbis, rimettendogli, come gia dissimo, quanto aveva
])Otuto salvare fra le cose botaniclie, e couuinicandogli tutle quelle spe-
cialita die egli aveva omesse ne'suoi inanoscrilti ; nia anclie quesle pre-
ziose nolizie furono perdule per la scicnza.
Come egli sia slato accolto da'suoi amici in Piemonte , ^'oi ne fosle
tcstimonii, 0 clnarissiini CoUeglii; tutli ambivano di seco lui conveisare ,
c giustamenle , pcrclie lanlc crano le cose clie egli aveva investigate
nella sua lunga assenza, lanlo era i-elto il giudicio che sovra ciascheduna
di esse egli portava , tanta la veraciti , chiarezza e seuijdicita de'suoi
racconti , die anche i piii orgogliosi saccenliizzi lo udlvano quale ora-
colo ed iudinavano I'altcra fronle.
La sua diuiora in Piemonte non i'u che di pochi anni _, ma non fu
I?)?. F.LOGIO STOniCO DEI. DOTT. C. BF.RTEHO
intVulluos.T ; egli percorsc tulla la parle degli Apennini che ci diricle
dalla Liguria, lutto quel litorale, le successive calenc tlelle Alpi fino al
Monte Biauoo, e quelle coUine e pianurc che ]>riiTia della sua partcuza
per le Antilli; avcva per cosi dire soltanto sfiorato ; la messe che ne
colse fu prodigiosa non tanto in piante quanto iu scnii , ed essa avrebbe
fornito uu ampio malcriale per compilare una compiula Flora del Pie-
inonte, progetlo clic io gli aveva suggerilo, cui cgli aveva aderito con
che io gli fossi d'aiulo nel lavoro ; e la cosa erasi cosi comblnala , e
vi contribuiva eziandio il Balbis colle note che ci avrebbe trasmesse da
Lione; ma le successive vicende mi lasciarono solo, coUa raccolta pero
che il Bertero mi aveva prcparata («).
Durante qucsto periodo egli faceva la sua ordinaria dimora nclla
cilta d'Alba colla Madre, verso cui usava le piii assidue cure, e di cui
pianse posoia amaramente la morte prima della di lui partenza pel Chili,
e lion Irascurava intanlo i suoi prediletti studi di botanica, giuntivi pu^
anche quelli degli altri rami della storia nalurale ; e fu appunto in
quesl'epoca, che Voi degnamente raccoglieste nel voslro seno.
Fraltanto il nostro Governo aveva manifestata la sua intenzione
perche si compilasse la Flora della Sardegna, grave lavoro di cui ebbe
ad incaricare 11 nostro chiarissimo Collega il Professore Moris, il quale
cii ne pubblico un volume universalmente ammirato (b) ; e vi aveva
destinalo per coUaboratore il Bertero , di cui fece onorata menzione
Io slesso Professore iiella sua prefazione; uia particolari cagioni, che
e soverchio di annoverare, determinarono il Bertero di abbandonare
la Sardegna dopo parecchi mesi di lavoro, e di far ritorno in Patria.
Egli aveva gia piii volte segnata I'idea di intraprendere un nuovo
viagi^io, da cui soltanto Io dislraeva I'eta senile, e Io stato infermiccio
della cara Madre; spenta questa, senza piCi parti egli in luglio iSs'^
per Parigi, incerto ancora quale fra le terre australi del globo avrebbe
preferibibnentc scclto di percorrere, se cioe quelle del Capo, M Austra-
lasia, ovvero M America meridionale , Gsso allroude di portarsi al di Iu
dell' Equalore.
Mon fu che a Parigi che, preso anche consiglio da quc'Bolanici ,
(a) Vcggasi i^ niia prcf.tzionr M* Herbarium pedemoiitnnum , jtag. ii. iii.
(6) Vf[;(;asi I'cslraUo rhc io nc feci ucl a. ii. ( scric IV vol. 1. p. a^6 ) del Repcrlorio dellc
Sciriae futco-mcdiuhc d«i I'ieiuouU'.
SCRrTTO DALI. AW. L. COLLA 1 33
ed in ispecie dal De-Candolle che allora ivi si ritrovava, preferl il Chili j
e rettamcnte , avvegnache da molli egregi naturalisli, fra cui parecchi
protetti e sostenuli dai governi , ed avvalorali da ricche societa , si
fossero giii percorse le terre del Capo e V Australasia; c poche ricchezze
egli poleva sperarc di aggiungei'C scnza allri inczzi clie i suoi pvoprii ,
a quelle accumulate dai celebri Thunberg {a), La-Billardiebe (6),
R. Brown (c) , ed altri illuslii Botanici; quando che in quel tempo le
icrre del Chill potcvano considcrarsi quasi vergiiii dal canto della sco-
pcrla de'vegctabili , non conoscendosi che rancide ed imperfetle descri-
zioni del Feuillet (J), del Molina (e), e di alcuni oscuri \iaggiatori,
descrizioui poco conformi alio stato attuale della scienza {/).
Parti il Bertero da Parigi sul principio dl seltembre con molte
cointnendatizie {g) dopo essersi concerlato col sig. Barone Beniamino
Delessert, uomo il piu aiFezionato alia Botanica che io abbia conosciuto,
possessore della piu ricca collezione d'erbarli e della piii scelta biblio-
teca privala che esisla in Parigi principalmente in opere di Botanica (/i),
il quale per Ic sue corrispondenze commcrciali gli procuro tutti i mezzl
di facililazione per quelle contrade. Giunlo ad Hdvre-le-Grdce , noa
perdettc quel tempo che ivi passo prima che potesse imbarcarsi aspet-
landi) il vcnlo propizio , mentre esscndosi ivi trovato per occasione il
celebre piltorc in Gori Turpin, esso prese da questi lezioni di disegno,
c ne profitlo quanto bastasse per poler abbozzare dal vivo quelle piaute
che avrebbc nieglio slimato.
(a) Flora capcnsM.
(b) Novae Holl. plant, spccim.
(c) I'rodr. Vlur.ic Nov. lloll.
(*/) Journal tics obscrval. torn. 1-3. Paris 1714-1725.
(«) Saggiu stiUa sloria n.iliirale del Clitli.
(y) Cont<'in|ioraneainente j);'i'6 e dtipu il Bertero non mancarono distinti Botaniri i qnali ga-
rrggiaixino ueiresplorazione del Chili, fra eni sono degni di partieularc inonzione Bridges, Cabsirc,
PoKPPiifC , MiF.ns , Gay dc Dral^tiignan , eirea al priino viaggio del quale vet;gasi il rapporto che
nr fcec it sig. A. De-Jussieu aUWccadcmia delle Scienzc dell'luslituto di Fraucia il i luglio i833.
( Arcliiv. dc botanique , aoill i833 , p. 176).
(^) Aocbc questa B. Aecadeinia lo avcvu spontancamcntc munito di leltcra , la quale gli servis&e
di generale cuiumendali£ta ad ogni Accadcniia, ad ogni Podesta , cd a qualunquc personapyio eui
fossero in pregio le scienze e le ulili eo^ntzioni. Veggasi la NoLizia storlea per gli anni 18J7-18
del Prof. Caiieha, vol. XXXII! p. XXV.
(.A< Vcggjsi il ccuuo che se ne fa nella Notice sur L's collections botaiiiijuct de AJ. Benjamin
DsLwisBKT, i.i«erU iiegii Arciuves de houniit/ue , ptai i833, p. ^tiS.
1 34 ELocio sTORiro DEI, nOTT. c. nr.nTKRo
Per cjuanto grande fosse la sua ansicla ili loccarc la bramala meta,
pareva pcro die egli avcssc una cotal prevenzione sul sinistro die a;li
preparava il destiuo; scrivrndomi da Parigi in ordine al tempo del sun
soggiorno al Chili: — « Jc vais I'liabitcr pour long temps (diceva), si
» ce n'est pas pour toujours, car on iic pent pas prendre dcs arrange-
» mens avec la uiort («) d — ; cd in allra da Ildvre-le-Grdce , mentre
annoverava le indiscrete cd infinite ridiieslc die i naturalisli di Parigi gli
avevano lalte, soggiungcva: — « Juge niaintetiant comment an indwidu
» sen! it la nierci dcs wenemens , force de poinvoir h taut de depenses,
« expose aiix dangers dim si long vojage , acec si peu de mojens ,
» pent s'acqidtter dhm lei favdcau ; la meilleiire cliose (jue je pnisse
» Jairc, c\\^t de ne plus revoir VEurope , seiil mojen d'cviter les re-
n proches que Von pourra me faire ; il est des circonstances qiCune
)) mort prematuree contribue pour quelque chose ii la reputation ; con-
» dilion assez dure mais indispensable (b) ».
Qucsta dura condizione pero non era in lui indispensabile per coii-
tribuire alia sua riputazione die egli aveva gia in gran parte acquistata,
e die maggiormcnte stabili con cpic'niezzi die egli modestaniente espo-
neva non polcr imjiiegare.
Salilo linainiente il Pieiiteiio agli ultimi del seltembre sul bastimento
le Fulgor , Capitano Hoff , giunse a S. Jngo dopo uii fdice iragitto
di soli 1 1 2 giorni.
Un mese appena era Irascorso dal suo arrivo, die egli gia erasi non
solamente formato il piano principale dci luoglii che si proponeva per-
correre, cioe le terra di Rancagua, J. Fernando, Talca, Curico , Itata,
Chilian , e la Concezione , ma aveva gia raccolte piii di i5o specie
ili vegctabili rari , fra cui parecdii nuovi, cd aveva preparali loo pa(v
fliclti di semi dcllc piu iuleressanti (c).
Ottenuta poscia non scnza difi'icolla una circolare dal Governo a
tutte le Autorita constituite del Chili per le necessarie facilitazioni, non
(a) Lcttora 8 agoslo 1827.
{b) Lpltcra l4 settembrc 1827.
(c) Fra Ic specie nuove non ancora da csso dctcrniinatc figtirano una Malheserbia, una MaU'O ,
una iloffmanseggia cbc egli cbiam6 poscia chilensis , una himosclla , una Bignoniacea considcrata
ilalFAutorc come gcnere nuoTO , una Zapania^ un LeyiiUum , un Solidago ^ un Senecio j e fra
ijitelle clic egli determin6, la Boerrhaavia glultnosa , la Centaurea chilensis ^ la Cassia /lexuosa ,
il Lj thrum albicans, e la Chara clavata ( LctLora dclli xi marzo iSiS , da S. Jago ).
scniTTO dAi.i.'avv. r.. coi.t.a r35
meiio die la j)crmissione di esercire la medicina, paili il i3 maiito i8a8
per Rancagua.
A malgrado ilclla pressochu lotale mancanza di mezzi per le corse
in (piel disastroso e quasi selvaggio pacse situalo ai piedi della catena
deilr ali)cstri ed aridc Cordclliere , c die fosse il Bertero roslretlo a
prevalersi di sue mediche coguizioni per procurarsi tenuissima ricom-
pensa (a) ; tuitavia in maggio del 1829 era gia egli pervenuto a rac-
coglierc una lal niesse , che lo pose in grado, giunlo che fu poco dope
ill f ulparaiso , di fare una spedizione di Ire casse al sovracitato sig. Ba-
rone Dei.essert, richiedendolo di far parte con me dcgli esemplari e
semi che vi si contenevano, parte, assai leniic pero, che io ebbi a suo
tempo (A).
Reratosi tpiindi nella provincia di Aconcagua , e percorsa la mag-
gior parte del Chili seltcntrionale, passo I'lnverno nella citta di Quillota
fostretto ad esercirvi la medicina, e fu di ritorao a f^nlparaiso in no-
vcmhre del 1829 dopo essersi appeua rimesso da una pericolosissima
inalattia cagionata dalle sue disastrose corse. Scriveva allora possedere
di gia 18000 esemplari circa di stirpi rarissime , fra cui parecchie
nuqve (c), ed annunziava la ti'iste situazione in cui egli trovavasi attesa
la gurrra civile clie desolava tuttc Ic provincie di quella vasta regione;
cresceva il pcricolo di giorno in giorno , ed egli era pcrcio incerto o\e
avrehbc mosso il plede; si determino in fine di abbandonare per allora
(«) « Tout est sauvagc dans re pays; l:i nature rn^mc, quoiquc trcs fcconde, n*a pas ret allrait
y riant que Ton devrait supposcr; la nionolouie des plainrs, Televation cl raridile dcs Cordillicres,
» Ir cliinat n[;oureux aiix deux exlieines , tout en(in dej^oule au premier abord. Je suis I'orce de
n fairc le mederin , Ic chiruTf^iun cL raimtliieaire ; mais (-our jouir ici dc quelque cjedif, ij faut
j» dan* unc visile el avce un seul rejneile Rui-jir uue nialadtc prave ou de pUisieurs annees . ear
)• on «e las«c du medccin au boul dc l.\ heurts si on n'esl pas inieux ^t ( Lcttera i; niaj^gio i8jtf ,
da Rancagua).
(A) Lc stirpi nunve nienzionalc ncllu sovra eitala lellera sono le sef^uenli : Oxnlis perdiciaria ,
O. gyrorhiza , Molituva Mict'ococus y Peziza chamtelea ^ Eceremocarpus septum j buletus populattu^
Puccinia Ceilri , Sphteviii Cettri , Credo Cesiri , Lauretta serraLa , ylcacta CateniUy Escalonia
thyrsotdea , Credo Uydrocotylet , Pteris triphylla , I't. cbilensis , Mimulus punctatiis ; c quelle
Rotate oclU lcttera !^ luglio l8a8 da Valparaiso, sono V Eupatorium chile n se ^ VAdeimia arborea ,
una »)>feie di Myrltis , un Solano , una Coniposta afline alia f'i^ut'era , un Bidens , VAdenopsis
CoUiquaJa , dne Lolielie ^ un Melocacttts ^ un nuovn generc di Labiate , un GonoloLus, una CV*-
troidea , la Colletia Trcbtts.
(c) Lettera 'j8 novenibre 1819 da Valparaiso , in rui mi (trevennc fra le altre rose , essersi
conipiaeiulu di dcdicare un nuovu genere a niia Figlia sotto il norae lii 7'ecophilaa ; qucslu ^
de»rrillo c fijurato uelle mic Plantae rariores in regiun. ChiL clt. faac. ult. p. ly. I. LV.
1 36 ELOCio STonico del dott. c. BF.nTF.no
ii Gontinentc e recarsi all' isola Juan-Fernanrlcz , qulndi in cjuella di
Mas a Fuera , ritornare a f'alparaiso , visitare poscia Otahili e le isole
degli Amici , e finalmente ripatriarsi {a).
Fu appunlo in quest'epoca die egli ini fece la principale spedizionc
ai semi, di esemplari , di alcune pianle carnose vivcnli, e di parecchi
odigetti di zoologia e mineralogia ; eravi pure per la Biblioteca di que-
srAceademia la collezione del Mercwio cltileno , qionialc scicnlifico die
si slampava in S. Jago , e di cui egli era iino dei principal! pi-oinotori
e collaboratori ; ivi e inserto dal N.° XIV al N." XVF un catalogo ra-
zionale per ordine alfabelico in lingua spagnuola di tutlc le piante del
Chili cominciando dalla lettera A sino alia /?; forsc egli I'aveva compito,
nia I'editore del giornale rislette dalia conlinuazlonc del inedesimo. II
noma botanico delle stirpi non e accompagnalo da alcuna descrizionc
b frase scientifica , ma solatnente dal nome vernacolo , da quello del-
I'auiore , dal luogo ove crescono , con savie osservazioni sidle loro virtfi
ed usi ; e sotto questi riguardi era utilissimo il lavoro per quella po-
polazione , troppo rozza ancora per essere iniziata nella fdosofia della
scienza (b).
Nello spazio di tre mesi di dimora nell'isola Juan-Fernandez , in
•mezzo a mille pericoli , a mille stenli , a mille privazioni , raccolse il
Bertero quante piante vi pote ritrovare ; esse non sono in gran copia,
(rt) ha IcUera G febbraio i83o pure da Valparaiso conticnc V allora altualc quadro politico del
Chili, ed il progctto del Behtebo ; ecconc uno squarcio: — « Ainsi, pour fairc un pelil. resume
>' des c'poques reiuarquahlcs de inon sejour au Ctiili , je dirai qu'cn juin 1828 clant a S. Jago ^
■ revolution, combat dans les rues, deux canons places devanl ma porte; a Quiliota revolution a
»» «S. Felipe chef-lieu de la province; dans la craintc dc me trouver sur la sCL^ne , j'ai quitle
» QtUllota en sortaiit dc ma maladic; j'arrivc a Valparaiso^ ct je suis tenioiu oculaire de toutca
» les liorreurs. Est-cc done de cetle maniere qu'on fait de la botaiiiquc ? Tu mc diras dc quitter
jB Je pays, mais 011 aller ? A Lima et a Buenos- Ayres la guerre civile est encore plus sanglantc}
» au Mexit/iie les Espagnols vicnncnt de debarqucr, et la gwcrrc y est plus meurtrierc ; a Bolivia
» tout est en ddsordrc .... II faut pourtant prendre un parti, et Ic voici : dans quclqucs jour*
» jc parti pour Tile de Juan-Ferntmtlez ; )'y dcnieurerai deux mois au moins ; je visilerai I'ilc
» de Mas a Fuera\ la jc vivrai en vrai RociNson, jc ramasscrai des planles tant que jo pourrai;
» jc revicndrai a Valparaiso -^ si les trouliles conlinucnt , et si mes fniances Ic pcrnieltent, apria
w avoir envoye ma coU:'clion en Europe, je partirai pour I'ile A* Otahiti ci les ili-s des Amis ou je
• pas«crai six mois a fairc la botaniquo parmi les sauvages ; je revicndrai sur Ic mOnic navire a
» Valparaiso et alors pcul-<Jlre j'en aurai assez et ferai route pour France , de sortc que »i Id
« fort no s^amcliore pas prepare toi a m'cnibrasscr dans i^ mois d'ici » — .
{b) Vcggasi negli Annali dctic Scienze uaturali di Bologna, fascio. V. pag. 337, c fasc, Xll. p- /)o3,
la traduziuiK cbc io nc feci per cstralto.
srniTTO dali.'avv. i.. roi.i.A iSy
mn tanto piii rare e singolari ; per escinpio un nuovo geiiere da esso
stabilito , e dedicato al fu nostro Collega il Professore Re coi iioinc d'l
Rea , e dcgiio di particolarissima nicn/.ioiie come quello che couta sctte
m otto distiiite specie di arhoscelli piu o meno grandi die spcllatm
alio Cicoracee , una <lelle piii estese tribu fra le Composte , nella quale
ncssuna pianta legiiosa erasi giammai conosciuta. Nella spedizione che
cgli ini fcce dappoi, che ricevetti in luglio i83o, oltre i semi e per-
fctlissimi esemplari delle stirpi suddelte e di inolte altre, sta\a uu
pezzo di slelo della Rea macrantlia del diamctro di 8 in lo oncie, te-
nuissimo, ma con midollu cenlrale assai abbondante. Questo genere fu
qulndi IralUilo ed egregiamehte Cgurato dal sig. Decaisne negli Arch.
Hot. de Paris I p. 5oc) t. 9-10.
Di rilorno a p'alparaiso , intraprese tosto Ic sue ricerehe su quel
lilorale, ove rinveime ([u;ilehc nuova specie che i-accolse e spedl colle
prccedcnti , e con pare<'clii animali e minerali, ed alciine monete de-
stinate .per il noslro Museo (a), avendo contemporaneamente diretta a
Loiidra pel eclebrc Hooker Professore a Clascow , una ricchissima col-
Iczione (b) meree cui questi pubblico poscia parecchie delle piante del
Bertero nelle sue Exotic. Flora , e Miscellanea botanica.
Porlalosi quinili a Quintero e eovitoriii , fu fi\i breve di ritorno a
/ alparaiso ali'oggetlo di prcndere le disposizioiii necessarie al progel-
tato fatale viaggio d'Ota/iiti ; e lasciando ivi alia casa di commercio
Lebris el BARTiiAi'iME qualfhe fondo , una porzione del suo cquipaggio,
ed il suo crbario delle piante che aveva Gno allova raccolle nel Chill,
fece vela verso la meta del sctlembre i83o per quellisola (c).
D'allora in poi non si ebbe piii alcuua uotizia di lui in Europa ,
{a) Le specie niiovp sono Li Londvnia anthytlmtles ^ nnOrchidea. iin 0.rtiUs, l;i Miersia myodes .,
)i) Diomedea thttrij'era , l;i Caiandrina minima , I'd un Cactus ( Leltera da V:dparaiso 6 lujjlio
l83o ); degli og^eUi dcstinati pel Museo e<i esaminati dalli CoUeghi Professor! C^heha c Mori$ ,
si fece relaziuiic liei vostri atli , >ol. XXXVl pag. Ml della parlc storica.
(/') Lettera suddeUa.
(c) Lettera lo seUeiiibrc i83o da yalparaiso — m Je parts samedi matin siir le Briek ehilieii
" Ic NapoUon pour Tile A*Otahiti\ j*y resterai six inois au moins, je visiterai les iles voisines et
'• je revieiidrai a t'at/iaraitn charf;u dti bulin b<)taiii'|ur que je ferai pendanl uiou sejour dans
■ TArehipel de la Si>ciete ; tu dirit;eras toiijours les lettres a MM. Lebris et BARTnArUE. Adieu ,
t> Itounc sante, un Paler et un /li^e pour mon anie dans le eas qu'clle soil submerpee »> — . Quest*
fu rulliina sua uiissiva ! A questa lettera,. per quanto eonei-riie la partenza da yalparaiso^ e conforme
un'allra indiritia a questa Accademia dal sig Meeehuoct da Otaliili il ■ib marzo i83'J.
Serie II. Tom. I. s
1 33 ELOGIO STORICO DEI. DOTT. C. HERTERO
per quante diligcaze siaiisi praticate da'suoi amici , e da alcuni corpi
scienlifici, e nulla di posUivo io potei ricavarc da alcuni ccnui nccro-
logici Si)arsi iu parccclii scrilti («) ; si se|ipe sollanto il suo naufragio
avvenulo ncirestale del i83i, mcntic da Otahid faceva ritorno a Val-
paraiso , senza neoimeno die si abbiano Ic circostanze speciali del me-
dcsimo , lo die fcce credere , die il basliinciilo su cui era salito siasi
intieramenle pcrdulo.
II piimo clie fece pervenire queste vaghe nolizie a Parigi si fu la
sovra nicnzionata casa Lebris et Barthaume die le trasmise al sig. Baronc
Delessert, il quale me le partecipo tosto per mezzo del sig. Guili.emin
disliiito Bolanico di quella citla aniico del Bertero e di me.
Si seppe poscia , die la nave su cui si Irovava rinfdice Bertero,
era propria del sig. Moerenhout , negozianle Bclgio , nel quale egli
aveva eccitato il gusto per la storia natiiralc, e die gli aveva prestalo
qualcbe aiuto nel raccogliere pianle in Otahiti ; una parte di queste
restarono a mani dello slesso sig. 1Moerenhoi.it clic vei'so il fine del i833
le spedl a Parigi, incaricando la persona cui le avcA'a dirette, di divi-
derle con questa Accademia ; alineno tanto risulla da due di lui let-
lere (b) ; ma 1' Accademia non le ha niai riccvute , sebbene siasi uni-
(rt) Bibliotcca italiana, luglio i833 N." CCXI p. i23 - Annal. dos sricnc. ralur. avril i834 p. a53
- Histoirc naliircUc dil Mays par M. Bonafous pag. 29 nota 2 - Efleracridi Gsico-incdlche del
Piemonte N." 36 - Rcpcrtorio medico-chinirgico del Pieniontc N." l\i p. 285 , ovc il D. Deholaudi
riferisce pure una nota del Decandolle ricavala dalla BiblioUca universale di Gincvra - Idem
n.* 3i3-i4 p. 5|3 ovc lo slesso Derolamdi colla solita sua cnergia cosi si esprime: « E quel Behteku
* il quale dopo di averc percorsa col MoRis la Sardegna sciolsc per la seconda volta le vcle a«H
w americ^ni liili, ed aiiimato da fervida prepotente braina di prendcre il dominio delle scienze
■ naturali , Davig6 verso le incognite sirti ilel maritLinio mondo , noi lo compiangiauio adesso a]
» pari di Laperoise smarrito fra quei lonlani inospitali oecanici scogli - w.
\^b) La prima e quella sovracitata del 2^ iiiarzo |832 iu cui egli aiinun/ia ojic Behteho parti fla
Otahiti il 2 aprilc i83i sovra una Goclctte da 120 tnnneaux falta ivi coslrurre dallo slesso Molhenhoit
c dcstiuala per yalparaiso ^ e ebe ne cbbc le (dtiine noti/ie da Cletca una dellc is(»le della Socictd
ovc la nave prese una parLe del suo carico il 9 slesso niese , ed ove Behteeo diseese per poelie ore
a raccogliere piante ; dopo talc epoca MoEtiEitnoux non cbbc piu notizia della sua nave ne di alcuuo
tli colore chc vi erano a bordo ; mi compiaccio di qui riferirc uuo squarcio assai iuleressaute j)er la
uiemoria di Behteho ; - « II merite les rcgreta dc lout ami des sciences , cl surtout de vous, messieuri,
» et dc laPatrie^ jc coitnoissais les sentiraens Ics plus intimes dc cet ami,ct je sais qu'il n'avail d'autrcs
» passions que la bolanifjiie, ni d'aulre and>ilinn que dc sc rendre dignc et de vous et de la Palrie ".
L'altra letlera e iu data del 27 niaggio i835 indiritta pure da Parigi a quesla R. Accademia, Uf Uj
quale neiraunun^iare quanlo sovra, ehiede nolizie circa lanaseila, iparenli, la prima edneazione ,
e gli studi Jtrl Bertceo, nienlrc egli &i fosse disposlo a publdieare un'opera sovra \' Ocraiiica ^ u- lla
srniTTO nAT.t/Avv. i.. roLi-A i 3o
forinala alle indicaz.ioni datele nella prima di esse (a) ; bensi nc cbhe
una parlc il sig. Guili.emin , siiUe quali egli creo la Zepliilita tliaitensis
piibblicula iiegli Annali dello scienzc iialurali di Parigi (i).
Estinta ncUa casa Lpimis ct Berthaume ogni speranza suU'esistenza
lit Vila del Berteho , spcdi essa al sig. Delessert quanlo egli le aveva
rinicsso prima di sua partenza per Otaliiti; e fra questi oggetli il piu
prezioso si era il suo crliario ; io ebbi occasione di esaniinarlo nel
iiiaggio del i834 ncUa biblioteca dcUo stcsso sig. Delessert, il quale colla
rnassiina cortcsia che gli c propria lo misc a iiiia disposizione ; esso
era coinposto di i5,ooo eseinplari in circa in oUimo stato (c) ; le specie
distintc potevano ascendere a i5oo circa, fra cui moltissime crittogame,
tiitte rare , c parecciiie afTalto luiove (</). Nelle schede e mcmorie chc
vi craiio unilc , PAutovi- avcva indicalo , ollrc il nome , il luogo pre-
ciso ed il tempo in cni ciasclieduna era stata raccolta, con qualche
breve osscrvazione, ma non vi andavano unite le descrizioni; quanto a
quesle cd allrc note , io seppi dal sig. Guii.lemin clie Bertero glie le
avcva indirizzale parlicolarmenle richicdendolo di non rimetterle ad al-
ouno che a lui solo al suo ritorno, ed in caso di sua morte, di depo-
sitarle nclla biblioteca Delessert, come egli esegui (e). Alcune di quesle
descrizioni trovansi nel volume HI dcUe Iconcs selectue pubblicale dalle
stosso Delessert , e spcriamo nella conosciula fede ed abilila di quei
due Botanici che le altre non saranno perdutc per la scienza.
Riguardo poi aU'erbario anzidetlo , il sig. Delessert mi aveva in-
caricalo di parlarne cogli ercdi del Beutero per avere le loro delibe-
razioui, se prcfcrivano chc si csponcsse agli incanti, ovvero che fosse
qiuli- ii proponcv.! di rcnilerr oni.isgio .nlla sua inomol ia. Non so se qucst'opcra sia uscita alia luce ;
fra lo noti/.io ilio io mi jono rcccnlcnunlc procuralc Jal prcdttlo sig. Giillehiii, mi si parU
Ai'\ sig. MoEnEHHoiT , ma non dclla sua opera.
(rt) Li-ttcre dcir.Vccadomia i5 dicembrc i83» indiriltc al sig. DormiTBER Console Olandcse a
I'alparniso, al Minisiro plenipolenziario di S. M. il Re di Sardcgna prcsso il Re d'lugUilterra ,
cd alio $tesso sip. MoRREnnot'T a Otahiti.
(Il) Lctlera del sig. GoitLEMin a6 ollotjrc 1837.
(<■) Ve|;g.isi inollic la soviacitata Xotite lur hs collections botamijuet de M. BenjamiD DcixiniT
neiili Archivei ilc boianiquc mai i833 p. .'1-0.
'</l Sc si giudiea da quelle dcserille dalli si.;nori HooiEn et Ansorr ( Miscell. botan. ), le »ol«
r.merogamc nuove debbono oltrcpassare le aoo ; le criUog;ime poi sono assai piii nuraerose; i signon
Moi<T4..iii: e Si;Hi5e.Eii nc pubblicarono gii gran parte; altrc IrorajHi fra le mie Planlat rar. ehO.
^ej Lell«ra del lig. Goiliihiii a6 ottobre 1837.
1 4o EI.OOIO STORICO DET, DOTT. C. rm'iERO
loro trasmcsso ; quest'uUiino partito tlovrcbbc essere stato prcscelto sin
per conservare in patria una cosl preziosa meiiioria del ilefunlo , siu
])oi anclic per intcresse , aveiulo io cercalo di loro persuadcre cLc in
PicQionte o dalia Accadcmia, o da qualche amalorc si sarcbbe loro cor-
risposto quanlo si potesse spcrare da incanti falli in lontano paesc senza
la preseuza dei proprietarii o di clii "li rapprescntasse con quelle zclo
chc una cosi dclicala operaziouc ricliicdc ; ma gli eredi vollero gl'incanli
a I'arigi.
Si 111 allora chc io Vi proposi, o Chiarissinii Collegbi, di accoslarvi
a quegli incanti per mezzo di un qiialclie noslro corrispondcnte ; Voi
avete accolta la niia proposla con queU'cntnsiasnio die e proprio dei
vcri sc'ienziali quando si tralla di promuover la scienzaj e di onorare
ad un tempo la patria ; Voi avelc determinato di portarc Tolierla sino
alle lire aSoo (a). ISIa per uno di quei tro])po frequent! maneggi clie
succedono all'asta pubblica , I'erbario fu deliberate nel niomcnto prcciso
lissalo per I'aperlura dellincanto pel vile prczzo di 1 200 franchi ad una
society di EssUngen direlta dallt signori Steudel, et Hociistett (li) clie
Io fcce immediataraente trasporlare in Gerraania , ove fu dislribuito ai
ine:nbri della sociela stessa.
La niaggior parte pertanto delle piante con tanta sollecitudine rac-
colte nel Chili da quel valoroso Viaggiatore ebbe la stessa sorle di quelle
delle Ant'dle , ma per altra cagione , come ve nc prcvenni.
Parecchi sono gia i lavori parziali clie si pubjjlicarono su quelle
piante da disiiiiti Botanici,conie specialmcnle dalli citali Hooker e Arnott;
Adrien de Jussieu per qualche nuovo genere (c); Montagne per le crit-
logame (c/j, GuiLLEMiN (e), De-Gandoli,e (y") egualmenle |>er qualche ge-
nere , c Professore Moris per otto nuove specie (g).
(a) Adunanza dolla classc fisico-matcmatica dell'S inarzo i835.
(4) U sic;. Deiessebt avcva incaiiralo lursoni' di sua connjcliza di ulTriri' fr. aijooi il sig. R. Brohk
lia Londi'u nc oCTriva aooo. — « Mais qiiand nous somiucs arriYes a i'heurc precisr fixdc par le*
• avift , rooi , M. dc Jussiec cl plusieiirs pcrsonnagcs qui voulaient encliurir , on nous a dil qti*
» tout ctait terminc. — M. DeLEssERT a etc foil coulrari<i dc ciil incident , surtout a cause dp
x la famillo dc BEnTEivo qui a i\ji ainsi fruslrcc ilc plus dc la moilie dc la valeur dc I'berbicj ».
( Lcttcra suddclla ).
(c) Arcliiv. de botaniquc janv. l833 p. G5-
(«/) CiiT)'"?- ^« Juan-Fcrnandcz.
{«) Annal. dcs scicnc. nat.
(/) Prodr. syst. nalar. vol. V, VI c VII.
{£) Atli dclla R. Acoadcmia di Torino Yoi. XXXVIl p. 98 c vol. XXXVIII p. 4.1.
scniTTO d.vli.'avv. l. coi.i.a i.'ji
A.nch'io tcnlai , c forsc il prirno, di conlribiiirc alia gloria dcHin-
signc noslro Collcga, col prescnlarvi la ik-scrizione e le figure dellc
piautc pii rare fra quelle da esso dircttamente Irasmesseini ; ben molle
allre me ne riinarrcbbero , ma io voili fratlanlo limilarmi a quelle sole
clie Ic mic Icnui forze mi permisero per ora di determinare (aj ; non
rinunciando pero alia speranza di presentarvene altre.
Verra il tempo , clie , per mezzo del confronto delle descrizioni
sparse in laiile Sfritlurc , (jual'lie valrnle Botanico, tolla ogni confu-
sione, presenlera al ptdjblico una compita flora del Chili, la quale do-
veva essei'e riserbata al Bertero ; e quella sara I'onorata sua toraba.
Era il Bertero di slatura poco pii\ clie ordinaria, le sue forme re-
golari, la sua figura inlcrcssante , il colore piullosto bruno-pallldo, linla
che si rese piii inleiisa iiel suo soggiorno alle Antillc , gli occlii iieri e
vivacissimi , i capelli neri, la bocca grandella e ridenlc , il iiaso me-
diocre (b). II suo carattere era eccellente ; dolce verso tutti, generoso
verso gli amici , incapace ad arrecare il menomo danno a cliiccliessia ,
eloquentissiuio senza allellazione ; prodigiosamente instrutto, parco nel
viverc , iuduralo alle faticlie; egli era insomma il modello dclle \irtu
sociali. Destine avverso, perche ce lo hai cosl subilamente rapito !
[rt) Lf piaiili- di'l Chili ila inc dcscritte uri varii fascicoli dfllc Plant, rar. Cliil. in.scrti nrgli
aUi di qurst' Acratlcniia sonu in nunu-ro di 1^6, fra cui ^5 iijiuralc ( \ol. XXXMI , pag. 4' ,
^ol. XXXVlll paj;. i <• ii; , vol. XXXIX pag. i ).
(/») Avrci dfsidcralo di poler unirc iu frontc del presentc El()2io il ril ratio di Bei\tero ; I'unico
clir io couosca it un pei-fcttissinio discgno fallo dalla cclcbrr Sofia GioRDjuto ; richicsi il Clnaris-
kimo di lei marito di lasciarlo litogrufarc \ nia ogli mi risposc csscrc determinate di farlo incidcre
lui stesso iu rame. avcndumi gciicrosamentc offcrlo dcgli escmplari. Supplisco con un fac iimile.
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1 43
ILLUSTRAZIOAE
DI UN NUOVO CETACEO FOSSILE
DAL MEDICO
CilOAlKUl domejuco BRimo
APPLICATO AL MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITA
Letta nell'adunaiiza del 4 '/' marzo i838.
lascii d'Atlaliti' ,
E di Tauro le spallc , c in minor regno
Contrassc il mar Ic sue proccUc c Tiro :
Col verdc pian I'altrice terra apparvc,
Conobbe Abido il Bosforo j ebbe norae
Adria ed Eusin
O egli e vcro, die uu antico occauo abbia prodolto i»enerazioiii ili cc-
tacei assai diverse dalle present! , convien piir dire , che di poche e
i;iunta fiiiora la iialural Glosofia a stabile conoscimcnlo. Ridotta per lad-
(lietro a n'sidui tli men compiula significazione non ha potulo ex. gr
toudursi alia dctermiuazione di quei cetacei aOini del nostri erbivori ,
che aiidaroiio perduli allorcht;, cessando le aequo, einerse il presenle
suolo d'luiropa. Vlcuiie vertebre , alcune ossa delle estremila , qualche
iVagiuciilo di loschio privo de'iuigliori caratteri , che dalla qualita dci
denti si ricavaiio , se valsero a far prova dcUe peitlite segiiitc in <jucsla
parte del roguo animale , nou furono poi il raso a ristaurarlc con ar-
goinenli di scicnlifica cogiiizioiie. Anzi per dire il vcro, i residui slessi
ili niaggior nioineulo seuza i nuovi oonfronli idtiuiauicntc instiliiiti sa-
rebbero ancora con pregiudizio della scicnza rivncati ad animali di men
l.|4 ILM'STRAZIOXE DI UN NUOVO CETACFO FOSSII.E
prossimi gcneri. Ma il sig. Giulio di Christol coUa sua dclerminaz'ione
(leirantico llalicore , eil il sig. di Bt.AiNVii.r.E ron pii\ ])robal)ili vcdutr
suUa uatiira, e zoologica ajipartencuza del Vino/herium gigantaciun liaiino
jtoco fa inaspellalamcnle arricchita questa parlc piu tlifetliva della Pa-
leontologia. Nuovo incrcipeulo le \erra ]!Cr avvenlura dalla dcscrizione ,
(•he sono pur dare di uu tiovnlo fossile, the l'ill."'° Professore Giuseppe
Gene ebbc a grado di comnieltcniii a oggetlo di studio, ed alia gcnli-
lezza del qiiale mi chiamo granderacnte obldigalo cosi per questo mo-
livo, come per avermi coiifortato a soguitar luiovanieiite hi \ia delle
iiaturali invesligazioni.
II fossile J die qui imprendo a descrivere, venne scavato fanno i8a8
in qiiolhi dcllc nostra coUine , che ha soprassedeiite il piccolo villaggio
di IMoiitiglio, siluata quasi uel mezzo a queirampio tratlo di lerre iiiou-
luosc, che stendonsi a declivio cosl al di qua, come al di la del liuinc.
Tanaro, e sono le prime di quelle terre sottoapennine , die si couli-
niiano hingo il dorse d'ltalia sin oltre negli Abruzzi e nella Puglia (i).
Trovavasi nel fiauco di essa collina verso ponente sepoUo nella marna
argillosa a qiidla molta profondita , die dal Piaccntiiio Giuscj^pe Cortesi
furono trovali i mirabili schcletri dci delliui e della balena nci colli
dclla Torazza e di Pulgnasco (2). Primo appariva un tronco di gros-
sissimc coste formato , disteso orizzonlalmentc , e come dal peso di
gravissinia mole schiaceiato ed infranto , circondalo per ogiii dove da
numerosi fragmenti di coste e di altre ossa , die non durarono alia
forza distruqgitrice del tempo , tanto piii che I'acqua ddle pioggie ve-
niva ad immollarle , e consumarle per una sfonditura , che <lalla cima
del colle disccndendo spartiva quasi diagonalmcnte il tronco stesso nd
suo mezzo, conforme vedesi nella Fig. 1." ddla Tavola II. Piu in la si
rarcoglieva un teschio per grossa argilla informe, presso al quale erano
tuflaria un residuo della mascella inferiore , c disjiersi alcuni rimasugli
di d«Miti.
Sgombro qucst'ultimo dalla grossa c tenace argilla, quale si mostra
nella Tav. I Fig. i.*, 2*, c S.' , apparisce di forma bislunga , largo
aH'occipite , simile quasi ad una piramidc quadrilalei'a tronca , schiac-
cialfl V. distorto in inodo , che posto verlicalmente in piano orizzonlalc
(1) Bi'occbi, Concbiolog. subapeun. T. i.'
(1} Cortc<i , Saggi geologic.
PHOPOSTA DAL MEDICO G. D. DnUNO j/J
le pareti tklle ample sue fosse zigomaliclie vi cadono sopra parallela-
mente per isghembo. Esse mi forni le seguenti misure :
In lunghezza — dall'occipite al marglne anteriore delle ossa
nasali
0,22.
daH'occiplte aU'estrema punta del rcsiduo ma-
scellare , intennasccllare (?) o 28.
In larghezza — da una sutura temporo-occipilale airaltra . . . o'22.
da una cresta lemporale aU'aUia ncl sinclpite 0,09.
In altezza — dalla volta del palato al maggior colmo del
S'n'='P'te o,i3.
riemesse queslc gencrali indicazioni se passo a divisarne con qual-
che particolariti la strullura, mi si affaccia in primo luogo una porzione
dell'osso occipilalc larga o,i5 , alta o,o5 , che dal margine posteriore
delle ossa paiielali discende quasi pcipendicolarmente foimando con esse
un angolo non lonlano dal retlo. So quesla direzionc sia nalurale o for-
tuilo avvenimento non ardirei fame parola, comecche io mi senta piut-
tosto inclinalo a crederla effetto di quella violenza, che pcrcosse I'ani-
male non anrora finito di crescere , quando in quelle ultime catastrofi
perdette col gcncic la vita, e che come il restante scheletro malmeno
questa rcgione del teschio spingendola soverchiamente in dentro. Ma sia
come esseresi voglia, le rimanenli parli dellosso, che dovevano dai lali
congiungcrsi colic ossa temporali, inchiudere per disollo il forame ol-
cipilale, e concorrcrc alia formazione del l)asilarc o mancano allalto, o
sono tanto sconce da non jiolersi in alcun modo descrivere.
Scguono le due ossa parielali PP. Tav. I, Fig. 2.' distintissime ed
illese , plii larghe posteriormcnte alia loro congiunzione col margine
superiore dellosso occipilale ora descriUo , ove insieme prese hanno
0,10 <ii larghczza, meno in avanli ove convergendo alcun poco e re-
slringendosi pordono 0,01 dcll'indicala misura. Dei margini , gli csterni
ripicgaudosl giu per le fosse tempondi ad angolo retto nc forinano i
rontorni, o le creste supreme, le quali camminano lontanissime lui
dallallra huighesso tutla la regione del sincipile , con ordine per coi.
scgucn/.a al luUo diverso da qucllo , che osservasi piii parlicolanncni.
nei icschi delle (icrc. I margini iiUcnii sono iongiludinalmcnte unili p.-r
sutura; gli anteriori profondainciUe recisi c<i arlicolati colic due ossa frnn-
lali FF. Tav. I. Fig. 2.'
Serie II To.M. I.
1-
I jl) ILLUSTRAZIONE DI UN NUOVO CETACEO FOSSILE
Qiiestc rassembraiM) a tUic triangoli cogli apici loro smussati, rivolti
iiulietro c formauti insieme un margine I'otontlo , semicircolarc , che
ciilru a coiinnettersi ncUa soprailcletta profontla recisioiie aiiteriore delle
• lue ossa parielali. Dei tre laii gli cstenii proliiiigando in avanti le crcste
leinporali vanno gradatamente sporgcndo in fiiori , tanto che danno alia
regtoue del sincipite presso alia fronte quella inedesima larghezza di
«>,io, die ha presso alia sutura delle ossa brcgmatichc coU'occipitale ,
0 conscgiicnlctneute a quelle due creste la siinilitudinc di due archi
Tolli a ritroso )(. Ma a questo terinine, ove le ossa frontali cominciano
a dilalursi ed isporgere per dare conveniente spazio alle ossa nasali ,
<• iicl tempo stesso concorrere alia forinazione delle orbite , sono in-
franU; , ne lasciano altrainente vedere quali correlazioni di strultura
serbassero colle ossa intermasccllari e mascellari di sopra. I lati interni
sono aii'jhessi uniti per mezzo di sutura lougitudinale ; gli anleriori
similmenle recisi in foggia di mezzaluna, onde ricevere in articolazione
le due ossa nasali NN. Tav. I. Fig. 2.' piccole, ovate, avenli la figura
di due mandorle schiaccialc , divej-genti Tuna daU'alti'a , lunghe o,o5 ,
lurghe o,o4-
Circoscrilta superiormcnte da queste due ossa , inferiormente dalle
mascellari , e laleralinente dalle rovine di due grandi ossa II. Tav. I,
I'^ig. I." e 3.^ si mostra in seguito la vasta apertura nasale. Quelle due
f)ssa maggiori infrante che la chiudono dai lati o sono i-esidui delle
slcsse mascellari, o anche probabilmenle delle intermascellari , die <o;i
liinghissimi process! contornando per di fuori quell'apertura, e poggi; n lo
per davantl sopra le occhiaie si recavano alia volta delle corrispon-
(leiiti apofisi orbitarie delle due ossa frontali.
Dall'osso teinporale destro Tav. I. Fig. i.* e 10.' spiccavasi quasi oriz-
zoulalinente una grossa apoGsi zigomatica terminata in bella voluta, che
insieine con un osso iugale scabro, di figura irregolare, e coU'apposito pro-
cesso del mascellar superiore concorreva a far costrutto un grande arco
y.igonuitico , che per essere guaslo in alcuna sua parte non mi e succeduto
di poler conservare inliero nel suo sito nalurale. Cionondimeno ho falio
ritrarre nella Fig. lo.'della Tav. I I'apofisi zigomatica in disparte, come
(piella, che per la sua forma e dignila nella determinazione deiranimale
merita di venire piu particolarmcnte conosciuta. Dopo quesl'apofisi la dove
il leniporale si rommellc coU'occipitale, o mcglio ncllo spazio di mezzo tra
I'lmo e I'allro, mi vcnne impensalamcnle scoperto un osso C. Tav. I,
PROPOSTA DAL MEDICO C. D. BRUNO 1 .\-
Fig. I." ravvolto a chiocciola, e senza dubbio appartenente alia interna
iabbrica deH'orccchio.
Molte parti del iiiascellare insiemc con altre ossa mancano a sinistra
quasi intieramente , essendo stato il teschio per avventura da quel lalo
■inaggiormente csposto alle ingiurie dei secoli ; laz per contrario a deslra
si inantcnne integro il processo alveolare lungo 0,07, alto o,o5, largo
dapcrlutlo 0,04, rotondo e massiccio, guernito ancora di tre denti mo-
lari di strultura e grandezza dilFercnte. CoUa sua estremita posteriore,
o tubcrosita va ad appoggiarsi contro iin grande processo pterigoidco
P. Tav. I. Fig. I.' e 3.* alto e robusto , il quale, sebbene mal coniio
per rotture , mostra nondimeno la primitiva sua bipartizione in due
grossc ali sorrette da un lungo e grosso ceppo comune, scanalato po-
steriorincnte , e prcsso a cui havvi per di dentro un qualclie rimasuglio
dcllo sfcnoide S.
Dei tre denti il priino , come I'ebbi a mia sorpresa discoperto , mi
die a vedere una corona rotonda , coi'redata ncl margine suo esterno
di una cotale sporgenza o bitorzolo, clie altri voglia dire (vedi Tav. I,
Fig. 3.' e sopratutto Fig. 4°> ove i tre denti di questa mascella sono
ritratti di profilo e di faccia secondo la natural loro grandezza ). II suo
luano masticatorio era. bianco e liscio senza traccia alcuna di quel ri-
cami o linee circonflessc , che sono I'ciretto ordinario del logoramento
ne'denti formali di colline , composte esse medesime di due ditlei-enli
sostanze , ossea e smalto. Un cerc'hio tutt'al piii di colore ocracco,
dovuto alio smalto, faceva contrasto col rimanenle color bianco della
corona. Fu vana ogni mia diligenza a volerlo conservare intiero, perche
seguitando i lavori necessarii alio scuoprimento degli allri, strilolandosi
I'interna sostanza fragilissima , e sdruscendo per di fuori lo smalto, si
sfascio tutto quanto in minuzzoli. Eppcro la tavola e ridotla a rapprc-
senlarne Ic rovine presso alia radice.
II secondo n:aggiore assai del primo ha pre.ss'a poco la medesima
forma di corona , vale a dire rotondata e suernita di somiiilianle latc-
rale sporgenza. Divisa per traverso in due lobi 0 porzioni di diflerenle
grandezza da un solco largo e profondo , cli(> la recide iiel suo terao
posteriore , essa presenta nclla porzionc 0 lobo antcriore un aggrega-
mento di molti lubercoli conici a puute logore , disposti ordinatauicnle
in due fde semicircolari, dei quali il pii\ corpacciuto occupa la falda esterna
dclla corona forroandovi la sopraddetla sporgenza tuberosa. NcllalUn
»48 II.UrSTRAZIONK 1)1 UN NUOVO CETACEO FOSSILE
porzione al di la del solco scorgesi da prima una fila trasversale di
qualtro o cinque tubercoli , poi a tergo di essa una collina simile a
cape;^zolo , alcun poco disgiunla cd appartata , scolpila in cima di minuti
dcntelli , che fa ufli/.io di tallone , cinge c termiua la corona. II dente
rotlo che vedesi alia Fig. 5." Tav. I. gli era per avvcnlura corrlspon-
deute nellopposto lalo della mascella.
L'ultimo semprc nella stes.sa proporzione maggiore , scbbene per
essere ancora iuceppalo ncU'alveolo non si po.ssa scorgcrc tuUo, lia la
corona press'a poco fabbricala ndlo slcsso niodcllo, rotonda e gucrnita
della sua sporgcnza. Essa e formata di tubercoli o conici o pirainidali
sconipartiti da due solchi in tre lobi o porzioni dislinlc. II prime solco
parlcndo dalla tuljerosita eslcrna gira in arco lungo il niargine o lembo
anlcriorc della corona, e va a metier foce nell'allro piu largo, che la
taglia trasversalmente a mezzo , formando neirimboccarsi un angolo
piuttosto aperto. Diviso dai tubercoli centrali per tulta I'ampiezza del
primo solco ergcsi a formare, non che il Icmbo anieriore della corona,
ina eziandio gran parte deU'intcriore, un seniiccrchio di cinque o sei
tubercoli raccozzati insieme a simililudine di un argine merlato. Nello
spazio Iriangolare di mezzo stanno interzati pareechi altri tubercoli oi--
dinati in semicerchio secondo la direzione del solco primaio , e varia-
inente coniugati. L'eslerno piu grosso forma di per se I'accennala spor-
gcnza, i tre che seguono hanno uguali proporzioni di forma e di gran-
dezza, rullimo e come occultalo nel seno , che si apre alia imboccatura
(lei due solchi. Separalo similmente dai tubercoli di mezzo per il va-
slissimo solco posteriore s'innalza di poi un nuovo ordine dc'medesimi
nel segucntc modo. Uno esterno maggiore occujia I'estrema falda della
corona per di fuori, ed e alcun poco scgregato dai suoi vieini; un allro
non dis.similc vien fuori dirimpcllo ncH'opposla falda interna , e tnlli
due metlono in mezzo un nuovo gruppo di tre tubercoli accozzati in
foggia di una piramidc.
OJlre ai dcnti iin qui descrilli io penso doversi riguardarc come
apparlenenli alia mascella supcriore , cioe alia sua porzione foi-mata
dalle ossa intermasccllari , i due denti conici della Fig. 6.' Tav. I. II piu
conservato c lungo ancora o,og, largo presso alia radice o,o3; Taltro per
contrario e rotto nel mezzo, ma lutli e due vuoti c di color rugginoso
inlernamenle hanno per di fuori una corteccia di smalto , solcaia jicr
lungo di piccole solcaturc parallele. A prima frontc mal si distinguono
/
PnOPOSTA DAI. MEDICO C. D. DIIUNO I /fg
dai cU'iiti incisivi dcgli ippopotaiiii , c certamenle se avessero le punte
mozze per scguita logorazione , c piii cilitulrici , sarebbc iion che ma-
lagevole, quasi iiiipossibile il diiFerenziarli.
Gli avau/.i dclla mascella inferiorc cousistono ancora, Tav. I, Fig. i.",
in un grosso fragmento del suo ramo destro, luiigo i,o8, alio 0,06, ed
in alciuii roltaiiii spuguosl del sinistro slrettameule inceppati ncll'argilla.
Stando alle apparenti probabilita i due rami dovevano essere insieme
congiunli in un angolo di sinfisi a 4^ gradi, per la quale approssimativa
eslimazione cssi verrebbero giustamente condolli sotlo ai corrispondenti
process! alveolari della niascella di sopra. Del rimanente pero nel ramo
destro stanno ancora radical! quattro denti della grandczza e slruUura,
che or sono per divisare. Ma prima e giusto cli'io mella in considera-
zione , csser qui un maggior numcro di molari impossibile e per la
forma dclla niascella , e per ravanzato lore coUocamento verso la sin-
fisi , siccome ancora nella mascella superiore per la strultura del pro-
cesso alveolarc, che si termina con bel contorno presso alia radice del
primo , mostrando per tal modo non essere abile a capirne piu di tre.
Ma tornando alia mascella, essa ha per di fuori sotto agli alveoli dci
sopraddetli quattro molari una lunga eminenza tondeggianle , che corre
obliquamenle disccndendo verso restremita poslcriore del ramo, ove do-
vcva inconlrarsi ncll'angolo anteriore dell'apofisi coronoidea. Sotlo a
quesla rilevala eminenza, appunlo lu dove prcnde origlne, si aprono due
furanii di figura ellittica, sovrapposti e vicinissimi I'uno all'altro. lo non
saprei risolutaraenle dccidere se questi forami siano gli analoghi dell'or-
dinario uiciitalo (inaxlU. anlerius), owero relVelto di fortuita cagione ;
cionondimcno il silo che occupano da molla probabilita a quella prima
su|)posiziono.
Dei quattro denti, Tav. I, Fig. i.* e particolarmenle Fig. 7.', ove
sono rilraiti dal naturalc, il primo ed il secoudo avevano, per quanto
c possibilc argomcntarne dalle rotture, la corona di figura elillica, col
maggior diametro di 0,01 collocalo di traverse alia mascella. Un simil
dcnte trovato fuori di alveolo , e corrispondente per avvenlura al sc-
condo neU'opposlo lalo della mascella , avendo la corona logorata fin
presso alia radice , conforme si vcde nella Fig. 9." della Tav. I. mi c
forte molivo a credere, che questi denti anteriori alia totale uscita del-
rultinio dovesscro come falsi o di nnita cascare , e conscgnentcmente,
clic il vero numero dci molari stabili , esscndo Tanimalc Cnito di cre-
scwe , fosse potulo ridursi a due 0 trc per parte.
l50 ILLUSTHAZIOKE Dl UN NUOVO CF.TACEO FOSSir.B
II terzo ad un tratto maggiore del doppio, c anche di piu, ha pari-
mente la corona di figura cUittica , col siio maggior diametro , non di
traverso, ma secondo la mascella. Rotta iti avanti per mettk essa mostra
iiella rimanente , da prima un qualclie lavorio di ricami , poi iin tu-
bercolo grandicello simile ad un capezzolo , appaiiato sulla cstremita
posteriore , regolarmente addenlellalo cd alquaiito logoro.
L'ultimo, che srguendo la proporzione e il massirao, ma non in tutto
fiiori di alveole, scgnita ad avere una stessa forma di corona, cioe ovale,
compressa dai lati , e col maggior siio diamelro secondo la mascella.
La sua prima porzione o lobo formasi di tubercoli conici disposti al-
quanto inordinatamente in due file semicircolari , die gii-ano da mezzo
il lembo eslerno a mezzo il lembo interno di essa corona. Contro a queste
due file sta obliquamente adossato , ma un poco piu dal lato esterno,
«n gi-uppo di tre o quattro tubercoli raccolti insieme nella foggia di
una piramide , die ha la base avvallata nella grande spaccatura trasver-
sale del dente , anzi la divide e trasforma in due scni aperti sui lembi
esterno, edinter,no di esso. Al di la dei quali sorgono di bel nuovo parecchl
tubercoli collocali nel raodo scguente. Due insieme congiunti , e quasi
immedesimati costituiscono cosi per di fiaori , come per di dcntro le
f'alde estreme della corona, serrando in mezzo come fi-a due maggiori
piramidi un nodo di tre tubercoli, de'qiiali i due da lato sono piccoli
e bassi, il mediano maggiore ed alto. Al postutlo una congerie di piu
minuti tubercoli separati dai precedent! per un solco trasvei-saie men
largo, forma una cotal maniera di tallone a compimento della corona.
II bellissimo dente della Fig. g.' , Tav. I, accordandosi in tutto e per
tutlo nella descritta conformazione, vuolsi giustamente avere per il suo
corrispondente sinistro , notabile sopratuUo in cio, die lascia scorgere
con qiialdic foiidamento di certezza I'eirettivo numero delle sue radici.
Slando agli apparenli conlrassegni delle rotture esse dovevano essere
due, una per ciaschcdun lobo o meta di corona, c se si pon meule
alia posteriore deU'ultimo molare destro, cola dove pel guasto della ma-
.scella trovasi in gran parte scopcrta , bifoi'cate alia punta e di grossi
rebbi rotondi.
Dalle particolarita , che sono venulo in sino a qui mano mano di-
Tisando, manifestamentc si raccoglie, che qucsti denli molto diffcriscono
gli uui dagli allri nella grandezza , e nella slruttura , e quci di sojira
da qiielli di soLto moltissiino ancora nella forma ; la essere rotonili ,
pnoposTA DAI. MEniro c. d. bhuno i5i
guernili di parlicolare sporijeiiza eslerna , qua per contrario elUlici e
senza alcuu vestigio di essa; che composli , almeno i maggioii, di Ire
lobi o disliiile porzioni , variano cosi per la distribuzione dei luber-
coli , conic per la qualila dci solchi inlercidenti ; clie la consuiuazione
dei lubcrcoli avra bensi polulo produrre laiili piani, quanti sono i priu-
cipali sconipartiinenti o lobi de'incdcsiini , c da ultimo anche un piano
solo, largo quaiito ciasclicduna corona; ma non mai alcuna di quelle figure
a irifoglio, clie lanto frequenlenicntc si osservano ne'denti molari degli
ippopotauii ; clie in soiuina sono coniplicatissinii e fabbricali secondo
un tipo , che ha se non deirinsolllo , niolto almeno dello speciale.
II Ironco nella prescnte sua uiutilazione lungo ancora i , o, largo 0,80,
Tav. II, Fig. I.* consta di una duplice serie di grosse coste rolonde,
massiccie, pesanllssime, incastrate per meta nell'argilla c&me in alti'et-
tanti proprii modcUi. Quelle del deslro lato in numero di diciotto, e meglio
ilisposte secondo la natural collocazioiie, sono dalla prima sino alia sesta
assai pill poderose , avendo prcss'a poco un diamelro di o,o5 , e slanno
per Ic ncurve loro estremita superiori conCccate profondamenle nell'ar-
gilla, ove per avventura, prima che fossero distrutte dal tempo, dove-
vano inconlrarsi ncUe vertebre corrispondenti del dorso. Ma la verita
si e , che di tutta la colonna vertebrale non mi e succeduto trovare
piu distinte vestigia di quelle , che sono espresse nella Fig. 2.' della
Tav. II, rimasugli annulari, cd apofisi spinose appartenenti a vertebre
della cervice.
Alle prime coste , che tanto si allungano da arrivare alia misura
ili o,4o (liinghczza press'a poco di tutte Ic susscguenti) sta pei'pendi-
colarmente sovrapposta una larga omoplata , che ne'termini suoi piu
discosti ha o,32 di lunghezza , e 0,20 di larghezza. II coUo , ancorche
privo in parte della testa o condilo, c lungo di per se 0,10. Nel mezzo
di essa alia dislanza di o,ot dal suo margine superiore (posteriore nella
vera collocazionc ) serge una cresta , che va gradatameute innalzandosi
a misura del suo avvicinarsi al coUo, al principio del quale acquista la
niassima altezza di o,o4; poscia ritornando al priniicro abbassameiito e
ronlinuandosi sopra il coUo quaulo c lungo , gli dik una ligiua quasi
Iviangolare.
Le coste del sinistro lato sono le undici posteriori , sminuite di
mole , e lutlc pill obliqiiamente rivolle in dielro , eccclluatcne le due
o tro ultinic , malconeic c fuori alquanto dellordinaria coUocazione. lu
1 5a lI.I.tSTRAZIONE n UN NUOVO CETACEO FOSSILE
mezzo ai descriui due ortUni tli coste corrc una lunga serie di grossi
pezzi ossei , die a giudicarnc dull' apparenza sembrano lanle porzioui
annulari di grosse vertcbie, coUe concavita livolte all'insu (se vi fosse
animale di cosi smisurate verlcbrc fornito); ma ncl vero sono seg-
meuti posteriori di coste pii propinqui alia spina , corredali ne'margini
posteriori d'un tubercolo conico assai grosso. Finalmcnte due altri pezzi,
uno dci quali ha tulti i contrasscgui di una grossa apofisi spinosa di
vertebra o lombare o caudale , I'altro aU'opposlo qucUi di una cosla
minora e piii breve, si vedono ncl mezzo del Ironco agli ullimi confini
della cstremili poslcriore. Tulte tpicste ossa cosi del tronco, come del
capo hanno un colore tra bigio e rossigno, sparso qua e cola di mac-
chie scure, rugginose, ed una tessitura compalta, evidcntemente fibrosa.
Delle ossa appartenenti alle membra non ne parlo , perche o furono
altrove portate dalla furia rovinosa delle correnti , o se rimaste presso
al tronco andarono per men nole cagioni , o per quella sopraccennata
delle pioggie in tolale disfacimento. Imperocche fu vana ogni diligenza
fatlavi iisare dall'egregio Prof. Andrea Bonelli per rintracciarle , e se
dei tJinti fragment! alcuni possono suggerirne una qualche lontana idea,
la troppa loro imperfezione mi distoglie dal i-ecarli disegnali nelie se-
guenti tavole.
Ora die mi e terminata la desciizione degli inconsunti residui di
quest'antico animale, se tento per via di progressiva investigazione di-
chiararne la nalura , e collocarlo in conveniente posto ncUa serie zoo-
logica , mi c d'liopo risolvere mediante comparalivo esame le seguenli
quistioni : quali sono nella classe dei mammiferi quelli die hanno una
simile conCgurazionc di teschio ? e fatto questo primo passo , sin dove
reggeri lanalogia nella slrullura dei dcuti e della mascella infei'iore '
qual conferma da ultimo prcstcranno le coste, le scapole ai caratteri
generali del teschio, cc?
Primieramcnte se in quelle generazioni d'animali il teschio , e Ic
mascclle gucrnite dei loro deiili sono zoologica e fisiologicamente parlando
le parti dominalrici, tulla quanta la ragione deiroiganisrao, le mie con-
siderazioni dovranno precipuamcnte versare intorno alle medesime (i).
(i) En Zoolojie , quand la Icic cl suitout I.s ili'iiUi et Ics inaclioiros sont donnccs, loul Ic rr»l;-
cit bicn pris de I'ilrc , du moins pour cc qui rcgardc Ics caractcrcs csscutick ; aussi n'ai-je point
PnOPOSTl DAL MCDICO G. D. CnU.NO ,^^
T.•o^at..>c una volla la pii probabilc sis.-inra/.ionc , ad essa comoda-
rueulc s. lifcriranno Ic rimancnli pailicohuit;', organlclie, e se ne polra
ant.c.palamcntc stal.ilirc la rcciproca anm.nia. II perche io dico dono
moll, confroi.li instiiuili apparirc il tescino sopradescrilto siimjissimo a
quello ,|egli od.enii cclacei crbivori meglio conosriuli, ,]i^oni;l.i, ,. |n-
inanlini , cosi ncUa forma del ti.tto , come in cjuclla pii'i ^wXak delie
smgolc sue ossa (,). II vn.o si i, die rollo per .lavnnli all'ailezza dolle
iiariri , c inivo de'suoi arclii zigomatici esso presenlasi nella fignra ,li
una puamide quad.ilalera tronca , stretto per di solto alle region! l,a-
Sdarc e palatina , largo a quelle del sincipile e della fronle , appunlo
cooic suoie avvcnirc ne'predetti rctacei. In quanto ,>oi alle ossa parielali,
frontal. , o nasali la simililudine noi. polrebhe essere piu manifesla!
Ollrediche sc si pon meulc all'ampiezza e profoi.dila delle fosse tempo-
ral, proportionate a largo c robusto ponlc zigomatieo, ritorto q.,al e.a
ncUa foggia deUa lettera s italica; alia correlaliva apoGsi del temporale •
alio scostamenlo, ed alia figu.a delle cresle , che conlornauo quelle fosse
al vcrtue; alia coUocazione delle orbile in quesle ullime , conforme ap-
pansce ,1a un residue della destra ; a quella del proeesso alveolare si-
inato ph\ .n dentro deU'orbita stessa ; alia vasla spaccatura nasale ; e
.u do peine a reconnoitre et a classer les verUbres , ^un,! „n,. foi, j'ai bion conna la ,a..
t.. Cut. Oss. foss. Tom. V. part. II.
Mai, cc qui e»t surtout imporUnt i remarqucr cV-sl eel... Constance admirable d.s lo.s zoolo-
piqae,, qu. nc se dement dans aucune classc , dans aucune fa.nilb.. Je n'avais examind ni les .or-
Ubres, n, les membres , quand je n.c suis oecnpe des dents et d.s .uaeboires , et unc seule dent
ma, pour a.nsi dire, tout annoneJ. Une fois le genre dJlermine par elle, tout lo reste du squo-
Ictte est en quelque sorte venu s'arranger de soi-meme sans peine de ma part , comme sans Lc-
s.lat.on. Jo ne pu.s irop insisU-r snr ees lois gencrales , bases et principcs des methodes , qui dans
cette sconce, eomme dans tontos les autrcs , ont un intcrit Lien supericur 4 celui de toutes le.
d.icouverte, partioul.ires , quolque piquanlcs qu'ellcs soicnt. - Luog. eit
(0 Pour, d'une tete dc ruminant, arriver a former une t^e de lamantin , i} faudrait fain
remonler les apopbjso, nasales des inter-ma.^iUaires, reduire presque i rien les os du ne. , ouvrir
a,ns. de grandes narines exterieures dan, un plan presquo borizon.al , faire dosceudre les orbite,
• ux cfites de cette ouverture , aggrandir euormement les jugaux dorriere Torbite , et encore plus
apophyse zygomatique du temporal, etc. Les crCtos ten.porales sont paralKles pre.^que jusqu^a
1 occ,p,.al , et bordent le dessus d.> erine . qui est plat ; ( la faee oeeipilale est phis large que
haute; les deux arcades eygomatiques sont i peu-pres paralloles I'une i I'aatre , et surtout d'unc
«{«useur et dune bauteur ei.onne ; elles couvrenl une bonne parlic de la face latcralc . ct s«
relcvent fortement en arriCrc , de fafon que lour bord superieur est sur le mCme plan horizontaJ
que la crOtc temporale. . . I„, j i .-. • , .
^cs OS dc la tete , quoiquc les sutures soicut cucarc
marquees sent d nne densitc rcmarqnable , ainsi que eeux du squcKtlo G. Cuvier ,
l.c9on d AnaL comp. T. 11.
Serie II. Tom. I. „
r."i^ II.IASTRAZIONE DI l\N NIOVO CETACEO FOSSILE
fmalmenle alia forma doU'osso appartcnentc all' interna fabbrica deiro-
reccliio, si avranno assai valitlc prove a creilerne tlimostrata la congc-
iierica iJentita anche sen/.a il concorso tli quei caratteri , die dai condili
occipitali si dcrivano. Anzi volcndola ])\i!i spccificatamcnte proscguire si
Iroveni maggiore col teschio dci lanianlini cos'i per la piu bassa apertura
nasale, per la forma delle ossa sue propric , per I'ampiezza e maggiore
piofondita dcUe fosse zigomaticlie , per la minor depressionc verticalc
di'lle grandi ali plcrigoidec, come per la mancanza di (piclTampia soluzione
di continuila compresa al dire del sig. Gioi'g. Cuvier fra le ossa ma-
scellari, frontali , sfenoide anteriore e palatine, per cui e via di comu-
iiicazione dalle fosse temporali alia cavita dcUe nari (i). Ma se tale a
non duliitarne c la natnra del teschio, riniane a vedersi fin dove dalla
slrullui-a dci donli c della mascella inferiorc venga giuslificata.
K inutile oramai die allri vodia tentar confronti delle mascelle e
denti sopradescritli con simili parti di altri animali , appartcnenti per
escnipio aH'ordinc dci pacliidcrmi, conciossiacosachc la natura del teschio
parli Iroppo altamcntc in conlrario, lie possa darsi zoologo a cui ripugni
il crederlo effettiTamerite di cetaceo erbivoro. Cionondimeno fatta la sup-
posizione che si tratti unicamente di mascelle e denti senza piu, io ri-
solulamentc afTcrmo in nessun modo poter reggere a seguitato confronlo
roile ganascie c coi denti non pure degli ippopotanii, che enoniii iie sono
II' differenze, ma nemmeno di altri niinori paehidermi. Imperocche, ollre
chv la struttura delle prime escludc ogni possibilita di vere zanne o denli
cauini maestri , il numero deimolari, qualuncpie siane la rassomiglianza
(• 1 approssimativa ragionc dei tubercoli, cli'io non dispulo, c soverchia-
niente dispaiato; d'allronde poi la total mancanza di risalti e sponde a
iiii" delle corone , e per contrario l' insolito corredo delle sporgenze la-
tcrali distruggono aflatto ogni presunta afliiiita di genere.
Ne'lamantini, per tornare al mio assunlo, i molari , che dagli stu-
diosi dclla zootomia si pongono olto per parte in ciascheduna mascella,
lianiii) Ic corone di figura qiiadrata , fatte dall'appaiamento di due col-
line lras\ersali, divise da un solco , e eomposte esse medesime di due
o Ire luliercoli ottusi. Corre una qualche dilferenza Ira quelli di sopra
<• quei dissotto , che sono alcun poco bislunghi e nel tempo stesso cor-
(i> G. CuTier , Rcclicrcb. mr lc» on fo>i- T. V. 1. !*.•
PnOPOSTA DAL MEDICO C. D. DHUXO 1 55
i-cdali di due o tre tubercoli posteriori in guisa di talloui. Ai^fiuiice a
piu compila iiolizia il sig. Federico Cuvikr (i) due esserne la radiri
V hiparlilc alia puiita. Gli ahhozzi di denli incisivi, che portano in priina
<>la , sono tioppo iustahiU per peter culrarc in ealoolo. Invcrsa nci du-
gonghi t- la ragione dei dcnti, porlando essi stabilmente radicato nelle ossa
intcrmascellari iu forma di zaiiue, cio clic la nalura ha lore soltratto dalle
mascelic , negli iiltimi confini dclle quali lianno da due a cinque molai i
per parte secondo Teta. I primi souo scmplici e conici, roniposli e come
falti di due coni insieme aggiunti gli allri, ironclii tutti e lisci ne'piani
maslicatorj. Quanti tubercoli e con die ordine s'inualzino sulle Ironca-
ture di simili coni non consta per ancora tra i naturali filosofi. Ci<>
poslo chi non vedc ipianto i denli da me descrilli siano divcrsi da qnclli
dei lamantini, die i)ascono oggiili alle foci dei liumi piu nieridionali
della terra , c da quelli dei dugonghi, cui nutrica attualmente il mare
(Idle Indie .' Se pure e convenienza con questi ultimi pel numero dei
niolari, e la stabilita ddle zanne, la forma luttavia dei primi e lon-
lanissuna dall'essere semplice o doppiamcjite conica , anzi con ra"ione
invcrsa c cjuasi piu larga alia cima che alia base ne'tre della mascella
supcriore ; ne d'altronde le zanne sono compresse dai lati verso la punta
o rcluse direi quasi a guisa di biscanti, secondo che di quelle dei dugonghi
viene alFermalo dal sig. Federico Cuvieu (2). Similmente il minor numero,
la soverchia complicazione dcUe corone , gli esterni sporgimenti dei supe-
riori, c da ultimo i due grossi incisivi conici stabilmente radicali nelle
ossa intermascellari li dipartono da quelli dei lamanlini. Cionondimeno
cgli e nincgabile , che anche con tulte quesle dillerenze essi seguono
nella forma generale il lipo proprio ai denli degli animali di questa
famiglia , e sono , se non tulti , almeno i maggiori , composti di due
lobi priuci|iali , corrispondenli , non ostante la maggior complicazione ,
alle due colline nolate da tutli i zoolomi ne'denti dei lamanlini^ e quci
della mascella inferiore, ollre all'essere di figura elillica, hanno anch'essi
pui manifesto il eorredo dei talloni tcrminali, e due le radici bipartite
ni punta. Ne quelle sporgenze dei superiori debbono gran fatio allon-
lanarci dairammetlere simile generale aflinitu , anzi in qualche modo
( I ) F. Cuvier , Dcats dcs Maaunii'.
(3) Luog. ciut.
I ;■)(> II.LVSTRAZIONF. DI IN M'OVO CETACF.0 FOSSU.F,
sciiibraiio concorrcre a giiislificarla. A chuinque consideri rordinc segu'ilo
cl.illa iiatiiia iicUa roinpcnsazione dclle forme oignniclie non parra slraiio,
ilio c[iii con alouna modificazione ni'lla forma acccssoria dci dcnli ab-
hiaue risarcilo il minor luiinero , e per allro g\iiso soildisfallo coi pochi
allc voci dei piii. Certamente avendo volulo nmnirf qucslo c-etatco di
iiiaggior forza nclle mascclle , oonfornic a noii dubilarne si argomenta
dalle anipic c profonde fosse zigonialielie , didla grandezza del processo
plerigoideo, c da tpulla rilc\ata cmincnza ii) cui s'afllgge il muscolo
biiccinalore , nop poleva con piu giuslo spcdienlc conciliare la ncces-
saria brevitii dclle mascelle col niaggior numero dei deiiti , che lia il
nencrc piu propinqno. E iion inonta iiicnlc , che ne'ditgonghi simile
(larlicohuila non si osscrvi ancorclie ahbiano xni minor numero di mo-
l;iri, pcrclic in cssi Ic forze che servono alia masticazione sono di gran
liinga minor) , e poi la iiatura trovasi quasi sempre procedere con or-
dinate transizioni. Eppero io porlo opinione non potersi per questo fatto
iicgare quclla niaggior rassoniiglianza , che ho dello apparire piu mani-
festa tra qnesto Icschio e quelle dei lamaiilini, rassomiglianza che IroYO
A ie maggiormcnte cotifermata ncUa strulUira della masrella inferiore.
La quale essendo pur larga quanto bastereblie pei' cajiirne un qualche
\esligio, si mosira oniiinamcnte sfornita di quell' atiipio forame mentale
jiroporzionato nei dugonghi alia grandezza dell'osseo rivolgimculo verti-
cale della sinfisi , c per contrarlo i due foraini cllilici aperti soUo al
piiiicipio della cmincnza obliqua mcglio corrispondono a quelli, che si
osservano al medesimo luogo nclla mascella inferiore dei lamanlini. Ep-
pero essi doACTano se non in tullo esclild^rfe cfneiroSSea mole della sinfisi,
niodificarne almeno colla forma la dirczione. Non c gia mio inlertdiiYienlo
con queste considerazioni sforzarlo a stiracchiate analogic, anzi giudico aver
queslo cclacco occupafo un posto di iViezzrt tra i dugonghi ei lamanlini;
<(ri*ie qilcni tSSfcrft Stdtoi Hii\rtito di tixuwc , o per dir mcglio di grossi
denti iftcJsiVi marestri siabili . c foT^e piitisporti, di tpiatti-o o Ire o due
niolrtri per parie alia mascella ii^fmiore , di tre o due alia saperiore se-
condo I'eia; come i second! aver ayuto le ossa nasali simili a mandorle
seliiacciate , diTcrgenti ,■ conforme attesla dei lamanlini il sig. Giorg.
Ci viKR (i), e pill bassa rapcrtura, che si apre solto alle medesime , e
jier altra parte csscre stalo privo d'-lla suln/.ionc di conlinuita hclle fosse
(i) G. Cur. , luog. ctUt.
PROPOSTA riAi. !Mi;n:co n. n rrjNO iSt
tcmporali prosso allc orbilc; ossoisi in fine diparlilo dagli uni e daj^li
allri cosi j)cr la forma degli incisivi e |)arlicolar comiilicazionc dei dciiti
ninlari , come pel maggiore svilinipo di qticUe jiarli , che confenscono
aU'opora dclUi maslicazionc. Sareliho qui terrninalo il presente confronio
sn la Palcoiitologia aildilaiuloiui lo masccUc AqW Ilalicore Cuvicrii, cd il
tcsi'liio sciiza fine niaiaviglioso del Dinclheiinm gigiinlaeiiin trovalo nellf
sabhic di Eppelsneim, iion mi cliiamasse per la via di miovc conside-
razioiii.
Ammessa come vera Tidenlita dclla mascclla infcriorc dcW Hippopo-
tamus medius di Nantes, e di qiiella piit intcgra trovata dal sig. Giulio
ni CmSTOl, nellc sabbie marine superior! di Mompellieri , il numcro dei
itiolari vi si ridurrebbe costantemente a Ire , le cOrone dei quail piii
lunglie, die lai-glie, siccomc avviene ne'lamantini, cosierebbero di due
roUine trasversalniente siluale Tuna dopo I'altraj composte la prima di
due , la seconda di tre litbercoli accozzali insicine. Ollre di che trc
tubercoli disprfsti in figura di trlaiigolo coU'apicc in avanti chiiidereb-
berd a siniilitndinc di lalloni le corone dei due ullimi. Nissun risalto o
rercine a pie delle corone, ne il numcro delle radici sopra quello dclle
corrispondenti coUine. II logoramento Ic avrebbe da prima commulate
in alfrellanti disclii , poi in un disco solo largo (pianto ciascheduna
corona, scnza niai indurvi neppure una Iraccia di (ii^iirc trifogliafe. II
prinio di cosi falli dcnii sarebbc lungo o,oi8, il sCcoiido o,025 — 0,028,
il lerzo 0,026 — o,o3o. Ora Se btMic avviSo il sig. Giulio di CunisTOi.
nel rivoeare queste mascelle e dcnti a'drtgonghi , qiial tcrmine di ras-
souiiglianza vi Irovero io coi sopradcscrilti .' Eccctlnalo per avvcntura lo
Scompartimento delle corone in Ire lobi o porzioni dislinle , nel che
Seguono il lipo generale dclla famiglia , eccetluala I'approssiniativa pa-
t\\k nel nunvero , io non ci trtrvo" allro caraltere di comune apparlenefiza.
lu.pcrocchc se si guarda al numcro cd alia distribuzionc dei lubcrcoli una
sola occhiata alle susscgucnli tavole ed a quelle del sig. Giulio di Christol,
che sono nel Totno sec6ndo degU anhali dclle naturali osser^ aititrtii (f),
baslcrh per fame ravvisare la total dillercnza. Ben Knigi dall'esserfe stola-
mcnte due o trc per ciasclicdun lobo o collina , sono alizi sCnza iVrisnn
paragone moltissimo piii nunicrosi, ne sempre disposli a file regoiarmente
trasversali. Lo stesso dieasi dei solchi, co'ine qnclli che rcU'ettft cssendo
( r^ Mcmoiro sitr le Moyi-ii HijipopoUmc fossilf dc C-uricr , n-jiljce au genre dcs Dugougt —
Pjr M. Jules dc Cliristol. Adu. dos scienc. n.iUr. i." Serie , T. 11.
l58 ILLUSTRAZIOSE DI UN KUOVO CF.TAC.TrO FOSSILE
del vai'io assestamenlo ilei tubcrcoli nc scguono in tutlo le variazioiii ;
lo stcsso dei talloni, ove e dalo vcderli j)iu disliiiti, vale a dire iie'diie
uUiiiii inolari della uiasccUa iiifcriorc. Oltrc di clic nioslrandosi Ic nui-
scellc dcsci'ille dal sig. Giulio di Christol in liillo siuiili a quelle degli
odierni dugonglii sussistcranno in pie le dillcrcnzc sopra nolale. Conchiiulo
adunque non aver avuto qucsli cctacei fossili allri caratteri comuni, che
rapprossiiualivo nuincro ilei molari , e la general configurazione , che
rijiete cosUuilemeiilc il lipo della famiglia.
Ma se il leschio di quesio nuovo cclaoeo fossile e prezioso per la
sua conservazione, il sig. di Bi.aimmi.le non mancliera di trovarvi confer-
iiiata quella doltrina, che propose non ha guari intorno alia naUira del
Dinotherium gigantaeuin. Ccrlauiente, se si eccetlua il gigantcsco delle
l'orme,la inaggior seniplicila de'raolari e quella slranissiuia coUocazione
delle zanne nella niascella inferiore presso alia sinfisi, per gli altri par-
licolai-i della strultura i due teschi si niostrano non poco conformi , voglio
dire COS! pel maggiore inuarcaniento sincipitale, e p£r la qualita delle
fosse zigoniatiche, come cziandio pel maggiore abbassainento dcU'apertui'a
nasal e. Ma lasciando di queslo il giudizio a quei zoologi che Thanno potuto
contemplare d'appresso , io quanto a me non posso tralasciarc di dire,
che appcna mi si paro innanzi un abbozzo di cjuel tcschio, una subita con-
vinzione mi trasse ad ammirare la perspicacia di quel dotlissimo invcsti-
gatore , che seppe con tanta sicurezza dimostrarne la natura , e col-
locarlo a primo genere nella seconda famiglia de'suoi gravigradi.
Resta a terminare questo confronto ch'io favelli delle ossa apparte-
neati al tronco , cioe della vertebra, della scapola e delle coste. E qui
se sta la significazione del teschio c delle mascelle si dovranno trovare
Duovi an;oiiicnti a suggello della proposta determinazione. Vale a dire
se il teschio , le mascelle c i denti fanno di quest'animale un cetaceo
della presente famiglia dcgli erbivori , inlermedio per molte ragioni ai
dugonghi ed ai laraantini , anche quelle ossa dovi'anno con iiuove mo-
dificazioni correlative avvalorarne la gencrica dilTerenza.
II rimasuglio di vertebi^a , che si vede nella Fig. 2.' della Tav. II ,
e tale j>er la sua forma e sottigliezza, che meritamenle si puo credere
porzione annulare di vertebra appartenente alia serie cervicale. Al qual
giudizio son mosso dalTautorevole consenso del sig. Giorgio Cuvikr, af-
i'ermante essere colali verlebre ne'dugonghi e lamantini straordinariamenle
sotlili ed imperfellc. Presso a quel rimasuglio si scorgouo ancora uno
PnoposTA nAr, MRDrro c. n. BRfno i5r)
o Jue pezzi ossei, che i)er la fox-ma si convcngono colle j^rosse ajxjfisi
spinose tlelle prime yertcbre ccrvicali c molto comribuiscono a porrc
in chiaro la nalura della vertebra stessa.
L'nmoplata non ostanti le sup tlifTcrcnzc si ridnce ancora alI'ordinarif>
jiiodello ile'|)re(letli lUic gciicri. 11 margiiie siio aiUeriore , o per tVir
iiicglio supcriore nella vera collocazionc, ha molto ileU'ellilico , api'imto
coine avviene nei dugonghi. Tulto it divario e posto nella qualita del-
I'angolo posteriore piii simile a rctlo, nella niinore concavila del mar-
gine inferiore , e nel proliingamento dclla cresta sin oltre verso il con-
dilo. Del riinanente quest'ultima, ancorclie non intiera molto si convicne
nella direzione e nciraltezza con quella de'medesimi animali. Notabile
massimamente c il colic per la sua lunghezza, potendo per questo falto
mirabilinenle corroborare la mia delerminazionc d'animale celaceo er-
bivoro ; coneiossiacosachc difficilinente allri possa concepire , come una
tanta mole di corpo, quale lanno conghiettnrare la grossezza e lunghezza
delle coste, abbia potuto reggersi per terra sopra membra anteriori di
cosi debolc appoggio fornite alia congiuntura scapolare.
Finalmente se e giusto il nuinero delle coste del destro lalo si avra
un varuhssimo argomento per confennazionc di qucUa verita. Ne la forma
lore verra punto a smentirla, essendo diuiostrato, che in quei due ge-
neri le coste sono grosse e rotonde, senza filo di margini ne anterior-
nicntc, ne poslerionnente. Piii siniili a quelle dei dugonghi per la mag-
gior mole delle prime, e pel corredo dei tubercoli, che ho detto uotarsi
ne'pcz7.i ossei della serie di mezzo , presentano in ultimo una tessitura
compalta e inassiccia , quale dal tante volte citato sig. Giorgio Cl'\ ier
venne conosciuta in cotali generazioni di nianiniiferi marini. Sicche ancora
<ia (piesti ultimi confronti si raccoglie, che quest'antico cetaceo non fii ne
lutto dugongo, ne tutto lamantino, ma panecipe ad un tempo della
natiira dell'uno c deU'altro genere.
Ora per raccogliere il tulto in poche parole dico , die esso come
il Dinotheriuin gigantacum, e come YHalicore Cuvievii del sig. di Christoi.
■"appai-tenne aH'ordine de'cetacei, c di qiiesti alia famiglia che i Metodici
cliiauiano degli erbivori ; che ofTre nc'suoi rcsidiii tanta co|)ia di sicuri
rafaiieri, oude formai-e da se un nuovo genere; che questo nuo>o genere
vuolsi porre intermcdio ai due ogt^idi meglio conosciuti, dugonghi e la-
manlAni , cui lega insicme con bclla armonia : che i caratteri suoi
generici piu essenziali si ricavano dalla non comune qualita dei denti
I Go im.vstixaziom: va:. phoposta dai. iir.niro c. D. unuNO
tiiiito inclsivi, chc iiiolari, c ila quelle parli jiiu svilniniatc clie scnouo
all'ojiera tlclla maslicazione ; clic come quel iluc gcueri e da picsumcrsi
lion al>l)ia avulo jiiu ili iluc ineinhra, cioe Ic aiitei'iori, slando al valorc
ilel coUo ilclla onioplala; c clie auimcssa qucsta lagioncvolc supposizione,
\'olendo seguitare ruso invalso si potrcbbc con apposilo nome chiainare
Chcirolherium , (chc vcrrcbbe a snonare alcun chc di simile a INIanatiis),
e difl luogo, ondc fu Irallo , apparlciicnlc alia scric dcllc lerrc dcscrilU;
<-qn laiiUi nuicslria da Giiis. Brocciu , sub-apeiiiiinuin , capilc brcviove
tfuant in Manato; dcntibus incisms superioribus duobus longius (piani
in Ualicore cxcrtis i maxillaribus supra utrinque iribus vol duobus
t'xlrinsecus tuberosis, infra duobus, tribus vel quatuor , e tuberculis
multijariam distributis compositls , sulcisque nwnerosioribus divisis] ap-
papatu tnaxlUari robustiori instructum . I doUi clie lllustrano di tante
nobili scopeite qi^esta sublime parte della natural filosofia vech'anno sino
a qual segno questa mia fatica polrassi ineritare la loro impai'zialc appi'o-
>azione. Quanto a me sara senipre molivo di coinpiacenza I'avcrc con-
Iribuito a porre in luce la verita di quelle parole , die ebbe dettate
nel suo classico libro intorno alle ossa dei cetacci fossili, quel maestro
juvesligatore della speuta natura il Barone Giorgio Cuvier, cioe ch'egli
si cr^ finahnente avvcduto esscre le specie dei pcrduti cetacci, oltre la
coii;i^utae estimazioue numerose, e tutte per notabili particolarita di strut-
tijl'a, degnf deirattenzione dei natural! filosofi (i).
(x) EaGn jc mc suis apcr^u , qirU e.\iste pai-mi Ics debris Jes cetaciis fossilcs bcaucoup plus d'espcces
iaKOfx^vi^^ , ciuf Toil a'aurait pu croire , et dcs cspeccs dont la singulici'c structure mtiritc toute
rutt^ntion dcs ri:itiir.kli$tes. — G. Cuv. Ltiog. cit.
,*
■/>,,■ /
J^,v V/I.
.yi^^ :=/l^ayr^ .J^,/,: ^^,i«, ^^ ^■:A.yM«^ra. .9i:,. 2?
^'^ J
F^V/
/'^y V/J/
r.,, /
/■■„/ v//
r /i.^»,. ^/^,
ftc<r4/- Kyt-t/ei^ tX-. (/< tyorrfto &^r</ t/ct^/t-
'^•^••.-- rf*,;,.
/ ^-(/eii^ '-^ c/f C/<>7<ifi^ 0^z^. eli^ <Ji>. <^t^/~c^ -zzU^j Z--u&-3^t^ ToMt^- T /i<e.^ f6s.
i6i
OBSERVATIOIVS
THERMOMfiTRIQUES
FAITES A SAINT-JEAN DE MAURIENNE
DE 1826 i 1838.
Lues dam la seance du 26 Jefrier 1837 (*).
J^e thermometre centigrade , dont nous avons fait usage pour ces ob-
servations , a ete conslruit par Lerebours , opticien de 1' Observatoire
de Paris et du Bureau des Longitudes; il a cependant subi une variation
depuis sa construction , comme la plupart des thermomelres a mercure ;
toutes les donnces sont trop elevecs de o"^, nous nous sommes assure
que cette defectuosite est demeuree constamment la meme pendant les
douze ans dont il est ici question, et nous avous eu soin d'operer les
corrections ne'ccssaires sur toutes les observations conlenues dans le
present memou'c. L' instrument est place a I'une des fenctrcs de I'eveche ,
au nord, h cinq metres au dessus du sol; il est suspendu a I'air libre
a plusieurs pouces du mur voisin. Les observations ont ete faitcs clia-
que jour , le matin , immediatcment avant le lever du soleil , pour
obtenir le minimum du jour, ct le soir, vers les deux ou trois heures
<le r'apres midi , pour obtenir le maximum. On pent compter sur leur
exactitude. Les douze annees qu'elles comprennent , s'etendent du lo
avril 1826 , au 10 avril i838. Les trois premiers mois de i838 ont
ete ajoutes au neuf demiers mois de 1826, pour completer Faunce,
(') \ uyi z Id nolo [ilacui; u |j fiu dc cc Miimoii'e.
Sehie II. Tom. L
iGa
OBSERVATIONS THERMOMETRIQUES
TABLEAU I.
MOIS
_ 182
MOYENNE
C
_ 182
MOYENNE
S
MAXIMUM
MINIMUM
MAXIMUM
MINIMUM
du mois
tin luuis
du mois
du mois
du mois
9<',6
du mois
Janvier
— 1,80
il°,3
-13»,4
Janvier
2",55
-7,2
Fevrier
— 0,95
0,5
— 9'-,l
Fevrier
2,87
10,5
-8,4
Mars
7,42
19,1
- 3.7
Mars
5,81
17,6
-6,8
Avril
8,o2
19,1
- 1,2
Avril
10,50
21,8
0,1
Mai
12,o8
20,7
2,0
Mai
15,25
23,7
4,4
Juin
17,59
29,2
G,7
Juin
18,42
28,4
10,3
Juillct
20,25
29,1
11,8
Juillet
19,70
52°,G
6,9
Aout
21,15
52,1
10,7
Aout
17,G8
50,7
9,3
Septerabre
17,01
24,1
10,2
Seplembre
16,09
25,6
8,5
Oclobre
11,58
2;(,9
1,2
Octobrc
10,49
17,8
1,6
^'ovenibre
3,50
11,5
- 5,1
Novembre
G,27
16,1
-2,4
Deccmbre
1,18
12,7
- 7,5
Decemlnc
1,56
8,7
— 3,3
Moyenues
9",805
19",G58
0",255
Moyennes
10°,G01
20°,408
0'',935
Janvier
_ 182
— 2",74
7
«,5
—14,0
Janvier
_ 182
— 2,27
9
8,7
— 15,2
Frvricr
0,50
11,4
— 9,8
Fevrier
0,09
10,5
— 12,5
Mais
3,59
15,5
- 7,1
Mars
6,85
17,3
- 5,2
A Mi I
10",7i
20,3
- 2,7
Avril
10,45
24,1
1,1
Mai
15",58
25,8
7,8
Mai
14,61
21,6
1,1
Juin
1G,97
25,8
8,2
Juin
1 G,53
27,2
5,6
Juillut
21,4!
32,3
12,8
Juillct
18,92
29,2
10,4
Aoul
18,00
31,3
7,4
Aout
16,74
26,7
8,5
Seplembre
15,12
25,5
4,7
' Seplembre
15,41
22,6
6,1
Oclobre
11,92
20,4
3,3
Oclobre
8,82
24,6
0,3
Novembre
1,78
10,0
— 10,5
Novembre
3,31
10,5
— 8,5
Deceinbre
5,15
11,2
- 4,5
Dcccmbre
—2,90
10,8
— 15,8
Moyennes
9",802
19,52
— 0%330
Moyennes
1
8",695
19",45
— r,838
FAITES A SAINT JEAN DE MADRIENNE
lG3
1830
MOIS
_ 1832 _
MOYEKKE MAXIMUM
till mois du ranis
MINIMUM
du men's
MOIS
MOYENNE
(lu mots
MAXIMUM
MINIMUM
du iiiois
Janvier
— o,ol
9,1
-14,7
Janvier
0,30
8,8
- 9,2
Fevi'icr
— 0,20
11,0
-10,1
Fevricr
2,13
9,8
- 4,8
IMars
8,17
20,0
- 2,4
INlars
5,50
15,0
- 0,7
Avril
12,7G
21,5
4,5
Avril
10,11
20,7
0,7
Mai
13,03
20,5
3,8
Mai
12,91
20,3
3,9
Juin
10,47
28,2
7,9
Juin
10,52
2i,7
9,3
Juillel
19,81
28,3
9,7
Juillet
20,57
51,5
10,7
Aout
18,31
29,0
7,1
Aout
20,70
51,3
9,3
Scptcmbrc
12,8 i
23,5
5,7
Septcmbrc
11,71
23,8
0,4
Oclobrc
9,07
17,5
3,1
Octobre
9,72
2a,8
1,7
Novenibre
7,0 i
13,7
- i,2
Novemi)re
3,28
11,7
- 0,4
Decembre
0,35
11,0
-12,7
Decembre
— 0,80
0,5
- 8,4
Moj-enncs
9V380
20'',338
— 0',5i2
Moyennes
9",795
19,475
1,512
Janvier
_ 183
—0,75
1
Janvier
_ I8:i
— 0,31
3
0,5
- 8,7
10,5
-li,9
Fevricr
2,9 i
11,3
- 0,5
Fevricr
5,33
10,5
- 3,1
Mars
7,50
17,1
0,1
Mars
4,10
10,1
- 4,1
Avril
12,08
21,5
3,3
Avril
7,47
15,0
1,3
Mai
13,20
22,5
4,8
Mai
17,90
27,7
4,9
Juin
10,93
27,0
8,5
Juin
18,79
29,2
8,0
Juillot
19,53
27,1
11,5
Juillet
10,88
21,5
10,3
Aout
18,18
25,0
9,5
Aout
10,13
21,7
9,5
Seplenibre
11,00
25,5
7,5
Septeaibrc
13,11
21,0
3,5
Octobre
15,23
22,0
0,5
Octobre
10,97
18,7
1,8
Novembre
4,08
15,5
-7,0
Novembre
4,10
12,3
- 3,4
Decembre
1,90
11,1
-9,7
De'cembre
2,(57
9,t
— 5,7
.Moycniics
10,138
20°,125
v,m7
Moyennes
9°,G38
I7°,792
r,242
I(>t
OBSERVATIONS thehmomethiques
Alois
183
310YPXNE
du mui:>
MAXIMUM
du mois
MIMMUM
du mois
MOIS
183
MOYENNE
du mois
g
MAXIMUM
du mois
MINIMUM
du mois
Janvier
4,28
11,3
- 4,2
Janvier
— 1,80
ir,5
—15,4
Fevrier
2,79
13,1
- 6,0
Fevrier
—0,93
6,5
- 9,1
Mars
5,98
14,8
- 4,3
Mars
7,10
19,1
- 3,7
Avril
8,58
19,0
- i,7
Avril
8,57
20,5
- 1,2
Mai
J7,ll
27,3
6,7
Mai
12,40
2i,9
0,7
Juin
18,7i
29,1
7,6
Juin
18,24
29,6
8,0
Juilkl
21,01
30,1
15,5
Jiiillet
20,50
29,7
9,4
Aoul
19,53
27,8
8,7
Aout
19,28
29,8
10,3
Sepleinljre
18,80
28,3
9,3
Septembre
15,75
26,5
4,1
Octobrc
11,01
22,1
- 0,2
Octobre
10,70
22,5
- 2,4
Novembre
0,11
li,8
0,3
Novembre
5,37
11,2
- 6,3
Deceinbre
— 2,0i
7,7
—10,3
Decembre
0,11
10,5
— 15,1
Moyenncs
10",9o8
20" ,406
1,583
Moycnncs
9',282
20",090
-1,558
183
0,93
5 _
10,9
-11,1
Janvier
_ 183
—2,60
7
Janvier
9,6
—16,0
Fcvricr
1,03
9,5
— 10,0
Fevrier
0,97
9,3
- 7,7
Mars
4,32
li,7
- 5,7
Mars
1,96
14,3
- 7,9
Aviil
9,89
20,0
0,3
Avril
6,83
18,5
- 3,2
Mai
li,78
2i,3
5,1
Mai
11,57
22,9
2,7
Juin
17,17
2G,2
7,3
Juin
19,57
29,1
8,6
.Inillcl
2I,'i9
29,7
10,1
Juillct
18,83
28,5
10,6
Aoul
18,12
28,0
8,6
Aout
20, i2
29,7
9,8
Septembre
14,59
22,3
5,7
SepltMiil.ie
15,65
21,6
4,9
Octobre
8,23
19,3
- 0,7
Ottobrc
9,25
18,4
2,3
Novembre
2,00
11,8
- 3,7
Novembre
1,81
12,5
- 7,0
Deccmbrf;
13,3
-11,5
Decembre
1
0,56
8,1
- 7,8
Moyrnnes
9'',203
19,255
—0,008
Moyennes
8°, 555
I8%520
_()',89
FAlTrS A SAINT-JEAN- DE MACRIENNE
1 65
TABLEAU II.
RESUME DES DOUZE ANS.
ANNEES
M 0 Y E N N E
dc I'anncc
MAXIMUM
lie raniK-c
MINIMUM
dc I'iinDcc
MOUVEMENT
dc i'uQDCC
1826
9,805
32,1
— 13,4
47,3
1827
9",802
32,3
- 14,0
46,3
1828
10",601
32,6
- 8,4
41,0
1829
8",695
29,2
- 15,8
45,0
1850
9",580
29,6
-16,1
45,7
1851
10", 458
27,6
— 14,9
42,5
1852
9",795
51,3
- 9,2
40,5
1855
9",G58
29,2
- 8,7
37,9
1854
10°,958
30,1
- 10,5
40,6
1850
9°,2r.5
29,7
- 11,5
41,2
185G
9",282
29,8
- 15,4
45,2
1857
8",535
29,7
— 16,0
45,7
Moyennes
9,-702
30",2G6
— 13",016
43",238
On reconnait k I'exaiTien de ce deuxieme tableau :
i.° Que la temperature moyenne de Saint-Jean de Mauricnne, de'-
lerininee par la moyenne du minimum et du maximum de chaque jour,
a ele , pour Ics douze aus, dont il s'agit , de -j-9°,702.
2.° Que , dc ces douze annces , les plus chaudes out ete celles de
1828, i83i et 1834, et Ics plus froides , celles de 1829, i835 et
iSS^. Aux trois premieres aunees, le prix des grains a ete moins eleve
diuis la province, et la recolte en vins plus abondanle et de meilleure
(jualitc.
3." Que les cctremes de temperature, durant ce temps, ont ete,
pour la clialeur , Ic 8 juiilct 1828, dc -h32°,6, et pour le froid , le
l66 OBSERVATIONS THERMOMliTRIQUES
a fuvrier i83o , dc — iG"i, ce qui suppose un mouveir.ent therjaomc-
Irique de 4^",']-
4-° Que Ics plus grandes oscillations du mercm-e out cu lieu aux
mois de deccmhre , Janvier et fevricr ; ct Ics plus pclites , au\ mois
d'aout , scpleuibre et octobre ; mais la dilliirence est pen considerahlc.
Deus causes priucijiales concourent a modifier d'unc nianiere pavli-
culiere la temperature de la province dc INIaurienne; les courants d'air,
ct le voisinage des montagnes; pendant I'liivcr, il n'y a pas jilus de
vent dans cctte vallee que dans Ics aulrcs parties de la Savoie; mais
dans la belle saison, lorsque le temps est serein, on y eprouve presque
tons les jours, de lo lieures du matin a 5 lieures du soir, un vent du
nord regulier et souvent tres-violent , qui rafraichit loujours I'air plus
ou moins. Cc courant atmospherique commence ordinairement aux en-
virons d'Aiguebelle et se prolonge jusqu'u Termiguou ; il se manifcste
toujours avec plus de violence apres avoir traverse un de'fde ; il des-
seche I'air et irrite fes nerfs. Les etrangcrs , ct surtout les persounes
d'un tcmpe'rament delicat , ne s'y liabitucnt que diilicilemeiit.
Saint-Jean de Maurienne , dont la' population n'est que de 3o84
individus , est environne dc montagnes assez eleve'es. Sa hauteur sur
rOcean ( cours de I'evcche) est de 557 ™^tres. L'eglise de Fontcou-
verte , qui n'eu est eloignce que de i \ heure, est a iiyS metres,
en sorle qu'on monte plus dans une heure et qiiart, d'ici a Fontcou-
verte , que de Marseille ici. L'e'glise d'Albiez-le-Vieux , oii Ton arrive
en 3 heures , est a i544 metres. Le village de Bonnenuit, commune
de Valloire , qui est pcut etre le plus liaiit point de la province , oii
Ion cullive encore quelques ce'reales , est a i68o metres. Non loin de
la se trouvent le col du Galibier , qui est a 2655 metres, et le mont
Thabor , qui est a Sigi metres (i). Le voisinage de ces montagnes
pfoduit sur la temperature de la province plusieurs efFets dilTerens.
I." Elles rctrecissent notre horizon et abregent pour nous la duree
du jovir. Par exemple , en raison de la latitude, le 17 juin , le soleil
devrait se lever ici a 4*"^ ' 2' et se couchcr a ']^,iS'- Or il ne parait au
dessus de nos montagnes, le dit jour, qua 5'',57' et se couche, le
soir, a C", i/|'. C'est done uue diminution du jour solaire a notre
(1; Ubserratiou^ dt MM. Ic3 Clianoincs BaLi£T ct GnAViER.
FAITES A SAINT-JEAN DE KADRIENNE 1 67
prejudice dc 3'',i9'. Cetle diminution est a-peu-pres la meme i tous les
autres jours de I'annee ; elle varic cepcndant selon la forme el la hauteur
dcs moutagnes qui lerminent noire horizon , il est ireme des localites
tjui , en hivcr , passeut deux ou trois mois sans voir le soleil.
2.° Pendant I'hiver nos monlagnes se couvrent d'une grande quan-
lite dc neige; an printcmps, la fonte dc ccs ncigcs aLsorbc longtcmps
Ic calorique dc lair , ct rctarde prcsquc toujours pour nous lanivee
des beaux jours jusqu'au mois de mai. Dans les communes les plus
elevees , souvent la ncigc n'abandonne les champs cultives qu'au mois
de juin, pour les envahir de nouveau dcs le commencement d'octobre.
La Ic printcmps , I'ctc et Vautoinne n'ont a parlager entr'eux cpie le
court espacc de trois ou quatre mois.
3.° Au prinlemps et en automne , et meme en ete, nous avons
raremcnt deux jours de pluie sans que la neige rcparaisse sur les sommites
tics monlagnes ct nous ramenc un froid suljit. Aussi dans loules les
communes un peu elevees la recolle est-elle tres-souvent detruite par
la gclc'e au mois de mai ou au mois de septembre : il n'y a presque
|)as d'anne'e oti cette calamile n'afflige plus on moins la province ; mais
heurcuscment d'un autre cote nous sommes a Tabri de la grele. Ce
fieau u'attcint presque jamais nos recoltes. Les monlagnes qui nous en-
tourcnl , tiennent les nuages eleves ; I'air est trop froid encore dans
ces liautes regions dc I'almosphcre , pour que la grele puisse s'y for-
mer ; ou si elle s'y forme , il parait qu'ellc se fond dans la chute. II
grele ccpendant quelques fois sur les monlagnes , mais dans des endroits
ou la grele nc trouve rien a dctruire.
4." Les monlagnes produisent aussi dans cetle vallee quelques ef-
fets conlraires a ecus donl nous venons dc parler. On y trouve quelques
coteaux exposes au midi et forleraent inclines , cpii sont susceplibles
dune grande chaleur ; en ete , ct surtout apres renlevement des re*-
colics , cetle chalciu" est encore beaucoup augmentec par la reverbe-
ration des rayons solaires qu'operent les surfaces nues et deboisees des
rochers environnans. Aussi peul-on assurer que le vin de Saint-Jean de
Maurienne est le nieillcur de la Savoie. Cclte province ofl're C£;alement
luic riciie nioisson aux botanistes ; on trouve sur ses sommiles, ct sur-
tout au Montcenis , loules les plantes alpincs de la Suisse, tandis que
le fond de la vallee en produit un asscz grand nombre qui sont propres
au luiJi de la France. On peut citer les suivanles: Hjssopus officinalis,
lG8 OBSERVATIONS THFRMOMETRIQUES
Diclainus albus , Chrjsocoma linosjris , Astragalus pilosus ; Salvia
iclarea , Salvia aethiopis , Xei'anthemum inapertum , Leiizea conifera
(Saint Julien), Crocus sativus (Saint Julicn et Saint Martin La-Porte),
Clieiranthus tristis ( Avrieux ) , Tulipa oculus soils ( Saint- Jean de
^laurienne ).
Pour soumcttre a un memo coup d'ocil la marclie annuelle de la
temperature , nous croyons devoir placer ici un troisieme tableau con-
tenant la moycnne dcs douze ans pour tous les jours de I'annee.
FAITES A SAINT-JEAN DE MAUniENNB
169
TABLEAU III.
Temperature moyenne de doiize arts pour tous les jours
de I'annee.
JOURS
JANVIER
FEVRIER
MARS
AvniL
MAF
JUIN
du mois
1
-2",18
0,20
4,04
8,45
11,51
10,07
2
— 3",02
0,55
4,15
0,90
12,49
10,54
3
— 3,29
0,08
4,18
8,52
15,85
10,50
4
-2,08
—0,72
5,01
9,11
15,58
10,10
5
-1,91
—0,08
4,04
9,72
12,52
10,19
U
-1,77
—0,03
4,05
9,71
15,01
15,90
7
-2,17
—0,42
4,82
9,15
15,55
15,19
8
— 1,92
1,77
4,55
9,21
14,25
15,21
9
— 2,20
,2,50
5,72
9,55
15,00
15,90
10
- 1,00
1,75
4,04
8,15
15,75
17,01
11
0,42
1,48
4,75
8,51
12,88
17,00
12
1,57
—0,07
0,42
8,01
15,72
17,22
13
0,28
-0,51
0,03
9,07
14,00
18,19
14
0,29
—0,40
5,90
9,08
14,55
18,05
16
-0,19
—0,50
0,42
10,45
14,84
18,78
10
-1,32
0,58
5,78
9,81
14,55
19,05
17
-1,17
0,79
5,03
9,49
14,01
17,74
18
— 1,07
1,59
0,05
9,55
15,77
10,80
19
— 1,81
1,84
5,52
9,04
15,80
17,74
20
-1,02
2,57
5,02
9,72
15,90
18,50
21
—0,70
3,19
5,(50
10,75
15,07
18,48
22
0,49
2,81
5,70
10,70
10,18
18,50
23
0,00
2,45
5,09
10,85
15,55
18,84
21
0,50
3,15
5,51
11,17
10,00
19,42
25
i,12
3,41
0,00
11,15
15,44
19,40
2«
0,80
3,90
0,59
11,40
15,45
19,10
27
0,25
4,52
7,01
10,81
14,55
18,17
28
0,08
4,25
8,08
11,11
14,15
17,70
29
—0,04
»
8,57
11,15
15,42
18,81
50
0,42
»
8,54
10,52
15,55
19,55
51
—0,70
))
8,75
))
10,40
»
Moycuncs
—0,83
-+-1V37
5,70
9,75
14',55
17,05
Serxe II. Tom. L
170
OBSERVATIONS THERMOMETRIQUES
TABLEAU III.
Suite.
JOURS
du niois
JUILLET
AOUT
SEPTEMBRE
OCTOBRE
NOVEMBRE
DECEMBRE
;
1
20.51
20,14
13,98
15,07
5,72
3,58
2
20;o3
20,18
15,06
15,01
5,52
3,99
3
20,41
20,58
13,79
15,59
5,71
3,63
4
20,50
20,32
13,60
15,06
5,51
1,72
0
20,45
19,95
15,51
15,32
5,21
2,51
6
20,33
18,81
16,07
15,47
5,69
2,78
7
19,80
18,79
15,94
12,76
6,46
3,42
8
20,27
19,50
15,18
11,96
6,00
2,34
9
19,90
20,25
14,97
11,45
5,33
2,46
iO
20,13
19,84
15,12
10,71
4,88
1,96
11
20,01
19,77
15,11
11,22
4,90
1,99
12
20,48
20,13
14,51
10,35
5,25
1,27
15
20,23
20,70
1 i,25
11,24
4,23
0,96
14
20,40
21,05
15,52
11,06
3,45
—0,35
lo
20,75
19,28
13,50
10,87
4,30
—0,70
IG
19,94
18,09
14,05
9,66
3,53
—1,05
17
18,43
17,99
14,54
9,57
3,38
—0,61
18
19,95
18,55
14,79
9,19
2,97
— 0,34
19
20,25
18,71
15,95
8,74
2,58
— 0,46
20
19,31
18,35
13,74
9,34
2,38
-0,50
21
18,73
18, iO
14,42
9,00
2,09
—0,67
22
18,05
18,10
14,10
9,70
2,81
— 1,33
25
18,37
17,75
14,55
9,58
3,24
—0,26
24
19,48
17,74
14,80
9,28
3,07
—0,28
23
19,27
17,52
14,51
9,13
3,56
— 1,44
26
19,08
17,09
1 4,56
9,30
3,50
—2,87
27
19,70
17,50
14,94
8,62
4,16
—3,24
28
20,10
10,90
1 4,66
8,22
2,90
— 3,33
29
20,57
10, iO
14,16
7,24
3,59
—2,86
5(1
19,89
10,23
14,54
6,40
3,67
-1,77
51
19,81
1G,04
))
6'',56
»
— 1,64
Moyennes
19%87
18°,72
14°, 75
10,48
4°,1G
0">,27
FAITES A SAINT-JEAK DE MAUHIENKE I^I
On entend asscz souvent dcs personnes qui se plaigiient que le
froid est exccssif ou que la clialeur est extreme ; au moyen da 3."*
tableau on pent juger si leur jiiainlcs sont fondees , et reconnaltre de
combien la temperature d'uii jour donne est en ellet au dessous ou au
dessus de la temperature ordinaire.
Ce tableau pent servir aussi a decouvrir k quel jour du mois do
Janvier tombe le milieu de I'hiver. Par exemple , s'il tombait au 7
Janvier , la moyenne des 45 jours precedens serait egale a celle des 45
Jem's suivans. Or d'apres le calcul, la moyenne des 45 jours qui pre-
cedent, est sensiblenient plus elevee ; le jour cheiche est done poste-
rieur au "y janvicr. En faisant le nieme calcul pour les jours suivans ,
d'apres ccs douze annees d'observations, on est conduit a placer le
milieu de I'hiver au 9 Janvier , ou plutot entrc le 8 et le 9 , comroe
on pent s'en convaincre par les x-e'sultats ci-apres.
7 Janvier j ^^ J°"^'' ^^''^t' ""^y"'^" -t-o",467. j ^^.^,^, ^.o",3G6.
' ' j 45 jours apres, moyenne -+-0,101.^ '
o • . J 45 jours avant, moyenne -+- o'',347- J in" . o /
8 lanvier i Ij. • . ' •' , «' ■ \ difFer. -t-o ,i4r.
' I 45 jours apres, moyenne -+- o ,200. \ ' ^
i45 jours avant, moyenne -4- o",236. j i-.y » 1
7e- • ^ ' ■' . 00 } ililler. — 0,07^.
45 jours apres, moyenne -j- o ,oog. \ '
!45 jours avant, moyenne -+-o",io8. j j-n-, " 1 k
4j jours apres, moyenne -+-o,4io- \
!45 jours avant, moyenne — o, oo4- ) i-rr- " /q/
;_ } , ' •' , ' ,0 \ diller. — o,4o4-
45 jours apres, moyenne -4- 0, 4of'- 1
On voit par ccs donnees que c'est en eflct au 9 Janvier que la
moyenne des 45 jours qui precedent, et celle des 45 jours qui suiveut,
different le mollis ; c'est done a ce jour, d'apres les douze annees d'ob-
servallons qui font I'objet de ce nicmolrc , qu'll faul placer le inlllcu
de riiiver pour la Province de Maurlenne. Si la temperature dependait
exclusivement de Tacllon directe des rayons solalres, le milieu des frolds
de riilver devralt avoir lieu le ai decembre , epoque du solstice:
puisqu'll n'arrive en effet que le 9 Janvier, on voit qu'il eprouve un
dcplacemcnt de 19 jours.
l^a OBSERVATIONS TIIEnsiOMETRIQUES
Cepciidant cette fixation n'cst pas rigoureusemcnt invariable ; Ics
plus grauils froitls de Tannee arrivcnt lantot avant le g Janvier, tantot
apres ; ils peiivcnt ainsi altenialivcmcnt aus^inenlcr I'lme dcs nioyennes,
et iliininuer I'autre. Mais lorscjue los resultals rcposunt sur Ics obser-
vations il'un assez grand nombrc d'annecs , ces variations accidcntelles
no les modifient pas d'une maniere considerable. Lcs moyennes de lo
ans, de i8a6 a i836 , avaient fixe le milieu de I'liiver au 8 Janvier;
celles de 1 3 ans le portent au 9 , ou plutot entre le 8 et le g. Cette
legere difference confiruic nos conclusions plutot que de les affaiblir.
II y a ccpendant ici un fait digne de reniarque ; les ealculs qui
placent le milieu de fliiver au g Janvier sont faits sur les moyennes
de chaque jour ; la nioyenne de I'apres-midi prise separement I'avance-
rait jusqu'au 6 , tandis que celle du matin le retarderait jusqu'au 12.
On pcut expliquer ce fait singulier en disant que les observations du
soir se ressentent plutot de I'accroissement des jours que celles du
matin ; parcequ'en elfet sur la fin de Janvier et au commencement de
fcvrier les rayons du soleil adoucissent deja quelque peu la temperature,
tandis que le froid du matin conserve encore toule sa rigueur.
Si on cherche ensuite Ic milieu de I'ete par la meme me'thode, on
s'attend a le trouver au g juillet, et ce n'est pas sans quelque sui'prise
qu'on se voit conduit par le calcul a le transporter au ig du meme
niois , comme on peut s'en convaincre par les resultats suivans.
■ -11 . \ 43 lours avant, movcnne -t-iB,6oi. ) j.^.. o-jr/
17 luiUet { 1^ ! V ' •' . Q,,' r-K t diiier. — 0,354.
' ' I 45 jours apres, moyenne -j-io ,g55. ) ' ^
18 juillet \ jl i""^-« «^""^' ''^"y^""^ -^'^?f • i difler. -o»,3a4.
' ( 4-^ jours apres, moyenne -+-10,067. ] '
• ■!! ■- \ 45 joiu-s avant, moyenne -+-18,718. | ,.«■' » /
19 luillet I /r ■ , ' ^ _ ' Vcr } differ. — o ,047-
•^ ' (4-^ jours apres, moyenne -+-10,705. ) ' '
• 11 I S 45 jours avant, moyenne -4-i8, 810. ) jcc . 0 o
20 judlet I ,r ■ ' "^ . Q /-Q i differ. +o,ia8.
' I 45 jours apres, moyenne -+-18,082. \ '
21 juillet ! 45 jours avant, moyenne +18,884. j ^.^.^,^ „
' ( 45 jours apres, moyenne -+-10, 012. J ' '
FAITES A SAINT-JF.AN DE MAIRIEN^E In3
On voit par ces donnees que c'est au 19 juillct cpc les dcus mo-
yenncs (liirtrent le moins ; c'est done a ce jour, on cnlrc le 19 ct le
20 , (ju il faiit placer le milieu dcs chalcurs de Tele ; ce qui suppose
un dtiplacement de 28 jours. Les moyennes dc dix ans , de 182G a
i836 , avaient fixe le milieu de I'ete au 20 juillet ; celles de 12 ans
le placent au 19 ou entre le 19 et le 20. Ici la moyenne du matin et
celle de I'apres inidi, prises separcment , donnent exactemcnt le menie
resultat que la moyeune du jour, et concourent a fixer le milieu de
I'ete axi 19 juillet; il n'y a pas la plus le'gere difference.
Dans ces calculs nous a\ons prcfere le nombre de 43 jours avant
et 45 jours aprcs cliacune dcs epoques clicrchees ; parceque ces deux
nombres reunis forment a-peu-pres la duree d'une saison. Un nombre
beaucoup plus petit ne dounerait pas un resultat certain ; car du i5
decembre au 3i Janvier, ct du premier juillet au 20 du mois d'aout,
la teiiijieralure n'eprouvant que tres-peu de variations , on pourrait en-
core oblenir a-peu-pres les memes resultals pour des jours pris en dif-
ferens points de ces deux espaces de temps.
Le milieu du printemps et le milieu de I'automne ne pouvant pas
etre trouve par la meme nie'thode, il fallut en employer une autre.
Nous avons cru parvcnir a ce but d'une maniere au moins tres-appro-
ximative en prenant , vers les equinoxes , deux espaces de temps ,
chacua de 4^ jours , dont la temperature moyenne fut egale a celle
de I'annee. Dans ce cas le milieu de ces 4 5 jours nous parait devoir
indiquer avec assez de precision les deux epoques cherche'es. En es-
sayant successivement de placer le milieu de ces 45 jours , pour le
printemps, aux i3 , i4 ct i5 avril, et pour I'automne, aux 18, 19
et 20 octobre , on obtlent les resultals suivans.
1 3 avril, moyenne de ^5 jours, -t-9°,45.
i4 avril, id -t-g°,63.
i5 avril, id -Hg'^TQ-
18 octobre, moyenne de ^5 jours, -»-9°,96.
19 octobre, id. •+-C)°,'j5.
20 octobre, id -f-9'',53.
Moyenne des douze ans ■+■ 9",7o.
1^4 OBSERVATIONS THERMOMETHIQUES
On voit par ces rc'sultats , (pic la moyenne du i4 avril et celle dn
19 oclobre , sont celles qui se rapproclicnt davantage de la moyenne
de Tannt'e. C'cst done a ces deux jours que paraJsscnt devoir elre llxe's
approximativenient le milieu du printemps ct le milieu de I'automne.
II parait que dans ces deux cas on pourrait encore obtenir le meme
resultat en etablissant le calcul sur im espacc de temps moindre de
45 jours. D'apres cc que nous venons de dire, voici le deplacement
qu'eprouve cliacune des quatre saisons de I'annee.
Solstice d'biver, 21 dccembre , milieu de I'hiver, g Janvier,
deplacement ig jours.
Equinoxe du printemps, 31 mars, milieu du printemps,
1 4 avril, deplacement 24 jours.
Solstice d'ete , 21 juin, milieu de I'ete, ig juillet , depla-
cement 28 jours.
Equinoxe d'automne, 31 septembre , milieu de I'automne ,
1 9 octobre , deplacement 38 joui'S.
Plusieurs causes concourent a produire cette ti'ansposition des sai-
sons ; nous allons indiquer celles qui nous pai'aissent etre les principales.
II est reconnii qu'en penetrant dans I'ecorce raine'rale du globe a une
profondcur de 60 a 80 pieds , on trouve une coucbe dont la tempe-
rature demeure constamnient la meme ; en dessous elle va en augmen-
tant d'un degre centigrade pour chaque espace de 25 ovi 3o metres ;
en dessiis , le sol participe a toulcs les variations de Tatmosphere ,
cependant la temperature de I'air et celle du sol sont I'arement egales.
Si I'atmosphere se trouve a une tempe'rature plus elevee, elle commu-
nique une partie de sa cbaleur a la terre; si c'est le contraire qui a
lieu , la croute tcrrestre restitue peu a peu une partie de son calorlque
a I'atmospbere.
On pent considerer ici le calorique en trois etats diffe'rens, et dis-
tinguer la cbaleur directe , la dialcur absorbe'e, et la clialeur rayon-
nante. Nous appclons cbaleur directe celle que produit Taction directe
des rayons solaires, cbaleur absorbee celle qui penetre les corps lorsqu'ils
sont exposes au soleil, et cbalcui' rsiyonnante celle qu'un corps ecbauffe
renvoit dans Tair et sur les corps cnvironnans. Ce rayonnement, par
lequcl chaque corps lance en tout sens des rayons calorifiques , est
FAITES A SAINT JEAN DE MAURIENKE I«j5
un pliciioiBcne que I'etat de iios connaissanccs ne nous permet pas
d'explkjuer parfaitcment , et quil faut ncianmoins admetlre comme un
Tait.
Tous les corps rayonnent plus ou moins; la glace elle-m^me jouit
lie cette propriele ; mais en rayonnant, ils se refroidissent, parcequ'ils
pcrdent ainsi pcu a pen Ic calorique qu'ils avaient absorLe. La quantite
de calorique qu'ils eineltcnt est en general proportionnee a leur tempe-
rature. La chaleur rayonnante doit done elrc beaucoup moins conside-
rable en hiver qu'en ete.
On peut jusqu'a un certain point discerner I'intensite de la chaleur
directe de cclle de la chaleur rayonnante au moyen de I'experience sui-
vante. Prenez une regie en bois de 8 ou lo pieds de haut ; fixez-la
Terlicalemcnt et adaptez i son extremite superleure deux thermometres
bien compares , I'un de chaquc cote. Toin-nez-la de maniere que I'un
dcs thermometres soit au solcil et I'autre a I'ombre, et ensuite observez
la diflerenee. La chaleur I'ayonnante est la meme pour I'un et I'autre.
Le surplus d'ele'valion dans le thermometre expose au soleil indiquera
done Faction propre a I'intensite du rayon solaire; ce surplus est moins
considerable qu'on ne I'imaginerait ; la moyenne de plusieurs observa-
tions faites a cette fin, nous a donne, a I'ombre 20 degres centigrades,
au soleil 24°. L'intensite de la chaleur rayonnante etait done alors de
30° et eelle de la chaleur directe de 4° seulement. II ne faut done pas
s'elouner si le rayon solaire parait avoir si peu de force en hi<^er; sans
doute il conserve toute son intensite jusqu'a son entree dans notre at-
mosphere, mais il en perd d'abord ime partie en traversant les vapeurs
refroidies de I'air , et ensuite en frappant notre sol glace il agit seul ;
il ne recoit presque aucun secours du calorique rayonnant , et ne ren-
contre en tout sens que des corps avides de chaleur et tout disposes
a absorber le peu qu'il a a leur dislribuer. Aussi peut-il a peine faire
hausser de quelques degres le mercure du thermometre.
Si la temperature de I'air dependait uniquement de Taction directe
des rayons solaires , chaque annee elle irait en augmentant jusqu'au 2 1
juin , et des lors ellei commencerait a decroilre en meme temps que
les jours ; le conlraire aurait lieu le 21 decembre. Si elle dependait
exclusivement de la chaleur rayonnante, probablement elle ne commen-
cerait a diminuer que vers la fin de juillct ; parceque le maximum de
la chaleur rayonnante depend du maximum de la chaleur absorbe , et
I ^6 OBSERVATIONS THERMOM^TIIIQIIES
cc n'ost que vers la fin tic juillet , a ce qui parait, que ce dernier
fait a lieu. La premiere tic ccs tlcus causes placcrait le milieu tie I'ete
au 2 1 juin; la secontle le retarderait peut etre jiisqu'au commencement
du mois tl'aout ; il prend Ic milieu et se place a une distance de I'un
et lie I'autre qui est proporlionnee a leur intensile respective. C'est
ainsi t|u'il se trouve fixe au 19 juillet par un dcplacenicnt de 28 jours.
De meme si le milieu tlu froiil n'arrive pas au solstice tl'hiver, mais
seulement ig jours apres , ccla provient tie ce que le maximum du
refroidissement du sol, n'arrive pas au ar de'cembre , mais seulement
dans le courant de Janvier. Les pertcs que la continuation du rayon-
nement lui fait subir apres le solstice d'hiver , s'ajoutent a celles du
mois precedent. La terre une fois refroidie consei've longtemps cette
basse temperature; le minimum de la chaleur tlirecte aiTive au ai de-
cembre ; le minimiun tie la chaleur rayonnante arrive dans le courani.
de Janvier a uu jour tju'on nc peut indiquer avec precision; le milieu
de riiiver se place entre ces deux phenomt-nes a une distance de I'un
et de I'autre qui est en raison inverse de leur intensite. Eufiu si le
deplacement de I'e'te est de 28 joms, tantlis que celui de I'hiver n'est
que de 19, cela provient de ce que, eu e'gard au pouvoir tju'a la terre
d' absorber et de rctenir le caloricpie , sa temperature s'e'leve plus au-
dessus de celle de I'air dui-ant I'ete , qu'elle ne s'abaisse au-dessous
pendant I'hiver. On sait en eflet qu'en ete la chaleur du sol s'eleve
quelque fois de So" a 4°° au-dessus de celle de Fair.
Pour separer juscju'a un certain point Taction tie la chaleur solaire
de celle tie la chaleur j^ajojuide , nous supposerons pour lui moment
que , du 21 de'cembre au 21 juin, I'elevation de la temperature s'opere
proportionnellement ii I'accroissement des joui'S, et que, du 2 i juin au
2 1 decembre , elle s'abaisse aussi proportionnellement a leur decroisse-
ment , comme cela aurait lieu en eflet , si la temperature n'etait pas
continuellemcnt modifie'e par celle du sol. Nous avons essaye de pre-
senter ce resultat dans le tableau suivant. On y trouve , dans la pre-
miere colonne , la temperature vraie , dc mois en mois, telle fju'elle
est portee au 3."^ tableau; dans la secondc , la temperature solaire,
que nous appellerons plus cxactcment temperature mojenne; et dans la
troisieme la tUITerencc cnlre I'une et I'autre.
FAITES A SAINT-JEAN DE MAUHIENNE
77
TABLEAU IV.
MOIS
ct jours
TEMPERATURE
vraie
TEMPERATURE
moycnno
DIFFERENCE
21 decembre
— 0°,67
- 0'',07
0,00
21 Janvier
- 0°,76
0",97
- 1,75
21 fevrier
3°,19
4°,83
— r,m
21 mars
3°,60
8°,91
— 3°,31
21 avril
10°,73
13",o3
— 2'',60
21 mai
lo",G7
16°,88
- 1°,21
21 juin
18°,48
18^48
0°,00
21 juillet
18°,75
17°,08
-+- 1°,67
21 aoiit
18'',40
13°,48
-H 4",92
21 septembre
14°,42
9,11
-t- 5%31
21 octobre
9',00
4°,74
^- 4",2G
21 novembre
. 2°,09
0^97
-H 1°,12
On voit par ce 4-"° tableau que, pendant Ics six premiers mois de
I'annee , soit du ai decembre au ai juin, la difference est en moins,
et que pendant Ics six autres mois, soit du 21 juin au 21 decembre,
elle est en plus. Cc resultat prouvc que, pendant le premier scmestre,
le sol a moins de chaleur que latmosphere, et que dans le second il
en a davanlage; dans le premier cas, il recoit plus de calorique qu'il
n'en rend ; dans le second il en rend cbaque join* par le rayonncraent
plus qu'il n'en recoit; ou en d'autres termes, du 21 decembre au 21
juin, il y a plus de chaleur absorbee que de chaleur rayonnee , ct du
2 1 juin au 21 decembre il y a plus de chaleur rajonnee que de chaleur
absorbee.
On dit ordinairement qu'on pcut trouver la moyenne de I'annee en
prenant la moyenne du mois d'oclobre ; d'apres les fails exposes dans
ce memoire, cela ne serait pas parfaitement cxact^ au moins pour cette
Serie II. Tom. L y
I -S OBSERVATIONS THERMOMETRIQUES ETC.
province ; il faiidrait jilutiit prcntlre la moyennc cle Irente jours , ilii
3 ortobre esclusiveiucnl an 2 iiovembre inclusivement. D'apres les douze
annecs d'obscrvalions , iloiit il est rpiestion dans cc memoire , la mo-
yeniip d'avril re'pondrait parfailcmciit a la moycmie dc I'annee. En sup-
posant que le milieu du prinleinps tonibc au i4 avril, et le milieu de
I'automne au ig octobrc, il suflirait, pour obtenir la moyennc de I'an-
nee, de prendre la moycnae de dix jours avant, et autant apres chacune
de ces deux epoqucs.
La temperature moyenne du inois de juillct, qui est le plus chaud
de I'annee , etant de •4-ic)°,87 , et cclle du mois de Janvier, qui est le
plus froid , de — o°,83 , la difference entre ces deux mois , d'apres les
moycnncs de douze ans, serait de 2o°,'70. Celte difference caracterise
un climat variable, et prcsque ce que M. De Buffon et M. De Humbold
appellent un climat excessif.
ND. Lorsque cc mcraoirc a etc prcsentc a la Classc dcs sciences physiques et mathc'matiqucs de
rAcudeniic Royale dans la seance du 3 aoiit i836 , ct sur lequel une commission , nommcc pour
I'examincr, a fail un rapport favorable dans la seance du i3 novcmbrc de la meme annee (V. la
Xotizia slorica dei lavofi delta Classe , Vol. XL, page iv), il ne s'ctendait que du lo avril 1826
au ID avril i836. Le retard que des circonstances imprcvues out apportc a Timprcssion de ce vo-
lume, A pcrmis il V Aitteur dcs Obsei-i'aUons thermomelriques J Monseigneur Alexis Billtet, Evequc
dc Mauricnne, Associe Correspondant de 1' Academic, deles continuer jusqu'au 10 avril i838. Ces
details serviront a expliquer la dilfcrence des dates que Ton remarque entre le memoire et la
seance dans laqueUe il a ete' lu.
Note du Secretaire de VAcademie,
•79
HIEMOIRE
SUR LES RAPPORTS
EXTRE LE POUVOIR CONDUGTEUR DES LIQUIDES
POUR LES COURANS ELECTRIQUES
ET
LA DECOMPOSITION CIIIMIQUE Ql'ILS Ei\ EPROLVENT
PAR
LE PROF. BOTTO ET LE CHEV. ilYOC^DRO
Lu dans la seance du ii fdnrier i838.
Ajorsque I'un de nous piiblia en iS34 "^e serie d'obseiTations con-
cernant rinfluence qu'cxerce I'inegale etendue de deux electrodes ho-
mogencs sur I'intensite galvanoinetvique d'un meme courant transmis
de I'un i I'autre a travers un liquide , il a occasionnellement rapporte
quelques resultats qui lui paraissaient indiquer un rapport reel et de-
Cni entre cette inlensite , el les effets clectro-chimiques que le courant
determine lors de son passage dans le liquide conducteur (i).
Les decouvertes subsequentes de M. Faraday revelerent le principe
general d'une telle correlation, dans la liaison qui existe entre le pou-
voir conducteur des liquides, et la decomposition voltaique , ou Yctec-
trolj'sation , jointe a la iheorie des equivalcns cliimiqucs. Toutefois
line telle liaison ne serait pas tout a fait absolue , si, conformement
(i) V. Eiperienze suWazionc chimica delle correnli ccc. di G. D. Botio , iSj^. — Mtiu. doiit
on trouvc an cxtrait dans la Bibl. Univ. , Nouv. scrie , T. I. p. ao5.
l8o MEMOIHE SUR I.F.S RArpORTS F.TC.
aus ilcniieres conclusions du Physicien anglais , une faible partic li c-
lectricite pouvait passer a h-avcis un electrolyte , comme dans les rae-
taux , sans transport d'elcmens aux deux poles , ce qui e'lahlirait deux
litnitcs oil dcgrcs d'inlcnsilc clcctricpie transmissil)lc par les liquides ,
lun rclatif a la conduction et I'autre a Vclectvoljsation.
L'.objet principal du present Memoire est de rendrc compte de
quelques nouveaux fails , qui nous out paiu devoir faiie rentier dans
le cas ordinaire, oii les deux eO'els se presentent enscml)lc, les exceptions
rcinarquces par M. Faraday au principe de leur inseparabilite dans les
electrolytes, ou nous porter du moius a admettre, dans les cas meme oti
la decomposition dcs electrolytes par le courant n'aurait pas lieu d'unc nia-
niere ell'cctive , un eli'et analogue produit par le courant dans les li-
quides , par une modification particuliei-e qu'il imprimerait a leurs mo-
lecules , et qui ne cesserait que par la cessation du courant.
l\Iais ces recherches nous ont conduits en outre a comparer les
courans de diffe'rente espece , sous le rapport de la quanlite qui en
constitue la force electro-dynamique , et de cette qualite particuliere
qu'on leur a attribuce , et qu'on a designee par le nom d'iniensite', et
nous fcrons aussi connaitre dans ce Memoire les resultats que nous
avons obtenus a cet egard.
Nous le diviserons en consequence en deux Sections. La premiere
aura pour objet les experiences I'clatives aux efiets des courans sur les
liquides , que nous avons annoncees d'abord ; la seconde comprendra
lelles qui regardent les differences entre les courans , de'pendantes de
la quantite de fluide , et de la qualite dont nous venons de parler, et
les considerations theoriques auxquelles elles peuvent donner lieu.
PREMIERE SECTION
Des effets cldmujues des courans electriques
sur les liquides conducleurs.
Les faits que nous devons exposer dans cette premiere section se
rapportent a cette espece de polarite, dont les efl'ets observes et etudies
par RiTTER , Marianiwi, De-la-Rive , Becquerel etc. ne manquent pas
de se manifester dans les metau.x qui ont servi a une decomposition
PAn LE pnor. noxTO et i.e fiiiEV. avooadro iRi
vollaiquc , ct que M. Becquerei. n'hesite pas u regaider roininc une
preuvc dc celle decomposition , dans Ics cas memes , ou I'artion dc-
composante n'est renduc sensible autrement que par leur manifestalion.
La premiere reinarque relative a cette classe de plienomenes eut
lieu a I'occasion de quelques experiences que I'un dc nous avait entre-
prises dans un but particulier , sur la conductiliilite des liquides , en
se servant , comma I'avait iait M. Barlow , du courant magneto-elec-
trique. L'appareil elcctro-nioteur qu'il employait dans ces experiences ,
etait celui-la meme qui lui avait servi dans ses premieres recherches
sur I'induolion magncto-electrique , et qu'il a decrit dans ses publica-
tions preccdentes (i).
Tl consiste dans un aimant en forme dc fer-a-cheA'al , el dans tin
cylindre de fer doux mobile equarri a ses deux extre'mites , en\eloppe
de sa spirale electro-dynaniique , et cpii , par des contacts et des sepa-
rations successivcs et rapides des poles de I'aimant, engendre dans cette
spirale des couraiis dirigc's alteriiati\ement en sens contraire. Dans les
experiences, dont il s'agit ici, il n'avait besoin que d'un courant pro-
duit par un seul contact, mais il etait indispensable, pour I'objet qu'il
se proposait, d'avoir ce courant d'intensitc consiante , et il lui avait e'te
facile de I'obtcnir en disposanl l'appareil de maniere qu'il put fonctionner
toujours de meme, an moycn d'un levier coude, qui par un jeu facile
a comprendre pouvait retenir le cylindre ou aimant temporaire a une
petite distance des poles dc I'aimant , ou lui pcmaettre de s'y appli-
quer en contact , par Taclion d'un I'cssort , lorsqu'il en etait degage.
La jonction du cylindre aux poles de I'airoant etant ainsi operee d'une
maniere toujours identicpie , le coui-ant qui en resultait devait rester
toujours dc meme force , du moins pour une meme serie d'experiences
successives, ce qu'il aurait ele diflicilc d'obtenir dans toute autre espece
de courant. Ce courant etait transmis au liquide sur lequel il operait ,
par la spirale elcctro-dynamique et par celle d'un galvanomeire inter-
pose dans le circuit , et dont les deux bouls fibres plongcaicnt dans
deux pctits verrcs remplis de mereure, mis en communication par deux
electrodes de platine d'cgale etendue , avec un troisieme veiTC conte-
nant le licpiide soumis a I'experience.
(0 V Mem. ciU; plus haul.
1 82 MEMOIHE SVR LES RAPPORTS ETC.
Or c'est unc observation qu'il a pu verifier jionr vm lres-i:;rand noiiibre
tie licjuiiles , et nicinc pour tons ceuXj oontluisant releclricite , sur
lesquels il a eii occasion tVexpe'rimeuler , que si il ilirigeait plusieurs
Ibis »le suite dans le ineme sens Ic courant niagneto-electriquc a Iravcrs
Ic liquide conducleur , Tare parcouru par la double aiguille galvano-
ine'triquc , lors dc rinqiulsion due a Taction du courant , allait en di-
minuant, laudis que la deviation devenait plus forte , si par un clian-
gement des communications , il changeait la direction du courant dans
le meme liquide , en faisant debouchcr le courant positif par I'elcctrode ,
qui avail servi d'abord a sa rcntree dans Tare metallique. C'elait la
evldcmment refTet connu de I'e'tat parliculicr , dans lequel se consti-
tuent les lames de plalinc qui ont transmis le courant au liquide , et
qu'on attribue geiicralcment a des couches Ires -minces des produits
de la de'composition du liquide , qui s'y deposent.
Cette premiere remarque conduisit I'auteur de ces experiences a
I'observation suivanle. Si a I'inslant precis ou s'efTcctuait la jonction de
Taimant temporaire , il rctirait du mercure un des bouts de la spirale,
il obscrvait conslamment que Taiguillc du galvanometre ctait chassee
plus au loin , par Timpulsion du courant, que lorsque le circuit de-
meurait fcrme. C'est a quoi il devait s'atlendre , si, coinme il le sup-
posait, les variations d'amplitude ci-dessus rapportees depcndaient d'une
polarite accidentelle contractee par I'electrode ne'gatif par suite d'une
decomposition electi-o-cliimique quelconque, et d'un transport d'elemens
qui en fut le resultat. Le courant secondaire produit en vertu de cette
polarite succedant au courant principal qui y avait donne lieu, avant
que I'aiguille eiit fini I'excursion qui aurait e'te due a la force de
celui-ci , et marchant en sens contraire , devait, dans le cas de non-
interruption du circuit, dcti'uire une partie de cct effet ; I'interruption
du circuit au moment meme ou ce courant secondaire allait se pro-
duire , devait empccher cette action secondaire , et laisser a I'eiret du
courant principal toute son etendue, marque'e par une plus grande de-
viation de Taiguille.
Le mode d'operer qu'on vient d'indiquer, manquait a la verite de
cette justesse qui aurait cte necessaire jiour obtenir des i-esullats tout
a fait comparables. En cflTet il n'etait pas facile de faire coincider exacte-
ment, par la simjile action de la main, les deux instans de la jonction de
I'aimant temporaire, et de I'interruplion du circuit. Toutefois un defaut
PAft r.E pnnr. botto et i,e ciiev. avogadro i83
de precision a cet egard ne pouvant occasionner qu'une diminulion de
refTet galvanomelriqiic dcfiiiilif, loin d'infirmer Ics resultats obsenc's
qui tendaiciit a conslatcr vine augmentation , ne Ics rendait que plus
concluans et plus decisifs.
Au reste il etait facile d'imaginer un mecanisme, a I'aide duquel
on put repeter les experiences de ce genre d'une manicre plus rigou-
reuse , ou du moins plus uniforine, et nous aliens decrire I'appareil
que nous cmployames pour cet objet dans une serie d'experiences ,
pour laquelle nous nous sommes reunis , des que la construction en
fut achevee.
Au chassis mobile mm (fig. i.'^'"''') portant I'aimant temporaire n on
a annexe I'appendice melaUiciuc oo , a laquelle on a attache , par un
ressort d'acier ya, une petite boule de ruivre c/ , reslant naturellement
en contact avec I'appendice. Celle boule est en outre faiblcment retenue
dans sa position par un ruban d'os de baleine /• faisant aussi ressort ,
flxe a la mome appendice , et appuje par son extremitc sur la boule.
Ce n'est que dans cette position que la boule pent couimuniquer me'-
talliquement avec I'appendice , I'e.xtremite superieure du ressort d'acier
en etant isolce par I'interposition d'lnic piece d'ivoire s au nioyen de
laquelle elle y est fixee. Cette extreniite du ressort est mise de sou
cote en communication avec une des extremites de la spirale electro-
dynamique , tandis que I'appendice elle-mcme fait partie du reste du
circuit. L'eiret de cette disjtosilion est facile a comprendre. Au moment
tres-precis ou I'aimaut temporaire laclie de sa detente, et poussee par
le ressort a boudin , \ient firapper contre les poles magnetiques t , la
boule metallique , en vertu de la vitesse acquise par le mouvement de
I'appendice quelle partage, s'elance loin de celle-ci , surmonliuit le
faible effort du ruban d'os de baleine , qui en se redressant vient se
placer entre I'une et I'autre et empecher lour communication ulterieure,
de la((uelle depend , scion ce que nous avons dit , la continuite du
circuit. Ici done la jonction du cylindre de fcr doux aux poles de I'ai-
mant , et I'inlerruption du circuit s'accomplissent cxactement au meme
instant , qui peut etre suppose celui ou cesse Ic courant d'induction.
Or les resultats obtenus par cctle maniere d'opt'rer, ii'ont fait ciue
confumer I'exaclilude des observations precedentes sur la dilference
d amplitude entre la deviation de I'aiguille que donne le ccuranl quand
le circuit demeure ferme, et celle qui a lieu lorsque le circuit est in-
terrompu de la maniere ci-dessus indiquee.
lS.\ MEMOIRE SUR I.ES RAPPORiS ETC.
II est bon d'observer que Fiucluclion uiagnctique ii'etant pas ligou-
reiiseincnt iastantanee , iiieiiie dans le fer tloiix , unc partie de reflet
inductif inagneLique et eleclrique , doit ici encore I'cslcr j)erdue lors de
rinterniplion du circuit, memo lorsque cellc-ci s'cficctue au moment
de la jonction de I'aimant temporaire , comnie on vient de le dire; et
que par consequent, si malgre une telle perte, I'eflet galvauometriqu*
j'esultant en est plus conside'rable , il fant bien qu'unc autre cause
electro-motrice secondaire , dont I'actiou conti'aire delruisait unc partie
de cat effet , venant a cesser en meme temps, par I'intcrruptiou du
circuit, il y ait plus que compensation a la portion du courant prin-
cipal que cette interruption pent interceptcr.
II nous a paru tout naturel de supposcr que ce courant , contraire
en direction an courant principal, et detruisant une partie de son action
sur le galvanometre dans le cas de non-interruption , etait d'origine
electro-chimique, et du a quelque modification du liquide, et de la sur-
face des electrodes y plonges; mais on pouvalt croire aiissi , que le
fait dont il s'agit eut quelque rapport avec cette espece d'induction
decouverte par M. Faraday , qui se manifeste dans un circuit lors de
son interruption , ensorte qu'il dut avoir lieu independamment de la
presence du liquide dans le circuit , et de toute modification qu'on
pAt supposcr y avoir lieu.
Pour voir quelle part un effet de ce genre pouvait avoir dans le
phenomene , nous avons dii-ige le courant magneto-electrique dans uu
circuit entiercmcnt me'tallique, en supprimant le liquide avec les deux
electrodes , et completant le circuit de la spirale electro-magne'tique, et
du galvanometre au moyen d'un tres long fil de cuivre, i fin d'affaiblir
convenablement le courant, et d'oblenir des deviations de I'aiguille com-
parables a celles des experiences avec interposition du liquide. Or nous
trouvames que dans cette circonstance I'amplitude de la deviation repon-
dant au cas ou le circuit etait inlerrompu a I'instant de la jonction de
I'aimant temporaire, au lieu d'etre plus considerable, etait generalcment
moiiidre que celle obtenue lorsque le circuit demeiirait fermc. Cela
prouvait bien clairement que I'interruption , loin d'augmcnter lelVet du
courant , y causait une perte , qu'on ne peut attribucr qu'a la suppres-
sion de I'action directe successive , que cc courant aurait continue a
enercer pendant le temps tres-court de la duree de finduclion magne-
tique , comme nous favons remarque plus haut, et qu'en consequence
PAH i.K phof. botto et i.e ciiev. avogaduo i85
FaccroissemciM tl'cflet qui avait lieu nu contraire par I'interruplion du
circuit, lorsqu'un liquide ea faisait parlie, etait reellement tlu a la
suppression dun couiant en sens oppose, analogue a celni qui se
produit par k transport des Clemens separes de I'electroly te , comme
Aous I'avrons d'abord suppose.
IMaintenant re phenomene d'nn courant secondaire en sens opposd
qui suit le courant magneto-electrique , lors de rinterposilion d'un
conducteur humide dans le circuit, nous paralt mettre hors de doute,
comitte' nous I'avons annonce d'abord , la decomposition voltai'cpie d'lui
tiquidc quclconque , ou du moins unc action equivalente a cctle decom-
position, meme dans les cas oiV nul produit appreciable depose aux deux
p6les en attesle la realile. C'est pourquoi nous avons cm devoir don-
ner quelque extension i I'application de cc procede experimental aux
diflerens liquides, apres nous ctre assures , en ope'rant sur Teau aci-
dulee , quo quelque faible que liit le courant ti-ansmis a travers cet
electrolyte, pourvu qu'il fut sensible au galvanometre le plus delicat, l6
coura<it secondaire, tendant a diminuer I'efiet du courant principal,
dans le cas de non-interruption du circuit , I'etait egalcment.
Nous avons essaye parliculierement ces liquides qui ont paru a
M. Faraday pouvoir trausmetire I'electricite a la maniere des metatre
sans electrolysatiow, du moins tant que I'intensile du courant n'exce-
dait pas certaines limites ; et nous eumes la preuve, que I'electrolysa-
tion, ou un ell'et analogue , avait effectivement lieu meme dans ccs cas.
Nous disons X electroljrsation ou un fffet analogue ; car la produc-
tion du courant secondaire en direction opposee , succedant au courant
dinduction , et qui est constatee par nos experiences, pourrait ctre attri-
buee a la rigueur , non a unc decomposition efleclive du liquide, par
laquelle ses elemens dc nature opposee auraient ete depose's sur les
electrodes , mais a un simple deplacement de ces ele'mens dans I'inte-
rieur du liquide, et a ses surfaces de contact avec les electrodes, et a
la tendance tie ces elemens a reveuir a leur position naturclle apres la
cessation du courant principal , tendance de laquelle il resulterait un
courant dans la meme direction que Taurait produit Taction electro-
chimique dcs nouveaux composes cpie ces elemens auraient pii former
dans le cas d'unc veritable decomposition du liquide (i). Cette maniere
(i) M. ScnoKBEiH il;>iis ili.i Nolos rcccmmcat pabliccs daos la Bibliolhiijut universelU , mars et
Seiue II. Tom. I. z
1 86 MEMOIRE sun I.ES RAPPORTS ETC.
dc conccvoir serait tres-proprc ;\ rendre raison dc I'inslantaneile dc
I'eiret produit ;\ cet egard par le courant d'induclion principal, et dc
rartioii contrairc qui y succodc. l\Iais nous ne prelcndons rien prejuger
sur ce point, ct nous nous conlcntons ici d'exposer Ics fails, que cha-
cun pourra interpreter dc la inanicrc qu'il croira la plus probable; et
en tout cas la diminution d'eilct des courans electro-magnetique , qvie
nous avons annoncce d'abord , dans un liquide qui a deja scrvi plu-
sieurs fois a la transmission de ccs courans , diminution que nous
avons remarquce dans tout le cours dc nos experiences, soit sans inter-
ruption, soit avec interruption du circuit, pourratt toujoiu-s etre regardee
commc favorable a la supposition d'unc veritable decomposition pei'ma-
nenle produite dans Ic liquide jiar ces courans.
Maintenant si Ton adniet que le courant secondaire dont il s'agit
soit relTet d'unc decomposition reelle des liquides , il sera prouve que
les courans electriques, nieme les plus faibles, produisent toujours dans
les liquides conducteurs quels qu'ils soient des decompositions , dans
lesquellcs , scion toutc apparence , les elemens qui se separent sont
des equivalcns cliimiques pour des quantilcs donnees d'electi-icite for-
>»ant le com-ant , commc M. Faraday I'a constate pour les decomposi-
tion dont on pent recueillir et mesurer les produits ; et le principe
qu'un courant electricpie nc pent etre conduit par un liquide ou con-
ducteur electrolyte, qu'autant qu'il y en a decomposition proportion-
nelle a la quantite d'eleclricitc transmisc , reprendra ainsi toute la ge-
ueralite, a laquelle les experiences de M. Faraday dont nous avons
parle au commencement de ce Memoire paraissaient presenter des ex-
ceptions.
Dans le cas contraire , savoir ou il n'y aurait point de de'compo-
sition re'elle dans cette transmission rapide du courant electro-magne-
tique (i), il sera toujours interessant de voir que Taction du courant
avril i838 a ^noncc aussi I'idde d^unc scmlilublc modification dans la situation des moidculcs, qui serait
produite par rafiiuite' chiraique , lorsquc ccUc-ci n'aurait pas la force nccessairc pour opcrer unc
d<-coniposilion cfTectivc , ft cette modification pourrait m^inc donner lieu, scion lui, conune raction
cUimi<[uc rcclle , .i un courant clcctriquc , qu'il appcUe courant de tendance.
(i) M. De-la-Rive, dans ses rechcrchcs sur Ics propriclcs des courans magncto-electriques (Comptes
rendus de VJcad. des Sciences de Paris 29 mai 1837, c Bibliolh. universelle ^ juin 1837, et mars
et avril i838), a trou^■c que les cour;ins niaf^neto-cicctriques raarchant altcrnativcmcnt en sens
opposcjt , avec unc succession rapide, passcnt a travcrs un electrolyte sans Ic decomposer lorsquc
PAR r.E PnOF. BOTTO ET LE CIIEV. AVOCADRO I St
sc manifeste encore par luie modification ou etat particulier, dans le-
qnel elle place Ics elemens dii corps liquide qui liii sert de conducteiir,
et qui pourra fairc I'objet de rcclierclies parliculicrcs tendant Si en
eclaircir la nature et les ell'ets.
Voici maintenant les resultats detailles des experiences sur les dif-
ferens liquidcs , que nous avons annoiices. Nous les avons reunis en
dilTerens groupes , pour faire remarqucr les circonslances parliculicrcs
qui s'y rapporlent ; car nous ne croyons pas d'ailleurs , que les expe-
riences faites en diflerens jours , et dans des dispositions quelquefois
un pcu differenles des appareils puissent elre rcgardees comme entiere-
mcnt comparables entre elles. On doit i-emarquer en outre que les de-
viations y marquees etant I'effet d'une impulsion du courant , qui doit
dependre d'une maniere assez compliquee de la force de celui-ci , ne
doivent pas elre considerees comme proportionnelles a cette force , et
ne peuvent indiquer que I'ordre que suivent enlr'elles les grandeurs de
cette force dans des circonslances donnees.
Toutes ces experiences ont ete faites avec un galvanometre tres-
sensible ; les electrodes pour la transmission du courant a travers les
liquidcs etaient des lames de plaline , dont la partie plongee avail
quelques centimetres carres de surface, et la distance entr'eux, lorsqu'on
n'en avertit pas autrement, d'environ 2 centimetres. Le courant electro-
magnetiquc qu'on y faisait passer inslanlanement , en lachant Ic chassis
mobile qui portait le cjlindre de fer dous en contact avec les poles
de I'aimant en fer a cheval, est dit sans interruption lorsque la boule
la surface Jc contact du conductcur mctiUiijuc avec Ic liquidc arrive a unc ccrtaiue ctcnduc. II
suppose que pour la decomposition il faut que le courant soil comme rcstreint et gene dans son
passage a travers le liquide, cc qui o'aurait plus lieu a cette liniitc. M. Matteucci dans son
Mcnioire sur la propagation des courans cleetriques dans les liquides (Ann. de chimie et phjsifjue
novemhrc i83^ ) a cru observer unc scmblable limitc merac dans les courans hydro-electriques
ordinaires. M. ScuOifBEitr, dans les mc'moircs cites plus baut^ admct aussi des courans assez faibies
pour traverser Ic^ liquidcs clcctrolytiqucs sans les decomposer. Si ccla est il faudra admettrc des
exceptions au principe de M. Ttnu>t.y sur les eflcls cbimiqucs des courans , ct en cffet ricn nc
nous prouvc d priori Timpossibilite que des liquidcs quclconques puissent couduire un courant a
la maniere des metaux , sans en cprouvcr d'alteration. Mais il faudra rcpeter ct varier les expe-
riences dc plusieurs manicres pour exclure tons les doutcs a cet cgard, el quant aux experiences
de M. Db-la-Rive il scrait i dc'sirer qu'on les repetat avec un appareil proprc a donner aux cou-
rans suceessifa la meme direction , pour cviter I'inllueucc que ruction du courant en sens con-
trairc pourrait avoir sur les phenomeucs.
1,S8 MEMOIRE Sim I-ES HAPPORTS ETC.
mobile ilout il a die parlc ci-ilessus etait relenue centre rappendice
(ill cliassis par une piece irivoirc y fixee par une \is, ct avec inter-
ruption , lorsquc la boule mobile etait laissee libre^ cnsorte qu'au mo-
ment clii choc (.111 cylindre coulre les poles dc raluiaut , elle s'ecarlait
de Tappeudice , et permetlait au ruban d'os dc baleiae de s'interposer
entre elle et rappendice , ainsi qii'il a cite explique plus haul.
Eau distillee.
La de\iatiou de raiguille produite par le courant saos inteiTuplion
est nuUe , ou a peine sensible ; avec interruption le mouvement de I'ai-
i^nillo , (juoiqiie tres-petit est bien sensible , et peut etre evulue a uii
ou deux tlegres. En ajoutant quelques gouttes d'acide sulfurLcjue a I'eau
la deviatiion de I'aiguUle est uu peu plus sensible, par le courasit non
interiompu ; mais par linterruption du couj-ant la deviation c&t alors
d'environ 5". En essayant de rapprocher les ejeclrodes , de maniere
qu'Us ne soient plus distans que de quelques jfiilliiuetres <l,ans I'eau
purfi , x>p a une deviation d€ 2* ou 3° sans iaterr,uption , et GetjLe de-
viation est porte a environ iio° par le courant avec intenniption.
Ces experiences prouvent i.° que la force conductrice de I'eiwi pure
est tres-petite, comme ccla etait dejja coniju ; 2.° qae memc *Yec ce
faible degrc de faculle conductrice, Teffet de rinterrwption du coiUi^ant
ail moment ou il vient de se produire, pom' augnjenter son action sur
le galvanometre , est tout a fait distinct. 3." Qu'avec les liquides p£u
conducteurs la resistance au passage du courant depend beaucoup de
la longueur du trajet.
Acide sulfiu-ique concentre.
Sans interrmptjoa A.v£c intem'uptiou
I.' Exp. . . . 10° de deviation 30° de deviation.
2." Q 25
Mo)'enii£ .... 9
o r
On voit que I'acide sulfurique concentre est beaucoup plus con-
ducteur que I'eau ; les experiences au rcste n'ont pas ete faites
PAH I.E PnOF. BOTTO ET LE CHEV. AVOGADRO l8()
probablement sur ces tlciix liqiiicles dans dcs circonslances cpii les ren-
dent tout a fait comparables. L'eflct de I'interruption est tres-consUlerable.
3 J'. •
4 4
Melange de y d'acidc sulfunffue concentre et -. d'eau en volume-
Sans interruption Avec interruption
10° 24°
D'apres cette experience comparee avec les precedentes sur I'acide
sulfurique concentre , le pouvoir couducleur sea-ait plulot diminue
qu'augmeu.t^ par i'addition d'un quart d'^au , mais les circojistanees
etaient peut etre ici lui peu raoius favoraliles a la production d»
couriuit.
o
Melange de -r d'acide sulfurique concentre et - d'.eavi eo volume.
Experiences consecutives avec un intervalle de quelqiies minutes
entre I'une et I'autre.
Saps iotprruption Avec interruption
1 .' Exp<jr 1 7° i 37" i
2." l5 25
3.' 12 i 22 i
Moyenne i5 25
Ces experiences donnent lieu aux considerations suivantes :
i.° Si Ton en jugeait par leur comparaison avec les pre'ce-
dentcs , le pouvoir conducteur de ce melange diflererait peu de
cclui de I'acide sulfurique couceiitre , puisque la de'viation moyenne
protluite par le couranjt avec iuterrujHion , c'est-a-<Ur€ en ecartant
Taction contraire du coui'aiit secondaitx, a ete peu differente dans
les deux cas. Ces experiences paraissent au reste avoir etc faites sous
des circonslances peu favorables quant a la force absolue du courant ;
car dans une autre circonslance le meme melange nous donna Sa \ pour
la deviation sans interruption, et 4^1 avec interruption ; et en effet
ce melange differant peu dans les proportions , du melange suivant ,
igo MEMOinE suR i.es uAi'poin.s etc.
qui donne le maximum de faculte conductrice , il doit aussi s'cn rap-
procher par celle facuile. Mais ractioii sccondairc est visiblement
xnoiiis forte pour ce uiclaiige que pour racidc sulfuricjue concentre ,
puisque reflet modilie par cettc action secondaire, savoir pour le cou-
rant sans interruption, est notablement plus consideralile dans ce me-
lange fpie dans I'acidc concenlrc , relativement a cclui produit par Ic
courant avcc inlcrruplion.
2.° La force du courant transmis soil avec , soit sans inter-
ruption , diminue dans les experiences consecutives , i'aites a un petit
inlei-valle de temps Tunc de I'autre , ainsi que cela etail dcja indique
par les deux experiences relatives a I'acide sulfuriquc concentre ; ce
qui nc peut elre dii qu'u quelque modification j)roduile d'une maniere
permanente sur la surface des electrodes, soit par Taction des courans
successifs , soit par la continuation du contact de ces surfaces avec le
liquide memc. Nous fcrons remarquer que rexperience repetee encore
apres quelques autres minutes d'intervalle ne donna plus de diminution
de force du courant , tel qu'il s'etait montre dans la 3.° experience.
3.° La force du courant secondaire , telle qu'elle est indiquee par
la difference entre les deviations par le courant avec , ct sans inter-
i-uption , parait ctre rcstee la menie dans les trois experiences malgre
la diminution du courant principal , puisque cette difference est restee
de 10° dans toutes trois. 11 ne faut pas oublier au I'este que cette dif-
ference dans les deviations prises a differentes distances du zei-o de
I'echelle, n'est pas une mesure exacte de la difference de force des
courans.
3 5
Melange de ^ d'acide sulfuiicpie concentre, et - d'eau en volume.
Ce melange paraissant offrir a-peu-pres le maximum de faculte
conductrice entre tous les melanges de ce genre , on a fait un plus
grand nombre d'experiences consecutives sur les courans transmis par
lui , en operant alternativemcnt d'abord sans interi'uption , puis avec
interruption du courant
'
PAR I.E PROF. BOTTO ET I.E CHEV. AVOCADRO IQl
Sans interruption Avec interruption
I." Exper 55° 55°
2.° 45 5o
3.° 4o 45
4.° . . . > 35 4o
5." 3o 35
On remarque dans ces experiences :
i.° Que I'effet total ilu courant, soit avec soit sans interruption,
est beaucoup plus considerable cpie dans les liquides precedens , con-
formcuienl a la faculte plus conductrice de ce melange.
2.° Que la diminution do force du courant pi-incipal, tel qu'il pa-
ratt devoir clre indiquii dans son integrite ou a-pcu-pres dans le cas
d'interrupliou, qui supprime Taction contraire du courant seeondaire,
se lait asscz regulicrement savoir de 5 degres d'une experience a Tautre,
et sans doute par les memes causes dont nous avons deja parle rela-
tivement aux scries precedentes.
3.° Qu' abstraction faite de la i." experience dans laquelle I'effet de
I'interruption paraltrait avoir e'te nul pour augmenter la deviation , cet
effet serait encore ici sensiblement constant, malgre la diminution absolue
de la force dcs courans d'une experience a I'autre , savoir de 5°, ce qui
paraltrait confirmer que Ic courant seeondaire n'est pas soumis,du moins
autant que cetle difference en donne la mesure quoique seulement appro-
ximative, a la meme diminution que le courant principal, par les change-
mens que la surface des electrodes subit d'une experience a Taulre. Au
resle il faut remarquer que les experiences avec interruption ayant ete
faites chacune successivement a celle sans interruption, a cote de laquelle
elle est marcpiee dans le tableau ci-dessus, et les experiences alternatives
des deux cspcces s'etanl suivies a des intervalles de temps i-peu-pres
egaux, la premiere experience avec interruption peut ctre regarde'e
comme repondaut i une epoque intermediaire entrc la i." ct la z."
des experiences sans inteiTuption , la seconde a imc epoque eiilre la
2.' ct la 3.*^ de cellcs-ci , et ainsi de suite, et puisque les deviations
ont ele en diminuant de 5° en 5° dans les experiences successives de
chaipie cspece , si Ton concoit cette diminution unifornie elle aurait
du etrc de 2 [ d'une experience a celle immediatement successive ;
ig'3' MEMOinE SUR LES RAPPORTS ETC.
en faisant cctte correction , la suite ci-dessus se serait cliangee dans la
suivante pour des experiences des deux especes differenles qui auraient
ete faites contcmporanemcnt
Sans inteiTuption Avec interruption
55° 57 'i
40 4? I
35 42!
3o 37!
La difference de de'viation entre le cas de I'interruption et celui
de non-interruption autait e'te par tout de 7° I au lieu de 5° scule-
inent , exccpte dans la premiere experience oii elle n'aurait cite que
de 2° ! j soit que cette premiere experience soit affectee de quelque
erreur , soit que la diminution du courant principal fut d'abord trop
rapide dans les premiers instans , pour cpie le calcul approximatif que
nous venons d'appliquer aux resultats des experiences put y elre em-
ploye. Si on ne tient pas compie de cette premiere experience , on
aurait par les aulres une diminution constante de "j" I pour I'effet du
courant secondaire sur un courant principal de la force moyennc
de 45° ; cctte difference serait proportionnellemcnt moins forte que celle
cpie nous a presente le melange precedent.
Ces experiences ayant ete les dci'nieres faites dans la joume'e , on
laissa I'appareil jusqu'au jour suivant dans le meme etat, les electrodes
constamraent plonges dans le liqnide. On essaya alors de nouveau les
monies courans ayant de passer a d'autres experiences, et on trouva
(jue la deviation n'etait plus que de 1 5" sans interruption et 22 ^ avec
interruption ; ainsi quoique la force absolue fut diniinuee de beaucoup,
par ce long st-jour des electrodes dans le liquide , I'eflet du courant
secondaire serait encore reste de 7^, comme nous venons de le cal-
culer pour les experiences du jour precedent.
Acide nilrique concentre
Sans interruption Avec inteiTuplion
I.' Exper 22° i 3o
2.*^ 20 25
3."= 18 27!
Moyennc .... 20 ^ 27 i
PAR I.B PnOF. nOTTO ET LE CHEV. AVOGADnO loS
Oil voit encore ici uii affaiblisseinent successif tlu courant, quoiqiie uii
pen plus lent, et moins rcgiilier (juc dans le litjiiule prcceilent; la clifie-
rence cntre le cas de rintcrriiplioii et celiii ile non-interruption est
encore ic-i en moyenne a-pcu-prcs tie 7 ! , sur un courant moyen total
de 2'j '. Co courant moyeii serait a-peu-pres le metne que dans I'acide
sulfuritjue concentre , mais la diminution y produile par le courant
secondairc , uioins considerable.
^lelange de ~ d'acide nitrique concentre et -7 d'eau en volume
4 4
Sans interruption Avec interruption
l5 20
Ce melange est d'apres cela un peu moins conducteur que I'acide
nitrique concentre ; la diminution y produite par le coui'ant secondaire
y est surtout plus consideralde (i). En augmentant la quantite d'eau nous
avons trouve que la force tolale des courans , on la faculle conductrice
y diminue encore.
jicide hjdro-chlorique tres-concentre
Sans interruption Avec interruption
12V 40°
L'efl'et du courant secondaire aurait ete ici fort considerable.
Melange de -r de meme acidc ct -7 d'eau en volume
^4 4
Sans interruption Avec interruption
7'"-: 35°
D'apres cette experience comparee a la preccdente I'eau alTaiblirait
un peu le pouvoir conducteur de I'acide liydro-chlorique concentre et
augmenlerait rell'et du courant secondairc.
(i) Dans dcs experiences f.iiles siir unc autre quulitc tt'acide , el probablcmcut aussi dans des cir-
constauces difTeTentcs , la deviation avec I'acide concentre sc Irouva sculcment d'envii-on 8" «ans
interruption ct ig° avec interruption , ct avec un melange ie I de uieiuc acidc el ^ d'eau en volume,
Je 5° sans interruption ct 18" avec interruption.
Serie II. Tom. I. xx
ig4 MEMOIRE SUR LES RAPPORTS ETC.
Acide acc'lifjue tres-concentre
Sans inteiTuplion Avec interruption
a peine sensible i° i en nioyennc.
Melange de y de memc acide avec -j d'eau en volume
Sans inlerruplion Avec interruption
un peu plus sensible 6° en moyenne.
L'acide acctique est done fort pen propre i conduire les coiirans
electi"iques.
Solution saturee dacide oxalique
Sans interruption Avec interruption
9" ^'°
Ammonlaque liqidde concentree
Sans interruption Avec interruption
,0 1 OO I
3
On voit que ce liquide est Ires-peu conducteur; un melange de y
de ce liquide, et y d'eau en volume s'est trouve en difierer fort-peu
i cet egard.
Solution saturee de barjte
Sans interruption Avec intemiption
4° { 20°
Solution de polasse caustique
Sans interruption Avec interruption
I r 4o'
Solution saturee de sous-carbonate de sonde
Sans iaten-uption Avec interruption
8°! 25°
PAR LE Pnor. BOTTO ET LE CHEV. AVOGADRO igS
Solution saturce de sous-carbonate de potasse
Sans iiileiTuption
Avee interruption
3°'
25°
Id.
de nitrate de potasse
Sans interruption
Avec interruption
3„.
25"
Id.
de phosphate de sonde
Sans interruption
Avec inten-uption
^°\
^f
Id.
cfhjdriodate de potasse
Sans interruption
Avec interruption
3„,
20°
Id.
de sel ammoniac
Sans interruption
Avec interruption
8"!
^9°
Id.
dalun
Sans interruption
Avec interrupliou
i°i
4°-:
Id.
de chlorate de potasse
Sans inteiTuplion
Avec interruption
3V
10'
Id. dacetate de plomb
Sans interruption Avec interruption
3°! 8"
Id. de nitrate d'argent
Sans interruption Avec interrupliou
7° 1 5°
Id. de proto-nitrate de mercure
Sans interruption Avec interruption
1 2° aa" i
!()(> MliMOIRE sun LES RAPPOHTS ETC.
Oil voil qu'en general les clilleicntcs solutions salines ont donne dcs
courans de force Ires-diirerente entr'eiles, el avec des rapporls difFerens
entre le courant sans inlerrnplion, ct celui avec inlerruiilion; mais unc
scale experience ayant elc failc siir chi'.cune dc ces solulions , et pro-
habloinenl dans des circonslanccs un j>eu diircrentcs, on nc pent compter
sur rexactilude de ces rapports ; loules ces experiences se reunissent
au reste ;i confirnier par la supcriorite de force du courant avec in-
terni])tion , sur celui sans interruption ,rexistcnrc du courant sccon-
daire (pii tend a diminuer Taction du courant principal sur I'aiguille
du galvanometre. Pour cpielqucs uncs dcs substances, ct en particulier
pour I'acide hydro-cldoritpic concentre, et pour la solution de potasse
causlique , cette dilicrcnce est extremement considerable , puiscpi'elle
va u pros de 3o° ; mais peut-etre y a-t-il eu dans ces experiences
quelques changcmens dans la disposition des appareils entre les deux cas,
qui ont contribue a augmenter cette difference, au de la de ee qu'elle
aurait cte a parite de circonstances.
SECONDE SECTION
Des courans electriques considdres sous le rapport de la quajitile
et de Cintensite.
Nous avons constate dans la section precedente ce fail general, que
la deviation instantanee produite dans le galvanometre par la transmis-
sion d'un courant d'induction, dans un circuit dont un liquide conduc-
teur fait parlie, est loujours augmcntce lorsque Ic circuit est iiiterrompu
au moment nieme du contact du cylindre dc fcr doux avec les poles
d'un aiuiant, qui produit ce courant d'induction; ct eel effct nous a paru
devoir (ilre atlribue a un courant sccondaire en direction ojiposec au
ju-eniier courant , qui suit immcdiatement I'aclion de celui-ci sui- le li-
quide , et qui est inlcrce|>tc par Tinterruption du circuit. Ce courant
sccondaire ue pouvant ctrc que le rcsultat d'une altcralion cliimique
produite dans le liquide, ct a la surface des electrodes, qui ont servi
a la transmission du courant principal , nous en avons conclii qu'une
decomposition cliimique , ou un cllct analogue avail loujours lieu dans
PAR I.E PnOF. noTTO F.T I.E f.IIEV. AVOCAURO IQT
tons les liqu'ules , de la |)art criiu couraiu, (juelque faible qii'il fiit ,
passant a travers ces liqu'ules , ct que les ex<'e|)lions que les expe-
riences do Faraday avaiciit paru imrupier tlans quehjues cas a cet egard,
n'elaieiit qu'apparenles.
Mais on pouvait oijjcctcr a celtc manierc de voir que peuUetre le
courant elcctro-niagm'litpie etait par sa nature doue a iin assez baut
ilcgre de cctle qualile particulicrc , qu'on a appelce intensUc dun cou-
rant , et (|uc ce ii'cst qii'en raison de cette qualite, qu'il peut pro-
duire des clluts cliiiniques sur les liquides , quelque faible qu'il puisse
etre relativement a la quantite de fluide qui le conslitue.
El en cllbt puisqu'il est aujourd'hui reconnu que les courans d'in-
duclion lorsqu'oii en rend Taction successive, en les dirigeant un grand
nombre de fois dans le nieme sens a travers uu liquide , a I'aide de
ces appareils qu'on a appcles commututeiirs , ])roduiseiit la decomjiosi-
lion des liquides, on nc peut Icur refuser en general I'inlensile neces-
saire pour cet elfet , et ce n'est que dans des circonstances particu-
lieres et determinees, que cette qualite pourrait etre consideree comine
ditninuee an point de ne pouvoir plus servir a la decomposition des li-
quides, coninic Faraday a cru I'observer pour quelques cas des courans
liydro-electriques.
Ces considerations nous ont conduit a entreprendre une serie d'cx-
periences sur celte ciualite des courans, qu'on a designee par le noni
d'intensitc , comparalivement a leur force electro-dyuamique depeudante
de la quantite de fluide qui les constitue.
Nous nous soinmes propose de determiner par ces experiences :
i.° Quel est en general le degre de cclle qualile appelee intensitd
qu'on peul aUril)uer aux courans elcclro-niagneiiques comparalivement
aux courans hydro-electricjues ; 2.° de quelles circonstances celte cpia-
lite peut dependi'C dans les premiers de ces courans, pour voir si on
ne pouvait pas en diminucr indeflnimenl le degre , et rendrc par la
<:es courans ton. parables aux plus faibles courans liydro-eleclri<[ues aux-
quels Fabaday a suppose la capacile d'etre Iransmis sans decomposer
le li(|uide qui sert a les couduire.
Cette recherclie nous a paru oDVir assez d'intcrel par elle-meme ,
indepcndannncnt du |>olnt de vue parliculicr sous lequel nous Tavons
entreprise, et nous allons en exposer les resuUats dans celte seconde
section de noire Memoire.
laS HIKMOIHE SI'Il LES RAPPORTS ETC.
Lc mot intensite apjilicjuc a i\n courant clcctrique nc pent avoir
d'aulre sens detcrniiue , et capable tVelre soumis a I'experience , que
celui tie la facultii ile pouvoir stirmonler ])lus ou nioins facilement las
obstacles qui s'opposciit a sa transinissiou a travers Ics couducleiirs
imnarfaits , tcls que le sont en general los li<[uides eoniparativement
aux nietauv. Le moyen qui se presente naturellement jiour determiner
le degre de cette facidle dans im cour.int de nature donnee , est en
consequence de reduire les courans qu'on vcut comparer sous ce point
de vue a la nieme force dynamiquc, ou telle a produire le meme
degre de deviation sur Taiguille magnelique d'un galvanometre dans des
circonstanccs seniblables , lorsqu'on leur fait parcourir un circuit ine-
tallique, et d'examiner combien il se perd respeclivement de cette
force dans les deux courans qu'on compare enli'e eux, lorsqu'on les fait
ensuite passer I'un et I'autre a travers une couche donnee d'un conducteur
humide , interposec dans le circuit.
C'est done d'cxperiences de ce genre que nous avons cru devoir
nous occuper relativcment aux courans magneto- electriques d'induction,
et nous avons cherche d'abord quel etait le degre de cette fiiculle dans
ces courans , selon les dillerentes circonstanccs dans la grandeur , et
I'application de la force magneliqvie temporairc qui donnait lieu a leur
production.
On employa pour ces experiences, dans I'appareil avec I'aimant en
fer a clieval , dont nous avons parle plus haut, une ancre de fer doux,
qui (itail environnee de plusieurs helices ou spirales de fils de cuivre
revetus de soie , et dont les Ijouts etaient disposes de maniere qu'on
-jiouvait a Tolonte les employer separement ou les reunir en plus ou
inoins gi-and nombrc , soit par leurs ])61es liomonymes, de maniere a
en former des spirales do meme longueur , mais composees cliacune
de plusieurs fds , ou bien par leur poles contraires , de maniere a en
former des spirales simples d'un plus ou moins gi'and nombre de tours.
Lorsque les forces de ces courans, transmis par des circuits cntie-
rement metalliques , dont on voulait examiner comjiarativement la
transmissibilile a travers un conducteur humide , ou les deviations qu'ils
produisaient dans I'aiguille du galvanometre etaient differentes , on les
rediiisait d'abord a la meme force en introduisant dans le circuit du
plus fort une longueur suflisantc de fd metallique pour en rendre I'efTet
dyuamique egal u celui de I'autre , et on essfiyait ensuite de fairc passer
PAR LE PnOF. BOTTO ET I.E CHEV. AVOGADRO IQQ
ces deux courans par le contlucteur huiniilc, pom- voir quelle e'lail la
tUminution ulterieurc (le force qu'ils en eproiivaient.
Le liquiile qu'oii employait pour cela elait un melange d'acide sul-
furiqiie et d'eau, a-peu-prcs dans la proportion qui donne le niaxiinuin
de faculte couductrice, enlrc dcs electrodes de plaline de quelques cen-
timetres Carres de surface, et a quelques milliuietres de distance entre
eux.
Pour essayer premierement I'influence du nombre plus ou moins grand
de tours de la spirale electro-dynamique, sur lesquels agit Taimant tempo-
I'aire pour produire le courant d'induclion , quant a Tintensite du cou-
raiit qui en resulte , nous reunimcs d'abord bout a bout deux des spi-
rales, savoir celles roulees les premieres, ou le plus prcs de I'axe du
cylindre de fer doux, par leurs poles contraires, de maniere a former
nn seul circuit; nous en oblinnies uii courant d'induclion (pii li-ansmis
par uu circuit enlicrement iiietallicpie fit parcourir a I'aiguille du gal-
vanometre, au moment de sa transmission, un arc de 80 degres ; nous
interposames dans le meme ciix'uit, sans y faire aucun autre changement,
le conducteur humide ; la deviation de I'aiguille produite par le meme
courant ne fut plus alors que de 10°. On reunit ensuite de la meme
maniere la 3." des spii'ales roulees sur I'ancre dc fer doux, savoir celle
qui les suivait immediatement dans la distance a I'axe , de maniere a
avoir une spirale composee d'un plus grand nombre de tours soumis a
Taction de Taimant temporaire ; nous en cumes , par un circuit eutiere-
ment mctallique une deviation de no". En ajoutant au circuit une
longueur dc fil metallique, que nous determinames par tatonnement
pour cet objet , nous rc<husimcs cctte deviation a 80° , c'cst-a-dire k
celle que nous avait donnee la reunion de deux spirales seulement , et
nous fimes alors passer encore ce courant par Ic meme conducteur
liquidc, dispose dc la meme maniere que dans le premier cas ; la de^
viatiou so rcduisit a 10° ou »i". La transmissibilite paralt done etre
ici pcu diU'ercule , soit que le couraiit soil produit par deux ou par
trois spirales reunies de maniere i en former une seule d'un plus grand
nombre de tours, soumis a Taction elcctro-dynainique, lorsque d'ail-
leurs on compcnse par une plus grande longueur dc fil melnlliqnc dans
le circuit , la superiorile de force du courant produit par les trois spi-
rales , formant un plus grand nombre de tours, ou de revolutions au*
lour de Taimant lempoiaire. Gcpendant la deviation Quale etait ici trop
aoo MEMOinF. ETC.
pelilc dans liin et dans raulre cas , j)our decider Ic point dont il
s'agit; el nous verrons ci-aprcs d'awlres experiences, qui ne paraissent
laisscr encore doule sur une difTerence reelle de Iransuiissiljilile , en
iaveur du courant fourni par un plus grand noniljre dc tours.
Pour essayer ensuite rinfluence^^a cet egard de la distance plus ou
moins grande des lours dcs spirales a I'axe de I'ancre, ou aiiuaiit Icni-
poraire , circonstance qui doil rendre Taction niagnelique d'induclion
|)lus ou moins intense, on repeta un autre jour , et avec un arrange-
ment utt peu dilFerent de I'apparcil, qui rendait le contact dc I'ancre
avec les poles de I'aimant plus parfait, reffet des trois spirales roulees
le plus prcs de Taxc , reunies en une seule spirale de longueur egale
a Icur somme ; on oblint , dans le circuit enliercment nietallique une
iuq^ulsion de I'aiguille la portant a i5o° dc deviation au lieu de iio°
seulement qu'on avail eu I'autre fois par la meme reuniou des spirales.
On reunit ensuite de la meme maniere les trois spirales roulees par
dessus loutcs les autres , et dont les tours etaient par la plus dislans
(pie ceux dcs Irois premieres, de I'axe du cylindre, de toute I'epais-
seur des lours des autres spirales intermediaires. Le courant pro-
duit par ces trois spirales plus distantes de I'axe donna , par le
circuit cntierement metallique une deviation, qui sc trouva accidcnta-
lement egale a celle qu'avaient donne dans nos experiences des jours
precedens les trois spirales plus rapprochees de I'axe sous une dispo-
sition moins favorable de I'appai-eil , savoir de no", en sorte que nous
n'eumes besoin d'aucune variation dans la longueur du circuit metal-
lique pour avoir ces deux courans de meme force, quoique produits
dans des circonstanccs dilVerenles. Or en interposant encore ici le con-
ducteur humide , toujoui's dispose de la meme maniere, cetle deviation
de 110° se reduisit a io° ou 1 1° , fort peu diflerente de celle a la-
(pelle se reduisait precedemment le courant de meme force produit par
les spirales plus rapprorhe'es. Encore ici la transmissibiliie a travers
les conducteurs liumides , que nous avons prise pour mcsure de la
qualite designee par le nom A' inteiisite d'un courant , pai-aitrait done
etre restee la meme, ou fort peu differente, malgre le changement de
I'iiilensile du magnetisme qui produit le courant d'induclion par suite
de la distance differente des fds sur lesqucls I'induction s'o|)ere, a I'axe de
I'aimant lemporaire. Le rapport d'inlcnsile dans les deux cas serait tout
au plus de 9 i a loi ou de 19 u :2i , si on pouvail compter sur luie
PAR I.E Pnor. BOTTO ET I,E CHEV. AVOGADnO 301
eiactituilc siidisanle ties iiulicalions moyennes a cet egard ; mais ces
iiombres aiissi sont trop petits pourqn'on piiisse regartler ccs experiences
comme dccisives ; et nous verroiis cju'en clFet la petile tliirt'iencc f(ue
res expcriciires paraissaieiit iiuliqiier a cet egard enlre les courans
produiis par unc action uiagnelique plus ou moins intense , ne se ve-
rifie pas dans d'autres experiences susceptililes d'une plus grandc
exactitude, dont nous parlerons ci apres.
Nous criimes devoir aussi examiner a cetle occasion Taction electro-
dynamique de chacune des spirales separcmcnt , comparalivement a
celle de plusieurs de ces spirales reunies par leurs cxtremites homo-
logues, de maniorc a ne former qu'une seule spirale de meine longueur
<£ue cliacuuc d'elles , mais cquivalente a une spirale de section trans-
versale double ou triple dans la portion soumise a Taction eleetro-
magnetique. II n'y avail aucune raison de croire que cela pAt augmenter
I'intensite du courant , dans le sons que nous Tentendons ici; mais ort
pouvait pcnser que la reunion dcs portions de courans fournis par les
diU'erentcs spirales coroposantes augmenterait la force dynamique, ou
I'action totalc du courant sur Taiguille du galvanomctre, ainsi que cela
aurait du arriver sans aucun doule , si le fil multiple conduisant les
courans partiels cut ete continue sous la mcnie forme dans le galvano-
mctre meme , ou ce qui revicnt au meme si on avail employe un seul
ill d'une section plus considerable dans toute Tetendue du circuit ;
mais Texperience denioulra qu'il n'en elait pas ainsi; les trois spirales
roulees le plus pres de Taxe du cylindre , employees separcmcnt nous
donnerent , Tune 37° 1 , Tautre 35°, et la troisitme 3o° de deviation ,
scion leur distance plus ou nioins grande a Taxe dans Tordre de Icur
enroulement autour du cylindre , et par suite aussi de cpielque petite dif-
ference dans le nombre de leurs tours. Maintenant ayant reuni enlre
elles, de la maniere indiquee , soil les tiois spirales a la fois, soil celle
qui nous donnait 3'j° J, avec Tune des deux autres, nous n'oblinmes encore
que 3"^" i de deviation, ensorle que Taction totalc rcsta loujours sim-
plcment egale a Taction de la plus forle des spirales composantes ,
comme si les autres y reunies n'avaient pas donne de courant. f
II pourrait vcnir a Tesprit que cetle reduction de Taction de plu-
sieurs spirales ainsi reunies a Taction d'une seule provJnt de ce que
la presence dc Tun des courans , paralysat la production de Tautre ,
i cote duquel il sc trouverait , par son action sur lui , ou en d'autres
Serie II. Tom. I. bb
a03 MEMOIRE SUR LES RAPPORTS ETC.
tcniies que I'action nia£;nelic]iie d'iniluclioii fut horuec a unc certaine
force tie courant , quelle que fut la section du fil , ou la somme des
sections des fils reunis, sur lesquels ccllc action s'excrcerait (i). Cette
explication n'elait guere probalde par cUe-mcinc; car cjuand nieme une
telle liiuilc dans la produclioii des courans cxisterait, il ii'y aurait
aucune vraiseniblance qu'elle cut etc atteinte preciseraent par la section
du 111 qui formait nos spirales , relaliveuient a la force de I'ainiant que
nous einployons. II etait neanmoius intcressant do s'assurcr par expe-
rience dc la veritc ou fausscle de celle sup])osilion. La iiianiere la plus
direote de le faire aurait tile de continuer les fils des spirales rcunies
dans loule I'etendue du circuit, et sons Ic galvanonielre meme, comme
si c'etait un seul fd de section egale a la sorame de leurs sections par-
ticulieres , au lieu que dans notre cas ces fds se reunissaicnt en un
seul fil de section a-peu-|)res egale a chacun d'eux. Car si la supposi-
tion dont nous avons parle elait fondee , la reduction de Taction totale
a c(;lle d'un seul fil aurait dii subsister meme dans cctle disposition , et
nous n'aurions encore oblcnu d'un courant produit et ti-ansmis par la
reunion des fils,c{ue la meme de'vialion que celle produite par chacun
di\s fils scparement. Mais il aurait fallu pour ccla nous servir d'un gal-
■vaiiomctre a fil compose que nous u'avions pas a notre disposition, et
nous eumes recours , pour decider celte question , a une experience
equivalente qui ne nous presentait aucune difliculte. En effet si deux
(i) Cutle supposition pouvait ctrc suggerce par une des experiences de M. Fabadat , dan» U-
qiicllc ayant arrange deux fils conduclcurs en helicc, de manierc que I'un pdt agir par inductiou
sur raulrc, et L^lablissant un courant hydro-clectrique par unc de ces helices, on avait a Tordinaire
VcLincellc (rintensitc parliculicre due a rinduction de cc courant sur lui-nicnie, en rinterronipanl
Saudis que I'aulrc helice reslait ouvcrle , c"rst-a-dirc ne forraait pas de circuit rentrant en iui-
mcinc; mais ce phcnomcnc n'avait pas lieu lorsquc celle autre helice etait fcrnice, et que le cou-
i-aut d'induction dii a la cessation du premier pouvait cu consequence y ctrc produit. M. Massok,
dans sou Mcuioire rclatif a YiiiducUnii tVun courattl sur lui-mcme (Ann. de Chintie et de Phyx.
si'plenihrc i83j), dii avoir rcpele celle experience , ct avoir Irouvc que dans le dernier cas Tcf-
fet , saus ctrc nul, dtait rcclleinent beaucoup plus Caiblc que dans Ic premier, ct I'cxplique en
admctt^nt que Ic courant induit dans la 2.' helice reagit sur la premiere pour y dcvclopper ua
courant contraire a cclui induit dans la premiere ht^lice par la cessation du courant prinripnl qui
la parcourait , et dclruirc ainsi une partie de cc courant d'induction. Mais il parait dillicite de
concevoir que la formation du courant d'inducliun dans la 3.*-' helice puissc cnipi^ehcr dans la pre-
miere en tout ou en partie la manifcslalion d'un courant , auquel il devrait lui-mcme son exis-
tence; ct tcs experiences que uoua rapporturis ici semblent monlrer directemcnt qu'uu tcl cQ'el u'a
pas rcitUeiueut !iei>.
PAR I-E PROF. nOTTO ET J.E Clir.V. AVOr.ADRO 3o3
cournns s'afi"ail)lissaient miitui-Ueinciit jiar Icur influence lorsqiie les S])i-
rales dans lesquellcs ils so produiscnt soiit roulees enst'ml)le sur It-
iiicme a^e , on dcvrait avoir rediutinn a nioili(- dc la force du courant
produil dans un scul fil, dans tons Ics cas on il anrait a cote dc lui uti
autre fil formant un circuit ferme separe'inent, et oCi Ic meine courant
tendrait a se produire par I'action electro-magnetitjuc, rinflucnce dont
il s'aj^it devant s'evercer snr cliacun d'eux , soil qn'ils passent Ions deux
sous I'aiguille du galvanonictre , ou qu'on n'y en fasse passer qn'nn
seul ; seulcnient dans le premier ras Teflet de cette influence serait de
rcduire Taction des deux fils a ccUe d'un soul; dans le second cet eiret
devrait consistcr dans la reduction a moitie du courant produit dans
chacun des deux, fils , et par consequent dans Taction manifcstee par
celui qui ])asse par le galvanoraetre. Nous n'avions done qu'a essayer
si Taclion d'unc des trois spiralos separees, dans le circuit de laquelle
nous placions le galvanonietrc, aurait ele diminuee lorsque nous aurions
mis en communication entr'eu\ les bouts opposes d'une des spirales
voisines , de maniere a en foi*mer un autre circuit separc du premier,
et egalement somnis a Taclion d'induction electro-magnelique. Or nous
Irouvames au contraire que la deviation produite dans I'aiguille du gal-
vanometre par chacune des trois spirales ci-dessus employees separe-
ment etait a-peu-pres egale , soil qu'on laissat le circuit des autrcs
ouvert , ensorte qu'il nc ])ut point s'y foi-mer de courant , ou qu'on
fermat en circuit separe, par la reunion de ses deux bouts libres, Tune
des autres spirales voisines dans Icsquellcs Tindiiclion magnciiqne devait
alors produire un courant tout aiissi bien que dans celle dont le circuit
etait continue sous Taiguille du galvanomelre.
L'enplication dont nous avons parle n'est done pas admissible , et
on ne pent attribuer la reiluclion dc la force des eourans produiis par
plusieurs spirales vcunies, dans nos experiences ci-dessus , a celle d'un
seul, qu'a la circonstance de la reunion des fils qui devraient les conduire
en un seul fil a-peu-pres de meme section que cliacun d'cux, qui est
celui passant sous le galvanomelre, et formant le reste du circuit.
L'elFet de cette reduction pent etre eoncii de deux manieres dilferentes,
qui cepondant paraissent revenir essentiellemenl au meme. Savoir en
considerant deux Tils en spirale egalement soumis a Taction electro-
magnelique d'induction , mais qui dans le reste du circuit dont le gal-
vanomelre fait partie sc reduiscnt a un seul , on peut dire que les
20 4 MEMOIRE SUH I,ES riAPPOIlTS ETC.
lourans produits, ou qui IciiJraient u sc produlre , dans chacun des
ills eprouvent a I'enlree dans le fil unique du multijilicateui' , ou ils
doivent se condenser dans la section de celui-ci, une resistance qui les
euipcche dc loiiliiiucr i-nsemblc Icur clieniin sans retard ou diminution,
el qui eqaivant a-peu-prcs, du moins d'aprcs la longueur considerable
du fd du multiplicaleur , a celle que le courant aurait trouve a se
former dans un seul fil dont I'ancre eAt etc entourcc, de section sim-
plement egalc a chacun des deux fils, auqncl cas la foi'cc du courant
produil, devait neccssairemcnt dependre ilc I'etenduc de cette section;
ou bicn ou pent conccvoir que chacun des courans particuliers produits,
ou qui tendent a se produire dans un des fils , arrivant an point ou il
cie\rait entrer dans le fil du galvauomctre , et y Irouvanl en uieinc temps
deus cheinins , dont I'un lui est prcscnte par ce fil , et I'autre par
I'autre fi! en spirale qui \ient aboulir a la nieme extreniite du fil du
galvanomelre, se parlage entre les deuxchemins, ensorle qu'une partie
seulement passe sous I'aiguille du galvanometre , et I'autre revient par
cet autre fil. Par la dans chacun des fils de la double spirale meme ,
le courant est comme aifaibli par un courant retrograde en sens con-
Iraire qui lui est envoyee par I'autre fil , tandis que le courant qui
passe par le galvanometre n'est forme' que par les portions des deux
courans partiels qui onl echa])pe a celle retrogradation ; ce qui ecpii-
■vaut encore a la fonuation de courans ayant dans chacun des fils de
la spirale la nioitie seulement de la force qu'ils auraient acquise, s'ils
avaicnt foi-mcs deux circuits complets , et dont la somme passant par
le fil du mulliplicateur n'est cgale qu'a celle d'un seul des courans qui
se seraient forme's dans ce dernier cas. C'est ce qu'on pourra conce-
Toir i^lus claircment a I'aide de la figure 2.*^ Supposons deux courans
d (-gale force qui tendent h se produii-e par induction dans les deux
spiralfs ABCD, A'B'CD/ roulees autour d'une meme ancre, ou cylindre
de far doux, et qui sc rcimisseiit par leurs extremites homonymcs en
AA' , DD aux. c.xtreniiles AE , DG du fil du galvanometre. Si nons
considerons le courant marcpni par la floclie a dans la spirale ABCD
au moment oil il arrive ou point A pour entrer dans le fil du galva-
nometre , nous voyons quil y Irouvc deux chemins , entre Icsquels , en
supposant que la resistance <pi'il y cprouve a se niouvoir soil i-peu-
pres egale, il se partagera eu deux jiarties egales ou courans partiels,
PAR I.E PROF. nOTTO KT LE CIIEV. AVOCADIIO ao5
I'lui marque par la fleclic — qui prcndra Ic clicmin du galvaiiomelre
ct parcourra Ic rcstc du circuit, I'autrc marquee par I'autre fleclie — ,
lequei revicndra par le fil A'D'C'D' qui conduit I'aulre courant. Par la
meme raison le courant de la S[)irale A'B'C'U marque en total par
la fleclic d, arrive en A ou A\ se partagera entre le fil AE du mul-
liplicateur , et le fil dc la premiere spirale que nous avons consideree ,
en deux courans dc moitie de force — , - , marques de meme par Ics
Heches qu'on voit dans la figure sous ces lettres , ensorte qu'un cou-
rant compose — | — ^a ou =«' entrera seul dans le fil du calva-
'22
nomelre . comme s il y avail unc scule spirale, et dans les fils memes
roulcs autour de I'ancrc, le courant reel sera aussi reduit pour cliacun
d'eux a la moitie de ce qu'il aurait etc , si les dcu\ fils s'etaient con-
tJDue's en deux circuits separes ; car le courant a de I'un sera reduit
(i . .
par le courant oppose — cjui lui est eiivoye par I'autre fil en spirale,
a' a 1 . • 1 . ' 1 • ^
a a =— , et par la meme raison le courant a sera reduit a
2 3 '
, a a
a :=- encore.
a 2
Au reste on conceit que le partage de cliaque courant eiilre le fil
du multiplicateur , et le fil de Tantre spirale par lequei il peut retro-
ijrader , parlage que nous avons suppose dans cet exemple se faire
d'une raaniere egale entre ccs deux cheinins , doit reellemcnt se faire
en proportions dilfcrentes selon le diflerent degre de resistance que les
deux chemins oQrent a ce courant , et qui doit de|)eudre de la nature,
de la grosscur, ct de la longueur de ces fils I'uu comparalivement a
I'aulrc ; el qu'ainsi en supposant les deux courans [>arliuls originaire-
nient egaux , le courant resultant sera plus fort que chacun des deux
courans ne le serait separement , ou egal a celui-ci , ou plus faible
que lui, scion (|ue la resistance sera moindre, ou egale, ou plus forte
dans le fil du galvanouiclre, et dans le rcsle du circuit, que dans
cliacun des fils des deux spirales. Les deux limites exliemes, dans la
proportion ou le parlage doit se faire, repondcnt dun cote au cas ou
:»oG Mr.MOinF. sun t-ks nArponxs etc.
les (Iciix Cls ties spirales se conlinueraicnt chacuii en un circuit separe,
i^arilant partout la mcme c'paisseiir, on cc qui revient an ineme se
reunii-aiciit en nil scul fil cle double section, ct de ineme longueur
que celui cjui completerail le circuit de diaquc spirale scparement ,
auquel cas le courant resultant aui'ait la force eiiticre des deux courans
reunis; et de I'autre au cas ou il n'y aurait point de fil completant le
<louJ)lc circuit , inais les deux spirales se replieraient siniplcment Tune
sur I'autre en y4yl' et DD', et viendraient ainsi a former un seul cir-
cuit ABCDD'C'B'.d' dont les deux parties s'enroulcraient ensemble sur
le cylindre de fer doux, auquel cas les deux courans qui tendraient i'l
se produire dans ces deux portions se detruiraient reciproijuement, ou
en d'autres termes il ne se formerait pas de courant du tout, le cir-
cuit des deux spirales re'unies n'etant pas re'ellement ferme.
Si done dans nos experiences ci-dessus le courant resultant a ete
a-peu-pres cgal a cliacun des courans cjui aiu-aient ete formes scpare-
ment par chacune des deux spirales , c'est que la resistance opposee
par cliaque spirale electro-dynamique d'un cote , et par la spirale gal-
vanometrique et le reste du circuit de I'autre , dcvait elrc a-peu-pres
egale. Mais si par excmple le fil du niultiplicateur eut ete notablement
plus court ou plus gros que celui de chaque spirale , ou a plus forte
raison si au lieu du multiplicateur on n'avait employe qu'un seul fil con-
ducteur passant au dcssous de I'aiguille , et fermant le circuit sous
line longueur la moindre possible, le courant compose aurait du eire
plus fort que chacun des courans composans ne I'aurait ete separement,
et il aurait pii alors arriver que sa force ei\t ete sensiblement e'gale a
la somme des forces des deux courans partiels , les courans de rctour
<[ue nous avons concus devenant alors nuls , ou se reduisant a une
quantite insensible.
Nous avons meine eu un cxemple de ces differenees dans quelques-
unes de nos experiences ; car ayant employe dans d'autres buts une
autre ancre, sur laquclle etaient enroulees deux spirales scparement
sur les deux moilie's de sa longueur , cjui donnaient chacune separe'-
ment une deviation de qo° ou yS", nous eAmes , en reunissant les deux
spirales ensemble par leurs extremites homologues, une deviation d'en-
viron 80° ou 85°, en sorte qu'cn ce cas le courant compose fut un
peu plus fort que chacun des deux courans jiarlicls.
Mais pour revenir a Tiiifluence des dilferenles circonstances de la
PAR I.E PROF. BOTTO F.T I.E CIIEV. AVOCADRO 207
production des courans d'imluction , sur leur inleusilc , mesuree par
leur lraiisniissil>ilite par Ifs liquides, nous avons vu que la difTurente
intensile d'aclion n3ai;ni;ti<jue (|ui dcvail avoir lieu sur les spirales ,
selon qu'clles se Irouvaient cnroulees sur une surface cjlindrifyie d'un
plus grand ou moindre rayon , ou de manierc que leurs tours fussent
plus ou moins distans de I'axe du cylindrc de fer doux rendu instanta-
neinent magnelique par le contact avcc Taimanl permanent, ne produisait
pas une dillerencc Lien consideral)ie dans la force de ces courans, ce
qui nous a enipeches d'en lirer des resultats decisifs sur la mesure de
leur transinissihilile. Nous crumes devoir essayerun autre moyen d'aifaiblir
plus ou uioins la force niagneticjue productrice du courant d'induclion,
savoir en diminuant rinliuiite du contact, ou la proximite du cylindre
meuie aux deux, poles de I'aiinant fixe , au lieu de changer la distance des
tours des spirales a I'axe du cylindre. Pour cela il n'y avait qu'a interposer
enlre les extreuiiles du cylindre, et les poles de Tainianl fi\e auxquels elles
devaient s'appliquer j)our produire le courant , queique corps mince ,
qui empechat leur contact immediat. Dans cette vue nous enveloppiimes
aux deux extromites applaties du cylindre de fer doux, destinees a s'ap-
pliquer aux poles de Taimant , un fil de cuivre tres-mince , et nous
fimes les experiences comparatives du genre de celles dont nous avons
parlc precedemment , sur une menie spiralc enroulee au cylindre ,
dans cc cas do contact iuiparfait , ou d'inie petite distance entre
les extreinites du cylindrc , et les poles de laimanl , et dans celui du
contact parfait , en reduisant d'abord Ic courant produit dans un circuit
entierement metallique , a la nienie force dans les deux cas , par I'ad-
dition d'une longiicin' convcnable de fil metallique au circuit qui don-
nait le plus fort courant , ci soumcttant ensuitc les deux courans ainsi
egalises a I'epreuve de la transmission par le conductcur liumide. Mais
faute pent etre d'avoir assez bien arrange le fil autour des extremites
di; I'ancrc pour enipeclier le contact , et niainlenir ces extremites a
une distance fixe des poles de I'aimanl , nous ne puraes obteuir par
ces experiences assez de Constance dans les resultats successifs pour
que nous puissions compter sur les consequences definitives que nous
cussions clierclie a en deduire.
Pour parvcnir a des resultats plus decisifs soit sur ce point , soit
sur ks aulres dont nous avons parle , relalifs a finiluence des autres
jnodificatious des courans d'induction , sur leur inlensite , ou transmis-
2o8 M^MOinE STR I.F.S RAPPORTS F.TC.
sibililu par les liquiiles , cl sur Icsqucls il pouvait rester encore quel-
<jiie iacerliliide, nous avoiis cru indispensable de chcrcher a oblenir im
courant d'inductiou ronlinu , ou du jiioins luie succession de courans
aj^issans a dc pelits intervalles de temps I'un aprcs I'autre, et toujours
dans le meine sens , de maniere a produire par leur raoyen , si non
line deviation conslante, du inoins des oscillalions de la nioindre elendue
possible , de I'aiguille du galvaiiomctre , autour d'un point determine
dans I'echelle dcs deviations ; condition qui nous etait d'ailleurs iieces-
saire de i-caliser pour resoudre I'autre partie de la question que nous
nous elions jtroposee , savolr la comparaison de I'intensite , sous le
point de vuc qui nous occupe, des courans d'induclion produits par im
ainiant avec les courans continus produits par un appareil hydro-elec-
trique. Pour cela il n'y avait qu'a se servir d'une machine telle que
I'un dc nous I'avait dcja employee pour produire les efl'els chimiques
j)ar Taction des courans d'induclion , machine a laquelle on a donne
depuis differentes formes sous le nom de machijie magneto-electrique ,
et par laquelle on obtient une succession rapide de ccs courans , que
Toil peut diriger dans le meme sens , quoique se produisant en sens
opposes , par les alternatives du contact , et de sa destruction , au
luoyen dun sysleme de bascules , ou commutateur , qui change a
chaque fois les communications , et qui est mis en jeu par le mou-
vement meme de la machine par lequel s'operent les contacts suc-
cessifs de I'ancre, et de I'aimant fixe (i). En faisant usage de cette
machine , pourvue de son commutateur , nous obtinmes en efiet une
succession rapide de courans diriges dans le meme sens , en vertu des-
quels I'aiguille du galvanomelre interpose dans le circuit faisait des
oscillations continuelles de part et d'autre d'un point determine sur le
cercle gradue servant dc mesure aux deviations ; ce point devait de-
pendre de la force du courant , tandis que i'amplitude des oscillations
autour de ce point etait d'autant moindre que la succession des cou-
rans se faisait plus rapidement , et avec plus de precision par le jeu
du commutateur.
Dans une experience de ce genre, le circuit etant entierement me-
(i) V. M^ro. cite plus liaut par le Prof. Borro , et Ic Rapport fail a TAcadcmie 5ur ses exp^-
ricncci. M^m. dc rAcademie, partie bistorique du Tome XXXVII.
PAR I.E PROF. DOTTO ET I.E CIIK.S'. AVO(~.ADnO aOQ
talliquc , los oscillations de raiguillc sc faisaient tlans un arc tic |iln-
sieurs degre's , iloiit Ic milii'ii cUiit a Gj" tin zero ; nous inlernosaines
tlans Ic circuit tic ce couraiit un vase rcmpli treau acitlultie d'acitit;
s\dfiiri(juc , a-peu-pres dans la proporliou tpii donni! le maximum dc
faciillt; coiitliiclricc , el dans Ictpicl plongeaient doux. lames de plaliiii;
d'cnviron /( cciitimclrcs t-ant's dc sniTare immcrgee , de cliaqiie rule ;
nous ohtiniiies alors dcs oscillalions de I'aiguille tlu galvanoniclrc dont
le centre clail snr 20", en s't'tendant aussi dc qncl({iies tle^res de part
et d'auti-e de ce point. D'un autre colt! , pour comparer rintensilt; dt;
ce courant , tlans le sens tpie nous tlonnons ici a ce mot , avec ccllc
d'ini courant liydro-cleclriqnt; , nous clicrcli:imes a obtenir j)ar le nioycn
il'un seul couple , platine et zinc , dans tie I'eau acitlultfe , niais non
au maximum tic contluctibilitt; , un courant qui fit dt;>ier I'aiguille
du iiieme galvanomt-lre dc ()5°, tlans un circuit d'ailleurs entierement
mctaUi((ue, et cela en augmentant ou diiuinuant riminersion des di'n\
lames de platine et dc zinc ])ar tatonnement jusqu'a ce que nous ob-
servions celte dtiviation , et nous introduisimes alois dans le circuit dc
ce courant le ni<}me conducteur huuiidc <[uc nous avions interpose dans
la succession tie courans ])roduils par la machine electro-magnetique ;
la deviation se rtiiluisit par la a 35° environ. Celte experience rt!pelec
plusieurs fois , et alternativement snr les deux courans d'induclion , et
hyJro-eleclrique , avec ou sans I'introduclion tlu contlucteur liumidc
dans le circuit , nous donna toujours a-]:eu-pves les mOnies resultats.
Nous essayames trafl'aiblir le pouvoir tJlecUomoleur de I'appareil liydro-
eleclrit|ue en ajoutant de I'eau a sa litjneur, et nous portames cepen-
dant toujours la force electro-dynamiqiic du coin-ant a G5° dans le cir-
cuit d'ailleurs TTn-taUique , en augmentant peu a pen I'immersion ties
(iltimens ; nous cumes alors , eu iiUroduisant dans le circuit le con-
ducteur humide , une de'viation dc Sa" [ et ainsi toujours de beaucou|)
superieure a celle a laquelle sc reduisait niors comnie on a vu Tare de
de'viation , autour duqncl oscillait raiguillc par le courant d'induclion ,
dans les mi'nies circonstances.
Nous r^petamcs encore celle experience en comparani de meme
Teffet de riuterposition du conducteur luimidc dans les circuits de deux
t'ourans I'un d'indiictioii t'lcttro-magnetiqiic , laulre liydro-eleclrique ,
dont la force clait pour cliacun d'eux , dans le circuit n.tflallicjue, tie -5°,
d'apres le point autour dutpicl laiguille oscillait quant au premier, tt
Serie II. Tom. I. cc
a 10 MF.MOinE srn i.r.s rapports etc.
cehii auqiicl clle sc fixalt , quant an second. Le premier par TiiUro-
(luctioii du coiulucleiir liuiniile se reJuisit a 25° environ , )e second
sculement ;\ 55°. Le couranl on plulot la succession de courans d'iu-
ductiou employee dans celle comparaison nous avait etc donne par la
niacliiue clectio-maguetique dans des circonstances un peu difl'crentes
de celles de I'experience preoedcnie.
Ces experiences paraissent done prouver qiie I'intensite du courant
d'induction tel que le donnait I'aiuiant de notre machine electro-nia-
yneliqiie, en en prenant pour mosure la Iransmissibilite, elait moindre
encore que celle d'lni courant hydro-electrique produit par un seul
couple, et avec un licpiide d'une petite force electro-motrice (i) , et
ainsi prohablement moindre que celle du courant auqucl M. Fahaday a
allrihue la proprlclti de passer a travers I'eau acidulee sans la decom-
poser vislblcuient, et que par consequent, meme pour lui tel courant,
la conduction a Iravers I'eau acidulee est reellement toujours accom-
j)agnee , d'apres nos experiences precedentes sur I'eiret de rinlerrnption
tlu circuit an moment dc la production du courant , d'une decompo-
sition , on au nioins d'une modification analogue dans I'eau , qui pro-
duit, apres la cessation du courant principal, ini courant secondaire en
sens oppose.
II est presque inutile de remarquer que si cctte superiorlle dans la
laculte de transmission par les conducteurs liuniides a lieu , comparati-
vemcnt aux courans d'induction , pour un courant hydro-electrique
produit par un seul couple , clle deviendrait bien plus grande en mui-
(i) M. De-la-Rivc dans scs Recherches dcja cit(ics sur los proprictt's dcs couruns magncto-
rirclriqucs a Irouvu aussi que ccs courans d'induclion t'prouvcnt, loi'squ'on Icur fait traverser un
runducteur liquidc, ou mcine un conducteur mctallique d'une grande longueur , une resistoncc
jilus cunsiderablc , savoir sont interccptcs en plus grande proportion que les courans hydro-
elcetrlqucs. 11 a rcniarqud a la verite d'un autre cote que la resistance que les premiers di> cl-s
nouraiis cprouvcnt a passer d'un conducteur uietallique dans un conducteur liquidc est muins
cousidcrable que celle ({ui a lieu punr les derniers , ensortc que I'iuterposition d'un diaphra!:uie
nietaliique dans un conducteur liquidc de longueur donuec, n'alt^re presque pas la force d(-$
premiers de ces courans \ mais il observe lui-memc que les surfaces de contact du metal avrt- le
liquide qu'il a cmi)Ioyees dans ces experiences ctaient assez elenducs pour laisser passer libreincnl
loule la quantite d'electricite furmant le courant , liniite qu'il est difiieile d'alteindrc pour les
courans hydro-electriques qui fouruissent dans un temjis dountf une beaucoup jilus grande quan-
tite d'electricite. 11 c^t possible aussi que I'oppositiou dans la direction des courans allernatifs
•ur lesqacllcs M. De-l\-Rive a fait toutes ses experiences , ait encore exercc quelque inlluencc
sur cc point.
PAR I.F. Pnor. BOTTO F.T I.E CIIEV. AVOCADRO 211
fipliant les eleineiis ilc rapj>arell ulectro-motenr. En elFet ayanl einjiloye
deiiv vases scmblables a celui qui nous avait fourni Ic coiiraiit liyilro-
('•lertrkjiie preceilenl , I'un a la suilc lie I'aiitre , ile manicie a fonncr
un appareil clectro-moleuf do deux couples , et ayant rediiit aussi le
courant produit , en diminuant convcnablcnient riininersion des ele-
inens, a la force 65° dans un circuit nielaliitpie, cctte force, lorsqu'oii
interposa dans le circuit le conducleur humide , ne se reduisit pins
(pi'ji 45° au lieu de 35°.
Ayant ainsi vurifie le point pi-incijial pour Icquel nous avions du em-
ployer I'appareil destine a oblenir uiie succession de courans dinduction
dans le nieme sens, nous cssayames de repeter avec le nienic appareil les
experiences sur rinfluence des diffe'renles circonstaiices de linduction ,
sur le plus ou uioins d'inlensite du courant niagneto-electrique , que
nous avions deja failes par un courant instantanc produit par lui seul
contact de Taiinant avec Tancre, et dont quelques unes no nous avaient
pas encore donne des resultats decisifs.
Nous fitiies d'abord des experiences de ce genre sur Veffet de I'ac-
croissement du nombre de touis de la spirale , soumis a Taction d'in-
duction electro-magnetique , pour augmenter cette intensite. Nous em-
ployilmes pour cela una ancre sur laquelle etaient enroulees deux spirales
qu'on pouvait mettre en communication enlr'elles de maniere a en for-
mer une seule spirale d'une longueur egale a la somme de Icurs lon-
gueurs particulieres. Dans une premiere experience nous trouvamcs
d'abord que dans les circonstances ou nous operions, en ne faisant
cntrcr dans le circuit qu'une seule des deux spirales , on obtenait des
oscillations de laiguille dont le centre elait sur 55°, le circuit ctant
cntiercment metallique ; en ihtroduisant le conducteur huniidc dans le
circuit , le point autour duquel I'aiguille oscillait se reduisit a -'' i , et
ces elTets furent obtenus plusieurs fois de suite altcrnativenient. Nous
ajouliimes alors la sccoude spirale a la premiere, bout a bout, de ma-
niere a en former une seule dun plus grand nombre de tours ; nous
ei\mes alors des oscillations dont le centre etait a 70"; nous reduisimes
cette deviation , ou position du centre doscillaiion , a 55", en ajonlant
au fil conducteur une longueur convcnable pour obtenir cet clfel ;
en introduisant alors dans le circuit le meme conducteur humide que
precedemment, I'oscillation se reduisit a avoir pour centre 10°. II y aurait
tlonc cu une diminution de force moins considei'aljle que dans le cas
2 I ?. MEMOIRE SDR I.KS RAPPORTS El C.
iireccdeiil , ce qui huriqiierait line intensitc plus graiiuc cLins le sens
que nous enteuilons ici , pour Ic courant produit par uii plus grand
uombre de tours de la spirale t'lectro-magiictupie , ct cela d'unc ma-
iiiere im pcu plus marquee, que nous ne Tavions ohtcnii en faisant
usage d'un simple counuit d'induolion instanlane.
Mais oommc la tlevialion rcslaiite apres riiilroduclion du conductcur
liumide etait encore ici, coinine daivs Ics experiences cilees, pen con-
siderable dans I'un et dans I'aiUrc cas, ct qu'il pouvait restcr quelque
doute sur la diirerence a cet cgard, d'lni cas a I'autrc , nous cher-
chiimes a oblenir deux autres coiu-ans cgaux d'uiic plus grande force, a fin
que la deviation rcslanle apres rintroduction du conductcur liuuiide fiit
plus considerable, ct susceptible d'une comparaison plus exacte.
En variant en ellet un peu la disposition de I'appareil , et en em-
ployant un galvanometre plus sensible, nous parvinmes a obtenir avec
une seule des deux spirales rouk'es sur la mcuie ancre dcs oscillations
autour de 70°, ct celte deviation on position du centre des oscillations
se reduisit a 10° par I'introduclion du conductcur humide. En ajoutant
la seconde spirale, bout a bout avec la premiere, nous cuuies ime de-
viation de 75°, c'cst-u-dire des oscillations autour de ce point. Nous la
reduisiuics a 70° par Faddition tie fil au circuit melalliqne , et alors
par rintroduction du conducteur hnmide dans le circuit , elle se re-
duisit a environ 25°. La diminution moins conside'rable, et par la Tin-
tensitci plus forte , dans le sens indique , pour le cas d'une spirale
composce d'un plus giand nombre de tours, parait done bieii rcrifiee.
]Sous passanies a repeter aussi avec ce courant d'induction, ou suc-
cession de courans proiluils par la machine electro-magnetique, les ex-
])eriences relatives a I'influence du dcgre de force du magnetisme in-
ducleur , sur riniensile ou transmissibilite du courant, relativenient a
laquelle nous n'avions rn que des residtats equivoques par un seul
courant inslanlane. El conime nous avions observe que I'enroulement
des spirales les unes sur les aulres , ct ainsi a une distance un ]>eu
(iilferente de I'axe de I'ancre , ne paraissait pas avoir un grand elfet
|io\n' rairaiblissemcnt dcs courans , mesures par leur force galvano-
nietrique, nous rccourunies lout d'abord a I'autre nioyen que nous
avions pour produire cet elicl , cclui d'empcclier le contact parfait et
iinnie'diat des cxlrcmiles de I'ancrc avec les poles de I'ainiant fixe, par
J'interposilion de quelque corjis mince. INous enveloppames done nn fil
PAn I.E PROr. IIOTTO 1,T I,E CIIKV. AVOOADHO 21 3
nieliiiru[uc tres-miiice aiiloiii- ties, exireinites tie I'aiicre , tnsortc que
celle-ci reslait separec des poles , lors tics ajijilicalioiis successives, dc
loule I't^paisscur tic ce f'll. Nous ol)lJiiincs avec la tlisposilion que nous
y cmployanies uuc devialiou oscillaule ruoyeune tie ^o" environ avee
le circuit eiiticrcnient int3lairu[ue ; el celle devialion se reduisit a en-
viron i5° par rinlroducliou tin contlucleur humide dans Ic circuit.
Nous 6t;imes alors le fil cnroult; aux extreinilt^s de Tancre , vl nous
rcduisiiues le courant plus fori tjue nous eunics alors a la inenie force
d'cnviron ^o°, par I'atldilion tl'une longueur convenable de fd an cir-
cuit mtitallitpie ; le conttucteur humide introduit dans le circuit de ce
courant, en rtuluisit dc nitlme la force a enviion i5", iVaprcs la po-
sition du centre dcs oscillatior)S de I'aiguille. II ne parait done pas qu'il
y ait phis facile transmission , ou inlensitt; pins forte dans le sens tjue
nous I'entendons ici, dans le cas tlii courant protluit par un contact
plus parfait , cl par consctjuent tVune action uiagnetitjue d'induclion
plus considerable , tjue dans celui tl'mi contact inoins parfait , ou par
unc inoindre force d'inthiction magnelitpe ; ces experiences par une
succession de courans paraissant ecarler le doule dans lecjuel nous
avaient laisses a cet cgard , Ics cxptjrienccs faites a-vec un simple cou-
rant inslanlant'. Ya il parait tpi'il en doit elre de uieme dans le cas
d'all'aiblissoment de la force magnetiquc par la plus grande distance
ties tours des spiraks a I'axc , cjnoique les cx])t;riences avec le courant
inslantano eusscnt tlonne une pelile dillcrence a cet »?gartl.
11 jiaraitrait done resultt-r en ticfinilive des dillerentes exptfriences
tpie nous avons rap])orlees, ot relativement a I'eilet des diiferenles cir-
conslanccs , sur les courans d'induclit>n , pour augnienter ou diminuer
I'inlensite dans la significalion que nous lui donnons ici , c'csl-a-dire
en prcnant pour sa nicsurc la transmission plus ou moins facile ties
courans par les conductcurs humidcs ou imparfaits :
1." Que celtc intensite est en general inoindre tlans les courans
irinduction produits ]>ar les aimans , que tlans les courans liydro-elec-
Iriqucs produils incme par lui seul couple plaline et zinc , et avec de
I'eau faiblcmenl aciduWe , ce tpii est important pour prouvcr , par la
combinaison de ce resultat , avec ceux que nous avons exposes dans la
I.' section tie ce Mcmoire , qu'il y a dt'composilioii de I'eau, ou ino-
dification ifun genre analogue, par les courans transmis a travers un cou-
ductcur humide , qiieltpies fuibles t|ne ces courans soient en intensite,
21 4 MEMOIRE SLR I-ES nAPPOllTS ETC.
re qui etail le but principal , pour lequel nous avions cntrepris ccs
experiences.
I." Que cette intcnsite s'accroit avec Ic nonibre dc tours dcs spi-
rales envcloppees autour tic I'ancre , ct sur lescpicUcs s'cxcrce la force
inductricc dcs aimans.
3." Que cctle intcnsite ne parait pas depcndrc de la force plus
ou moins graiule de raclion inaguclique qui produil les courans d'in-
fluction , quoiquc cclte force augmente la force galvanoinelrifpie des
courans.
Mais en finissant ce JMe'nioirc , nous pouvons nous dcmander inain-
teiianl : cctle intcnsite est clle vine qualite redle par laqucllc les dif-
fei'cns courans se dislinguent I'un de I'auti-e, independamment de leur
force aljsolue ? Et la facilile plus ou moins grande avec laquelle les
diiferens courans traverscnt les conducteurs liumides, ou en general
les conducteurs plus ou moins parfaits , soil par leur nature, soil par
leur longueur, dans les dillercnles circonstances , sous lesquelles on les
examine , ne peut ellc pas elre attribuee a quelque influence de ce^
circonstances memes sur dcs courans d'ailleurs de nature identique ?
Cette dernicre maniere de voir est ccUe que vient de proposer M. Peltier
dans un Memoire public dans les Annales de chimie et de physique ,
novembre i836, et dont nous n'avions pas connaissance lorsque nous
avons cntrepris nos expe'riences , et nieme avant la redaction de la plus
grande partie du present Memoire. M. Peltier ci'oit en eflet que la
diminution de force d'un courant , par I'interposition d'un conducteur
plus resistant que ceux qu'il parcovirait d'abord, ne depend que de la
retrogradation d'une partie plus ou moins considerable de ce courant
par les conducteurs memes qu'il parcourait avant cette interposition ,
ou ce qui rcvient au nieme du retablissement de Tequilibre entre
des portions plus ou moins grandes du fluide formant le courant pri-
mitif , produit par la cause electro-motrice , a travers les conducteurs
memes ou il se produit , scion que ccs conducteurs sont cux-memes
jilus ou raoins resistans par leur nature , ou par leur longvicur ; et il
faut avouer que toutes les circonstances des experiences connues a cct
egard, et des nolres en particulier, s'cxpliquent assez bicn par cette
consideration.
En cQ'et nous avons vu que I'accroissement ou la diminution de
force magnctique pour produire le courant d'induction , soil par le
PAR LE pnOF. BOTTO ET LE CHEV. AVOGADnO ai5
i)his ou mollis de rapprochement des tours des spirales a I'axe de
laimant Icmporaire , soil par le contact plus ou moins complet de
Taiicre avcc les poles do raimaiit , ne parait pas influer sur la capa-
city du courant prodiiit pour surmonter la resistance que lui oppose
uii coiiducleur liuinide. Nous avons vu d'un autre cote que la multi-
plication du noinbre de tours des spirales, siu' lesquelles le magnetisir.e
agit pour produire le courant d'induction , en meme temps qu'elle
augiiienle la quanlile du courant, mesuree par la deviation de I'aiguille
du galvanomctre , le rend aussi plus propre a surmonter I'obslacle
<l'un conducteur humidc ; or cela pent etie regarde , selon I'idee de
M. Peltier , coniine une suite necessaire de la longueur plus conside-
rable de conducteur mctallique qu'il faut employer pour former ce
plus grand uoinbre de tours , joiiite h cellc qu'on est oblige d'ajouter
au courant plus fort pour le rendre comparable a I'autre , cet ac-
croisseinent de longueur tendant a augmenter la difliculle que le
courant eprouve a revenir en arriere et permettant ainsi a une plus
grande portion du courant de passer a travers le conducteur liumide
au lieu dc reti-ograder. On pourrait s'etonner d'apres cela que le cou-
rant memc produit par une plus forte action magnetique d'inductioa
dans le contact parfait de I'ancre avec les poles de I'aimant, compara-
tivement a celui qui avail lieu par I'interposition d'un corps mince pour
empecher ce contact parfait, ne se soil pas montr^ dans nos experiences
plus capable de traverser les conducleurs liumides, par cela meme que
nous avons dil Ic fairc passer par \in plus long fil melalliquc , pour re-
duire sa force galvanomelrique au meme degre ; mais il est possible que
cette addition de conducteurs n'ait pas cte aussi considerable , que celle
qui aurait cite requisc pour produire sensiblement cet clFet , d'autant
plus que nous n'etioiis pas siirs de la Constance de Taction de I'appareil
d'une experience h I'aulre , ensorle quune parlie de la reduction peut
avoir cle iWie ;i une variation qui ait eii lieu a cet egard. Aussi a-t-on
vii <pic nous avioiis eu des Indircs de cet diet en operant par le
simple courant inslanlane qui etait iiioins sujet a ces variations.
Au contraire nous avons trouve que Taccroissement du nombre dc
spirales reuuies par leurs poles homologues , de maniere a representer une
spiralc de nicinc longueur, et d'un meme nombre de tours, mais com-
posce dun certain nombre de fils, lorsque la section, et la longueur <lu
fil passant pai' le mulliplicatcur restent conslantcs, n'augmenle pas
31 G MKMOIllE SUR l.ES RAPFOr.T.S T.TC.
miiiiio la ((iiaiilitc du coiirant iii(lic(iu'e par la tlt-vialiou ile rait;uille ,
ilu moiiis lorsquc le lU ([ui |iassc par le umltiplicalcnr a line longueur
;i-peu-pres cgalc a celle tie chacune ties spirales; ce tjui s'explitjue na-
turellcnient , couunc on a \A , par Ic parlagc de clia<{iic couraiit partiel
en uno porlion tpii suit Ic 111 du inullipiicatcur , ct uric atilrc poilion
t£ui revient on ri;lrograde par les autres spirales, d'aprcs la facilite plus
ou luoius grande tjue le courant trouve a parcoiirir les diflerens chcmins
tpii s'onVcnt a sa marclic, ce tjui est tout a fait conforme a I'idee de
M. Pkltiur.
On pent e.\pli([uer d'une manicrc analogue la destruction mu-
tuclle bien connue de dcu'i courans hydro-elcclritjues produits par
un mcme noinbrc de couples, et tpi'on oppose entre enx dans un nieiiie
circuit, fjuoi(jue luu il'eux ait una force galvanomctritjuc, nieme beau-
coup plus grande que I'autre , soit par la plus grande etendue des
elemeus dont est forme lYlectromoteur qui le fournit , soit par la plus
grande faculte conductrice tlu litjuide dont celui-ci est charge ; ce
couraiit plus fort peut etre consiilert; commc produit par une souimc
d'tilectroinoteurs egaux chacun a I'tilectromoteur d'elemens nioins etendus;
par rinterposiliou de celui-ci , il ne passe par le cii-cuit total qu'uri
seul de CCS courans , les autres rt;lrogradai)t par relcclroinoleur a ele-
mens plus ctcndus , tjui leur ollrc uuc communication plus facile; il
nc reste tjue deux courans egaux qui se detruisent. Dans les piles
chargiies il'uu lirjuide j)lus conducteur , cette circonstance est I'equiva-
lent tl'unc plus grande etendue des eltimens , et de leur surface tie
contact avec Ic licjuitle, et on peut y appliquer le meme raison-
nement.
L'observation tpie nous avons faite, f{ue les courans d'inductiou en ge'-
ntiral out nioins de facilite tjue les courans liydro-electrif[ues , a sur-
monter la resistance tl'un contlucteur liumidc , est encore conforine a
cette maniere de voir, juiisque les j)reiniers de ccs courans n'ont a
rcpasscr , pour relrogradcr en partie , que par mi conducteur melal-
litjue , tandis t]ue les courans liyilro-tilectritjues doiveut traverser tie
nouveau en sens contraire le corps humide de I'appareil electromoteur,
ou les alternatives de contlucteurs humides, ct tie corps metallitpes ,
lorsquc rt-leclroinoleur est fornit; de plusicurs couples. Enfin cc nicme
principe s'apprK[uerait aux courants ihermo-eleclritpies , dont la faible
cUvaO\X''- ..Vrrcc''V.c.,Y- ?« tViiiio, C'Hv,v>« .>i c"«■c.'l^.^.c '))i.\\t.ci'tiiv U6-I.'5a.cj. 1!
s
Fio: J'
I'AIl I.E PROF. DOTTO ET I.E CHEV. AVOGADRO 2 1 "T
inlciisite, relativeinent a leur puissance galvanomelrique, s'explique cvi-
(Icriiinciit par des considerations analogues (i).
Au rcsle nous n'avons fait incnlion dc cette manicre d'envisagcr ce
(pi'on a appele Vintensilc des couians, que coinme se liant nalurelle-
nient avec les fails que nous avons fait connaitre dans ce Memoire ;
les relations de transraissibilite plus ou moins grande des courans pro-
duils dans dillnirentes circonslanccs , que ces faits tendent a ctablir ,
sonl d'ailleurs independautes de I'idee qu'on pourra se faire sur les
causes de cette propriete.
(i) D'apris les xcclicrches dc M. Pouillet ( Comptes rendus de V Academic des Sciences,
T- IV. p. a(i7 ) la force elcctro-dynaniiquc du courant produit par une source donnec , ne
changerait pas par une longueur diiliircntc d'un circuit mctalliquc, en ayant cgard a la distribu-
tion de cette force dans les diflerens points de cette longueur , qui doit en diminuer Teflet dans
cbaque point particulicr , pourvu qu'on cvaluc , d'aprcs les rcsultats memes , en longueur nitlal-
lique, la purtiuii incoiiuue a laquclle est cquivalcntc la resistance des conductcurs huraides qui font
partic du circuit; ce resultat n'cst pas contrairc a la manicre dc voir dont il s'agit icij car revaluation
dont on vient de parlcr, n'cst qu'une fiction qui n'cnipcche pas que la resistance opposce j)ar Ic
conducteur humidc au passage de relectricite, ou qui , scion I'idee de M. Peltier , la fait relro-
gradcr en partic , ue suit la vraie cause de la diminution de force clcctro-dynamiquc que -son
interposition oecasionne. En cllet en augnicntant la section du conducteur liumide, ou en le ren-
dant plus conducteur, on augmente de mttne la force du courant, corarae M. Pouillet radtuct pour
Ic cas Oil I'ou ajoute au conducteur principal un conducteur metallique lateral, ce qui rc\ ir-nt
encore a augmenter la sectiou dans une partic du circuit, sans en diminuer la longueur.
SeRIE II. To^l. I. DD
ail)
STUDII
SU TALUNE VARIAZIONI
OFFERTE
DA MOLLUSCHl FLUVIATILI E TERRESTRI
A CONCIIIGLIA UNIVALVE
CARI.O PORnO
R Ccsi CD chcrcbant avcc Constance dans Forganisution lc»
» parlies les moins variables que le Zoologistc poiirm
)i tracer des divisions qui , bien qu'artiGcieUes pour la
» nature, soul cepeudant utiles, necessaircs menu- jiouv
» letude dc scs noiubreuscs productions ».
Desbaves, Enc. Meth. P. 11. T. II. Ail. .Wo«uj</iic.,
§ De la Methodc.
Lulli nelC adunanza del ^ ntarto l83$.
V>iascheilun essere conslJerato nella propria indiTidualiti non e chc
un complcsso cli circostauze reciprocamente influenti , e tlelle quail al-
cuna pill, allra mcno dircttamente legata all'esislenza dell'essere stesso.
II Naturalista-Storico del quale e iifTizio il dispone gli esseri neU'or-
dine dc'loro rapporli limita rinspezione deU'essere stesso al tempo in
cui trovasi in piena integrita. Esso non puo allora considerarlo rhe nella
sua superficie ; egli deve scegliere fra le circostanze clie I'essere gli
esibisce in tale state quelle dietro le qxiali stabilire i rapporti , o col
320 STLDII SUI MOLLUSCIII EC.
linguaggio proprio alia scienza, il Natuialista-Storico deve scegliere fra
queste circoslanze Ic caratterisllche ; non v'ha tlubbio clie esso noii alle
pill apparent! , ma dovrii attenersi alle piii coslanli , e le piii costanti
saranno quelle Ic quali trovansi in piu diretto i-apporto coU'esistenza
(lell'essere. Queste una volta rinvcnute e fisse , lutlc I'allre troverannosi
necessariamente allogate niano mano in quel posto, ed apprezzalc col
valorc clie meritano. L'idca della specie risultera nelta ed assoluta
uel labirinto infinilo delle modificazioni clie I'individuo pub subire sia
per cause in lui preesistenti, sia per l' influenza di agenti estranci. Tutle
le parti troverannosi capaci di modificazione ciaseheduna in ragione in-
versa dclla sua necessita, quindi , o nulla varianti, o raramente , o di
poco le caratleristiche.
Fra i mezzi atti a guidare a tale scoperta, forse il piu sicuro, cerlo
il pill ovvio e quello di seguire e tener conto di tutti i deviamenti clie
in natura vcggousi accadere dalla comune de'casi , e progi'edendo per
csclusione ridursi a poclie circostanze, le quali perclie vedonsi o mai , o
rarauienle, o lievementc alterate ponno supporsi tali clie senza lore I'e-
sislenza deU'essere sia impossibile.
Per la forza di tale ragionamcnto mi accinsi a riunire le variazioni
die mi vennc dato conoscere nellinviluppo de'moUuschi fluviatili, e
lerrestri univalvi, sia usaudo delle opere, sia giovandomi delle coUezioni
r inspezioni delle quali m'era possibile. Nc credetti dover scompa-
gnare dalle note dei fatti quelle osservazioni clie , a mo' di dire , dalla
presenza loro mi venivano suggerite. Duole il vedere come nel tempo
clie piu fatti stanno inscritti nelle opere del sig. Brugviere , illustrali per
giudiziose note, lo stesso scrivesse poi nel T. I. Encycl. Melh. all' Art.
ConchjUologie chc « on doit eviter de ramasscr les coquilles qui ]ire-
» sententdes bisarreries qui les eloigncnt du type ordinaire a leur espece;
» ces bisarreries qui proviennent des accidens que leur animal a eprouve'
» pendant son accroissement sont tres-connus, et s'il est bien siir que
)> ellcs lie peuvent maintenant apprendre rien de nouveau, il n'est pas
» moins que ces coquilles repandues dans les cabinets sont souvent
» prises pour des espcces, et que Ton doit les considerer comme aulant
>) de pieges tendus i ceux qui cherclient dans la connaissance des co-
» qiiilles non la recreation des yeux mais la verile dans I'elude de la
» nature ». Non potrassi aspirar mai alia conoscenza della verila nello
studio della natura quando s'usi svellere I'oggetto clie sia a centre delle
DI CAIXLO PORllO 22 1
noslrc invcstigazioni »la <[ucl complcsso tti falti concomitanti chc a quasi
dire forma ralmosfera della sua esistenza ; per quanto un falto ajipaia
secondario , iiiconcludciite, non vi avra niai dirilto a sprczzarlo , a ri-
fiutarlo : dii puo conoscere i legauii lulli clie agli alui fatli lo aiinodaiio?
Tal moclo erroneo di vedcre i fatti isolatamente non che sussistere pure in
oggi e anzi a mollissimi comunc. Studiando costoro, o descrivendo specie
volgono ogni cura a cercare im tipo , cd a queslo unicamente s'appog-
giano. Oltrc la diflicoita del rinvenire un tipo ncl quale tutte le circo-
stanzc trovinsi equidistanti dalle eslreme modificazioni delle quali sono
susccttibili , altro gi-avissimo danno risulla. Descrivendolo essi nelle opere
( sia pure , questo tipo , rcale , o da loro aslutamente creato) , ed ac-
cennandolo con termini e misure assolute rendono difficilissimo il ris-
contro a coloro i quali colla scorta di quelle descrizioni tentano rico-
nosccre allro individuo in qualchc parte diversamenle modificato; e I'in-
dividuale alterazione di qualche parte u frcqucnlissima, che in natura
I'eguaglianza di due oggetti e pressoche impossibile. Meglio e il seguire
I'esempio da taluno de' moderni introdotto , di accennare colle frasi
descrillive Ic estreme modificazioni di ciascheduna parte della specie
cliiudendone cosi I'idea siccome in vin cerchio , e presentandola quale
essa esisle realmente, non quale si rinvcnnc a caso, o fu iramaginata.
Ponno scegliersi specie, le quali slieno a tipo nei genei'i; generi tipi nelle
classi ec. perche queste parlizioni tutte sono artificiali creazioni ( Non
oppongonsi le due leggi da taluni rilcnute siccome le regolatrici delle
parlizioni di genere , e classe, per la prima la capacita a gcnerare ma
con risultato ibrido , ed assolutamente sterile , per la seconda la pos-
sibilita niatcriale alia copxda , ma senza effelto. Queste lei,'gi sono di
tanta gencralita da non polersi ledere con una arlificiale disposizione
dei generi nclla classe , delle classi negli ordiiii ec).
Chiunquc siasi occupato a riscontrare oggetti nelle opere scientifiche
puo icstimoniarc di quanti dubbii , e di quanle diflicollu gli Anono
causa le frasi assolute ; e solo dopo lunga abiludine che s'apprcnde ad
altribuirc ad esse quel grado di valore che loro si devc. Ed anclie piu
I' incei-lezza prova chi per le ])rime voile fa passaggio dallo studio delle
opere alio studio delle collezioni e principalmcnte se ricche in numcro
d'esemplari. Pel modo di fraseggiare scienlifico esse venne abituato ad
idee di separazione da specie a specie , nettc ed assolute , ed in quel
trapasso le trova nel falto presso che smentite da innumerevoli gradazioni
323 STL'DII SUI MOLLUSCHI EC.
che le une alle allre avvicinano priucipalinente ne'caratterl meno impor-
tanti , quasi a confonderlc.
Credo ilovcr prcracttcre alia csposlzionc del quadro sistematico delle
variazioni la ragioue per la quale non vedcsi (igurare in esso il fcnomeno
della frattura aU'apicc della spira quale si manifesta in alcune specie ,
e cio in onla die il sig. Blainvii.le ueirotlinio suo Manuel de Malucologie
I'abbia accennato aH'art. VI iraltando delle malallic, ed anomallc, e pre-
cisamente attrihuendone la causa a stalo morboso. Le specie die prin-
cipalmentc vanno soggelle a Ironcatura sono il BuUmus decollatus,
Brugviere, la Chorisloiua truncata, Jan. (geuere Tnincatella , Risso), \a
Melania truncata , Lamark. (?) ec. Giunlo die sia raniniale a data ela
il fenomcno niostrasi con tanta costanza da non polersi in alcun modo
chiamar eccezionale , cio che sarebbe se dipendesse da malaltia, o da
allra particolare influenza. Esistono individui die si sottrassero a questa
legge, ina sono rarissimi, onde quesli dovranno dirsi eccezionali, gli altri
pienanientc nortnali e conseguenti ad una causa ingenita alia natura del-
ranimale stesso. N'e prova anco la regolarita della deposizione die ot-
tura il foro rimasto alia perdita ddl'apice, mentredie falta roltura in altra
parte qualsiasi della concliiglia vedesi costantemente stenlato il modo col
quale I'aniinale vi pone riparo , ne gli accidenti che accompagnano la
stentalura ripetonsi identici quando riaperta la parte riparata la si lasci
rifare.
Oinisi pure un altro genei-e di variazioni ed e la diflerenza di dimen-
sioni per la quale un individuo conservando I'armonia delle parti non
distinguesi che per la piccolezza, o grandezza della mole; non conosco
cscmpio die questa variazione fosse causa di pseudo-specie, e poco e
d'altronde il frutto, che, storicamente considerando, puo ricavarsl dallo
studio d'essa , ed infinite sono le gradazioni.
Non ebbi ad esitarc tra la creazione di un sistema ordinatore delle
variazioni, e la adozionc di qualcuno de'gia esistenti. II sistema usato dal
sig. Isidoro Geoffroy de Saint-IIilaire nella Histoire generale et par-
ticuliere des anomuUes soddisfa ad ogni bisogno. Le poche modificazioni
che crcdetti dovervi apportare originano da due cause; e prima: coin-
prendesi in queU'opera la totalita de'casi possibili in tulti gli animal! ,
qui non si tratta che della fiazione di una classe; abbisognavano a quella
DI CARLO POnRO 22 3
grancU I'lnec prime , c numcrose siultlivisioni. Se a quel piano ncces-
sariainenle assai particolareggiato si avessero voluti aj)plicare i casi pre-
senli mcno numerosi c ineno variati ne sarebbero emerse troppo fre-
qucnli e Iroppo gravi lacune ; onde trascurando alcune dcUe smldivisioni
intermedie credclti xilili parecchi avviciiiamenti. Formando poi soggetto
de'prescnti stiidil noti solo Ic vcre anomalie, ma ancora le modillcazioni
causate ncgli individui da agenti estranci iiel corso della loro vita pro-
priamenle dctla, dalla fecondazione alia cessazione, rendevasi necessaria
raggiunta di nuove partizioni, le quali ponessero ambo questi modi di
variazionc in un unico specchio , come vedesi nella seguente tavola
sistcmalica.
aa4
STDDII Sl'I MOM.USCHI EC.
TAVOLA SISTEMATICA
O
tf
^
k
y
z
H
S
1—. <
'^ 5
O 2
u
C/3 H
<^ "*
U II
w
CL4
pura corrosione siilla couchiglia .. N." i. a i4
II \ con azione locale
con azionc
contiuuata
dal punto leso
in avanti
1) la.
» 1 8.
CO
c
sopraeccitazione vitale » 2 '7.
tlepositi coloi'ati » 29.
semplici
Einitcria
(4)
varieta
(5)
complesse
(6)
molto
complesse
nel
volume pai'ziale
cli un sistema
nel
colore e disegno
neir
Atrofia . . .
Ipertrofia
» 3r.
» 36.
puramente dermale n 38.
ineiente al tessuto » 3g.
(7)
Etcrolaxia
(8)
MostruosUa
»9
pura fraltma Igiovane
sulla concliigUa jadulta
lesione dell'animale » 20. —
discontinuazione dei];li aiifralti .... » 21. —
distacco del peristoma » 22. —
canaliculazione » 23. 26
28
3o
35
4o
elongazione » 61. 68
asse della spira j depressione » 69. 75
nel diameti'O della spira » 76. 79
nella struttura superficiale » 80. 83
negli accidenti parziali » 83. 84
[ inversion generale n 85. 96
Diceplialia » 97. —
Di c^Ri.o ponno auJ
DEFINIZIONE
DI ALCUNE PAROLE
(i) AnomoUa = L' idea »lata tlelle anomalie ila Geoffroy u qui tras-
poilala alle variazioui. « Ogni particolarita organica clic nrescnla
» un iiuliviiluo comparato alia inaggiorila degli individui della
» sua specie , eta , e scsso » . Se questa particolarita e I'eiretto
di causa estranea e comprcsa nolle Modificazioni ; se la causa
e iucrente alia nalura deU'animale e vera Anomalia.
(2) Semplice Anomalia = gia per uso delta Vavieta.
(3) (Da l[u , mezzo, e zipccs , mostvo). Leggiera anomalia, la quale
non pone ostacolo al soddisfacimento di alcuna funzione , e non
produce dillormita di sorla (Geoff.).
(4) Scienlificainente Emiteria.
(5) L'anomalia e complessa allora che grave in apparenza , sotto al
rapporto anatomico , non pone pero ostacolo al soddisfacimento
di alcuna funzione , e non appare all'esterno.
(6) Molto complessa , quando rende difiicile , od impossibUe qualche
funzione , e produce negli individui , che ne sono affetti, una
viziosa conformazione differentissima da quella che ordinariamente
pi'esenta la specie (Geoff.).
(7) Eterotaxia , da r^zepc?, altro ; e ra^tg , ordine.
(8) Mostruosita , anomalie le piu gravi (Geoff.).
Serie IL Tom. I.
>E
2 26 STUDII SUI MOLLCSCHI EC.
W." I.
MODIFICAZIONI
PER AZIONE LOCALE DI PL'RA CORUOSIONE SULLA CONCHIGLIA.
ESEMPII
1. Ntti'icella tesscUala , Lamark.
Nella coUez. De Cristofori e Jan.
2. Ljmnaeus stagnalis , Draparnaud.
Brard , Histoire des coquilles etc. p. i33 coUa nota a p. i35:
(I Cclles qui vivcnt chins la mare d'Auteuil ont cela de remar-
)i quable , e'est qu'cUes sout raholeuscs, et comme coiTodees a
» leiir surface. Cela ticut pcut-elre a quelque ver qui vit dans
» cette mare et qui s'atluche a tourmenter ces mollusques ».
3. Ljinnaeus stag?ialis , Drap. P^. bicolor , Megerle.
Collez. DC. et Jan.
4- , Lymnaeus palustris , Drap.
Bouillet , Catalogue des Moll, de I'Auvergne n. 8i. V. p. 'jo.
colUi nota : « A la montagnc , a Pontgibaud , a Saint-Priest-des-
« Cliamps , etc. la coquiile est plus foncee , plus epaisse , et
>i souvent rongee , corrodee ».
5. Ljmnaeiis peregei- , Drap.
Bouillet , Catal. des Moll, de I'Auvergne n. 79. III. p. 68.
colla nota : « Dans les bassins des fontaines trcs-fraiches on en
» trouve une variete dont la coquiile Jjeauccup plus epaisse est
» souvent corrodee , rongee par des insectes. ll ne faut cepen-
» dant pas atlribucr ce fail a la fraicheur des eaux , car je I'ai
» vu plusieurs fois se lepresenler dans les mares, dans les eaux
» stagnanles n.
6. AmpuUaria intorta , Lam.
Collez. DC. e Jan.
■J. AmpuUaria n. s. ? afline alia PaludinoUles , Jan.
Collez. DC. e Jan.
Di rAni.o ponno aa^
8. Paludiiia liltoralis , Chemnitz.
Collez. Ponuo.
f). Pnludina intpuru, Drap.
/ ". (;oni|ialt;i , opaca , c l)iuiu-a.
CoHcz. PORHO.
lo. Melanopsis acicularis , Ferussac
Collt'Z. PORRO.
I I. Melanopsis olivu , Jan.
Collez. DC. e Jan.
1 2. Pjrena Cejlanica , Jan.
Collez. DC. e Jan.
1 3. Mclanopsui pavdalis , Meg.
CoUbz. DC. e Jan.
i4. Neritina Jlii\'ialUis , Lksneo.
Collez. PoRRO.
OSSERVJZIOJSI.
L'atlitudinc a subir corrosioni pai- geiierale a tutte quelle specie
idrobie, il guscio delle quali e di quakhe spessezza , sia clie nella sua
forinazione predomini la gelatina animale, come e de'Limnei, sia die
abboudiuo i sali calcarei, come nelle IMelanopsidi , eNeiiline, la quale
dillerenza notasi principalmente dai gradi di traspai-euza. Nelle corrosioni
s'hanno circoslanze varianlissime, altre costanti ; anzi piu iu taluno dege-
neri sono costanti quelle circostanze stesse, che mostransi negli altri insla-
bilmente ; cosi la profondita, estensione, forma e posizione non hanno
giammai una rcgola , ed intaccano si i prinii , che gli ultiiui anfralti
j)romiscuamente nella Navicella tcssellata , Lam. (n. i); ncl Lymnaeus
slagnalis , Drap. (n. 3) e nella /''. Bicolor Meg. (n. 3), iiel Lymnaeus
palustris , Drap. (n. 4) e \\c\ pereger , Drap. (n. 5); nelle due /tmpuUarie
(n. 6 e 7); nelle due Paludine Liltoralis, CnEnnnz (n. 8) ed impura,
Drap. (n. 9); non che nella Neritina Jluviatilis , L. (n. i4)- Nei dieci
citati casi la corrosione non si approfonda mai di tanto da traforare il
guscio che nella parele interna rimanc iulatto, e normalc. In alruno
degli allri casi i primi giri della spira sono talvolta altatlo dislrutli ,
cio che a prinio aspelto verrebbe a confonderc queste con quelle spe-
cie nelle quali la troncatura sorvegnente c carattere, se rinspezioiic di
2?.8 STIDII Sri MOI.LUStlll EC.
della circoslanza su cjualclie numero d'intlivklui non ce la moslrasse
eccezionale. Forse aiuliu crralo qucslo giutlizio in riguardo alio due
Mclunopsis oUva, Jan. (ii. i3); q pardalis, Meo. (n. i3), che non mi venne
dalo di vedere che in jiocliissimi individiii esistenli nclla coUczione De-
(Iristofori , e Jan. Invito percio clii pin di nie fortvinato puo cslcii-
derc le propiic osscrvazioni , a rcUificar la presente. In ogni modo
potrassi dedurre dai confronti stabilili die le specie compattc ed opache,
((uelle nolle quali v'lia predotninio di sali calcari sono le sole suscetti-
bili di vera distnizione, ma non lo sono gia tutte quelle in tal modo
roslituile , non mai le specie pcllucidc , o sovrabbondanti in gelatina,
e teiuii. Akra notevole circoslanza e che le corrosioni sono piii larghe ,
e piu profonde in qucgli individui che coUa loro apparenza mostransi
piu avanzati in et;i , nuUe negli individui che non toccarono ancora
lo stadio di compimento , I'ela adulta ; questo e importante ftitto da
considerarsi da coloro , i quali studiansi a trovar la ragione del feno-
meno , per la spiegazione del quale gia furono emesse opinioni disac-
cord!, come quelle di Brard, e di Bouillet gia avand citate nelle
note 2 e 5. II sig. De-Blainville tenne in conto tale osscrvazione nel
Manuel de Malacologie § \l des maladies et anomalies e lo pose come
oslacolo alia vei'ita del pensiero di chi vorrebbe le coiTOsioni cirelto
dcirazione disti'uttiva d' altri animali. Si aggiungano apprezzandole
con quel valore die meritano le riflessioni — che in un bacino stesso
trovansi specie corrose piu o meno, ed inalterate a seconda dei generi
ai quali appartengono — che individui della specie stessa sono piu 'o
nieuo corrosi quantunquc coaljilanti nelle circostanze medcsime — che
le corrosioni forse piu frequenti negli individui di certe localita appaiono
pero cgualmente in quelli di tulti i pacsi.
M." II.
MODIFICAZIONE
PER FRATTL'RA SULLA CONCHlGLIA GIOVANE.
ESEMPII • '
1 5. Helix pomatia , L. — ^'edi la lavola fig. i . ■ ' '
DI CARLO PORRO 22q
Rotta a circa due terzi del penullimo anfrallo. 11 guscio lipro-
dolto dairaniniale rigondasi di molto e hruscamente , ma conli-
iiuando ju-esto toriia alle forme e dimensioni normali.
Collez. DC. e Jan.
1 6. Helix pomatia , L. — V. fig. 2.
Rolta ad uii terzo dell'ultimo anfrallo. II lembo della fratlura
veiine forzalo all' iudeutro e I'animale \i pose ri[)aro con un de-
posilo inlerno foriuanle con questo mi angolo relto; le ruglic
ti'ansversali die in basso , dove era maggiore la frattura , pie-
gansi con gran curva dallo innanzi all' indielro , tornano mano
niano alia normale loro disposizione.
Collez. DC. e Jan.
J 7. Helix colubrina, Jan.
Rottura , e riparazione alia meta del penullimo anfi-atto. La
rottura forzo la spira a tendere al basso; il rilorno alia norma-
lila e preceduto da mia deviazione opposla formante colla prima
un angolo ottuso , lasciandosi cosi per poco tratto scoperta la
fascia bruna die gira sulla somma volta del terz'ultimo anfratto,
e die nello slato normale verrebbe ricoperta dal penullimo.
Collez. DC. e Jan.
OSSERrAZIONI.
Nellinfinito numero di tali: casi, die mi si oiTersero, non scelsi die
questi Ire siccome quelli die per tie diversi lali convengono a moslrare
una verila da tutli i casi egualmente dimostrala ed e cpiesla die la frat-
tura accaduta sulla conchiglia ancor giovane , e senza die I'animale
abbia riportala lesione , non impediscc il rilorno alia normalila. Ne e
primo segno la comparsa dell'epidermide ; la parte amorfa pare un mero
trasudamcnto della sacca viscerale. La parte normale pare il rilorno al-
I'azione dcgli organi del lembo del manlello ; le due secrezioni distin-
guoiisi ollrecclie per I'csistenza o mancanza dcU' epidermide anco per
I'ordine di tessuto , disegno , e colore solo proprio dellc secrezioni del
lembo del manlello. I tre esempi scelti a provare qucsla Icgge veggonsi
dominati da circostanze diversissimc e tiilli c Ire riescono ad eguali ri-
sultali. La frattura al n. i5 ben allindiclro deiranfratto csistenle for-
zava I'animale a gonfiarsi onde occupare il minimo spazio possibile fuor
aJo sTi'DU sui Moi.LUsriri fx.
ilel giiscio nel quale noii polcva capire per 'micro, c la secrezioiie clie
esso deponeva per mezzo clella sacca ilci visceri prendeva naturalincnte
ia forma dal corpo rigonfialo: eopcrla appcna (juella pavlc la quale iiou
sarcbbe riuscila a iiudo clie con jicricolo doll'animale , il lembo del iiian-
tello proseguiva nonnalmcnte ucUc propiie fuiizioni ; oiule I'anfralto
continuasi d'iiuU innanzi normalc siiio al eompinieuto , alia formazione
(lei labbro del peristoma. Nel n. 16 al eoulrario la parte staccalasi per
iVattuni veune cui-\ata con un angolo volLo airindeutro, c la forza clie
dellava quesLo nugolo dovettc cssere maggiore di quella clie 1' animale
poteva apporre a supei'ar la prcssione. La deposizione della sacca visce-
rale dovelte informarsi da questa circostanza , e mentre nel primo caso
v'ha esuberanza, qui scorgesi mancanza di spazio. Fors'anco la eoncre-
zionc clie sta perpendieolare , e lega il lembo antieo o superiors col
nuovo od inferiore , non e clie iin frammento deH'opercolo invernale
rimasto aderente alia parete interna ; questo diverso modo di \eder
riiuUviduo non altera per nulla la legge che con lal fatto cercliiamo
conferniare. 11 n.° 17, egiuile ai preeedenli,, da essi non per altro differisce
che per la direzione dello spostamento che diverge perpendicolarmente
all'asse spirale daU'aUo al basso ; in esso vedesi poi una reazione dal
sotto all'iiisu che lo rimette nella via della normalita. La forza di questa
reazione e tutta insita nella natura deiranimale.
n." in.
MODIFICAZIONE
PER FRATTURA SU CONCHIGLIA ADULTA.
ESEMPII
18. Helix aspersa , Mull.
Labhro columellare tronco ad im terzo della propria altezza
in modo da mostrare il cavo ombilicale; da questo piinto co-
mincia il labbro molto ritralto , crasso , leggerraente rovescio ,
internamente levigato , esternamente amorfo , spoglio d'epider-
mide , cinericcio. II lembo fratto irregolannente e distinto per
I'esislenza deU'eplderma , vivace ne' colon, cd internamente nor-
male. Sul peuultiuio aufratto alzansi dei punti , e risalli che
DI CARLO PORRO sSl
indicano la tlirczionc ed il confine dell' aiifrallo antcriorniente
esislente.
Collez. Vali.ardi.
ig. Helix holoscricea , Mich aid. — V. fig. 3.
La frattura accaddc verso la meta dcirultimo anfratto ; rifa-
cendo regolarmenle il labbro , per quanto alia forma, Taiiimale-
iion pole gia proluiigai'lo come prima , ma al Icmbo fratto ad-
dosso una deposizione crassa, hiancaslra, evasa ; restando ancora
sul pcnullimo anfratto, in creste salicnli, le traccie dell'anfratto
preesistenle.
Collez. PoRRO.
OSSERFAZIONI
Un tal modo di modificazione incontrasi piii raro del pi-ecedenle
perche non ogni frattura e riparabile in allora che la conchiglia e com-
piula ; se essa accadde niolto all'indieti-o non avendo Panimale atlitudine
a grandi secrezioni della sacca, ed esscndo cessata I'azione degli organi
del lemho del mantello e desso tralto a morte inevitabile ; se invece
non rimane soverchlamente csposto, in allora puo riparare alia perdita
soiVerla ed assicurare il proprio legamento come in avanti. In ogni modo
risulta una veritu contraria a qucUa emergente dai cast antccedenti
cioe che il rilorno dcH'ordine nella deposizione messa a ripait) del di-
segiio, de'colori , e dcirepidcrraa c in questi impossibile. Le itigioni
veggonsi cUiare nelle note che accompagnano i due present! casi ( n. 1 8
« 19) e per Ic antecedenti osscrviizioni.
E nell'uuo , e nclTaUro di questi due generi di niodificazioni per
frattura lotale nella conchiglia omisi parlare , e cilar esempii di frallure
parziaii fatte in punti gia solidi sicconae quelli che non ci moslrerebbero
che ['atlitudine ncH'animale a por riparo ailelesioni, e la qualita amorfa
dell:! secrczionc riparanle , verita giii abbastanza provale nei casi
cilati, i qiiali casi intercssavano anche piii pel niaggior numero di leggi
alle quali sono soltoposti.
aSa sTUDii sui mollusciii ec.
MODIFICAZIONE
PER FRATTURA CON LESIONE DELl'ANIMALE.
ESEMPIO
20. Helix arbiistovum , L. — V. fig. 4-
Fratta in piu luoghi , ed a tempi diversi. Le rughe transver-
sali di presso che tutto I'ultimo e penultimo anfratto sono ciu-
vate dair innanzi all' indietro , e con maggior sforzo presso alia
sutura , SI che al punto della attaccatura all'estremita del labbro
laterale awi una larga discontinuazione col penultimo anfratto , la
cpiale mano mano che portasi indietro si ristringe, e scompare.
CoUez. DC. e Jan.
OSSERFAZIONE
Questo deve essei-e case anco piu raro de' precedent! non essendosi
sino ad ora a me esibito che in un unico individuo; emerge da esso
una terza legge , ed e che quando nella lesione c interessata una
qualsiasi parte del mantello deU'animale, in allora il marchio della le-
sione anzi che scomparire si fa sempre piu evidente da quel punto in-
nanzi, ed il ritorno della normalita si rende impossibile; tolta la causa
necessariamente devono mancar gli effetti.
ni CARr.o ponno ^33
W.° V. VI.
^lODIFICAZIONE
PER DISCONTINUAZIONE d'alCUNO DEGU ANFUATTI,
E PER DISTACCO DEL PERISTOMA.
ESEJIPII
21. Planorbis siibinarginatus , Drap. — V. fig. 5, a. parte superiort-,
b. parte infcriore.
I pritni quatlro anfratti sono tlisposti iiormalmeate nel piano oriz-
zontale ; il cpiarto circa la mela del suo giro sovra]iponesi quasi
orizzoiitalmentc al tcrzo , iuili si sottopone formando col piano di
cjucUo ua angolo ottuso; passando a formare il quinlo giro si
stacca, ritoma al dissopra , ed aderisce di niiovo presso a fonuare
il peristoma.
Collez. PoRRO.
2 2. Neritina Jliwiatilis , L.
Uu terzo del peristoma, dal lato superiorc, e staccato dal pe-
nultimo anfratto.
ossERrjziom
Le ragioni d'ambo qiiesli due generl di modificazioni mi restano
incognite , forse haiuio origine da cause discguali , forse , ad onta clic
diverse , won provengono che da una sola. Se si ha riguardo alia presso
che continua regolarita del tessuto principalmenle del n. ai viene tolta
ogni idea di urto, e se la causa si volesse uon ostinte ripetcre da forza
estranca potrebbe attribuirsi a regolare , insuperabile compressione ; ma
il moUusco poteva egli durare nella vita costretto contiuuamenle ad una
localita , o sotto I'azione di una continua forza modificaute ? II pi'oblema
invita altamente , pi^ che I'attenzione del Naturalista-Storico , quella
dello studioso Fisiologo.
Serie II. Tom. I.
FF
a34 STUDII SUI MOLLUSCHI ECC.
TX," Til.
MODIFICAZIONE
PER CANALICULAZIONE.
ESEMPII
a3. Helix praetexta , Jan. ( //. platjchcla , Mke. ).
PiiiLippi, Enumcrat. Moll. Sic. p. 129. n. 14.
34> Helix pomatia , L.
Collez. DC. e Jan.
aS. Helix neinoralis.
Collez. DC. e Jan.
26. Helix verticillum , Fer. — V. fig. G, a. pavtc siiperiore, b. profile
coa clisegno dell'aperlura.
Collez. DC. e Jan.
OSSERFAZIONI
Pill diflicile ancora e il proporre una causa alia modificazione per
caualiculazione alia sulura. Nolisi die dessa canaliculazione noii scorgesi
dal prime svilupparsi dell'animale, ma sopraggiunge in taluno molto tardi,
nu semprc dopo traccc di lesione. Neir//e/£\r •verticillum Feu. n. 26.
manifestasi tosto dopo uno di quegli iuspessimenli annulari, pseudo-pe-
ristomi die in piii specie indicano il punto del letargo invernale. Essa
scanalalura, poco in priiici[)io, mano mano si fa piii larga, e profonda.
Tie de'succitati eseinpi (n. 24. 25. 26) nei quali veggonsi allette da
canaliculazione specie nolissime , bastano a lorre ogni dubbio , e ad
assicurare reccezioiialita di tale circostanza. Dubbio craesso dal D. Philippi
al n. i4 , p. 129 deU'enuinerazione de'Mollusdii da lui rinvenuli uel
regno delle Duc-Sicilie.
NB. Geueralniente parlando lo studio delle modificazioni per azlonc
di agenti estranei puo fruttarc maggiore ulilita al Fisiologo die non a
dii altcnde alio studio ddla pura Storia Naturale. Esse modificazioni
metlono alio scoperto Ic leggi diiigcnli Ic reaziaui dcU'essere per la con-
servazionc dd proprio individuo^ e danno modi di calcolai'e le forzc di
([uesta reazioiie.
OI CARLO FORRO a35
Hi." ^iii.
ANOM.VLIA LOCALE
PER SOPRAECeiTAZIONE DI VITA.
ESEMPII
37. Ilclix nemoralis , L. — Var. 5-fasciala. — V. fig. ■j.
Dopo il priino jierisloma novmalc segiic una coiiliim.izione d'an-
fratto clie si rovescia per poco spazio sul preesistenle labbro colimiel-
lare , indi si stacca e si allunga all' innanzi , e quantunqiie privo
tli epidcrinidc jjorta le traccie delle cinque fascie bimne concor-
danti ncUa disposizion loro coUe antecedenti nornaali. All'eslrctno
Icnibo Tanfratto si piega come uu labbro ed affetla le forme di un
iiuovo peristoma.
CoUez. Villa.
28. Helix albopustulata , Jan.
Dopo il priiiio peristoma normale segue un nuovo accrescimento
sporgente per alcune linec, privo d'epiderma, biancastro, teriiii-
nato da peristoma aiuorfo.
CoUcz. PoRRO.
OSSERFAZIONI
II sig. De-Blaisville ncl paragrafo gia altre volte citato del Manuel ile
Malacologie scrive in tale proposito die « il faut mettre aussi dans la
)) meme categoric (des anomalies) les doubles bourrclels qui se forment
>) dans ccrlains individus univalves, apres que parvenus a I'litat adulte le
» bourrclct normal est produit ; ccla tient, sans doule, a une surcxei-
» talion dans les forces vitales detcrminee par quclque circonslance lo-
» cale )). L'opinione di lui vien confer m ata dal modo di sovraggiungimento
d'anfrallo dcir//e//a: n." 27 nella quale, ad oiita die IVpidcrma sia nullo,
o (piasi nullo, c le fascie bruue ridotle a seniplici traccie, pure veg-
gousi opera dcgli organi del lembo del mantello ; che altrimenii questi
segni, per quanlo pochi, non avrebbero potuto menomanicntc esistere.
a36 sTCDii sn molluschi ec.
ANOMALIA LOCALE
PER DEPOSITI COLORATI.
ESEMPU
2f). Paludina impura , Drap.
Vaiieta Ijianca c pelluclda la quale porta in sul penultimo an-
fratto due linee IransversaU croceo-feiTuginee.
Collez. PoRiio.
3i). Paludina impura , Drap.
Var. rosea-piccola — dall'viltima meta del penultimo anfratto
all'innanzi e transversalinenle segnata per numerose striscie avvici-
nale , piu colorate che il restante della conchiglia, e che poste
trayerso la luce vcggonsi piu opaclie, piu compatte nel lessuto.
OSSERrjZIONI
Questi due casi mostrano siccome, influenzati talvolta da circostanzc
di nutrizione od altre , possano alcuni molluschi segregare elemeiiti che
ordinariamente iion sono loro proprii , o variai'e repentinamente e
siicoessivameiile nellc quantita e dosi costituenti le seciezioni. La Pa-
ludina impura u. at) ha tiaccie di sali metallici, pioijabiluiente d'ossido
di ferro, quando geiieralmente nelle sue secrezioni non appare princi-
pio niuno colorante, o mininio nelle varicta leggermente rosee. L'altra
1). 3o varia alternali\auicntc e rapidamente nella quantita di secrezione
onde talora il guscio di lei e piu compatto ed ojiaco, lalora piu lievc,
c. translucido , o forse la divcrsila del tessulo proviene dalla quantilA
dlversa di gelatina animalc e di sali calcai'ci dci quali compongonsi suc-
cessivamcntc gli strati.
Di CARLO ponivo aS^
IX," X.
ANOT*L\LIA EMITERICA
PER ATROFIA PARZIALE d'uN SISTEMA.
ESEMPII
3 1 . Helix muraUs , Muli.er.
/^. carenata — CoUez. DC. e Ja:*.
32. Helix umbi'osa , Partsch.
f^. carenata. — Collez. DC. e Jan.
33. Helix pjramidata , Drap.
/^. testa duplo minor, anfractu ullimo subcainnato.
Philippi. , Enum. Moll. Sic.
34. Helix albilabris , Say.
V. |3) siibcarene'e et a spire plus saillante.
Fer. , Hist. Nat. gen. et part, des Moll. etc. T. 43- f- '•
35. Paludina inipura , Drap. — V. fig. 8.
V^. Torriculaia ; aufratti distinti per profonda siitiua , carena
pronmiciatissima.
Collez. Villa.
OSSERf'JZIOyi
Tal modo d'anomalia e tra qiicUi ai quali devesi maggior attenzione
da clii viiole stabilire giustaniente le specie. V'lia somma facilita ad es-
sere indotti in errore confondendo le variela colle specie e ad alzar
quelle al grade di queste. L'apparcnza o mancanza deUa carena , la
forma arrotondala od angolare dcgli anfratli , e laic circosianza della
quale alcuiii \ollero apprezzare T iuiportanza a paro dell evidenza , e
grossolanamente ad essa appoggiandosi non dubitarono fondare uon
che apposite .specie gcneri particolari. Sfnggi alia superficiale lore os-
servazionc il fallo die moUissime specie ajiparlcncnli a gencri dispara-
tissimi avauli locchiuo il conipimcnto lian\io gli anfralli carenali , e
quindi trascurarono assieurarsi sc Ic loro nuovc specie cd i geueri che
a3S^ sTUDii sui Moi.i.uscm ec.
novellaiiiciilc foiulavano jiorlassero i scgiii del compimcnto. Ben piu
facile iloveva csscre V iiiganuo quando i scgiii del coiijpimcnto esi-
bivausi evidenli , iiuUibitali , jiiii dillicile lo seeverare I'illusionc dclla
noil ideiitila di specie , e I'assegnare il posto evideiite di eccezionalilu
a qiiesli iiidividui. Tenlisi iudagare la ragionc di lale anomalia. Pare
uou debba la propria origine ghe alia maucaiiza di sviluppo di alcuni
visceri. La carena die, come accennammo, appare frcquciite iiegli in-
dividui giovaai di alcune specie Ic qiiali giuLile a compimento iie vanno
poi eseiili , provienc dalla deprcssioiie clie trovasi nella sacca viscerale
al hiogo dove esistono gli orgaui della generazioiie giaceiiti in uno stalo
rudimentale siiio al moniento del inassimo sviluppo, nel qual momento
le forze viLali non piu spese a conliuuare raccrescimcnto vengoao atJ
essere iinpicgale nella riprod.uzione. Se poiigasi a confronlo il volume
oecupato dagli organi generatori p. e. di uu Helix quando Irovasi net
pieno suo sviluppo , e lo spazio che tengono avanU clic I'animaie tocchi
al compimento vedcsi enorme la diflerenza. Nel primo stato la verga
colle sue appeiidici , la borsa del dardo , i ricchi fiocclii delle vescicule
multifide , I'ovidolto , il testicolo ec. distendonsi solto la nietu interna di
quasi lutlo I' ultimo anfi'atto , rialzano la sacca viscerale , equivalgono in
volume ad un quarto e piu della intera massa viscei-ale ; nel scecndb
Qaso lulto il sislcma e rldoLto ad un tenue duplice filo intorno ad un
punto del quale girano a foggia d'anello quasi impercetlibile le vescicule
multifide , la borsa del dardo non e die una minima escrescenza, To-
vidotto e attenuato c filiforme , quasi nuUo il testicolo. Che se per di-
fetlo ingenito allorganismo , o per causa qualunque sopraggiimta , lo
Stato d'atrofia del sistema generatore viene a continuarsi anco oltrepas-
sato il ]>unto del massimo sviluppo, allora la carena non conliuuera essa
pure suUa concliiglia ? Ne infrequcnte e I'alrofismo di questo sistema
neinoUusdii compiuli. La inemoria anatomica deWIIelijc algira L., scritta
dal sig. Van Benf.den c pubblicata negli Annales des Sciences Naturelles,
T. V. i836, ollre, accvn-atamcnte dcscritto e disegnato, uno de'casi che si
esibirono all'autore. Esso pero non fa cenno di diffcrenza esistente nel-
Vinviluppo teslaceo, e pone in dubbio che si debba ritcncrne causa se
la lunga prigionia fatta soHVire agli animali o se la quantilu e qualita
degli alimcnli, o se in essi qiiesto alrofismo e periodico dopo o prima
la stagionc degli amori. Concorre in quesia ullima opinione il sig. Fonii-
MANN, il quale fccc allAccademia, colla leltura anco uurapporlo di questa
Di CARLO PORRO a3g
diligcntissima memoria (V. Inslitut. Sect. II. An. IV. n. i44 )• Qua-
liinqiie si acccui tli cpiestc Ire cause in allora la concliiglia dovev a
esser normalc ne si avra a muover taccia al silciizio del sig. Van Beneden
suUa slriiUura del guscio , che , sc I'atroGa del sistenui era conlinua ,
essa avrebbe reagilo sull' liiviluppo , e ne sarebbe risultala la carcna.
In ogni modo, e tra i dubbii questo esempio raostra raltitudine dcH'a-
tiofismo negli organi generalori.
ANOMALIA EMITERICA
PER IPERTROFIA PARZIALE AD UN SISTEMA.
ESEMPII
36. Lymnaeus palustris, Drap. — V. fig. g, a. anteriore, b. posteriore.
L'ullimo anfratto , per due tern fortemenle deviato aUindietro,
e rovesciato.
Collez. DC. e Jan.
37. Lymnaeus corvus , Gmelin.
Come sopra.
Collez. PoRRo.
OSSERP'JZIONI
E cosa singolare come questa anomalia non siasi trovata almeno
finora , clic in un solo genere , nei Linmaei. La concliiglia perfelta
giuntii airuUimo giro gradatamente si , ma con rapidita , si allarga ,
si espande e quasi evade all' indielro ; non si puo «th-ibuirne la
causa a ncssuii agenlc cslcrno perclic non scoi'gesi traccia di frat-
Inra o coniprcssione nel tcssuto il quale ollVesi norinale , repidermidc
corre su di esso liscia , regolarissiiiia ; piuttosto sembra elFetto di un
sovercliio sviluppo di qualcuno dei sistemi viscerali il quale abbia sede
nella parte superiore presso al capo , e clie siasi ipertrofiato poco in-
nanzi il luoiucnto dello stadio di perfezione. 11 sislenia degli organi
geiieratori soddisfa a luUe queste condizioiii e per la posizione nella
quale giace C perche e poco avanli che la conchiglia venga perfelta ,
2l\o STl'DII SUI MOI.I-VSCnr EC.
che esso tcnde a sviliipiiare quelle Ibnnc le qiiali sono a lui hcccssaric
onde farsi capace di altivita. Esso sviluppasi con icgolare progresso ,
ed auclic per qucsto Into concorre nci caraltcii della concliiglia. Quale
poi sia prccisamcnle il vlscere atrclto da ipertofia, se lutti lo sieno anzi
che un solo, o quanto la parte ipertofiala allonlanisi daila noniialila, di
queste nolizie resla pur anche dcsiderio. Aniho Ic couchiglie da me
citato not! si conobbero clic vuote deU'animale; quando occorra trovare
tui terzo individuo in piu lavorevoli circoslanzc sara aperto un campo ad
utili osservazioni anatomic he per chi voglia farscue scrulatore.
IV." XII. XIII.
ANOMALIA EMITERICA
PFR COLORE E DISEGNO, SIA ESISTENTE NEL DERMA SOLTANTO
SIA DEL TESSUTO.
ESEMPII
38. Helix vermiculata , Muli.er.
f^. a) testa albo-subrufescente.
f^. b) testa omnino griseo-fusca , subbizonata.
V. c) testa quinqucfasciata, fasciis albo fuscoque ai'ticulatis.
f^. d) testa quadrifasciata, fasciis omnibus albo, fusco, et luteo
articulatis.
P^. e) testa quincpiezonata , zona superior! fusco et albo-ar-
ticulata , alteris iiigricantibus integris.
V.f) testa albo-quinquczonata , zonis continuis nigi'icantibus,
non inlerruptis , nee punctatis.
V. g) testa alba , fusca , nigricante , quadrifasciata.
V. h) testa spira productiore , trifasciata , fascia superiore la-
tissima, albo-maculata , et punctata.
J^. i) testa omnino subfusca.
Deshayes, Enc. ISIeth. P. II. T. II. p. 242. n. 5 colla osserva-
zione « nous coraplons neuf varietcs , inais on pourrail en faire
» un plus grand nombrc si on Toulait s'attacher a trop dc mi-
)) nutics. — Si on veut en suiwe la progression on s'assurcra qu'il
Di CARLO ponno 2 j i
« en est cle cette espcce coinine de beaucoup d'autrcs cjiii passent
)) du blanc, qui est la couleur du fond, au liruii fence, qui est
« celle dcs fascies ».
39. Neriiina meridionalis , Pimlipi'i.
f^. i) — minuta ; aterriina, nitidissiina , labio tanluin albo.
J^. 2) ^ fusca vfl violacco nigra; rarius maculis albis ornala.
J^. 3) — albida, lineis Icnuissimis, densissimis, fuscis picla,
et sensim in priorem transicns.
y, /J) — alba, aut pallide violacea, lineis violaceisflexuosis, an-
gulalis, tenuioiibus, aut latioiihus, densioribus, aut rarioribus picta.
f^. 5) — flava , lineis •violaccis ul n. 4 picta.
f^. 6) — flava , lineis flexuosis rubris picta.
J^. '^) — rosea , lineis flexuosis rubris picta.
f^. 8) — rosea, maculis obsolelis.
V^. 9) — flava , maculis ol)solelis.
f^. 10) — flavida , maculis purpureis sidjquadratis , saepe cou-
fluentibus , tessellatis.
/^'. 11) — alba, fasciis tranversis, distanlibus, ziczac-formis.
y. 12) alba, fasciis transversis , distanlibus, rectis.
Philippi, Enum. Moll. Sic.
40. Helix sjh'alica , Drap.
Deshayes, Eiic. Metb. P. II. T. II. p. 240. n. 83.
Lo stesso osseiTa clie questa specie deve aversi per nicra va-
i-icla dell'//, nemovalis L. , nel qual grado le va anco parcggiala
\ Helix liorteusis L. , perche « les elements des variations sonl
» tels , ils peuvcnt cntrcr en comblnaisons de tant de manieres
» que nous avons la conviction que Ion finira par rassembler au
» moins deux cents varictt's de I'espece telle que nous voudrions
» qu'on la considerat. Cc nombre de varietes nous semble d'autant
» moins exagere que quoique nous soyons loin de posseder toutes
» les variele's connucs nous en avons rasscmble cependant, de
» qucl({ue point de la France seulement , prcs de cent-cinquante ,
» etuous ne connoissons ni cclles de lEurope scptenlriouale, Alle-
» mngne , Pologue, Russie, ni celles de I'Europe meridionale, ou
» ellc est en abondance, et ou elle eprouve bien probablement,
» par suite des causes locales, des variations non nioius uombrcuses
» que chez-nous » .
Serie II. Tom. I. gg
a43 STi'Dii sLi Moi.i-U!it:iu ec.
OSSERFJZIOAI
Tal inodo ili anoiiialia, fra Uilli il jiiu frcqucnle, c pur qucllo die
IVa gli altri nierita parlicolare osscrvazione ; esso fu causa ili nutiierosi
errori, e fonte di confusione nclla creazioiic clcUe specie. E nolo esser
duplice il inodo di colora/.ionc, od allatto dcnnale , o risiiltaute da par-
licelle deposle tra le laiiiiucUe niucosc caliarce le quali cosliUiiscouo il
vero tegumento duiranimalf. Sia I'uno sia Tallio di qucsli modi clie co-
lon una coiiciiiglia non pcrcio diminuisce la variazione del colore ,
e del disegno. lu una concliiglia sia ncU'uno, sia noiraltro modo scre-
ziala , puonno distinguersi due parti il fondo o cainpo , ed uno o piu
colori secondarii, ma il predominio dell'uno sugli altri nella conchiglia
e impossibile staljilirlo come caratteristico di specie , non raro anzi
Irovasi o I'uno, o gli altri esclusivamente. E citata ad esempio al n.° 37
V Helix vermiculata, nella quale trovansi gli estreuii ojiposli f^. a) e f'. i)
i; notisi die in questa specie non incontransi die il campo biancastro,
ed unico colore il bruno ; i gradi iutermedii alle estreme varieta sono
infmiti, i principali soltanto vengono notati alle leltere b) c) d) e)f)g) h).
In questa specie la colorazione e puramente derinale, per lo conlrario
i colori sono inerenli al tessuto nel seguente n.° 4o Helix sjlvatica, Drap.
e la nota del sig. Deshayes, della quale abbiamo corredata la citazione , ci
esenla dal dire piii oltre sul proposito di lei.
Lo stesso ritengasi generalraente parlando della colorazione del ])e-
ristoina , e V Helix sjlvatica Drap. pub sei'vire ad esempio nelle due
varieta nemoralis L. ed horteiisis Mull. ; autico e Tuso di appoggiarsi
a queslo pseudo-carattere , e facile e il raccogliere una lunga nota di
false specie die da questo mal uso conseguirono.
Anco maggior confusione e tra le specie , i colori delle quali sono
suscettibili di cangiamento. Stia ad esempio la Neritina meridionalis
Philippi citata al n.° 3q. I colori del campo variano a seconda degli in-
dividui dal bianco al gialliccio , al gialio , al roseo , i secondarii dal
neinssimo al nero-violaceo , al fosco, al viola-pallido , al viola-rosato ,
al porporino. La combinazione de'disegni e egualmente indefinita. Questo
e uno del casi non infrequenti nci quali considerati il colore e il disegno
come caratteri di specie , si vciTcbbe forzali alia crcazione di tanto
numero di specie quante sono le possibili inodiQcazioni, e combinazioni.
Di cAiiLO ponno 243
di queste due circostanze, ed essendo il numero di quesie modificazioni
e combinazioni infiuito verrebbe ad ingenerarsi inestricabile confusione.
Nella necessita di fissarc un jjrincipio, per ine non troverei scoiivenevole
il ricercarlo nellc leggi dcUa chimica. Osservisi che tiilte Ic succennate
gradazioni di colore non soiio infme die il risultato di dosi diverse di
coinbinazione d'ossigene e d'lin mctallo, parrebbe qui il manganese; il
principio colorante e adnnque identico in queste conchiglie lulte all'ap-
parcnza disparalissiine. Cio rileniito avrei per mere variela di questa
specie istessa tuUi quegli individui i quali nel resto simili dilTei'issero
solo per un grado di colore il quale polesse riconoscersi effetto di nuoTc
combinazioni di ossigene e manganese; avrei per specie diversa qualun-
que ultra Ncritina che a questa quantunque egualissima ofTerisse colori
proTenienti da qualunque altra base metallica, tali il verde, Tazzurro ec.
Questa ad onta di una superficiale apparenza dovrebbe aversi per di-
versamente coslituila e diirerente ne'costumi , perche od avrcbbe I'atti-
tudine ad assimilarsi principii diversi, o le funzioni organiclie agirebbero
in essa in modo tutto dilFerente.
Le leggi che reggono le secrezioni in riguardo alia disposizione degli
atomi coloranti , ossia al disegno , sono per anco invoke in troppo di
oscurita perche si possa azzardare intorno ad esse osservazione veruna.
Si sa che alcuni vasi del lembo del mantello segregano le parti colorate,
ma non si sa come e perche essi si spostino continuamente in alcune specie,
o momentaneamente si sopprimano , dando cosl origine a vario disegno.
M," XIV. XV.
ANOMALIA EMITERICA
PER F.LONGAZIONE DELl'aSSE DELLA SPIRA , O PER ADBRFVIAZIONE DELLO STESSO.
ESEMPII
XIV.
4 [ ■ Helix pomatia , L.
Coll. DC. e Jan. n. 69. r. ^.
Urap. Hist. Nat. p. 87. n. i5. f^. (i.
Deshayes, Enc. Meth. P. II. T. II. p. 243. n. 86. F. p. testa
scalari, anfractibus disjunclis. Bouillet, Moll, de I'Auv. p. 28. n. 19.
2.).^ STL'nll SUI MOLLUSCHI EC.
/•'. |5. colla nola u A la montagne dc Gcrgovia pres Clcriuoiu,
)i priucipaleinent sur les faces nieridionalc et scptenlrioiiale , on
» trouve des varietes asscz allonges ».
Ed altri aulori in gran numero.
43. HcUx pisana, Lasi. — Y. fig. 10.
Payraud, Moll, de Corse u. 200. p. 18. T. V. fig. 6.
J^ar. turrila.
Collez. DC. c Jan.
43. Helix fiortensis , L.
BouiLLET , Moll, do I'Auv. p. 32. n. 23. IX.
44- Helix lapicida, L.
Boun.LET, Moll, de I'Anv. p. 38 n. 32. IX. colla nota « On
» rencontre quelqucs fois des cocpiillcs dont le dernier tour est
» plus ou moins scpare de I'avant dernier. Je en possede un
» a-peu-pres scalaire )i.
45. Helix aspersa , Mult.. — V- Cg- i'-
Collez. DC. e Jan.
Deshayes, Enc. Metli. P. II. T. II. p. 23G. n. '79.
^. i) — Deshayes ; testa suturis profunda canaliculatis.
f^. j) — testa trochiformi , spira pi'oducta , non disjuncta.
y. k) — testa anfractibus disjunctis , trochiformi.
Ferussac , Hist. Nat. Part, et Gen. des Moll. « Monstruosite en
» spirale allongee n'ayant presque I'empreinte volutaire » (copiee
do Van-Born ).
46. Helix nemoralis , L.
Menke, Verzeichniss etc. n. 47-
47. Helix striata , Drap.
Collez. DC. e Jan.
48. Helix ericetorum, IMull.
f^. inegualmente turrita.
Collez. PoRRo.
49- Helix venniculata , IMiirx.
P'. h) testa spira productiore.
Deshayes , Enc. Meth. P. II. T. II. p. 2.42. n. 85.
5o. Helix Mazulii , Jan.
Collez. DC. e Jan.
5/. Helix cincta, MiiLi..
Collez. DC. e Jan.
Di CARLO ponno 245
52. Helix miiralis, Mull.
CoUez, DC. e Jan.
53. Helix cingulata. Stud.
Collcz. DC. c Ja?j.
54. Helix sjlvatica, Drap.
Deshayes, Enc. Me'lh. P. II. T. II. n. 82. p. 241.
55. Helix incarnala, ISIull.
Menke , Syn. Moll. p. 20.
56. Helix candidula , Hud.
Menke, Syn. Moll. p. 20.
5n. Helix candidissima, Drap.
Fer., Hist. nat. gen. ct part, des Moll. pi. 27. f. 12. =: Indivldu
dont la spire est detachee.
58. Helix spiriplana , Oliv.
f^. elevata = Fer., Hist. nat. gen. et part, des Moll, planche 38.
59. Bulimus acutus , Brug.
Collcz. DC. c Jan.
60. Claiisilia bidens , Drap.
Boun.LET, Moll, de I'Auvergne p. 5o. n. 48. I. colla nota « J'ai
1) recueilli dans le pare d'AUagnat pres le Puy-de-Dome un in-
» dividu dont la coquille est scalaire ».
6r. Cjclostoma elegans , Drap.
Menke, Vei-zeiclmiss etc. n. 188.
62. Planorbis marginatus , Drap.
MicHAUD, Complement etc., gen. 14. p. 79. pi. 16. f. n. 12.
BouiLLET, Moll. Je I'Auvergne p. 63. n. 71. VIII. colla nota
<i II arrive souvent de trouvcr des monstniosites des individus
)) dont la coquille est trcs-eoncave , ou dont les tours de la co-
» quillc reposcnt les uns sur les autres ; j'en possede plusieurs.
63. Planorbis vortex , Mull.
Mu'.HAuo, Complem. gen. 14. p. 79. pi- 16. f. 9. lo.
64. Lymnacus stagnalis , Drap.
CoUez. PoRRO.
65. Ljmnaciis palustris , Drap.
Collcz. DC. c Jan.
6G. Paludina riibens , Me.nke.
Philippi, Euum. Moll. Sic. p. i48. n. 3.
a46 STUDU SUI MOLLUSCHt EC.
67. Paludina impura , Drap.
CoUez. PoRRO.
68. Neritina Jluviatilis , L.
Collcz. Villa.
XV.
69. Helix pisana , Laji.
Collcr. DC. e Jan.
70. Helix liicorum, Mull.
Collcz. DC. e Jan.
7 1 . Helix platjchela , M.ke ( Syn. //. practexta , Jan. ).
Collez. DC. e Jan.
72. Helix candidissima , Drap.
Fer. , Ilisl. Nat. gen. et part, des Moll. pi. 27. f. ii.
73. Bulimus radiatus , Brug.
Collez. DC. e Jan.
74- Bulimus modestus , Jan.
Collez. DC. e Jan.
7.5. Paludina rubens , M.ke (Syn. P. ferruffinea , Jan.).
Philippi, Enum. Moll. Sic. p. i48. n. 3.
OSSERP'AZIOJSI
L'elongamento dell'asse spirale non solo riscontrasi in natura vario
airiiifinito , ma mi vien delto che con mezzi ai-tificiali siasi ottenuto nelle
Helix sino al grado di totale disgiunzione degli anfratti. La conchiglia
di un mollusco univalve puo considerai"si come un cono proteggente i
visceri , e che s'informa colic pi'oporzioni , e disposizioni loro. La po-
sizione arrotolata de'visceri, e per molta parte determinata dai muscoli
delia sacca viscerale. Nella suesposta nota non solo si ha csempio di gran
numero di specie, ma di otto generi appartenenti a ciascuno degli ordini
e sotto ordini. Sono polmonacei terrestri le Helix, Bulimus, Clausilia,
polmonacei acquatici i Planorbis e Ljmnaeus , e pectine - branchiate
lerrestre la Cjclostoma , accjuatico la Paludina , e la Neritina. Di alcune
specie veggonsi ncUe coUczioni i trapassi dalla forma globulare depressa
alia elongata , alia totale disgiunzione degli anfratti. Piii di esse specie
avule come rarissime e distinle dagli antichi conchiliologi vengono ora
conosciule per specie comuni alfellc da tal modo di variazione.
Di rAHi.o ponno 2 {"
^lii in laiitii iiicertczza di I'orinc incontransi alcune circostanze Ic
<juali |)cr la coslanza loro ineriUno di esser tenule a calcolo , e i .° la plii-
ralila dcUe specie {^oiniiacincatc deltc iiorinali sta |>iu presso alia mas-
sima depressionc die noii al massitno svolgimenlo. Fu per giustiCcare
<|uesto fatto clic cilai hinga serie di modificazioui neiraltczza deH'asse
spirale. In 35 casi 26 haniio I'asse pin elongata de'casi norniali, soli 7
riianno piii depressa di qucUo clie comunemeiite nella specie loro non
accada; c questo il risultalo di indagini .fatle con egual cura su ninnero
cguale d'opere , e di collezioni. 2.° V'hanno , e non di rado , esempii
di concliiglie normalmente discoidee le quali si fanno globulose ed anco
trocliifornii, invece non conosco escmpio che una conchiglia globulosa o
Irocliilbrmc variando riducasi a perfetta forma discoidca. Dalla coslanza di
questo fatto credo poter dedurrc che la legge che cosiringe alia forma
discoidea un mollusco se non necessaria e almeno priucipale nell'ordine
della esistenza di lui. II genere Helix, quale dagli autori comuuenientc,
non da Ferussac, e rilenuLo, quantiinque racchiuda in se solo quasi dtic
terzi delle specie terreslri conosciute , e molte di esse sieno di furnia
non die globulare, appiattita, non dislrugge con esempio niuno sia iior-
niale die accidentalc la costanza di tal fatto. Intendo per forma disco-
idea quella die viene determinata dalla perfetta sovrapposizione di ciascun
giro di spira suU'anteriore in modo che tanto la parte superiore che
I'inferiore della conchiglia perfetta sieno concave od ouihilicate o per-
forate , c che egualmenle conlinuandosi il peristoma poggi coUe estre-
mita suUa parte siipeiiore, e suirinferiore del penultimo aufratto. Queste
riilessioni mi deciscro a scparare, e nominar come genere Tunica mol-
lusco polmonaceo terrestre che Tidi dotato di perfetta forma discoide
la Drepanosloma nautiliformis mihi (Vedi Biblioteca Italiana, T. LXXXIT.
1 836, cd il Magasin de Conchiliologie del sig. Guerin): conobbi di essa
pill centinaia d'individui coslantemente simili. Se v'ha altra specie nola
dutala di siinili circostanze ed era accomunata alle Helix, essa separata
da (piel genere deve a queslo riunirsi, ed amerci oiTerisse forme piu di
questa sviluppatc ondc venisse anatomicamente indagata da diligente
scalpcllo.
a.p STL'DII SUI MOLIX'SCm EC.
A N 0 M A L I A E M I T E R I C A
NEL DIAMETRO BELLA SPIRA.
ESEMPII
A. abnormalincnte perforate.
76. Helix cincta , MiiLL.
M.KE , Syn. Methodica Moll. p. i5 , p'. |3) perforata.
'"']. Helix candidissima , Drap.
]\I.KE, Syn. Metli. Moll. p. 16, V. c) timbilicata.
78. Helix margiiiata, Lam.
M.KE , Syu. Me'th. Moll. p. 24 ? ^ • t^ ) umbilicata.
B. abnormalmente imperforate.
79. Helix rhodostoma , Drap. (Syn. //. pisana , MiiLL.).
M.KE , Syn. Mctli. Moll. p. 28 , J^. d) iinperforata.
OSSERFJZIONI
Moltissime tra le couchiglle sono prive del vuoto della spira solo in
.tUora die sono compiiite; nel loro stadio anteriore lo mostrano patente,
nu vicn oUurato che dalle ultime deposizioni ; altre continuano ad essere
ombilicate o perforate anche ncllo stato perfctto , altre inline ne maiif
cano anco in eta giovanile. Le anomalie di perforazione , od imperfora-
zione in qiiesti duo ullimi casi debbonsi averc come proccdcnti da caiise
ingenitc ncH'animale , esse corrispondono ad un maggiore o minora
spostaraento nci visceri ; le cause modificanti il prime caso sono di mi-
nora importanza e facilmente noa datano che dagli ultimi momenti dello
sviluppo iiidividuale.
D» CARLO POKRO 2^g
ANOMALIA EMITERICA
NELLA STRUTTURA SUPERFICIALE.
ESEMPII
80. Helix pulchella , Mull.
f^. costata, MiiLL.
8[. CJioristoma truncata , Jan.
f'. costulata , Risso ( gen. Truncatella , Risso ).
82. Ancylas lacustris. Mull.
f^. Sol , PORRO.
OSSERFAZIONI
Alcuiie concliiglic mostransi, e non infrcquentemente , varie nel tes-
suto; indWiilui appartenenti ad una unica specie sono talvolta di spcs-
sez2a sempre eguale, altre volte variano alU'riiativamente e siibitameiile
in densiti dando origine esternamente a pieglie e costicine regolari piu
o mcno evidenti. Andrebbc errato chi credessc col sig. Boiillf.t doversi
ritenere normali gli individui costulati , ed alierati gli altri per sfrega-
mcnlo accaduto nclla lunga eta loro ; trattando dcUa varieta costata del-
V Helix pulchella MiiLL. cosi si esprime : « Je crois que la disparition
« lies cotes n'est diie cpi'a Tusure occasionne'c par I'age n. Spesso vidi
indiTidui adulti i quali jicr alcuni caratteri potevansi ritcncr vecclii an-
dar forniti di costicine spiccatissime ; piii spesso esserne afTatto jirivi
individui non per anco adulti; queste varieta vivono in faniiglie immcrose
le nne proiniscuamenlc alle altre, e cio allontana I'idca di ripclcrnc la
causa dalle civcostanzc di clima, nutrimcnlo, od altre consimili circostanze.
Cio dipende solo da una disposizione organica tutla parziale aU'indivi-
diio, la (piale alternativannente modifica Tattivita segregante del nianlcllo
e cpicsla varia al variar dcgli individui in modo da confondt-rii con
lenti , c sfnmati passaggi. La stessa ragione di gradazioni mi fa unire
a\['/4nc)ius lacustris una variet;\, ricevuta dalla Sartlegna, radiata a co-
sticine nclla dirczione dal vertice al labbro, e che controdislinsicol nome
di Sol. In fpicsto molhisco la iegqc modificanic Ic sccrezioni non acisce
Seriu II. Tom. I. pir
2 Jo STIDII SUI MOLWJSCTII EC.
alternativamentc, ma conlinuamente su dali punti del lenibo del man-
tello, simile pel resto ai casi prima citati; a quelli crcdci pure doverla
liunire.
ANOMALIA EMITERICA
PER ACCIDEKTI PARZIALI.
ESEMPII
83. Pupa tridens , Drap.
J^. bidentata , per la mancanza del dente inferiore.
CoUez. DC. e Jan.
84. Helix Lamarkii , Fer.
y. unidentata.
Feb. , Hist. Nat. gen. et part, des Moll. pi. 58. f. i.
OSSERVAZIONl
Le appendici che interiiamente guemiscono ed armano il peristoma
e la columella di piu generi e specie conservansi con sorprendente
costanza tranne che sieno state tolte od alterate per cause estranee, e
cib per la stretta coriispondenza loro coUa struttura dell'animale. L'os-
sicino elastico che diede nome, e forma il carattere fondamentale del
genere Claiisilia Drap., la piega columellare caratterizzante i Ljmnaeiis
sono invariabili.
I«.° XIX.
ANOMALIA D'ETEROTAXIA
PER GENERALE INVERSIONE DE' VISCERI.
ESEMPII
83. Helix aspersa, MiiLL.
Cat. , DC. e Jan. n. 6-3 , F. a).
Deshaves, Enc. Meth. p. II. 7. II. p. 236. n. 77.
86. Helix nemoralis , L.
BouiLLET, Moll, de I'Auv. p. 22. n. 22. VIII.
Di CARLO poniio i5i
87. Helix pomatia , L. — V. fig. la.
Cat. DC. e Jan. n. G-9. F. a).
Dhap., Hist. Nat. p. 87. n. i5. F. 7).
Deshayes, Enc. Mctli. P. II. T. II. p. 243. n. 8G. F. a), cd
altrl mollissinii.
88. Helix arbustoram, L.
Fer., Hist. Nat. part, ct gen. des Moll. pi. 29. n. 3.
89. Helix lucana , Mull.
Feu., Hist. Nat. part, et geii. ties Moll. pi. 32. n. 2. 3.
go. Helix hortensis , L.
Fer. , Hist. Nat. gen. et part, des Moll. pi. 34. n. 8. 9.
91. Helix re gin a.
FiiR. , Hist. Nat. gen. et part, des Moll. pi. 119. n. 6.
92. Helix unidentata , Chemnitz.
Fer., Hist. Nat. gen. et part, des Moll. pi. io5. n. 4-
93. Achatina virginea, Brlg.
Bruo. , Enc. Meth. T. I. p. I. p. 364. n. 109. F. f).
94. Bulinius interruptus , Brug.
Brug. , Enc. Moth. T. I. P. I. p. 3i6. n. 38. F. p).
cp. Bulimus citvinus , Brug.
Brug., Enc. Meth. T. I. P. I. p. 3i4. n. 27. F. i).
96. Ljmnaeits stagnalis , Drap.
Isidore Geoff, de Saint-Hilaire, Hist, des Anoiu. T. II. p. 2^.
OSSERFAZIONI
Si raccolgono cpii csempii di qiiattro generi , e di dodici specie.
Cio rcnda cauli coloro i (piali lasciansi persuadere alia formazionc di
nuove specie per la semplice conoscenza di uno o pochi indi\idui, lo
rhe accadc per gli oggetti raccoUi o coniunicati da lontani paesi , e
pill che per le specie tengasi in conto codesla avvevtcnza pei generi ,
pei (jiiidi e impossibilc fissare Tassoliito caraltere di deslrorsila , o sini-
slrorsita , verso cui tutto al pii!i puo accennarsi la tendenza della pluralita.
Cosl pel genere Bulimus di Lamark alia destroi-sita dominante opponesi
il B. revolutus Jan., il quale sia per reccelleoza d'altri caratteri , sia
per lii coslanza di questo, in grandissiuio nuinero d'individui conosciuti,
dove aversi per vera specie. Destrorse gcneralinente sono le Pupc Lam.;
I 52 STL'Dir SUI MOIXUSCHI F.r.
Tolta a siuislra e la P. (juaihidens Drap. da luUi accettata come sj>ecie
disliuta , e comuue nelle Collozloni ; c j)iu forse clic iicgli altri, varia
questa legge nel geiiere Ampullaria Lam. ; \A. planorboides Zieci.. e
YA. gitjancnsis Lam. con piii allrc sono de.strorsc ; girano invece a si-
nistra VyJ. intorta Lam., Yyi. giunatca Lam. I'c. La trast-iu-anza di queste
considcrazioui trascino con iiiolli anco Muller per piii doti rispetlabile
osservatore , e fece chc veulssero alzate alia dignila di specie, e come
tali denominate e descrilte, tulle le deslrorsita , e sinistrorsita mostruose.
Misconosccndosi cosl le leggi euiergenti dagli oggelti, trasgredivasi ad
uno dei principalissimi doveri del Naturalista , la scmplincazione.
H." XX.
ANOMALIA MOSTRUOSA
PER DICEFALIA.
ESEMPIO
97-
ClauslUa.
Qiieslo case , iinico non solo ma dubhio , ci vien fornito dal
sig. Isidoro Geoffroy de Saint-Hilaire; citiamo le sue slesse pa-
role: « II existe dans la riche Collection de M. le Prince Essling
» une Clausilie dont la coquille est terminee en avant par deux
» ouvertures arrondies, et presque de forme normale. Malhereuse-
» ment le desir de conserver intacte une aussi rare coquille a
» fait negliger le corps de Tanlmal qui a ete detruit sans avoir
» ete examine. Aussi est il impossible de rapporter cette Clausilie
» monsti-ueuse a son veritable genre teratologique, et meme avec
» certitude a sa veritable famille , car rien ne prouve qu'elle
« doive appartenir a la famille des Monosomiens plutot qu'a
» celle des Sysomiens ».
M Hist. gen. et part, des Anom. T. IIL p. 206.
L'applicazione di talune delle sovraesposte osservazioni non e cosa
nuova, e gia la troviamo in autori non allalto moderni. Draparkaud che
nella parte rimasta de' suoi lavori ci lascio un pegno della chiarezza
di sua mcnte ed un modello a Seguirsi , presentiva forse 1' impor-
tanza delle variazioni, dacche soUo ciascuna specie I'accolse cd annolo
Di CARLO porho a53
quauto gli veiine clalo coriosccnie. La sua cariicra , sveiituratanieiitc ptr
la scienza, troncala a uiczzo cd il disoicline iiel quale Irovaronsi ie ri-
maste note tolse il conoscere in pieno i risullati ai quaii era giunto. II
suo esempio adottato e seguito frullo la scoinparsa di niolle specie an-
teriorinente a lui stabilite. Ricordo con piaccre, Ira parccchi de'nioderni
i quali corroiio questa via, i signori Menke e Rossmaesteh, autori I'uno
della Sjnopsis Methodica Conchjliorum , I'altro della Sconcgraptjie tec S«ii,
tint ©I'lSttKiffcr ajJcfliiftcn v.. Ma uno sforzo , onde ridurre le variazioiii delle
specie a' principii , e cosa ancor nuova , ed il riuscirvi e opera , che
deve certamcnte assicurare a chi lo possa la benemerenza de'zoologi.
Per me saro pago se colui il quale s'accingera a tanto lavoro potra tro-
vare qualche aiuto in questi pochi studii. Se gia mollo si oltenne ap-
plicando alcune viste staccate a specie parziali, quanto non si potra spe-
rare per allora che si avranno dei principii applicabili alia serie intera
de'inoUusehi. La Storia Naturale progredisce attualmente con velocita
somina ma piu dal lalo delle conoscenze di fallo, clie da quello delle
filosoficiie considerazioni, quantuiique pur quesle progrediscano del con-
tinuo. Da tale squilibrio s'ingenera quella confusione, la quale si appa-
lesa nelle opere, e piu nelle coUezioui. La semplificazione, la riduziouc,
la depurazioue delle vere dalle pseudo-specie , efletti di nioltcplici e
sicure conoscenze sulle leggi individual! sono forse i inassimi attuali Iji-
sogni. A confermare con falti rutilita che giii si trasse dallo studio delle
Tariazioni potrcbbesi citai-e la lunga serie delle specie annuUate, e |>iu
casi di diflicili quistioni sciolle dietro I'inspezione di un caso di anomalia;
ma ne basti un solo. La dcstrorsila o siuistrorsita del genere Planovbis
▼enne a lungo controversa ; le indagini analomiche lasciavano in campo
r inrertezza; ma la questione venne sciolta dal sig. Des-Moulins con in-
gcgnosi e giusli ragionamenti fondati sulla variela di un Planovbis ad
anfratli sovrapponenlisi.
Taluni scorrendo questi studii, e trovando che le parti di una con-
chiglia sono ncl maggior nuniero variabili, vorranno inferire grave diib-
biezza sulla scelta di quelle die si lianno a pi-endere come caraltcrisli-
che; ma rifletlano costoro che si prcsero le parti ciascheduua per se, e
solo in relazione con qualche mollusco , non tutle in relazione a tulli.
Puo esscre bcnissimo che in lui genere , ed anco in una specie , varii
quella parte che in allro genere, cd in allra specie e coslante ; il
a54 STUDII SUI MOLLUSCHI
couoscerc tutlc queste relazioni e fnUto di una seric di studii di troppo
superiovc a quclla die io potei fare sin qui.
Se mi si volesse muover rimpi'overo perche scclsi a campo di os-
servazioni una parte troppo limitata de'moUuschi mi scusero dicendo che
scelsi i fluviatili e terreslri come quelli i quali per ora soli formano
I'oggetto de'miei studii ; che un use gcneraluicnle adottato autorizza alio
stiWio separato di codesta parte ; die i moUusclii fluviatili e terrestri
stanno in tali rapporti coUa pluralita dclle specie marine da potersi ge-
lUM-alizzare le leggi dclle luie sulle altre , e che fu per questa riflcssione
che tralnsciai di parlare delle bivalvi d'acqua dolce , perche limilalissime
in generi e troppo poche in numero di specie , ed insufficienti ad of-
ferire una serie di osservazioni di qualche utilita.
Altri infine mi taccieranno di soverchia tendenza a distruggere alcuni
de'modi sino ad ora adoperati alia conoscenza storica degli oggetii na-
tui'ali. Non ho che rispondere loro se appartengono a quella classe di
naturalisli i quali nello studio non ricercano, c non vedono in na-
turn che fatti nudi c isolati , non conoscono che specie o piii spesso
individui , ciechi cd incuranti in riguardo alle leggi Ic quali annodano
le individualita con mutui rapporti , pronti a ritenei'e come la migliore
quella qualsiasi classificazione , per quanto artificiale , la quale stimino
nota ai piu, che per essi una classificazione non e che una vera conven-
zione. Preghero invece coloro i qu.ili sentono inseparabiie la cognizione
de'fatti, e delle leggi da questi emergenti, per giungere alia conoscenza
della verita, di osservai-e che se distruggendo non propongo insicnie che
mi creda potervisi surrogare , questo e rimesso a piii lungo studio al
quale tento con ogni forza rendermi capace ; che e legge costante che
non si possa progredire che distruggendo ; che abbozzate qua e cola
v'haimo in questi studii alcune idee che meglio sviluppate guideranno a
questo fine; che da me non viene gratuitamente asserito, ma da hniga
serie di fatti emerge il bisogno di una innovazione; che la perfezione
infine delle scienze naturali sta nella soluzione del problema : compren-
dcre il massimo numero de'fatti sotlo i principii i piii naturali, i piii
scmplici.
Di CARLO ponno 2 J J
KVDICE DELLA TAVOL..^
Figura i. Fraltiira ligonfiata in individuo giovane {Helix
Pomalia , L. ) ... II. 1 5.
» 3. Fi"altura depressa in conchiglia giovane {Helix
Pomatia, L.) II. i6.
na.b.Z. Frattura in conchiglia adulta III. i8.
n 4- Frattura con lesione deU'animale ( Helix arbu-
storum , L. ) IV. ao.
» a.b. 5. Discontinuazione degli anfiatti ( Planorbis sub-
maj'ginatus , Drap. ) V. 21.
n a.b.6. Modificazione per canaliculazione (Helix ver-
ticillum , Fer. ) VII. a6.
7. Anomalia per sopraeccitazione di vita ( Helix
nemoralis , L. ) VIII. 27.
» 8. Atrofia parziale di un sislema ( Paludina im-
pura , Drap. ) X. 35.
)) a. b. 9. Ipertrofia parziale di un sistema ( Ljmnaeus
palustris , Drap. ) XI. 36.
)) 10. Elongazione dell'asse spirale {Helix pisana ,
Lam.) XIV. 42.
« II. Elongazione dell'asse sino alia disgiunzione(Z?e/ij:
aspera, Mull.) XIV. 45. i5.
» 13. Inversione di viscei-i , sinistrorsita {Helix Po-
matia , L. )...', , XIX. 87.
»
doW ,■)? \-)^iT,t Jc-.di'6'^iu,.- (^Ca^. i>i J<,Mfal.t ^U 2^X^i*,^o.«.I.^W 256.
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35-]
SYIVOPSIS REPTILIUM
SARD1NL4E INDIGENORUM
AUCTORE
ZOOL. PROF. F.T MUS. HIST. NAT. PRAEF.
Exhibila die 18 marlii l838.
Oardinlac Erpetologia magis miranda est specicriim nalxira, quam iniil-
tiludine. Quaimis enim pracclara liaec insida loiige a septentrione in
meridiem, scilicet a gradu ^i" in 3g° lalitudinis proiiciatur , qiiamxis
montibus et planitiebus , syhis et pascuis, sabulelis ct paludibus passim
aliemet , quamvis dcmum uaitissimo hyeiiie ferventique acstalc gaudeat ,
louge attamcn abest quia vel adjacentcs Italiae plagas \el proxiniam
Siciliam Reptilium numcro acmnlelur. Caret in primis, ut ab anliquis-
simis Scriptoriiius I'cclc tradilum est , scrpenllbus venenatis : caret
Natrice tovquaia Aldrov. , claphL Bonap. , et lessellala ejusd. ; caret
Colubro juonspessulano Ilcnii. , austriaco Guiel. , et Riccioli 5Ict. ;
caret Lacerla agili Linn., ocellaUi Daud. , et virii/l ejusd.; caret
Anglic fragili L. ; caret Salamandra maculosa Latr. et aU-a ejusd.;
caret Tritoiie cristato Laur. et punctalo Fitz. ; caret deniquc Rana
temporaria et escidenta Linn. , quae pro maxima parte vel apud nos
Tel apud Siculos , quandoquc etiam in viclnissinia Corsica , iil}i(pie ct
passim occurrunl. Scd si pleraque Italiae rcplilia per Sardiniae saltus
desidcranlur, nonnulla in liac insula obvia sunt, quae in ilalica penin-
sula rarissimc vel numquam reperiuutur. Hue speclant JSatrix viperina
Serie n. Tom. L ii
a58 SYNOPSIS RF.PTII.H'M SARDIMAF. INDICEXORVM
]5ona|i. , Xatrix Cetti Nob., Periops hippocrepis Wagl., Phyllodacljlus
eitropaeus '!:ioh., Notopholis Fitzingeri Wic^. , Geotriton fuscus Bonap. ,
lutproctus Ruscojiii Nob., et Pseudis sardoa Nob. - Scriptorcs,qui Fniinae
Sardoae speciniina acl banc diem etiidcrc, verbis iilphirimiini ct ol)Serva-
lionibus Fraiicisci Cf.tti iisi suiil, sed quae Vir egrcgius in sua Historia
iiaUnali Amplubioruin prolulit, ut tcmpora rcrcbant, vol manca vol men-
dosa synoiiymia passim lal)oraiit ; quidam alii, in cujusnam fidcm baclenus
inc lalct, species alias iusulae nostrae tinbuermit, quas neminem vel antca
vel |)ostca obvias bal)uissc plane ct omnino scio: ut igiUir ccrte patcal
quid e Rcptilium ordine sai'doa tellus fcrat, vel quid in ea desil, banr-
syuopsim nolis alque adumbrationibus auctam conscribere et evulgare
opportuvmm judicavi. Qiiarta jam vice , jubcnle et favcnte Augustissimo
Rege , insulam variis aniii temporibus et quaquaversus ab oculalissimis
coUecloi'ibus adjutus peragravi : eo itaque adducor , ut credam me in
species omues , vel fei'c omnes , quas locus alet , jam inde incidisse.
Ex liiscc specicbus illas quae vel impeifccle vel nondum ab Aucloribus
descriplae sunt , fuse , uti par est , describam ; quae autem absolulis-
simis nolis tum diagnoslicis turn liisloricis illustratae in libris erpetolo-
gicis jam proslant , obiter sen brcvi tantum recordatione attingam.
AUCTORE J. GENE sSy
Gen. TESTUDO, Brongn.
I. Tf.studo craeca , Linn.
Testa ovato-orhiculata , convexa , dorso tumida : scutellis tnmidis ,
concenti-ice sulcatis , areola centrali pimctalo-scabra : sterno un-
tice emarginato , poslice profunde retuso : cauda brevi , conica.
Testodo cmsca , Lion. Syst. Nat T. I. p. 55s. — Umcl. Syst. Nat. T. I. pars lU. pag.
1043. .sp. 10. — Bonnat. in Tabl. Enc. Erp. pag. 23. sp. g. Lib. 5. 6g. 4* — Bosc.
Nouv. Diet. d'Hisl. Nat. T. 54- pag- 2C8. — Hcimann , Obscrv. Zool. T. I. p. 219.
— Schneider , Schildkr. pag. 358. — SchocpfT, Tcstud. pag 38, tab. 8 ct 9. ^ — Lair.
Rejit. T. I. pag. G5. tab. a. fig. a. — Duud. Ropt. T. 11. pag. aiS ( excl. varicL 7 ),
— Fitzing. Vcrz. Mus. Wicn. Class. Rept. pag. 44- "P- 9' — Wagl. Syst. Aniphib.
p. i38. gen. 21. — Knorr , Delic. Nat. T. 2. pag. io3. tab. 52. fig. i. — Bcchst.
Ucbers. dcr Naturg. Laccp. T. I. pag. 220. — Shaw, Gen. Zool. T. III. pag. 3o. —
Schweigg. I'rodr. Tcstud. in Kiinigsb. Arr.h. T. I. pag. 3oo. — Flemniing , Phil, of
Zool. T. U. pag. aG8. — Cloqucl , Diet. Scicoc. Nat. T. LV. pag. 3. — Cnvicr ,
Regno Aiiim. T. II. pag. 9. — Gray , Syn. Rcpt. p. i3 ( cxcl. var. B. ) .— GriHilh ,
Trans. Aniiu. Ringd. T. IX. pag. 57. — Scbinz , Rept. Fascic. I. pag. 38. tab. 1.
— Dumdr. ct Bibr. Rcpt. T. II. pag. 49- — C. L Bonap. Osscrv. 2.' Ediz." Ciiv.
pag. i5i. .sp. I. ( excl. syu. Aldrov. Jonst, ct Laccp. )- — Ejusd. Iconogr. Faun,
Ital. Fascio. XI. ( excl. iisd. syn. ).
Testudo Heamwni , Sclmeidcr , Schildk. pag. 348. — Cmel. Syst. Nat. T. I. pars HI.
pag. io4i. sp. 22.
Testudo ceometuica, Brunnich , Spol. Mar. Adriat. pag. 92.
CnEnsiKE cnAECA , Mcrr. Syst. Amphib. pag. 3i. sp. 38. — Risso, Hist. Nat. Eur. niciiil,
T. III. pag. 83. sp 4.
Testvdo vclcaris , Klein , Quadr. Disp. pag. 97.
Testooo utdas , Klein , Di.sp. Auiin. Quadr. pag. 2.W.
Testudo teere.stbis , Plin. Hist. Miind. Libr. XXXU. cap. IV. — Gesn. Quadr. Ovip.
pag. 107 cum icon. — Ray, Syn. Quadr. pag. 243.
Testcgcinb di terra, Cetti, Anini. Sard. T. III. pag. 7.
ToRTUE DE TERRE , Azuni , Hlst. Sard. T. II. pag. 63.
Variat sacpc jiedihus anticis tetradactylis.
Habitat in Ilerculis insula { Asinara) , in Promonlorio Gortlitano
( Capo Falcone ) , in apricis dclla JSurra , di Sinis , ec. — Vulgo
Tostoini , Tostoimi , Tartuga.
26o SYNOPSIS HEPTILIUM SARDINIAE IKDIGENORUM
Gea, EltfYS, Wagl.
11. Emys lutaria , INIerr.
Testa parce cojn'exa , suhcarlnata y doj'so planiusculo ; scutellis
radiutlm subpunctatls ; caudu lo?iguiscula.
Emts LUTAniA , Mcrr. Syst. Ainphih. pag. 24* sp. i4 ( ^'xcl. varict. /3. ) — Risso , Hist.
Nat. Eur. nitVid. T. III. paj:;. 85. — C. L. Bonap. Iconogr. Faun. Ital. Fascic. XI.
Emys pclciiella , Mi-rr. Syst. Aiiiphib. pag. 35. sp. i5 ( juv. ).
Emys ecbopaei,, Schwoii;g. Prodr. pag. 3o5. sp. 20. — Waj;!. Syst. Ampliib. gen. 17.
pag. i38. till). V. fig. 8. 9. — Fitzing. Verz. Mus. Wion. in Class. Rcpt. p;ig. 4^-
sp. 8.
Testcdo lutaria , Rondel. Aquat. lihr. Ampbib. cnp. II. pag. 229. — Gcsn. Quadr. Ovip.
T. II. pag. ii3. fig. 5. — Aldrov. Qiiadr. Digit. Ovip. libr. 11. pag. 710. — Linn.
Syst Nat. T. I. pag. 333. sp. 7. — Gmcl. Syst. Nat. T. I. pars HI. pag, io4o. sp. 7.
— Bonn;it. in Tab. Enc. Eq*. pag. 26. sp. 17. tab. V. fig. 4- — Bruno. Spol. Mar.
Adriat. pag. 91. — Stlincid. Scbildkr. pag. 338. — Pennant, Faun. pag. 87. —
Donnd. Bcytr. T. III. pig. 18 ( cxcl. variat. 3 ct 8 ). ^ Hcrm. Obscrv. Zool. T, I.
pag. 125. — Shaw, Gen. Zool. T. III. pag. 32. tab. 6. — Latr. Rcpt. T. I. pag. iia.
6g. I, — Daud. Kept. T. U. pag. ii5. — Bccbst. Ucbers. T. I. pag. i44 (excl. syn.
Amaenit. Acad. ).
Testcdo ORBiccLABis, Linn. Syst. Nat. T. I, pag. 35i. sp. 5. — Gmel. Syst. Nat. T. I.
pars HI. pag. io3g. sp. 5. ■ — Bonuat. iu Tab!. Enc. Erp, pag. 23. sp. 8. tab. IV.
fig. 4* — AVulf , Icbt. Boruss. pag. 3.
Testudo europaea , Schneid. Scbildkr. pag. 323. — Schocpfi', Tcstud. pag. i. tab. i. —
Sliaw , Gen. Zool. T. III. pag. 3i. tab. 8. — Latr. Rcpt. T. I. pag. io5. — Sturm,
Dcut. Faun. tab. A , B , C. — Eicbw. Zool. Spec. T. III. pag. iiG.
Testudo PULCHELtA , SchoepIT , Tcstud. pag. ii3. tab. 26 ( juv.).
Testudo flava , Lacep. Quadr. Ovip. T. I. pag. 35. tab. VI. — Bonnat. in Tabl. Enc.
Erp. pag. 2G. sp. 16. tab. Tab. V. fig. 2. ~ Latr. Rcpt. T. I. pag. u3. — Daud.
Rcpt. T. II. pag. 107.
Testupo rotunda , Latr. Rcpt. T. I. pag. 107 cum icon. ( juv. ).
Testudo meleachis , Shaw, Natur. Miscell. T. IV. pag. i44-
Testcdo AQUATicA , Ruiscli , Thcatr. Anim. T. II. pag. 146. tab. ^o.
Testudo puwctata, Goltw. Scbildkr. tab K. fig. 12.
Terrapeke europaea, BcU , Zool. Journ. T. II. pag. 3o8. sp. i.
Cistudo europaea , Gray , Syn. Rcpt. pag. 19. — Diimdr. et Bibr. Rept. T. II. pag. 230.
Testuogine di fume, Celti , Anim. Sard. T. III. pag. 11.
Tortue d'eau douce, Azuni, Hibt. Sard. T. U. pag. 64.
In fluviis leiite fluenlilnis ct paliulibus ubiquc frequens: circa Oristano
vulgalissima. — Vulgo Tostoini aquaticu , Tavtitga aquatica.
AUCTORE J. GENE 261
Gen. CHELONIA, Broncn.
III. Chelonia caretta, Gray.
CastancO'fusca y suhtus Jlmnda: testa latiuscida y subelongata : scutis
vevtebralibus coiwexis y pedlbus luigulbiis duobus instructis,
Adulta, Testa laevi , inargine integro.
Junior. Testa tricarinata , inargine postico tlentato.
Chelokia CA.IIBTTA , Gmy , Syn. Rcpl. pag, 53. sp. 3. — C. L, Bonap. Iconoi;r. Faun.
Ital. Fascic. XIV.
CiiELOHU cAOtiAifA , Schwoigg. Piotlr. T. I. pag. 29*2 et 4 '8. sp. G. — Wagl. Syst.
Aniphib. pag. i33. gen. 1. tab. I. fig. i-23. — Dumcr. cl Bibr. Kept. T, II. pag, .552.
Gheloma vibcata , Wagl. Icon, ct Descr. Aniphib. tab. 29.
CoELOKiA Pelascohum , Valcnc, Rcpt. Mor. tab. X.
CoELOKiA CEPHALO , Tfnuu. ft ScUlcg. Faun. Jap. Cbclon. pag, 23. tab. IV. fig. i, 2. 3.
Caretta caouana , Filzing. Verz. Miis. AVicn. in Class. Rcpt. pag. ^^. sp, 5.
Cabetta cepmalo , Mcrr. Syst Ampbib. pag. 18. sp, 1. — Risso , Hist. Nat. Eur, Mtrid,
T. III. pag. 85, sp. I. — Pr. Max. Wicd , Brytr. zur Naturg. Braz. T. I. pag. 25.
Testcdo caretta , Linn. Syst. NaU T. I. pag. 35i, sp. 4- — Gincl. Syst. Nat, T. I.
pars III. pag. io38. sp. 4* — VValb. Cbclou. pag. 4 *^t gS, — Donnd, Bcytr. T. III.
pag. 9. — SchocpiT, Tcstud, pag. 67. tab. 16 ct 16 B. — Latr. Rcpt. T, I, pag. 33.
— Shaw , Gen. Zool. T. IH. pag. 85. tab. 33. 24. 25.
Testudo CEPHALO , Scbncid. Scbildkr. pag. 3o3.
Testcdo CAorANA, Bonnat. in Tabl. Enc. Erp. pag. 20. sp, 3, — Daud. Rcpt. T, II.
pag. 54. tab. iG. fig. 2, — Bc-chst. Uebers. T. I. pag. no.
Testudo corticata , Plin. Hist. Muud. libr. IX. cap. X , ct libr. XXXII. cap. IV. —
Gcsn. Aquat. T. IV. libr. III. pag. ii3i. — Id. Quadr. Ovip. pag. 112. Cg. in
pag. 114. — AUlrov. Quadr. Digit. Ovip. lib. II. cap. IV. pag. 712. fig. in pag. 714.
7i5. — Olcar. Mus. pag. 27. tab. 17. fig. i. — Golt\v. Scbildkr. fig. i. 2, 3 ct 4»
Testucgine di mare , Cctti , Anim. Sard. T. III. pag. 12.
ToiiTDE DB MER , Azuni , Hist. Sard. T. H. pag. 65.
Obvia pvaesertim in mare galllco {Bocche di Bonifacio) el lyrrheiio.
^'ulgo l^'ostoini de marl , Tartitga de majn.
aCa SYNOPSIS REPTIUOM SARDINUE INDir.ENOnUM
Gen. ASCALABOTES, Fitz.
IV, AsCALABOTES MAUniTAMCUS , Boiiap.
Fusco-cinereus ; capile scaberriino ; dorso tuberculis aggregatis niu-
ricato ; caudu corpore breviore , supra sexj'ariam aculeata.
AscALABnxEs MAVniTAKicus , C. L. Bon;ip. Icoiiogr. Fiiiin. It.il. Fasclc. III.
Lacekta MAcniTAKiCA , Linn. Sysl. Nat. T. 1. jwg. 36i. sji, ii. — Gint'l. Syst. Nat. T.I.
pars in. pag. loGi. sp. ii. — Sliaw , Gen. Zool. T. HI. pag. 2G9. ^ Boiinat. in
Tahl. Enc. Erp. p. i5a. sp. 5i. tab. XI. fig. i.
Lacerta turcica, Gincl. Syst. Nat. T. I. pars III. pag. 10G8. .-^p. i3.
Lacerta DU81A , Sliaw , Gen. Zool. T. III. pag. 267.
Gekko MUHicATUs , Lauf. Rcpt. ])ag. 44'
Gecko FAscici'i-Anis , DauH. Ropt. T. IV. pag. i44. — Cloquct , Diet. Scicnc. Nat.
T. XVIII. pag. i-i. — Schil.z , Rcpt. pag. ^3. tab. l5.
Gecko stcllio , Mt-rr. Syst. Aniplii!>. pag. 4^. sp- i5.
Gecko macrit,a]sicijs , Bosc , Diet. d'Hist. Nat. T. XII. pag. 5i3. — Risso , Hist. Nat.
Eur. MeriJ. T. III. pag. 87. sp. 11.
Gecko A^KIJLATlls , Scba , Tbcs. T. I. pag. 171. tab. 108. fig. 6.
AscALABOTEs FAscici'LARis , Fitzing. Vcrz. Mus. Wien. in Class. Rcpt. pag. 4?. sp. '•*■
1'latvdactvlcs FAscicctARis , Wagl. Syst. Anipliib. pag. 142. gen. 3. — Gray , Syn. in
Griff. Aniin. Kingd. T. IX. pag. 48.
I'latydacttlos ( TARE.MttA ) sTELUO , Gray , Syn. Saur. Rcjit. in Annal. Phil, new scries
n." VII.
Platvdacttll's mubalis , Dumcr. ct Bibr. Rcpt. T. III. pag. 3ao.
Lacerta TAnE>TH.A , Joust. Qiiadr. T. I. lab. 77. — Ruisch , Tbcatr. Anim. T. II.
lab. 77.
Lacertos facetancs , Aldrov. Quadr. Ovip. libr. I. pag. 054-
Lo Stelliose , CcLli , Aniiii. Sard. T. III. pag. 20.
Lk Stelliox, Azuni , Hist. Sard. T. II. pag. C8.
A(l muros antiquos , interdum etiam in domibus , sat frequeiis. —
Yulgo Tavaniola i Jscurpi ^ Plstilloni , Pistlllorn wurru.
AUCTORE J. crMi afiS
Gen. IIEMIDACTYLUS , Civ.
V. IIeMIDACTYIX'S VERRt'Cl'LATrS , Cuv.
Cameo-cinereus ,fusco-maculatiis , poris femoralibus instructus : dorso
tubet'Cidis parvis numeivsis , obscure triedris , seriatim dispositis :
Cauda longiuscula, superne fasciata , tubevculis covformibus, subtus
sciUata.
HisMiDAcTiLUs VEiinDcutATOs , Cuv. Rignc Anini. T. II. pag. 54. — Bory ct Bibr. Rqit
Mor. pag. 68. tub. XI. 6g. a. a. b. — Uumcr. ct Bibr. Rfpt. T. III. pag. 359. —
Gene; in Bibl. Ital. T. 74. pag. 50.
Hemidactylus VERntcosrs , Gray , Syii. in GriOilh's .\nlm. KingJ. T. IX. pag. fio.
HeNinACTYLUs GRA^oscs , Riipp. All, Bcpt. Tab. \. (ig. 1.
HEMtnACTYLi's TRiEnnv.s , C. L. Bonap. Icmiogr. Faun. llal. Fascic. III. — Scliinz, Roj»t.
j«g. 329. lab. 9;.
GscKt's CYAKOTiACTYLVs , Radii. Caratt. di alcuni nuo\i gen. ccc. pag. 9. sp. 23.
Gecro Y-EnnrciLATis , Griflith , Anini. Kingd. T. IX. pag. \!\G.
Gecko bieridio>alis , Risso , Hist. Nat. F.ur. Mcriii. T. III. pag. 8-. sp. 12.
Ilithitul cum praecedcnli, in domibus secus liltoi-a freqiicns. A vulgo
cum praeceilenti confusiis , iisdemcpic nominibus designatus.
Gen. PIIYLLODACTYLUS , Gn.vv.
W. PllYl.LODACTYLUS EljROPAELS, Nob.
Depressus , supra Jiiscus , cinereo-irroratus riel maculatus , ivfra
sordide albus ; collo angustalo ; cauda depressa , fusijorini , poro
utviitque prope basin valde elci'ato.
Longit. poll. 2 'ji
Tab. I. fig. I.
Sub arborum cortice sat frequens ; rarior sub lapidibus.
Descr. Corpus supra nigro-fuscum , nunc alomis slrigis({ue parvis,
transversis , nunc inaculis niagnis iiebulosis, cinercis variegatuin ; infra
264 SYNOPSIS nr.PTILIUM SAHDINIAE I\DICENORUM
soriliile alhidum. S([uaiiiae ilorsales rotuudalo-hexagoTiae , ininulae, snb-
imbi'icatae , griinuliformes , in quincuncem itlcst in series ijuaquaversus
ilecussantes ilispositae, acquales ; abdomiiiales latiusculac , planac , evi-
dentius iiubricatae; iiilennaxillarcs ct guUurales alidominalibus loiige
niinorcs. Caput depressuiii , aculiusculiim , poiic oculos clihitaluin , supi'a
pariim declive, infra explanatum : nares ad suluram sculclli rostralis
priinaecjue laminae labialis positae: oculi nigri, pupilla perpendiculari
aurea , nitidissima ( in uiortuis alba ) , palpebra infcriori intnisa. Colliim
angustalum , dislintluni. Cauda orassa , jjasi conslricta , jioro ulriiupie
solitario, valde couspicuo, liiaiilc, nicmliranula alba obduclo,pone basim
dilalata , marginibus exiimis rotundatis, dein usque ad apicem alteniiala,
depressa , squamis verticillalis subquadratis obtecla. Pedes breves ,
validiusculi , paluiis penladaetylis : digili squamosi, squamis superis im-
bricatis, inferls distinctis, cylindrici, apice in disciim dilatali, inaequales,
priino quintoque brevibus, reliquis subaequalibus: discus subtiis laevis-
simus, rinia longitudinali media, profunda, divisus, unguibus relracli-
libus, niiiiutissimis (Tab. I. fig. i. a).
Observ. Phyllodactyli, quos recentiores Erpetologl numerant, Novam
Guineam, Caput Bouae Spei, Indiae orientalis insulas, Pcruviani , Ca-
liforniam , et Novam Hollandiam liabitare traduntiir: novum igitur et
momentosnm Europae Faunae accedit animalcviium nostrum , cam ge-
nere perquam insigni adaugens. Inter specimina permulta quae legi,
ulures adsunt foeminae ovis foetae , ideoque adultac : ova liaec globosa
sunt, sordide flava , pisi magnitudine, scd immalura.
DilFcrt a PlijUodactjlis Lesueurii (i) et porphyreo (2) Dunier. et
Bibr. colorii)us ct slatura longe minore; a Phjllodactjlo gjvmopjgo
eorumd. (3), area nuda praeanali nulla; a PhjllodactjUs tuberculoso
Wiegm. (4) et pulchro Gray (5), corpora laevi; a PhjllodactjUs
(i) Dumcr. ct Bilir. Rcpl. T. lit. p.ig. Sga. sp. i.
(2) Dmii<:r. ct Bibr. Rcjit. T. III. p.ig. SgS. sp. 2. tab. 33. 5.
(3) Duiiicr. ct Bibr. Ript. T. III. p-tr. 3g/i. sp. 3.
(4) Diinicr. ct Bibr. Rcpl. T. HI. p:ig. SqG. sp. 4. — Wicgni. Bcytr. zur Zool. in .\rt. Acad.
Cacs. Lcop. Nat. Cur. T. XVII. pars I. pag. 241. tab. 18. fig. 2.
(5) Dumdr. ct Bibr. Rcpl. T. III. pag. 897. sp. 5. tab. 33. 7. — Gray , Spec. Zool. pars L
pjg. 3. tab. 3. fig. I. a. b.
XUCTOIVE J. CENK 263
strophui'o Dinner, et Bibr. (i) gerropjgo ^^'u'gm. (2), ct viitulo
Gray (3) , caiula non prehcnsili , scuto pvaeanali viuisquc dorsalilius
nullis.
Gen. PODARCIS, WAor..
"\'II. P0DAR<:iS MLRALIS , Wagl.
Scutello frontali subaequae hinc inde latitudinis : scutello occipitali
miniino : disco massetevico in medio squaw iduvum teiiifjoralium :
collave contiiiuo , recto , iniegro : lumellurum abdominis quadra-
tarum sericbus sex ; pedibus posticis ultra axillam prodiiclilibus :
ports femorulibus viginli , circitcr.
PoDABCis MrRALis , Wagl. Syst. Ampliib. p;ip. i55. gen. 54- — C L. Bonap. Iconojir.
Faun. lUil. Fascic. XVII.
Lacekta Acius , Gmcl. Syst. Nat. T. I. pars III. pa^. lo-i. ,<p. i.'>. — Bonnat. in TaM.
Enc. Erp. paj^. 44" ^P- *7' — Daud. Rept. T. III. p. 211. tab. 38. fig. i. — Genii
in Act. Acad. Taurin. T. X.XXVI. pap. 3o2.
Laceuta TiLicrEnxA , GnicI, Syst. Nat. T. I. pars HI. pag. 10^0. .sp. G-i. — Sliaw , Ccn.
Zool. T. III. pag. a49. — Latr. Rcpt. T. I. pag. 289. — Uaud. T. Ill pag. 167.
Lacerta caliscehtlla, Bonnat. in Tabl. Enc. Erp. pag. 47. sp- ^3.
Lacerta mcralis , Latr. in Salani. pag. xvi; — Sturm, Dcut. Fann. Ampl»il>. 4- a. b. c.
— 'Merr. Syst. Ainphib. pag. 67. sp. i4. — Dngiis , Mem. Lez. in Ann. Sc. Nat. T. XVI.
p. 379. 8p. 4* ^^- >^. I>?. ^■
Lacekta macciata , Daud. Rrpt. T. III. p. 208. tab. 37. fig. 2. — Mcrr. Sysl. Ampbib.
pag. 65. sp. iQ.
Lacerta Bbowchiardi, Daud. Rojil. T. III. pag. 2^1.
Lacerta fisca , Daud. Rijit. T. III. pag. 237. — Morr. Syst. Ampbib. pag. 06. sp. 12.
TlLlGI'ERTA O CALISCERTfLA , Cc-tti , Auim. Sard. T. III. pag. i5.
Lk L^zart vert , Aznni , Hist. Sard. T. II. pag. 65.
Ubique , sed praeserlim in apricis atque ad parirfp.s antupias, fro-
(juenlissima , statiira et coloribus adniodum variaiis, .sed luuiupiam ru-
briventi'is. — Vulgo Tiliguerta , Caliscertula , Caluxertola .
(i) Dumcr. ct Bibr. loc. oil. pag. 397. tab. 3a. fig. i.
(a) Dumcr. ct Bibr. loc. cit. pag. 399. sp. 7. — Viplodactylus gerropygus , Wicgni. loc. cit.
pag 242. •
(3) Dumiir. cl Bibr. loc. cit. pag. 400. sp. 8. — Diplodaclylui vittatus , Gray , Proccd. Soc.
Zool. Lend, pars II. i832. pag. .40.
Serie II. Tom. I. kk
26(3 SYNOPSIS HEPTILILM SARDINIAE INDIGENOnUM
Gen. NOTOPIIOLIS, Wagl.
AsPiSTis , ejiisd.
MIL NOTOPHOLIS FlTZINGERl , Nolj.
Supra obscure bruunca , vcl olwacea , subtus ochraceo-aurantiaca ;
scutoriun abdoiniiudiuvt seriebus sex; poris Jemoralibus 11-12.
Longit. trunci cum capite poll, i X •
)) caudae » 3 /i .
Tab. I. fig. tl.
AsnsTis FlTZl^oEI>I , Wicgcni. Eipet. Mcxic. in Nola sub gen. Aspistis ( C. L. Bonap.
ill litt. ).
Hal)ilat frequens sub lapidjbus, ad muros anliquos , sub arboium
cortice , etc. , in Sardinia boreali et media : in planitiebus , vulgo Cam-
pidani , uiisquam visa. — Animalculum agilissimum^ Podarci murali
indole ct inorihus salis afline.
Descr. Statura in adultis et ovigeris sesquipollicaris, cauda saepius
plus dujilo longiore. Color supra et lateribus obscure brunneus vel oli-
vaccus , linea media doi'sali , aliaque laterali, utrinque, ferrugineis ,
obsoletissimis, vix conspicuis, subius constantissime ochraceo-aurantiacus :
Tab. I. fig. I. a. (1). Caput parvum , depressum, antice attenuatum ,
a coUo sulculo anguslo undique distinctum. Scutum occipitale minulum ,
tiiangulare: interparictule praecedenli duplo fere longius , lineare : pa-
rietalia magna, longitudinaliter oyaia: Jronio-parictalia subpentagona :
/iontalc elongatum, hcvagonum; palpebralia quatuor, prime quartoque
niinulis : trmporalia oblonga, sulilinearia, parielalibus contigua : yrOHto-
tinsalia sublrigona : internasale rhombcuni : nares in eodem situ ac in
Podarci murali , intra sului'as triiim sculorum palulae , scute interno
niajore , transverse trigone , apice valde atlenuato , ad angulum anticum
(1) AIcool colorcm buuc pcnitus dulct , atquc id viridi-margariUccum luutal.
At'CTOnE J. ce.m'; 267
sculi iulcrnasulis protluclo, exterioribus niinutis: sculu viaxillaria sii|)i-a
scptcm, suboculari longissimo ; infra quinquc : tenipora squamis grani-
forinibus, laevibus obtecla, quiljusilam lalioi'il)us , sculiformibus. Squamae
(lorsules et laleralcs rhoniboiclales, iiiibricalae, argute carinatac, jugu-
laribus externis , atquc iis, quas pedes atteruut, laevibus, gianulifor-
mibus. Cauda verlicillala , squamis supra et infra obloiigis, rcctaiigulis,
argute carinatis, carinis postice promimilis, in strias longitudiuales et
ronlinuas digeslis; hinc cauda striata. Squamae capitis et colli subtus
cxplanatae , laeves. Squamae, areae seu trianguU intermaxillaris, parvae,
oblongiusculae , in series longitudinales decern, maxillis utrinque paral-
lelas , disposilae : jugularcs majusculae, semicircularcs, imbricatac ; col-
lare evidentissinium , e squamis majoribus quatuov vel sex ciroruialum.
Triangulum pectorale lamellis clongatis, transverse biscrialibus, tectum.
Scuta abdominalia in series sex distributa, exlimis parabolicis, parvis ,
niedianis trapezoidalibus mcdiocribus, intcrmediis utrinque latis, Irans-
versis , obtuse rliomboidalibus : scuta in singula serie viginti , circiter.
Scutum praeanale pentagonum. Pedes anteriores graciles, subcylindrici,
digitorum apicibus vix oculos attingentes; posteriores crassiusculi , lon-
giores , subcompressi ; omnes superne squamis acutis , carinatis, cxius
semicircularibus laevibus, inlus granuliformibus minutissiniis, calapliracti.
Manus pentadactylae , digitis praesertim poslicarum , ut in Podarcc.
iiuirali, valde inaequalibus, unguiLus falcalis, acutis. Fori femorales 11-12
flavescentcs.
Ova lineas 4-5 longa, cylindrica apicibus rotundalis.
Observ. Genus Notopholis , Wagl. (^aWas As pistis , ejusd. ) alteram
durataxat apud auctores comprehendit europaeam speciem , Lacevtam
ncmpe Edwardsianam Duges, Annal. des Sc. Nat. T. X^ I. pag. 38G.
Species haec , quae ab illustri Descriptore in Gallia circa ^lediterraneum
frequens asseritur, a specie nostra characteribus numcrosis et pcrquam
conspicuis dilFcrt, dorso videlicet lineis ct maculis flavesccnlibus varic-
gato , abdomine in vivis margaritaceo , scutorum abdominalium sericbus
octo , scutis maxiliaribus ( maxillae infcrac ) quatuor , collarc obsole-
tissiuio, etc. Tanli autem raomenti divcrsus scutorum abdominalium
munerus mihi videtur , ut parum absim (juiii speciem sardoam in pio-
prium ct distinctum genus redigam : quod utique alacri animo faccrcm,
si de genere spcciebus magis referto quaestio esset.
Diagnosis , qua cl. AVicgmanu animalculum nostrum in Erpctologia
268 SYNOPSIS RKPTILICM SARDINIAE INDIGENOULM
iiiexioana, loc. cit. , dislinxit , haec est: supra griseo-viresccns , wiicolor,
scutorum abdominalium seriebus sea: Sardinia. De colore laele ochraceo
ahiiominis nulla fit inentio , nee mirum, cum cl. Auctor vivum noii
viileril. — Confer nolain pat;inae praeceilcntis.
Gen. GONGYLUS, WAni..
IX. GoNfSYi.rs ocEi.r.ATL's, Wagl.
Siibviijcscens niiiculis ocellaribus iiigris sligmale rectangulari sub-
centrali albo , subtus albidus.
GoNCYLUs ocELLATL's , Wapl. Sysl. Ainphili. pag. 162. gen. 80. — C. L. Bonap. Iconogi".
Faun. Ital. Fascic. XVIII.
Laceuta ocellata , Forsk. Dcscr. Aniiii. Arab. jiag. i3. sp. 14. — Gmcl. Syst. Nat. T. I.
pars in. pag. 1077. sp. ^3. — Sclineul. Auipltib. T. H. pag. 2o3.
Lacerta TiLiGL'CD , Gnicl. Svst. Nat. T. I. pars III. pag. 1073. sp. 66.
Sci>ct\s TiLicctii'S , Latr. Rrpt. T. II. pap. 72. — Dautl. Rcpt. T. IV. p. a5i. — Mcrr.
Syst. Anipliib. pag. ^3. sp. 18. — Schinz, Rcpt. pag, 104. tab. 4°.
Sl;I^ct■s ocELLATUs , Daud. Rrpt. T. IV. jiag. 5o8. tab. 56. — Mcrr. Syst. Amphib. p. 74.
sp. aa. — Scbinz , Rcpt. pag. 104. tab. 4'-
Sr.iacDS Tbtbo , Ra6n. Caratt. p. 9. — Mctiinu , Dcscr. nuov. sp. di Seine, in Mem.
Zool, Rom. 1S21. art. i. sp. 16 cum icon.
TiLiQtiA OCELLATA , Cuv. Rignc Anim. 2.= edit. T. II. pag. 63.
Mabeva ocellata , Fitzing. Vera. Mus. Wien. in Class. Rcpt. pag. 53. sp. i5.
lb TiLiceou , Cctti , Auiin. Sard. T. III. pag. 21. — Azuni , Hisl. Sard. T. II. i»ag. 70.
Ill aprieis et ])raescrtiin secus littora maritima frequenlissimus , sub
l:i|iiilibus, in se])i!)us , etc. — Vulgo Tiligugu , Tili/igoni , Sazzahiga.
Gen. SEPS , Daud.
X. Seps chai.cides , Cuv.
Capitis scutellis inaequalibus : Cauda corpora via- Idngiore.
a) lineata. Cupreo-cinerea , lineis longitudinalibus fuscis utrinque
(liiabus , subtus pluinbea.
b) concolor. Cupreo-virens , lineis nuUis , subtus plumbea.
Seps ciialcides , Cuv. Rt'guc Anim. T. II. pag. 55. — ^Vagl. Syst. Ampliib. gen. 75.
jiag. 160. — C. L. Bonap. Iconogr. Faun. Ital. Fascic. XVIII.
ArCTOnE J. GENE 269
Seps TRiDiCTiLUS , Daud. Rcpl. T. IV. pa}?. 333. lali. 57.
Seps ciiALCiDicA , MtTf. S^st. Aiu]iliib. pug. 76. hj). I, — Risso , Flist. Nat. Eur. Mcrid.
T. UI. pag. 88. sp. i3. — Schinz , R<']it. paj;. io.">. tal). '|i.
Sei's ^-hivzATA. ET coNcoLon , M'laxa , Fil. Mcni. Zoul. Med. pag. 3i ct 32.
Laceiita cimlcidbs , Linn. Syst. Nat. T. I. pag. 3(ig. sp, ^i. — Gnicl. Syst Nat. T. I.
pars III. pag. 1078. sp. f\i. — Sliaw , Gen. Zool. T. III. pag, 3o5. tab. 84.
CnvLciDES \iTTATDs, BoMnat. in Tahl. Enc. Erp. pag. G6. t>p. i. lab. si. Hg. 3.
(^i(\LCiDES SEPS y Latr. Repl. T. II. pag. 82 cum icon.
CiiALciDR« TniuACTYLA , Laiii'. Ropt. pa!*. G4> sp, 114.
Chamabsuba CHALCis y Scluicid. Anipliib. T. II. pag. 287.
Zvr.Ms cHALCiDicA , Fitzin^, Verz. I\In!i. Wic-n. in Class. Kept. pag. 53< sp. a.
Laceuta CHALCIDICA , AUiov, Quudi*. Oigit. Ovip. libr. I. cap. VII. pag. 637 cum icon.
in pag. 638. — Ray , Syn. Quadr. pag. 272.
La CtctGNA , Ci'tti , Anini. Sard. T. UI. pag. 38.
Lr Seps , Azuni , Hist. Sard. T. U. pag. Gg.
Ill locis iiumcDtibus ct praeserlim circa paludes obvla. Varietas b)
minus frc(|uens. — Vulgo Lanzinafenu , Schiligafenu , Llsciei'ba , Las-
sinajenn.
Gen. NATRIX, Bonap.
XI. Natrix viperina, Merr.
Supra cincrco-olivacea; collare e ntacuUs duabus obliquis , stramlneis,
nigro-mai'ginaiis , ad occiput cocuntibus ; laterlbus perpendicularitev
rtigro-ruaculatis J niacnlis albo-occllatis j^sublus nigra , parce clneveo-
irrorala ; cauda quincpumtali.
Scuta abdoin. i5o-i6o. Sculell. cautl. par. 5o-64-
Tab. H adult. — Tab. III. fig. i juw.
Natrix viPEniNA , Bonap. Iconcgr. Faun, Ital. Fascic. XI ( exclusis synon. Bcndiscioli ,
Hcrmanni ct Wagleri ). — Mcrr. Syst. Anipbib. pag, 12G, sp. 127.
CnLLBEn viPEniM^'s , Latr. RcpL T. IV, pag. 47- fig- '• — ■ Daud, Rcpl. T. VII. pag. i25.
— Cloqiict, Diet. So. Nat. T. XI. pag. 17O. — Cuvicr , Rcgnc Anim. 2,« rdil. T. II.
pag, 84. — Diet. Class. d'Hist. Nat. T. IV. p. 578. — Faun. Franc. Rcpt. Opbid.
tab. XVII. fig. 3 ct 4- — Schinz , Rcpt. pag. i\o. tab. 60.
La Natrice , Cctli, Anim. Sard. T. III. pag. 44-
La ViPEtiE d'kau , Azuni , Hist. Sard. T. 11. pag. 78.
Variut viltis duabus dorsalibus dislinciissiinis, flavcscentibus.
2'jo SYNOPSIS heptiulm sauciniae i.MncENoni'.M
T.,l>. III. fig. 2.
Habitat fi-equenlissiina scciis aiiuies et j-.aliules lolius Sardiuiae, iion
alilcr ac Kalrix torquatn agilissiiiic natans , atque in aqiiis victum
quaeritans. In Sardiniae inonlosae rivis ct fluviis , qui Trulis mirifice
abundant, Trutis vescilur: alibi Mugilibus , Alhcrinis , Clupcis , Lupis
{Labrax lupus , Cuv.), Balracbiis, etc. — Vulgo Pivera cfciba , Ptbera
d'aba, Pibera dacqua.
Varietas vittata non admodum vulgaris: j)hiriinas tamcn, specimi-
nibus tvpicis admivtns, vldi m. niaio amii i835 , circa pahidcm di
Riola.
Manibus prehensa odorem alliaceum , nauseabundum , Natricis tor-
fjualae adinstar, spargit. Ceterum animal mile ot raro morsitans.
Species hacc jiroceram sane staluram aetate adipiscilur, maximaque
Natricis torquatae individua turn longiludinc, turn crassilie aequat.
Exemplar legi in Galhira , secus ri\iitn Parapinta , 34 poUices longum.
In littore quiescens Trutam libralem capite apprelicnsani fauclbus iin-
mittere aggrediebatur.
Descu. Caput dcpressum , postice valde dilatatum. Scutum roslralc
vix sensim cmarginalum : verticale , superciliaria ct occipitalia , ut in
Natrice torquata. Scuta labii snpcri septcm , labii infcri octo (m IVfitj'.
torquata decern ). Truncus cylindricus , subfusiforniis , carinatus , squamis
dorsi oblongis , angustis , carinatis , ad latera amplioribns , explanatis.
Cauda continua , attenuata , teres, totius corporis longiludine quinquies
minor. — Color supra cinerco-olivaceus, lateribus sordide albus vel
stramineus , infra pUunbco-niger. Caput supra uigro pcrfusum , ad la-
tera stramiuco-maculatum : postice ulrinque macula lata , oblonga , stra-
minea, quae in junioribus individuis a gul.i , in adiillis ab oris angulo,
ail margiiicm poslicuui sen apicalcm scutorum occipitalium arcuatini
adscendil , collare anlicc iiUcrruplum cum opposita elibrmans : macula
altera, sed longc minor, ab ocido ulrinipie exorta ad margincm labia-
lem oblique recedit : scuta labialia , tain supera quam infera, slraminea
sunt, suturis late nigrcscenlibus. ISIcjitum ct gula , straminca. — Dorsum,
illico pone caput usque ad ajjiccm caudac , linea media macularum ni-
Urarum obli(juc rliomboidalium , in adidlis ([uandoquc confluentium ,
ornalum. Lalera inferius straminea, vcl albida , nigro-maculata, maculis
AlTTOnE J. GENli 2-1
(Utlyiiiis pcrpcmlirnlaribns , silbo ocellatis. Triinrus infra in adultis
j)liirnbeo-niger, uuicolor; in junioriJ)us, maciilis nebulosis albicanlibus
vanegatus.
Observ. Synonymia a cl. C. L. Bonaparte in Faunae Italicac Icono-
grapliia ad lianc speciem relala Iiaiid satis perpensa rnllii videtur.
Synoiiynion in primis cl. Bendiscioli oninino expungendum est, corpus
cnim rufuin, abdomen albo-flavesccns slriis ct punclis nigris signatum,
quaecjue de moribiis Colubri siii vipcfini adnotat Auctor manluanus,
speciei noslrae nuUo modo quatlrant. Citatum Ilermanni ( Coluber va-
tricula , Observ. Zool. T. I. pag. 2'y6) diagnosi nimis obscurae inni-
titur (i). — Natrix antem clierseoides Wagleri (Serp. Bras. Hist,
tab. X. fig. 1 ) , si dcscriplioni et iconi fides est habenda , a Nalricc
sardoa toto coelo discropat forma macuiarum dorsalium, colore capitis
et abdominis, etc. Scio utique "S'irum clarissimum identitatem Natricis
suae brasiliensis cum Colubro viperino Daud. in Systcmate Amphi-
biorum ])ag. i-g nuntiassc , sed an rite id egerit, vehemenlissime du-
bilo. Speciei noslrae e contra certissime pertinet synonymon Cetti a
eeleberrimo Faunae Ilalicae illustratore ad Natricem torquatam rela-
tum (2). Natrix torquata , uti jam monui, in Sardinia omnino dcside-
ratnr , ct pauca quae Cclti de Vipera aquatica Sardorum perhibet
Natricl viperhiae soluramodo et adamussim conveniunt. « II siio colore,
inquit Auctor, e cinerizio, variato nei lati di belle macchie bianche e
nere » : abunde igitur liquet Franciscum Celli nomen Natricis torquatae
in locum nominis Natricis viperinae , quae tunc tcmporis inedita erat,
siiilijcissc.
Quod spcctat ad Natr'icem ocellatani Wagl. (loc. cit. tab. XI. fig. i ),
quam prouti synonymon, una cum Natrice cherseoide, JSatrici vipe-
vinae allegat cl. INIusiniani Princeps , varictalem nostram vitlatam re-
fcrre primo intuitu cquidcm videtur. Cum vero de coUare, in specie
nostra conslantissimo, et de maculis dorsalibus nulla fiat mentio, corporis
(f) Diagnosis Hcnnnnni hacc est:
Coluber natyicula.
2i5-- i55 -*-6o. Colliim vi.x constriclum. Abdominis maculae fere ut in Nalricc. Dorsi scmian-
tiulis fiiscis , sqtiamis nii^ro-marginatis , scmiannnlis in aliiloinen (Icsceudeutibns. Inter semiannulos
dui-^ales , angustiorcs aibi , facti ex niargine utruquc l.ileraJi »quamae , qui culorc est albido.
Longit. sesqnipedalis. Crassities digiti. Cauda brevis.
(1) Confer Iconogr. Faun. Ilal. Fascic, IX iu Synonymia bujus speciei.
3^2 SYNOPSIS REPTILIUM SAKDINIAE INDIGENOHl'M
uiileni iuferiorcs jiarlcs ilavicaiui scu all)icauli-p:illulc-virescentes , ina-
I'ulis miinerosis nigris j'.leriuiKjue Irigouis uolalac in descj-iplione et
icouc exhibcanlur , luijusinoiU synonymoii , ae([uc ac ])riimim , male
oinnino mihi audit. Accedil denique mihiquc aslipulalur clariss. Filzingeri
sciilcnlia , tjui JSatricem clierseoidem ct ISati'icem occllatam AA'aglcri
ill tot species cgrcgie distinclas esse dispesceudas existimat {Isis, vol. XIX.
pag. 895).
XII. Nathix Cetti , Nob.
Supra cinereo-alha , fasciis seit annulis plurimis nigris , cinereo-
maculatis , subtus nigra , maculis albis ; capite cinereo nigroque
■variegalo ; Cauda quadrantali.
Mas. Scuta al)doin. I'ji. — Sculell. caud. par. S^.
Foem. Scuta abdoui. iG3. — Scutell. caud. pai'. 49-
Longit. poll. 15-17.
Tab. IV. dg. I.
Annotisus ( sexpoUicaris ) supra cinereo-albus maculis nigris prope
caput disrupte , prope caitdam ex adverso , conjluentibus , ad di-
midium corporis dislinctis , ocellatis ; subtus spadiceus , maculis
paivis albis.
Tall. IV. fig. 2.
Faeminam ovigeram pulclierrimae liujus specici legi baud procul a
Fonni , m. julio ; marein autem in Monte di San Gio'.'anni dVglesias.
Annolinum in Corsica australiori invenlnm Imnianissinie largitus est
strenuissimus Ec|ues Vieu : specimen vcro , longitudine et colore vix
diversum , in ISIusaco Karalitano janipiidem observaveraia nulla ulique
patriae indicalione distinctum , scd in Sardinia probabililer ledum.'
Iglcsienses , nuibus marem , Fonnenses , quibus foeminam , dum
adhue viverent , oslendi , scrpenlem a se nusquam visum summopcre
adniirati sunt : Ci'omet , tot vlcil)us insulani jicragratus , bis tantum of-
fendi ; species ergo inter raras et rarissimc obvias receusenda.
AUCTORE J. GENE 2'j3
Foemiiia, initissima ct miniine mordax quamvis manil)us atlrcctat;i,
nil clocuerat quoad viclum: mas, iracuiulura et mordacissimum animal,
Geotritoiiem fuscum in iiigluvic fcrehat: vix vcro diiLitandum est quin
ct IJatrachios oTiines, aliaquc loiigc jilura animalia, species hacc, esn-
riens, pei'sequatur.
Descr. Caput oblongo-ovatum , depressum , apite obtusiusculum ,
poslerius parum dilatatuin. Trunrus cylinilricus , snbfusiforuiis , dorso
carinalo. Cauda a trunco \\k ilisliiicl;i , allenuala, teres, acuta, totius
coqioris longitudiuc qualuor cum di'midio minor. Sciitellum rostralc et
verticale , scuta occipitalia, superciliaria, poslocularia , laLiique tani
supcri quam inferi ut in Natrice viperina omniuo. Squamae superae
dorsi et caudae oljlongae , aculae , carinalae ; laterales latiores , e.xpla-
natae. — Color supra et ad lalera chiereo-albus , in mare obscurior
quam in foemina. Caput variegatum , scutis nempe occipitaliLus (lituris
duobus suturae conliguis exceplis), macula inlerrupta ab iisdem sculis
exorta atquc ad oris angulos utrinque producla, sulurisque scutorum
labii tam super! , quam inferi , nigris. Cervix late nigra , macidis litu-
risque cinereo-albis. Truncus nigro-fasciatus , fasciis 58, cinereo-macu-
latis, ad carinam dorsalem saepius non omnino ex adverso confluenlibus.
Corpus infra, mento et gula exceptis , nigrum, iiilidissimum , maculis
albis ovalibus Iransversis , saepe geminatis , irregulariter distributis ,
variegatum. Mentum , gula, scutaque abdominaiia gulae proxima, alba,
vix nigro-lilurata.
Observ. Ova in specimine foemineo 4 , sesquipoUicaria.
Spcciem dico pits manibus Francisci Cetti, Novocomensis, qui primus
naturalem historiam jMainmaliuin , Avium, Rcplillum ct Piscium Sardiniae
eruditissime et elegantissime conscripsil.
Seeie II. Tom. I.
3^4 SYNOPSIS REPTILIUM SARDINIAE INDIGENORUM
Gen. COLUBER, Link.
Zamenis et Periops , Wagl.
\II. Coluber (Zamenis) viridi- flaws , Lacep.
Sqiuimis nitidis rhombeo-sexangulis , lateralihus valdc majoribus :
capile distinclo : scuto verticali unguslo , antice parum latiore ;
maxilla varicgata , mandibula iinmuculata : caiida (rientali , tenui.
Scut, abdom. 200-220 — Scutell. caiid. par. ioo-ii5.
Adaltus. Nigro-virescens, liiieolis flavis crebris atlspersus, subtus
Havidus, pileo flavo-blurato.
Jin<enis. Pkimbeo-olivaceus iininaculatus , subtus palbde straniineus :
pileo et cervice fusois flavido-liluralis.
Junior. Brumieo-olivaceus , I'meolis cinereis variegatus, subtus flavc-
scens ; pileo flavido-llturalo.
CoLioen viBiDi-FLAVus , Laccp. Quadr. Ovip. ct Serp. T. II. pag. 137. tab. VI. li;;. 1.
adiill. — Latr. Rcpt. T. IV. pag. 88. — Daud. Kept. T. VI. pag. 292. — Bcndisc.
Moiiogr. Scrp. Jlant. in Giorn. Brugnat. Dec. II. T. IX. pag. 420. sp. .'j. . — Fitziiig.
Verz. Mils. Wien. in Class. Rcpt. pag. 57. sp. 14. — Bory Saint-Vine, in Diet.
Class. Hist, Nat. T. IV. pag. 678. — C. L. Bonap. Iconogr. Faun. Ital. Faacic. V.
Cui.i'BER ,\TRO-viREKs , Sliaw , Gtn. Zool. T. III. pag. 449' — Cuv. Regnc Anini. T. II.
pag. 70. — Merr. Syst. Aniphih. pag. 110. sp. O9. — Wctaxa , Mouogr. Serp. Rom.
pag. 36. sp. 4. — Mcla.va (il. in Mem. Zool. Med. pag. 33. sp 3 ( lig. i. juv. ) —
Frivald. Mon. Scrp. Hung. p. 43. — Risso , Hist. Nat. Eur. iiierid. T. III. pag, 90.
sp. 22. — Schiuz , Rept. pag. 14G. tab. 60.
CoLL'BER LUTEO-STRiATDS , Gnicl. in Naturf. T. XXVIII. pag. 1G4. tilb. III. fig. 2.
CoLlBcB vCLGARis , BonDat. in Tabl. Ene. Opliiol. pag. 233. sp. Go, tab. 33. fig. .j.
i^uLCbER couMl'Kis, Douud. Zool. Bcytr. T. III. p4g. 208.
CoLCBEB PERSCNATL'S , Duud. Rept. T. \ III. pag. 324. ^''^^' ^- ''t^ ''• i*^^ ■
t^oLUBER Fra.nciae, Siickov , Naturg. T. III. pag. 241.
Z.v^lEM.^ viRiui-FLAVi's, Wagl. Syst Arnphib. p. 188. gen. 83.
CoteHRo ueCELLATURE , Cetti , .\nim. Sard. T. III. pag. 4'.
CoLr.F.tvRE VERTE ET JAC5E , Azuiii , Hist. Sard. 1". II. pag. 77.
Viir. carlonarius. Nigci-riinus immaciilatus ; subttis medio longilu-
diiialiler stramiiieus , lateribus caudaque chalybeis.
AUCTOTIE J. GENE Zj^
CoLt'BEn ciUDONARics , Sclircib.
CoLDBcn viniDi-FLAVua CAflBO^ABlDs , Fitzing. Vcrz. Mus. Wien. in Class. Rcpt. pag. .'>-.
^aI^ a. — C, L. Bonap. Iconogr. Faun. Ital. Fascic. V. — Scbinz , Kept. pag. a^o.
tab. lo'i.
Ubique frequens, sed praesertim ad sepes ct rudcra. Vulgo Colurii
puzzotiargiu , Colura puzzonargia. — Carbonarium semel lantum vidi
prope Torloli.
XIV. Coluber ( Zamems ) flavescens, Scop.
Brunneo-olivaceus lineolis albis sparsis , sublus stramincus : sqiianiis
nitidis elUptico-sexangtiUs : capite subdistincto , obtusissimo : scit-
tello verdcis antice multo latiore : caiida qnadrantali.
Scuta abd. 220-228. — Sculell. caud. par. 'j4"86.
Jiwciiis. Fusco cinei-eoque nebulosus ; subtus anterius flavus fiisco-
tessellatiis , posterius chalybeus : froulis lunula et gulae collare
nigris.
CoiUBEB FHVESCEK.S , Scop. Ann. Hist. Nat. T. II. pag. Sg. — Gmcl. Sjst. Nat. T. 1.
pars III. pag. iii5, sp. 3o3. — Daud. Rcpt. T. VI. pag. ^472. — Bcndisc. Monogr.
pag. 4*0. sp- 4* adult. — Frivald. Monogr. Serp. Hung, pag. ^o. — Scbinz , Rc-pl,
pag. 147. tab. 61. — C. L. Bonap. Iconogr. Faun. Ital. Fascic, IV.
Coluber katrix var. /3. , Gmcl. Syst. Nat. T. I. pars III. pag. iioo.
C(tLUBEn LOKCissiMt's , Bonnat. in Tab!. Enc. Ophiol. pag. aSg. sp. i5(). adult.
CoLt'BEB ^sCL'LAPii , Sbaw , Gen. Zool. T. III. i)ug. 4^2. — Cuvier, Rcgnr .\niin. T. 11.
pag. 71. — Latr. Rcpt. T. IV. pag. 54. — Daud. Rcpt. T. VII. pag. 3o. — Fiivald.
Monogr. Scrp. Hung. pag. l^■l. — Scbinz, Rcpt. pag. 148. tab. 61. fig. i. — Mcl.ixa,
Mou. Scrp. Rom. pag. 'i-. sp. 3. — Boi-y Sainl-Vinc. in Diet. Class. Hist. K.tt.
T. IV. pag. 579.
Coluber Sellma.nm, Nau. Enldcck. und Bcob. T. I. pag. 260. — Donnd. Brytr. T. \\\.
pag. 307. — Suckov , Naturg. T. III. pag. 356. — Bccbst. Uibcrs. T. IV. pap. 218.
Colubeh pakkomccs , Nau. Entdcck. und Bcob. T. 1. pat*. 2G0. — Donnd. Bcytr. T- III.
pag. ao8. — Stikov , Nattirg. T. III. pag. 256. — Bccbst. Lobcrs. T. IV. pag. aiy.
CoLt'BEB ScopoLii , MciT. Syst. Aiiipliib. pag. 104. sp. 4**- — Bccbst Uebcrs. T. IV.
pai;. 199. — Sukov, Nattirg. T. III. pag- 3^9-
C.OLVQBR ASCLEPiADECs , Donnd. Bcytv. pag. aoi.
CoLt'BER noM.vnc$ ^ Sukov , N^twrg. T. 111. pag. iq8.
Zamems Escilapii , Wagl. Syst, Ampbib. gen. 73 pa?. i88- — Fitzing. Pnxir. Fii.
Auslr. pag. 3uG.
Nathix LONCissiMA , Laur. Rcpt. pag. 74- ^P- '4^*
CoLLBEO keho , Cu'Ui ^ Anim. Sard. T. III. pag. 43.
l-'.iulom loca cum jiraecedeiiti specie inhabitat. — Vulgo Coluru ,
Colura nit'dda.
37^5 SYNOPSIS nEPTILIUM SARDINIAE INDIGENORUM
XV. Coluber ( Periops ) hippocrepis , Linn.
Flai'idtis, dorsi maculis orhiculatis distinctis in iinicam seriem di-
gestis , macuUsqne laterum siihrliomboidalibus, nigris; subtus ntriri'
que nigro-mdcuhilus : pilei Jasciis transwrsis nigris, pluribus ;
altera magna inlcrociduri , altera occipitali ad oris angulos pro-
tcnsa : sciito verlicali campanulato ; cauda quadrantali.
Scuta abtl. 232-344- — Sciitcll. caud. par. 86-98.
CoLDBCB nirpocnEPis , Linu. Mus. Ail. Frtcl. T. I. png. 36. tab. j6. fig. 2. — Id. Syst.
Nat. T. I, i>ag. 38S. — Gmel. Syst. Nat. T. I. pars 111. pag. 1117. — Laccp. Quadr.
Ovip. ct Serp. T. 11. pag. 117. — Bonnat, in Tabl. Enc. Ophiol. pag. 26. sp. 55.
tab. 28. fig. 53. — SUaw, Gci). Zool. T. HI. pag. 5i3. — Latr. Rcpt. T. IV. p. i3o.
Daud. Rcpt. T. VI. pag. 249. — Fitzing. Vcrz. Mus. Wicn. in Class. Rcpt. p. 57.
i\i. 29. — Gene in Act. Acad. Taurin. T. XXXVII. pag. 299. tab. i. — C. L. Bonap.
Iconogr, Fauu. Ital. Fascic. XII. — Scbinz , Rcpt. pag. 2^0. tab. loi.
Natrix HippociVEPis , Laur. Rcpt. pag. 76. sp. i55.
CoLrBEB ( Nathix ) hippoghepis var. a. , Men". Syst. Ampbib. pag. io5. sp. 5o.
Pei\iops niPPOCREPis , Wagl. Syst. Ainphtb. pag. 189. gen. 77. — Id. Dcscr. ct Icon.
Ampbib. T. III. tab. 3i.
Colubeh DiADEMA , Bouclli ( Gcne in iconc supra allato ).
Habitat in Sai'dinia auslraliori , praescrtim in juncetls. — Vulgo
Pi\>era de sicca , Pibera de siccit (i)?
(i) Quid sit Vipcra tcrrcstris ( yipera cle siccu ) , cujus nomcn ct vcneni atrocissirai
faraa per tutam Sardinian! personal, nunitjuain milii conligit sine omni dubio extricarc. Quod
est dc vcncno , vnlgus cciiissime souiniat vcl fabulalnr: quod antcm spcctat ad formas ct colores,
variac adniodum penes Agricolas extant scnteuliae , sunt cnim qui nigrum , qui rubrum , qui vi-
ridein ilium Scrpcntem pracdicant , accedcutc varia admodum corporis ct partium uieiisura : cum
vcro ]>IiMiquc in boc conscntire vidcautur , ut cruccm scu maculam eruciformcm in capitc gerat,
Colubrum hippocrepidem ab iis dcsignari crcdi potest. Scd ct maculae cruciformis siguum forlassc
vulgaris tradilio est rei non cxplorat-ie , nam Uujusmodi serpens in variis insulae locis babllarc
dicitur , ubi Col. hippocrepis ccrte dcsidcratur. Ni fallor , id est dc Fipera de siccu Sardorum
quod dc Scorzone agricolaruni nostratum : nomen vauum , non animal.
AUCTORE J. GENE S^^
Gen. IIYLA, Lair.
XVI. HvLA viniDis , Laur.
f^irens , subtus alba, linea hinc hule Jlexuosa , Jlava , margine ex-
terno nigricante ; dor so glabra, venire granuloso ; iibiis longitu-
dirie femorum ; plantis scmipalmatis.
HvLA vmiDis , L;uir. Syn. Kept. pag. 33. sp. aG. var. a. — Bonnat. in Tabl. Enc. Erp.
pag. 9. ^i". I. t.il). 47- fig- 5. — Daiul. Rcpt. T. VIII. pag. 23. — Clotjuet in Diet.
Scicuc. Nal. T. XLIV. pag. 3y4. — Filling. Vcrz. Mus. \\'ien. in Class. Rcpt. p. 63.
sp. 5. — Sturm , Dcut. Faun. .\ni]>Iiii). T. III. pag. 4** — .Graven. Dclic. Mus.
Wratisl. pag. 23. — C. L. Bonap. Iconogr. Faim. Ilal. Fascic. XXII.
Htla ARDORBi, Cuv. RegDC Anini. T. II. pag. 94. — Scbinz , Rcpt. pag. 323. tab. 93.
Ri.\A AnBOitCii, Linn. Syst. Nat. T. 1. pag. 35;. sp. 16. — Id. Faun. Succ. pag. 180. —
111. Mms. A(1. Fred. T. I. pag. 47- — MiiU. I'rodr. Faun. Dan. pag. 35. — Razoum.
Hist. Nat. Jorat. T. I. png. lOi. sp. 11. — Gnicl. Syst. Nat. T. I. pars III. p. 1054.
8j>. 16. ( e.\cL varict. ). — Retz , Faun. Suec. 'f . I. pag. 286. sp. 9. — Lair. Hist.
Salam. pag. xxxviii. — Schranck , Faun. Boic. T. I. pag. 276. sp. 255.
Kana viridis , Linn. Faun. Suee. ed. 1.^ pag. 94. sp. 252.
Calasiita ABBonecs , Scluieid. Ampliib. T. I. pag. i53. — Mcrr. Syst. Ampbib. pag. 170.
sp. 9. — Risso , Hist. Nal. Eur. Merid. T. HI. pag. 92. sp. 29.
Htas et DENononYAs auborea , "Wagl. Syst. Aniphib. pag. 201. gon. i.
Denorohtas vmiDis, Fitzing. Prodr. Faun. Austr. pag. 327.
Raka DDTornyTES , Rondel. Pise. Palustr. lib. I. cap. VII. pag. 325.
Raaoccuio VERDE , Cetti , Anim. Sard. T. HI. pag. 39.
Habitat Tulgatissima in arboribus, \ere , generatiouis caussa , stagna
salina aeque ac dulcia petens. Varietas dorso nigro-maculato abunde
visa in palude inter Pidam et rudera url)is Norae posila , m. martio
i835. — Vulgo Rana birdi.
3-3 SYNOPSIS nEPTU.IUM SAUDINIAE INDICENOnUM
Gen. PSEUDIS , Wagl.
XVII. PsEUDIS SAKDOA , Nob.
Verrucosa , supra fusca , cinereo-variegata , infra sordide alba ;
macula faciuli trigoim , clnerea ; pedlbus transverse Jusco-fasciatis.
Longit. max. Irunci poll. 2 ■'/, — Lalit. max. i '/.^ .
T.i).. V. fig. I. 6 — fig. 1. (p.
La Rasa acquajuola , Cclti , Auiiii. Sard. T. III. pag. 38.
Ill fontibus insulae Sancti Pelri , Gallurac, Barbagiarimi, OUastrae, elc.
li'equens vere et aeslate, gencraiioni operam navaiis exeimlc martio et
inennle aprili : in stagnis salinis niimqnam visa. A Sardiniae rusticis
incredibili prorsus otlio habila et trepidanter vitata, vcneni , fasciiia-
tionis et maleficiorum omnigenornm caiissa , quil)us falsissime crimi-
naliir. Vescitur inseclis et testaceis. — Vulgo Rana , Rana d'acqua.
Descr. Corpus supra verrucosum , -vcrrucis minutis , punctifor-
mibus , clevatis, adspersiim : parotides niillae. Caput dedive, antice
anguslalo-rotundatum , fusco cinereoque maculatum , macula magna
o!)ver,se trigona a mediis oculis versus rostrum exiensa , cinerca , tarn
in junioribus, quam in grandaevis individuis constantissima. Dorsum
liiscum , macvda cinerea irregulari antice nolatum, ubic|ue plus vel
minus cinrrco-nebulosum. Pedes supra cinerei, fasciis Iransversis fuscis
variegati. ISJcnUftu, gula, abdomen et pedes infra sordide albi, interdum
ferruginei. Palmae tetradactylac , digilis terctibus, liberis, in foemina
elongalis, gracilibus, in mare breviusculis , crassis , ponultimo omnium
longissimo , relicpiis subacqualibus, poUice in mare incrassato , iialluci-
Ijusque , nuptiarum tempore, \alde prominentibus , scabris. Planlae
penladactylae : digiti membrana in marc usque ad ajiircm , in foemina
basi (antum expansa connexi , inaccpiales , cxterno et motlio suiiacKjue
longis , secundo omnium longissimo, reliquis sensim brcvioribus: iial-
Inces in ulroque sexu parvi, lineares.
AUCTORE J. GENK 379
Vfrruculae puncliforines , halluces, pollex ct index palinarum , nee
noil limbus niembranue planlaruin in niaribus, gcncrationis tenipore ,
nitiilc nigra evadiiiit.
Denies niandibulae nulli ; maxillae ut in Ranis genuinis ; palali in
unicuni serieni Iransversaleni, in medio interniptani, pone nares dispositi,
iniiuiti.
Nomine Ranae teniporariae Linn., vel italice Rana acqiiajuola banc
spet-ieni a Francisco Cetti memoratam fuisse , ralum et persuasissiir.um
mibi babeo , turn quia dentium forma , numerus ct situs , nee nou vi-
vendi ratio, (piae a el. Auetore Ranae suae trlbuunlur, Pseudi nostrae
exacle conveniant , turn quia nullum prorsus aliud Batrachium extet in
Sardinia, quod Ranae fornias el habitudines pracbeat (i).
Obscrv. Pseudis genus a elarissimo Waglero in Systemate suo
Amphibioruin pag. 2o3 eondilum unicam hactcnus speciem complcctitur,
Rufiani videlicet paradoxam Linn. , Amei'icae meridionalis incolam.
■ Praeeipuos characleres , quibus exoticum hoc genus snperstruitur , spe-
cies nostra sat evidenler exliibet, antipedes enim parvi , scelidcs nia-
xinii , lingua mento toto adnata , u;argine solum soluta , circularis ,
integra, tympanum latens , etc. Adsunt allamen nonnullae in palpebris,
atque in pedum slruclura diirerentiae , quas enumerare summatira ag-
gredior. In Pseudi pavadoxa palpebra inferior decst : poUex antipedum
reliquis digilis opponilur : digili Ires extimi scelidum aequalcm habent
longitudinem ; membrana aulem , quae digilos conneclil, usque ad rhi-
zonychii apicem expandilur. Nil hujusmodi in Balrachio nostro depre-
liendilur, palpebra enini inferior conspicua est ; polie^ anlipedum vix
oblique porrigilur ; digitus scelidum quarlus contiguos insigni longitu-
dine superat et raembranam raagnopere excedit ; membrana haec autem
in niaribus apicem uliquc digilorum primi , secundi , tertii ct quinfi
fere atlingit, sed in focminis ad secundam phalangem consistil , nee
ultra progreditiu'. Discrimina liaec momentosa equidem et notatu di-
gnissima mihi videnlur, non aueo tameu ut crcdam , nunc temporis
saltern, sardoum Batrachium alibi, quam in genere Wagleriano , esse
recensendum.
Observaliones analomicac in individiiis varlae admodum aetatis in-
stitutae nihil quoad ^iscera mihi oblulerunt quod in Ranis subsimiliter
(1) Ranani esctiloiil.iiii , Sai'duLs [>t(>i->u3 ignut,)iu. in jijius tuliua Cuiaicui- lift{\iculi>!.iniaiii \itlt I
aSo SYNOPSIS nEPTTLIUM SARDIMAE INDIGF.NORUM
noil recurrat. Scelelus vci'o slnicturatn pcrqiiam singiilarcm cxliihuit.
Racliys speciei nostrae Bufoniim longe propius , qiiam Raiiarnm geiiui-
naruin racliydi at'ccilit (i). Revcra processus tiansversi vertebrae octavae,
scptimae , etc. , (jui in Rana esculenta et trmporuria elongalo-lineares
sunt, in Pseiuli sai'doa breves, ut in Bufonilms pleriscpic , rcperiuntur:
ill tamcn nionendum est hujusmodi processus in Bufonibus anterius
porrigi, in Pseudi non alitcr ac in i?«w« esciderifa transversim extendi.
^ crtebra aulcm uona sen idlima processubus a|)ud speciem nostram
extus dilalalis , fere sccuriforinibus gaudct , ut in Bufonibus constanter
id oblinet. Novam denique inter Pseudim et Bufones afiinitatem deraon-
strat ratio , qua processus nunc mcmorati cum apice ossium iliacorum
ronnectuntur : in Rana esculenta ossa hacc apicibus oljversis adliaercnt;
in Bufonibus e contra atque in Pseudi processuum apices ossa iliaca
supergrcdiuntur et tcgunt. — Animal ergo , si species Europae indi-
genas dumtaxat spectcs , naturalem transituin a Ranis genuinis ad Bufones
efliciens.
Gen. EUFO, Laur.
XVIII. Buro viaiDis , Laur.
Supra et laterihus fuscus maculis vividibus contigiiis lineisque irrc-
gularibus albido-lU'idis, rubro-pustulatis : parotides lineares: palmae
fissae : planlae pentadactjlae.
BfFo vmiDis , Laur. Syn. Rept. pag. 27. tab. I. fi^. 1. — Sclineid. Anipliib. T.I. p. 200.
— Lair. Salam pag. xn. — Id. Rcpl. T. II. pag. 1|5. ■ — Dauil. Rcpt. pag. 79.
lab. 28. fig. 2. — Bibr. ct Bory , Rcpt. Mor. pag. 75. tab. XV. fig. 2-3. — C. L.
Boiiap. Iconogr. Faiin. itat. Fascic. XIV.
Rasa viniDis , Sliaw , Gen. Zool. T. IH. pag. i53.
Rasa vauiabilis , Pallas, Sjiic. Zool. VII. pag. i. tab. VI. fig. i-a. — Gmd. Syst. Nat.
T. I. pars III. pag. 10,^11.
BcFO ScHRBBEnsiAHfs , Laur. Syn. Rcpt. pag. 27.
Rasa sitibiinda , Pallas , Rcis. T. 1. p. /pS. — Gnid. Syst. Nat. T. 1. pars III. p. loio.
— Sbaw , Gt-'ll. Zool. 'I'. 111. pag. l53.
(1) Confer Tab. V. fig. 3. Scelctus Pscmlis sardoac.
fig. 4- Srclctiis Ranai- csciilcntac.
fig. 5. Scelctus Bombinatoris ignei.
,/ .yi,=z eti,/^ o/g e/e. '?^o/-i»^ /%&«: tyM'a^T & f^t^. 2. ^y^r-^ ^o^n jT/iof
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AL'CTOHF. J. CENK 28 I
Buro siTiDUNDUs , Sclincid. Ampliib. T. I. pag. saS.
RA^\ BUFo var. y, Gmcl. Syst. Nut T. I. jiars III. pag. io47-
Buro VARIABILIS, MoiT. Syst. Anipliil). pjg. 180. — Scliiiii , Rcpt, pnp aSi. Uli yC. fig. 3.
Ubiquc frequens , sed praesertiin in umbrosis el sub lapiilibus. —
\ iilgo Rana , Raua pahcdilosa, Rana pintaJa.
Obsi'iv. Agricolac Pulcnscs Bufonem alium longe iiiajoreni , villa
tlorsali ilavicanti nolatuia , in arvis inlerdum occurverc afliiuianl. An
Bufo calamita Laur. ?
Gen. GEOTRITON, Bonap.
XIX. Geotbiton fuscus, Bonap.
Fuscus liluris subrubentibus evanidis , sublus cinereus vel dilutd
Jbrrugineus pimctis albis minutissiniis : Cauda corpore pariim bre-
viore j digitis depressiusculis , subpalmatis.
Geotbiton fcscds , Bonap. Iconogr. Faim. Ital. Fascic. XIX.
Salamakoba rotcA, Gcsn. Quadr. Ovip. T. II. pag. 82. — Aldrov. Quadr. Digit. Ovip.
Jibr. 1. pag. G40. — Laur. Syn. Ropl. pag. !\-i. sp. 52. — Bonnat. in Tab. Eiic. Erp.
pag. 65. sp. 10.
Laceuta salamandba var. y , Gmcl. Syst. Nat. T. I. pars III. pag. 1067. sp. 47-
Sala.iiandba Savii , Goss. Cuvicr , Ri-gn. Aoiio. 3.* edit. T. 11. pag. 1|5.
Habitat frequcns liyemc snb la])iilibus in moiilibus circa fgiesias :
in aquis uumquain vidi. Spi'ciinen , quod in iiigliivie Natricis Cclti
reperi m. junto spcciminibus m. decembre leclis omni ex parte re-
spondebat.
Gen. EUPROCTUS, Nob.
Characteres cvterni.
Caput magnum, depressum; parotides nullae.
Denies maxillares validi, recurvi; palatini in series duas rectas , inter
nares contiguas , versus fauces sensim divergcntes , digesti.
Regio ani , in aduUis , tumida , angusta , longitudinalis , aperlura
rotunda , postica , idesl versus candaa basini hiante.
Seivie II. To.M. I. MM
aSa SYNOPSIS REPTIMI'M SARDINUE INDIGENOKI'M
Cauda basi teres , pone basim compressa.
Pedes validi ; anteriores telradactjli , posteriores pentadactjU , dig'Uis
snbcjlindricis , liberis , palrnis plantisque laevibus.
Characteres anatotnici.
Processus postico-lateralis externus ossiurn frontalium cum processu
ossis tynipanici anterius porrecto arcum continuum utrbujue ejji-
ciens (i).
Costae imperfectae.
Observ. Salamandrae Laur. et Salamandrlnae Filzing. ab hoc
genere longe discedunt capite parotidihiis inslnicto; Geotrilones Bonap.
Cauda tereti pcdibusque palmatis ; Tr'itones Laur. capite parvo verru-
cisquc plantaribus ; Pleurodelides Michah. costis perfectis : oinnes autem
ani apertura constanter rimaeformi.
XX. EupnocTUS Rusconii, Nob.
Adultus supra et lateribus obscure olivaceus, albo'granulatus , infra
sordide cinereus vel J'errugineus , punctis vel maculis nigris ad-
spersus.
Mas tibiis posticis laevibus.
Foemina tibiis posticis calcaralis.
Longit. trunci cum capite poll. 2 '/,
» caudae » a'/t
Tab. I. fig. 3.
Juvenis supra hrunneus , cinereo-irroratus , linea dorsali continua ,
maculis utrinque subrotundis , corporeque infra albo-ferrugineis ;
Cauda ancipiti , breviuscula.
Longit. poll. I /, - 2 .
T.ib. I. fig. 4.
Adultus sat frequens occiirrit in aquis lente fluentibus et cavis
montium lacunis Sardiniae borealis et mediae, vere et aestate, insectis
(i) Hacc capitis structura recurvil id PUuroJelidc U-'akli^ Michahcllcs. Confer his, i83o. pag. 194.
— Prrpt-rani vero Zuulugiis 1101 imbcrgensis ossa , quae nos tympanica nuncupainus , J'rontaliti po-
sleriora appellavit.
AUCTORE J. GENE 283
el priieserlim Lepidoptcrorum larvis in aqua ilclapsis viclilans. A vulgo
Fonnensium Ttxita canina cUcilur et veneni insiniulatur. Juvenem legi
primuin in sylva montana \ulgo dicta itL Curaduri inter Tempio et
Oschiri , sub arboris cortice secus rivuhim , m. junio ; dein in monlc
Gcnavgentic sub lapidibus itidem secus rivulos , exeunte julio.
Descr. Color in adultis supra obscure olivaceus , sen brunneo-
niger , maculis interdum obsoletissimis subferrugineis , infra sordidc
cincreus vel ferrugineus , punctis vel maculis parvis, nigro-coerulescen-
tibus , nunc crebris et confluentibus , nunc raris et late discretis. Caput,
dorsum , latera , pedes extus et cauda verruculis albis, puncliformibus,
elevatis , adspersa. Caput magnum , trunco latins , depressum , antice
rotundatum: nares marginales ; oculi par>i, vix pi'ominuli , subobliqui.
Truncus capite duplo tantum longior , convexus, sulculo dorsali sat
profundo exaratus, crista omnino nulla. Cauda corpori longitudine sub-
aequalis, basi teres, dein anreps, acie snpera pauUo ultia basin , infera
versus medium incipiente, ferrugineo-marginatis. Pedes anteriores me-
diocres , tetradaclyli ; posteriorcs crassi , pentadactyli , tibiis foemina-
rum calcare, seu tuberculo magno proniinenli, ad apicem lateris in-
lenii instructis : palmae et plantae laevissimae , veriucis omnino nullis:
digiti subcylindrici , fissi , breves , inaeqiiales : pollex omnium minor ;
lertius omnium major : secundus , quarlus et quintus subaequales.
Regio ani in utroque sexu tumida , longitudinaliter elongata , in mare
gracilior , aperlura rotunda, apicali , sursum, idest versus caudae ba-
sim , luante. — Tab. I. fig. 3. a.
Mas focmina crassitie et loiiglludine minor.
Pelvis vertebrae scxtodecimae suspensa.
Observ. Hue forsan spectat Triton Poircti Gervais , Afiicae bo-
realis incola (confer InstiliU , i83G, 20 aprilis ) : ea saltern quae a
clarissimo Auctore in diagnosi alVtruntur, spcciei nostrae conveniunl.
Cum vero fusa animalis descriptio in Diario citato desidei-etur , nee
uUum de insolita ani et pedum structure verbum Cat, harum specie-
rum idcnlitatem asserere intempestivum existimo.
Gjrinus Euprocti supra est olivaceus, griseo-nebulosus , infra ci-
nereus , unicolor , caudaque instruitur a basi valde comprcssa , supra
et infra laic marginata. Idem vcro animal, aelate nonniliil progressum,
braiicliiis scilicci evancscenlibus vol reccns evaiiidis , maculas clcgan-
tissimas sumil , iisque dccoralum speciem longe aliam mentitur. Corpus
284 SYNOPSIS HEPTII-Il'M SARD.NIAE INDir.F.NOnrM
veiTuculas punctiloriTies , albas exju'omit. Color supra brinmous , i'lili-
giiiostis , punclis cinei'cis ailspergitui- ; a cervice nsque ad apicein
caxidae linea albiilo-ferniginea cxcurrit, juxla qiiam per lotam longitii-
tlinein iilr'mquc enilent maculae subrotuiiilae cjusdein coloris ; caput
cleuiquc fascia fronlali transversa, macuLupie ulriiique pone oculos or-
naliir. — In hisce primis vilae sladiis ani regie cxplanata est, apertu-
racpie rimaeformis.
Speciem dixi in honorcin viri clarissimi et amicissimi Mauri RusroNii,
Ticinensis Medicinae Doctoris , qui Protei ^nguini , Tritonum, Ranae
esciileutae , Sjrenis intermediae , Pisciianque gencsim et anatoinen
sci'iptis editis et iconibus excellenlissimis illustravit.
Haec sunt sardoae Replilium species , quas hactenus egomet inveui
et legi. Clarissimus Fitzinger in opuscule suo, cui titulus Nene Clas-
sification der Reptilien nach ihren natilrUchcn Terwandschaflert. , La-
cevtani nigram Wolfii Sardiniae incolam dicit; haec A-ero Lacerta , de
cpia silent Gmelin , Lalreille , Daudin , Merrem, Edwards, Duges, etc.
a clariss. Tschudio lusus creditur vel varietas Zootocae suae mon-
tanae (i), quae nullibi prorsus locorum, nisi in Ilelvetiae alpibus ,
obvenit : palct ergo clariss. Fitzingerum patriam animalculi illius in
alterius fidem false adnolasse. — CI. C. L. Bonaparte Lacertam ocel-
hitam, Natricem elaphiin et Coliibrum austriacum ibidem occurrere in
variis Iconographiae locis afTirnaat. De indigcnalu , ut ita dicara , La-
certae ocellatae et Natricis elcipJiis vehemeutissime dubito , cum fei-e
incredibile mihi videatur species adeo proceras et spectabiles, si reapse
in insula viverent , turn Cetti , turn Prunneri, tum Equitis a Marmora,
turn meas investigationcs jugiter eifugisse , nee idlo nomine ab incolis
dcsignari : quod vcro special ad Colubruni austriacum vix scio quid
statuam : nonnulla utique verba, quibus Franciscus Cetti siiam J'ipera
di secco brevissiine describit, Colubro huic satis aptc accommodantur,
sed longitude 33 pollicum , quam in plurimis speciminibus capile cc
Cauda imminutis vidisse refeil, addita dorsi et abdominis pictura ,
Nactricem potius viperinam grandaevam indicare videtur , quam Cd-
Inbrum austriacum , cujus longitude i8 pollices rarissimc cxcedit.
AUCTOnE J. CENli 285
Cftcriim (Uil)ia liaco , quae conjecturis vel rationibus c\lia factum pc-
lltis iliiimi uequeuiit , ^'alu^ae scrulaloiihus pone me SarcUniain iuvi-
suris resolvenda lego ct cominenilo.
Hac Synojisi ab aliquot jam diebus Regiae Scienliarum Acatlemiae
I'vliibila, volumeii i."™ accepi CoUeclaiieorum , rjuibus titulus JVouveaitJc
Menioires de la Societc Helvdtique des Sciences Naturelles , anno jiro-
xime elapso cxcusum. In co Commentarium extat, quo clariss. Ollli
Batrachium quodclain Siciliac et Hispaniae incolam , ab Erpelologis
Vindolionensibus Pseudim pictam niincupatum , a Pseudibus disjungit,
atque in novum et proprium genus Discoglossi nomine dislinclum re-
digit. Acceilit autein Appendix a clariss. J. J. Tschudi conscripta , in
<|ua sermo est de Pseudi mea, quam sub nomine Ranae sardoae me
Tigurino Musaeo mullo ab hinc tempore misisse bene memini. In
Commentario ea onmia et propc dicam totidcm verbis occurrunt, quae
de dillerenliis inter Ranaui paradoxam et Pseudim sardoam suo loco
protuli, atque ex liisce diilerentiis , quas egomet momentosas et notalu
diguissimas dixi , characteres novi Generis eruunlur. In Appendice
autem Rana vel Pseudis sardoa a Discoglosso picto Otth diversa asse-
rilur et Discoglossi sardi nomine sat fuse dcs(;ribilur. — Novum Genus ,
a Viris lantae auctontatis conditum et probatum , laudo , monens alla-
men nimiam specierum paucitatera in caussa dumtaxat fuisse , quiu
egomet illud crearem ; laudo etiam quae cl. Tschudi de specie a me
accepta edisserit : ea tamen , quae scripsi, vel rctexerc vel qnoquo
modo mutare inopportunum exislimo.
E\PLlCATIO TABlLARim
TAB. 1.
Fig. 1. Phvi.i.odactylus europaeus, Nob. — Fig. i. ii. Pes resupiuatus,
iiuctus.
Fig. 2. NoTOPHOLis FiTziNGEni , Nob. — Fig. 2. :i. Pars posterior cor-
poris resupinuta.
Fig. 3. Ei'PiiocTus RuscoKii, Nob. y — Fig. 3. a. Pars posterior cor-
poris resiipinala.
Fig. 4- iilem animal juwiiis , braiwhiis scilicet recens evanidis.
Fig. 5. Cranium Eiipnocn Rusconii adiilti , octies auctuni. — a. Os
intennaxillare. — b. Ossa maxillaria. — c. Froiitalia anteriora.
— d. FronlaUa posteriora. — c. Parictalia. — I'. Occipitaliu.
— g. Jugalia. — li. Plcrjgoidca. — i. Aasatia. — I. Maxilla
infera. — m. Hiatus posteriores nariiun. — n. Ligamenla ,
qiiiims apex pterjgoidcorum cum apice ossium maxillariutii,
conncclitur. — o. yipertarae e quibus prodeujit neivi octavi
paris iicivorum 'ccrebralium. — p. Processus ossis inlcnnaxil-
Invis , qui retrorsum porrecti frontalibns occurrunt. — q. Pro-
cessus J rontalium posieriorum , qui cum processubiis ossium tjni^
panicorum anteriiis porrectis arcum peculiarem effbrmant , arcui
zj'gomalico propria dicto valde ajjinem. — r. Ossa tjmpanica.
— s. Hiatus aitteriores uarium.
TAB. II.
Natrix viperina senex.
TAB. HI.
Fig. I. Natrix viperina juvenis.
Fig. 2. — — var. vittatu.
TAB. IV.
Fig. I. Natrix Cetti , Nob. 9 adulta.
Fig. 2. — — anuotina.
TAB. V.
Fig. I. PsEUDis sardoa, Nob. 6 adulta.
Fig. 2. — — 9 adulta.
Fig. 3. Rachys Pseudis sardoae. — a. Processus transversi vertebrae
postremae. — h. Sacrum. — c. Ilea. — d. Processus transi'ersi
paenultimae vertebrae. — c. Ischion. — 1. Margo carlilagineus
processuum transversorum vertebrae postremae.
Fig. 4- Rachjs Bomdinatoris ignei.
Fig. 5. Rachjs Ran\e esculentae.
Fig. G. Gyrinus Pseudis sardoae.
.8:
PRIMITIAE
HEP ATICOLOGIAE ITALICxlE
AUCTORE
JOSEPHO DE NOTARIS
M. D.
Exhibita die i aprilis i838.
IT rimitias sisto hepalicarum quas eodem tempore quo Muscorum Ita-
licorutu studio incumbebam , per varias Italiae regiones collegi. Sunt
paucae species , sod cum plei'ique plantarum Italiae scrutatores usque
ad banc diem nil iis addiderint cpiae ab immortalibus et strenuissimis
Viris MicHELi et Raodi editae fuerunt, hinc spes affulgct Botanicis bene
acceptas fore. Quoad specierum determinationem non omnia necessaria
adminicula mihi praesto fiiere , sed ubi haec defuerunt , adfuit mihi
consilium amicissimi et celeberrimi Montagne in rebus omnibus crypto-
gamicis peritissimi.
28S FRIMITIAE IlEPATICOLOGIAE ITAHCAE
HEPATIC AE.
Juss. — Pal. de Beauv. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. la'j (1817)
— LiNDEiNB. Syn. Hepatic. Europaear. in Act. Academ. Caesar. Leopold.
Carolin. Natur. Curiosor. vol. XIV. suppl. (1829) — Nees ab Esenu.
Hepat. Javan. (i83o) — Duby Bot. Gallic, p. 584 (iSSo) — MoKTAG^.
Notic. in Arcliiv. de Botan. i. p. 224 (i833) — Bischoff BemeiK.
uber die Lebermoose in Act. Academ. cit. vol. XVII. pars II. p. 956
( 1 835).
Deoperculatae Web. et Mohr Tasch. p. 387 ( 1807) — Ekart Syn.
Jungermann. Europ. p. i ( i832).
Musci hepatici Spreng.
Lichenastra Wallr. F1. crypt. Germ. 1. p. 34 ( i83i ).
Hcpaticae excl. Jndreaea Huben. Hepaticol. German. (i834)-
TRIBUS I.
Nees ab Esenb. Hepat. Javan. p. 9. — Huben. Hepat. Germ. p. 33
BiscH. 1. c. p. 9G0.
Lichenastra tetracephala Wallr. 1. c. p. 45-
X. ELEUTEROPHYLLAE , Bisch. 1. c.
(Jungeiinanniae foliosae kvLCt.J.
I. JUNGERMANNIA.
IUbf.n. Hepatic, p. 49-
Jiuigermanniae Sp. Lindenb. Ekart. Mart. Hook. Nees ad Esenb.
AUCTORE J. DE NOTAtllS 280
Bellincitda , jdntoiria , Frullunia , Candollea , Juiigermannia , Fos-
sombronia , Caljpogeja. Raddi Jungerm. Etrusc. negli alti della Socicta
Italiana dflle Scicnze vol. XVIII. parte Fisica ( Motlena 1820).
Jimgermanniae ct M/iii Sp. L. — Juugerinannia et Muscoides JIiciiei,.
SECT. I.
Platyphylloideae , HuBEN. Hepatic, p. XXXVI. ct 384.
Anloiria et Bellincinia Raddi — Lcjeunia Lihert.
1. Jungermannia laevigata, Schrad.
LiNDEND. Syii. p. 18. — Ekart Syn. p. 53. tab. 6. fig. 44- — IIunF.w.
llcpalic. p. 284- — Mart. F1. crypt. Erlang. p. lag. lab. 3. fig. 2. —
MoNTAGN. ill Arch, tie Bolan. 1. p. 226.
Bellincinia monlana Raddi Jungerm. Elr. p. 18 cum icone.
Muscoides squamosum saxatile . . . Mich. geii. p. 9. tab. 6. fig. i.
MouG ct Nestl. n." 34 1- — Huben. et Genth. Deulsch. Lebtrni.
"■" 7-
Ad rupes, praesertim in locis coUinis loliiis Italiae vulgatissiina. v. v.,
Sterilcin hiicusque vidi.
Species ab inscquentibus, platyphylloideaj et platyphylla, jam fere
simplici allacCu distinguenda, ob insignem laevitatem folioriiin; adsuiU
porro cliaracleres neutiquam spernendi , v. gr. color ut plurimum fii-
scescens , vel viridi-fumosus , fofia spcclabilitcr nitiila , arclissiiue ap-
pressa , una cum auriculis ct amphigastviis , margine Aalide spinuloso-
dentata, demum calyces ( cf. IIuben. 1. c.) inflali, laeves, ore truncati^
spinoso-dentati. — In planlis scnescentibus, folia, auriculae, ct amphi-
gastria inferiora , sacpc dcntibus dcperdilis, subintegra evadunt.
Gel. Poi.i.iNi eimmcrat banc specicm , ast siculi e Flora Aconicnsi
desumpsit, ejusdem synonymon cum Biroliano ouiitto !
2. Jungermannia platjpJtjlloidca , Sciiwein.
Lehm. Pugill. IV. p. 4-. — IIuben. Hepatic, p. 289.
Serie II. Tom. I. nn
2i)0 PRIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
Lejeunia platjphjlloidea Nees et Montagn. in Ann. des Scienc.
Nalurell. vol. 5. i836. — Moktagn. Notic. 1. c. 1837.
Ad rupes in montibus ad Verbanum Cesati, in valle Augustana
BoNNAZ. V. s. sine fructu.
Facie praecedenti accedit , nempe ob folia colore viridi-ferruginoso
sulTusa, nitidula, ab ea vero dillcrt amphigastriis , auriculis , foliisque
integerriniis ; media inde banc inter et plalypliyllaia a cjua equidem
recedit , praeter habituin robustiorcm , majoreni staturam , foliorum ni-
torem, caulibiis eleganter bipinnatis, tripinnatisque , ramis patentibus,
foliis convexis , margine incurvis, magis imbricatis, arcteve incumben-
ttbus, latioribus, magisque rotundatis, amphigastriis nequaquam emar-
ginatis, reliculo folioruui elegantiore.
3. Jungermannia platjrphjlla, L.
\i. S|>. p. 1600. — LiNDENB. Syn. p. 18, — Ekart Syn. p. Sa. tab. 3.
fig. 24. — HuBEN. Hepatic, p. 286. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. 127.
tab. 3. fig. I. — Bertol. Araoen. p. 44i- — Moris El. 3. p. 17!
Aiitob'ia vulgaris Raddi Jungermann. p. 19. cum icone.
Jungermannia dilatata Bale. F1. Taurin. p. i83 ex speclmine Herb,
ejusd. et inde Re F1. Torin.
Muscoides squamosum majus atrovirens . . . et medium. Mich. Gen.
p. g. 10. tab. 6. fig. 3. 4-
MouG. et Nestl. 11.° 5o. — Huben. et Genth. Deutsch. Leberm. n." 6.
^'^lgaUssima ad truncos aiborum , rupes , terram , in omni Italia
supeviore , etiam in subniontanis, atque in Sardinia v. v. raro fructifical.
Plantae fructiferae, prouti video etiam in speciminibus Genthianis ,
subinde praebent faciem fere alius specici, ob caulcs debiliores et mi-
nores, minus eleganter piunatos, ob folia remotiuscula , laetius viridia.
Capsula in liac specie ad medium tantum quadrifida, lobis latis obtusis,
viv super calycem eminet. A praccedentibus colore foliorum opaco,
slatura facile distinguitur.
J. platfphjlla Ai.L. ex specimine herbarii Balbisii a Molinerio pro-
dfunte pertiuet ad J. complanatam.
AUCTOnE J. DE NOTAMS 201
4- Jungermannia Cordaeana, Huben.
HuBEN. Hepatic, p. 291. — Montagn. in Ann. des Scienc. Naturell.
1837.
Ex agro Piceno misit cl. Orsini , set! sterilem.
Auriculis foliorum ovatis acutis, margine subundulatis , remolis, mi-
nimis relate ad pi-aeccdentcm cujus habitum praesefei't, atque statura
rainore , ah ea facile dignoscitur. Foliorum compago eliam tenerior quam
in praecedente.
SECT. II.
Frullanieae , Raddi Jungermann. p. 20.
Tamariscineae genuinae Huben. Hepatic, p. 278. — Jubula Dumort.
— ex Nees et Montagn. in Ann. des Scienc. Naturell. cit.
5. Jungermannia dilatata , L.
L. Sp. p. 1600. — Lindenb. Syn. p. 17. — Ekart Syn. p. 60. tab. 2.
fig. 18. — Huben. Hepatic, p. 281. — Mart. FI. ci-ypt, Erlang. p. 129.
tab. 3. fig. 3. — PoLLiN. Fl. Veron. 3. p. 391. excl. Syn. Fl. Pedem.
— Moris El. 3. p. 17 !
Frullania minor Raddi Jungermann. p. 21. cum icone. Excl. /. Tu-
mor isci L.
Muicoides minimum foliis alternis . . . Mich. Gen. p. 1 0. tab. 6.
fig. 6.
Moug. et Nestl. n." 245. — Huben. et Genth. Deulsch. Leberm.
n.° 9-
Vulgatissima in omni Italia turn campestri , cum montosa , ad ar-
borum truncos , et rapes , etiam in insulis. v. v. Frequenter apud nos
fructifcra , et toto fere anno.
Caulibus non eleganter pinnatis , colore inamoeno, opacitate, foliis
reingtiusculis, auriculis saccato-hcmisphacricis, nudo oculo ab insequcntc
dislinguilur.
392 PRI.MITIAE HEPATICGLOGIAE ITALICAE
6. Jungennannia Tamarisci , L.
L. Sp. p. 1600. — LrNDENB. Syn. p. 17. — Ekart. Syu. p. 6r. lab. 2.
iig. ir. — HuBEN. Hepatic, p. 278. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. i3i.
tab. 3. fig. 4.
Frullania major Raddi Jungerm.mn. p. 20. cum iconc excl. Syn.
Linn, oinnibusque ad praecedent. spectant.
Muscoides squamosum saxatile nigro-purpureum . . . Mich. Gen.
p. 10. tab. G. fig. 5.
FuNCR Samml. n.° 870 sub dilatata — Zenk et Dietr. n.° 98 pariter
sub dilatata. — Moug. et Nestl. n.° 246. — Huben. et Genth. Deutsch.
Lebcrni. n." 8.
Ad rupes, saxa, atque ad terrain inter Lichenes, Lycopodia, et Miiscos
passim, rarlus ad arljorum truncos. v. v. Ex. insulis Italiae spectau-
tibus , alque cum frncUi a me desidei'atur.
Auriculis cucuUiformibus obovatis basi fissis, prae aliis a dilatata
diflert.
Synonyma Alliomi, Balbisii huic et praecedenti pariter spectant, in
licrbario liujus enim /. dilatata , cnm Tamarisci prostat.
7. Jungermamiia. Tamarisci Sardoa.
./. tamarisci Moris El. 3. p. 1 7 ?
Ad rupes in montibus Sardiniae australis supra Domus Novas die 25
deeembris i834 sterilem legi.
Caespitosa , imbricata. Caules decumbentcs , irregulariter subbipin-
nali , r;rmis patcntibus , patenti-ereclis , approximatis , inaecpialibus ,
siinplicibus, iterumve sed breve ramidosis. Folia dense incvibo-imbncala ,
bifariam horizontalia , cauli oblique inserta, ovato subrotunda, obtuse
su])acutata, concava, rotundo-areolata; auriculae approximatae oblongae,
basi subbidentalae , vel integrae, latere inlerno breve appendiculalac;
ampliigaslria imbricata , cauli apprcssa e basi amplcctente utrinque suh-
dccurreute, obovata, acute cinarginala, margine insigniter recurva sub-
integi-a , concava.
J. Tamarisci et sctpienti robuslior, ab utraque differt ampliiga.*triis
imbricatis obovato-rctusis , vcl obcordalis si mavis , margine insigniter
AucToni; J. DF. NOTARis sgS
recurvatis , ct cum caulem amplectiuilur , ex facie convt-va utrinque
tleprcsso-concava. Color in hac fusco rulilans scd laelior tjiiatn in sc-
qiicute cujus Iiabitum jiraeler jiropler rcfcrt. Aunculae in liac forina
variant olilongae vel clavatac, hinc intcgrae lerc truncataej vcl angustatae
subbidontatae.
Genuina Jiirigermannia Tamarisci in Sardinia nriihi obviam non vcnil.
8. Jungcrmannia Tamarisci Alediterranea.
Ad rupes in maritimis Saniiniac \iilgarem Icgi sed aeque stcrilom.
Lale ruj)cs in\eslit. Caulcs decumhenles, implexi , infenie denudali,
alternatiin sul)bipinTiali , rarais ]>atcnlibns approximatis , plerumque
apicem versus decrescenlibus, ])innulis sive ramulis brevissiiris. Folia
dense incubo-iinbricala , bifariaui horizontalia , subreniformi-rotundata ,
niargine incurva, concava , subrolundo-arcolata , lirmiuscula. Auriculae
approxiinatae oblongae , vel obovalac , basi obliquo-lruncatae , latere
interne dentiformi-appendiculatae. Amphigastria approximata, suhinibri-
cata , lala , aniplectenlia , auriculasque obtegentia, subreniformia obtuse
emarginalo-su!)bidenlala , appressa. Color foliorum fusco-i-utilans. Caulcs
3-4 cenliui. longilud.
Tainquani speciem propiam proponcre non audco , cum aflines
Jubulae exoticao niilii vix cognilae sint, scd in posterum distinguenda
erit ob forraam anipliigaslriorum praeceteris.
SECT. HI.
Si;rpvlufoli.\e , IIubex. Hepatic, p. 293.
9. Jungermannia serpytlijolia , Dick.s.
DiCR.s. pi. crypt. Brit. fasc. 4- p- '9- — Likdenb. Syn. p. 21. —
F.RART Syn. p. 56. tab. i fig. 2. — IIluen. Hepatic, p. 29.'!. — Mart.
Fl. crypt. Erlang. p. i36. tab. 3. fig. 9. — Radbi Jungcnnaiui. p. 35.
cum iconc.
Jungcrmannia minima faliis auritis ex rotunditate acuminatis . . .
Mi'cn. Gen. ]>. 9. tab. 6. fig. 19. uon bona.
294 PRIMITIAE HEPATfCOLOGIAE ITALICAE
MouG. ct Nestl. n.° 537. — Huben. et Genth. n." 10.
Habitat ad rupcs , et aihorum pedes. — Ex agio Piceiio misit
ol. Orsim , ipse legi in insula Caprariae, atque in monlibus ad Ver-
baniim , vidi etiain individua aliquot inter caespiles Bavtramiae gracilis ,
et cum /. aequiloba et trichophjlla ex alpil)us Pcdemontanis inihi allatis
a D. Lisa. Desunt inihi excinplaria fructifera.
Speciosa plaula , variat colore pallide viiidi aut flavescente, foliorum
reticulo plus minusve conspicuo. In i-amis novellis , quandoque folia
reniota evadunt , subexauriculata , basi alternatim decurrcnlia.
Cum antecedentibus vix coniparanda, priuio intuitu eaim dignoseitur,
gracilitate , caulibus vage ramosis , colore , auriculis parvis foliis arete
appressis , convcxis. — Descriptio Raddh bona ! — Michelius quoque
sat bene folia dixit punctata, ac veluti perforata, lentis ope enim contra
lucem inspecta , fere cribrosa adparent.
SECT. IV.
CoMPLANATAE, HuBEN. Hepatic. p. 273.
( Radulae Dlmort.?)
10. Jungermannia complanata, L.
L. Sp. p. 1 600. — Linden. Syn. p. 5o. — Ekart Syn. p. 35. tab. 4-
Gg. 3i. — IIuBEN. Hepatic, p. inZ. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. i48.
tab. 4- fig- 23. — All. F1. Pedem. 2. p. 3i3. — Balb. F1. Taurin. p. i83.
— Moris El. 3. p. 17.
CandoUea complanata Raddi Jungermann. p. 24.
Jungermannia platjphjllos All. 1. c. — Balb. 1. c. Ex specimine
MoLiNERii in herb. Balbis.
Jungermannia foliis circinnatis auritis . . . Mich. Gen. p. 7. tab. 5.
fig. 21.
MouG. et Nestl. n.° 339. — Hcben. et Genth. n.° 11.
Ad pedes et truncos arborum , rupes , in omni Italia et in insulis
ejus vulgaris , frequenterque fructifera. v. v.
Colore pallide sed amoene viridi , foliis conduplicato-bilobis , lobo
AUCTOHE J. DE NOTARIS 2g5
supcriore majore , inferiore, vcl tiuricula si mavis, multo iiiinore suh-
Iriaiigulari folio ipso apprcsso , calycibus compressis sublintaiibus , ore
truncato intcgro prima froute cognoscenda.
\'ai-iat foliis plus minusve imbricatis subinde e viridi-subfuscescen-
tibus. \'arietaleiii luinorcm RadcUanam non novi.
SECT. V.
Plumulosae, Nees ab Esenb. Hepat. Javan. p. 34-
IIuBEN. Hepatic, p. 265.
(Ptilulia Nees, saltern pro /. ciliari, secundum celeb. Moktagne).
1 1 . Jtmgermannia ciliaris , Ehrh.
HuBEN. Hepatic, p. 267. — Lindenb. Syn. p. 19. ( excl. /. pulcher-
rima cum Synonim. ) — Ekart Syu. p. 54- tab. 5. fig. 36. ex parte. —
Mart. F1. crypt. Erlang. p, i45. tab. 4- fig- 19-
MouG. et Nestl. ii.° 244- — Zenk. et Dibtr. n. 99. — Schleich.
exsicc. 1 83 3!
Legi in sylvis alpiura Provinciae Novaricnsis ad arborum pedes ,
unica vice , et paucis specimiuibus sterilibus.
12. Jungermannia tomentella, Ehrh.
Nees Hepatic. Javan. p. 34- — Lindenb. Syn. p. 19. — Ekart Syn.
p. 55. tab. 6. fig. 49- — Mart. F1. crypt. Erlang. p. 146. tab. 4- fig- 20.
— HuBEN. Hepatic, p. 265.
' Moro. et Nestl. n.° 52. — Hl'ben. ct Gentii. n." "ja.
In coUibus ad Verbanuni super ru]ies madidas legi cum cl. aniico
Bai.samo, in Euganeis Meneghim , in alpibus Pedemontii Romano, Lisa.
Passim stcrilis.
Prima Iron te a praecedente , cui sunt folia rubiginosa, auriculaeque
bipartitae longissinie , crebrcque capillari-ciliatae , distinguitur colore
all)icante vel pallide vlridi, fere uti in Sphagnis, plumulositate insigniori,
caulibus elcganlcr bipinnatis, foliis auriculisque bipartilis subpinnalo
capillari-multiparlitis.
396 miMITIAE HEPATICOI.OGUE ITAI.irAE
SECT. vr.
Taxifoliae, IluiiEN. Hepatic, p. 255.
i3. Jungermaimia albicans, L.
L. Sp. p. 1599. — LiKDENB. Syn. p. On. — Ekart Syn. p. 29. tab. 7.
fig. 55. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. i54- tab. 4- fig- 3o. minus bona.
— HuBEN. Hepatic. 1. c. — Ai.i.. Fl. Pcdem. 2. p. 3i3. e\cl. icon.
Dill, quae spectat ad /. pumilam Lindenb.
Jungermaimia falcata Raddi Juiigermanu. p. 33.
MouG. el Nestl, n.° 241- — Huden. et Genth. n." 22.
In sylvis Elrni'iae et Pedemontii ex speciminibus in herbario Balbisii,
in apricis coUinis ad Lariiim ipse legi. rruclifieantem non \idi.
Yarietates proceriores , elegantioi'cs prouti in adductis speciminibus
Mougeotii et prae aliis in Funckii Saniml. n," 119 in ItaKa, cpiod sciam,
baud obA'iae ; apud nos plerumqjie statura minore , subinde caule ru-
berrimo , foliis(pic superioribus tantum \el omnibus rubiginosis prac-
cellit , quo in casu folia secus lineam mediam neutiquam pclhicida , rc-
ticuli tamen uervmn mentieutis diversitate extante. Nomen a cl. Raddi
propositnm pro Linnaeano, aeque ineptum, accommodatur enini /. taxi-
foliae et sequent!.
i4- Jungennannia obtusifolia , Hook.
Hook, ct Tayi.. Muse. Brit. app. p. 233. — Lindenb. Syn. p. 60. —
Ekart Syn. p. 3o. tal). 7. fig. 07. — Huben. Hepatic, p. 261. ( excl.
icon. Ekart 7. fig. 55.) — Mart. Fl. crypt. Erlang. p. i53. lab. 4-
fig. 29.
MoL'G. el Nesti.. n." 733. — Huben. el Genth. n.° 23.
Leui fructiferani in umbrosis submontanis vallis Intrasca ad Ver-
banum.
Planta tenuis caespitosa. Caules 3-4 millim. longi, rubclli asccndentes,
simplices , sub apice demum raraulo innovantcs. Folia bilariam liori-
zonlalia coraplicalo-biloba, approximalo-imbricala , lobo minore ovato-
AUCTORE J. DE NOTARIS ag^
iippresso suberecto, majoie acinaciformi ol)luso patente, ex rubigiiioso-
nalliJa. Calyces teniiinales , inagni , obovati , iuflali , loiif^itucUnaliler
plicali, apice angustato, dentati. In individuis nondum fructiferis, folia
magis imbricata evadunt, variant porro integra vol denliculala , saep<;
in eadcin planta.
In Iconc Ekartii cit. lobi minoi'es foliorum, nimis patentes depicli
fuere.
SECT. VII.
Nemorosae — HuBEN. Hcpatic. p. 220.
i5. Jungermannia exsecla, Schmid.
LiNDENB. Syn. p. 64. — Ekart Syn. p. 33. tab. 5. fig. 37. — Hoben.
Hepatic, p. 25 1. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. i63. tab. 5. fig. 38.
MouG. et Nestl. n.° 533.
In sylvls fagineis monlium ad Verbanum inter muscos. v. v. sterilern.
Collata cum exemplari Mougeotii, mea dilfert caulibus longioribu.s,
apice innovando continuatis, foliorum areolis magis minutis, colore eo-
rundem laete-viridi , qui in illo rubiginosus ; cetcrum , dimensioue ,
dispositione et forma foliorum ad unguem concordant, una cum iconibus
prolalis.
E pulchrioribus hujusce cohortis est. Folia in sicco superiora versus,
curvato-secunda, marginibus intus flexis, unde surculi faciem peculiarem
adipiscuntur , fere serrae cujusdam denlibus recurvis, si ex uno latere
lentis ope inspiciunlm-. Sidj hoc respeclu fere comparanda esset cum
/. Donniana , scd haec ad alienam divisionem pertinel, nee Ilalica est.
16. Jungermannia aequiloba , Schwaegr.
Lindenb. Syn. p. 55. — Ekart Syn. p. 29. tab. 11. fig. 90. —
HuBEN. Hepatic, p. a/p.
Jungermannia montana Mart. F1. crypt. Erlang. p. i55. tab. \.
Gg. 3 1, a. b.
In sylvalicis montium supra Erba in agro Comensi ad terram ste-
rilern reperi , in alpiljus Pcdemontii Lisa.
Serie II. Tom. I. 00
aC)S PRIMITIAE HEPATirOLOGIAE ITAI.tCAE
Caules in exemplaribus meis a cenliin. vis superantes, subsimplices ,
LTCcliusculi , inferiori parte rufescenles, cradiculosi. Folia viriilia ap-
proximata , patentia, bifaria , concKiplicato-biloba , carinata , lobis sub-
acquaHbiis concavis , acutis , vel apiculatis , obiter denliculatis , iiiajore
obovalo suljiiule obluso subhorizonlali, minore ovato-recurvo.
1 7. Jungermannia cowpacta , Roth.
LiKDENB. Syii. p. 58. — Ekart Syii. p. e8. tab. 2. fig. 11 , ft 10.
fig. 80.
Candollea carinata Raddi Jungennann. p. 23. cum icon, non bona,
calyx praesertim male express.
Jungermannia resupinata Hook, non L. ex Lindenb. 1. c. — Moris
El. 3. p. 17 ! quoad plant, sardoam.
Jungermannia repens foliis cordatis carinatis Mich. Gen. p. 8. tab. 5.
fig. 9. ex Raddi, icon mala.
Legi ad rapes in montanis Sardiniae australis : in Siciliae monte
yEthna Balsamo, exemplaria Raddiana ex Etruria aliquot misit el. Orsim.
Passim fructificat.
Foliorum lobis subaequalibus integris, rotundatis, calycibus compressis
iruncatis , ore minute dcnticulalis , colore ut plurimum fusco , caulihus
dense decumbenti-caespitosis apprime inter afiines peraoscitur.
Icon MiCHELii a (piibusdam ad /. albicantem ducitur, sed praeter-
Cjuani quod archetypa Jlicheliana Raddio probabiliter iiinotuere, Michei.ius
ipse acutissimus characterem suuimi momenti /. albicanti •^r\y\ixa , nempe
pelhiciditatem nei-vum sistentem, certe certius non neglexisset.
J. resupinata L. ab hac distinctissima foliorum lobis inaequalibus
denliculatis , ceterisque , Imcusque mihi non innotuit. Synonymon Fl.
aeon, prae omnibus dubiuui ! /. resupinata v. gr. in herb. Balb. e
Sabaudia est /. aeejuiloba.
18. Jungermannia undulata , L.
L. Sp. p. 1 598. — LiNDENc. Syn. p. 58. — Ekart Syn. p. 26. tai). 2.
fig. 14. (excl. J. uliginosu S\v. ) — IIuben. Hepatic, p. 229. — Berioi..
amoen. p. 442-
Jungermannia plicata Bertol. ex Herb. Balb. ex parte.
AUCTORE J. DE NOTAniS 299
MouG. ct Nestl. n.° 336. — IIuben. et Genth. n." iG.
Ill al|>ihus Apuanis Bertouoni ; in paliulosis montium Provinciae
Novariensis, slerilem legi.
Ab anlecedcnte ilifTcrt slatura majorc , foliorum lohis inaccjualibus
appressis , margine undulatis subinde repandis. ^ ariat porro statura ,
foliis inlcgerrimis vcl crenulatis , coloi'C viridi , fusco , purpuiascente.
Quam ipse legi dimidium cciitimctrum longit. superat, passim piir-
purascit , rigidiuscida est , et respondlt var. 5. Hepatic. German,
p. 280.
/. undulata Mart, ad nemorosam secundum cl. Lindenberg perlinet;
revera spcctatis descriptione et icone ab banc longe diversa emergit.
1 9. Jungermannia nemorosa , L.
L. Sp. p. 1 598. — Nees Hepatic. Jav. p. 65. — Lindenb. Syn. p. Sa.
cxci. var. ^. — Erart Syn. p. 24. tab. 2. fig. 10 (exci. eod. Syn, et
icon. tab. 10. fig. 83.) — Huben. Hepatic, p. 225. — Mart. F1. crypt.
Erlang. p. i52. lab. 4- fig- ^7 ( pi'ofecto noa bona).
Candollea nemorosa Raddi Jinigci-mann. p. 24.
Jungermannia montana Schleich. exsicc. i833.
Jungermannia nemorosa , foliis acutioribus auritis tenuissime denti-
culatis . . . Mich. Gen. p. 7. tab. 5. fig. 8 ( equidein non bona).
MouG. et Nestl. n.° 5i. — Huben. et Genth. n.° 19.
Vulgaris in sylvis planitiei, collium , montiupi in omni Italia supe-
riore, sed a me semper sterilis reperla.
Prouti incerta omitto synonyma Fl, Pedem. et Fl. Taurin., in Her-
bariis Balbisii enim sub hoc nomine binae exstant plantae , harum
prior a D. Dejean bona, altera a Schi.eichejio (i8o3) est /. asplenioides ;
insuper /. nemorosa Herb. Bellardi est com plan ata , unde patet eel.
viris banc speciem minus cognitam fuisse. Hisee omissis , quoque omit-
tenda sunt synonyma coUectorum , Fl. Vcron. etc.
3oo PRIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
SECT. VIII.
Stoloniferae , HuBEN. Hepatic, p. 216.
20. Jungermannia trilobata , L.
L. Sp. p. i5c)9. — LiNDEN-B. Syn. p. 43. — Ekart Syn. p. 49- tab. 3.
fig. 22, et i3. fig. 116. b. — Huben. Hepatic, p. 219. — Mart. F1.
crypt. Erlang. p. i4i. tab. 3. fig. i^. minus bona. — Raddi Jungei-
mann. p. 39.
Jungermannia radicans Hoffm.
Muscoides terrestre repens ex obscuro-virescens . . . Mich. Gen.
p. 10. tab. 6. fig. 2. sufficient, bona.
MouG. et Nestl. n." 4^7. — Huben. et Genth. n.° i3.
Ex Lipizza prope Tergestuin sine fi-uctu lectam dono dedit cl. Biasoi.etto.
Pulclierrima plauta ! gi-andis, 5-6 centim. long, altingens. Caiiles
parce ramosi , dorso flagellos , validos , longos exerentes ; folia incul)o-
imljrlcata, bifariani liorizontalia , convexiuscula incurva, in sicco prac-
scvtim superiora versus bijugi-secunda , oblonga, subindeve ob lalus
superius basi convexius , fere semi-cordato-oblonga , apice truncato-
iridcntata, primo intuitu declarant. Folia pallide viridia, inferiora fusce-
scfntia , punctata. Amphigastria magna , patenti subrecurva , e.v quo
inter se remota videntur, sed si cauli adprimuntur , approxiiiialii ,
orbiculari-subaugulosa, irregulariter , plerumque , dentato-crenata.
21. Jungermannia tricrenala , Wahi.enb.
Linde:jb. Syn. p. 43. — Ekart Syn. p. 49- tali. la. fig. 99.3.!). —
IIi'BF.x. Hepatic, p. 221. — Montagn. in Arch, de Botan. i. p. 226.
MoLo. et 2sesti.. n." 43i^- ex parte. — Schleich. exsicc. i833!
In sylvis alpium Provinciae Novariensis , ad rupes inter muscos
slerilem legi.
IVIuilo niagis quam trilol)aiae, jamdudum observante cl. Lindenberg,
J. dc/lejcae affinis, inio adspeclu huic valde siniilis, dillert tamen cau-
libus ad apiccm usque foliosis , unde lobustior , foliis imbricatis la(io-
ACCTOnE J. DF. NOTAHIS 3o r
ribiis , brevioribusque ovatis , apicem versus non angustatis , convexis,
siirsum dcciu'valis.
2 3. Jungermannia deflexa , Mart.
Mart. F1. crypt. Erlang. p. i35. tal). 3. fig. 8. non bona. — Lindfnh.
Syn. p. 41- — Ekart Syn. p. 5o. tab. 12. fig. 98. — Huben. Hepatic.
p. 2 23.
ftloLG. et Nestl. n.° 438. ex parte. — Huben. et Genth. n.° i4-
/. Ivilobata /3. minor Fl'kck Saiinnl. n.° 3go.
Ill lis Jem iocis ac praecedens, aeque raram et sterilera inveiii.
A priori facile dignoscitur habitu iriagis laxo , foliis remotiusculis
angustioiibus ovato-sensim attenuatis , convcxo-deflexis, liinc illinc de-
perditis, ita lit caiiles , vel rami ob amphigastria persistentia iiudo oculo
nodidosa adparent.
Folia in utracjue apice truncate tridentata, araphigastriaque oibicu-
lari subquadrata patentia , breviter bifida , tricrenata , subinde inlegra.
23. Jungermannia reptans , L.
L. Sp. p. i5gg. — Nees Hepatic. Jav. p. 19. — Lindenb. Syn. p. 44-
— Ekart Syn. p. 5i. tab. 3. fig. 21. — Huben. Hepatic, p. 216. —
Mart. F1. crypt. Erlang. p. 142. tab. 3. fig. i5. — Raddi Jungermaim.
p. 39.
MoL'G. et Nesti.. n.° 49- — Hciien. et Genth. n. i5.
Ad truncos marce.sceiites cum Aneiira miiltiftda, 2^etraphide pellucida ,
et J . trichoplijlla ex valle Angiistana dedit Bonnaz. s. fnict.
Planta minuta pulciira , caulis decumbens pinnatim laxe ramosus ,
sloloniliMUS, folia incubo siiliiinbricala , subinde remotiiiscula , cauli obli-
que inserta subliorizoiitalia altenio bifaria, convcxa praeserliia in sicco,
decurvata, subquadrata tri-quadrifida, dcnlibus aculis; ampbigastria plus
niinusve approximata , bi-trifida appressa. Color foliorum pallide viridi-
flavicans. In iisdem caespiti!)us occiirrimt plautae caiiie solifo rrassiore,
loliis(pie inagis remolis doiiatae. —
30 2 PniMITlAE nEPATICOLOGIAE ITALICAE
SECT. IX.
MuLTIDENTATAE, HuDEN. HcpaliC. p. ig4.
■'^ Aiiipliigastrialae.
24. Jnngermannia Naumanni, Nees,
Nees in Mart. F1. crypt. Erlang. p. i43. tab. 4- fig- 16.
All rapes in monte Sempronio loco dicto Frassinone, supi'a Gondo,
legi sterilem aug. i834.
A quincpiedentata profecto diflert mea planta, statura minore, cau-
libns strictis simplicibus ant parce innovando ramosis, rigidulis, i /".-a
centim. longit. , foliis aj>pro\iniatis , subsemiverticalibus incurvis , sub-
(Hiadratis, undulatis, pleriimque trifidis, basi nonnumquam ciliis aliquot
vel denliciilo praeditis, laciniis ovatis obtusiusciilis vel acuminulatis in-
curvis; slipulis lauceolatis sinipliciljus , vcl bipartitis, basi inaequaliter
cilialis, appressis. Folia inferiora decolora, junioi'a pallida viridia reticulo
minute.
Planta mea omnino congruit cum descriptione Martii I. c, ab icone
\erum pauUulum recedit ob folia magis approximata. Synonyma Hepa-
licologiae Germanicac omitto , nam in plirasi Hubeneriana, stipulae di-
cuntur magnae subiinbricatae , quod palain adversatur verbis Martii
ipsius, stipulae foliis Iriplo minores , sine bona lente I'ix coiispiciendae ,
prouti vidcre est in exemplaribus meis.
25. Jungermannia quinquedentata , Lindenb.
LiNDEKB. Syn. p. 45- ( excl. /. Naumanni). — Mart. F1. crypt.
Erlang. p. 176. lab. 6. fig. 5o. a. ( excl. var. collari et attenuata). —
Montagne in Arch, de Botan. p. 225. — Erart Syn. tab. 5. fig. 4'-
— Raddi Jungerniann. p. 33.
Jungermannia quinquedentata Huns. — IIuden. Hepatic, p. 2o3.
Jungermannia barbatu Schred. — IIuben. Hepatic, p. 194-
AUCTOnF. J. DE NOTAniS 3o3
Jungcnnannia iilpina , fol'ds subrotundis latiuscuUs aiigulosis Mich.
(/cn. [). 8. la!). 5. fig. 1 1.
Ilujus polytnorphae spcciei quain atl normam celeb. Lixdenbergii juo
tempore suinci'e lubet , sequenles varietatcs milii iiinotuere.
I." Vulgaris. Caulibus plus minusve elongatis , decumbeiilibus ,
vel asceinleiilibus Viirie ramosis , ilorso radiculosis, foliis siib([uaclralis ,
basi quaiidoquc altenuatis, atl iiisertionein seiniverticalcm ii;agis iniimsve
acccdeiuil)us , inferioribus noiimimquam remolis, supcrioribus approxi-
mato-subiinbricalis , planiusculis vel uudiilatis , ti-i-quadri-denlatis , deii-
libus ovalis aculis vel obtusiuseuHs, inferiore subinde incurvo subplicalo,
aiiiphigastrils obsolelis.
In sylvis montanis provinciae Novariensis inter muscos frequentein
sod s. fi'uct. legi.
Ilinc aecedit /. barhatae Huben. ct Genth. n.° 25 illinc /. qu'mque-
dcnlatae cjusdcui coUeclionis n.° 2^, sed neque cum hac netpie cum
priori ideutica , unde arbitror has species non esse nil nisi varietates
locales , saltern id)i liceat ad specimina sterilia judicium proferre.
2." Caule flexuoso dorso afl'atim radiculii'ero, subdichotome ramose,
foliis arclius imbricatis snbverlicalibus , plicato-iuuhilalis lalissimis, ob-
tuse laleque dentatis , dentibus cuspidulatis , amphigaslriis grandibus bi-
parlitis , laciniis lanceolatis loiige ciliatis.
Jungermannia dichotoma Sculeich. ex specimine Herb. B.vlbisii huic
persimili.
Jungermannia bicrcnata Schleich. exsicc. i833.
In monte Cenisio legit Bonnaz , pariter s. fruct.
In liac caides ob folia iuibricala , et laliora crassiores quam in reli-
liquis varietatiims evadunt. Huic forte special aut valde accedit /. Lj-
copodioides Wallr. F1. crypt. Germ. 2. p. 7G. n.° 164.
3.° Caule flexuoso siibdichotomo , foliis imbricatis , subsemiverti-
calil)us , valde undulatis , lalissimis , ad medium quadri-quiiiqueCdis ,
lobis ovalis concavis , cuspidulato-acumiuatis , inferioribus praeserlim
inflciis , amphigaslriis magnis , bipartitis , laciniis inlegris , vel basi
eiliolatis.
Ex agro Piccno misit cl. Orsim , aeque slerilem.
4-° Caulibus valde ramosis implexo-caespilosis , flexuosis, foliis
sub({uadratis , plus minusve imbricatis , lenulbiis , pallidis , undulalis ,
iri-ipiadri-dentalis , dcnlibus liinc ovalis, hinc brevibus, oblusiusculis
3o4 PRIMITIAE IIEPATICOLOGIAE ITAUCAE
iuit subacutis , aniphigastriis niimilis biparlitls , laciniis acuminalls in-
tegris.
Ex nionte Cenisio sterilem dedit Bonnaz.
Characteres ex jiositioue foliorum plus minusve ad verlicalem vel
liorizoiilalem acccdeute , ex dii-ectione loborum vcl dentium inferiorum
eonindem, generatim ])arvi momcnti in h.ic planta videntur , cum sae-
pissiine folia plana et niargine inferiore inflcxo in eodem sacpe indi-
viduo occnrrant.
*'* Anamphigastrialae.
26. Jungermannia pusilla , L.
L. Sp. p. 1602. — Lindens. Syn. p. 94. — Ekart Sjti. p. 23. tab. 5.
fig. 38. — HuBEN. Hepatic, p. 21 3. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. i^5.
tab. 6. fig. 48.
Jungermannia TFondraezeki Corda.
Fossombronia angulosa «. et /3. caespiformis Raddi Jungermann.
p. 4o cum icon.
Jungermann. foliis latiusculis , obtusis , undulatis , et veluti angit-
losis Mich. Gen. p. y. tab. 5. fig. 10. M. N.
MouG. et Nestl. n.° 532.
Vulgaris in pascuis apricis, in ericetis, argillosis Italiae turn cani-
pestris , cum maritimae , frequenterqiie fructificans. v. v.
Calycibus campanulato-plicatis magnis pro planta, capsula sphae-
rica irregularlter rumpente, cito dignoscitur.
Caules ei sunt simplices, repentes, breviusculi, folia horizontaliter
bifaria succulo-imbricata , flaccida , tenera , subcjuadrata , undulata ,
obtuse sinuato-dentata.
Varietas |3. Raddu aecjue frccjuens in iisdem locis cum specie. Variat
porro dimensione omnium partium paullo majore , pedunculis ad 8-9
millim. long, productis.
auctoue j. de notaris 3o5
SECT. X.
BiDENTATAE , IIuBEN. IlepUtic. p. l44'
* Ampliigastriatae.
2^. Jungermannia lieterophjlla , Schrad.
LiNDENB. Syn. p. 42- — Ekart Syn. p. 43- tab. 7. fig. 54- —
HuDEN. Hcpat. Germ. p. 147. — Mart. Fl. crypt. Erlaug. p. i4o.
tab. 3. fig. 12.
MouG. et Nestl. n.° 535. — Huben. et Genth Deutsch. Leberin.
In sylvis coUium Taiirinensium ad terram slerilem legi.
A bidentata facile dignoscitiir prae aliis foliis cpiadralo-siJjrotundis ,
apice valde variantibus, inlegris, truncato-emarginatis , retusis, subbi-
dentatisve, compage eorum firmiore etc.
/3. multiformis , minor , foliis remotiusculls superioribus majoribus
subquadrato-roluudatis , fuscescentibus.
Lophocolea hetcrophjlla 5. multiformis. Nkes ab Esenb. ex clariss.
MONTAGNE.
Ex agro Tergestino dedit cl. Meneghini.
28. Jungermannia bidentata , L.
L. Sp. p. i5g8. — Nees Hepatic. Jav. p. 24. — Lindenb. Syn. p-4'-
— Ekart Syn. p. 4'- tab. 7. fig. 53. — IIubek. Hepatic, p. i44- —
Mart. Fl. crypt. Erlang. p. i4o. tab. 3. fig. i3. — Raddi Jungermann.
p. 37. excl. vav. y. ct 5. cum synonym. — Bertol. amoen. p. 44'-
— All. Fl. Pcdcm. 2. p. 3i2? — Specimen in herb. Balbish bonum,
sed provenit e Dclphinaiu.
Jungermannia major repens , foliis bijidis Jlicn. Gen. p. 8. tab. 5.
fig. 13.
MouG. et Nestl. n." 439-
Serie n. Tom. I. pp
3o6 PRIMITlAE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
la umbrosis, ad sepes, et in sylvis Ilaliae superioris vulgatissima j
sed passim stcrilis. Ex agro Piceno iiiisil OnsiNi , ex agro Romano
cl. Fiorini-Mazzanti ; legi etiam in ins. Caprariae.
Species haud diflicilis sed valde variabilis, ramositate caulium, dispo-
silione et dimensione foliorum, quae nunc imbricata, nunc tantum ap-
proxiniata , siJjinde remola , inter se aequalia vel decrescentia , plus
niinusve profunde emarginato-bidentata , amphigastris demum bifidis ,
aul trifulLs. Pallor et teneritas foliorum insignis. "
'• Anamphigastriatae.
29. Jungermannia Baueri , Mart.
Mart. F1. crypt. Erlang. p. 172. tab. 6. fig. 46- — Hubew. Hepatic,
p. 1 63.
Jungermannia ciirvifoUa p. Lindenb. Syn. p. 92. — Ekart Syn.
p. 21.
J. curvifolia Schleich. i833 — Mouc. et Nestl. n.° ^Zi.
J. birostrata Schleich. ex herb. Balb.
Ad ligna emarcida in monte Pennino Bonnaz. v. s. fmcf.
Individua nostra Schleicherianis et Mougeotianis graeiliora sunt,
atque folia laxiuscula , pallida gerunt, sed forma, calycibus caeterisque
conveniunt.
Pulchra species facile dignoscenda, folils concavis, basi saccato-com-
plicatis , bicornibus , sinu lunulari aut subquadrato , laciniis subulatis
tenerrimis , folium ipsud fere superantibus , incurvis decussatisve. —
Fiuctus in ranndis propriis radicalibus aut lateralibus ! obviam veniunt:
folia perichaetialia pleruuupie bifida appi'essa , laeiniis late lanceolatis
aculis argute serrulalis; calyces cylindrici, versus apicem , irregulariler
plicali , ore denticulati. Ilaec ad plantam meam observanda erant, at
necteus quae dc liisce spcciebus, /. Baueri et curvifolia nerape, in ope-
ribus et speciminibus adductis invenio , ab opinione celeb. Lindenberc
uon procul abeo.
AUCTORE J. DE NOTAUIS 3o7
3o. Jungermannia conn'wcns , Dicks.
Dicks. PI. crypt. Brit. fasc. 4- P- i'- ^^^- n- fig- '^ "on bona.
— LiNDENB. Syn. p. 91. — Ekart Syn. p. 21. tab. 8. fig. Go. — Huuen.
Hei>atic. p. iG-j. — Maht. Fl. crypt. Erlang. p. 171. lab. 5. fig. 44- "•
( exrl. (3. ex Lindeinb.) — Raddi Juiigcrmann, p. 3i.
Ex monte Cenisio, commixta J. tricophjlla , accepi a Bonnaz. Haud
fruclifera.
Folia siibsemivcrticalia , succuba , oblique caule inserta , suborbicu-
laria arcuato-incurva, acute lunulari-excisa , laciniis acutis convergeii-
tibus , undc sinus subinile circularis cvadit , inferiore magis incnrva.
Planta minuta , caules implexi vage ramosi.
3i. Jungermannia acuta, Lindenb.
LiNDENB. Syn. p. 88. — Ekart Sjti. p. 18. tab. 12. fig. loi. —
HuBEN. Ilepat. Germ. p. 177.
Jungermannia graveolens Schi.eich. exsicc. i833 et in herb. Balb.
Legi sierilem Mediolani ad mures urbis inter muscos.
Sub nomine J. alpestris habui a Schleichero binas plantas ; prior
fonna et colore folioruin congruit cum var. |3. Lindekbergii, at nou
videtur eadcm ac J. alpestris Hubener , cpiamvis calycibus magnis in-
flatis ei accedat ; posterior est planta \alde tenuis , habet folia pal-
lida, laxe cellulosa, remotiuscula , suborbicularia acute inciso-bidentata,
surrccta , coucava , paritercjue rccedere videtur ab alpestri , cui tri-
buuntur folia plana!, sed liaec omnia exemplaria pessima sunt et in-
completa , et hie tantum memorare volui.
Mea ad unguem quadrat cum descriptione Lindenbergii et icone
Ekartii, ei nempe sunt folia approximata, seniiverticalia patcntia, fere
orbicularia , subundulata, apice acute aut lunulato-excisa , lobis acutis
vel acuminulatis , subiade incurvis , Tel superiore utplurimum obtu-
siusculo. —
32. Jungermannia bicuspidata , L.
L. Sp. p. i58g. — Lindenb. Syn. p. 89. —Ekart Syn. p. 19. tab. 4-
fig. 33. — IIuben. Hepatic, p. 171. '
3o8 PHIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
Jujigcrmannia connivens p. Mart. F1. crypt. Erlang. p. 169. tab. 5,
(ig. 44- h.
Jungermannia bicaljciilata Raddi Jungermann. p. 3o cum icon.
Jungcrmaniiia minima repens , foliis hifidis vagina Jloriim cjlin-
(Ivacea Mich. Gen. p. 9. tab. 6. fig. \n.
FuNCK Saininl. n." 89 r. — IIuben. et Genth. DeiUsch. Lcberm. n.° 94.
In sj Ivis prope Mccliolanum ipse legi , frucliferam tantum vicli in
herb. Balbis ex agro Florentino.
Cum J. hidentata nee tantum comparanJa est, praeter amphyga-
slriorum defectum toto coelo diireit statura raultoties niinore, foliis pie-
rumque remotis semiverticalibus, ovato-subquadratis acute bifidis , lobis
acutis recliusculis.
Quain ipse legi pertinct ad yarietatem elongatam Lindenb. ob folia
inferiora subhorizontalia , magis quadrata , virentia, planiuscula.
Varietatem coufertam sistunt plantae in collect. MouG. et Nestl.
u." 33y ; luijus loci est /. ventrlcosa Balbis herb.
33. Jungermannia tiirbinata, Raddi!
Raddi Jungermann. p. 29. tab. 3. fig. 2 mala.
Jungermannia minima repens ; foliis bijidis , vagina Jloriim ventri-
cosa . . . Mich. Gen. p. 9. tab. 5. fig. 18 cquidem minus bona.
Junqcrmannia injlata Huds.? — Ekart Syn. tab. 10. fig. 81 ?
In Etruria et Piceno Orsini, in collibus Taurinensibus legit D. Lisa.
V. s.
Caules flaccidi, debiles , in cacspites densos coadunati, simplices,
vel a basi rainosl , erectiusculi , apice fructiferi 6-7 millim. longit.
aequantes, ramis gracilioi'ilms. Folia subverlicalia remotiuscula, caulcm
oblique semiamplcctcnlia , patentia, concaviuscula , vel subinde fere
convexo-subrecurva , apice acute eroarginata, lobis obtusiusculis , acu-
tisve, decolora, tenerrima, retiruli subtilis areolis subrotundis , \'itrcis.
Perichacllalia caulinis multo graiidiora, e basi apprcssa patenlia , obcor-
data, concava, nonnunquam apice Irifida, lobis obtusis. Calicos obcla-
vati inflati exserti, apice contracti ol)lusi, plicatique, ore quinquedentalo
aperli , dcnlibus connivcntlljus iiitcgris , laliusculis.
Ab /. iiijlala cui symmclria omnium parlium accedit, differre videtur
AUCTORE J. DE NOTAniS 3og
compage lolius plantac tciierrima , foliis perichaetialibus pergrandibus,
calycibus p;iullo angustioribus , apice plicatls.
Icon Ekahtii quam hue dubitanter adduxi habitum plantac nostrae
sat bene cxj)rimit, sed folia superiora et calycinalia in nostra basi dente
neiitifjuani aucta, atrpie denies calycis ipsius omnino integri; inde malui
nomen Ruddianuni utpole certuin anleponerc.
Exeinplaria Taurinensia a D. Lisa collecta , colore passim ollvaceo
fusco tanliim recedunt.
34. Jungermannia in/lata compacta, Nees ab Esekb.
Nees ab Esenb. Naturg. der Europ. Leberm. ex cl. Montagn. in
lit.
Ad terram in hiimidis agri Piceni vulgarem legit Orsini v. s. fructif.
Caules ut in praecedente erecti aut adscendentes , apice fructiferi ,
dense cacspitosi. Folia succubo-iinbricata, cauli oblique adnata, semiverli-
calia secundo-erecta, ovalo subrotunda concava, acute, inciso-emarginata,
lobis obtusis, vel vis subaculis, areolis magnis sidjrotundis, Grmiuscula.
Perichaetialia caulinis duplo fere majora , obcordata , lobis plerumque
obtusis , integra , amplectetili-erecta , calyces anguste obverse pyrifor-
mes inllati apice plicali ore denlato apcrti. Caul. 5-6 millim. calyc.
comput. longi. Folia ex ])allescente rubiginosa.
Diilert igitur ab antecedente directione et compage foliorum.
SECT. XI.
Emarginatae , IluBEN. Hepatic, p. 11 5.
35. Jungermannia bfssacea , Roth.
LiNDEND. Syn. p. '78. — Ekart Syn. p. 20. tab. 4- fig- 34- — Hoben.
Hepat. Germ. p. 187. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. i66. tab. 5.
fig. 4'- — MoNTAGNE in Arch, de Botan. 1. p. 225. — Moris El. 3.
p. 17 !
Jungermannia confervoides Raddi Jungemiann. p. 29 cum icone.
MoL'G. et Nestl. n." 53 1. — IIuben. et Genth. Deulsch. Leberm.
n.^ 96.
3 I O PRIMITIAE HEPATICOr.OGTAE ITAT.ICAE
In pascuis apricis vulgaris: MccUolani, Tauvini, alqne in Sartliniae
inaiitiinis phiries Icgi , in coUibus ad Verbanum Ccsati , in Piceno
OnsiMi. Haud fructiforara liucusque ex Ilalia vidi.
Species cognitu fucilis, ol) caulcs iilifornies, decumbentes, flexuosos,
relate ad dimensionem folioriun et moleui planlae crassiusculos , rigi-
dulos , varie, subindc densisslme iniplexos. Caules gerunt folia remota,
subverlicalia , exigua , bifariam palentia , subquadiala , acute bifida con-
caviuscula, loiiis divergcntibus , saturate ant fuscescenti-viridia. Folia
sub qnibusdam lucis inflcxionibus mici'oscopio subjecta e binis tantum
dentibus constare \idenliir. In iisdem caespitibus saepe adsunt individua,
in parte cauliura inferiore gerentia folia approximata , pauUulum gran-
diora,quac afllnilatem cum seqxiente, prima fronte paiadoxam, ostendunt.
Forniam de qua ait el. Lindenberg, sistentem caules incrassatos
abscpie caljcibus , habeo in exemplaribus ab amiciss. Cesati collectis ,
ex quo erui posse raihi videtnr, quod plantae haec in ramulos filiforraes
laxe minuteve foliosos exeunt, saepe impensis praepeditae fructificalionis.
36. Jungeimannia Fimckii , Web. et Mohr.
Web. et Mohr Bot. Tascli. p. 422. — Lindenb. Syn. p. ^7. —
Ekart Syn. p. i4- tab. i5. fig. 112. ii3. E. — Huben. Hepat. Germ,
p. 1 33. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. iSg. tab. 5. fig. 35.
Jungermannia pulvinuta Raddi Jungcrmann. p. 28 cum icone.
FuNCK Samml. n.° 118. — Mouo. et Nestl. n." 243. — Huben. et
Genth. n.° 43.
In coUibus aridis prope Comum ad Larlum , sterilem legi.
A Bjssacea dill'ert robore, caulibus erectis fastigiato-ramosis , pul-
vinatis, foliis amplioribus -valde approximatis ovato subquadratis , acute
eraarginatis , caualiculatis , lobis obtusiusculis , subacutisve in sicco in-
curvis , colore fusco-olivaceo, aut fusco-rufescente. Pulchra species.
Formam alteram majorem vai-iat |3. rnpestrem Hepatic. Germ. 1. c.
refercntem, deccrpsi in sylvis moutanis vallis Cauobbiuae ad Verbanum.
Z-]. Jungermannia minuta , Dicks.
Dicks. PI. crypt. Brit. fasc. 2. p. i3. — Lindenb. Syn. p. 62. —
Ekart Syn. p. 32. tab. i. fig. 3. — Huben. Hepatic, p. 127.
AUCTOnE J. DE HOTARIS 3 I I
Jiingcrmannia IVeberi Mart. F1. crypt. Erlang. p. 157. tab. 5.
fig. 33. a.
Vulgatissima inter muscos , praecipue cum Bartramia Halleriana , in
sylvis monlanis Italiae superioris. v. v. sine fruct. In monte Ccnisio
Lisa , etc.
Formosa planta ab antecedente cui analoga ob foliorum bifariam
dispositioncm, recedit t." caulibus procerioribus vel in caespiles colleclis,
vel ferme solitariis, sub apice innovando continuatis, simplicibus varieve
ramosis , flexuo.sis : 2.° colore cnulis laete rubello, foliorum juniorum
pallide viridi, dein pallido : 3.° foliis plus luinusve approximatis , exacle
bifariis, patcnti-sul)recurvatis complicato subcanaliculatis , siccitate com-
pressis , apice truncato-emarginatis , lobis acutis , vel oblusiusculis ,
subrotundatis , co pacto ut simplici lenle, tcI nudo etiam oculo inspectis,
caulem pinnatum, pinnis subacinaciformibus praebeaut.
Est e pulcherrimis , socia constautissima Bartramiae Hallevianae.
38. Jimgermannia concinnata , Light.
LiNDEND. Syn. p. 74- • — Ekart Syn. p. i3. tab. 8. fig. 63 , et i3.
fig. ii3. C. — HuBEN. Hepatic, p. i ig. — Mart. F1. crypt. Erlang.
p. 173. tab. 6. fig. 47. — DC. Fl. fr. 2. p. 437. — DuBY Bot. Gall,
p. 565.
Jungermannia julacea L.
MouG. et Nestl. n.° 434- — Huben. et Genth. n." 44-
Legi ad tcrram baud fructiferam , in sylvis montanis provinciae
Novarieiisis.
Caules dense caespitoso-pulvinati, dicbotome ramosi, ramis erectis,
terelibus, sursum paullulum incrassalis; folia verticalia, bifariam arete
imbricala , crecto-appressa , ovata , concava , acute emarginala , lobis
oblusiusculis , banc speciem cum alia ulla commutare non siuunt ; ctsi
fructificatione careat. Color in foliis junioribus pallidissime viridis sed
laetus , senio fuscescens.
3g. Jungermannia emarginata, Ehrh.
LiNDENB. Syn. p. 75. — Ekart Syn. p. la. tab. 7. fig. 56, et i3.
3l2 PRIMITIAE HEPATICOLOCIAE ITAUCAE
fig. ii3. A. — IIuBEN. Ilepat. p. laS. — Mart. F1. crypt. Erlang.
p. 1 56. tab. 5. fig. 32. Bkrtol. Ainoeii. p. 44 '•
Sarcoscjphus Ehrhartii Nees ab Esenb. ex cl. Montagn.
IMouc. et Nesti.. n.° 243. — IIuden. ct Genth. Deulsch. Leberm.
n." 8i. 82.
In montibus ad Verbanum, turn ad rupes madidas , cum ad terram
in sylvis fagiucis, rupesque apricas vulgalissimam at sterilem legi.
Suinmopere ludibunda , caulibus plus minusve dense caespitosis ,
subiude fere incxtricabilibus, ramis brevissiuiis inacqualibus, rcl elon-.
gatis , nonnumquaui subfastigiato-pulvinalis , colore foliorum intense
viridi , vel viridi-olivaceo , aut fuscescente ; foliis patenti-erectis , quan-
doque fere bijugi-secundis, vel t.im arete imbricatis, ut J. concimiatam
propemodum simulent. Inter tot varielates aegre circuinscribendas, facile
tamen dignoscitur species ob folia amplectenti-ovata , concaya , obtuse
emarginata , lobis obtusis , coinpage eorundem firmiuscula.
4o. Jungermannia orcadensis , Hook.
Hook. Muscol. Brit. p. 23o. — Lindenb. Syn. p. 'y4- — Ekart Syn.
p. 14. tab. 5. fig. 3g. — Huben. Hepatic, p. ii8.
HuBEN. et Genth. Deutsch. Leberm. n.° 56.
Inveni rarissimam inter caespites Sphagni acutifolii in montanis pi'o-
vinciae Novariensis , in monle Cenisio abundautcm aeque sterilem legit
Bonjean , in iisdem locis ac Philonot, Fontuna var. falcata.
Insigiiis species, magna, caespites latos efliciens, sed potius laxos ;
caulcs elongati subdichotome ramosi , erectiusculi, flexuosique , dorso
inferne radiculigeri sed parce, 5-6 centim. longit. atlingentes , subinde
simpiices. Folia succuba caulem oblique amplectentia subscmivcrlicalia,
bifariam patenti-suberecta , appi'oximato-subimbricata , pi'ae primis ad
extremilatem supernatti raniorum , late cordato-ovata , apice truncata ,
plus minusve obtuse emarginata, lobis aculiusculis , obtusisve, undulato-
convexa, subinde fere buUata, compagis firmiusculae, minute reticulata,
pallide flavescenti-viridia , siccilate surrecto-secunda, aut corrugala.
AUCTORE J. DE SOTAriS 3l3
SECT. XII.
SCAI.AROIDEAE, IIUDEN. HcpatiC. p. ^3.
* Amphigastriatae.
4i. Jungermannia Sphagni , Dicks.
Dicks. PI. crypt. Brit. fasc. i. p. 6. tab. i. fig. lo. — Lindenb.
Syii. p. 28. — Ekart Syn. p. Sg. tab. 6. fig. 43 ( et 48 fruclif. ) —
HuBEN. Hepatic, p. 77. — Mart. F1. crypt. Erlaug. p. 179. tab. 6.
fig. 53.
MouG. et Nestl. n.° 629. — Huben. et Genth. n.° 35.
Legi sterilem ia paliule quadain in monte Madone valUs Vegezzo
provinciae Novariensis.
Majuscula , caules flagellis crebris , in mea pianta passim foliferiis
instrucli , implexi. Folia caulina majora approximata , alterna , subinde
fere opposila , semiverticalia , cauli oblique adnata , suborbicularia ,
variant conniventi secunda , vel remola patentia , convexiuscula , vel
subundulata , aut concava , in flagellis magis remota , minora , obtuse
emarginata. Caulina ex lurido \iridi-rufescenlia, reliqua plerumqiie
pallida.
Icon Ekartii 1. c. 43. et specimen destcrum in collect. Vogcso-
Rlienana omnino meam referunt.
42. Jungerinannia Schraderi, Mart.
Mart. F1. crypt. Erlang. p. 180. tab. 6. fig. 55 (excl. /. lanceolata).
Lisdenb. Syn. p. 25. — Eeart Syn. p. 39. tab. 11. fig. 97. — Hube.v.
Hepatic, p. 79.
Jungermannia autumnalis Schleich. exsicc. i833!
Serik II. Tom. I. QQ
3l I PRIMITUE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
Jungcrmannia lanceolata — Au.. Fl. Pctlem. 2. p. 3 13 ex speci-
uiiiie Pedeinonlano in licrb. Balbisii.
MouG. et Nestl. n.° SaS. — IIuben. et Genth. n.° 36.
Ill coUibus prope Taurinum ad pedes arborum inter muscos ( Te-
trapliis pellucida , etc. ) vulgatissimain , autumnali tempore fructifcram
piiu'ies legi.
Planla colore fusco-rnfescente spectaliilis ! Caules rcpentes dorso
radiculosi , subsiinplices , aut innovando ]>arce raraosi , flcxuosi i centim.
ct tpiidquid excedit longi, apice fructiferi. Folia succuba approximato-
subimliricala caiilcm oblique seini-amplectcntia subsemiverticalia, secundi-
erecta , apice saepe obtuse emarginata , oibicularia , convexiuscula vel
plana J minute subrotundo-areolata, in sicco plerumque appressa , sul)-
inde fere arcuato-conniventia ; perichaetialia e basi ampleclente patula
obcordata. Calyces cylindracei Icnitor curvuli, ore irregulariter plicati,
conlracti , dcmum aperti , dcntati, dentibus ciliis subtilibus brevibus
fmibriatis. Ad calycum basim dorsalein , reperiuntur foliola anguste
lanceolato-subulata, Integra , quandoquc ])rofunde bifida, aut quadrifida,
laciniis subulatis , ex amphigastriis supremis ad calycis basim coadunalis
lit vidctur exorta. — Fateor me in exemplaribus meis fructiferis hacc
organa alioquin non vidisse.
43. Jimgermannia scalaris , varielas.
Jimgermannia scalaris |3. stilUcidiorum Raddi Jungerinann. ji. 28
< iiiii icoiie.
./. palustris minima , repens , foliis subrotundis densissimis luete-
vireiitibus . . . Mich. Gen. p. 8. tab. 5. fig. 6. 7 ex Raddi.
Ex agro Piccno inisit cl. Orsini.
J ungevmanniae scalari minor, facie fere accedit varietati ejus rigidulac
ill collect. HuBENERi et Genthii sub n,° Sg.
Caules repentes dorso radiculosi apice latere innovantes; folia laete-
viridia dense imliricala , succuba ascendendo magis magisque verlicalia,
concaviuscula, in ramis novellis, praccipue, ovalo-sui)orl)icularia, coni-
pagis tenerae, siccitate conniventi-apprcssa, suprema basi connata peri-
cliaetium urceolarem constituunl, (]uod duplex- appellatum vellem, ex
CO quod par intimum folioriiin , iiifi-riori quidcm urceolari-connalo cx-
cipituv. Cnlvcrs iinniersi lOinpagi; foliis analogi , quo niodo dehiscaiil ,
AUCrORE J. DE NOTARIS 3l5
c-rni inlUl iion licuit, in cxeinplari capsulas a maturitatc adhuc distaiilcs
•;ci'eiite. Ampliigaslria nulla vicii.
Arciuuin est sine inspectionc spcciminum herbarii Michki.ii slatucre ,
utrniM Imic icones superius adiluctae spectcnt vel J . lanceolatae prouli
arbitratur eel. Lindenberg, tamcn ad senlcntiarn Raddi elsi calyces alieni
J. scalari accedo etiam ob verba Michemi ipsius , folia densissima,
.siibrotunda , lacle virentia , in planta minima.
** Anamphigastriatae.
44- Jungermannia iiigrella , DNtrs.
In terra nuda arenosa, legerunt cl. Fiorini-Mazzanti in agro Romano,
ill Piceno cl. Orsini v. s.
CauHs decuinbens sub apice innovando fiircalim ramosus , ramisque
decumbentibus dorso radiculosis pone calyces prodeuntibus. Folia dense
conferta, succubo-subsemiverticalia , vix oblique inserta, patenti-snb-
recurva , subhemisphaerica , integra , carnosa, margine fusco olivacea ,
ceterum saturate laete viridia , siccitate arete appressi-conniventia ,
basi fere invicem concreta, areolis grandibus pro-planta, subpentagonis,
amphigaslria nulla (?) fructificatio tenninalis , folia perichactialia caulinis
calyceque breviora appressa obtusissima margine denticulata. Calyx,
compressiusculius subpyramidatus, ore irregulariter fissus, basi carnosus,
lobis conniventibus , tenuissime ciliato-denticulatis. Calyptra obtusissima
carnosiuscula.
Caules 2 miilim. long, vix excedunt. Planta in sicco passim nigro-
picea evadit. Calyces tantum vidi ante fructuum maturitatem.
Ab aDinibus satis mihi distincta videtur ob rainutiem , colorera , pe-
I'ichaetialium foliorum structuram et calycem. Huic ni obstaret color
laete viridis folionim Jiuigermannia Michclii omnium minima ( Gen.
p. 8. tab. 5. fig. 7 ) ad praccedentem ex Raddi auctoritate relata sub-
scribenda esset.
3l6 PRIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
Explicatio iconis, n.° a.
a' Planta naturall magnitmline.
rt' Eadem multoties aucta.
rt' Folia aucta.
rt' Calyx cum perichaetio e caule avulsus, auctus.
a' Portio calycis cum capsula et calyplra aucta.
45. Jungermannia hjalina, Lyell.
LiNDENB. Syn. p. 67. — Ekart Syn. p. 11. tab. 6. fig. 45. — Hcden.
Hepatic, p. 104.
Ad terram in sylvis prope Mediolanum Cesati, DNtrs, ia collibus
Tauriuensibus Lisa, DNtrs.
A concomitantibus Scalaroideis , praeceteris differt calycibus mein-
branareis liyalinis, ovatis , niagnis apice angustato-acutis , demum ore
4-deiitato apertis , dcnlibus lalis ; foliis perichaetii caulinis majonbus e
basi calycem amplectente pateulibus, undulatis, eique si eriguntur loii-
i;itudiiie subacquabbus.
Caules decunibentes doiso radiculosi, apice ascendentes , folia ap-
proximato-imbricata, succulia, subverticalia, caulem obbque amplectenlia,
bijugi-erecta , subrotunda, in apice ramorum juniorum confcrtiora, et
roncaviuscula , siccitate invicem surrecto approximata, paUida, vel pal-
lide rubiginosa , tenuia , minute areolata. Capsula ante calycis dehi-
sceiitiam subsphaerica.
46. Jungermannia crenulata , Sm.
L^^DE^. Syn. p. G6. — Ekart Syn. p. 11. tab. 3. fig. aS , et lab. la.
lig. aS. melior. — Hcbe.m. Hepatic, p. log. — Mart. F1. crypt. Erlaiig.
p. 179. tab. 6. fig. 54 minus bona. — Montagn. in Arch, de Botaii.
)). 3.2.5.
MoiG. et Nestl. n." 435. — Huben. et Genth. n.° 4o-
In ud'is arenosis ad oras Verbani legit cl. Cesati v. s.
Ab aflinibiis statim dignoscilur foliis ob cellulas marginales subqua-
dratas , hvaliiias , reliquis pauUo ampliores , marginatis. Hae ccliuiae
AUCTORE J. DE KOTAniS 817
micioscopio inspectis subquibustlam lucis inflexlonibus cercinem filigra-
neuin folia ambicntcm quodammodo referimt.
/3. gracilUma IIuben. 1. c.
Jungevmannia tenerriina Raddi Jung. etc. p. 27. tab. 3. fig. 2.
Hue absque uUo dubio perlinet planla Raddiana ex icone adducta
et descriptione auctoris, etsi pro J. tenerriina ejusdem mihi missa fucrit
/. bjssacea. — In sylvaticis Elruriae piovenit ex Raddi 1. c.
47. Jungermannia lanceolata , L.
LiNDENB. Syn. p. 71. — Ekart Syn. p^S. tab. i. fig. 7. — Huben.
Hepatic, p. 93. — Mart. F1. crypt. Erlang. p. 183. tab. 6. fig. 57.
— Raddi Jungermann. p. 27??
MouG. ct Nestl. n.° 527. — Huben. et Genth. n.° 42-
In ndis collium Taurinensium aulumno elapsa detexit Eques Rate-
Opizzoni. v. s. fructiferam.
JuTigerniannia lanceolata Fl. Pedena. ex exemplari in Hejbar. Balbis
perlinet ad J. Schraderi, quemaduiodum sub liac specie declaravi. —
Synonymum Raddii est pariter dubiuin ex diagnosi auctoris 1. c. ubi
calyv oblongo-ovatus tubulosus subplicatus describitur, ex quo characterem
luiic speciei priorem decsse facile patet.
Estaut pro vero in herb. Balb. individua aliquot es Etx'uria hoc no-
mine inscripia , sed tam pessiraa et detrita sunt ut definiri nequeant.
Icones demuin Micuelii quas hie eel. Lindenbergius traliit, cum Raddio
ad scalarem aptius ut niihi vidclur adscribendae sunt, Cf. obs. sub hac
specie. Celerum haec species facillime dignoscenda hisce notis.
Caulcs implexo-cacspitosi deeumbentes dorso radiculosi , Inferiori
parte innovando ramosi. Rami suliinde apicem versus attenuati , fere
nudi , vel foliis minulis , remotis allernis praediti. Folia succuba , ap-
proximato-imbrieata bifariam patcutia, inferiora subhorizontalia, suprema
magis approximala magisque ad positionem vertiealem accedentia, omnia
oblonga rotnndata , inlegerrima , convexa prorsus bullosa , minute ro-
lundo-arcolata , flaccida. Fructus terminates. Folia perichaelialia e basi
concava invicem amplcctcntc ( sed non connata uti in Icon. Ekartii )
palula. Calyces cylindraeci, lacves, ascendenti cui-vati sursum pauUulura
iiicrassati , inflatique, ore irregular! tor lacinialo apei'ti, ob lacinias con-
niventi depressas, Iruncati.
3 1 8 PRIMITIAE HEPATICOr.OGIAE ITALICAE
Caules in cvempl. inihi traditis centimetrum longituil. |)aulliiluin
superant, calyces liulunt loiigil. iiUei- 3-3 niilliin. — Folia madiiia lactc-
vii'Kiia .
Ab J. Splitierocarpos cum qua nonniiUi iiicpte nostram couiparant
satis supcrtpic clillcrt structura calycis.
48. Jungennannia pumila , Lindenb.
LiNDEND. Syn. p. 6g. tab. 2 ?
In pascuis ad oras Verbani prope Ispra cum fructibus nondum nia-
tmis tletexit cl. Cesati autumno i838. v. s.
DilTcrt, collata cum descriptione et icone cit., calycibus non longe
exsertis ( ut in fig. 4) apice plicato-angulosis, siccilate contortis , basi
setis rubris creberrimis obsilis — , character verum quern eliam in
planta Liindenbercii praesentem suspicare lubet ex fig. 2. Ceterum in
jnea planta caules aeque stoloniferi, dorso radiciilosi, radiciilis crebris,
laete purpurasceniibus. Folia juniora luride viridia, submcmliranacea
areolis magnis , ovala, vel orbiculata , concava, undulatave , apice le-
nissime su!)inde emarginata, e basi ipsa radiculas saepe emittentia , quae
ladiculae Iblioruiri dorso apprimniitur , et perichaetialia calycemque cir-
cunidant involucri setosi fere ad instar. Perichaetiafia majora e basi am-
plectentc , patentia, undulala, neuliquam inter se connata ut in scalari.
Calyces denium supra pericliaetii folia parum eminentes, ovati, magni,
apice plicis e\tantibus pyramidati, dentibus quatuor lalis, dorso depressis,
obtusiusculis, apice hyalinis, subinde e contra convexis, aperiundi, sic-
citate contorti. —
A praecedentibus hyalina , et crenulata , equidem dififert calycum
structura , et sells ad basim foliorum calycum extantibus. — Forte
species distincta, at nomine proprio hodierna die donare non audeo. —
auctoue j. de kotaris Sig
SECT. XIII.
ASPLENIOIDEAE , HuBEN. Hcpatic. p. III.
49- Jungermannia interrupta, Nees ab Esenb.
HuBEN. et Gekth. Deulsch. Leberm. n." Sa (pi. steril. ).
Et agro Piceno , ubi non rara , misit cl. Orsini.
Plaiita Ilalica iion ilifiert ab ea quam hie adduxi , nisi ex eo quod
elegantior et paiillo gracilior evadit.
Piilchra species cetcrum apprime dignoscitur , caulibus procumben-
tibus vel ascendentibus clongatis , hinc inde flexis , dorso vix radiculi-
geris , ramosis, 2. a'/^ centiin. longit. altingeullbus ; foliis siiceubis nunc
subhorizonlalibus approximate subimbricalis , patenti-bifariis ovato vel
obovato-rotundaiis, integris , planiusculis, nunc fere verticalibus magis
approximato-imbricatis subappressis valde coiica\is basi ventricosis, am-
phigiistriis nuUis , calycibus terminalibus maguis compressis bilabiatis ,
ore minute dcnticulatis.
Ilaec folia duplici modo inserta , silii invicem alternantur, ea ratione
ut caules in plantis sterilibus , inlerrupte complanali adpareant , ob
iiitervalla teretia, fere catenulata, quae semper tamen breviora. Plantae
fructiferae apice folia perichaetialia caulinis multo majora imbricata ge-
runt , oblonga , convexo-decurvata , divergenlia, ila ut dempto calyce
et undo oculo inspcotae caules quodammodo aliculis binis temiinati vi-
deautur. Pone perichaetium caules ramis brevibus, equidem fructiferis,
binis , phiribusve innovant. —
/. poljranthos j3. aqiiatica Mour.. et Nestl. n.° 436. b , hulc non absi-
uiilis , verum folia omnia l>ifariam patentia ab hac separant..
5o. Jungermannia asplenioides , L.
L. Sp. p. 1097. — LlNDE^B. Syn. p. 72. — Ekart. Syn. p. 6. tab. i.
tig. ,j. — IIiBEx. Hepatic, p. III. — ^Iart. F1. crypt. Erlang. p. 17.7.
lab. (j fig. 5 1. — Ai.i.. Fl. Pedem. 2. p. 3ii ? ex herb. Balbis. Bene,
scd r\t'm|)l,ir c Delphinalu.
320 PRIMITIAE HEPATICOLOCIAE ITAI.ICAE
Candollea asplenioides Raddi Jungcrmann. ]i. 22.
Juiigcrnumnia major , folih subrolundis tcimissime dcnliculutis. .Mich.
(ieii. [). 7. tab. 5. fig. I. 2.
MouG. et Nesti.. n.° 338. — IIuben. et Gf.nth. n.° 3i.
Vulgatissima in sylvis planUierum , colliuin toliiis Italiae superioris,
IVequentci' fruclifcra. v. v. Ex agro Piccno inisit cl. OnsiNr.
Cum nulla alia coiifundi potest relate ad species in Italia uscpiedum
cognila; variat pedunculis bi'evibus calyces magnos compresso-bilabiatos,
ore ciliato-dentatos Tix superantihus, vel eis multoties longioribus. Dalur
porro vaiietas altera statura fere duplo niinore, caulibus iniplexis, de-
cumbcntibus, foliis inagis approximatis, niiniisque eleganter denticulatis,
fuscescenti-viridibus , altera elongata gracilis foliis magis reinotis, di-
mcnsione minoribus cpiam in vulgari cujus acmula , facile vero digno-
scuntur foliis semianiplexicaulibus paidlulum decurrculibus , bifariani
patentibus , in sicco niargine recurvatis etc.
SECT. XIV.
Polyanthineae, Hoben. Hepatic, p. 6g.
5 1. Jungermawua poljanthos , L.
L. Sp. p. 1597. — LiNDENB. Syn. p. 3o. (excl. Syn. Mich. tab. 5.
fig. 5 ad Caljpogejam Jlagelliferam ex eel. Raddi spectante ). — Ekaut
Syn. p. 36. tab. 6. fig. 5o. — Moris El. 3. p- 17 ? — Raddi Jungermann.
p. 26.
Jungermannia wliculosa All. F1. Pedem. 2. p. 3ii (excl. Syn.).
Jungermannia hmceolata Mokis El. 3. p. 17.
Jimgefmannia major foliis bre\'ioribus et obtusioribiis , non dcTitalis
Mich. Gen. p. 8. tab. 5. fig. 3.
MocG. et Nestl. n.° 43G. a. — Huben. et Genth. n.° 58.
\ulgaris ad terrain in sylvis prope Mediolanum, et in Sardinia au-
strali DNtrs , circa Taurinnm Lisa , DNtrs , in Etruria Balsamo ,
Orsi.m , plerumque stcrilis. Fructifcram legit prope Taurinum Etpies
Rate-Opizzoni.
AUCTOnE J. DE NOTARIS 32 1
Ob fiiicluura (k'fecluin in yarietatibus iiinjorlbus malo interim in
iinuiii colligere ctiam eas quae ampliliuHiic; ct slipularuni defcctii ad
pallesceiilciii ainaudarc possem. — Plaula (juoad syiionyina iioslni vr-
xata, vixque ad notitias a patribus nobis iradilas exlricanda! /. viticulosam
Fl. Pedem. Iiuc revocandam esse milii prorsus persiiasuin est, viticiUosa
cnim in Italia subalpina mihi nuiiquam ob\ia I'uit, nee rcpcri in dilis-
siniis herbariis Balbisii; iiuo fatcor nie ncc vivam iicc siceaiii Iniciisfji'.e
vidisse hanc speciem. J. poljanthos Raddiana ob synonyinon MrcHKi.ii
praeccteris ad pallcscenlem S])ectare viderctui' , sed exemplaria ex Elniria
a rcliquis a me coUectis nimis levitcr did'cnint i\t sejimgi mereauliir ;
verum nequc icon Wichelh quoad plantas Italicas summi facienda est,
cum ex plantis ex Hercynia cum iimiiorlali Viro communicatis desumpta
I'uerit , qnod saltern /. pallescentem Etruriae minime familiarera esse
comprobat.
Jungermannia poljhantos ceterum valde ludit statura , amphigastriis
lanceoiatis bifidis, laciniis integris vel dente uno altei-ove auctis , (ju;ui-
doque deOcientibiis ; tamen tenuitate compagis foliorum minute areola-
torum , et pallore , forma eorum quadrato-i'otundata , vel quadvalo-ob-
longa, integra vel apice plus minusve emarginata , positioue horizonudi ,
directione bifaria , amphigaslriiscjue minutis lanceoiatis bifidis, lobis in-
divisis vel dentatis, ubi adsint, facile dignoscenda.
Jungermannia ■viticulosa Jungerm. Elr. p. 36. hucusque mihi latet,
pariterque ignoro mide cxortiun sit synonymon Caljpogeja fissa Raddi,
quod in system, vegetab. Sprf.ngelu et in Hepatic. Gennan. sub J. vi-
ticulosa invenio , sed desimt mihi aliquot periara ex opusculis Raddi et
ibi fovte inveniendum est, quod si res abler se habcret , suspicarem
lubentissime, auctores nuper laudatos elFecisse id quod piofecto Raddio
ipsi faciendum erat. — Quomodocumque sit plerique Botanici hoc
opusculum, Jungermanniographia nempe, baud videiunt, et prae aliis
cl. HuBENER, qui in Elencho operum Hepaticologiae ejus praemisso scripsit
« Jungermannia Etrusca in opusc. sciendf. di Bologn. 1818 » dum e
contra prostat in vol. 18. Act. Societatis Italicae Scientiarum.
Serie II. Tom. I.
332 phimitiae hepaticologiae italicae
SECT. XV.
TniCHOMANOiDEAE , HuBEN. Ilepatlc. p. 6l.
( Caljpogejae , Raddi ).
53. Jungermaunia Trichomanis , Dicks.
Dicks. PI. crypt. Brit. fasc. 3. p. lo. tab. 8. fig. 5. — Lindenb.
Syn. p. 32. — Ekart Syn. p. ^o. tab. 4- fig- 35. — Huben. Hepatic,
p. 6 1. — INLiRT. Fl. crypt. Erlang. p. i34. tab. 3. fig. 7. — Moms
El. 3. p. 17.
Caljpogcja fissa Eaddi Jungermann, p. 44- "^^ ct /3. cum iconibus.
Milium TvicJiomanis et fissum L.
Juugermanuia terrcstris repeiis , follis ex i^otunditate acuminatis ,
bifiiUs , apevtuva plane visibili. Mich. Gen. p. 8. tab. 5. fig. i4-
Vulgaris in Italia fere omni, in sylvaticis argillosis, rariiis in mon-
tibus ad rwpcs v. v. s. fruct. Fructiferam tantum liabui ex Etruria.
Plan la plag.is pollices plui-es latas saepe occupans , tapeta pallidis-
sime viridia elFormans. Caules rcpentes , flexuosi , vage ramosi, radicu-
losi , 2-5. centini. longi , folia bifariam horizoutalia , siibimbricata , in-
cuba , cauli oblique inserla , convexiuscula latere A'ero superiore ple-
luuique lenissinie surrecto, ovata, apice anguste emarginato-bidentata,
vol Integra obtusa , in raniis subinde remota , subacinacifonnia , omnia
])allide \iridia, leuuia cleganter reticulata, stipulae cordato-subrolxmdae
c caule divergentcs emarginalo-bifidae ; lobis obtusiusculis. Calyces e
latere caulis prodcuntes , terrae inuuersi , cylindracei , obtusi , lursuti ,
4-5 milliui. longi , fuscescentes , compagis deusiusculae , subtenacis.
53. Jungermaunia graveolens , Schrad.
Lindenb. Syn. p. /\i. — Ekart Syn. p. 43- tab. 9. fig. 67. —
HuDEN. Ilepat. p. GO). — ^Iart. Fl. ciypt. Erlang. p. iSg. tab. 3.
fig. 1 3.
MouG. el Nestl. n.° 536.
auctoue j. de notahis SaS
Ad terram in collibus Taiirinensibus vulgatissima. v. v. s. fr.
A nraeceilcntc slaliin ilii»uoscUur stalura niiiioic, colore laete-vh'uli,
subinde e flavicanli-viriili, foliis coinjiagis deiisioris minute puiiclalis,
inciibo imbricatis , quadrato-oblongis , aciUe einarginalo-bifidis , lol)is
acutis, stipulis ovato-lanceolalis l)lfidis, arete appressis. Madefacta spiral
odorcm peciiliarcm illi Maixliantiae fi-agrands accedentem, sed debi-
liorem , ceteruiu cum alia uUa nisi cum secjuenle comparauda est.
54- Jungermannia crocata , DNxns.
Ad teiTam super muscos , in agro Piceno legit cl. Orsini. v. s. s. fr.
Caespitosa. Caules erecti , flexuoso-ereetiusculi , e dorso , radiculis
ferme nullis instructo , innovando ramosi , ramis flagelliibrraibus vai'ie
direclis gracilibus. Folia cauliua appvoxiinata succuba , semiverticalia ,
pateutia, ramea plerumcjue remota , minora , ovato-subquadrata obtuse
vel acute emarginalo-bifida , lobis subinde inaequalibus, acutis, vel ob-
tusis , superiorc plcrumque majore , Integra vel ob celhdarum margi-
nalium promincnliam hue iliac oiituse subdenticulata , areolis magnis
subrotundo hexagonis, arapliigaslria biparlila, laciniis acutis plcnimque
bifidis, subpnlmata.
Tota planta ceniim. integrum longit. aecpiat, color foliorura laete
flavicans; madefacta odorem balsamiciun ut in praecedenle exlialat.
A gravcolente , bidentata , heterophylla , ceterisque milii cogiiitis
abuude diversa videtur , priori tamen aflinis , saltern quoad excmplaria
slerilia, diflert vero foliis rcmoliusculis compagis laxioris ct stipularum
structura.
Explicatio iconis n.° b.
b^ Planta naturali macrnitudine.
b^ Portio inferior caulis valde aucti.
b^ Portio caulis cum amphigastrio.
b^ Porliuncula caulis cum folio et amphigastrio valde auctis.
3l4 PRIMITIAE HEPATICOLOGUE ITALICAE
SECT. XVI.
JuLACEAE , HoBEN. Hcpatic. p. 53.
55. Jungermannia julacea , Light, varietas.
LiNDENB. Sytt. p. 34. ■ — Ekart Syii. p. 3. lab. 8. fig. 6i. — Huben.
Hepatic, p. 56. — MoNTAGN. in Arch, de Botan. i, p. 224.
Jungcnnaniiin implexa Schleich. exsicc. i833!
E\ nioiile Aihila ( S. Gottarilo ) dedit el. Pestalozza. s. fr.
Unica hucusque apud nos , cui sint folia bipartita trifariam subim-
bricata, lobi liorum foliorum lanceolati acutlusculi, toto margine eroso-
denticulaii. Tola plaiita, olivaceo-fusca, profert caules elongatos, erectos,
tritjueii'o-catenulalos , vage raniosos, iu caespiles coUectos.
SECT. XVII.
Trichophyllinae , HuBEN. Hepatic, p. 49-
56. Jungermannia trichophjUa , L.
L. Sp. p. 1601. — Lindenb. Syn. p. 35. — Ekart Syn. p. 3. tab. 4-
fig. a-j. — Huben. 1. c. — IMart. F1. crypt. Erlang. p. 146. tab. 4-
% 2 1-
MouG. ct Nestl. n." 34o. — Huben. et Genth. n.° 49-
Vulgatis.sitna inter caespiles muscoruni , luni in planitiebus cum iu
jniiiilibus cditioribus lotius fere Italiae, raro apad nos in caespiles col-
lecta s|)oratlice crescit. v. v. s. fr.
Planta colore plerumque ])allido, raiius laete viridi, graciliima, caulc
vage rainoso , decutnbcnle ycI varie crecto-flexuoso, foliis remotiuscuHs
Iri-quadrisectis , laciniis subulalis , acutiusculis , articulalis , patentibus ,
recliusculis iiisigiiis. Cum /. setacea , probabiliter etiam in Italia re-
pericuda , viv coufandi potest.
AUCTORE J. DE KOTARIS 3a5
Miror sane plantam vulgalissimam Botanicis Italicis hisce tempo-
ribus aufugisse .'
a. GAMOPHYLLAE , Bisch. Bern. ub. Leberm. p. 960.
CJimgermanniae frondosae Auct.^.
II. METZGERIA.
Raddi Jungermann. p. 4^.
Eclunomitrium Huben. Hepatic, p. 46.
Jungernianniae Sp. L. — Hook. — Lindenb.
Marsileae Sp. Mich.
Diflerunt Metzgeriae ab Jungermanniis calyce nullo; calj^tra hispida
( corolla Raddi ) e pagina inferiore frondis juxta nervum egrediente ,
perichaetio (calyx Raddi) brcvi turbinato , maigine ciliato dentato, et
fi'onde.
5^. Metzgeria glabra , Raddi.
Raddi 1. c. tab. 7. fig. i.
Echinomitrium Jtircatum Huben. Hepatic, p. 4S.
Jungermamiia Jurcata L. Sp. p. 1602. — Lindenb. Syn. p. 94. —
Ekart. Syn. p. 6&. tab. i. fig. i. — Bellard. Append, p. 5o*. —Moris
El, 3. p. 17*. — PoLLiN. Fl. Veron. 3. p. 388.
Marsilea minima angustifoUa Jloribus iiigricantibus . . . Mich. Gen.
p. 5. tab. 4- fig- 4-
MouG. et Nestl. n.° i48. — Huben. et Genth. n.° 29.
Ad terrain inter inuscos, ad pedes et arborum truncos vulgatissima
in omni Italia , v. v. s. friici.
Variat fronde oiiuiino glabra , vel margine nervoque pilis brevibus
plus niinusve couspersa, colore laete-\iridi , ■vel pallitlo , longitudine
frondiuin et divisione.
58. Metzgeria pubescens , Raddi.
Raddi I. c. p. 46-
Echinomitrium pubescens Huben. Hepatic, p. 48-
3 36 PniMITIAE HEPATICOLOGIAE TTAMCAE
Jimgermannid piibesceus SciinANK. — LiNnr.Kn. Syn. p. 0)5. — Ekart
Syii. |). 6'j. lab. 3. fig. 19. — PoLLiN. Fl. Vcron, 3. p. 3o8 ?
Jungermannia tomenlosa IIoffm.
MouG. et Nestl. 11.° \\c). — FiIn-ck Saiiiinl. n.° 96. — Hdben. et
Genth. 11." 3o.
In locis umhrosis monlium ad Laiium lacum ipse Icgi, ex agro Pi-
ceno niisit cl. Or.sini. s. fr.
A praeceilcntc facile distinguitur pube densiore totam frondis su-
perficiem occupante.
PoLLiNius 1. c. dicit de hac planla; pvoxlme acccdit J. furcatae sed
magniludine frondium facile discrimhiatiir , tpod synonymon ejus du-
biiiiu rcddit , nam Af. pubescens dijtieiisione frondium praecedentem
tanlum aemulat, saeplus imo ea miiioi- evadit.
III. ANEURA.
DuMORTiER ex IIuDEN. et Genth. Deutscli. Leberm. fasc. I.
Roemeria Raddi Jungcrmann. p. ^6.
Gjmnomilr'd spec. Hiden.
Jungermannia sp. L. et auct. — Mavsileae sp. Mich.
Difl'erunt Jneurae a Metzgeria calyptra tubulosa membranacea glabra
e superficie inferlore frondis cnervis prodeunte, perichaetio brevissimo.
Nomen a celeb. Raddi liuic generi impositum ni jam sancituiii ad
genus Papaveracearum indicandum , anleponeuduui fuisset.
59. Aneura multifida , Dumort.
Roemeria multifida Raddi Jungcrmann. p. 47-
Gjmnomitrium muUifidum IIuben. Hepat. p. 37.
Jungermannia mullifida L. S|i. p. 1602. — Lindenb. Syn. p. 98.
— Ekart Syn. p. G/j. lab. 7. fig. 5o et i3. fig. 109. — Nees Hepat.
Jav. p. 9.
Marsilea terrestris minima JMicn. Gen. p. 5. "tab. 4- fig- ^*
minus bona jnindudura oliservante ccl. Raddi.
MouG. ct Nestl. u.° i47-
AUCTORE J. DE NOTARIS Ss^
Legi ad rupes madidas secvis viam Sempronii, et in insula Capraiiae,
ex montc Cenisio dcdil Bonnaz , ex agro Piceno Orsim , ex montibus
•id Veibanum Cesati. Oinncs Icgimus sine fructu.
Species vakle variabilis colore ex pallide viridi in fusco-olivaceum
vergcnte, divisione frondis , deficiente vero fruclificalione ad species a
celeb. IIiiDENER nuper proposilas tule varietates rcferri necpieunt et ad
lempora meliora mitto.
Go. Aneura pinguis , Dumort.
HuREN. ct Gekth. Deutsch. Leberni. n.° 4-
Roemeria pinguis Raddi Jungermann. p. 4*^-
Gjmnomitriiim pinguis Huben. Hepatic, p. 4'-
Jungermannia pinguis L. Sp. p. iGoa. — Likdenb. Syn. p. g8. —
Ekart Syn. ]>. Ga. tab. 7. fig. 5i et 11 3. fig. no. — Moris El. 3.
p. 17.
Marsileu media pinguis pallide inrens . . . Mich. Gen. p. 5. tab. 4-
fig. 2 obscrvantc eel. Lindeni!. minus bona ob formam capsulae.
Exempiaria fruclifera circa Florcntiam lecta raisit cl. Orsini, vidi
etiam in herb. Balbish.
Synonyma Pollijjii et Birolii prae ceteris dubia , verosimiliter spe-
ctant Pelliae Fubronianac.
Pracccdeule major, facillime distinguitur fronde iobala, vel iaci-
niata, laciniis latis apire pleruimpie dilalatis obtusis, marginc sinuatis,
calyptra cylindracea grandi basim \crsus paullulum angustata laevi ,
ore dentato, dentilius oblusis aperta. Capsulae valvae in sicco contortae
luide angusliores evadunt , apice barbalae.
IV. PELLIA.
Raddi Jungermann. p. 49- ^^- 7- fig- ^•
Gjninoniilrii sp. IIluen.
Jungcrinanuiae sp. L. et auct.
Marsilcae sp. Micu.
Pelliae difl'erunt a duobus praecedentibus gcneribus calyptra mem-
branacea oblonga , subclavata , colorata ore dentato aperta supra
JJO PniMiriAE I(F.PATU;OI,OGIAK ITAI.ICAE
|>erii-Iiactiuni sul)ryi>lliifor!iie carnosuin hrcviter cxserta, in paginn sijpe-
rioi'C frondis aj nervi ajjiccni.
Gi. Pellia Fabroiiiana, Raddi.
Uaddi I. c.
(ijmnoiiiiirion epiphjlliim IIuuen. Hepatic, p. 42-
Pellia epiplijila Corda ex IIuuen. ol Genth. Deutsch. Leberm. ii."r>.8.
Jiutgermannia epiphjlla L. Sp. p. 1602. — Lindens. Syn. p. Cf'-j. —
IvKART Syn, p. 63. tab. ■7. fig. 52 ct i3. fig. in. — Mart. FI. crypt.
Ililang. p. 186. — Ali.. aucl. p. 5o ! (ex herb. Balbis ). — Bale. F1.
Tamin. p. i83 ! — Pollin. F1. Veron. 3. p. 38'7 ( excl. syn. Mich.
Hcpatica minor etc. tab. 2. fig. 3). — Moms El. 3. p. 17.
Marsilea major atroi'irens Jloribus albicantibus e foliorum meilio
egj'edicntibus . . . Mich. Gen. p. 5. tab. 4. fig. i.
MouG. ct Ne.stl. n." 53.
Vulgatissima in locis huinidis ad terram , sed prae ceteris ad mar-
gincs rivulorum et fontium in omni Italia, frequentissimeque fructificans.
V. V.
In planta Italica calyptra semper brevius exsei'ta quam in exemplari-
bus HuBEN. et Genth. adductis.
Quae fides liabenda sit Pollinio clare patet ex hiis quae de hac
specie scripsit loc. cit. ; ille enim Grimaldiam dichotomam cum hac
conjunxit, harum discrimina e simplici comparatione iconum Michelii
ab eo adductarum primo ictu oculis occurrentia non capiens. Celeb.
De Candolle profecto in Flora Gallica, varietatem /3. angustifoliam
hujusce speciei , cum sterilem tantum vidisset habuit pro Marchantiae
specie (2. p. 424)5 sed in supplemcnto (5. p. 194) expressis verbis
delendam et /. epiphjllae subducendam esse declai'avit , at Pollinius
noster non intcUe.xit synonymon Michelianum pi'ae omnibus exclu-
dendum esse.
V. BLASIA.
Mich. Gen. p. i4. tab. 7. — Schreb. Gen. plant. 2. n.° i3t6. —
HuBEN. Hepatic, p. 32.
Juiigermajiniae Sp. Hook. Lindenb. Ekaht.
ADCTOllE J. DE NOTARIS 829
62. Blasia pusilla , Mich.
Mich. 1. c. — L. Sp. p. iGo5. — IIuben. Hepatic. Germ. p. 33.
— Mart. F1. crypt. Erlaiig. p. 196. — All. F1. Pedern. 2. p. 3i4^ —
Balb. ct Nocc. Fl. Ticiu. 2. p. 264 ?
Jinigermannia Blasia Hook, ct Tayl. Muse. Brit. p. 240. — Lindenb.
Syn. p. 96. — Ekart Syn. p. 69. tab. 11. fig. 49 et i3. fig. 114.
FuNCK Samnil. n.° 25g. — Schleich. exsicc. i833 !
Ad saxa irrigua prope Belgiratc ad Yerbanuin Cesati , in arenosis
ad lacuna Cusii Provinciac Novaricnsis Pestalozza , in locis stillicidio
aquarum madidis in valle Intrasca passim, DNtrs. A celeb. Allionio in
Fl. Pedem. 1. c. prope Taurinum loco dicto la Molinetta jam nunc iii-
dicala , il)i venim vel rarissiina vel nusquain occurrit, et a Balbisio
cjuoque in Fl. Taurinensi omissa. Exlat in hujus hexbario sed missa a
celeb. De Candolle.
Exemplaria mea omnia ampuUifera , sive frondes in pagina superiore,
prope apicem , cavilates ampuUaeformes , longicolles , autheris libeiis
humore gelatiuoso subactis sublutesceulibus refertas exhibent.
TRIBUS II.
AIARCBLlHTIEilLE.
Nees ab Esenb. Hcpat. Javan. p. 4- — Hdben. Hepatic, p. i. —
BiscHOFF Bem. vib. Leberm. p. g6i.
Lichenastra spliaerocephala Wallr. Fl. crypt. Germ. i. p. 4** ^-^
parte.
\1. MARCHANTIA.
Mich. Gen. p. i. lab. i. — Raddi Novar. vel rarior. e crypt, stirp.
decad. in Opuscol. Scientif. di Bologna \ol. 2. p. 358 (1818. 4'')-
— BiscH. 1. c. p. 9G8. tab. G8. fig. 5 et 6g. fig. 4- 5.
Marchantiae Sp. L. Lindens.
Marchanda ct Conocepltali Sp. Hubin.
Seuie II. Tom. I. ss
33o miMITIAE HEPATICOLOGIAE ITAMCAE
Cliaract. csscnt. generis. — u Capituli fructiferi racliis racUata ,
» { Reccptacuhun commune aucl.) radii incmbrana froiuliformi alati vel
)) plus minusve convexi. Involucra dujilicia, communia radlis interposita,
n jiiono-liexacarpa , propia cpiatlri-(]niiKjueficla , sporangium peilicello
» cxserlo suiiuLluni , ilcorsuui speclans, laciiiiis revoliibilibus deliiscens
» subaecpiantia. Calyptra pcrsislcns, subLifitlo-runipens, pecUcellum spo-
» raugii vaginans ». Bisch. 1. c. p. 969.
63. MarcJiantia polymovpha , L.
L. Sp. p. i6o3. — LiNDENB. Syn. p. igo. — Mirbel Recliercli. sur
Ic Marchant. in Ann. des Scienc. Nalurell. i833. — Huben. Hepatic.
J). 1 3. — BiscH. Leberm. p. 981. a. b. tab. 68. fig. 5. — All. F1.
Pcdein. 2. p. 3 10. — Balb. F1. Taurin. p. i84*. — Pollin. F1. Veron.
3. p. 3g5. — Raddi in Opusc. Sclent, di Bologn. p. 358. = Moris
El. 3. p. i^.
Marchantia ]Mich. Gen. p. 2. tab. i. fig. i. 2. 3. 5.
MouG. et Nestl. n.° 56. — Huben. et Genth. n.° 26. 27.
Ad muros velustos humidos, aquaediictuiim parietes, fossarum mar-
gines , ylarum latera , fontcs , rupcs liumidas in omni Italia frecpientis-
sima , omnibus cognita.
Planta admodum variabilis sed vix cum alia commutanda.
64. Marchantia commutata , Bischoff.
BiscHOFF ub. Leberm. p. 990. tab. 69. fig. 4-
Marchantia commutata Lindens. Syn. p. loi. excl. syn. Scopol. ex
Bischoff qucm conf. ob reliqua synonyma.
RcbouilUa quadrata Bertol. Amoen. p. 44°- excl. syn. Scopol.
Conocephalus qiiadratus Huben. Hepatic, p. 11. excl. syn.
Marchantia hemisphaerica Hook, et Tayl. Muse. Brit. p. 223. excl.
syn. pracsertim RAnnii , et variet.
Marchantia quadrata ct androgjna Schleich. exsicc. i833!
MouG. et Nestl. n.° 735, desunt vero organa antheridiifora in spe-
cimine mco.
In monte Codeno ad Larium Icgcrunt Bai.samo , et Cesati, in al-
pibus Pedcmontii supra Viii Lisa, ipse in monlibus ad Verbauum.
AUCTORE J. DE KOTAIUS 33l
A Murchantia quaJrata Scopol. pcrbellc exposlta a cl. Bischoff 1. c.
iioslra ilifiert j)rac aliis capitulis anllicvidiiferis pciliinculatis , quae in
ilia disciformia in froiidis pagiua supcriorc scssilia. Ex hoc patet Rcbouil-
Ham qiiadratam Bertolonii , coulra Sprengelium , M. cominutatae re-
fercndam esse, illi enim ex auctoi'e in Amoen. 1. c. competunt. « Flores
» masculi brevissiine prae illis (focminci) pcdunculali, pileo piano vix
» colliculoso , marline irregulariler loLato lacero ».
Omnia excmplaria lierbarioll mei pertinent ad Var. majorem clariss.
BisCHOFFii , \iilgo capiluluin foemineum cniciatim colliculoso quadrira-
diatuin ofleruut, in individiiis oligocai-pis; alias radii obliterantur et ir-
regulariter convexo-subhemispliacncum evadit.
65. Marchantia paleacea , Bertol.
Bertol. Amoen. p. 54- — Mich. Gen. tab. i. fig. 4-
Etruria — Liguria.
Sub hoc nomine , subscripto synonymo Marchantia Italica /3. papil-
lata Raddi , cl. ORSI^'I inilii dedlt specimen unicum plantae a M. poly-
morpha deflcctenle , supcrficic frondis minus evidenter tessulala sub
simplici lente , pcdunculo palcis lalis numerosis vestito, sed ad unicum
et pessimum exemplar, capitulo unico, et quidem juniore fructifica-
tionem dignosci ncquit. Cetcrum celeb. Bertoloni nil 1. c. de fructi-
ficatione hujus plantae addidit.
VII. REBOUILLIA.
Raddi in Opusc. Scient. di Bologn. 1. c. p. 35^. — BiscH. ub. Leberm.
p. 970. tab. 69. fig. I. eximia.
GriinaliUac Sp. Lixde.nu. Huden.
Marcluuiliae Sp. L. — Ilepaticae Sp. Mich.
Charact. ess. gen. — « Capilnli fiuctifcri rhachis in pilci formani
» dilatala sul)C[uinqueloba. Involucra simplicia, I'hacheos lobis antcpo-
» sila et adnata , rima longitudinal! hiantia , monocarpa. Sporangium
H pcdiccllo imnierso , dcorsum spcclans, vertice irrogiilariter secedente
11 lacerum. Calyptra ad sporangii basim persistens, bievissima lacerata ».
BiSClIOEF 1. c.
332 PRIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
G6. ReboidlUa hemisphaerica , Raddi.
Raddi 1. c. — BiscH. pag. ct icon. cit.
Grimaldia hemisphaerica Lindenb. Syn. p. io6. — Huben. Hepatic.
Gcnn. p. 3.
Marchdntia hemisphaerica L. Sp. p. i6o4 ( non Modg. et Nestl. ).
— Re F1. Torin. 2. p. 216? — Moms El. 3. p. 17 !
Marchantia quadrata Balb. F1. Tauriii. p. 8 et Memoir, de I'Acad.
de Tur. vol. 12. p. ^5. tab. i. fig. 2. mala.
Hepatica media capitulo liemisphaerico Mich. Gen. p. 3. tab. 2.
fig. 2.
HiBEx. et Genth. n." i. — Fukck Samml. n.° 358.
Vulgaris ad muros vetustos septentrioni expositos, atque viarum la-
tera inque locis acclivibus. — Mediolani Balsamo , Cesati , DNtrs , in
agro Comensi Balsamo, prope Taurinum Balbis^ Eques Rate-Opizzoni,
Lisa, in Eiiganeis Meneghini, Romae Friederichsthal, iu Piceno Orsini,
in Sardinia DNins.
Primo iuluitii inter minores Marchantiaceas dignoscitur structura
involucrorum , receptaculis subtus , etiam undo oculo afiatiin barbatis.
VIII. LUNULARIA.
Mich. Gen. p. 4- tab. 4- — Raddi in Opusc. Scientif. di Bologn. 1. c.
p. 355. — Lindenb. Syn. p. 8. — Huben. Hepatic. Germ. p. i5. —
BiscHOFF uij. Leberm. 1. c. p. 970. tab. 67. fig. I.
Marchantiae Sp. L.
Char. ess. gen. (( Capituli frucliferi rachis parva, convexa. Involucra
» simplicia monocarpa tubulosa, truncata inter se discreta, cum rachi
» confusa , hinc capitulum radiato-pluriloculatum. Sporangium pedicello
)) exserto , extrorsum spectans , quadri-octovalve. Calyptra persistens ,
» subbifido-rumpens , pedicellum spoi-angii vaginans w. Bisch. 1. c.
67. Lunularia vulgaris , Mich.
Mich. 1. c. — Raddi 1. c. — Lindenb. Syn. p. 100. — Hdben. 1. c
— Bisch. 1. c. p. 1008 icon. cit. eximia.
ADCTOnE J. DE NOTARIS 333
Mai ihcintia cruciata L. Sp. p. iGo4-
Vulgarem ad lalcra viaruin uinbrosanim circa Mediolanum plurles
iaveni sod semper slenlem , cum fiuclu acccpi ex Italia media ab Orsinio,
et vidi ia herb. Balbisii.
Etiam sterilis facile cognoscitur haec planta ob ccmceptacula limu-
lata , in frondis superlicie exlanlia , accrvula gemmularum colligenlia.
IX. CONOCEPHALUS.
Hill, cx Bischoff ub. Leber, p. 971. tab. 68. fig. 4-
Fegatella Raddi in Opusc. Scient. di Bologn. 2. p. 356.
Conocephali Sp. Dum. et IIuben.
Marchantiae Sp. L. — Hepaticae Sp. Mich.
Char. gen. « Capiluli frucliferi rachis vix incrassata , umbonulata.
» Involucra simplicia, monocarpa, tubulosa, apice oblique fissa inter se
» concreta et cum rachi confusa , hinc capitulum subtus quinque-
» octoloculalum. Sporangium breviter pedicellalum, deorsum spectans,
» laciniis 5-8 rcvolubilibus dchiscens, una cum pedicello deciduura.
» Calyplra vertice bi-quinquelobo-rurapens , sporangio elapso vacua
» persistens ». Bisch. 1. c.
68. Conocephalus vulgaris, Bisch.
Bisch. 1. c. p. 979.
Conocephalus nemorosus Huben. Hepatic, p, g.
Conocephalus conicus Dumort. ex Huben. 1. c.
Fegatella officinalis Raddi 1. c. p. 356,
Marchantia conica L. Sp. p. i6o4- — Lindenb. Syn. p. io3. — All.
Fl. Pedem. 2. p. 3ii. — Bald. F1. Taurin. p. i85*. — Moris EI. 3.
p. 17.
Ilepatica vulgaris major vel ojjicinarum Italiae Mich. Gen. p. 3.
tab. 3. fig. I.
Mcdiolani ad latera fossarum pluries legi, circa Taurinum Lisa, in
agro Patavino Me.neghini , in Piceno Oksini , passim fructifera.
Synonymon Florae Veronensis nunc omitto ob declarationem auctoris,
se banc speciem sine iVuclu lanlum legisse.
PRIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITAHCAE
X. FBIBRIARIA.
Nees ab Esenb. in hor. pliys. Berolin. p. 44 '■> Hepat. Javan. p. 4-
— LiNDEND. Sjii. p. 8. — BiscH. lib. Lcberm. p. 971. tab. 69. fig. 2. 3.
Marchantiae Sp. L.
Char. gen. c< Capituli fructiferi rhachis incrassala , liemisphaerica
)) vel conica. Invohicra duplicia , luonocarpa : externa Uibulosa , trun-
» cata , ciiin rliachi coufusa , liinc capiluhim phiriloculatuin : interna
» porrecta , niiiltifitla , sporangium pecUcello immcrso , deorsum vel
» extrorsum spectans, circumscissum longe superantia. Calyptra fugax ».
69. Fimbriaria tenella , Nees ab Esenb.
Nees ab Esenb. 1. c. p. ^o et Hepat. Jav. p. 5. — Lindenb. Syn.
p. log. — HuBEN. Hepat. p. 6. — Bisch. 1. c. p. 1022. tab. 69. fig. 2.
Marchantia tenella L. Sp. p. 1604.
Marclianda poljcepltala Schleich. e.xsicc. ex Herb. Bale.
Marchantia pilosa Wahlenb. e specimine Sommehfeltii a cl. Aunier
mecum comuiunicato.
Lcgi ad muros agrorum prope Trobaso in valle Intrasca ad Ver-
banmn vcre i83i.
Involucri interni laciniae apice liberae.
^o. Fimbriaria fragrans , Nees ab Esenb.
Nees ab Esenb. in hor. physic. Berolin. p. /\5. — Lindenb. Syn.
p. io8 (excl. Marchantia fragranteBxi.ii.). — Huben. Hepatic, p. 8 et
Bisch. ub. Lcberm. p. 1019. tab. 69. fig. IH. (excl. eodem synonym.).
Marchantia fragrans Scui.eich. exsicc. i833! non Baldis !
In monte Ccnisio lectam misit Bonjf.an v. s.
Statura minorc , reccptaculo conoideo plcrumfpie apud nos tricarpo
( etiain in specimine Schlciclicriano ) calycuni dipcudcnliiim fiiiibriis
apice cohaerentiljus a praecedeiile, calycum fimbriis apice liberis ulciite,
tute distinguilur. — Frondes parvae angvislae subtus atro-purpureac, ob
paleas apicem vei-sus niargincm superanlcs barljatae. Pedunculi basi
pilosi ceterum nudi, glabri. Receptacula subtus nuda.
AUCTORE J. DE NOTAniS OOJ
■J I . Fimbriaria elegans , Spreng.
Spreng. Syst. 4- P- 235. — Lehmann Pugill. 4- p- 28.
In Corsica legit Ph. Thomas ex specimine mecum communicalo a
BoKJEAN , liaesitauter tamcn inter Italicas rccijiio.
Dillert a jiraeceilentc fronde subtiis neutiquam paleacea, receptaculis
convexis nee conoideis, tuberculato granulatis, subtus barbatis, calycibus
depcndenli-divergenlibus , slatiira inajore. All insequente , quidem facile
dislingucnda receptaculis convexis tuberculalo-granulosis ( saccharatis )
trifidis , Iricarpis , calycibus pauci-Gmbriatis , pedunculo laeviusculo ,
pallido , fronde angusta lineari , statura minore.
Frondes margine omnino nudae, etiam in exemplarlbus oiiginalibus
Bei'leroanis lierbarii Balbisu.
Frons linearis, margine sinuosa, canaliculata i. i '/^ centim. longa ,
3. 3. niilliin. lata , subtus atropurpurea, secus lineam mediam dense
longcque radiculosa, supra 'virescens verruculis praedita , apice acute
emarginata , ibique innovans. — Pedunculus ex emarginatura frondis
'/^ centim. long, aequans, vix sub lente striatulus, paleis aliquot angustis
piliformibus instruclus , basi nudus. Receplaculum trifidum, tricarpum,
convexum , insigniler tuberculato-granulosiun siibtus barbalura , pills
pallidis. — Calyces depeudenti-divergentes, ovati subapiculati, 8-9 fim-
briati , fimbriis latis , contiguis , apice concretis , marginibus siccitate
recurvis.
72. Fimbriaria Bonjeanii , DNtrs.
In monte Cenisio ad Lacum detexit Bonjean, et mecwm communicaTit
sub nomine Marchandae hemispliaericae.
Fi'ondcs oblongae , obovatac , vel oblongo-obovntae 1. i'/^ centim.
longac S'-j milllin. latae apice emarginatae , medio subincrassatae , ce-
terum tcnucs diaphanac ad margincm subsinuosae , subundulataeque ,
pnrpurasccntes , subtus secus lineam mediam radiculosae , lamcUisque
paucis , brcvlbus , ovatis , acuminatis , fcrriigineo-purpurcis praeditae ,
ceterum vircsccnlcs , innovando divisac. Pctlunculus ex emarginatura
frondis erectus solitarius, rarobini, 18-22 millim. long, aecpians, crassus,
slriatus , fusco-purpureus , nitens , basi pills aliquot ductus , reliqua
336 PRIMITiAE HEPATICOLOGUE ITAI.irAE
parte nuilns vel sells una alterave albicniitiljus iuslrurliis. Rcccptaciilum
sublicmisphaeiicuin , rugulosiim , potiusqiiain dislinctc papillosum , 4-6
lobaUun, toluleintjue I'rucUis gcreus, sublus louge allaliinque barbalus,
pilis basi rutilantibus, celerum liyalinis crispis. Calyces deoisum obliqui
4-6 couoidei plurifiinbriati , hyalino-ferruginosi , fimbriis apicc coUaeren-
tibus , in sicco canaliculalis. Capsula circuuiscissa. Sporae et elateres
purpurascentes.
A praecedente fronde apice nuda , mulio grandiore , pedunculis
crassls , fusro-purpurcis , reccplaculis subtus barbatis , calycibus ferru-
gineis , prima fronte dislinguitur. — Peraflinis /. marginutae Nees ab
EsENB. in Hor. Phys. Berol. p. 44- ^^^- ^ j »st differt frondibus subtus
lainellis fusco-pui-pureis instructis , receptaculis plerumque fructus nu-
inero plures cpiam quatuor gerentibus, pedunculo demum subsetoso-
slriatocpie basi parce piloso.
Explicatio iconis n.° e.
e' Planta magnitudinc naturali.
e' Portiuncula capituli aucta.
e' Squama , e superfleie frondis inferiore , aucta.
XL GRIMALDIA.
Raddi in Opusc. Scientif. di Bologn. a. p. 356. — Nees ab Esenb.
Hepat. Javan. p. 5. — Bisch. ub. Leberm. p. 971. tab. 68. fig. I. II. III.
GrimahUae Sp. Lindend. Huben.
Marchantiae Sp. L. — Hepaticac Sp. L.
Char. gen. « Capituli fructiferi rachis incrassala , hemisphaerica.
» Involucra simplicia, monocarpa, cupidiformia , truncata , inter se
» discrcta, cum rhaclu confusa, hinc capitulum subtus pluriloculatum.
)) Sporanj^iuin pcdiccllo ininicrso deorsum spectans cii-cumscissam. Ca-
)) lyjitra persistans, bre\is, eroso-ci'enulata , sporangii basim cingens ».
Biscii. 1. c.
AUCTORE J. DE NOTARIS 337
73. Gvimaldia fragrans , Nees ab Esenb,
^Io.NTAGN. in Ann. des Scienc. Naturell. iSSy !
Marchantia fragrans Balb. Memoir, de I'Acad. dc Turin ^ol. la.
J). rS. tab. 1. fig. 2. mala, et Fl. Taurin. p. 184.
Grimaldia barbifrons Biscn. 1. c. p. 1028. tab. 68. fig. I.
(jrimaldia dichotonia Lindenb. Syn. p. io5. excl. syn. ex Bisch. et
ex descript. auct. qui rcceptacula subtus barbata declarat.
Mitrchantia androgjna Bai.b. Fl. Taurin. p. i85! ex ejusd. Herbar.
Marchantia angusdfoUa Re Fl. Torin. a. p. 216. exci. syn. DC. et
plirasi non ad planlam Taurinensem exarata sed e Fl. Gallica desumpta.
Mediolani in moeniis urbis vulgatissimam legimus Bai.samo, Cesati,
et ipse : circa Tauriiuim cum D. Lisa loco dicto la Molinetta aeipie
frequcntem vldi.
Odori suavi balsainico e longinquo jamjam percipiendo pulclierrinia
hacc planta a congeneribus facile dignoscitur. Vera Grimaldia, a sequente
dill'ert rceeptaculis subtus paleis angustis, longis , argenleis , copiosis-
simis, frondibusque apicem versus margine atl'atitn barbatis. — Cf. Mont.
1. c. (pioad historiam hujus speciei pleniorem.
Marchantia androgyna Balbis hue certe s|)ectat ex llerbario cjiisdem,
alque ox synonym. Fl. Pedem. subscriplo, eliam planlam Ai.lionh huic ad-
scribendam esse evinciiur saltern cum omni probabililate. Dico cum
jirobabililate, nam ut alio loco admonui, cellulares foliosas herb. auct.
Fl. Peilem. apud Equitem Bonafous frustra quacsivi ; ([ua de re canlc
vel tanlura per conjocluras syuonyma ejus adliibcri possunt.
74- Grimaldia dichotonia , Raddi.
Raddi in Opusc. Scienlif, di Bologn. 2. p. 356 (excl. syn. Bai.b.) —
Bisch. ub. Lebcrm. 1. c. p. loaa. tab. 68. fig. II. eximia ! (excl. eod.
synonym. ).
Marchantia triandra Scopol. non Bale.
Ilepatica minor angustifolia , capitulo hemisphaerico Micii. Gen.
p. 3. tab. 2. fig. 3 ( Iriplo major omnibus a me visis individuis).
Extat in bcrbario Balbis, missa ex agro Florentine a D. Coindet ,
Serie II. Tom. I. tt
338 PHIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITAI.ICAE
Sill) iioiiiiiie Murchantiuc andvogynae in eodcm folio, scil grege separate,
uiji slat March, andi'ogjna I'l. Tauriuensis , quae est ipsissiina Grimaldia
Jragraits ut supra viilere est. Ipse Icgi in Sardinia.
A praecedente dillert reccptaculo subtus niido , pcduncxilo basi paleis
c suiierfii'lc infcriore frondis prodeiuilibus barbato, fronde subtus jiur-
piuto-lanicUosa , uiargino vit nisi ad apiccin paleis purpurascentibus
])arbata.
^5. Grimaldia rupeslris , Lindenb.
LiNDENB. Syn. ]). 108. — Biscti. iib. Leberm. p. loSa. lab. 18. Cg. 3.
Marchaiitia triandru Dai.b. Memoir, cit. p. 'j^. tab. 1. fig. i mala!
excl. syn. Fl. Taurin. p. 184 et iiule Re F1. Torin. 2. ]>. 21G.
Ad rupcMii fpiamdain in H. Valentin! prope Taurinum legit Balbis
uti ex ejusd. herb, palet ; anno elapse verum , ibi cum D. Lisa, dili-
genter sed fruslra quaesivi , forte ex eo quod scopula ilia partim de-
structa fuerunt ; vcre adventante sedulo et denuo novas perquisitiones
non oinittani.
Plan fa a Balbisio descripta pro M. triandra hue speclare vix est
tpiod milii dubitandum supersit ; profecto receptacula profert subtus
barbata , valde convexa tuberculata , saepe monocarpa et iconi Bischoffii
superius allatae perbclle respondent ; statura tantum niiuore , fronde
angustiore , pedunculo basi una allerave paleola instrncto, nee semper
nudo , qiiidquam ab ea recedit ; sed specie distinctam esse neqiiit.
Paleae in superficie infcriore capituli circa pedunculi apicem ex-
la nles , minutac nudos oculos fugiunt, paucae.
li synonymis Balbisianis hie adductis , celcberrimum virum hasce
species non bene descripsisse palam est ; imo icones citatae pessimae
nil prosunt ad characteres earum fii-mandos , et nulla parle respondent
• •xemplaribus in hcrbariis ejus assenatis.
TRIBUS in.
TARGIOH'lEJLi:.
BiscHOKF ub. Leberm. p. 961. — Huben. Hepat, p. 16 ex parte.
Lichcnastra spliaerocephala Wallr. Fl. crypt. Germ. i. p. 4" ex
|)arlc.
ACCTORE J. SE R0TARI3 SSg
XIT. T A R G I 0 N I A.
Mich. Gen. p. 3. tab. 3. — Schueb. Gen. a. ii.° i3i4- — Raddi
in Opiisc. Scientif. di Bologn. a. p. 35f). — Lindend. Sj'ii. p. 8. —
HuBEN. Hepatic, p. 1 6.
Antheridia illis Marchantiacearum analoga nuperrime detexit celeb.
MoNTAGNE in Targionia bifurca; ipsi insiipei- debenms pleniorem de-
monstrationem iconum Michelii , organa anlheridiifera Targioniae hj-
pophjllac sistentium , quae icones ad banc usque diem vel praetervisae
vel baud intellectae. In specimiuibus rneis Targioniae organa baec ir-
rite quaesivi.
76. Targionia hjpophjlla , L.
L. Sp. p. i6o3. — Raddi I. c. — Lindenb. Syn. p. iio. — Hubf.n.
Hepatic, p. 17. — Moms Eb 3. p. 18! — Pollin. FL Veron. 3. p. 3^9.
Targionia minima et vulgaris Mich. L c.
In Italia meridionali , Sardinia, Sicilia , vulgatissima ad nipes in
inontibus humilioribus , parcius ad terram in pascuis slerilibus. In Italia
superiore bucusque rarissima , et quod sciam tantum a cl. Balsamo in
inontibus Comcnsibus reperta est. v. v. passim fruclificat.
Sicca excmplaria nonnumquam occurrunt cujus frondes, marginibus
tali pacto involutis gaudent, ut facies earum amplius non conspiciatur,
tunc angustissimae evadunt passim nigro-piceae.
TRIBUS IV.
Kees ab Esenb. IlepaU Javan. p. i. — IIlben. Hepatic, p. 20. —
BiscHOFF ub. Leberm. p. 962.
Lichenastra ceratocephala Wallr. F1. crypt. Germ. i. p. 39.
34 O PRIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITALICAE
XIII. ANTHOCEROS.
iNIicH. Gen. p. lo. lab. 7. — Schred. Gen. 2. n.° i664- — Nees ab
EsEKB. 1. c. — LiiNDEKB. sjn. p. 8. — HiiDEN. Hepat'ic. p. 20.
* Fronde enem.
']']. Anthoceros laevis , L,
L. Sp. p. 1606. — LiNDENB. Syn. p. 112. — Huben. Hepatic, p. 21.
— All. F1. Pcilcm. 2. p. 3i4 et Balb. F1. Taurin. p. i85 ex ejusd.
Lei'bar.! — Moris El. 3. p. I'y !
Anthoceros pimctatus Bellard. append, p. 52 ! e specimine auctoris
in herb. Balbis.
Anthoceros pimctatus Hook, et Tayl. Muse. Brit. p. 216 ex parte.
Aiuhoceros major Mich. Gen. p. 11. tab. 7. fig. i.
In pascuis umbrosis Italiae praesertim superioris vulgaris v. v.
Capsulac 8-g ceulim. longitudiue aequantes, prouli in plautis Gallicis
ex. celeb. DC. (Fl. fr. 2 p. 4^1 ) obsei-vantur, apud nos nunquam oc-
currunt; iconem Michelii jam praeter normam amplificatam invenio.
78. Anthoceros punctatus , L.
L. Sp. p. 1606 ( non Bellardi). — Lindenb. Syn. p. n3? — Moris
El. 3. p. 17?
Anthocerus poljrniorphiis Raddi in Opusc. Scientif. cit. p. SSg excl.
> ar. y.
Anthoceros punctatus Hook, cl Tavi.. Muse. Brit. 1. c. ex parte.
Anthoceros minor Mich. Gen. 1. c. fin. 2.
IMouG. el Nestl. n.° 538.
Ill agris Laumellinae prope Confluentiam legit Cesati, ipse Medio-
lani locis consimilibus.
Diirert a praecedente stalura subduplo minore , fronde margiiie lu-
ciniala , tenuiori , palliilo fusco-virente , cnpsulac valvis post dehisccn-
liaui et per sifcitatem miiiiuie spiraliler lortilibus. Frondes turn in liac
AUCTORE J. DE NOTARIS 34 1
specie, cum ia praccedente, sub forli vitro punctis minulissimis , nu-
inerosissimis praeditae adparenl. Cetcruin vix Anth. punclalus nosier
cum specie a celeb. Lindendf.rcio dcscripla concordat, calyces enim ncc
loiigissimi, nee capsulas subexcedenles. Addendum insuper quod in mea
planla , etsi capsulae tres lin. longitudine valde excedant , tamen cen-
timeira quatuor prouti in Gallicis non aequant ; demum quod frondes
enerves mihi visae sunt , nee ncr\o inslructae quemadmodum dc suo
Anth. punctata cl. Lindenberg ratus est. — Species nonnihil jugiter
vexata.
79. Anihoceros dichoiomus , Raddi.
Raddi Act. Acad. Sen. cum icone, ex Auct. in Opusc. Scient. di
Bologn. — LiNDENB. Syn. p. ii4.
Anthoceros poljmorphus y. dichotomus Raddi Opusc. cit. p. 35g.
Legi in udis Sardiniae australis.
Diffei't ab antecedenlibus fronde angustiore subdichotome secta, la-
ciniis anguslioribus , nervosa , in sicco fusco-olivacea subcanaliculata.
Speciiniiia quae mihi nunc supersunt fructu carent, et huic reluli in-
nixus auctoritati celeb. Montagne quocum communicavi.
80. Anthoceros caespilicius , DNtbs.
Legi in umbrosis ad viarum latcra in monlibus di Capo-Terra Sar-
diniae auslralis.
Ab Anthocer. dichotomo cui frondibus nervo inslructis se se addicit,
dilTcrre vidctur ob calyces inlegros, frondesque caulcsccnles, ei'ectas.
Caespitosus , erectus subcaulcscens ; frons nempe erecliuscula , in-
lernc angustata crassiuscula , oj)aca ad 2-3 milliin. longit. caulcm men-
liens, apicem versus in lamiuam cuneiformi-multifidam olivaceo-fusce-
scenlcm cxpansa ; laciniis planiusculis lato-linearibus, niargine siuuosis,
apice obtusis, medio subincrassatis, simplicibus, iterunive bifidis. Rele
I'ellularum rude, laxum, cellulis niag^iiis dillbruiibus , vix nisi sub acrio-
I'ibus vitris conspicuis. Fructus exeunt ubi cauliculi in frondcm expla-
naulur, vel si mavis ad apicem ncrvi. Calyx est ( ylindraceus ore trun-
catus, integer milliuietrum longitudine vix superans. Cnpsula erecta le-
vitpi- r urvida , crassiuscula obtusa , '^ millim. longa, columella filiformi.
34a PRIMITIAE HEPATICOLOGUE ITAtTCAE
Semiiia inurlculata elaterihus vaginalis intcrinixlis. Tola ]>lantn in in-
iliviiliiis procerioribns la nullitnelr. atlingit , in sicco fusco-nigricaus.
ExpUcatio iconis n." c.
c' Plantulae naturali macnitudine.
c' Eaedem plustpiam tUiplo auctae.
c^ Spora cum elaleiihus.
TRIE US V.
niC. CIK AE.
BiscHOFF ub. Lebenn. 1. c. p. 964.
Homalophjllae Spreng. ex Duby Bot. Gall. p. 592. — Huben. Hepat.
p. 33.
Lichenastra crjptocephala Waj.lr. F1. crypt. Germ. i. p. 35.
XIV. SPHAEROCARPOS.
Mich. Gen. p. 4- tab. 3.
« Fructus superGciales , sporangium brcvius longiusve pedicellaluni
« ex epigonio styligero vel styliim dejiciente factum , involucro ventricoso
)) apice perforata cinctum. Sporae polyedrae, elateres nulli , frons mem-
)) branacea n. Montagn. in litt.
81. Sphaerocarpos Mlchelii, Bellard.
« Fronde eiicrvi i-osaceo-sublobata, capsula sessili, seminulis lae-
» vibns )). Montagn. in lilt.
Beli.ard. Append, p. 52 et in Act. Acad. Taurin. 5. p. aSS. —
Bale. F1. Taurin. p. i83* inde eliam eorundem exscriptornm synonima,
Re Fl. Torin. 2. p. 2i5 etc. — Raddi in Opusc. cit. p. 36o.
Sphaerocarpos terrestris Smith. — Hook, ct Tayi,. Muse. Brit. p. 21 5.
Li.NDF.NB. syn. p. lit. — Ik'BEN. Hepatic, p. 19. — Montagn. in Arch,
de Bolan. i. p. aa'j.
AUCTORE J. DE NOTARIS 343
Tavf^lonia sphaerocarpos Dicks. IM. crypt. Brit. fasc. 2. p. 8
Sphaerocarpos terrcslris minima Micii. Gen. p. 3. lab. 3.
Ill oiniils Ilaliae supcrioris locis cainpestribus, praeserlim in nova-
libiis auluinno ilecedeiite viilgatissinius. v. v. In Sardinia unice villi
propc lylcsias.
Circa Tauriimm pracccteris , ct in ipso Ilorto Botaiiiro passim oc-
cunil.
83. Sphaerocarpos Notarisii , Montagn.
« Fronile semi-ovata falcato-recurva hinc nervosa, apice laciiiiato-
)i fissa, vel appendiculata; sporangii pcdiceliali stylo persistente, sporis
» echinatis ». MoNTAf;N. in lit.
Legi in pascuis spongiosis Sardiniae australioris prope Pulam, martio
i835.
Hie juverit descriplionem ipsam ab amicissimo et celeberr. Viro
exaratam , mihique per literas traditam ti-anscribere , meliorcm enim
lacere nescirem.
(c Frons prostrata, niembranacea, tenerrima, et minimo tractu fa-
il cilliine dilaccranda , 5 millim. longa , 2 miliim. lata , dilute viridis
1) aut omnino decolorata liyalina ( in planta viva color viridis est ) ,
n seroiovata , a basi attenuata , hinc indc repanda, uudulata , illinc
» falcato-recurva, lacinias frondis Claudeac elegantis Ag. aeinulans, ner-
>i vosa, nei"vo subtiis pilis radicalibus obtecto (quorum ope graniinibus
)i tcuuibus, muscisve super quos innascitur levitor adliaeret), et apicem
11 versus appendices patcntcs vittaeformes , obtusas , sesquiinillimetrum
» longas , sub involucro autem confertiores erectas , pseudo-involucra
11 simulantes , utrinque producente. Retis areolae frondis aut appendicum
« 4"6-gonac, iicrvi vcro parallclogi'ainae. Fructus plures prope apicem
11 frondis e nei-vo subdiviso orti scssiles. Involucrum crassum subcarnosum
1) ex ovoidco lanceolatum ore ap uininato inflexo perluso, 2 millim. longum,
11 fere niillimctruin diametro transverso adaequans , sutura, ut videtur,
11 longitudinal!, vcl uno vel utroque latere dehiscens » (in vivo spo-
rangia transversim paricles involucrorum elsi rompagis firmiusciilae con-
spiciebantur ). « In speciminibus aliquot maturis invesligationi micro-
» sropicae subjeclis, illud autem repertum scd non dobiscens vidi. —
» De Sphaerocarpi Michelii involucro hoc ipsud dcnuntiiit eel. Li.ndekberg.
3'|4 PniMITlAE HErATICOLOGIAE ITALICAE
)) — Sporangium glohosiun liclvolo-liyaliimm, at sjiorls iutciiiis oLseiiris
1) rus'.'um, pedicello seiniiniHiinctruin loiigo nuiiiquain excusso siiiruUimi ,
)) stvliim pcrsistcHlem rectum aut incixrvum cxceiilricum ejiisilem nc
» pediccUus longituilinis vol paiillo co longiorcm suhvcrlice gert-ns. Hoc
» sporangium in individuis junioribus binis uicmLra\iis composituni est,
n (luaruni interior cellulis tetragonis maximis constans , cxteriori , sen
» epigonio 5-6-goni-reliculato , progressu aetatis , lam concrcta fit «l
» disjungi nequeat. Prima autem Endogonii sou spora\igii propii, se-
» cunda vero calyptrae vicem gerit. Sporae numerosae, juuiores sj)liae-
» ricac , pcllucidae cum limbo obscuriori , demxim subglobosac papil-
« losae, tandem mutua pressione polyedrae (numcpiam ut in Sphaerocarpo
1) Michelii tricoccae ) , fuscae '/su miHim. diamelro iretientes , aciileis
» tenuibus rectis undiquc vestilac. Elateres nulli ».
Post absolutissimam banc bypotyposim speciei novissimae, <juam
celeb. MoNTAGNE mihi dicatam voluit , quae ad pleniorcm ejus liistoriam
niihi docuit, hie breviter reddam.
Sphaerocarpos JSotarisii collatus cum iS'. Michelii validcs equideni
charactei-es ad novum genus condendum praestare potuisset, \enun ob
summam barum specierum aftinitatem , maluit eel. Botanieus cliaracleres
generis pauUulum immntare quam novum efliccre. Vioiccio , stjhis pcr-
iistens etiam post maturitatem fructus ; epigonium calyptrae vices ge-
rens , membrana late reticulala , ad sporariim maturitatem non awplins
distinguenda , auctum , et sporae ipsae neiUiquam partibilia , additu
structura prorsas peciilinri frondis , ob appendices vittaeformes insigni,
discrimina optima ad propium genus fulcieiidum esse liquido palet. Hae
appendices involuci'um accessorium constituentes porro, aualogiam quam-
dam remotam S. Notarisii cum Sedgwickia hemisphaerica eel. Bischoffii
( ub. die Leberm. p. lO'-g. fab. ■yo. fig. IV. ) quodammodo testantur,
quamvis in planla Madci'ensi, frondis structura aliena , atque involncruui
saeciforme deficiat.
Quoad distinctionem barum specierum , idest S. Miclielii ct Notarisii
ex ipso cl. MoNTAGNE hacc denique addenda sunt.
i.° Sphaerocarpo Miclielii inest frons sidjorbieularis, mai'gine
undulata aut lobulata , sublus radiculis numcrosis pracdita , luin in
centro cum in margine fructus eomplures edens. In S. Notarisii e
contra , frons constat , c tcnui membrana , texlura speriebus nonuidlis
generis Lejeuniae aecedenti , e basi angusta sensim dilatata, apice
AUCTORE 3. DE NOTAHIS 345
rotiindiita , uno vel altero margine curvata co in moilo ut volulae aiit
apliiis fiiK'is specicm ferine exliibeat. Fronilis lalus concavum ncrvuui
sat valiclum olFcrl, qui radlculas gignit, duin oppositum lalus, iilierum
ncinpe , undulalum evadit; nervus porro apiccm frondis integrae exccdit,
il)iquc et paullo infra apicem ejus appendices viltaeforines oriunlur,
sui'snui pedolcnlim nuinerosiores et conferlae, involucrum secundariuin
constituentes.
2° In Sphaerocarpo Michelii involucrum propium obovalum aut
(urbinatum est, apice sat ample pertusum, compagis laxae , ilaccidac ; in
nosti'O e contra ovoidco-lanceolatum , acuminalumqiie rarnosulum, ore
minulo nudo oculo vel simplici etiam lente viic dislinguendo; in hoc ca-
psula distincte et longiusculc ad plantae magnitndinera respectu pedi-
ccllata , in illo scssilis nullo pcdicelli extante vestigio ; in nostro capsula
pcdicello numqnam ruplo in involucri fundo persistit , in illo ad ma-
tui'ilatcm perducla deculitur, atqnc in fundo involucri usque ad rupturam
vel dchisccntiam ejus libera I'emanet. In S. Notavisii tandem stylus
in apice excentrico persistit , in S. Michelii centralis , dein decidit.
3.° Denique , discrimen non minus grave in figura et sporaruni
evolutione habetur. — Sporac in S. Notarisii jam ab ortu globulosae,
constant unica cellula diaphana ( Utriculum 3Mirb. ) eo magis minuta
(pio a maturitate distat, aliisquc pcrmultis minorijjus cellulis ( iSya/wer/o/ne
MiRB. ) redimita , et inde cum sensim scnsinique ad maturilalem per-
ducuntur , primum limbum sub vitro anulare etsi obscurum praesefe-
runt, quod, accedente novarum ccUularmn ex integra superCcie sporae
evolutione, evidentius fit; dein maturae undequaque aculcolis horrent,
circuinstanlibnsque sporis pressae polyedram adipiscunlur figuram. In
S. Michelii e contra sporae Iricoccae, superficic alveolatae, vol tantum
obsolete muiiculatae evadunt.
Explicatio iconis n.° d.
d' Plantula magnitudine sesquiamplificata.
d' Eadem ad augmentum 12 delineata.
d' Apex nervi unde fructus nascitur.
</^' Pars involucri dilaccrati ut facilius sporangium d^'" integrum
cum pedicello d^' e nervi apice exorto adpareat.
Serie II. Tom. I. vv
346 PRIMmAE HEPATICOT.OGTAE ITALIC AE
d' Stylus exceiitricMS pcrsistcnsquc ad augm. 25 tliatn. deliiiealus.
(V Apev involucri d'< sat amjilain cjusdetn atquc relis areolaruiii
fortnam divcrsam exhibens ad augm. 80 diam.
(f Mcmbrana epigonium seu sporangium ohvesticns , cellulis dif-
formihus iiumcrosissimis cxtaiitibiis , qiiariim majores UtricuH Minn.
niinorcs Spliaeriolae JIirb. Rlajores vidcntur primordia sporaruin , Iran-
situs enim ab hoc statu ad illud usque sporac perfeclae ol) earundem
proij'i'edientem evolutionem evidens est.
(/" iMetamorpliosim earundem cellulariim cxhibet.
d^ Spora nialura echinata.
Figurac y; g.li. ad augm. 160 diam. mici'oscopii cl. CaroU Chevalier
depictae sunt.
XV. CORSINIA.
Radfh in Opusc. Seient. oil. p. 354- — Huden. Hepatic, p. 22. —
BrscH. ub. Leberm. p. T037. tab. ■j'o. fig. I.
Brissocarpus Bisoh. in Lindens, syn. addend, p. I23.
Jiicciae spec. Mich, aliorunique.
83. Coninia marchantioides , Raddi.
Raddi 1. c. tab. 1 5. fig. i. vix mediocris. — Lindenb. Syn. p. 11 4-
— HuBEN. Hepatic, p. 23. — Bisch. 1. c. p. 1042. — Moris El. 3. p. 17!
Celeb. BiscHOFF binas varietates praecipuas distinguit nempe gymno-
cavpam et involucratam , liarum priorem tantum possideo.
A gjmnocarpa Biscii. 1. c. p. io45. tab. 70. fig. I. 2-5.
Brissocarpos riccioides Bisch. in Lindenb. Syn. p. i23.
Riccia viridis Mull. pi. sice. Sardia. !
Rlccia corinndrina Spreng.
Riccia major coriandri sapore .. . Mich. Gen. p. io6. tab. 57. fig. i.
Vulgarem legi in udis Sardiniac , locis compluribus. Vere fructifera.
Ibi quo(pic inilii occurrit Riccia viridis Mull, varietas fronde niagis
evoluta, eleganter subinde dichotoma, sed sterilis, laetius \\rem Marchan-
tiaceam fere mcntiens.
ADCTORE J. DE NOTAHIS 347
X V I. O X Y M I T R A.
BiscH. ub. Leberm. p. 1037. tab. 70. fig. II. III. et iii Lindeab.
syn. add. et emend, p. 124. — Huben. Hepat. p. 24.
Ricciae sp. Raddi et Auct.
84. Oxymitra pjramidata , Bisch.
13lSCII. I. C. p. 1049. IIuBEN. 1. c.
lUccia pjramidata Spreng. — Moris El. 3. p. 18 !
a. polycarpa Bisch. I. c. p. io5i. tab. 70. fig. II.
Oxjrmitra polycarpa Bisch. in Lindekb. Syn. p. laS.
Jiiccia media obscure virens ,foliis . . . Mich. Gen. p. to6. lab. 57.
fig. 2.
(i. palcacea Bisch. 1. c. tab. 70. fig. III.
Oxjmitra paleacca Bisch. in Lindenb. Syu. p. 124.
Riccia pjramidata Raddi in Opusc. Scient. di Bologn. 2. p. 35o.
tab. 1 5. fig. 3 mala.
In Sardinia turn australi cum septentrionali , v. g. Cagliari, etc. ad"
lerram in locis aridis ; j3. mullo frequenlior. v. v.
In var. a. sporangia in superficie fi'ondis juxta lineam mediam nu-
merosiora quam in |3. ; palcae paginae inferioris fi'ondis in «. marginem
ejus non superant, in ^j. supra marginem valde eminent, frondemque
ciliatam faciunt.
XMI. RIGCIA.
BiscHOFF ub. Leberm. p. 1087. tab. 70. fig. V. VI et 71. fig. I. II.
HI. IV. V.
Riccia et Ricciella Lindenb. syn. p. 8 et g. — Huben. Hepatic,
p. 25 et 3 1.
Ricciae sp. Raddi et auct.
348 PRIMITIAE IIEPATICOLOGIAE ITALICAE
I. RicciAE VERAE, S. Lichenoides
BiscH. 1. c. p. io4o.
85. Riccia Bisclioffii, Huben.
HuBiK. Hepat. p. 29. — Lkiim. Pug. p. i5 ( i834). — Bisch. ub.
Leberm. p. io64- tali. •yi. fig. I. — Montagn. Notic. in Ann. des Scicno.
Natui-. 1837.
In agro Taurinensi prope Stupinigi, locis arenosis Lisa, ipse legi
seciis fluincn Stura codcm anno, decedcnle autuniuo.
Frondes in orbcm disposllae sicuti in fig. 2. iconis pulcherrimae
siiperius allatae milii hucusque non contingernnt ; omnes a me visae
simplices , vel tantum breviter bifidae , e basi angusta scnsim dilalatae ,
()!)ovatae, apice reUisae, laciniis equidem rotundatis, retusisve, facie
sulco , in juniorlhus plaiuis ct versus apicem pi'aesertini profundiore ,
exaratae, margine planiusculae, ciliis inaequalibus, raris, unisei-ialibus ,
nudo oculo hand vislbilibus inslructae , ci'assae, carnosae, snbtus con-
vexae allalim radicidosae. Seclio transversalis frondis semicircuUnn fere
otlert, cujus latus faciei frondis respondens plus minusve depressum,
cellulas papillaefornies confertas, oblusas, diaphanas, una alterave magis
prominente, offert. Pili in superiore pagina in meis speciminibus ra-
rissinii. Frondes supcrius coloris viridis sed rul)ediue quadam passim
suirusae. Mdii dcest fructifera.
Ab insequente frondiuin forma, et crassllie , ciliis niaj-ginalibus bre-
vibus , paucis etj., abunde diversa.
Excmplaria mea oninino congruunt cum icone et descriplione celeb.
Bisr.HOFFii , imo visa fueruiit ab aculissinio el clariss. Moktagne, sed in
jilmita sub hoc nomine evulgala in collect. Hubenerii et Genthu pluries
litala sub n.° 2, characleres luiicce speciei privos non omnes invenio.
In illae plantae dcsunt omnino cilia marginalia , frondes sunt nuilto
tenuiores subtus neuliquam incrassalae , compagis la.xiusculae , margine
ciispae , et simulant fere individua juniora Corsiniae. Fxuclificatio quo-
quc dcfst in plantis Hubeneri-Genlhianis.
AUCTORE J. DE NOTARIS 349
86. Riccia ciliata, Hoffm.
LiNDEND. syii. p. 120. — BiscH. ub. Lebcnn. p. loGi. — Moris
El. 3. p. 17.
i.° Major, fiondis laciniis simplicibus vcl bifidis e basi plana sublus
scnsiin incrassalis , inargiiiibus tuniidis apiceiii oblusum versus conniveii-
tibus , deplanato-canaliculalis , ciliis numerosis marginalibus validis, ri-
gidulis.
Riccia minima glauca . . . Mich. Gen. p. 107. tab. 57. Gg. 5?
Riccia ciliata Raddi in Opusc. Scient. cit. p. 352. tab. i6. fig. 3 .'
2." Intumescens Bisch. 1. c. p. ioG3. tab. 71. fig. 4- fiondis la-
ciniis in planta madente vix canallculalis , ciliis longis creberrimis su-
bulntis facicin frondis equidem occupanlibus.
Var. [ legi in pascuis Sardiniae, ex Italia infcriori misit cl. Orsini,
ex agro FloreiHino vidi in lierb. Balbis. Var. 2 legi in agris circa Tau-
rinum.
Synonyma Michelii ct Raddii semper dubiis obnoxia erunt usquedum
occasio harum planlarum in ipsis locis ubi Tiri immortales Icgerunt ,
vel in herbariis eorundem investigandariim defiierit. Priori \arielati ,
praeter planlam Michelii quae huic spectare videtur ob ejus iconem
in qua fronuis laciniae late canaliculatac depinguntur , Raddiana pro-
babillter adijcicnda est; auctor proi'ecto einidcm charactercin dciiuo in
medio rcvocavit, imo frondes extremitatc incrassatas descripsit. Icon
ejus forte minus felix evasit , vel minus fidelitcr dispositioncm, forniam,
uumerum ciliorum marginalium exprimit. — Ob iiotam laciniarum frondis
subtus incrassatai'uin variclatem banc proximam vellem Ricciac tumidae
LiNuENB. quam auctor asserit sc ex agro Florentino liabuisse , sed in
inea frons cxplanato-eanaliculata nee sulcata. — Gcneratim in planlis
bujus generis noiidum fruclifcris cbaracler ex apicibus frondis apiccm
versus sublus incrassalis caulc adhibenduni esse niibi videtur, cmn Ricciis
compluribns in juniori statu, vel dum laciniarum externarum frondiuin
cvolutionem inchoant , praeter propter competat.
87. Riccia paradoxa , DNtrs.
l{omae in villa Pampbili Icgit cl. Comitissa Fiorini-Mazzakti. v. s.
JOO ' PRIMITIAE HEPATICOLOGIAE ITAUCAE
Laciuiac fronilis lineares bifulac , \cl sulxliclioloinae snlcatac, a])iccin
■\crsus \i.v ililatalae, oh sporangia siiblus tuinetilia iiicrassalac , fere
iioilosae , marcine ciliis minutissiniis rcmoliusculis rccUmitae.
Lnciniac frondis glauco-vircntis subiml)ricatae , 3-5 milliin. longitiid.
ac<iuantcs , niilliin. \ix latae. Quo nioilo sporangia eruin|)ant iiiilii latct,
villi Uuneu sporas coloris laete rubri.
Cilia in hac planta tantum sub bona lente conspicua , minutissima !
Aegre iiulc , ut videtur , ad vaiictalcs Ricciae ciUatae relegauda est.
88. Riccia lamellosa , Raddi.
Raddi in Opusc. Scicnt. clt. j). ?)5i. tab. i5. fig. 2 mala! — Ljndenb.
Syn. p. 118. — Moris El. 3. p. 17!
Riccia minima pingius . . . Mich. Gen. ]>. 107. tab. 67. fig. 4-
In pascuis udis Sardiniae australis vulgarein inveni ; in horto So-
cietatis Georgophilorum Floreatiae , ubi a cl. Raddio inventa , legit
amiciss. Balsamo et mecum communicavit, tandem speciinina aliquot ex
ipsa collect. Raddii dedit cl. Orsini.
Exemplaria ipsissima RAnnii cum ejus icone nullo pacto conveniunt,
iiec quoad divisionem frondis , nee quoad laciniaium forma , nee ob
dispositioncm sporaiigiorum ; Micheliana longe melior quamvis ultra
verilalem, pro more, auctam, in liac ruditcr sed sufficienter expressus
est character , qui , nudis oculis observant! , ceteros antecellit, idest
inargo frondis ob lamellas siccitate praesertim incurvas , circumlitionem
fere conslituentcs , albicans.
Frondis radianlis laciniac late cuneiformes , flaccidae canaliculatae,
bifidae , laeiiiiis extimis lalo-linearibus , apice valide retusis, iterumve
sed brevins bifidis snlcalisve , sul)tus convexiusculac , crcberrimis radi-
culis subtillimis praeditae , facie ob ccllulas minutissimas subrotundas ,
asperj^inem crystallinam fere conslituentcs, punctatae, marginibus sub-
llexuosis, subincurvis, subinde praecipue ad apicem laciniarum conni-
venlibus, alb'icantibus , in sicco incurvis aut involnlis. Ad marginem
frondis extant lamellae albidae , diaphanae , scarioso-membranaceae ,
latae, breves, rotundataeque , versus apicem laciniarum fromdium cre-
briores , incubo-imbricatae , in sicco incurvac suberispulae , ad frondis
basim cito dcperditae. In superficie inferior! frondis harum nullas de-
cerpsi. Sporangia fere uti in /{. glauca , nempe absque ordine in
ACCTOHE J. DE NOTARIS 35 1
substanlia laciniarum fromlis iinmersa , sub cpidenniile protiiberanlia ,
dcmum hac rupta sporas elluntleiilia. Sporae miiiulissime niuriculatae,
coloris colleae tonefaitac ucc lubrac. Color frontlis paliiile viridis.
Siccala valde fragilis. Long. 5-8 inilbiii. altingil, latiniae 3 milliin.
lalit. viiL unquam superant.
89. Riccia glauca , Bisch.
BiscH. lib. Lebcrm. p. io58. ( quem coiif. ob synonym. ) — Lindenb.
syn. p. 117. ( exc\. syn. Riccia miiiinia «. ctj3. Raddi cum syn. Michelii ).
IIujus milii sequeutes varictales innolucrunt.
i.° Major, iVonile indiscreta stellata uneiali et majore, laciniis
dicliotomis , lobis retusis vel emarginatis. Bisch. I. c. tab. 71. flg. III. 8.
Riccia glauca All. aiict. p. 5o. — Bat.b. F1. Taurin. p. i85 ! ex
ejusd. berbar. iude sjnionym. Re F1. Torin. a. p. 2i4-
MouG. et Nestl. 11.° 53g.
In agris Laumelbnae a cl. Cesati lactam possideo , ipse circa Tau-
rinum decerpsi.
2.° Minor fronde indiscreta stellata semiuQciali €t minora laciniis
bilidis vol subdichotomis. Bisch. 1. c. p. loSg.
a. Obtusiloba , lobis ullimis laciniarum obtusissimis subemarginatis.
Bisch. 1. c. tab. 71. fig. III. i. 3. 4-
Ad banc spectat ex cl. Bisch. Riccia Michelii Raddi 1. c. p. 352. tab. 16.
fig. 2. cum syn. Mich. tab. 5^. fig. 9.
Legi in agris circa Taurinum. •
b. Acutiloba, lobis ullimis laciniarum acutiusculis sulcatis subtus sub-
iucrassatis Bisch. 1. c. p. io6o. tab. 71. fig. III. 2. 5. G. 7.
Riccia minima L. non Raddi.
Riccia glauca c. lobis acute incisis, apicibus acutis. Lisdenb. syn.
p. 118. ( exd. synon. R. minima Raddi et Mich. lab. 57. fig. 6).
Riccia minima Bell. app. p. 3 ? ( dcest in berb. ejasd. ) — Re Fl.
Torin. 2. p. 53 ex speciminibus della Molinetta in hei'b. Balbis!
Mediolani et Taurini in agris frequcntem Icgi.
Complures alias minores Riccias buic accedentes asservo in herbario
nieo , plerasque coUegi in Sardinia , sed in statu adhue nimis juniori
ft tule detcrminari ncqucunt.
352 PRIMITtAE HEPATICOI.OGIAE 1TAI.ICAE
90. Riccia crjstallina , L.
L. S[>. p. i6o5. — LiNDENii. syn. p. iiG. — IIubfn. Ilejialic. p. aS.
— Raddi in Opusc. Scient. di Bologii. 3. p. 35i. tab. iG. fig. 6. —
MoKis El. 3. p. 17 !
Riccia crystallina |3. II. ct T. muse. Brit. p. 212.
Riccia cavernosa IIoffm. — Bai.b. cat. et c\. Re F1. Torin. 2. p. 3r4?
Riccia minor tatifoUa, pinguis aspergijie crjstallina pcrfusa. Mich.
(Jen. p. 1 07. lab. 57. fig. 3.
(]iicii Meiliolanuin in argillosis Bal.samo , DNtrs, in agro Patavino
^IeiNEghini , in agro Ncapolitano Bai.samo.
FioncU'S in planta vigcnle vel mailefacla, simplici lente inspcctae,
a.speigine crystallina perfiisa videntnr, not unlihe that of Mesemhryan-
themum crjstalUnum ( Hook, ct Tayl. bene sed perperam conjnncta
cum R.glaiica), in sicco, loco cellularuni pcUucidarum , observanlur in
facie frondis fovcolae e cellulis evacuatis et contraclis ortae , qua de
re frondes spongiosae evadunt.
Variat laclniis frondis angustioribus, longioribusque, et in hoc statu
accedit R. cawrnosae Raddi, quae uecessarie diiierre debet ab bac specie,
ctenim a cl. auctore Ricciae minimae nee cvjstallinae postposita fuit.
Plantam ex ipso Raddio rarissimam hucusqne non \idi.
2. RiCCIELLAE.
BiscH. 1. c. p. io4o.
91. Riccia eudichotoma , Bisch.
BiscH. lib. Leberai. p. 1068.
Riccia JluiUtns Roth.
Ricciella Jluitans Lindenb. syn. p. 11 5. — IIuben. Hepatic, p. 3i.
«. Fluitans , fronde utrinque plana , laciniis apice diiatatis retusis ,
BiSCH. 1. c.
Riccia Jluitans L. Sp. p. 160G. — Raddi in Opusc. Scient. 2. p. 354-
— At.L. Fl. Pedem. 2. p. 384 •' — Balb. F1. Taurin. p. i85 !
Ricciella Jluitans Braun ex Lindenb. 1. c.
Riccia nodosa DC. Fl. fr. 2. p. 4i6. b. p. 193.
AUCTORE J. DE KOTAniS 353
Ulva paluslris furcata . . . Mich. Gen, p. 6. in nola, tab. 4- fig- 6,
IIuBEN. et Genth. n.° 3. — Mouc. et Nestf.. n.° i5i.
Vulgaris in siagnulis sylvaruin , fonlibus , livulis lente fluentibus
circa MeiUolanum , Papiam , Taurinum , v. v.
^. canaliculala , fronde supra caiialiculala , laciniis apice furcato-
angustatis obtusiusculis. Bisch. 1. c. p. 1069. tab. •70. fig. V. (excl. syn.
R. nodosa DC. ).
Ricciella Jluitans /3. geopJdla Huben. 1. c.
Riccia caualiculata Hoffm. — Montagn. in Arch, tie Bot. i. p. 227.
Circa slagna in sylvis proj)c Mediolanum et prope Taurinum alia
Matidria ubi vulgalissima.
Varietas ^. est evidenter forma prioris, Iransilus enim facile obser-
vatur praesei'tim in stagnulis illis quae hyeme aqua redundantibus aestate
e.xsiccantur ; turn frondes angustanlur , crassiusculae fiunt, facie cana-
liculatae , sulitus radiculosae. — Riccia nodosa spectare mihi \idelur
var. a. quacum saepe promiscue legi.
3. RicciAE DiMiDiANTEs , s. hemiscumata.
BiscH. 1. c. p. 1040.
92. Riccia nutans , Linn.
LiNDENB. Syn. p. 121. — HcBEN. Hcpatic. p. 29. — Biscii. 1. <•.
p. 1071. tab. 'JO. fig. VI et -yr. fig. V.
FuNCK Samml. n.° 3t3. — Moug. et Nestl. n.° 836.
Paucula tantum individua quorum alter cum amiciss. Prof. Balsamo
oommunicavi , legi Papiae in sinu quodam Ticini inter Potaniogeton. na-
tantem et Salviniam natantcm, augusto i833. Planta apud nos usque ad
lianc diem rarissima.
Fronde obcordata , supra planiuscula, sulco longiludinali dennim
farcato cxarata , subtus convcxiuscula , et praesertim radiculis longis
planis menibranaceis , diaphanis , linearibus dissitc serralis , denlibus
rubi-is corneis , et slalionc a rcliquis hujus generis prime obtutu digno-
scitiir. Speciniina niea fruclificalionem non praestant,
Serie II. Tom. I. tt
354 PRUiniAE HEPATICOLOGrAE ITALICAE ETC.
SPECIES MIHI H\UD COGiSITAE.
I. Jungermaitnia rcsiipiiuita Por-LiN. Vingg. — ex ejusd. Fl. Veroii. 3.
p. 3g2. — ill iiioiitc Baldo.
3. Juiiger/narinia excisa IMoRis El. Stirp. Sard. 3. p. 17. — Saiiiin.
3. JuJigermannia sphaerocarpa Moms 1. c.
4- Juiigermaiuiia "ventricosa Moris 1. c.
5. Jungermannia brevicaulis Raddi Jungermann. Etr. p. 3i. cum icoiic.
— Mich. Gen. tab. 5. fig. 3. — in Etrnria.
6. Jungermannia dcntata Raddi Jungermann. p. 32. tab. 4- fi"- 4 > '"
Etriu'ia. — Eadein ac J. Turncri , jam fatente ipso celeb, auclorc.
■-. Jungermannia inconspicua Raddi 1. c. p. 34. tab. 5. fig. 2. — Elruria.
— Eadem ac J. minutissima Sm.
8. Jungennannia viticulosa Raddi 1. c. p. 3G. — Micii. Gen. tab. 5.
iig. 4- — Etruria.
9. Calypogeja ericetornm Raddi 1. c. p. ^1. tal). 6. fig. i. — Elruria.
10. Caljpogeja Jlagellijera Raddi 1. c. p. 43. tab. G. fig. 2. — Etruria.
In arenosis ad Sturam in agro Taurinensi D. Lisa plantam huic
Aulde proxiinam, dispositione et forma foliorum, amphigastriorum
defectu, collegit, sed exempl. tjrpica Raddii non vidi, inde nostra ob
fruetificatlouis defectum huic inconsulte adscribenda mihi non est.
)i. Roeweria palmata Raddi Jungerm. p. 47- — Etruria.
12. Riccia cavernosa Raddi in Ojiusc. Scient. di Bologn. 2. p. 353.
tab. i6. fig. I. — Mich. Gen. tab. 5^. fig. 7. — Etruria.
1 3. Riccia minima a., et |3. Raddi 1. c. tab. iG. fig. 5. a. b. et Riccia
glauca |3. major Moris El. 3 p. 17. — Mich. Gen. tab. 5^. fig. 6.
— In Etruria et Sardinia. — ]Nanc sjieclant Ricciae sorocarpae
BiscHOFF. I. pi. cit. quern conf.
1 4- Riccia papulosa Moris El. 3. p. 17. — Sardinia.
i.^). Demum , Blancloi'ia striata Willd. — Marsilea terreslris , minima,
angustifolia , nigricans , Jlore bipartito. Mich. Gen. p. 6. lab. 5. fig. 4-
In Apennino piope Vallem umbrosam ex Mich. 1. c.
, -W'V/^/ . ^' If' /f'' ' ^' ■ '/<' ' '^f'/'/y/f . f/f/,),i. ^<v •yi: //ff/AMf- / //.I.
7(trn./. ■/.<f<'/7t'./'</<y. ,'iJ4
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Sf- Jii'Mr ifi4^:
HIEMOIRE
SUR
L'f.QUILlBRE DES COLONNES
M. P^lGAill
Lu (tans la seance du premier ni'Hl l838.
Un poids qui repose sur iiiie table horizontale soulemic pai- trois oi)
par \m plus grand iiomLre de sunporls , exerce sur cliacuii d'eux une
pression dcterininee. Cependaut , si I'on suppose que la table avec scs
pieds et le plan sur lequel on I'a posee forment un sysleme invarialde,
les principcs dc la slaticpic laissent le probleme iiideterniinc lorsque Ic
iioinbre des pieds surpasse trois. Si Ton admct au rontruire, conf'or-
mement a ce qui a lieu clTectivement, que les pieds de la table eprouvent
une legcre compression Tindetcrminalion disparait, el Ton pai-vient a
calrulcr la pression sur un appui qnelconqiie du syslemc.
Lobjct de cc IMemoire ctant de donner une solution generale de ce
proMenoe, nous allons d'abord rajipeler les principes atln.is qui sei-^enf
a calculer la deformation des ressorls prismaliques \crticaux , et nous
exnmineroDS cnsuite le cas oii un nombre^ quelconquc de ccs prismes
ou colonnes soulienneut un poids donne.
356 MEMOIRE SUR l'eQCILIDRE DES COLONNES
Ce travail fait suite a la Note sur I'equilibre d'un systeme clout
cci'taincs parties sent flcxihles et extensible, que j'ai presentee a I'Aca-
demic Royale ties Sciences dc Bruxelles et qui fut impi'ime'e dans le
Tome \'I1I du recueil de cetle conipagnie.
1. Si Ton applique au centre de gravile de la base supei'ieure d'un
prisma vertical et houiogene un certain poids , tous les fdets se coinpri-
ineront de la meme quanlite. L'evpericuce et la theoric dcmontrent
qu'abstractiou faite du poids du prisme , on a
(i) n=Acr^ ,
ou n designe le poids compriinant, ff I'aire de la base, 5 une tres-pe-
tile fraction de la hauteur naturelle du prisme, qui mesure la compres-
sion , et k un coellicient constant dont la valeur depend de la matiere
du prisme et que Ton nommc coefficient de Velasticite.
La plus grande valeur de 5 qui pent verifier I'equation (i) porte le
iioni dc liinite de telasticitd.
Ajiint determine par experience les valeurs des quantile's IT , c et
5, relatives a un prisme donne , I'e'quation (i) fera connaitre le coefli-
cieut de Teiasticite de la matiere dont le prisme est forme.
2. Le prisme n'etant soumis qu'a Taction de son propre poids , tous
les (ilels se raccourciront egalement, mais la compression sera differente
eu passant d'un point a un autre du meme Glet. Pour avoir la valeur
de cette compression et pour en dcduii'e ensuile la compression totale,
nomuions p le poids du prisme , h la liauteur , et ^ la distance d'un
point quelconque M a la base superieure dans I'etat naturel du prisme.
II est clair que, d'apres la relations (i), on doit avoir
d'oii
Ij'eleinent du filet, correspondant au point M, qui etait d'l^ avaiit
la compression , sera dt,{i — 5) apres que le prisme aura ete coin-
prime , par son propre poids. En substiluanl dans cetle eiprcssion la
derniere valeur de 5, on aura
PAR M. PAGANI 357
et en integrant depuis ?=o jusqu'a ^=h, on obtiendra la iiouvellc
hauteur h' du prisme au moyen dc la relation
II 7 t h
2 k<T
II lesultc de cette derniere equation qu'en nomniant 5' la comprcssioa
totale du prisiue , on a
(a) ~P=kaSf ;
ce qui demontre que la compression produite par le poids propre d'un
prisrac vertical est la moitie de celle que produirait un poids egal
agissant a la base superieure du prisme.
3. Supposons maintenant que le prisme vertical soit comprime en
outre par un poids P dont Taction passe par I'axe. II peut arriver deux
cas.
i.° Le prisme peut se comprimer uniformement ; et alors , en
combinant les equations (i) et (2), on aura
(3) P+-p = kuS" ,
en designant par 5" la compression totale du prisme.
2.° Le prisme peut eprouver iine ou plusieurs flexions. Pour de-
terminer les conditions d'equilibre relatives a ce cas on admet que tous
les (ilets qui avant la flexion du prisme etaient dans le meme plan
vertical perpendiculaire au plan de la courbe formee par le Jilet moyen
ou central , se compriment dc la meme maniere et produisent la meme
courbe ; en outre que tous les fllcts compris dans le meme plan paral-
lele au plan de la courbe du filet moyen, ont les mcmes centres de
courbure. On prouve alors facilement tpie I'equalion (3) subsiste en-
core, en admettant que 5" expi'ime la compression du filet moyen, et
que Ton doit avoir en outre
(4) -/vu^du=Pjr^-p—i^jr
3jS memoirf, sir i/equiubre df.s colo?;nes
Dans cetle equation, on a dcsignc par x,j les coonlonne's d'un
point quelconque M du filet inoycn rapportees a la verlicale elevee snr
le centre de la base inferiourc du prisme et a I'liorizontale menee par
le meme point dans Ic plan do la courbe du filet n)oycn;
«' la droite mene'e sur le j)lan de la base pcrpendicnlairomcnt an
plan de la courbe du filet nioyen , et terminec des deux cote? i la pe-
ripheric ;
u la distance de la droite \> au centre dc la base j cctte distance
etant positive ou negative selon que la droile v est situee du cote de
la convexite ou de la concavite de la courbe du filet moyen ;
j6 le rayon de courburc au point M.
L'inlegration indiquee doit setendre a tons les elements de la base
du prisme.
4- Soil q la plus petite valeur de I'inte'grale definie qui entre dans
I'equation (4) ; il est clair que si Ton ne pent satisfaire a la relation
autrement qu'en faisant j=o, |5:=oc, le prisme n'eprouvera aurunc
ilexion , et Ton salt que cela aura lien si
I n
(5) P-^-p<
h
n
1
A'
Nous admettrons dans la suite d<; ce travail que les forces qui
comprimeiit une colonne prismatique ou cyliudrique sont moindres que
la quantlte , '■ que Ton nomme force de la colonne; en d'autres
lermcs nous supposerons toujours que la condition (5) est satisfaile.
Nous devons admetli-e aussi que Ton a
(G) P-1rp<k<ji ,
en de'signant par £ la limilc d'elasticite dc la colonne.
Les conditions (5) et (6) suffiront pour assurer la slabilile de I'equi-
libre dans le cas oii la resultanle des forces comprinianles passe par I'axe;
jnais dans le cas contraii'e, on vcrra pbis bas qu'il faut substituer a
I inegalitc (G) une nouvelle condition, d'apres la<pieile la valeur dc P-\rp
doit etre supposee encore moindie que celle qui est exigee par la cou-
Uitiop (6).
PAR M. PAGAN r SSg
5. Ces prcliininaircs poses , considerons une rolonnc prisinalique
liomogenc comprimee par uii poitls P ai^issaiit sur iiii jioint quelcoiujue
de la base supcricurc , et adiiiellons que la base iuferieure de la colonne
repose sur un plan liorizontal rigide et inflexible. Par I'axe de la colonne
et par Ic point d'a]iplicalion du j)oids P, mcnons nn plan, et divisons,
par la pcnsce , la colonne en tranches infininicnt pctiles perpendiculaircs
a ce plan. Soil vdu la projection horizontale de lane quelconque de
ces tranches. L'elemeiit du filet moyen cjui etait d'<^ avant la coinpres-
sion (art. 2), aura pour valeur d'^i^i — 5) ; ct les plans horizontaux
nieiics par les extreuiites de r/C, sc covpcront mainlcnaiit en une droite
perpendiculaire au plan doiit on vicnt de parler , et qui sera eloignee
de I'axe de la colonne d'une quantile r. Les elements de la tranche vdu
coninris entre ces deux plans , auront pour hauteur
(7) ./.r(i-5-H;-^);
ct en vertu de la relation (1), ces elements seront comprises par une
force egale a
T-a sommc de toutes ces forces elementaires ^lant egale a AaJ, en
Hiu'a
' h
Substituons dans I'expression (7) la valour de iJ donnee par la der-
niere equation , et nous obtiendrous
fK\ "■ "
pour la valeur de la compression a la distance ^ de la base supe'rieiire
de la colonne et sur la tranche qui est u la dislatice u de I'axe.
(3. On aura la valeur de /• en prenant les moments des forces qui
naissent de la compression de chaquc tranche et en egalant leur somme
au moment de la force P. Done, si Ton nomme a la distance du point
d'application de P a I'axe de la colonne , on doit avoir
36o MEMOiRE suR l'equiudue des colonnes
A- - .
z=aP
7
Posoiis , pour abreger ,
(9) jviC'du = /3i7 ,
el substituons la valeur de r dans I'expression (8) ; nous anions
(.0) ^ - ''
-0-t)-^:
A- a
Soil — m' la plus grande valeur negative de u ; il faudra , pour la
solidite de la colonne , que Ton ait
(>0 ^(n-y)^-/'<^°'^ •
n. Connaissant la eoKipression d'un filet qiielcontpie a la distance ^
de la base supe'rieure de la colonne, on aura facilement la compression
totale de ce filet en multipliant I'expression (10) par di^, en integrant
depuis ?=o jusqu'a ?=A , et en divisant le resultat par h. On
trouTC ainsi
_ / au\ I
Au moyen de cette valeur il sera facile de determiner la position
de la base superieure de la colonne apres I'application du poids P.
8. Si Ton connaissait la position du plan de la base superieure de
la colonne , et par suite la compression totale de chaque filet vertical ,
on delerminerait le poids supporte par la colonne et le point oil il agit,
de la maniere suivante.
Par le centre de gravite de la base supe'rieure de la colonne avant
sa compression , menons deux axes liorizontaux u , v , et un axe ver-
tical z dirige dans le sens de la pesanleur. L'ecjuation du plan de la
base superieure, apres la compression , etant
PAR M. PAGANI 36 1
la longucui' d'an filet qiielconque , aura climinuc de la quantile z. La
compression totale de ce (ilel sera par consequent
s X-f-fJifi-f-vf
Ti~ Ti •
D'aillcurs le volume de ce filet etant, a\ant la compression, hdudv ,
. , piluch' 1, ^ 1 1 ■ /ON
et son pouls ' , on aura , a apres la lelation [6) ,
d'P=\~(l^lJ.u-^yv) — -^\dudv ,
' ll 2 0*}
en designant par d'P, le poids qui comprime la base superieure du
filel hdudw
En integrant cette expression ou trouye simplement
AX a- I
^=11 IP'
ce qui demontrc que la valeur du poids qui comprime la colonne ne
depend, toutes choses egales d'ailleurs, que de la compression du
filet moyen.
Soieut u, , V, , les coordonnees horizontales du point d'applicalion dti
poids P; on aura
Pu, = y J /A ifu'dudv-^j //uvdudi' '
^u, = j I [i- /fu^dudv-i-'j/jfuvdu
M '
vdudv-{-v / / i>'d udi'
En substituanl dans cos formides la valenr de A detcrmince par
I'ecjuation (i), on pourra les uictlrc sous la forme suivante
n).
I
»', ;= -T-. , — r 1 f^ / luvdudv-k-y / /\'Ul udv
Serie II, Tom. I. "
363 MEMOIRE SUR l'eQUILIBRE DES COLONNES
g. Consiilerons maintenant un systeme de colonnes prisraaliques, de
matiere dillerente si Ton vent , ayant des hauteurs et des diametres
quelconcjucs. Nous adiiu'ttoiis seulcincnt que toutes les bases superieures
de ces colonnes , abslraclion faite de Icur comprcssibiliie , sont sur le
meme plan liorizontal , et que les bases infe'ricures sont sur des plans
horizontaux fixes et inflexibles. Sur ccs colonnes est posce une table
liorizontale de forme invariable qui supporlc un noinbre quelconque de
poids determines. II s'agit de trouver la pression supportee par chacpie
colonne du systeme.
En conservant les notations pre'cedentes, designons en outre par
X, y, les coordonnees horizonlales du centre de la base superieure
d'nne colonne quelconque. L'equation du plan qui contiendra les bases
superieures de toutes les colonnes apres la compression , seia
et si nous faisons , pour abreger ,
(i3) d^(jz=.l I lO^dudv , b^(s=^f I v^diidv ,
(i4) c^<y=-l I uvditdv ,
les formules (12) nous donneront
. _, 1 n >^ a> -f- c^v \
''' — ~p\ dJi ) ■
Cela pose , si Ton appelle R la re'sullanle des poids qui pressent
les colonnes , et c. , ft , les coordonnees horizontales de son point d'ap-
plication , I'equilibre du systeme exige que Ton ait
R=1P , «R = l(x-i-u,)P , ftR=I(j-hv.)P .
Substituons dans ccs equations les valcurs donnees par les formulas
(i5), ct denotons par 11' le poids de toutes les colonnes du systeme j
nous aurons
PAH M. PAGAN I 363
10. Les equations (i5) et (i6) serviront a determiner les six in-
noimues ilu probleme , savoir , les constantes X, p., v, qui fixent la
position du plan des bases supericures dcs colonnes , et les variables
P, u,, V,, qui cxprimcnt la pression qu'eprouve la base superieure
d'une colonne quelconqvie du systeme , et les coordonnees horizonlales
du point par on passe la resultante des pressious qui s'exercent sur
chaque Glet de la colonne.
On aura des resultats tres-simples si toutes les colonnes sont egales;
ce qui rend constantes les cpantites v/ , o^ , ^% ^'j y"- Dans ce cas ,
le nombre des colonnes etant egal a n , les fonnules (16) deviendront
n I nXn n,_ ^,
2 '^ o/i 0 « "^ '
n. L'origine dcs coordonnees x, j etant indeterminee , si nous
la supposons placce au centre des moyenncs distances des extreinite's
supericures de lous les fdets nioycns, on aura oz^ix^-j- . Ensuite
si Ion prend pour axes dcs coordonnees liorizontales , les axes princi-
paux des points {x,j), on aura aussi 2jrj' = o. Par consequent les
formulcs de I'arlicle precedent se rcduiront simplemeut a cellcs-ci:
364 MCMOiRE sun l'cql'ilidre des colonmes
Ell resolvant ces equations on a
, n R I
oh n 2'
n _ o;(/j'w-4-;j') — /3c'»
n [i(a^n -\-lx') — v.c'n
oh (a'MH- lx')(l}'n-i-lj') — c'n^'
Au inoyen de ces valeiirs la premiere ties formules (i5) donncra
C'7) ^~^[ji'^ {a'n-i-la-j{b'n.+-lj')—c"ii' J "
Telle est la forme la plus siinjile sous lacjuclle on peul inetlrc la
>iileur dc la pression qui a lieu sur une colonne qnelconque du syslemc ,
loi'sque toutes les colonnes sont cgales , et dans I'liypolhese plausible
que toutes les bases superleures sont situces , avant et apres la defor-
mation , sur un ineuie plan.
1 1. La pression que Ton vient de trouvcr est de la forme
les Icllres A, B , C, denolant des constantes dont les valcurs dependent
de la figure des colonnes, de Icur position relative et du point d'ap-
plication de la re'sultanle des poids qui les compriment. En reduisant
(■lia^iie colonne a son filct central , on simplifie considerablement la
PAR M. PACANl 365
formulc («7), ct Ton retrouve le resullal qii'Eii.Eii avail obtcnu eii
j)artanl de riiypolliese que la prcssion sur cliaejuc appui avail la forme
(i8) et en detcrminaut les conslantcs an moycii iles trois condilions
d'uquilibre
:iP = R , lPx = aR , lPj=^R .
Nous soiiimcs maintcnant 'en elal d'apprecicr la juslessc de cette
liypolliesc , el nous voyons que Ics resultals qui s'en deduisent ne peu-
vent clre sensiblcmenl cxacls qu'en supposanl insensibles les quantites
a', b^ , cl r'. Nous voyons aussi que la formule (17) ainsi que les
deux dcrniercs formules (i5) sonl independanles du poids de cliaque
colonne , et que ce poids n'agit que pour aflaiblir la solidite comme
il resulte de la condilion (11). Mais sans supposer a chaque colonne
une grosseur insensible, on peut rcduire la formule (17) a une expres-
sion ])lus simple , dans lous les cas ou les colonnes auraienl luie foi-me
symetrique et seraient symetriquement disposecs les unes a legard des
autres. C'est ce que nous ferons voir bientot en appliquant celte for-
mula h quelques exemples. Je vais auparavant demonlrer une propriele
remarquable dcs pressions tclles qu'elles resultenl de la fonnule gene-
rale (17) conibinee avec les deux dernieres formules (i5).
1 3. Pour faire equilibre au poids R au moyen de ])lusieurs forces
]>aralleles ct opposees a R , lorsque ccs forces ne sonl pas dans le
meme plan el que leur nombre depasse trois , on peut y parveiiir de
plusicurs manieres , et il sullit d'eii laisscr Irois d'entre elles iudeter-
niinecs. On pourrait done reinplaccr les colonnes par un sysleme de
forces P' , different du systtnie P. Or nous allons voir que Ton aura
necessairement
1P-<:1P'' ;
en daulres lermes , que la sommc des quarrds des pressions de'iernii-
nees par nos formules et capables de faire e'(/uilibre a un poids donne,
est un minimum.
En eflet , dilfcrenlions par rapport a P les equations d'e(jnilibre
que nous avons rappelees a Tarticle 9 , et observons qu'en \eriu des
fornmles (i5) qui les precedent, on a Pu,-=Const. , Pi\^=Coiist. ,
lorsque toutes les colonnes sent egales et disposees de la meme maniere;
nous aurons
IJ/'=o , :-a:oV = o , 2^-JP=o .
366 'memoire sur l'equilibue des colonnes
Mulliplioiis lii premiere de cos equations par A , la scconde par B
el la troisieme par C\ la somine clcs produils ilonnera
ou bien , eii e'gard a Tequalion (i8),
lP5P=o .
Done etc.
14. Coinme premier excmple , nous supposcrons que la table rigide
<|iii porte Ic poids R soil un rectangle pose sur quatre colonnes h base
quarre'e et jilacecs aux angles du rectangle de manicre que les cotes
exlcrieurs de la base superieure de chaque colonne coincident avec les
cotes du rectangle. Soit / le cote du quarre , ct soient a', p' , les co-
ordonnees du centre du quarre situe dans Tangle ou les x et les y sont
positifs. En nous reportant aux formules (i3) et (i4)j nous trouverons
P I'
a"= J , b'= - , c* = o .
D'alUeurs on aura 7J=4 , 2j:'^4^'' j -J'* = 4('5'' •
En subslituant ces valeurs dans la formule (17), il en re'sultera
1 5. II est bon de remarquer avant d'aller plus loin, que si la table
repose seulement sur les colonnes , on ne doit pas avoir pour P dcs
valeurs negatives ; par consequent si Ton trouvait une ou plusieiu's valeurs
negatives de P, il faudrait recommcncer le calcul de la fonnule (17)
en faisant abstraclion des colonnes qui devraient supporter ime prcssion
ne'gative , c'est-a-dirc qui seraient tirees de bas en liaut. Mais si la
table est fiKtie d'un nianicre invariable sur les bases supericures des
colonnes, la formule (17) n'cst plus sujelte a aucune restriction.
16. Le cas des colonnes symelriques devant se presenter le plus
souvent dans les applications , nous allous donner les formules generales
qui s'y rapportonl. II suffit pour ccla de faire c':^o , formule (i4)j
ce qui change d'abord la formule (17) dans celle-ci,
PAR M. PAGAKI ZGj
En subslituant dans Ics dernieres equations (i5), les valeurs de p.
et de V , que donnent les formules de rarlicle / 1 , on aura
f M, = -
' All
ou bien , en vertu de la relation precedente ,
1 „ a n-{~za: .
a'-h-zx'-^ux -+■ J- e^PJ"
(ao)
t', =
7 I X, ^ ^ •'■ -r- — /
Ces dernieres formules feront connaitre le point par oii passe la
resultante des pressions qu'eprouve une coionne quelconque du sysleme.
En les appliquaut u Texemple de I'arlicle 1 4 , on trouve
«(0"
<D"
(^)---^-iS
«x
3()8 MEMOIRF. sun l/liQUILIBIlE DES COT.ON'NES
ly. Supposons que la base ties coloniies soit iiu cerde dont le rayon
est /; on Irouvcra sans peine, aiimoyen dcsformules (i3), a'=i'=( - j ,
c'esl-a-dire les mcmcs rc'sultats qu'ii rarlicle i4- En subslituanl res
Talenrs clans les equations (19) et (20), on aura, pour le cas des co-
lonnes a base quarree dont le cote est I , et jjour celui des colonnes
a base circulaire ayant pour rayon / , les formules
ax /3/ N
»'■ =
( - I -t--I.r'-f-«'.x-+-^- Br
18. Si les centres des colonnes sent en lignc droite, on pourra
fairc j=-o et 2j'^o ; ce qui revient a [prendre pour a\e des x la
tlroile qui passe par les centres des bases. On aura done pour ce cas
(-\ -+--ia:'-|-(xx
i','
PAH M. PAGANI 369
(iy*r.^--
ax
Considerons en particulier Ic cas ile 71= 3 . Les tiois valeurs de x
etant o, a', et — a! , on a d'abord 1x^=2 a'^ , et par suite, pour
la premiere colonne ,
pour la deuxieme colonne ,
„ /' ««' \
"'■■-n c-s^i^-
m/" =
(;)■
<0'
(0
-+- ^ a'' -J- « a'
t»''^= - J
et pour la troisieme colonne ,
pi-:-?:' '
— 3
Serie II. Tom. I.
<9-
(£)V2.'-«.'
3^0 MEMOiRE sun l'cquilibre des colonnes
(D-
2 ,
- «'-
3
Si la direction de la resiiltante R coupe I'axe des x , il s'ensuit que
Ion a p=o ; ce qui donne en general i',^o . Si I'on avait aussi
«:=o, les trois pressions seraient egales a 3-, et la resultante de clia-
cune d'elles passerait par I'axe de la colonne ; ce qui est d'ailleurs
evident a priori.
Tant que Ion aura
2 /'
: o a* -f- 7-,
6 4*
r!:a<^a'-f-^, ,
les trois pressions seront positives , et I'e'quilibre pourra subsisler
lorsque la table sera seulement posee sur les colonnes. Done, si la
direction du poids R passait par I'axe de I'une des colonnes extremes,
I'aulre colonne extreme cesserait d'etre comprimee puisque Ton a ne-
cessairement
Kj. Voyons enfin ce que deviennent les formules de I'article 17
lorsque les centres des bases des colonnes sont situes aus divers som-
inets d'un polygone regulier. En de'signant par L le rayon du cercle
circonscrit, et en posant
_ amn _ . 2mn
a:=//COS. , y=Zsm. ,
on Irouve
2
en observant que les sommes indique'es doivent etre prises depuis
m-^o jusqu'a mz=zn — i. Partant
2 7W7I
COS
1- Asm I
n ' n J
l'-^2L'
PAR M. PAGAN! 87 1
W,_^^_ i^
a (3 , , , X / 2 m n - . 2 /« 71 \
' ^•-»-2/;'-»-4^( «cos K/Ssin I
Supposons que I'on ait six colonnes placees aux angles iVun hexa-
gone regulier ; nous trouverons pour cc cas
' — 6V /'-f-2iL^ >^ '
*~6V /'-4-2Z' / '
^^-6 V "^ — F^^n^^J ■
Ces exemples sufllsent pour montrer I'usage des foi'mules generales
auxquelles nous sommes parvenus dans ce Memoire , et ils nous font
voir en meme lemps que dans un tres-grand nombre de cas les re-
sultats que I'on en deduit sont remarquables par leur extreme simpli-
cite. C'est le but principal que je m'etais propose en redigeant ce
petit travail.
373
SAGGIO
SULL'APPLICAZIONE DEL CARBONE ANIMALE
IL PRINCIPIO ARURO DEL CAMEPITEOS
e svll'azione del medesimo
SUL SOLFATO DI CniNlNA E DI QNCONINA
VBWCEIIZO CiRlSERI
FABMACISTA IX CBIERI
Letlo nelVadunanza del 3 inarzo iSSq.
J_ia facolla assorbente del carbone sui corpi fluidi gazosi riconosciuta
da RouppE, FoNTANA, Conte Morozzo, ccc. dovette senza dubbio visve-
gliare raltenzioue dei Chimici , e guidarli a cercare , se questa pro-
prieta fosse pur eslesa ad altri prineipii di natiira, e di costituzione
diversa. In fatti Lowixz scopri tal propriela del carbone sii certe ma-
terie coloi-anti , la qua! proprieta fu in seguito riconosciuta dal signor
FiGuiER in massimo grado nel carbone aiiimale. Data questa prima im-
])ulsione , i Chimici lentarono nuovi saggi su vai-ie matcrie coioranti ,
su d'alcuni prineipii odorosi , non clie sopra effluvii putridi, e confer-
raarono vie piil la prodigiosa 'virtu assorbente del carbone.
I Clumici considerando la forma porosa del carbone, c osservando,
come dal nuuiero c diinensioni dei pori vi avesse maggiorc o minor
374 sAGGio sull'applicazione del cai\done animale
assorbimcnto dei gaz; come pure vario esser il poter scolorante dei li-
quidi a norma dcllo stato di divisione del detlo carbone , e ravvisando
pure tale proprieta assorbente in allri corpi , o porosi come la spuma
di mare , od estremamente divisi come certe argille , uon indugiarono
ad attribuire tali efietti a cause puramente fisiche ; ma lo sperimento
del sig. BussY ncl traltare con un alcali il carbone, che avea reagito
sul solfato d' indaco , fece pensare , die le forze chimiche vi concorres-
sero esse pure nella produzione deireilcUo , di cui si ragioiia.
Egli e in seguito a guesta importante scoperta di Bussy , che il
Profcssore Peretti tento , e riusci a separare alcuni materiali imme-
diati delle piante per mezzo del carbone ; al qual riguardo avendo io
pure fatto alcuue rieerche coUo stesso mezzo , e dirette al medesimo
fine , mi venne date d'ottenere alcuni risultati , che mi sembrano degni
di qualche attenzione per parte dei Chimici : di cib persuaso io mi
reco ad onore di sottometlere il mio tenue lavoro al grave giudizio di
questa Reale Accadcmia delle Scicnze.
Azione del carbone animale
sul principio amaro del Camepiteos.
II Camepiteos ( Ajaga Camepitjs W. ) essendo una delle piante de-
late di sapor amaro moUo pronunclato , e stato da me prescelto per
tentare la separazione del suo principio attlvo coll' ajuto del carbone.
A tal fine quattro libbre di detta pianta contusa fu messa in macera-
zioue con tant'acqua comune , quanta ne assorbi per non accrescere
piu di volume : fu quindi iutrodotta in un grande imbuto di vetro , e
coUe debite precauzioni fu sottoposta al metodo di spostamento coU'
acqua (de'placement del sig. Boullay ). Sgocciolo losto un liquido in-
tensamente colorito , amaro , ed aromatico , del quale ne ho raccolto
dodici litri ; esposi il detto liquido aU'ebuUizione , e separata la cloro-
fiUa , che si formo, lo trattai con libbre tre nero d'ossa di iniglior qua-
lita , ed agitato il liquido lo feltrai : il liquido perdette tutto 1' amaro ,
percio fu trascurato ; lavai ben bene il carbone animale con acqua di-
stillata , lo feci quindi cssiccare in una stufa ; finalmente ridotto in
polvex'e lo sottoposi come sopra all'azione dell'alcool, il quale sgocciolo
scolorito e limpido con saj)ore amarissimo ; ottenutone un Vitro , versai
DEL FARMACISTA V. GIllSEni Z-jH
sul carbone dell'acqua distillala per espoilare tullo I'alcool ; alloia sot-
toposi il liquor alcoolico otlenuto colla distillazione in ritorta di vetro
coirajulo del bagno-maria; I'alcool ollemUo era privo d'odore , e sapore
della pianta : nella ritorta riinase un liquido di colore gialliiio coperto
di soltil pcUicola , ritencnle rainarissimo gusto , e I'odor proprio della
pianta ; ho riposto questo liquido in una capsula di velro accanto ad
un'altra contenente acido solforico, il tutto sotto una campana di vetro,
couvenientemente coUocata sopra una tavola verniciata ; in pochi gionii
si separarono alia superficie del liquido amaro gocciole di sostanza re-
sinosa aromatica , e formaronsi delle crisiallizzazioni matnellonari. I
cristalli separati dal liquido erano moUi viscosi , e si agglutinavano in-
sieme ; in tale stato li ho sciolti in poco alcool , ed ho decolorata la
soluzione col carbone animale puro; il liquido risultante fu nuovamente
concentrato come sopra ; allora si ottennero dei cristalli bianchi , ma
ancor viscosi per la presenza di materia alia lor natura estranee ; per
ovviare a questo inconveniente , trattai la soluzione alcoolica con un
quarto d'acqua distillata; 1' evaporazione sotto la campana succedette
pill lentamente , e la crislallizzazione riesci piu bella a forma d'aghi ,
nei quali pajono distinguersi dei prismi coUe sommita a qualtro faccie.
Caratteri del principio amaro del Camepiteos.
La sostanza cristallina cosi ottenuta e amarissima, e riliene ancora
un poco d'odore della pianta : I'acqua lungamente bollita suUa sostanza
non la scioglie sensibilmente, ma acquista pero un gusto amaro: essa
e solubilissima ncU'alcool e nell'etere. L'acqua leggiermente acidificata
con acido solforico favorisce la dissoluzione senza venime saturata; una
parte di questa soluzione evaporata depone una sostanza bruna alterata;
un'altra porzione di delta soluzione acida si colorisce in giallo coll'acqua
di calce , colle soluzioni di potassa, d'ammoniaca , come pure coi car-
honati alcalini, e formasi in tali circostanze un precipitato leggiermente
giallo dopo qualche tempo , ridissolubile nell'alcool.
L'acido-clorlco-idrico diluto favorisce pure alquanto la dissoluzione
della sostanza cristallina scnza saturarsi (i).
(i) £ cosa ilogna d'attcnzioiic , come in questa soluzione acidissinia siansi forinati in capo di
qiialchc giorno tre dislinli individui vegi-tali sfcrici drlla grus&ezza d' uli cccc , biaocbissijni , e
cbc s*approssijnaao al Mucor villosus Bi'll. uou pcru sLipitati.
3n3 SAGGIO iUM.'APPUCAZIOiSE DEL CAnDOSE ANIMAr.E
La soluzione alcoolica amara nou nrrossa la carta toruasolc , ne la
curcuma ; del pari succeilc deU'accjua clic ha hollilo sulla sostanza me-
ilesiiiia.
Nou prccipita coH'acetalo ramico : facendo boUire cpesti cristalli
amari cou soluzione allungatissima di polassa pura iion si sciolgono
sensibilmeute , uon . saturaiio ralcalinita , ma diventano bianchissimi ; il
die fa supporre , che vengano purificati da materia d' indole resinosa
at medesimi aiicor adcrenli ; saturando la soluzione coiracido solforico
diluto producesi un leggiero intorbidamento , dovuto probabilmente alia
sola precipitazionc della resina.
I cristalli I'imasti iiuatti dalla reazione alcalina, e dlvenuti bianchis-
simi sciolgonsi totalmeute ncU'elere solforico , I'evaporazione del cpiale
abbandona la sostanza purissima in cristalli aciculari , cfhe si elevano
attorno le pareti del Taso : una lal reazione , cioe della soluzione allun-
gata di potassa , e la solubilita della sostanza iiell'etere presenta la fa-
cilila di spogliarla dalle sostanze estranee. Qualche cristallo messo sopra
I'acido solforico si decompone con movimento sulla superficie del li-
quido , e leggier effei'vescenza ; I'acido si colorisce , e presenta il ca-
rattere della carbonizzazione di detta sostanza : gettatone suH' acido
nitrico concentrato si scioglie con reazione e sviluppo di gaz nitroso ,
e colora I'acido in giallo.
Introdotto qualche cristallo al fondo di un tubo i-itorto, ed esposto
al bagno d'olio boUente , si fonde nell'acqua di cristallizzazione , con-
densasi dell'acqua nel tubo , la sostanza si colorisce , si altera , e si
fissa come una resina. Esposti dei cristalli in simil modo sopra la
fiamma d'una lampada a spirito , parimenti si fondono , svolgesi dell'
acqua , e quindi si decompongono estricando dei vapori acidi , e solle-
vandosi un liquido colorito acidissimo con odore d'acido piro-acetico
misto d'odore succinico : non resta al fondo del tubetto , che traccia
di sostanza carbonosa : il liquido si condensa col raffreddamento in so-
stanza d'aspetto rcsinoso , quale e insolubile nell'acqua , solubilissima
nell'alcool , la cui soluzione precipita leggiennente in bianco col clo-
ruro baritico , in giallo col solfato ferroso-ferrico , ed in verde coU'
acetate ramico.
DEL FARMACISTA V. GRlSEni 3 '^•7
ConclusioTii sulla sostanza amara del CamepUeos.
Dai caratteri sovra esposti di questa soslanza pare evidenle non ap-
piii-tciierc iigli alcali organici, rammcntaiuloci , die la sua soluzione non
agisce sulle carte realtivc , non salura le benclie menome porzioni d'acidi
diluti , chc atizi uc viene da quest! alterata.
La nessuna reazione deH'acetato raraico Tesclude da certi acidi delle
rcsine come il silvico , il pinico , ccc.
Anclic lu sua insolubilila nclle soluzloni alcaline , benche con ebul-
lizioue htugamcnle prolralta, I'allontana dalle resine, alle quali si ap-
prossimerebbe sotto altri rapporti.
L'aualisi elementare, e la dcterminazione atomistica de'suoi compo-
nenli potra solo dare a questa soslanza ua couvenienle site nella clas-
sificaziouc di questo genere , il qual lavoro rimelto in mani yA eser-
citate , e pi'ovveduie di quei mezzi , che non lio.
In calcc di questo articolo slinao a proposito descrivere di pas-
saggio due altri niezzi per ottcnere il principio cristallino del Came-
piteos. II prime consiste nel trallar la pianta secca contusa coU'acqua
raggia , secondo il metodo proposto dal sig. Pelletier per la chinina,
in vece deiralcool ; delta acqua raggia si carica della clorofiUa , di ma-
teria gialla , e del pi'incipio amaro ; I'acqua dislillata agi; la con questa
tintura scioglie soltanto rauiaro, clie coU'evaporazione abbandona dei
cristalli del delto principio amaro , i quali pero conservano un odore ,
e gusto dispiaccvoli di acqua raggia.
L'altra maniera consiste a sotlomettere la pianla contusa all'azione
deiralcool col metodo di sposlamento; poscia si distilla la maggior parte
delTalcool della tintura oltcnula , si scolora il liquido residuo col car-
bone aniuiale , c coll'evapornzionc s'ottiene una massa gelalinosa tras-
parentc di gusto amarissimo, d'otiore proprio della piauta. Messa questa
soslanza sopra vm feltro di carta cmporelica , la parte resinosa viene
assorbila dal feltro , e si formano cristalli bianchi del principio amaro;
convien pero nolare che con qucslo mclodo si ha rinconvcnienle di
consumarc maggior quanlita d' alcool , e d'ollenere minor quantita di
prodolto.
Serie II. ToH. I. zz
3'^3 SACGIO SUI.r.'APPt.irAZlONF. DEr, CAUDONE ANIMALE
/Izionc del curbonc oninnilc sul solfato di chinina
e cinconina.
I favorevoli lisultali , clie ottenni col carbone animale sul principio
amaro del Canicplteos mi impegnarono a cercare se simile fosse I'azione
ilel detto carboue sugli alcali organici ; sciogliendo percio sei grani di
solfato di cliinina in oncie due acqua stillala boUente, e Iratlando la
soluzione con Ire ottavi di carbone animale puro , il liquido passato al
felu-o dimosti'6 caratteri di acidila siUla carta tornasole , e precipito in
bianco pesanle col cloruro bai-itico: tal saggio esplorativo mi fece sup-
porre , die il carboue animale decomponesse il sale organico , ne as-
sorbisse la chinina , e libero rilasciasse I'acido solforico ; ma per mag-
giormeute assicurarmi del fatto , e dedurne qualche utile riflessione
suUa preparazione di questo sale , ripetei lo spcrimento sopra una mag-
gior proporzione di solfato di chinina del commercio contenente piccola
qiiantita di cinconina. Mi servii d'acqua cpmune , e nero d'ossa ordi-
iiario: feci una soluzione di sessanta grani di detto solfato in oncie sei
acqua bollente, essa fu quindi trattata con oncie due nero d'ossa e fel-
trata : il liquido perdette quasi tutto I'amaro , ed acquisto una tinta
azzurra trasparente : si lavo ben bene il cai'bone animale sul feltro con
acqua tepida, il feci essiccare, e lo sottomisi al raetodo di spostamento
con oncie quattro alcool a 36° ; passo quesli amarissimo con reazione
alcalina sulla carta tinta di curcuma; concentrandolo quindi lascio de-
porre la chinina mista con poca cinconina sotto forma di cera moUe
bianchissima , quale salificata con acido solforico dilute si cristallizzo
in lunghissimi aghi setacei ; ncU'acqua madre si trovo poi la piccola
quantita di solfato di cinconina.
Tale sperimento non coincide con quello fatto dal sig. Bussy rela-
tivamente al solfato d' indaco , il qxiale cimentato con carbone animale
viene scomposlo parzialmente : la materia azzurra dell' indaco e tratte-
nuta dal carbone , ed una parte dell'acido resta sepai-ato ; versando
poseia una soluzione di polassa ben calda , esporta di nuovo I'ossido
d' indaco , cio die non accade nel nostro caso , jioiche e indispensabile
sci-\'irsi deiralcool, che sopara in totalita la chinina.
DEI- FARSIACISTA V. GRISERI 3-q
In vista di quanto sopra iion parmi inutile I'osservare , die iicl trat-
lamento del solfato di chinina col carbonc animalc , una parte di clii-
nina vien costantemente ritenuta d;d carbone animale , e da alcuni si
i^elta come inutile ; in tal caso , per ovviare a tale hiconveniente , sa-
rehbc utile il cimentare queslo residuo cai'bonoso con alcool freddo
ncU'apparato a deprcssione.
11 servirsi poi per si fattc jireparazioni degli acidi potenti, e dej^li
ossidi alcalini polrelibc per avvenlura altcrare i principii organic! in
(jueslione, per locclic , a mio crcdeue , sarebbe piu convcniente 1' im-
|>iego del carbone animale in vece dei melodi fin qui impiegati.
k
SCIE]\1ZE
MORALI STORlCriE E FILOLOGICHE
MEMORIE
DELI.A
REALE ACCADEMIA
DELLE SGIENZE
DI TORINO
SERIE II. — TOMO I. -
SCIENZE MORALl STORICHE E FILOLOGICHE
TORINO
STAMPERIA REALE
MDCCCXXXIX.
ACCADEMIA RE ALE
DELLE SCIENZE
Ijii Classe dcUe Scienze Morali, Storiche e Filologiche, la quale annovera
fra i suoistudii tutte le dottrine tendenli al perfezionamento delle ia-
stiluzioni sociali , ha accolto con grandissima soddisfazione la pi'oposta
fattale da uno dc'suoi onorevoli socii , il quale ha messo a sua dispo-
sizione una somma da destinarsi a premio d'un' opera rivolta a particolar
benefizio della gioventu nelle classi meno elevate della socicta.
Jla percio 1' Accademia deliberato dl rendcre di pubhlica ragione il
seguente
PROGRAMIMA.
L'opera per la quale si propone il concorso avra per titolo :
ESPOSIZIOnii: SlI€CIMTi%
degli elementi piii usuali della vita civile j'idotti in forma idonea
per rammaestramento della Gioventu die non si destifia
alle professioni piii elevate.
Questo lavoro dovri comprcndcrc in un sunto tutte le cognizioni eK'-
mentari di tal genere e di pii!i volgare utility per il giovane , il quale
teruiinali i suoi studii nelle scuole Italiane , e non abbracciando una
dclle professioni sovra indicate, non arriva ad acquislarc sitlalte notizie ,
sc lion sc a poco a poco , c colla propria espcrienza ; laondc per lo
pill storte, impcrfette o male interpretate, insomma tali da lasciarc spesse
voUc , o false od anche nocevoli impressioiii.
L'opcra dovra dividers! in diverse parli riiniile a formare iin Tomo
almcno di giuslo volume.
In una di queste si esporranno le notizic piii usiiali suU'amministra-
z.ione ecclesiastica , la gerarchia sacerdotale , gl'islituti rcligiosi, le cor-
pora/.ioni analoghe , le opcrc pie e tuUe cpielle principali consuctudini
della Clilcsa chc, scbl)cn di pratica usuale, non Irovansi insegnate ne
spiegate negli allri libri elementari d'educazione religiosa.
Un'altra parte comprcndera quelle particolari cognizioni di statistica
clie giova a tulti il sapere; quali per esempio: la distinzione dcgli Stati,
moslieri e condizioai , faceudo osservare I'utilita rispettiva di ciascuno
d'cssi , lo scambievole aiuto clie deggiono darsi, e reccellenza di tutti,
quando soiio lodevolniente esercitati ; poi la distinzione che passa tra i
liioghi abitati , ossia I'ordine divcrso die vien loro assegnalo in ragione
di jiopolazione, di civilta e di proprieta relativa, notando i costnmi, le
usanze particolari che possono pur anche stabilire una fondata diflerenza
fra di essi. Quindi s'avranno ad indicare le eagioni principali di quella
mentovata prosperila , provenienti dalla natura del suolo , dalle circo-
stanze del sito o del clima, daU'indole, daireducazione , dalla moralila
degli abitanli ; annotando siiTatte cause s\ raateriali che moral! , ed ag-
giungendo, airuopo , altre notizie scelte fra le piu volgari e praliche
che si possano desumere dall' economia civile.
Una parte speciale verra dedicata a dare un' idea siiccinta ma chiara
ed esalla di quei punti essenziali e di quel procedimenti delta legisla-
zione civile e criminale dc' quali si appresenta tutto di rimmedlala ap-
plicazione ai oasi ordinarii della vita ; cosi per esempio : dell' autorita
paterna o maritale, dci dritti rispeltivi che governano le famiglie, dcUe
relazioni Ira vicini , delle credila , dei testamenli, delle conlrattazioni
d'ogiii genere, ed altre cose simili , come pure della classificazione dei
delitti e delle pene, con indicazione delle leggi che vi si riferiscono.
E qui Tautorc procurcra di far bene scorgerc il fondamcnto morale dei
principali atli legislativi , e il vautaggio che ne provicnc all'ordine so-
ciale.
Una parte aiicora sara impicgata nel dare un ccnno chiaraniciite
espresso intorno agli ordini ed alia gerarchia delle primarie Autorita si
giudiziarie che amministralivc, attenendosi piu in particolarc alle forme
stabililc nei R. Stall , c segiiando le principal! specialila delle loro at-
Iribuzioni per quanto ne riflelte I'uso piu abituale.
Finalineiite s'avrii, neH'uUiina parte, a trattare in breve modo dclle
pill freqiieali transa/.ioiii del coinmcrcio , per quanlo spella sia al iie-
gozio in grande , sia al traflico ordinario , sia alia mercatiira anchc piu
ininuta ; quindi delle regole per essi slabilite e dellapplicazione gior-
naliei-a di questc, tanto al commercio in ogni suo ramo, quanlo all'cser-
cizio dcUiiulustria , oggetti di frequente utilila per I'universale della
gioventu chc vive in condizioni meao elevate. Ne si trascureranno i ceniii
utilissimi iiilorno alia teuuta dei libri, al maneggio delle cambiiili , ed
allc altre pratiche conimerciali alquanto importanti in ogni ordinc di
ncgozio.
In tutto poi il corso di quest'opera sara cura incessante dell' aulorc
rinfoadere nella gioventii quello spirito di morale religiosa , scuza il
quale ogni altro animaestramenlo riesce inutile o pernicioso. Dovru
framiniscliiarnc deslramente i prlncipii coi diversi oggetti d" apposita
istruzione clie saru per toccare. Avvertira di farlo in modo die non
istanchi le scorrevoli menli giovanili sempre pronte a rifuggire da qua-
lunque troppo sermoneggiante lettura ; e pei-cio egli evitera ogni forma
di apposita rimostranza, o di solenne ammonizione, procurando anzi di
dedurre tali principii dall'argomento medesimo che si traHa, e mostran-
doli come vere norme d'ogni ordine regolarmente stabilito.
Dovra altresi coglicre, senza scostarsi da tali norme, tulte le orcasioni
opportune per mostrarc a qucgli auiuii giovanili la certezza del IVutto
immenso che gia in questo mondo raccoglieranno da un virtuoso tenor
di vita; la dignita di qualunque professione quando e lodevolmeiite eser-
ritata ; il bene che ridondera per cssi, pei loro concittadini , pel loro
|)aesc dal pcrfutto adempinicnto dei proprii doveri.
Insomma sara giudicato il piii dcgno di lode e di gratitudine quell'
autore chc, lavorando sul tema proposto, si applicherh ad innestare r.ei
ruori della gioventii i salutari principii di una morale soda e religiosa
nel tempo stesso ch' egli imprcndcra a foniire di cognizioni utilissime
cotesta numerosa c pregevol parte della crescente generazionc.
L'opera dovra essere scrilta in buona lingua Italiana, ma in piano
stile adatlato alia comune capacila.
II preniio sara di una medaglia doro del valorc di lire inillo.
I lavori don'anno cssci'e prcscntali prima del finir di dicembre dell'
anno 1839 manoscritti , e senza nome d'autore.
Essi porterauno una epigrafe ed avranno unita una polizza sigUlata
con denlro il aoine e Tiadirizzo dclTaulorc , c di fiiori la stessa epi-
grafe posta sullo scritto. Se da questo uon sara viuto il premie la po-
lizza non si apririi c sara bruciata.
II manoscritto rimarra di proprieta dell'autore premiato a condizione
lultavia ch'egli dcbba avcrlo pubblicato nel terminc di sci mesi dal
premio riportalo, c che la slampa si faccia coUe normc clie a tal uopo
ijli veri-anno prescritte dall' Accademia stessa , la quale si olTerisce di
acquistarne per proprio conto cento esemplari.
Sono csclusi dal concorso i soli Accadcmici residenti.
11 giudizio sara pronunziato nel primo trimestre dell'anno i84o.
1 pieghi dovranno cssere dirctti per la posta od altrimenti , ma si-
gillati e franchi di porlo, alia Reale Accademia delle Scienze di Torino.
Qiiando non vengano per la posta dovranno essere cousegnati all'Unizio
deir Accademia mcdesima , dove al portatore se ne dari riccvuta.
Torino i." ma^ijio i838.
Il P\ Pvesidentc
Conte ALESSANDRO SALUZZO.
L' Accademico Segrctario
Cavaliere Costanzo Gazzera.
ACCADEMIA REALE DELLE SCIEIVZE
DI TORINO
CLASSE DELLE SCIENZE MORALI, STORICDE E FILOLOGICHE
PROGRAMMA
JLia Classe propose gia nel i83o un cjuesito espresso nella forma se-
guente :
« L'Accadetnia desidera un lavoro storico-critico sulle Instituzioni
)) Munlcipali in Italia, dalla cadata delt Imperio Occidentale al fine
)) delTImperio della Casa di Svevia ( Hohenstaufeu) , daWanno 47^ ^^
» 1 354 ■■
» E piu particolarmente :
» i.° Che fatto un ritratlo delle xJtime instituzioni municipali romane,
» si vengano distinguendo le miitazioni succedute in ogni eta sotto i
» Goti , i Greci, i Longobai'dl, i Carolingi, mentre il regno e I'impe-
» rio erano disputati tra Principi Italiani, Francesi e Germani, e in
» ultimo sotto gl'Imperatori c i Re delle due Case di Franconia c
« di Svevia.
» 2." Che sulla questione della piu 0 meno intera distruzione di quelle
» instituzioni romane , si renda particolare ragione degli scrittori , che
)) tenncro per I'una o per I'ahra parte , particolarmente Sigonio , Fu-
» magalli , Lupi, Sismondi, Miuatori, Savigny, Leo e Pagnoncelli.
» 3.° Che a definire, quanto sia possibile , tale questione, e ridurla
« a Jislintc pavlicolari cerlczzc , si raccolgano e si illustrino quanti piiN
1) si possono Dlplomi Impcriali cd altri documenli alii a cliiarire con-
» cessioni di diritti c governi inunicipali ; ovvero si dimoslri quali cittci
)) esercitarono lali diritti senza aver mai di sillatte concessioni ».
Nou fu risposto allora alia doinanda; ma d'allora in poi i due lavoi'i
<li storia Italiana sidle vicende delle proprielk , e sidle compagnie di
Ventura premiali dalla Classe, parecchi altri analoglii falti pure recen-
lemcnle o die si fanno in tiilta la nostra penisola , ratlcnzionc dcgli
eniditi e de' giovani studiosi italiani e stranieri rivolta a silTalte disqui-
sizioni , e massimamente I'aiuto e il conforto die \engono a queste
dalla pubblicazione de' Monumenti di storia joatria dovula alia mnnifi-
cenza di S. M. il Re, tutto fa sperare che possa oramai essere trattato
felicemente queirargomento ; e rimportanza di esso per ogiii storia spe-
ciale di provincie o citta italiane, per la storia generale d'ltalia, e per
quella piii universale di tutti i popoli europei die piu o meno presero
da uoi le islituzioni cittadiue, ha determiuata la Classe a proporlo nuo-
\amente.
II punto essenziale di tale assunto, e quelle delV Origine de'Comuni
in Italia; qiiindi la Classe lascia libero a' concorrenti di scegliere que-
sto o I'altro titolo piii ampio gia proposto , e di svolgerlo in quella
forma , e con quella estensione die paresse piii conveniente a rischia-
risir la delta questione principale , e di omettere a piacimento la discus-
sione delle opinioni die non ne paressero degne. Siccomc poi parecchi
de' socii della Classe ne hanno trattato , e nel corso de' loro studi ne
potrebbero trattare piix o meno espressamente e con opinioni varie, la
Classe crede necessario di dichiarare: ch'ella non intende esprimere ne
preferire nessuna di quelle opinioni. La proposizione stessa di tal tema
cosi controverso tra i soci prova il desiderio imparziale e comune a
tutti di rischiarare i propri studi con gli altrui.
II premie sara una medaglia d'ore del valore di seicento lire.
I lavori dovranne essere presentati per tutto il mese di dicembre
iSSg, in lingua italiana, latina , o francese, manoscritti e senza nome
d'autore.
Es.si porteranno un'epigrafe , ed avranno tinita una polizza sigillata
con dentro il nome e 1' indirizzo dell'autore , e di fuori la siessa epi-
grafe posta suUo scritto. Se da questo non sara vinlo il premie, la po-
lizza non aprirassi e sarik bruciata.
Jl giudizio Sara pi'onunziato nel priino trimestre del mille ottoceuto
(juaranla.
I pieghi dovraiino essere dirctti per la posla od altrimenti, ma sigil-
lati e Iranclii di porto , alia Reale Accadeinia delle Scienze di Torino.
Quando non vengano per la posla, dovrauiio essere consegnati airUfli-
■Ao di'irAccademia inedesima , dove lie sara data ricevuta al portatore.
Torino il i5 di giiigno i838.
// y. Presidente
Conte ALESSANDRO DI SALUZZO.
L' Accadeinico Segretario
Cavaliere Costanzo Gazzera.
0 S S E R V A Z I 0 ]V I
INTORNO ALLA DISCESA ED ALLA IRRUZIONE
D E*
CIMIIRI m ITALilA.
DEL
CONTE GIANFRANCESCO GALEANI NAPIONE DI COCCONATO
Approbate nella seduta del 3o maggio i8a3.
JLia vitloria riporlata da Mario contro i Cimbri ne' campi Raudit e uiio
de' falti memorabili dell'antica Romana storia. Soggetto peraltro di coii-
troversia divennc tra gli eruditi il sito dove seguita sia tale giornata
famosa; e maggiore assai qucUa intorno alia marcia de' Cimbri e degii
altri popoli settentrionali lore coufederati altraverso alle Alpi per di-
scendere ia Ilalia.
Per cio che appartiene alcampo di baltaglia, sebbene il celebre mar-
chese Manbi, seguendo il suo dotto concitladino Panvinio ed il Sigonio,
lo abl)ia collocalo presso Verona, e che il pur Veronese Girolaino Pom-
pei nella sua lodata traduzione di Plularco abbia impcrturbabilmente
adottata la Iczione, che il MafTei , faceudo violeuza al testo del Greco
storico, sostitui alia \ulgata, per guidare i Ronaani ed i Cimbri ad az-
zuffarsi presso alia sua patria, cio non ostante i piu dotti critici sono al
giorno d'oggi pcrsuasi che presso Vercelli, c non gia presso Verona,
sieno stati sconfiui i Cimbri dai Consoli Romani.
Tom. xu. i
OSSERVAZIONI ECC.
Di falto neiresaliissima eclizione ilel teslo gi-eco tU Plutarco procu-
rata ilal Reiskc(i), leggesi xwpov Se to nO^iou to nspt B£p-/.iXki/.g, che si
trailucc : locum et canipuin apud Vcrccllas , e qucsta fu ropinione rc-
plicalainente ncUe opcrc sue sostenula tlal ilcfunlo noslro coUega nelle
cose deU'antica geograGa scgnalamenle patria versatissimo , il cavaliere
presitlcnle Jacoiio Duraiuli (2). Tra gli anlichi scriltori , clie I'agiona-
roiio (Iclla invasione dc'Cimbri, prescelse cgli awediUainente Plutarco:
perciocclie quautunque il Jnion Plularco , seinpre amabilc ed insirut-
livo nella parle morale , noa sia egualmcnle buon critico , in qucsto
parlicolare perallro die concerne alia guerra contro i CiiBbri , nierita
inaggior fede d'ogni allro storioo, attesoche non fece altro fuorche com-
pilare i Comenlari di Silla, luogoteneme di Mario, presente ai falti.
Adunqiic , per quaiUo si aspelta al determinare il site de' Campi
Raudj prcsso la citta di Vcrcelli , non vi ha disparila veruna Ira cio
che scrisse il noslro colk'ga ed il signor Wah'kenaer nella sua Memo-
ria inserita ne' volumi dcU' Inslilulo di Parigi intorno a si falto puiito,
lie altro y'\ resta da aggiungere salvo che non si sa vedcre come il
coUocarsi piulloslo nella propria conlrada che non in un'allra il canipo
di una batUiglia fainosa , si riguardi da ccrluiii come un vanlo, un
pregio di sua patria, quando che in sostanza non e che una vera scia-
guia. Di falto, che il Piemonte sia stato il teatro in cui si apiirono le
siip.i^uiuosc scene duile anlirhe c moderne guerre che afllissero 1' Ita-
lia, ed in cui termiiiarono, dalla discesa di Annibale sine a'suoi giorni,
venne dal savio noslro vescovo di Saluzzo , Francesco Agoslino dclla
Chiesa , riguardato come una infelice condizione di queste nosli'e re-
gioni (3) , come gia altrove si e accennato ; e la fatale giornata di Ma-
rengo, a qucsli xdliini icmpi, ne fece pure lutluosa tesiimonianza. Vanto
bensi reale e glorioso fu che gli antichi popoli del Piemonte (4), ed
(f) Lipsia 1775, Tom. II , ji. 345.
(2) Vedi Oui-jiidi , Delia coudi/.ionc dcU'antico VcrccUcse e dellc Alpi Grajc.
(3) V. Cliiesa , Croiiologia dc' Prclati del Piemonte, e Disscrtazionc suU' Autorc del lib. De
Imil. C , p. 371.
(4) v. lu IcUcra dcdicatoria a Madaraa Rcale Cristina di Francia della Cronologia dc* Prclali
Picniontesi , Turino 16^5: u Mirari desines, Rcgina solertissima , pcrirc mcraoriam hominum
>' rpiaiido pcrit etiam rcgionum. Pcdcmonlana sane el Sabaudica , quae Uuae omnes semper irre-
" qitteiae motus Itatiae el excilalos vidcre primae, et compoaitos censcrc postremae tol testes cia-
» dium J tol riutrices betlorum, ita panim notac iu Lisloriis sunt ut iuliospitali comniissae Cauca:>o ,
» adliuc maiorcm alere faraatn dcbueriot ».
DEI. CONTE CIANF. GALEANI NAPIONE DI COCCONATO. 3
cziiindio i Pieinoiilcsi niotlerni iibbiaiiu in.ii seinpre e soveiile con Ic-
lice csito contribuilo alia clifcsa d'llalia. La valorosa rcslstcnza falla dai
Tauriiii , ^\ii sin d' allora alleati de'Rotiiaui, ad Anniljale, per cio che
si api)arru;iic ai falti dell'antica storia, iic e una prova luminosa , a
cui si dee aggiuiigorc clic lo viUorie di IMario conlro i Cimhri tanto al
di la dellc Alpi sul Rodano, quanlo nc'soiiracceniiali Campi Raudj presso
Vercelli, furono in gran parte frutto della bravura dei Liguri, di cui i
Taurlni sopraccennati co' loro clienti formavano una dellc Ir'dju pin rag-
guardevoli.
Ma , sc il dotto accademico francese fa caso grandissimo mcritamente
di Plularco, il quale, com'e detto, compilo i Comenlari di Silla della
guerra contro i Cimbri , e che asserisce esser seguita qucUa giornata
nclic piauure di VerccUi , e clic per conseguenle i Campi Raudii , di
cui parlano Vclleio Patercolo , Floi-o ed Aurelio VilLore ei'ano presso
VerccUi, cd approva quanto in confcrmazione di quella opinioiie allega
il cavaliere Durandi , soggiunge pero essei-e il niedcsimo collega no-
stro caduto in un errore assai grave e da fame le meraviglie (5), at-
tesoche prelende che , ad eccezione del solo Plutarco , tulti gli aulori
che lianno parlato di quelle eveuicaento si sieno ingannati, allorche la-
sciarono scriuo che i Cimbri erano discesi dalle Alpi di Trento , ed
aveano passato TAdige , fondandosi il cavaliere Durandi sulla considcra-
zione die troppo lonlano e il Cume Adige dalle pianure del Vercellese.
Soslienc adunque il signor Walckenaer, per dimoslrare il preteso er-
rore deiraccademico nostro , l' autorita di Floro , ove dice che i Cim-
bri si lasciarono ammoUire dalle morbidczze della ^'e^ezia ; vuole che
yAtiso di Plutarco sia la cosa medesima che VAlhesis di Floro, e non
sa concedere che sia piultoslo la Tosa, oscuro flume che, dic'egli ,
scorrc soj)ra le alle montagne, c conchiude che in questa conform ita la
narrazione di Floro e pcrfeltamenle d'accordo con qiiella di Plutarco.
Ma vcdiarao se sussista veramente che la narrazione di Floro sia uni-
formc a quella di Plularco , che e tanto come dire alle memorie di
Silla, c qualora sia sostanzialmente divcrsa, non vi ha dubbio che il si-
gnor Walckenaer medesimo non fara difilcolta nessuna di ])referire a
(5) « Unc crrcur bien grave et bien surprcuunte » Walckenaer, Mcmoire sur la situation iles
Campi Kaudii , ct sur la route suivie par ces peuples pour sc rcndrc en italic , p. 3G3 ct 3G4 ;
Mcmoiret de I'lnstilut, Acad, dcs Inscriptions ct Belles- Lcttrcs, Tom. VI, Paris iSja.
.( OSSERVAZIONI ECC.
Floro , clie scrivea a" lempi di Adriaiio, rauloriui cli lui luogolenente
inedcstmo di Mario die si trovo prescnte ai fatli, e non solo conteui-
poraueo , e di un uomo di guerra qual era gla , e quale poscia divenne
Silla.
Lascio stare che Silla, presso Plutarco, non dice gia, come asserisce
Floro , die i Cimbri abbiano falto lungo ne breve soggiorno nella Ve-
nezia; il nodo piincipale nasce dal determinare; se il Gume, di cui par-
lano sia Plutarco die Floro, che varcarono que' Sctlentrionali per di-
sccndcre in Italia , sia I'Adige ovvero piutlosto la Tosa , flume che
mette foce nel Lago Maggiore nell'alto Novarese. Se per una parte
I'iivcr supposto che il fiume nominato presso Plutarco fosse I'Adige (come
suppose anclie Floro ) indusse il marchese Maflei a trasportare presso
Verona i campi Raudii, ed a far violenza manifesta al testo di Plutarco
con sostitiiire la sua patria alia citta nostra di Vereelli ; pare d'altro
lato che I'avere il dolto accademico francese corretto I'errore del Ve-
ronese rinomatissimo Iclteralo , con coUocarc presso Vereelli i Campi
Raudii nella vera loro siluazloue , avrcbbe dovuto farlo sospettare che
I'Atisone non fosse I'Adige, e per consegueiite un diverso scbben men
nolo fiume, e coerentemente ad esso, dopo averlo scoperto, dirigcre in
aitra guisa le marcie dc' Cim])ri per gnidarli a combattcre presso Vereelli.
Ad oqiii modo che I'Atisone sia TAlosa moderna, e che a quel passo
delle Alpi siasi recato il grosso delle genti de' Cimbri per penetrare
in Italia, parmi che non sia difficile il dimoslrarlo; con dare a dive-
ilere che ben lungi dall'essere caduto il Durandi in grave en-ore ,
nierita la lode dislinta di avere messo in plena luce un punto rilevanle
delPantica storia.
I Cimbri adunquc doveano avvlarsi alia volta piultosto del Sempione,
tultoche pill difficile e men noto passo per varcare le Alpi, die non a
(|uelle di Trento; ed il fiume Atosa fu qudlo che traltenne alquanto il
loro viaggio, e che tragiltarono sforzando Calnlo die crasi ivi fortificato
a ritirarsi presso Vereelli, onde impedire il passaggio piu imporlante
del Po. I condottieri de' Cimbri e degli alleati loro, i Tcutoni e gli Am-
broni , nel dirigere la loro mossa eontro i Romani , e nel combinarne
le operazioni e le marcie, non manearono al certo d'lntclligenza. Giunli
nel Norico (6) (vale a dire nell'Alta Austria moderna ) sia per assalire
(6; Plut. io Mar. p. 83o.
DEL CONTE GIANF. CAf-LEANI NAPIONE DI COnCONATO 5
i Roinani di qua e di iu dalle Alpi, sla per procacciare sussislenza a
si gran numero di genii, si divlscro c si separarono in due gran Corpi.
I Teutoni e gli Ambroni si avviarono verso le Gallic. I Cimbri si ac-
cinsero a passar le Alpi dirctlamenlc per disccndere in Italia. Debcllali
clic fossero stall dai Teutoni e dagli Ambroni gli cscrciti Romani che
campcggiavano lungo ilRodano, per assicurarsi le spalle , il lore dise-
gno era di passar ancli'essi le Alpi per congiungersi co' Cimbri in Italia ,
e colle forze loro riuntte alTrontar gli altri eserciti nemici , detlar le
leggi e le condizioni dclla pace, e vencndo cpieste rifiulate, impadronirsi
di tutta Italia e di Roma colle armi vitloriose.
I Teuloni e gli Ambroni , dopo esser giunti nelle Gallic, mcnlre at-
lendevano il riscontro chc i Cimbri fossero discesi in Italia , per non
torpire neU'ozio , e quello che piu rileva , per somministrare sussislenza
alle loro truppe numerosissime, sussislenza che non potendosi con altro
modo ricavare eccetlo col mezzo delle depredazioni, devasiando e spo-
gliando d' ogni derrala necessaria alia vita in pochi giorni ample con-
trade, fecero inia incursionc nelle Spagne, incursione che Silla, presso
Plutarco , qualiGca ed assomiglia ad un riflusso (7). Ma sapendo che
Mario era a campo, com' e detto , verso le foci del Rodano , mossero
conlro esso raarciando lungo la splaggia liguslica del mare, e giunsero,
sebben con esllo infeliclssimo , a far giornala presso le Acqiie Sestie ,
vale a dire la moderna cilia di Aix in Provenza , nel modo che de-
scrlve Plutarco.
Ma la campagna di Mario conlro i Teuloni al di la delle Alpi non
riguarda il punto di cui si tralta, che consiste nel dcierminare il site
preciso delle Alpi d'onde discesero i Cimbri conlro resercilo di Catulo.
Si dee soltanto notarc che il dirsi da Plutarco , che i Teuloni ed
Ambroni nel rilornarc dalle Spagne e per venire al Rodano conlro
Mario, marciarono per la Liguvia lungo il mare (8), non solo non
dee far difllcolla veruna , ma anzi luminosamente confcrma cio che
in allro proposito con rara erudizione vcnne divisando lo slesso nostro
cavalicre Durandi. E chc nc sia il vero nel suo Saggio siiUa Storia
degli anlichi popoli dltalia (9), opera dottissima , tuttoche da lui det-
(7) Plut. in Mario pag. 8a6.
(8) Itn /ffj-vojv tni MifioY jmpk &«AaT^ay. Plat, in Mario p. 83o.
(9) Torioo , 1 769.
f, OSSERVAZlONI ECC.
lata in cl;i ancora giovanile , dimoslra 1' esisicnza di anlicliissime co-
lonic di Liguri nolle Gallic coll' aiitoiila di parecchi anlichi scrittori ,
e princiiialmcnle , per quanto conccrne ai Liguri clie abitavano Ic
spiagge del mare delle Gallic , coll' autorila di Scilace Cariandro ,
scritlore di esiinia anlichila , e die gareggia per questo pregio , sc-
eondo alciini critici , persino con Erodoto , il quale Scilace ncl suo
Periplo annovera dai Pirenei sino al Rodano gli Ibei'o-Liguri. Ag-
giungciido alirovc il Durandi (lo), clie lutla la spiaggia, dal Rodauo
sino alia Spagua, appcllavasi Liguslica, e che in cio concordano tutli
gli antichi , e I'istesso Scilace , il piu antico geografo che abbia de-
scriUo le coste del Mediterraneo. Ora questo luogo di Plularco, in cui
chiama Liguria parimente Ic region! niariuimc tra I'lbcria cd il Ro-
dano , conferina sertipre piu Tasserzione del Durandi , tanlo piu che
Plutarco ( o per dir ineglio Silla presso Plutarco) distingue accuratamente
quest! Liguri transalpini da' nosiri Liguri italiani , dove descrivcndo la
baltaglia vinta da Mario presso le Acque Sestic dice clie i primi che
valorosainente invesiirono gli Ambroui e Teuloni furono i Liguri ita-
liani (i i).
Del vcsto , se mediante il \alore di cotesti nosiri antichi pacsani e delle
allre geuti di Mario non fossero stali lagliati a pezzi i Teutoni sul Ro-
dano con quel corpo numcrosissimo di armati confederati loro, che avea
penetrato nelle Gallic, avrebbero essi potuto senza ostacolo per la valle
di Slura passar le Alpi noslre ed arrivare nella Liguria Circumpadana
alle spalle di Catulo , assalito di froute dall' allro pur numcrosissimo
Corpo de' Cimbri , ondeche , senza questa troppo disdetta dei Teutoni ,
oltimamente e da esperti capiiani idcata secondo le regole migliori
della stratcgica si sarcbbe dovuta riguardare la pianta generale di quella
guerra dei popoli scltcntrionali contro i Romani.
A nonna poi di questa pianta generale doveano i condottieri di que-
sta grandiosissima iinprcsa ingcgnarsi di riunire il piili sollecilamenle che
per essi si potcsse tutle le forze loro a pie delle Alpi in Italia , per
far la guerra, secondo le massime degli stessi Romani e di tuUi i con-
quistatori, corta c grossa; ed a questo fine doveano studiarsi i Cimbri
di calare in Italia passando in un sito che pii gli avvicinasse al corpo
(loj Durandi , Saggio sulla Storia degli anlicbi popoli d'ltalia , pag. 5l c pag. 14^.
(11} Plutarco in Mario , p. 838.
DEI. CO?iTE CIANF. CAI.r.ANr NAPIONE DI COCCONATO. rj
del Teutoni g<\ Amlironi die veniva dalla Provenza ; ed ollrcaccio
cercarc uno de' passi men noti e mcno facili , onde , se avesse potato
riuscir loro d' ingamiare il capitano do' Romani clic andava S])iando Ic
loro uiarcic attravcrso alio Alpi , incontrare ostacoli ininori. Questa fu
la pratica di tuUi i piu sperimcnlati coudoltieii che giiidarono da tempi
piu anlichi sino a' giorni nostri esercilo a danno dell' Italia , il cercar
poco noti, Irasciirali, o poco cusloditi passi tra que' diriipi ; onde le Alpi
non furono mai di scherino per rmfelice lialia contro il furore de' ne-
mici. Tale era, non gia il passo conosciuto piu aperto e facile della
valle di Trento, ma bensi quelle delto, a' giorni nostri, del Sempione,
negli ulliiui confini dellanlica Rezia verso i Libici, ora I'Allo Novarese.
Questo era il partito che per la ragion di gucrra doveasi pigliare dai
Cimbri , e questo fu per rappunto quelle che di latto pigliarono.
Mollc e conchiudenti sono le prove che ce ne somministrano gli
anlichi scriltori , c specialmente Plutarco. Dall' Epitome di Livio sap-
piamo che i Cimbri si congiunsero nell'Elvezia co'Tigurini , che tene-
vano a uii dipresso la contrada che al prcsente >ien chiamata il Can-
tonc di Zurigo. Dall'Elvezia pertanto e non dal Trenlino doveano passar
in Italia , ed ottimo avviso era il pigllar lumc da' popoli confinanli col-
ritalia, quali erano gli Elvezii, ed alironde Gerinatii anch' essi , come
qucUi die erano meglio informati dei passi delle Alpi men pralieati ,
onde sorprendere i Romani. Catulo cio non pertanto che coUe sue genti
andava spiando le marcie de' Cimbri , e che a questo One campcggiava
(ra le Alpi, non volcndo, come lalvolta si e da alcuni capitani improvi-
damente pi-aticalo , dispcrdere in piu parti le sue genti , ne lasciarle
consumarc dall'asprczza del sito prima che non dal ferro de' nemici ,
lascio i giiiglii e le strette delle montagne , e si pose a campo alle
radici delle Alpi dove difeso dal sito e da un fiiime fortificandovisi po-
tesse contrastare il passo al nemico. Ne dovea pero gia egli lasciar
troppo grnn iratto di pacse lilicro alle devastazioni , agli alloggiamenli
ed alia sussistcnza dei Ciinbri , ma si bene scegliere il prime sito op-
portuno e meno rimoto dalle radici dcUc Alpi dove radunar polesse le
genti sue, schierarvisi, spiegarle tutte e venir con vantaggio a far gior-
nala. Per csser padrone del fiumc e di entrambe Ic spondc, dopo aver
fatto sopra di csso un ponle, lo fortifico con due teste di ponle, come
si chiamano. ^la qual fu cotesto fiumc ; il Durandi asserisce che fu I'A-
tosa, Cumc che scorre nella Valle d'Ossola , e sbocca nel lago Verbauo ,
8 OSSERVAZIONI ECC.
ora deito Lago Maggiore ; all'inconlro il signer Walckenaer pretende
che sia I'Adige , mollo piu nolo e famoso che non I'Atosa.
Plularco lo cluama rcplicatanicntc Ari7wu cd Ano-wvo; (la), e quan-
tunquc coiniincinenlc i traduttori, e non solo il Pompci ncUa sua U-a-
tluzionc ilaliana, ma eziandio ncUa lalina pubblicata dal Rciskc s'intenda
c si spicghl cpieslo fiume pci" I'Adigc, c per allro dcgno di parlicolar
considcrazione che il Freiusemio , che con lanla dollrina cd clcganza
eziandio fece i supplcmenli a Livio, assicura che sino da' suoi tempi i
critici piu eniditi leggevano in Plulai-co Atisonem non Athesim (i3) ;
dove scorresse poi lal fiume , e quale ne fosse il nome moderno nol
dice il Frcinscmio, ed era riserbato al iioslro coUcga il rinvenirlo.
Ne si opponga , che per li Cimbri ne' tempi andali dovesse cssere
impratieabile e piu disastroso che non al presente il passo del Sempione,
e che non si allargasse nella Valle di Ossola il piano in modo che
alloggiar vi potesse un esercito e corabatlere. Porciocche e da riflettersi
che le montagne ne' tempi anlichi ei"ano piu riveslite di IciTcno ; meuo
scoscesc , e per conseguente piii collivate e piii abitate di quello che
sieno al giorno d'oggi, e meno disaslrosi ne ei'ano i passi. Chi scrive
ha avuto campo di osservare i guasii falti alle contrade alpeslri uostrc
<lel Piemonte dal temjx) slruggiiore. Sclve foltissime ridolle a iiuda
pietra, vigne, di cui si scoprivano ancora le traccie, annuUate, e sotto
i suoi occhi medesimi , rovinare al basso i campi , ondc il nome di
rovine dato a parecchie regioni dei lerritorj di montagna , e se cio e
succeduto nel breve perlodo di pochi luslri, chi non vede quali de-
gi'adazioni negli alti montl e nelle valli devono di necessila esser seguite
nel corse di taiiti secoli , dopo I'cpoca della discesa de' Cimbri in Italia, e
Quaiilo cangiar pud lunga eta vetusta ?
Rispetto poi alia possibilita di porsi a campo un esercito nella Valle
di Ossola e ne'contorni del fiume Atosa , cosicche riguardar si debba
(|uel sito come una posizione mililare atta a frontegglar il nemico ;
onde Calulo abbia adoperato saggiamenle ad aspeltar a quel varco i
(12) I'lut. , Ediz. di Lipsia greco-lat. del 1775, p. 844 ^ 846.
{i3) V. Frciscmius , Supplcm. al libro LXVIII , n.° XLVI di T. Livio a Pro Athcsi FluTio
>■ I'luUrcus Atisoncra ponit : idquc hodic viris crudilis placcre video u. T. L. Tom. VII, p. ii5,
Amslcl. 1720. — II BaiidranJ senza csitazionc vciuna alTcniia che I'Atisonc non c altro fuorcbe
)i Tosa die scorre prcsso Domo d'Ossola.
DEI, CONTF, GIANF. GALEANr NAPION'E DI COCCONATO. Q
Clmbri , sel)l)ciie poscia per improvviso timorc nalo ne' suoi solilali, u
qualuiupie la ragion nc fosse , abl)ia dovuto abbandonarlo , rilirandosL
verso Ic pianure di Vercelli , i successi dclla storia militure de' lempi
posteriori il danno cliiaramenle a divedere.
11 P. BercUi iiella elaboralissima sua Dissertazione corografica dcl-
ritalia(i4), chiaina celebri nelle storie, anche nel medio evo, i Campi
Caniui sopra I'AtoSa , de' cjuali fa menzione Gregorio Turonese ( i5),
dove descrivc la battaglia in cssi campi seguita verso il fine del sccolo
sesto tra i Frauchi ed i Longobardi; c ben con ragione celelni nclle
storie vennero dal Beretli chiainati i Campi Canini, dacche I'imperalore
Coslanzo, secondo clie narra Ammiano MarccUiuo (i6), con migliorfor-
tuna clie non Caiulo, in quel sito medcsimo sconfisso gli Alamanni , ta-
gliandone a pezzi una gran parte, e ponendo in fnga il rimancnle; e per
ultimo anchc Sidonio Apollinare nel Panegirico di Maggiorano (I'j) ac-
cenna qucsti medesinii Campi, intorno alia posizione geogi-afica e mi-
litare de' qiiali non puo piu rimauer dubbio ■veruno.
Se alcuno hramasse indagare onde il nome di Campi Caniui derivasse,
sebbene , dacche non si puo piu dubitare del sito precise, cio poco
rilevi , e sebben troppo difficile cosa sia il voler sapere I'origine de'
iiomi, si potrebbc per soddisfar in parte a silTatta curiosila proporre
ima congettura, e quesla consiste unicamente nel rifleltere che, ignoran-
dosi ne' bassi tempi i falti deH'antica Romana storia, e rimancndo una
idea confusa clie famoso fosse quel luogo, siccome il rognome Catulus
altro non significa in buoua lingua lalina se non se cagiiuolino , percio
Canini , senza saperne il pcrche venissero denominati que' Campi , a
vece di cliiamargli Campi di Catulo.
Qualunque peso dar si voglia a questa coiigettura mia , rimane in-
concusso il sistema del Cavaliere Durandi, clie I'Atosa di Plutarco nulla
ha clie far coU'Adige, e che i Cimbri per la Valle dell'Ossola, e non
per quella di Treuto discesero nelle pianure del Vercellese.
(i4) Tom. X, R. I. del Miirator. , col. 4'J6.
(i5) Grcgor. Turon., Hist. Franc, lib. X, cap. Ill, col. 4SG, cili». di Parigi del Ruinart, iGgy-
(iG) «c Ad quern procOiUtm Imperator cgrcssiis in liaetios Camposque veiiit Caninos ». Antmian.
Marcellimts , lib. Xf^, cap, ly, pag. 72, cdiz. di Adriano Valcsio, Parigi 1G81.
(1;) Sidoniiis ApoU. carm. V ^ v. 3;G ;
u Perque Canis quondam dictos de nomine Campos ».
Ediz. del Sismondo Op. Tom. I , pag. ii;6.
Tom. xli. a
10 OSSERVAZIONI F.(.C.
\ do c ilie il sig. Walckeniier contrappone (i8) Floro a Plularco ,
anzi teuta d\ coiu'ili.ire la iiarrazionc tli Floro con qiiella di Plularco,
e biasluia il Duraiuii per aver in cerlo inodo riguai-ilalo Floro come
scritlore ronianzesco ; nia lasciaiitlo slare che i Coruciilarii di Silla, iii
cui parla della guerra coiUro i Ciinlni ( pcrsonaggio, giova ilripclcrlo,
non solo contcmporaneo , ma cost iiifoimalo ed iiitelligenle di cose di
guerra), compilali da Plularco, soiio seiiza paragonc iicssuno mollo piu
aulonlico monumenlo , die non ringegnoso e brillaulc compendio di
Floro, vissuto tanlo lein|!0 dopo sollo Adriauo; lasciando, dico, qucsto
da parte, Taccusa di narralorc di cose maravigliose ed incredibili , che
lanlo e come diic romanzeschc, non fu 11 Durandi il primo a dargliela.
11 sopracltalo Freinsemio, acccnnando cssersi dello da taluno ( e que-
st! e Floro ) die giunli i Cinibri alle sponde del Cume , tenlassero
cogli scudi e coUe mani stesse opporsi alia correnle per tratlenerla (19),
soggiunge : quod iion tarn ab ipsis slolide factum , quean a scriptoribus
pucriliter credilum uulumein (30) ; e dopo aver rifcritc allre consimili
cose, conchiude con dire quae merilo severiores eiiatn Gvaeci , caete-
roquin Caeta fabulis naiio , pro ridiculis et anilibus commenlis cx-
ploserc. Di questa slrana bravura de' Cimbri non fa menzioiie vtruna
Plularco , come pure non parla punto ne poco del loro lungo soggiorno
nella Venezia, dove non diversamenle che Annibale in Capua si lascias-
sero corrorapere dalle ddizic. Della Venezia non dice pimto ne poco ,
ma bcnsi che dopo aver coslretto Catulo a levar il camjio dalle sponde
dell'Atisone, cioe dell'Atosa , ed espugnata la forlezza che era in capo
del ponte, devastarono ampiamente il Iralto di paese privo di difesa ,
poslo Ira la Vallc d'Ossola e Vercelll, che tanto e come dire lulto
I'AUo e Basso Novaiese, nel teste greco xr,v yfipciu, che ncUa traduzioiie
lalina pubbUcata dal Reiscke si traduce semplicemente pei- agrum, scuza
far punlo ne poco menzione della Venezia.
La Guerra dc'Cimbri terminata colla sanguinosissima e per essl falale
(18) Walckcn. p. 3;o.
(19) FrcinsL'm. loco ciUlo , n. XLVIl , p. ii6.
(30) Floru lib. lU , pag. inilti 21G.
« AUicsini fliimon non pontc iiec navibus, scJ quadam stoUtUtaie harbavica priraum corjio-
>i ribui aggpcssi ; posUjuam rctinere aiiincm maiiiOus tt ctypeis fnislra Iciitaverant, ingesta obrutum
» .«}'lva traiisilucrc u.
DEL CONTE CrAKFn. GALEANI NAPIONE DI COCCOSATO. I t
glornata de' Campi Rauilii pi'esso Vercclli , e prccisameiile, sctoiiuo ihe
pcnsa il noslro Durandi ed anche un altro scrillor nostio, I'clcqantc la-
tinista il V. Gnido Ferrari, Novarese (21), nei campi ora ilelti di Ro (22)
sxil terrilorio di Biaudrate, avea avulo principio iiotabile spazio di tempu
prima.
La loro totale sconfitta non segui se non sc nell'anno di Roma 649
(23) , quandoche ( per non parlar di una spedizionc di cssi , di cui si
trova nn cenno in Giulio Osscqiiente aU'aniio di Ronia 640) giii pcne-
trali erano iiella Gallia Narbonese e con iirospcra fortuna vi gucrreg-
giavano (24) , avendo sconfitti gli escrcili Romani del Console Marco
Aurclio Scaiiro nell'anno 645 , e deU'allro Console Q. Servilio Cepione
neU'anno 647. I Cimbri, come e nolo, erano Germani venuli dalle spiag-
gie del Ballico, ma si erano congiunli non solo coi Teuloiii , ma ezian-
dio cogli Ambroni e coi Tigurini dell'Elvezia, nazioni ttitle germaniche
nemiclie de' Romani ; e da piA lati minacciavano le provincie romane ,
ritalia e Roma. I Tigurini eransi congiunli co' Cimbri ne' confini degli
AUobrogi (25) , dove nell'anno 646 tagliarono a pezzi la maggior parte
dell'esercilo del Console Lucio Cassio Longino, che lascio sul campo di
batiaglia la vita, facendo ])assare ignoniiniosamenle sot'.o il giogo le re-
liquie delle trnppe romane debellate (aO) ; e siccome i Tigurini erano
i piu vicini all'Italia , e de' passi delle Alj>i piit di ogni altri iuforma-
tissimi , sei-virono di guida a' loro alleati. Da tutlo cio si fa manifesto
che non dovcansi da essi in ncssun modo dirigere le marcie verso il
lontano , benclie piii aperto passo delle Alpi Trentine , ma bensi al piu
prossimo del Sempione , sia per non dilungarsi da' loro coUegati die
guerrcggiavano nelle Gallic , e jotersi coiigiungere ad essi onde con
tutte le forze loro invader ITtalia , cosa die sai-ebbe agevolmente loro
riuscila se i Teuloni e gli Ambroni non fossero stali disfalti da ISIario
presso le Arque Seslie, sia per prevalersi di xm passo men noto,e die
(ai) Guidonu Ferrari e Socictale lesu Dissertauones pertinenles ad Insubriae antit/uitates. Ah-
diolani 17O5 , pdij. 6^, Dissert. /K, de praclii loco inter Marium et Cynibros.
(j'ij Alpi Grajc pag. 86.
(lV) V. Nii-uport, Uisl. Rcipub. et Imperii Homani, Tarn. II, lib. VII , p. milii iiS c scgiiciitl
(a4) V. anihc Hook, Roman. Hist., Vol. VII.
(a5) Nieuport loc. cit. , pag. 119, ed ivi Epitome di Livio , 65.
(a6) V. Nieupoorl loc. cit. , p. 119 , c Ccs. dc B. G. , lib. I , EpiU di Livio 65.
13 OSSERVAZIONI ECC.
jicr consegu«:iilc supiioncMuio men guardalo c tlifeso da' Romaiii; c tale
fii pienaincnle lopinione del sopraccennalo P. Guido Ferrari csposla
in una lellera indii-i/./.ala al colto Ministro c faulore insigne degli scicn-
ziati nclla Loiiibardia, il Conle di Finnian (a'j).
L'idca d'invadere I'ltalia sc non era nala prima, vieppiii si confenno
in quelle nazioni gcrmaiiiche coUegale dopo Ic replicaie vittorie riportale
coiUro i Romani di la delle Alpi , e dopo aver depredate Ic proviiicie
iiicridionali delle Gallie; e Scauro, tre aiiui dopo di essere stato vinlo,
fu ucciso da Bojoi-iee , uno de' capi feroci di quelle genii , perche Iro-
vandosi ])rigioniero di guerra e chiamato nel eonsiglio dei capitani Teu-
loiiici (28), lento di dissuaderli dal passare in Italia con asserire che
i Romani erano invincibili. Si accinsero di fiillo a quella iropresa; e se
non a' Teuton! ed agl' Ambroni, a' Cirahri ed a' Tigiirini riuscl di pe-
nctrar in Italia pel giogo del Sempione. Q. Caiulo ne ebbe senlore ,
e si pose opporlunamente a campo nella Valle dcll'Ossola suUc sponde
dell'Alisone ( I'Alosa de' giorni nostri ) , non gia suUe Aljii , ma al
pie delle Alpi , in sito militai'e, assai aperto, do\e sboccano diverse
valli, e dove, come si e acccnnato, seguirono altre ballaglle nelle el;i
posteriori; vi si trincero, e forlifico entrambe le teste del ponle clic avca
giUalo sul Cume, sebbene per le ragioni dette sopra, abbia dovuto aljban-
donar quella posizione ritirandosi verso le pianurc di Vercelli , ove con-
ginnlamente coll' esercito di Mario colla famosa vitloria de' Campi Rau-
dii, e colla totale sconCtta de' Cimbri si pose fine gloriosamenle a quella
guerra.
Se Mario non avesse vinti i Teuton! e gli Ambroni nelle Gallie, che
aveano gia in replicati combaltimenti sbaragliali gli esercili romani ,
ed in Italia i Cimbri ed i Tigurini che aveano gia espugnate le fortiCca-
zioni suU'Alisone e messo in fuga I'csercilo di Caiulo, chi sa quale sa-
rebbe stato il destino di Roma e del romano inipero? Quale fosse il ter-
rore sparso in Roma da' progress! delle arm! de' Cimbri , e quanto
lungamcnte nc fosse durata I'impressione, niente lo da piii chiaramenle a
tlivcdere quanto i inali che si lemevano se i Cimbri slat! fossero vinci-
toi-i. Tra colesli mali osscrva il Cavaliere Durandi non doverei annoverar
(28) LclUrc LombarJc; Lcttcra VI , [>. G3.
(39) V. Diicupurt p. 119, cd ivi Epitome di Livio G7.
DEL CONTE CIANIR. CAI.EANI NAPIONE EI COCCONATO. 1 3
])uv (juello di cssere poi ridoUl i Romani a parlar la lingua cimbrica,
soggelto (li una clclle cleclaniazloui altribuite a Quiiitiliaiio (29) , quali-
(icundo egli encryicamcnte e con gencrosa francliezza , avuto riguardo
aU'cpoca in cui pubblico I'opera sua delle Alpi Graje (3o) , vale a dire.
I'anno i8o4 (3i), I'obljligo di dovcrsi scrvire di lingua strauiera per
imagine « forte c viva di servitii , perche ad ogni islante ce la rinfac-
n cia ; ad Ogni nostra parola ce la fa senlire , e racccnua ad altrui, non
)) altrimenti che i lividi solchi iinprcssi dalla sferza sul dorse deglL
)i schiavi ii. Soggiungc poscia con uobile indignazione chc « la strana
>i idea di coinandare ad un popolo collo di balbeltar una lingua non
» sua, non sarcbbe caduta in mente ai Cimbri , come in falli poi non
» vi cadde a' Goti e a' Longobardl non mono rozzi e feroci , ne a'
n Francbi, ne a tpielle nazioni di Lamagna, che assai piu tardi ebbero
» signoria in Italia ». Ne ebbe timore di conchiudere , ad onta del
giogo die pcsava allora sul Piemonlc , con dire che « il pcnsiero
» d'iinporre a un tratto una servitu, che tanto conlrasta a natura, pre-
)) supponc ncl conquistatore un cotale eccesso di vanita e di leggerezza,
» che dell'una i barbari non ne sono troppo capaci , e dell'altra il loro
)> buon senso medesiino baslerebbe ad allonlanarne pcrsino I'idea ».
Ma supponiamo che trecento od anche quattrocento niila Settentrio-
nali ( che di piu certamente non furono i Cimbri co' loro alleati) si fos-
sero sin d' allora stabihncnte Ossali in Italia colle loro famiglie e donne
eziandio e fanciulli, una delle due cose ne sarebbero seguite ; od avi'eb-
bero essi apprcsa la lingua lalina, come I'inipararono non solo gli Etru-
schi ed i Liguri e gli Insubri ed i Veneti, che aveano pure le lingue
loro natie, e non ostante inipararono tosto la lingua del Lazio, e pro-
dussero un CaluUo , un ^ irgilio , un Livio ed altri luuii primarii della
classica ed aurca latinita, come I'impararono gli stessi Galli transalpini
coU'andar del tempo ; od avrebbero gittato i semi dell' italiano idioma ,
onde sarebbe taiito tempo prima nato un diverse liuguaggio, come, sei
o sette sccoli dopo, dalla mcscolanza medesiuia dei settenirionali popoli
{29) jin Cimbric.e loquendiim , Quiutil. Dccl. III.
(3o) Duraudi, Alpi Urajc p. 88.
(3i) RiGut6 il Cavalicrc Durandi ragguardevole carica oflcrtagli a' tempi della invasioot dc'
Frances! , ed iiisistiiido il I'ersonaggio chc glicla oflTiiva dicendogli sc non aniara egli la sua
pati'ia , rcplic6 il Duraudi , clic appuulu pcrcUc Tamava non oc pulcva vcder la loviuj.
1 \ OSSKRVAZIONI ECC.
coiKjiiistalori co' nalivi Italiani ne venne a poco a poco la lingua nostra,
cosicche vaiilato avreiniuo per avvenliira verso il fine ilcl regno cie'Lon-
gobardi ed il principio degli imperalori Carolingi qiiegli stessi padri
della lingua, un Dante, un Petrarca, lui Boccaccio, clie lanto contri-
huirono a dirozzare tutta la ora colta Europa. In qucsto secondo caso la
civilizzazioiie avrebbe fatto niollo piii rapidi progress!, ne le tencbre del
ferreo secolo X si sarebbero addensale siiUa faccia dell'Italla.
V'lia di piu ; prescindendo dal sopracccnnato particolare della lin-
gua , se il Senalo Romano realinenle avesse posto in pralica la massima
che, ingannando le slraniere nazloni , dava voce di professare, cioe di
voler fare alleali e non suddili; e se in consegiienza avcssero concessc
a' Gimbri quelle terre da coltivare in Italia , che dimandavano coll'ob-
bligo d'inipugnar pur essi le armi in difesa di Roma, ne sarebbero de-
rivati moltissimi e i-ilevantissimi vantaggi.
i. fama die il celebre Gravina fosse usato dire, che per rimettere il
buon gusto in lelteratura e, quello che piu rileva, il buon costume, era
eali d'avviso che sarcbbe stato buona cosa che venissero in Italia du-
cento o trecento mila barbari. Qualora sussista die il Gravina iiutrisse
da senno tal brama , io voglio credere che la noja delle cose presenli ,
ed il saziarsi che fanno gli uomini del bene come del male , secondo
che nolo il Segretario Fiorentino, abbiano contribuito a far germogliare
sifialta idea neU'anima nobile , grande, ma alquanto dispetlosa di quel
fervido Calabrese. Peraltro dei popoli settcntrionali , e de' Cimbri in
ispecie , un piii fieddo ragionatore e riflessivo , il rinomato Blakstone ,
ne formo e inanifestamente ne spiega vanlaggioso concetto. Qucsti, seb-
bene comeutatore delle taiito vaulate leggi d'Inghilterra , non si mostra
avvcrso al sisiema feudale , e ravvisa I'origine antichissima de'feudi ndle
settcntrionali nazioui, che per compiacenza verso i Romani, dice egli,
noi chiamiamo tultora barbarc. Osserva che i Cimbri ed i Teutoni nella
lore prima irruzioue in Italia, un secolo circa prima dell'Era cristiana ,
cliiedevano a' Romani ut marlius populus aliquid sibi tervae daret
quail slipernliicin : caeterum ut vcllet manibus atque armis suis ulcretur.
Terre concessc in islipendio iu corrispeltivo del militare c personalc
servizio, che e questo, dice il Blakstone, se non se la sostauza de' feudi ?
Soggiunge poi die sifTatta costituzione feudale e la medesima che si dif-
fuse piTi ampiamente quando , scttecciilo anni dopo , i Salii , i Borgo-
gnoni, i Franchi invasero le Gallic, i Visigoti la Spagna, i Longobardi
DFr. CONTE GIANFR. OAI.F.AM 5t\PI0iNE Dl COCCONATO. 1 5
Mlalia, sislema clie contribiiiva ad un tempo a distribuire ed a pioleg-
gere i territorj acquistati. Di la probabilrneiile , soggiunge il coiijcnla-
torc delle leggi dinghillerra, I'impcralore Alessaiuho Scvcro ( e per cou-
segucnlc multo tuinpo prima delta caduta dell' Im])ero d'Occidciile) pi-
glio I'idea di dividerc e partirc le terre dcUe conlradc conquislatc Ira i
suoi general! ed i soldali vitloriosi , mediante la condizione di esigeme
il mililare servizio da essi e dai loro ercdi ; c soggiungcri) io clie il
coiicedcr lerreiii da collivare a' soldati per istipendio o per ricompensa,
0 cosa clic, anche sciiza ricercanic rorigiiie presso i soli popoli sellcn-
trionali , nasce e sorge dalla nalura stcssa dcUa glusla od ingiusla con-
(julsla. Di una siffatta pratica ne abbiamo a' giorni nostri veduti consi-
niili esempi , e nienlre si esigeva chc si dichiarasse giierra al sistema
feudule , lalifondi c tiloli anticlii gia anncssi a'feudi si accordavano a'
favorili mililari; tanto e diverse il piu delle volte qiiello che realmenle
si fa da cio chc si vuol dar a credere di volar fare. E non solo specie
di feudi sono del pari i Timari presso i Turchi , clie i Bostelles dcgli
Svezzesi ; ma feudi in certo modo le clientele presso gli anticlii Ro-
mani , e sopraltutto le colonic mililari che si pianlavano a' conlinidel-
r impcro. Ad ogni modo il rigoroso sislema fcudalc non riccvette or-
diuc e forma se non se dopo il mille , mediante I'opera di Italiani
giureconsulli, sebbene sulle antiche basi dcgli usi di j opuli sellentrio-
nali (3 2), ne occorreva che altri piu cleganti, ma non piii sensati giu-
risti dessero biasimo all' Italia con piii mal umore che biion giudicio,
come si csprime lo stesso Blackslone, per aver adotlato in quesia parte
le leggi de' Longobardi (33). E una Icgge impreteribile di nalura che i
robusti , i potenti , i doviziosi ed armati difendano e protcggano i de-
boli e gli iiicrmi se giusli e dabbcne; gli opprimano se malvagi.
Ma se e Iccilo riuiitare Ll\io (34) in quella parte, in cui da lui si
suppone chc Alcssandi'o avcsse porlatc le anui sue in Italia ccntro i
(33) OgnuD sa chc le consuctudini de* feudi furono compiI;itc da Oberto dc Orto c Gcrardo
riigro Consoli di Milano , circa I'aiino ii5i , e Tcnnero quiiidi comcDtate dal dotto c colto giu-
i-ecousulto fraacesc Eguioai'do Baroiic qualtro sccoli dojio , v. Cursinius de Pace CotutantiOj cap. I ,
p. 7 ef 8 , EtjuinarcU Barvnis tie DenfficiU , Lugituni 1049.
(33) Italy iUclf ( as some of ttic Civilians vith more liplcctlian judgement , liave expressed it )
belluinas atque J'erinas immunesque Langobardorum leges accepit.
(34) T. Liv. lib. IX, n. iG, 17, ccc.
ifi OSSF.nvA7.IOM VA'.C.
Roinnni; fucciiisi un'alira supposizione di gencre diverso : facciasi caso
clie i Cimbri c gli allri popoli loro coUcgali, alio stesso inodo clie avcano
riportale segnalatissime vittorie conlro parecchi generali Romani, cd es-
pugnate le Irinciorc di CaUilo a ])ie dclle Alpi , costringendolo a Icvar
il canipo dalle spondc dcU'Alisone cd a ritirarsi prcsso Ycrcelli, avessero
aviuo cgualmcntc la sorte di vincer Mario e d'iinpadronirsi di lulta Ita-
lia e di Roma , quali re sarebbero stale le conseguenze non solo per
quanto si apparticnc alia lingua (del clie si c toccato piu sopra ), ina
in ordine a' coslumi cd alle cose di governo ? Sarebbe stala I'llalia piu
infclicc, ovvero piu avTcnIurata? Per poter formanie qualche congetlura,
pei" mero esercizio accademico a dir cosi, e non diverso da quello della
Disserlazione sopraccennata aiiribuita a Qnintiliano, conviene parago-
nare i Romani di quellepoca coUe nazioni germaniche conleinporanee.
Del grado di coltura , delle arti , del governo e del costumi de'Romani
e facile formarsene un'idea, essendone pieni i libriantichi e moderni ;
e tultoche dci Gcrniani non possiamo aver allra contezza^ fuorche da
quel poco clie ne accenna Cesarc e daU'opuscolo posteriore di Tacito,
entrambi scriltori Romani , con tullo cio abbiamo lanto che basta , c
non ne risulta svantaggioso per gli antichi Germani , e per li Cimbri in
ispecie , il paragone ; massimamcnle sc intendiamo di ragionar dei P.i-
trizi , dei condollieri degli esercili, de' magislrali e di luUi coloro clie
aveano ingerenza nel governo, o clie per credilo, per polcnza od in
qualunque maniera trovavario modo di diventar capi di parte.
Di falto , menlre un complesso di assurde superstizioni formava la
sostanza della religion popolai-e de' Romani , dominava I'cpicurcismo
tra i granJi ; la dissolutezza poi era tale che ogni ordine di persone
ne era coulaiuinato , come si fa manifesto per li frequentissimi scan-
dalosi divorzi , per cento e settanta matrone convinte di aver , sin dal-
I'anno di Roma 4a 2, ne' tempi creduti i pii\ virtuosi della Rejnibblica,
avvelenati i loro mariti , e per il tempio erelto a Venere pochi aniii
dopo col dcnaro delle mulle esatte dalle matrone impudiche , sccondo
clie non pote far a meno di rifcrir ncUe sue storie lo stesso panegc-
rista de' Romani, Livio (q. v.). Basli poi i versi soli di Catullo per far
testimonianza delle piii abominevoli oscenila anclie de' personaggi piii
grandi , e nefandila non insolite in suite guerre stesse e nc' campi ,
come e cliiaro per il fatto di quel soldalo, di cui appunto fa mcnzione
Plutaixo nella vita di Mario, coslrcllo ad uccidere un cenlurionc per
DEL CONTE CIANFR. CALEANl KAPIONE DI COCCONATO. IJ
iscampare dalla hnitalila tli lui. Tanla la sete tlell'oro che Giugurta a
quel tempo esclanio, come tulti saniio, che ogni cosa era venale in Roma.
Non miaore quella del sangue , e versarono torrent! di sangue romano
del pari il vincitor de' Cimljri , Mario, cbe il suo luogotenentc Silla ,
quasi volessero che le ombre loro non andassero errando sui Campi
Raudj invendicate. In falto di governo I'anarchia dominava Ira una de-
mocrazia furihonda , una mal sicura aristocrazia , una oligarchia feroce.
Ecco quindi comparire gli orrendi tricipiti mostri dei due succcssivi
Triumvirati che riemj)irouo Roma e I'ltalia tulta di lutto, di proscrizioni
e di carnificine , e sorgere finalniente da questo caos di scelleraggiiii e
rovine non il governo di un solo , ma un vero dispotismo scnza leggi
fondamcntali , scnza ordine di successionc , non diverso dal barbaro
impero Ottomaiio ; e Cesare , pcrche plu aslulo, cseguir quello che
non avea sapulo recar ad efletlo Calilina.
Per lo contrario costumi sebben rozzi e feroci , pero incorrotli, tra'
Germani (35) ; la fedelta conjugale perpetua, la forma di governo tut-
toche imperfetta nclla sostanza uionarchica, la successione dei re slabi-
lita, e dinaslie di regnanti Ira di loro di lunga serie, come Ira i Ma-
i-amanni ed i Guadi specificamente attesta Tacito di una stessa famiglia
(36). Che se lutto in Roma era venale a' tempi di Mario , i Cimbri
( per restringcre ad essi il discorso) di tal fatta sprezzavano le ricchezze
che dope la sconfitta di Cepione , di cui non ne era toccata altra piu
sanguinosa c funesla per li Romani dopo la fatale giornata di AUia ,
tutto I'oro e I'argento trovato tra Ic spoglie giltarono nel Rodano, mo-
strandosi in tal modo piu niagnanimi nel non fame conto di quell' Ugo
del Balzo che parti i tesori co' piedi quando regnavano i costumi gcne-
rosi dell'antica cavalleria. Ne generosita minore verso i vinti dimoslra-
rono, qualora dopo di aver costrelle le genii di Catulo a Icvar ilcampo
nella Valle deU'Ossoia , ed espugnala la fortezza che avea piantato al di
la del Hume Atisone e fattone prigioniero il presidio , lo lasciarono an-
dar libero in premio della valorosa difesa (3'j).
Del rimancnle i Cimbri erano foruiti di scudi , di spade e di arma-
ture tali da fame pompa per incuter terrore ne' soldati romani ; non
(35) V. Tacit. Germ.
(36) Tiicii. Germ., n.° VII e n." XLII.
(3;) V. Plubirco in Mario.
Serie II. Tom. i.
1 8 OSSERVAZIONl ECC.
mancavano pertanlo sin d'allora di arli fabbrlli, tie ignoravano la lat-
lica, non gi;\ correndo disordinatamente , ma bcnsi Ijallendo !e armi,
e tutti insieme inovendosi con regolato passo mililare , secondo che si
legge in Plutarco (38). E qxianlo a' progress! gia falli da quelle genti
settentrionali verso la civilizazzione, gii conoscevano i bcneficii die dal-
I'agricoltura e dallo stabile possesso de' terreni necessariamente ne de-
rivavano ; dacchc quaimnique non amassero essi di diirar la regolarc
fatica di sboscliire c dissodare i terreni delle fredde loro regioni , la
prima dimanda, come si e detto sopra, fatta al Senate di Roma, era
che si conccdessero loro fertili campagne in Italia da coltivare : crano
in una parola pei'venuti a quel segno in cui dirozzandosi i popoli dalla
condizione di cacciatori , di pastori e di depredator! , passano grado -a
grado a qiiella di colliA'atori.
Posto quanto sopra, qnalora i Cimbri sin dal secolo di Maiio si fos-
sero impadroniti dcU'Italia, non e cosi facile il dcterminare se gli Italian!
sarebbero stati piii infellci d! qucllo che il furono continuando sotto il
dominio dl Roma. Se fosse toccato all'Iialia , come il fu poi parccchi
secoli dopo , un sovrano pari a Teodorico , che sebben nel fine de' suoi
giorni abbia osciirata la sua fama coUa morte di Slmaco e di Boezio ,
fu senza paragone nessuno migUore e men sanguinai-io di Mario c di Silla,
e se avesse avuto per roinislro Cicerone , che s! abbatte a nascere a'
tempi della guerra cimbrica, il piii savio, il piu colto, il piii dotto ed
cloquente de' Roman! , come Cassiodoro il fu del re de' Got! , si sa-
rebbe, secondo ogni verosimiglianza, staljilita una piii rcgolare forma di
govcrno monarchico, che qiiclla non fa dell'impero; e Cicerone, in vece
di cader vittima del furibondo Marc'Antonio, avrebbe pac.itamente in
mezzo agli amati suoi stud! terminato , appunto come Cassiodoro, ! ben
vissuti suoi giorni.
Che se ragionar vogliamo de' coslumi, migliori al cerlo erano quell!
de' Cimbri a' tempi di Mai'io , che non quell! de' Roman!; de' qiiali Cim-
bri , da cio che nc lascio scrillo Tacilo rispetlo alle nazion! luttc ger-
maniche , non v! ha dubbio che sin d'allora dir gia s! potcsse quello
che disse poi dopo de! Got! Salviano : Quae Romani polluerunt forni-
catione , mundant barbavi castitate ; impudlcitiam nos diligimus , Gothi
(38) riul. in JKriu, p. aC;
DEL CONTE GIANFn. OALEAKI NAPIONE DI COCCONATO. ig
cxecranlur ; puritatem nos fugiinus , illi amant ( Salvian. de Gubern.
Dei, lib. V ).
Prcvcdo clic non mnncheranno ccrtuni di acciisarmi (U hcl nnovo come
panngii'ista de' barbari (Sg), mentrc inlendo Soltaiilo di porre in picna
luce i vizi do' popoli in cui la conuzione morale fa I'estremo dclla sua
possa. Quando una nazione e per sua colpa e per somma sciagura
. giunta a qucslo grade di pcrversila, non mancano nclla fcccia del volgo
in gran numcro i barliari , la qual feccia agitata e messa in fcrrocnto
da capipopolo dolali , per giusto casligo delle iniquita, deiriiigcgno di
mal fare, e peggiori assai de' capi delle tribii barbariche, ollremodo piu
funesli ricscono cotesli inlenii usurpalori , clie non i conquislalori
stranieri.
L'ingegnoso e riflessivo scriltor inglcse Tomraaso Blackvell (4o) os-
sei'va che i popoli scltenlrionali vincilori de'Romani, quantunque fossero
ben lungi dalF essere colli al pari di essi , erano franchi , temperati e
valorosi , e clic sccondo qucUa legge siabilita ed eterna, che governa il
mondo e trasfcrisce gli imperj da un popolo ad un altro , in forza di
queste virtu soggiogarono i dcgenerati Rcmani. Poteva aggiungere che
erano gia stali soggiogali prima non solo dai vizi , ma dai barbari Sorti
in loro seno e dagli usurpatori romani.
Meglio forse non era per li Romani lo csser vinti dai Clmbri , mo-
rire valorosamente combatlendo, ed aver per monarca un Teodorico od
anche un Arminio , che non cadere sotlo la dominazione di un Mario ,
di un Silla , e de' Triumviri che crudelmente ed ignominiosamentc li
trucidarono quai bruli , insensali ed incrmi , e spogliarono nelle civili
guerre delle sostanze a vicenda colore che seguito aveano fatalmente una
o I'altra di quelle sciagurate fazioni , ])er arricchire i satelliti loro, tra
quali i barbari stessi ? Ne i Goti, ne i Longobardi furono cotanto inu-
mani ; Cesare , di cui la posterita , abbagliata dalle apparent! belle qua-
lita sue, non seppe recar giusto giudizio de' suoi vizi real! , fn liranno,
e non scppe esscr monarca. Non solo si prevalse dei barbari per domare
i Romani , ma auuovero barbari uel Senate ; onde , come sappiamo da
(39) V. Paragonc.
(40) Blackrcl, Memoirs of Uic Court of Augustus , Tom. II , p. 371 , v. ancbe pag. 3GS.
(4i) Svtl, in Cats. , cap. 80.
20 OSSERVAZIONI ECC.
Svetonio (4')» * norma dcU'uso antico de'Romani di vendicai-si del go-
verno con molti alTissi ne' pubblici luoglii , vi si trovo scrilto : Bonuni
factum, ne tjuis Senaiori novo Curiam monstrare velit (42); e pubbli-
camentc si cantava dal volgo : in curia Galli bracas dcposuerunt , latum
clavum sumscrunt. Per la qual cosa anche sollo Augusto da Svetonio
medesimo venne il Senato qualiGcato (43): Senatorum deformis et
inaudita tiirba erant enim supra millc , et quidam indignissimi et
post necem Caesaris per gratiam aut praemium allecli.
E quanto alle possession! non era pur forse minor male il concedere
una porzione ai Cimbri a convenienli patti dei latifondi posscduli da'
magnati romani , cagioni della rovina d'ltalia , come disse Plinio , piut-
tosto che spogliarne senza riguardo e meno indislintamente i posscssori
anche dei terreni poderi, come si pratica in seguito alle proscrizioni
ed alle leggi agrarie promulgate dai Triumviri ; leggi alle quali savia-
mente sempre si era mostrato cotanto avverso Cicerone ? Di quale natura
fossero coteste leggi e quanto ingiuste lo impariamo non solo da Dion
Cassio ed Appiano Alessandro (44) > ma dalle Egloghe slesse di Virgilio.
In forza di uno di qucsti atti arbitrarj violenli e tirannici di Augusto
piuttosto die legge, emanato nell'anno di Roma 7i3, spoglio gli anticlii
e Icgittimi possessor! do! loro fondi in tutta Italia, con riparlire in fa-
vore dei soldati veteran! gli interi territorj , senza riguardo nessuno(45),
ancorche i possessor! non avessero seguito la parte contraria a' Trium-
viri ; perciocche siccome per rimunerare in qiiesta conformita tutti !
soldati c per appagare pienaraente I'avidita loro non era bastantc il ter-
ritorio di una determinata citta , non si avea ribrezzo di privare delle
possession! loro i padroni delle vicine.
Tale fu il caso di Virgilio , cacciaio da un centurione da' suoi poderi,
allesoche non essendo sufliciente per li soldati veteran! I'intcro territo-
rio d! Cremona , si era estesa a quello di Mantova la ripartizione de'
li-rren! , onde esclama il pastore Meri nell' Egloga IX (46) : Mantua ,
vtte miserae nimium vicina Cremonae. E che barliar! fossero per la mag-
{\i) V. Niewpoort , Tom. 11 , pag. 444-
(43) V. S^cl. in Cacs.
(44) V. la Corda sopra la Buccolia.
(43) Dion. Cass. lib. XLVIIl , Tom. I, p. 53i , cdh. del Rimaro.
(46) Virg. , Egl. IX, V. ag.
DEI- CONTE GIANFR. GALEANI MAPIONE DI COCCONATO. 31
gior parte e peggiori de* Cimbri colesli veterani si raccoglie da quella
Iroppo giusta lagnanza di Melibeo nell'Egloga prima (47):
» Impius haec tam culia novalia miles habet ?
n Barbaras has segeles ? En quo cfiscordia cives
D Produxit miseros ! en queis conserimus agios !
Con quail modi poi si eseguissero siffatte ripaitizioni in pratica , lo
da a divedere quanto accadde a Virgilio medesimo. Avea giu egli ot-
tenuto , mediante i buoni uiTici nulla meno die di Pollione e di Mece-
nale , la grazia da quel giovane feroce , che venr.e poscia denominalo
Augusto , di rimauer al possesso del suo palrimoiiio; ma cio non oslante
recatosi in Mantova per ricuperarlo, ben lungi dall'oUenere reffelto della
grazia, fu dal nuovo possessore maltratlato in tal guisa, clie non avrebbe
salvato la vita , se non si fosse gittalo a nuoto nel Mincio. Portaiosi
quiudi in Roma per impetrare da Oltaviano un nuovo e piii efficace de-
creto , scrisse la sua Egloga nona in cui ravvisa il Rueo (48) una spe-
cie di supplica, c si vuol credere die , piultosto un compenso presso
Napoli, die non I'avilo patrimonio abbia egli potuto oitenere dal tanto
da lui cclebrato Augusto , die non avra voluto rivocare I'ingiusta largi-
zione fatta al suo veterano. In fatti il Poema delle Georgiche, sebbene,
come vogliono alcuni critici presso I'inglese scrittore della vila di Virgilio,
Crusius , rappresenti e descriva il sistema deU'agritollura delle cam-
pagne di INIantova , e non di quelle del clima di IV apoli , cio attribuir
si dee, dic'egli (49) > allainore della primiera patria; che del rimanente
non v'ha dubbio che fu dettato in Napoli, attestandolo Virgilio mede-
simo col dir che fa
» Illo, Firgilium me tempore diUci salebat
n Partenope
Ad ogni modo, se lo sventurato Pocta non fosse scampalo dalle mani
di quel soldato feroce , di cui s'igiiora persino il noma , gittandosi a
nuoto nel Oume, sarebbe rimasla priva la pcstcritu non men del piu
(47) Virgil. , Egl. I , T. ja.
(48) Bueus in vita Virgil, etd ann. 713.
(49) Crusius , the Lives oi the Roman Poets , vol. I , {ug. 49 1 ^-
33 OSSERVA.ZIO.N'1 ECC. DEL CONTE GALEAM NA.P10NE Dt COCCONATO.
limato e perfetto Poema uscito dalle mani di lui , le Georgiche , che
della s]>lcndidlssiitia Encide.
Or chi negar vorra che minorc sciagiira per gli Italiani tutli stata
sarebbe clie il Senate avesse ceduto una parte dei terreni ai Cimbri ,
od eziaudio che fosse slata conquislata alcuni secoli prima dai barbari
stranieri I'ltaha, piutloslo che venire slraziata Si crudelmente e si lun-
gamenle dai barliari nali nel proprio seno dalla corruzione politica e
morale. Piu pregiudiciali e piu schifosi sono i frutti putiidi, che non
gli accrbi ed iminaturi. Siir.ili a questi nllimi sono i popoli barbari per
natura che possono giungere a maturila. Non cosi i popoli corrotti dai
vizi e c;iunti, a dir cosi, al grade di piUrefazione. Questi e impossibile
il ridurli a buono slato se non se passando per tutti quei gradi , per
via di cui dalla corruzione eslrema rinascono lentamente, e compajono
di nuovo gli elemenli della riproduzione, dopo pero una fatalissima dis-
soluzione lotale.
RAPPORTO BELLA GIUIVTA
INCARICATA
DI ESAMINARE LO SCRITTO INVIATO AL CONCORSO DEL PREMIO
PnOPOSTO DALLA CLASSB CUIf SL'O PBOGnAMMA DEL 39 MAGGIO l836
Appvovato neli.Idunanza dcL di 11 del l833.
J. I vanto attribuito all'Italia di essere stata maeslra dellc altre nazioni,
e di avcrle indirizzate nei primi passi dell' odiema civilla genera na-
turalmcnte il dcsiderio di conoscerc i metodi e le vie tenule da£;li avi
uosiri per acquistare cosl splendido onore. Affine di secondare un tale
desiderio , e di contribuire dal canto suo a fame conseguire lo scopo,
I'Accademia nostra ebbe, gia da qualche anno, in costume di proporre ,
per tema agli studiosi clie ambiscono le corone da essa disUil)uite, Til-
lustrazione dellc usanze e degl' islituli d' Italia, senza la perfelta cono-
scenza dei quali, non si puo ben distintamente comprendere, ne compa-
liblltnente descrivere la serie delle pubbliche viccnde di lei.
Ma tra sllTatle usanze e cosili'atti istituli pochi sono clie , in iinpor-
tanza, agguagliuo quelli die conceruouo agli ordinamcnti dcUa milizia,
poiche niuno piii conferir poteva aU'interna ed aU'esterna sicurezza ,
owero airambizione delle citla , delle repubblicbe e dei regni. Quindi
parvc che intorno alle anticlic inilizie esercitatc in Italia aggirar si do-
vessero i lavori ricliiesti. II tema pioposlo col prograinma del 29 mag-
gio 1 836 abbracciava qualtro parli distinte , vale a dire :
i.° L'origiue delle compaguie di venlura ;
a." I loro progressi ;
3." II ccnno delle loro principali fazioni in Italia fine alia morte di
Giovanni dc' Medici, capitano delle bande nere ;
24 RAPPORTO
4° La dichiarazione della parte che ad esse si puo ascrivere nel
I'iortlinaraento delia milizia Italiana,
La vaslita deU'argomento, che si fa manifesta al solo cenno dei punti
in cui esso e partito , congiunta col brevissiino spazio conccduto di ap-
pena sedici mesi per trattarlo, sgomenlo per awentura i concorrenti ,
e dillalto uno solo fu quello, che presento 11 suo li»voro al tempo pre-
fisso. Non accade percio di cntrare in discussione di qualita relative
ed ill calcolo di ]>i'oporzione di merito , ma basla vedere se I'opera
inviata , e che porta per epigrafe il passo di Dante » ;
si mi caccia il lungo tema ,
che spesse volte al fatto il dir vien meno,
corrisponda pienamente alle mire deUAccademia.
La parte piu difficile del lavoro era senza dubbio la prima; quella
cioe che ragguarda all'origine delle compagnie di ventura. Iraperocche
i documenti , che possono seivire alio schiarimento d'una qualsivoglia
istituzione Italiana, tanto piii scarseggiano e tanto ne e piii malagevole
r intcrpretazione, tpianto meno si scostano, per la loi'o data, dai tempi
della calata dei Barbari. A cio si aggiunge che la ricerca dell'origine
delle cose e per I'ordinario scabrosa , poiche non di vado avviene , e
massime nelle facende politiche, che piii cause, assai difficili a determi-
narsi, insieme concorrano a prodiirre un solo efietto. Per qucsta ragione
e per la troppa fretta in cui fu dettata I'esaminata scrittura , essa lascia
in qiiesta parte alcun che da desiderare.
Cio non pertanto I'autore si e, a parer nostro, messo nella buona via;
che , sebbene in quelle tenebre vada per forza aiquanto a tenlone
])ure non tralascia d'avvertire come in mezzo a quegli antichi sconvol-
gimenli non si spegnesse mai del lutto nei comuni d'llalia la mcmoria,
ma vi si serbasse all'incontro, sebbene imperfetta, la tradizione delle Icggi,
delle norme Romane anche ncl fatto della milizia. Acccnna come an-
dasscro a poco a poco in disuso ; poi va ricercando sino a qual segno
i tonieamenti e le giostre celebrate nelle corti bandite dei signori , i
viaggi de' pellegrini di Perugia e le stesse escursioni di Fra Dolcino
abbiano contribuito ad introdurre I'usanza delle compagnie di masnadieri.
Merce di cosiffatte ricerche , e piil spezialmente ancora merce del-
I'accuratezza , che noi lo confortiamo ad usare con maggior diligenza ,
DEfXA CIUNTA IKCARICATA DEI.l'eSAME ECC. 25
nel (listinguere Ic diverse manicrc di reggimento a cui i comuni , Ic
citli e le pro-vincc d'ltalia ol)bedivano , quando , caduta in discredilo
la milizia a piedi, le fu soslituita quella a cavallo, siamo persuasi che gli
riuscira di dilucidare, il piii ampiamente che sia possibile, i veri mo-
livi per cui le cilia Ilaliane furono quasi, per dir cosl , scnza volerlo,
e per causa delle fogge inlrodottesi nel guerreggiare , coslrctle ad in-
Iralasciare la lodevolc usanza di commetlere le armi ai loro ciUadini,
e di aflldare invecc la cura delle proprie contese e dclla propria difesa
a soldati prczzolali e stranieri.
Niun accidente , di cui abbia fatto menzione la storia , e sfuggito
aira>'vedutezza deirautorc per rammentare le prime squadre d'ai-mali
che ebbero sembianza di conipagiiie di vcntura. Tali sono , per cagion
d'esempio, la calata di Lodovico il Bavaro e di Bcltraino del Poggello,
le schiere raunalicce e le imprcse di Lodrisio Visconti , la gucrra ac-
cesasi contro Mastino della Scala , di cui Lucca e stata il molivo , ed
altre simili vicende. E parlando degli eserciti in esse adopcrati , non
omise di far paragone dei medesimi colle corapagnie de'masnadieri che
nei tempi islessi si travagliavano iu Francia ed in Germania , dove al
certo le guerre si guidavano con ferocia e con crudella non minore di
quella con che si guidassero in Ilalia.
La dcbolezza , I'ambizione , la pi'ava ingordigia di consolidar coUa
forza un giogo iniquanicnlc imposlo sopra de' suoi induccvano per lo
Y>\ii i principi ad accettar gli aiuti di cositlalte compagnie ; ma come
prima si era conscguito lo scopo per cui erano state chiamate , esse
diventavano ospiti incouiodi e danneggiatori, per modo che beato si teneva
quegli a cui , per via di ncgoziali o di raggiri , riusciva di lil)erare i
suoi doiniuii da quella tempesta , e di rovesciarla sugli slati di vicine
o di lontane podcsli vacillanli. In tal guisa Rugger© dc Flor , capilano
della coni]>agnia degli Aluiovari , la cui spedizione fonna uno de' pii\
begli episodii della sloria Bizantina de' tcu\pi bassi, lascio la Sicilia c
gli stipcndi del re Federigo, per condursi in Levante; e per lui non
istelte, sc non si rialzo in modo pii\ stabile la fortuna del Greco impe-
rio , e non si fecc meglio alia a resislere alia prepotenza delle anni
Turchcsche.
Non poleva I'autore enumerare i general! moimenti die servirono
d'ocrasioiic o d'esernpio alle compSgnie de'masnadieri, senza far cenno
delle crociate. Ad esse si moslra anzi avvcrso die favorevolc , e lamenta
Serie il Tom. i. 4
a6 nAPPoiiTo
rlic niolti uoiniui si cooiluccssero a far passaggio in Oriente , in luoc;o
tl'adoperarsi nelle guerre plu dircttamentc speUauli alia loro palria. Se
egll inira solamente all'Italia , nou e da pretermettere che Ic crociate
appunto furono roccasione per cul, nelle principali delle nostre rcpub-
bliclie , si destarono e rindustria del commercio cd i primi semi del
collo viverc. I falli dogl'Ilaliani in quelle sanlc ed ulili iinpresc formano,
nella seric dcUe loro vicende, una parte piu splcndida cd assai pii pura
di (£uclla che conccrae alle loro perpetue inlenie contese. Che se I'au-
tore niira in complesso all'Europa , non si puo contendere alle crociate
il prcgio d'cssere state il solo argine onde si x'espinsc la furia dei Mao-
inettani che, nel gagliardo impeto d'un fanatismo novello, minacciavano
d'invaderla quasi tutta. Di piu con-evano tempi sommamente rotti , ne
v' era piu quasi Fombra dclla civilta , la quale , a parer nostro , non
esercita la bcnefica sua influenza, se non quando la maggior pai'te del-
I'universale s'awezza a vivere in modo conforme alle etenie Icggi del-
I'oncsto e del giusto. Sordide ciipiditi nci signoi-i , ignoranza e prona
obbedienza nella mollitudine , abbondevole la rea semenza di quegli sca-
pestrati i quali , per la caldezza dei sangui o per diffetto di civili isti-
tuzioni, erano spcsso il fomile e sempre lo stromento alle discordie cit-
ladineschc. Mcglio avrebbe potuto usarsi la funesla loro opcrosila nelle
lontane spedizioni d'Oriente , anziche rimanersi in palria ad imbrattar
le mani nel sangue de'fratelli , o ad acci'cscer nerbo alle compagnie de'
masnadieri , da cui tanti danni ebbero a patire i miseri abitatori delle
nostre contrade. Ci sembra cpiindi che invece di essere awerso alle cro-
ciate , s'abbia anzi da rammaricai-e che di questa bella occasione di
smaltirc i mali umori siasi troppo presto estinto in Europa il fervore.
Ma lasciando che in questa quistione , per cul e da una parte e
daU'altra stanno autorevoli avvisi, lo scrittore si spieghi come meglio la
sente, c faccndo rilorno al nodo principale del suo lavoro, accenneremo
come egli faccia esatta rassegna delle tui-be infinite di Tedeschi, d'Ungheri,
tl' Inglesi , e di Brettoni venute fra noi guidate da vari capitani.
Tra di cssi ci piace rammcntare Fra Moriale , perche fu quegli che
ordinb alquanto la Gran Compagnia , guidata prima di lui dal Duca
Guarnieri che con cinica ed inaudita sfacciataggine s' intitolava nc-
mico di Dio , nemico di piela c di niisericordia; Fra Moriale fii il prime
ad istituirvi un consiglio per delil)erare Ic imprcse da farsi , il pr'mio
a crcarvi un camerlingo e segretarii per partire fra i soldati il boltino
BELLA GIUNTA INCAllICATA DELL ESAME ECC. ^
e la prcda , c ml asscgnare alle feminine ed ai ribaldi , che seguitavano
la Gran Compagnia , gli ufiici loro , onde le schiere noji dilFellassero
d'una certa quale nettezza e di apparcccliiale vivande. A nialgrado di
qucsli principii di amniinistrazione e di ordine , i dauni cagiouali dalla
Gran Compagnia erano si aspri e si gravi , che Cola da Ilienzo, avuto
inodo di prendere Fra Moriale , lo condanno a morte. Delia quale uc-
cisione I'autore scmhra che voglia hiasiinarlo , laddovc a noi pare che
sia da commeiidare ; perocche ove nei capi dcUe altre sigiioi'ie fosse
stata ugual fortuna o uguale ■virtu che nel tribune di Rouia , 1' Italia
forse avrebbe potuto libcrarsi meglio da {pielle pesti ; che delle turbe
insolenti si puo fare a nostro senno govenio, ogni volta che sieno Iron-
cate le teste che con awediinento le guidano.
Grandissimo terroi'e spargevano quelle compagnie di forestiei'i ; ma
non erano poi al tutto invincibili. Perocche appena un po' di virtu si
ridesto nel petto degl'Italiani pei savi prowedimenti , merce dei cpiali
Fircnzc ccrco di addestrare i suoi giovani all'uso delle armi , che la
stessa Gran Compagnia , la piil terribile di tutte , capitanata allora dal
Conte Lando , fu vinta da certi villaui alle Scalelle ; e riavutasi da
quella prima pcrcossa, e tornata airinsolentirc , fu di bel nuovo bat-
luta dal Malatcsta al campo delle Mosche , e rimancva disfatta se nel-
I'animo degli statici Fioi-entini fosse stata accesa una scintilla di quella
virti per cui risplendera etema la fama di Regolo.
Fu grande sventura per (juei tempi che la capitale dell'orbe catto-
lico fosse vcdovata del suo pastorc, e die i Papi stabihti in Avignone,
invece di mandar parole di pace a sedare o a mcnomare le turbolenze
d'ltalia , vi mandassero sciami di barbari e di ribaldi, che prima sotto
il governo di Alberto Stcrz , e poscia dell' Hawkwood noto fra gl'Ila-
liani sotto il nome di Gioanni Aculo , qucsta bclla penisola contaraina-
rono di stupri , di uccisioni e di rapine. Orribili fiirono le crudclta che
commisero , ma pii\ grandi ancora furono quelle della conipagnia dei
Brettoni , mandala in Ilaha da GiTgorio XI ; che tra le iimane brut-
ture non hav\i ncfandila maggiorc o appena uguale ai tradimenti, alle
barbaric, ai sacrilcgi, agli spergiuri, a cui il legato pontiGcio, diven-
tato poscia antipapa , istigava la compagnia.
In questa medesima compagnia milito per alcun tempo Albcrico da
Barbiano , priino restauratore della inilizia Ilaliaiia. Rizzo una bandiera
c compose la compagnia di S. Giorgio lulla di soldati Italiani. Con
28 nAPPor.To.
essa, militanJo pel legiltiino Papa Urbaiio VI, ruppe a Marino, ml
1379, la compagnia dei Brclloni, in ciii era crcsciuto , e clic allora
segiiitava il iionie JcU'antipapa Clemcnlo.
GU sconti-i, in cui la vii'lu Ilaliana veiuie a cimento col furore degli
stranicri , cd in cui questi furono rotli per mode che cresceva nei no-
stri la baldanza e quella fiducia, die per lo j)iu e pegno di sicura
yiltoria , sono rammentall dall'aulore con una lal compiacenza clie ri-
vela in lui un animo caldo del sanlo amore delle palrie gloric. E si
la virtil e I'industria degl'Italiani neU'armarsi c nel conibattcrc era nii-
gliore , clie non qiicUa de'Tedeschi , come si fece palese nella sconfitta
che limperatore Roberto di Baviera ebbe a patire in Brescia.
Molti erano i capitani delle conipagnie Italiane , Azzo degli Ubaldini,
Astorre Manfredi, Boldrino da Percivale, e celebri anche a giorni no-
stri sono i nomi di Braccio da Montone e di Francesco Attendolo da
Cotignola, capi ambcdue di due riuomatissime scnole che, prcso poscia
ii nome di Bracceschi e di Sforzeschi , leuuero per Imigo tempo il
campo in Italia.
Con molto acume e con slngolare accuratezza Tautore vicn notando
le diversita che distingvievano Ic compagnie Italiane da cpielle dei fore-
stieri. 5Ia ad onta di tali dillerenze le une non erano di gran lunga
migliori delle altre ; che dai nostri le stesse rubcrie , le stesse \iolenze,
gli stessi assassinamenti si facevano cosl agli amici come ai nemici , gli
stessi inganni si usavano verso a qiiclli che li conducevano ; per essi
si taglieggiavano le terre , e si saccheggiavano le pi'ovince e i pacsi. E
nissuno altro pro nasceva dalla seguita sostituzione delle armi Italiane
alle armi forestiere, se non che per lo meno le prede ed i soldi jiresso
ad Italiani restavano , e non andavano ad impinguare gli estranei , 0
ad allettarli a tornar sempre piu freschi alle solile ladronaje in Italia ;
i nostri si addestravaiio a trattar le armi, e gli animi s'invigorivano ,
per modo che se fosse sorto un principe idoneo a rannodare solto uno
stesso vessillo i soldati Italiani , non gli sarebbero veuute meno le forze
proprie , per istituire c convalidare un giusto imperio , e premunirlo
dagli assalti dei nemici d'oltixmonle.
Ma in (jiieireta i governi non erano migliori che i popoli govemati,
e che gli stromenti da essi adoperali per serbar signoria. Senza igno-
miniose macchie non sono le vicende del sempre contrastato rcame di
Napoli , nol sono gli sforzi dei piccoli liranni onde pullulavano gli Slali
DEM. A CIUSTA INCAWCATA DELL ESAME ECC. 2q
PonlUicii , non qucUi dei Papi che si affalicavano a ricuperare le cilia
e le terrc usurjjate ; ne innocenti furono Ic ambizioni tli Fircnzc ac-
ccsa sonpro ueirostinalissima voglia di occuparc e signorrggiare le cilia
vicinc; nc cpiclle ili Vcnezia nello spcgncre il seme dei Carraresi, ncl-
roccujwrc i dominii tciiuli da cssi e dagli Scaligcri ; plena di ncfantii
delitti e la serie dcUc cose operate dai Diichi di Milano ; piena infiiie
e di rabbia cilladiiia la sanguinosa sloria di Geneva. Sc del tullo spente
non crano allora le prime idee deironesto e del giusto, scolpile tlalla
benelica provvidenza nel petto degli uomini , erano per lo meno ncl
fatto poste in totale non curanza. La polilica era tenuta come un' arte
di tradimenli , ed un vantaggio sarebbe riuscito assai meno gradevole
se non vcniva condito dal piaccre d'averlo oUenuto merce di qualche
ioganno o di cpialchc gravissima colpa. A cpiesle infauste cagioni ili
male si aggiungeva il velenoso tarlo delle fazioni e dei Principi fore-
stieri, che prelcndevano ingiusli titoli sulle piu belle pi'ovince d'ltalia ;
i reggimenli delle cilia e delle altre signorie erano imperfeltissimi , ed
i disordini dei capitani di vcntura da altro appunto non nascevano che
dall'esservi uomini che usavano I'esercizio del soldo per loro propria
arte.
Di tiilli cosilTatti capilani di ventura Italianl o forcstieri lien conto
il nostro aulore. Ne soltanto egli raminenta le principal! fazioni, in ciii
moslrarono la loix) lierezza, e talvolla la loro mala fede e la loro codardia;
ma rifcrisce non di rado testualmente i capitoli da cssi fennali, con cui
si conducevano al soldo di cpialchc citta o di qualche signore ; ricorda
i particolari che dillcrenziavano una compagnia dairallra , sia nel de-
terminarc i varii gradi ed i varii nfllcii dcgli arniali , sia nclle inscgne,
ncUe anni e nci modi d'ordinarsi a batlaglia ; rammenta i trovati e le
invenzioni, di cui furono autori , per miglioi'are i mezzi onde a go-
vemare si avessero i cavalli, e le anni lanlo di ollcsa tjuanlo di difesa.
E tanlo egli e soUecito in cpieste parlicolarila , che non tli rado gli
accadc di jiolcr additar cpialchc giunta da farsi al dizionario militare
del Grassi, chiarissinio collcga nostro, che noi vedeunno atlcnderc con
infinila cura a raccogliere i vocaboli alii a significare pienamente la
milizia anlica e modenia d'ltalia , e di cui non possiamo ricordare
scnza lagriiiie il fine iinmaluro.
La calata di Carlo Ylll in sul finirc del secolo XV , la malaugurata
lega di Cambrai c la rinasceute cupidigia dei Rcali di Francia d'iinpa-
3o HAPPOHTO
dronirsi del ducalo di Milauo furono pi'iucipio di nuovi oi'dini di cose
e di nuove fogge di milizia in Italia. Divento cjiiesta I'agone dove per
molti anni si cimentarono le aiTni dei Francesi , degli Svizzeri , dei
Lauzichenecclii , di-gli Stradiotti e dcllc Cerne di Venezia, e degli Spa-
giuioli. Fra di essi circondati di eliiara luce appariscono ancora i nomi
dcH'Alviano , del Pescara , di Fabrizio Colonna , di molti altri capitani,
e di Gioanni de'iMedici , capo delle bande nere, die avrebbe forse re-
cato a maggior faiiia la gloria delle armi Ilaliane se , rotta la persona
da una palla di falconetto in Mantova, non avesse dovuto, garzonissimo
ancora , ivi lasciare la vita.
Per la prcpotenza delle anni Francesi, Tedesche e Spagnuole, e piii
ancora per la fiacchezza degli idtimi Sforzeschi , e pei raggiri degli im-
pei'atori Massimiliano e Carlo V , e di Clemente ^'II , Napoli divento
quasi semplice provuicia di regno straniero , vcnne meno la republica
di Firenze , si spense la potenza della maggior parte dei signorotti Ita-
liani , e per la prcfercnza giustamente conceduta alle fanterie, seemo
il pregio della cavalleria , e caddero pei'cio in disuso le compagnie di
ventura in Italia.
L'autore si sdebito dell'obbligo die gli correva di riferire partita-
mentc come nella frecpientissima mescolanza dei forestieri cogl'Italiani
gli uui dagli altri molti accorgimenti di guerra imparassero , e come
se lie giovassero per dar forma piii stabile e certa alle loro ordinanze.
Ed anche in cpicst'nltima eta delle glorie e delle miscrie Italiane , non
lia perduto di mira i prowedimenti fatti dai Fiorentini nel iSog- per
ordiuare i fanti ed i cavalli di milizia propria , prowedimenti di cui
furono principalmentc autori il Giacomini ed il Macliiavelli ; ne ha
tralasciato di rammcntarc quegli altri merce dei quali Cosimo de' Me-
dici ordino la milizia Toscana.
Poco poi il Duca Emanuele Filiberto di Savoia , vendicate in San
Quintino le ingiurie die da Francesco I erano state fatte al suo geni-
tore , I'infelice Duca Carlo III , e ricuperata , merce della pace di Ca-
stel Cambresi , gran parte degli stati suoi , fu istitutore di nuova mi-
lizia in Picmonte , die coll'ostiuato valore e coUa inviolata fede tanto
noma accrebbe a queste Subalpine contrade. Perfezionatasi sempre giu-
sta i progressi dellarte , risplende ora , agli occlii dell' autore , come
sicuro pcgno di belle e di lietc speranze. Ad essa alzo, ncUa sua storia,
DELI.A ClUNTA INCARICATA PELl'eSAME ECC. 3 1
tlurevole momimcnto il chiarissiino collega che , con plauso della nostra
Classe , nc indinzza a gloriosa mcta gli stiulii.
D lavoro, di ciii si I'agiona, non e ristrctto cntro i brevi conflni di
una scinj)lice disscrtazione accademica. Puo invecc considerarsi come
una vera istoria miUtare d' Italia , che abbraccia lo sj)azio di Ire iin-
portantissiini secoli. Confidiamo che eraendato in parte cd ampHato, se-
condo die lo incerca la natura del soggetto , potra senza molta fatica
prender la forina di un'opera che giovi agli stiidii della storia generale
della nostra Penisola , ed onori 1' Accadeniia che ne avra favoreggiato
I'autore. Couimendevole ci parve la scelta dei fonti da cui si i-icavarono
le notizie , degno di lode I'ordine in cui venne la materia disposta ,
contrassegno di niaturo esame i confronti cui dal tema I'autore era
chiainato a fare tra le nostre condizioni e quelle d'altri pacsi , frutto
di sincere mcditazioni le sentenze onde e sparse il racconto. Lo stile parve
ritrarre alcune volte un po' troppo dalle forme akpianto senili delle
cronache e dcgli autori consultati, alcune altre volte parve troppo rotto
e spezzalo. Ma questa menda, inevitabile in un lavoro detlato con
tanta fretta , e di cui I'autore istesso in piu d'un luogo candidamentc
si accusa, non toglie che egli non abbia soddisfatlo con abbondanza
alle condizioni richieste dal programma del 29 maggio i836, e percio,
con voto unanime , noi non dubitiamo di dichiararlo dcgnissimo del
premio nel medesimo programma promesso.
Sottoscritti alP originate
Marchese Lascaris Presidente
Gazzera Segretario
Manno
SCLOPIS
ClBRARIO
Saui,i Relatore.
33
MEMORIE
RAGGUARDANTI
ALLA STORIA CIVILE DEL PIEMONTE
NEL SEGOLO XVH
TR4TTE D\ DOCUMEXTI EDITI ED INEDITI
COUTE AlLESSjIMDRO PIUELLI
Apprwate neWadunanza del 9 litglio i835.
Vjhi avr^ posto mente alia condizionc politica di quelle contrade alle
quali si ando accomunando il nome di Piemonte , di leggieri conoscera
come sin da tempi remoti svariato riescisse I'aspetto della loro storia
da quella di allre parti d'ltalia : al clie due cagioiii sopralutto conferi-
\ano, vale a dire I'anlica origine deU'aulorita csercitatavi dalla Casa di
Savoia , ed uno stalo politico indipendente che Aon venne interrotlo
inai se non per brevi intervalli.
Questo carattere proprio della Storia del Piemonte in ncssun epoca
apparve piii chiaro ed espresso che non in quella della gueiTa combal-
tutasi in Italia verso la meta del secolo XVII tra le due emule potenze
Francese ed Ausuiaca. Trovossi allora la uionarchia piemontese non
solamente, oome altre volte, posta in mezzo alVurto di forze sti-aniere,
ma anche afilitla neU'interno dalle dissension! insorte per la tutcla del
Duca pupillo e pel governo dcUo Stalo , tra la vedova Duchessa
Serie II. Tom. i. 5
34 MESioniE Ere.
niadrc ili lui ed i zii fratclli del Duca eslinto. Univansi insieme e fo-
inentavansi a vicenila i niali uati da qiiestc due diverse sorgenli, dando
aiuto Fraiicia alia Duchessa, e Sjiagna, ramo delTAustriaca polenza, ai
cognali. Degno egli e d'ossci'vazione , come , mentrc durava la guerra
esterna , Ic ire civili , quanlniKjne Irascorse gia a ferocissimi conlrasli,
si sedassero, le discordie si riinuovessero, ed in capo a non lungo leinpo,
ad onta di mille oslacoli suscilati da influenze slraniere , lo State si I'i-
componesse neU'aspetlo jirimicro.
Noil Sara perlauto opera \ana il ricordare le principali difficolt.i che
s'incontrarono allora da coloro die ebbero presso di noi maneggio di
cose di Slato , e quale fosse il modo , chc in alcuna dcllc piu notabili
congiunlure veune da cssi lenuto. Ma sillatta gcnerale coiisidcrazione
intorno ad una parte iinportanlissima della sloria civile nostra non e
senibrata doversi scompagnare da uno piu speciale incordo di qucgli uo-
miiii die in mezzo a' pcricoii ne' quali versava quesla jiatria , da forti
operarono : e ne' diversi uUici die ebbero a sostcnere lasciarono escmpi
dcgni d'esser serbati nella memoria de' posteri.
La monarcliia piemoulcse, ripristinala per la pace di Cambrese ne-
gli aiitidii limili , e di iiuovi ordini fornita , de' quali I'esperienza de'
mali passali aveva dimoslrato il bisogno , tosto acquislo di qua dall'Alpi
fondamento e nerbo maggiore di quello , die mai non avessc avulo ne'
tempi anteriori. Crebbe ancora e di territorio e di sicurezza per I'ag-
gregazioue in modo definitivo seguila del niardiesato di Sahizzo nel primo
anno del secolo diciaseltesimo ; dal quale tempo , sciolla quella dipeu-
denza die lo Stato di Savoia aveva rispctto a Francia nelle cose d'lta-
lia per intima connessioiie di doniinii , cominciarono i Sovrani del Pie-
montc ad usare piu liberamenlc le forze jironric, e piu volte sul prin-
cipio dcllo slesso secolo, Carlo Emaiiuele ruppe guerra agli Spaguuoli
dominatori in cpiel tempo, quasi senza contrasto, della penisola italiana.
Se per allora non conseguivasi I'oggetto die avevano tali contese, I'acqui-
sto cioe di piu vasta frontiera verso il Monferrato , se la gloria acqiii-
stata in un' occasionc veuivasi talvolta a mellere troppo facilmenle in
pericolo dal genio di quel Principe , Tago oltreinodo di arrischiale im-
presc , non ne rimaneva per altro iuterrolto il corso di molti eiretti
ulili alio Slato. Crcavasi in mezzo a quelle \icende una perfetta comu-
nanza d'interessi e di sentimenti tra Pieraontesi delle diverse jirovince,
formavasi I'indole e diro cosi la tempera nazionale, accoppiandosi ne'sud-
DEI, CONTE ALESSASDRO PINELLI. 35
diti all'antlca fedelta vereo il Principe mnggior coslanza ne' pericoli , e
maggior afletto a quel reggimeuto clal quale riconoscevano miglioratc le
oondizioni tlolla vita civile. La felice miUazione allora avvenuta nello
stato di ({ucste coiitrade non isfiiggi a nessuno scritlore di stone ilaliane ,
ma 111 sopratulto notata diligenleinente nolle relazioni loro dagli Am-
basciatori Veneti (i), acuti indagatori de' buoni ordini civili, e che con
piu amore, chc non si facesse da certi governi ilaliani, nc osservavano
gli andamenti in qucsta monarcliia , colla quale era la loro repubblica
in frequent! corrispondenzc di leglie e di uflicii.
Erano quesli effetti in gran parte dovuli al senno col quale Emanuele
Filiberlo aveva coiulotto il rcslauramenlo di quesla monarcliia, alle arti
pacificlie , all'induslria che cgli aveva con ogni cura promosse. Ma sa-
rebbe erroi-e il credere die non vi si adoperasse auclie efficacemcnle il
sue succcssore Carlo Emanuele, malgrado il ra;)ido avvicendarsi de' suoi
poliiici discgni al di fuori. Ne' cinquant'juini che duro il suo regno vari
istiluti fondali dal padre amplio c condusse a perfezione: a vari prov-
vedimenti diede piu. certa e piu stabile forma per mezzo di leggi a lal
fine promulgate. Opera di lui fu specialmente la divisione degli Stali di
qna da' monti in province, c lo staliilimenlo per ciascuna di esse di una
regolare ed uniforme amminislrazione della giustizia e di un economico
reggimenlo (2). A lui pure si dee la determinazione di eerie forme da
osservarsi neiramminislrazione del piibLlico danaro sotto la vigilanza del
Magistrate della Camera (3) inline un corpo di rcgolamenti giudiziari
che gli antichi staluti ducali dove ampliava e dove riformava convenien-
tementc (4).
Nel curare gli interessi propri , la monarcliia piemoniese non trasan-
dava, ma promoveva anzi gli interessi comuni d' Italia: e per quanlo le
sue pretcusioni in fatto di dominii ne turbassero alcuna volla la quiete,
meno die a qualunque altro principato o repubblica che vi fosse in
Italia, si puo darle carico di aver alle mire proprie di difesa o d'ingran-
(i) V. !c relazioni dcgli ambasciatori vcncti, Molini, Ballrgno c Foscariiii, stampate iu Toriuo con
nolc ciX illiistrazioni del Cavalicre Luigi Cil)rario - Tipografia Alliana, i83o.
^a) Editto la agoslo iGua c ii gennaio i6'i4 riportali iiella raccolta del BorclH.
(3) Editto 14 settenibrc 1637 prcsso lo slesso Borctli.
(4) I capi di qucslo rcgolamcnto soiio riportali sotto diverse rubrichc dal Borolli nella stia rac-
colta : c d.d Sola nclla sccouda parte dcUa sua opera — Commentaria ad iinwena screnusima^
Sabaudiae Ducum decreta.
36 UEMORIE ECC.
ilimento cercato asslstenza straniera. Differiva anzi su tal punto il suo
politico intento da quello degli altri Stati d'ltalia, i quali, per un infe-
lice retaggio dellc eta precedenti, la propi-ia liberta, anziche dalle riso-
luzioni proprie niisuravano dagli inleressi e dalle forze altrui. Quanto
a' Sovrani della Savoia e del Piemonte il sito del lore State tra vicini
cosi poleati quali erano Francia e Spagna glL obbligava, a circospezione
iiel mentre clie lore apriva frequeiili opportunila di awantaggiarsi : ne
provarono mai dauni maggiori clie quando non osservarono abbastanza
I'una, o non curarono le altre. Nulladiineno usando in ogni congiunlura
le forze proprie, o sole che si fossero, o congiunte con qiiell'altra na-
zione , conservarono illesa all'Italia quella clie tra le sue glorie non e
lullima , la gloria niilitare.
Con silTatto andamenlo quanto all' esterna politica , con tale perlzia
ill adattare nell' inierno gli ordini antichi a' tempi nuovi , la monarchia
piemontese aveva gia valicali i primi venzett'anni del secolo XVII senza
gravi pericoli , non senza gloria (i). Ne pareva clie alcuu, ostacolo si
dovesse attraversare al suo costante innalzamento verso quel grado che
le assegnavano le nuove condizioni d'Europa tra gli altri Stati: giacche
le guerre nella Fiandra e cogli Stati d'Olanda non cessavano di tenere
occupale le forze spagnuole fiiori dell'Italia: ed in Germania la potenza
auslriaca trovava diiri contrasti nella lega de' pi'incipi protestanti, alia
quale si appareccliiava a dare possente aiuto lo svedese Gustavo. Nes-
suna cagione poi d'inimicizia cravi colla Fraucia , coUa quale anzi il
prossimo succcssore alia corona di Savoia , il Principe Viltorio Ame-
deo erasi stretto in parentado sposando Cristina figlia di Enrico IV.
Ma la Fraucia si era riscossa dalle sue intestine discordie, ed il cardinale
(l) Merita special nicnziuiic la It-ga coiicliiiisa da Carlo Enianuelc coi Vcucziani, ad istanza di
quesli, coDtro gli Spagnuoli, mentre la ti-epidazione degU altri Stati italiaiii U trattcncva dairacco-
starvisi, c mentre la Francia stavasi inoperosa a uiirare gli audaci discgui di qucUa potenza. Su di
che c da vcderc la storia della Repubblica Venela di Ballista Nani all'anno iGjij. Ed allorclie per
esscrc coiicorsa in quella lega alcuni anni dope la Francia, c per Tinclinazione favorevolc elie vc-
deva Carlo Emauueic negli afiari generali d'Europa, egli propose d'assaltare la potenza spagnuola
in Italia , I'esitazione del Senato Veiieziano fu c|uella clie sola forse iinpcdi gli iniporlanti effetti
che avTebbe prodoUo per TUalia queiriinpresa. La principale cagione qucsta si fu juire della scia-
gurata dcliberazione che allora fcco Carlo Emanuelc di rivolgere qucU'urto che era destinato coD-
tro le parti piii vitali delle posscssioni spagnuole , a danno della Kepubblica di Genova , alleata
della stcssa Monarchia. Sc alcune tritite pagine ti'incontrano, per conlo di questa risoluzione, nella
storia italiana di quel tempo, £ alraeno di confurto lo scorgerc che vi dava originc un^opposizionc
gcncrosa alia dominazionc straniera.
DEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. 3^
di Richelieu per meglio signoreggiarne gli spiriti la spingeva a nuove
lotte coU'Austria e coUa Spagna. Come egli meditava qualche diversione
a quelle guerre di Germania, pronla se gliene ofleriva roccasione nella
estiiizione della linea primogenita dei Goiizaghi di Mantova, per la quale
la successione in quel Ducato , e I'altra piu spesso ancora coiitrastata
del Monferrato, \enivano nuovamente in campo. Risohevasi la Corona di
Francia a mantenere in quegli Stali Carlo Gonzaga Duca di Nevers ,
Principe ad essa devote : al die egualniente si opponeva I'interesse di
Austria, di Sjiagna e di Savoia. ]\Ia alle prime due polenze sola ragione
era la cupidita di dominazione. Savoia aveva sul Monferrato antiche ra-
gioni non raai da essa dismesse.
In quella gara cui Richelieu, anima e capo dell'impresa, si accingeva
con forae suUe prime non gi-andi, ma poscia poderose, giacche la mo-
narchia piemontese non poteva a meno di csserne tocca, sarebbe state
sue interesse il cercare almeno di non alTrontare un torrente che non
conesceva ripari : e dal non aver forse cio abbastanza considerate Carle
Emanuele ebl)ero principio le disavventure del Piemonte. Uscito poi di
■vita quel Principe quande i suoi sfbrzi gia piu non valevano a fermare
il corse dell'invasione francese, succedettcgli Vitlorio Amedee sue figlie
esperte per lungo use negli afiari di guerra e di pace , il quale fatti
tosto nuovi consigli e congiuntosi con Francia alia salute dello Slate
provvedeva.
Infclici erane certamente le condizieni colle quali incominciava il sue
regno, giacche dope vane praticlie e malgrado i caldi ufhci della Du-
chessa presso il Re sue fratcllo, il Sovrano Piemontese aveva dovuto pie-
garsi a cedere alia corona di Francia Pinerolo con certe distrette , e
la valle di Perosa che comunica col Delfinate. Se dee credersi ad uno
sci'iltore Piemontese conlemporaneo , I'abbate Emanuele Tesauro (i),
non avevano peco contribuito a vincere la resistenza del Duca a tale ri-
guardo le pcrsuasioni del padre Monod Savoiardo , non che riuclina-
zione che in alruni .illri consiglicri alTezionati alia Duciiessa comin-
ciavasi a scorgcre verso Francia. Come che cio seguisse , veniva fral-
tanto sottoscrilto collaggiunta segreta di quel patto il 6 ajirile del t63 i
il trattato di Cherasco , nel quale si aliargavano in cio che si apparte-
(i) Origiui ticUc guerre civili del Piemuute.
38 MEMOniK ECC.
iieva a Monfcrrato le conJizioni che erano stale prima proposte da Ri-
chelieu a Carlo Eniaiuiclc , c tutta insomma la parte ili quella pro-
Tincia che chiamasi alto Monfcrrato , compresivi Alba e Trino , veniva
in podesta di Savoia. Portava inoltre cpicl traltato lo sgntnbramciito delle
piazzc occu|>alc dagii Anslriaci c da' Francesi in Ilalia, per la qual cosa
volentieri acconsenlivano Spagna ed Austria , ignare dclla clausula ag-
giunla : ne prima veniva la cortc impcriale in chiara notizia del fatto
clic il inarchcsc di Pianezza, Emanuele di Siniiana, statovi mandalo dal
Duca per I'investitui-a del IMonfcrralo gia non I'avessc ad onlii de' sos-
pelti 6 delle lungaggini oltenuta. II felice esilo di quella legazione fu il
primo saggio di quella accortezza e di quel risoluto procedere, che il
suddelto niarchesc , tanto i-iputato nella corte di Savoia per le chiare
sue doli e per adei-enza di sangue , seppc di poi usare in mezzo alle
piu diflicili congiuntnrc, e con che tanto egli giovb alia causa della Du-
cliessa nelle controversic suUa tutela.
Non ostante le inlelici condizioni accennate, che non lasciavano libera
al Duca la scelta del partito da tenere nelle cose d'llalia, non ostante
la guerra riaccesasi appena scorsi trc anni dopo il trattato di Cherasco,
il senno cd il valore di Vittorio Amedeo seppero maulencre salvi gli
interessi dclla sua corona e I'indipendcnza del Piemonte dagli adcsca-
menti del Richelieu, e fare che i vantaggi scgnalati che il Duca aveva
procacciati in quella guerra alia Francia , coll'unire ad essa le proprie
forze , non lo meltesscro in troppa dipendenza del temulo ministro di
quella polenza. -
Non pub dirsi pertanto qual fosse la costemazione de' popoli del Pie-
monte all'udire la morle inopinala di Vittorio Amedeo, il 7 ollobre del
1637 , accaduta in Vercelli mentre egli y\ si riposava dalle imprese di
quell'anno, da lui e da' suoi generali gloriosamente condotte nella Li-
guria contro il marchese di Leganez governalore di Milano , menire
era assente il maresciallo di Crequi comandante supremo francese in
Piemonte : e giustissima si appalesa la sentenza di un illustre scrittore
j)iemontese (i) che nel caso fatale di quella niorte ravviso tronche le
piu belle speranze che per I'esperienza fatta in si ardue congiunture ,
potcva il Piemonte fondare su quel Principe in riguardo alle sue sorii
future.
(1) Napioac, vita di Giovaoui Bolcio auaotaziaoe.
DEL CONTC ALESSANDRO PINELU. Sq
Pensai di dover scorrere d'ua sol tratto il piimo periodo dcUa politica
tcnuta dalla casa di Savoia tra quelle rivalila d'inleressi non suoi , ne
d'ltalia, alia quale tante guerre portale da armi straniere dovevano frut-
tarc uu l)ul nulla. Prima pero di progredire piu oltre mi e d'uopo trat-
lencrmi in alcuni parlicolari intorno a quell'anno 1629 clie fu il primo
delle calamitu del Piemonte e di gran parte d'llalia.
£ nolo abbaslanza dalle storie di quel tempo eome lo sforzo della
guerra si riduecsse priucipalmente attorno a Casale , difeso pel Duca
di Mantova, e pei Francesi, oppugnato da Spagnuoli e Tedeschi e eui
le nuove schiere franeesi calate dalle Alpi craiio destinate a soccor-
rere. Crcscevano pertanto, dalla parte di Lombardia specialmenle, i lu-
luulti e Ic devaslazioni della guerra , e i tristi eliblli prodotti da que-
sta, e dalla carestia succedula pure in quell' anno aprivano i passi al-
rorriliile flagello della pesle. Torino ne era invaso ncl mese di gennaio
del i63o. Questo accideutc e lutti quelli clic riguardaiio il priucipio ed
il corso tenuto dalla peslilenza ci pervennero con suflicienle diligenza
e con quel corredo di dottrina clie consentivano i tempi , descritti in
un trallalo elie ne dislese il pi-olomedico Fiochctto, testimone oculare
e che sedeva nel Magistrate generate sopra la sanita (i). Senza qui ri-
petere cose che possono esser note da quella relazione , o clie con
poca diversita si possono desumere da' ragguagli che si lianno intorno
alia stessa calamita che fu comune ad altre vicine contrade d'ltalia, non
mi e paruto dover tacere alcuni alti di maggior virtii che si ossci-varono
tra i cittadini di Torino, e che in particolar modo resero chiaro il nome
di uno iVa cssi , del quale per altri rispclti pure occorrera fare in
appresso orrevolissima I'icoriianza.
Rinnovandosi sul linire del seltembre precedente , come allora era
costume, i magistrali municipali di Torino, furono eletli sindaci Giovan
Francesco Bellezia awocato, e Giovanni Benedetti causidico. Era Giovan
Francesco figlio di Gaspare , che fu assai ripulato tra i giureconsulti
piemontesi del suo tempo , e del quale trovasi un consulto in fatto di
mouela ne" commentari del Sola a' statuti ducali. In un atto da me ve-
(i) Trallalo della pesle ossia coritagione di Torino deW anno iGio descritlo dal protomedico Fio-
chello^ sUiDp;ito in Torino per l;i prima volla dal Tisma iG3l v di nuovo poi dallo Zappata ncl
1710 c dedicate a^ Siudaci c Cunsiglicri delta Citta di Toriuo. A (jucbta po»tcriore cduionc oii rife-
risco ovc mi occorre di ciUre quel trattato.
4o MEMOniE ECC.
dato il suddetto Gaspare si dice del luogo di Lanzo. Ma comunque cio
sia , Agostino della Chiesa che scrisse a poca distanza dal tempo di cui
parliamo , pone la famiglia Bellezia tra le principali di Toi'ino (i) ; e
dovette la medesima cssere tra quelle , cui secomlo gli ordini munici-
pali d'allora davansi nel consiglio i primi onori , sehbcne li venissero
poi a mano a mano cedendo ad altre famigiie piili qualificate nella Corte
e ncUo Stato.
Poco dopo rinvaslone di quella pestilenza il carico di magistrato mu-
nicipale lutto si riduceva ncl sindaco Bellezia , avcndo il coUcga pro-
vato nella propria famiglia le prime percosse del morbo. Ma non ando
guari , che di semplice cooperatore che nell'accennata qualita cgli era
ne'prowedimenti sulla pubblica saniti divenne capo principalissimo del
governo de'travagliati ciltadini. Cio accadeva verso il mezzo della state,
allorche il contagio era perrenuto alia sua maggiore intensita : allorche
agli oi'i'ori del morl)0 si univa la mancanza di sosteiitamento per una
grau parte della popolazione ; e sciolto il freno della pubblica autorita,
cresceva la baldanza ne' Iristi, la coufusione ed il terrore ne' pacifici e ne'
dcboli. Perocche uscita dalla cittk la Corte a preghiera del Consiglio della
sanita , spartite nclle pi'ovince le primarie magistraturc , accio minori
occasioni avessero i popoli di concorrere ne' medesimi luoghi, anche le
famigiie piu cospicue e le piu facoUose , lasciata la capitale , ripara-
vano nelle province dove minori timori apparivano della fatale malat-
tia. Lo stesso ti'ibunale che , prendendo nome dalla sanila , erasi spe-
cialmente istituito in Torino per consultare su di essa, e per ammini-
strarvi giustizia , poco rimaneva in ufficio , parte per essere stati presi
dal morbo alcuni degli ufficiali che lo componevano, parte, e foi'za pur
dirlo , per essei'si gli altri sottratti al pericolo col cessai'e dalle in-
cumbenzc loro commesse (2).
Richiedevasi pertanto una virtu risoluta ad affrontare i maggiori pe-
ricoli , onde porre rimedio a si grandi mali : ne senza posporre alia
comune salvczza la propria potevasi gia oltenei'e lo scopo cui tende il
civile consorzio , di somministrare assistenza c conforto a coloro che
maggiormente ne abbisognano. SilFalta pietosa ed insiemc forte opera
rompieva Bellezia , assecondato dal solo rimastogli del Consiglio della
( I ) Corona Rcalc parte prima.
('j) TraUato ccc. pag, 4^ e segucDti a 55.
DEL CONTE AI-ESSANDRO PINELLI. 4'
citli I'auditore di Camera Giovanni Anionic Beccaria , c dal prenomi-
nato protomedico Fiochetto unico rimasto anch'esso in ufficio del magi-
strato sopra la sanit^. Comune era in essi la cura per rossei"vanza de'
pill indis|io!isabili alineno tra gli ordini prescritli in si tristi condizioni
di cose. Piu special carico poi del Bellczia era quelle di provvcdere di
vetlovaglia que' miseri di cui maggiore sempre facevasi il numero pel
cessato esercizio di ogni arte utile alia vita, e pei guasti cagionati su-
gli ocelli slessi degli abitanli e suUe porle della cilia dalla spiclata
soldatesca , la quale andava da ogni parte predando il paese. Come ai
provvedimenti fatti dal sindaco Bellezia corrispondessero gli efietli , lo
atlestano le parole usate dal Fiochetto che dice essersi la Citt^ mo-
strata — in tante e tali afilizioni magnanima, ed in tanta povertA ma-
gnifica — (i).
Deesi qui a lode di Bellezia , e non lieve per mio awiso , ancora
aggiungere, che niuno de' provvedimenti ricordati in quella relazione e
nei quali egli avesse parte, oscuro in qualunque modo le sue dcgne qua-
lita. In quella pcslilenza come in tutte le altre che furono allora , o
che da tempo I'avevano preceduta , coise la volgare persuasione delle
unzioni venefiche quale causa propagatiice del morbo. E lo stcsso Fio-
chetto che si mostra si diligente in quel suo trattato nell' indagare i
(i) I danni di qucUa pcstilcnza non dovrcbbonsi riputjre infcriori a qiianlo di piu luttiioso e
di piu ficro si Icgge iu fatto di talc calamiLi , sc, come il Fiochetto asserisce esscrgli risultato dalle
consegnc dcUc morti , che si sa quanto riescano in tali casi minori del vero , di undccimila abi-
tanti a cui sommava la popolazionc riroasta in citta , solo tre mila fossero scampati dal morbo.
Tra gli cffctti dal mcdcsimo rifcriti , osservati nel corso e nelle maggiori slragi del morbo , sce-
glicr6 quello che pu6 comprovare la verita di altrc dcscrizioni assai famose, intorno a simili casi;
cio^ il non sccmarsi punto in tanta prossiraita cd in tanto contatto dcUa mortc Tintcnsita dci de-
siderii ciie sono ordinari compagni alia vila piii vcgcta , e piu rigogliosa, ami accresccrsi : e ci6
che non mcrita mono osscrvazionc, non essersi omessi, siccome da popolo pio, i riti dclla rcligione
)trescritti pei matrimoni ; « talcht^, sono parole del Fiochetto ( pag. 54 ) in pochissinio tempo si
'• feccro assai piu di cinqucccnto liccuzc a uomini e donne dalla sera airindomani fatti vcdovi o
II vedovc , c ci6 in Torino solamonte ; ma nciristcsso tempo se nc feccro tante nel tcrritorio e Dio-
" ccsi quante fossero spedite nello spazio di dieci anni ». Ci6 cgH rifcriscc esscrgli stato affcrmato
da Giacomo Maurizio Passeroni scgretario della citta del magistrato, della sanita e dt-irarcivescovo.
Dal qual fatlo , e da quello che lo stcsso Fiochetto dice delle consegnc delle niorti che dovevano
farsi ai segrelarii a laic ulTicio dcstiuati, si raccoglie che non era ancora dismcssa I'osscrvanza
deH'ordinc che avcva fatto Emanuelc Filibcrto per un'csalta consegna dcllc nascitc c dcllc morti in
rcgistri tcnuti da ufliciali del Principe: ed anzi in qualunque modo fosse a\'Tcnuto che uno stcsso
ed un laico , fosse il scgreUirio dcirarcivescovo e della citta insicme , locchc non potrci asscrirc
che non avcssc anche luogo in altre diocesi , ognun vede ^ quanto si fosse i{uello mezzo opportuiio
per conosccrc , non roeno delle nascitc e delle morti , lo sUtu aJtresi dc' matrimoni.
Serie II. Tom. i. 6
4a MEMOnlE ECC.
lUversi modi con che il pestifero seme apprcso nc' corpi umani ed in
qualuiKjue materia , owero porlato daU'atmosfera , puo dilTondersi a
danno delle vite , egU stesso che deride tjueirinflusso maligno de' corpi
celesti di ciii in tali occorenze , come in allra qualunque , tremavano
ancora in quel secolo gli uomini i piu gravi, ed i politici piu profondi
venendo al particolare delle cause che maggiormente contribuissero a
spandcre in Torino il morbo pestifero, non ha difiicolla di ammeltere
(i) come una delle pi'incipali , certe romposizioni d'ungucnli vcncfici
e le unzioni con queste fatte in vai'i sili dcUa cilia. Dal mcdesimo pure
sappiamo (a) che in Torino come in altri luoghi e dentro e fuori d'lta-
lia , ma meno forse che non al trove , vi furono accuse contro questi
avvelenatori e condannc capitali date ed eseguite. Grande senza dubbio
era in tali reati la scelleratezza del proposito, quantunque non si volesse
supporre ne' lore autori altro scopo che quello di produrre nelle menti
del volgo un turbaraento per pravi fini , ne le arli loro per se stesse
potessero operare altro eiFetto. Non tralascero tuttavia I'occasione che
indi mi si porge di osscrvare , come sieno stati veri beneficii ai-recati
air umanita ed al governo politico degli Slali quelle dotlrine , frutti
d'elctti ingegni e di nobilissime meditazioni, che in eta a noi piii pi'os-
sima appianarono le vie alle riforme giudiziali : e rendendo piu giuste
le nozioni cosi del delitto , come dei gradi corrispondenti nelle pene,
i mezzi additarono di togliere a' giudizi I'aspetto dell'arbitrio che tanto
detrae di riverenza aU'ufficlo di amministrare giustizia.
Ma per buona sorte , ne di questi , ne di altri storti prowedimenti
che io tralascio, dal Fiochetto candidamente racconlati, non mi accade
di dover giustificare il Bellezia ; serbandosi egli temperate e prudente
in quegli accidenti, (piale pare essere stato in tutta la sua vita, non si
scorge che si rendesse autore ne promotore d'altri atti che di quelli che
ai-recar potessero soUicvo al comune infortunio : e tanta era la iiducia
che seppesi conciliare cosi operando , Gducia che anche involontaria-
mente e tratto ognuno ad accordare alia prudenza , quando non e dis-
giunta da vigoria d'animo pari alle occorrenze, che egli divenne anima
e capo di quelle consulte che dal mese di agosto in poi sino all' au-
tunno si erano ristretle in tre o quattro citladini ; ne per essere caduto
(2; Ibid., pag. 3a c 44.
DEL CONTE ALESS.iNDRO PINELLI. 43
infermo, sebbene tli altra malattia clic di qiiella die altomo gli infie-
riva, cessu egli di parteciparvi : ma postosi a giacerc in una sua ca-
mera terrcna d'onde facilmente poteva egli essere veduto ed inteso ed
intendere allrui , convcnivano ncH'atligiio giardino il Fiochello ed il
Beccaria , e stando qiiesli solto un pei'golato per ripararsi da' rai co-
centi del sole, cd il Bellczia nel suo ietticciiiolo, di cpicl che a fare si
avcssero insieme consuUavano. La lode dovuta a quei tre pel cousiglio
che nelle maggiori necessila non cessarono di porgcre airafllilla lor
patria, non fara che io taccia della fida opera che sempre fu pronto
a prestar loro uno tra gli uHiciali della citta che trovo designato col
tiiolo di conservatore , e nominato Giovan Baltista Felta. II nome di
Bellezia si leggc tutlora sui canti della via die scorre dietro il palazzo
del Coinune e nclla quale gia stava la casa di lui: questo segno d'ailetto
allanlica palria , non meno , che di gralitudiuc , dava ramministrazione
municipale in tempi che maggiore ne rendevano il pregio , negli anni
cioe della dominazioue francese (i).
Se la rimunerazione delle ■virtu del Bellczia non fu immediaia , non
si fece pero lungaraente altendere , e si palesb per un atto spontaneo
del Sovrano concepito ne' termini piu onorifici. Per leltere patenti del
2 giugno iG35. (I Infonnalo, diceva il Duca, non solo della suflicienza
» virlu e meriti che concorrono nella persona del niolto dilctto e fedel
» nostro il dottor Giovan Francesco Bellezia cittadino di Torino , ma
» della servitu ancora da lui resa nel carico di sindaco della citta nel
» passato conlagio con tanla nostra soddislazione e pubblico applauso ,
» per le presenti depuliamo il suddetto avvocato Giovan Francesco
» Bellezia per consigliere, senatore ed avvocato nostro fiscale e patri-
» moniale gencrale sedente ordinario nella nostra Camera de' Conti ed
» ovunque si trattera dell'interesse e patrimonio nostro n. Era il me-
desimo ufficio , che nella Camera residente in Savoia sosleneva il pro-
curatore generate assistilo da un certo numero di ufllciali detti avvocati
fiscali ossia patrimoniali : nella Camera di qua da'monti da qucsti esclu-
sivamcnte tali iucumbenze si esercitavano , sinche venne pol nel 1720
(1) Autorc delta dflibcraztone , approvata dalt*autorila di quel tempo, fu IXccclleDtissimo Conte
Prospcro Balbo, raancato ai vivi dopo che fu Ictta net consesso Accadcinico qucsta scrittura. Quelle
virlii di nientc c di cuorc che si cmiiientc iu resero in vita^ e di cui non consente il luogo cbe da
luc iulrapreudasi I'elogio , ne rcndcramio scmprc cara e vcncxaU la mcmoria , come gia lo e a
44 MEMORIE ECC.
da Vittorio Amedeo II riuiiila I'una e I'altra Camera , e cogli uflici
annessi , stabilita in Torino (i).
II Duca Vittorio Amedeo lasciava morendo successore alia corona il
primogenllo de' due suoi figli , Francesco Giacinto e Carlo Emanuele ,
ambediie in ela tenerissinia. Tutela de'pupilli, e govcrno dello Stato ,
erano i due oggelli cui avevansi a rivolgere le pubbliche cure , mentrc
la guerra era acccesa sui confini del Picmoute, e mentre la stessa al-
leanza con un vicino tanlo supcriore di potenza qual era Francia , met-
teva la Casa di Savoia in condizione assai pericolosa. La vedova Duchessa,
Madama Cristina di Francia, per la slretta congiunzione col Re Lodovico,
c per la prontezza dell'ingegno opporluno palrocinlo veramente appre-
sentava agli Stati della prole: ma in cose di governo non per anco spe-
rimentata , avcva a fronte un avversario di tanto momento qual era il
cardinale di Richelieu, arbilro dcH'animo del Re, ed awerso aperta-
mente alia Casa di Savoia, che riguai'dava come ostacolo all' ampiezza
de' suoi disegni in Ilalia. Ne punto egli era propenso a mirare piu favo-
revolmente la madre del giovine Duca, come nata di Maria de'Medici,
tnadre del Re, sua capitale uemica , da lui costretta a viversi in duro
esiglio.
A rendcre plti difficile la condizione delle cose aggiungevasi , che i
due Principi iratelli dell'estinto Duca, Maurizio, insignito della dignita
cardinalizia , e Francesco Tommaso , gia iUustre per fazioni di guerra ,
i quali valido aiulo avrebbero poluto arrecare al governo dello Stale,
e coUa prcsenza dileguare ogni timore che polesse venir concetto suUa
sicurezza della monarchia durante I'infanzia del Duca , si trovavano
assenti dal Piemonte. Da alquanto piii lungo tempo era assente il Pi-in-
cipe Francesco Tommaso, il piu giovine de' fralelli , il quale Governa-
tore dapprima della Savoia , era andato quindi in Francia ove ammo-
gliavasi con una Principessa di i-egal sangue , e ponevasi a' stipendi di
quella corona : ma poscia disgustato passava nelle Fiandre ed unitamente
al Cardinale infante aveva assunto il comando dell'esercito del Re cat-
roloro clic lianno corailiciato ad essere SMoi posteri , e che ebbero la sorte di conosccrc ed ap-
pi'czzare un laiito mcrito. La casa del BcUezia, sccondo appare dal tcsiamcnto di lui, che c negli
archivii del Senato , stava ncll'isolato stesso del palazzo del Coraunc , da tcrgo j fu venduta dagli
t-rcdi dt lui alia citta ncl 1770 e ricdilicata poscia insiemc col rcstaute deirisolato.
(1} Quandn Bt'Uczia fu prcscelto a quell'incarico , era esse diviso tra due avvocati fiscali ossia
pati'imoniali : ma qucsti talora furono in maggior Dumcro.
DEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. 4^
tolico aH'aprirsi dell'uUiina gucrra. II cardinale Maurizio all'incontro
che viveva in corte di Roma , piu freqncnti occasion! aveva avuto di
maneggiarc gli interessi della casa , vivente 11 Duca fratelio , per cui
incarico si era anche portato in Francia per alcune discussioni intorno
all'esecuzione del tratlato di Cherasco; ed cssendosi in 56^,01110 fermalo
in Piemonte due anni , si era poi rcstituilo a Roma : e cosi ncU'uno
come neU'altro Inogo splendida fama lo circondava di cultore egrcgio
di leltere e di ogni stpiislto sapere. Fu risoluzione molto a quel tempo
notala che appena giunto a Roma dismetlesse la prolelloria che sin al-
lora vi aveva esercitala dclhi corona di Francia, e vi assumesse cjuella
deir Austria: per questa ragione, come anche per quella che il Principe
Francesco Tommaso di lui fratelio fosse passato a' slipendi di Spagna, il
Duca Vittorio Amedeo , dopo che erasi coUegato con Francia contro
quelle due jiotenze aveva dovuto porre sotto sequestro le rendite che
si I'uno quanto I'altro avevano in beni della corona dette apanaggi.
Ora per quel die riguarda al modo con che avesse a deferu'si la tu-
tela del Duca pupillo , c da osservarsi , che nissun atto esisteva che
comprovasse la volonta del defunto Duca a tale rigiiardo , quantunque
si asserisse aver esso mentre era prossimo a morte dichiarata I'inten-
zione che la tutela ed il govei-no degli Stati , ossia la reggenza, fos-
sero aflidati alia Duchessa. Dovendo in tali circostanze definirsi la cosa
a norma delle leggi , della osservanza, e dellc consuetudini del paese,
un altcnto esame di qxiello che in simili casi erasi pratirato, Taulorita
degli escmpi , c gli clfetti che no erano scguili solo potevano servire
di sicura guida alia risoluzione , giacche mancava una norma espressa
che deterniinasse la qualita della persona a cui in caso di eli pupillare
del Principe spettasse la tutela, ed il modo ncl quale , in ordine al
reggimenlo dcUo Stato , dovcsse questa esercilarsi.
Di tre casi meno antichi di lutele che la monarchia di Savoia appre-
sentava nel corso de' secoli XIV e XV ncssuno era andalo esente da
qualche contraddizione : in tulti si era scnti(a la necessila di porre
d'accordo le ragioni che la natura e la \c"Sfi civile vlgente ah antico
presso di noi atlribulscono alia madre, con quelle che i prossimi agnati
potevano fondare suUa qualita loro di successori al pupillo nella corona,
essendo da questa escluse le femmine. Anzi nel primo di quel casi ,
avvcnuto diu-ante la pupillare eta di Amedeo VIII , I'espressa dlsposi-
zione dell'avo che aveva preferito nella tutela del nipote I'avola alia
46 MEMOniE ECC.
inadre, trascurando gli agnati, non aveva potuto far si chc il concorso
di qiiesti non si fosse doviito riccrcare dall'avola per manlenersi nel
govcrno contro i tentalivi falti dalla niadre. Negli altri due casi , ben-
chu la tuiela ed il govcrno si fossero solennemcnte assunti dalla madre
ill mancanza della volonta a tal riguardo cspressa dal padre , tuttavia
iiciruno lo Slato, per insidie lose da possenli vicini, essendo reggente
Violaule di Fraacia , era caduto in pericoli tali che per salvarlo era
stato necessario ridiirre ogni autorita in mano de'cognati della mede-
sima ; neU'ultiino , essendo lulrice c reggente Bianca di Monferrato, le
cose erano passate quicte e senza danni per lo Stato merce la precau-
zione dalla medesima osservala di usare I'assistenza de' Principi cognati
e prozii del pupillo negli afiiiri del governo.
Siifatte considerazioni gioveranno a formarsi una conveniente idea della
congiuutura nella quale trovavasi il Piemonte nel tempo gia accennato,
e della iinportanza dei primi atti dai quali erasi per conoseere I'anda-
inenlo clie prenderebbero le cose dello Stato. Le stcsse considerazioni
forse condurranno ad una sentenza alquanto diversa da quella che si e
lenuta da Carlo Botta nella sua Storia d' Italia , in cui tulta rigetta
sui Principi cognati della Duchessa la colpa degli awenimenti die
seguii'ono la risoluzione dalla medesima presa di assumere coUa tu-
tela dei figli il governo dello Stato senza alcuna partecipazione de'Prin-
cipi dianzi nominati : sentenza , la quale , anco non segueudosi intiera-
mente , non era qui da passarsi sotto silenzio, come di scrittore , che
pel valore dell'ingegno e la nobilta de' sensi si chiaro fece suonare il
gi-ido delle stesse mcmorie iufelici della patria italiana. Ma da quell'au-
torita che egli in modo incontrastabile ed assoluto reputo dovuta alia
Duchessa, nacquero la piii parte de'giudizi che egli ha dato sovra le op-
poste rlsoluzioni fatte da'Principi, zii del Duca pupillo, ne, dopo quanto
si e premesso, occorre trattenersi in dimostrare come tale esercizio esclu-
slvo deir autorita di tutrice dal canto della madre fosse lungi dal po-
tersi riguardare fuori di controversia. In riguardo poi alle politiche con-
giunlure in mezzo alle quali tale controversia avevasi a vcnlilare, non
si crede inopportune I'aggiungere qualche altra considerazione.
Che fosse necessita pel Piemonte lo attenersi aU'amicizia di Francia,
che la neutralita quando pure non fosse stata impossibile non gli po-
lesse riescire se non svantaggiosa , e cosa la quale a chiunque avri
scorse le prime pagine di questa scriltura , e considerera la debolczza
DEL CONTE ALESSANDRO FINELLI. 47
tli uii governo pupillare , non parra gran fatto materia di dubbio. Che
quindi il consiglio della Duchessa sia non solo da assolversi da ogni
rirnprovero per tale risoluzione, stata presa assai iosto, benche coper-
tamentc, ma no sia anzi da lodare, ella e pui-e cosa per se manifesta:
non cosi certamente puo lodarsi di non avere in tale condizione di
cose munito Vcrcelli , la cui spedita occupazione per parte del co-
mandantc delle forzc spagnuole, marchese Leganez, fu un amaro frulto
delle prime deliherazioni del nuovo consiglio dcUa tutrice ed una pe-
renne ragionc pe' Principi e loro aderenti di accusare Tinnpnidenza
del partito che si era seguito. Ma egli c pure necessario il confessare,
che 36 una lega con Francia era inevitabile e buona, quesla congiunta
colla protezione che una tale potenza proferivasi di prendcre del Duca
pupillo era un partito pieno di perigli. Volendo pertanto, come certa-
mente volevano la Duchessa ed i consiglleri suoi , almeno i principali,
serbare intera I'autorila al Duca sovra i suoi Stati, era il maggior pe-
ricolo quello di assecondarc troppo facilmenle in principio que'suggeri-
menli e quegli uflici che loi'O venivano dal cardinale Richelieu , se-
gnatamente in cio che alcuna deviazione avrebbe arrecato alle antiche
usanze della Casa, ed alcuna benche lieve ollesa a' dirilti di coloro che
SI prossimo grado tenevano nella successionc alia corona. Tale era il
suggeriiiienlo subito dato, ed accolto di aliontanarc i zii del Duca dallo
Stato. Richelieu non era tale politico che ad una prima condescendenza
volessc starsi contento , e ben lo dimostravano i primi atti che i suoi
agenti in Picmonte univano alle proferte di protezione e speciahr.ente il
tentiilivo falto il'impadronirsi della persona del pupillo, che per buona
sorte i Picmontesi riesc'u-ono ad antivenire. Videsi meglio sempre in
seguito come le proferte di protezione fossero parole , ma I'audace mi-
nistro volesse usarc pienissima Tautorita sua suUa Duchessa, sul Duca
pupillo e sul Piemonte.
Scorgesi aucora da chi esamina le condizioni in che erano allora le
cose, come da un canto , i Francesi le cui forze non erano in quel
primi tempi poderose in Picmonte , non avrebbero avuto modo di ot-
tenere colla violenza quello ch'essi volevansi ; e dallallro i consiglieri
della Duchessa troppo facilmente pei-suadcssero a se ed a lei che od i
Principi si asterrebbero dal venire in Picmonte , o volendo venirci lor
si polrebbe impedire. La natura stessa imporlanlissima de'negozi che si
trattavano , loro ne dava onesta cagione : graude poi era I'autorila del
Principe cardinale in Coite e fuori, cosi pel grado, come per I'usanza
48 MEMORIE zee.
(lei vivere suo magnifico ed ornato di ogni laudevole cliscijilina. Gran-
dissimo il nome del Principe Tomniaso jiresso i soklali c I'ainore di essi
verso di lui , come prode e fortunate cnpitano.
In vecc pcrtanto di quelle pratichc in cui si ando consutnando il
tempo al solo scope di tcncr loiitani cjiic' due Priucipi dallo Stato :
pratiche le quali vennero iinprudenlcniontc prolralle anclie dopo die
per la morte di Francesco Giacinto, unico gcnnoglio dcUa regal stirpe
rimaneva il fanciullino Carlo , sarehbe stata cosa certamente desidera-
bile , die sin da priiicipio si fossero coUivali que' trallali , die i due
Priucipi fratelli non cessavano di mellere innanzi per un qualclie tem-
peramento intorno alia partecipazione loro negli affari dello Stato. Da
parecchi documcnti stati opportunamente raccolti intorno ai prinii tempi
di quella difFerenza (i), scorgesi a non dubbi segni come a' Principi
sommamente cuocesse I'iusulto dagli Spagnuoli commesso col pigliare
Vercelli: e pronti sarebbero stati pcrcio a dai'C oreccliio ad una qualche
orrcvol proposta intorno agli intcressi comuiii dclla Casa e dello Stato.
E nolo dal seguito dagli avvenimenti narrati in lutte le istorie , come
que' trattati divenissero piu tardi, ed allora massimamente die le armi
francesi avevano il sopravvento , il solo partito di salute per la Ducliessa
onde estingucre la peste delle civili discordie , e togliere al superbo
Richelieu le occasioni di tcnerla da se dipendente.
Dopo aver osservato qual fosse la condizione delle cose nostre al di
fuori , la natura stessa deU'argoniento or ne chiama a discoirere gli atti
relativi aU'interno ordinamento dello Stato. Tra questi si ofTrono come
principali quelli die stabilivano sul principio dal canto de' Magistrati
una formale ricogiiizione deirautorita della Duchessa Cristina di Fran-
cia come tutrice, e come reggenle lo Stato senza partecipazione alcuna,
ne riserva a favore de' Principi agnati. La quale ricogiiizione era di
tanto maggior moincnto per quell'esame die era da riputarsi aver pre-
ceduto I'esecuzione degli atti fatti espressamente dalla Duchessa per as-
suniere quell'autorita , in virtil dclla prerogativa spcciale atlribuita a'
Magistrati a' cpiali gli atti , e le dichiarazioni anzidetic si indirizzavano.
A quesla forma particolare di dar esecuzione agli ordini Sovrani , che
(i) V. iducuniiali r.Tgcuaidjnli alia vitn del jirincipc Francesco Tommaso di Savoia, raccolti
dal Contc Fcdcrigo Sclopis. Torino per G. Poniba.
DEL rONTE ALESSAWDRO PINELT.I. ^ 0
laccliiudc la facolti di rasscgnare al Principe Ic difiicolla clie vi s'in-
•contraiio , per intcmlcre quale nc sia la mciile sovra le medcsiine ,
prerogaliva clie e solo riscrbata a' Magistrati suprcmi, si da anchc og-
gidi nella moiiarchia picinonlcse il noinc iVinterinazionc.
In (jiiella slraordinaria occorrenza la ■vodova Duchcssa si atlcneva a
queliii form;i sirelUssimamenle ; principalc uflicio poi veniva a compiere
in tale negozio il Senalo di Picmonie , come quello die , e per aver
scdc uella cilia capitale, e per rarapiczza della giurisdizione, agli altri
<lue di Savoia e di Nizza d'assai sovrastava, esseiido allroudc la Savoia
allora di falto in rnano de' Franccsi. Per altra parte I'argomento della
tutela era uno di cjuelli che pin immcdialamente loccassero a' drilti e
prerogative dcUa corona , che al Scnato era specialmcnle commesso il
scrbarc illcsc da qualunque alio die le nicllcsse in pericolo.
Appare perianto da autcntici docnincnii che nella slessa leltera con
cui la Duchessa dava awiso al Senato di Pieraonte della morle del Duca,
gli comunicava pure la sua dclcrtninazione di assumere la lulela del
Rcali lufaiill c la reggenza tlegli Stati a seconda della mentc die diceva
espressa dal Duca. Ed a tale annuazio immcdiatamente I'ispondeva il
Senato, con Ictlera in cui deU'iixfelice caso condolevasi e dciracceltato
carico ringraziava la Duchcssa : e siccome essa irovavasi a Ciiivasso ,
staudo sul ritornare da Vcrcclli a Torino, furono spediti ad incontrarla
i prcsidenti Benzo , e Morozzo apportatori della risposta e d' un' espressa
istruzione annessavi , in cui a nome de' prcsidenti e scnatori del detto
Senato lore si commetteva di rappresenlare a Madama Rcale esscrc con-
venieule che Talto di acceltazione da lei si facessc prima di venire in
citta: e di inforniarla come intorno all' autoril^ sua di amministrare fa-
reblie il Senalo una dichiarazione in forma d'arresto da pubblicarsi per
lutlo lo Stalo (i).
Ogni cosa si eseguiva nel modo che erasi stabililo. L'alto in cui la
Duchessa rinnovava la dichiarazione gia fatta di accetlai-e la tutela e la
reggenza , come deferitale non raeno dalla legge c dalla consuctudinc ,
che dalla mcnte del fii signor Duca , veniva Ictlo in Senato ; e sul-
I'istanza dcUavvocato fiscale gcncrale Giuliano , in assenza come Sta
espresso , deiravvocato generale Malleo Pastoris, il Senalo dichiarava
(t) Vctlinsi i Doctimi'iiti in ftnc di qucbtc uotitic , u.° 11-
Sf.rie II. Tom. i.
5o MEMOniE ECC.
u la Serer.issima Madama Rcalc tutrice della persona del Serenissimo
>i Duca Francesco Giacinto e degli allri Principi suoi figli e figlie e
» rcggenle degli Stall « mandava poi e comandava ad oj^niino di rico-
noscerla cd ubbidirla come tale. Aggiungcva solcnniti il concorso del
popolo , alia ciii prescnza recitavasi la rimostranza falta dall' avvocalo
Hscale generale e il decreto del Senato (i).
JN'e come per avventura potrebbe credcrsi , erano le consideiazioni
poliliche cslranee a quella deliberazione : il contrario anzi appare dal
tenoix stesso dell'anzidelta rimostranza avente per oggetto il decreto da
farsi dal Senato in conformity della dichiarazioiie della Duchessa: « tal
» cosa, diceva ai senator! congregati il gia nominate Giuliano, cedere
» in evidente iitilitu de'Serenissimi Principi Infanti ed in sicurezza degli
» Stali, poiclie essendo TAltezza Reale Madama dotata di cosi csquisitn
» prudenza .... ne dissimile dal potentissimo Luigi il giusto suo fra-
)) tello, della cui protezione, anche pei servizi resi a quella corona dal
» defunto Duca poleva essa ripromettersi, .... si doveva tenere per
» fernio che sotlo la reggenza di lei e la protezione di S. M. questi
» Stati sarebbei'o per godere intera pace e felicita ».
II riconoscere prontaraente la Duchessa come tutrice e come reg-
gente , non solo era debito , ma altresl opportunissima deliberazione ne'
pericoli die poteva correre lo Stato cinto per diversi lati da armi stra-
niere : se pero egualmente opportune fossero le considerazioni da cui
scorgevasi accompagnato il decreto, pare veramente potersene dubitare.
Frattanto qiiegli altri I'iguardi che temperar polevano le ragioni ri-
conosciute nella Duciiessa , quel modi , che le palrie consuetudini pole-
vano suggerire circa resercizio della tutela , non formavano special og-
getto di quella deliberazione; o forse il Senate lenevasi soddisfatlo dalla
proniessa con cui la Duchessa terminava la sua dichiarazione , ed in
cui si obbligava ad osservarc quello che in falto di tutela era stabilito
per le leggi e le consuetudini dcllo Slato. Sc la qualita del negozio, e
le condizioni del tempo non permetlevano per avventura che manil'e-
stasse il Senate quello che piii conveniente avrelibe giudicato ad anli-
venire le fatali conscguenze che sorsero poi , assai e da dolere che
rautorilji de" consigli in altra forma piii opportuna non si adoperasse a
(i) Uotuin., 11," IV.
DEI. nONTE ALESSANDHO PINEI.I.I 5 1
sl degno e si rilevantc scopo ; e non c se non da dolere maggiormeiile
(jualora per avventura il gcneroso e fedel consiglio siasi dalo , e non
siasi di esso scrbata memoria.
Con mollii pompa si fece pol il giorno Ircdlci oltobre il cerimonialc
di cortc , in cui da' graudi della corona c dai diversi Corpi di inagi-
stratura si rinnovarono gli atli di condoglianza , si riconobbc il nuovo
Duca colla Duchessa tutricc e reggentc , e si preslo il giuramcnlo di
fedella nc' termini per ciascheduna carica prescritti (i). Dope quell'iini-
vcrsale sbigoUimento , dope quel prime dolore da cui crano stati com-
presi gli animi de' sudditi per la morte del Duca , i piu tra quelli con-
corsi alia solenne cerimonia , senza pcnsar piu ollre, si afiissavano con
tenerezza nel diletto gemioglio in cui riponevano le spcranze di future
bene : le faitczze maestosc , il soave riguardare , le pronte risposte
del quinquenne fanciullo ammiravano e lodavano. In quella magnifica
mostra che allora pure la Duchessa faceva per la prima volta della sua
autorilh, appariva il natio costume di lei neiramabilila de' modi, ed in
cerla giocondita degli atti : e si fu nella stessa occasione , che il gran
cancellicre Gioanni Giacomo Piscina , allorche coUe insegne della sua
dignita fu introdotto insieme cogli allri grandi nel gabinello della Du-
chessa a prestarvi giuramento , postosi ginnochioni , vcniva dalla mc-
desima domandato se fosse stato fatlo cavaliero, e risposto che no, met-
tevagli essa per tre volte sulla spalla sinisli-a la spada presentatale dal
marchcse Bobba sue gran scudiere , diccndo per ogni volta — io vi
faccio cavaliero da parte di San Giorgio. — L'allo della Duchessa , al
dire d'un dotto magistrato (2) , era insolito in falto di giuramento ; c
sapeva di queH'umore cavalleresco , che, dal regno di Emanuele Filiberto
in poi; pill non aveva molto corso in Piemonte, ma regnando la Du-
chessa , e regno essa finche visse, ricomparve insieme colle altrc fogge
oltramontane.
Intanto si altcndeva ad altri piu scrii provvedimenli per fondare I'au-
lorila della Duchessa, e nulla fu omcsso per conciliarle TalTetto de' mi-
nistri e I'appoggio della nobilla (3) ; siccome pure per inculcare nel-
(i) La rclazionc 4ti quel ccrimoniale , coUe varic forniolc di giurainrnlo , csistc nel registro
dcUc session! Camrrali dciranno stcsso 1637.
(a) Galli , cariche del PicroonU , cnpo del gran cancellicre , art Piscina Giacomo.
(3) Ordinc di Madaiua Kealc del 7 diccmbre iGSn cbc rimcttc a lutli li vassalli e nobili il pa-
gamentu del 3 per oyo del capitate per li Ussi c fuogaggi da Scrcuissiuii ajitccessoTi a loro alicnati
53 MEMORIE ECC.
I'universale ropinione dell'alto giado in che la poneva Tassuuta quality
tli reggeiile dello Slato (i).
Le coiisiilcrazioni gia faltc in ordine al primo decrcto riguardante la
latcla si adatlano cgualmentc e piii ancora al sccondo, che 11 Senalo di
Pienionte fu cliiamato a dare un anno dopo , allorche moito cssendo
Francesco Giacinlo 11 maggiorc dc' due piipiUi la Ducliessa partccipava
a quel Magislrato la sua risoUizione di coulinuare nella rcggenza degll
Stall per I'infanzia In cul era pure il successore. IiUerinava 11 Senalo
quella dlchiarazione , presiedendo 11 maglstralo Gloaunl Antonio Bellone
glureconsulto rlputatlssimo in quel tempo, e previo 11 Aoto dell' avvo-
cato generale Pastorls.
II Magislrato della Camera meno direttamente die non quello del
Senalo eb])e ad alTrontarsi colic difiicolta dlanzi esposte. Anche ad
esso in vero si comunicavano sotto forma di spedizione particolare
quelle risoluzloui che In clascuna dellc rlferite occorrenze la Du-
chessa avea fatlo , ma dopo che gia la provvislone era intcrinata dal
Senalo di Piemonte. Adotto perclo la Camera il partllo di riguardare la
deteruilnazione del Scnato come norma da segnire nella sostanza circa
Vargomento della lutela , e I'lnierinazione a lei rlchlesta come dlretla
speciaiiuente airiiitcressc del patrlmonio ducale. Tale concetto appiinto
espresse la Camera nella rlsposla per essa fiitta alia lellcra con cul 1
Prlncipl Maurlzlo e F'rancesco Tommaso, da Chlvasso , che fu 11 primo
luogo da essi occupato, s'indirlzzarono a quel uiaglstrato , del motlvl
della loro venuta informandolo , ed esortandolo ad adoperare congiuii-
tamenlc con essl per la salvezza dello Stato del Duca loro nlpote. Rls-
posero i presidentl e senatorl del suddclio Magislrato della Camera
che <( alle dlchlarazlonl della Ducliessa dl aver accellata la lutela , au-
» torlzzata dal Senalo , al quale spetlava tale cognlzlone , scgucndone
» essi le giuste e mature determlnazionl avevano concedule le testlmo-
c prr qualsivoglia nltro rcddilo al iK-tlo diritio sottoposto ; non Inscrito nclla raccolta del BurcHi.
(•j) Ordine di Madama Realc 3 novembrc sud(fr;tto anno, contcnrnle niolli capi rigunrdanti alia
coDScrvazioDi: del buon ordinc gcni-ralc , aU'oinaggio c giuranjcuUi <la intslarsi dai vassalli e dai
Cnmuni, al cor^o dello nionrtc ccc.
In di'tto ordine la Ducli<'»»a comincia d.il noliGcare aver toitti il seiincslro posto per ccrti nio-
livi dal deruulo Uuta , 8uilc cntrate del cardinale Matiriziu , c del Principe Francesco Tommaio
suoi cosuati.
DEL COUTE AI.ESSAXDRO PINF.LLI. 53
)) niali richicstc per le cose appailenenli al patriinonio tlella r^lc
» corona » ( i ).
Ma per avere cosi la Camera ristrelto piik specialmente alle propric
iiicuinbeiizc le sue tleliberazioni in laic congiunlura, non le mancavano
occasioni di esercitare il suo ullicio , ue poclic erano le cliiricoll;i die
si frapponevano nell'ailempiinenlo. Moltiplicavansi, per gli alloggiamenli
che avevano in diversi liioghi dcUo Stato corpi di Iruppe si nazionali
die francesi , gli incagli nella riscossione di ogiii specie di dazio. Le
IVodi si rcndcvauo frequcnli cd irremediuLili. Talora la liscossione stessa
de' dazi dovevasi sospendere all' ingresso dclle cilia ailbrlilicate , onde
agevolare la vcltovaglia , cd accio i popoli agli altri danui di un asse-
dio iiou lemcssero clie si aggiungcssc auclie la pcnuria del vilto. Piu
la giierra civile siiiollrava , piu la conuisionc cresceva , e rendevasi
sopratutto difficile la distribuzioue del sale, principal nerbo allora delle
finanze dello Stato.
Mentre le eiilralc dello Stato si disordinavano , il bisogno di danaro
cresceva. La tassa ordinaria dellc lerre , Ic gravezze , che sotto nome
di sussidii , od allri, erano slabilite pei tempi di giierra, non bastando
ai carichi della Icgu patluita con Francia, ed a quelli cagionali dalFadu-
namenlo dellc forze uccessarie a niauteuere 1' autorila della Duchessa ,
si avvisava ne'consigli della medesima a nuovi modi di rifomire I'erario.
Dopo aver ordinata la consegna de'censi spettanti ai privati per cavariie
il sesto del provenlo di un'annat.i (2) , altri due trovati si ponevano iu
opera di mollo aggvavio per Tunivcrsale , cd uno in ispccie di pessime
conseguenze. Cioc non solo si aumentava di un soldo per libbra il prezzo
del sale ; ma la moneta di bassa lega dcstinata per sua natura al solo
minuto commcrcio , si accresceva in cjuantita straordinaria, e scemava-
sene di un terzo la bontu che aveva nel suo valore ragguagliato a qucllo
delle monete fine. A cj[uesti sciagurali spedienti , rispetto alle finanze,
avevano condotto i partili poco considerali in falto di politico govcrno:
essendo fatale necessita che un errore non vada mai disgiunto da una
lunga serie di altri , sopratutto in cose di Stato.
Non deesi tacere , in ci6 che spetta alia Camera , la lode di avere
coi piu eHicaci termini rimostralo il danno che veniva dall'altei'arsi, nou
(1; Dncumcnti nunicri IX c X.
(3) EdiUo 8 fibbraiu i(i3() hob inscrilu ncUu raccolU dt;! BorL-lli.
54 MEMOniE ECC.
sol^ la quantiti^ relativa dellc monete di fina e di bassa lega , ma Ih
(lualita pur anco di quesl'uUima specie di moneia , avvertendo altresi
come qiiel danno , dopo aver Iravagliato i privati sarebbe ricaduto so-
pra lo Stato medesiino. Menlre in dcDSO vclo stavano ancora ravvolle
quelle doUriiie che in sillatto argoraento sono oramai divenute volgari,
non e poco onore per quel Magistrate che le ragioni per esso addoUe
in queU'occasione , neJla sostanza non se ne dlscoslassero. Vi si osser-
vava di falto , come il valore de' metalli fini presso a poco eguale si
mantcnesse ne' diversi Slati merce il comraercio esterno : ad esso rag-
guagliarsi airullimo cosi il -valore delle diverse specie di monete, corae
il prezzo comune delle cose: cosicche per quanto si variasse la composi-
zione di alcuna specie di moneta non si farel)be altro che un cangia-
mento di nome. Le dannose conseguenze che ne sarebbero provenmc
all'erario essere evidenti , qualora non mutandosi le quote del tributo
questo si riscuotessc in monete dcpravate: ma non essere il danno raeno
reale anche per quelle gabelle o dazi, che si fosse creduto potersi an-
mentare onde compensare il discapito della viziata quallta del danaro :
nascere tal pregiudizio dalla stcssa perturbazione che ne sareljlie seguita
ue' prezzi delle derrate e d'ogni sorta di merci, per la quale fosse da
temersi che o se ne diminuisse il consumo, o si desse incitamento al
contrabbando , effetti tutti egualmente dannosi all'erario. Conchiudevasi
pertanto che lasciando le altre pemiciose conseguenze piu generali , e
non meno indubilate , neppure quel niisero lucro che s'intendeva di
fare mediante detrazionc al giusto valore delle monete , soito nome di
signoraggio non sarebbesi in realta ottenuto , come supcrato da danni
maggiorl. (i).
Furono gU atli sin qui rlfcrili gli ultimi ne' quali il Senato di Pie-
monte e il Magistrate della Camera avcsseio intero I'uso di loro prero-
gative ncl falto della tutela. Dappoiche i Principi Maurizio e Francesco
Tommaso cominciarono a rivcndicare pubblicamenle I'autorita di lutori
come una consegucnza del dirilto proprio di succcssione alia Corona ,
mutavasi lo stato dcllu controversia , almeno quanto all'ingerenza che
potessero in essa prendere i Magistrati anzidetti. Non prima perb risol-
vevansi que' Principi a far rlconoscere siffatto loro dirilto , che la co-
rona fosse pcrvenuta al solo suporslite de' nipoli : ne acccltavano gli
(l) Docuiiiciiti iiiim. VIII.
DEI. CO.-ITE ALESSANDHO PINELI.I. 55
aiuli clic loro istantcmcnle oUcriva la cortc cU Spagna , se non tlppo
che la gueiTa Ira cpiesta polcnza c la Francia, in scguilo alia iega che
con essa aveva contralto la Duchessa tutrice , aveva gia invase le lerre
del Pienionle. La vcnula loro in lale fi-angentc rialzava gli spirili dc'
popoli di qiiestc contrade , oppressi tla grandi aiigiislie.
Rapidi percio, come c nolo, furono i progress! che I'aulorita de' Prin-
cipi fece in Piemonte allorche come legillimi tutori del nipote , tali
chiariti per diploma imperiale, si appresentavano essi co'Spagnwoli coii-
fedcrati. In hrevissimo tempo oltre il Verccllcsc li accoglievano, quasi
senz'altro conlrasto che quello che veniva da presidii francesi, le pro-
vincie d'lvrea, di Biella, e d'Aosta, Mondovi, Cuneo , Asti e varii altri
luoghi forli neH'interno del Piemonte. Anche Nizza colla sua contea fa-
ceva matazione a favore de' Principi, il maggiore de' quali, il Principe
cardinale , colu fermava la sua stanza e continuava a tenervela poscia
con autorila di luogotencnle generale del Duca pei palti che seguirono
nellaccordo , che mise fine alia gucrra. Singolare verameiite , durante
la medesima era I'aspctlo che presentavano le piemontesi contrade ; I'au-
torita del Duca dalle due parti egualmente si Yoleva e uhbidire e di-
fendere, il scntimento della fedelta non alteravasi, ma nell'ubljidienza a
quella parte inclinava la scelta, nella quale maggiore sicurta per I'av-
venire, maggiore rispelto alia nazionale indipendenza credevasi ravvisare.
Nessuna leggerezza d'animi , sibbene una fatale incertezza delle menti
dava spinia a (piel molo. Quanlo a' Spagnuoli , ollrecche pei patti della
confederazione non venivano in mano loro i luoghi che volontari si ar-
rendevano ai Principi, con minor gelosia si vedevano da' popoli perche
meno da essi temuti di quello si fossero i Fi'ancesi.
Non meno dcgno di osservazione appresentasi il caraltere di que'do-
cumenti co' quali le stcsse parti contendenii venivano pubblicamcnle
esponendo le proprie mire ed i fondamenli di loro ragioni. Con mani-
nifesto (lalo da Asti i due Principi dopo aver narrate le inutili pratiche
in loro nome , c per autorevoli mcdiatori fatlesi presso la Duchessa ,
onde venisse loro permcsso il ritorno negli Stati, e si dosse loro luogo
nelle consulte del nuovo governo, slatnivano a se esclusivamente appar-
lenere di diritto I'autorita di tutori , e il dcbilo correre loro altresi di
provvedere alio Slalo ne' gravi pericoli a' quali era stato messo. Pub-
blicava la Duchessa dal canto suo un edilto , in cui della disscnsionc
naia coi cognali accusava le arli de' miuistri spagnuoli , i rimproveri
S6 MEMOniE ECC.
che le erano dati sopra vari atti dulla sua aram'mistrazione rispiiigeva :
in Cae sul falto della tutela il diritto pi^ universalmcnte atnmesso ris-
petto alia madrc, c gli esempi domcstici a suo favore allegava. Ma cr)ii
moduraKione tale di Icnnini, che puo servire di argoinenio giammai iiou
essersi dal canto pure della Duchessa cessato di ricoiioscere la neces-
sita di lasciar apcrta la via a' trattati. Non incontrava quesl'edilto osto-
colo ncl Senato per I'intcrinazione, se non che un' implicita riserva vi
apponeva il medesimo delle ragioni de' Principi ne' seguenti termini :
» in nuanlo a noi spclta, cioe nel concernenle il prcccllo di ritornarc;
» e continuare nell'ubbidienza di Madama Reale , come tulrice del Se-
» renissimo Carlo Emanuele , solto le pene de' quali in esse e nel con-
1) cernente I'abolizionc della pena a quelli che obbediranno » (i).
Ma, poco stanle, il Principe Toimnaso, spiccatosi con picciolo seguito
di truppe dall'oste spagnuola incamminata verso Cuneo , s'impadroniva
repentinamcntc della capitale , siil far della nolte del 37 luglio 1639.
Cade qui in acconcio lo avvertire , come gli storici faulori della Du-
chessa o de' Principi che narrarono i casi della guerra civile combat-
luta in Piemonte , intenti ciascuno a niagnificare i successi della sua
parte , c detrarrc a quelli dellaltia , spesso trascurarono cerli aspetti
nelle cose da essi narrate che sarebbero stali miglior argomento di lode.
lutendo specialmente parlare dell' abate Emanuele Tcsauro , scrittore di
alti sensi, e caldissimo difensore, come e nolo della causa de' Principi;
e nulladimeno certi parlicolari, mollo ouoi-evoli pel Principe Tommaso
meglio che non dagli scritti suoi , si ricavano da Baltista Nani , grave
istorico , e come Veneziano non inclinato a favore di un Principe che
combatteva allora uiiito agli Spagnuoli. Fa egli molto bene avveriire ,
rispetto all'impresa poc'anzi acceunata, come il Principe Tommaso vi si
recasse , lldando , come in altre occasioni , nel favore de' jiopoli ; e di
questo valendosi , cogliesse il destro di aver Torino jirima che il su-
premo comandante spagnuolo potesse a se aitribuire il merito di tale
successo ; ed in talc guisa si fosse cgli trovato in grado di imporrc al
suo allealo quelle condizionl che assicurar dovevano rindipcndenza della
sua palria. Ne mcno assennatamente parla egli di quella ripugnanza che
di poi mostro il Principe Tommaso ad assecondare I'espugnazione di
Casale dallo spagnuolo sommamente desiderata; perocche , dice egli,
( I ) Documcnli iiiini. Will.
DEL CONTE alessanduo pixelli. 5-7
nvesse il Principe Piemontese considerato come ridotta a divozione di
Spagna qiiflla piazza allora di lanta iinportanza , e che lencvasi pei
Frauccsi, non solo il Piemonle ma tutta Italia avrebbe portalo pericolo
di cadere in serviu'i , e percio alienissiino sempre essere stalo il me-
desimo da tale iinpresa(i). Oiide si scorge come a generose cagioni si ri-
ferissc il dissenso, che nel corso dellc fazioni proseguilesi per alciin tempo
dal Principe Tommaso coU'aiuto dell'armi spagnuole, fu notalo tra i due
capitani , ed ap])are altresi , come in mezzo alle piu difiicili condizioni
di cose , non dismettcsse il medesimo I'osservanza di tpie' polilici pre •
cctti , a' quali giudicava esser congiunta la salvezza dcllo Stato.
Dopo un tale fatto , e trascorso un mese da che I'autorita loro era
stabilita nella capitale , i Principi Maurizio e Tommaso jjer letlere in-
diritlc al Senato di Piemonte, dclle quali divulgalissimo e il lenore (2),
])rendevano a dichiarare quelle ragioni , che I'assenza loro , dicevano ,
aveva impedito il Senato di pienamente conosccre, allorche avesse con-
ferila la tulela alia Ducliessa: per rimediare al quale pregiudizio aves-
sero avuto ricorso all'autorita imperiale , accio i litoli loro alia lutela
non rimanessero traTisati e negletti; cio non solo alle ragioni loro, ma
agli interessi dello Stato principalmente imporlando per allontanare
maggiori danni di quelli che dal governo della Duchessa gia fossero
seguili. In ordinc pero all' amministrazione della tulela non dichiara-
vansi astrelti ad altra norma fuorclie a quella dclle costituzioni e de-
gli usi del paese , de' quali promettevano I'osservanza. Era veramente
insolita quella collazione di tulela falta dall' aulorila imperiale, di cui
pubblicavansi da' Principi i diplomi; ne a' tempi addielro, nelle contro-
versie che eiano occorse per lo slesso oggetto, mai si scorge ve ne sia
stato esempio tanto ncUa Sayoia, che in Piemonte, essendosi piuttosto in
tali occorrenze, quando non erano bastate a prc\cnirle o a dcciderle le
deliberazioni de' consiglieri , vassalli , ed oralori de' Comuni a talc fine
congregati , rimessa la decisione ad arbilri eletli dalle parli. Non e
j>er6 d'allro canto da ommetterc che, c secondo il lenore slesso de' ci-
tati diplomi , e secondo le nozioni che si avevano intorno all'autoriti
imperiale , dal diritto piibblico di quel tempo, quell'aulorita conside-
ravasi semplicemenle quale rimedio contro gli abusi, e contro gli atti
(■) Nani ittoria Voncta lib. XI.
(a) Si pOMono vcdore nclU doU opera del ConU Galli , carichc dvl Piemonte , Tom i.
Serie II. Tom. i. 8
'>8 MEMORIE ECC.
opposti al ilirilto comuncmcnte riccvuto (i) , scnza alciina sorta di
pjcgiudizio , per parte dello Stato che la invocasse , cli qucH'indipen-
denza die per diritto o per anlico possesso gli appartenesse. Ed in tale
guisa appunto convienc riguardasse la cosa il Seiiato di Piemontc , il
quale la dichiarazione data da' Principi iiiierinava scnza ominctlcre la
inenzionc de' dlplomi sovraccennali , i quali poi , trascorso quel mo-
inento, rimasero assai tosto dimenlicali.
Giaeche si e jiarlato di qucslo dccrcto d' inlerinazionc , e da nolarst
la clausula chc dichiarava tenuti i sudditi aH'olibcdienza vorso i Priiicii>i
Maurlzio e Francesco Tommaso — non osiante I'ordine del 5 higlio pre-
cedenle. — Lo stcsso BcUone I'uno e I'altro decreto a tali ordini susseguilo,
sottoscrivcva : iufelice , se non si avvide quando era tempo , chc quelle
risoluzioni ie quali per mcta soddisfacevano alle condizioni prescnti, c per
I'altra meta lasciavano aperta la via a pretensioni aflatto opposte, sarebbero
toriiate a prcgiudizio de' loro aulori, scnza sceraare punto i pericoli, cui
conveiiivasi arrecare cflicace rimedio: pi4 infclice^ se conoscendolo, cerco
con formolc studiatc, di cui gli dava opportunity il valore dell'ingegno e la
molta dottrinii, di acquetare que'dnbbi che forse gia gli premevano I'animo
nelle prime risoluzioni fatte a favorc deila Duchessa. Provo poi Bellone
la sciagura , ma scnz;i aver salvato qucUo che ad cssa non e dato di
rapire , la dignita provcniente dalle azioni. Usciva dalla capilale, allor-
cIk' i Principi erano costretti di lasciarla , e poco stante moriva (2).
L'importante successo otlenuto da' Principi soUevando le spcrauze de'
loro aderenti , sveglio altresi la cupidita di alcnni che impazienli mo-
stravansi di essere rimunerali dall' averli seguiti ncll' avversa forluna.
Quindi varie prowisioni per simili cause defei'ivansi all'interinazione del
Magistrate della Camera chc alle une dava passo , le altre tratteneva.
Fu tra le ullimc quclla che un tale Pellegrino referendario di una pro-
(i) Souo esprcssioni Icsluaii dcUu stcsso diploma iiupcrialo 18 niaggio iCSg - nella nostra qualila
di lutore supremo ed universale di tuui.
(a) Come fosse riguardata dalla Duchessa la condotta tcnuta dal BcUone nelle diverse occorrcnzc
acccnnalo lo dimostra il segucntc biglictto dalla mcdesima indiritto al Magtstrato della Camera il
!•) maggio 164 1 :
« La Duchessa di Savoia ccc. Essendo il gia Presidcntc Gioanni Antonio Bcllonc niorto rco di
>i Icsa maesta, dcvono tutti i suoi bcni essere devoluti al patrimonio di S. A. R. raio figlio ama-
>• tissimo: chc prro non mancheretc voi alia riccvuta di quesla di farnc la ridutionc con csatta di-
!■ li^cnza cunvcnicDtc aU'cflctto delle ra^ioni e del serviziu dcirA. S. R- come v'incarichiamo ccc. »
DEL CONTE ALESSAKDRO PINEt.Lt. Sq
vincia , cioe amminislratore delle renditc fiscal!, aveva ottcnuta dal Prin-
^cipe Tominaso, della carica di terzo prcsidcnte della Camera stessa. La
provvisione era contraria all'esprcssa disposizionc di un cdilto di Carlo
Emaimcle conteiicnte divieto clic alcuno contabile fosse aunmesso ad eser-
cilarc alciin uflicio senza aver resi i conli. La Camera non interinava,
ed al Principe rappresentava il medesimo essersi pralicato in tulti i casi
simili con aj)provaz,ione de' Sovrani predecessovi , chc avevano avuta
cara la solleciUidinc della Camera per I'osservanza di tuia Icggc si sa-
lularc: ma non dissimulavasi nella stessa rappresentanza un'altra ra-
gione desuala dalla giustizia, I'essere cioe provvislo di cpiella carica il
presidente Ferraris chc aveva seguitato la Ducliessa nella partita da
Torino : e come non essendovi alcuna dcUe cause ordiuarie clie potes-
sero far riguardare il posto cpiale vacante, sarebbe stato contrario alia
ragione comune ed aU'uso ossei'vato generalmentc nelle altre monarchic
il surrogarvi altra persona, e, soggiungeva la Camera u non si puo al-
» Icgar esenipio d'altro che abbi sin adesso procurato officio d'un vi-
» vente. » (t).
Per ragioui opposte merita special menzione mi altro di que' magi-
strati novcllamentc creati da'Principi. Quesli era Decio Leone, di no-
bile faniigUa saluzzese, senatore nel Senato di Piemonte , il quale della
carica di primo presidente della Camera, vacata per la merle di chi erane
invcstilo , era stato provvisto dai Principi tntori , e ne aveva sostenute
degnamente le incumbenze. Alcun giorno prima che il Principe Tom-
inaso arrcndesse al conte di Harcoiirt la capitale, il contc Leone signifi-
cava agli ulliciali della Camera congregati , non essergli celato come
egli fosse descritto tra primi sovra una nota di quelle pcrsone che
dalla parte della Ducliessa chiamavansi difftdevti: ma nella giustizia di
Madama Reale confidando, aspettar dal tempo che si conoscesse la sua
innocenza, ne di essa voler altri testimoni che cpiegli stessi ufllciali del
Senato e della Camera tra' cpiali aveva sin allora seduto, Venuto poi
il giorno della resa della citla , compariva, non piu presidente, ma in
abito da cavalcare, in queU'adunanza, e la sua risoluzione manifestava di
uscire dalla ciita senza seguire alcuna delle due parti nelle quali era
lo Stato sciaguratamcnle diviso. Si protestar loro, come ovunque egli si
( I ) Documcoti Dum. XY.
6o MEMORIE ECC.
fosse, avrcbbc non perlanlo stiniato un solo Senate oil una sola Ca-
mera essere in Piemoute : quanlo a se slcsso , la cura lasciame a Dio
ed alia giuslizia, che sjicrava sarehbe alia fine per prevalere ncU'animo
di Madauia Rcale. Cib dello partlvasi , i colleghi di mestizia e di rive-
I'Cnza lasciando comprcsi.
La sua innocenza non indugiava in fatli a procurargli slanza onorala
nella capitalc stessa, ove in principio del 1642 vedesi csscre cgli di-
morato , mentre si traltava la pace. La firnio poi cgli primo tra i ple-
nipotenziarii de' Principi. Finalinente per leltere pateuti della stessa Du-
chessa ncUa dignita e nel grado, non pero nell'ufficio, di prirao prcsi-
dente della Camera veniA'a egli rimesso , rcndendo la provvisione stessa
espressa tcstimonianza, per lui sopra ogni altra onorifica, essersi esso a
tutto potere impiegato per la conclusione dell' accordo che aveva posto
fine alia guerra civile (i).
Troppo pero ancora durava cpiel funesto cozzare di pelli ciltadini
misti ail ordinanze straniere. La capitale medesima dello Stato poco
dopo die era venuta in potere del Pi'incipe Tomniaso era assediala
daUHarcourt con poderosa oste francese , essendo in niano degli stcssi
Franccsi la cittadella. La citta bravainente difesa dagli abitanti uniti agli
Spagnuoli torno poscia a devozione di Madama Reale per capitola-
zione militare il 17 scttembre 1640. Somiglianli fatti , in allrc jtarti
dello Slato , per cpieU'anno, e per alcuni inesi del successivo ancora si
avriccndavano; frattanto siccome non era disiuesso ne da una parte ne
daU'allra il pcnsiero di un pacifico aggiustamcnto a malgrado che molti
rispetti , molti interessi , stranieri a' principali contendenti , vi si atlra-
versassei'o, si andarono contiuuando i traltati per mezzo di persone di
reciproca confidenza de' Principi e della Duchessa : mi finale accordo
U terminava (2). Non mancarono per pai-te di Francia i tentalivi presso
ciascuno de' Principi e segnalamente presso il Principe Tommaso , per
tirarli a sc con larghc proinesse. Ma i due fralclli furono saldi nell'u-
nione loro a conseguire I'onore di difcnsori della corona e dello Stato :
e si autenticava in loro siQatta qualita nell'assistenza che pel tenore
della convenzione erano aramessi ad interporre agli alti aventi forza di
legge e agli altri negozii di maggior iuiportanza.
(i) Galli, cariclie del PicmOQtc, torn, i, pi^. 3S5
(3) Docuracoli num. XX ed anuotazione ivi.
DEL CONTE ALESSANDBO PINEI.LI. 6l
Ne vuolsi qn'i taocre la loili; doA'ula alia Duehessa: f|uantun([ue grande
fosse il bisoEiuo chc aveva deU'aiulo del re suo fralello a difesa delia
propria autoritii , giammai non condiscese essa a trasporlare in Fran-
cia il Duca fanciullo, la qual cosa dal dispotico Richelieu soprallulto si
brainava. E cio che questi piu brarnava in secondo luogo, la consegna
delle fortczze dello Stato , non consenti la Duehessa se non q\iando
neccssario cio vide a mantenersi gli aiuti , ne in guisa che se le une
apriva a Francesi , le altre non ritenesse in sua balia , e quelle che si
conquistavano non andasse, per quanto era in suo potere, ricuperando
al giovine Duca. Di mirabil fortezza, di grande accorgiinento fece essa
prova in s\ gravi frangenti. Non tralasciavano pero di rinfrancarne il
proposito i fidi consiglieri che le slavano a Canco , i fpiali se soUecili
erano di mantcnerne il potere , amatori crano non meno del nome
piemontese, che mai non consentirono in loro si macchiasse.
Mollo sarebbe da dii-si del padre Monod , giacche non fu altri che
al pari di lui si awolgesse nelle faccende politiehe nostre, e dcUa stcssa
vicina Francia : nessuno che si piena esercitasse rautorita de' consigli
suUa Duehessa, della (piale era direttore di coscienza. Ma la natura di
un tal uomo , le molliplici sue opcrazioni , le sue viccnde , non con-
sentono una fugace nolizia. L'odio smisurato che portavagli Richelieu,
abbein'he polesse muovcre da varie cagioni , non divenne tuttavia si
fiero e si implacabile se non per la costauza del Monod in opporsi a'
tentativi che faccvansi presso la Duehessa per trarla a partiti opposti
all'onore c airinleressc della corona del figlio. La prigionia cui alia fine
la stcssa dava il Monod e che si prolrasse sino alia morte di lui , ora
nel castello di Monmeliano , ora in quelle di Miolans , fii il mode che
i consiglieri deUa Duehessa le suggerivano per uscire d'impaccio , se
pure non come il solo che scanipar potesse il Monod dall'ira del suo
potenle avversario. Le voci generose chc quegli nuUadiineno dal suo
carcere , e vicino a morie , faceva udire alia Duehessa, per sollecitarla
ad ogui ])otere a riconciliarsi coi cognati , c a non disuiettere dalla
inente gli ainniaestramenli del defuiito consorte e del suocero Carlo
Emanuele per la salvezza del Piemonte , onorano in ispecial modo il
gesuita savoiardo (i).
(l) Vcdasi questa Icltcra del [lailrc Monod iusicnic con una notizia dt-lla sua vita ncUa citata
raccolU di ducuiiicati ragguardaali aUa vita del Principe franccsco Toiuiuaso , ecc.
&a MEMOniE ECC.
Nellc vai'ie deliljcrazioni cU cui gia si e toccato , granclissiina parte
ebbe il coute Filippo d'Aglie, minor fratcllo del marchese tli S. Ger-
inano. Sovra di liii posero prlucipalmentc la mira i ministri francesi ,
allorclie trattavasi d'ordiiiare il reggimcnlo della tulela, siccome per-
sona clic sapevano accetlissima alia Duchcssa , e clie per lo spirito e
le nunierose aderenze di famiglia aveva granilissimo seguilo in corte.
Le sue intcnzioni camminavano d'accordo coUe prime proposte dei mi-
nisU'i di Fraucia , e , per mostrarc I'opportunita duUa lega , e i danni
cixe a\rebbe arreciito alio Slato il rimaucrsi iicutrale, mando egli per
le stampe una sua serittura. Intento ad assicurare alia Ducliessa 1' au-
torita di tutrice, seppe usare con pi'ontezza e con risoluzione i parlili
a lal fine necessari , locche gli concito I' odio degli aderenli de' Prin-
cipi e del cardinale in ispecie , col quale ne'suoi prinii aiini giovenili
erasi mantcnuto in grande corrispondenza di uflicii e di studi. Ma in
mezzo a quesii accidenti alia salvezza dello Slato niirando , non soflriva
egli di farsi istromento ai disegni che il principal minislro di Francia
andava forniando sul Piemonte , a secouda delle circostanze. Percio
(juesli non mai cesso di averlo in sospetto. E quando, dopo aver co-
stretto Torino alia resa , il cardinale ministro conuncio a porre al
Principe Tonnnaso partiti benigni e vanlaggiosi , pcnso a levarsi I'osla-
colo che avrebbero incontiato i suoi disegni in Filippo d'Aglie che
non ommetteva i negoziati presso lo stesso Principe onde togliere le
cagioni di discordia Ira esso e la tutrice. Quesla, siccome lo altestano le
memoi'ie del ministero dello stesso cardinale di Richelieu (i), fu la vera
cagione dell' arresto del conte , che contro ogni diritto , per comando
di Richelieu, si eseguiva in seno della capitale del Sovrano alleato di
Francia , onde veniva quegli iratto al castello di Vinceunes , e \i
rimaneva sino alia moite del cardinale ministro.
Nobile fama tra i consiglicri e primarii ministri della tutrice iascio
di se Emanuele di Siniiana, marchese di Pianezza, i cui maggiori erano
stati potcnti ncl Dclfinato. Allorche la parte catlolica deciiinava in quella
provincia , il padre suo , che n'era capo , fu accollo con insigni onoi-i
uello stato di Savoia da Carlo Emanuele, e n'ebbe in isposa Matilda ,
sorella dello stesso Duca ; il figlio giovinetto apprese dallo zio , e dai
(i) Histuirr dii cardinal dc Ricbelicu par Auberi, I'arii 1660, torn. 3, pag. 43^-
Di;i. C(.STE Al.r-S.SANDHO PIKEM-r. 65
siuccssore Viltorio Aincileo , quello chc saiievasi a' suoi leirjii (i'arlf
Hiililarc. Esercitato in ogui iiiauiera di sludi , die molto fioiivano in
corte di Savoia, la inenle, che aveva buona dalla natura, a grandi cHelli
dls|ioncva. La maschia \irlii (leU'aniino appariva iiclla scvcrita dclla
vila. La Diichessa lulricc non ebbe il piii ftdele consiglieie di lui , ne
allri cui oon miglior successo confidasse il governo delle contradc di
qua dallalpi , nc' monicnli in cui I'autorita sua vi era piu vacillanle.
L'ouoie dcllc mililari fazioni , nella parte dclla Ducliessa , si divise
princ'ipaliuenle Ira lui ed il niarcliese Guido \illa, fcrraresc di nascila,
per uso di milizia soldalo piemontese , speriirienlato solto il Duca Vil-
torio Amedeo , c che in servizio della vcdova e del (iglio di lui per-
delle la vita ncgli ultinii sconlri chc el)l)ero luogo in qiiella guerra
<ontro gli Spagnuoli. II niarchesc di Pianezza vide poscia i tempi lueno
procellosi , benche ancora torbidi, dclla fine della tulela , e parte del
regno di Carlo Einanuele sccondo. II nome sue s'iucontra in tutti i
negozii piu iinportanti chc in queU'ela loccassero la corona di Savoia :
uia in essi non conlencvasi il suo pcnsiere. Piu volte uicnlre era prin-
cipal ininistro, vivenle la Ducliessa, voile ridursi a vitaprivata: pregato
da lei s'indugiava , ma rintcnzione recava in seguito ad efl'etto , tiran-
dolo a cio la stessa elevatezza della mente, e religione, che gradito ar-
gomento sopra gli altri era alle nobili sue spcculazioni. E quanto in
queste valcsse il suo ingegno , dimostravalo nu libro con ischieitezza di
stile da lui deltato a prcghicra di vin prelato italiano , vescovo nelle
parti d'oriente , iniorno alia verita della cristiana religione : ncl quale
le ragioni della filosofia accoppiava a quelle piu sublinii della fede (i).
Tale , per mente e per animo , era il marchese di Pianezza , la cui
molta perizia nelle cose poliliche fu celebrala dagli uomini piu inlen-
denti del suo tempo, e che in gr.indc riverenza era tenuto dagli stra-
iiieri che venivano in corte di Savoia (2).
A norai si famosi un altro ora ne mettero a riscontro gia da me ri-
cordato , e cui i tempi sin ora dcscritti accrebbero materia di lode.
Ho dctto i primi onori che Giovan Francesco Bcllezia otteiiue, ora ne
riferirb rulterior corso. La carica di avvocato palrimoniale, cui I'aveva
chiainato il Duca , anche in tempi ordinarii richiedeva dottrina non vol-
(1) L'opcra accenn.ita fu tradotla in franccsc dal Padre Buhours.
()) V. la rc'laziouc diU'ambasciator Venclo Bclleguo.
64 MEMORIE ECC.
gare in malerie tauto oscure qiialL erano quelle tie' feudi , o mal note
in qiiell'eta , qiiali erano quelle tli gabelle , tli finanza , e di zccca.
Ma bcu pill diflicili prove apparecchiavano i tempi clic sopravvennero,
ne' quail la fedtUa al Principe , lo zelo il piil puro pil bene dello
Stato, virtu principalissime nel magistralo, non erano disgiunte dal pe-
ricolo di andare per istrane circoslanze travisate , e di confondersi o
coirimprovvida condiscendeiiza , o colle mire e cogli spirili sediziosi.
Vonivauo , come si c toccato dianzi , i Principi Maurizio e Francesco
Tommaso improvvisamente in possesso della capitale. Rimaneva Bcllezia
neU'uflicio che gli era stato confidato , deliberazione che non era sce-
vra di dubbi e di rischi, mentre per la coiifusione in cui Irovavasi ogni
cosa, la Ducliessa ed i principal! nunistri appena avendo avuto il tempo
di ridursi a salvamento , una parte anche degli ufliciali de' diversi ma-
gistrati avevano stimato di doversi condurre al seguito di lei in Savoia ,
od eransi recall in Savigliano, ove di essi formavasi un consrglio stra-
ordinario per provvedere ad ogni occorrente, cd amminislrare giuslizia
in nome della Reggente. II carico poi di avvocato patrimoniale che so-
steneva Bellezia ponevalo anche piii che qualunque altro de' magistrati
in frequenli rclazioni con chi teneva lo Stato. Egli pcrlanto pochi giorni
dope che il Principe Tommaso entrato era in citta , per commissione
della Camera ne andava al medesimo , e lo stato dclle entrate della
corona , i cai'ichi e le allre condizioui dell'erario fedelmente gli espo-
neva. Al franco procedere del magistrate rispondeva 1' altezza de' con-
cetti nel Principe. Se di nuU'altro sollecito, rispondeva, essere che del
buon reggimento pubblico , dell'onore , e del felice stato del Duca sue
nipote. Quegli abusi che nuocere vi potessero voler levai-e ; a cio ba-
dassero bene i magistrati (i).
Ne qui rimanevansi le cm-e di quegli ufficiali , onde componevasi la
Camera , pel servizio del Duca e pel bene dello Stato. Per le rimo-
stranze che quel magistrato aveva rassegnate alia Reggente essendosi
andata dilTercndo I'esecuzione degli ordini sulla moncta, ne airingresso
de' Principi essendosi pur anco terminate di coniare la nuova , la Ca-
mera faceva cessare dall' opera i maestri, e chiudere la zecca, senza
aspettar neppure di esservi con ordini particolari autorizzata. Indi ne
(i) DocumcDti num. XIII.
UEt, CONTE ALESSANDRO PINELLI. 6^
informava i Principi , rimostrando allrcsl come nella zecca si fossero
poi'lati vari argenti ctl arredi preziosi della Casa ducale , che sarebbe
slato incomportabil cosa vedere dilegiiarsi in cpella mal consigliata ri-
fiisionc delle monete (i). Pare clie il suggerimento fosse gradito , ne
scorgesi che pii si facesse altro di quella provvisionc sopra la moneta
per tutlo il tempo die la citti stette in mano de' Principi , locche e
tanto pill da nolarsi per essere stata aliora piii mesi cinla d' assedio.
'Ma il scguenle anno essendosi ricuperata per la Duchessa, vi si rimet-
Icva mano, e frequenlemcnte nel corso di parecchi anni successivi (2),
dimodocbe la confusione e rallerazione delle monete abbisogiio poi di
molto tempo , e di molti provvcdimenli prima di polersi i-idurre a pii\
sano sistema. Tra le molte rimostranze dcUa Camera, giaccbe non mai
lasciava essa d'inlcrporle ad ogiii ordine che Ic veniva di siilatto giltar
di monete , una specialmente si nola , cui il Bellezia, promosso gia ai
grado di preside nte, ebbe special carico di esporre in voce alia Du-
chessa: dalla relazione die si Irova reglslrata, si appalesa la molta sua
perizia in tale materia , e come cgli sapcsse servirsi all'uopo delle in-
formazioni raccoltc da altri Stati d'Europa (3).
Ma lion dov'eva esservi alcuna specie di calamila cui 1 concittadini di
Bellezia soggiacessero scnza die cgli in ispecial modo venisse ricerco
per apprestarvi rimedio. Allorche si paltuiva la resa della cilia al conle
di Ilarcourt generalissimo delle armi di Francia , il consiglio di essa
avvisava essei'e opportune I'avei'e chi a suo nome convenisse inlorno a
quello che avrebbe riguardalo I'utile della citta e la sicurezza degli abi-
tanti. Ollenuto perlanlo I'assenso del Principe Toinmaso sceglievasi Bel-
lezia ed un altro de' consiglieri , e venivano spediti al campo francese :
i capitoli slipulati dal Principe Tommaso racchiudevano in vero tutte
le caulelc opportune a dar plena sicurezza a coloro die ne aves-
sei'o seguila la parte ; era vietata vicendevolmente ogni violenza che si
volesse coinmettere sotto nome di rappresaglia ne'luoghi occupati dalle
forze rispetlive, e ]>attiuta in fine la liberta de' commerci in sine a che
si pcrvciiisse ad una dcGnitiva condusione de' trallali con lladama Reale.
Ma cio non ostante rimanevano a soddisfarsi molle necessila die gli
(1) DociimciUi aum. XII.
(a) Docuineiiti num. XX.
(3) Di>cuinriili num. XXX.
SEaiE II. Tom. 1. -^
66 MEMORIE ECr.
usi tli guerra iVallora , non stall nej>pure cUsmessi dappoi , imponevaiio
a' viuli. Qiiintli scorgesi dalle delibcrazioni falte in quei fraiigenti dal
consiglio della Citta avere i deputati convenuto col segi'etario deU'Har-
court , noil die con altri capi dellc ordinanze francesi , di donativi di
vario valore (i). Ma non hastando le cose jiattuile a tor via gli aggravi
ed i sopnisi per pai'te de' vincitori , ricliiamavasene la citta a Madama
Rcale, rilornata allora nelle niura di Torino: c poiclie essa non credeva
di polcr dare in quella occorrenza alia citta niaggior assistcnza che di
uflici presso il re suo fratcllo, il consiglio di essa proponcva, ed eragli
dalla Duchessa consentito , die al Re medesimo si portassero da per-
sone elette a qucsto fine i ricliianii, nel mentre die con solenne lega-
zione la citta mandcrebbe a rendergli grazie dcH'aiuto die aveya com-
partito colic sue armi. I depiilali elctti dalla citta , siccome graditi
dalla Duchessa, furono il sindaco Losa ed il Bellezia.
Erano percio cssi provvisli dal consiglio di islruzione opportuna e di
credenziali , dalla Diidiessa di commendatizie pel Re , pel cardiiiale
Richelieu, e per I'amljasciatore di Savoia (a). Furono lietanientc accolti,
benche nulla ottenessero quanto all'oggetto principale della legazione:
il Re pure dimostro loro grandissima benignita : atiendessero , diceva
poi, dando loro commiato, a vivere fedeli a Madama Reale sua sorella,
ed al suo nipote , meutre egli non sarebbe mai per mancare loi-o della
sua assislenza e della sua protezione. Erano in tale discorso assai scam-
biate le veci da quelle die si sa csser state un secolo prima neH'occu-
parsi Torino da un altro Re di Francia : perocche allora avevano i
cittadini a lui protestato di non intendere di romper fede al Duca di
Savoia. Ma vedevasi refletto che suole produrre negli Stati la divisione
in parti, la quale dopo avere disgiunti gli animi, scema altresi alia na-
zione la fama ed il grade presso gli stranieri. I due oratori presentali
per parte del Re di i-icche collane, aventi appcso I'impronto della sua
efligie, tornavano in Piemonte , e giuuti in Torino, al consiglio della
Citta, che li aveva mandati , riferivano i particolari, de' quali siamo
veauli toccando , della loro legazione (3).
(i) Docamcnti num. XXI , XXII , XXIII. XXIV
(a) Documcuti num. XXV , XXVI , XXVII , XXVIII.
(3) DocumcDti num. XXIX
DEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. 67
Appresentavasi indi a noa molto per Bellezia un'occaslone di iiego-
ziati di maggior importanza. Era morto sul Gnire del 1642 il cardinale
Richelieu, c per talc avvciiiinento la casa di Savoia si trovava liberata
da quelle machinazioui clie piil gi-avcmenle potevauo melleme in pe-
ricolo gli Slati. II snccessore cardinale Mazzariuo piu inchinevole mo-
stravasi a favore della medesima , ed in isjiecie meno aspro e meno
superho. Solto la sua direzioiie stavano per j)roscguirsi i tratlati per la
pace gencrale gia introdotli vivenle lo slesso Richelieu, e che per lunghi
anni ancora dovevano contiuuare , prima che termiuassero interamente
quelle oslilila a cui tutti i potentali d' Europa , e presso die tutti gli
Slati, o grandi o mezzani o piccoli die si fossero, preso avevano parte.
Anche la corte di Savoia aveva grande intercssc in quelle vcrlenze ,
quello cioe primieramente , die gli articoli della pace di Cherasco in
ordine al Monferi^ato nou avessero alcana scossa nell' assestamcnto ge-
nerale degli allari d'Europa. Premevale poi non meno il sanare quanto
pill prontamcnle fosse possibile le ferite che ancor rimanevano della
passata guerra, medianle lo sgombramento di quelle citta e fortezze del
Piemonte che ancor rimanevano in mano dc' Francesi e Spagnuoli.
Una scritlura detlata in quel tempo con molta evidenza di ragioni ,
c con vero amore della monarchia piemontese , pubblicata fra que' do-
cuinenti che gia ebbi occasione di citare (i), mostra in quali difiieolta
si trovasse avvolto rargomcnto della reslituzione delle foi'tezze le quali
erano stale o prcse dalle due potenze gia menzionale , ovvcro all'una
di esse volonlariamenle conseguate in seguito alle contese tra la tutrice
<lel Duca pupillo ed i Principi suoi zii. Erano queslc contese da molto
tempo terminate , ma durando tullavia la guerra co' Spagnuoli , i (jualL
stavano in Vercelli , in Trine ed in altre terre , sinche quesli non le
lasciavano , non v'era da sperare che i Francesi uscissero dalle piazze
che erano in mano loro , e die , per tacere di Pinerolo , erano Susa ,
Chivasso , Veirua , Cavorre e la stessa cittadella di Torino. Per allra
l)arlc sarebbc stato meslieri che gli Spagnuoli consentissero a partirsi
dai luoghi da essi tenuti seuza far cio dipendere dallo sgombramento di
Casalc per parte de' Francesi , separando i litigi relalivi a Savoia da
quelli che toccavano Mantova. Rimaneva per ultimo sempre negli Spa-
li) Docuioculi ragguardanti alia vita del Principe Francesco Tommaso ccc.
G8 MEMontE Ecr.
gnuoii quella ruggine della ccssione cli Piiierolo die s'crn falta inleia-
ineuic a loro insaiiuta. Fratlanlo se doveva continuarc quella tlivisioni*
tlelle tcrrc del Picinonte , sareLbe slato , jicr servirmi delle parole di
queU'auonimo: « la febbre che consumando lentamenle le forze pub-
» bliche e private darebbe forma di cadavere al nobil corpo di questo
» esanguc donaiiiio ». • •
Radunavansi in Munstor i minislri degli stall catlolici, e Madama Reale
vi aveva depulato plenij-.otenziario per la corona di Savoia il marcliese
di S. ^laurizio da raolli anni ambascialore a Parigi. Ma liene penclraiido
la Duchessa la qualita del negozio e le inolliplici qucsLioni che esso
raechiudeva , penso a fare sceita di persona che assisler potesse il mi-
uislro co' suoi consigli , e insieme con esso adoperarsi in que' iratlati
clie necessari reudeva I'accordo da stabilirsi tra tanto svariali inieressi.
Spediva essa per quesl'oggelto a Miinster Bellezia , che in quel lorno
aveva promosso a quarto presidenle nella Camera de'conli. Quelle che
lie avvenisse, e quali travagli avesse a sostenere Tinvialo^ riferiro ora
suUa fede di meinorie di quel tempo dettale da persona che ceriamentc
era ben addentro ne' politici maneggi della corte di Savoia, scorgendosi
come coUe cose ivi narrate , tanto su questo che sovra allri fatli , va-
dano di conserva i i-acconti del Guichenon , il quale scriveva , come e
iioto , sotto I'immediata ispezione , per non dire di comando espresso
de' niinistri della Duchessa. Sifl'atti parlicolari non sono altronde di lieve
luoHiento per conosccre la condizione de' temj)i.
II priino oggetto cui giunto in Munster il Bellezia tosto applicavasi,
fu il tratlamento che in quella solenne occorrenza jiremeva si ricono-
scesse definilivamente dovulo alia corona di Savoia a paro cogli altri
regni ; al che avendo questa per consenzienli Francia e le coi'one del
Settentrione, rimaneva ad ottenersi il medesimo dalle corti d' Austria e
di Spagua. Sebbene per esscrsi raffare rimesso a Madrid nulla per al-
lora fosse risoluto , a-\eva dovuto il presideiUe Bellezia tenere per que-
sl'oggctto frcquenti colloqui co' minislri austriaci , con partecipazione e
consenso non solo del marcliese di S. Maurizlo , ina altresi de' signori
Servient e d'Avaux , minislri francesi. Ma risvcgliavasi poi tosio in questi
una graude gelosia che con tale oi)porlunil;i non s'inlroducesse per av-
%enlura ad insapula loro qualche proposla intoriio alle conlroversic re-
lative al Piemonte. Dava vita a questo sospelto certa risposta dell' am-
bascialore spagnuolo Saavedra al Morosini , ambascialore Veneto, nella
DEI. COKTE ALCSSADDnU PIKELLT. 69
quulc inellevasi in dubbio se Savoia riguar'ilasse Pinerolo come leiiuto
a lilolo di legllliino dominio da' Frances!. Basli I'aver accennato dove
andasse a ferirc sifl'allo discorso o crcdulo vero, o simulalo che si fosse,
ner compreuderc gli iinpeti in cui diede tosto il Servient conlro liel-
Iczia e lo slrepito grande che ne fecero Mazzartno e la corte di Francia,
che ad una voce, il pronto richiamo del Bellezia alia Duchessa doniaii-
daroiio. II marchcse di S. Maurizio o che crcdesse non j)olcrsi reggere
a queirurlo, o che troppo gli parcsse vedersi uguaglialo dal presidenlc
Bcllczia in occasione di negozii o di ceremoniali, la stessa cosa egli
pure istanteuiente suggeriva. Quegli prolcstava nessun fondamenlo avere
tali lagnanze, giacche egli non avcsse realmente iiitroJolte relazioni co'
niinislri inipcriali c spagniioli fuorclie nc' Umiti che si erano coiivenuli
collo slesso miuistro franccse. Diccva essere una inera LuTenzione i di-
scorsi relativi a Pinerolo , e che di cio , come di solenne mcnzogna,
era persuaso che il Saavedra, luttochc ministro di potenza neniica, gli
rendercbbe a cospello di chiunque giuslizia.
Trovo a queslo riguardo che I'abale Denina (i) ncl riferire questo
accidenlc, lo altriliuisce a qiialche motto sfuggito al Morosini mcdiatore
nella negoziazione conccrncnte Pinerolo. Che il Veneziano fosse quegli
che all'anibasciatore francese faccsse cenno di qucirambigua parola dello
spagnuolo non e contraddetto nelle mcmorie da me vedute : ma cib e
molto pill probabile che non la negoziazione relativa a Pinerolo , di cui
non e rimasta la mcnoma traccia, e ntlla quale non saprei come I'ora-
loi'e di Venczia sarcbbesi rcso mediatore fuorche con partecipazionc di
Francia. Avvcgiiache, sebbene la depressioue dello State di Savoia uon
fosse d'accordo colle massime del Senato di Vcnezia , lo era meno an-
cora lo iuimicarsi con Francia, in quel tempo massimamente, e mentre
avevano ua inlcrcssi3 comune , questa di ritcnersi Casale, e \enezia di
continuare a tencr Mantova.
La Duchessa esscndo appagata pienamente delle giustificazioni del
presidente Bcllezia , non allramente che con quesle , e colle dichiara-
zioui convenienti intorno alle inciunbenze che al medesimo erano slate
aflidate , rispondcva agli ufiici che le venivano da Parigi e da Munster,
ed a quelli che facevansi in Torino dal signor d'Aiguebonne. Ma essa
(1) isloria dcU* Italia occiilcnUle , lib. 13 , cap. 10.
^O MEMORIE ECr.
uou era punto disposta a dare fjiiella- soddisfazione che non solo cono-
sceva non esser dovuta, ma non polersi accordarc senza manifesto pre-
giudizio dcgli interessi dcUa corona. Troppo bene in fatli scorgcvasi
come in quciroccorrcnle slessc a cnore a Mazzarlno 11 logliere I'ardire
a chiuncjuc fosse mandato a negoziare per lo Stato di Savoia , di pro-
muovere alcuna proposta che non avesse il pieno suo assenso ; e col-
I'lmpcdire ogni pratica de' niiiiistri di quesla corona con Ic polenze i"i-
vali di Francia, tenerla aflatlo sotlo la sua dipcndenza. Per tale cagione
Mazzarino aveva persino ricusalo la proposta fallagli dal cardinale
Antonio Barberini a nonie della Diichessa , che darebbesi cioe a Bel-
lezla I'ordine di tornare in Pieinonte, purche consenlisse che lo slesso
cardinale Barberini scrivesse alia Duchessa sapersele grado di quest' alto,
come prova del desiderio di compiacer la regina madre, che pvire s'in-
trometteva in cpiesta faccenda. Vediili vani i tentativi fatti pel richiamo
del presidcnte Bellezia, si pcnso a minacciarlo della vita, n;a egli non
era uomo da sgomentarsij e rimaneva. Si venne all'estremo rimedio di
ordinare al signor d'Aiguebonne di partire da Torino , locche egli fa-
ceva non lasciando ncppure chi lo rappresentasse. Ma non si lasciava
per questo vincere la Duchessa, la quale gia alli-e prove aveva dalo di
s[)iriti virili in peggiori circostanzc. « Giunse fraltanlo , termincro con
» rifcrire le parole tolte da quel manoscritto , senza grande intervallo
» di tempo una lettcra del Re di Polonia, benche assai vecchia per la
» distanza del paese, che conteneva I'avviso del giorno delle sue nozze
)) con invito a S. A. R. confoi'me al solilo stile di quella corte, di iro-
1) varvisi-, onde Madama Reale, cui solo premeva di non levar Bellezia
» da Minister a tltolo di castigo , prese Toccasione di destinarlo per
)) andare a complire con quella Maesta nell'occasione delle nozzc, e far
)) sense per S. A. R., che non si poteva riti'ovar personalmente. In que-
» sto modo parll il Bellezia da IMunster per Polonia e compile le sue
■» commisioni se ne ritomb a Torino , dove fu accollo con molta di-
» slinzione da Madama Rcale ».
'-" Ho seguito con parlicolar cura Giovan Francesco Bellezia in mezzo
a'diversi uffici di cittadino, e di raagistrato , e nelle poliliche commis-
sioni, pago di avere a raccontare gli alti di una sincera virtu, quali
che si fossero le congiunture in cui quegli si avvcinie, e quali die si
fossero i tempi ne' quali visse, che ne' raggiri e nell'astuzia a pochi altri
furono secondi. Ma alia fine dello scabroso cammino si appresenla uu
DEI. coute alessandro pinei.i.i. ni
aspclto di cose assai cangiato , essendo succedulo all' agilazionc ed ai
sospelti del rcggimento dianzi dcscritto, il possesso non piu contraslato
deU'aulorili nel Duca Carlo Emanuele sccoiulo. AUora pure il Duca
slesso voile con nuovi onori premiare i fedcli senizl clie alia madrc
ed a lui aveva Bellezia senza iulerruzionc prestati , cd essendo vacala
la carica di primo presidenle del Scnato di Piemonte, ad esso la con-
feriva. Mi rimane a notare come egli non ommeltesse di far servire
I'eiiiinente dignila sua a beneficio dello Stuto , se non che parmi che
convcnga prima toccare alquanlo distesaniente della cpialila e dcgli
uffici di cjiiella magistratura cui egli era state cliiatnato a presiedere.
Quel Corpi che col notne di Senali ave\ano ricevulo da Emanuele
Filiberlo un piu fcrmo e rcgolare oi'dinamenlo , conlavano allora ap-
punto un secolo di csistenza in Savoia ed in Piemonte , e poco meno
a Nizza , eve un lerzo Seuato alcun tempo dopo gli altri due ■vcniva
erelto. Airufllcio principale di amministrarc senz'appcllo la giustizia si
civile che criminale , univasi nella primicra loro istiluzione , autorita
amplissima di rifoiinare gli aLnsi nellc malerie sottoposle alia loro com-
petenza , siccome ancora per difendere la giurisdizione stessa del So-
vrano ed i dirilti della sua corona dalle offese e dalle usurpazioni di
qualunque sorta. CoU'indirizzare poi a quesli Corpi i provvedimenti de-
stinali ad aver forza di legge, come anche oggidi nella piu j)arle delle
materie si pratica , era state principale intente del Principe slin:olare
la vigilanza degli stessi magistrali sovra ogni parte del sue c pubblico
servizio. DeU'importanza di alcuna di qucstc prerogalive malagevolc per
avvenlura sarebbe il far ragione da quelle die abbia luogo presenle-
mente, senza per mente alia cangiata qualita de' tempi. Ma il beneficio
che per vicissiludini di cose non jioleva vcnir meno , ed ando anzi
acquistando maggior pregio, quelle e da riputarsi, che la giurisdizione,
parte lanto ragguardevole dell'autorita sovrana, a decero di questa, non
meno che ad utile de' sudditi , sollo forme costauti e determinate si
riduccsse : che la giustizia quasi in un eniinente scggio ripesta , per
renderla a' popoli piu venerevole e mcglie nota, si stabilisse qual base
la pill salda del monarchico reggimenlo.
Radunando in qucsti Senati uemini chiari per fama di dotfrina c
d'ingegno, veniva fatto a' Sovrani del Piemonte di ronciliarc sine dalla
originc alia ben ideata forma di magistratura riputazione e splendere.
CoU'oirerirc pei ogni sorta di commodita e di vantagg! nci loro Stati
a qucgli insigni maestri delle discipline del diritlo , che da allre narii
d'llalia , o dalla vicina Francia traevano in cci'ca di sede onorala e
di nuove occasioni di lode , lo studio delle leggi nell'ordine slesso dei
magisti'ati andavano di continuo riscaldando. Lungo tempo anzi duro
Tuso che due puhblici lettori di ragione civile e canonica sedessero ncl
Senate di Piemonte coUa qualilil di senatorl sovranumerari. L'onore del
grado e gli altri vantaggi cbe esso arrecava, giunto il favore del Prin-
cipe , aveva accresciuto talmentc il numero dcgli ufTiciali del Senato di
Piemonte, che il Duca Vittorio Amedco I stimo per la piii breve spcdi-
zione delle liti, e pel minore dispendio delle parti di dovcrlo restringere
(i). Furono diectsette i senatori lasciativi, oltre uno o due cavalieri depu-
tati a sedcre con essi , con parita di prerogative (a). Ei-ano quatlro i
president! , che avevano ordinc tra loro corrispondeute a quello de' ti-
loli delle provineie che essi portavano, delle quali rappresentavano essi
i giudici stabiliti gia in ciascuna di esse per le appellazioni , allorche
lion era ancora a si perfelta unila ridolta la giurisdizione. 11 presidcnt(!
di Piemonte aveva titolo di primo tra gli altri : vcnivano in seguito 11
presidente del Monferrato, quello del contado d'Asti, cui andava unito
il marchesato di Ceva , ed in quarto luogo quello del marchesato di
Saluzzo : ciascuno coll'uso di separate sigillo per le spedizioni che ri-
guardavano le rispcttive provineie.
Colla storia degli incrementi dell'autorlti di questi Corpi \a congiunta
tpiella delle dotte fittiche con cui vari de' Magistrati che in essi sede-
(i) BiglieUo del 26 aprilc i63a inserito ncUa raccoita pubblicata daH'avvocato Duboin.
(a) (Questi cavalieri ridotti prima ad uu solo pel Scnuto cd un altro per la Camera furono poi
iateramcnte omessi dal re Vittorio Amcdeo ncUe rifornic cseguile al principio del sccolo sussc-
guente. Avevano voce deliberativa , c la quali I j deiruilicio loro cguale in tutto a (jucliu de' Sena-
tori ordioarii cosi ncl magistratu del Senato come in quello della Camera , si scnrgc pienamentc
descritta nella segucnte formola del giurameulo di uno di que' cavalieri , tolta da' registri di quc-
tt'tiltimo magistrate: (f giurando ha promesso d'csser fcdele a S. A. R. e Sercnissimi suoi succes-
)i sori, cscrcirc fcdclmcDtu I'uificio di Cavaliere di Camera in sua persona conferto; prncurarc ad
» ogni sue poterc Tutile c scbivare il danno del patrimouio Ducale , ricercare con diligcnza le
» ragioni fiscali c patrimoniali. Vcrsarc bene neiraiumiuistrazione della ginslizia, csamc dc'conli,
» c in tutti gli altri negotii che si Iratteranno in Camera, tratlare benignamentc li contabili, ac-
» ccnsatori ct altri che negotieranno in Camera e quelli con Ic loro ragioni putientemenle ascol-
» tare. Non consentirc mai ad alcuna alienationc e distrallione del patrimouio ducale. Non rive-
•> lare alcnni segreti del Principe ne altri negotii che si tralteranno in quosto magistrate siiio che
'» si dovranno miinifeslare ; rivcrire ognnno seeondo sua quajita e grado ; non gravarc ne oppri-
» mere alcuno sotto pretesto di detto ollicio, osservare gU sl.ituti, ordini, Editii e rcgole durali e
» cam::rali , nualuuute far tullo qucUu che al carigo del prcdcUo olijcio spclta cd ajiparticuc ».
DEI. CONTE ALBSSANBRO PINELLI. -^3
f.ino si resero cliiari. Le opcrc dei quali a diverse calegorie deggiono
riferirsi secondoclie gli scrillori csposero le opinloni pn-oprie , oj)pure
le decisionl alle quali per lo piu avevano essi pnrlecipato , o si feceio
a commeiilaix gli slatuli ossiu dccrcti cd ordiiii del Sovrano : e secon-
doclie pure trallarono il dirilto comune o certe speciali doitrine. A'
commentatori apparliene parlicolurmente Antonio Sola , partecipa di
questa chisse e di quella de' coUeltori di decisioni Giovanni Antonio
della Cliiesa, il quale nelle sue osservazioni forensi prcsc a seguiie uu
-cotal ordine di rubriche dello stile , ossia delle consueludini giudiziali
della Marca di Saluzzo. Questo genere di lavoro , meno lodato in con-
iVonto degli altri , raccluude pi'cgi di gran lunga superiori , sc riguar-
disi airutilitu die dall' illustrare le leggi risulta alia sloria. Piu numc-
roso pcro d'assai e il novero degli scriltoii delle altre classi , Ira i
quali tennero grado distinto in varie inagistrature , anteriori all'ordina-
incnto fatlone da Eraanuele Filiberlo, i presidenti Niccolo Balbo e Giovan
Francesco Porporalo: e dopo di quell' ordiuanienlo, primi si appresen-
.tano Ottaviano Cacherano , Antonino Tesaiiro, espositori di decisioni,
Lodovico Morozzo clic scrisse responsi, ossia eonsulti. Fra gli scrittori
di materie speciali Alberto Bruno , Antonio Bagnasacco traltai'ono le
ragioni del fisco, Amedeo da Ponte, Antonio Monaco il diritto feudale,
iii quali per valore raostrato in opere di vai'io argomento dee aggiun-
gcrsi Cassiano Delpozzo.
Questi , per restringermi al solo Picmonte, nelle priinarie scdi della
magistralura sedendo , per gli scritli da essi pubblicati meritarono lode
di dotti e sinceri espositori del diritto palrio , e la divisero cogli allri
pill insigni giuristi clic furono ncU'etii loro in queste conlrade , con
Giacobino da S. Giorgio, con Aimone Cravella, coi Cagnoli, coi Nalta,
i quali o colic pubbliche lelture uegli studi aperti negli Stati del Duca
di Savoia, o coll'esercizio e coUa pratica del foro, lasciarono disc du-
revole memoria. Vanno finalmeute in quella scliiera di scrittori magi-
strati, posteriori ai gia nominali, Gaspare Tesauro figlio del preccdente,
Giovanni Antonio Bellone , e Carlo Filippo Morozzo, questi uitimi nel
corso dei riferiti avvenimenti gia uomiaali.
Ma nel tempo che questi scrittori si proponevano di giovare colle
loro faticbe all'uso del furo, io studio del diritto, nelle sue piii intimc
e piu vitali parti , pigliava nuovo e piu felice cammino. Dopo esser
lunga pezza riiuaso tra le angustie de' chiosatori, crane uscito^ in tempi
Serie II. Tom. i. 40
74 MEMORIE ECC.
anteriori a quelli di cui ora si e toccato , per vagare nelle interpreta-
zioni pill liberc, piu ingegnose, ma spesso arbilraiie, delle quali erano
inaeslri Bailolo e la setta de' seguaci di lui , od i loro avversari. Per
una di quelle vicissitudixii che segnano le epoche della sloria dello spi-
rito umano, da quella liceiiza di opinioni, se cosl e lecito esprimermi,
si riducevano quiiuli nuovamente le dottrine del diritlo a piu verecondo
senlire, ad una piu fedeie e piu schietta esposizionc de' principii, dietro
la scoria deH'antica sapienza romana. Tale era I'opera , che in brevis-
simo tempo erano venuti compiendo alcuni sommi ingegni in quelle
scuole stabilite in Bourges ed in Tolosa nell'antecedenie secolo XVI ,
e che avevano pur trovato terrene propizio ove allignare , nel nostro
Piemonte : nobile intento di tali scuole era il riporre i nionumenti del
diritto romano nel loro aspetto nativo , ed illustrarne Toscurita coU'aiuto
della filologia e della storia. Precorrendo in quesli studi lo sforzo della
nicditazione ed il culto dclle Icttere ai metodi filosofici trovati piu tardi,
Taltro stupendo effctto si conseguiva, che le cpeslioni non pii coi gretti
termini delle scuole si trattassero e si risolvessero , come quando cio
facevasi servendo ad uno sterile esercizio , ma vi si adoperassero sem-
plici i-aziocini , dlretti specialmente a discoprire e far nolo il pretto
senso delle romane leggi.
Uno splendido saggio di queste doltrine tra noi lasciava Antonio
Goveauo , che queste nostre conti-ade si eleggeva a novella patria. Ma
nessuno tra i nostri nazionali ne trasse cosi copiosi rivi a beneficio
doUe piu usuali applicazioni che Antonio Fabro, il quale in silFatto as-
sunto di filosofia e di profonda dottrina tutta inipiegava la vita , in
mezzo alle dignita di cui il Sovrano compiacevasi in ornarla. A questo
scopo piu immedialamente che non le altre sue opere conferiva quella
che egli stimava di utilita pii\ ristretta , il codice delle decision! del
Senato di Savoia , divenuto patrimonio comune de' giuristi di cjuesta pa-
iria non solo, ma anche slranieri. IMa noi non pertanto I'eguale intento
aminireremo delle allre sue opere , in cui le parti tutle del diritto ro-
mano che riputava piu utili a conoscersi con ordinato metodo abbrac-
ciava: nc per quel giudizi severi che vennero dati sovra alcune delle
sue opinioni ci rimarremo dal rcndcrgli I'onore che gU e dovuto di
avcre slabilili i piu saiii e piu generfili principii su cui si appoggio smo
a' nostri giorni la patria giurisprudenza. Sua lode particolai'C e altresi
I'aver mostrati i vizi da cui convenissc star in guai'dia , e tra' pnmi
DEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. "^5
quell'equiti , che per seguire gU impulsi tlella inclivulualc coscicnza
scioglic il freno dcUc prescrizioiii pii\ positive ilelle leggi. Le applica-
zioni che Aiitonio Fabro andava facendo nolle sue opcre (i) di (juesta
sentenza diedero vita ad una controversia che merila d'esser notata tra
quelle che appartengono alia storia del diritto palrio; n'erano argoraento
i I'escritti di proroga e di restituzionc in tempo ad usare del riscatto
ne'contratli di vendita: de' quali secondo le dottrinc che allora avevano
corso, Carlo Filippo Morozzo pritno prcsidcnle del Senato di Piemonte
prendeva contro Fabro la difesa (2). Egli e d'uopo confessare che ne'
raziocini ragguardanti a quella controversia il vantaggio non c dal lalo
del magistrato piemontese.
Troppo mi trarrebbe fuori del soggetto il mostrare qnali fossero le
spcciali condizioni di nostra giurisprudenza aU'epoca acceiinala. Qucste
sono in gran parte determinate dalla natura stcssa dclla podesla di cui
i supremi magistrati trovavansi rivestili , della cpiale , piu che in cpia-
Imique altro tempo , puo dirsi che essa toccava allora da un lato alia
decisione dcllc piu trite e quotidiane controversic tra privati e dall'al-
tro airuflicio del legislatore. Questo special modo di riguardare la giu-
risprudenza , del quale piu o meno parteciparono tutti i corpi giudiziari
dclla stessa eta , scgnatamente nel regno di Francia , si appalesa in
tulti i monumcnti che ne rimasero. Indarno tenterebbesi di trovarvi
specificati gli uffici tra loro diversi , che nelle politiche societa sono
destinati a compiere la legislazione e la giurisprudenza. Nell' una come
nell'altra amavasi di scorgere nidraltro che I'espressione della £;iustizia
riguardata in se stcssa. Lascierb parlare su questo proposilo \uio de'
magistrati che non fu tra gli ultimi per ingcgno e per dottrina nel no-
vero di quclli che ressero in que' tempi il Senato di Piemonte. Quest i
e il gia nominate Morozzo, che succedeva al Bellone; vimangono varie
orazioni inaugurali rccitate da lui come capo del Senato, secondo I'uso
d" allora , neirapertnra solenne dell'anno giuridico , che aveva luogo il
giorno 8 gennaio: da una di esse, scritte com'era stile, in latino (3), traduco
(1) Dc error, prag diic.id. a5 error, i, a e 3 — dc prorogandj per supremum Princip^m lera-
porc intra quod ex cotiventioDc rctrovandi res dcbuit. —
(l) Apologeticon pro in.igislr.itibus pedeniontanis Carolo I'hilippo comitc Morolii pcdemoutani
Srnatiis pracsidc priinario authore. Taurini ex typis Doui. Tiiiiii 1641.
(3) Ad Senatiis prdemontani auspicia praefatio — io Ivgibus vcrsatur e&cojniasticc , rt pareoc-
lice — pare fo»sc rccitata ranno 10^5.
"jfy MEMORIE ECC.
1« scnlciizc chc seguono. « Riconosca I'uomo la propria digiiila oixle
» cgli falto a simililudiiic di Dio cio ha di proprlo chc non debba ccr-
» car allrove la legge se non in se uiedesimo a clie dunque i
» codici , a chc le lavolc delle leggi, a che csplorarc le altre nazioni
» per imparanie Icggi nuovc coUe cpiali abbiasi a govcrnarc la civile
» coininianza : se la scienza delle leggi cosi di Icggieri possiamo acqui-
)i stare misurandola da noi slessi .... ne \i paia diflicilc ii comprendere
)' conic la ragione inliina dolla legge baslando a rcgolarc ogni cosa, le
» discipline del dirilto siano cresciute a lal faraggiue di Icggi , che se
» non si avvengano in alcuno, che come Giustiniano le dia in preda alle
» fiamiue, egli e da temere sia il dirilto stesso per perire sotto la pro-
)) pria mole. Perocche il reo veleno degli umani alFelli , I'interesse
)i proprio, e cagione che cosi per le sotligliezze come per la raollitu-
» dine delle leggi vacilli la verita, e colla verita rufficio stesso della legge;
» in guisa che col maestro di politica sia qui da esclaniare ciie come
» una volta pei misfalti, ora siaino messi in pericolo dalle leggi: ed essei-e
» della corruzionc del niondo , della corruzione degli Slati argomenio
» le molte leggi ».
Conobbesi poi che ogni giudizio intorno alle leggi non dcesi disgiun-
gcre da quelle considerazioni che toccano piil immediatamente al varlo
stato de' civili consorzi : verita che niaggiormcnte diffusa di poi , gia
sul principio del secolo susseguente veniva insegnata in Italia dall'inge-
gno deiriinmortale Vico , che faceva di tal verita al dirilto romano in
particolarc le applicazioni piii ampie che per avvcntura si conoscano
sin ora. Si cesso allora dal contrapporre la ragione umana alle leggi ci-
vili : fu bensi dimostrato la medesima progi'cdire , ristare o indietreg-
giare colic leggi de' popoli : ma quelle forme che va essa rivestcndo nel
diritlo secondo i bisogni del tempo esser parte sostanziale della sapienza
civile.
Anche di BcUezia e rimasta un' orazione delta in una delle occasioni
sovracccnnatc , e nella piu memorabile fra tulle , il giomo cioe in cui
compievasi il secolo dalla prima sessione del Seuato (i). Qualsivoglia
sia il giudizio che se ne debba dare , non faro io qui se non riferire
(i) Oratio ad solcmnia sacri pcdcmontaiii Senalus auspicia habita ab illustrissimo ct c^cclt. ^'iro
D. D. proto pracsidc lobanne Francisco Bcllctia civc ct patritio tauriacnsi VIII ianuarii 5IDCLU1I.
Taurini typis Bartoloiuoci Zapatac iGG3.
PEL CON'IE AI.ESSANDRO PIKEI.LI. -J-J
[o S(|uarcii> piu riinarolievolc, in ragionc deiridea principale, vollaiulolo
snilauto ill italiano. « Iinmaginate a voi ora prcseiUc quel giorno in
» cui nclla |)rima sessione di qucsto supremo magislrato in questa au-
» gusta Torino, rlic fu il giorno lo di fel)l)raio i5(j3, quel ct'lfbratis-
>v sinio ed insigne vindice della giustiziu Eiuanuele Fililjcrlo voile se-
» dere in questo suo scggio di giuslizia: e verrele nclla stessa sentcnza
» die lennc quel Demelrio Corinzio, il quale vcdendo Alessandro so-
» dcntc sul soglio di Dario in Susa, prcso da grande giuLilo c lagrimc
)i vcrsando, dolcvasi della sorLe di que' Grcci i quali o fossero usciti
11 di vita prima di quel tempo, od crane per vedcre la luce solamente
11 di poi , pen-he si gli uni che gli altri di quella Iclizia e di (jucl
I) giocondo speltacolo fossero riniasti privi ».
,Ma quello clie a special lode del ijcllezia e da rammentarsi, e I'a-
\ere tostoclie assumeva il carico di primo presidente del Senate, alteso
it rivedere gli ordini relativi all'istruzionc delle cause ed al piii breve
mode di Icrininarle, i quali gia avevano fernaato oggello di nn edilto
ossia cosliluzione del Duca ^ illorie Amedeo (i); ma che, quanlunque
venissero ad ora ad ora ripubblieati dalle slcsso Scnalo , erano stati
in parte negletti, in parte dalla rea usanza renduti vani. Ne rinnovava
Bellezia solennemente I'osservanza , e segnatamente di quella pi'escri-
7-ione, che non era fra le allre la meno salutare, per cui la forma del
processo scrillo e la successiva relaziene al Senate veniva riservata alle
cause di maggior momento (2): e qnanto allc altre s'ingiiingeva agli av-
vocali e precuratori che esaminato diligenlemente il suggetto della que-
stione, lo propenessero in campo, cioe ne facessero egline stessi I'esposi-
zione in certe session! del Senate a cio destinate, ed in voce: proibivasi
inoltre a' senatori , eve alcuna di queste cause si apprcseutasse ncUc
sessioni erdinarie , di quella animettere, e gli avvocati , ti-asgressori
del precette , crane settemessi ad una multa. Ma cenosccndo Bellezia
il pericolo che la trascersa usanza nen nuecesse all' elTicacia del teste ,
attendeva, come si disse, ad una revisione, e ad una riforma dcgli stessi
ordini , usando I'autorila clic il Senate avcva picnissima di far rcgela-
mcnti generali sopra la giustizia: le disposizioiii principal! accompagnava
(1) Del 33 diccmbre i63i. Questa cosliluzione e riferita in Bne nclla prima parle delle osscr-
vazioni forensi del Chiesa : vedansi segDaUmeQlc i capi 9 c 10.
(•i) Documcnti num. XXXI.
j8 MEMOniE ECC.
con allre secondarie: lo zelo e I'emulazionc de' giovani avvocati all'one-
sto fine stimolava.
AUe dignitb con clic il Sovrano rendeva jiuljblica tcslimonianza dclla
slngolare perizia del BcUezia in nialeric di finanza c di Slato , rispon-
deva la comune fiducia , e la venerazione d'ognuuo: giusto coinpenso ,
e da uessun altro paieggiabile, di una vita spesa a comune utilita, ed
alia quale sempre era stata compagna una pieta sinccra. Allorclic egli
era innalzato alia carica di priino presideute del Senato , il consiglio
della citla di Torino riguardando suo in parte queU'onore clie riceveva
un suo antico consiglieie, e memore essendo ad un tempo de' beneficii
che ne aveva ricevuti, decretava clie reffigie di Giovan Francesco Bel-
lezia veslito coUe insegne deU'cmineute sua dignita fosse coUocata nelle
sue sale (i). Finiva egli la sua vita nel mese di marzo del 1673, avendo
presieduto quasi dodici anni il Senato di Piemonte (2).
Nel testamento di lui , con che , non avendo lasciata prole maschile,
istituiva eredi il contc Piossasco Asinari di None ed i suoi fraielli ,
iiati di una sua figlia , leggesi il scguente ricordo agli stessi indiritlo,
« di A'ivere , cioe , in sincera e costante fedelia verso S. A. R. e suc-
)) cessori, impiegando sempre il pensiero in procurare con ogni industria
» di conservare la vita , onore e Stati di essi , e con zelo onorato cs-
» ponendo la loro vita , averi , e tutto lo spirito ( senza riguai'do d'al-
» cun interesse e posposto ogni disgusto qual fossero per ricevere ) per
n la loro conservazione ed accrescimento della corona n. Gravi parole
nelle quali tutta si appalesa laltezza dell'animo di chi le dctlava , e
discopresi rordinc intero di una vita trascorsa senza allerazione in
mezzo a" pubblici uffici in tempi di parti , e di moti civili.
(1) Ordinato fjtto nciranno 1G70.
(2) II giorno della morlc di_-I primo presidentc Bellczia sta tra il 12 cd il 14 del suJdetLo mcse
di marxo , nel primo Tcdendosi esscrc stalo presontato in Senato il suo testamento nicutrc cgli
giaceva gravemcntc infermo , c nciraltro giomo csserc stato il testamento aperto c pubblicato. 11
registro detla parrochia de' Ss. Stefano e Grcgorio ( s. Rocco ) da mc riscontrato, non fa d*altro
menzionc , sccondo il solito , fuorchc dclla sepoltura. Maggior diflicolta apprcsentasi quanto alia
tua nascita c quanto all' eta cui si protcndcssc la sua vita , di cbc non mi vcnne fatto trovarc
alcun documcnto. Secmasi pcr6 Tinccrtczza sc si osserva che essendo egli stato asci-itto a' dccu-
rioni nel i6a5 dovcva avcrc allora conipita Teta di aS anni ossia I'cta maggiorc sccondo il diritlo
comune , non essendo qucsta stata se non posteriormenle ridutta ai venti anni pci negozi civili ;
nc aviito riguardo al tempo dclla sua mortc , poteva egli molto oltrcpassarc allora tulc eta.
DEL CONTE AI-ESSAHDRO PINELLI. nq
DOCUMEIXTI
PARTE I.
Dichiarazioni del Senate di Pieraonte ed altri alti ragguardantl
la tutela de' Duchi Francesco Giacinto e Carlo Emanuele e
la reggenza dello Siato assuntesi da Madaraa Reale la Du-
chessa Maria Crisiina di Francia, uon meno che il tcrmine
di tale amministrazione.
Dall'arcbivio Jel Rcale Senate di I'icmontc.
N." I.
Tenor di lettera credenziale scritta dalC Ecccllentissimo Senato
a Madaina Reale,
A. R. , questo suo Senato che sente con estremo dolore la perdita di
S. A. R. suo Principe et clemenlissiino signore che sia in cielo iiiauda
da V. A. R. li presidenli Benso e Morozzo per passarnc seco il dovuto
olTicio di condoglianza et per renderli iiiliemc col testimoiiio dtlla pro-
pria fedelt^ et ossequio quelle gratie che puo maggiori per essersi ella
compiacciuta di uoler accettar il governo dello Slalo et amministratione
<t reggenza dei Serenissimi suoi figli, a qual efrelto si e conimesso alii
detti presidenli di riceuer gli ordini da V. A. R. e di concertar seco
sopra la formalita delle ispedizioni con le quali dourii maggiormenle
authenticarsi quest'atto; riceua V. A. R. come la suppllchiamo questo
testimouio dcUa deuotione nostra meutre preghiaino il Signore che le
persone llcali di V. A. conserui e li faccianio huuiilissitna riucrenza.
Da Turino a dieci di otlobre 1637.
So nEMoniE Ecc.
II.
Teiiov (Tistruzione.
Istmttione agli illustrisslmi et ecccllcntissimi signori presidcnti Bcnso
e Morozzo cli qucllo hanno da fare con Madama Reale.
Condolersi della perdlta del Sevcnissimo nostro Principe con uiiella
riinostratione d'affetto clxe richiedc il caso.
Rimosli-arli che I'linica consolalionc ch'abbia il Senato , e tiUto lo
Stato consiste in sapere che la Casa e maneggio dcUe cose e reposta
uella persona sua Ileale.
Ringratiarla della prontezza et aficlto ch'ha dimosti'ato degnarsi d'ar-
cettar tal carico.
Assicurarla della deuotione e fedelta di tutti cjuelli del Corpo.
Promelterli la continualione della servilu lore con quella diligenza
et integrita che richicde rofllcio e '1 carico di ciascuno.
Farll sapere che quesl'allo di dichiarationc che dene fare il Senalo
per r aiilhorita di administrare ua fatto formalnientc e solennemenle
con arresto, qual poi s'ha con ordine d'esso Senato da pubblicare per
tutto lo Stato.
E che percio e necessario die S. A. R. facci la dichiai-atione della
niente sua in scritto firmata di sua mano con missiua al Senato ouero
( il che sarebbe meglio ) per patcnti ne' quali dica che in conformita
della mente e dispositione legale essa si contcnta di accettar il carico
della lutela de' figli e deU'amniinisti'atione dello Stato accio che il Se-
nato havuta qucsta decisione proferischa subbilo I'arresto nel quale si
dichiari per tutrice et administratrice , e facci fare la pubblicatione.
E cio che deue farsi prontissimamente avanli che S. A. venghi alia
Citti.
Nel qual caso si desidera che accenni in che forma gradisca di esser
riceuta perche non ■vi e clii pcnsi di far differentemente di quello che
sara di suo gusto.
II resto si rimette alia pnidenza dei signori presidenti li quali con-
forme a qucllo portera il discorso sapranno come concertar il lulto a
beneGcio pubblico.
DEL COSTE ALES9ANDR0 PINELLI. 8 1
III.
Tenor di Patenti.
Christiana soi'ella del Re Chi-istianissimo per gratia di Dio Duchessa
di Sauoia Rcgina di Cipro madre et tutrice del Serenissimo Francesco
Giacinto Duca di Sauoia Principe di Piemonte Re di Cipro et. et reg-
gcnte de' suoi Stati. lUustre molto magniflco, e magnlGci miei carissiini.
Esscndosi compiaciuta S. D. M. con nostro indicibile dolore priuarci
del Serenissimo Vittorio Amcdco mio principe e consorte amatissimo ,
et diniandarlo a se in gloria, auendo lascialo doppo TA. del Serenissimo
Duca Francesco Giacinto suo succcssorc ncUi SUiti insieme con gli altri
Principi suoi fratello e sorelle miei figli amatissimi ancora tutti infanti
sotto la tutela e gouerno nostro insieme con la reggenza delli Stati; quat
carigo hauendo noi accetlato non solo in conformita della mente delta
detta fu A. R. a piena intelligenza dechiarala avanti sufTiciente niunero
di testimoni, ma ancora in conformita della dispositione della ragion
eomune quale in questo case ci prefferisce ad ogui altro , et invitata
anco daU'eserapio delle altre Duchesse antenatc quali in simili casi non
hanno ricusato d'acceitare questo peso , il die noi abbiamo principal-
mente fatto per il grande amore et afletto materno col quale amiamo
teneraraente li detti Principi miei figli e per TafFetto che conseruiamo
verso li popoli di questi Stati, quali conosciamo lanto fedeli verso quesla
Real corona , et stimando necessario di pak'sarvi qucsta nostra volonta
accio possiate dal canto uostro fare quel tanto che vi appartiene. Percio,
in uirtu delle present! di nostra certa s^ienza et partecipato il parer
del nostro Conscglio, dcchiariaino c feccianio sapcre essere nostra precisa.
e deliberata volontu d'accetlar, anzi d'haucr prima d'liora accettato la
detta tutela insieme con la regola delli Stati et admiiiislratione delli
beni quali appartengono e potranna appartcncre alii dctti Serenissimi
Duca e Principi ; promettendo noi in parola Reale che nella detta tu-
U'la , reggenza et administratione ossemeremo e faremo tutto quello al
che per dispositione della ragfon' eomune, decretti e costituzioni della
patria saremo olibligata : mandandovi pertanto di douer noi confermare
uella persona nostra detta lutcUa e reggenza e di fare dal canto vostro
tiUto (juello che trouiale necessario per sicurezza d'essa e per maggior
Serie II. Tom. i. i i
03 MEMOniE ECC.
beneficio »lelU suddetti Real! Duca e Principi. Che tale c nostra menle.
Dat. in Chivasso alii lo d'ottobre iGS".
Chretienne
v." Piscina
De S. Thomas.
IV.
Tenor di collatione di tutela
falta alia Serenissima Madama Crisdana di Francia
dalC Eccellentissimo Senato.
L'anno del Signoi'C mille sei cento trentasette , et alii tredici del
niese di ottobre avanti I'Eccellentissimo Senato congi-egalo nel pubblico
auditoiio sedenti li signori Presidenti e Senatori con le vesti rosse et
in presenza del popolo , e comparso il signer Pietro Giuliano consigliere
scnaiore ed avvocato fiscale generale in absenza del signor awocato
generale Giovanni Mattco Pastoris , il quale ha esposto che hauendo
S. D. M. chiamato in gloria il Serenissimo Yittorio Amedeo Duca di Sa-
voia , Principe di Piemonte , Re di Cipro nosiro siguore mentre die
con inesplicabili fatiche c trauagli attendeva indeffcssamenle a rcggere
I'armi e condurre gli eserciti di S. M. christianissima per la conserva-
tione e dlfesa della libcrta d'ltalia, per la quale e per la grandezza di
detta Maesta desidero scmpre detta A. R. di spargcre il sangue , et ha-
uendo I'Altezza di Madama Reale Christiana di Francia vedova di detto
fu Serenissimo Duca dichiarato di accettare la tutella del Serenissimo
Francesco Giacinto primogenito et succcssore nolli Slali con la rcgenza
d'essi ct governo dcgl'altri Principi suddetti figli tulti infunti , e cio
per I'amore matemo che gli porta come anco per raffcttione che ha
verso li popoli dcUi Stati , quali ha conosciuti fedelissimi verso questa
real corona, segncndo in cio la disjjositione dclle leggi quali nella detta
tutella e reggenza preferiscono la niadre a tutti gli allri, la consuetu-
dine osservata in questi Stati dalle antenate Duchesse, et la mentc del
niedesimo fu serenissimo Duca Vittorio Amedeo e come piu espresso
consta per patent! di sua pi-opria raano firmate date in Chivasso li lo
del corrcnte otlol)re debilamente sigillale ct sottoseritte S. Thomas, il
prcdetto signor Awocato generale ha rimostrato cedere in cuidente uti-
DEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. 83
lita (li delti Scrcnissimi Priiicipi infunti, et sicurezza delli medcsimi
{Stati che essendo I'A. R. di Madama dotata di lulla csquisila pmdenza
the lion put) degcncrare dal grande Henrico suo Predecessore , iie
esserc dissiiuilc dal potcntissimo Luigi il giusto suo fralelio dalla cui
prolettione , meritata nclla continualione dcUi servilii rcsi da fu S. A. R.
alia S. M. clinstianissiina ct dal vincolo et ailelto fralcrno , si deue
tencre per cerlo che solto la reggenza di lei e prolellione di S. M.
questi Stati siiiio ])er godere iuliera pace e felicila, fa instanza devcn-
ghi delta A. R. dcchiarata tutrice di detlo Serenissimo Duca et Principi
infanti et decerniUoli radininistratione di delta lulella et regenza dei
suddetli Stati chiedendo che sia prouisto al tulto come parera a questo
Supremo Magistralo.
El 11 suddetto Eccellentissimo Senalo sentita I'espositione del pre-
dello signor avvocato fiscale generale el fatto Icggere ad alia et intel-
ligibil voce le sovrascrilte patcnti. Ha dechiaralo e dechiara la delta
Serenissima Madama Reale tutrice della persona del detlo Serenissimo
signor Duca Francesco Giacinto e degli altri Principi suoi figli et fi-
glie el reggente degli Slati ; mandando et comaijdando a tutti li vas-
salli sudditi et habilanli in quesli Stati di doverla riconosccre per tale
ct obedire a suoi ordini die fara come tutrice e regente solto pena
all'Altezza Serenissima arbitraria, eliandio della vita, concedendo le op-
portune teslimoniali, mandando il tulto registrars! con le detle palenti
accio gli si possa haver opportuno I'accorso. Dat. in Turino come sovra.
Per detto Illustrissimo et Eccellentissimo
Senato
Simeomi.
Tenor di lettera di Madama Reale.
La Duchessa di Sauoia Regina di Cipro reggente. Illustre molto ma-
guiiico magnlfici nostri carissimi. Quanto piu antico era il desiderio
che haueuamo di vedere regnante S. A. R. mio Cglio amalissimo tanto
raaggiore si fa hora il contento che riceuiamo nel suo felice ingresso
al governo di c]uesti Stati , et poiche si chiude nel tempo islesso la
84 MEMORIE ECC.
nostra reggenza e cessano quelle funlioni ch'hanno per lanli anni sof-
ferti li duri incoiitri davversa fortuna , slimianio neccssario il rappre-
scntarui die uon finiraniio iiiai in noi qiicsli suiscerali aflelli di niadre
die saranno scmpre indirizzali al seruitio dellA. S. R. et al maggior
beneficio de' popoli ; a voi cui spetta 1' amminislralione ddla giustizia ,
che coil taiila soddisfaitione di noi e lode nostra liauele adempito le
parli di zelo , di fcde e di accurata esatczza nel esercitio delle noslre
cause , dobbianio fare parlicolarmente nola questa nostra intenlione , e
la testiinonianza ch'abbiamo rcsa all'istessa A. R. dclli nicriti dclla voslra
servitii , onde possa a suo tempo procurare gli eiletti della genurosa
gratiludiae che accoinpagna le regie qualila dell'A. S. : ct gia che ella
ilcsidera nelle cure dell'assunto governo dar loco all'assistcnza del noslri
consigli , ci porgeremo sempre con quel sensi d' affelto incomparabilc
che impiegaremo anclie uolenlieri presso I'A. S. R. per tnllo cio che
puotra subordinarsi al puLblico e priuato vanlaggio di <jucsto Scnalo;
et senza piu pi'cghiamo Dio che longamente vi conservi.
Da lurea ai 19 giugno 1648.
Chretienne.
Di S. Thomas.
Air illustre mollo magnifico consiglicre di Stale e magnifici noslri
carissimi li presidenti e senatori del Senate nostro di Piemonlc.
VI.
Tenor di lettera delV Eccellentissimo Senato
responsiva alia dietroscritta.
A. R. , non rifiuta Dio Voblatione de' cuori humani ancoi'clie suddili,
ne percib ci resla luogo a dubitare che S. A. R. , Principessa in cui
transpirano collaggregalione d'ogiii virlii quel raggi che cesliluiscouo i
gran Prencipi simulacro della stessa diuinita, non sia (ancorche padrona
delle nostre uolonta a lei dedicate a titolo di obbligationi infinite ) per
gradire con la regia sua bcnignita Taltestato del reverentissimo ossequio
nostro ; mentre le rendiame humilissime gratie per le graui e lunghe
fatiche sostcnutc nella passata sua reggenza, et per la protettione sin-
golare con la quale si e compiacciuta sempre di avvalorare le attieiii
Di;i. CONTF, Al.BSSANDnO PINF.I.M. 85
el oUiiiu' inicnlioni di questo Corpo di niai^islrato; le qiiali coire fiirono ,
COS! sarauno scinpre indirizzate alia giuslizia et al servilio di S. A. R.
nostro signore , il cui regno tanto piii s|ienanio di iieder fflicitalo ,
(jiianlo clie lo scorgiamo apjioggialo alia ])rolcltioiie et alia infallibile
iirudenza de' consigli dell'A. V. R. ; cosi piaccia alia D. M. di conser-
iiare V. A. R. per lunghi secoli appo alia persona di S. A. R. quanto
con huinili preci c diuote proghierc gliene subordiniaino a <|uesto fine
i iiosU'i noli ; e qui con rcplicato ringratiamcnlo per riionorc die ci
lia fatto r A V. R. col ragguaglio contennlo nell' humanissima sua di
questo gionio le facciamo humilissima riuerenza.
Turino li ig di giugno 1648.
Di V. A. R.
Umilissimi e fedelissimi suddili c scrvilori
li presidenli e senatori del Senate di Piemonte.
VII.
Tenor di t/ichiaratione et qaillctnza
faUa da S. A. li. a Madavta Jtieale.
Carlo Emanuele. Come sono noli al mondo li strani accidcnli occorsi
di discordie civili e guerre slraniere da che dalla diuina ])rovidenza
siamo stati chiamati alia successione dcllii corona, cosi sono siiuilincnte
nianifeslalc le cure con tutta la forza della spirilo costantc e Ic falicose
applicationi quali per servigio nostro e per soltrarci dagli incessant! pe-
ricoli ha nclla riuolutione di lanli anni rigorosamcnte sostenute M. R.-
mia signora e inadre , rcsistendo non meno con la costanza dell' animo
alii travagliosi inconti-i delTavversa fortuna , che conducendo gloriosa-
mente con prouidi dcllami di ben consigliata prudenza alio slato pre-
sentc la persona nostra, onde habbiaino a riconoscere dopo Iddio la
coiiservalionc della persona , il mantcnimcnlo delli Stati , la recupera-
. I lone dcUe piazze c la consistenza de' popoli dall'indefessa opera e non
niiii bastcuolmente commendata protettione dellA S. R. II che sebbene
per tutte le parti e molto chiaro, e negli annali deUimmortalita sia per
esserne indelcbilinente registrato il mcrito, tuttavia ci e parso tanlo piu
evidente quanlo che giunti noi all'eta maggiore d'anni vinli, facendo ri-
flesso sovra li fortunosi succcssi delle guerre passate e sopra li casi ac-
cennati da die passo a pii gloriosa vita rinvitissimo Duca Vittorio
86 NEMORIE EOC.
Amedeo mio siguorc c padre d'iiniuorlal memoria, prcndendo coUe in-
lurmulioni dalli piu rUcuati niiiiislri c cavalicri della corle, e dai piu
cospicui prolali del paesc le acccrUitc iiolilic di tultc le parlicolarita
ilolla reggenza, haljbiamo conosciuta cssorc seguila fra Ic piu ilifllcili e
peiicolose cougiunture die mai potesscro occorrere a Prencipe rcgnanle.
Sappiamo in conscgucnza di cio , die obbligala da inevilabil necessita
ddle circostanze dc' tempi, quantuncpic dcsidcrosa di pace e trancruil-
lila , e slata aslreUa di soilrire con itiesplicabile incominodo della sua
persona durissimi trauagli della guerra, fra li disordiiii e spesa della
<|uale gli e conueiiulo d'iniporre ai sudditi nuove gravezze , d'alienare
reddili e beni denianiali, e col mezzo di cousidcrabili liberalila usale
ad avvantaggio de' cauaglieri , minislri ct altre persone dello Stato , e
uiolto piu verso forastieri, mantener lo spleiidore della Maesta nostra ,
eontcner ct invitar allri coiresempio a bene fedelmenle servirci. Cose,
le quali scndo state meramcnle cspresse dalla particolare constitutione
lie' tempi e dalla qualita singolare degli accidenli, stimassimo improprio
alle nostre obbligalioni, al rispetto die dobbianio alia sua real persona
et all'equila della causa se ci inducessero a pretender clie gliene fa-
cessero resuitar caricamenlo et obbligo di reuderne conto , dovendo
bastare per isgravio della tutela e reggenza sua niolto diil'erente dalla
tutela di privati per le diflicolta naaggiori die seco porta raniministra-
lionc delli Stati e regni , la contabilita de' tesorieri e recevidori ndle
cui mani sono passale tulte I'entrate ordinai'ie e slraordinarie e lutto
cio die dalle dette alienationi et imposti si e ricavato , hauendoci auzi
uou solo coirimraenso suo amore materno con lo studio della mente e
pericoli della persona si segnalata et utilmcnte assisliti , ma ancora
soccorsi nei piu urgenti bisogni col denaro dclle sue proprie pension!
et aiuti di Francia , e sino ad impiegare le sue proprie argenterie, et
Itnpegnare le sue gioie nelle piu imporlanti occasioni del servitio nostro,
ud quale avendo convcrtilo ogni suo avere di presente sappiamo non
haver altro , salvo le provvisioni dal suo contralto dotale , dalle pen-
sioni di Francia, e dalli nostri stabilimenti.
Voleudo dunque die I'A. S. R. ne sia discaricaia come la convenienza
richiede, ne liavendo per liora altro mezzo piii proporzionato stante la
strcttezza de' tempi causata dalla contiuuatione della guerra a dimostrarli
la gratitudiue dell'animo nostro come die resti ogni espressione infcriore
aU'obbligo, riconoscendo ad esempio del buon Tobia, che fdiccmentc ci
DEI. CONTE AI.ESSANDUO PINELI.r. 87
liii condotli ct ricondotti ; ct intanlo chc conforme al scnlimenlo
dello stcsso ne anche la mela della corona sarcbbe ricoiioscimento
corrispoiidente, come sostenuta dal sue sapienlissimo govcrno nel quale
con tnarauiglia dcll'univcrso , cccedendo con yirtit croichc non solo la
ejualiti del scsso , ma anche li gradi dcirimmana prudenza, s'e rcsa
superiore a tutte le forze e diflicolta quali unite insieme conspirarono
a nostii danni.
Quindi rendendo in prima colla pienezza del noslro alTetto divotissime
gratie alia predclla A. R. di quaiito ella come amanlissinia madre si e
compiacciuta d'alTaticarsi e soffrire per nostro vantaggio in si disastrose
turholenze di tempi , e di diilendcrci col \igore del suo conseglio e
prudenza dalli graui accident! che ci soprastauano Tauertiamo die ne
rimarra si altamcnte iraprcssa la memoria dci ricc\uli Lcncfici che la
conseruaremo unita alio spirilo , e come figlio riuercnte ossequioso e
bcncficato, con sensi di pcrpelua obbligalionc coiisidcrai'emo scmpre la
sua real persona conic unica autrice e benigua proniolrice di ogni nostro
bene. Dichiariamo di essere piunamente inforniati di'gii iniposti falli al
paese, deiralicnalioni scguile de'rcddili dcnianiali e donatiui per essa a
nostro nonie fatli, tanto in scritlure patcnti, e discarichi ne' quali sono
espresse la causa e la persona, quanto in altri doue per degne considcra-
tioni andji si sono tacciute, e di cio et ogni altra cosa maneggiata et am-
ministrata da detta A. R. coniinclando dal gionio della morte del Duca
fu mio signore e padre che sia iu gloria , e comprendendo il tempo
rhe ha \issuto il Duca Francesco Giacinlo niio fratello, sino al giorno che
abbiamo assunto il libero governo delli Stati rendcndocene soddisfalli
intieramente come se fosscro qua espressi li casi e cause , specifica et
individualracntc, con le presenli di nostra cerla scienza, piena possanza
suprenia oulorila , hauto il parerc da ISIonsignor Arciuescouo Bergcra
e dalli vescovi d'lurea Asinari, della Mauriana Milliet , d'Alba Britio e
da altri vescovi dello Stato a' (piali habbiaino il tiillo conimunicato et
com' anche parteripato et hauto il parere del zio nostro cavaliere
diUordiiie e nostro gran ciambellano il signor uiarchcse di Pianczza ,
del nostro gran cancoUiere il conte di Morozzo , et dilli cauaglieri
dcirordinc v consiglieri del conseglio nostro secrelo, li quali si sono
ritrouati presenli aU'esame di (jucsta nostra dellibcralione, cioe il conte
Arduino \'alperga , conte di Rivara governalore della presentc cilta di
Torino, il nosiro maggiordomo maggiore il conte Filippo S. Marline
88 MEMOniE F.CC.
il'Aglie , il conte Ubertino tU Moretta maggiordomo maggiore della
preiletta A. di M. R., ralihate Filiberto Scaglia di Vernia, e del primo
segretaro nostro iufrascritto il marchese di S. Tommaso e da moiti
allri prclati , ministri e cauaglieri piii raggnardevoli deila Stato , con
quali habbiamo conferito, e Iratlato vogliamo in fede c parola di Prencipe
lanlo per noi e nostri heredi, tjuanto successor!, che resti irretrattabil-
nicnte libei'ala e quiltata , come per le presenti la qiiiltiamo e libcriamo
senza die mai dai nostri sopradetti ofiiciali, inagistrali, ministri, patri-
ijQOinlaH e chi lia spedientc si puossa per tal fatlo e dipeiidenza pro-
lendere cosa vei-ona.
Gome similmente la scharichiamo e liberiaino da ogni obbligationc
di renderci cento, e rimetterci i mobili , argenti, dorarie , e gioie la-
sciate dalla predetta A. R. del Duca mio padie, poiche havenda prese le
convenienti informationi sappiamo che quanto e sopravanzato dalli ac-
cidenti della guerra civile il tutto e I'iposto e consignato nelle mani
degli itfficiali di guardarobba et alti-i deputati alia cura c niaueggio di
detti efletti , come cosl U medesimi ofliciaH ci hanno fatto vcdere.
Enokre , hauendo la predetta A. R. di Madama mia signoi'a e madre
seuipre riceuto il mantenimento e manutentione della casa sua dalle
fmanze noslre a beneficio delle quali ella ha lasciato I'ammontare del
suo Doario et ioteressi dotali, quaiitunque questi sieno minori della
spesa non vogliamo pcro che si puossi mai per tal causa pretendere
bonificatione alcuna, ma diehiariamo con I'estintione de' decorsi dovu-
togli essere ogni nosti'a ragione su8icientem«nte compensata.
Et acci6 sia questa quitanza e liberatione inuiolabile e piii ferma, le
doniamo e rimettiamo tutto cib che puotesse esserci obbligata o debitrice
a quahmque somma ascenda, anzi a confermatione piu stabile d* so-
vrana autorita e proprio niovimento deroghiamo ad ogni legge e de-
creto dicente la quittanza non vale salvo preceda il conto ne doversi
ammettere, come si dice, redditione di conti in folle ossia incsplorato o
confuso, et ad ogni cosa la quale nclla 'dispositione delle presenti e sua
puiitual esecuttione repugnar potesse , et eliandio alle derogatorie delle
derogatorie.
Volendo e dichiarando che le presenti vagliano in forza di contratlo
stipulato e giuralo come per appunlo toccandosi il petto sopra il sacro
ordine della SS. Annunziata giuriamo a delatione del delto infrascritto
nostro primo segretaro in fede di Prencipe per noi e nostri suddili
nEr, COSTE ALESSANDUO PINELLI. So
lY osscriiarlo ne contravenirgli solto cjualsivoglia pretesto o ragione
soll'obbligo di tulli li nostri beni quail si costiluiaino lener a iiome
tlella preiletla A. R. per osservanza di tiitto il sopra contenuto.
Inibiamo pcrtanto a lulti li ufllciali nostri e particolarmenle a patri-
inoniali di inai muovere , proporre ne Irallare cosa veruna contro la
inente delle presenli e muovendosi o Irattandosi dichiariamo il tutto
nullo iiTito et invalido e mandiamo a tulti li magistrati et ofliciali spe-
oialincnlc al Senalo di Piemoute , Nlzza , et alia Camera de' conti di
Picmonte d'osservarc e fare inviolabilmente osscrvare Ic presenti secondo
la loro disposilione, et interinarle et approiiarle in tutlo e per tutto
conformc luoro meute e tenore, nonostanle qualunque Icgge , decrelo,
stile e regola in contrario , a' quali habbiamo di nuovo come di soura
di cerla scienza et autorita suprema derogato e deroghiamo, che tale e
nostra mente. Dat. in Torino li 2 giugno i654-
Carl' Emanuele
F'.o Morozzo
/^.° Turinetti
Di S. Thomas.
Tenor cT inter inatione.
II Senate. Ad ognuno sia manifesto che essendoci stato presentato per
parte del signor Gioanni Antonio Frichignono consigliere e patrimoniale
generate di M. R. lalligate patenti di dichiaratlione e f|uitanza fatta da
S. A. R. alia prcdetta M. R. in data delli due del corrente debitamente
spedite , sigillate e sottoscritle di S. Thomas richiedendoci per I'appro-
uatione et interinalione. Viste per noi e lelte dette sovi'a presentate e
designate patenti con Ic conclusioni del signor conte Filiberlo Cache-
rano allocate generate dclla prefala S. A. R. a cui il tutto e stato co-
mimicalo. Quelle abbiamo aminesso, approuato et interinalo , et per le
presenti alleso che in esse non si contiene cosa la quale non sii giusta
c di ragione dovuUi , amnieltiamo , approuiamo et inleriniamo in tutto
e per tutto secondo luoro forma menle c tenore. Mandiamo siino da
ognuno a chi spetli osseruate, e con le presenti nelli registri nostri re-
gislrale. Dat. in Torino li 12 giugno iG54-
Per il delto Eccellentissimo Senalo
Simeomi.
Serie II. Tom. i. 12
go MEMORIE r.Cf.
PARTE II.
Documenli sopra varii avvenimenti accaduti dopo che dalla
Duchessa Maria Cristina di Francia vennc assunia la reggenza,
e sopra varii negozi di Slato die si iraltarono sia durante la
sua amminisirazione, sia durante quella del cardinale Maurizio
di Savoia e del Principe Francesco Tommaso , nel tempo che
risiedettero in Torino.
Dall'archivio della Re<;ia Camera de' CoDti.
viir.
Awiso a M. R. in fatto della nuova battitura di moneta per cavatme
3oom. liure (Fargenlo dicensa et altre 3oom. deW aumento di u?i soldo
per libra del sale oltre U due di prezzo ordinario C registro pareri
ed avvisi dal i632 al i64ij.
Altezza Reale. Per un suo biglietto delli 2 a del correnle V. A. R.
ci significa che dopo molte consulte finalmente ha deliberate di conce-
dere qualche battitura con la quale in questi bisogni si possi cauare
liure 3oom. ct d' augumentare il prezzo del sale di un soldo per rica-
uarne altre 11. 3oom. e piu , al qual efletto ci comanda di cseguire e
Tuna e I'altra di delte lisolutioni ncl modo che ci parra piu convene-
vole.
Non habbiamo mancato di ubbidire in ambi due i casi ; ma perchc
sin qui le rimostrationi che si soiio fatte per j)arte di questo Magistrate
seno state tutte in voce, habbiamo slimato debite del nestre ofiicio di
repilogarle breuemente in scritto accio V. A. R. venendo qualche strel-
tezza nelle sue finanze a causa di cpiesta battitura non habbi di che
dolersi che in tempo no se le siano per parte nostra state fatte le con-
uenienti rimostrationi.
Per ridursi a breuilu tralasciame di perre in consideratione a V. A. R.
DEF. CONTE A.I-ESSANDRO PINELLI. gi
ii danni grancUssimi , clie per lo piu sono seguiti in qucsti Stall , per
gruumculi di moneta da' quali si sono aggrauali et alle ciUa , ct a
particolari ciie si trouano con li debiti allc spallc, a quali per lo piu
e Ic loggi ct il Principe procura di soucnirc, Ic somnie da loro doviite :
lo die, sehonc paia polersi a cii) facilmente rimcdiarc, visto il disordinc,
con un nuovo rcgolamento di moneta ; hanno pero gli abbassamenti
dclla moneta grauissiini contrappesi si per il danno , che ne scntono i
popoli che hanno le monete in loro potere, si anchc pcrehe accrescen-
dosi il prezzo delle mercantic, ct operc con occasione deU'aumcnto di
monete, abbassandosi la moneta uon si diminuiscono in danno gi'avis-
eimo de' sudditi , c della coi'ona per i siii bisogni.
Cosi anco tralasceremo molle aUrc consideralioni, quali tulte pei"6 di
rilieuo , che in questa materia sono state in diuerse occorrcnze da
questo magistrato , et in voce et in iscritto rapresentate.
Et si ridurremo a due punli. II primo che ognuna delle battiture
proposte , e per I'iuscire dannosa al seruilio di V. A. R. II secondo che
dalla battitura non si cavark il Cue proposto che e di dar un aiuto
alle finanze presenti di 11. 3oom.
Quanlo al pi-imo e necessario di stabilir per massima indiibitata ,
che con qualonque delle battiture proposte non si sfuggira un aug-
menlo delle monete line di notabil somma, il die ci pare si possi assai
evidentemente raccogliere dal slato presente delle cose nel quale con
le monete che oggidi corrono , che sono migliori di un tcrzo di quelle
che si propongono, et con la quantila che hoggidi si troua qual' e mi-
nora di quella si propone di battere le monete di liga, poco vi manca
che non restino aggiustate nell' intrinseco con le monete fine , perche
se si levara il brassaggio, 60 soldi delli hoggidi correnti tanto vagliono
come un ducatone: et 11. 58 dd. 1 1 di pezze da 4 '{» hanuo lanta bontu
quanta un ducatone ; che dunque si puo aspettare da quelle che si
propongono e in buonta inferiori e in numcro di lire maggiori : Di-
ciamo della buonta e numero delle monete , perche per comun con-
senso e prova queste sono le due cause principali dell" auniento di
moneta.
Hor donche, ]iosta questa massima dell'aumento, li danni che riccue
il patrimonio di S. A. R. sono grandissimi , perche o si approua lal
aumeuto , o non , se si approua e necessario augumentarc il scudo del
tasso del fuocaggio , et altre coutributioni che si cauano dal Slato in
ga MCMoniE ecc.
iiioncle ccrte il che resla subito adossulo al rcgislro contro la pia
mcnte di V. A. R. qual dichiara non voler aggrauarlo; anzi raugmcnlo
che si (lara per conlo del tasso non verra in borsa di V. A. R. ma a
vassalli, quali ne teugono la niaggior parte, e cosi si fara un danno alio
State seuza utile del Principe; o non si approua tal aumento et allora
e cliiara la perdita che sopra il solo fuocaggio , (jual ascende a 11.
3 1 5m. d'oro , si fari di 11. SaSm. qiiando etiandio la doppia non aug-
nienlasse a piii di 11. lo, se ben dovendo proportionarsi al stato delle
monete basse d'lioggi di, eccedera 11. i3 e cosi il danno sarebbe di 11.
65om. in un sol anno.
Ne crediamo si puossi metier in consideratione che quand'anche s'ac-
crescesse 1' csattione de' redditi ducali che sono a monete certe , non
per questo si caricherebbe il registi'o , non augumentandosi il numero
di scudi d'oro, che oggidi si levano; perclie si sa benissimo che le ta»
glie si pagano non d'altro che con il pi-ezzo de' frutti, e pure e veris-
simo, ct cosa prouatissima che il prezzo delle vettovaglie non riceve
augmenlo o diminulione dalla maggior o minor tassa delle monete; ma
dall'abbondanza o carestia di esse, e dal maggior o minor smaltimenlo
che, o per le persone che sono nel Stalo, o per quelle che sono fuori
oon le tralte si fa.
Altro danno inevitablle riceve il patrimonio nelli redditi , che sono
in monete imaginarie come le settime , la gabella del sale, carne , co-
rami, foglictta, tratta, x." e xx.", gahella strazze, decreti di Vercelli, et
Asti , traJjucchi, gabelle di Torino, segreterie et altri tali, quali, o non
riceueranno augmento perche anco nelle gabelle si proua che quanto
piu s'accrcscano tanto manco se ne caua o perche li commercii si ti-
rano altroue , o perche si muUiplicano i sfrosi , o finalmente perche
ognuno procura d'andarsi reslringendo, c cosi si fa molto minor smal-
tunenlo.
Sari anche notabilc il danno della corona havendo la maggior parte
dei debiti e delle pensioni e trattenimenli in scudi d'oro, et altre mo-
nete certe.
Non tralasceremo I'augmento de'prezzi delle opere per le fabriche e
fortificationi , delle robbe per la guardarobba , munilioni da gucrra et
altre , delle velouaglie per il mantenimento delle case.
La soldalesca si revoca in dubio se sii per portar augmento nelle
loro paghe , cosa sii in questo per succedere , se ne rimeltiamo al
DEI, rONTE AI.ESSABDHO PIKEI-LI. (\3
|)iuilcnUssiiiio giudizio di V. A. R. qual benissimo conosce se il ])iso-
gno , die oggi di haimo tuili It potcntati dcUa geute da guerra lasci
luogo al soldato ct alii ufllciali di dir libcramcntc il fatlo suo, ct di
misurare dalla paga de' poteiilati circonvicini Tutile chc puo riceTere in
servii'e V. A. 11., e pure facendosi questi conti si sa chc non s'lia ris-
guardo alia moneta imaginaria , et I'csperienza ha falto conoscerc che
augumcntaudo la moneta , il soldato che inisura la sua paga dal biso-
guo di provedei'si , vedendo il tiitto accresciuto di prezzo , domai)dar;i
augmenlo di paga, che quando I'augmento di moneta fosse puoco come
di 5 per loo o simile si tollerarebbe dal soldato, ma quando si Iralta
come boggidi d'augmento del 4-° o forz'anco del 3.°, slimiamo che diffi-
cilmente sii per supportarlo.
Quanto al second© ponto stimiamo , cbe se ben in calculo si ponga
qucsto utile dcUe 11. 3oom. della zecca, in sostanza pero sari molto mi-
nore , e forse sari piu il danno che I'utile.
Questo si puo facilmcnte ricauare dal calcolo di quelle spese poste
sopra li bilanzi che si vanno compouendo per quest' anno , nelle quali
il danno e cvidenlissimo , e perche le provigioni si devono auere da
Stati alieni per quali vi vanno monete d'oro o d'argeuto come sono li
danari delle polveri , piombi et alire munitioni da guerra , che non si
cauano dal Stato, il danaro dell'accompra e coudoita de' sail, il danaro
de'corrieri et ambascialori e le provisioui per la guai'darobba : e per-
che se ben le provisioni s'abbiauo nel Stato , per I'augmento de' prezzi
dellc robbe sara necessai'io anchc in questo pemiettere qualche aug-
nicnto come sono le prouisioni delle caserme , delle fabrichc , e forti-
licattioni , et il danaro necessario per il mantenimento delle spese.
QuaH tutti in questo anno eccedono le stesse 11. 3oom. che si devono
cavare dalla zecca , si che oltre li danni successivi in questo anno alii
bisogni del quale si tratta di provcdere , tanto o piii e il danno ,
quanto I'utile che si propone, si che in sostanza , se cosi come nel
credilo del bilanzo si pongano le 11. 3oom. della zecca , s'aggiungera il
calcolo delle spese fiilte sopra il valore delle monete e robbe d'hoggi
di , quello a che sono per rilevar delli augmeuti, si trovara essci"\i
tanto in (le!)ito , quanto in credilo, e cosi in sostanza non essere que-
sta battilura tl'aiulo alcuno alle Cnanze ; quando poi si dovosse dare
qualonque miniuio augiiiento alia soldalcsca sarcbbe indubitalan.eiile
inaggiore il danno che I'ulile.
g4 MF.MoniE Ecr.
Non tralascercmo un altro tlamio presentaneo di grandissitna consi-
derationc , c qucsto e cjxiello chc in csiso di nnova lialtitiira scnliranno
le finanze sopr'i partiti die per le prouisibni massime della guerra in
quest' anno si devono fare per anticiparc I'esatlione del danaro ed ac-
certaruc il pagamenlo a suoi tempi. Gi;i V. A. R. ne vede la prova ,
perche se si e volulo parlito per li presenti bisogni non si e trovato
sopra il danaro di Piemonte sopra quale vi puo essere il resigo dell'au-
mcnto di moneta , ma solo sopra quello di Francia , nel quale non ■vi
eiitra queslo pericolo ; anzi pidiblicaiuenle quelli , clie suogliono far
partilo libcramente dicono, che se dovranno far partito sopra il danaro
di Piemonte , facendosi la battitura A'ogliono ridur i lor partiti in mo-
nctc d'oro ct d'argenlo , e chiaramcnle patteggiai'e 1' augmento ctiandio
abusivo, nel che quanto sii per essere il danno delle fnianze lo rimet-
tiamo al prudentissimo giudizio di V. A. R.
S' aggiouge per ullimo clie , o non si trovara partito sopra la zecca
o se si trovara sara con tal contrapeso che in x'istretto le 3oom. lire
resteranno a somma molto minore.
Queste et altre molte chc per non tediarla s'ommettono, sono le con--
siderazioni per qiiali mai siamo potuli cnti'ai'e in pai'ere che si l\icesse
la nuova battitura ; quali quando pure V. A. R. stimi si debbaiio cir-
coscriuere , o perche sii consultata , che li danni non siino per succe-
dere quali se li rapresentano , o che per verita le monete non siano
per pigliar aumento, massime tale che possi causare tanti inconvenienti,
dovendo dirle il nostro parere sopra la cjiialita della moneta ne per
altro, che per obbedirla:
Le diciamo, che ben pesate tutte le propposte battiture siamo en-
trati in parere chc si debba elcger la propposta ultimamente dal p.
Morozzo con qualche piccola moderatione come nella forma , chc qua
iuclusa se le manda.
Habbiamo per diverse cause ristrelta la deliberatione o alia detia
battitura propposta dal p. Morozzo o alle pezze da ss. ^5, circoscritle
le altre due.
Non vi e dubbio che le pezze da ss. 4^ sono quanto alia buonta iii-
trinseca migUori, siche in caso d'abbassamento minor danno ne rice-
veraniio i popoli; con che facendosi delte pezze da 4^ al mohnetlo
non sara cosi facile a malviventi di fabricarne, che erano le due con-
sideralioni principal! che per questa moneta si proponevano.
DEL CONTE ALESSANDRO PIREI.LI. gS
Ilabbiauio peio fatta cUettione deH'aUra, pvincipalmente per le seguenti
cousLilcralioni. Primo, perchc con quella si fonde minor quantila cl'ar-
gento , anzi se si puo otiencrc, nel die si iisera ogni tUligenza clie si
portino tulte le pczze da ss. 4 '|i ^^ soldi ct terzi de' soldi in zecca, si
spera chc da cpiesli gionta iii ogni caso tpialclie piccola (sic) d'argcnlo
di vassella , o brugiato, che ordinariamenle va in zccca, s'havera tulto il
lino neccssario.
Secondo. Perchc con quclla non si nmlliplica tanto il nutr.cro della
moncta bassa , che e una dcUe cause principal! dcU'augnicnlo di mo-
nela, perche solo si fa commulatione dalla hoggidi correnie, c piii (Ina,
con la uuova di minor buonla , il chc scnza dubbio doura contcncre
le monctc , chc in ogni caso cosl prccipitosamcnlc non ricevino Taug-
mento. Li stessi soldi d'oggidi hanno falto prouare che il numero della
monela bassa e cjuello che per lo pi^ causa I'augmento perche nel
i632 chc ancor non erano abiglionate le monete , per la molliludine
dcUe pczze da fi'. (i) i da fl. 2, cavalolti, soldi et altrc, la dcppia (sic)
a IT. 100 e cosi soldi aoo, el abiglionate le monete con li stessi soldi
si ridusse a if. 60 e cosi a soldi 120, se ben poi in progresso sendosi
falto uiaggior numero di soldi , di mczzi soldi, di jiezze da soldi 45 e
di quarli di soldi e andata crescendo sin al segno di oggidi.
Allc due considerationi die si fanno per la pezza di ss. 45 si dice
che quanto alia prima eliandio in caso di qualche abbassamento mai si
deve dar la giusta proporlione alia moncta bassa di liga con il fine ,
il clic si deve far ncUa mouela grossa come sono le delle pezze da
soldi 45, si die eliandio in caso d'abbassamenlo il danno de'popolinon
e per essere maggiore, polendo in queste soslenersi un poco di signo-
raggio. Al disordine de' malvivenli si risponde , prinio die buona parte
delle monclc di quali s'c falla elettione si stamparanno al molinetto ,
e cosi ccssa I'oppositione, e questa c la ragione per quale nella batti-
tura proposta dal p. Morozzo s'e accresciulo il numero delle pczze da
soldi dieci, e diminuito il numero de' soldi e mezzi soldi. 2.° Che per
quella puoca parte, die no puolra battere il molinetto non v'e parita
delli disordini che sono per nascere dal piu pronto augmento che bat-
tendosi le pezze da 45 fai'cbbe il fino per la maggior quanlila che se
ne richiede in lal battitura : oltre la sconvenienza chc in una zecca rcale
si balti monela grossa che ncU' estrinseco in valuta si paiagonera alle
( i) Fiuhiii.
g6 MEMORIE ECC.
luonete fine, come e il crosone, e neU'iutrinseco iion e di bonla corrispon-
cleute, e fiHalmcnle pcrche battendosi le jiezze da 45, il soldo e la pczza
da 4 soldi '(, rcslarebI)ero di lanla miglior biionla, die si bandircbbero
tla quest! Slali, a segno clie sarebbe poi neccssario per il commercio
fabbricai'C altre moneie di spendita uguale o iiiferiori alia bxiontik di
dette pezze da ss. ^5, nel qual caso si muhiplicarcbbe tanto il numero
delle monete di liga , che subito si vederebbeio gli aumenli eccessivi.
AU'oppositione che si puo fare die con le pezze da 45, succedcndo
rtiigmento di moneta iion si dara augmento de' contratti in liure perchc
vi restano li soldi ncUa slessa buonti intrinseca corrente al tempo de'
contratti, ouc per allro slampandosi li soldi d'inferiore buonta si dovra
dar Vaugmento di detti contratti in liure:
Rispondiamo non essei-e vcro che siino per restare li soldi battendosi
le pezze da 45 come gia sopr'habbiamo accennato; sicche non puctrJi
il debitore Irouar tanti soldi come uole la ragione per pagare li debiti
in liure , non sendo ragionevole che paghi in dette pezze da ss. 45
come inferiori in buonta.
Quanto aU'augmenlo del prezzo de' sali, se ben V. A. R. nel suo bi-
glielto ci acccnni di uolcr indenizzare il gabelliere generale, non hab-
biamo perb potuto metter in esecuttione quello V. A. R. comancia
senza il consenso di detto gabelliere generale stante il patto espresso
del quale nel suo contratto, al quale contravenendo il principale , si
caderebbe in danni gravissimi che dcpendei-ebbero dal pretenderc il
generale gabelliere, di tenere la gabella a conto di V A. R. Habbiamo
percio falto chlamare il Ricca, il quale per I'isposta ha lasciato in i-
scritto la sua uolonta che anco va qui inclusa, dalle condizioni di (piaie
vediamo , che Timposto sara stimato grave da popoli , et in sostanza
non si ricavaranno le 3oom. lire o pii\ che si accenna nel suo biglielto
anzi puoco ne restera in servitio e vantaggio delle finanze. Per le rao-
nete li fmanzieri quali dicono hauer partiti, quando V. A. R. persista
ncUa latta risolulione, douranno parlcciparli a qucslo Magistrato accio
si possino restringere , perche hoggidi quanto a noi habbiamo intiera-
menie ubbiilito alii coraandi di V. A. R. a quale facciamo humilissima
riucrenza. Dalla sua Camera de' Conti in Torino primo marzo iGSq.
Di V. A. R.
Fed.""' sudditi et hum.""' serv."
li prcsidenti scualorl e niastri uditori dulla delta Camera.
Vernoni.
BEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. nn
IX.
Lettera del Ccirdinale Mauj-izio e ^dei Principe Francesco Tommaso
di Savoia a presidenti , scnatori ed auditori della Camera de' Conti
(registro paren ed avvisi dal i63a al 2G41 )•
Illastrc, molto magnifici e magnifici nostri carissimi. Non si puo allu
■voslra pruilcnza altribuire mancamento di volonla, ne all'csatta cognitione
che avete delle leggi dlfetto alcuno di ignoranza , onde ne segue , che
Taverc autorizzato la tutela usurpata da Madama Reale col giuramento
di fcdella e con altrc attioni vostre non sia perchc non sappiate l' incon-
venicnza loro, ma perclie forzali da violenza o indotli da glusto timore
havGte concesso mal vostro grade cio che il negar sarebbe slalo alia
condltione vosU'a pericoloso e nocivo. Noi ancora perchc non fossero
mai ascrilli a colpa nostra gU accidenli che sogliono provenire da un
governo cori'otto, e da una occupatione violenta, elessimo anzi di con-
sentire ai nostri aggravii , e di starcene I'mio a Roma e I'aUro in
Fiandra dando tempo di sgannarsi a ciascuno ch'avesse impresso il con-
cetto , che altri spargevano , cioe che la nostra lontananza avrebbe
anco allonlanate le lurbolenze e le invasioni delle armi straniere dal
Piemonte. Vedendosi nondimeno che la nostra pazienza e la medesima
forza che vi ha costrctti ad approvare il nostro pregiudizio ha molti-
plicato in guisa i disordini a danno di S. A. R. , dello Stato e della
quiete pul)blica , ch'ollre la pcrdita di "VerccUi nc sovrasta I'inliera ro-
vina loro con longa , e sanguinosa guerra , ha S. M. Cesarea risoluto
di apporlarvi cpiel rimedio che richiede la giustizia e che conviene
aH'impcriale grandczza sua. Quindi e che per suo diploma da parte al
Senato di Turino di quanto ella scrive a Madama Reale , annulla il
giuramen to di fcdella prestato, il decreto interposto alia tutela suddetta,
la Icga stabilila con Francia, e ci ordina espressamcnte a noi con sue
leltere di venire cacciare i francesi da questi Slati con Tassistenza delle
sue e delle forze di S. M. cattolica. Per lo die ci siamo portati qua
con risolutione ferma d'impiegare I'istessa vita per la conservatione della
corona di S. A. R. e per sollevarvi da tante opprcssioni che indegna-
mentc patitc. La nostra causa favorita dalla ragionc e accorapagnata
dalla picU'i ha Iddio per iscudo e ia spada formidabile et invitta delle
Serie II. Tom. i. i3
98 MEMORIE ECC.
M. M. Cesarcn e cattoUca; si che clla si aprira la strada al dovcre ed
alle sue soddisfationi.
Nel rcsto siamo sicurl che raffetto e la fede vostra non slarh otiosa
ia tanla occasionc , e che aggiungendosi gU ordini di S. M. Cesarea
al servitio che dovete a S. A. R. et alia volonta che sempre ci avete
dimostrato , procurerete di crescere il voslro merilo cftopeiando alia
salute pubblica ed al ben vostro. Non sia alcuno di vol^he perda I'op-
poi'luuita di soddisfare al suo debilo per quanto stimalc la giustizia et
rhonore et havete a cai-o di compiacerci , acciocchc possiamo noi con
gli efietti farvi meglio conoscere il desiderio nostro di giovarvi, mentre
preghiamo il Signore che vi conservi. Da Chivasso 11 28 di niarzo
1639.
Maurizio di Savoia
F. TOMMASO
Alia Camera di Piemonte.
Serenissime Allezze ,
Ricevessimo ieri la lettera di vosti-e Altczze Serenissime delli 28 di
marzo hora scorso in cui risposta diciamo, che in conformita della di-
chiaratione falta da Madama Reale d'hauer accettala la tutela dell'A. R.
del Serenissimo Duca nostro siguore e degli altri Screnissiuii suoi figli-
uoli con la reggenza dc' Stati , autorizzata dal Senato , a quale Magi-
strato spettava tid cogiiilione , noi seguendo le sue mature c giuste de-
terminationi ne conccdessimo le testimoniali richieste per Ic cos(;
appartencnti al patrinionio di qucsta Reale Corona , e n'ordinassimo
losscrvanza come ragionevole senz'altro rispetto , stimando non polere
,-dl giusiitia far diversamcnte. Et sopra li comandi di Madama Reulc
habbiamo sempre con ogni industria et diligenza procuralo la conscr-
vationc et aumeiilo del palriinoiiio deU'Allezza sua. Ne sin qui s'e niaii-
cato mai al debilo di nostro ofliclo come spcriamo non debba seguire
in avvenire nel conccrnente il sei'vitio di detta Altezza Reale , e sua
Reale Coi'oua alia quale osservaremo in ogni tempo qucUa fedC; e dc-
DEL CONTE ALESSANDUO PINELLI. qq
volione che a queslo Magistrato conviene, et a voslre Altezze Serenis-
sime facciamo liumilissiiua riverenza. Da Torino li 7 aprilc i63q.
Di V. A. S.""
Hum.""' serv."
Li presidenti senator! ed auditor! della Camera do' Conti di Piemonte
Duchi, Ferraris, Siccardo, Galjalcone , Cauda, Regio, Gliigliotti, Car-
rocio, Humolio, Fontanella, Santo, Isoardo, Raiinondo, Massena, Beccaria.
Finnata oggi 12 aprilc iGSg
Veraoui.
Nel registro sessioni camerali iGSy a 1642 esiste , pcig. 77 , questu
annotazione = Mercore alle liore n et alii 37 luglio iGSg il S. P.
Tominaso La preso Torino e li Magislrati gli hanno oggi di fatto rive-
renza.
XI.
Dal registro Ordini , 1639.
CHRISTIANA
SORELLA DEL RE CHRISTIANISSIMO
per gratia di Dio
DUCHESSA DI SAVOIA , REGINA DI CIPRO, MADRE E TUTRICE
DEL SERENISSIMO CARLO EMANUELE ECC.
Sono assai noli i disegni de'ministri spagnuoli d'occupar il Piemonte
per renderlo antimurale alio Stato di Milano; per il che hanno in di-
versi tempi tentato apcrtamente con la forza dell'armi et occultamente
con artificiosi tratlati di conseguire questo loro Gne. E perche hanno
conosciuto che non era possibilc d'oltenerlo con I'armi, atteso il valonv
de' Principi di questa Casa, accompagnato dall' assislenza deH'armi del
Re mio signore fralcllo , procxirarono con artificiosi modi di separare i
Principi Cardinale e Tomniaso miei fratelli dall'unionc e buona intel-
ligenza che passavano con 1' A. R. del Duca mio signor cousorte , di
100 MEMORIE ECC
glo. tnein., iiivitando qucllo con diverse speranze a lasciare la prolet-
tionc di Francia in Roma , et acceltare quella deU'imperio e della casa
d'Austria , e questo al governo deU'armi di Fiandra. Ne di cio conteuti,
valciidosi deU'occasione dclla morte di dctta A. R. e dell'cia pupillarc
de' Priucipi mici figliuoli amatissimi , cominciaroiio ad instillare nell'a-
nimo dei suddelli Pnncipi uiiei £-atcUi la pretensione della tulela c
della rcggcnza di qur^li Stall, oflerciido loro di rapportare da S. M.
Ccsarea luttc le provvisioin c dccreli ch' avrcbbcro dcsiderali , come
(]uei che per couseguire i fiui c disegni della Casa d'Austria sogliono
valersi dell'autorita iinperiale. Ad invito cosi potente non hanno potuto
resistere i Principle ne penetrando gli artificii di questa colorita pro-
posilione , iusligati da consiglieri sdegnati ed appassionati hanno con
I'armi spagnnole mossa la guerra a questi Stall , e per dare un appa-
renle prctesto a lal molla, rapportato dall' Imperatoi'e solto non veri
presupposti, asserte provisioni delli i8 maggio passato di collatione di
tutela nelle persone loro , e precetti a' vass.illi e sudditi d' ubbidirli e
riconoscerli per tutori. E se bene ci rendiamo certa ch' appi'esso le
persone intelligenti e sudditi ben afl'etli le delte provisioni come fon-
date in cause evidentcmentc erronec, e per consegucnza nuUe et irra-
gioncvoli, non siano per fargli vacillare nella fede et iibbidienza, che in
qualita di tutrice ci devono e ci hanno solennemente giurato ; tuttavia ,
dubitando che qnesto possa fare qualche inipressione negli animi delle
persone mcno capaci de' mezzi co' qnali sono slate oltenule , haljbiamo
percio slimalo dcbito nostro di notificare a' ben ainali popoli , vassalli
e sudditi della suddetta A. R. che la tutela de' Principi miei Cgliuoli ,
e la reggenza di questi Stall giustamente ed indubltatamente ci spetta,
perche non v'e alcuno qual non sappia che tutte le leggl del mondo
deferiscono la tutela dei figliuoll alle madri, etiandio che si Iratti del-
ramministratione de'Regni, Ducati e Principati, preferendole a tutti gli
agnati , etiandio a' zii de' pupllli , fondandosi nella confidenza della picta
et alFetione materna indlrlzzata sempre alia conservafione de' llgliiioli ,
et airingrandrmenlo loro. Cosi vedesi osservato in tnlla I'Europa e par-
ticolarmente nelle occasioni di tutela avvenufe nella mancanza dei Prin-
cipi dl qtjesta Casa, come, fra I'altre , si legge di madama Bona di
Borbone, di Violante di Francia, e di Bianca di Mmiferrato. Oiide noi
corrispondendo alia confidenza della legge verso la madre nella dela-
tione della tulela , et alia volonfa della suddetta fu A. R. piii voile di-
DF.r. CONTF. ALESSANnnO PINELLI. lor
rliiarata , eliaiulio ncU' cstremo <li sua vila , accetlassimo il carico di
»l(lla lulcla , e reggenza , e soH'crsimo pronta di fare tutlo cio , che
per disposilionc delle leggi , deoreti, e consucludini eravamo obbligaia;
come in efletto habbiamo adempito , e cosi lulli i inagistrali, vassalli,
e suddili tanlo di qui, che di la da' moiili , scnza oiribra alcuna di con-
tradditlionc, e diflicolta, con loro pul)btici , soleniii , e nilerali giura-
menti per tale ci riconobbcro ; anzi i Principi slessi con atii , et iii-
stromenli tanto privati , che pubbiici , ci hanno parimente ammessa , e
riconosciuta per tale.
Ne per confermatione di cniesto carico era neccssario alcun ricorso
aU'Iitipcratore , il quale avendo trasferto nei Duchi di Savoia la sovrana
supreina autoriti , e lutte le ragioni dell' impcrio ne' loro Stali , non
puo cerlissimamente estendcrc la sua giurisdizioue in qnesto parlicolare,
havendo i Senali di Savoia, Pienionte, e Nizza, magistrati in cio com-
petent! , come supremi e perpetui , opj>ortunamentc provisto a tutto
quello, che dalle leggi e disposto per 1' amminislratione dclla tutela ,
come pure si vede osservato etiandio in persona d'un giudice ordinario,
nella delalione della tutela a Madama Bianca; ne mai si ritrovera, che
le tutrici de' piipilli Duchi di Savoia habbino ricercata quella sovverchia
confermatione.
Noi duntpie assonta con tutte le solennita necessarie la tutela, hab-
biamo con I'assistenza di quei medesimi cavalieri , capi de' magistrati,
e ministri, col cui consigUo soleva dctta A. R. govemarsi con tanla
prndenza, pi-ocurato di far tutto cio, che per la qualita de' tempi po-
teva stimarsi piu utile, e profitte\ole a S. A. R., et alia consei-vatione
de' suoi Stali. Anzi esscndo piii volte con gagliarde istanze, et oflerte
stata richiesta di rionovare la lega col Re mio signer fratello, I'abbiamo
sempre istanteniente supplicato d'haver riguardo alia tenera eta de' fi-
gliuoli, senza nccessitarci a nuove unioni , e dichiarationi : ma mentre
noi con fernia risoluzione pcrsislevamo nei siuldetti pensieri, credendo,
cWc i ministri spagnuoli non fossero per rinoTare I'hostilita contro que-
sti Stati , fu improvisaraente con potentissimo esercito assalita , et oc-
cupata la citla di VerccUi. Quest' inaspettato accidcntc ci commosse straor-
dinariamente , e non havendo le provision! necessarie per resistere a
cosi potente, c subila invasione, fossimo necessitata al consiglio, e pa-
rere concorde di tutli i suddetli principali cavalieri e ministri di rac-
correre dall'assistenza , et aiulo dell' armi del suddetto Re mio signor
^02 MF.MOnlE T.C.C..
fratollo , e rinnovarc con csso la kga gia falta con fu S. R. A. per nou
lasciare questi Stati in prcda aU'arnii spagnuole , conscrvantlo pero sem-
pre tulle le piazze con govenialori, e prt'sidii da noi immedialamente
ilipcnilenli scnz' havcrnc riinessa alcuna a niinislri rcgi. Ma esscmlo dopo
dagli escrcili spagnuoli invasi di nxiovo questi Slati , c con I'assistenza
do' Principi mici fratelli , occupata , e rimcssa a Spagnuoli buona parte
dcUe migliori piazze del Picmonte , vedendo anchc con occulli traltali
sollcvati i popoli , ne potcndo con altro mezzo impcdire , clie tulto il
ritnanentc dello Stato non restasse miscrabilmcnte in prcda de' Spa-
gnuoli , siamo stata necessilata di ammettere in alcuna delle piazze re-
slanli, per custodia , e difesa d'esse, il presidio deU'armi di S. M. Ghri-
siianissiina , confidando non solamente nella giustizia propria della sua
real persona, ma insieme nciralTetto, qual sempi'e ha diinostrato verso
di noi , c di questa Casa. Quindi apparisce manifestamente come siano
crronec le cause , e prettesli , sotto quali hanno gli Spagnuoli mosso
S. M. Cesarca a concedere le suddette prowisioni , essendosi contratta
la lega per mera necessita di difesa, dopo 1' invasione di Vercelli , e
non trallala , uc efictluata ammissione alcuna di presidio francese nelle
piazze , come erronearaenle si suppone , salvo molto tempo dopo la data
de' decreli impei'iali , et occupalioni suddette ; clie percib cvidentemcnte
si conosce non essere quelll fondati in alcuna giusla causa contro di
noi, ma solo negli interessi della Casa d' Austria, e ncirinimicitia , clie
ne' medesimi decreli apertamente viene professata contro il Re mio
signor fratello , e per couseguenza ancor chiaramente apparisce quanto
siano nulli , ed invalidi gli editli, et ordini fatti, e che si faranno da'
suddetti Principi sotto pretesto d'esser tutori.
Dovranno duncpie tutti i vassalli , e sudditi di S. R. A. attesa la giu-
stizia della nostra causa, non lasciarsi indurre da'sovra detti decreli
nulli , e manifestamente fondati in cause non vere, come ne anche da
gli ordini , ed editti suddetti , e particolarmente da quello delli tpiindici
giugno hor scorso , ma conservare constantemcnte la fcde a noi in qua-
lita di tutrice legittimamente dovuta ; come di cosl fai-e per le presenti,
col parere del nostro consiglio li comraandiamo sotto la pena ordinata
dalle Icggi contro i rei di lesa Maesta, mandando ad tulle le comimila,
vassalli , e sudditi della delta A. R. mio figliuolo , quali delusi da' sud-
detti decreli imperiali, et ordini de' Principi, hanno traviato dalla fede
a noi giurata , di dover iudilalamenie ritoniare alia totale , c perfetla
^
DEL CONTE ALESSANDUO PINELLI. Io3
nostra ubbulienza , e de' magistrati ed ufTiciali nosti'i , senza riconoscere
altri tutori , o accettare altro comando , o pi'csidio salvo da noi soUo
la suddelta pena ; il che facendo aboliamo , e cancclliamo ogni colpa ,
e pena , nella quale potessero essere incorsi per il mancamento sud-
dello ; inhibendo loro per tal fatto ogni molestia, menlre pero fra otto
giorni dope la publicatione delle present!, faccmo fede avanti al Senalo
d'haver ubbidito; quali spirati non potramio gioire di delta abolitione:
mandando a tulli i magistrati , e particolannente al detto Senato di cosi
osservare , e far osscrvare. Dichiarando che la pubblicazione di (jueste
fatta per voce di crida, et afllssione di copia a luoghi soliti, et ai con-
fini de' luoghi occupati tanto vaglia , come se a caduno fossero perso-
nalinente intimate , et alia copia stampata dal slampator nostro Pizza-
miglio doversi prestar tanta fede, come al proprio originale. Che tale
e nostra mente.
Dat. in Torino li cinque luglio i63g.
Firmate Chrestienne.
v.* Piscina ^ controsignate De S. Thomas.
IL SENATO DUGALE DI QUA DA MONTI
IN TORINO SEDENTE
Ad ognuno sia manifesto , che visto per noi, e letto il soprascritlo
Ordine di M. R. dato in Torino li cintpie del corrente mese firmato
di sua niano , e dcbiiamente signato , e sigillato , e sentito nelle sue
conclusioni il sigiior awocato generale Pastoris a cui e stato commu-
uicato, qucUo lialdiiamo ammesso , approvato , et intcrinato , et per le
presenti auimtllemo, approviamo , et interiniamo in quanto a noi spetta,
cioe ncl concerncnte il precetto di ritornare all" obbedicnza di M. R.
come tulrice del Serenissiino Carlo Emanuel sotto le pene , de quali in
esso , et nel concernente I'abbolitione della pena a quelli , che obbe-
diranno; mandando, che cosi come sopra sii osservato , et con le pre-
senti iiclli registri noslri registrato.
Dat. iu Torino li novo luglio millc sei cento trentanove.
Per il suddetto
EccELLESTis iMo Senato
Sottoscritto Simeoiri.
I04 MEMOniE ECC.
XII.
Letter a della Camera a S. A. R.
il Principe Tominaso in futio di zecca.
Screuissimo signore , la Camera gia in uocc le ha fatto sapcrc coine
ciop|>o raniuo di V. A. Serenissima in questa cilia ha falto chiudere la
zecca , e prohibito cli'in essa sin'a nouo e special ordine di V. A. non
si continuassero piik le principiate batliture, e nell'istesso tempo ha fatto
scquestrare tutti gl'argenti di S. A. R. chc ha potato hauer a notitia
esser tanto in delta zecca , che altrove.
La fabbrica di monete ultimamente dilliljerata e di marclie lom. meze
livre a buonla di dd. 6 et a pezze 3o al marco, sopra qual baUitura se
lie caua di signoraggio sopra ogni marco , che uale 11. i5 soldi Sa, e
COS! liure due soldi 12. In oltre e stata concessa la fabbrica de' doppi
soldi per marchi lom. a pezze 67 per marco, et a buonla di dd. 2 et
sene caua di signoraggio, soldi 4© dd. 8 per marco, e cosl sopra ogni
marco che uale 11. G i4 se ne caua di signoraggio 11. 3 dd. 8.
Ad ambi queste battiture , et a tulte I'altre che si sono proposte la
Camera facendo I'oflicio suo ha sempre contradetto, perche le ha coiio-
sciute non solo per molte ragioni euidenlissime , nia per I'esperienza
de' tempi passati dannose al patrimonio di S. A. R. et a tutto lo Slato,
quali si rappresenteranno a V. A oue I'occupationi militai'i le diano un
poco di rilasso di attender al riordinamento delle cose pertinenti al pa-
trimonio, et ulilita de' popoli. Inlaiito sii V. A. contenta di restar assi-
ciirala, die per la bassezza di queste monete di gran longa inferiore a
quclla di liga dcUe zccche di S. A. R. , che oggidi auanti questa batlitura
correuano , sono le monete d'oro e d'argento ( gia con danno grandis-
simo, e di S. A. R. e de' sudditi cresciule al segno ch'ognuno vede )
per crescer a prezzo ecccssiuo, si clic qualuiiquc allro ripicgo si saj)pi
proponer per supj>ru- a quci bisogni jicr quuli si fa la baltitura per
dannoso che sii , sara sempre al pari di questo il migliore. Percio s'c
leualo mano alia batlitura, sinclie V. A. scnlitc le ragioni della Camera
coiiimandi qucllo sura di suo buon piacerc.
II sequestro degl'argenti di guardarobba I'habbiamo fatto pei'che sti-
miamo non csscrc nc conuenienlc ue utile il fonder questi argculi, non
DEI. CONTE ALESSANDHO PINELLI. Io5
conuenienle per il decoro cli spioiicdcr Ic guardarobbc di lanli bei uasi
donati in diverse occasioni a Serenissimi Principi di qucsla Real Casa,
e massime di molti che dal Stalo furono donati alia gloriosa mcmoria
della Sercnissitna Infante Catherina madre di V. A. et del proprio uaso
battesimalc nel quale V. A. et Serenissimi suoi fratelli lianno riceuto
I'aequa del Santo Ballesimo , cjiiale ci pare che per honore e memoria
non si debba dlstrugcr , massime che d'ogni tempo per altri Battesimi
puo seruire al medcsimo case. Non utile, pcrche buona parte sono do-
rati , c per non esserui in qiiesli Slati chi sappi far la separalione si
perdc il maggior ualore dell'oro. Inoltre hanno tulti fatture bellissime,
e di gran prezzo, cpiali con la fondita si perdono.
Lc habbiamo anche rap])rescntalo che ci parcua cohueniente stante
la presente stretlezza de' uiueri , c massime di carne e vino , rilassar
per qnalche tempo I'esattione delle gabelle sopra quelli imposli, accio
in qucslo modo il prezzo resti pi^ moderato , et s'iuuitino li forastieri
resi liberi dall'obbligo di pagamento , consegna , presa di bolletta , et
allre caulelle che impediscono la liberta del commercio, a condurne alia
citta tanto a beneficio degli habilanti, che pur per li molti patimenti
che sentono dall" armate ci paiono degni di riceiier dalla liberalita di
V. A. qualche sollaggio, quanto per seruilio delle medesime anr.ale, al
quale e conueniente procurar 1' abbondanza delle vetlovaglie cou ogui
riraedio possibile. Questo pero stimiamo debba solo farsi durante le pre-
seuti strettezze , come pure s'e osseruato d'aprile e maggio passato ,
perche quelle passate , cessando la causa sara conuenienle , sc ne ri-
pigli rcsallione , per conseruatione dcU'entrate patriinoniali. L' istesso
giudicliiamo si debba osseruai'e dalle gabelle che la cilta ha sopra la
carue e vino, perche militando quanto ad esse le stesse ragioni pensiamo
si debba il tullo rimmcller in piena liberta. Questo e quanto per hora
circa questi due ponti ci pare di rapprcsentarli, facendoli per fine hu-
inilissima riuerenza. Dalla Camera de'conli in Torino li 5 agosto i63g.
Di V. A. Seren.""
Fedelis."" sudditi , et humilis.'^ seruitorl
Li presidenli senatori e maslri uditori di della Camera Sicardo ,
Ghigliotli, Santo, Raimondo , Valle , Beccaria, Deorestis.
Sekie II. Tom. i. i4
I06 MEiMORIE ECC.
XIII.
Estratto dal registro sessioni Camerali iGS^ a 1642.
II ca\aliere di Camera Siccardo , cd i patvimoniali Bellezia e Ponle
essendo andati dal Principe Tommaso , col quale hanno discorso delle
gabclle e rcdditi di S. A. tanto de' maluratl die allri, il Principe or-
dino chc tutli i dcnari de' reddili di S. A. R. si sborsino in niano del
sig. generale tesoriere di delta A. R. , non intendendo di valei'senr : ma
che s'iinpicghino nelle cose di total servitio di S. A. R. , pel buon re-
gime di cui tulela era suo pensicro, e che non intendeva confonder U
suoi rediti et enlrale con quelle di S. A. R. dalle qnali erano segregati ,
non havendo maggiori interessi che quclli di suo honore e di ben reg-
gere e governare le cose di delta S. A. R., non approuaudo il partite
fatto col Ricca da M. R. come dannoso a S. A. R. nel particolare del
danai'o assignalo per la guardarobba e scuderia di S. A. R. , a cui in
questa sua tenera eta non era bisogno di tante robe e cavalli, meno
nel particolare de' donativi, e che bisognava quesli el altri partiti ri-
durli a ponto di ragione, non potendo sussistere in giuslilia : e che la
Camera sostenesse llmprcse, e che scriva al Rogcro di vcnirsene coUa
nota de' sali introdotti , e delli consignati al Ricca, che sia ben giusti-
Ccato. Si e scritto e rimessa la lettera al sig. p. Humolio che manda
espresso al Roggero per affari di gabella. Sessione camerale 18 agosto
1639.
xrv.
Li Prencipi Maui'itio Cardinale , e Francesco Tommaso di Sauoia , le-
giitimi tutori del Sercnissimo Carlo Emanuele Duca di Sauoia, Pren-
cipe di Piemonte, Re di Cipro, ct amministiatori , e goucmatoii
dc' suoi Slati :
II desiderio, c'habbiamo di libcrarc questi Stati dalle incommodila
dcUa guen-a, c di mettergli in lunga c sicui'a pace, ci persuase a con-
ilcscendere alia sospensione d'armi , auuenga , die fosse pregiudiciale ,,
e ritardasse il nostro corso all' auuanlaggio degl'incominciali progrcssi.
DEL CONTE ALESSANUHO PINEI-LI. IOT
Preualse in noi la speranza dciraggiuslamenlo a qiiclla dtlla vittoria
chc dalla giiislizia della causa , dalle nostre forze , e dalle dcbolezze
del neinico ci |)Olcuamo proinetterc. Sua Sanlitu come padre comune
col mezzo di luonsigiior rArcivcscovo di Santa Severhia luuilio anoslo-
lico in questa cltta vi ha contribuilo Tivamente gli uflicii suoi , ne
habhiamo noi tralasciato dal caulo nostro d'impiegare ogni industria
^)e:- accerlare qucsto fine, etiandio riducendo le nostre soddisfallioni a
termini molto inleriori a quelli , die ci sono per ogni ragione douli.
Ma prcfei'cndo i noslri nemici le passioni, e gl'inleressi lore propri a
qualsivoglia allro rispetto, invece di dar luogo alia sperala pace, hanno
accresciuto le forze loro, et iuvaso di nuovo questi Slati con I'occupa-
tione di Cliieri , c'hauno coniro i palti saccheggiato , spogliando etian-
dio le chicse ct i luoghi sacri. Per lo che douendo noi fare le nostre
parti , et opporsi a loro discgni con I'armi , per le presenti ordiniamo
a tutli li vassalU , e sudditi di S. A. R. di qualsiuoglia grado , e con-
dllione si siano , di separarsi dal sei'vitio di detti nostri nemici , e di
non trattare con loro , ne prestargli alcun aiuto , e fauore sotto pena
di ribellione , ma di corrispondergli con le olTese , et hostilita , ch'essi
usano con noi. El perclie alcuni miiiistri et uffiLiall tanto di cavalleria,
che d'infautcria , et altri che seguono il parlito contrario, ardiscono di
fare ordini, e di escrcitare autorita e giurisditlione negli Stati di S. A.,
dando ad inlcndere che questo e di nostro concerto , e che cosi ri-
chiede il scrvilio dcU'A. S. Noi anuUando prima qualsivoglia ordine ,
preccllo , et atto di giurisditlione falto , e da farsi da questi tali , li
dichiariauio , essendo sudditi , o vassalli di S. A. R. rei di lesa maesta,
« non essendo sudditi, die debbano csserc traltali, come nemici e tur-
batori della pace , e della cpiicle pubblica , non dovendosi I'iconoscere
altro gouerno , ne altra autorita die la nostra , come di tutorl legittimi
per tali dichiarati da S. M. Cesarea , e riconosciuti dai magistrati , dai
goverualori , dai vassalli e dai sudtlili ben affetti , e fedeli a S. A. R.
cosi anchc raandiamo e comandiamo a lulli li governatori, sindici huo-
mini , e comunita delle citta e terre di questi Stati , di non riceuergli
ne dargli alloggiamento , e commodita veruna ; anzi di resistcrgli e di
cacciargli nel iniglior modo chc potranno , e come si usa , e si deue
osservarc coniro nemici per difesa della salute propria , e per sei'vitio
di della R. A. sotto pena della nostra disgralia , e d'allra maggiore. A
voi spcttera e sara spedientie di cosi osseruarc , ct inuiolabilmente far
I:i8 MEMORIE Ef.C.
osscniare il presente nostro orcline in tutto e per tullo sccondo sua
forma, menle e lenorc, pi'ocedenclo e facendo proccdei* coniro li coii-
traucnlori al ilovuto casligo. Che cosi ricliicde il seruitio di S. A. R.
e noi vogliaiuo. Dat. io Torino li 2 novembre iGSg.
F. ToMASO
/'.■" Btllone
Paser.
Tenor dmterinazione.
IL SENATO DUCALE DI QUA DA MONTI
IN TORINO SEDENTE.
Ad ogniuio sia manifesto , che visto per noi e leLto il sourascrillo
ordine. Dat. in Torino li due del corrente mese firmato di mano del
Serenissimo Prencipe Tomaso, e debilamente signato e sigillato e sen-
tito nelle sue conclusioni il signor avvocato Cscale gcnerale Giuliano a
cui e stato comraunlcato, quello habbiamo ammesso , approuato et inte-
rinalo , et per le presenli ammetliamo approuiamo , et inleriniamo in
tutto e per tutto secondo sua forma, mente e tenore. Mandando sii os-
seruato, e con le present! nelli registri nostri registrato. Dat. in Torino
li 4 ^^ novembre, iG3g.
Per il suddetto eccellentis.'"" Senate
Simeomi.
XV.
Tenor (Tavviso mandato alt Altezza del Serenissimo Principe Tommaso
in fatto particolare del sig. reffej'endario Pellegrino [regis tro pareri
ed avvisi dal i633 al iG4i)-
Serenissima Altezza, quando il refferendario Pellegrino ci presento le
leltere del Serenissimo sig. Principe Cardinale , et di V. A. S. nelle
quali egli veniva promosso aU'oflicio di terzo presidente di questo Ma-
gistrato, se ben fossero proposte molte diiTicolta che potevano ritardar
detta interinazione ; ma particolarmcnte conobbimo che la domandata
interinatione restava contraria non solo alle leggi particolari di questi
DEI. CONTE AI.ESSANPnO PINELLI. 1 09
Slnli , ma aiichc alia lUsposilione della ragion commune osseruala in
luUi i pacsi, perche i'csscr detto rcfterenclario contabile del patrimonio
(ii S. A. R. lo rimoueua dalla dimandala inlerinatione in virtu degli
ordini aulichi del Screnissimo Duca Emauuele Filiherto, confmiiali poi
in virtu di legge perpetua iiitcriuala da niagistrati, dcU'anno iGig dal
Screnissimo, di gloriosa memoria, Duca Carlo Emanuele, massime Irattan-
dosi di uu officio cosi principale quale e qucllo di terzo presidente nel
magistralo prcposto alia rcddiltione de' conti , alia cpial legge , come
V. A. S. haura vislo, mai e slato derogalo perche mai vi e stato contabile
qual habbi havuto sedia e uoto , ne anche in quelle cause , nelle quali
cousta non haver esse interesse sin a tanto che ha intieramente saldato
suoi conti. Posciache s'e bcnissimo conosciuto, che la cautela d'adraeter
un contabile all'iifficio purchc si aslenghi tpiando si tratta di suo inte-
resse, non prouede intieramente al pregiudicio della Corona et al giu-
stissimo fine della legge, potendosi cio nonostante apportar dairoflicialc
dauui grandissimi noa solo per la decisione di cause et articoli simili
a qucUi ne' quali ha Tinteresse , ma insieme nel trattarsi de' falti quail
la Camera non puo conoscer habbino dipendenza da suoi negotii , ol-
trecche resta disdiceuolc che gl'ufficiali pi-incipali di un magistrato dcb-
bino esser auisati di levarsi dalla tavola perche si debba trattar di loro
interessi, c gionlo che li patrimoniali nelle cause contro d'esso , et al-
Ire simili potrcbbcro raflVedarsi per il rispetto dovuto ad un principal
ministro del magistrato, con pregiudicio grande del servitio di S. A. R., e
perche questo e pouto di notabile conseruatione del patrimonio diicale,
percio questo magistrato non ostante Ic moltiplicaie giussioni anche del
stesso Screnissimo Duca Carlo Emanuele che havcva fatto la legge ha
sempre insistito neU'osseruanza d'esso , et hauendo dctt'Altezza cono-
sciuto il beneCcio che ne ritcneva la Corona approvo le rappresenta-
lioni del magistrato. L'esscrc poi prouisto del detto officio il presidente
Ferraris dair.\. R. del Screnissimo Duca Yittorio Amedco ci ha fatto
conoscere I'allra difficolta ch'ostaua per la disposilione della ragione co-
mune a detta interinattione, per osseruanza della quale i magistrati senza
aspettar I'opposilione del provislo , ne prender la sua diffesa , sono te-
nuti per debito di loro officio non permetter che venghi dci'ogato ; non
sendo rinterinatione altro che cognilione qual fa il magistrato se la con-
cessione del Prcncipe sii conformc alia giuslizia; scudo cerlissimo et opi-
nione non solo approvata , ma osseruata ne' regni di Spagna , Francia
no WrMOaiE KCC.
e Portogallo , ct anchc iu quesli Slali, che noti s'ailmelte alcuno ad of-
ficio di persona vivcute salvo in case di privatioue del gia provislo , o
di promotione d'esso di grado maggiore, o flnalmcnle di sua rinontia ,
ue si puo allcgar csempio d'altro c'liabbi sin adesso pi'ociirato oflicio
d"un vivcnle. Anzi di questo ne sono esempi iiifiniti dl casl , ne' quali
i Maglslrati non lianno voluto pioceder a slmill Interinationi , et ulli-
mamenle nciriifliclo dl generale delle finanze del quale restava jn'ovislo
il GcnlUe, sendo slalo conferto al Bai'on Roncas , non ostantc che egli
in grandlssime slreltezze delle finanze accomodasse alia Corona 11. aSm.,
non si procede pero mai all'lntcrinatione da essa doraandala ed Instata
con molte giussioui che prima non si facesse apparere dalla rinontia di
detto Gentile. E perche quesli due ponti ogn'hora plii ci paiono di con-
slderatione, ci slanio persuasi che detto refferendario Pellegrino come
ofliciale vecchio qual deve sapei'e quanto la legge abhorrisca 11 procu-
rare rofficio di un vivente, si dovesse acquietare alle rimostrationl fat-
tcgli etiandio con la cominunicattione delle conclusioni del patrimonlale.
Se ben potrcssimo agglunger molti altri motivi per corroborar plu vi-
vamente le dette oppositloni, habbiamo solo uoluto con quest'aviso ac-
rennarle , stlmaudo clie V. A. Prencipe giustlsshno si compiacera di
gradirli come pur iu slmill casl hanno sempre fatto 1 Serenisshni antc-
cessori di S. A. R. quali non solo le hanno aggradlte ma contlnuamentc
approuate e fatte osscrvare. Riservandoci quando sli di suo gusto di
pill diftusamente rappresentarli in uoce quello richiede la giusilzia , il
debito del nostro officio , et 11 giuramento ch' abblamo preslato. Sup-
plicaudola intanto di gradire le nostre rimosti'ationi ct assicurarsi che
queste non sono dlfficolta che pi'ocedlno da nol, o si proponghiiio per
dlfesa d' altri , ma vive raglonl , che prouengono dalle leggl comuni ,
e partlcolari , I'osscruanza de' quail slamo tenuti con ogni studio di
procurare, e le facciamo liurailissuna x'iverenza. Dalla Camera de Conti
11 21) d'aprilc i6^o.
Dl V. A. Serenissima.
Fedclisslmi e umllissimi sudditi servilori
Li president! consiglleri e mastri udltori d'cssa Cauiera, Leone,
Fauzone Sicardo , Fontanella , Isoardo , Ralmoado , Vallc ,
Antonlelli , Masseua , Beccaria , Lupo.
DEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. I 1 I
XVI.
Carlo Emanuel Filiberto Giacinto di Siiniana signer d'Alljigni , Bugli ,
e Monromano, marchcse di Pianezza , Livomo , Castelnuovo , Roalto
e Maretto , marescial di campo , general dcirinfanteria , ct luogo-
tenente generale per S. A. R. di qua da monti in absenza di M. R.
Fu scmpre inente di M. R. di divertire quclli mali cjuali nella ne-
cessita della guerra soprastano a' vassalli c suddili di S. A. R. , onde
dovendo noi conformarsi ncU'esercitio della cariga che sosteniamo alia
bcnigna dispositione di delta A. R. , percio inseguendo I'ordine ct au-
toritJi che tenianio, prohibiamo per le presenti a tpalsivoglia persona
di qualonqiie stato, grado, e condilione si sia, vassallo e suddito di S.
A. R. nessuno eccettnato, di pai-tirsi dalla patria, casa c bcni loro; anzi
comniandiamo a tutti quclli quali si sono pai'titi di dover fra cinque giomi
dopo I'eseeuttione, e pul)blicatione di quest'ordinc ritornar con la fa-
meglia, e bestlami alle loro rispettivamente patria, case e beni, vivendo
come si deve neU'obbedienza degli ordini di S. A. R. e de' suoi Magi-
strati , ministri et ufficiali sotto la reggenza di Madania Reale ; al cui
nome non solo le promcttiamo che sotto cpialsiA'oglia pretesto per le
cose passate non li sara data alcuna molestia ne fastidio nella persona,
domestici et affetti dalle troppe di S. A. R. Ma etiandio gli assicuriamo
che rillustrissiuio et eccellentissimo sig. conte d'Arcor generale deH'ar-
mata di S. M. christianissima in Italia , e restate servito d'ordinare ,
che da detti suoi ufficiali, ct esercito ricevano simile trattamento, e le
sia prestata ogni assistenza , e protettione ; intimandoli et notificandoli
che quelli i quail non osservaranno quest'ordinc , et abandoneranno le
case loro , e non vi ritorncranno come sopra , e die si relireranno
nelle piazze tenute dall'armi contrarie , ovvero a quelle in qiialsivoglia
modo serviranno, saranno nelli loro beni , case, ct etiamdio nelle per-
sone pervencndo nelle forze trattati con ogni rigore d'ostilita come ne-
mici pubblici. Dcchiarando la pubblicatione di queste da farsi per voce
di crida , et affission di copia alii luoghi suoliti esser valida. Et alia
copia stampata dal stampator reale Sinibaldo doversi dar I'istessa fede
che al proprio originale : che cosi parla il sei'vitio di S. A. R. Dat. in
Chieri li 8 maggio 1640.
C. E. F. Giacinto di Simiana Fachicurc.
I I 2 MEMORIE ECC.
XVII.
rt luog
delParmatc di S. M. christlanissima in Italia.
Il contc d'Harcourt luogotenente generale
II desiJerio straorilinario , qual noi habbiamo in conformila della
buona intcntione di S. ]M. chrislianissinia di vedcre tuHi gli vassalli e
popoli del Picmonte redotti all'obbedienza a S. A. dovula sotto la tu-
tela legittima di Madama , e d'impcdire die non sia falto alcun torto,
meno inferta molestia , e dato fastidio a cpielli , quali "volontariamente
riconosceranno loro obligatione , dalla quale per la guerra sono stati
separati; per arlificio di qucUi da quali sono stati sedotti: siamo risolti
di far sapere, c notificare a tutti colore che testificheranno la suddetta
buona volonla con qualche manifesta attione, portando viveri all'armate,
e per altra servitu, di voler essere, buoni, veri, c fedeli sudditi di S.
A. sotto la dctta reggenza di Madama , e contrlbuiranno con effettti
d'armi con noi, per scacciar gli Spagnuoli et allri usurpatori delle piazze
di dett'Altezza, saranno traltati benignamente ; al qual efietto proil)iamo
a tutti gruHiciali , soldali, e gente di guerra delle arniate di S. IM. cri-
stianissima di dare a' predetti alcuna molestia , nc fastidio tanto nella
persona, che beni, sotto pena della vita, et quanto alii altri quali nou
osserveranno il presente nostro ordine , anzi continueranno loro resi-
denze nelle citta, piazze, e terre, che non riconoscono I'obedienza di
S. A. sotto la regenza di Madama , usurpate dalli nemici , ovvero nel-
rarmate d'essi , saranno trattati con tutti gli rigori della guerra senza
alcuna remissione , quando pero otto giorni dopo la pubblicatione deUe
presenti non ritorneranno ad habitar nelle luoro case , o non faranno
dechiarationc giurata avanti li giudiei de' luoghi , o de' piu vicini , che
riconosceranno la loro obligatione et obediranno alii ordini di S. A.
sotto la dctta regenza di Madama, al cui nome promctliamo di far fare
generale gratia et abolilione a tutti quell! quali escquiranno pronta-
inciite fra detlo termine le cose premesse ; in conformita delli ordini
fatti , e pubblicati per parte delli ministri di detta Madama. Dechia-
rando la pubblicatione di queste da farsi per voce di crida, et aflission di
copia alii liioglii suoliti esser valida. Et alia copia slampata dal stam-
palor real Slnibaldo doversi dar I'istcssa fcde, che al proprio originale.
Dat. in Moncalieri li lo maggio 1640.
Henry de Lon-ainc coute de Ilarcourt {sic). Par Monseigneur, Donin.
DEL COXTfi ALESSANDRO PINELLI. Il3
XVIII.
Pavere al Serenissimo Pi'ijicipe Cardinale
in falto del sig. referendario Pellegrino
(registro pareri ed awisi dal i632 al iQ^i ).
Serenissimo signore, havendoci il reffereudarlo Pellegrino presenlatc
le patent! sotloscrilte da V. A. S. e dal Serenlsssimo sig. Pi-encipe
Tominaso dcUa sua promotione all'ofllcio di tcrzo prcsidente di questo
Magistralo furono da patr'uiioniali proposte alcune diflicolla quail nou
ci permeltevano di procedere airinlcrinatione loi'o per il clie stimassi-
mo dehilo del nostro officio di darcnc avviso alle Allezze vostre, come si
fcce al Sei'enissimo Principe Tomaso con risolutione di darne parimenli
ragguaglio a V. A. , se gl' impedinienti dcUa gucrra el dellassedio non
ci havessero astretti a diilbrire. Hora raandiamo a V. A. I'accluso awiso
fondalo com'ella vcde nel pui-o zelo chhabbiamo del servigio di S. A.
R. qual seutirebbe pregiudicio notabilissimo per I'ammissione d'un con-
tabile alia carica di presideute com'anco nel zelo della giuslizia qual non
permeltc chc I'officio, d'un vivente sia conferto ad altrui senza die pre-
cedino i modi legiltimi di vacanza, rlnmitia, morte, o privatione , con
I'ognilione di causa; et sentenza declaraloria assiciirando V. A. che tutto
il Magistralo si in generalc , die in parlicolarc desidci'crebbe sonima-
mamente di potere incontrar il gusto di loro Allczze, c far cosa grata
al suddcllo rctlercndario Pellegrino, quando non oslassero questi in-
contri insupcnibili , ollrc alcune parlicolari consideralioni che da altre
parti V. A. potra aver presentite. Onde la supplidiianio di far riflesso
con la sua infallibile prudenza , sopra gl'accennati motivi che qua sono
stali ben inlcsi da S. A. et approuar le risolutioni di tpiesto Magistrat<»
tendenle al beneficio della Corona et sostcnimento della giuslizia, come
speriamo dall'lmmensa bcnignila di V. A. S. a cui facciamo humilissima
liverenza.
Dalla Camera de Conti in Torino li 26 d'agosto 1640.
Di V. A. S.
Fedelissimi et humilissiuii servitori
li presidenli e mastri auditor! della della Camera.
Sebie II. Tom. i. i5
I I 4 MEMORIE ECC.
XIX.
Dal registro sessioni camerali i637 a 1642
iSJebbraio 16^1.
II p. p. FeiTaris ha ftuto sapcre alia Camera i-adunata che la pace
tra M. R. c li Screnissimi Principi restava, Dio gratia, per ispedita e
stabLlita, e qiianluncjue in parte gli articoli si polessero dire pregiudi-
ciali alia suprcma autorila di M, R. lei per sua gratia inclinando alia
pace si e contentata ; e che in niun modo restera di farsi che segua
detta pace dal suo canto.
La pace fa fivmata in Torino il i4 giugno successi<,>o , amediazioue,
come spiegasi nel preambolo , del sig. dAiguebontie ambasciatove di S.
M. cristianissima ,- i capitoli precedentemente conveniUi Ira Madama
Reale ed i Screnissimi Principi suoi cognati tro^'atisi nella raccoUa, ci-
tata nella memoria, d& documenti relativi alia vita del Principe Tom-
maso. ll tenore della convenzione come sovra firmata , trovasi pure in-
serilo nel registro sovraciiato delle sessioni camerali dal 1637 a 16^2.
XX.
Tenor di biglietto di M. R.
12 marzo 1642.
Dovendosi fax'e le I'ccrue di alcunl reggimenti delle nostre truppe e
sendo le noslre Gnanzc talmeute esauste che non puonno fornire il da-
uaro neccssario benche la somma non sia di considerazione, abbiamo
pensalo di valcrci del signoraggio della battitura delle mezze livre, per
livre A'ent'un mille, e percio non manchercte di dar I'ordine che biso-
gna alia zecca per la continuatione di detta battitura sin tanto che se
ne sia cavato detto diritto e Dio Signore vi conservi. Di Torino li 1 2
marzo 1642.
CuRESTIEWNE
Meynier.
Dr.r. CONTE ALESSA^DRO PINELLI. 1 I 5
PARTE III.
Documenii ragguardanti in particolare
a Giovan Francesco Bellczia,
ed a varie legazioni e cariche da esso sostenute.
Dan^archivio dclla citta di Torino.
XXI.
Ordinato 19 settembre 1640.
Alteso il pcnnesso che la citta ebbe dal Serenissimo Principe Tom-
maso , I! I'annuenza da esso preslata , la congregazione coirunctte alii
signori Bellezia e Carcagni , anzi li prega cli andaie dal dctto Eccel."""
signor coiitc ( d'Arcour ) pregando anche il signer generale Gonteri
come uuo dei consiglieri di quesla cilia, ed anche da tutli gli altri ch(;
sari spediente, ed in particolare dal sig. marchcse di Pianezza, e rap-
presentarli i bisogni della citta , e dimandai- qucllo che a lore parera
indi riferirlo in consiglio o congregazione che poi dclibei'era.
XXII.
Ordinato 26 settembre
Approvazione del consiglio dell'aggiustamento fatlo con monsignor
De la Noue , il donalivo falto al segrctaro dell' ecccllcntissiino conic
Harcourt — e licenza e facolta dal detto consiglio concessa alii signori
sindaci , avvocali Bellezia e Cacherano di stabilire quei donativi che
loro parerii sino alia somma di doppie 5oo.
I l6 MEMORIE ECC
XXIII.
Ordinato 8 ottobre
Minaccia per parte cleUillustrissimo sig. bai-onc Coursilles di voler
far saccheggiare la citta ove non veiiisse socUlisfatto ilella somma accor-
data , facendo difficolta d'accettar doppie due mille , ed un diamante
del valore di circa dopjjie 3oo.
Deputazione fatta dal consiglio al proposito delli signori sindaco Den-
tis , avvocato Bellezia e Ricca per gli opportuni conccrti a prendersi
col medesiino.
XXIV.
Ordinato i3 ottobre i64o,
II signor sindaco propose
pill riferi che dalli signori mandati per parte della citta a far riverenza
airAltezza Reale di Madama ed a S. A. R. il Serenissimo Carlo Ema-
iiucle e statu scritta lettera per quale avvisano dell'arnvo , e clie spera-
vano d' aver udienza da delte AA. RR. fra poco tempo , ma che da
qualche ministro qui in Torino gli e siato fatto vedere una missiva ,
che scrive di Savoia , per quale diceva , che detti signori non avreb-
bero aviita udienza , meno crane per averla cosi prontamente , come
deputati dalla citta , il che fatto intendere ad alcimi del consiglio giii-
dicarono essere spediente trovar danaro per fare qualche donativo a
Madama Reale e dope alcuni trattati si disse di dover essere dall'eccel-
lentissimo sig. marchese di Pianezza , e gi-an cancellicre , ove furono
in compagnia del sig. avvocato Bellezia e dalli detti ccccllentissimi si-
gnori che erano congiunti insieme con molti altri minislri di Madama
Reale , fu conchiiiso che era bene d'imponer qualche gabella , e cosi
si e discorso di doversi fare iinposto di mezza liura per emina di grano
che si andra a macinare , ollrc alia motlura ordinaria , die e di scdici
una, levando la gravezza dell'ottavo del grano che si va a macinare, c
che in questa siano inclusi tulli gli abitanti della citta, niuno eccettuato,
e sarcbbe bene di dar facolla a chi mtglio parcra al consiglio di fine
DEL COSTE AT.ESSAUDIVO PrNELT.I. I I ^
oblazionc del donativo , cd insieme aulorita di obligarc li bcni della
cilti con chi volessc accomodar dcnari per qucsta causa, et insieme di
supplicarc Aladaina Rcale.
II consiglio , scbbeue la cilia , hora si trovi in eslrcrna nccessila ,
volendo nondimeno far ogni sforzo accio Madama Reale sia soccorsa in
qualunque donativo ove il rijiiego del suddetto imposto sia per accet-
tato da Madama Reale , ct approvalo da suoi ministri , ordina alii si-
gnori sindaco Aleraino Losa, anditorc Bcccaria, et awocalo Cacherano
che di compagnia del signer senatore Nomis , o maggior parte di loro
faccino donativo a Madama Reale di qualche somma sino a lire rin-
quanta mila , con aulorila di contrallare con chi vorra aintare la citta
per qucsta soinma , e di obligare li bcni e reddili deUa citta , con di-
chiaratione che ove dctti signori commessi della citti Losa , Beccaria ,
c Cacherano si.ino partiti da Chiambeii, ovvero per tpialche causa non
possino attendere lutti , o parte, alia suddetla ncgotiatione, possino li
signori senatore Nomis et avvocato Bellezia stabiiire il lutto , suppli-
cando Madama Reale per la confermatione dei privilegi della citta, che
quando Madama Reale ricusasse la delta confermatione , si debba in
ogni modo a nome della citta far il detto donativo non intcndendo essa
citta di capitulare con Madama Reale , sotloracttcndosi in tuUo a sua
buona grazia , e supplicarla di aggradire la buoiia volonta della cilia ,
avutosi risguardo alia stato miserabile nel quale si trova.
XXV.
Tenor di lettera scritta da Madama Reale
a S. M. Cristianissima.
Monsieur ,
La ville dc Turin m'a suppliee d'agreer cpi'elle envoyat des de'pute's
.1 Voire Majeste pour reconnoistre la justice dc ses armes , et implorer
Us elfectz de sa bonle. lis veulent reinercier dc ce qii'elle les a re-
duicts a I'obeissance le'gitime csperant qu'appres les avoir delivres du
joug qui les opprimait, clle aclievera leur bonhcur en soulageant les
fraix des contributions , dont leur foj-bL'Ssc est accablce. J'ay conscnti
d'autant plus volonticrs a leur intention que je suis inte'ressee en tout
I I 8 MEMORIE ECC.
cc qui est de la gloiie ile V. M. , et que je trouve de I'avantagc dans
les submissions que ces jieuples reiident a une puissance qui est Ic
seul appuy de uion autorile. Jc ne doute point cpi'ellc n'ecoutc leurs
miseres avec compassion, et TalFection dont ello m'a toiijours honorec
mc pci"suade qu'elle n'esconduira pas leurs prieics ;\ fin de leui' donner
SHJet de benir mon retablissemcnt et leur monstrer qu'elle me conti-
nue sa protection en favorisant ceux que lui raccomandc cellc qui est
Monsieur ,
De Turin, ce feurier i64i-
Voire tres-humble et tres-obeysante seur et servante
Chrestienne.
XXVI.
Tenor delta lettera scritta da Madama Reale
ali Eminendssimo Cardinale di Richelieu.
Monsieur mon cousin,
Les deputes de Turin vont se jetter aux pieds de S. M. pour la
icmercier de ce qu'il les a deliures de I'oppression espagnole et la
supplier tres-humblement de les soulager dans les miseres qui les pres-
seut encore. Toutes choses les font bien esperer de vostre intercession
a laqucUe ilz recourent; mais quand je considei'e seulement la part que
vous prenez en I'ouvrage de leur reduction et les soins que vous avez
toujours eu de mes interetz, je suis persuadee que vous serez favorable
a la conservation de ceux dont voz couseils ont procure le salut, ct que
vous protegerez les sujetz d'une autorite qu'ilz ont retablic, donnant
ccttc faveur a la raocomandation de ceile qui est,
Monsieur mon cousin ,
Dc Turin, ce 8 feurier 1641.
Voire Ires-affectionnee cousine
Chuestienne.
DEL CONTE ALESSANDllO PINELLI. I If)
XXVII.
Tenor dl lettera scritta a nome delld citth
a Sua Maesta Cristianissima
Sire ,
Quauto soiio varie e graadi le prouincie ch'ubbidiscono al fortunato
comaudo di V. M. , tant'e maggiore la gloria con la quale cUa anlipone
al regno la giuslizia ct il valorc, in vigor del quale si come si vediamo
hoggidl restituiti al govcrno e regenza di JI. R. sorella di V. M. e no-
stra signoi'a , cosi per I'endei'glicne le dovute grazie mandiamo costi es-
pressamente il cavaliere Aleramo Losa prime sindaco , et il senatore
Gioaiini Francesco Bellelia alTme clie essi possano con la viva voce as-
sicurarla , che niuua forza di tempo potra canccUare dalla mcmoria dei
cittadini viventi , e dei posteri gli obbligki die percio li professiamo.
Essi donque esporranno a V. M. lo stato nel quale si trova questa
citta per oltenere da lei cpielle benigne provision! che sono proprie
della sua rcgia generosita. Prostrati pertanto a' piedi di V. M. la sup-
plichiamo humilmente restar servita di ricevcre in grado <piesta nostra
alFcttuosissima dimostratione el a continuarci I'honore della sua protet-
tione , meulrc con humilissimo incliino stiamo augurando a V. M. ogni
pienezza di Icrrena e divina consolalione.
Di V. M.
Da Torino il iG febbraio i64i.
Humilis.""' devotis."' et obligatis.""' serv."
per il consiglio generale della cilia di Torino
Passcroni segrelario
Segmno iettere di tenor conforme della citta aWeccellentissimo cardi-
nale Richelieu, al conte di Moretta ed alt abate Mondino.
120 MEMOniE ECC.
XXVIII.
Doirarcluvio dclla Rcgia Camera tie' Conti.
BigUetto di Madama Realc alia Camera, del 21 febbraio i64«
(Registro sessioni camerali 1637 a i6^2j in questl termini:
Mollo magiiifici e caiissimi, il viaggio die fa in Francia il scnatore
Belletia come die teiide alia conservatioiie di questa cilta , conceme
anche il servizio di S. A. R. e noslro. Vi didamo percio con questa
clic ])endente la sua abscnza per il suddetto fatto e mente nostra die
inticramenle gioisca di tutti gli utili, emolumenti , sportule e regalie
die gli potrebbero spettare se fosse presente e continuasse la residenza
in cotesto Magistralo: fatelo dunque in questa conformita godere degli
dVetii di questa nostra volonla die cosi ridiiede il servizio di S. A. R.
e noslro signore vi conservi.
XXIX.
Dall'archivio della Citta.
Ordinaio dal consiglio 3o aprile 1641 in cui si trova la relazione fatta
al medesimo du
piUati a Parigi
al medesimo dalli signori sindaco Losa e senatore Bellezia stati de-
ll signer sindaco Losa, e senalorc Beliczia riferiscono die in vigor
dell'ordinato del consiglio delli 6 gennaio i64i et instrultionc riraessaii
souo staii a Paiigi , ove prescnlate prima le lellcrc all' eccclleutissiuio
signor ambaseialore di Savoia, et allillustrissimo sigiior abljale Moiidino
con il consentimento e partecipatione de' quali hanno sempre proceduto
ill tutte !e loro negociaiioni , sono stali consullati d'andar prima a far
rivereiiza al cminenlissimo signor cardinalc Duca , rol quale dopo aver
passali gli ullicii di compliuicnlo commcssogli, ct liavule da lui bcni-
DEL CONTE ALESSANDUO PINEr.F.I. 121
giiissima risposla , ct oirertc , volendo entrare nella soslanza del nego-
lio gli ha risposto , che per li bisogni dclla cilia deslderava haverne
memoria in iscrilto sopra la quale havcreljbc procxirato di dar ogni
guslo alia cilia. la escguiineulo del che havciido falla la memoria e
quella couferto con quesii signori ambascialore et abbale, furono di
DUOTo da lui , et havendoli discorso sopra tutli li capi d'essa lo trova-
rono assai disposta ad accordare buona parte delle cose diinandale.
Airuscire di qual sessione detlo signor cardinale li fece invilare dal
8U0 mastro di cereuaonie alia sua tavula rotonda , ove disinarono in
compagnia del generale dcUe galere, e del signor marcliese diVilleroy,
e molli allri. Dappoiche, delto signor cardinale le fece sapere , che
avendo letta la memoria dalali, trovava ben fallo, che pero desiderava
s'indirizzasse nella medesima forma con memoriale a S. M. con la mag-
giore brevila possibilc , il che avendo essi eseguito , conferto quanto
sovra con delli signori, lo presenlarono al dello signor cardinale, dal
quale furono rimessi per fispeditlione aU'eccellenlissimo signor De-Noyer
primo scudiere di S. M. al quale havendoli fallo riverenza , et esposlili
li bisogni della citta , et insieme rimessoli un bilanzo della somma
a che rilevava la spcsa delle caserme et ofliciali , accio vedesse come .
stava impossibile alia cilia supportare una tanla spesa , gli promesse
fame relatione al detlo eminenlissimo signor cardinale e cosi dope al-
cuni giorni le fii rimcsso il memoriale con le risposle che si prcsen-
tano, et insieme con esse uno spaccio di letlere di S. M. direttc a ]M. R.,
eccellenlissimo signor conte d' llarcourt , signori ambascialori Mazza-
rino, e la Court , inlendente Tiber et a tutli li govcrDalori delli pre-
sidii tenuti per S. M. in Piemonle, insieme con un ordine di S. M. eon-
cemente la buona regola della soldatesca , tulle dctte lettere a sigillo
volante , dalle quali havendo nieglio inleso il senso delle risposle dale
al memoriale massime quanto alle terre che devono conlribuire , for-
mammo un nuovo memoriale per oltenere nuove dichiaralioni piu favo-
revoli, col quale scndo stato dal dello signor Dc-Noyer, le disse che
alia prima il signor cardinale aveva fallo che S. M. accordassc tutlo
quel che era possibile , che percio per hora la citti doveva conlentarsi
di quel che I'era stato accordato, sopra di che sendo stali per prcndcr
licenza da S. E., stimarono convenicnlc di non Iralasciare di dirglicne
due parole come fccero, al che dello signor cardinale rispose, die per
all'hora non si poteva dare maggior numero di terre contribuenli , poiche
Serie II. Tom. i. i6
122 MEMORIE ECC.
li (|iiarUeri del Picmontc crano stretti , the sc rarmi di S. M. liavcs-
sero fatti progressi , come sperava, si sarebbe ampliato il imtnero a
soddisfaltionc della cilia, poiche I'intcresse di S. M. e suo era di por-
gcr alia cilia tulli (pic'aiuli con quali jiolcsse sussislerc, e conservarsi
a S. A. R. soUo la regenza di M. R. ,e che essi in particolare pregava
di supplicar a nome suo li signori del consiglio di quesla citti di cre-
dere che egli studiosamenle a questo avrcbbe cooperate; a qucircfletlo
voltato verso rabl)aLe Mondino die era ivi presente , disse : avete qui
I'abbate Mondino , al quale di tempo in tempo polrete scrivere quello
voi vorretc , e far clie ci dia avviso, come siano osservati gli ordini
di S. M. , e tulto cio che di tempo in tempo occorrera per servitio
della cilta, a che non slimarono essi piu conveniente di replicare ,
dope haverli rese gratie de' favori ricevuli , e fecero di nuo\o instanza
in conformila delle richieste gia fatlegli accio si compiacesse d' impe-
trarc da S. M. gratia di potcrli far riverenza. Al che avendo esso ri-
sposto havergliene parlalo , e che era prontissimo di riceverli ; percio
potranno andai'e quando sarebbe state commodo, fattoli riverenza si li-
centiarono: e di compagnia d'csso signer abbale furono da ivi a tre
giorni a S. Gei-mano, ove introdotti dal detto signor abbale complirono
confoi'me all'islruttione, e S. M^ con somma benignita dopo liavergli
per tre volte salutati col levarsi il capello, rispose che attendesse la
citta a uivere con la fedelta dovuta a Madama sua sorella et a suo ni-
pote , che egli mai gli havrebbe mancato della sua assislenza e protet-
tione. Dopoche essendo andati a far riverenza col licenziarsi dal detlo
signor De-Noyer e raccomandargli gli interessi della citta ovonque no
sentisse Iratlare, et ricevuli da esso molti compliraenti et ofTerte , le
dono per parte di S. M. a cadun di loro quattro giri di cadena d'oro
con una medaglia dcU'efllgie di S. M. di peso di cento doppie I'una ,
e cos'i complile le visile con chi dovevano , e ricevute le lettere dal
signor cardinale suddctlo dirette a queslo consiglio, per mancamenlo di
cavalli hanno preso le poste e se ne sono ritornati gionli a Torino li
a8 del corrente, havendo dopo il loro arrive fatto riverenza a M. R.
e presentatoli le lettere di S. M. e signor cardinale a lei dirette, et
il suddetlo memoriale e spedizioni.
II consiglio approva , ecc.
DEL CONTE ALESSANDRO PINELLI. i aS
XXX.
DaU'archivio della R('{;ia Camera de' Conti.
Sabbato mattina, U ao di ottobrc i646, sono entrati li signori pre-
sidenli Ferraris, Filippa, Beletia, cavalicie Siccardo, senatore Ghigliotti,
Provana, Taiino, auditor! Raimondo, Solaro, Masino, Massena, Deo-
restis, Petrina , Ranolo, Gabuto, awocali patrimoniali Pastoris, Gam-
barana , patrimoniali Pontc , Romero , Armano.
Signor P. Belletia ha rifcrlo csscre andato di compagnia dclli signori
auditori Gabuto, e patriraoniale Armano da M. R., in esecuzione dell'
ordine avuto dalla Camera li i3 del corrcnte per rappresenlarle le ra-
gioni per quali essa Camera trovava non essere di servizio di S. A. R.
ne dcllo State di far procedere alia baltitura delle lir. 200m. , parte
di mezzi soldi, e parte di terzi de' soldi con prendeme il signoraggio di
lir. 5om. Havere I'appresentato a M. R. , che detta battilura non si
dovcva ammettere, perche o era ordinata al solo bencficio dello Stato
per dar comodita ne' commercii, ne' quali si trova qualche peuui'ia di
moneta piccola, o era ordinata al soccorso delle finanze. Se era ordi-
nata al primo , che quanto che dir si potesse , non vi fosse tanta pe-
nuria di moneta, quanta si rapprescntava, sendovi ancora varie specie
di moncte piccole, c oltrc di qucstc qualche quantita di pezze da soldi 10.
Che pcro in questo caso la Camera non disapproTava qualche battitura
di monete piccole per rendere il commercio delle cose minute piu age-
vole , ma che in questo caso conveniva far la battilura solo di lir. 5om.
per vedere che ciletlo porlava , e non della bonta ordinata , qual dava
il signoraggio del 4-°j ma almeno alia bonta delle pezze da soldi 10 le
quali senza brasaggio aucor portavano la doppia a 11. i3. ^. Che se si
faceva nella forma ordinata per essere la quantita assai notabile di
uioncta minutissima, e di bonta per pigliare il signoraggio di aS p. °|,
del 4° meno di quello che vale il fino , avrebbe senza dubbio portato
I'aumcnto alle monete d'oro , ed argento del 4-° ''i !'•" ^^ quello a che
oggidi corrmio con danno notabile non solo delle comunita rispetto ai
debiti che hanno, e dcllo Slato Lutto, quale si sostieue con la vcudita
124 MEMOniE r.c.c.
dc'graiii, scde, tele, canape , c hcstiarni, rispctlo alio quali nori alle-
randosi il prczzo a proporzione delle monele , minor quantit:\ d'oro ,
et argento s'introdarehl)C , ma con danuo della corona , e patrimonio
regio il quale avendo lutle Ic cntrate in linrc , ecceltuata la dugana ,
veniva a scnlirc danno iiotabilissinio massime ncUa gabella del sale ,
al quale poi non si potrebbe provedere con I'aumento della gabella
a propoi'zionc come rescinpio dei tempi passali faceva conoscci'e. Che
il Toler dub! tare clie questa battitura non abbia a causar I'aumento
sovraccennato, era un volerc dubitar di cosa gia resa per tanti esempi
dei casi si ocGorsi in questi Stati ch« negli allri d'Europa, evidentissima.
Ghe in Pienionlc s'era da tutti i tempi visto, clie le nuove battiture di
moneta di Icga inferiori avevano portato I'allei'azione delle moncte fine
siuo che le une si fossero uguagliate alle altre. Che anche in AUemagna
abenche tutti quel Principi abbiano facolta di batter moneta, che pero
per le alterazioni e disordini corsi in esse era stato nccessario nelle diele
imperiali prescriverli rcgola e limilazioui tali con le quali non fosse
lecita la battitma di moneta di liga piii bassa della prescritta da comi-
zij imperiali. Che anche in Polonia per la battilura delle monete basse
sendo il flno cresciuto a prezzi eccessivi, la dieta di quel regno aveva
levato al Re la ragione che aveva di baltcre la moneta bassa, e ora
non si puo piu batterc moneta che precedente I'ordinanza de' comizij
generali. Che anche ne' regni di Svesia per contenere le monete fine
al segno ragioncvole et uniforme , si batteva la moneta bassa di puro
rame come corrispondente al valor del fino , benche per esser ivi il
rame a vilissimo prezzo la moneta si rendesse si grave che un dinaro
de' quali 36o fanno un crosone, pesasse pivi che non pesa un ducatone.
Che la della batlituia non solo averebbe causato delto aumenlo , ma
(he avreblie dato causa al riliramento di tutte le altre monele, che ora
si spendono, ed eziandio delle pezze da soldi lo, perche sendo tutte
queste di bonta migliore di quelle ciie ora si vogliono fabbricare, senza
dubbio sarebbero ritirate e dai negoziauti, c dai zecchieri , e da tutli
quelli clie hanno cognizione di questi ulili , li quali oggidi come si sa
non sono in piccolo numero. E da questo ne nascera che ne anche si
conseguirebbe I'effetto di rendere il commercio con la multiplicazione
delle monete piu facile , j)erche ritirandosi le altre , c reslando solo
queste nuove seguircbbe I'islesso inconveniente , anzi oblighcrebbe a
moltiplicare queste di liga inferiore , c cosi ad accrescere il danno.
DEL CONTE Ar.ESSAXDRO PINELLI. 1 25
Taiilo jiiu chc maggior incomodo ricevcra il commercio da queslc
nuove, clic dalle vecchie non solo per I'inferiore bonta , ma per essere
(jueste lanto minute , che non essendo atte ad allro, che alia speiidita
rainuta, sarebbero state rifiutate da tutti, e non i-estimdovi altra moneta
poichc le pezze tla soldi lo et allre si ritirai'cbbcro per le ragioni
sudcttc , non si trovcrebbe moneta dal mczo soldo in sii , in modo
chc , o si sarebbero qnasi , come si suole dire, all'incanto comprate le
inonetc fine per disfarsi dc' mczi soldi , o avrebbero causato necessita
di nuova baltitura d' allre pczzc piii alte , come da 5 , o lo soldi , e
cosi con la maggiore iiiolliplicazione di monele di liga , caiisati altri
maggiori aumenti di moneta. Che fmalmentc slantc I'ulile del 4-° tor-
nava a conlo dellc zecche vicinc , ed a lanli altri resi industriosi dalla
nercssila di battere delle istcsse monete , e rosi di moltiplicarle a se-
gno tale , oltre cio che uscircbbc dalle zecche reali, che apporlerebLc
daiino e confusione grandissima. Se poi la battitura era ordinata al soc-
corso dclle finanze, che gik s'era in allre occasion! rimoslrato a M. R.
rhe il signoraggio sopra le monete non dava utile vero , ma solo ap-
parenle , perche se da una parte jiortava 11. 5om d' utile, dull" altra
n'apportava di danno piii di looni. il che si poteva conoscere chiara-
mente presuponendo che solo la doppia s'augumenti di 11. i perche pa-
gando la corona a' Serenissimi Principi el Infante ogni anno scudi 45m.
d'oro per il prezzo , e condolta de' sail, scudi 35ra. per la jtrovvisione
della guardarobba e case , per robbe che vengono fuori State scudi
70m., per partiti fatti in monete certe piu di scudi 4om., in un anno si
riceve di danno piu di II. i oom. Che se poi la doppia cresce II. 3 come
senz'altro fari per regolarsi al Gno , il danno sara di scudi 3oom. ove
Tutiie, e solo come sopra di scuti 5om c cio oltre altri danni accennati
di seguito per le entralc regie che sono in livre . . . (sic) A queste rimo-
strazioni M. R. rispose che gia per molte sessioni ave\a fatlo csamiuare
questo negozio dal conscglio dclle finanze , il quale ben pesate e dis-
cusse tulte le sudette ed allre ragioni stante la strettezza delle finanze,
e penuria delle monete piccole con le quali si difficolta il commercio,
veneva persuasa a far procedere a delta battitura, e chc percio se ben
gradisse le rimostrationi che le faceva fare la Camera, inlendeva pero
che senza ritardo procedesse aU'esecutione de' suoi commandi per I'ef-
feluazione di delta battitura. Che il primo prcsidenle della Camera fra
gli altri disordini che corievauo nella gabella gli aveva rimoslrato chc
13.6 ME.MOniE r.cf.
la vendila, e smaltiineiUo ilc sali si remlova difficile per il mancamcnto
ilclla uionela rninula. Che il primo presidcntc del Seiiato benche versa-
lissiino non solo nclle inalcric Icgali , ma iiclle politiche , aA'endo per-
leita coguizione delle cose camerali per avere lungo tempo seduto in
quel Magistrato , Taveva consigliata ad ordinare la sudelta baltilura , si
che quantunque ella stessa fosse stata sinqui aversa a meltervi la mano,
che pero liora con il conseglio di qnesti s'era portala a i-isolverla come
cosi voleva che s'eseguisca. E sebbene nel principio del discorso ella
mostrasse di condescendere die si faeesse della buonla dcUe pezze da
soldi 10 avendo pero in progresso inteso, che cosi non portarebbe che
il signoraggio di 11. 8m. persisteva nella risoluzione che si faeesse della
bonta ordinata nel biglietto , e rispondendo al disoi'dine accennato delle
batliture , che si farebbero fuori della zecca reale, ha risposto che a
questo vi aveva provvisto con ordinare che si facessero queste monete
Muove al molinetto, del quale i privati non potevano avere comodita
di servirsi , e dissc anche csserli dai minislri stato pi-esuposto che con
I'abbassare il scudo del sole a 11. 6. 4- non sarebbe per questa battitura
scguito I'aumento , che si minacciava.
A questo si replico che il valorc di detto scudo del sole Iroppo alto
faceva l)ensi che gia la doppia di Spagna andava a 11. i3. 2, e che
percio 1 abljassamcnto d'esso I'avrebbe contenula a i2,ma che facendosi
la battitura uuova, il rlbasso del scuto suddetto non avrebbe impedito
I'augumento di tutte le specie d'oro, edargento sopi'accennato: che quanto
al ribasso del scuto del sole di peso a 6. 4- ^^ Camera meltcva in con-
siderazione a M. R. che per li scuti di peso a' quali soli si deve fare
la tassa, la loro bonta, e peso li portava a 11. 6. 5. lanto piu, che in
Francia valevano 5. l\, e cosi quattro soldi piu della mezza doppia di
Spagna , li quali ss. 4 nioneta di Francia facevano soldi 5 di moneta
di Piemonte, e cosi ovc qui si aldiassasscro a G. 4- sarebbe tassa infe-
riorc al corso di delta moneta in Francia, la quale per esscre moneta
delle zecche del Re Cristianissimo col quale questa corona , e quesli
Slati per I'unione delle armi ha tanto commercio, non si polrebbe forsi
fare della disuguaglianza senza querela de' minislri rcgi , e pregiudizio
di delto commercio, nel che cioe nel ribasso di detto scudo del sole di
peso a 6. 4- 3 o 6. 5. se n"e I'A. S. R. rimessa, a quello ne trovarebbe
buono la Camera.
DEI. CONTE ALESSANDRO PINELLI. 1 27
La Camera lia onlinato si cseguisca I'oidine di M. R. e si faccia la
moncla stabilila dall' A. S, R. per ubbidirli , e noa allrimente.
Vernoni.
XXXI.
DaU'archWio del Scnato di Picmontc.
iG6i 8 gennaio. Congregato reccellentissimo Scnato ncl pubblico au-
Jitorio ( 22 senatorl due presidenU ed un primo presidente ) si sono letti
<; pubblicati gli ortlini e costituzioni nuovamente riformati quali gli av-
vocati c ]>rocuratori et attuari giureranno rispettivamente cli osservare.
7>a gli altri capi diretli alia regolare e pronta spedizione delle liti
si trovano i seguenti.
Che nolle interlocutorie tanto di prima instanza, che d'appellazione ,
(juali si potranno spedirc sommariamente , e come tali , o con il voto
del Senate o per asscgnazioni fatte avanli li signori Presidenli e Sena-
tori s'assigneranno aA praesentandum , useranno le parti ranlieo stile
rinnovato dalle cosliluzioni dell' A. R. il Duca Vittorio Amedeo airart. X.
di farle t^minare in campo.
E perclie tanto per spedizione piu pronta di simili cause, che per
minor dispendio de' litiganti , e finalmente per un virtuoso esercizio
degli arvocali giovani, conviene in ogni modo rinnovar I'antica osser-
vanza di dette dispute in campo, si dichiara che seudovi cause instrutte,
come sovra , a presentar li avAOcati in campo , il Scnato entrera il
iiiercoldl non fcriato , alia maltina, per la decisione d'esse.
Li quali avvocati , e massime quello dell' attore al quale spetta di
proporre il fatto , resleranno awertiti di proporlo con ogni possibile
brevita , e tanto tpielli dcUattore , quanto quelli del reo , di ristringersi
alle ragioni piu sode per la difesa dei loro client!, cessando di parlare
([uando le sari dal p. Presidente ordinato, av^'crtendo tanto in queste ,
quanto nelle altre , le quali si trattano nelle camcre delle conferenze ,
12.8 MEMORIE ECC. DEI. CONTE AI-ESSANDRO PINELLI.
essi avvocati e li procuralori di iion tlir cose in fatto che non siauo
vere , e non risullino dalU atti , sotlo pena d'uno scudo d'oro.
Saranno li procuralori , suhito islrulta la causa a pi-cscntar aA'vocali
in canipo , tenuti di rcgistrarc tali cause nel libro particolare , qual
sopra di questo ordiniamo si lenga ncUe mani dev secretari accensatori ,
notando il giorno del mese sotto quale c stata fatta 1' assignazione ad
praesentandum , accio si possino spedir ordinatamente le piu vecchic.
129
CO]\GETTURE
X I* T O R N O
AD UNA STATUINA DI BRONZO DEL GABllVETTO PiVRTICOLARE
S. M. IL RE CARLO ALRERTO
PROFESSORE COSTANZO GAZZERA
j4pprovate neW adunanza del 23 noitemhre i83j.
in quella parte della Gallia Cisalpina, e sulle sponde stesse del fiume
Po , ove a tempi anticlii , e dell'Impero Romano stava la cltta illndu-
stria rammcntata da Plinio , (i) e Ira le piu illustri di quelle contrade
annoverata , molte sono le reliquie deirautichila che vi furono in ognl
tempo dissotteratc , la piii grande parte delle quali riparo poscia , e
per gran ventura, ncl patrio Musco di Antichita. La ncssuna traccia di
monumeulo, e di reliquia cristiana scopcrtasi tra le roviiie di si nobile
muuicipio , ch6 tale ci e pure indicate dalle iscrizioni ivi scavate , e
ila uoi altrove pubI)lioate (a), c I'cssersi perduta non che la memoria del
sito ove giaccva , ma il nome stesso cancellato, come ne induce a cre-
dere che di buon era ne accadesse la roviua , cosi ne viene aflievolita
la speranza di ricca messe di preziose scopcrle per ravvenire. Tanla
(i) Plin. hist, mitur. I. 3, p.ig. IIO-I74'
(a) Accad. di Torino, vol. x\xiv, pag. 37.
Serie II. Tom. i. 17
loo - congettuhe ecc.
I'll tii fatto la rabbia dei clistrutlori, che atterrate Ic forli mure, e ade-
guati al suolo i monumenti tulli si pubblici che privati che I'adornavauo,
appena che rimanesse alcun che atto ad indicanie la traccia al passeg-
giero : c I'arca stessa e Tintiera superficie delTabilato, quanto n'e pur
sfuggito alia successive corrosioni del Po, venne ridotta a coltura, e vi
crescono ubertose le messi , e prosperano rigogliosi i pampini et cam-
pos ubi Troya fuit. Non e a dire peio ch'essa sia del lutto sterile ed
inesausta di reliquie romane ; che non jiassa quasi anno , in cui dai
viUici di que'dintorni non siano dissotterati alcuni piccoli oggetti anti-
chi, che sfviggiti bene spesso alle industri ed oculate indagini delle au-
torita e degli amatori , sono altrove trasportati e venduti aU'estero.
Tra le cose antiche le piu preziose che da alcuni anni uscirono di quel
suolo e riusci di poter conservare alia Patria , vuol essere annoverata
la piccola statuina di bronze da noi acquistata , or son cinque anni
passati, e che e ora di beH'ornamento al gabinetto particolare di S. M.
( vedi la tavola fig. i , i , 3 ). Figura quesfa una matrona o Dea in
piedi stellata, di portamento maestoso insieine e modesto, con mitella
ed acconciaiura di capelli, che discriminati sulla fronte , e in doppia
treccia divisi, ne cingono il capo davanli , e si vanno quindi a riunirc
dietro la nuca; acconciatura questa simile in tutto a quella che sulle
monete si scorge ornare il capo delle due Auguste Plotina, e Sabina.
Con r un braccio pare sostenere un lembo dell' ampio manto che par-
t«ndo dalla spalla sinistra , contornatone il corpo e posato sul brac-
cio , pende poscia , con belle e continuate pieghe , giCi Tcrso i piedi.
II destro, e in maniera situato che ben dimostra aver esse a sostenere
alcun che , che piil non si trova. Ma cio che piu s'attira rammirazionc
in questa statua , e ne forma il pregio maggiore , e lo scorgcre suU'o-
mero sinistro della medesima posto , o meglio rannicchiato un amorino,
ovvero Cupido , coUe ali spiegate, che non sono gik le solite e propric
di esso, ma quelle si bene che dagli anlichi , con profonda sapienza ,
vennero assegnate a Psiche, le iili di farfalla, il quale appoggialosi colla
sinistra mano sull'omero stesso, colla destra abbraccia il coUo della Dea,
e rivolto il volto suo verso quelle della madre, che tale si debbe pur
ravvisarc, con ironico sogghigno la sta fissamente mirando.
Non ebbi appena fatto acquislo di questo gruppo per me nuovo , e
non mai per lo iunanzi veduto , che accorto del valor suo e della sua
DEL CAVALIERE COSTANZO GAZZERA. l3l
rarita ; ne per quanlo cercassi di richiamare le vecchie rimembranze ,
non mi venendo ricordato di non mai aver ne Iclto in libri, ne vcduto
in figure altro esemplare die lo somigli; mi rivolsi a svolgere le prin-
cipali opere , c quelle segnatamente che uno maggior numero conten-
gono di pezzi deU'anticliita figurata , e nelle quali aveva fondata speianza
di ricavar lume che mi guidi nella cognizione di tale rappresentazione:
ne di cio contenlo, ebbi ricorso ai dolti amici, ai conscrvatori dei piii
ricchi Musei, cd agli esperti conoscitori d'ogni maniera d'antichila ; ma
invano: che non mi fu dato di poter imparare, ne ch'allri possedesse,
ne che sapesse ritrovarsi allrove altra figura uguale a questa propria di
S. M. il Re.
Tale inaspctlata scoperta , e la certezza di possedere nella nostra
staluina il solo esemplare forse , che ne sia rimasto dell' antichita , di
una diyinita poco nota o non ancora abbastanza conosciuta , e questo
uscito fuori dal suolo di una antica cilta nostra , tutto cio mi accese
raaggiormente nel desiderio di giungere a poter riconoscere quale fosse
I'idea archetipa per essa rappresentata , non mi potendo persuadere
esser questo uno scherzo fatto a capriccio e per semplice trastuUo di
donnicciuole o di ragazzi.
La presenza di Cupido fa nascere subito I'idea , che nella matrona
siasi voluto rafligurare la Dea Venere, la cjuale poi e per la privazione
d'ogni nudita e per la non affettata modestia e pel decenie conlegno
di tutta la persona, si manlfesta non gia per la Verier e Vid^ivaga o
Pandemonia , ma si bene per la Venere Urania o Celeste. iMa se si
considera d'altra parte alia singolarita della positura del Dio degli amori
che rampicatosi , si puo dire , sugli omeri della madrc e quivi ginoc-
chione e scduto suUe calcagna accarezzatole il collo col destro braccio,
con svelto volger di capo, ne sta contemplando la bellezza del \olto ,
\ioii si giuiige a poter comprendere il misLcro , o a si poter fermare
sopra una denominazione , che convenga , c sia appropiiala jx cotesta
Venere cosi aggruppata , ne spiegare la strana positura di queslo Dio.
La uiancanza del particolai-e attributo, del quale non era priva la no-
stra stalua, siccome e cosa facile il ravvisare, non tan to dalla situazione
delle braccia, e dalla configurazione dellc dita delle mani, dalla q\ialc
si scorge manifestameute aver esse dovuto soslenere alcun che, che piii
non si c trovato, aggiunge alia difTicolta, la rpialc diveiTelibc forsc nii-
nore , o svanircbbe del tullo se fosscro conservati. In nessun aulore
l33 CONCF.TTUHE ECC.
antico o inoderno non ci c occorso di scoprire che mai alcuna delle
Veneri caste o celesli fosse rappresenlata come nel iiostro bronzo, ne
fra i ducccnto quaiantotto uonii, sopranomi , cplteli co' quali si trova
distinta, e che lulti sono i-ecati dal Larcher (i) e cosa facile lo scegliere
qiiello che piu convcnicntemcnte \i possa cssere apjdicato. Nclla man-
canza tolale di inonuinenti a cui riccorrei'e, e nel silcnzio assoluto de-
gli antichi intoino ad una si nuova, e non piu veduta rapprescntazione
di Divinitii , io elilii ricorso alio medaglic , e svolle le principali opcre
che ne conlengouo i tipi , cd esaminati con diligenza i rovcsci lutli
dcUe medesime, era oramai decaduto dalla speranza di poter nulla sco-
prire che valessc a guidarnii nel dedalo delle ricerche per me inlra-
prese; allorche giunto alia tavola Morelliana della Gcnte Cordia , restai
colpito dalla figura del rovescio della moneta di quella Gcnte che ha
per diritto i Dioscuri, tanta mi pai-ve ravvisare di somiglianza tra essa
e la nostra staluina ! se non che , meglio e parlitamente csaminato , vi
scopcrsi alcune dilfcrenze, che non mi tolsero pero la speranza di givm-
gere alia sospirata soluzionc del problema. Due sono le diversita che
difTerenziano la statuina nostra Industriese dalla divinita figurata sul pre-
dclto rovescio. La prima sta nella bilancia posta nella destra , cd un
lungo scettro o lancia nella sinistra mano di questa , i quali due attri-
buti si scorgono mancare alia statuina; I'altra, essenzialissima, consiste
in che la figui-a del rovescio della moneta porta suU'omero destro, in
vece dcll'amorino , una civetta. Per cio che concerne sia alle bilancie
che alio scettro, questi attributi, o simboli potcAano facilmente trovarsi
suUa statuina , che di certo ne aveva alcuni , come fu gia da noi piii
sopra accennato , ma che la piccolezza e fragilita del lavoro fece smar-
rire. Non cosi dell'altro , giacche troppa e la diversita tra Cupido e
la civetta perche si possa conchiudere alia idenlita della rapprescnta-
zione. II INIorelli (2) volendo render ragione dell'insolito tipo , e ravvi-
sando nella donna stellata la Dea Moneta, cerca di spiegare la presenza
della civelta , ucccllo di Minerva , insinuando come il triumviro mone-
tale, blandieudo, volesse alludere alia prudenza, ed alia dottrina di Giuho
Cesare nullum videtur esse dubium quin Coj'dius monetalis triumvir
(i) Mcmoirc sur Venus, Paris, in 8.°
(a) Tcsaur. pag, iia in gente Cordia.
DEL CAVALIERE COSTAKZO CAZZEKA. l33
blandiatur ct'uim hoc tipo Caesari , prtulenliam et doctrinani per Miricr-
vae volucrcm. Mai socklisfatlo di laiila sotligliczza aclulatoria non solita
ancora a comparire sulle mouete dei tempi ai quali il MorcUi la voi-
rel)l>t! rifcrita, cl)bi ricorso all'Eckul il quale, come che tenga csso pure
per la civetla , nel confessare di non saj)ci'e perclic vi si trovi , bat-
tezza tutlavolla la donna per Yequita diccndo in eius aversa creditur ex-
pvessa aeqiutas, sed cur hide insideat noclua causam non habeo (i). La di-
versila dei pareri di fjiicsti due valenti monctografi nella spicgazione
dello stesso tipo , a niuno dei cjnali mi poteva arquctare , mi pose in
sospctto non forse, per la poca conservazione dell'esemjilarc Morelliano,
si fosse scambiato I'amorino nella civetta, il quale scambio non do-
vra parere si diflicile a clii , non ben discernendo , meglio an'ise la
presenza di un uccello , che non quello di supporre mi amorino cola
slranamente arrampicato. Checche sia di cio , risoluto di cercare altri
lumi, mi posi a percorrere le famigerale deche di osservazioni Numis-
matiche del dotlissimo Borghcsi , e con grande mia sorpresa ed eguale
contento mi abbaltei cola, ovc all'osservazione settima della decade quinta,
descrivendo una moneta della Gente Cordia , quella stessa recata dal
Morelli e descritta dal Eckel , vidi accertato il dubbio die non bene
fosse rlferito il rovescio di quella , giacche in luogo della civetta da
tutti gli anticlii monetografi ivi descritta, esso vi riconobbe un amorino
nella positura stessa, e quale si scorge siilla staliia che discorriamo (2):
ma le conservatissime medaglie della mia collezione mi f anno chiara-
mente vedere che qiiello non e altj'imenti un uccello , ma bensi un
fanciullo alato , che vorra denotare Cupido , il quale si tiene stretto
a collo della madre ec. Le riferite parole del Borghesi neU'indurre la
certezza che il nostro gruppo non sia che la replica dell'altro figuralo
sul rovescio del danaro Cordiano, haiino riempiuto il cuor mio di giu-
bilo, scorgendo pur finalmente provato che la statuina Induslriese, non
che fosse uno scherzo idealc , un trastuUo da ragazzi , una caricatura ,
compariva anzi , qual e di fatto , un tipo di divinita consacrato dagli
anlichi, e per cssi fi^iirato.
Ma qual e questa divinita, quali sonoi suoi attributi', quale il suo nome?
(1) Eckhcl doclrin. num. vet. vol. V, pag. 1^9 in Gente Cordia.
(3) Gionul Arcail. vol. xiii , pag. 3^3-4.
1 34 CONGETTURE F.CC.
che non mi soccorrono oi'mai piu ne Yequita deU'Eckel , ne la Dea
Moneta dcgU aiitichi monetografi, clopo la succeduta metamorfosi della
civetla in Cupido; siccome ne intieramcntc pure la J^enere Giusta dcll'illu-
stre Borghesi, a riconoscere la quale mi sono d'ostacolo c I'amorino che si
sti'anameule I'e riunilo, e il non poter rendere adcguala ragione dell'es-
sere questa figurata , anzi che suUe altre , suUe monete della Gente
Cordia. Ad ogni modo uou ha dubbio che per tal gruppo la saggia an-
tichita non abbia mirato a voler esprimere il tlpo d'una di quelle Ve-
neri caste o celesti, e che era pure la forma prima di questa simbolica
divinita , sia essa originala dalla Fenicia, o derivata dall'Egitto, le quali
come in Grecia sino dai prischi tempi , ebbero in Roma eziandio e
lempli e sacerdozi e culto; che in ngual modo non dovevano per certo
jioter essere llgurate quelle, il culto delle quali era, con tanto concorso
e SI sfacciatamente , praticato nei penetrali del tempio di Babilonia, e
n'erano principali sacerdotesse le Frini e le Taidi.
Non rimancndo ormai piu dubbio che nella nostra statua e nel lipo
del danaro della Gente Cordia non siasi voluto figurar Vencre , che la
presenza del figliuolo Cupido, in mancanza d' ogni altra , e sufliciente
prova; resta che si cerchi come e per qual ragione si veda espressa
su quel danaro. Dalle nuove ricerche fatte dal dolto Borghesi (i) in-
torno alia famiglia Cordia, se siamo condotti a poter meglio conoscere
la persona e la patria del triumviro monetale Manio Cordio Rufl'o au-
tore del danaro che discorriamo , ed a poter percio rendere pur anco
ragione dcllo scorgere, sul diritto di esso, figurali i Dioscuri, onde di-
nolare la patria sua, Tuscolo , ove , come dice il lodato Borghesi, eb-
bero molto culto e tin celebre tempio : non si ricava con ugual sicu-
rezza la spiegazione del rovescio , la cpiale annunziata da csso con cir-
cospezione e a modo di duljbio, non rende I'agione, a parer niio ne dcgli
attributi di quella figura , ne della strana configurazione del gruppo.
Ma quale infine e il nome di questa Venere , e perche si trova su que-
sto danaro? poco conlento di me, e meno soddisfluto delle lunghe c noiose
ricerche pralicale onde giunger alia soluzione dci due proposli quesiti, ritor-
nai alia dotta memoria del Larcher, e non tenuto con to degli cj)iteli che
soli possono convenire alia Vencre Pandemonia, mi posi a piii parlila-
(l) Loro ciL
DEI, CAVAUF.RE COSTANZO C.AZZERA. 1 35
meiitc sludiarc qucUi die all'Afrodile Urania possono compelerc. Pieuo
gli orecchi clei uomi della nioncLa c famiglia Cordia, rappellativo <li
fenere V^crti-Cordia piu chc ogiii altro mi suono profondameiite e li-
chiamo I'atlenzionc mia, ed osscn-ata una tal quale allusione al nome
di fauiiglia, nc jjarutauii fuori del costume di quesle stcsse monele delle
famiglie, c degli usi romani, anclie in altre occorrenze praticati, di venire
con qneste allusioni c queste soiniglianze di nomi e di suoni; mi pcr-
snasi ch'ivi eziamlio, come in allri casi, e pei- tal ragione soltanto , il
Iriumviro monetale Manic Cordio facesse scolpix'C sul rovescio della sua
mouela I'imagine della Venere Verticordia.
Chi sia questa Venere Verticordia, come le venisse quel nome, e
quaudo prendcssc origine il sue culto in Roma viene, da Giulio Osst-
quente e da Valcrio Massimo, chiaramente indicato.
Narraiio questi autori come, nell'anno di Roma 689, il mal costume
fosse SI fattamente cresciulo ed avesse dimodo soverchiata ogni misura
ncU'universale , che dalla piu bassa piebe agli ordini piii elevati della
citta, ogui cosa n'era infetta e fradicia, ne le stesse cose sacre n'erano
immuni; a tal che, di quell'anno medesimo, 11 supplizio di tre vergini
Vestali, dannate per cagion di stupro con cavalieri romani, aveva funestata
la citta. In tanta colluvie di sfrenata libidine , ricorso il senato ai l-'iri
sibillini , gludico lit Veneris Verticordiae simulacrum consacraretur,
quo facilius virginum midierumque mens a libidine ad pudicitiam con-
verteretur (i) e Giulio Ossequenle aggiunge aedes Veneri Verticordiae
facta (2). Ovidio, nel quarto libro dei fasti, da la stessa origine e asse-
gna la stessa causa al primo tempio innalzato in Roma alia "Venere
Verticordia , dicendo con la solita facility ed eleganza :
Roma pudicitia proavorum tempore lapsa est,
Cumaeam , vetercs , consuluistis anum.
Templa iubel Geri Veneri : quibus ordine factis,
Inde Venus verso nomine Corda tenet.
Non e da credere che per aver aperto il tempio e dedicate il simu-
lacro alia Venere Verticordia nel tempo, e per ia ragione indicata dagli
(i) Val. mai. lil). 8 la.
(a) XCVll.
ij6 concetture ecc.
storici, si fosse eziandio e per lal oggello inventala , c quasi improvvt-
sata una nuova divinita od accresciuto il minicro degU Dei deU'Olimpo :
la qiial cosa non sarebbe poi stata ne nuova ne strana. Impcrciocche, era
principlo iiierente all'essenza dellc religioui etniclic, che ad ogni nuovo
I'vento laiisto , od infauslo , c per seguilo di gravi pubbliche calamita,
sorgessero miovi tipi di diviniti adatte all'avvenimento, o che alle vecchie
e note si apponessero nomi nuOTi, nuove prerogative si assegnassci'o e
que"()articolari altributl che col richiamare gli auimi della moltitudine
verso la religioue valessero a ritrarla, o dall'ebrezza, o dalla trepidazione.
II Scnalo nelUi nuova occorrenza non cbbe che ad evocare , come
latto si era per lo avanti , e sempre , dalla Grecia a Roma , e a tra-
duri'e nella lingua del Lazio una EUenica , poco venerata divinita
V Afrodite ot.vso'j:po<fix, Apostrqfia, o awersatrice, che da tempo antichis-
simo aveva e tempio e culto e siniulacro a Tebe, postovi, al dir di
Pausania (i), da Armonia figlia di Cadmo^ e produrre alia venerazione
tlella corrotta cilta qucUa stessa Venere , complice e fautrice in pria
d'ogni pill sfrenata nefaudita, e renduta era vcnerabile per nuovo nome
T^erticordia e per nuovi e contrari atlributi : quod faeminarum corda
<verteret , et ab effrenata libidine vevocaret.
Ne deve parer cosa strana, che essendo Venere madre degli Afflori, e
nota essa stessa per non poche avventure non certo edificanti, e solto il cui
palrocinio la gentilita cercava di aoncstare ogni maniera di depravazione,
e di saiilificare cjualunque piu insano sfogo delle sregolate passioni, questa
Venere stessa, couiunque con nuova denominazione, venisse invocala onde
Ic piacesse di volgere i cuori fctnminili alia pudicizla. Ma non e que-
sta ne la prima ne la sola contraddizione dell' etnica teologia , la quale
coiiciliando gli opposli, faceva camminare di pari passo il rcUo e I'iu-
•■iuslo, il vizio e la virtu. E che tali opposte virtu fossero proprie di
Venere eziandio, lo dice apertamente Latlanzio grammatico (2). Ilabet
f'enus ignis cupiditatis , nunc odii secundum Jidem sacvorum ,vel prae-
cationuin J'eneris f^erUcordiae praecipue,quae rogatur ut amoves iniiciat,
rursus ut auferat. Si cnim potestas est dandi, nihilominus ius et tollendi, et
amo)-e sublato, autnaturaliter odium residet aut immittitur. Ne sarebbe forse
(1) Pars Bocotica lib. 9. Haiiov. i6i3 , in i'ol. pag. 5GC.
(a) Lactan. sUt, Tlicb. ^cr, 65.
DEI. CAVAI.1ERE COSTARZO GAZZERA. t3-J
innnossibile, dopo cio, il rendei- ragione degli inusitati simboli, lo sceflro
e la bilancia , non mai piii veduti ia mano di Afrodite, e quali si scoi-
gono efligiati suUa moneta Cordia , quando si volesse siipporre vcnir
per essi signiGcato il doppio potcre della Dea, sia dcirallenlare, che di
frenare Ic libidini, modcrandone gli efTetti e richiamandoli a quella cqiia
misura che ne spitigano in un tempo ed allcllino ai giusti connubi ,
e per cio stesso , sia posto freno alii disordinati appetiti , pe' quali e
franto ogni vincolo di domesticita e di fainiglia. E a tale scopo eziandio
mira, cred'io, la presenza di Gupido, non gia di Cupido instigatore dei
turpi amori, e saettatore degli uomini, e degli Dei, ma di Cupido sim-
bolo dello spirilo puro ed immoi'tale, al quale, spogllo deU'arco e dcUe
frecce , simbolo inseparabile del Dio degli amori , si diedero ale di far-
falla , propria della inisteriosa Psiche , onde fosse indicate il minislero
suo presso la madre essere tutto ed uiiicamente spirituale.
E da lamentare che in nessuno degli antichi autori ci sia conservala
ia descrizione della statua di quella Dea Verticordia, o slano indicali i
simboli de' quali andava fornita. Ne lo stesso Pausania, il quale parla
appositamente della statua della Kenere Apostrofia, quella stessa che fatta
da Armonia co' speroni delle navi che avevano condotto in Grecia Gadmo
il padre suo e fu da essa dedicata in Tebe, nulla dice ne della forma,
ne della positura, ne dei simboli della raedesima , per cui siarao co-
stretti alle congetture , le quali per essere e molliplici e verosimiii ,
non giungono mai alia persuasione ingenei'ata dalla sola ccrtezza. Per-
suaso pill che altri mai del valore delle ragioni per noi esposte inlorno
al nome ed alia rappresentazione della figura efligiata suUa moneta Cor-
dia, non lo sono meno, die ad ingenerare altrui la stessa persuasione,
in mancanza del teslimonio esplicito degli antichi , sia sopratutto ri-
chiesta, oltre alia identita immancabile del soggelto, I'opinione conforme
di altri valenti , vcrsati nello studio c nella cognizione dell' antichita.
L'idenlita della nostra statuiiia con quella della moneta, esclusa per seni-
prc la civetta, che la sola poca conservazione , o la piccolezza del lavoro
possono avervi coUocata , fu posta fiiori d'ogni ragionevole dubbieta dalle
conservalissime del lodato conte Borghesi, da cpella del museo Fonlana
illustrato dal valoroso Seslini , clic esso pure suUe spalle della Venere
stellata vide, non gia la civetta, ma si bene Cupula che si tiene strcUo
al collo della madre, e inline da alcuni nitidissimi esemplari del museo
noslro numismatico Lavy , e da tre allri , con la consueta gentilezza ,
Serie II. Tom. i. i8
1 38 CONGETTURE ECC. ,
favorilimi dairEccell."" Cavaliere Cesare Saluzzo, in ognuno dc' quali o
chiaro c presente Cupido, e non la segnata civclta. lliuiasti soli uelia
senteuza di scorgere nel gruppo della inoucta Cordia refligie della Vcncrc
Vcrticordia, della quale era pure una rapprescnlazione la nostra staluina ,
ne ignorando quanto qucsla senten^a sia, per cio solo, di poco valore,
non avremmo forse osato di esporla al pidiblico , dubbiosi che eravamo
di potcr riuscire per noi soli a indurre nelle menli de' studiosi la doci-
lita della convizione, se un fortuito e non speralo soccorso non ci fosse
venuto donde meno era per noi richiesto. NcUo scorrcre con altra in-
tenzione , e ncUa sola mira d'imparare , il secondo supplemento delle
dotte, acule ed cleganti ricerche dell'Archeologo della Fi-ancia, il signor
Raoiil-Roclielte, intorno ad alcune medagUe greche inedite del re della
Bactriana e delV India pubblicate, nel incse di febbraioj dal Journal des
Swans 182G, mi avvenni cola, ove il monetografo Francese discorrendo
le monete rilrovate e descritte dal viaggialore inglese Court nel cosi
detto Tope o tumulo di Manickjala nelle Indie, venuto a parlare delle
sette monete, tutle romane, che vi si rinyennero rinchiuse in un cilin-
dro di argenlo , Ira le quali vi riconobbe quella della Genie Cordia
che ha nel diritto i Dioscuri, nel descriverae il rovescio dice cosi: Ca
type consiste en une figure de femme awe un amour szw tcpaule ,
d' autre fois une chouette , en guise de cet amour , tenant de la main
droite une balance , de la gauche un sceptre ou une haste en travers.
Lasciando ora di osservare che mai in luogo dell'Amorino, suU'omero
della Vcnere, venne figurata la civetta, e che alia sola disattenzione dei
monetogi-afi antichi si debbe attribuire I'equivoco , il quale vuol essere
oruiai caucellato dalla monetografia, rimane ch'io dica che nellayewme
avec un amour il Raoul-Rochelle , citando il Cavedoni , riconosce esso
pure la J^enere F'erticordia. — Le merite de la veritable explication ap-
partient a Monsieur Cavedoni qui a reconnu ici I'imagc de Venus
Verticordia adoree a Rome.
Nello avere cosi un'ampia conferma alia debole mia congettura, ebbi
di che poter accusare la mia smeraorataggine cd ignoranza, la quale m' im-
ped! ch'io non vedessi prima e per me stesso nel Saggio di osservazioni
sidle medaglie di famiglie romane ritrovate ecc. Modena 1829, in 8.", clie
dull' egregio e dotto autore, aniico mlo preclarissimo, ebbi in cortcse dono,
sono non pochi anni passati, cio che mi venne ricordato dal dolto Francese;
dice di fatto , timidamente e quasi dubitando, il Cavedoni, il che e dol£
DEI. CAVAI.IERE TOSTANZO GAZZEnA. l3q
dci vcri sajiienti , mi nusce sospctio die possa dirsi eziandio T'enerc
f^crlicordia , per allusione nl notne Cordio (i). Questa senlenza clell'e-
nulito Airheologo Modanese , abl)racciata senza esitanza daH'Arclieologo
Franccsi; , conforla nie pure nella fatta coiigcttura , a lal clie affidato
al suflragio di questi due sapienli ed illustri personaggi posso ora alFci'-
inarc asscverantemente, che nella slatuina Industriese, qnanluiique priva
dei simboli, sia Ggurata la Vcnere Verticordia , della quale dWinrta non
si conosceva prima la vera rappresentazione , e clic questo noslro sia
quindi uno dei piu rari bronzi pervenutici dall' anlichila, I'unico anzi
che sia conosciulo ncU'Europa.
Belle e nuove sono le nolizie che della Geute Cordia e del Manio
Cordio RulFo il triuinviro ci sono date dal chiarissimo Borghesi ricavale
da una jieregrina incdila iscrizionc. Per cssa si spiega il ])erclie nella
parte dirilta di quel denaro vi abbia figurati i Dioscuri, i quali vi sono
evidentemente efligiati, ad indicare I'origine della fainiglia del Iriuinviro
monetalc derivata dal Tusculo , ove , com' e nolo , gli Dei Caslore e
PoUuce avevano e tempio e culto. Non pare tuttavolta che in Roma la
Gente Cordia fosse ne molto estesa , ne illustre per cariche o per ric-
chezze, giacche non consta che altro personaggio di essa, oltre al Manio
Ruflb, abbia lasciato meinoria di se nella storia. E da credere ad ogni
modo che un ramo di questa , forse per occasione di colonic , o per
altro a^'venimento , avesse stabilita la sua dimora fra noi: imperciocche
di un Publio Cordio illustre ed importante personaggio cittadino dell'
Augusta de' Taurini e rimasta memoria in una preziosa lapida , non
sono molti anni scoperta nello scavare le fondamenta di una casa verso
la porta gia Palatina al nord della citta. Ne quantunque sia in alcuna
parte mancante , ne lascia ignari di veruna tra le cariche delle cpiali
fu rivestito nella sua colonia questo esiinio cittadino, che sono quelle
tutte delle quali puo essere onorato nella sua patria chi si e renduto
benemerito della medesima. Pul)lio Cordio Vezziano figliuolo di Publio
della Iribii Slellatina, fu cavaliei'e romano onorato del publilico cavallo,
flamine del divo '^'espasiano, pontefice , decurione della colonia e uno
dei giudici scelti tra le cinque decurie:
(i) Cavedoai. S»ggio di owcrvazioni suU<: inidaglie di fajniglie rooianc ccc. Modeoa, 1839, in S.'
pag. i4i.
l4o CONGETTURE ECC,
j
P • CORDIO • P ■ FIL • STELL
VETTIANO • EQ • R • EQ • P • FLAMINI
DIVI • VESPASIANI _ PONTIFICI
IVDICI • SELEGTO • EX • V • DEGVR . DEC
STATVAM • EQVE
COEPTAM AC
PATRE • IPSIVS
MENELAV
IIELIODOR
ET • CESS
COHERED
IDEM
ET • H
PECVN ...-..,
L
La statua equestre della quale fu onorato, le cariche cui venne in-
nalzato nella colonia, ed il niimero stesso de'Liberti menzionati nella
iscrizione dimostrano die il Publio Cordio Vezziano fu personaggio di-
stinto non solo , ma opulento. Al prime de' Liberti nominate nella la-
pida io penso che possa appartenere il titolo pur Torinese, e da lungo
tempo pubblicato (i), il quale ricorda die Tito Cordio Menelao Seviro
Augustale lia falto costrurre il sepolcro per se e per Cordia Cai'ride ,
sua carissima moglie.
D • M
T • CORD • MENELAVS
Tl . VIR • AVG
SIBI • ET • CORDIAE
CHARIDI
VXORI • CARISSIM
H prenome Menelao di questo Cordio indica abbastanza, quantunque
non si dica , la sua condizione Libertina e quella della sua moglie
(i) Mafiei. Mus. Ver. f . cctii. j-
DEL CAVALIERE COSTANZO GAZZERA. I^I
cziandio Cordia Carride , Liberia essa pure di un Cordio : ne osta 11
vederlo riveslito del Sevirato Augustale , che questo sacerdozio venne
frequenteiiienle conferito ai Liberti. Tra le lapidi del museo Torinese
ve ne sono non poche che portano , unitamentc al Sevirato, il titolo
esplicito di Liberlo. Tali sono le seguenti :
I.* a/
V. A ■ TITIO • A • L • BELLICQ
C • CORVNCANIVS VI • VIR • AVGVST.VLI
C • L ■ PAL • HILARYS CHORAGIARIO
YI • YIR
3/
T • CASSIYS • T • L • ITALICYS
YI • YIR.
Nella prima Caio Coruncanio , non e solo Seviro , ma fa poirpa
eziandio delta tribu palatina, la qual cosa, sebbene non senza esempio ,
.e pure meno frecjuente.
Non oserei ugualmente accertare, che Liberto del nostro Piiblio Cordio,
fosse VAulo Ebuzio Marino Liberto di Cordio di altra lapida Torinese
A • AEBYTIYS
CORDI • LIB • HIARINYS
SIBI • ET • MAESTRIAE
FORTYNATAE
VXORI • T • F • I
scorgendo come in costui non appaia ne il nome ne il cognome del
patrono suo. Ma la mancanza del nome in Menelao, e quella del nome
e prenome del Patrono nell'Aulo Ebuzio non e tale oslacolo che non
possa essere superato per non pochi esempi di lapidi sincerissime. Ad
Ogni niodo se questi non si debbano poter chiamar Liberti di Publio
Cordio Yezziano, converra dire allora che oltre alia famiglia di Yezziano
ve nc fossero nell' Augusta de' Tauriui di allri Cordii allc quali appar-
tenevano i due Liberti Ebuzio , e (Menelao. Se nou in Torino , altra
1 42 CONGETTURE ECC.
fiiuiiglia clcUa gcnte Cordia era cli ccrto in Ivrea colonia Romana men-
ziouata da Velleio Patei-colo, e dal cui suolo usciiono, in ogni tempo,
non poclie iscrizioni che nc dimostrano rimjioilanza e lo splendore. Ivi
venne scoperta, da forse un secolo, e cola tuttora c consenata la se-
guentc che ne fa certi di una famiglia Cordia Iporediese. fe questa
una base , e risci'izione onorifica e non funeraria , ne fa credere che
sostcnessc una statua di Caio Cordio B.nJfo della tribii Pollia , Edile
della colonia, fattagli innalzare dal fralcllo Nasonc , la qua cosa indica
ricchezza della famiglia , e qualita non comuni del dislinto personag-
gio che la meritava. Essa dice cosi :
Caio ■ CORDIO
Yollia ■ RVFO • AEDILi
NASO • FRATRI
La inoltiplicila fra noi dei rami di questa gente e degna di tanto mag-
giore e particolar osservazione , che in Roma stessa pare fosse poco
estesa , ed oltre al ramo di quella di Manio Cordio il Triumviro ,
uon si conosce che altra ne sia esislita : ed e ben giusto quindi, che
ove questa gente era frequente e doviziosa , ivi appunto fosse scoperta
reffigie di cpiella divinita che da essa doveva essere piii particolarmente
venerata.
E chi sa, che ad altro preclaro personaggio Torinese, e della stessa
famiglia, non sia da assegnare il tltolo acefalo importantissimo ritrovato
nel luogo stesso d'onde usci quello di P. Cordio Vezziano , e che non
facesse parte con esso d'un sol monumento innalzato ad onore della fa-
miglia Cordia (i) ? Certo, che se i patronati di quattro municipii posti
tutti nella Marca , lo scoprono persona di grande autorita e potere ;
non minore importanza gli e assegnata dal doppio sacerdozio, fra i piu
ambiti da coloro, cui, mancando il gi-ado senatorio, non era conceduto
I'entrare nei grandi collegi, il llaminato cioe Laurentium Lavinatium , che
in tal modo vogliono esser letti , al dir del chiarissimo Borghesi , gli
avanzi dcUc lettere della prima linea VR LAVI e che vennero lasciati
senza spiegazione da chi prime la pubblicava , ed il sacerdozio VRBIS
(i) Mem. dcU'Accadcmia di Torino, vol. xixvi , parte Filologica , pag. i55.
DEL CAVALIERE COSTANZO GAZZERA. 1 43
ROMAE aeieRNAE TICINI , giu nolo per altre lapitli , seiiza ricorreic
al VERNAE dalla quale dojncstica sei'vilu ne doveva allontanaru il
pensiero , ollre alle allre cariche emiiienli ilellc quali I'illustre perso-
naggio si scorgc rlvestito nel marmo , il palronalo di si illuslri cilia ,
le quali male ne avrebbero aflidato il patrocinio ad un J^crna.
Ma sia che I'incognito personaggio ad onoi* del quale vcnne posto il titolo
abbia o no apparlenulo alia Genie Cordia, c certo almeno che quesla
era famiglia polente e doviziosa ; ne forse I'esserc stala scoperta ne' no-
stri paesi la slatua della Venere Verticordla o senza qualche dipen-
dcnza da qucsta genie , la quale tenendo a sommo onore 1' aver co-
munc con quella divinila il noine genlllizio , ne avrebbe non solo col-
locata la slatua nel Larario domeslico, ma promossone il cullo ezlandio
c multiplicale le imagini, una delle quali scampata all'eccidio del bar-
bari , ed agli insulli del tempo , pote giungere sino a noi. Da essa gli
individui della Genie Cordia Torinese avranno saputo trarre li aus-
picii e le inspirazioni, onde modellare se stessi alia composlezza ed al
buon costume, senza del che gli uomini, anche i piu elevati in dignita,
non giungono ad acquistare, o a poter consei'vare a lungo quella dignita
che li rende vcnerabili all' luiiversale.
I
i45
DOCIIHIEIMTI AUTEIVTICI
CHE SERVONO ALLA STORIA DELLA REGGENZA
o I
CRISTINA DI FRANCIA , DUCHESSA DI SAVOIA
DE' PRINCIPI MAURIZIO E TOMMASO
SUOI COGNATI
TfATTI DALI.E SCIIITTCBE DI MOKSICKOR CASPARO CFCCHIBELLI , VESCOVO DI M05TEFIASCOKE E r.OH^^ETO
aU^tZlO APOSTOLICO ALLA CORTB Df TORINO HECLI ANUI lO^I, l64^ y lC43 C l64^-
RELAZIOIVE
DI FEDERIGO SCLOPIS
Approvata nelV Adunanza del 9 di marzo 1837.
M_j imiiortanlc raccolta delle scrillure della Legazione di Moiisiguor
CeccliinelU alia Corle di Torino, teste acfpiistata da S. M. (i), racchiiule
non pochi gravissimi documenti, che sen-ono a mettere in luce varii punti
della Sloi'ia d' Italia tra I'anno i64i ed il i644j ^ sopratulto dichia-
vano que' molli , ed intricalissimi negoziati che prccedettero I'aggiusta-
inento dcUa Duchcssa Crislina co' Pvincipi di Savoia suoi cognati , ilu-
ranle I'eta pupillare del Duca Carlo Einanuele II.
E nolo a tulti quelli che stiidiarono la Storia d'ltalia, siccome dope
la raorte del Duca di Savoia ViHorio Aniedeo I. gran teatro di guerre
e di calamitii, per valermi della frase del Muratoi'i , ei'a divenuto il
(i) Qucsli nianosrritli vcnncro ofTerli a S. M. tljl CavaUerc Paolo Debcncdelli da Saiiana ,
St'grctario uclla Rcj^iu Scgrctcria di Stato per gU afiari inlcrui , la cui iiiadrc c rultima discciHlriitc
della fainiglia Cecchinclli.
StttiE II. Tom. I. 19
l4(> RELAZIONE
Picmoiile. Allc guevve jMU'late tra noi Jm Fpancesi e da' Spagnuoli eiasi
aggiunta la guerra civile ; invece di tempcrare quel triste destino chc
fecc lantc volte della nostra conliada il campo di baltaglia dcgli stra-
nieri , invece di raccogliere insiemc Ic nosti-c forze e mostrare il viso
alia fortuna procacciandosi il premio del nostro sanguc versato, i figli
di una islessa patifia, i sudditi di uno stesso Principe combattevano tra
loro, e coU'indcbolire lo Stato lo rcndcvano jircda piii facile alio slra-
nicro. Si puo anche dire , die dall'esilo di quelle malaugurate vcrtenze
pendessero le sorli d' Italia, poiche se in fine dei dissidi la corona di
Savoia avesse pci'duto Tantica sua indipendenza , I'equilibrio dellc forzc
nclla Penisola era sconvolto c gi-ande incremenlo si dava alle prepolcnze
di Francia o di Spagna. Non istaro a descrivere quella roiseranda guerra
civile , della quale tutti gli storiei di que' tempi ])arlarono , ma ripetero
cio che ebbi gia a scrivere in altro studio che ho ftitto di documenti
pure ragguardaati a tale Reggenza (i) : Sim'aiio allora i Piemontesi
(Ustinti da bandiere divei'se , non divisi da intenzioni contrarie, si dis-
fevenziavano gli uni dagll altri nello scegliere la via per giungere alio
scopo comune, e nella scelta erano padroneggiati dalla necessita delle
cose anziche dal parlicolare giudizio.
Seguendo I'uso della poUtica romana in que' tempi i Ministri ponli-
fici, appena fu scorto possibile un aggiustamento , non si riirasero dal-
r entrare come negoziatori e mediatori nelle vertenze tra i Principi e
la Duchessa ; vi si adopero da principio ISIonsignor Caffarelli , propose
vipieglii, e preparo gli animi, ma siccome questi erano suUe prime
caldezze dei disgusti reciproci , non pole venire a termini d'accordo ;
destreggiando vi s'iutrometteva pure Monsignor Mazzarini , mandate dal
Cardinale Richelieu allorche vide che i disegni piu assoluli di Francia
non riuscivano, ma non pote neppur egli vineere tutte le resistenze.
Finalmente Monsignor Cecchinelli, surrogalo al nunzio Caffarelli, tento
di nuovo Timpresa; lesperienza dei pericoli passati aveva gia forse ac-
cresciuta la maturita dei consigli nei contendenli. Portava il nuovo Nun-
zio istiTizioni di mediazioue efficacissima ; se gli prescriveva di non of-
fendere la parte di Francia; ondc che nel giungere in Piemonte se gli
racrninaiulava di evitare I'incontro del Principe Tommaso, e poscia se
(i) Documenti ragguardanti a11;i sloria della vita di Tommaso Francesco di Savoia, Priucipc
ill Caiiijnaiio. — Torino, prisso Giuseppe I'oiuha , i83a , pag. q3.
DEL CONTE FEDEHICO SCLOPIS. lAh
g\\ scviveva che quando avrebbe a negoziare con Harcourt owero con
Madama Reale, non le dicesse mai le ragioni degU Spagnuoli come da
se,nia solamcntc : qucUo cbc loro dimandano » e sempre aggiungesse
« per quanta loro dicono e mi hanno informato (i) ».
Gli storici nostri , come il Botta , il Deuina , il Costa cU Beauregard
parlano assai brevemenle del negoziali condolti dal Nunzio, fermandosi
j>iutlosto suU'esilo delle traltative clie pose fine al dissidio; non cosi peio
il Guichenon che ne discorre laigamente, tutloche non collochi il Nunzio
Cecchinelli se non come coadiutore del signor d'Aiguebonne Minislro
Francese , laddove dalla raccolta dei documenti si vede che ecli ebbe
pure parle principalissima sia perclie I'uflizio di lui era piu autorevole
riguardo alia Corte di Roma, da cui si aspettavano le grazie e le di-
spense che entravano tra le condizioni sostanziali dell'accordo col Car-
dinalc di Snvoin , sia pcrche come Ministro italiano negoziava con in-
tenzioni sbrigate dagl' intercssi di Francia e di Sjiagna, e mirava siu-
cerameme alia pace. E sebbene in apparenza dovesse mostrarsi meno
discosto dai Francesi opero tuttavia con ischicltezza degna d'una potenza
sinceraniente amica, e strettamente neutrale.
II citato storico Costa di Beauregard accenna (2) che il ncgozialore
del trattato della Duchessa reggenle co' suoi cognati era stato un cap-
puccino , il P. Gioanni di Moncalicri , ma dalle carte dclla Legazione
del Nunzio si prova evidentemente che quel ncgoziato procedclte per
via di moltiplici conferenze tra i Ministri della Duchessa e quelli dei
Principi, onde se al P. Gioanni di Moncalieri, che era creatura del
Presidente Morozzo, uno dei consiglieri della Duchessa, pub darsi me-
rito , sara come d'agente subordinalo affatto.
Parmi pertanto poter asserire essere questi documenti rilevantissimi a
chiarire alcune parti assai intricate della Storia del Piemonte, ed anche
d'altri SUiti d'ltalia , e perche meglio si appalesino i fondameuti lU que-
sia inia opinione daro un ragguaglio di cio che da qucstc carte si ri-
cava di pii\ importante , e dividero la Sposizione in tre i)aragrafi.
Nel primo si addurranno molte notizie sopra il coi'so dei Irallati in-
trajiresi per I'aggiustamento dei Principi di Savoia.
(1) Cosi (icll« IclliTa dul il agosto iG4«, scritU al Cecchtnclll da Ciaciuto Massa suo agculc
'idatUsimo in Roiiia.
(1) 5I(:raoircs Uistoritjucs sur la Royale Mauou dc Savoie , lorn, a, pag. ao3.
i4t
IlELAZlONE
Ncl secondo si riferlranuo alcune lettere di quei Pr'mcipi, ed altri
docuincnti concernenli all'accordo finale.
Nel tei-zo si parlera di alcuni accidenli polilici e civili chc Irovansi
dichiarati nci disjiacci del Nimzio.
§•1.
Quanlunque Ic prime praliche d'accordo Ira Madama Reale ed i Prin-
cipi suoi cognali fossero, couie si e dcUo, gi;i intavolatc allorclie giunse
a Torino Monslgnor Cecclunelli, non si scorgeva per allro ancora aperta
una facile via all' aggiustaincnto ; onde quel Nunzio scrivcva il 22 di
novembre 164 1 al cardinal Barberino: c uscito di hocca di Madama
che il Re suo fratello verra in Italia a priinavera , ed a me Ilia ri-
ferilo la persona medesima alia quale Vha detto S. A. , sebbene tengo
Vabbia detto per indurre i Pvincipi alia concordia , trovandoli duri
sopramodo. II trattato d'accoiiiodamento che si e avuto tiUti questi giorni
fra Madama e li Pnncipi suoi cognati , con opinione assai comune
avessc a stabilivsi , s'intende oggi essersi scoinpigliato per causa dellu
durezza del Principi.
Erasi allora pax-lito il conte d'llarcourt capitano supremo delle armi
francesi in Pienionte , e tornatosene in Francia , e la stessa lettera del
Nunzio aggixnige chc I'Harcourt non stava bene ne con Madama ; ne
cd suoi Ministri , e si crede da alcuni che non sia per tornare. Lul-
timo disgusto tra lui e S. A. e stato per Revel ( grossa terra nel Sa-
luzzcsc ) parendogli d'essere stato burlato , mentre stava per farvi en-
trare le sue genti , per riputazione , come diceva , delle armi del Re ,
prima delV accordato , di concerto col Principe Tommaso , S. A. vi
avesse messe le armi proprie. II marchesc di Pianezza , che e generale
delle armi di Madama non e per toimare in Torino , dubitando daf-
fronti dei Francesi per aver egli pigliato Revel e tenulolo , come lo
tiene , per Madama.
II predominio dci Francesi, tuUoche la Duchessa non vi si acque-
lassc , anzi faccssevi contro allissime proteste , era per altro venuto a
lale clie nella lettera del 10 dicembre 1G41 il Nunzio scriveva alio stesso
Cai-dinale , die a far rimuovere un certo governatore di Cuneo, cb'era
DEL CONTE FEDEniGO SCI.OPIS. 1 /jq
ugonolto e sliuliavasi di spantlcre cola Tcrcsia , il tratlarne con Mailaina
iiou serviva a nieule , siccome a niente e r'ulotta dai Franccsi la sua
autorith,
E pill cliiaramculc ancora quesla fatal ilipendenza si ilipinge in altra
lellera dcllo stesso INIinistro coUa ilata medcsiiiia, die per csserc di gian
momcnto qui si Irascrivc.
« £ certo che si Iralta alle strettc tratlalo d'accordo tra Madama e
» 11 signori Priiicipi, e si sla aspcllaiulo per niomcnli il Presidentc
» Leone, persona del signor Cardiiiale di Savoia, dal negotialo del
» quale dicono che pcndc la lisolulione. lo non ho ir.ancato ne manco
» di cooperare in quclla maniera che posso , ma sliuio clii \i si possa
» fare poco fondaincnlo , perche ho avulo nutizia che il Principe To)n-
» maso dice di noii volcr parlire di Pieiuonle , e di voler rilener qutllo
)) che tieiie (i), cd il signor Cardinale vuol ritenere ancor lui la sua
)) Nizza ; inentre pero quesli Principi non si uniscono col parlito Fran-
» cese , poiche q\ii si palpa die i Francesi vogliono fare onibratilc in
)) tullo I'autoril^ di Madama ; non si parla della resliluzione di Cuneo ;
n rivogliono Revello forlezza ; lianno levato a Madama due regginienti
» di cavalleria Italiana , e mandatala in Francia , perche resti cpii in
)) tutlo pendente da loro. Non so ancora se li Principi vorranno unirsi
» col partito Francese. Chiaro sta che se non si uniscono con loro ,
» I'accordo con Madama non scrvira a nulla ». E dopo si fa a narrare
lo slalo lagrinicvole di quelle conti'ade in cui « alloggiano a spese (J^i
» popoli tuttc le soldatcsche Francesi , perche di Francia e uii ^ran
« tempo che non vengono le paghe. Ne deriva la totale distruzione
» del Piemonte, fuggendo i popoli inlieri alle montagne, abbandonando
» le terre , onde se Dio non provvede di rimedio , qucsto Ducato al
)) piu fra un anno s'iuibolgcru colli Vescovati nullatcnenti , et i Prin-
» cipi ch'hanno causato queste guerre resteranno essi ed il Duca loro
» nipole senza vassalli ».
Ma non tard6 molto ad accoi-gersi il Nunzio che i Principi non erano
poi tanlo reslii all'accordo, a cui s'inchina^a anco Taninio di Madama;
ma che i consiglieri di quesla si studiavano di frapporre ostacoli nella
trattativa ; i Francesi pure si mostravano mcglio disposti ; e comuni-
(0 II Principe Tommaso IcncTa allora Ivrca , Crcscculino , il Biillcse c la Valle d'Aostj
i5o helazione
cando col Nutirio Aposlolico , che era allora in Francia Monsignor Gii-
maldi , e cavando notizie dnl signor d' Aigucboune ainbasciatore del
Cristianissiino e Governator Francese in Torino , Monsignor Gccchinelli
non reslaTa di proporre spedienli ai Ministri cosi della Duchessa conn-
dei Principi , e di valersi dell' uilicio di racdiatorc in che era enlrato
cosi per disposizione del Papa , come per buon volcre delle due parti
contendenti. Le diflicolla ci'escevano e sceniavano per leggcrissime cause,
poichc , secondo che scriveva lo slesso Nunzio (i), « nelle gueiTc ci-
)i vili insorgono tali e tante reciproche offese , che introducendosi un'
n estreina diffidenza si prova che per coraporle sarebbe iieccssaria la
)i divinita. Questo- occorre qui nelli traltati d'aggiuslamento ; la maggior
1) diflicolla si riduce a persuadere alle due parti a fidarsi Tuna deH'allra.
» Nelli punti principali s' accordano , ma vi e entrato punto di picca
)) nell'esecuzione , poiche il partito di Madama , col quale concorrono
» li signori Francesi , -vuole che la consegna della piazza di Nizza pvc-
» ceda al inatrimonio. L' altro parlito vuole il contrario. Si e trovato
» un temperainenlo ; che il malrimonio si celebri in Nizza col mezzo
)) di special procuratoi-c della Principessa , con condizione che prima
)) si consegni la piazza , e dopo immedialamente si celebri il matrimo-
i) nio, precedente la rinunzia del cappello ecc. ».
A. rendere meno schietto il tenore delle trattative incominciate tra
Madaina Reale e i Principi suoi cognati, e che tutte riposavano suU'i-
deato inatrimonio tra il Principe Maurizio e la Principessa Ludovica
Maria, figliuola primogenita di Madama, contribuiva la voce sparsa che
la Francia mentre mostrava in palese buonissime intenzioni di favorire
gli accordi , covasse in segreto altri pensieri. « Qui si e detto e ridetto,
» scriveva il Nunzio (2) , ma non pei'o con aiitorita di testimonio si-
» euro, che I'abate Mondini (3) e un segretario di Stato si trovano in
n Monaco appostatamenle, e vadino a traltare in Nizza frcquentemente
)) col signor Principe Cardinale per indurlo a cedere alii Francesi quella
)) piazza e contado, e pigliare in Francia ricomjiensa d'un matrimonio
» della figlia del Duca d'Orleans , con successione di grossissime ren-
» dite e principati. Non si sa che S. A. si sia lasciato persuadere , ed
» io credo che non sara cosi insulso da lasciarsi deludere ».
(1} L<-Ucr.i 14 tli niarzo iB^'i al Cardinale Barltcriiio.
(a) Lctlcra del u4 di marzo t6!^■2 al Cardiuulc Barberiiio.
(3) Era quest! uo scrvilore del Cardiualc di Richelieu.
DEL rONTE FEOEniGO Sr.LOPlS. l5l
Intanto poi quella voce sparsasi dapprima, che il Re dl Francia fosse
per venire in Italia a pniii.ivera aveva im j)o' inquietalo i Veneziani ,
e ila lore crasi tnantlato un genliliioino a Torino per ispiare I'andamento
tlei trallati e far credere che se il Re veniva in Italia, la Repubblica
sarcbbesi iinita cogli Spagnuoli (i). Dicevasi pure in Piemonte clie il
Principe Tomuiaso aliborriva raggiuslamento in riguardo del matrimonio
(la contrarsi dal Cardinale suo fratello , parendogli che cio gli dovesse
logliere lutle lo speranze di succederc al Trono, ove fosse tnancato a*
yivi il Duca regnaule ; nia il Nunzio dopo essersi ben chiarito del vero
ricouobbe che il Principe Tommaso stava unitissiuio col Cardinale , e
che percio non sarebbe segiiito raggiustainento dell'iiuo senza I'altro (2).
Superate finabnente tutte le ditlicoltu, rimossi i purligU, rappatuinati
gli animi, fu conchiuso raggiustamcnlo , ed il Nunzio pontificio n'ebbe
lode da clii volcva il bene, biasimo da chi sperava cavar frutto dal
male. Gli Spagnuoli si dolsero della troppa sua operosita a quellintento,
ed egli ne serisse al Cardinale segrelario di Slato in modo cosi auto-
revolc e cosi sufTiciente a dar lume alia Storia, che non si puo trala-
sciare dal qui riferirne il dispaccio del 6 d'agosto 1642 in cib che rag-
guarda a quel gravissimo obbietto.
» Non hanno ragione li signori Spagnuoli di dolersi del Nunzio: se
)) dalla pace qui slid)ilita risulta loro detriinento , non e ne intcnlo ne
n volito. Inlenta e volita e stata la pace ; qucsta e un bene incompa-
» rabile per la societa civile. A procuiarla sopra ogiii altro e tennto
» il Romano PonteGce, mcntre , come sacro, essendo preposto ad uuir
» Taniiua con Dio , deve al fine subordinare 11 mezzi , con procurare
» la rimozione dclli peccali, e di quelli in particolare che si commet-
» tono nelle guerre che sono esecrandi e senza numero. Chiaro sta
)) ancora che le guerre in Itaba hanno origine dalla civile del Piemonte,
» e che r arnii spagnuole e francesi sono ausiliarie e non principal!.
» Chi vuol levare il male comincia dalla radice , e pero per comporre
» quelle d'ltalia bisognava prima aggiustare quelle del Piemonte. Se li
» signori Spagnuoli avessero pensiero di etemar la guerra in Italia ,
» incorrerebbcro in un errore e morale e politico, dal quale S. S.
(1) Lcltcra del 24 di marzo iC^a al Cardinale Barberino.
(a) Lcltcra alio stcsso del i.°niaggio ib^i.
lOa RELVZIONE
n sarebbe ohbligalo (li ritrarncli; inoialc, per roflcsa di Dio; politico,
« pcrche non coniplc ne a S. S. ne a buoni Princliii llaliani , chc la
n guciTa si clcnii. Se hanno pcnsicre divcrso e percio die si finisca
» la gncri'a, Sua Bcalitudine proponga loro la restituzionc deirocciipalo
» in {[ucsto Ducato, die dalla parte loro li sigiiori Franrcsi si lasciano
» inlciulere di volcr iare il simile ddla porziouc die ne tengono cssi.
« IiioUre se qui non si stipulava la pace si era a lerinine chc ii signori
» Frances! pensavano di farsi padroni del residuo di cjuesto Ducalo ,
n di pigliare lulta la Savoia, e mandare Madama in Francia a dire la
)) corona; dinvadore Nizza con il suo Conlado, e cacciare il Principe
)) Tonimaso da Ivrea ed altri luoglii di sua giui-isdizione. lo credo che
« sia molto piii wtile per li signori Spagmioli di vedere riuiiita la Casa
)> di Savoia , e padrona del suo Stato , che il Franeese domiiiatore di
1) tulta questa Provincia ».
Non credo potersi porgere piu aperta dichiarazione dello slaio poli-
tico del Piemonle, in allora , die col mezzo di queslo dispaccio , dove
un Miiiistro abilissiino di una polenza neulrale , dopo aver preso esalta
nolizia degli uoniini e ddle cose di questo paese, scopriva le inlenzioni
avai-issirae , e le false amicizie di due potenze che faceudo vista di pro-
log"ere opprimevano il Pienionte.
Composte le differenze Ira i Principi c IMadama Rcale , si clTelluo
tra la Principessa Ludovica ed il Principe Maurizio il maritaggio clic
doveva essere il nodo d' alleanza dell' augusta Famiglia ; ma prima di
cclebrarlo , il Principe Maurizio rimise alle arnii del Duca il castello
di Nizza, Villafranca, e S. Ospizio ( 17 seltenibre 1642). Erasi intanlo
Madama Reale condotla a Cuneo coUa Principessa sua figUa, la quale
tosto dopo seguita la ccssione delle fortezze s'avvio a Sospello dove ri-
cevette dal Nnnzio istesso la benedizione nuziale , come si vedra piu
dislesamente iiel §. II.
In se"uito alia pace conchiusa, il Principe Toraraaso s'accoslo siflTat-
tamenle al partito franeese , che ne sorse gclosia nell'animo di Madama
P.eale , la quale si strinse percio piu stretlamente col nuovo suo genero
il Principe Maurizio.
TuUavia il govorno di Madama non si concilio dopo stima, ne aflctio
da' popoli, e sul finire ddla Lcgazione (1), cosi ne cbbe a scrivere il
^i) LctUra Jcl Nimz.io al cardinal Barbciino 7 (11 ottobrc i6l\i.
DEL COKTE FEDERIGO SCLOPIS. 1 53
Nunzio istesso che pure non le era per nessuna guisa avveiso. — w Cou-
rt tinuano le diflidenze fra la signora Ducliessa e li signori Principi suoi
» cognali. lo non ho mancato di fare piu voile offizi di buon servitoie
» con la sigiiora Duchcssa e per lencrli bene unlti insieme, ma invano;
» perche si conosce che S. A. vuol essere sola nell' esercizio del co-
» mando. Le proposi come da mc stesso che se avesse mandate dope
» la morte di D. Felice, il Principe Maurizio governatorc della Savoia,
» il tutlo sarebbe stale pacalo, e S. A. piu libera nel governo del Pie-
» nionlc , perche il Principe Tomniaso come generalc dell' armi di
)> Francia aveva impiego che baslava per lenerlo occupalo e soddisfalto.
» Mi rispose con concetti dimostranti diflidenza grande; c che questa
» Principessa sia pcssimamente consigliala , apparisce cio anche nel go-
)) vcrno medesimo , perche coUetta , dlsperde e dissipa senza meta ,
» oude e laulo mal volula da tulto il Picmonte che pubblicamente di-
rt cono che non avranne mai bene fine ch' essa governera ; e se non
» avessero speranza di qualche moderazione col mezzo delle negoziazioni
» in Francia del Principe Tommaso direbbcro peggio ».
§. II.
Le lettere di Principi che si racchiudono in originale in quesli do-
rumenti son molte ; cioe quindici del Principe Cardinale Maurizio ,
sedici del Principe Tommaso , quattro della Duchessa Cristina ; parec-
ohie ragguardano a negozi particolari che succedevano alia gioniata ,
alcune toccano al punlo principale della legazione , vale a dire all'ag-
giustamenle tra i Principi e Madama Reale. In termini assai vaghi ed
incerti, e quasi coll'apparenza di non voler entrare in dichiarazioni
scriveva il Principe Tommaso; in mode assai piu strelto ed esprcssivo
si spiegava il Cardinale di Savoia, e di cio vi puo essere ragione, oltre
la diflerenza negli animi, da che nella conclusione della pace maggiori
< lausole dipendenti dalla Corte di Roma si richiedevano riguardo a lui
ihe non al fratello suo , come quelle nccessarie per il matrimonio di
lui coUa Principessa sua nipotc Cgliuola primogcnita di Yittorio Aniedeo
I , per la rinunzia al cardiualate , e per rassestamento delle quistioni
heneficiarie. — Ricopiererao qui due lettere che ne sembrano poter
servire di prova a quanto si c delto
Serie n. Tom. i. ao
l54 REI.A.ZIONE
Lettera del Principe Tommaso.
« Ivrea a x giugno 1643.
« 111.""' e Reveren.""" Signore
» Col rilorno del Rota (l) riveggo la pcrseveratiza clt'gli iiflici amo-
)) revoU cU V. S. Illuslrissima a beneficio degli ailiiri corrcnti, e qtiaiilo
» in essi si contcnga iVaffetto e di corlesia parlicolare verso di me.
)i Egli medesimo dunque le riporta larghe osprcssioni dclla voloiila mia,
)> rosi inlorno al ncgolio, come nel concernenle la slima con la quale
« I'icevo in accrescimenlo d'obbligo a V. S. Illuslrissima (pesle sue coi-
>) dialissime operalioni. Onde a lui rimcttendo nell' uno , e nell' ailro
» particolare le rimostranze dc'sentimenti miei le prego molta prospe-
» rita dal cielo.
(1 Ai serviiji di V. S. Illuslrissima e Reverendissinia
« Tommaso n.
Leltera del Cardinale Maurizio.
« Di Nizza il 26 di febbraio 1G43.
• n 111."" e Reveren.'"" Signore
1) Sono cftetli proprii della carica e deiraffello di V. S. lUiislrissiiiia
» quel uflici, cli'ella mi avvisa con la leltera de' 17 di qucslo liaver
» conlribuila nei traltati di aggiustaraento, die si n.ancggiano cosll Ira
» Madama Reale e noi. Non ho dubbio alcuno c'liavera ella ricevulo
)) gusto notabile, mentre vedeva, che s'andavano pcrfellionando le ne-
)) gotiationi clic apporteranno beneficio segnalato al pubblico, solkve-
« ranno questi Stali dalle oppressioni die senlono, e finalmente dai'anno
» respiro all'Italia tulla, nella quiele della quale, come lanlo inleressala
^1 El J qnCili il ici^iclario del ^aii/.io-
DEL CONTE FEDEHICO SCLOPIS. Ij5
» Sua Santiti, V. S. lUustrissima come suo ministro e parlicolannente
» obligata di alTaticarsene per I'acquisto deU'applauso grande chc sura
)) dovuto al suo merito , assicurandola che i Pi'encipi di questa Casa ,
» le conservcranno meco obligatione infinita ».
>) Mi persuado appunto come V. S. lUustrissima mi accenna che la
» santita di N. S. (i), il signor Cardinale BarLerino (a) e tulla quella
« Corte sentira giubilo deU'aggiustamento suddclto, c che per couseguenza
» si trovera ogni facilila nelle grazie che si desiderano. Haverei pero vo-
n luto che nella speditione fatta a Roma d'intomo al mio matrimonio,
» ( oltre che a quella dovea precedere raccomodaraenlo finale di ogni
)) cosa (3) ), fosse slabilita di comvme concerto , e che unitamenle , come
» V. S. lUustrissima sa che in simili casi si suole, si havessero havuto
» raccoi*so alia benignita della Santita sua, ed aU'amorevolezza del signor
» Cardinale Barberino, ai quali se fosse stala fatta instanza in tempo, e
» con mia partccipatione, potevo rapprcsentarli molti particolari clfavreb-
« bcro facilitato maggiormente le grazie suddette; in conformiti ho scritlo
)) a Roma e costa a miei ministri per rappresentarlo piu diffusamente e
» massimc sopra le scritture che rimando, dalle quali vedra che non si
» e mutata in modo alcuno la sostanza, ma solo alcunc parole e termini
» chc non si potevano laseiare senza gran pregiuditio delle uiie qualita.
» Conoscera V. S. lUustrissima da esse e dagli allri temperament! , chc
(i) Uihano VIII.
(2) Scgrclario di Slato — era qucsti il Cardinale Francesco.
(3) Dal cartcggio tcnuto dal Massa si ricava come la Corte di Roma volcsse die Ic capitolazioui
d^iccordo tra i Principi c Madama Bcale prccedcssr^ro la concessionc dellc grazie implorate dal
Cardinale di Savoia, cd in particolare nclla IcUcra del aa marzo 1G43 (scritta in parte in cifra )
si Icgge aver dctto Monsignor Ceva, un prelato che promuoveva caldissimamcnte cola le dimandc
dci Principi di Savoia , « non si voler n^ dover fare se prima non segue raccomodamenlo fra
" delta Duchcssa , il cardinale di Savoia ed il Principe Tommaso e clie anco sicno le capilolalioni
» non solo'sottoscrittc , ma cseguite per I'istessa ragione che il Nunzio avvisa al Massa esserlc
>► statu incuricato I'arcano della dispensa per la tjualc rAmhasciatore di Spagna in Roma ba fatlo
u grail rumore , e scmpre qui si e ncgata la coucessione ovvero sia placet della dispensa , ui si
i> viiolc che apparisca. (Da allra lettera' scritta al Nunzio ); ondc non d^^vc parcic strano alia
'► Duchessa che qucsti padroni mctlino in piazza quello che c in occulto , ct qucUo che a lei dcve
• bastart: per la conscgoitionc dc" suoi fmi , a quali non potcndosi arrivare o per maligniti di
• congiunturc , o per gravczia dci nostri pcrcati non e dovcrc chc vi sia una dichiaratione della
■ voloula del Papa e del Cardinale Barberino fi nslr.itoria alia Duchesia ■>. A chiarire il scnsa di
quel dispaceio varranno Ic parole del seguento , pure scritlo dal Massa al Nunzio di Torino del 1,"
marzo iS'p (in cifra ).
•I Qui si 4 divulgata ajsai la dispensa df I Cardinal di Savoia, credo di casa deU'Ambasciadure
i- di Francia al quale diedi la leltera il martcdi dopo chc gia era partito il coriiere ».
1 3G nr.LAzioNE
« porta il fratcUo del Prcsidcnle Monclti, come sia grande il desiderio
» c ho di vedcr terminate per benefilio pubblico cpieste diilerenze, assi-
» curandola che dalla parte nostra non si poteva porgere facilita maggiore
» di questa, ed arrossisco che in faccia del mondo si vedino scritture cosi
N disavvantaggiose per noi , moderandosi solo il mio sentimento con la
n consolalione che ricevo di sacrificare la sicurezza niia e la mia riputa-
» tione propria per la conservatione della Casa, e per la quiete e bene-
)) ficio di questi popoli tanto travagliati ed afflitti. Protestandole avanti
>i Iddio che tutti i mici fini, come ognuno ha visto per il passalo , sono
» indii'izzati purameiite al mantenimento dei Stati a S. A. R. et alia Casa;
)) ne con ragione si potra mai ascrivere a mia colpa i disastri che po-
» tessero nascere. Nel rimanente a V. S. Illustrissima siccome resto te-
» nuto dalla buona volonta che mi dimostra, e delle sue cortesi esibitioni
» cosl ne la ringratio e la prego della conlinualione , augurandole per
« fine dal Signorc quelle felicita e prosperi avvenimenti che merita e
» desidera ».
« Di V. S. III."'' e Rev.""'
Aff.""" come fratello per serv.'
il Cardinale di Savoia «.
A compierc la descrizione del modo d'aggiustamento , a cui aveva
cosi caldamente cooperato Monsignor Cecchinelli varra pure il riferire
tpii una lettera a lui indiintta da IMadama Reale che si trova in questa
raccolta.
(( Da Torino ai 24 luglio 1642.
» Molto lUustre e Rev.""" Signore
» Sendosi avuta ieri vcntitre del corrente col ritorno di Francia di
)) Monsii Tallon , la ratificazione del Re mio signore fratello della capi-
» tulatione fatta da noi con li Prencipi miei cognati, et non mancando
» altro al presente per venire all'intiera eseculione delle cose convenute,
» e godere i frutti della pace, che di ricevere gli effetti promessi dalla
)) bcnigna mente del nostro Signore, ho percio stimato necessario di spe-
» dire a quclla Corte un corriere espresso, e di scrivere diflusamente
» sovra le memorie ch'il conte Carlo Gierolamo di Moretta m'ha rimesso
DKL CONTE FEDERICO SCI.OPIS. l^"]
» al suo rilorno tla Nizza, e sovra i jiunli della leltera clie V. S. Reve-
» rendissima si c pur compiacciula tU scrivere intoi'no al medcsimo sog-
)) gctto, supplicando sovra ogni cosa N. S. che si degni di mandar pron-
» tamcntc facoltii a V. S. Revcrendissiina afTinche riceva la rinuntia del
» capcllo cardinalllio, e di concedcre poi la licenza per 11 iiiatriinoiiio da
» contraltarsi fra il signor Principe Maurizio e la Principessa Ludovica
» Maria mia figliuola primogenita, perche da essa sola dipende rcffetlua-
» tione del suddetto matrimonio, et in conseguenza quella della pace,
» sendosi, come si sa V. S. Rcverendissima, dichiarato delto signor Prin-
)) cipe di non voler deporre il capello che non possa immedialamente
>) contrattare il matrimonio, e di non voler rimettere le piazze ne effettuare
» il rimanenle del capitolato salvo nel punto del matrimonio ; si che
» quando s'obligasse il Principe INlaurizio alia formalita di mandar il ca-
» pello a Roma prima di ricevcr la dispensa vcrrebbe assolutamente im-
w pedita I'effettuatione del capitolato, ed il differirla in questo mode sot-
» toporrebbe la pace a quel pericoli et mconvenienti che porlano con
« loro Ic lunghezze. Prego dunque instantemente V. S. Reverendissima a
)) premer di nuovo con ogni eflicacia sovra cjuesto punto , che tanto im-
» porta per conseguire il fine desiderate d'essa pace , per la quale si
)) com'ella si e impiegata sin hora con zelo e prudenza tanto singolare
)) c'ha impresso in questa Casa un obligatione non ordinai'ia, cosi aspet-
» tando che mi favorisca col ritorno del presentc corriero di mandarmi
» le sue lettere accib siano portate da quello ch'io spediro per Roma,
» senza piu le prego dal Signore ogni prosperita ».
« Ai comandi di V. S. M.'" III." e Rev.""
la Duchesse de Savoie ».
Alcune Provvlsioni Pontificie sono pui-e tra questi documenti , e co-
mincero col citare la copia di un Breve del 4 <^' ottobre 16^2 di Ur-
bano VIII alia Duchessa nel quale la commenda altamente d'aver im-
pedito I'esercizio pubblico del calvinismo che ei'asi introdotto tra le
soldatesche durante la guerra civile « ( equidem non sine ingenti animi
)) solatio nupcr audivimus te haereticis militibus serio veluisse quin
» concionibus, ac coenis calvinisticis incumbant) ». Succedono due Brevi
in originate dcUo slesso sommo Ponlcfice ; col primo dei quali che e
del 3o di giugno 164 a delega espi'essamenlc il Nunzio Cecchinclii per-
l58 RELAZIONE
die riceva la rlnuncla al cardinalato da farsi dal Principe Maiirizio ,
» praecipue pro bono pacis , praescrlim pro administralione muneris
n tutelae dilecli filii nobilis pueii Caroli Einanuclis ducis Sabaudiae eius
» ex fratre nepotis , int-undac cum dilecta in X.'° filia nobili muliere
» Christina Ducissa Sabaudiae vidua ciusdem ducis matrc ; n col se-
condo del 6 di lujjlio dell' anno anzidetto commette alio stesso Nunzio
di dichiarar la dispensa degli impedimenli di consanguinita in primo e
secondo grado e di cognazione spirituale che si opponevano al matri-
monio slabilito tra il Principe Maurizio e la Principessa Ludovica Ma-
ria. Avute tali facolla, il malrimonio fu celebrate iiel mode descritto
nel relativo istromento che qui si riferiscc.
« Anno Domini 1642, et die lunae, vigesimanona mensis septembris,
H circa horam decimam scptimam universis manifestum sit quod in oppido
» Cespitelli (Sospcllo), Niciensis Dioecesis, et domo Domini Capitanei Riccii
» prope ecclesiam maiorem eiusdem oppidi in qua infrascripli Screnissimi
» D. D. Principes se se respective ad infrascripta peragenda contulerunt,
« et stantiis supcrioribus ciusdem domus et camera cubiculari infranomi-
>) natae Serenissimae dominae Principissae, quia laborabat febre tcrtiana,
» prope quam et in alia camera in qua per magnam linestram pei-vide-
» batur altare portatile in ea constructum, Illuslrissimus et Reverendis-
» simus Dominus Caspar Dei et Apostolica Scdis gratia Episcopus Mon-
11 tisflasconensis et Corneti, Sanctissimi D. N. D. Urbani Divina provi-
» dentia Papae VIII dictaeque sanctae Sedis apud Serenissimum D. D.
n Carolum Emanuelein Sabaudiae ducem et Pedemontii Principem Nun-
n lius , receptis prius liUcris fainiliarilnis ab Illustrissimo ct Revercndis-
n simo Domino lacobino Marenco Episcopo Niciensi tanquam ordinario,
» per quas ipsi Illustrissimo Domino Nuntio Apostolico communicata fuit
)) lacultas ad infrascriptam Iienedictionem dcveniendi, intra sacrum missae
» sacrificium, duos annulos, unum ex auro alterum ex argento bencdixit,
» qui statim recepti a Sercnissimo D. Principe Mauritio a Sabaudia, illos
» in digitis manus Serenissimae dominae Principissae Ludovicae Mariae a
« Sabaudia eius dilectae iixoris posuit, inde memoratus Illuslrissimus
» Dominus Nunlius Apostolicus eosdem Serenissimos D. D. Principes
» Mauritium et Ludovicam Mariam a Sabaudia coniuacs in Dei nomine
» benedixit ad praescriptum sacroruin Canonum et constitutiomira Apo-
)i slolicarum. Inlcrfucrunt ad liaoo pro cnrieris Tlluslrissimi et Excellen-
» lissimi D. D. Joannes Dominicus De-Auria Marchio Ciriaci, comes Ar-
DEL rOSTE FEDEHIGO scr.opis. i5q
» cluinns Val|)erga , ct comes Aleramus San Georgiiis equites torqueali
» SeieiiissiiJiae Annuncialionis Bcalac Maiiae Virj^inis; lUustrissimi D. D.
» comes Carolus Passeranus, comes Carolus Valpcrga, cojnes Beinardi-
» nus Benlius, et comes Federicus Asinaiius, ac uiagnus nurocrus D. D.
)i equilum nohiliumque virorum el mulieruiii Doin'mii Rcgiac celsiUulinis
» Sabaudiac, qui ad servitutcax eoiuiiideiu Screnissimorum D. D. Prin-
» ci|>um repcriebautur ».
« Denlis ».
Altri Brevi dello stesso Poutefice pure si leggono licopiali nclle carte
del Niinzio cosi per ringraziar la Duchessa della sollecitudine cou che
tagliava il corso all'eresia de' calvinisli, come per altri negozii de' quali
avremo aucora a |)arlare.
§• in.
Addl 20 di niagglo i643 fu promulgate in Torino un edilto con cui
si cercava d'impedirc che solto colore di costituzioni di patrimonii ec-
clesiastici e di donazloni alia Chiesa non veuissero defraudale nella col-
lettazionc dei tributi Ic ragioni del pubblico patrimonio. Consta da un
dispaccio di Monsignor GccchincUi inedesimo che prima che si facesse
quella promulgazione , il Senato di Piemonte col mezzo di un senatore
e di due avvocati aveva « a lui fatto iustanza del rimedio asU abusi ,
» fraudi, e collusioni prcsuppostc in pregiudicio delli pul)blici catastri
)) delle Comunitii , diceiulo si lacevauo costituzioni di patrimonii ai
)i chierici nou capaei d'ordini sacri, cd altre disposizioni a favore d'ec-
» clesiastici e chicse col puro oggelto di deludere le ragioni delli cata-
n stri (x) ». II Nunzio prese tempo a rispondei-e, cerco informazioni ed
ebbe a conoscere che vi era qualche (Usovdine , ma lo slimo di gran
lunga minore del presupposto ; propose qualche rimedio , ma non es-
sendo quello siato ammcsso dai Magistrati Ducali , ed uscilo poscia lo
statuto, il Nunzio se ne adiro forte e ne meno rumor gi-ande ; accusava
d'esser principal promotorc di quella nuova legge il Prcsidente Morozzo.
(i) Dispaccio il.I 25 di maggio 1G43 al C.irdiiialc Barbcriii
I Go REI.AZIONE
Era qucstl cpicl conte Filippo tli Morozzo autore ill vaile scr'itturc, fra
le allre dcW ^pologeticon pro Magistratibus Pedemontanis nel quale con
non felice successo lotto contro la dottriua del Fabro (i). Nulla d"in-
lentato lascio il Niinzio per distniggcre quello staluto, ma i Magistrali
lion piegarono, lie la Ducliessa mulo volere, ed il contegno istesso della
Corte di Roma dimostro che non partecipava ncUa soverchia ripugnanza
del suo rainislro. La serie del luiigo carteggio tenutosi sovra tale sog-
getto pu6 essere utilissima a dichiarare in die modo allora si venlilas-
sero quelle qiiislioni , c con qual rigorosa ossei-vanza dei dritti del
Principaio 1 Magistrali procedessero.
Questo fu il solo negoziato importante di dritto ecclesiastlco interno
ih'ebbe a sollecilare il Nunzio , ma gli vennero poco stante commessi
ufici di tempra ben dlversa.
Erano scoppiate in quei giorni le ire tra i Barberini ed Odoardo Far-
nese. La gucrra nata fra loro ayeva fatto sorgere la lega tra i Veneziarii,
il Duca di Modena, ed il gran Duca di Toscana contro il Pontefice. Si
venue alle inani , e diedcsi nuovo miserando esempio di discordie tra i
Principi di questa Italia , a cui daniio pareva non bastassero le guerre
portate dagli stranieri. Ancora non erano estinte le fiamme dell'incen-
dio acceso in Pieiiiontc, e giii nuove faville si snscitavano da altri So-
vrani dllalia. Pareva chc una malia li stringesse e facesseli cieclii a
quella chiarissima verlta che , vincitori , o vinti , battagliando tra loro
sempre si meltevano a discrezione dello straniero che sarebbe venuto
a protcggerli o a castigarli. Bene avverti il Botta die facile era ai con-
tt'ndcnti il riempier I'csercito « perche per le guerre del Piemonte
)i molli soldali si erano creali i quali assai meglio amavano travagliai'si
)i fra le armi che vivere oziosamente in pace (2) ». Cosi per parte dei
Principi come per quella del Pontefice si cercava di fare accolta di
gente in Piemonte ; usci voce che il Principe Toininaso volcssc man-
ilar sussidio di soldali al Duca di Modena, ma non ebbe effetto. II Nun-
zio Cecchinelli dal caulo suo faceva opera per aver capitani esperti, e
trasse aU'esercito della S. Sede il marchese Villa , che, nato suddito del
(i) Alb pagina 19 (IcU'AiioIogctico trovasi scritto ; « argunicntum : agitur dc resmptis proro-
» gatoriis et mnraloriis et (juantum Prinri])i licfat in eis , advcrsus Praesidcm Antonium Fabrum
» dc crroribus pragmuticum ». Dec. -ij error, i , 2,3.
(1) Sluria d'llalia , airanno iG^^a.
DEL CONTE FEDERIGO SCLOPIS iGl
Papa , crasi condotlo ai senizi della Duchessa di Savoia , e \i aveva
conscgulto faina di valente maestro di guerra ; gia prima era\i andato
il marchese di Bagnasco ; si mandarono a servire co' pnpalini parecihi
miualori , e col mezzo del segretario del Nunzio , il Rola , si assolda-
rono nel Vallesc due mila Svizzeri. Fraltanlo il Principe Tommaso ve-
iiiva vieppiu slringeiidosi colla Francia , e si dispoueva a prendere il
comando delle armi di quelia Corona in Piemonle ; il die avveniva ,
come scriveva il Nunzio , « non ostante die la signora Duchessa si sia
)) opposla in Francia appresso la Regina pretendendo subordinato a lei
» il Principe Tommaso : sapulo cio da lui , ha croUato il capo e detto
» chiaro che non vuole die il valore della sua spada abbia rispetto ad
» altri (i).
Taulo era poi il concetto che il Nunzio istesso tencva del Principe
Touimaso , che sull'ardere delle verlenze tra la Sede Pontiflcia e il
Duca di Parma , cosi se ne apriva al Cardinale Barberino (2) : « farei
)) tutlo quello die convenisse di ragione per compormi col signor Duca
» di Parma per e\itare li pericoli, che sono innumerabili, della guerra,
)) ma nel caso che non si potesse comporre con riputazione e s'avesse
» da fare la guerra, gliela vorrei fare in modo da esterminarlo ; farei
» capo dell'esercito il Principe Tommaso con condizione d'investirlo
I) del feudo di Parma e Piacenza mentre con le forze della Chiesa ne
» facesse acquislo. In questo e non in altro caso credei'ci di poterml
» fidare del detto Principe, e di rimuovere con questo mezzo in qual-
» che parte le gelosie delli Principi d'ltalia , dei cpiali si puo tencre
)) per certo, che aborrendo sommamente la riunionc di quello Stato a
)) quello della Chiesa , s'opporranno con lutte le loro forze che non
n segua, e stiuieranno miglior partito per loro che se ne faccia un al-
» tro Duca, piuttosto che la Chiesa se ne impadronisca n . Questo divi-
samento di un Nunzio d'animo veramente Italiano , ed oltremodo alfe-
zionato a tultoche poteva servire alfincremento della Potenza Ponlificia
ne pub fornire grande argomento per far giudizio della politica che si
seguiva in allora. Come sarebbe stato facile I'cseguire il pensiere di lui
io non lo so , ma so bene che la pace dTtalia non sarebbesi potuto
(1) DUpaccio del i* di luglio 16^3 al Curdinulc B.nbcrino.
(a) Dispaccio dell'ii di marzo 1643.
Serie II. Tom. i. 21
l6l REI.AZIONE
laccomandarc a \nh valorosa e fiila cuslodia die a qnclla dei Principi di
Savoia acficsciuti di Stalo , c posti in grado di far lesta di per sc ai
nemici comvini. Se il Principe Tommaso gia divenuto Princijie di Tor-
tona, avesse ancora acquistato i Ducati di Parma e Piacenza, la prepon-
deranza della Casa di Savoia nel reggrre i dcslini della Penisola sareb-
besi creata a maggior benefizio dcgli Italian! (i).
Non mi studicro di allungarc qnesta rclazionc ormai troppo prolissa,
ed accennero soltaiito un sunto degli avvisi vemui di Francia in Pic-
montc al tempo della mortc del Caidinale di Richelieu ;
Cosi no viferiva il Cecrhinclli alia sua Corle:
« La inortc del Cardinale Richelieu non sara dispiaciuta molto alia
» signora Duchcssa ; un giorno qucsta signora Principessa mi mostro
» il ritratto di lui in forma di mcdaglia, clie leneva aj.peso alia ein-
5> tura, diceudomi: egli crccle che io non gU vogUo bene. Gli risposi:
» ha torto, perclie V. A. gliene viiol tanto che lo porta uppiccalo.
)) Sono molto ben note a V. Eniinenza le cause di poca soddisfazione
» fra la Casa di Savoia e Richelieu. Ila (picsli lasciato al Re scudi 5m.
» d'oro in coiitanti , un grosso diamante, una credenza d'oro gioiellata,
)' c tutla la guardarobba, ed una cassetla con dcntro tutte le piii im-
» portanli scritture del governo. Mando a eliicdere perdono al Re dei
)> mancamenti , chiamando in testimonio quel Dio che fra poco TaveTa
» da giudicare, di non essere mai slato portato a cosa alcuna dal pro-
» prio interesse o passione , ma dal puro fine sempre del servizio di
1) S. M. ».
« La sostituzione in suo luogo della persona del Cardinale IMazzarini
» ha dato oecasione ai speculator! di formare concetto che sia per a-
« prirsi modo alia pace universale , perche la guerra non fa per Maz-
■ » zarini che e forestiere , e che in Francia sta sempre fva i pcricoli.
» La maggior grazia che possa egli riccvere da Dio, e che nnsca occa-
fi) Kcl lihro Intitolato delta isloria del dnminio temporale della Sede j4poslolica nel Ducato di
Parma c Piacenza a facce i!\ef si 1p{?[;c in proposito di rjiicsta giicrra contro Otloardo Farncsc. —
// Siri nelle sue memorie estralie dai dispacci dei ministvi di Francia , asseriscc : che ^li Spa-
gnuoli . . . passarono eziandio a Irattare che si dessern gli Stati di quel Duca a D. Taddeo Bar-
herini. Tale sarclihc stata la consegucnza della protczione clie pli Spagnuoli mcttcvano innanzi ; c
con quanto maggior utile di tulta Italia , poiclie si trattiva di dcvoluzione , non sarcbbcsi quclla
ridotta in favorc del Principe Tommaso ! ma il corse degli avvenimcnti non diedc poi adito a si-
mili pensicri.
DEL COXTE FEDEKIGO SCLOPIS. I G3
» sionc ill parllnie c venirsene a Roma. Non c possibile die s'l possa
» accoinodare 1' umor franccse alia toUuruiiza di una sovrauila in uu
)) forcslicre. Le ullime congiure contro Richelieu pur lioppo lo dimo-
» straiio. II Re di ragione nou avra avulo ainarez/a della sua morte ;
)) perclic Richelieu fece morire S. Marso e gli altri dcUa congiura scnza
)) pailccipar allro al Re , e S. M. ne hebbe laiito disguslo chc stelte
» cinque o sci ore rinchiuso in una cappella tutl'aflliUo ».
Scriveva dopo : « e bisognato in Parigi nascondcre il cadavero del
» Cardinalc Richelieu, perchc il popolo lo volcva fare in minulissimi
» pezzi allribuendogli la morte di (i) a lui the lo facesse pensala-
)) niente ammazzarc ».
Disconcndo in altri dispacci dci piimi passi del Cardinalc Mazzarini
dopo la morte del Richelieu, acrenna come cgli facesse vista di volersi
ritirare in Roma ed il Re lo tratlenesse , e come dopo la morte di
Luigi XIII fossegli venuta in sospetto la Duchessa Cristina.
Dalle cose narrate sembrami che si possa far ragione dell'importanza
dci documeuti dci cpiali ho preso a parlare , ma il piii curioso si e il
seguire in essi quegli andirivieni di moltiforme politica per cui s'aggi-
rano i negoziatori e i ministri , c I'aver soit' occhio la sposizione del
casi che succedevano alia giornata ed il giudizio che si faceva dcgli
uomini di governo secondo Taspetlo che pigliavano le faccende pubbliche.
Siilatti carteggi per il vero studio della sloria sono di gran lunga piu
profittevoli che non (piellc relazioni degli Stati che si facevano dagli
Ambasciadori , sopratutlo i Veneli, perche in fjiulli si scorgono a nndo
i raggiri , in queste non si trovano che i rilratti ad arte compost!.
(a) Non bene si legge , forsc Soissoris , tioc Luigi ili Borbonc conic di Soissons chc si crcdctte
ucciso in guerra ncl 1G41.
i65
DELL' AIXTICA CITTA DI LUIVI
E DEL SUO STATO PRESENTE
MEMORIE RACGOLTE
DA
CARLO PROMIS
ARCBITETTO , ISJETTORE DE' MONrMENTI d' AUTICBITA' Ke' BR. STATI
AGGIUNTOVI IL CORPO EPIGRAFICO LUNENSE
ApprovaU ncU'adunanza del 3o inario iVi-j.
laiTRODUZIOlVE.
AU'eslremo confine della piovincia di Levante coUo Stato Estense
giacciono Ic rovine della Etrusca citta di Luni della quale io imprendo
a dire. Parlero pi-ima della sua antica apparteneiiza all' Eliniria , e
dell'aver avuto dominio sopra un tratto di Liguria; scendendo poscia
alia sua istoria esporro Ic memorie che della epoca dell'Inipero ne sono
cognile : narrero cjuindi a quali disastri sia dessa andata soggetta ne'
tempi medii : e finalmente parlero de' ruderi de' suoi edifici , e delle
memorie epigrafiche ad essa spettanti che conosconsi per altri scrilton
o che rimangono ancora inedite.
Gil antichi autori presso i quali trovasi menzione di quesla citta, o
del SUO porto , o de' suoi marmi sono : Ennio presso Persio al quale
deve aggiungersi lo scoliaste che va sotlo il nome di Anneo Comuto ,
Varrone e Cornelio Nepole ambedue citati da Plinio, Virgilio, Pomponio
Mela , Strabone col suo compendiatore del decimo secolo, Tito Livio,
Lucano , Scribonio Largo, Plinio il vecchio , Giovenale, Slazio , Silio
i6S MEfloniE
Italico , Marziale , Svcloulo , Toloiueo , Frontino 11 inensore , Giullo
Obsequeiite , Vil)io Soqucslre , Slofauo Bizantiiio, Rulilio Numaziano c
Servio , ai quali vanno uaili i'ltinerai'io di Aulonino , cpello clc' porli
e stazioni delle navi ; la carta Peiiliiigeriana c rAnonimo Ravennate.
Tra i moderni (per non parlarc dcgll scritlori de' tempi medii ) uioltl
fnrono die scrisscro di Luni , fra i quali priincggia il padre della Ila-
liana pocsia seguilo dal Pctrarca c da Ciriaco Ancoiiitano. Uii poema
suUa distruzione di cpiesta ciUa in lingua volgare fu composto da uu
Leonardo Padovaiio , coinc spiega I'lvani in una sua Icttera inedita :
Leonardo dev'esserc qucirappunto clie dicevasi da Bcrlcpaglia c profcs-
sava mcdicina e chirurgia in Padova nc' prinii anni del i4oo, second©
gli storici di quclla imiversita (i). Quest'opera del professore Padovano
eccito Antonio Ivani Sarzanese scrittore del XV secolo a dettare sullo
stesso argomento un'epistola a Pietro Purita , la quale conservasi ine-
dita ncUa bihlioteca capitolare di Novara : ed e accennata dall'ab. An-
dres (2). Quindi ncl XVII secolo il Lamorati diede alia luce in Massa
le sue Rovine di Luni, e Francesco Berretari da Carrara stampo pure
in Massa nel iG^S im poema die ha per titolo Lima sou defraudata
pietas : nel principio dcllo stesso secolo Ippolito Landinclli da Sarzana
riuni molte nolizie circa qncsta cilia, le cpiali furono poscia aunientatc
da Bonavenlura Rossi col nome di Collettanea copiosissima di memorie
e notizie storiche appartenenti alia citth e provincia di Luni , e cio
fu nel into: ambcdue queste opere rimasero inedite , ma molte copie
se ne conservano in Sarzana ed in Geneva , e del Rossi ve n'ha una
anche ne' Regi archivi di Curte. Manoscrilla e pur rimasta la falica di
Domeuieo Vandelli Ingegiicre Modenese morto nel 1754 , e conserrasi
nella sua j>atria col titolo Delia vera posizione della citth di Luni e
della vasta e reale estensione del sua porto (3). Qnindi un aliro poema
intitolato Luni fu scritto da Raimondo Cocclii Fiorentino figlio del ce-
lebi-e doltor Antonio, e morto nel 1775: e in lingua volgare, capric-
cioso si per rinvenzione die pel vario metro , e solo ptccola parte
(1) Bibl. mediae ct inf. lutinitatis lib. XI. Qucsto poema e rimasto sconosciuto si A Fabri(-io
cb« al Maiisi.
('2) LcUcra sopca alcuni codd JcUr bildiotuclic cupitolari di Novara c VorccUi p^g. iG. Copia
dtlla litlcra dcU'Ivani iiii fu coniunicata dalla guutilezza dell'cTudilissimo sig. cavalicre Gaucra.
(3) TiraboscUi, Bibliotcca Mudcoesc , vol, v- pag. 344<
DF.LT.A CITTA nl I.I'M. iG^
sen'hii alle stampe (4). Ai cpai libri si possono aggiungerc (tralasciando
altre miiiorl opcre ) le Notizie storiche ms. di Sarzana per Domenico
Bernucci, opera <lel piiiicipio ilcl correnle secolo, le Osservazioni cri-
' tiche di Pietro Righetti sui cenni storici del Comune di Areola. Gcnova
1 836, e la Lettera Critico-apologetica di tin anonimo sulla Lunigiana
Parma 1780, la cpial lellera e il piii giudizioso opuscolo die suUe cose
di Lunigiana siasi mai stampato. Pi-cferibili a Inlli per conoscenze lo-
cali , sebbene mancanti quasi afTatlo di critica , e di soda erudizione
sono il Landinelli ed il Rossi , e da' ms. lore ritrasse il Targioni Toz-
zetti tpianto disse di Luni nel suo Viaggio in Toscana, aggiuDgendoTi
i disegni fatli dagl'ingegneri IMalteo , e Panfilio Vinzoni. Ma le piu ac-
curate notizie che ancora sen' abbiano , sono ccrtamente quelle che
stainpava in Firenze nel 1820 il signer Emanuele Repetti in appendice
ai suoi cenni sopra I'Alpe Apnana, ed i marmi di Carrara.
(i) Atti dcU'Accadcmia della Crusca , to). I, pag. 71.
l68 MEMOniE
CAPITOLO I.
TOPOGRAFIA DI LUNI E DEL SUO PORTO O GOLFO
Presso la foce del fiume Magra , (Macra) (i), cstendesi una pia-
nura limitata ad occidente dal promontorio, o capo dello Monte Ca-
prione la di cui estrerna punta dal colore bruno dicesi del Corvo , a
settentrione dairApeunino, a levante dal territorio dell'Avenza, e tiene
a mezzogionio per confine il Mediterraneo. In questa pianura, alia si-
nistra del fiume e circa un miglio e mezzo geometrico sopra la foce ,
giacciono le rovine di Luni.
Che questa citta appartenesse agli Etrusclii risulta chiaramente a chi
si faccia solo ad csaminarne la giacitura che e inclusa in quel Iratto
d'ltalia die dagli anticlu assegnasi a quell'illusti'e nazione, e che aveva
per limiti la Macra ed il Tevei-e. Cio non pertanto , non presso tutti
gli antichi scrittori trovasi costante codesta coUocazione , die anzi a\-
cuni o la dissero citta Ligure, o pare che tacitamente cosi la volcssero
intesa: ma non sara difficile provare, codesta asserzione dipendere solo
o da parole men chiare , o da pi'eso equivoco per mancanza di cono-
scenza topografica presa sul luogo stesso.
Pomponio Mela coUoca il confine d'Etruria subito dopo Pisa (2) . . .
Populonia , Caenina , Pisae Etrusca et loca et nomina. Deinde Luna
Ligiirum et Tigulia et Genua. A questo proposito osserva I'Holstenio
(3) avere questo geografo confuso la citta di Luni col porto Lunense
che era nella Liguria, ma forse codesta ecpiivocazione debbesi ripetere
da pill lontana sorgente. Dice infatti Polibio (4) che era Pisa la prima
(1) Cosi k dato dagli anticiii il nome di questo fiumc , omesso anchc ncll'ultima cdizione del
Lessico Forcelliniano. E da corrcggcrsi Tolonico che lo dice Macralla c Vibio Sequosti'C Meierio
(o MegeraJ Liguriae secundum Lunam iirbcm. Per la sua posizionc puo qiicslo (lunie dirsi egual-
mcntc Liguie od Etrusco.
(a) De situ Orbis , lib. II. cap. 4-
(3) Adnotationes ad Cluverium pag. a5.
(4) Histor. lib. It cap. i6. Airopi>osto di Polibio , c di Mela il confine Ligure c prolratio da
Giustino sino di la da Pisa ( histor. lib. XX. i . ) Sed et Pisae in Liguribus graecoi auctuies ha-
bent etc.
DELI-A CirrX DI LUKI. 1 69
citli oociilcntale di Etruria, cosiche secondo lali parole pare clie do-
vesse Luni spettare ai Liguri; parmi adunque che al)bia Mela piuUosto
seguita I'aulorita di Polihio , che non esaminala la cosa qiiarera real-
raenic. Cosi disse Polibio pcrchc a' tempi siioi stante la polcnza de' Li-
guri Apuani che erano fmitimi a Pisa, e la padroiianza assoliita che di
Luni gia avevano i Romani ( conic risultera parlaudo della istoria di
questa citla ) noii polevano piii i Luneusi considerarsi come politica-
meiUe uniti agli Etruschi. Oltre di cio e aiiche probahilc che Polibio
intcuda parlare di Pisa come della piii gran cilia d'Elruria da quel lato,
essendo stata sempre Luni di poca eslensione.
Oscuro per lo nieno, se non anche corrotto e pure un passo di Stra-
bone (t) dove dice che tra Luna e Pisa v'e un luogo dctlo Macra che
da molli scrittori e posto qual termine fra TEtruria e la Liguria. La
voce /Dptov della quale egli servesi liene il signiflcato di luogo. Ma che
una superficie o luogo abitalo fosse in lal sito non Icggesi presso nessun
anlico scrittore , nieno ancora che esso servisse di limite alle due na-
zioni; qualora altra testimonianza non si avesse fuorche cjuclla di Stra-
bone potrcbbero quesle parole rimanere nella lore oscurita , ma con-
tro la positiva asserzione di Plinio pai-mi non possano rcggere, troppo
essendo evidentc pel conlesto degli anlichi scrittori, essere il vocabolo
Macra denominazione di un fiume e non di un oppido o campo, e quel
fiume essere veramente prima di Luni e non fra cpiesla citlti e Pisa.
E forza adunque conchiudere essere quello di Slrabone un errore pro-
dotto probabilmente dalla mancanza di locale ispezione benche avesse
egli viaggiato in Etruria (2). Pai'C a prim'aspetlo che a questa opinione
aderisca anche Giovenale (3) laddove parlaudo de'pericoU continuamenle
imminenti a chi abitava in Roma , fa dire al suo amico Uinbricio :
(i) Gcograliuc lib. V. pag. 339 Amsterdam 1707.
(3) Un simile sbaglio c incorso nell'Itincrario de' porti dov'<i scritlo ;
A Pisis Luna fluviiu Macra m. p. 3u.
A Luna Segesta posUio m. p. 3o.
Bisogoa dunquc corrcggervi la posiziouc dc' luoghi
A Puis Luna.
A Luna Jluvius Macra Segesta posilio.
(3) Satira III v. 257. Cbc questo sia il raarmo di Luni lo ncga il Dcnipstcro, ma non lo pruva :
l*cnfatico numc di monli ^ col quale Giovenale cbiania questi massi non e applicabilc che ai Lu-
iicnsi : quesli trovansi negli cdilici di Koraa in cnormi saldezzc, meutrcch^ degli altri marmi d't-
talia non vi $i fecc quasi ncssuu uso.
Seme IL Tom. i. 22
170 MEMOniE
Nam si procubuit qui saxa Ligiistica portat
Axis et eversum fuilit super agmina montem
Quid superest de corporibus ?
Che il poela cjiii parli Je' marmi Lvmensi , sarSi evidenle allorche si
considei'i chc di pietre Liguri non si Irovano in Roma che rari e pic-
colissimi frammcnli , c questi anclie non certi : Liguslici souo detli
questi mainni anche da Stazio (i), ma questa dcnominazione proviene
solo da cio cli'cssi caricavansi nel porto di Luiii, ossia golfo della Spe-
zla che essere stato in Liguria vedrcmo in apprcsso.
£ dunque quest'opinione sostenuta positivamente dal solo Pomponio
Mela, gli altri sopracitati non rafTermano: ma troppo superiori per au-
toritu e per numero sono gli scrittori che coUocano Luni nell'Etruria.
Strabone dice che la massima lunghezza di questa regione contavasi
lungo la spiaggia da Luni ad Ostia vale a dire dalla Macra al Tevere.
Cos! pure Pliuio (2). Patet ora Liguriae inter amnes Varum et Ma-
cram ...... Adnectitur septimae (alia Liguria J ab amne Macra . . .
Primuni Etruriae oppidum Luna porta nobile etc. Marziale (3)
Caseus Hetruscae signatus imagine Lunae.
Livio parlando della conquista fatta dai Romani del monti Apuani
che cingono il territorio Lunense , cosl si esprime : de Ligure captus
is ager erat. Hetruscorum antequam Ligurum fuerat (4) Lucano scrive
che da Luni chiamaronsi indovini Elruschi a Roma nella guerra civile
Pompeiana (5). Stefano Bizantino chiama Luni cilta Tiirena (6) , e
nella patria de' Tiireni la coUoca Stazio (7)
(i) S>lvarum , lib. IV. 3. 99.
{2) Historiac iiat. lib. Ill , 7, 8.
(3) Lib. XIII , epigr. 3o.
(4) Lib. XLI , i3.
(5) Pharsalia , lib. I V. 58G.
(6) De urbibus cd. Holstenio , pag. a85.
(-) Sylvaru.n , lib. IV, 4 , 23.
DELLA CITtX DI LUNI. in I
Anne metalliferae repetit iam moenia Lunae
Tjrrenasque domos ?
Nello stesso modo Silio Italico ci fa conoscere che agli Etruschi np-
parleiicva questa cilta , lacklove cgli cnuincra i soldali Liinensi cogli
altri d'Etruria (i), e Tolomeo dopo aver enumerate le citla di Liguria
segue a dire De^ Toschi secondo il mar Tirrcno. Luna. Promontorio
di Luna (2).
Era adunquc Luni citta Etrusca, ma chc il porto suo fosse nella Li-
guria lo abbiamo da Servio , il quale cliiosando i versi Virgiliani della
descrizione dello scudo di Enea, dove il poeta cl rappresenta il triplice
tinonfo di Cesare Augusto
Ipse sedens niveo candentis limine Phoebi
Dona recognoscit populorum etc.
aggiuDge nello scolio In templo de solido marmore effecto: quod alla-
tumfuerat de portu Lunae, qui est in Liguria (3). Persio uel principio
della sesta satira, insegnandoci come il porto Lunense fosse in Liguria
ce ne da pui'C una magnifica descrizione :
Mihi nunc ligus ora
Intepet , hihernatque meum mare , qua latus ingens
Datit scopuli , et multa litus se -valle receptat.
Cos! era la bellczza e la topografla di questo golfo descritta da Per-
sio, e gia due secoli prima Eunio ne inculcava ai suoi conciUadiui come
necessaria la conoscenza.
(i) Punicorum , lib. VIII , v. 481.
(2) Gcographia cd. P. Bcrtio , lib. Ill , cap. I. Pare tutlavia chc sii incorso crrorc nel tcslo ,
poichc per cbi vieno dalla Liguria la citta di Luni trovasi dopo il promontorio non prima.
(3) £ncid. VIII , 730. Cito questc parole come Icggonsi nelle cdizioui del dccimo scsto secolo
e segnatamcule nelU Torinesc del iDug: nelle stampe posteriori trovasi questo scolio con inoppor-
tune aggiuntc, in trnifilo Apollinis in Palalio de soUdo marmore eJJ'ecto quod allaLum J'uerat de
Porta Lunae , ijui eU in conjtnio Thusciae et Ligwiae : ideo ait candentis.
I "J 3 MEMORIE
Lunai portiim est operae cognoscere cives (i).
Volendo con cio esporre ai Romani cli quanta utilita per le loro
ilotte poteva essere il possesso di quel porto , e questo verso cosi iso-
lato ci fa supporre che ne' seguenti qualche descrizione ne abbia ag-
giunta , della quale siamo ora disgraziatamenle privi (a). A cio pero
soppei'isce VirgUio, essendo universale e coslanle ojiinione de'suoi com-
mentatori che laddove parla del porto di Sicilia al quale approdo Enea,
egli avcsse avuto in mente di descrivere il nostro golfo , ed infatti ne
danno le sue parole una esaltissima topografia (3)
Partus ab Euroo Jluctu cuivatus in arcum;
Obiectae salsa spumant adspergine cautes :
Ipse latet ; gemino deinittunt brachia mui'o
Turviti scopuU, refugitque ab Uttore templum.
E posciache voile il sommo epico latino ne'suoi versi celebrare questo
golfo , siaini lecito dire die di egual bellezza pai^N'e a queU'altro lumi-
nare dllalia Francesco Peti-arca , che in quel poema nel quale egli
coUocava le sue principal! speranze di gloria voile minutamenle descri-
vere tutta questa spiaggia e farla seggio di Minerva, e di cio egli stesso
sen compiacque (4). Gosi adunque ne parla laddove narra delle navi
Cartaginesi che rimpatriavano (5)
(i) Le parole qua latus ingens etc. c'indicano che il poeLa ditnorava ia qucUa parte del golfo
che spicgasi in pianura : forse nelle vicinanze della Sp 'zia racdesiina. Alcuni credettero questi versi
sufficicnti per farci parere Persio nativo del golfo , ma , valga il vero , io non vedo die altra con-
segucoza lie cmcrga , fuorclie qucUa che egli vi avesse un'abitazionc , od una villa invcrnalc , ne
so cosa si voglia contrapporre allc cluare cspressioni di Euscbio, di Cassiodoro e dell'anlico grani-
matico cbe lo dicouo Voltcrrano. Vedasi pure su questo punto quanto scrisse al Bicitinger il pre-
sidentc Boubier.
(i) Lo scoliaste di Persio dctto I'seudo Coinulo ci palcsa essere state questo verso di Ennio in
principio aniialium suoruni. In alcunc cdizioni imtatc conic mendosissime dal Casaubono , tosi
Icggesi
Lunai preiium est operne cognoscere cives.
(i) /Encid 111 , 533. Nota rHcync. Povium Veneris describit satis ornate. Cosi pure il Kocnig
alia VI di Persio.
(4) Epislul. lib. Ill, I'i .... in cnllibus istis repertriccm olcae Minerfam haliitarc ilicerem , nisi
earn iampridem laniiensi Uttore ad Portum Veneris, attjue Er) ccm colhcassem in /ifricae meae libris.
(5) Africa lib \ I in line
DELLA CITTA DI LUNI. 173
patriam petiturus tramite recto
Si fortuna sinat , sensim turgescere colles
Cedriferi , nidUque cedens his saltibus ora
Incipiunt , varaeque virent per Uttora palmae.
Hinc Delphinus adest luco contextus aprico.
Obice qui montis violentes prodnus austros
Reiicit , immotaque silens statione quiescit.
Parte alia sinuosa patent convexa Siestri :
Hinc solis vineta oculo liistrata benigno ,
Et Baccho dilecla nimis , montemque rubentem
Et iuga prospectant Cornelia palmite late
Incljta mellijluo , quibus haud collesque Phalemos ,
Laudatamque licet moerent cessisse pudebit
Tunc seu pigra situ , nulli seu nota poetae
Ilia fuit tellus , iacuit sine carmine sacra.
Hoc mild nunc cantanda loco , sulcantibus aequor
Insula iam Venerique placens a Utore partus
Exoritur , contraque sedet fortissimus Erjx
Ausonius Siculae retinens cognomina ripae
Collibus his ipsam perhibent habitare Minervam ,
Spernentemque patrios olei dulcedine Athenas
Exoritur, Corvique caput tumefactaque circum
Dissiliunt maria et saxis fremit unda vadosis
Cognilus in medio nautis , dorsoque nigranti
Arduus assurgit scopulus cui proxima rupes
Candidior late Phoebo feriente refulget.
Post in secessu curvo maris ostia Macrae
Cernuntur rapidi , stantisque palatia Lunae
Labitur , et placidis frangens mare jructibus Arnus etc.
Aggiungo I'autore del poema della guerra Annibalica:
Tunc quos a niveis exegit Luna metallis
I?isignis porta quo nan spatiosior alter
Innumeras coepisse rates et claudere pontum (i)
(i) Puiiicorum lib. VllI 48i-
1^4 MEMOniE
Per provare in ultimo luogo che il porto Liinense sia vcramente il
golfo dclla Spozia termiueri) coU'addurre le parole di Strabone, il quale
con lanta cvidcnza ed esaltczza lo descrive che o impossibile I'equivo-
carvi. Cosl dic'egli. li adunque Luni cilia e fjorto : citta a vero dire
non grandc , ma il porto vicino i gvandissiino e bellissimo , e rinserra
varii altri porti, tulti profondi alia Spiaggia, quale appunto conveniva
cssere per uoniini che per tarito tempo fiirono dominalori di quel mare
( gli Etruschi ). E desso attorniato da alii monti , dni qiiali vedesi il
mare, la Sardegua e gran parte dclVuno e Caltro lido.
Dopo le asserzioni di tanti classici autori parmi inutile rimpicgare
ulleriori ragionamenli per provare che il vcro porto di Luni fosse il
golfo dclla Spozia , ed a vcro dire gi;i sin dal secolo XV tale era gia
la comune opinione de' letterati. Piacemi sopratutto citare le parole di
Bartolomeo Fonzio che sin dall'anno 1482 stampo co' suoi commenti
le satire di Pcrsio. Ai sopracitati versi dclla sesta satira egli nola: Ve-
rmn ne qiiis ductus similitudine iinminum eodem in loco portum et
urbem esse putaret , Lwiae partus ab urbe alto monte seiungitur. Urbs
in Etruria ad Macrae Jlumuiis ostia sita est, partus autem in Liguria
positus ab ea distat circiter stadia IXXX. Qucsta misura e perb sba-
gliata. Mi rimane ora ad addurre le prove , parte negative e tratie dal
silenzio degli antichi autori , pai'te positive ed emananti dall' esame ed
ispezione del sito, per le quali io sono indolto a credere come cosa
certissima, che Luni non abbia mai avuto un porto a se stessa unite,
ma che la fima di citta marlttima solo dovesse al non lontano golfo.
Non ignoro essere nuova quest'opinione , e percio piii difiicile a soste-
nersi non per allro che per essere invalsa la contraria sentenza , od
almeno non mai conibattuta. E dunque credenza , oltre a molti altri ,
del Landinelli , del Lamorati , del Rossi , dell'Holstenio e del Targioni
che oltre il cclebre golfo da essi ravvisato qual porto principalc, avesse
Luni un porto secondario , a dir cosi , e posto lungo la Magra presso
la citta.
De' porti lungo la spiaggia genovese e toscana abbiamo menzione
presso gli scrittori : citero solo quel di Pisa cclebrato da Claudiano e
da Rulilio Numaziano, ma di quello che credesi congiunto a Luni non
solo non ne parlo nessun antico , che anzi dal vedcre i suoi marmi
dirsi Liguslici non per altro che per venir imbarcati nel porto che era
in Liguria, vedesi che non solo I'imbarco non usavasi presso Luni, nia
DF.LLA CITTA DI LUM. I'j5
nemmeno alia foce della Magra , la (pal cosa esclude il prcleso porto.
Piu ilecisivi argomenti risullano daU'esame della localita , e dell'azione
del fiuine Magra clie ne lambiva un fianco; iafalti I'inlicra pianura che
frapponsi dalle iillime fimbrie dell'Alpe Apuaiia al I\lcditeiraneo c for-
niata iielhi sua superficie dalle alluvioui e dal tcrreno avventizio tras-
portatovi dalla Magra. Si osservi una carta topograCca di sufiicienle
scala , e vedrassi questa pianura indeterminatamente estesa alia sua estre-
mila oricntalc luiigo la spiaggia toscana , c limitata ad occideiite dalla
punla del Corvo. Ora, dalle osscrvazioni falle non solo localincnle, ma
sopra auabedue le riviere Ligviri risulta die le torbide della Magra sono
costantemente spinle ad occidente , causa per cui hanno gii intcrrato
in parte , e minacciano di colinare allatto il canale che e tra I'isola
Paluiaria c Porlo Venere , e proseguendo a raderc la spiaggia fanno
sentire la loro pemiciosa potenza nei porti della riviera ili ponente e
segnatamente in quello di Albcnga che ne rimase ricohno (i). Si esa-
mini ora quali sieno state nc' tempi antiehissimi le vicende di questo
aumenlo della spiaggia , e vedrassi che essa deve essere cresciuta con
prodigiosa celerita dal piede de' colli di Trebiano e di Sarzanello sine
a che fosse coUa sua inassa arrivata ad una linea che potrebbe tirarsi
dall'Avenza alia punta del Corvo , poiche siuo a tal momento essendo
costanto la rotazione delle torbide verso ponente , era il loro allarga-
menlo in mare aifatto impedito dal monte Caprione, o promonlorio lu-
nensc, che allora non poteva essere che una scogliera disposta in modo
a formare coi monti Apuani , del inoderno Val di IMagra inferiore, un
secondo golfo per ampiczza, forma e giacitura similissimo a quello della
Spezia. Nello stesso modo e pur ccrto che se nel golfo della Spezia
sboccasse un flume anche meno pernicioso della Magi'a , sarebbe gia
stata la sua capacita intieramente riempiuta e caugiata in pianura eguale
alia parte bassa dell'anzidetta Valle. Ma aUorche le breccie e le terre
trascinate dal fiume giunsero all'altezza della punta del Corvo, allora il
movimento marino che tende a ponente , non piu sinorzato da quel
promontorio che gia non piu in mare sorgeva ma in terraferuia, e con-
giunto al vento di maestro, od, a dir meglio , di maestro un terzo
(i) Rossi prosso il Baroni- di Zacb. ( Corresponilance Astronomique Tol. VIII ). Buttiui. Saggio
sul molu rotatoi'io del 31cditcrranco pag. lui.
1^6 MEMORIE
sopra poiicnte (i) , radcndo con continua cd cslrema foi-za lungo I'an-
z'ulclta linea impcdi quel rcgolarc e cclerc allargamcnto di tcrrcno ,
lasciaudo bensl die la spiaggia dcUa Mariuclla si cangiasse in una secca
continuala, ma facendo pur anche chc la superficie acquistata sul mare
fosse d'allora in poi assolutamente minima , e die la sua progressiva
esteiisione fosse di tal lentezza a poter quasi sfuggire all' occliio del-
I'osservalore.
Posli quesli dati die hanno lore base nelle eteme Icggi della natura,
riinane solo a dar qualclie cenno circa Tepoca nella quale dovelte la
Magra aVviciiiarsi alia sua foce alluale, e siccome la cittii di Luni nori
pote essere piantata se non sopra un sodo terreno , cosl basta per de-
finire il problema del porto , di ricercarc quanto spazio di tempo ab-
bia probabilmente impiegato il fiume per allargare la pianura lunense
dalla citli alia spiaggia della Marinella: e questo quesito puo sciogliersi
per analogia esaminando fatti consimili che ebbero luogo pure sul Me-
diterraneo , ed a breve distanza. Vediamo infatti che bastarono al Te-
vere quattordici secoli per rendcre inutili i porti di Claudio e di Tra-
jano , e spingere in mare e lasciare asciutle le sue arene in lunghezza
di pill di due miglia geografiche , malgrado che una copia immensa di
esse, per trovarsi senza alcua appoggio alia destra del fiume, sia stata
strascinata lungo la spiaggia occidentale , e portata a colmare il porto
di Civitavecchia , il Clemcntino , ed a formar seccbe lungo il lido To-
scano ; ma simile dispersione , stante I'impedimento causato dalla posi-
zione del monte Caprione , non poteva aver luogo nelle torbide della
Magra: e adunque chiaro che in molto minor spazio di tempo, e forse
(i) Lit violcnza di questo vento dagli antichi detto Circius ( ViLruvio I G) lungo qucstc coste
e notala da Svctonio ( in Claudio 17 ) dove uarra della navigazione di Claudio prcsso la Liguria
c da Plinio ( lib. II 4^ ) ^^'^ lo dice Ostiain plerumf/ue recta ligustico mpri pefjerens , ed al lib.
XVII a . Per qucsla causa fu diretla a tramontana I' imboccatnra del porto di Claudio alia focc
del Tevcre allincbc non fosse dalla sua azionc molestato cumc qiicllo di Monaco , del quale nota
Lucano ( I, v. 4*^7 )
solus sua liUora curbat
Circius et tuta prohibcl statione Monoeci.
La jiianura ncUa quale glace Luni formata , come si e dctto, dalle allnvioni , portava nel XII se-
colo il nome ben significantc di harcnae luiienses conservatoci da Nicol6 abate Tragorcnsc nel suo
viaggio in Italia cdito nella Summa gcographiae del Vescovo Muntcr di Selandia. Pontrcmulut
. . . inde urbs Luna , apud quam harcnae lunenses. Decern milliarum ilinere transeundae sunt Imc
arenas amenae , burgis undique circumdatae etc.
DELLA CITTA DI I-UM. irn
in meno di dieci secoli fu (jueH'iinlico golfo ill Val di JIagi-a cangialo
in terra fcnna. Ora , chi dii-a a qu:d'ej)Oca sia cio avvcnulo ? Carlo
dacclie coniincii) la Magra a scorrere j)cr que' monti debl)e avcre roii
sc strascinale le inalcrie chc produsscro lale cangiameulo : adunque c
si anlica la fonnazioue della pianura lunense, clie di troppo sorpassa
ogni remotissima nozione istorica. Non puo percio dirsi cssere stala una
volta Luni sul lido del mare neU'epoca del dominio romauo , e quivi
aver avuto un porto a se conglunto, oslrullo poscia, e dilatata la cam-
pagna dalle torbide della Magra , oslaudo cio alia naturale e periodica
antichissitna forinazionc di quella pianura.
Con questi fatti concordano le asserzioni istoriche. Dice Sti'abone (i)
chc fra le citla Tirrene la sola Pojiulonia era stala edificala a riva il
mare, poiciie, segue egli, essendo quel lido importuoso, sfuggivano ad
ogni modo gli abitanti dal piantar le cilia loro suUa marina: solo qual-
che volta slabilivano difese avaiizate ondc non rimanere esposti agli in-
sulli de' pirati. Nella conferma data da Fcderigo I Iiiipei'alore a Pietro
vescovo lunense I'anno ii85, si nomina spcciahnenu! plateani quae est
inter murum cwitatis et mare (2) : la qual cosa esclude ogni idea del
porto siluato , come suole in simil caso , ira la cilta e la spiaggia ma-
rittima. Nemmeno pub crcdersi clie slanziassero na\i neiralvco slesso
della Magra , essendo queslo fiunie , 0 piultosto grosso torrcnlc , rapi-
dissinio, colle accpie sparse, e solito nelle sue piene a seguire un corso
incerto, come vedesi in tulle le correnti di tal natura, ed appeua suf-
(iciente ad esserc per quatlro o cinque miglia gcografirhe navigato se-
condo il filone da piccolo barclie pescherecce. La \iolenza del suo corso
era gia stata notata da Lucano (3) :
nullasque vado qui Macra moratus
Alnos , vicinae procurrit in aequora Lunae :
le quali parole sono poi anche decisive , come qxielle che cliiaramenle
dicono clie la Magra per la poca jrofondila dclle sue acque (^vado) non
(i)Lib. V, pag. 341.
(3) UghelH, vol. I, p. 84;.
(3) PUarsali;i lib. II, v. 4^6- Le cdi'-ioni baQiio percurn't in aequora: io seguo la rariante piu
esprcssiva c prohabilc (IcU'cdizione principc.
Serie II. To.y. I. 23
I-R MEMORIE
poitava nave alcuna (nullas alnos), cd appunto quesl'esempio tli alniis
per nave o cilalo ilal Forcellini.
Uu'uUima prova si ha ncl rudere da quel villici chiamato I'Angelo ,
clie e un masso di pianta quadrala, di circa un metro c mezzo di lalo,
costrutlo ad emplccton con piccole frombole, crednlo avanzo di un
pontc, ma clie riconoscesi per nucleo di un sepolcro simile a tanli die
ronservansi pixsso Roma lungo le vie coiisolari. Questo rudere e poslo
vicinissimo al mare ed alia focc del fiume, e segna probabilmenle I'an-
daraento di xina slrada ( clie pero non devc csserc rAurelia ) la quale
da Luni diiigciidosi alia punla del Corvo cosri valicava la Wagra, e la
sua posizione dimostia cliiaraniente clie da almeno quindici secoli la
pianura lunense esiste in tutta la sua intcgrita presente.
Non ignoi'O clie prcsso la antica citti additasi un padule clie chia-
mano la Sccoagiia, c clie dicono cssere il cratcre deU'antico porlo, ma
e da sapersi clie anclie un siiuil sito al di la del fiume e presso il
monte Caprione ritiene il nome di porto, o lo rileneva aneora a'lempi
del Rossi. A clii pei'6 si faccia ad esauiinare il tcrreno clie coslituisce
i due lali dclla IMagra , tosto appai'ira clie questa Scccagna , come il
cosl delto porto , altro non sono che parte delle vaste paludi clie il
fiume va formando presso il suo sbocco in mare , come sempre ha luogo
allorche la mano dciruomo non dirige il corso delle acque, e non ne
difcndc le civcostanti canipagne. Gerto cosi non doveva essere ne' tempi
antichi, ma ne' secoli di mezzo nessuna ciira avendosi avuta del corso
del fiume, cangiossi in palude quella fertile pianura: causa potissima
dcirabbandono della citta (i). Quindi allorche THolstenio scrive che
Luni elibe gia alia foce dclla Magra un sufliciente poito, cio apparendo
dalle colonne a' tempi suoi superstiti, alle quali erano fermate campa-
nelle di ferro che ritenevano le navi (2) , c da credersi ch'egli in cio
troppo abbia data fede alle altrui narrazioni. Di queste anella fii detto
a me stesso che alcune aneora erano a silo non son molli anni ; nel
1 7 10 il Rossi scriveva: « eranvi aneora attaccate dalla parte del mare,
» ove ormeggiavano i vascelli, certe grosse auclla di ferro e di bronzo
(0 Questo terreno si c di nuoTO migliorato mediante I'apcrtura di fossi di spurgo, c gia quclU
parte di pianura si i: di nuovo rcsa abitabilc.
(i) Aduolat. ad pag. 457 Cluvcrii. Per queste colonncttc che fcrmavano Ic navi ne'porti vcdaai
Suida in Lolligonos.
DELLA CITTA DI LI SI. jr-q
» clie dagll uomini dellc vicinc caslcila sono state levatc via poch' anni
» sono » ; e nc' primi auni del iGoo ( cioc mezzo sccolo avanli che
I'Holstenlo visitasse queslc regioui ) regislrava simile notizia il Landi-
nelli dicendo anch'egli clic nc aveva iidito il racconto, e die le aiiella
n'crano slate telle a memoria d'uoniini ; oltre di cio qucste colonnette
crano , sccondo gli scritlori locali , nella tazza o seno dclla Seccagiia ,
non niai alia foce del flume, come scrivc rilolslenio. Qual fede uieritl
aduiique qucsta favoletla cosl ripetuta da piii di due sccoli di bocca in
bocca , non c a dirsi dopo il sovr'csposto.
Non e che con cio io voglia all'ermare die i Lunensi non avessero
per le loro barclie alcun ricellacolo , poicliu trovasi espressamentc
uienzionato presso TUgliclli in diplomi del g6i , ii3i , c ii85, ma
ripcto die qucsto non tleve considerarsi die come un rifugio di bardie
peschcrcccie die per pociie miglia possono risalire il (iumc, poiclie un
jjorto di diinensioni e localita qual'e la Seccagna non avrebbe mai po-
tuto csistcre contro la prepotente azione della correnle. E tulta\ia cu-
rioso il considerare come dall'esistere una cilta non solo presso il mare,
jna anche a riva un fiume, tosto ne sia iiala I'idea di'essa vi uvcsse pure
un porto , benche cio sia direllamente opposto alia prudenza ed anche
alia possiliilta per via delle arcue che tosto lo colmerebbei'o. Roma nel
suo reciuto non ebbe mai porto , ma solo due scali , eppure ])er i
marmi greggi riirovativi iu varie epoche , non manco chi dissc che ne
aveva uno sotto I'Aventino, e che se ne vedeva ancora il scno (i).
£ adunque provato che qucsta citla non ebbe mai aderente un porto,
e che il nomc di Sinus, o porlus Lunensis cou\iene solo al golfo ddla
Spezia. Molti fra i uioderni diedergli il noine di portits Eijcis da un
testo interpolate di Telomeo : noto pero Pietre Bertie nella sua pregiata
ediziene, che Veneris partus, Erjcis partus , Erjcis sinus intima , in
Graecis ms. desiderantur , e che furono aggiunli dal traduttor latino.
II volgar ueme di Lerici si vuole far derivare dal culto cola rese a
Veuere Ericina ; ie credo piuttosto che lal denoniinazione sia nala da-
gli elci die frequcnli ombreggiano que'uionti: infalti questa Comiine
alza per stemma un eke , e montem Ilicis cunt porta Icggesi in diploma
del n85 (2). Piii antica c cerlamenie I'origine del villaggio di porlo
(i) Vacca. Mcnioric di scayi d'antichita. nunj." gj.
(3) UgUcUi. Vol. I , pag. 836.
l8o MEMORIE
Venere avemlocene conservata nolizia sin dal finirc del VI secolo il
Papa S. Grcgorio il Grande in due lettere (i). Forse dove e ora la
chiesa dirula di S. Pietro, sorgcva una volta il tempio cantato da Vir-
gllio, e si puo credere che fosse dcdicalo a quella divinita; e pero falso
ehe se ne conservino le vestigia, stanteche la chiesa die ora vi si vede
iiidica in ogni sua j)arte lo slile del secolo decimoterzo , della qual
rosa volli cogli occiii mici pienamenVe accerlarmi; la sua posizione sopra
nil promonlorio niolto elevate ricliiama alia mcnte i citati versi di Vir-
gilio al libro III:
portusque patescit
lam propior , tcmplumque adpavct in arce Minervae
geinino demittunt brachia muro
Tavriti scopuU , rej'ugitque ab litore templum.
Ci) Liber V. cpistul. 3 ct 4- Cf. la ilissertazione del scnatorc Cornaro. Dc translationc corporis
S. Vrnerii etc. pag i3 e Si'gg.
DELLA CITTA DI LUNI. l8l
CAPITOLO II.
ISTORIA DILUNl.
Quali fossero i fondatori della cilia tli Luni cil in qual epoca vives-
sero c \ano il cercare , non essendoci sopra cio pervenulo documento
alcuno. Non inancarono soritlori niimicipali die voIUto nobililarne Fori-
gine facendola risalire alle piu i-cmolc ed oscure cpoche : fuvvi chi la
disse edificala da Tiineo circa dodici secoli avauti I'era \olgare , chi
dal re Giano; allri credendo proprio un nomc che fii di dignita la dis-
sero falta da Liicumonc, ricavaiulo forse tal iiolizia dalla slessa sorgente
alia quale attinse il biion Giovanni Villani, quando ci narra nel primo
dclle sue istorie che da Luni parti un navilio e genie in aiuto de'Greci
contro i Troiani ; finalmcnte un leste defunto scriltore correndo dielro
alle baie di Annio da Viterbo stesc le vile di parecchi suoi citladini
ponteGci e guerrieri durante la dominazione Etrusca, ed un altro lascio
scrilto nel libro I della sua sloria, che quesla cilta fu col nome di Se-
lene fondata dai Focesi: cose tutte dclle quali si desiderano le teslimo-
nianzc. Lc prime nolizie isloric^he che si abbiano di quesla citta gia
spettano a' tempi ne' quali clla perde la sua indipeiidenza nazionale, di-
venlando conquista de' Romani : anteriormenle a quest'epoca non se ne
possono avere che lievi indizi e congetture. Convengono i inoderni scrit-
tori nel dire che i Luncnsi onde esercilare il niariltimo commercio do-
TCSsero logliere ai Liguri ii golfo della Spczia: ccrlamente gli Etruschi
lo possedettero sin da tempi reinolissimi. Infalli nella sopracitata de-
scrizione del golfo falta da Slrabone, quelle parole sono principalmenle
da osservarsi, nuUe quali cgli ci lascia travedere il velusto dominio de'
Tirreni nel golfo luneiisc : cgli e tale , dic'cgli , quale conviensi per
esserc rifugio d'uoniiiii che per si lungo tempo dominarono un mare
di lanla iuqiortanza. Ora , sc il golfo fu degli Etruschi , e la cilia che
gli dava nome crane parecchie miglia lontana , ne emerge necessaria-
mente , che la fondazione sua sia di lungo spazio anteriore alia con-
quista del golfo , essendo chiaro che supponendola edificala dopo , sa-
rebbe slala da' suoi fondatori pianlata nel golfo sicsso, lungo i margini
del quale abbondano siti di cslrema commodilu c fortezza : pcrcio non
l8a MEMORIE
posso aderlre all' opinionc del signor Micali , clie crcJe gll Etruschi
aver fondata Liini per esscrc piii Iraiiqiiilli possessor! del golfo (i) ,
polchc iondata in tal silo cpielia cilia non ha alcuna importanza militare
ne per se ne per la tulcla del golfo. Ma se Luui , come ci scorgono
questc iiidagini , esiste prima che gli Eti-usclii si appropriasscro il golfo
dcvc la sua fondazione avere avuto luogo in epoca aiilcriore alia loro
massima potenza , cioe avanti alia contpisla die feccro dcll'Ilalia tulta
com'c attcstato dagli anliclii , perclie dopo d'essere pervenuli al colmo
della forza e della potenza , essendo andate le cose loro in rapida de-
cliuazione , non solo non c probabile che ])otcssero allora impadronirsi
del golfo , che anzi perdcrono le slcsse Alpi Apuaue che pur sono in
massima parte gcograficamcnte pertinenza d'Etruria.
Opina il Lanzi che il nome di qiicsta cittti sia Italico in oi'igine , e
solo ridolto alia maggior dolcezza della pi'omincia romana (2) , e crede
che jiresso gli antichi fosse Losna cio argomentando da una palcra, o
specchio slampato nel IMuseo Kii'lveriano , sul quale e scrilto POLOCES
AMVCILS • LOSNA che leggonsi Pollux Amycus ( vinto da Polluce al
giuoco de'cesti ) c Diana ossia Luna. Se questo parcrc dell' illustre
Lanzi non ha forza di certezza, e pero assai piii probabile che non
sia quelle deirantico scoliaste di Persic che parlando del golfo della
Spezia dice partus naturali Jlexu cuivatus , Jluctus in se recipit , qui
propter curvationem partus Lunae vacatur , essendo la forma lunata
cotnune a tutti i port! e golfi , e sinus lunati chiama Plinio qucUi di
Lacinio e di Leucopetra, e tal voce per esprimere una cosa cjualunque
di forma fortemente curvata usitatissinia nel latino non solo ma ben anche
nelle lingue viventi , onde essendo espressione genei'iea male si potrebbe
appllcare ad un solo caso.
Aggiungo che veramente da quest'astro c dcrivato il nome di quesla
citla da Rulilio Numaziano (3).
Noininis est auctor Sole covusca saror
(i) Storia degli antichi popoli italiuni cap. 18.
(2) S.i2E;io di lingua clrusca vol. 11. .\ppoggiato a questo monumcnto , che ora 6 riconosciuto
non esscrc una patera ma si il rovcscio d'uno specchio asscrisce il Gori ( Museum Etr. vol II.
classis I. ) avcrc i Lunensi dalla Dca Diana riccvuto il nome della p.itria loro , e quindi avciU
ATuta iu gran Tcncrazionc.
(3) llincrarium lib. II , v. Co.
DELLA CITTA n I.l.'NI. 1 83
e "die i Greci la chiamarono Selene traducenclo in lingua loro la parola
latiua : Slrabonc scrivc la chiamata ihii Greci Selene, cd il suo abbrc-
viatore : i Greci queslo porto lo chiamano porto di Selene. A cib aliro
argomento si pu6 aggiungere cd c del tipo della Luna che imprimevano
ne' loro caci secondo il nolo verso di Marziale
Caseus Iletruscae signatus imagine Lunae.
A maggior conferma di questa opiiiionc soglionsi addurre le monele,
ma nessuna ancora se ne conoscc clie jiositivamcntc le vada attribuita.
Quella riportata dal Guarnacci (i) e dal Lanzi^ e affermato dal signor
Mionnet esscre di Populonia col nome della citta in parte obliterato (a).
La slcssa cosa aveva gia avvcrlito TEckel dal notare che fece die i se-
gni di questa moneta sono gli stcssi che vedonsi sii quelle di Populo-
nia (3). fe nolo che Timpronto della luna comunc a tante antiche citta
non puo essere steinma parlante di alcuna di esse in particolare : e
pero probabile die indotti dal nome della loro patria abbiano prose-
guito i Luncnsi a segiiare con questo tipo le cose ed i monumenti loro.
Molto dissero gli scrittori di Lunigiana a questo proposito allorche
ncU'anno ii^So in alcuni scavi si trovo una moneta segnala colia Luna
falcala ed una slella , ma dessa portava il terzo consolato di Adriano ,
ed c frequcntissima ne' musei , onde argulamentc notava lo Zaccaria
che sarebbe ben visionario chi credesse questo tipo appartenere a Luni
ed alia Lunigiana (4).
Mcdesiiiia oscurila ed inccrtczza circa ii grado occupalo da questa
citta a' tempi della potenza elrusca : che si contasse fra le dodici prin-
cipali d'Etruria e fosse sede di un Lucumone e alFermato da Biondo
Flavio (5)j Cluverio (6), Ccllario (7), Deinpstero (8), e Winckelmann (9),
(i) Origini italichc lib. VI. cip. 4-
(■i) Description ilcs incdailles Grecqucs et Romaines suplcment. pag. 199.
(3) Docti'ina iiuiuinorum, vol. I, pag ga. Potrcbbc pcro ancLe csscrc di Velulonia, dcUa quale
citta idcntici crano i simboli , come osaerv6 TAmati.
(4) Storia Iclleraiia d'ltalia, vol. Ill e VI.
(5) Italia illustrata , fol. 49.
(6) Italia autii{ua lib. II.
(7) Notitia orbis antiqui lib II.
(8) Hctruria rcg.ilis lib. IV cap. 8.
(9) Storia dell'artc del discgno lib. Ill cap. 4-
l84 MEMORIE
ii negalo da allri (i), lua iioii aventlosl in cio aulorila alcuna ne (li
aiilichi scrittori ne di inonumcnli noii si puo decidere in favor di
ncssuuo, Ijcnche sia di inaj;gior jti-obaljililu rall'ermativa avulo rignardo
all'csser dessa , pel \icino porlo , ccnlro della niaiiuiina potcnza dogli
Etruschi , la navigazione de' quali era allora piii estcsa chc non fosse
quella di Acriin altro jtopolo.
Dope scaduli dalla anliea potenza , pare die perdessero gli Etruschi
il lore porto , c che venisse loro tollo dai Liguri : quest' opinione de'
moderni slorici nasce dalle sopracilale parole di Giustino colle quali
I'Uiaaia Pisa citlu do' Liguri , e da quelle di Licofrone (2) : cerlo non
si sarebbero niai i Liguri iinpadronili dcU'agro Plsano seuza prima ri-
dune alia loro obbedicnza la citlu di Luni , il suo porto, la sua catn-
pagua. E tuttavia ollre modo difficile il conciliare questc diverse suppo-
sizioni: apparisce in fatii die i Rouiaiii s'impadroiiissero del golfo me-
glio die due secoli avanli I'era volgare , ma non si sa chc lo loglies-
sero ai Liguri , coi quali la prima gucrra ebbe luogo circa I'anno 5i4
(3). Parini die per lal modo si possano accomodarc e ridurre a mag-
gior chiarezza qucsli lontani indizi di storia, cioe: die gli Etruschi dopo
le f\\tali batlaglie al lago di Vadimone , la prima riferila da Li>io (4)
all'auno 444 > ^ 1* seconda da Floro sollo il consolato di P. Cornclio
Dolabella cioe al 4t>9 (5), ineapaci di piii resislere alle ineursioni de'
Liguri dovessero cedere loro Tagro lunense e fors'anche parte del Pi-
sano. Sopravvcnnero quindi le marittime guerre [de' Romani conlro i
Cartaginesi: videro i prinii quanto necessario fosse per la somma de'loro
bellici inleressi I'impadronirsi della Sardegna e della Corsica, onde in-
viaronvi con esercilo il console L. Cornelio Scipione , la cpial cosa fii
all'anno 493, ossia 259 avanli I'era volgare (6). Quesle spedizioni esi-
gevano ua navilio numerosissin.o ed un porto o golfo ove rifugiarvisi :
(i) Alcuni negano formalmcnto che abbia Luni avula giammai qucsl'ouorcvole distiniionc, allri
non nc fanno paroU come il Sigouio ed il Noiis cou piu scrittori.
(a) Cassandra in Gne. Qnalchc dubbio si potrebbe tuttavia mnovcrc circa il vcro scnso dellc pa-
role del pocla. Dice egli ( parmi ) chc vi fu guerra co'Liguri c fu prcsa Pisa, non gia chr que-
tta fosse in dipendcnza di quel pnpolo.
(3) Epitoin. lib. XX Liviani. Advcrsus Ligures tunc primum exercilus promotut est.
(',) L.h. IX , 39.
(5) Epit. rerum roni. lib I i3.
(G) Livii cpit. XVil, Floro II , a.
DELI.A cittX DI LDNI. 1 8."!
rjncsto avevano i Roinani nella Italia iiifcriorc , c \i staniiava la flolia
cU Sicilia , ma le armate clie andavano alia conquisla dcllc allrc ilut;
anzidettc isole , dovevano salpare da porti piil occidcntali onde fosse
pii breve la navigazione (i) , e da queste poliliclic considerazioni io
tengo per cerlo die nascesse ne' Romani il desidcrio d'impadronirsi del
golfo della Spezia , il quale per la breve dislanza da Roma, per bel-
lezza, sicurezza e capacita unico in lulte le coslc del medilerraneo era
necessario clie venisse in polere di quel popolo che volcva anche sui
mari stendere il sue dominie : vale a dire chc le cause che spinscro i
Romani alia conquista di queslo porto furono quelle slesse per le quali
nello scorso secolo gVlnglesi impadronironsi di GibilleiTa e dcU'isola di
Malta, cioe il bisogno che ha un popolo raarinarcsco di assicurarsi di
que' posti che sono pii\ importanli per il doniinio de' mari.
Che questo infatti fosse il princlpio che mossc i Romani a romper la
guerra ai Liguri lo possiamo conghietturare dalla narrazione stessa de-
gli antichi che nessuna causa ne adducono: quindi chiaramcnle si spiega
rodio che contro i Romani porto intenso e perpuluo questo popolo e
che non pole spegnersi se non dopo tanti anni coUa sua pressoche to-
tale distruzione. Questa guei'ra, essendo perduto il libro di Livio , e
solo indicata nella sua epitome , ma piu distesamente ne parla Euti'o-
pio (2) che la riferisce all'anno 5i5, e dice che se ne trionfo in Roma.
A quest'anno adunque io riferisce la presa del porto, o golfo, che pro-
babilmcnte fu seguita da quella della citta, poiche per averne tranquillo
il possesso dovettero i Romani scnza dubbio assicui-arsi anche della G-
nitima regione. Da questo punto, cioe daU'anno 287 avanti I'cra volgare
io ordisco la storia di Luni coi documenti , e per ottenere maggior
chiarezza la dividero in annali.
Anno 2<5. II primo fatlo circa il quale non abbiamo positiva testi-
monianza, ma grande certezza morale c della partenza da questo golfo
col suo esercito di T. Manlio Torquato, uomo consolare portatosi a com-
primere nella loro isola la soUevazione de' Sard! all'anno di Roma SS^
(3). Con esso parli il poela Ennio che, nalo nel consolato di C. Mamilio
(1) Cti dirigendosi alia volta dcIl' antica Cartaginc spiega Ic velc dal golfo della Spezia in una
•ola linea rclta arriva airaltezza del Capo Curso , dcUo slrcUo di Bouifacio , e del golfo di Ca-
gliari e quiiidi allc coste d'Atfrica dov'cra quclta capitale.
(a) Breviarium liistoriac romanae lib. Ill , cap. 3.
(3) Livio, lib XXIII, cap. 34, 4o, 4i.
Serie II. Tom. i. a4
1 86 MEMORIE
e Q. Valerio Faltone, contava allora ventiquallro anni, e nella guerra
sarila conti'o Ampsicora ed losto guido una ccnturia. Che Ennio salpasse
dal porto dl Luni e accennato dal celebrc suo verso conservatoci da
Persio :
Lunai portum est operae cognoscere cives.
Questa infatti fii la sola occasione die gli si porgcsse di vedere il
golfo nostro : un'altra volta egli abbandono I'ltalia per portarsi alia
guerra Elolica (2), ranno di Roma 563, ma allora la parLenza della
flotta romana non puo aver avuto luogo dal golfo della Spezia , ma
bensi dal porto di Brindisi. Ne' suoi annali celebrava Ennio quelle
guerre come espone Silio Italico (3) :
Hie canet illustri primus bella Itala versa
Attolletque duces coelo, resonare docebit
Hie Latiis Helicona modis , nee cedet honore
Ascraeo famave setii.
Non e dun que da supporsi che inopporlunamente vi rammentasse il
porto Lunense , ma bensi come porto di guerra , la cui descrizione
fosse necessaria al poema ch'egli dedicava alia gloria di Roma.
E poiche siamo a parlare di cose circa le quali non v'e certezza
istorica , mettero qui quanto dicesi del passaggio di Annibale per gli
Apennini, benclie spetti ad epoca di tre anni anteriore. Che il generale
Cartaginese per recarsi dalla Lombardia in Toscana passasse per le
valli della Trebbia e del Taro e scendesse I'Apennino lungo la Magra
e opinione del Lemaire esposta nel suo Excursus de transitu Apennini,
ma per la discordanza degli antichi scrittori , sola guida di chi scrive
su tali materie , pare die questo punto diflicilmente possa cliiarirsi : e
gia presso il Lemaire istesso si possono veder riportate le opinioni di
Holstenio die dice essere Annibale passato per FoiTi , e del Cluverio
che lo vuole per Bologna, oltre altri minori scrittori di varia opinione:
(i) Cicero. Quacst. Tusculanac lib. I. i c a.
(2) Lc sue prodezzc nclla guerra SarJica sodo a lungo esposte in questo pocma lib. XII. \'. 3go
4.3.
DELLA CITTA DI LUKI. 187
qucsta (liverslti Ji parere fra scrlltorl dottissiini e pienamentc istrutli
tie' luoglu mi I'cnJera scusato se io j)iu oltre non iusisto sopra questa
discussionc.
Anno igS. Ncl consolato di L. Valerio Flacco , e M. Porcio Catone
e per la prima volta Luni mentovata nelle istoric , essendosi nel suo
golfo I'adiuiata I'armata romana sotto il comando del secondo console ,
die quindi partilane sbarco a Roses in Ispagna dopo aver costeggiato il
lido della Liguria e della Gallia (i).
Anno 193. Ora comiiiciano le gueiTC devastalrici de'Liguri. Con venti
mila armati scorsero e predarono i territori di Luni e di Pisa : di cio
per lettere awertiva il Senato M. Cincio prefelto di Pisa, la qual carica
notata da Livio ci palesa che le provincie deU'Etruria occidcntale ma-
ritlima erano allora non socio , ma suddite ai Romani : Ligurum vi-
ginti millia armatorum, coniuraUone per omnia conciliabula universae
gentis facta , Lunensem primum agriim depopulatos , Pisaniim delude
Jinem transgressos , omnem oram maris peragrasse. La condotta della
guerra ligustica fii aflidata al console Minucio che congi-egb i suoi in
Arezzo e quindi li condusse a Pisa. Arrivato fra i monti ( forse nelle
strette di Pietra Padulle ) fu assalito dai Liguri, dai quali appena libe-
rossi per la bravura e I'astuzia de' Numidi (2).
Anno 192. Fugli I'anno seguente prorogato il comando ed accresciuto
Tesercito: raggiunti i Liguri nell'agi'o di Pisa gli batte con strage di
nove mila de' loro: entrato quindi nella Liguria abbrucio molti castelU
e terre. Successegli neU'impero il console Quinzio Flaminio che di nuovo
devastb il loro pacse.
Anno igi Nuovamente fu inviato contro i Liguri Q. Minucio con
grado di proconsole , e quanto grave fosse questa guerra pub vedersi
nella parlata che Livio mette in bocca al Iribuno Sempronio Blcso.
Anno igo. Scriveva quindi il Proconsolo cssere terminata la guerra
(3) , la quale perb scoppib nuovamente pochi anni dopo.
Anno 186. A quest'anno e riferita da Livio la sconGtta toccata al
/
(i) Livio, lib. XXXIV, cap. 8. AT. Porcius Consul . . . viginti quinque navibns longit {quinque
tociorum erant ) ad Lunae porium pro/ectus ^ eotiem extrcitu convenire iusso , et ^ edicto per Oram
marilimam rnisso , naril/ils omnis generis contraclis , ab Luna projiciscens cdizit , ut ad porium
I'jTenaei scquerentur : inde se frequenli classe ad liustes ilurum.
(a) Livio, lib. XXXIV 56, c XXXV 3. 6. 4o.
(3) Lib. XXXVl 38, XXXVII i. Floro , lib. U , 3.
1 88 MEMORIE
console Q. Marcio Fillppo con suo gravisslmo danno (i Dum penitus in
I) abditos saltus, quae latebrae receptacidaque semper Ulisfuevant, per-
il sequitur, in pracoccupatis angustiis, loco iniquo est circumvcnlus . . .
I) Prius sequendi Ligwes finem fecerunt , quam fugae Romani » e pro-
sieguc a narrme come a quel bosco fosse rimnsto il nome di Marcio ,
» Saltus ) wide eiini Ligwes Jugaverant , Marcius est appellatiis n .
Queste parole di Livio soho imporlanlissiuie, non solo per la gloria che
ne iMSulta ai valorosi Liguri, ma perche ci soinrainistrano lunji per fis-
sare uii bel pimlo di aiilica lopogi-afia, qualora minutamente si esamini
ogni cosa. Vcdreino die airanno segiiente accorso con nuovo esercito
il console Scmpronio aperuit saltum usque nd Jhn'iuin Macram et Lu-
nae portum , era questo adunque tin luogo novcllamente occupalo dai
Liguri, poiche gia prima lo avevano attraversato i Romani per portarsi
al golfo , e dunque naturale il conchiudere die appunto per qnella bal-
taglia se ne fossero i Liguri inipadroniti ; in secondo luogo la parola
saltus e da Livio iinpiegata, come per molti esempi , nel significalo di
un monte selvoso , e siccome la catena dcUe Panic era gia allora in
potere dei Romani , ne segue che quella sorprcsa non pole aver luogo
die ncl valicai' i monti Ira Sarzana e Levici presso il villaggio di Treb-
biano, strada die ancora adcsso nella sua selvosa e montuosa orridezza
it tutta propria a lendervi imboscate. Flnahnenle , il nome che ut fii
dato a quel luogo luttavia dura in un canale li presso, detto il canale
del Marzo, e cio che piu iniporta, syli^ Martii e (.Ictto nel r4€9,nel
diploma col quale Federigo III eresse Sarzaaa in citta, come pure nel-
I'antico statute di Sarzana (i), il bosco posto lungo la strada di Lerici.
In questo silo, fattisi alcuni scavi nel 1777, si rinvennero vari sepol-
cri con ossa ed un elmo di fmissima tempra, le quali cose e ora Lm-
possibile il provare se appartenessero , o no ai Romani, essendo andato
tutto quanto a mal fine; poco tempo dopo si sparse voce die li trovata
si fosse riscrizione morluaria di Q. Marzio ch'io do tra le spurie al
N." 2.
Anno 1 85. Finalmente il console Sempronio pervenne a liberare dalle
invasioni de' Liguri quelle basse pianure Etrusdie: partito da Pisa, co-
sleggiando il mare e spazzando i monti contennini , rese vuoto di ne-
mici il tratto da Pisa al golfo.
(1) Lcttira critico-apologetica di uu anonimo, pag ji , a8
DELLA CITTA DI LUNI. 1 8g
Anno 177. A quesl'anno si riferisjcc »la T. Livio la dcduzione della
colouia di Luni dai liiuinviri P. Elio, L. Egilio, Cn. Sicinio portandovi
due mila cittadini Roinani (i). Ma qu\ una grande e sin'ora indccisa
controversia insorge tra gli eruditi, vale a dire se a Lucca od a Luni
fosse dedotta la colonia. Nacquc lal disparila d'oj>inione dalle Tai-ianti
dci ms. di Plinio, iic' quali ora Icggesi Liiccmi, ora Liuiam: concorsero
a mantenerla alcuoi dati che assimilando i due parcri , ne intralciano
la soluzionc , e sono quesli principalmente : la poca distanza delle due
cilia : la loro posizione a confine coi Liguri : e Tesscre pressoclic con-
lcinpoi*aneauiente cadule soUo il doniinio dei Romani. Con un allenlo
esame delle epoclie e degli aulori antichi , io speio di poteie assicurare
alia citta di Luni I'onore di essere stala colonia Romana , naalgrailo le
argomenlazioni dcU'Odcrico c della ]nu gran pai'le de' commcntalori di
Livio.
Per provare adunque che veramcnte Luni sia stala falta colonia, se-
guiamo pass' a passo le parole di Livio al 1. cit. Comincia egli a dire
che ad ogni colono fu assegnala una superficie di iugeri 5i /;, il qual
numero ci dlmostra che traltavasi di paese scoglioso e sterile, quale si
era quelle degli Apuani , stanteche le grajsse lerre e le piane ( corn* la
fertile valle del Scrchio ) per eguagliare i prodotti aggiudicavansi ai
coloni in aree mollo minori; cosi 5 iugeri soli cbbero i coloni a Parma,
7 a Veio , 8 a Modena, lo nel meno fecondo agro di Saturnia ; slando
a qncsta divisione basata eull'eqxHla , lo iugeri sarebbero bastati ad un
colono tnandalo a Lucca.
Prosegue Livio : De Ligure captus is agcr erat. Elruscorum antcquam
Ligurum , Juerat. E qui ancora vediamo che traltasi dei mouti Apuani
cioe deUa moderna Lunigiana , perche il terrilorio di Lucca non pole
essere stalo lolto ai Liguri, non avendolo essi uiai occupato (a) ; ed i
nionti Apuani ad altri non polevano essere aggiudicati che alia colonia
Lunense, essendo il terrilorio di Lucca ben da questo diviso per giusli
e natural! confiui.
Ma la pill forte ragione sulla quale insistano gli avversari della co-
lonia Liuiense , si e il leggersi Lucam colonia nel citato passo del li-
(<) Lib. XLI i3.
(i) XXI Gj ( ad aDU. 53/| ) Uannibal in Li^urcs , Sewpronius Lucam conceuit.
igo MEMORIE
bro XLT tli Livio ; ma cpi bisogna notarc clie iion poclii nis. portano
invece chiaramente sciltto Lunam , cd o anclie pii osservabile e dcci-
sivo a favor nostro, che se in questo caso v'e qualclie oscilanza ne'co-
dici Liviaui, nessuna allalto se lie \edc al capo i3 del libro XLV, dove
i ms. tiUli Icggono concordemente disceptatuni inter Pisanos Lunensesque
legatos . . . Luneiisibus affirmantibus a triumviris agrum sibi assignatum
esse , cd c speciosa afiatlo , per non dir ridcvole , la nota del Dukero
nella quale volendo cgli ad ogiii costo trovar mciizionc di Lucca, dice che
essendo qucsta citta pii!i vicina a Pisa che nol sia Luni , piCi facilmcnte
Ira Pisaiii e Lucchcsi dovcva nascere controversia pci conGni che non
fra Pisaiii e Lunesi , come se tali litigi debban nascere non gia per i
liniiti comuni de' territori, ma per la maggior o minor distanza in cui
trovinsi le citta che ne son capo.
Proseguono gli avversari a dire die Luca leggesi in "Velleio Patercolo
al lib. I, capo iS." : ma loro si puo rispondere che giammai si potra
sperai'e un'esatta lezione di tale istorico , poiclie questa non puo nascere
che dal coiifronto di niolti codici , e cio per Velleio non puo avere
luogo: Est eitiin, dice Ruluikenio, unus tantum Jiuius scriptoris codex
e prima di lui aveva scritto Beato Renano iiclla prefazione aU'edizionc
principe del iSao, Mens codex et unicus erat, et mendosissirnus. Ta-
sini iiirare , eiim , qui ilium descripserat , ne verbum quidem intelle-
xisse. Lo stesso possiamo dire del passo di Plinio clie i sostenitori della
colonia Lucchese citano a loro favore Primuin Etrwiae oppidum Luna
portu nobile. Colonia Luca a mari recedens , poiclie ognun vede che
tutto Targomento loro non e qui basato che sul collocamenlo di un
punto , oiide se questo sara messo prima dcUa parola colonia decidera
in favor loro , ma in favor nostro se sara messo dopo , la cpal cosa
nelle edizioiii fu aifatto arbitraria qualora si consider! che gran parte
degli antichi codici non sono punteggiati, e che molti lo sono ignoran-
temente , ma si giudichera secondo la nostra opiiiione da tutti coloro
che porranno menle ai numerosi nionumenli che attestano I'esistenza
della colonia di Luni, mentreche la citta di Lucca era a que' tempi un
Municipio ( i ) , la qual sola notizia , come troppo certa , dovrebbe ba-
stare ad escludere ogni controversia.
(i) Cicero. Epistul. XIII i3 — L. Caslroniui Puetus longi princcps Municiiiii tucensis — lo
•Icaso dice Fcsto in Municipes.
DELLA CITTA DI LVm, igi
Anno 170. Airanno 682 di Roma combattcndosi tuttavia la gucrra li-
gustica il consolo A. Alilio Serrano j)Ose i socii latini del sue esercito
a quarlicri d'iQverno in Luni , ed in Pisa (i). Quindi Livio narra le
contenzioni fra i Pisani ed i Liinensi avanti 11 Scualo Romano, lagnan-
dosi i primi di csserc dai coloni Romani cacciati dalle loro terre , e
rispondendo i Luuensi clie quelle terre essi godevano perclie assegnate
dai triumviri, al qual uopo nomino il Senato quinqucviri per la deci-
sione , senza chc lo storico ce ne faccia conosccre il risullato.
Anno i4i- Mancando fatli storici mi volgo a narrare di que' prodigi
che in Luni successero , e ehe gli anliclii con tanta superstiziosa cura
raccoglicvano (2) ; vi nacque un androgino , e secondo il rite patrio fu
per ordine de' PonteGci gettalo in mare : segui questo porlento una tal
pcslilenza chc mancarono ai morli i sepellitori.
Anno 1 33. Allra volta sprofondossi il terreno in superficie di quatlro
iugeri ( 1000 mctri superficiali) e ne sorse un lago , il quale e forse
quello stesso notato dai Rossi come esistente nel tei-ritorio di Vezzano
otto miglia lungi da Luni, cd e una buca profondissima , colma di acqua
dai villici delta rara profondata , la qual parola corre qui in senso di
aia , od area.
Anno 109. AU'anno di Roma 643 si rlferisce la censura di M. Emilio
Scauro, e M. Livio Druse. II primo rese celebre il suo nome coU'aper-
tura della via , da lui nominata poscia Emilia di Scauro , da Piacenza
a Pisa e quindi a Luni, e poi per i Sabati de' quali non e ccrla la
posizione, sino a Tortona. Questa imprcsa e atlestata dai credulo Aurelio
Viltorc , e piu cliiaramente da Strabone die la descrive (3). Alia via
Emilia di Scauro aggiungero qui I'Aurelia aperta in epoca incognita , ma
certamente molto prima dell'Imperatore M. Aurelio al quale da qualcuno
si voile altribuire, posteriormente pero aU'Emilia di Scauro (almcno in
quesle regioni ) perche se cio non fosse non avrcbbe Scauro aperto il
(i) Livio lib. XLUl 9. Sociorum nominis latini exercitu mature in hiberna Lunam et Pisas de-
ducto etc. c lib. XLV i3.
(a) lul. Obsi-qucns. De prodigiis. cip. 81 , 86. La dcscrizione del rito si ha prcsso Livio lib.
XXVII 37 per simile prodigio successo in Sinucssn.
(3) De viris ilhistribus , cap. 3a. M. /Emitius Scaurus censor fiam lEmdiam strai'it.
Slrabone, Geogr. lib. V, pag. 333. L'ltiiicnirio d'Autoniim iiuQ da ijucslo Ironco di sliada , nia
in fine alia Emilia racltc :
Item a Luca Pisas ... m. p. 11,
item a Luca Lunam ... m. p. 33.
ina MEMOniE
iratto tra Pisa e Luni die e comune ad anibetlue, ed altese le com-
raodita del viaggio maiilliino non era qiiesta via cosl necessaiia qiianto
le Consolari interne. L'Aurelia partendo da Roma dirigevasi ai moderni
siti di Statua ( ^/^/Mm ) e di S. Severa {Pji-gos) d'onde costeggiando il
mediterrtineo per Pisa , le fosse Papiriane e Luni sino alia Provenza ,
terminava ad Aries, cd era lunga "^96 miglia (i).
Anno io3. In quesl'anno un nuovo prodigio e rammentato da Giulio
Obsequcnte al capo io3 , come succcsso in Luni, e fu di una pioggia
di sangue.
Anno 67. La guerra , od a dir megllo le depredazioni continue die
esercitavano i pirati sulle spiaggie della dizione Piomana , mosse il Se-
nato ad estirparli, commettendone la cura a Pompeo: per cacciarli dal
seno ligustico , ( die e il golfo di Geneva e non quello della Spezia
come parve al Targioni ) egli deputo Gratilio , ed in breve tempo fu
restituita la quiete (2).
Anno 5o. AU'anno 702 sentendo appressarsi I'esercito Cesariano ,
fug£;'i Pompeo di Roma. Ebbero allora luogo vari prodigi die a lungo
sono enumerati da Lucauo. Per placare gli Dei fu dal Senate chiamato
un aruspice che insegnasse il rito proprio a cio, e spiegasse quei por-
tenti. Cadde la scelta in Aronte indovino Lunense. Lvicaiio ci dik una
lunga e minuta descrizione delle cerimonie da cestui operate , e che
sono interessanti a Icggersi per I'istoria della aruspicina Etrusca (3) ,
quanuinque anzi che un fatto istorico, ie lo creda un poetico episodio:
(i) Lllincrario di Antoniuo da in qucsto silo ;
Pisas
Papiriana m. p. vi.
Lunam m. p. ii.
di modo che vi manca una stazione : mcglio la carta
puis
Fossis Pai>irianLs m. p. it. *
^d TaOerna frigula . . . m. p. la.
Lurtae m. p. lo.
la qiial distanza che c di 33 iniglia mi hi nasccrc sospctlo che uel sopracitato hrano della Emiti.i
li dchha leggerc ill vccc di Luca
Item a Piiis Lunam . . . m. p. 33.
- (:>) Floio lib. Ill, 6 9.
(3) Pliarsalia lib. I, V. ?tr(yCi'i'i. Quesle poctichc csprcssioni di Lilcano furono funic di roolte fallari
asscrziuni. Lo stesso sommo IVIalFei le riptteva per provarc cssere una finzionc TcsisteDza dc'ruderi
di qucsta cilia , diccado che Luni gia prima deU'cra volgare era quasi distrutta.
DEI.LA ClTTA DI LUNI. If)3
Iluec propter placuit Thuscos de more velusto
jicciri votes : quorum qui maximus aevo
/trans incoluit dcsertae mocnia Lunae.
Fulminis edoctus motus , ■venasque calentes
Fibrarum , et motus crrantis in aiire pcnnae etc.
Quel chiamare die fa il poeta Luni deserta a que' giorni e ila pren-
(Icrsi per una esaggerazione , tanlo plu clie cio sarebbe stato prima
tlella guerra civile. Da molli anni la guerra era stata loatana da qiieste
region! : nemmeno soflrl nel transito per I'llalia deU'csercito Cesariano
die aveva tciiula la strada superiore , ne incmoria alciina ci rcsla die
fra i suoi abitanti avcsse luogo guerra civile per I'una o laltra fazioiie.
Ma Lucano intento sopratutto a dipingerc i mali che nascono dalle ci-
vili guerre , voile a' suoi lettori darne uua troppo viva dcscrizione. Quanto
dic'egli dcll'abbandono nel quale giaceva Luni , lo ripete per le altre
citla lalinc (i).
tunc omne Laiinum
Fabula nomen erit: Gabios , F'ciosque , Coramque
Pulvere vix tectae , poterunt monstrare ruinae :
jdlbanosque lares , Laurentinosque Penates
Rus vacuum etc.
Molli mali sofTrirono cerlamente allora le citla d'llaliaj ma proven-
nero questi specialmente dalle fei-oci proscrizioni Iriumvirali e dal to-
gliere die si fecc gran parte delle campagne agli antichi possessori :
ma die si polesscro niai chiamare rovinate e deserte e conlraddelto
dairistoria e dai superstiti iiionumenli.
Anno 4i- I'l quest' anno essendo consoli L.Antonio, e P. Scrvilio
Vatia furono assegnati ai velerani dcU'esercito Cesariano i terreni tolli
ai proscritli , ed alle citla Italiche (2): a quest'epoca pertanto cbbe
una nuova partizione I'agro dclia colonia Romana in Luni. Gli scritlori
di quelle guerre non ne parlano, ma se ne lia notizia presso Frontino
(1) Lib. Vlt, T. 39a e scj>g.
(3) Livii Epit. lib. lai. Vcllcii lib. II -\. Dione lib. 46- .Munum. Aucirano U?. I.
Serie il Tom. i. 25
1 91 MEMORIE
il ineasore , clie cosi la esponc uel suo lihro dcUe colonic: /4ger Lu-
nensis ea lege (jua ager Florenliiias : limitcs in liorain sextain coin'Cfsi
sunt , et ad occictentein plurimum lUrigunt cursuiu : termini uliqui ad
distinctionem nuineri positi sunt : alii ad recturas linearum monstran-
das. Per coiioscei'e poi per qual legge fosse stato assegnato ai solilali
il Icrritoi'io Luuciise, ccco cosa dice Fronlino ili qiicUo cli Firenzc al
quale egU rimauila: Colonia Floi-entina deducta a Triumw'ris , assignuta
lege lulia centuriis Caesarianis in iugera CC. per cardines et decu-
inanos , termini rotundi pcdalcs , et distant a se pedes IICCCC. i'Axr
]>oi presso Fronlino I't'sprcssione ili ager assignatus sia cquivalcule a
quella ili colonia deducta ainpiaiiicnlc diiiioslrollo Viio Giovcnazzi (i)
coiresempio tli Fano , Ascoli, Lucera , Carsoli , Gales , Casino , Venosa
e Siponlo che dagli sciiitori e dai marmi souo detle colonic quanilo
die Frontino scrvcsi scinpre per esse della sua forinola di agro asse-
gnato.
Conlro il parere del Giovcnazzi promosse alcuni dubbi I'Oderico (a)
mettendo in cauipo Topinione die il territorio di Luni possa cssere slato
aggiudicalo allc viciue cilia di Lucca, o di Pisa: ma facile e dileguarli
qiiesti dubbi, assistiti come siamo non die dai citati autori, ma anclie
da numerosi monumcnti epigrafici , ed e vcramcnlc maraviglia come a
qucslo dotlo sfuggisscro que' tanli argomenli clic comprovano il grado
di colonia Romana godulo dalla nostra cilia di Luni che ebbe sempre
la svenlura di vedere parte della sua storia malamente confusa con
quella della ^icina Lucca, senza clic pur uno degli storiografi Genovesi
i; Toscani abbia voluto schiarire questo puiilo.
G\l\ riporlai i mouumeuti storici, ora dari) gli epigrafici Nella lapidc
N." i5 ( dell'anno 28 av. e. v.) I'imperatore Augusto e delto Patrono,
la qual cosa ci indica die Luni non era una prefcttura ; quindi i suoi
Decurioni sono mcntovali nei marmi N.° 3 , 23, e la Curia al N.° 24;
ed ai N.' 2, 3, 27 abl)iamo memoria del collcgio de' Fa!)bri, e di quello
de'Deadrofori , i quali solo trovavansi , come e nolo , nei municipii e
nelle colonii;. Quindi piii csplicitamente e detlo. patrono della colonia
un L. Titinio ai N.' 20, 21 , ed un personaggio incognito al N.° i3 ,
die e un frainmenlo recenlcmente trovato: linalniente la parola Coloni
(l) Avria cilia nc' Vcsliiii, pa^ 8i. Nuovo giornalc <ic' IcUcrali d'ltalia , Tol. Ill , pag. 3i
(a) LeUcre Ligiuliclic pag 38.
DEI. LA flTTA ni I.U-M. igj
cliiaramcnte leggcsi in marmo noto sin tlal priucipio del XV secolo ,
t; dalo al N." 6, cd in qucllo del N.° 13, cd in ambeduc ((iiesli iil-
liini tro\iaiiio una disliiizionc positiva tra gli abilanli vcnuti da Roma
c qiielli loculi , o vcnuti da paese vicino ( Iiicolae et InquUini) come
succede per altre colonie, per figura , in hipidc di AbcUa nclla Cam-
pania (i), e di cpianto peso sia nellc lapidi qucsla dislinzione fu con
niolto acume dimosiralo dal dotto sig. Guarini (2). Ora, qual marmo
si produce a favorc della citla di Lucca die allcsli aver essa avulo
queslo grado ?
Le colonic, godcndo del driUo de'sulTragi, erano ascrillc a qualclic-
duna dclle tribu Romanc : Luni lo fu alia Gaieria , come u scriUo ne'
marmi N.° ii, 20, 21 e 34, come di due solduli in latenolo militare
prcsso ]\Iuratori (3) e di un aitro in lalercolo edilo dal Blasi (4), e 11-
nalmentc in un frammento rcccnlemente scoperto, ncl quale si e sal-
valo il nome solo di qucsla Iribii. Alia Palalina invcce apparliene C.
Lepidio al N.° 2'^ , ma di questi , come di uomo militare, non possiani
dire clie fosse di Luni per essersi ivi rinvenuta una sua meinoria : del
resto poi e noto clie non era necessario che una inticra citta si ascri-
vesse ad una tribu sola.
Trascorrono quindi molti anni senza che memoi'ia alcuna di questa
citla trovisi nolle islorle , la qual cosa si deve attri'juire alia pace di
cui allora godeva I'ltalia: fu appunto in queslo lasso di tempo clie mag-
gior fama vennc a Luni e maggior ricchezza per la scoperla delle sue
i'elebri latomic.
Anno volg. 44- Appare quindi ( benclie ne tacciano gl'istorici ) clie
nella designata da Claudio spedizione Brilannica fosse il golfo Lunense,
come gia lo era stato piii volte durante la repubblica, destinalo a con-
^egno delle navi Romane. Di questa navigazione parla Dione , e Sve-
tonio narra il pericolo corso dalfimpcratore, e cagionato dalia violenza
del vento Circio presso la Liguria : Hue ( ad Britanniam ) quiim ab
Ostia navigaret , vehementi Circio bis poene demersus est , prope Li-
guriam iuxUique Stoechadas insulas. Che la flotta Romana convenisse
(1) Rciuesius CCLXXU 37.
(a) lUustruziouc del marmo Piitcolano , pag. ioo-i58.
(3) Appcndicc JDIXL.
(4) Prcsso OJcrico. Syllogc, pag. Sao.
Ii)(j MEMORIE
allora alineno in parte nel golfo della Spezia c iliinostralo clall'innpos--
sibilila clic si numeroso navilio si liunisse nel solo porto alia foce tlel
Tevcrc ; che poi ClaiuKo , forzalovi dal vento , abbia soggiornalo nel
seno Lunense, ci c nolo per le parole ili Scribonio Largo medico con-
teinporaneo, come largamcnte dimostra Giano Cornario ncUa premes-
sagli introduzione. Parlando aduncpie Scribonio del trifoglio aculo, dice
(i): nascitur et hoc Siciliae plurinnim: nam in Italiae regiouibus nus-
quam cam vidi herbam, nisi in Lunae porta, quum Britanniam petere-
mus cam Deo nostro Caesare , phiviinum super circamdalos mantes.
Opina TDempstero die il porto Lunense quello sia nel quale si allesti
la niariltima spedlzione conlro Gildone governatore dell'Affrica all' anno
>olgaie 398. Narra Clandiano che a Duce dell'lmprcsa fu scclto Masce-
zel fialello die era di Gildone : cplndi ne descrive i preparali\i (a):
praecipaos electa pube maniples
Disponit , portuqae rates instaurat Etrusco.
Ma die il poeta qui parli non di Luni, ma di Pisa citta allora molto
florida , cliiaro apparisce da quanto dopo alcuni versi ci espone della
partenza e \iaggio della flolta :
arripiunt naves , ipsique rudentes
Expediant , et vela ligant , et comua summis
Associant malis : quatitur Tjrrhena tumultu
Ora , nee Alpheae capiunt navalia Pisae.
Chiuderb la parte antica della istoria di Luni colla poetica descrizione
(•he ne fa il Burdigalense Rutilio Numaziano che portandosi in palria
percorse queste spiaggie Tanno ^i& (3):
Advehitur celerl candentia moenia lapsu
Nominis est auetor Sole corusca soror.
(i) Dc compositionc nietlicamcalorum cap. ^l. op. Mcdicac arlis principes.
(a) Dc bcllo Gildonico. v. 4 '5.
(3) Iliuciarium lib. II. v. Co t scgg.
OEI.I.A CITTA DI LUKt.
'9-
Jndigenis supcrat ridcntia lilia saxis ,
Et Levi radial picta nitove silex.
Dives marmoribus tellus , quae luce coloris
Provocat intactas luxuriosa nives:
E sono quesl't gli ulliini vers! chu ilel poema di Rulilio ci siano ri-
inasli , sveiUura al certo ]ier chi stiulia la topografia dcllc riviere Li-
guri , poiche dalla copia di nolizie ch'egli somniinistra si puo esscre
certi che a liingo avrcbbe dcscrilli i susseguenti pacsi, e scgnatariicnte
il golfo Lnnense. Devcsi pero osservare che quel candentia moenia non
dove esscre prcso in senso di miira di cilta , ma si degli edifici com-
presi , e segnatainente de' pubblici, come Virgilio :
Moenia lata vides tviplici circumdata niuro.
Che le mura di Luni fossero di bianco marmo io non me ne posso
persuadere , fjuanlunque lo credano alcuni moderni , e Ciriaco dia le
misure di alcuni sassi quadrati i quali avranno probi»biluiente spettato
ad altre fabbriche : un recinto di citla non puo sparire cosl facilinente ,
e nolle cscavazioui che pei bisogni deU'agricoltura si van facendo nel
suolo di Luni da moltissimi anni non si sono trovate mai simili pielre,
e ncniineno ne'\iciui paesi nessun masso vedesi che si possa ragionc-
Tolmcnle supporre proveniente dall'antica cerchia.
Le notizie che abbiamo posteriori a quest'epoca non altro ci soirmi-
nistrano per qucst'infclice citla die un cunuilo di svenlure : depreda-
zioni Longobardiche , rovina Saraccnica e Normannica, cpiindi la ual
aria e finalmente Tassoluto annichilamento.
S'era fra i Lunensi piii presto che altrove introdotto il cristianesimo :
che anzi uno de' loro conciltadiui, Eulichiano era stato eletlo Papa sin
dall'anno 2'^5 , e sede circa nove anni (i)
11 loro prime Vescovo secondo 1' Ughelli fu un Habet Deus (2) ma
(1) Annstj>ius Gtbliutli. Eiitychianus natione Tusclts , ex patre Marino ( vel Maximo) Je cix-i~
late Lunae , scdit annos 8, menses to , dies 4*
('i) Italia dacra vol. 1, jiug. 633.
ig8 MEJIORIE
ossci'vano i BollanJisti (i) da alcunc iiicocrciize die si narrano circa la
sua morte , non cssere probaliile cli'egli \cramente ne fosse Vescovo :
e poiche siamo in queslo proposito diro che lal sos|)elto nacque presso
i Bollaiulisli dalla tradizionc ch'egli fosse marliiizzalo ilai Vaiiclali Aiiani
i quali giusla le loro osservazioiii non cbliero agio ne tempo a muovere
in Ilalia persecuzioni contro i Cattolici : a (picsta popolare credcnza
pnre si riporta I'opinione per la quale si disse esserc stala Luni di-
strutta da quel popolo: opinione che non ha aleun fondainenlo istorico,
se non sc nelle depredazioni che Genscrico fece in Toscana , ed in
una lapide SarzanesCj supposta trovata in Luni , che a lui ne riferisce
la rovina , la qual lapide oggi Irovasi nella locanda della posta in que-
sta citta , cd e manifestanicnle opera del XV , o XVI secolo. Ccrto e
perb il Vescovo S. Terenzio e quindi Vittore che intervenne ai coneiii
Romani de' primi anni del VI secolo; poche notizie circa gli Ecclesia-
slici di c[uesta diocesi ahbianio quindi presso S. Grcgorio Magno (2).
Nelle successive devastazioni ile' barbari in Italia non eonoscesi che
questa citta solferlo avesse alcun parlicolare danno , tanto piii che era
lontana da Roma e dalle principali vie che ad essa guidavano , e si-
tuata in paese men ricco e che per conseguenza meno doveva allettare
que' settentrionali : nessuna notizia pure ee ne tramandb Procopio nella
sua istoria della gucrra Gotica , onde appare che senza rumore cUa
abbia seguito il destino delle altre provincie che le son finilinie.
Anno 641. Ma ritornando a parlare della istoria di Luni diro che la
prima sua rovina e da credcrsi fosse per opera de' Longobardi, e dalla
conquista fattane da questo popolo impariamo essere stato il territorio
Lunense vuiitamente alle due riviei'e Liguri sino circa la meta del VII
secolo solto il dominie degli Imperatori d'oriente, essendo I'invasione
del Re Rolari dietro alcune sue jirobabilL induzioni fissata dal Muratori
aU'aimo 64'- Paolo Diacono zelante della buona fama de' suoi esprime
seuiplicemente il lliUo della conquista (3) : Igituv Rhotari Rex, Roma-
noriim cwitales ab iivbe Tusciae Lanensi ( oppure ab Lima urbe Tusciae
secondo il Lindenbrogio ) universas quae in Utore maris sunt , usque
ad Francorum fines cepit. ]Ma c cio troppo divers.imente narrato da
(i) Acta Sanctorum. Fcbruarii vol. Ill , pag. i5.
(q) Epistularuru lib. V. 3, /).
(3^ De gcstis Loiigobji durum lib. IV , cap. 47'
DEI.LA CITTA DI LL'NI. 1 yf)
Frcilegario aulorc sincrono cd imiiarzuile come straniero (i) Chvoturius
Hex cxarciCu Geiuwaiii tnariliinaiu , /Hbingdunum , fUirigottim , Sau-
nain , Ubitergiuin et Lunam , ch'iCutcs in litlorc maris ile Iniperio au-
ferens vastut, runipit , incendio concrenians : populuin devipit , spolial
et cuptivitate cotideiiinut. Muros civilutibiis subscriptis us(/iie ad Jiin-
daincnlum destruens, vicos has ci\'itatcs nominare pracccpit. In qucste
parole del Cronista Francesc bisogiia fissar rattenzione soinalutto nclla
ineuzloiie esprcssa ehc fa tlell'aver Rotari rasale le mura di tulle qiie-
ste citla , mciizione di alia imporlanza jicr la sloria di Liiiii.
Negli ullimi aniii del pontilualo di Grcgoiio 11^ cioe in-inia del ^Si
riferisce Anaslasio Bibliotceario una sollevazioue cccitata iu Toscana
da uii Tibeiio dello Pelasio nc' villaggi e eitta di Bieda , Malurauo e
Luiii j>ei- crcarsi iinpei-atore dc' Romani. JJa Luni e Iroppo dislanle
dagli altri due paesi sili in iiiui-emma lulla odierna legazione di ^ iterlx*
pei- poter pi'cudcre parte a quel niolo , e d'alti'onde era allora suddila
a' Longobardi , onde apparisce essere il nome di questa citta confuso
con quello di un'altra difficile a restituirsi : ])iopone il Muratori di Icg-
gervi Viano (2).
Uu altro punto clie fu molto controverso nella istoi'ia di questa eitta
si c qucUo della pretesa donazionc fallane ai Romani Pontefici. Leone
Ostieuse la fa risalire sine all' anno 'j54 allorehe Papa Stefano II in-
eorono a Parigi il Re Pipino co'suoi figli Carlo c Carlouianno, dal elie
ne seguirebl)e che queslo Re donava altrui cio che non aveva , ue di
tal cosa fauno inenzione gli avitori sincroni (3). Ma siccoine questa do-
nazione , e stimala supposla dal Muratori e dal Pagi eon validissiir.e
ragioni, cosl credo essere meglio trasandare questa discussione che
parlarne {t\) , come pure del preteso editto del re Desiderio per ripo-
polare le citta scadule di Toscana , che luttora consei'vasi nel palazzo
jmbblico di "Viterbo.
(1) Chronicon c;ip. ^i prcsso Duchesne Historiac Francoruni scriptorcs vol. I.
(j) Anaali d'ltalia 73o. Anust. in Gi'cgoriu II.
(3) Chron. Cassincusc lib. I, cap. 7.
(4) La prt'tcsa coiitituzionc di Lodovico Pio alPanno 817 t* data dal Liinig. ( Codex Italiac Dipl.
vol. I], pag. 6tji ) Gli sU-sai conlini per Luni c Monte Bardone sono d.iti d.d cardinalc Arago-
itcnsc ni'Ua vita di Grcgoriu IX , da Douizzone nella vita di Matilda, ^a Anustjbio in Adiiano L
dair Holstenio c <ta altri scriltori prcsso il Beretti nclla di:}sertazionc Corogralica ; vedasi pure il
Conipcndio slorico di Lunigiana. Parma , 1780, cap. 5.
300 MEMORIE
Aiiuo S4i). A quest'amio riferiscc rami.ilisla BerUniaiio presso Dii
ohcsne il pi-imo sbarco dc' Saraccni a Luiii ed il sacco della cilia :
Mauri ct Suraceni Lunam Italiue civitatem adpredantes , nullo obsi-
itcnle , mavUima omnia usque ad Provinciam devustant. II niodo facile
i-ol (^uale impadroiiironsi di Luui ( poiclie di ncssuna resistenza fatla
jiarla rannalista) chiaramcDte si)icgasi colic so|)racitale parole di Fre-
degario dcllo averne Rotari dlslrulle le inura. Qiicsla spedizione parli
allora dai porti di Sicilia non cssendosi per anco i Saraccni aiinidali
in Frassincto, ma allorche sul fiiiirc di questo secoio vi si fissarono (i)
sari facile il compreaderc a tjual' estcnsione di paese siaiio giunte Ic
loro devaslazioni.
Anno 846. L'anno decimo seslo deiriinpcro di LoUario i Normanui
dopo aver prese e sacchcggiate Soissons e S. Quinlino il giorno 28 di-
cemhre impadronironsi di Parigi : cpiindi insegiiiti daU'csercito riunilo
di Carlo il Calvo c di Salomone Re di Bretlagna furono dal priino la-
sciati parlire di Francia dopo sborsata una somnia di danaro. Allora
imharcatisi venuero ad approdare sulle coste d'ltalia dove presero e
sacrhcggiarono la citta di Luni , nella quale il loro capo ^detto Hasting
qualchc tempo fermossi. Cos! e narrata qiiesta spedizione de' Danesi o
Normanni da autore contcmporaneo (3). Sicqiie Hastingus per pelagus
Italiam rediens Lunam ci\'itatem cepit , et ibi remansit , ct factus est
Carolo ex inimico amicus. Con questi concorda I'aulore dell'antica cro-
naca data dal Duchesne e da lui creduta opera di un monaco Floria^
cense Hex Karolus cum praefato tjranno ( Alstagno per Ilastingo )
foedus pepigit et hosteni quern, ferro nequibat , auro compescuit. Quo
foedcre secuto AlsUignus a Francorum terra per oceanurn pelagus Ita-
liam tendons , Lunae portum attigit , et ipsam urbcm continuo cepit.
Qua potilus per numerosa annorum curricula ibidem deguit , Bcgic/ue
familiaris postniodum factus est et ex inimico amicus. Vero iste Alsta-
gnus vulgo Gurmundus verso nomine solet appellari.
Vari sono i nomi die si danno a questo capo Normanno , variela
prodotta forse in gran parte dal diverse modo col quale pronunciavasi
nelle provincie da lui devastate; clii lo chiaina Anstinno, chi Adstagno
(1) QuMlV-poca c fissala dal si^'. Rciiiauil airamio 88y circa, c la loro cacciata al g(|5 : cgli
jK:r6 non parla dtlla jircs* di Luni falUi da que' harbari ncl IX sccolo, no di i|iii lli ncl XI ( In-
T.ision dcs Sarrazins en France , en Savoic , en IMeinont etc. )
(a} Clironicon Turoueusc ab anno 8.'|i ad 8c)3 apud Duchesne.
DELLA CITtX 01 LUMI. 30 1
Alstigno , Adstigno e volgarmente dicevasi Gurmondo , ma tal piccola
variclu ncl noine non du luogo a sospeltare sopra I'idcnlicitu dclla per-
sona: fa pcro d'uopo avverlire che gli scrittori delle cose Nonnanniclie
narrano esserc stata quclla spedizlone realmeute coudoUa da Ilasling ,
ma accompagnala da Bier, o Brier soprauomato Cosla-di-ferro figlio di
Lobroco , o Lethroco Re di Danimarca (i) vedianio adunquc che hi
sola diversita di conto che corra fra i due citali autori, si c che il mo-
uaco Floriacense ( il quale pero copio la cronaca di Tours , come ap-
pare dalle pai'ole che son le stesse ) fa rimanere Hasting in Lunl per
lungo tempo per numerosa aimorum curricula , quando che Taltro non
aveva detto se non che et ibi remansit : ma probabilmente non lungo
spazio , poiche godendo I'opportunita del sito avrebbero i Normanni
estese le loro incursioni nclla Lombardia e nella Toscana della qual
cosa non si ha meinoria presso gli autori contemporanci come nemmeno
<li sforzi fatti per cacciarneli , la qual cosa m'induce a credere che i
Normanni poco tempo piii abbiano solFermato in Luni di quello che
loro bastava per saccheggiar la citta ed atlendere tempo propixio alia
partenza.
Questa, cred'io, che sia la fedele isloria della presa di Luni per opei-a
•de' Normanni , ma le avventure presso che incredibili alle quali nelle
loro peregrinazioni andavano incontro que' seltenlrionali , la loro auda-
cia, ed il terrore che incutevano ne' popoli, fecero nascere mille strani
i-acconti, e tali che, avvegnacche narrati da antichi scrittori (non pero
contemporanci ) non e possibile dar loro pienamente fede, tanl'e il fa-
voloso velo che li involge ; finalmentc tra i moderni scrittori moltissimi
o non conoscendo tal fatto o non prestandoci credeuza lo ommisero, o
lo negarono.
Dopo il risorgimento delle leltere uno de' primi a narrare questo fatto
fu Giorgio Stella che dice aver ricavata tal notizia dalle carte della
cattcdrale di Sarzana(i), e nella lapidc Sarzanese data tra le spurie al
N." 8 , dicesi quella essere Luni a Novergis Licro duce eversa. Nello
(i) Ordcriro Vitalo. Hist. Ecclesiastica lib. Ill Biitr cognomenio Costa- Fcrrea ftlius Lobroci
Regis Danorum cum HasUngo nulrititio sua etc ; lo stcsso dice Uugliclino di lamicge al lib. 1
cap. 5.
(a) Annates Gcnucnscs lib. Ill presso Muratori R. I. S. vol. XVII. Proul exUaclae me docue-
runt ItUerae a Sarzanae Episcopali Basilica.
Sehie II. Tom. i. 36
203 MKMorn:
stesso secolo uc scrissero Leonardo Padovano ed Antonio Ivani come si
dissc lU'Ua introduzionc : la nairazione di quest'nllimo e afl'aito con-
fornic a f|uclle die porleromo in soguito. Nc ]iarli) c[uindi Allierlo Kran-
zio sul fiiiir di quel secolo nella sua stovia dt'Regni aquilonari , e la-
sciando altri ininori sci-ittori cilero I'Holstenio cLe nc sci-isse nel i665
ncUe sue note a Cluverio, c 1' Harduino vent'anni dopo nella edizione
di riinio n«llc nolc al libro terzo. Fi« qnindi apcrtamcntc impvignato
dal P. Bcrelli nella sua dissci'tazionc corogi"tifica doU'Italia del medio
evo: nega egli clie mai Liini sia stata presa dai Sauaceni, e prestabilitu
lopinlonc eke pex* mandar a fine simile impresa i Normanni avessero
dovuto venire dal Regno di Napoli , dice ( conlro I'asserzione dcgli
scritlori antichi) essere pur false Ic istorie delle loro invasioni in cpiesla
parte di Toscana, e ne taccia come iuventori que' due dotli ollrenion-
taiii. Al Beretli fece plauso il Wessclingio nella sua edizione dell' Iti-
nerario di Antonino. Quindi , per tacere di altri, il Muratori cui niuno
accHsera d'ignoranza di quegli eventi, racconta bensl un'incursione Sa-
raccnica , ma tace di quella de' Normanni , e quest' opinione in lui fu
cccitata forsc dai romanzeschi accidenli che ricoprono quanto v' ha di
positive c d'istorico in tutta la narrazione di quel triste fatto.
Ecco admique un sunlo di quanto operarono i Normanni e dcH'astu-
zia usata dal loro duce Hasting , giusta I'esposizione che ne fanno tre
scrittori , ma tulti posteriori di molto alia mcta del secolo nono alia
quale si riferisce. Narrano essi che Hasting partilo di Francia propose
a' suoi di renders! padroni di Roma ed- aggiungerla al loro impero. II
suo parere e accettato , spiegano le vele al vento, e secondo. le parole
di Dudone di S. Quintino si fanno padroni delle tcrre dell'una e I'altra
spiangia : sbaltuti dalle tempcsle atlL'rrano il lido presso una citta che
i Francesi chiamavano Lunxc , o Lux , e gl'Ilaiiaui Luna ; qui noto so-
lamente che Luni situata meglio che due miglia dentro la pianura , e
fra terreni coltivi non poteva essere Tcduta dal mare : tuttavia i Nor-
manni la prendono in iscambio per Roma , crrorc incomprensibile in
quegli arditi e valenti Scandinavi che ogn'anno p'artendo dalla loro pa-
tria , risalivano i fiumi della Francia e portavansi ad assalire quelle
tali citta che avevano dcstinalo, bcnche fossero tulte allora molto meno
cognite al mondo che non Roma alia quale i soli pellcgrinaggi altira-
vano immcnso concorso di popolo : era allora Roma senza alcun dub-
bio la piu vasta citta d'Europa , c la sua ampiezza \eniva ancora esag-
DELI.A CITTA DI LUNI. ao3
gerala dai viaggialori, mcnlre Luni fu scmpre compulata fra Ic piccole
titta, di modochc sempre piu inconcepibilc si rende lal equivoco.
I Normanni ne aminirano le miira che erano di inarmo bianco , mal-
grado die le avesse distrulte il re Rotari ; ecco come le descrive Be-
nedell o da S. Mauro :
Hastenc esgarde la cite
De si tres grant nobilite
Cum li fosse issunt parfunt
Li terrer roiste contremunt
E li haut mur de sus asis
Od les portaus de niarbre bis
Cum les turs sont batailUees
Forz h defendfe apareillees
J^eit la gilt gent qui dedens est
Q. de combatre sunt tuit prest etc.
Hasting scoi-gendo difficile rimpadronirsene di viva forza , usa I'asluzia :
inanda suoi messi in cilti a dire al Vescovo ed al Conte ch'egli non
voleva far loro alcun danno, ma che trovandosi in pericolo di morle
voleva ricevere il baltesimo : ha luogo la funzioue , poi ritorna alle sue
iiavi : si finge morto , e collocatosi sopra una bara coUe armi sue co-
perte e portato da' suoi a seppellirsi nella cattedrale od in un mouastero.
Giunli in chiesa, Hasting si alza repentinamente , uccide il Vescovo cd
il Conte : e imilato da' suoi che fanno ampia strage , e pochi I'cstanti
prigionieri conducono alle loro navi. Gloriabatur j4nsUgnus cum suis ,
ratus cepisse Romam caput mundi, ma dopo che seppe quella non es-
sere la capitale del mondo cristiano voile che si devastasse inliera la
provincia e si mandasse a fuoco la cltta , quindi imbarcalosi fece ri-
torno in Francia , e Bier dopo un naufragio andossene in Inghiltcrra ,
c poi nella Frisia.
Primo a presentare in tal modo tpieslo favoloso racconlo fu Dudone
decano di S. Quintiuo o ch'egli ne sia I'inventore, o die lioppa fede
abbia prestato alle popolari novelle : scrisse cgli pii d'un secolo e mezzo
do|)o la spcdizione Normannica (i). Dopo questi viene Gugliclmo Cal-
( I ) Dc inoribus cl actis Normaunorum lib. I. VcJasi presso Fabricio il giudizio circa qiitsl'.iu-
aii'l MEMOniE
loio nionaco tli Inniicgc , ilcl (juale i (piallro priiiii libri iion soiio che
Hu conipendio ilcUa isloria cli Diulone (i): c fmalmciilc Bcncilclio di
S. Muuro autore di una cronaca di Noriiiandia in vorsi di anlica lingua
IVanccse , stauipala in parte nell' opera del signer Dcpping (a) della
quale io debbo eognizione alia cortcsia del signor Cavalicre Gazzcra :
che anche qucsto scrittore abbia copialo Dudonc e cvidcule al con-
fronto , c fu gia notalo dal Dcpping isiesso nel discorso prcliminare.
Dopo cio io non so qual fcde debbasi dare a siflatto racconlo : osscrva
il Dcpping che un'asluzia simile allatlo a quclla di Hasting fu usata da
Roberto Guiscardo per iinposscssarsi di un caslello in Calabria , ed e
uarrala da Guglicbno Pugliese (3) : egli I'adduce come prova della ve-
rita del falto , a me pare inrece , che simili avventnrc ripetulc troppo
svelino un'origine I'omanzesca.
E poiche siamo a dire di cio che v'ha di favoloso nella istoria di
(jucsta citta , e curioso il conoscere un altro racconlo che e prcsso al-
euni scrittori del risorgimento delle Icltere: di dove traesse origine si-
inil voce uon e nolo , seppure non e Io stcsso romanzo di Hasting nar-
rato dal popolo in altro modo. Ecco come e dato da Giovanni Villani
dove parla della dislruzione di Luni (4) poi fit disjatta per genti ol-
Iremontane , per cagione di una donna moglie d'lm signore che andando
a Roma, in quclla citta fu corrotta d'adulterio, onde tornando il delta
signore con forza , la distrusse , ed oggi e diserta , e la contrada mal
Sana. Poco diversamente e questo fatto raccontato da Leandro Alberti,
il quale pero vi aggiunge che la donna si finse niorta (5).
Ne meno chiaramente il celebre imitatore di Dante ed a lui poco po-
slcriore Fazio degli Uberti (6) :
lore dato da Vossio , il quale pciisa Dudonem poetica tuagh , qiiam hislorica fide scri/tsisic y
aden mitttas infersisse Jabutas .
(0 Hisloriac Normannorum. lilt. I, cap. 9, lo 11. Nclla C[)if«tola ilcdicaloria a Guglielmu il
rnnquistalorc egli dice: Principium namque narrationis usque ad Hicbardu/n II (anno 996 ) e />«-
doitii perili vit-i historia collcgi.
(•i) Histoirc dcs expeditions maritimca des Normands. Paris , i8a6 , vol. II , pag. 273, c segg.
BcucdeUo &ci'isse la sua istoria per oi'dine di Eurico II, cioc dopo il ii5o, c non fu inlieranientc
starapata se non ora nclla gran coilczionc istorica di Francia dal sig. Michel.
(3) Dc Normannis lib. II in fine : presso Muratori R. I. S. vol. V.
(4) Islorie. lib. I , cap. 5o.
(5) Desrcizione d'ltalia. Bologna x5jo pag. i\.
(6) Diltamondo. lib. Hi , cap. C.
DELLA CITTA DI LURI. So5
Lussuria senza legge matta e sconcia
f'ergogna e danno di colni che t'usa
Degno di vituperio e di rimbroncia.
Noi fummo a Luni ove ciascun i'accusa
Che per la tua cagion propriamenie
Fit alia fine disfaltu e confusa.
A qiiesli aggiungo il Pclrarca che tieU'Ilincrario Siriaco dopo aver
tlescritte le riviere Liguri , e le rovine di Luni presso il mare , e so-
jira la sinistra della Magra , segue a dire : Aliiid cnim hac in parte
nihil habeo magnum exemplum fugiendae libidinis , quae saepe non
modo singulorum hominum , sed magnarum nrbium et locupletum po-
pulorum ac regum fortunas pessumdedit , licet huiuscc rei exemplum-
mains et antiquitis Troia sit. Le quali parole tutte ripeto che ad altro
non servono che a chiarir vicmcglio quanto velata di favolosi racconli
sia la sloria delle ultime devastazioni di questa citta. Infatti Dante , il
quale delle cause della decadenza di Luni meglio di tutti dovcva essere
istrutto , come quegli che soggiornato vi aveva , la ascrive al destine
comune delle cittJk e segnatamente alia mal'aria, come con molto acume
chiosa Benvenuto da luiola , il quale sbaglia poi nel dire che '-fuit olim
magna et potens civitas , tamen deserta iam sunt mille anni ( i ) :
Se tu riguardi Luni ed Urbisaglia
Come son ite e come se ne vanno
Diretro ad esse Chiusi e Sinigaglia ,
Udir come le schiatte si disfanno
Non ti parrii nuo^'a cosa ne forte ,
Poscia die Ic cittadi termine hanno.
Anno 860. Forse un'altra rovina ebbe pochi anni dopo a solFrire Ja
iiifelice Luni, seppurc gia erasi rialzata: in quest'anno dilFatti abbiamn
nnlizia di una seconda incui'sione Normannica seguita da ro\ina di piu
(1) Paradise. Canto XVI. 73.
ao6 MEMORIE
citli in que' Jinlorni: deinutn Jlaliam petunt, et Pisas civitatem aliasque
capiunt atque demstarU (i).
All' anno 894 , cliiamato in Italia da Papa Fornioso , il re Arnolfo
<li Gennania calatosi dalle Aljii ed avviandosi alia volla di Roma ne'
giorni del Natale soggionio in Luni secondo gli annali di Fulda (a) :
a qucsli pei'6 si oppone nella sna cronica Ennanno Conlralto die cio
registra couie successo in Lucca, al qual testo adcriscc di prcferenza il
Muratori die suppone esscre pei" tal inodo stato Arnolfo accolto in quc-
sta cilti dal uiarchesc Adalberto , benclie si polrcbbe a cio opporre
che se Adalberto favoreggiava Sergio rivale di Formoso e causa della
chiamala in Italia di Arnolfo , non par probabile qucsla repcntina ami-
cizia e fidaiiza dcll'uno neU'altro ed infatli non ne abbiamo testimonianza
da quegli istorici : oltre a cio molto frequentata era allora la via di
Pontremoli per clii di Lombardia recavasi nella Toscana , le quali ra-
gioni mi fanno propendere piuttosto ad attenermi alle parole dell'ana-
lisla Fuldense die non a quelle di Ermanno.
Tultavia la devaslazione Normannica aveva per tal modo rovinata
qucsta citta die mai piu non si riebbe: cio palesasi da una carta di Oltone
il grande data nel 963 al Vcscovo di Luni , e riportata dall' Ughelli :
in essa la citta e nominata curtem de Luna cum mercatis et periinen-
Uis suis. A cio aggiungasi I'ultima rovina a cui soggiaccfue piil celebre
che non quella de' Normanni forse perclie fii una delle cause finali del
suo abbandono. (anno ioi6) II fatto e raccontato da Ditmaro (3). In
Longobardia Saraceni navigio advenientes , Lunam civitatem , fugato pa-
store invadunt et cum potentia ac secwitate fines illius regionis inha-
bitant etc. ; qiiindi siegue a narrare la spedizione contro di loro com-
binata da Benedetto VIII ( la quale dovette essere composta anche per
soli motivi politic! di Pisani e Genovesi ) die li vinse dopo tre giorni
di combattimento ; qual fosse il re loro che pervenne a fuggire e d'onde
venisse e taciuto da Ditmaro , ma bene si argomenla che il re fosse
quelle conoscinto solto il noiiie di Musetto signore della Sardegna e
delle Isole Baleari.
^i) GesU Normann. Chronicon de gcstis Nornunn. Annalts Francoruni Bcrtiniani.
(u) Prcsso Duchesne vol. II.
(3) ChronicoD. lib. 7 apud Lcibnilium Rcr. Brunsv. Script. Vol. I. Forsc, sc non m'inganno, a
que&ta devaslazione di Luna irialamcntc raccontata dal volgo si rifcriscono le parole Luna versa
in sangmnem che appunto solto quesl'.inno Icggonsi in due brevi cronichc Cassinensi nel vol. V
del Muratori.
DEIXA CITTA DI LUNl 3*7
Dopo quesl'iiltima distruzione nessun segno piu appare tli grandezza
o polenza in qucsla cilia ; in tlonazionc del io85 presso Ughelli fatla
da Alberto niarcliesc Malaspina si jncntova Ecclesia S."' Marine in loco
Lunae , parole , die abbastanza nc spiegano la decadenza. Biferisce
quindi Ughelli una carta del 1124 «laJla «jual€ apparirebbe essere di
nuovo cresc'iula I'iniporlanza di qucsta cilia , se non avesse gia arver-
lito il Muraloui (i) che laddove dice Glorio.ia itaqiie civitas Luna etc.
iicl codicc Pallavicino di Sarzana c reramente scFitto Luca e non Luna
oolla quale emendazionc- fu pure edita dal Liinig. Si possono vedere
presso rUybelii altri dij)lomi del 118S, 8S, e gr, i tpiali pcro piut-
toslo rlie alia sloria della citla spettano a conferme de' bcni de' suoi
vescovi. Ma la rovina caiisala all'antica Luni da tante barbariche di-
slruzioni , I'abbandono della coltura e dell'alveo del fiuine , e per con-
scgnenza i suoi straripamcnti ne resero malsana e disabitata la cam-
pagna e quanto rimaneva della ristabilita cittii. Gia usavano allora i ve-
scovi di abitare in Amelia ed in Sarzana , ed il progressivo aumento di
qucsta moderna citta, che in que' secoli non e mentovata che coi nomi
di borgo e di castro, fini per incitarli che in essa si trasferisse la sede
episcopale , come fecesi I'anno 1204 per bolla di Innocenzo III, e qiie-
sta fu I'ultima e la piCl forte cavisa del finale ed assoluto abbandono di
Luni ; pure la fama dellc tante sventure di qucsta cilia visse lungo
lempo nel volgo, ed altre devastazioni se ne raccontarono le quali non
sono autenlicale dagli scritlori conlemporanci : dico della distruzione
pretesa fatlanc dai Genovesi e dai Lucchesi , coiravervi questi ultimi
seminato il sale, della quale opinione di scrittori quattrocentisti si pos-
sono vedere le cilazioni ne' Viaggi del Targioni.
(1) Anlicliila EsUiibi parte 1, pag. i54- Una prtiva posiliva ddlcsserc Luni dopo il mille ritor-
ii.ita in fpiali-lir sUito I'abbiamo dai nioUi frammt-Dli d'iscriiioni die trovansi ne'suoi rndrri , e
the tlai carallcri vcdonsi «colpil'e ncl duodecimo ed anchc nel dcciraoterzo secolo , e ncl Il54 la
tiltj ili, Lniii e espressamenle iDciitovala nell'Itincrario dellabaU- Tragoieiisi;.
ao8 MEMoniE
CAPITOLO III.
COMMERCIO DE'LUNENSI.
Da quanto lasciarono scritto gli antichi trovasi clic Ic commerciali
relazioni degU abltanti dl Luni cogU altri paesi aggiravansi tutte sui
■ prodotti del loro suolo , ed erano specialmenle in generi di consumo
e ne' loro famosi marmi. Circa il primo punto diro quel tanto che al)-
biamo dagli autori che narrano essere stato il cacio di Luni di slraor-
dinaria grandezza , onde scriveva Marziale :
Caseus Hetruscae signatus imagine Lunae
Praestabit pueris prandia mille tuis (i).
Cosi pure erano i vini Lunensi slimaii pei migliori d'Elruria. Etru-
riae palmam Luna habet. Erano questi certamente prodotti dalle viti
die chiaraavano Apiane , descrilteci da Plinio (2) Apianis apes dedere
cognomen , pvaecipue earum avidae Etruria nulla magis vile
gaudet.
Ma gli avvantaggi che codesto commercio poteva fruttare ai Lunensi
spariscono appetto alia rinomanza , ed all'utile che loro ne venne dalle
vicine cave di marmo , ora cognito col nome di marmo di Carrara: la
quantita che se ne esporlo si puo dire che vince ogni calcolo, non es-
sendovi quasi citta d'ltalia ne' di cui ruderi non se ne siano ti'ovale
considcrabili saldczze di frammenli slatuari od architettonici , ed a
([uelle cave devesi I'essere slata Roma , I'ltalia e gran parte d'Europa
fatte Ubere da un tributo che dovevasi alia Grecia.
Che queslo marmo sia rimasto sconosciuto agli Etruschi che lo pos-
scdevano , od a dir meglio che questi non ne abbiano fatto uso , pro-
(1) Epigr. loco cil. c Plinio lib XI 97 mixlnque Hetruriae atque Liguriae conjinio ( c.tscnm )
mngnuudine consftictium , tjuippe et ad singula milliu pondo preinitur.
(2) Lib. XIV 4)^7- Qucsto vino vuolsi ora riconosccrc nel coei detto Amabilc dclle cinc[nt;
ttrre, c parmi sia qucllo slcsso che da Giuniorc Filosofo prcsso M.' Mai i mcntovalo tra i quat-
tro vini piil ccUbii U'ltdlia, col nome di yinus Tuscus ( Auctt. c Vatieanis codd. vol. 111).
DELLA CITtX DI I.t'Sr. 20(J
vasi coll'argoincnto negalivo del non csscrsi mai trovato in tal maleria
moiuimento alcuno ad essi speltaiite , il qual raziocinio sc da inollo peso
a quesl'o|)inioae , non da pero certezza, essendoelic in lutta la parte
d'Elruria clie giace alia destra dellArno e costante questa inancanza di
inonumeuti non solo in marmo, ma si ben anche in arglUa, in bronzo ,
in alabastro inentrc che esister ve ne dovevano ne' tempi piu floridi.
Anticliissimo per verita sareblie stato Tuso di questo manno giusta il
parere di Dempstero (i) e di Paolo Merula (2), poiclic se nc troverejjbe
menzione nelle Dionlsiache di Nonuio al verso i5i del libro V, laddove
descrivesi il monile dalo da Venere a JNIarte. Ma non di questo marmo
intende il poeta scrivendo clie il monile era fregiato della pietra Cal-
lais, clie noi diciamo Turcliesia, e della pietra della Luna, poielie questa
altro non e che la Sclenite della quale parla Pliuio (3) e lo stesso Non-
nio al libro XXXII , ed e pur facile il comprendere qual pregio sa-
rebbe quelle di un monile ornato di marmo di Cari'ara.
La pill aiitica e positiva notizia clie siaci ])ervenuta circa il mai'mo
Lunense e quella clie leggesi in Corncllo Nlpote presso Plinio (4) dove
dice die Mamurra cavalier Romano ebbe nclla sua casa non altre co-
loxine che di marmo Lunense , o di clpoUino. Mamurra fii prefetto de'
labbri neU'csercito di Ccsare durante la guerra Galllca, quindi seguillo
a Roma dove convlssero qualchc tempo ne' primordli della guerra ci-
vile Pompeiana , come ricavasi dalle epistole di Cicerone (5). In que-
sto tempo erasi egli straordinariamente dato a menar vita lussuriosa e
moUe coinc consia dai pungeuti epigrammi die contr'esso scrisse Ca-
tullo ; a quest'epoca adunque , cioe circa ^8 anni avanli I'era volgare
si pu(b fissare la edillcazionc della casa di Mamurra sul monte Cello ,
ed adorna di colonne di marmo Lunense.
Per dimostrare quanto frequentc fosse dopo la citata epoca I'uso de'
marmi Lunensi negli edlfici di Roma, io csporro i prlncipali monumenti,
che 0 totalmcnte, od in parte furono con esso costrutti. Sccgliero quelli
(i) Hctruria reijalis lib. IV ao.
(a) Cosmografiac gencr. parte 11. pag. 68a.
(3) Hist. nat. lib. XXXVIl 67.
(4) Lib. XXXVI 7- Namque adiecU idem Nepos, enm ( Mamurram ) prunum lotis aedibus nul-
lam nisi e marmore eolumnam habuisse , omnes solidas e Carystio aul Lunensi.
(^) Ad Atliciun XIU 5a. Da un*altra alio .'ttcsso dciranno 703 abbianio gia indizio del lusso di
Mamurra ( lib. VII 7. ) Labieni diyiliae et Mamurrae ylacenl ei Batbi hvrli et Tusculanum.
SeRiE 11. Tom. i. 3^
3IO MEMORIE
clic per mole e per certezza d'cpoca sono piii iinportanti , Iralasciamlo
gli eilifici fuori di Roma comecchc tU minor autorita, ed il pii\ dcllc volte
delli di marmo Lunensc piiittosto per la cclcbrita dl qucslo , die per
esserlo realmenle , come , per lignra , dice Plrro Ligorio nel suo gran
dizionai'io , deU'anfiteatro di Lucca , il quale certainente non e di cpie-
sto marmo. Viceversa spessc voile chiamossi marmo greco quello die
dai perili e scalpellini e chiaramcnte conoscinto per marmo di Carrara:
e Iroppo sovenli di inolta diflicoUa il riconoscere dal Lunensc taluni
niarmi di Grccia ( principalmente quando trovaronsi sempre esposli al-
1 azione atmosferica onde nc rimase colla una grossa crosia ) ed ancora
pill tali altri d' Italia die molto gli si approssimano: oltre di cio, nc'
rudcri chc si frecpicnti s'incontrano sopratutlo nell'Ilalia inferiore spessc
volte si trovano marifai bianchi die a poca distanza di localita variano
leggcrmentc per il colore e per I'aspelto della frattura, c sempre nuove
sono c diflerenti quesle caratteristiclie qualila; tal cosa insegna chiara-
mcnte die a' tempi deirimpero troppe di piii fossero le cave, die non
siano ora cognite, come aache maggior numero di esse fossero atlivate
nc' tempi bassi, clie non al presentc : conseguenza necessaria degli edi-
fici di que' tempi, specialinente de'puldjlici, in numero e sontuosita di
tauto superiori a' nostri.
Slrabone parlando della topografia del golfo della Spezia , descrive
pure le vioine cave dicendo che se ne estraevano marnii biandii e di
colore tendente al ceruleo in gran quantita c grosse saldezze , onde
da iin masso solo spesso ricavavansi colonne e grandi lastroni, di modo
die cpiasi tutto cio die di meglio vedevasi in Roma ed altre citta, da
quelle lapicidine proveniva, esportandosene facilmente il marmo per es-
sere le cave poste vicine , e d'incontro al mare , e dal mare quindi le
bardie xisalivano il Tevere : loda quindi il lusso di questi marmi nelle
iiia"nifi( lie vllle de' Romani. Quanto esatta e la descrizione che fii il
"eografo Greco di questi marmi ch'egli pote in Roma vcdcre ed esa-
minare a suo bell'agio, altrcttanta prccisione si puo desiderare laddovc
ne descrive la giacitura delle cave, la qual cosa aggiunta alia falsa po-
sizione ch'egli assegna alia Magra vieppiu minduce a credere die Stra-
bone non avesse visitato que' luoglii , ma solo li descrivesse per altrui
relazionc. Otlima e la distinzione die fa di questi marmi in bianchi ed
in tendenti al ceruleo ; tali infatti sono i marmi di Carrara , e queste
due specie corrispondono a quelle die ora diconsi statuario , ossia di
DELLA CITTA DI LUM. 2 1 i
prima qualila, ed orJinario, ossia di seconda, ed al hardiglio di piu sciira
liala : di (jucsli Irovausi in Roina c ne'ruderi dellc villc iiiflnile coloiine,
lastroui , stalue , ed altro , ina Ic cave loro dislano dal golfo circa vinli
inigiia anticlie, e si frappongono i monli che lo cingono. NcUisola Pal-
maria ed in tutto il perimctio del golfo trovansi molli mischi , ma lulti
incoguiti ai Romani , c iie abhiaino cerlissiuia leslimouianza dal noii
<;ssersi inai in nessuno scavo trovato alcun benche minimo pezzo di tali
niarmi , mentrcche di ognuiio di quclli tramandalici per iscritto dagli
antichi , auche de' piii preziosi ( come sarcblie dc' piu ricercati alaba-
stri e lumachelle ) sempre considerabili frainmcnli , e talvolla grandi
massi se ne sono rinvenuli. De' numerosi niarmi che sono in Lunigiana
( parlo dei colorali ) non altro si couosce con certezza usalo dagli an-
tichi che un verdc serpcnliuo , del cpiale vidi un pezzo nelle macerie
di Luni : similmcnle delle tanle pietre delle due xiviere il sig. Corsi
ospertissimo conoscitore di niarmi antichi (i) nou rintraccio che un
granito bianco e verde del cpiale trovo una moslra nella villa di Lu-
cuUo a Frascati. Ne e che con cio io voglia tentare di diminuire I'opi-
nione di esattezza che giustamente si ha di Strabone : solo credo che
in presenza di falti , ai fatli piuttosto che alle sue narrazioni si debba
dar fede.
Altre cave di piu candido marmo si trovarono ne' monti di Luni dopo
I'epoca di Strabone: cio e attestato da Plinio al luogo citato dove dopo
aver parlato di alcuni illustri Greci scultori aggiunge : Onmes aiUem
tantum candido marmore usi sunt e Pavo insula . . . multis postca can-
didioribus repevtis, nuper etiam in Lunensium lapicidinis. Queste cose
scriveva Plinio circa I'anno 80 dell'era volgare, e dal dir egli che recen-
temente s'erano trovati marmi bianchissimi nelle cave di Luni se ne
trasse per qualcuno che quelle lapicidine tutte non fossersi rinvenute
che circa la meta di quel secolo : ma quanto sia fallacc quesla credenza
s'e di sopra dimoslrato coUe parole di Cornelio Nepote che almeno alia
meta del secolo anteriore fanno ascendere I'uso di cpiesii marmi.
Le cave che si erode siano state principalmente ricercate dai Romaui
sono quelle : di Poggio Domizio , della quale il nome ha forse sua ra-
dice nell'antico , e provvede marmo statuario : il marmo di seconda
(■} DcUe pieti'C antichc, pag. 68.
MEUORIE
qualila , ( negli edifici Romanl mollo lueno ovv'io del primo ) e opinione
die si cslraesse sjiccialmcntc dalle cave di Canal gvande e dei Fanti
scritli : quesl'ultima sopratutto ha in so la prova di questa credenza ,
esscndo sopra un masso scolpito il liasso rilicvo rapprcseutante Gio-ve,
Bacco ed Ercole illustrato dal Guattani negli atti della Romana Acca-
demia di Arclieologia (i) : olire di cio sul locale istesso al>bondano in
grandissimo nuniero i massi arcliitcUonici cola rimasti in ahliandono da
remolissima epoca clie non sarebbe temcriia credere , sin da' sccoli
deUimpero. La cava di Canal grande ha eguali teslimonianze d'antichitJi
oltre la strada ad una grande profonditii cd in limghezza di quasi due
miglia incavata nella rupe : fa qucsta gi;i descrilla da Ciriaco Anconi-
tano e da Biondo Flavio, ed i massi da questi dotti vlaggiatori coli
trovati dispersi sin dal XV secolo in grandissima copia , abbastanza
dimostrano che non ai secoli nioderni devesi la loro estrazione dalle
cave, ma a qucHi del dominie Romano , poiche quantuntpie ne' tempi
bassi non rimanessero oziose quesle lapicidine , tultavia tanla quan-
tila per ccrlo non se ne tolse , da dovcine rimanere come rifiutati
o scordali in si gran nuuiero, Vince tutti questi marmi in candidezza
ccrea , trasparenza e bellezza quello che si estrae dalle cave del Pol-
vaccio, come anchc per essere piu compatto che non siano gli altri
statuari. Costanle c la tradizione che ai Romani attribuisce la scoperta
di questa lapicidina (2) , alia qual cosa devesi aggiungere che V Apollo
di Belvedere gia deciso da Mengs e da Ennio Quirino Visconti come
scolpito in marmo di Luni , venne poscia dopo diligenti esami di altri
scullori specialmente detto estratto da qucsta cava (3).
I mezzi de' quali servivansi gli antichi cavatori pare, a chi considera
le cave sopradettc ed in esse esamina quanlo ha maggior aspetto d' es-
sere opeia Romana , che fossero ( tolta I'arte moderna delle mine ) ad
un di presso gli slessi ora in uso presso gli operai Carraresi. Solo e
da considerarsi quanto maggior quantita di marmi ne' tempi Romani se
ne cslraesse , ed i depositi che di essi dovcvansi fare e con ogni pro-
babiUta alia spiaggia stessa dell'Avenza che n'e il naturale punto d'im-
(1) Vol. I, p.ig. 323. Frequcnti sono questi bassi rilicvi nclle antichc lapicidine : qucUo di Acre
e dato da Houct , c quello di Paros da Choiscul Gouffier.
(l) Rcpetti. Deli'AIpe Apuana etc. pag. 48.
^3) Mistiriui. DcU'atto dcU'Apollo di Cclvctlcrc. Atti dcIl'Accadcmia Romana, Tol- II-
t
DEIXA CITTA DI LURI. 2l3
harco. T^'ovo nelle antichita Ilaliche del IMuralori ri|iortala nna dona-
zione falta a S. Stcfano di Canara da Pietro Vescovo di Pisa , I'anno
1 1 16 : il fondo dato ha per limitc da un lato una fossa quae dicitur
antiqua y ed e pi'esso al mare (i); forse non sara iniprobabile la con-
{|,liicllura clie tal fossa polesse essere nc' tempi aiitichi un canale , il
quale per la maggior copia delle acque reso navigabile nclla primavera
inservisse al trasporlo de' marmi allorche erano discesi alia pianura ;
dice specialmente nella primavera , perche rade volte e cjuasi mai glL
anticlu navigavano neU'inverno: polevansi pero benissimo durante que-
sta stagione proseguire le eslrazioui dc' marmi , ondc al Cnir d'invemo
dovcvano i massi da spedirsi abbondare oltremodo ; caricavansi poscia
sopra navi da trasporto, che dall'uso Naves marmorariae si dicevano,
come ricaviamo da Pctronio Arliitro.
Del mode col quale governavansi le lapicidinc, delle ragioni che in
esse avevano il fisco e gli scopritori , e d'ogni cosa che ad esse spet-
tasse discorre con moltissima copia ed erudizionc il Garofalo (2), come
di cio che spetta piii propriamcnte alia scienza tratta il De-Laimay
(3) e specialmente de' marmi Lunensi in due lezioni il cavaliere di S.
Quintino nel vol. 27 delle Memorie dell'Accademia di Torino. De' Ta-
bularii, o Ragionieri si hanno presso Grutero ed altri scriltori , due
iscrizioni scpolcrali luia delle quali ci indica I'epoca de' Vespasiani (4).
Ma e tempo di parlare de' Romani edifici ne' quali spicca il marmo
Lunense : di quesli io diro dopo oculare e diligcnle ispezione, benche
circa cssi resli pur sempre a desiderarsi che in taute descrizioni archi-
tettoniche ed antiquarie che cosi spesso ne escono alia luce , pochis-
sima cura si metla ad indicare con quali maleriali siano stati costrutli.
Adunque dopo la sovra indicata casa di Mamun-a, il primo monu-
mento che ci si presenti in gran parte dccoralo con qucsto marmo , e
il Paiileon. La celebre iscrizione tuttora esistcntc nd frcgio, portante
il terzo consolalo di Agrippa, ci da la data della edificazione del por-
tico l"anno 3'y avanti I'ei'a volgare. In esse (meno i fiisli di granito delle
maravigliose colonne ) ogni cosa e di marmo Lunense persino le im-
(i) Vol. III. pag. in3.
{1) Dc anlii[uis inarmoribus. Disscrtat. 3 , ct 4-
(3) Mincralogic des anciens. Bruxcllcs i8o3.
(4) Circa i Ragionieri de* marmi si possouo consultare ulilmente Winckelman. Storia dcU* arte
vol II. pag. 407, ed il Fca ncl 1 dcUa MisccUimca pag. iga , c wgg. (v. Appcudice N.* Sg, eGo).
ai4 MEMoniF.
iiellicciaturc Jegli inlcrpilastri lie' fianchi ; non so quindl coinprcndi're
conic tli queslo inarino si clica solo lo slipitc. Piii antico die non sia
la frontc c rintcnio ili queslo tompio , come lo lUinoslrauo inille argo-
iiienti clic noii e qui luogo di rlportare: di maimo di Luui souo in esso
Ic basi, i capilcUi e la trabeazione in gii'o, come jnire le stesse parli
iicllc olio edicole, die credonsi opera di ScUimio Scvcro I'anno 202
dcircra volgarc.
Ad iiii'epoca anteriore alia morlc di Agrippa , cioe megiio di nove
anni avanti I'era volgare , si riduce la fabbricazione del magiiifico se-
i)olcro in forma di piramide elevato a C. Ccstio sulla via Oslieiisc da'
suoi ercdi (i) , e tutlora esistente nella sua inlcgrita, avendo di lato
nella pianta che e quadrala metri 29, 4^0, e di allezza verlicale melri
36, 255. Qucsta grand'opcra fu coinpiuta in undici mesi giusla Tiscrizione
OPVS • ABSOLVTVIM • EX • TESTAMENTO • DIEB^ S • CCCXXX.
Basta cio per dimostrare quanta copia di marmi Lnnensi dovesse allora
ritrovarsi in Roma , se in cosi breve spazio di tempo si pote compiere
ima simile impresa , essendo que' massi di molta profondita che calco-
lata ad un metro , misura media , ed essendo Taltezza delle quattro
faccie di metri 3g, 120 ne risulta un volume di metri cubi a"', 3oo.
Ora venendo alle principali opere che Augusto edificb con qucsto
nianiio , prima di tulte notero il portico di Ottavia presso il Circo Fla-
minio ancora in parte esistente , ed intieramente conservato nella pianta
Capitolina co' due templi inclusi di Giove e di Giunone (3) ; fu poi
ristaurato da Settimio Severo.
II tempio di Apollo Palalino edificato in memoria della baltaglia Aziaca,
era, secondo Servio, de solido marmore effectum quod allatuin fuerat
de porta Lunae , meno le colonne del portico che lo cingeva , come
narra Svetonio , e che erano di giallo antico , giusta Properzio :
Tola erat in speciem Paenis digesta columnis.
Ne io posso aderire alia lezione di Servio seguita dal Garofalo per cui
leggesi de solido Tiburtino , poiche quell'Augusto che lascio Roma mar-
morea , e che edificava templi iutlcri di marmo , e quello sopra tutto di
(1) Falconieri. Discorso inlorno alia Piramide di C. Ceslio pag. ag.
(3) Monumcnto Ancirano. Svetonio iu Aug. 39.
DELLA CITTA DI I,^J^r. 2l5
Giove Tonanle solidis glebis , giusta I'espressione Pliniana, noii aTrebLe
imii iiii|)icgato il \il liavertino in quel lempio die a lutti raraniernorava
il suo ai'rivo aU'inii'ero. Oltre cU cio Candida templa ilicesi da Ovidio,
e veramenle del noslro marmo sono i capitelli '\y\ Iwttora visibili, fre-
giiili di tridenti e dclfini , die ad altro uon possono alludere die alia
villoria Azi.ica.
NcU'cpoca di Augusto fu pure erello sotto il Cainpidoglio il magniGco
Icmpio della Concordia, e dedicate da Tiberio I'anno dodid di Cristo (i);
esse fu slerrato nel iSi*^, c di marmo Luneiise lro\aronsi i frammenti
(Iclle basi , capilcUi c trabcazioiie , il tutlo del piii bello c sublime stile.
Til)erio poco dilettossi di fabliricare , e degli edifici di Caligola troppo
poco rimaiie : apparlengono airarro di Claudio sulla \ia Flaminia i fram-
menti che ripetule voile trovaronsi in Roma a piazza di Sciarra : era
quest' arco di marmo Lunense , e Tiinbasamento di marmo salino (a).
L'iscrizione trovatavi nel i64i , e riportata dagli illustratori di Roma,
da il quinto consolato di Claudio, ossia I'anno volgare 5i.
Narra quindi Svetonio quale fosse I'architettura del scpolcro di Ne-
rone negli orti de' Domizi (3). Varie parti di questo marmo come basi,
capitelli , trabeazioni con frontispizio ai'cuato , piedestalli , are trovansi
neH'AnGtcalro Flavio , delle quali per lo stile alcune devonsi altribuire
all'epoca di Tito , altre credersi falle da Alessandro Severo.
Grande sfoggio di niaiTni videsi nelle aggiunte fatte da Domiziano al
palazzo iinpcriale ; onde caiitava Stazio (4):
jEmtilus illic
Mons Libjs , lUacusque nitent, et mid (a Sjene ,
Et Chios, et glauca certantia Doride saxa
Lunaque porlandis tantum sitffecta columnis.
Qui parla il poela del gran numero di colonne di marmo Lunense
die adornavano <pidla reggia ; cantando altrove (5) la via che apri
(i) Dionc lib. LXVI , pag. 583, Fraiicoforti I'lga.
(j) Vacca. Mcinoiic N.» 28.
(3) In Ncronc 5o. In eo monumenio solium pnrphyretici marmoris , superstante Lunensi ara ,
circuniseptum est lapide Thasio.
(4) Sylvurum. lib. IV 2. Mariialc VIII 3G.
(J) Lib. IV. 3.
ai6 MEMORIE -^C!
Domiziano Taniio gS da Sinuessa a Pozruoli (i) mentova I'ai-co onora-
rio innalzatogli , cd il ponlc sul Volluiihol^ che era pure di questo
marmo : p m .,.iu)axscd;
flaec amnis : pariterqiie'.se Icvdbt^ 9/0i
Ingenli plaga marmdrata domoiHiiiMR r-<
Huiiis ianua , prosperuinque ' limvAt la 'f>
Arcits , bclligeri Ducis Troplieis • ai rt.
Et totis Ligurum nitens metalUs^.mo oni
^ififiiBit I ofioz nJiiamludi* 'irfiinetif;
Ma il pill pros|)ero commercio chfe mai I Lunensi abbiano fatlo de'
loro marmi si puo fissare iiel periodo clie Irascorse da Traiaiio agli
ultimi Antonini : spicca principalmcnte questo marino ncl piii classico
edificio di Roma , dico il foro eretto da Traiano ; in csso lueno le co-
louuc die per I'uflicio loi'O dovevano essere di pietra piu compalta,e
die Irovaronsi di cipoUino , pavonazzelto, giaU'antico, breccia alFrlcana
e granito bigio , le allre parli die coslituiscono gli ordini sono di
marmo di Luni , sopralulto le trabeazioni della Busilica , delle quali
vari frammcnli si conservano in Roma ed in Parigi. Dcllo stesso marmo
e pure Tarco di Costantiao clie I'opinione geuerale crede essere state
fatto coUe spoglie di uno di Traiano , opinione avvalorata dallo Slile
delle parti , e dalia bella composizione della massa. Ma il monumento
iiel quale piu bella mostra faccia di se il marmo Lunense e cerlamente
la celebre colonna Traiana eretta I'anno 112 dell'era volgare. II marmo
impiegalovi e della piii bella specie, ed i massi sono i maggiori che
mai ne' tempi anticlii sortissei'o da quelle cave; il basamento col plinlo
constando di soli otto massi, ed avendo un solldo di metri cubi aiG,
543 , da per cubo medio di ciascun di essi m. 27 , 067 ; altri metri
cubi 32 1, 176 compongono il toro, il cap'tello , e le diciannove zone
del fusto , fatta astrazione dal vano della diiocciola : onde esscndo il
solido suo totale di metri cubi 587, 719 ( non computando la capan-
iiella , o basamento della statua ) , e rilenendo per suo peso specifico
2 , G3 1 die e quello della cava del Polvaccio (2) , ue risuUa die per
(a) Dione, lib. LXVII, j>ag. ;0;.
(J) Rcpclti. Op. cit. pag. So.
DELLA CITTA DI LUNI. 2 1"^
queslo sol monumento si estrasse da quelle laplcidinc im solido del
peso di chilograinini i,4*4 > 7^8 > "O" coinputando quanlo se ne do-
vette perdere nella sbozzatura. Di epoca non moilo poslerioie e il lempio
die dicesi di Glove in Ostia , ncl quale tutli gU oniauienll esterni ,
persino i diciannove gradini della scala erano di questo marmo : che
ilchija qucsl'opera atlribuirsi specialmente ad Adriano si ricava da una
lapide nella quale si dice d'aver cgli bcneficala la Colonia Oslicnse , e
da un'altra Irovata in que' ruderi nella quale era scolpilo 11 nome sue;
dello slesso marino erano pure le trabeazioni del perlbolo.
Innuraerabili finalmente sono i frainmenli archltellonlci di cdifici
pubblicl, prlvatl, e sepolcrali, i bassi rilievi, e le stalue che contlnua-
incnle dl tal pletra rinvengonsi non in Roma sola ma in tulta Ilalla e
nelle provlncie marittime d'Europa. Osservo pero clie in nessuna epoca
fu il marmo Lunense tanto adoperalo qvianto In quclla die scorre dai
Vcspasianl a Commodo : prima di queslo lasso di tempo ci-ano plii in
voga i marmi greci, ma dopo la scoperla acccnnata da Pliiiio dl marmi
candidisslmi nelle nostre cave , I'uso loro si rese piu raro e non rinvigori
che solto Seltlmio Severo per la sazieta delle cose noslrali : qulndi per
la decadenza e poverta dell'impero invecc di esti'arre uuovi marmi dalle
cave, si innalzarono cdifici atlerrandone altri , come senz'altri esempi,
per quanto spetta al marmo Lunense, vedesi all'arco di Costanliuo ed
id Giano Quadrlfronte.
Serie II. Tom. i. 28
2l8 MEMOWE
CAPITOLOIV.
MONUMENTI DI LUNI.
Dopo rultimo abl)andono di Luni non mancarono viaggiatori cd uo-
mJni dotli , cui riucidenza, od il dcsiderio di conoscenie le rovine ^
guidassero laddove ergcvasi I'antica cittk Primo fra tutti inentovo Ci-
riaco d'Ancona vero padre della topografia comparata : percorreva cgli
prima della meta del XV secolo le regioni della Grecia , dell' Illirio ,
e delillalia : ncl 144^ esamiaava le antiche cave Lunensi , c quelle
aperte a' giorni suoi , cpiindi parlava delle rovine di Luni , e segnataf
lucnte delle mura e deiraiifiteatro (i).
Allrc pochc notizie ne tramandava Antonio Ivani. Era dunque in
quel tempo riconosciuia la situazione di Luni ed esaminati i suoi ruderiT
solo ne'secoli pii\ a noi vicini fu sbagliata la sua topograGa , altri col-
loeandola a Sarzana, altri a CaiTara, altri all'Avenza, altri suUa deslra
riva della IMagra , altri a Lerici , od in altro punto del golfo della Spe-
zia, suite quali opinioni io non voglio estenderrni, meno ancora a con-
I'utar coloro che assolutamente dissero non esservi cola rovina alcuna ,
poiche coniro di essi parla la verita del falto , le iscrizioni trovatevi
nelle quali e mcnzionata questa citta , e le macerie tutlora visibili.
Una pianta di Luni alzala nel 1753, con alcuni cdifici in maggiore
scala furono editi dal Targioni (2) che li tolse dai disegni di Mattco e
Panfdio Vinzoni Sarzanesi, esistenti era alia Magliabecchiana di Firenze.
Chi pero volesse in quelle stampe mettere fiducia alcuna troppo andrebbe
lungi dal vero : il periinctro della citta vi si vede segnato idcalmentc
con lati rettilinei e sporgenze di torri , quando che sin dalla meta del
decimo quinto secolo le mura erano appena in qualche sito rintraccia-
bili , e dopo alloi'a si puo dire che afTallo sparirono sollo la niano de-
gli agricoltori. Gli edifici parziali dc' quali qualcuno e presentato dal
Targioni , sono messi solto quella veduia prospettica che usava ne' due
(1) Nova frngmcnta. Pisaiiii. I'fii. ( anno i44a ) tid XII Kal. octobris venimus Lunam vetu-
slissimam l.i^itsticae regtonis urbem^ ubi pn'mum ttcserta longinqua vetustale muenia etc.
(2) Viaggio ill Toscana, vol. X p;ig. /|o3 c *cgg.
DELLA r.ITTA Dl LUNI. 210
scorsi sccoli , c che e ben lontana dal dare idea alcuna esatta della
cosa, oltre di che per lal modo rendesi inutile anche 1' annessa scala
dellc misure.
Adunque uscendo da Sarzana e seguendo la strada die ora dicesi
Romana, e Romea chiamavasi ne' tempi inferiori, (come da diploma di
Federigo III del i4Gg), e dirigendosi verso Taiitica slazionc di Taberna
frigida , alia distanza di poco j)iu d'un miglio , e in un site deito il
Portone il seguente frammento d'iscrizione alta o , G88 , che per la
bellezza de' caratteri si palesa deU'ollima epoca : la loro altczza c di
o , 100 :
jcrlBONIO • PROCVLO
cur. aedium ^acRARVM • ET • OP£R\M
Fu (piesto frammento egregiaraente supplito dal sig. Borghesi e di-
chiarato appartenente ad un curatore delle ^des sacrae e delle opere
pui>bliche: fu poi inserito nel Gioi'nale Ligustico per cura del professore
Bartoloni.
Proseguendo la strada si ha poco dopo una casa campestre del sig.
Bologna nella quale fra ■vari frammenli architettonici notai due rocchi
di colonna di cipoUino d'ltalia di o, 45o di diamctro: un braccio colos-
fiale , tre volte maggior del vero , bcnche di mediocre autore , un' an-
tefissa, due tronchi di colonne scanalatc , una mezza colonna coUe alette,
un capitello dorico greco, ed un frammento di cornicione corintio ric-
chissimo d'intagli dell'epoca degli Antonini.
Dopo mezzo miglio e a dritta una chiesuola di S. Lazzaro , contro
la quale e una colonna di cipollino ditalia ; nella sua fronte leggesi
la seguente lapide:
MANLIVS ML
EROS
GRADVM • DEDIT
E sotto v'e quest' altra con cornice attomo:
MACERIAMQVE
REFECIT • MA . . .
230 MEMOHIC
Dalla graiiilezza e forma dei caraltcri vctlesi die qucsta parte cl'iscii-
zioue deve andarc unita airantecedcutc. Poco dopo si passa accaulo ad
uua hollcga prcsso il di cui sporlcllo v'c una tavola di marino con scrit-
tevi Ic seguenli parole . . . EST PROXSIME.
Alia distanza di circa tre miglia geografiche da Sarzana, e dirimpclto
al casino detlo la Man di feno, \olge a destra nn \ioUolo, fra i lanli,
clie guida allc rovine della cill;i, che presso i -villici riticnc tnttora il
uome di Luni , c tosto vedonsi ammonticcliiati molti sassi poligonali ,
calcinacei, avanzi del pavimento dclla via antica, e li rinvenuli non e
molli anni: poco dopo sinconlrano a sinistra Ire nuclei di sepolcii co-
strulli ad emplccton , c cento passi piii in la i rudcri di un quarto
sepolcro : Ic quali cose tutte ci porgon lumc a poter fissare esscre quelio
landamcnto di una via antica , forse deU'Aurelia slessa, oppurc (e con
luollo niaggior proljabilila ) di quell'altro tronco che staccandosi da
Lucca e valicaiulo i monli sino a Luni , passando per il Forum Clau-
dii congiungcva la via Claudia coU'Aurelia. — Questi sepolcri non pre-
scntano ora nella superficie, come si e dclto, che la sola opera a sca-
glia, ma le incassature die vi si notano dimostrano die erano rivestiti
di opera quadrata (i).
Quindi , lungo la slessa via ( die ora e la conuinale di Ortonuovo )
pcrcorso poco nieno di un miglio , arrivasi alia casa rurale del conte
Picedi nella quale conservansi alciini avanzi architeitonici estratti dai
vicini canipi; fra essi meritano specialc ricordo una bcUa bocca di pozzo
(Puteal) di marmo Luuense adattata ad una canna moderna: la forma
c le dimensioni rendonla simile a moke altre che vedonsi in Pompei si
in marmo che in coccio , benche ceda a queste in cio che e gusto e
bcllezza: il diamctro suo e dim. o, 5io, e Taltezza col piede di o, 845.
"S''e pure un bdlo e grandc mensolone , un frammento di una sedia
marmorea a bracciuoli , ed un altro di una base corintia che per il
numcro e Tecccllcnza degli ornali non cede a quelle del tempio della
Concordia, ora in Campidoglio ; un'antefissa pur di marmo bianco, ed
un peso {Jequipondium) di verde di Lunigiana. Vi si conservano pure
(i) I'nsso riuc=ti monumcnli narra il Lundinclli clu- uiio ve n'lra a' tempi suoi di forma pira-
inidalc , cd altri in scguito con iscriiioDi, nia da lui non ripotlatc , incno quclla di Abasc:inlo
d.<la al N." 39. Ags'ungc il Rossi clic I'amio 1689 si rittovarono tic sarcofagi di marmo , uno dc'
.|iiali incamiciato di pionibo raccliiiidcva Ic ossa di una raalrona riccamcntc vcslita.
nr.i.i.v ciTTA 1)1 i.i.'.M. am
Ic lapiili ineiUtc , trovate pochi anni sono c date iicll'Appciulicc ai N.'
9, 4i , 43 , 43 , c 45.
E qui lu cl'uopo, prima lU tulto^ awerlire come ncssun nioniimcntu Etrii-
sco siasi inai riiivenuto non solo nc' riideri tli qiicsta citla^ ma iieinniciio
iicUe sue viciuanze ed iu tutto qaello spazio che solto il ilomiiiio ile'
Romani ne doveva costituire il tcrritorio, ad eccezione della citaUi pictia
coil caratteri Etruschi scoperta in Val di Vara; cosi pure nc' lauli iiionll
die r avvicinano , ooannorei , tufacci , calcinacei ncssun vcstigio vedesi
clie mai vi fosse una necropoli: di monete poi, la piii antica c un asse
di L. Saufcio Irovato in cpicsl'anno , ed un allro maiaraeutc dcscritto
dal LandiucUi : di monelc autonoiiie non parlo, non csistcndonc. Vedesi
udunque che dall'epoca di Auguslo dobbiamo contarc la floridczza di
questa citlJi. Del rcslo le niedaglie die vi si lro\ano scgnano trc cpo-
clie di pubblica ricchczza dalla loro abhondanza, e sono, i.°: I'iinpero
di Augusto , liingo il quale al)bondano sopratutto quelle de'suoi nipoti
Caio e Lucio: 3.° repoca dcgli Anlonini ncUa quale maggiormente Go-
rirono ie citta Italianc : 3." gli anni da Dioclcziano a Coslanzo , allor-
che il porto Luneuse dovette essere inolto frequcntato jiel soggiorno
da alcuni Imperatori slabilito in Milano.
II suolo anlico di Luni Roinana e interrato ad una profondila che
varia tra uno e due metri , come si riconobbe in tutti gli scavi ; que-
sto slrato e composto mescolatamente dalle maccrie degli antichi edi-
lici, di qucUi del medio evo, e del tcncno da esse prodotto e dalla
inaceruzione de' vegetabili che da sei secoli almeno ricuoprono quella
supcrficie. Awertiro quindi essere assolutamente fallace la comime di-
volgata opinione giusta la quale , per essere state nel territorio degli
antichi Lunensi quelle cclcbri e copiosissime cave di Carrara , si asseri^
e si ripete d'uno in altro scrittore che i superstiti monuincnti sono
lutti costrulti di grandi saldczzc marinoree , od almeno ne sono , o ne
crauo impellicciali. lo avcndoli lutti esaminali attentamenle non ho ti-
more di asscrire invece che , toglicndo que' pochi nuclei di sepolcri
die cosi spogliati accennano di aver avulo un rivestimento di pietra
(non nc consegue pero die la dovesse essere di Carrara), tutto il ri-
manente , compreso I'anfiteatro e fabbricato con grosse scaglie della
bruna pietra del Corvo senza indizlo alcuno di essere stato giammai
ricoperlo neinmeno da lastroni: bensi vi dovette essere rintonaco si per
motivo di piii lunga conservazione , che per evitare I'aspelto rozzo di
2,21 WEMORIE
que'inuri Iroppo spiacevole alia vista. Iiisomtna si puo dire con sicii-
rczza clic la ({uanlila tli nianiiorci frainincnli si anliiloltouici clie scul-
loiici cslratli ila quelle roviue iioii e per nulla maggiore di quanto
Irovossi ill tutte quelle cilia d'ltalia clic furono preslo ridotlc a scarsa
poiiolazioue , perchc di inolto minor danno fu scnipre alle anlichila la
colliva/.ioiie, die iioii i caseggiali e la frcquenza dii^li abitanti.
Poco dope gli anzidelli nuclei vedesi un anlico sepolcro di forma ci-
liudrica, di diametro di circa dodici metri , il quale elcvasi ancora a
circa otto inetri : di esse non rimaue pure che I'ossalura esseiulo per
due parli sfaldato: si vedono in giro cinque niccliie retlangolari , die
coo allre cinque , ora luancanti ne decoravano il pcrimetro; sulla som-
inita conservasi un occliio di marmo per illuuiinare la cella, alia quale
noa v'e accesso. La sua siluazione sulla via (forse I'Aurelia) e presso la
citta, e pill di tutto la forma lo palesano cliiaramente per vm sepolcro,
fuvvi pero clii lo credelte un castello d'acqua mcnlre non v'e alcuna
uscita per essa, ed altri lo disse niente me no che il faro di Luni qnan-
lunque sia inolto discosto dal preteso porlo della Seccagna; la sua co-
struzione poi , die e del solito emplccton di grosse scaglie , fu detla
essere di grandi marmi quadrati.
A breve distanza da questo sepolcro, in un fondo del mai'chese Olan-
dini sono i ruderi della piu celebrata e meglio conservata fabbrica di
Luni , dico dcU'anfitealro. La piu antica memoria che sen'abbia e quella
che trovasi in un diploma di Federigo I a Pietro Vescovo di Luni nel
ii85 (i) nel quale e AtXio aedificium quod circulum vacatur aut arena.
Gli scrittori locali ne fanno autore un Lucio Svezio appoggiandosi alia
seguente epigrafe che io riporto sulla loro fede (2):
(1) UghcUi. vol. I. II nome di arena era comuuc nc' tempi bassi a qiiesti cdifici , e trovasi so-
pratutto negli atli de' niartiri ; cosi chiamavasi nel X secolo quello di Verona ( Maffci. Degli an-
flteatri lib. I i5 ). II norae di circutus , o piu correttamcntc giruttis , come sospetto che dcbba
icggersi presso TUgbelli, trovasi in use sin dall'anno 85o per denominare il Circo di Roroolo presso
la porta Appia di Roma (Gallctti. Del Primicerio della cbiesa Romana etc. pag. i86) locum qui
vacatur girulum.
(2) Era, secondo il Rossi, in un piedeslallo alto qualtro palmi, largo due ; questo solo dalo ba-
slercbbe per farci conoscerc essere aflatto vana qucst'opinionc non cssendo quello il sito ove in-
scrirc una memoria monumcntale. D'altrondo questa lapide e dt-lla classc dclle votive. ( Yedi ap-
pendice. N." a8).
DEi.i.A cittX DI I.HM. 223
L • SVETIVS
L • L • AMPII • F
V • S • L • M.
II Rossi eJ i Vinzoni ne danno una vcdula ftior'i d'ogni realla. L'asse
maggiore deirinterno ( che non e peril l'asse dell'arena , mancaiulo af-
fatto il muro del podio e per conseguenza ignorandosi la larghczza sua
e la grossezza del muro formante la minora elisse) ha di lunghezza 63
metri: il minora circa 87; la zona cha lo cinge in pianta e che include
i cunei della prima , od infima cavea ha in larghezza m. 6, aSo : me-
Iri 3 , 900 sono occupali dairambulacro interno che sosteneva la sola
precinzione che vi potesse essere: viene quindi un muro grosso 0,890
c poi il portico od nmbulacro esterno spazioso 2, 200 , recinto da ar-
cuazioni secondo il solilo slile , sorrelte da pilastri grossi m. i , 760 :
nel cenlro del loro masso v'e un tubo verlicale di sezione quadrata il
quale ha scrvito raccogliendo I'umidita a rendere piu prestamente asciutto
lediflcio. Di qucst'anGteatro non sarebbe possibile licavare una pianta
compiuta , essendo inlicrauiente coperto il podio , ed inten-ati molti
accessi: dalle porticine che sono in Tari cunei deirinlima cavea, larghe
un metro ed interrate sino al volto, arguisco essere il piano antico de-
gli ambulacri alia profondila di circa due metri , e quello dell* arena
sotto un altezza di terra di circa metri qualtro e mezzo.
Quest'anfiteatro non poleva avere che due cavee non essendovi che
ima sola precinzione : e pure improbabile che la cavea superiore fosse
coperta da soflilto come era nel Flavio di Roma, ma pinttosto doveva
il muro esterno al di sopra dellc arcuazioni inferior! essere tutlo solido,
e decorato di pilastri anche nell'interno, come vedesi all'anfiteatro di
Sutri. La costruzione e intieramentc di grosse scaglie ridolte ad informi
parallelepi|)edi di pielra del Corvo , congiuuti con cattivo ccmento :
della stcssa pietra sono le imposte ncll' ambulacro interno , sopra le
quail ancora conservasi un tratto di volta, la quale e di gelto secondo
luso anlico. Concordano molti scriltori nel i-appresentaix-i quest'ediCcio
come grandiosarocnte costrutto di sasso quadralo dcUc c.ive di Carrara,
e dello spoglio fattone danno mala voce al cardinale Filijjpo Calaudrini,
che dicono averli impiegati ncUa sua cappella gentilizia di Sarzana , e
nella facciata della cattedrale; ora, questa porta in fronte Tanno i474>
:>24 MEMORIE
e la cajipclla fu fatta tlieci amii lu'inia , ma CIriaco chc visilala avcva
Luui ncl 1 44^ parlunilo cleU'anfilcalro non fa motto clie fosse di marnio,
l)cnsi dice di avcrlo veduto undiquc solo antiquitate collopsum , cl co-
Ininnas ex marmorc confi actus , slatuarumque Jragmcitta etc. , c liasta
il solo osservare quest'edificio per tosto convincersi clie non pote esscre
iiemmcno impellicciato : le cornici slesse, nelle quali maggiorinente si
richicile I'liso di un iiiateriale piii solido, sono come il rimanenle di
scaglie della j)ieti'a del Corvo clic facilnienle si scioglie in arena. Forsc
il ciglio degli scaglioni dello Spectaculum, e cjualchc parte ornamentalc
saranno state di marmo , ma non sen'ha per via di scavi positiva noti-
zia : die anzi cosi meschina erane la coslruzione , clie io notai , die
non vi furono mai scale solide per ascendere dagli ambulacri eslerni
alia suprema cavea , perche lungo le pareti de'muri cuneati vi sarebbero
rimasti almeno gli orlicci de' sottoscala : forza era dunque die di legno
fossero gli scalini c sorretli da due travi inclinali lungo i muri ; cio
non ostante non dubita il Gerini di asserire die sia Aasso costruito pu-
lamente di pietroni quadraii , in gran parte anche in pie di presente.
Ill qual epoca fosse edificato ranfilealro Lunense e ailalto ignolo,ma
ponendo mente alia racscliinita, c poca regolarila della coslruzione si
pno giudicare degli iiltinii tempi degli Antonini , nell'impero de' quali
maggiormente dilatossi in Italia Fuse di siniili fabbriche. Singolare e
lopinione di colore die senz'altro ne fissarono la fabbricazione a due
secoli prima dell'era volgare , cpiandoclie in tulta Italia non conoscesi
anfiteatro solido die possa stabilirsi d'epoca anteriore a quello di Sla-
tilio Tauro in Roma , ed a quello di Pompei : ma questa opinione fu
messa in campo e promossa specialmente da varii letterati degli ullimi
secoli, i quali magnificando la potenza Etrasca, tpianto in Etruria tro-
vavano d'anticlii edifici tosto didiiaravanli anteriori alia dominazione de'
Romani , ch'essi solo consideravano come distruttori : cosi scriveva il
Guazzesi (i) acranienle rampogiiato dal Mallei il quale tant'oltre tras-
corse die nelle sue Osservazioni Iclterarie (2) asseri die « Anticliissimo
)i per veritii sarel>be slalo codesto anfiteatro , perche Luni gii fin dal
(i) Alii deirAccadcraia di Corlona vol. II , c supplemcnto nil vol. XX <l''gli Op. Calogciiani.
(a) Vol. IV pag. 317. La sua csistenza tr anchc messa in dulibio dal cavalier Spotorno ; il ba-
rone Malzen dice clie il est difficile de le reconnoitre , cd il contc Cliabrol afferma ilic poclii
broDzi c inedaglic sono i soli monumcnti di Luni. Tanlo adunque si e sciitto di ijucsta cilia , e
veduto bI poco.
DELLA r.ITTA DI I.UNI.
n tempo di Lucano era quasi distrutta; dcsertae maenia Lunae : ma il
» fallo sta che tal supposto e vano , poiche essendosi chi scrive (il
)) Mallei ) gran tempo la iiitoi-no alle prelese ruinc di Luni aggirato
» piu voile, niun vestigio vi ritrovo di un cosi fatlo edificio ». Che se
poi si volessc rfcercare d'onde tragga origine codesla sua opinione , si
linverrebbc nelln sua credcnza clie pochissimi fossero gli anfileatri sta-
hili nolle piovincie del Rouiano Iinpero , e quasi soli quelli di Roma ,
di Verovia e di Capua: era in quel per altro egregio e doltissimo scrit-
tore lalmenle radicata codesta opinione , che voile provare essere tea-
tro ranfileati'o di Pola, e sparse dubbi su qucUo celebre di IN'tmes(i).
L'anfilealro di Luni , ora dai villici e dello il Colosseo con nome
propagatosi da quello celebre di Roma, e frequente sopralutto nella Ita-
lia inferiore ; e probabile che esso si irovasse fuori le mura , poiche
nelle citla di breve perimetro qual'cra questa , un simile edificio fatto
neirinlerno troppo spazio avrebiie tolto alle pubbliche e private fobbri-
che : altra causa del vedersi soventi gli anfileatri fuori delle citta nasce
dall'esscre slati in gran parte edificaii sotto I'impero degU Antonini
quando le citta d'ltalia per lunghissima quiete trovandosi frequentissime
di fabbriche e di abitatori mancava sito a cosi spaziosi edifici.
11 I'ecinto della citta e compiutamente segnalo nella pianta levata dal
Vinzoni , e secondo il Targioni quello sarebbe appunto Tandaraento
delle mura antiche , la qual cosa troppo sarebbe ideale airermando il
(l) Degli anfitcatri lib. I cap. I2. A' tempi ilel MalFei pocUi crano gli anticlii ctlilici (VlUlia fatti
eogniti col mezzo delle slarape , la qual cosa lo piiu in parte scusare del mio assunto. Ora pero
ti puo dire clic grunde sia il numero clie nc couusciamo. Tralasciu conie inccrtt qnelli di Popu-
Ibnia , Vctulonia , Milano, Padova , Pavia ; nia da lapidi conosciamo qiicUi di Palestriiia Luco-
feronia, Paola^ Allife ed altri, quello di Casino da iscrizione c da vasti rudcri : per antichi scrit-
tori si ha memoria di quelli di Piacenza , di Parma, di Lanuvio, di Pozzuolu; quelli di Spolcto
c di Ponipci sono celehri per la racnzione che De funno Procopio e Tacito c per quanto nc avanza.
Abbiamo nella Italia superiore quelli di Cimella , di Aosta , di PoUenzo, di Libarnn, di Verona,
di Aquileia ^ di Adria, di Brescia, di Bergamo, di Veleia ai quali tii pu6 aggiungcrc quello di Pola.
Nella antioa Etruria esistono i rudcri degli anfitcatri di Luni, Lucca ed Arezzo, per quello di
Firenzc sc ne ba certczza, nc v'i dubbio per Voltcrra. Nello Stato pontiGciu oltrc il Flavio rd
il Castrense in Roma, uno vc n*e a Tusculo, uno alia villa Albana di Domiziano, a Spoleto , ad
Assist, all'antica Carsulum prcsso Acquasparta, ad Otricoli, F.ileri, Spello, L'rbisaglia, Frosinone,
Temi , FalcroQC Ancona, Fcrmo, Sezzc, v'era quello di Slatilio Tauro in Koma , di Hieti di^trutto
ncl ia83 , di Tivoli da Pio 11 : bci ruderi sono pure in Benevento. Nel regno di Napoli , oltrc
quelli suddetti di Casino, Pozzuolo , e Pompei, vcdonscne altri a Capua, Minturno , Arpiuo ,
Pesto , Alba Fucense , Amitemo , Marrubio, TarautO| alia Sapouara cd altrc rovinc ne c&istono
nell£ piu remote provincic.
Serie II. To.M. I. 29
336 MEMOniE
Rossi che ahncno clal prlncipio tlel sccolo scorso I'antica cei'cliia era
ailatto scomparsa , ed infatti ritrovasi ora distrutta per modo che non
una sola Iraccia se ne puo scorgere , e gii sin dal XV secolo era ri-
dolla quasi inosserval)ile. Cosi descriveva queste mura Ciriaco
dcserta longinqua veticstutc moenia vidimus . . . at et cum Jiligentius
ab occidua tanlae civitatis parte conjj'acta iugentiaque olini moenia
conspexissem , marmoreis, magnisquc edita lapidibus J'uissc comperimus.
ISam octo p. longitudinis , latitudiiiis vero quutuor mensuravimus la-
pides. Abbiamo qm aduiique che le mura di Luni erano un po' meuo
distruttc dal lato d'occideulc, ossia verso la Magra, e che tra que'sassi
ve ii'eran de' lunghi 8 piedi , larghi 4 , la qual niisura intciulendola
del moderno piede Romano, ossia palino di passelto, sarebbcro i lati
di questi massi di nielri 15787 per 0,893: ogni allro piede moderno
darebbe maggiori dimensioni. Esaminando pero attentamente le parole
di Ciriaco io sono portato a credere ch'egli qui cadesse in errore ,
come troppo soventi rilevasi negli archeologi di quel secolo che dotli
negli sludi teorici non conoscevano quanta luce emerga dall' analogia
de' mouumenti e dalle induzioui che se ne devono ricavare , che sole
iu mohi casi possono farci conoscere a qual usto appartenesse una data
cosa. Una cilta ciula di muraglia di marrao era , come sempre sara ,
cosa pressoche prodigiosa : tale era Bisanzio prima della distruzione
fattane da Setlimio Severo, ed era per questo, oltre la singolarila delle
difese , celebratissima pressp gli antichi : in Italia non v'era citta alcuna
niunita di si prezioso lecinlo, e qualora Luni lo avesse avuto non sa-
rebbe stato taciuto da Strabone e da Plinio, intento quest' ultimo spe-
cialmente a metter in luce ed in confronto le cose d'ltalia con quelle
della Grecia e degli altri paesi ; della enorme qiianlita di pietre che
richiedonsi per una simile opera si potrebbe dimandare dove siano gli
avanzi . ne sul sito, ne sparse nelle vicinanze , come si potrebbe sos-
j)ettare , alcun masso si vede o leggesi mentovato, che possa ragione-
vobnente aver fatto parte di un recinto di citta , ne si possono facil-
mente credere tutti quanti esporlati ncUa vicina Toscana od altrove, si
j)crche di cost vasta impresa ci sarebbe rimasla mcmoria, come dal sa-
persi che le cave di Carrara non fin-ono mai oziose nemmeno ne'secoli
modii e ne e prova una carta del 1 1 85 jnesso I'Ughelli nclla quale al
Ni'scovo di Luui si concede cur/em Carrariae cum alpibus , lapiciditus
etiam maimorum etc. onde sopia una cava vedesi ancora scolpita la
DELLA CITTA DI I.UNI. 32'!
mitra de'Vcscovi Lunensi, e dopo lal'cpoca le caltcdrali d'ltalla quanlo
manno assorhirono, lo tolscro quasi lullo tla qiicste cave, segnalamente
il Diiotno tli Fireuze.
Se e quasi provato che gli Etrusclii non conobbcro qucslo marmo ,
lie vicne cii conseguenza che quelle mvira dovevano csserc totalmcnle
opera Romana : ora quali sono le niura Romane composte di inassi di
siuiili diincnsioni ? puo variare la loro lungliezza , ma nou l' allezza ,
dovcndo le giacilure essere a livello ; bensi confronlaiio queste inisurc
esaltamenle coUe j)ictre di graiidi'zza media die vedousi iicl recinlo
Etrusco di Volterra, ma lutli di minor altezza sono gli slrali di pietre
nelle mura Romane di Anagni , Nepi , Ardea , Frosinone , Aricia, Vi-
covaro , Pompei , Tusculo , Trevi , Spello e di quante citla conosconsi
murate dai Romani , come pure ne' poclii avanzi che ci pervennero
dclla cinta di Roma istessa. D'altronde come mai si puo conciliare tanto
lusso di marmi nelle mura con tanta meschinita nella costruzione de'
■jmbblici edifici ? Da lutte queste eonsiderazioni io sono portato a ci-e-
dere che in que' massi abbia Ciriaco incontrato non gia le mura auti-
che di Luni , ma bensi le spoglie, ossia il rivcstimento di fpialche son-
tuosa labbrica : cio anche arguisco dalle misure di queste pietre nelle
quali non trovasi mai I'esattezza dei due (piadrati in fronte qualora im-
piegavansi in opere di sola ulilila , notasi bcnsi quasi semjire ne'lempi
e negli edifici sontuosi. Trent'anni dopo scrivcndo Antonio Ivani al Mi-
chelozzi Fiorentino cosi si esprime Nam et antiquiora et veriora moe-
nia sunt aequata solo saxis ingentibus quadratis , quae nisi a peritis
loci facile dignosci possunt. Nelle quali parole e da notarsi primiera-
mente che non dice die que' massi fossero di marmo, accenna quindi
a qual miserabile state fosse ridotta I'antica muraglia , e die in tempi
posteriori allre sen'eran fatte. Nello stesso modo sono quasi intieramente
periti quei recinti innalzati dopo Ic scoiTCric de' barbari : ma per farli
conoscere quali dai ruderi apparivano i3o anui sono, mi serviro delle
parole del Rossi che bene conosceva il sito e diligentemente lo descrisse
al capo III : dice egli adunque che secondo alcuni il rccinto principale
aveva per ogni lato canne 96 di Geneva ( metri 478 ), scconde allri
aveva da levante a ponente m. Sg^ , e daU'altro late m. Saa: aggiunge
quindi che in questa cerchia di mura un'altra piu piecela se ne ravvi-
sava, pure de'terapi bassi, ed era in gran parte fabbricata con antichi
frammenti , e parti delle mura primitive che egli dice essere state di
228 MEMOniE
pielra bianca e nera. Cosl pure aveva gik detto il Rossi che lo spazio
dalla antica citti occupato pareva che non arrivasse a due miglia Ita-
liane ili giro. II piii considerabile rudcre di imira che ora si conservi
consislc in una linea prolungata in gran parte sotto il lerreno collivo
che e proj)ricta del capitolo di Sarzana: poca e la parte scoperta , ed
in essa vi si ravvisa la costruzione de' tempi poco posteriori al mille ,
ondc credo che quest'avanzo sia di quel recinto iniialzalo dopo la presa
di Luiii fatta dai Saraceni. La grossezza del muro e di m. i , 800 : e
fondato sopra grossissimi ed informi scheggioni di tufo, e la parte che
sovrasla al suolo c laterizia con molto e cattivo cemento , essendo la
grossezza de' inattoni di o, o56 , e 0, o36 cpiella della calce. A cjueste
mura fu per taluni imposto il nome di acquedolto che derivasse dai
inonli di Ortonuovo : ma , oltre la costruzione che e del tempi bassi ,
c la forma che e di recinto di citta , questo preteso acquedotto trove-
rcbbcsi cola appunto nel sito opposto a quello che dovrebbe occupare,
poiche tra esso ed i colli di Ortonuovo si frappone la citta.
Pill verso la Seccagna sono i ruderi di iin edificlo del quale non
conservasi che il masso del pianlato murato ad emplecton. La lunghezza
di questa supcrficie e di circa 60 metri , e la larghezza di quasi 20 ;
ad una sua estremita e un rialzo di forma rettangolare in modo che
avrebbe 20 melri in lunghezza, e circa i5 nel senso delle linee antica
e postica.
Quest' edificio fu dai Lami (i) giudicato un bagno dall' esservisi tro-
vato nel I'jSa un tubo di piombo lungo nove palmi , e di diametro
otlo dila naturali , al che si potrebbe aggiungere che un altro tubo di
terra cotta vi si e trovato recentemente. Ma quest'area che nel generale
interrimento deU'antico suolo ancora innalzasi da terra circa un metro
nella parte anteriore , e quasi due nel sopradescritto rialzo , la forma
sua istessa e le dimensioni non lasciano ammettere come probabile I'o-
pinione del Lami : io tengo per certo che quest'cdificio fosse un tempio.
Oltrc cio segue quest'autore , e dopo lui il Zaccaria (i) ad esporre gli
oggelti trovati in quell'anno , con una iscrizione mancanle nel fine :
(1) NovcHc lettcraric per Tanno i^oa.
(a) Storia lettcraria , vol. VI , lib. 3 , cnp. \,
DELLA CITTA DI LUM. 2 20
FuIviAE ' PLAV/iV
LAE • AVG • SVon
SAE ■ IMP • CAE^
m ' AVRELl • ANT
La certezza del qui mentovarsi Fulvia Plautilla, e la frasc di promessa
sposa a Caracalla ci svcla V anno nel quale fu eretla questa lapide ,
che e il 2o3 deirera volgare (i). Presso la lapide fu trovata una testa
femminile forse della mcdesima Plaiililla ; quindi due gran capilelli d'or-
dine Corinlio colic loro basi; il pavimento fu trovato essere di marino
statuario , e le pareti iinpelUcciate dcllo slesso marmo e fregiate di
slelle incavatevi ; un altro marmo con scolpilavi la mczza luna con una
Stella (2), ed un allro a foggia di capitello che, al dire dello Zaccaria,
(i) Dione lib. LXXVI pag. 86g. Le iscrixiuni chc siao a noi pervenncl'o ci conscrvarono me-
inoria del culto che i cittadini Lunensi rcndevano a molte diviiiita : esse sono tutte volivc, c per
conscguenza solo si rifcriscono a denarii dcdicati , ncssuna alia fabbricazionc di un tcmpio y se
nOD c qucUa manifcstaiucDtc falsa riportata dal LandiiicUi , c chc io qui soggiungo :
X)iVo ■ .'intonino ■ Pto • Principi • Felicissimo ■ Patres • Lunenses ■ Xemplum ' Dicariint.
InfatU , ove mai trovasi il litolo di Divo unito al Felicissimo, c la dedicazioiie di un t.nipio (dal
falsario ignorantemente presa come sinonimo di costruzione ) csprcssa sul luogo stcsso ? Dalle
iscrizioni riporlatc ncirAppendice ricavianio che v'era il culto di Giovc OUioro Massimo , e di
Giove Saliazio , rcligionc che proscrilta dal Senate I'anno Gi3 (Vol. Massimo lib. 13) non ri-
comparve ntirimprro chc dopo il prirao sccolo : veneravansi pure Giiinone , Minerva , Bcllona ,
la Fortuua dislinta anchc sotto Tepitctu di Placida , la Lunu ossia Diana Lucifcra , cd Ercole.
Aggiungu U Rosbi che la chicsa di S. Andrea iu Sarzana ha per elipiti due statue di Marte tollc
da antico tempio di Luni , non saranno adunque quelle chc era Tcdonsi , perche sono manift-bta-
racnte del scccnto. Le iscrizioni ao , e ai ci palcsiino pure il culto che in un sito dcirAgro Lu-
ncnsc si rcsc alia dcfuntu moglie di Ncrone.
(a) Questa scopcrta fcce allora gran rumorc fra gli abitiinti di Lunigiana , i quoli la spicgarODO
losto come siniholo parlantc del noiue della loro cilt.i. DcUe stelie sopra campo di terra cotta , se
ne sono Irovate anche in quest'ullimo scavo , e ben Itingi dal rudcrc del quale ora si parla. Sc
mai qucsti ornamcnti di luna c stclle st rifcriscono a qualche cosa anzichc ad un capriccio , io
crcderei chc possano amraacstrnrci dciresislenza in Luni del culto di Mitra. Nli monumcnti cditi
dal D. Labus nclla Bibliuteca Italiana vcdesi il Die con pallio svolazzante sul quale sono scolpitc
la luna e le stclle , c sotto leggcsi chc nc fu il tcmpio rcstituito marmonhns et omni cuUu ;
nulla di piu ragiunevolc chc qucsti simholi Mitriaci fossero ripeluti anchc nel pavimcuto e snllc
pareti del tcmpio crcltogU in Luni. V'e di piu , chc nelle es4:avazioni del 1837 fra un cumulo di
ornamcnti in coccio y hcllissimi tutli , bench^ orribilmcnte infranti , si rinvcnncro due frammcnti
di bassi rilicTi , nci quali appunto vedesi il brarcio di Mitra nelTatto di infrosciare il toro. Rio-
forza quesi'opiniont: riscrizionc Iruvatavi di Plautilla , la quale provando chc qucsto tempio gij
csistcva nel -jo3 , concorda coirepoca dciriiitroduzione in Italia di quel culto, il quale si pu6
dire prcssodie scouusciutu prima di Comodu.
a3o MEMoniE
alcuiii battczzarono jicr base dclla lesla sovracUlctla. L da avvcrtirsi
die i Vinzoiii foccro nppunlo in quell'anno i loro discgni , ondc vi na,-
"iunsero una vcilula tlcllo scavo, ed (ollrc il sovra esposto) anchc alciini
tronclii di colonne liscic c striate, ed un pezzo di coriiicionc. Ncl 1S2H
vi si ritrovo un candelabro di bronzo , ora in Genova; posa sopra tre
piedi , c I'asta in forma di bastone sfrondato rapprcsenta lui tirso bac-
chico, la cinia Icrmina in un piattino. Presso lo slesso cdificio fu pure
trovata la bella iscrizione in bronzo , ora ncl niuseo di Bologna , la
quale si da neirappcndice al N.° 4-
Qui presso sono altri ruderi dclle mm-a de' icinpi bassi , c pin a ic-
vante , in una tenuta del M. Remedi , sono gli avanzi di una piscina ,
la quale per la sua clevazionc dal suolo prova cliiaramente die Luiii
fosse gia fornita di acquedolto: il suo payiinento e composlo della solila
opera Signina, e fu sin dai tempi antichi rialzato, dimodochc tra i due
che ora si vedono intercede uno spazio di mclri o, ^So, e la sua ele-
vatezza e molta dal suolo moderno , onde , essendo quest' edificio tutto
rovinoso , non puo csscre in uso tuttora , come scrisse un illustratore
vecente delle nostre antiohita. Sopra la Piscina sono alcuni arclii mo-
derni di pcssima costruzione , e tra questo rudere ed il sovra descritto
fu scoperto circa il 1824 un mosaico lungo da iSmetri, e largo circa 10:
fu scomposto secondo i vari scompartimenti, e le parti meglio conser-
vale coUocaronsi dal signer Podesta nella sua cappella doniestica in
Sarzana. La profondita sotterra di questo mosaico era di circa mi metro,
e sotto esso a distanza di o, 3oo ( essendo 1' intercapedine ricolma di
terreno battuto ) fu trovata una egual superficie di opera Signina che
formava un sodo piantato al mosaico : era quest' astraco di solida lavo-
razione, e fregialo a giuste distanze di stellette di marmo bianco, della
qual cosa altri esempi se ne hanno altrove e scgnatamente nell' alta
Italia (i). Sono que' mosaici lavorali in mode alFatto rozzo, sopratutto
nel contorno , e sfumalura di due putli che vi sono rappresentati ad
ornamento ; in un riquadro molto danneggiato , fi-a due alberi come
quelli del mosaico di Palcslrina e rajjpresentata una panlera: in nessuno
d'essi vi son tasselli di smalto meno che pel turchino , ma vi si vede
(l) 11 piii bello di quesli mosaici e un inticccio di quadrati e di stclle ad oUo puntc , il lulto
ncrfcltamenU cuinbinato ncllo stesso modo die in un simile pavimcnto trovato ncUo scorso sccolo
in Inghilliira , cd inciso ncll'opcra De musinis del Furietti a pag. 70.
DEI.r.A f.lTTA 1)1 I.UM. 23 I
inipicgato il bianco ili Carrara, il hardiglio per le mezzc liiilc, per le
caniagioiii un marino rossegglanle , iicgli alheri il vercle <li Lunigiana,
ncllu tiiite giallc il inarino ili Seravczza , c la lavagna iie'conlorni ncri.
Dal lalo tli inezzogiorno , sul finire dcllo scorso secolo vide il sig.
Graherg di Ilcinso (i) le vestigia di un piccolo tcinpio circolare ecu
nicchia di marmo, c residui disarcofagi, stalue, colonne e piedestalli;
ora ogni cosa e scomparsa.
Quindi trovansi a levante le reliquic di un cdificio sernicircolare del
quale riinane la parte curva in un grosso muro latcrizio del recinto
csterno. Che questo fosse un teatro appare si dalla forma die dal dia-
mctro che eccede i 4<J metri : nou e pero questo muro reso pcrvio da
arcuazioni , ma tutto solido in modo che forniando il recinto csterno
dello Spectaculum, I'accesso alle gradinate doveva aver luogo allc due
I'Streniita, opj)ure dalla somma preciuzione come nci tcatri di Tusculo,
Atene, e generalmente in tutti quelli die erauo addossali al moute ,
poiche nel teatro di cui ragiono, aucora vedesi essere il terreno che
lo circonda almeno di tre metri elevato sopi-a il suolo attuale die copre
Torcheslra. Di un teatro in Luni aveva parlato Gaetano Vincioli , ma
che egli non di questo intendesse , ma si deU'aiifiteatro , chiaro risulta
dalle sue parole istesse (2).
Tale era lo stato de' ruderi di Luni, allorehe nel raarzo del 1837
il signor Marchcse Angelo Rcmedi scavando in un suo fondo , sito ad
occidente deiranfiteatro e distante da questo circa 3 00 metri, ad angolo
Ira le slrade comunali di Ortonuovo e di marina , trovo un piede di
hronzo ancora inipiombato Sulla sua pianta : inauiniito da questa prima
seoperta abbasso lo scavo , e sceso alia profondita del pavimenlo antico,
sterro la parte di un cdificio lungo metri 38, ^iS: forunava questo un
peristilio largo m. 5, o4o , il di cui lato orientale era costituito da una
llnea di tredici colonne di 0,610 di diamelro , e tra le loro distanze
erauo collocati laiili piedestalli, de' quali avanzavano pero solo gli zoc-
coli, meno uno posto da un L. Tizio , dato nell'Appeudice al N.° lo,
il lato oceidentale c formato da sette pilastri laterizi larghi m. i, 760,
fra i quali si frapponevano sei arcale ; la faccia dei pilastri volta al
(i) Antologia FiorcDtina N.o 107 — 108.
(i) Opusc. Calogcriani. Vol. XIII. pag. ai8.
2J2 MF.MOniE
portico e ilccorala di mezze colonne (i), cd ognuna aveva addossalo
nn Ijiisaincnto di slalua , dci quali Irovaronscne qucHi ai N.' ii, I3.
VoUo lo scavo a Iramonlana si scoprl una liuca di colonne grosse me-
Iri o, qio, le quali un tempo furono piii numerose , ma ora vedonsi
ridotte a sole quattro perche ad una loro estrcmita crasi ne' tempi bassi
costiutta una chiavica clic le interruppe : poggiano queste colonne sopra
base altica senza plinlo , e sono cosU'uUe a zone di matloni e pielre
( Colljria) , cosi pure sono le tredici del portico , e cosi vedonsi quelle
di Ponqiei: sono queste spaziate a distanza di ni. 5,900, cioe di quasi
diamctri 6 '[. , onde cssendo chiaro die non potevano esscrc coronate
nc da arcliitravi , nc da arcuazioni , ne segue die ognuna di esse do-
veva stare da sc , nel qual caso altro non potevano essere die colonne
onorarie die sopporlavano statue, come delle simili ne sono visibili nel
Foro Romano, c nel campo di un bassorilievo nell'Arco di Coslanlino,
rappresentante un'allocuzione: ogni intercolunnio ha tre zoccoli quadrati,
de' quali mancano i dadi , die certo anch'essi sorreggevano statue ; questa
linea di colonne c fianclicggiata a distanza di m. 5, 945 da un muro
impelliccialo di marmo, e die si prolunga indeterminatamente.
Ne mancarono , oltre due piedi di bronzo, altri pregiabili oggetti
trovati in quelle escavazioni; ma piii di ogni cosa giovo al loro forlu-
nato esito la cura singolare coUa quale vuole S. M. il Re Carlo Alberto
die si dia opera alia scoperla e conservazione de' monumenti die for-
mano I'istoria de' padri nostri , onde avendo il signer Marcliese Reinedi
offerto la superficie del fondo suo qualora S. M. volesse die si prosc-
guisse lo scavo, in uno con tutti i trovativi oggetli, la M. S. non solo
degnossi di gradire I'offerta , ma beiVanche di assegnare una congrua
somma per ulteriori ricerche , dandone speciale incumbenza alia Regia
Commissione di Antidiita, e Belle Arti , la quale spedita avendo a Sar-
zana unidonea persona , furono riprese le escavazioni nell'agosto del
coiTcnle anno iSS^.
Essendosi pertanto lirata una diagonale dall' angolo tra ponente c
(t) Parmi chc qucsto portico a nessuno cdificio mcglio si possa adattarc che ad un tratro , il
quale e gid diuiostrato da quci p ilastri de' quali si parla : qucsto ne sarebbe il lato rcttilinco , o
posleriore , cs?cndo il riinanrntc nascoslo sotto i campi attigui. Poitici simili vedonsi al tcalio di
Ercolano , v'crano a qucllo di Pompeo , c li raccomanda Vitruvio ( lib. V. 9. ) il quale apgiungc
chc siano dori. i , come iiifalli lo era il nostro , cio apparcndo dai numerosi capilelli dorici-gieci
chc vi si trovarono.
UF.U.A. CITTA DI l.VSt. 233
Irainontana , e scavata nna fossa larga m. 4 , 5oo ^ alia sua estremlla a
scirocco (dopo avere altraversati tre gi-andi scarichi: uno tli gramli
massi informi <li pietra calcinacca, uno di ciottoli , ed un terzo di cocci)
si rinvennc una vaslissima area lastiicata di maimo bianco ed ancora
iutalta: inaeilnita c la sua lungliczza, la largliczza pero si e di mclii
i9,5oo, essendo i lastroni sostenuti a quattro viprese da piccoli muiicciuoli
contenenli nclle intcrcapedini della terra haltuta ; il limite ineridionale
e formate da un inuro con niccliia nel mezzo; e normale a qiicsta, in
larghczza di m. 3,855, si abbassa alia profondita di m. o, 780 un piano
di opera Signina , dimodoche fonna un rettangolo lungo quant' e lar«a
I'area lutta , nel quale io credo, clie a livello del lastrico fosse inse-
nlo un mosaico , essendosi anche rinvenute non poche lessere di pasta
turchina, e vieppiu m'induce in quest' opinione la coUocazionc simile,
come pure le dimensioni , del mosaico rilro\ato li presso dal sig. Po-
dest.\, e descritto a pag. aSo. In questa cavita furono rinvenute due sUtue
acellde die descriverannosi in seguito , oltre molte parti di decorazione
voglio dire una base , mollissiini ironciii di colonne striate , di diam.
eguale o , 585 , alle tpiali apparteneva uno slupendo capitello lonico
Romano : una bellissima antefissa ed una terra cotta gia messa a deco-
razione di una corona , quale credo die altra non se ne conosca , ma
die scorgesi nclle medaglie del Colosseo , dell' Acqua Tiaiana ed in
alu-e. II gusto della decorazione richiama I'epoca de' Vespasiani, ed in-
fatti allora fu quest'edificio (i) ornalo e rcstituito , come dal frammcnlo
N." 1 3 ivi scavato; un altro pezzo d'iscrizione aveva la parola ... PYBLICIi,
cd un terzo raarnio tutto infraulo appena mi lascio comporre qucslo
poco :
L • ( VOLYM/iA'S ) • /AVONIVS
A tramoDtana del muro descrilto , si scoprirono alcune camere , in
una dclle quali crano aminonlicchiati pressochc lutti i bronzi , ora de-
posti presso la Regia Accadeinia dclle scienze in Torino : i rudcri die
li coprivano non crano cbe di sole tegolo, cd i inuri strapiombando di
(i) La piaiila , mi indicu anzichc una massa ili cdificio , una scmplicc area circoscriUa per
Ire lati Ja un peristilio ( d'ordine lonico ) c dal lalo ineridionale da un muro con nicchic c co-
municazioni aperlc : solto il lastrico scorrevano le acijuc in chiavichettc di pictri del Corro.
Serie II. Tom. i. 3o
2J4 MEMORIE
(luasi im 'i,„ , mi fauiio crcilerc clic lie fosse caduto il Icllo. Non vidi
Iraccia alcuna iVinccndio, trovai bensi alcuni framnienti di croginoli, c
due vasi di terra cotta, de' quali uno e un calino, I'altro un colatoio, onde
non mi jiarc assurdo il siipporre clic cola fosse xin'officina fusoi'ia (i).
Altri frammcnli arcliiletlonici c scultorici si lianno sparsi nc' luoghi
vicini, come per figura: in Sarzana sopra un oratorio si vcde parte di
mi sarcofago cristiauo con figure mutile ; a Castclnuovo presso il si-
gnor Amati , una sedia di marnio alia o, 7t)5, seniicircolare : il dossale
esterno e diviso in quatlro scompartinienti da colonnette ionicUe , son
questi ornati con figure di un giovane nudo con pileo c clainidc : di
un fromboliere in atto di arcar la fionda : di un soldato barbalo ,
igiiudo , con lancia , spada , e clamidc c di un giovane nudo esso
pure ed imberbe. V c nella stcssa casa un Priapo di marino , figurato
in una colonnetta alta sei decimetri , terminante in una testa imberbe
e tosata di rozza scultura , in ogni sua parte simile a quel Dio , clie
negli anticlii versi clie vauno uniti a Virgilio , dice di se stcsso:
Non me Praxiteles Scopasve fecit etc.
Nclla valle di Casano presso Ortonuovo v'c una cliiesetta dell'XI se-
colo , dctta di S. Martiuo del Ghiuolo , le di cui pareti costrulte di
tufa verdognolo , sono di massi quadrilateri tolti da anticlii edifici , e
ron molta probabilita dalle mura stesse di Luni; di qui scendendo alia
sirada postalc vedesi un pavimento di astraco di una piscina scoperto
da una frana , e poco dope , una bella trabeazione di maniera ionica ,
ed alcuni frammenti fra quali un pluteo disegnato come quelli del tea-
tro di Segesie.
Di opere di scultura non piccola quantita si estrasse dal suolo Lu-
nensc , ma oggclti di gran pregio non so se siansi visti mai sino a que-
sti ultimi scavi. Ho gia riferite , parlando dell' anfiteatro , le parole di
Ciriaco dove nota avervi vcduti statuarwn fragmenta: cosi pure in let-
lera del i473 scritta dall'Ivano a Donato Acciaiuoli Gonfaloniere della
repujjblica Fiorentina pai'lasi di certa statuetta in bronzo di Ercole
(i) Per dare quiuili al signor Marchcse Angelo Rcmedi un aUcstato della sua alta soddisfazionc
per lo zclo da lui dimostrato in cjuesta circoslanza , Sua Maesta lo voUe decorarc delta Crocc
di C^ivalicre de' Ss. Maurizio c Laizaro.
DEI.I.A CITTA DI LUNI. 235
c (li una corniola intagliata , ed aggiunge che altro Irovamlosi Favrcbbi;
spetlilo a Lorenzo de' Medici ; nel principio del XVI sccolo parlando
Moiisiguor Giusliiiiani della nostra cilti, dice: V ccccllenza della quale
diinoslra le marmoree statue et I'altrc anticaglie , che insino a qiiesti
tempi si trovaito in esse Toinc (i). Mcntova 11 Rossi uii basso rilievo
in casa de' siioi, ncl quale era Cgurato Ercole, o Giasonc tenente per
le coma due tori , la scena eia in una via , il laslrico della quale era
di auihrogcUe a due colori , la qual cosa io nolo per la storia della
scultura anlica. Poclii auni scorsi, vi si rinvennero selte Icsle di marmo,
tra le quali due Vespasiani, come pure un'ara, o cipi>o ncl di cui fianco
c scolpjlo un sacrificio.
Ma ncUc ultime ricerclie cominciatc dal marcliese Remcdi e prose-
guite felicemcnte d'ordine di S. M. , le opere cstralle da quel suolo
vinsero quanto sin'ora se ne conosceva. Due piedi di bronzo si trova-
rono, di ottinia scultura e getlo nitidissimo , i quali dalla inaniera del
modellare si giudica con certezza che appartenessero a statue Iconiche
(2) ; quiiuli una serie di statuette , pur di bronzo , fra le quali noto
specialmente : due Comici , o Mimi in atto di gestlre : due guerrieri
combattenli , come ncllc danze de' Coribanti : due altri di Tritoni , o
Ncrcidi , uno dc' quali tenente un putto siilla spalla dcslra ; un Arpo -
crate , figura preziosissima per rcrudizione pei niolti simboli , dc'quali
va adorna ; e due figurine bracate (3). Tre scudctli da' quali sporgono
altrcttante teste , fra le quali bcllissiuia e qncUa di Ercole , e niolte
borchie di vario diamctro , Ic quali cose ( unite con alcuni listelli de-
corati di gole intagliate ) formavano ornaniento ad ima porta di bronzo.
A cio si aggiungano altri pczzi come; una bella grappa coUa sua im-
piombatura , a coda di rondine e lunga m. o, 190 : una maniglia per
(1) Doscrizionc della Liguria , in Cue.
(■i) Eraiio qucstc sUituc dedicate a* patroni della colonia , od a pcrsonaggi bcncmeriti : lili an-
ticlii scultori tisavano seiupre di piantarle stil piede sinistro, onde nc a\Tennc rhc '[uesti due picdi
soli siaii&i salvati , poiche i devastaturi , gcttata a ba^so la statiia mediantc una ftine passata al
coUo , quella necessarianicnte schiantos:>i alia noee del piede clic piantava. La inaniera barbara
colla quale questi sono iinpiouibati ci signitiea elie tali statue, d^ottima epoca , cbbero successive
dedicazioni mutando loro il capo a vicenda : circa la quale usaiiza si veda Dione Grisostoino nella
orazione XXXI Rodiaca.
(3) Siccomc molte di qucste figure conscrvano postcriorniente un anello orizzontalc, cosi io credo
cbe gii adornassero una qualchc uicchia , o Zoteca come in una iscrizionc presso Orelli N." i368
Signis ■ aereis • A' • //// • dispositis • in ■ Zolecis ■ et ■ balbis • aereis • etc.
236 MEMOniF.
j)ortar vasi : due calamai lavorati al torno , simili ad alcuni trovati a
Pompei: una fiaccola di molta graudez/.a, e varii altri oggetti minori.
In marmo si linvciuie : una testa , ossia ritialto incognito , di un
jnitlo , ili otlima grcca scultura : iin fiammento hellissimo d'un piede
colossalc maschile : due statue ( acefalc ainbedue ) dclle quali una fem-
minilc , tutta panneggiata e di gran bellezza , rappresenta una Augusta
soUo i simboli ili romona, come vavie sen'lianno iu nioUiMusei: nello
Stesso niasso e aiichc licavala la pianta : la sua largliezza alle spalle e
di m. o,5io: I'aUezza sino al cello (cornprcsa la pianta) di m. i, 610.
L'allra statua manca di piu di ambedue i piedi : e tuttavia alta m. i,645 ;
panneggiaia anch'cssa, ma opera di mediocre scalpello ; il costume e
r alteggiamento delle braccia indicaiio clie vi era effigiato un sacrifl-
catoie ( che c forse la piu ovvia figura tra quante vedansene ne' Mu-
sei ) : io credo die vi fosse rapprcsentato un Augusto , essendovi poi
state impernate successivamente le teste di piii d'uno de' successori. Bel-
lissimi e di greca invenzione sono pure alcuni capitelli di pilastri , scol-
piti nella pietra vermiglia del Caprione, de' quali alcuni sono alti m.
o, igS: altri solo o, 146 e tutti di disegno leggermente variato. Tralascio
i frammenti architettonici che infiniti vi si trovarono , tra i quali un
mezzo capitello corintio di pilastro , largo o , 772 ed egregiamente in-
tagliato : ne posso ommetiere qui la varia forma di alcuni capitelli io-
nici de' quali uno ( raro assai nell'anlico , ma non unico ) ha le volute
angolari ; quattro altri poi con diametro eguale 0,74^5 ed alti o,334
( apparteneiiti alle sopradette colonne onorarie ) sono di barbaro lavoro,
ma di singolare invenzione, presentando due volute ad ogni lato, cioe
otto volute e nessun pulvino : un taglio orizzontale che passi negli oc-
chi delle volute da un quadrato. In terra cotta e notevole, per essere
tulla lavorala coUo stecco, una piccola testa barbata : un'antefissa non
inferiore alle piii belle , e molti frammenti di figura ed ornato che gia
componevano un qualche estesissimo basso rilievo.
DELI.A CIT'lA EI I.UJII. aSl
APPE]\DICE
MONUMENTI EPIGRAFICI.
Lc iscrizioni Lunensl cbbcro a piiino ricercatore il celebre Ciriaco
e dopo lui Piclro Apiaiio die ncl i534 puliblicounc di Carrara c Sar-
zana , cb'ci^li chiaina agri Lucensis , c siccoine la cletcrniinazionc to-
pografica di queste due citta , e coUe slesse parole espressa nelle iscri-
zioiii JUS. di Rainaldo Orsiiio che le compilo circa il i525 (i) , cosi e
probabile die della fatica dull'Orsino siasi valso TApiano. Vengono quindi
speciabiiente il Grutcro, il Gori ed il Muratori , e piu di tutli il Tar-
gioni-Tozzetd die ne raccolse nel tomo X de'suoi viaggi quante allora
conoscevausi , e sopratutto quelle ci conservo die erano sparse ne' \i-
cini villaggi ed ora andarono perdule: ma questo dotto, d'altronde non
sfornito di critica anche nelle cose archeologiche , e che per considerare
la fisica disposizionc del paese, soggiorno in Sarzana, invece di copiare
dal vero le lapidi die avcva solt'occliio , anio meglio attenersi ai fallaci
manoscritli del Landinelli e del Rossi : quindi alcune iscrizioni da lui
date sono spurie , altre corrotte , ma tuttavia siccome delle epigrafi a
tempo suo csistenti , ora poche ne avanzano , cosi e forza sovenli a lui
ricorrere onde averne copia ; dopo il Targioni altre ancora se ne sco-
prirono , come tutto di succede , e se sono seinplicemente sepolcrali
vengono per lo piii impiegate a vili usi di fabbricazione e cosi toUe
per sempre alle erudite investigazioni , e mentre un bronzo trovato
circa dicci anni sono ando ad ornare il museo di Bologna , di altri
marmi scritli, anche di gran superficie si ha contezza essere stati spez-
zali a colpi di mazza, e faltane calce dagli ignoranti conladini.
Prima fra queste iscrizioni, aluieno per aspelto d'antichita, dovrebbe
essere la pietra segnata di caralleri Etruschi in colonna verticale, che
(i) Montfuucon. Bibl. Biblioth, ross. pag. 1153.
a3S MEMORIE
ora conservasi nclla UQivcrsita di Gcnova : fu trovatu ncl i8a8 ntllu
■\lUa tli Novh pi'esso la Rocclielta in Val di 'Sara, proviiicia tlclla Spe-
/.ia , c ila alcuui fu creduta rapprcseiitare una divlnila campcslre , da
aUri , c piii proljabilmenle un cippo tcrminale di jiosscssioni, ma igno-
randosi cgualmcutc e la sua aulichila cd il coiileiiuto dclla iscrizione ,
sicchc allro luinc non ci somminislra clic per la geografia, io la Irala-
scio , riinandaudo clii ne volessc avcrc idea alia stainpa che ne diedc
il Gcriiii dopo la prefazioae.
Delle iscrizioui ch'io seppi raccogliere dli'6 solo poche parole poichc
alcune di esse sarebbero dcgne di speciale illustrazione cominciando da
(picUa al N.° i trovata nel i83o nella valle di Colomiata presso Car-
rara per conscguenza ncU'antico agro Lunense : fu falta incidei-c in
ramc dal sig. Repetli il quale sospetta che la parola VIL nclla seconda
linea sia una scorrezione , e che vi si debba leggei'e VIC (i) : non
parmi tullavia necessaria tale emendazione, cpiciralibreviatura foi'se non
indicando allro che il nome di famiglia Villio , o Vilonio come leggesi
iu alcuni marmi (2) essendo Ilario, od Ilarionc il prenome, e la carica
di Magister forse si riferisce aH'essere egli stato sopraslanle o curatorc
di cpialche cava Lunense , come di un Magister a marmovibus si ha
nienzione presso Grutero (3). Cosi pure il ])iccol uuuiero di questi de-
curloni , mi fa credere che non di queili della vicina Luni vi si parli
nia di decurioni di una socicta di lapicidi, come Decurio conlegifabnun
fervarium abbiamo in marmo Gruteriano : delle quali cose si avrcbbe
maggior chiarczza se la iscrizione non ci fosse pervenuta nmtila.
Questa lapide collocata I'anno 22 dell'era volgare ci dava , comin-
ciando dall'anno iG , una serie di sette consolali della quale mancano
i Ire ultimi che possonsi supplire con cerlezza. II console Haterio
porta (ml il prenome di Decirao conforme a lapide Gruteriana, mentre
ha presso Tacilo e Muratori quello di Quinlo. L'ultima leltera che avanzi
della iscrizione e la M del prenome di Valerio Messala , dimodoche Ic
lince i4, i5, i6 conlengono ire nomi di Decurioni (dc' quali il terzo
pare rhe avesse il nome di TEIVS analogo a quello di Tiburtinus e
(1) OillAliiL' Apu.'iiia etc. [lag. G9.
(i) Giulciu. BLWIU lu, CDLXXXVIII
(i) XXV li.
DF.I.I.V CITTA ni I.UKl 23q
conscn'atoci da Propcrzio ) (i), mcntrcche tlue ne sono costanlcmcnlc
segnali ail ogni anno : e pero qucst'anonialia spicgala tlal Tliela appo-
sto al nome di Tiburlino Filone decurionc allaiino 17, onde trovandosi
mancantc il nuniero loro, ne furono elelli Ire all'anno ig. L'ortografia
clie v'c sovcnti viziala non nicrila ])arricolar riguardo , talc essendo il
caso della niaggior parte di quelle scritle in citla niinori, e lontaiic da
Roma.
Le iscrizioni ai N.' 2 , e 3 A'ennero giusta il Rossi contemporanea-
mcnte scoperte ne' ruderi di Luni ncl X^'II sccolo : trasportate qulndl
in Sarzana furono lungo tempo lasciale in dimenticanza ed al loro ilanno
contribui specialmente I'umidita ch'ebbero a sollVirc : cosi rolte furono
qulndi nel principio dello scorso sccolo collocate ncl vcslibolo della loro
casa dai Grilli , ai quali successcro nella padronanza i signori Magni.
Mcglio clie dal Targioni il quale le desiuise dal Rossi, furono dale dal
Muratori , il quale pero, quantunque ne prendesse copia sul sito, tra-
scuro la esatta distriliuzione delle colonne nelle quali suddividonsi; deve
pure essere correlto lo sbagllo suo nella prima linea della iscrizione
de' Fabbii dove Icsse :
NOMINA • COLLEGI • FABRVM • I L I C
mentreche vi sono tre lettere sole e clie la (S vi e clnarissima , e sem-
pre di questa forma. Da questa erronea lezione egli crede questi marmi
appartenenti al castello di Lerici , die suppose esislente sin dai tempi
anticlu e detto Ilex: percio si fondo sopra un documento del i4*5i
nel quale e cosl nominate : piu alia memoria scn'ha tutlavia presso
rUglielli ne' Vescovi Lunensi sin dairaiino 11 85, senza che percio sia
attestala I'antica esistenza di quel castello. Questa lapide , come la se-
guente, spetta cvidentcmenle al principio del IV sccolo, in epoca cioe
in cui ( sopratulto per le piccolc iscrizioni ) era invalso I'uso di segnare
le lettere L , T col pedale , 0 la traversa talmente imperccttibili che
quasi scmpre confondonsi colla lettera I , e da questa solo per razio-
ciuio si possono distinguerc : quindi e che questa parola si puo Icggere
(i) Lib. IV cK'g. 4. J3.
Tcrrita vicinas Teia clamat aquas.
4o MEMORIE
fgiialinonle LIGnifcrorum come prcsso Muralori ((), i quail altro noii
erano cl»e i Denilrolbri , oppure ( e con inolto inaggior probabililu )
COLLEGI • F.'UiRVM • TlGnarioriwi per corrispondenza al inarmo
del Dciulrofori , infatti (piesti ulliini furnno per editto di Costantino
riunili agli altri collcgi dc' fabbri , e basla vederc qucsti due mariiii
per tosto coinprendere che dovcvano comporrc una tavola sola. Alcune
letlere , cli'io aggiungo in carattere corsivo , esislcvano a' tempi del
Muratori di piu clie non ora : in qualche parola egU vario I'ortografia ,
io notero solo esscrvi in fine vcraincnte scrilto Haryspex secondo il
pill anlico modo , del che non so se abbiasi altro esempio. Le istesse
Tarieta sono nella copia che il Muratori di della iscrizione del coUcgio
dei Dendrofori avendo egli generalmente , giusla lo stile del secolo in
cui vivova , correttc le lettere che , o per la pronuncia locale , o per
errore dello scarpellino variano dalla comune ortografia.
Al N.° 4 ^ il decreto di assunzione a patronato di un collegio nella
persona di un L. Cot. Proculo : essendo egli quivi detlo honore fascium
replctiis , potrebbe nascer dubbio che sia stato console suiletto ed a
noi ignoto , seppurc anziche il consolato egli non ne ebbc che i soli
onori come fu qualche volla in uso di fare (2). L'iscrizione fu raccolta
in undici frammenti di bronzo.
Viene quindi al N." 5 l'iscrizione messa ad un curatore acdium sa-
crarum ct operuni puhlicorum come egregiamente supph il conte Bor-
ghesi : la N che e nella prima parola svela pero clie il nome suo era
Scribonio anziche Liborio : c in tavola di niarmo bianco , e non poste-
liore airimpero di Adriano ; di quella che vien dopo giu si e parlato
al Capilolo II. Le due segucnii , trovate nel medesimo tempo e luogo
vedonsi iufisse nella faceiata della chiesa di San Lazzaro : esse for-
mano pero un solo tilolo , come ne abbiamo altri esempi nelle antichita
della Gallia del Mallei ; I'ultima parola non e intelligibile ; la mcnzionc
della Macerie ci puo far ccrti die qui s'intende di una edicola campe-
stre cost cinta come ricavasi da lapidc Gruteriana , oppnre , e forse
piu probabilmente, di un ccnotafio o sepolcro da qucsto Manlio risar-
(1) MMXVI. 2. CoUesi Lignifirorum.
(a) MuicuiD VcroncDte. CXVI 3.
DEt.LA CITtX DI I-UNr. 2^1
cilo collaggiiinta di un grado o scaglionc come usava in simili inoim-
inenli (i).
II N.° 9, noQ ha guarl scavato da quelle rovine parmi che spelti esso
|)ure alia classe delle iscrizioni pubhliche per I'liUima parola che vi si
legge , e che pu6 esserc restitnila Solo Sua Fecerimt , oppure Soto
Empto Et Publicato , od in consimili modi: e in frammcnto di un gran
disco di niarmo bianco , e le Icttcre sono di buona forma.
Una iscrizione era pure scolpita soUo il basso rilievo dello dc' Tanti
scritti nellc anticlie cave Lunensi; vi riniangono ora le sole lettcre . . .
RO . . . , le cpiali forse fanno parte del noine di Settimio Severo , qua-
lora si voglia tenere la probabile opinione del Guattani, e credere clic
vi fossero efligiati sotto gli emblemi di quelle divinitA , il dctto impe-
ratore coi due suoi figli Caracalla e Geta.
I marmi dal N.° lo al iS furono tutti riiivenuli nelle escavazioni fatte
nell'anno 1837 nel fondo del marchese Remedi. Quello dato da L. Tizio
e un cubo che ha per lato in. o, 55o , e l-eggeva una slatua d'incognito
personaggio; I'iscrizione al N." ii ci denota in L. Elvio un uomo be-
neroerito della cilta di Luni, ed onoraio con una statua che a noi non
pervenne : queslo dado, il quale posava ancora sul sue zoccolo, e alto
in. o , 862 : lungo e largo o, 670. La lapide innalzata a M. Turtellio
sempre pit\ comprova U rcale deduzione ed esistenza della colonia Lu-
nense ; quantunque queslo marmo abbia una grossezza non inferiore a
3o centimetri , pure fu Irovato rollo in sei pezzi : non inancava pcro
nessuna leltera. Queste tre iscrizioni non ci iudicano cpoca alcuna, ma
dalla forma dei carattcri si puo argomcntare ohc qnclla di L. Tizio
apparlenga agli anni degli Antonini, e le due scguenli siano certamentc
del primo secolo deU'impero. Certa e I'epoca del frammento al N.° i3
essendovi menlovato un Vespasiano , non e pero che piccolo avanzo di
grandissima iscrizione , cssendomi stato narralo dai contadini , come
( molti anni or sono ) scavando in quel luogo , avevano rilrovalo un
niasso enormc di marmo slaluario , la di cui forma era quclla di una
])iramide posta sopra un cubo , essendone le qualtro faccie reltangolari
oicupate dii quattro iscrizioni: aggiunsero, di avcre S|)ezzato ([ucl marmo
a colpi di mazza jier fame calce , ma che \i avevano lasciato il niicleo
(1) Grut DCCXI 3. Cum • Jscensu ■ Graduum yil.
Seuie II. Tom. i. 3i
342 MF.MOnir.
jioirhe il marmo eslralto per queU'uso p;irvc loro sufficienlc ; apiiunlo
iiel luogo indicalo fu ritrovalo il luiclco ili quel masso , c riiiiaslovi
presso il framnaeiito presente , ambeilnc della stessa qualila di martno
statuario ; eraiio poi quesli marmi tulti improulali ili col[ii di leva , e
di mazza. Dei lumi clie si possono ricavare da questo lacero avaiizo ,
•»iii si e tliseorso uel capo dei supcrstiti momimenti areliitcttonici Ln-
nensi , solo aggiiingero qui ]ier inaggiore intelligenza il rislauro delle
paroK' mulilc:
( Manca il iiome ttct personnggio ).
equO ■ P\T3Ll60
// vir • <7ztINQ • FLAmen ( Romae • et • Aiigusti ) ?
patronus • colON • FRAEFEctus ■ fabrum
tr • mil ■ leg ■ xXl ■ RAPAGIS • I« ( Helvetia )?
Imp • Caesaris ■ FesVkSlkm ■ AVG
? ( ornavit ) • eT • VJtLSTituit
II cognonie Rapace indica con certezza clie qui traltasi della legione
XXI , della quale piii volte parla Tacito nella guerra Vitelliana : ho
supplito In • Helvetia peiclie lo stesso autore (i) ce la fa credere a
•piartieri dinvenio a "S indonissa, ora Windisch, e lo attestano i marini
e le figidinc cola trovale nel 17 14 , ed illustrate presso lo Schelornio (2)
Uii fianimento rinvenulo nello stesso scavo ha le parole /acJVNDVM,
id un aliro in ottimi caratleri ha le segiienti linee:
AC • N
DOM
EXCON
PLEBISQ ....
' Alia classe delle isci-izioni pubbliclie ed imperatorie speltano egual-
raente i inilliarii : quello dato al N." i4 fu comunicato al Muralori
lome esistcnte a Nocchi nel ducato di Lucca ; qualche anno dopo il
(1} Histor. lili IV. cap. 70.
(uj AmoeniUtcs lit. Gerraanicae vol VII.
DELLA CITTA DI LUSI. aijS
Taigioui lo clisse Irov.irsi a Camaiorc ; ad ogni modo sospella e la sua
lezione trovandosi dato il titolo di Divo a Flavio Graziano iraperatorc
rristiano ed ancor vivcntc , parmi chc dcliba cssere cinendalo D • ]\
<:otac ill tulti i mllllarii di qiieU'epoca. La prima parte iiou so come
si legga scriUa col iioinc di Valenle Augusto menlre qiiesti fu impera-
tore d'orienlc : dubito die la pictra vi sia corrosa e vi si debbaiio at;-
giungerc Ic uUime lettere per avere il iiome di Valentiiiiaiio I die re-
gno dairauiio 364 ■'' ^"J^. Qiiella di Graziano fu posta dopo la morte
di V'alentiniano , vale a dire Ira il 385 cd il 3-^3 : nella sua qnarta li-
nea manca una F (^Filio ); il periodo della terza epigrafe corrc Ira il
3']5 ed il 392, oppure anche fu messa dopo la morte di Graziaiio, uou
essendo iiso di dividere per tal modo , ma beiisi di unire nelle lapidi
i nomi e i litoli degli Augusli coregnanti. E pur singolarc come man-
chiiio , 0 lion siano state date le note iiumerali delle iniglia : pero chi
lie vuole avere una esalta lezione valgasi del milliario allallo consiuiile,
ed esistcnlc a Pisa, slampato per la prima volta e con ogni esatlezza
dal Clilmeiitello (i).
La lapide eretta ad Augusto al N.° i5 cjuantunque tuttora esistente
ill Sarzana dove Icggesi scolpita nella estremila , o faccia miuore di uii
gran iiiasso parallclepipedo di uianno bianco^ non puo andar esente da
censura; il sesto consolato di Augusto corrisponde aU'aniio 28 avanti
I'era volgare : ora, sin daU'aiino 36 aveva Lepido rinuaciato al trium-
virate, ed Antonio erasi ucciso all'anno 3o, dimodoclie qucUa podesta
tntta trovavasi conccntrata ncl solo Augusto : a die duiupie I'espressione
Triumviro Reipubticae Consliluendae die leggesi nella terza linea '
Strana e pure la forma della V numerale fatta a guisa di Iriangolo.
Forse pero die dovrassi inlendere di Triumviri Lunensi,come di Trium-
viri della colonia di Osimo si ha altrove (2)? Resta pur sempre la dif-
ficolla deirufiicio loro e del combinare gli anni : a cib aggiungasi die
dicendosi questa trovala dai Benettini con altrc iscrizioni ncl I'joGnon
fu pero stampata dal Muratori die tutte allora le raccolse , ed il ve-
derla incisa sopra un lal masso clie non si saprebbe bene iu qual modo
coUocare.
La lapide die spetta a Nerone al N.° 16 , la ricavai dai ms. dil
(i) X)c honorc UisscUii cap. 4^-
<a) Grut. CDXCl 4.
244 MEMORIF.
Landinclli , ma e corroUa e mancautc per modo die non y'l si puo
tcutare alcuna restiiuzione. La segueute dedicala a Tiaiano pessimamente
data dal Landiuelli , si Icgge corn'tlainciitc presso il Muratori die la
dice a" siioi gionii esistente a Sarznna ; vi soiio coinnieinorate Ploliiia
nioglie e Marciana sorella di questo Augusto come lu'lia iscrizione dcl-
I'arco onorario sul molo di Ancooa. Qiiella di Adriano esisteva a'tempi
di Ciiiaco , e della scguenle , clie c di riaiuilla , si c gia parlalo al
capitolo IV , dove si descrisse redilicio iiel quale si riiivenne.
Sieguono ai N.' 20 , e 21 due magnificUe iscrizioni 'volive scolpile
sopra lo stesso marine e trovate nel principi.ii'e dello scorso secolo a
Cecilia villaggio di Lunigiana sito presso il torrenle Bardinc iiillucnlc
dellAulella , iiifluente clie e della Magra, comune di Fivizzano, e per
cio parte deirantico temtorio di Luiii : primo a slamparle fu il Gori
die le ebbe dai Moreschi die le possedevauo , ed egli volendo pure ad
esse dar luogo nel suo corpo d'iscrizioiii , le coUoco , come fece delle
allre lapidi Luncnsi , Ira quelle di Pisa ; copiolle quindi il Muratori
secondo I'erronea lezione statiipata. Trasportato poscia questo marmo a
Firenze in casa il niardiese Niccolini, ne diede il Gori una esatta co-
pia nel terzo volume del Museo Elrusco , dalla quale ricavo la sua il
Donati. Presso Muratori si posson leggere si rillustrazione delle due la-
jiidi , die I'interpretazione delle sigle P • G della quarta liiiea , dove
egli accenna , j)artendo dal premesso die Luni non fosse colonia , die
si dehha leggere D • I • G cioe Duicmviro • lure • Dicimdo , ma es-
sendosi jier altri monumenti provata la deduzione di quesla colonia ,
(juestc sigle ( Patronus Coloniae ) non hanno bisogno di emendazione.
II marmo N.° 22 fu da Ciriaco trascritto a Garrara presso la diiesa
di S. Siccardo. Avverle I'Olivieri nelle note al Nuovi Franinienli del
\iaggiatore Anronitano die alia quinta linea doveva essere scolpilo ET •
P • GETAE • PR • CLARISS • avanti I'uccisione di questo principe ;
agfiiungerb die le iniziali FR. vanno mutate in PR, come pure die si
desidera la doppia G al^A^ G. Alia linea otta>a 1' originale di Ciriaco
sc^^iia una 7 die sarebbe la Z, o la S date dal Grutero,e dal Lozio,
ondc e chiaro die devesi leggere 7 • FR, cioe Cenlurio Fliumenla-
vioruni : come un Frumcnlario e pure il Firmidio rhe dedica liscri-
/.inne.
Al IS." 23 e la lapide voliva a Giove Sabazio Irovata in Luni nel XV
sceolo : alle sigle SP io antepongo le ST. del prenome Statius die leg-
DLLt.A riTTA ni I.UM. o^.-)
gcsi in altri marmi (i) Lc iniziali che sono in fine , dal Mcdusci lel-
icralo Sarzanese di quel secoio furono Ictle come e segnalo in uiar-
giiic , cd interpretale in niodo poco lapidario (2) ; Grulero segiiendo
I' Vpiaiio enoneamcnle la dice esisleiite in Lucca : seguo iielle ultime
sigle la lezione di Ciriaco Doniun • Libcns • Dedit . Locus • Dalits ■
Decurionum • Decreto. , e qui nolo che una novella menzione ne ri-
caviamo dei dccurioni di questa cilta , e novella prova del suo grado
di colouia Roinana. Fors'anchc a Giove (come sovcrili Icggesi e come
e la lapide al N.° 22 ) era dedicata la iscrizione N.° a4 per la salute
di Garacalla e della madre Giulia Augusta: fu trovata nel 1706, ed
era in Sarzana presso i Benetlini. Nella lapide N." 23 altri Iccgono
IVMONl • IVSTA • N. die il Gori spiega lusla • Nepos , ed il Mura-
tori Iiixta • Nernus ( cultae ) ; a me pero raeglio arride la lezione del
Rossi IVNONI • IVSTAE • N , vale a dire che il Liberto Cleanto dona
un Larario al Genio (lunoni) della comune aiUica padrona Giusta :
curiosissima e pure la jienultima linca , che si deve fraucamente cor-
reggere PHRIXVS • HELLE , nella quale si allude alia nota storia di
Phrixo e di Elle sua sorella , ligli di Alamaute Re di Tebe , storia
narrata da Igino , e secondo la quale fuggendo essi dalla malrigna , e
valicando lo stretto de' Dardaiielli , Elle vi si affogo : oi-a, queste parole
nel nostro marino io non saprei altriraenti spiegarle che col credere
che fosse al Liberto Cleanto succediita una simile avventura. L'iscri-
zione alia Fortuna Piacida, N.° 29, (della quale si ha meraoria presso
Reinesio pag. 206) e tratta dal Muratori dalle schede di Pirro Ligorio:
non e pero riporlata nel Lessico anliquario ms. di quel grande archi-
lelto che conservasi ne' RR. archivi , alia qual cosa aggiungero che
egli poca , 0 ncssuna notizia dovetle avere di questa citta poiche al vo-
lume segnato L dopo aver detto di Lunigo terra del Trivigiano . la
pagiaa seguente deslinata alia cilia di Luni riinase in bianco. Votiva
pure alia Fortuna e la iscrizione al N." 33 trovata nel 1765, nella qnale
il Lami che fu priuio a darla lesse 2\iebutius trascurando I'interpunzione,
come pure ncUullima leltera stampo una M, dove e veramenlc una S;
era quesla epigrafe (che e soju-a colonna di cipoHino ; di o, 332 di
(1) E veraiiiciUc ST Icjjgcsi prc&;>u I'lvano iu IcUera tifl 1 17a , c I'Apiaiiu a pjj;. i^^-
(a) Ivnno MS. Klliui cilala.
2^G MEMORIF.
iliaineti'o ) Irovasi in una villa delta II Bccco , noii liingi ilal villiii!;i>io
di Nicola.
QiieU:i di C. Auridio jiare rclativa ad im dono fatto ad Ercole : alia
slessa divluila pure, o ad Igia ajiparticne riscrizione N.° 3i scolpita so-
pra colonna di inarino bianco , di o, 532 di diametro.
Al N." 38 e una laplde votiva ad una divinita non menzionalavi : il
cogiiouie di Svezlo era yiinphius , od Ainphialiis come leggesi presso
Muralori (i) , od y(/iii/j/ijbiunus (2) , od ^inphefistus come in nianno
di questa 11. Universila (3) : pure siccouie in Luni esisle Tanfilealro ,
cosi se ne voile trovar I'autore , e vi si lesse corrcntemente AMPHl-
tealrum • Fecit. ; la lellcra F dcv'essere iniziale del nome della Dca
Forluua, o della Feliciiii , o d'alUo tal Nume.
Al N.° 27 e la lapide di C. Lepidio prefetto de'Fabbrl illustrata dal
conte Borgliesi dalle scliede del professor Bartoloni , ed incisa in un
picdeslallo, del quale il lato supcriore conticne I'intacco di un perno:
la Dca Luna qui menlovata e la Diana Lucifera die si ha presso il
Mallei (4) della Noctiluca da Orazio. QucUa al N." 32 fu posta a Bel-
iona da uno Siefano servo dell'Imperator Vespasiano. Alio stesso conle
Borgliesi devesi la illusUazione della lapide scpolcralc di Apulcio al
N.° 34; cpicUa al N.° 35 e in casa iMagni siluatii di sopra alle due de'
Fab!)ri e de' Dendrofori , ha nel fregio scolpita una colomba sostenentc
Kii festoue : niatica il simile animale che era d'incontro. Crede con
niolla ragione il Muralori che la seconda linea vada supplita col nome
Sebaste , palria di Aaniaiio , e cilta celobre della Palestina.
. L'epigrafe di Fabia Forlunata al N." 37, come Iralta dai troppo Hil-
laci ms. del Landinelli, io vado pensando che altra non sia che quella
apparenlcmenlc vollva e posta al N.° 26, ma data pin compiutamente:
aliiieno parini quasi certo che siano state confuse. La lapide di Ulpia
Florenlina al N." 38 fu , non e molto, scoperla : la carica dei dispeii-
salori , ossiano economi , o fattori imperiali occorre soventi menzionata
nt-gli anlichi marini ; frequentc e pure , sopratntlo ne' litoli seyiolcrall
crisliani , la parola complessiva Mensibus scnz'altra eiuimcrazionc.
(i) Vol. IV p"?- VI. -, c DCCLXXVlli 1
(3) Grutcro CCL i.
(3) Marmora Taurinensia vol. II pag. 57.
(4; Musiriiiu Vcr. LXIX :'|.
DEI.I.A OITTA Dl I.UKI. 24?
Sieguc al N'" 3g una Inpitle die cl diircl)hc nolizia tli granai inipc-
rlali csistculi iii Luni , so si polcssc j)rovare die I'impicgo tli llourca-
rius fosse stato da AI)ascaiilo copcrto in t[ucsla cilta. Degli Abascanli
scrisse una notizia il Pcrimezzi nd volume IV degli Opuscoli Caloge-
riani, nella quale non qncsla lapide sola si onielle die allora era gia
dissepolla, nia hen'andie la jjiu gran parte di qudle die portano cjue-
sio nome gentilizio. La iserizione posta al N.° 4^ '^i i'*' "''"' notizia circa
il diritto de' sepolcii uniforine a molte allre clie si hanno uci corpi epi-
grafioi : qucsto punto di eiudizione e dislesamentc Irallalo dal Gu-
lliero (i).
Le liipidi N.' , 4' > 4- c segg. sino al 56 non oHVouo nulla di
consideicvole ; solo parmi di avverlire clie al N.° 45 rullinia pai'ola vada
li'tla IO\'IANVS : al N.° 4? i' no\ero di Ire nicsi fu inscrito dopo per
oinissione dello scalpdlino : e die al N.° 4^ '^ nome dclla donna nia-
laniente interpunlo dal Rossi e dal Targioni debba Icggersi ARESC\'SAE,
come in marmo Muratoriano (2). Le due ai numeri 5'j , e Sg sono
evidenlcmente cristiane , qualora ndla prima linea non sia occorso
sbaglio per parte del Rossi die solo ce le ha tramandate ; qndia sc-
gnata 58 , e recentcmeute trovata ( cristiana anch'essa ) portava in fine
i nomi de' consoli , de' quali le iniziali NE . . . indicano forse Ncoterio
die occupo tal carica nd 3go. Cristiana appare andie quella al N.° 56.
Colloco in fine , come non scoperte in quesLagro , le iscriziojni dei
due tabularii , o vogliam dire ragionieri de' marmi lunensi, ddle quali
la prima e deU'epoca de' Vespasiani come dal nome de' due Liberti ;
Muratori , Rossi , Targioni dicono essere qucsta a Sarzana : faito si e
die qucsto marmo fu Irovato a Roma presso S. Croce in Gerusalemme
(3) come nolo il Castiglione che fu il primo a stamparlo neU'anno i594
ne si sa die mai sia stato di cola mosso , che anzi un'altra lapide ab-
biamo , Romana anch'essa, e dedicata da [icrsonaggio omonimo (4), che
con grande probabilila possiamo ci'edcre essere lo stesso Liberlo Flavio
Successo di questa iscrizionc. E qu\ giova osservare come dall' ultima
linea aliliia il Rossi voluto trar notizia dcU'acqucdotto di Luni, del quale
(1) Dc lure Maniimi lil). Ill cup. 6.
(a) CMXLIX 3.
(3) Dc uiitiqiiis piici-orum iircciiooiiuilius. Apud Grcvium vol. 11 col. 1073.
Cl) FjlMilti CDXXX 3.
348 MEMORIE
lion v'e pero traccia alcana , ma sc la lapitlc siava prcsso Roma, ccrto
uon vi si parla d'acquctlotto cl'altra citta ; quesl'ullime parole non es-
in-iinouo al solilo , colla fonnola legale , die la scrvilu tli uno spazio
ilovuto al trapasso di un'acqua incognita. Romana pure e la isciizione
seguente del Tabulario C. Arlio, come trovata al niiglio 8." delia via
Prenestina.
L' ultima lapide fu gii nel museo Capponl in Roma , ed io la ripoito
solo per la menzione che vi si fa del marmo Lunense in un con quello
dell'isola di Metelino , e col Travertino.
A quesli marini io non unisco que' latercoli ne' quali sono scrilli sol-
dali Lunesi, perche non giovano all' istoria locale, solo notero alciini
bolli di figuline trovati neU'ultimo scavo , e sono ;
C • CIVICI ...;... TERTI • PAP • ; LVQ; L • RASINII • PR . . . OL ...
Ne devo omettere due anelli , in uno de' quali , che e di bi-onzo , leg-
gesi nel castone :
PVELLA
( vU'at ) V • A ( amor )
ed uno, che e d'oro purissimo , ha scr'itlo nell'orbiculo FELICITAS •
NVMITOR. cioe Felicitas Numitoria , della qual donna per curioso ac-
cidente si ha menzione alia seconda linea delle Matrone nella lapide
de' Dendrofori di Luni al N.° 3.
Vi ho pur anche veduto un sigillo di bronzo, nel quale leggevasi:
P • VICILII
VRBICII
DELLA CITTA DI LL'NI. 3 4n
CORPO EPIGRAFIGO LUNENSR
N. D. Awt'ilo che le si'gmitti iscriziorti furoUo tutlc dame copiate did
marmi , per quanta fu, possibile, cd in mancanza di quesli, dulle
slanipe e dui nis. , sen/pre colla maggiore scntpolosita: per quesla
causa ho omesso il sif, cJie uvrei dovuto segnare troppo frcqucn-
ienicnte. Segno colC asterisco quelle che copiai io slesso.
N.° 1.
R'*pcUi- (Sopra I'AIpc A"puatiii ccc. in fine ) >I;i5sa in casa Sahioni. Anno vole. au.
T>- HATERTO • AGRIPPA • C • SVL • CALB • C°S
HILARIO ■ VIL • MAG • POS • COISSVLKS
ET • NOMIXA • DECVR
SISENNA • StATlLTO • L • SCRIBOMO • C<^
HILARYS • VACCIO
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Serie II. Tom. i. 32
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N." 3.
Muratori (OXXII. i.) Targioni. Rossi, ms. Sarzana iu casa Magoi.
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353
N." o. *
Borghcsi ( Ciorn. Lignsl. pag. 553)
Presto Sarzjnn, »ito d>'Uo il
Portone.
. . . IBOMO • PROCVLQ
. . . R.VRVMETOPERV:\l
N." G
Muratori ( MCXU 4) Rossi ros.
Targioni , Gori.
AOCTAMOERONI- MAIORI
COLOM • ET • INQVILIM
N.'7 *,e 8 »
A S.. Lazffto [vrc^sp ^nan;;. Ip^Jita.
:\iANLn's • M • L
EROS
GRADVM ■ DEBIT
AIACERIA^IQVE
REFECIT • :\1A . .
Luni in ca^a 4l4 Q Pic(4v. IncdiU
C • IVLIVS • HE . . .
ET • PORTIA ........
SOLO
N." iO •
Al casino Rcmcili prcs«o Li^n.i. Inci^ita.
N." il *
.'A casino Rcmcdl. Incilita.
L TITIVS- L L PIIILARGVRVS L • IlELMVS • L • F • G*L
BASIM • DAT POTIMA
N.° 12 *
Al casino Rcmedi. Innlita.
M TVRTELLIO • C • F • RVFO
DVO • VIRO • HI ■ Tfv • :\llL II
COLONI • ET . I^COLAE
^.° 13 *
Al casino Rcmedi. Incdita.
. . . . O • PV15LI
.... I>Q • FLA
. . . . ONPRAEFE .
. . .^U.RAPACIS • I
. . . PASLVNI • AVG
. . . . T • REST . . -
!l54 MEMORIE
N." 14.
Muratori ( MLV. 3. )
IMP • CAES • D • N
VALENTI • PIO
FELICI • SEMPER • AVG
CIVIT • LVN
MP...
BIP • CAESAERI • D
GRATIANO • PIO • FEL
SEMPER • AVG • DIVI
VALENTINIAJNI • A
CIVIT • LVNEN -MP...
IMP • CAES • DNO • VALENTINIANO
SEMPER • AVG
DIVI • VALENTINIA
CIVIT • LVNEN
MP
N.° 13 *
Sarzana in casa Picedi. Ann. av. Cr. 28.
BIP . CAESARI • D • F
IMP • V • COS • VI
III • Vffi • R • P • C
PATRONO
N.° 16
Laudiuclli nis.
NERONI • CLAVDIO • DIVI • CLAVD
CAIRIS • N • CAESARIS • AVG • PRON • DIVI
CAESARI • AVG
IVS • LEG • AC • C . . . . M
QVINQVE
DELLA CITTA DI H.'NI.
255
K" 17
Muratori CCXXX 7. Anno volgarc io5.
IMP • CAES • NERVAE
PLOTINAE Tj^^i^j^o . ^,.(, . Gj,j^ji MARTIA
AVGVST D^cicO • PONT • MAX • TR ^^^ " ^^^
POT • TX • COS • V • D . D
N.° i8
Ciriaco ( N. fragm. pag. i5 ) Grulcro ( CCXLIX. )
Targioni. Apiano ( pag. 173. ) Anno volg. i3i.
BIP • CAES • DIVI
TRAIANI • PARTHICI
F • DIVI • NERVAE . NEP
TRAIANO • HADRIANO
AVG • PONTIF • ^L\X
TR ■ POT ■ X\1I • COS . . .
N.° 19
Lami. ( Nov. Fiorcnt. 1763. ) Zaccaria. ( St. letter, vol. VI )
Anno volg. '.2o3
AE • PLAV
LAE • AVG • SP
.... SAE • DIP • CAE
A^■RELI • .ANT
356
MEMOtift:
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DELLA CITlX DI LUKI. 25-
N." 22
Apiano. ( pag. 173 ) Ciriaco 1. cit. Grutero ( XII 3 ) Donali ( vol. I p. ijG )
( Anno volg. 300 )
I • O • M
PRO • SALYTE ■ IMPP
L • SEPTIMI • SEVERI
ET • M • AYR • ANTONINI
AVG • FR . . . CLARISS
ET • IVL • AYG • INIATR
SVB • CVRA • FL • MYCIANI ^tuUam
7 ^^ ^e'-, alias S Fr, alias ^Z I- Fr
M • FIRMIDns • SPECIA ,,„^.^ 3iia. iu.us
TVS • FR • LEG • II • ITAL • P • F
OPTIO • CONSECRAVIT
ITEM • DEDICAYIT
III • IDVS ■ APR • SEVERO • ET • YICTOR
COSS
N.» 23
Ivani Ictt. ms. Ro»si ms. Ciriaco. Gcriiii ( Memorie vol. 1 i)ag. 90 )
Gori. Targioni. Grutero (XXII 4 ) Apiano. ( Pag. i;4 }.
Sp. ST • JIETTIVS • ZETHYS
lOYI
'/• '• d. SABAZIO • D • L • D
i ■ d ■ d- d L • D • D • D
N.° 2i
Muratori ( CCXLVI 9 ) Rcpotli pag. 160. Aqdo volg. nj8-ai;.
. . . E • IMP • CAES • M • AYRELI
. . I • PII • FELICIS • AYGYST.
. . AYGVSTAE • MATRIS • AY
STRORYM • TOTI\ S • QYE
.... NAE • ET • PRO • STATV • CI
CYRIAE • LVNAE SACRAR
RI ■ PATRIAE
Serie II Tom. i. 33
1
a58
MEMOniK
N.° 25
Rossi. Gori ( vol. II pag. 5i ) Muratori ( XVI 3 )
IVNO]NI_
IVSTAE • N
VOTO • S\ SGEPTO
PRO • SALVTE • EIVS
CLEANTHVS • L
PRIXVS • HELLE
LAR • D D
N" 26
Targioni. Rossi ms.
ANTONIVS • NEANTHVS ■ AVGVS
TALIS • D D • GRATIS • FATVS
D • S • P • F
N.o 27 *
Boighcsi 1. cit. E in Sanana
C ■ LEPIDIVS
C F PAL
SECVNDVS
PRAEF • FABR • PR
COH ■ TR • MILIT
PROMAG • XX
IIEREDIT • AVG
LVNAE • D D
N." 28
Rossi, ms. Gcrini ( I 63 )
L • SVETIVS
L • L • AMPH • F
V • S • L IM
N.° 29
Muiatori ( LXXXIII i )
FORTVNAE • PLACIDAE
M • VLMGIVS • M • F • LIBER
TVS • EVTICHVS
PROCVRATOR • A • RAT
FISC CONSTANTINI
AVG ■ N • ET • VINICIA
TYCHE • S Q P
SAC
N.° 30
Landlnelli ins.
AVFIDIVS L • F . HE
D D
DEI.LA CITTA Dl LUKI.
21
^9
N." 31 ■*
Sai'Zana in cu^.i Piccdi. lucdita.
TITINIVS L • F • Q L
MEMNO
n V S L • M
N." 32
Rossi ms.
BELLONAE
STEPHA^'VS • IMP • VESPASIAM
CAESARIS ■ AVG • V • S • L M
N.» 33 *
Lami (NoTclle Florentine i-6j ) Targieai.
T • AEBVTIVS C • F
FORTVNAE
V • S • L • S
N.° 3i ■*
Muratori ( MCXXX 9. ) Borghcsi I. cit.
E ill Sarzana.
. . . APPVLEIO, SEX, F
GAL
sex, n, sex, pro, n
fabianvmanTima
NATO, VLTbIO, GENTIS
SVAE
N." 35 *
( Muratoii MLXXX 3 ). Targioni. Gori.
E in Sarzana in casa Magni.
DM- ANNIANVS -MA ...
FILIVS • FLAVIANVS • EXS .
PALAESTINA- ANTONIAE- AG
CONIVGI • KARISSIMAE • VI ,
RELIQVITFILIOSET .NEPO .
N.° 36
Targioni.
D • M
TETTIAE • CLARAE ■ VIXIT
ANNIS • XXXIIII
TETTIVS • SECVNDVS
CONIVGI • B ■ M ■ F
N.' 37
Targioni. Laudinelli ms.
D • M
FABIAE • FORTVNATAE
QV.iE VIXIT • AXN VIII • D • II
M • ANTONIVS • NEANTHVS
GRATIS • FACT DSP
N.° 08 ^
Prcsso Sarzana in casa Grasji. Incdita.
D M
VLPI.AE • FLOREISTI
NAE • COMVGI • IXCOXPA
BILI • CVM • QVA • VIXI • SIXE
VLLA • REPRENSIONE • VI
TE • ANNIS • XXX ET
MENSIBVS • FORTV
NATV S ■ EX • DISPEN
SATORIBVS • BENE
MERENTI • FECIT
a6o
MEftlOniE
N. 59
Rossi ms.
D M
CLAVDIAE . . .
BENEDICTAE . .
ABASCANTVS
IMPERATORMM
HOREARIVS
COMVGI . . SI .
N.*40
Targioni.
MEMORIAE • FELICIS . .
SI • QVIS • VOLVERIT
CORPVS • ALIENVM • PONERE
CONFERET • FISCO • SOLIDOS
QVINQVAGINTA
N." 41 *
Presso Sarzana in casa Piccdi. Inedita.
V • F
L • TERENTnS • PE
LORVS • SIBI • ET
TETTIAE • EROTIDI • MATRI
ET TERENTIO • NOBI
LI • NER
N.° 42 *
Presso Sarzana ia casa Picedi. Inedita.
H
T • VAL • S .
CVM • FILIS
CVS • B • M
N." 43 *
Prejso Sarzana in casa Picedi. lucdita.
. . CALLIRII
. . CONIVNX
. . B • MF
N." 44
Rossi ms.
D M
VIBIAE
PRISCILLAE
CONIVGI • BENE
IMERENTI
BOIELLIVS
FORTIS • FECIT
DEt.I.A CITTA DI I.IM.
}6l
Prcsso S^rz^na in casa Piccili. Incditu.
D M
IVLIAE
TETHIDI
VXORI
C • C^RTIVS
PROPII ■ lows
N. 40
Targioni. Landinelli ms.
. . 10 • AVG . . .
GRA • ISIO . . . .
EVIIODIA
CHARISSIMO
ELNONIA • TIIYCIIE
FILIA : PATRI
riENTISSIMO
N.° 47 *
Prcsso Sarzana in casa Grassi. Incdita.
. . INAE • QVAE • \IXI
IN CONNVBIO • AN
NIS • XI • 1«, DIEBVS XXIII I
COIVX PIISSIMVS
B -M • MEIMORIA • FECIT
N. 48
Targioni. Rossi ms.
EROSCO • SERVAE • SVAE
•AE-CVS.yLCARISSIMAEPOSVlT
L • M P • M
N.° 49
Rossi ms.
. . CHILIVS . .
. X • TVTEL .
. r:mionae . ,
N.° 30
Targiooi. Rossi ms.
AETIA . . . P • M
SOROR • ATTILIAE
N.'-oi
Targioni. Rossi ms.
ATTILIAE • C • F
SECVND.^Ji:
AVI.iE • IMATER
N.°o2
Targioni, Rossi ms.
C • POPPAEI LIGVRIS
N. 55
Targioni. Rossi mt.
C • SVLPIT • PISO
N." 34
Rossi ms.
C • FVRFICI • Q
SALVE
N." 33
Targioni. Rossi m.v,
C • VN ■ SVPSEL
3()3
MEMORIE
N." oG
Ivano ms.
HOC • IN • LOCO • REQVIESCIT • VV • ARIMIPOTENS
DEPOSITVS • III • KL • OC
N.° 57
Rossi ms.
D • O • M
TI • CLAVDIO • CALISTO
CLAVDIA • RESTVTA
CONIVGI • OPTIMO
CV.M • QVO • VIXIT • ANNIS
XXVIII
N." 58 '^
Sanana in casa Remcdi. liRilita.
B • M
IN • HOC LOCO • SCO • IlEQVIES
CIT • IN PACE • VIGILIVS VC
QVI • VIXIT • ANNOS • PLAI
QVADRAGINTAQVINQVE
. . VS • EST • SVB • NE . . .
N. 59
Kossi IDS.
DOM
OPPIAE • DEMETRIDI
TEDIA • SALBILLA
MATER • FILIAE • PIENTISSI
MAE • BENEMERENTI
FECIT
N." 60
Castalion ( in Grevio vol. II ) Grul. ( DXCIII. 5. ) Muratori ( CMII. 4. )
DlIS • MANIB
T • FLAVI • FELICIS
T • FLAVIVS
SVCCESSVS ■ AVG • L
TABVLARIVS
MARMORVM
LVNENSIVM
LIBERTO • KARISSniO
ANNOS • VIXIT • X
MENSIBVS • VII • DIEBVS • XXIII
IN • F • P • XXV • IN • AG • P • XXXXV ITV
AMBITV • AQVAE • PRAESTAND
BELLA CITTA DI LVNI. 263
N." Gl
Crutero ( DXCIII 4 ).
D • M
: • ARTIO • C • L • ZETHO
TABVLARIO
A • RAT • MAR • LVNENS
VIX • AN • LXVlI
M • VIlI • Dj_VIlI
HOR • iX
ARTIA • CAPILLATA
FIL • PlISS POS
N.° 62
CaryopUUus. (De marmoribue. pag. 26. )
CAECILIAE ■ SEXT • F • IVSTAE
QVAE • VIXIT • AN • XLVII • M • HI
CVIVS • RELIQVIAS • CINERVM
HIC • OSSA • SEPVLTA • PIE • NVNC
BLANDAE • MEMORIAE • QVIESC
TVTE • TECTA • TIBVRTINO
LVNENSE • LESBIO • LAPILLO
Q • V F • ET • O • ISTO
264 MEMOniE
AGOIUIVTA
delle Iscrizioni spiirie di Luni e Sarzana.
Dira taluno essere biasiinevole , non die inutile, il ridare alia luce
coileste mostruose epigrafi, monumento deU'impostura di poclii c della
rredulita di molti de' nostri maggiori: ma mi vi spinse il pensare che
ijueste isci'izioni sparse in vari opuscoli e citatc al bisoguo, acquistano
fede presso coloro de' quali esse lusingano la gloria municipale : cl>e ,
malgrado la presente ci'itica, si videro pur riprodotte da non pochi
autori di cpiesto secolo : e finalmente , pcrche riunendole in coi'po ba-
sla ben soventi il dare un'occhiata ad una di esse , per tosto scoprire
rillcfjiltima origine di un'altra.
La prima vuolsi trovala in Luni nel ] SaS , ed io credo benissimo
che potesse essere un frainmento coUe parole mutile . . . lANO • PRAE-
FECTO . . . foss'egli un' OUaviano, o Scriboniano od altro tal cognome
di simile desinenza: ad ogni modo troppo quadrava questo marmo col-
lidea di coloro che pensavano essere stata questa citta fondata dalla
Dea Luna pretesa moglie del Re Giano, onde supplendo quanto man-
cava al marmo , vi si lesse la desiderata origine.
La seconda si dice ora trovata negli scavi fatti nella sclva Mai'zia
nel 1777, quantunque allora non se ne parlasse; cola era stato fugato
il console di questo nome , gli fu adunque supposta la lapide sepol-
crale , non pensando qual si fosse la lingua del sesto secolo di Roma ,
e mollo meno badando alle parole di Livio , che dice che il console
ex hostium agro evasit.
L'iscrizione al N.° 3 fu gia convinla di falsita dall'Oderico: non ha
cgli pero notato come sia stata comi)osta : cioe coUa seconda linea del
nlarmo di Ottavio Erone al N.° 6 deH'appendicc , e coUe parole della
narrazione Liviana della contesa tra Pisani e Lunensi per gli agri oc-
cupati aU'anno 582 di Roma ; questa cpigrafc fu veramente scolpila in
marmo e fatla trovare in Luni, ed e opera del XVI secolo. Valendosi
di questa, una nuova ne finse labaie Malabaila , che c I'Annlo del
Piemonle : io la do al N.° 4 come leggesi nel suo libro stampato a
DEt.l.A CITTA ni I.I'M. aO.'
Lione del i656 , e quale la trovo in Lerici quel suo Valeramlo Tioia.
Per fingere riscrizionc (|uinta (die si vuole trovata in Luni e traspor-
tata a Carrara ) , giovo il sopradeUo manno tU Erone coUe parole di
Lucano al lil). I , v. 58o.
Del tcmpio dedicato ad Anlonino Pio , gi^ ho discorso in nola al
Capilolo IV. II marmo al N.° 'j ( circa il quale ho huoiie ragioiii per
credere che non abbia mai esislito) fu evidentemcnle compilalo da quel
brano del, celebre Deereto di Desiderio ehe vedesi in Viierbo . . . Aani
in Tiiscia edificavimus a fundamentis vobis quidcin . . . Lunac Sergia-
Jiuin . . . il qual Decrelo e a tuUi noto essere invenzione di Frate Annio
di modo che del inarino nostro e iiuUile diinostrarne la falsita : solo noto
la data del 702. che I'ignorantc falsario vi appose, mentrc che Desiderio
non sail al trono che nel ']5']. Egualinenle ridicola e rultiuia lapide ,
la quale , sccondo il compulo che vi si Jegge , dovrel)be essere stata
scrilla I'anno 558 , cioe un secolo dopo aU'ullimo sbareo in Italia di
Genserico , mentreche la presa di Luni fatta dai Norvegi, o Normanni
e deiranno 84<J. Questo inarmo csiste in tutta la sua iiitegrita , ed c
scolpilo sopra un raasso antico: i caratteri poi lo palesano fattura del
secolo XVI; in fine la parola ABI vi fu, con spirilo verainente secen-
tislico, ripeluta a rovescio.
Serie II. Tom. i. 34
a66 MEMORIE
ISCRIZIONI SPURIE
N." I
Laiidiiiclli c Kossi nis.
I</iio Prae/ecto Asiae Lun.ic Conditovi
N.° 2
Rigliclti pag. -i'l.
IJic icicel corpus QuintiL Martii Rom. Coss.
N." 5
Rossi Ills. Odcrico ( Lett. Ligustichc ),
Ltiiiae Hetriiscne Incolis Inquilinisq.
Pop. Rom. amicitiam B. M. a mavi
ad alpes ad monies Ligurum
ad Jlumen Apua agros imm.
colere veciigal a viatoribus
exigere portus Erjcinasque
Stallones lijem tenere concessit
P ■ Set ■ Coss
N.° 4
KUIabaila ^Clypcus Chit. Astcnsis juig. i3).
Durnatio Tanureorwn Rectori viro
integerr. oh paceni inter Ligures et
'J'uschos de finib. contendentes compo
sitam. Terminis ad Macram positis. Li
gurum Resp. memoriae ergo P.
e
DELLA CITTA DI LOMI. ^
N.°o
Kossi ras. Gerini ( vol. I pjg. ,3 )
^rimti Aruspici loci Incolae erejc.
N." G
I-nd„,dl. ,„s. TarRioni ( vol. X p.g 4^3 ) Rcpct.i p.g. ,Go
l>ivo • Antonino ■ Pio
Principi ■ Fclicissimo
Patres ■ Luncnses
Templuni ■ dicarunt
N." 7
Rossi ms.
rirex longobavdorum
lit incolae Lunenses sibi
viileant adititrices
hoc Municipium
quod Sergius extruxit
Desiderius adauxit A DCCfl
Sariana. Locanda ilella Posta.
Fiator urbem
(juatn ceinis pro
stratum Luna
fuit a LucumoHe
condita diu Jlo. p,
R. socia a ISo^'ers-
IS Liero duce max
a Vandalis Gense
rico imp. hodie C
agitur arm. eve
rsa disce rerum
vicissitudinem
ABI ■ IB A
3. ■* 1 ii o
369
ORIGI]\E
TRE ILLUSTRI DIALETTI GRECI
PARAGONAFA CON QUELLA DELL' ELOQUIO ILLUSTRE ITALIANO
DLLL
AB, AMEBEO PEYROIi
Approvata neWadunanza deW n dicembre 1837.
I. JLteH'origine della lingua Italiana , della sua dlvisione in dialetti
provinciali, ed in eloquio illustre , non che della formazione di questo
si parlo da molli in vario scnso , ed alcuni citarono I'esempio della
lingua Greca. L'appello alia Grecia era storicamente giustissimo , c
logica eziandio si era I'induzione, che dalla parita del caso raccogliere
si voleva. Iu(;ilti il Greco sermone suonava sulle coste dell'Asia, e sui
lidi deU'Ellesponlo, udivasi lungo i monti della Ti-acia , e nella fiera
Macedonia ; volgarissimo nell'isole deU'Arcipelago abitava come in pro-
pria sede in quel lungo tratto dai due mari bagnato, che dalla Tessalia
scende al capo Tenai-o ; parlavasi in Zacinto , in Corcira, e nelle isole
inlerposte; finalmente era la lingua nazionale della Sicilia e della ma-
gna Giecia. Estesamente diffusa in varii gradi geografici mancava dun
centro comune ossia politico , ossia religioso e scientifico ; che anzi le
svariale parli della Grecia nutrivano fra loro antiche gelosie di stirpe e
370 OniGINE ECC.
di famiglic , che accresciute daj^li interessi di inunici])ii e di colonic
prorupptMo in giieire frequenti, infino a che quella del Peloponncso
l)ieci[)il6 la Grecia in niiscrande calamila, e quindi soUo la doininazione
stianieia. Non diversainenlc I'ltalia al secolo XII e nei susscgueiiti ,
it! cui nacque e crehbe la sua lingua. Lungatncnle estesa da Susa ad
OUanlo , divisa in piccoli stall , priva di centro , discorde per selte ,
iuleressi , ed invidie, laccrantesi con aspre e sempi-c I'iuascenli guerre
|)erde ranlico glorioso imperio per servir sentpre o vincitrice o viiita.
Ora se taata e la parila tra la Grecia , e I'ltalia, non si potrcbbe forse
coUu storia del Greco sermone illustrare quella dell'Italiano eloquio ?
Lumanlta posta in pari circostanze I'isolve mai sempre in pari inodo
lo stesso problema, purclie sia per lei determinato. Iinpcrocche sc gli
errori dell'iatelletto , la condiscendenza della volonti alle passioni , e
la liberla capricciosa possono far si, che due o piii uomini diversamente
si governino in un caso al lutto eguale , tali anomalie cessano quando
si ragiona deU'umanita, i cui consigli derivano dall'intima natura umana,
e ne rappresentano I'essonza medesima quale usci dall' idea Divina. E
se lui si opponga , che non del genere umano qui si tratta , ma solo
della Grecia , e dell'Ilalia , io rispondo , die la Grecia al tempo della
sua independenza , e I'ltalia al I'inascimento dcUe lettere furono due
contrade , che potevano degnamenle rappresentare I'umanita.
2. Ma chi mai imprese a svolgere la storia della lingua Greca ? Pa-
recchi grammatici s\ antichi, che moderni , diligentemente raccolsero
le variela dei tre principali dialetti , dico del Joiiico , del Dorico , e
dell'Attico , e quindi scesei'o a parlare del comune. Cio non soddisfa
al problema, il quale, per mio avviso , cosi propoi're si dee. Pindaro ,
Erodoto , ed Eschilo ( uel qual nome io comprendo i pi'imi scrittori
Attici ) egregi canoni , come attestano i "grammatici , del loro dialetto,
trovarono essi il Dorico, il Jonico, e I'Atlico bello e fatto nel volgare
sermone dei loro concittadini, e negli scritti dei loro maggiori? Donde
nascono due investigazioni. I Dori, i Joni, e gli Attici quale specie di
dialetto adoperavano essi prima di quel tre sommi autori? E questi tre
scrittori qual parte ebbero mai nella formazione, o nel perfezionamento
del loro dialetto , onde meritarsi una fama cotanta ? Vuolsi dunque ri-
salire ai tempi anteriori a quel tre sommi, ed esaminare colle testlmo-
rtianze della storia , e collo studio dei documcnti supersliti , la qualita
dei volgari parlati dal popolo, e adoperati dagli scrittori ; quiodi con-
DI AMF.DEO PEVBON 2-1
frontaniloU colle odi del sublime Beoto , colic Muse del padre della
sloiia , e coi drami del tragico Ateniese , non clic di Tucidide , notarc
la diversila cd il perfezionaiueiilo.
3. Priino fra gli antichi si prescnta Omcro , it quale , anzi che illu-
strare la genesi dei dialctli , contraddicc appunlo a quanto ranlichili
ci attesta , ed i monuracnti confermano intorno alia sloria della lingua
Greca. Per risponderc a talc obhiezione io non dubito di alFcrmare ,
che I'odienia lingua dell'Iliade e dell'Odissea dista moltissimo da quel-
rantico dialelto Eolo-Dorico , in cui Omero delto i suoi canti ; i Ra-
psodi Joui cominciarono oralmenle a vollarlo nell' idioma Jonico , e
Pisistrato piimo raccoglitoic e cditore dclle Rapsodie di gia ionicizzate
compi la trasformazione. Eppero la lingua dei dlvini poemi non vuolsi
nella storia dei dialetti estiinare , se nou coiue un Jonico dei tempi di
Pisistrato , tribolato ancora dappoi dalle emendazioni dei critici si prima
dei Lagidi, che a'tempi della scuola Alessaudrina. Tale opinioue mcrita
di essere svolta , e con argomenli provata.
4. Tutta raalichilu ed i critici si accordano nel dire , che la prima
forma del Greco sermone , derivato dalla favella Pelasgica, era Eolica,
aspi'a pero austera e grave. Quindi col progress© del tempo formossi il
Jonico , di cui distinguonsi due specie , I'lina antica , che ancor teneva
della prima rozza durezza , e l' altra rccente dolce molle per lusso di
vocali , come quella di Erodoto. Tal e la tradizione costante. Ora il
dialetto d'Omero a qual genere appartiene ? Esso nella massima sua
parte e Jonico , che solo in alcuni particolari di poco rilievo notati
dall'Heyne (i) dillerisce dall'idioma di Erodoto , eppero e un Jonico
della seconda specie. I pochi Dorismi , e certe singolari forme epiche,
di cui parlero fra poco, sono eccezioni , che confermano il carattere
generale della lingua Omerica essenzialmente Jonica. Ma il dialetto Jo-
nico, che il Dorico Erodoto imparo in Samo, e soUevb, come vedremo,
alia dignili d'illustre idioma prosaico , poteva egli essere antico ? Non
mai.
5. Ed in vero cinque secoli separano I'uno dall'altro ; in questo in-
tervallo si foudarono gli stati , si crearono le leggi, nacquero le scienze
e le arti , si ingentilirono i costumi , e crebbe maravigliosamente ogni
(i) Heyne Excursus ad Iliad. XXI.
a'ja oniGiNF, ecc.
luaniera lU civ'iUa, sola frainmczzo a tanli c si generali incrementi la
Jonica lingua non avra ella mosso un passo, per modo ohe Ic Joniche
forme il' lilrodoto siciio ancor cjucile di Omero ? L'assurdilA spicca evi-
tlente, inassime so lal Jonismo si raHronli coUa gi-a:imialica d'Omero,
coi Dorisuii , e coi modi epici , die vi si incontrano. E quanto alia
grammatica il Meonio caiitore ignorava rarlicolo detenninato d ; pos-
sedeva ccrli casi iisceiiti in yj igiioti ai posteriori dialetli ; adopcrava
particclle [ x£ , riSi, vu , ofpex. ecc. ] , e parole non piu vcduto nei sus-
seguenli idiomi; posscdeva un ''Atv5, a cui fii poscia sosliluito il fato (i);
non bene dislingueva il valore dci tempi (a) ; non conosccva molti vo-
caboli d'aUronde fainiliarissimi, come Tu;(r; , mrpo; , opyh , npdyiJ.K , oc/.Y^t.g ,
<pri<pog ecc. ; usava un aspro digamnia al principio ed anclic alia mcla
delle parole , con cui talora suppliva certe vocali (3). Al contrario la
grammatica di Erodoto gia possedeva quanto maiicaA-a ad Omero ; gia
si era spogliala di quanti arcaismi vennero gcneralmente sbandiii da
lutli i dialctti ; e gia I'armonia , lasciata I'asprezza del digamma, e delle
consonanli o dure, o scontrantisi, si era raddolcita per modo da ritrarre
tutta la moUezza dei Joni. Eppure mentre tali cangiamenli opcravansi
dovremo noi credere clie siensi mantenutc intalte le sole vocali ? Son
pur esse per propria natura piii mutevoli delle consonanti , c di due
o tre , che insieme si accozzano , e pur facile , che in cinque secoli
una ne scada ; tuttavia bisogna credere , clie niuna scadde , e lutte si
conservarono. Inoltre un cotal lusso di vocali troppo sovente incontran-
tisi, e la qualita delle piii dolci consonanti predilelle da quell' idioma,
tutta ci rivela la dilicata morbidezza d'un popolo , il quale volendo
godere ad un tempo i piaceri della Grecia , e le volutta dell' Asia ,
perde la propria independenza , e adonto i Greci per modo , che gli
Aleniesi si vergognavano della Jonica loro origine (4). Eppure si dovia
credere', clie tal nioUe, e direi quasi cflcmminalo dialetto gia corresse
per le bocche dei valorosi Joni, quando , fiorendo Omero, conquista-
vano nuovi paesi sui vicini barbari , ordinavano il governo federativo
Panionio , e splendevano per ogni maniera di glorie si mililari che civili.
(i) Hcync Excurs. I. ad Ili.id. XIX.
(») Heync Excursus II ad Iliad. XVII, ct I ad Iliad. XXIII.
(3) Grac-fcnhan Grammalica dialccti Epicac. Lipsiac i»30 p. i3 de digammau vocali.
(4) Herodotus I. i.',3.
DI AMKOEO Pl'.VnoN. 2-0
II (linletlo , clic porta l'iiii|n-uuU dt'l lusso e deiia UiOrbiilc^za, nun puo
csscr ([iiello (Iclla oprrosa adok'scciizii ilella Junlca coionia. Siccomc la
mo[[v7.x,a del \ivcrc triipassaiulo iiella imisica cant^io I'anlico gelicre au-
sl<'i'o cd asju'o della Jonica "^iielodia in uii nuovo lullo soave e lielo(i),
cos'i la incdesima iiilliiciulo snl volgar sermone scainhio la gi'.)vil:i dcl-
I'anlico Jonico pnrlai'c; colla dolcezza (k'U'cloquio ICrodolco.
G. Se noil che I'rallo schiclio Oiiicrico Junisnio d'Erodolo si tro\ano
ipia e l:i intarsiati Dorismi non iiicno scUictli. Clic Omero li inscrisse
jUM- agtwolarsi il niclro, olla e blasfemia da heppur confularsi. Clie poi
auicndue le forino , la Jonica cine c la Dorica , corrcsscio volt;ari e
ronU'inporance per le hocclie dei concilladiiii d'Oniero , non si puo
credei'c. Infatti quando dalla coinune madrc si staccauo due dialetli ,
le Ibrine di questi due, diro cosi, adolcscenti )iossouo ancora csliinarsi
comuni , perclic nol lore svolgersi ondcggiano ancora inccrlc cd inde-
rise ; laddove quando i lineauicnli di due idiomi possedono un caraUere
fipiccato, a])crlainenle divcrso, e generalmcnle appticalo allintera gram-
inalica , ed a Uilto il lessico , fa d'uo|)o dire , che essi gia loccarono
alia virilita , si die le loro inflessioni non possono piii cssere conlein-
poranee presso la medesinia na^ione, giacclie la biografia di un dialello
occupa qualclie secolo. Ben prevedo, cite ]>ossono essere quadri indccisi
Ira la prima c la scconda nianiera di IlaliHello; ma su qual lavola niai
d'uno slesso pillorc si troveranno riiniile figure, Ic nne sul far del Giollo,
e le altre su qucllo di ISliclicl Angelo ? Esempi-grazia i nomi della
prima declinazioue usccnti in *;; cosi scmpre ionicamente Icrminano
in Omero , e col Jonico lusso di parecchie vocali soavissime si decli-
nano in divcrsi casi ; se non clie talvolla il nomiualivo doricamcnte esce
in a, come in iTzmzci NtVrwp, Quir:' K-jviiip/ovi. Sara forse pel metro'
Non credo Omero si povero poeta. Ma il metro acconsentivagli pure di
scrivere vi'^clrr^sphr,? Zeuj, (T-iponYiyepirr^g Zsu;, jjx-ciin; Zsy;, evpvircc;
Z-u;, perclic mai trovo tali nominativi perpeiuamente termiuali in c.
alia foggia Dorica , viffiXrrjipixa. Zsy; etc. ? Intendeva cgli forse di cvi-
tare lo scontro della sibilante colla Z ? Doveva dunque anche scrivere
\\pvjl$y. Zih;, eppure per cinque volte leggo nell'lliade Kpo'A^r,^ Zsu; (2).
(1) Eraclidc Ponlico prcs^io Atcneo Dcipuos. lib. XIV. p. Gaj h.
(1) Iliad. H'.ifj , &'. i/|i , a*. 43i , tp'. 5^0, 0>'. 2.'|i.
Sekie II. Tom. 1.
T-i oniciNF. Ecr.
Cos\ (liscorrentlo per Ic varie inflcssioiii grrtinmalicali polrci diniostrai-e,
clic il colore Jonico spiccato e genenile iiel due poertii venne atcune
voile violalo da schictlissimi Dovisini soventc pel metro, e talora seiiza
(•ansa alcana.
7. l^Ia procediamo alle forme epiche. Queste nei primi pocli allro
non sono , die foggic o rai-e , o vigenti ancora nella lore eti ; iaddove
nri porti posteriori sono mere imitazioni d'uh dialeito consccrato dal-
I'uso dci prcccdcnti canlori , ma ignolo al popolo , ed alia prosa. Ora
tnttc (piellc forme [ c di inolle se ne contario ] che usale soltanlo da
Omcro , e dagli cpici iinitatori , non si incontrano nolle jirosc , ed i
graminalici non pii'i sapendo a cpial preciso dialctlo altviliuire, sogliono
regislrarle in una classe distinta , che il Mailtaire intitolo Dialectiis
Poetica (1), esse tutlc atteslano I'csistenza d'un idioma, che cssendo ai
tempi d'Omcro in vigore , o di gia raro, caddc dappoi iu disuso. A tali
inflessioni voglionsi aggiungcre i vocaboli epici , vale a dire proprii del
solo Omero, e di chi voile imitarlo; quesli furono materia di particolari
glossarii , che ed anlichi e moderni corapilarono per illuslrare i divini
poemi. Nella sola classe delle parlicellc io rammento r.^i, yJ, w , o'pfjci,
vj-f,: , Kxr;y, vj.^.s?, r^f-Ss » <>'■']>, ° P<^»' 'V-*''' i" ^(ETr,?, o^ptq, onyxpo? , ed
altre. Codesta antica lingua andata iu disuso necessariamente si con-
uellc colla tradizlone, la quale riferiscc, che Omero fu Eolo di schialta,
e che il piik antico dialctlo greco era rEolico.
8. Esistono dunque ncH'odierno Omero tre elemenli, i.° una antica
lingua pcrdula, 2.° un'idioma Dorico deU'eta di Pindaro, 3.° il volgare
d'Erodoto che domina sopra i due primi. La coesistenza di cpiesli tre
ficmcnii cotanto ripugna colle ragioni cronologiche , e colle biografie
dei dialetli , quanto la riunione in un sol quadro di tutte le pittui-e
del Campo Santo di Pisa. Eppcro la sincerita del dialetto Omerico pa-
rendomi sospetta , per non dire assurda , io ricorro alia storia , ondc
vcdcrc , se il modo , con cui i divini poemi giunsero a Pisistralo , e
quindi agli Alessandrini , possa rendirmi ragione della slruna uiischia
di elementi eterogenei.
g. Sebbene Omero nei suoi due lunghi poemi abbia esposti tutti i par-
lli-olari della vita militare , civile , c religiosa si pubblica , che privala
(r) Mailijirc if dialcclis ling Grecac ed. Slurj. pBg. 38; sq
Dl AMEDEO PEVUON. 2" J
(li quel teit.pi, tuttayia . non inai acceuno no libii ne scritlura (i),
iicp))iire pnrlnncio tlclla (rrr,).r,,c\ie sui scpolcri solevasi innalzare. Quindi
s(; I'ai-le ilclla scrillura cli giu coiiosccvasi a' tempi della guurra Ti-oiana,
la il'iiopo dire , che di rado si pralicassc , ossia perclie fossei'o poclii
i^li iiilcudunli di letlcrc, ossia inassimatnentc per la mancanza o soinina
rarita delle uialerie , sii cui facilinente scrivci'e si polessc. Nondimeno
]>ungasi i'esislcnza dua codice Oincrico, c sia pur I'autografo ; qiuil ne
snra slala . la iScriiUura ? II greco allabeto cvideiilcincnte dcriva da quulio
dellc liague Seiniliclie , come lo attesla rordiue , il valove auuicrico ,
cd il iiouie stcsso di ciascuiia lelli-ra ; ma i Greci iiell' ap|)licarlo alia
|)L'opria lingua come inai uc avranuo supplitc le inancauli vocali ? Pro-
hal)ilincnle Irasformando in vocali Ic tre coiisonaiiti Semiticlic , clie
soglionsi chiamare iiiadri della lezione ; cosicche il segno corrispoudentc
all'alepk avra iiistabilinente nolato a, cd e, il vav avr.'i segualo quando
o , e quando u, il die durava ancora dopo i lenipi dc' Pisislralidi , e
linalmeule ,iL iod sarassi adoperato per i , ed e. Queste Ire lettere
essendo baslalc agli orientali per iscrivere di nioki libri, polcvano eziau-
dio essere suQlcienti ai primi greci e ad Ouiero quando la scritlura
ancor rara appena possedcva gli dementi neccssari. Ora una tal Iliadc-
scritta cou tre sole vocali instabili nel loro valore , con alfabeto privo
delle consonant! doppie e delle aspirate , una tal Iliade espressa con
una ortograGa cotanto incerta ed incostante , quanlo uu epico ispirato
dalle muse dista da ua freddo grannnatico anatomista di siUabc, si dia
una tale Iliade ai Greci delle varie slirpi , io non dubilo , die I'Eolo ,
il Doro , il Jone pretendera ciascuno di riconoscervi il proprio volgare.
lufalli le dilVcrenze de' dialclti cousistono per lo piii nclla divcrsita delle
vocali , uello scambio de'dittonghi, nelle lettere tenui od . aspirate , e
nellc doppie ; ma tali varieta non potevano accuratamenle esprimersi
nel codice Omerico tra pel povero alfabeto anzidetto , e tra per I'or-
tografia instabile. Eppero quindi a qualclie secolo ciascuna delle tre
stirpi grechc , volendo coU' alfabeto di gia arricchilo rappresentare quel-
I'autografo, vi avrebbe facilmente trovato il suo particolare idioma^ ta-
lendosi all'uopo di qualche leggera emcndazione. Ne si dica die io fui
iroppo sotlile neU'alfabeto conceduto ad Omero, giacche io rispondcroi ,
(i) Wolf Prolegom. ad Homcrum p. LXXXVIII. s^.
a-1) ORIGINE ECC.
die (jualche sccolo dopo Omero Pisislralo nou conosceva ancora clio
cinque sole vocali, |)Oclii tlittonii;lii , uon posscileva lellere cloppie , ed
una ortogralla lennanicnte stabilita.
10. Se non die questo ejiisodio fu da mc iutrodotto solo per avver-
lire , die, andie posta 1' esistenza dell' autografo Omerico, queslo nou
hastava per accertare la qualitu dell' idioma a clii dopo quallro sceoli
iuiprcndesse a Irascrivei-lo coll' alfabelo giii crcsciulo di vocali , di dil-
tonglii , e di consonanti. Del resto io soiio pci'suaso coU'IIcyne , e con
tntti i critici, (i) che I'lliade e l' Odissca pervennc a Pisistralo assai
piu per mezzo del canto orale dei Rapsodi , clic non per via di varii
codici. Esaminiamo pcrlanto chi erano i Rapsodi , e qual fu I'inlcndi-
uicnto di Pisistrato nel raccogUere e piibblicarc i canli d'Omcro.
1 1 . Uomini di svegliato ingegno , che solto la disciplina di qualdic
poeta educandosi alia musica, al canto, ed alia pocsia , mandavano a
memoria i canti d' altrui , imparavano a recitarli coi musici modi , e
per lo piu acquistavano ancli'essi la facolla poetica, tali erano i Rapsodi.
Nelle feste degli Dei e delle cilta , nelle reggic de'Principi, o nei ban-
clielli degli opnleuli, costoro accorrcvano per ornare coUe muse le so-
ieiinila, e dilettarc gli nditori, dai quali venivano rimeritali con faiiiia, o
con doni. Ma per recar diletto ad ascollanti non guari Iclterali , cd al
rozzo popolo , prima condi/.ione si era quclla di presentarc un leslo ,
che ognnno facilmonte intcndesse nella fuggevole recilazione. A lal in-
lelligenza , od almeno al pronto e spontaneo godimento del canto, si
opponeva il dialctto antiqualo; epperi) I'industre Rapsodo per ben me-
ritare del suo uditorio iva voltando I'antico nei nuovo volgare. Sicconic
poi i Joui iHiono i primi , die coUivarono la poesia , ed ingeuldirono
i costumi con ogni nianicra di civilta e di fesle , quiudi i Rapsodi ap-
|)artenevano j>er lo pid alia stir|>€ Jonica , ed a Joni canlavano , ou-
decUe Jonica riusci la trasformazione d'Omero da essi operala col canto.
Ciie cssi abbiano osalo di trusnuitare la favella d'Omero cc lo aUcslano
quelle maggiori olfcse, con cni intaccaroivo I'autcnaia e la siucerila de'
suoi ])oemi. DilFatto la sloria del testo Omerico da Pisistrato sino agli
ultimi della scuola Alessandrina coutiene un lungo novero di edr<!ioni
fi) Hcync Einiri.. II. scil. 111. jii Ilud XX1\ . Lclii» ili; ArUtaiubi 5lutlii» Homciicis DUs.-j t.
V. cap. I. cU.
ni AMKiir.o PEvnoN.
Yiit'iamuiile emendate ila crilici piii o iiieiio insigni. Essi con severo
{^iiulizio jirescro a ilisamiiiai-e rautenzia dcllc varie parti dci due poenii ,
]ioscia (juclla di bnini jn'mori, e ili sinj^olari vcrsi , nuindi I'ordiiie iu
ciii collocare si dovevano , cd ultiinamentc le parole , ossia la Iczioiie.
Clii coiulannava come spuria una serie di piii versi, e chi I'approvava ;
altri oontcntavansi di purgarla solo da qualclie verso , ed altri eincnda-
vanla col Ifasporlanie Ic paili; iin voraholo disapprovato da un critico
toileravasi dall'altro. Tal crilica in varii tempi e paesi escrcitata senza
conlradditlori diinoslra la gcnerale pcrsuasione, clie i Rapsodi avcssero
iuseriti cj)isodii da loro creati , congiunti insicinc franimenli che sepa-
rare si dovevano , traslocali i versi , e corrolto il lesto. Disseiitivano
hoiis'i fi-a loro i crilii'i nel preporre I'obelo , nell'ordinare i versi , nel
iletcrmiiiare la lexioiie ; ma fra tanti disjiareri consenlivano tnlti nell'
allermare , rhe I'lliadc c I'Odissca conscrvataci dal canto orale de' Ra-
psodi , e da alcuni jiai'ziali loro codici , era slata alio stesso tempo di-
sordinala , mutilata e giiasta con agi^iunle. Tali coiTompitori cbbero
nome di otatrzcyaTrat (i). Dagli antichi non dissenlono i inoderni editori
d' Oinero , fra i tpiali 1' Heyne cosi scrive : nisi nobis ipse imponere
■voiianus , fulcndiim est , quod per totum decursuin obscrvationum in
singulis monituni est , multa inserta esse , quite cum summa carminis
noti nfCi'smrio , interdnm nee commode satis coniuncta sunt , alia quae
curani ac studium produnl ingcniosi hominis , qtu subinde uncinos ,
qnihus di\'evsa iungeret et conslringcret , hamulos et fibulas admoveret,
inlerdum et lapillos intevgerinos interponeret , ne moles hiaret. Com-
missuvas has bene inm pevspexit , et ad seriofis poetae ingenium re-
Jerendain esse compagem , censuit perspicacissimus JT'olfius in Piolegom.
p. CXXX. sq. (2). Posta ackinque cotanta audacia de' Rapsodi attestata
dalla storia , io dico , se cosloro ai-dirono d' inscrire e trasporre intere
parti c versi , sc per tal fine osarono emendarc il tcsto , perclie mai
non avraniio tcnlato il incno , di voltare cioe 1' anticpiato eloqnio nel
nuovo ? Per adulare il potente o la citta , avanti cui canfavano , essi
i-orrompevano I'integrila d'Oinero, formando centoni di svariatc parti,
uiutilando all'uopo, ed inframmetteiido nuovi versi, aflinche la materia
fi) Wolf Prolcgom. ad Homer, p. CLII. Li^hrs de ArisUrdii >tudiia Uoni. Di^strit. \. c>f. I.
^a) Biync Excmsus II. sett. IV. ad Iliad. XXIV.
a-S ORJGINE Et.C.
liuscisse appropriata al luogo , cd al|le circjoslmup j e pe^'cliM, rajcza si
Iracolala avra poi MMiciato Ic inflessioni tlcU' anlica lingua, rispctlale
le qualila (lislinlivc dim dialello? La pcnuulazioiie di Cjualtlie vocnle,
dillongo, o coiisonaiUe, era faqillssiina , adallava il tc^tp alia piu pionla
iuU'lligcnza dcgli udilori e del popolo , 1' iid'cdclta jion potcva chiaiirsi
i)Cr essci'c rari i codlri d'Omero , c forse conscrvali jircsso i soli Rap-
sodi O'ucridi ; , peruht: inai saraunosi astenuli dall' oH'cndcu'c Ic uscile
dei casi , i^ ipflessipni dci veibi, inc^i,tie ardilaincnfc \iolayai)0 rii)t,e-
grila , r {lulcuzin , la siuceiita delle idee e del poeuia ? AgU Oincrifli
io riferisco qucUonoro, elie ranonimo aulor d'un epigvamuia nUribui\a
ad un lal Coiuela, il quale avendo trovali i cauti d'Oaicvo qadeiUi per
\etusta tornoUi a fiorente gioventu , radendone, dic'egli, VaiUlca patina ,
ossia il dialetto, jyp«y jc,^aliy.(; -tu|«TO Q-lozipa; , jUpx; «7ii|u7a; (i).
12. Stando in lali termini il teslo Omerico , Pisistrato entro in pcn-
siero di raccogliere i lil)ri del Mconio cantore , primus IJomeri libros
coufusos antca sic disposuisse dicitur , ut intnc hahcmus (a). Dove Ci-
cerone eliiama confusos quel libri, che la greca Uadizionc diceva essere
^tiar.'j.a\dvvj^ , 5ir,pr,iJ.ivci'jg,aT:opa.5r,v x^o[iivou(;; inollre clniima. disposizione
t]uaDto gli anliclii dicouo a^poi'^swat , m-jzi'ir.vxi , awccyaydv , c-uilvic, ,
e-j-j-ay^wui ecc. (3). Queslo poi egli faccva , scrive Platonq (4) > con
intendimento di educare i cilladini, onde diwjiissero otlimi suddili ,
giudicando da valcntuomo qiial era di non dovere invidiave ad alciuio
la sapienza ; e, come ebbe ordinali i divini poemi , egli voile, che
Rapsodi succedentisi gli uni agli altri li recitassero nelle feste Pana-
tenee. Ora erano Joni quegli Ateniesi , clie Pisistrato intendcva di
dirozzare per mezzo dei due poemi epici ; Joni qiianto alia schiatta
erano Anacreonte , Simonide , Onomaerito , i quali col tiranno d'Atene
davano opera a ricomporre il testo Omerico (5); Joni ancora i Rapsodi
dalla cui bocca raccoglievansi i disgregali canti ; e Jonici finalmente
erano, qwi rari testi scrilli , clie i Rapsodi in soccoiso della loro me-
(i) Loo Athliiis lie Patria Homcri cap. V. p. io6.
(2) Cicero de Oral. III. 34.
• (3) Vcdi tali passi dcgli aitticfai prcsso il Wolf Prolcgom. ml Homer, p. CXLIII. sq.
(4) Plato Hipi>arcliiis p. 2j8 , dove altribuisce ad Ipparco il lavoro , di cui altri onorano Pi-
liatrato.
(5) Vedi Ic ciUziooi prciso il Wolf Prolegom. ad Homer, p CLV.
DI AMF.DEO PEVnOM 2-()
nioria posscduti avranno. Pisistrato cbc far doveva? La Jonua trasfor-
ma/.ionc d' Omero gii era avviata , essa giovava a rciitlcrlo j)iii iiitel-
ligibilc agli Alcniesi ; dunqnc egli jnosegui nellapcrla \ia, e colla sua
atitorita o per mezzo della scrillnra compie e sanci la trasfigurazioiie
iiicotninciala. Se cgU in til eta cd in tali circostanze avesse operosa-
nionte risnscitato il tcsto c rortogWifiii primitlva, crrando in cronologia
avrcbbe scamhiato il suo secolo con quelle di Erode Allico. Conciosia-
ihc il cullo grauiraaticale e filologico verso le forme dell' antichit^ ve-
neranda pngnava colla cpialita del secolo de'Pisistratidi. Imperocche men-
trC una lingua progrcdiscc verso la perfczione , le avilc forme teste
mutate dai nipoti si considerano come ilifetti emendati , e le nuove
come un vero acrpiisto, di cui ognuno tosto si pregia di approfittare ;
cjuando poi dopo molti secolt le forme primigcnic uon si possono piii
conosccre, sc non per via di crudizionc squisila e di lunghe indagini,
allora tornano in onore ed otlengono cullo. Per la qual cosa gli Ome-
ridi e Pisistrato crcdettero di far opera utilissima rendendo Omero par-
lecipe dci progrcssi della lingua ; laddovc Erode Attico aspiro ad olle-
ncr fama di eruditissimo deltando le sue iscrizioni in quel piu antico
dialetto greco , die ei dopo molli studi peiAcnne a conoscere. Final-
inciile a clie mirava il benigno tiranno d'Atene ? A render popolari
prcsso i rozzi Ateniesi le divine poesie ; se qucste erano vollate nella
Jonica favella, egli ottcneva il suo inlendinienlo ; se criidilamcnle conser-
vavansi nellanlico elorpiio, il popolo avrebbe lasciati i Rapsodi cantaiv
al deserto. E come Tiberio convivcndo con Greci al scnlire Zenone ,
clip parlava con lingua srpiisila , interrogo (jiiaenam ilia lam molesta
(lialectos asset , e quando inlese che era Dorica , confino alia Dorica
Cinaria il pcdante parlatore (i), cosi gli Ateniesi avrebbero dalle fesle
Panatenee sbanditi od i Rapsodi , o se niedesimi.
i3. A tali argomenti si aggiunga resempio di tulte le antirhe e mo-
derne nazioni , che intendano di render popolare un icsto antico scritto
in lingua ed ortografia disusata. Infatii i Romani cilando le leggi di
Numa le traslalavano nella lalinita del loro secolo, onde Funcio (2) ed
allri crilici si argomenlarono dappoi di tornarle al priino dialello. Le
(1) Svetoniiis in Tiberio n. 5G.
(n) Fuiiciut dc Olivine cl Pucrilia laminar linjujc p3'^ TiS-lH
aSo oniOiNE E(.<:.
l<!ggi tlellc XII tavole sono sovenle citale ncH'clocpiio tleiraureo socolo ;
V. Seneca (i) riile ili ooloro , clie ex alieno surcit/o /)rfunt 'verba, at
XII tabulae loquuntur. Ne altriinciiti i Siranisani oriliiiarono per imb-
hlico decrelo , die fosscro voltaic neU'oilienio dialcUo le Icggi Dioolce
scrittc gran tempo avanti nell'anlica favella Eolo-Doi-ica tii Siraciisn (2).
(2osi Qiiinlo ]>resso Cicerone (3) dopo aver eomineinorale le leg£»i di
Licurgo, Solone , Garonda, Zaleuco , c delle XII lavole, soggiimge sed
le existiino ijuuni populis , turn etiani singulis hodierno scrnione leges
■}<is>endi et disciplinain duturwn. L'odierno scrmone era diinqne neces-
sario , aflinche i ])oeini d'Omero potessero gradire ai Joiii , ed iiilinh-e
suirincivdimenlo degli Atcniesi. Conic piu rceciile escinpio delia tras-
fornnazione di iin teslo da iin dialelto in un altro, io cilcrb rcpigramitia,
che i Megaresi neU'Olinipiade XV incisero in onorc di Orsippo. Lo
scoliastc di Tncididc I. G ne riferlscc il priino dislico , in cui di do-
nco si incontra il solo vocaholo CfC/.u.a , cssendo luttc Ic allrc \oci .lo-
niclic , o comuni ; eppiire non si puo dubilare, che Megara fosse Do-
rica , c, sccorido 1' use di tulli i Greci, adoperasse la j)opolarc fovella
nolle sue iscrizioni. Se iion die nell'anno 1769 si Irovo in una valle
Megarese il nuu-ino stcsso di quell' epigrainma ricco di tre distici (4) ;
la lapide lutlavia non era Tantica della XV Olimpiade, ma una nuova
die i Megaresi nel quinto secolo incirca deU'era crisliana ristabilirono
invece della prima, che forse andava in rovina. Ora qual dillerenza di
Dorismo passa tra il distico citato dallo scoliaslc di Tucidide, e quello
<i€lla lapide? Ollrc al (fCKjj.a, il marmo ci offre ancora le doriche forme
ixvap-v. , e Mv/yor,;. Ben allre molte ci oirrirchbe , se questa non fosse
i'iscrizione risiamata nel quinto secolo, ma la primitiva dell'Olimpiade
XV. Imperocclie vi mancano i iota , che poscia si sotloscrisscro , vi
raancano i digammi , gia vi si incontrano le vocali lunghe , le conso-
nanti aspirate ; cosicche , se I'orlografia fu emendata , e pei'die non
anche il dialetto ? Qiiesto nella lapide corrisponde al piu lene Dorico
di Pindaro, ossia al Dorico dei cori tragici degli Atcniesi, e poco con-
corda con quel volgare Megarese, che guasto dai copisti leggiamo iiegli
(1) Seneca Kpist. ii^ .id Liiriliurn.
(a) Diodorus Sicu). Xill. 35.
(3) Cicero dc logibus 1. 2a.
(4) BoccLh Corpus Inscript. Graccar. torn. I. pag. 553. n. io5o.
Dl AMKDEO PEVnON 2,S i
Acarni di Aristofane , e niollo mcno cou quell' Eolo-Doiico , die cerla-
meiite in qiiegli anliclii tempi sarassi parlalo in Jlcgara, luviilo ed as-
pro. Quiiidi alcuiii crilici osservando colanla coiifusioiie di dialelli nel
iiiarmo del V secolo , lo giudicarono spurio ; io per me credo , che
ranlico epigramma Eolo-Dorico fu dai ristauratori Uadotlo nel Dorico
blandissimo <lei Cori Auici , sifcome raiilica ortografia fu cangiata in
qucUa dei loro tempi. AH iscrizionc d'Orsippo aggiungere polrei la ce-
lebre Sigea (i), in cui lo slesso teslo si legge iiiciso prima in scriltura
e favella Joiiica , poi tradolto ui scriltura e favella Allica ; ma I'anti-
chita e sincerila di questa lapide fu con ragioni per me evidcnlissime
rivocata in dubl)io dal BoecUli, e la fama, di cui godc finora , tramon-
leri ai pare della celebrila della nostra Egiziana Tavola Isiaca.
1 4 Finalmenle con qual inetodo ci governiamo noi niodcrni allora-
quando vogliamo render volgare uu teslo aniico? Ollre al Chaucer ira-
dotto dal Di"j'den e dal Pope in lingua inglese intelligibilc , io potrei
riferire i vaiii cousigli , a cui si appigliano gli editori di anticlii codici
Italiani. Per essere mollissimi io ne cilero un solo , nclla cui scella il
cuore va d'accordo colla ragione. Nella prcfazlone alle dicerie del Cefli
cosi scrive I'ottimo editore Luigi Biondi (2) : Ma perche in queste di-
cerie h pur qualche voce e qualche frase o vieta o Jiorentinesca , sa-
rebbe mio avviso , che si stampassevo riuovumente ad uso della studiosu
gioventii, e che via si togliesse cid che al nobite favellare non si con-
viene , e cid che ruso ha canibiato . . . Potranno via togUersi tutti gli
e, che segiutano ai verbi accentati; e dirsi, a cagion desempio, ha /«-
vece di ae , sa invece di sae , ho invece di hoe , e sinuli . . . Z'eiie in-
vece di e ... sia tolto via dal libro delle dicerie . . . Ae sarei dispostu
a misericordia inverso quel ch'ente invece di che , o quale . . .ne in-
verso quel leggiere in luogo di leggiera . . . Piacerebbemi che fosse
sbandito U chiaraamo, e il vivamo, e il venisscmo , e simili . . . E vor-
rei lasciare alia poetica licenza lo stea , il dea, il sanza , /'elli , l'»\i-
biendo , surrogandovi slia , dia , senza , egli , avendo . . . Leggasi non
Irascotanza, ma tracotanza . . . Delle voci regghiamci a menle, cognosce,
e congnosco , tengna, somovcre, constrelto, e io fosse in luogo di fossi ,
(x) Bocckh Corpus Inscript. Graeo. torn. I. pag. 14. sq.
(a) Lc dicerie di Scr Filippo Ccfli pubblicate da Luigi Bioodi - Torino i8'jj pag. LI. w|,
Serie H. To.M. I. jG
a8-l ORIGIKE ECC.
e megli in liiogo cU megl'io . . . voglioiio scriversi secondo fuso modevno.
Ne h'ggusi raveggiano, ma riveggiano . . . Mollo nierio laggasi revereiiti
cardinali . . . ma revcrenili. Tali cmciulazioni pvopone il Biondi a c\\'i
dia im'cdizioiic del Cclll per la stiuliosa gioi'entii. Che sc il libro porrc
si dovesse iielle maiii del jioj)olo Italiano , forse clie egli vi ainmctle-
rebbc eziaiulio i vocaboli dimoro, offensa, tribo, awe/ito, allege ramento,
gecchile , ubbassanza , exsbanditi , e siinili ? Ma gli Oinn-idi canlavano
sovenle ayanti la j^lebc , owei'o se al cospcllo di priiicipi , qiicsii
iielle leltere erano plcbe , dacclic un aiilico scoliaslc d'Omei-o (i) iioii
(litbilu di dar per illilcrati lulti gli Eroi dclla Troiaiia spodiziouc ; Pi-
sistrato poi appiuUo per dirozzare la plcbe Aleniese divolgava i poenii
Omei'ici. Se adunque noi volendo addoltrinare la gioventu studiosa v'\
governeremmo secondo i consigli del Biondi in un secolo , in cui fio-
riscono gli studii deiranlirhila ; come mai Pisistrato in tempi anteriori
alia uascila dei i^rainuialici , ed al cullo dcirarchcologia , uon sarassi
cgli governalo con maggior intolleranza contra gli arcaismi , e contro
qtianto rendeva meno inlelligibile alia plebe il testo Omerico ? '
1 5. Ma qui non cesso la trasfigurazione d'Omero. Come dopo I'eta
di Pisistrato i Joni crearono le vocali luughe V; , « , i ditlonghi u, r,c,
ni , C'j , ed altri , poi le doppie consonanti ^, ^, i^, esse vennero in-
trodotte nella scritlura dei codici Omerici , e poco stante le leltere ,
rlie uel pronitnziare si duplicavano , cominciarono eziandio a pingersi
diu)licatc colla scrittura. AU'incontro il digamma, che prima era comune
alle tre siirpi greche , essendosi dappoi ristretto negli Eoli , talmente
venne cacciato dall' Iliade e dall' Odissea da non csservene piu rimaslo
vestigio. Cosi a seconda dei progress! della scrittura gli arcaismi veni-
vano sbauditi , e le novita introdotte. Se non cbe tulte queste innova-
zioni potendosi eseguire in modo da favoreggiare piu Tun dialetto, che
Taltro, non v"ha dubbio, che una nuova occasione si offri ai Joni per
viemeglio ionicizzare colla scrittura que'poemi, che gia oralmenie j)ro-
ntinziavano secondo le fogge del loro idioma. Infalli chi seco ripensa ,
I he il solo permular fra loro le vocali e i dittonghi s, 75, ei, r,i basta
perche una tenninazione appartenga a dialetti diversi , costui ricono-
scera , che se rimperfelta orlogralia di Pisistrato lasciava non di rado
'^i; Si'liulu III Horn Odys \ 111- i6i- ed. Mai.
1)1 AMEDEU PliVRON 28.')
(i«l>l)ie/./.e siilla qualila del dialcllo Oinciico , I'lulioilu^Luiif , dcllc Ui-
lci<^ Jouiclio nssicuro all' Iliadc luio scliiclto ed iiiduhilalo .loiiUiiio.
QuiiKli iiaccjucro c^ciandio inuUe inulili couti'ovcrsie frai grainniallci. Gos'i
iieir Iliad, a'. 398 dovrassi Icggcrc p.a/K(7«jM«( , ovvero fi.a/iicoiJ.v.i ' K
\mi sollo V. 098 ohio/iu, opjnu'c atvoyuil Non si puo dubitare, cLe aiili-
caiiicute vi slosse \i.'j:/i'7'i\i.yx , ed ovy/fj-t ; laondc qiieslc cd allre siuiili
([uistioiii non rioadono sopra Omero, ina sugli innovalori dull ortogralia
Oiuei'ioa. E.siccoiuc quesU nclle loro opinioni vai'iano sccondo le di-
verse scuole e contrade , od anchc non furono soUecili ncl forniarsi un
sisteiua , e costanti neirappllcarlo iedelincnte , pcrcio siiccede , die
neiriliade e ncllOdissea regna la inassiina incoslanza di graninialicali^
sistema. Del reslo e prudenlissimo il canone sialiilito dal Dawes, e dal
J5urgcss (i), clie Omcro si debhe Icggcre e giudicaic sccondo lanlico
suo aUahelo ; Ic nole dcH'IIcyue sull'Iliade ne danno fclici applicazioni.
J 6. Ollre airintroduzione dcUc leltcre Joniclie, la cacciala del digatnma
somininistro una nuova occasione per trasmutore il tcslo dediviiii poe-
mi. Ini'alti sopprimendosi un tal elcnienlo , che era quando vocale e
quaiido consoiiaute (a), si produssero allora nella prosodia, ncl mclro, e
nelliato veri errori , e talora solo sconvenienze. Agli crrori apcrlissimi
si ri medio con parlicelle, e con altri mezzi facili a sospeltarsi (3); ma
alle sconvenienze non si provide , c queste adoncstale j)oi col uomr di
licenze pocliche fccero si , cLe Omcro si parve il piu licenzloso di
lulti quanti i poeli. Imperocchc , siccome diinoslra I'llcnnann (4) , gli
epici posteriori sdegnaudo di giovarsi di tuUe le liceozc Omerichc, ed
imponeiulosi pii\ ragionevoli Icggi nella prosodia , nellc cesurc , c uel-
I'iato furono assai piu castigati. Ma sc DcU'Iliade si rcsUluiscc quel di-
gainnia , a cui i graramalici piil non badando o proclamarono liccnzc,
od inventarono emeudazioni inopportune, allora Omcro riauquistera una
parte dcUa regolarila pcrduta : doctriua digammatis optime quadrat ad
versus Iloniericos , quibus ob vitia metrica, quae inhaererc videniur ,
proscriptio inlendebatur , iuendos (5). Per queste ed altre simili con-
(i) Ddwcs Misccll. Critica cd. Bur£»ess p. ^iS.
{7) GracfcoliJii Graininatica Dialccti Epicac. Lipsiac |83G. p. ri. sq.
(3) Vedi le note deU'Hcyne ad Iliad, a'. i.^i. ao3. Sgi etc. Excursus IJ. ad Ili.id. I.
(4) Hcrraami do Aetate Scriptoris Argouauticorum , in Appcndirc ad Orphcuni.
(5) Gracfcnban loo. cit. pag. g.
284 ORICINE ECC.
sidcrazioni i iiioderni Ellciiisti protestano , clie tulla la loro critica sul
testo Oinerico mira al solo modestissimo fine di rislabilirlo quale si
era al tempo dei graminatici Alessandrini , pviscam autem rationem
ante Alexamlriiios granimaticos restituere nos posse Ji-uslra aliquis sibi
persuaserit (t).
17. Se non clie mentre i Rapsodi ivano oralmente scainbiando di
secolo ill secolo Tantico dialetto Omerico con quel nuovo Joiiico, die
sorgeudo si educava , essi dovettero incontrare gravi difticoUa per parte
del metro. II penniitare fra loro vocali , o diltonghi sovenle non oll'en-
deva la prosodia , ma talora la violava , e la violavano assai piii quelle
proprieta dell'anlico dialetto, le quali per numero o quantita di sillabe
differivano dalle nuove fogge Joniche. Come dunque sarannosi governati ?
lo dice, che quando la nuova forma Jonica distruggeva affatto il metro,
i Rapsodi rispettarono I'antica lasciandovela; clie se la Jonica produccTa
soltanto una scouvenienza nella prosodia da potersi scusare con mezzi
termini anclie mescliini, vi introdussero la Jonica, cacciandone Tantica
Omerica.
18. Infalti I'anlico dialetto d'Omero possedeva casi terminati in (pc ,
che andarono taluientc in disuse da non incontrarsi piii in alcuno dei
greci idiomi conosciuti ; sempreche questl casi erano incamati talniente
col metro , che cacciandoli si rovinava il \erso, i Rapsodi li consei^va-
rono; \ ini crpcf.rozitv II. x'. 347- volto m ani TTpxroO dava iin anifnnacro
imperdonabile, cosi il npig y.ozulr,§ov6!ptv Od. e'. 4^3; i dativi Se^irsp-nft
II. w'. 284. <pc(tvoy.ivYi<pt II. ('. 6 1 4- scambiati in Si^ni/jYi , e fcnvofxivri
avrebbero c^gionata la mancanza d'lina sillaba necessaria al verso ; al-
Irettanto si dica di tutti gli altri esempi di casi uscenti in (pt, che an-
cora oggidi si inconlrano in Omero (2). Ma se il perraularli nelle Jo-
niche terminazioni produceva soltanto anomalie da potersi adoneslare
< on ragioni anche meschine, lo scambio fu esegiiito. Cosi le voci 'IXi'ou,
cripiov , 'ATAyxTMu, c simili, hanno scmprcmai nei due poemi, siccome
aver debbono il iota breve , e tali gcnitivi danno «n dattilo , sc loro
succeda una parola cominciante da vocale. Ma che dire ove sieno con-
seguitati da un vocabolo , die cominci da consonante ? Cio ad 'iXt'su
(1) Ucyne Excursus I. ad Iliad. XXIII.
(t) Vedili iu MjitUirc dc Dialcctis cd. Sturz p. ^4^- "I-
Dl AMF.DF.O PEVnON 285
arcade IL 6. 66, <p'. io4, x'. 6, ad a-^picu II. /. 3i3, ad 'A^/XjiTti'tu li.
(i'. 73 1. II bindolo fu tro\ato dai gianmialici, i qiiali insegiiaroiio, rhe
il iota gravato dallacceato poteva allungarsi (i). Se veiamcnte Omero
arcetlo tal regola, che turba tuUa quanta la prosodia, fa d'uopo con-
fessare che ei fu un meschiiiissimo verseggiatore , che caiitando la gucrra
d'llio sempre abbrevio il secondo iota di "Ihov, c di ^llio'j , traune Ire
soli casi , nei quali il povero scolaretto dope essersi inollo dicervcUato,
ne sapendo come acconciare il verso, violo la costante prosodia da lui
seguita. D'altronde neWuvsijiioiJ xrajuevsto II. 0'. 554- il iota dcU' im, seb-
bene privo dell'accenlo, e pur luugo, bcnche in aveiiog sia breve. Per-
laqualcosa io credo col Beullei , che Omero avra le molte volte scritto
'iXiofi , ayptotpt , ' i\.iTA\r,mo<fi , ave^iofi ; i Rapsodi nel mondare Omero da
tal vecchiume sci-issero 'JXtsy , or/piou ecc. , ne il metro pativa quando
succedeva una vocale; ma allorache conseguitava una consonanle essi
proseguirono a scacciare il ft, lasciando ai posteri di fare le scuse pel
principe degli Epici.
ig. Un secondo esempio di vocaboli innovati ci viene somministrato
dalla particella ta; , la quale in Omero ci fa presagire , che la sua an-
tica forma al tutto difl'eriva dalla odierna. Infatti per ben dieci voile
[II. «'. 193, x'. 507, >,'. 4'ij *• 539, p'. 106, (7'. i5, f'. 603, Odyss.
8'. 120, £. 365, 4^4] ^"5 ^ forma uno spondeo ; ed e pure ew; s uno
spondeo in £4)j iyj Odyss. 5'. 90 , £«? ivi Odyss. v'. 3 1 5 , Fu; iK-r,\'iov
Od. •/;'. 280 , «'. 233 ; ne altrimeuti £«; { da uno spondeo in em; ?y.ovTO
Od. 0. 109, T*. 367. Ora come mai puossi credere che 1' £us posseda
questa ingenita virtu di volgere in luaga la vocal breve scgucnle? Ep-
pure cio accade nei sedici luoghi d'Omero da me annoverati. Arroge ,
che r afliiie tewj gode della stessa proprieta in ted; ^hyaioi II. -J. 42 ,
dove T£'j; « e uuo spondeo. Una sola volta io trovo sta; cy£ Od. i. 386.
formare un dattilo ; ma credo , che I' oy£ sia una mera emendazione di
qualche gramm.atico, che corrcsse cpiesto luogo scnza provvedere agli
altri siuiili , ed io vi restituirci Eug 0 . In tutli questi passi invece di
£w; si richiederebbe un trocheo, che colla breve seguente formaudo im
dattilo provvederebbe alia salute del verso. Ma ahrove come in t» d'
c-<aj Od. p'. 1 48 [vedi anche II. p'. 727. Od. ^j!. 327, -'. 53o ecc] 170);
(1) Hermann Uoctiiua uutrica 1. lo. i^.
aSO onic.ixE ecc.
c uii inonossilliiljo lurtgo ; doveccUc in «7:«nt(^ov-ig la; a' «<io Od. p'. 'jS
I'sas e im gianabo ; caugiulosi pui iiella Ibrma siwa trovasi come uiio
spoiuleo in veuli luoglii tl'Oincro. Adunquc I'soos in Oiucro c un proteo
ora luonossillabo luiigo, ed ora iin giainl)o^ qiiando uii Iroclieo, e (jiiando
uno spondeo ; se non clie essendo^^U iinpossll>ile di larsi un U'ocheo al-
liinga la breve seguenle. Tali errori di prosodia si possoao emendare
se si restiluisca I'anlica fonna perduta, clie era ag. Esichio ci conser'vo
la glossa A;, eoi; , Ssa)5 , /^e//"? &w , e di fallo tal Dorica paiiiccUa si
trova adopcrata in veue di aa; presso Pindaro , Arislofane , le Tavole
Eraeleesi, e Teocrito (i). Essa primieramente e un monossillabo lungo
segnato coU'accento cireonflesso, il quale acccnua una coutrazione. Scio-
glicndo lale conlrazioue in oisg , noi al)biamo il gianibo in «£; x' dno Od.
p'. 78. Che se 1' «£; si Uasforuii in «?£;, siccome da «£t si fa am,
avremo 11 trocheo desiderate nei scdeci luoglii piu sopra cilati. Final-
niente lo slesso «(£; ci da eziandio lo spondee da reslituirsi nei venti
iuoghi dOiuero, in cui oggidi leggcsi d-^g ; giacche in tutli questi venti
passi dope Vttcog cansoguila un vocabolo che comincia da consonanle
necessaria per allungax-e V e; deW ahg. Solamenle Od. 6. i53. si ha £?«;
£v TjO&tV; ; ma allri testi scrivendo eag ivt Tpcir, , io vi ripongo oiUg ivi .
Dissi pill sopra, che V ag circonflesso sciogliendosi si cangio in aig; in
vece di precisi esempi di antichi autori, che mi mancano, no addurro
il seguente argomento. Gli anticlii glossarii vanno d' accordo nei dire ,
che «£! talora adoprasi invece di sag. Cosi Esichio 'Ast kvtI tsu emj; un
lessicografo presso Bekker Aiiecdota Gr. pag. 346. 21. us\ ... h-i ds
ono-j xat avTi toU 'iag , xae [xiy^pt ; e Galeno nei Lexicon Hippocr. 'Afl
cr.lXOLVJH K5T£ TlV.pU 'IffTO/.paTE! X«£ TO £Ug , X«( TiapCA. iZollolg T'JV 7l«).«(W .
1 Deri poi invece di «£i senipre scrivcvano uig , e poeticamentc anche
ttiig (2). Cio posto , io dico , che lo scambio tra «£( semper , cd £«;
usque dum , presso gli antichi derivo appunto dairaflinila di siiono , e
e di scriUura, che passa tra alg, ed aig; gli Attici poi limilaroiio il va-
lore di Ksi usque al solo idiotisnio ^fiyp' aii usque adhuc, Iiactcnus (3).
20. II vzfBlrr/Ephu "Lsvg, che ho aecennato piii sopra, mi somminislra
nn teizo esem)no. II Dorico nominative in « e richiesto dal metro ncl
(i) Gregorius Corinlh. cil. Schccfcr p. 188. sq. Vakkeaacr cl Tour ad Tlicociil. 111. XXIX. lo.
{1) Gregorius Coriuth. cil. SchoEfcr. p. 34G. sq. GJS.
(3, I'urson ad Eurip. Orcst. lO^g. Pliocii. iii!\
DI AMKBF.O PKYRON. 287
yipfiVio; irniOTCi Ninap (i), ncl SysW ' i\y{/.ij.iiJ.vovt (a), eil in alcuiii altii
passi , douclc i Rapsodl non lo polciono cacciare , giacche avrehbero
turbato il iiiclio. Ma perehe mai lo niaiitennero nel i/ESEXn'/sfsra Zrj; ,
e ncir iupysff* Zruj , dove la prosodia acconsenliva di usare il Jonico
nuininativo in «; ? Forsc per evitare lo scoiUro delle due sibilanti? ma
pur si scontrano iiel Kfjo'jidr,g Ziu;. lo per me credo, chc il vi'^iirrjifAxci.
Zsu; essendo ripctulo trcnUi voile in Onicro, c V ivowr.a Zsu; quindici
volte, Mil tal siiono era per la tradizione divcnuto talmcnte soleniie, cd
incarnatosi , diro cosl , negli orccchi de' Greci , che i Rapsodi e Pisi-
strato lo coiiservarono. Laddove il Kjsovt'Ja Zsyj non godcndo di lanto
solcnne tradizione, pcrche incontrasi in soli cinque luoghi , I'u voltato
in K|04V('(J/;a senza ollcndere ruso tradizionale. ii)i,»(.iiii'> - '(iiij :>. nrt
) 31. lo poti'ei inohiplieare gli escmpi sccgliendo appunto cpci versi,
ill cui la prosodia vacilla ; giacche siccome dall' iato si argonienla la
presenza deU'atitico digamma stalonc caccialo , cosi dagli errori di pro-
sodia si possouo arguirc i modi deU'antico dialelto , rhe fiirono scani-
biati coi nuovi Jouici. E tale permutazionc lu cstesa eziandio all' oi-to-
grafia. Siane prova il vocabolo oftj, il quale colla penultima limga si
leggi; nt'ir atiXsv o'-^tv II. tt'. 208. Non polendosi credere , che Omero
.ibbia allungato un tal omicron , alcuni pensano , ch'egli pronunziasse
osvtv, od oTXftv (3). lo osservo , che la voce o^tg si Icgge in questo solo
luogo d'Omero , eppero rara csser dovcTa ai suoi tempi; la sua originc
poco certa agli etimologi Leuuep e Scheid(4) deriva senza alcun dubbio
dall'Egiziano goq serpe , la cui figura di frequcnte si incontra nei ge-
roglilici per nolare il suflisso mascolino di terza j)crsona sin{<olare oq .
Omero poi a ragionc introdusse nel greco qucsta glossa Egiziana, giac-
che i uoiui degli aniinali soglionsi piendere da quelle contrade, in cui
esclusivamente vivono , ovvero piii abbondano ; ed il ^ocffiliaxo; de' Greci
e nulla piu che la ti-aduzione di ouomo; serpente realc daU'Egiziano OTpuj
i-fx (J)). Ma Omero volendo iiella sua lingua esprinicre la sillalia go
c/io , allungo Vo dell' ccij , compensando cosl la lettera asjiirata g,
(i) Iliad. B'. 336. 433. 601. ccc.
(■2) Iliad. 3'. 107.
(i) Hoyiie ad lliud. s'. ao3.
(4) Lcniup ElyiDolog. Ling. GrtKcai: I. II p 711
(h) Horapollo Hieroglyph. I. I.
a88 ORIGINE ECC.
inancante nel greco. Egl'i voile perlanto scrivcrc oipig con un o lungo ; ma
perche i Greci dappoi usarono di proniinziarlo hrcve, si lascio in Oinero
romici-oi), nienti-e vi si sarebbe dovulo sosliluire I'w.
2 2. Le cose siuqui ragioiiate baslino a rcndere ragione , perche io
pigliaiido a parlare dei greci dialetli non faro inenzione dcirOmerico ,
che io credo essere fattura dc' Rapsodi compila da Pisislrato. Gia da
gran tempo io professava tacitamente una tale opinione ; avendo poi
non ha guari lette queste poche parole del MuUer i Jonismi del dia-
letto Omerico mi seinbrano introdotd dalle scuole de' Rapsodi , che
prevalsero (i), io presi coraggio a pubblicare il mio pensicro , corro-
boraudolo con quelle prove, che prime si apiiresentarono , e possono
venire accresciule da allre.
23. Diliberatomi cosi dall'incommodo dialelto d'Omero , che perpe-
luamente avrebbe conlraddetto a tulle le proposizioni le meglio fondale
suUa storia , e suUe lapidi , posso omai come cerlo slabilii-e , che la
prima lingua dei greci fu I'Eolica aspra , e rozza (2) , donde nacque
ii Dorico, il Jonico, e I'Atlico. E tal ordine appunto io seguilero nella
storia de' dialelli ; se non che per essere TEolico afliue al Dorico , io
parlando di cpiesto \i comprendero pur qucUo, imitando Erodoto (3),
che sotto il nome di Dori congiunse amendue le schiatte. Siccome poi
la natura, gli studii, e gli ordini d'una nazione necessariamente influis-
cono sul suo parlare , prima di scendere alle forme dei dialetli gio-
vera toccare delle essenziali qualitJi e difl'erenze delle tre stirpi greche.
24. Principale scopo d'ogni Dorica cosliluzione si era Tintrodrn're in
singolt i suddili una tale uniformita di massime e d' opinioni , ed un
tal comune indirizzamento di azioni ad un mcdesimo fine , che rendesse
la nazione tutla come una sola persona morale , che avesse una sola
volonla, come una sola mente. E siccome il formar I'uorao intemo non
si aspetta agli ordini eivili , ma all'educazione morale, che previene il
giudizio coUaulorita delle massime, e conlempera la naUua per mezzo
delle abitudini , percib gli ordini Dorici contencr dovevano un uielodo
di educazione comune , quasi di figliuoli allevali sotto il letlo palerno.
(i) MuUcr The Dorians vol. II. p- 385. nota c. ^roscguir6 a cilarc tal vcraionc Inglesc publjli-
caU in Oxford i83o.
(a) Boeckh Corpus Inscript. Grace. 1. 71:. Mullcr The Dorians 1. i. sq.
(3) Herodotus I. 56.
DI AMEDEO PEYROM. 289
lafatti Sparta c Creta , die jiiii tcnacemente consei-varono intnlla la
primitiva forma Dorica , ci si appresentano coiiie Una famiglia , die
raccolta a ])ranzi , ad esercizii , eel a ricreazioni comniii, rice ve\a pure
una cilucazioiic distinta in varic dassi , fissa e progressiva per ogni eta
senza cschulcrc la vecdiiezza incdesima. Silenziosi i Dori vi udivano le
massiine , die loro si inscgnavano come preziosa tradizione dcgli a\i ;
il nomc di cpirsti l)aslava a eoiisecrarne la vcrit'i ; e I'csposizione del
pratici esempi dali dai maggiori valcva a consolare con istorici racconli
i' aridila d'un iiisegnamcnlo , die iion aminelteva discnssione. Cosl si
intrecciaya una catena di depciidenza , per cui no', varii gradi gli uni
nbhidivano agli altri , insino a die i supremi magistrati dipendevano
dalle avite Iradizioni, privi Uilli di liijcrla iiidi\)diialc non die iielle
azioni iiia nel pensierO , ligii tulti all' anticliita , eil iminoliili meiitrc
scorreva il Ictnpo novatore. Assicurala per tal niodo rimmobilita della
nazione contra le cause interne novatrici , si provvide contra le esterne
si col vielare ogni eammercio e viaggio , e si ancora colia Senelasia.
Coraandava questa di escludere dai Dorici territorii tulte le Iribu e
razze , die diversamente seutissero e \ivessero. Oltraccio la religione
dei Dori pendeva assai pii\ verso I'ideale , die non verso i sens). Con-
ciosiadie consideravano gli Dei non come Tapoteosi dun ohbiello fisico
e della natura estertia , ma si d'un pensiero , o d'una umana azione.
Tal cullo onorevole agli Dei , cd approvato dall' oracolo d'Ainrnone (i),
che lo antepose agli slarzosi c scnsibili ritl delle allre slirpi gredie ,
confermava vieppiu i Dori nella natura mcditativa c studiosa dcllideale.
Ora tal silenzio, tal meditazione, e tal tetidcnza alio astraltezze cadcndo
in nature fisicamente vigorose dovevano tanlo piu faoilinente prodnrre
I'entusiasmo , quanto memo la nazione collivava la logica , e divagavasi
negli sludii tli lusso , o nelle niorbidezze della vita esterna. E infatti
I'entusiasnrio quel trfisporto deU'aniina , con cui si sublima alia contem-
plazione d'una idea , la pone in ciina d'ogiii allro pensiero , la adora ,
e le oflre se medesima in olocausto. Pertanto se la stirpc Dorica doveva
pei suoi ordini civili e religiosi riuscirc cntusiasta, e se la lingua ddl'
entusiasmo e la lirica, facilincntc si intende, perclie i Dori sieno slali
ab anlico c sempre i sovrani lirici della Grecia.
(1) Pseudo-Plato Alcibiad. U. p. i.|8. MiiUcr The Dorians I. 45'i-
Serie II. Tom. i. 3^
3f)o omr.iNF. Ecc.
ii). Qui fi» fl'uopo tUslingiicfe gli iniii epioi ilai lirici. Beusi Oinoro
ed altri Joni coniposcro iiiui nel loro dialctlo, ma qucsli in versi esa-
metri , oil eleglaoi , canlali pero con una musica n-cilativa , e scon)|)a-
"iiali ila ogni inanicra ili (laiizc. Essi juTclio narrativi , iliclascaliri , <■
pipni (li tlescrizioni lU obbictli eslerni , o di talli, lueritameiuc si delil)oiio
anche pi'i- la materia chiamare inni cpici. Tali- sono gli iuni d'Omero ;
tal I' inuo ad Kcatc , die il didascalico Esiodo inseri iielia sua Teogo-
nia (i); <? tali ancora tpielli di Olcno , di Pamfo , di Boeo , e di Fc-
monoe scritti in esainetri >. nci quali iiarravatisi fiivole , gU uflizii degli
Dei, e le origini dei tetnpli , e dei riti- (2). Infatli Tesamelro e il verso
uarralivo, clic da Omero vcnne conseorato all'epopea, ne ebbe la pro-
pria musiea , c riinase pero sempre slorico , didascalico, e proprio piu
dei Joni , rhe non dei Deri; Ma il vcro entusiasmo rifuggeiido si dalle
iiarrazioni , come dalla monotona uniformila del metro , creo 1 inno li-
rico. Qtianlo tratliene raninio nel mondo esterno , come i racconti dei
fatti, e le descrizioni degli obbielti sensibili, tulto cio ingombra e frena
linipeto deU'entusiastno , che delle sole impressioni interne occupato
anela a manifestare fpiauto senle. Narrano forse i cori nelle tragedie ?
Essi ripptono i scntimenti , che il drama dee destare negli spctlalori.
Pindaro dcscrive egli le corse e i giuochi ? Da una idea trasvola allallra
con transizioni anzi menlali , che scritte , e deliba i senlimenti sorti
nel sno animo , accennaiido appcna quelle cose e qiiei falti sensibili ,
che li originarono. Cos\ gli inni lirici si occupano delle idee , menlre
gli epici raccontano fatti e descrivono obbielti. Ma Ventusiasnio sdegna
ancora la monotonia del metro , e vuole , che il verso si informi dalla
varia armonia del pensiero ; cppero Orazio celebrando Pindaro , che
per audaces nova dithjrambos vei'ba dc\'olvit, losto come naturale con-
seguenza soggiunge numerisqiie fertur lege solutis (3). Quindi i lirici
studiosamente escludcvano dalle loro strofe i meiri, che appartenessero
ad altri generi di poesia , conic a dire I'esamelro eroico , il giambico
scenico , il tetranictro anapestico , il trocaico o giambico scenico c si-
mili ''4). Nel disdcgnai-e poi i versi dcU'epopea, dell'elegia, e dei drami,
(i) Hesioilus Thcogon. 4"-4-''*-
(2) Kicsrl dc Hyiiino ia Apollincm Ilomerico. Beroliui i83j pag. i;. S'|.
(3) Hor.ititis Od. IV. 2 to.
i'5) 6ocL-l.li dc nietru Piiidari p. i;5.
DI AMEDEO PEVnON. 2()l
••ali «,' rliiaro , clic i lirici nc ricusavano eziaiiilio la inusica , eil una
niiova se nu foniiai'ono , che armonica col pcusiero invilava aiichi; i
coi'i ad ari'oinpagnarla co\le ilanze. Ed in cio cousiste I'csrliisivo camt-
tcre di'lla lirica Dorica. Imperocche sc per lirira si inteiide (picUodi' ,
('III! sulla lira caiUavasi , an(!;lie ii Jonico Auacrcoiite fu liricu con tin
metro a lui pcculiare. Ma se a quosto carattere dulla lirica noi aggiiin-
{;;iamo quello ili csscre cseguita da cori con danzc , allora qucsla .s|if-
zie e al liilto propria doi Dori , cosiccliu lirica Dorica, ed Orchesticu ,
fhc noi direinino hallabile , sono assoliilamentc sinoniine. Lo slfsso
j^enere di poesia qnando era ballalo , e quando no ; ma sc tali <-arini
componcvansi per venir esegniti dai cori, non solainenlc vi si inlrodu-
cevano le slrole , le anlislrolc , e gli epodi, ma ancora il Dorisnio della
favella era piu frcqiiente, severe, cd antico. Abbiano pure alcuni po-
chi Joni canlalo con Jonica favcUa sulla lira [ il solo Anacrconlc a noi
pervenne ] , Uitlavia i ])iii di essi anclie nella lirica niclica predilesscro
il dialelto Dorico , e nella lirica orcheslica niuno compose mai un' ode
con i cori scnza che I'idioma fosse Dorico ; quindi sono Dorici i cori
nclle tragcdie Alliche.
•26. Dislinta cosi la lirica propria dall'impropria, e quclla orcheslica
dalla semplice melica , dico , che i Dori si segnalai-ono nella prima.
\lceo , Alcmane , Arifrone , Corinna , Epicarmo, Ei'iuna , Ibico , Sall'o
Sintonide , Slcsicoro , Telesilla , Pindaro ed allri furouo lulti Dori ;
mentre i Joni o componevano soli inni epici nel loro dialello, od ana-
creontiche , ovvero se alia sublime lirica si inualzavano, cantavano do-
ricamcnle , come Bacchilide Ceo (j) , e gli Atlici nci cori delle loro
iragcdie.
ar. Da talc studio dei Dori derivano parecchie couscguenze, che niegho
illustrano l' indole della nazione. Nella lirica le idee si altingono alle
prime nozioni altissimc deU'aninia, quindi lo studio di una (ilosoiia idea-
listica Pilagorica , che solo si occupa del mondo eslerno per ricondurlo
per via di nuuicri airarmonia universale. I recondili |)cnsieri vogliono
cssere consolati ed illuslrati coUa realta della vi(a ; quindi lo sludio
della storia , non gia di quella, che scientifica concatcna le cause cogli
cHetli , ma della mitologica, in cui dominano gli Dei, gli Eroi, il fato.
(i) BacchylidU Cci fiagmcnla ed. Ncuc jiag. 8.
2C)3 OIUGISE ECO.
Perche iiiai , iliceva Socrale acl Ippia (i), iu doUissiino tovnasti dai/a
ricca Lacedemone senza iin lucro alia tua sciciiza corrispondente !
Potevi pure cola esporve il lito alto sapere iiitonio agli aslri cd ai nipti
celcsti. Ell Ippia : / Lacedemoni iion ioj/ioiio di udive astvonomia.
Forse , rijjigliava Sociate , avranno amata iiieglio la geomctria ' Al quale
Ij>pia : Oibo ; a dirtela pocld v'ha , die sappiano conteggiave. E So-
crale proseguiva: Per awentura avranno predUctta quella tua dotirina,
in cui aculisiiino tuUi soprawanzi , della qualita delle lettere , delle
sillabe,dei rltmi,e delle armonie? = Che armonia? die lettere? I'ispon-
deva Ippia. AUora finalmenlc SocvjXe: dim mi tii dimque , dacdie io nol
trovo , die mai i Lacedemoni si dilellino a udire ? Ed Ippia : Delle
stirpi degli eroi, e degli uomini, delle antiche popolazioni , delle citla,
come ab antico furono jhndate , ed insomnia di liUta t antichilk sentono
avidamente a parlare , cosicdie io per amor loro fui obbligato ad im-
parare e studiare sijfutte cose. Ho volute intero arrecare qncsto passo
classico iiUonio agli sludii dei Lacedemoni, per dimostrarc , clie essi
non curaiUi delle scicnze posilive, della i-ettorica, e di tuUa la dottrina
dei SoGsti preiulevaiio singolar diletto della anlicliila. E siccome in sul
crepuscolo della sera, quando i giusli coiifuii degli obbieUi ondeggiano
ineerti fra la sorgenle nelibia, quello e il piii propizio tempo per vcdere
realinente quanlo piii giovi al meditar fantastico; cosi la storia dei secoli
anneljbiati dal tempo sommameute gradiva all'imaginoso Doro, il quale
iiou la realta dei falli voleva compassai-e, ma bensl vedervi quell' idealc,
che ei vezzeggiava col pensiero. II volgar cittadino vi vedeva quanto I'oi"-
goglio, gli inieressi, e i pregiudizii della nazione suggerivano alia sua
fantasia; il pocta poi canlava quegli stessi argomcnli suU'antica iinmu-
tabil cetra di selte corde.
28. Dalle cose sin qui ragioiiatc puossi concliiudere , che i Doii si
occuparono delle idee , come i Joni delle cose e dei talti. Quesli furono
slorici, epici, e scriltori d'iuni narrativi ; qucUi si occupavano di lirica,
e di iilosofia Pitagorica. Ognuna delle due razze corroborandosi vicpjtiu
col tempo nello studio assortito alia sua indole sanci inalterabilnienle
i mezzi , e gli accidenli afiini ai componimenli noedesitni , dico la mu-
(1) PUto Hlfptas mai. 285.
1)1 AMKDRO PEYRON 2g 3
sica ed il lUalctto. Come non sarebbcsi lolleralo , che un inno eiiico
veiiisse acrompagnalo da musica Uorica , c viccvcrsa ; cosi il diulclto
Jonico era richicslo nogli imii e|iici , conic il Dorico nei lirici e nei
coi'i ; e cosi ancora la storia detlavasi ncl volgare dei Joni. Le idee
concotnitanti soguirono I'idea principiale. Esamelro , ek-gia, musica Jo-
iiica , sloria , e dialello Oinerico diveiincro siiioiiimi e idee f'ra lore
coniicssc ; lirica , musica Dorica, e dialelto Doi'ico diveniiero del pari
eqiiivaleiiti. Jip|)er6 I'Eolo Esiodo , Parmenide Eleate, Einpcdocle Agri-
gentino, Teognide Megarese scrissero esametri didascalici in Jotiico ; a
cui si possoiio aggiimgcre Eiunelo di Coriulo , Augca di Trczcne , Pi-
sandro di Rodo, Cinetonc di Lacodemono, Paniasi d'Alicariiasso , Lesche
Leshio, tuUi Deri, die composcro poesie epiche neU'cloquio d'Omero.
AH'incontro Bacchilide Jouico , pcrch^ lirico , canto doricamente ; cd i
tragici Attici volcvauo Dorici i cori. Quindi aucora Erodolo doppiamente
Dorico si per Alicaniasso sua patria , e si per Turio dove scrisse cd
esule fece lunga dimora , detto uel vernacolo dei Joui la sua storia ;
e prima di lui Ellauico Lesbio , lasciato il volgare di Sallo sua concit-
tadina , in prello Jonico compose le sue storie , come anche ionica-
nienle scrissero tntti gli storici antcriori ad Erodoto. Gli Attici dipoi
cominciarono a deltare la storia nei proprio volgare , e vennero imitati
dagli storici delle altre stirpi. Se non clie menlre Tucidide scriveva at-
ticamente , Antioco Siracusano , eppero Dorico , ignorando ancora il
nuoNO dialetto della storia, pubblicava ncl Jonico cloquio i nove suoi
libri delle storie della Sicilia c dell'Italia (i).
2g. Stabilita cosi I'indole della slirpc Dorica, e la sua letteratura, si
intendcra piu facilmentc la storia della sua lingua. !Nata la greca favella
dai duri Pclasgi couscrvo in luUe le Doriche nazioni una parte tli quclla
asprczza e scverita primiliva, per cui Platone (2) aiFermava, che Tanlica
lingua de' Greci paragonata con cjuella de' suoi tempi suonava come
barbara. Amavano i Dori le piu gra\i e sonore vocali, come !"«, e Isj,
onde il loro largo pronunziare a bocca aperUi venne denominato -).«-
Tcfao-jtiog ; laddoAC i Joni preferivano le vocali piu moUi e graziose. Lo
scontro di qiieste era evilalo dai Dori, uia gradilo ai Joni , i quali pero
(1) Clinton F;isli HcUcnici pag. 383.
(a) Plato Cvatyliis p. 4ai.
31)4 ORIGINE ECC.
Ciiroiio i pi'iini a sojipvimcrc raspirazionc Pelasgica , clic ilagli Eoli <■
(lai Dori conscrvala cliiamossi dappoi Digamma Eolico (i). Per lo coii-
Irario lo scout i"0 di piu consonanli odialo tlallc allrc slirpi grcclic siio-
nava gradito ai Dori, ondc il particijiio riSivc, i' Vsvg in; c ])er lu slessu
oagioue le preposizioni x«t«,'i<v«, nou perdeVano I'ultiina lore vocale
auclie avaiiti una Colisonante. I Don prcfcrcndo le aspre alle dolci con-
sonanti rliiatnavano spuria [ X!'j3o'v5)>cv ] il c [ am ] , e lo evitavaiio per
niodo , che alcuiii lirici sci'issero odi privc di lal clcnicnlo ; ejipei'o si
11 V , comic le affini sibilant! , le scainbiavario' iri dltre Icllere , e singo-
lat'ineutc nel diiro p, ovvci'o sopprlmevaiio tal sUdno talora scnza corn-
jienso , e talora soslilucndovi una aspirazionc. A lal preferenza di aspra
jironunzia pare^ che si o])ponga la loro parsiuioiiia nell' usare le letlere
aspirate ; eppure piu lunganiente frai Dbi'i conSfervossi I'liso del digamma,
ilie non presso i Joni. Quindi io conghietturo, che essi scliivi del grazioso
aspirare del Joni, invece del e, del yj, e siiliili, scrivessero le tenui n,
e /. per amore di anlicliita, iiia pronunziandole duvamente quasi v'inse-
rissero un dij^amma. Finalnientc le parole , che accenluale snll' nlliuia
spiccavano briose, i Dori le pronunziatano boirsiccento suUa peniilliina
oiule furono chiamati ^oipiiyrci (2).
3o. Alia lingua niaesiosa e sevei'a corrispondeva conforme 1' armo-
nia , che, per testimonianza di Platonc (3), iiiiitava le voci e gli accenti
dell'uomo, che in una fazionc di guerra, od in qualnnque forte fatto,
Aaloroso si cimenta ad incontrare ferile e la morlc medcsima. Ed al-
trove (4) paragona I'nomo forte, probo, e lemperante coll' arnionia Do-
rica , che dice essere la vera Grcca. Che pin? Aristolele scrive (5) in-
tnrno alt arnionia Dorica tutti confessano , die essa e sedntissima ed
lia modi virili. Qnindi Daraone inusico (6) stando una volta presso luia
(laulista, che secondo il Frigio modo suonava a certi giovani iibbriachi,
(he danzavaiio all'impazzata , coinandolle di suonare doricamente, e to-
slo i giovani ccssarono da c[uegli iucongrui moli. Ma per conservare
(1) Hermann, ad Hymn. Homer p. 91. Boeckh Corpus insciij'l. Grace, p.
(a) Reiz dc Inclin. Accenlus p. 107.
(3) Plato R.publ. 111. 399.
^4J Plato Laches p. 188.
(5) Aristotelcs Politic. Vill. 7.
(6) Galenus de Hippocr cl Plat, dogin IX. 5
1)1 AMEDEo pF.YnoN. ay!)
fjucsla iniisica i Dori ricusnrono (,U {(cqettare i nuovi sli'oincnli Jouici, ch(^
Platone chiainava ncciSiig op-/ayx del scherzo; eppcro riprovaroiio le corde
die Friiii e Timolco ayevf^no aggiiiiilc allu su'tle tlclla cetra. E scljbeiic il
(Iccrcto conlro Tiniotoo. non seinliri aulcnlico (i), lutlavia esso ci puo
atlcstare. il fatlo ed, i piiucipali tnotivi della condanna di Timolco, quali
volgariiicule si supponcvaiio. Cos! la lingua e la musica dei Dori con-
cordavano iii'l carallfi'C dt'llo da Piiuiaro (7£avc;Ti(T5j (2) ^ravissinio. Tullo
lie' Dori era vcncrando, come Taura ch<; .spira dagli aiUichi iiionumenti,
Uilto era coiiciso a^itorevolc con(ic la voce dulla coscienza, astratto
quaiilo i nuineri di Pilagora , e sublime come la lirica.
3 1. l\Ia r oiiuipotcuza del tempo deludeudo ie Dox'iche prccauzioui
per conscrvarc iininolj^lc la lingua , la divisc e suddivise in molti dia-
letti. Altro e il pavlare del Crctesi , cosl Gregorio CoriDzio (3), allro
qitello del Rodii , divei'so il vernacolo degli Argivi, e diffkrente ancora
quello dti' Lacedcmoiii. Ai (piali aggiuiigausi gli ttoli, gli Arcadi, i Beoti,
i Corinzi, i Crctesi, i Megaresi, i Lesbii , gli Egiiieti, i Sicioni, i Si-
riliani , i Tcssali , i Bizaiitini , ed altri ; le dillcrenzc dei quali dialetti
ci furono iiotate dal Maiitaire (4) c dal Miiller (5). Parecchie bensi ci
rurono tramandate dalla sola tradizione, ma di molte possianio far giu-
dizio uoi medesiini leggendo , e confrontando le opere e Ic iscrizioni,
che il tempo non c'invidio. Singolare e il dialetto Beoto, di cui il Boeckh
detto un particolaie trattato (G) , che compilo sulla fede dclle iscrizioni
sinora conscrvate. Esso si dill'erenzia dal Crclese,che il lodalo Boeckh
prese pure a disaminare separataniente (r). Amendne si distinguono dal
vnlgare degli Elci , di cui un'anlico patto ileH'Olimpiadc 5o a noi per-
vennc (8). Tulti rpicsti diileriscono dal Lesbio dclle odi di Sallo , dal
Megaresc che Arislofane introdussc in una scena degli Acarni v. ■jag.
sg. , dal Siracusano conservatoci da Teocrito in alcuiii Idillii. Cosl ogni
provincia Dorica aveva un particolare idionia, come ogni provincia Ita-
(1) MuUcr Dorians II. p. 336.
('j) Pindjii'i Scbol. ad Olyrap. I. aS.
(3) Grcgorius Corinth, de Dialcctis ed. Schaefcr p. 394-
(4) De Dialcctis linguae Graccac , cd Sturz.
(5) MuUcr The Dorians 11. p. 484.
(6) Boeckh Corpus Inscript. Graccar. I p. 717. sq.
(7) III. II. p. 401.
(8) Id. 1. p. 2f>.
3g6 ORIGINE ECC.
liana lia il siio gcrgo speciale. Tal lingua popolare non solamenle ei-a
adoperata dai Dori nclle loro pubbliclie iscrizioni , di ciii alcuiie sino
alia nostra clh porvenncro, ma aiicora fu svolta e nobilitata da proprii
scrittori ; cosi Cipscla scrisse in firetto Crctese , Alcmane e Sojvonc
si valsero del volgare Laconico (i). lipicarmo ndoperd tantico DoHco
aspro , ttunido, e difficile ad intendersi (2) cioe il Siciliano, nella (jual
isola I'u allevato ; nel mcdesimo dialctto furono pure scrittc le Icggi di
Diocle (3). Sallo iiso il Lesbio , Corinna il Bcolo , anzi il Taiiagreo ;
Dcrcillo scrisse nel sermone Argolico (4) , c Chilonc nel Laconico (5).
!Ne la cosa poleva osscre altriinenti. Iinperocche la stirpe Dorica non
aveva, siccorae i Joni dell'Asia minora, o gli Atlici , una citla, che per
j>olitiche institiizioni sorgesse centro della nazione, ma ognuno dei va-
rii stati viveTa nei suoi confini , anzi dentro la cerchia del suo munici-
cipio, venerando bensi Sparta, ma senza mantener con essa, o con altra
Dorica conlrada rclazioni di commercio , di tributi , di dependenza , o
t\\ lellere. Iiupcrocclic Sparta contenla aU'avere distrulte le tirannidi
nelle altrui contrade , per istabilirvi la prediletta Oligarchia , niuna di
cssa voile rendersi soggetta o tribiitaria (6). Mancava adunqne alia stirpe
Dorica im centro politico ; mancava eziandio il centro delle lettere , giac-
che la doniinazionc e le armi danno per lo piu legge alle lingiie ed
agli ingegni. Ua ultimo argomento pnossi aggiungere derivato dalla qna-
lita delle lettere Doriche. Questa Stirpe attcndeva singolarmcnte alia li-
rida non per urabratile studio , ma per le feste popolari , in cui I'ode
cantavasi fralle danze dei cori ; talchc la lirica teneva del mnnicipio, c
fomputavasi come la piu eletta specie dei canti popolari. Che se era
popolare il componimento , popolare esser doveva I'eloquio, cioe il ver-
iincolo del municipio; eppero Corinna di Tanagra nelle sue odi adopc-
rava il volgare Beoto, dovecche nei carini epici accostavasi al comune
Dorismo ; ed ajipunto pel Beoto dialetto delle meliche sue poesie ella
vinse al paragone Pindaro medesimo , come piu sotto direuio. (j ).
(i) Grcgor. Corintii. p. 3^i.
(2) lb. p. 359 in notis.
(3) Dioilorus Siculus XIII. 35.
(4) Vairkciiaci* in Adoniaz. Thcocr. p. 99. 100.
(5) Plutarchuii conviv. S. Sap. c. 4-
(G) Thucyilides. I. 18. 19.
(7} Parlando di DialcUi gioyami conscgnarc in qucsla nota una mia idea sul mclodo df studiarli.
DI AMEDKO PEYRON. 21)-
32. Pertanto il fatto cd il carallere politico e morale tlcUa nazionc
coacortlauo ncl dimostrarci , die i Dorici scriUori prccctlenti a Pimlnro
atlopcrai'ono lutti il vcrnacolo clella loro conUaila. Cos! cziauclio dugli
Italiani anleriori a Dante raolti atloperavano nelle lore scritturc la favella
clella loro provincia. Infatti lo slesso Dante ci attesla (i), che Guiltone
irArezzo , Bonaggiunta da Liicoa , Gallo Pisano , ^lino Sanesc , c Bru-
nette Fiorcntino atloperarono idionii noii cortigiani , imi proprii delle
loro ciUadL Dei Siciliani poi, Puglicsi , Romagnuoli , Padovani, e Ve-
neziaui cita canzoni dcttate ncl loro gergo (2). Ne altrimenti essci-e po-
leva ; imperocche ognuno scn'veva pe' suoi concitladiui , e ncl princi[>io
delTartc gli autori non aspirano ancora ad una gloiia estesa , ma si
ltd ih
pel dialctto Dorico io vorrci , die si forraassc un'antologia dcrivata dalle sole antichc iscrizioni,
f:hc giuuscL'O sino a iioi ; la loro Iczione c ccrtu , ni^ vi si possono sospcltarc error! di scrivani ,
cOme uci tcsti a pcnna. Infatti chi pu6 osscr certo dfUa vera Iczione dcllc odi di SafTo ? e frai
loro diversi tcsti cinenduti dai critici quale si dovra sccgliere come tipo sinecro da stiidiarst , e
farvi fondamento? Per lo conlrario i niarrai a noi pervenuti sono raallcvadori dcU'csattczza dclla
loro lezione. Codestc iscrizioni si dividano secondo Ic varie provincic Dorichc , cppero in Boole,
Laconi , Di'lfichc , Corcircsi, Eubcc, Lcsbie, Crctesi , c siniili. In ciascuna classc sieno ordinate
eronoiogicamciite. Alle lapidi d'ogiii provincia si aggiungano i.® quelle osservazioni sul dialclto ,
le quali si ricavano dalle iscrizioni mcdcsiine ; a." le tradizioni dci gramraatici su quel volgare ,
Ic quali comprcndano si le forme grammaticali , come i vocaboli particolari di qucUa provincia ,
ossia le sue glosse. Le osservazioni tcst<^ acccnnatc si debbono fare sn quelle sole iscrizioni , chc
olTrono uii idioma dilTormc dal Pindaricoj giaccli*^ le lapidi sci'i tie ucl Dorico uobilc apparlcngono
alia gramm;ilica, di cui parlero fra breve. Altrcltanto si faccia pel Jonico , e per I'Attico. Qiiesta
Antologia varra ad inscgnare pralieamenle e con certczza la storia della Imijua Grcca. Imperoc-
che dapprimu si vedono le varie specie d*un medcsimo dialello; Ic piu nivido cd asprc ci avvici-
nano alia primitiva lingua nuulre dci trc niaggiori dialetti; Ic altrc piu niolli ci additauo il pro-
gresso verso i colli idiomi. Quindi dalle specie passando al gcnerc si diciio It; Ire graramaliche
dci Ire nobili cloquii , Dorico, Jonico, cd Attico , come essi si trovano in Pindaro, Erodoto ,
Escbilo , Tucidide , e ncgli altri scrittori dclla classica eta. Se non cbc in tat classe non si do-
vranno annoverarc le scrilture dettate in dialetti particolari, come a dire alcuni IdillH di Tco-.
crito in idioma Siciliano. Siccomc un dialctto iUustre rapprcsenta Pidea gcncralc, chc sommi in-
gegni seppero dcrivarc dalle diverse specie , cosi si potra ammirare I'ingegno crealorc, c Ic cause
positive, che govcrnarono U fonnazionc d'un nobilc eloquio. Rimane il dialctto poetico. Le sue.
prupricla non polcntlo csscre capricci di liccuziosi scrittori, neccssariuinontc debbono aver prccipuo
fondamento ncllc forme antiche e disnsate ; ma qucste non ci giun^craniio nuovc , quauto plii
ricca sara I'antologia delle auliche iscrizioni. Cotal mctodo di studiarc i dialetti uella loro specie,
c nel gencre , fa si , cbc il filologo percorra la stessa via , che tenne la piil colta nazionc ncllo
svolgimenlo dilla sua lingua. Le idee sono eerie, coordinate fra loro, e si stampano nclla mcnte
come «n ragion.imento. All'incontro ogni altro mctodo e imperfetto ; nia sovra tullo e irragiodc-
volc il porre nclla mano degli studcnti Omcro , come aulore appropriate per rinsegnaraento dei
dialetti.
(0 Volgare Eloq. I. i3.
(!!) Ibid. cap. 11. 1^.
Serie II. Tom. i. 33
2Q.S oniGINE Ere.
ronlentaiio cli quclla municipale. Inoltre cssenclo Ic provincic disgrcgatc
fra loro per reggimenti , ordini politici, intei'cssi, rivalila , ed odii, noiv
v'era motivo , per cui un Siciliano i-inncgasse il suo idioma per adol-
tare (piello di Romagna, o di Venczia. Nel Picinonte il dialello c \iu
solo , inqwanlo alio spirito e all' indole generale , ma si suddivide in
tanti gerghi , quanle alineno sono le proyincie , onde il Piemonte si
componc. Se per Icgge ci si intimasse di scriverc nel nostro dialellaccio,
io noil dubito, clic in sulle prime il Vercellesc, il Canavese, I'Asligiano,
il Torinese, ed altri , tiitti adoprerebbero il loro gergo, massimamente
se fossimo ancora sottoposti a varii Duclii, Baroni, e (]omuni, come nei
S€coli XIV, e XV. Cosl i Dori e gli Italiani fecero come faremmo noi.
33.Ma ill qnal modo governossi Pindaro nel formare il Dorico illustre .'
Sebbene parecchi prima di lui, come altri prima dell'Aligliieri gia aves-
sero tentato di creare un nobile elocpiio , tuttavia siccorae i loro espe-
riraenti furono piii o meno infelici , ed i loro poemi non levarono gran
fama di se, il nome di creatori venne attribuito ai soli Pindaro , e Dante.
Come tali io li considerero , riscrbandomi pii\ sotto a dimostrare , che
essi soltanlo pcrfezionarono gli altrui tcnlalivi. Dico adiinqne, die men-
tre nella Grecia corrcva il provcrbio Bstcort's; u; Beoto maialc, e di que-
st© nome ingiurioso alia sua patria Pindaro slesso ne appellava ai suoi
versi capaci di redimerne I'insulto, come mai avrebbe egli potulo usare
alia presenza dei Greci il Beoto sermone? Quel sermone , che Aristo-
faiie per isclierzo introdusse nei suoi Acarni v. 868-922 , gSS-gGo (i)
e die noi leggiamo nelle iscrizioni Beote rozzo , scorretto , riboccanle
di lanti u , che yalsero a denominare uj la Beozia ? Neppur egli avrebbe
potuto prescegliere I'Eleo e Io Spartano aspro pei p ; il Lacone intem-
peranle nello scontro or di vocali , ed or di consonanti ; il Siciliano
pieno di solecismi (2) , tronco nelle sue forme alia maniera contadinesca
(3) , e duro ad intendersi ; il dialetto di Laso , e di altri lirici , dalle
cui odi era affalto sbandila la lettera ? odiata da certi Dori. Niun vcr-
nacolo poteva Pindaro adottare senza caderc in una insoffribile moiio-
(i) Siccomc I'udicroo tcslo di Aiistofane pcndcndo verso il comune Dorismo dista 355.11 dal
pretto Bcolo dcUe isi-rizioni , io credo pcro che sia state guasto dui copisti coU'iotrodurvi forme
Dorichc mciio igno(c.
(1) Apulcius Flor. II. i3. Salmasius de ling. Hell. p. 4^^
(!) Suidu ad S>jpi. Strabo VIII. 364. BeUer Aaecd. I 38i
DI AMEDEO PEYRON. 2l)q
Ionia; impcrocchc, quando uii popolo prende a vezzeggiare una \ocaie
una consonantc, un siiono qualunque, qucslo invade tutto quel voUiare
per nioilo ila rendei'lo monotono. Quiiidi per oUencrc una varicla d'ar-
inonia Pindaro dovuva scegliere la sua lingua da lutli i diuletli, scnza
prcdiligcrnc uno particolarinente. Cos! pure govcrnossi il Dante , il
tjuale per confessioac di Gioauni Villani (i) nel libretto de f^ulgari
Eloqucntla con forte ct adorno latino , et belle rugioni , riprova lutti
i volgari iritulia. Imperocche al settenUione d'ltulia il Dante apponeva
di parlarc con crudo accento (2), ed il Passavanti allerinava , clie i
Lombardi col votgare bazzesco e croio incrudiscono lufavella (3). Dei
Pugliesi il Dante dieeva , clie per facerbita loro , e de' loro vicini fanno
brutti barbarismi (4) , ed il Passavanti soggiungeva , che / Regnicoli
dimezzando dividono il dire con -vocaboli dubbiosi ed ainbigid (5). II
volgare de' Romaui e chiamato dal Dante un tristiloquio e piii sotto U
pessinio de' volgari (6); il Passavanti poi osser.vava, che i Romani coif
accento aspro e ruvido arruginiscono il dire (7); (inaltneulc alTerinava
il Dante, che i Toscaiii nel loro brutto parl-ure sono ottusi (8), ed il
Passavanti, che i Toscanl malmenando la lingua troppo la insudiciano
ed abbruniscono. Fra i quali I Fiorentini coi vocaboli squarciali , e
smaniosi , e col loro parlare Fiorentinesco istendendola , e Jacendola
rincrescevole , la intorbidano , e la riniescolano (9). Cosi Dante in va-
rii capi del libro primo dcUa Volgare Eloquenza riprova ad uno ad uno
gli idiomi dci Romani, della Marca d'Ancona, dcgli Spolctani , dei JMi-
lanesi, Bergamaschi, e loro vicini; poi rigetta I'idioma Siciliano, e dei
Pugliesi ; passa quindi a biasimare il Toscano , il Genovese , il Roma-
gnuolo ; scarta il gei-go dei Bresciani, Veronesi , Vicentini, Padovani ,
Bolognesi ; c mcritamente afTastella la mia Torino , ed Alessandria coa
Trento, e colle cittii propinque ai termini d' Italia , che nonponno avere
(0 Villani lib. IX. cap. i34.
(j) Dante Volg. Eloq. Ub. I. cap. XI.
(3) Passavanti Spccc. Pcnil. cap. 3.
(4) Dante loc. cit. cap. XII.
(5) Passavanti loc. cit.
(6) Dante loc. cit. cap. XI.
(7) Passavanti loc. cit.
(8) Dante loc. cit. cap. XUI.
(9) Passavanti loc. cit.
3i)0 ORIGINE ECC.
pura loquela. Ora per teslimonianza del cilalo ^ illani clic fecb I'Ali-
chieri nel libretto dc Vulgari Eloquentia ? Egli rifn'owi tutti i volgari
(I'ltalia. Dunquc roilierno libro del Volgai- Eloquio csiionc e prova
(luella slcssa opiiiione di Danle, chc fu allegata dal Villani. Eppero a
Viiicenzo FoUini , che rivocb in dubbio rautenticili di (picslo libro (i),
ben a ragione rispondeva Gino Capponi, che, se vi fu chi contraffa-
cesse t opera sua , e da credere , che e' non si discostasse da lid nelle
opinioni (2). Ed io non dubilo di soggiungerc, che il conlradatlore aveva
per lo meno un ingegno si potente ed analitico , quanto quello dello
slesso Alighieri.
34. Aft'crmando io , che Pindai'o e Dante riprovarono Tcsclusiva au-
locrazia di qualsiasi volgare materno Dorico , ed Italiano , non intendo
negare , che essi ne abbiano prescello nno per base principale ; cssa
perb non fu assoluta. Che Pindaro Beoto non abbia prcdiletlo il volgare
dclla sua Beozia gia Io avvertii , e per confcrmarlo giovami riferire le
due segucnti iscrizioni Beote posteriori di alcuni anni all' eti del gran
Lirico /ou apyovroi , jxirA; 'InnoSpojj.iu npozpicc/.oiSi , im'pxfiSSi ... 0;
iiiioyhxv Tx; ro'Xisg Tcvc/.yperM i^iouTMptScfv a ^A^aviiw , a{i-iv y.h ^o-
yi'ysjj, zy; Htj.vj mxuq yx; x») Fj[xt'«? 'innx^^iv xr; fKJorelixv ■/.}, ociy'pxHo'y
y.h (X70'jlixv XYj nolin'ji [xri ipxvxq liijs-ag , xyj xara yxv xrj xara 3iz).aT-
Tay , xr, tkXXk nxv:x [ 6niT:x v.r, tu]j otXhji npo^inq (3). Ne dissimile e
la seguenle : Quvxpyjji apyovro^ , jj-uvog Qst\ov^ic>) , ' hpyixpog Eiiimla ra-
p.iceg Ey|3w),u 'ApyjSxixu $0)X£« yptog xniSa-Ax xno to? aovyypx^ro mSa xw
r.oliixapyuv xv; twv xariTrrawv , avsloixivog 7xg Gouyypxfcag rx; y.tfxivxg
nxp' Eiizpovx x'rt <PiSlxv x/i RxcrUhiv m Tifj-ciisilov ^ay.Bix; xv? AaiJ.c-ihrj
AuffiJa'^i) y.h A'ovuyio'J Kx^tmSopa XT,pavelx xairo <j/X(ptuixx tw $xp.a (4).
Cosi in altre lapidi Beote tro-viaiiio Si'oj per ^soj , rmyxv per ruyr.v ,
iyavlii per £/,5J7i, tu per 01. Chi paragoni le forme di queslo volgare
Gon quello delle odi Pindariche , anche le piii abbondanli d'Eolisiiii ,
troverii colanla dillerenza quanta passa tra un volgare della media Italia,
e I'eloquio illustre deU'Alighieri. Alcuni dissero, che Pindaro aveva tra-
(1) AUi dcU'Accad dclla Crusca torn III. pag. 3;3 sq.
(a) Ivi pag. 4.17
(3) BoecLh Corpus Inscript. Graecar. torn. I. p. 735.
(4) Boccili il). pag. 74a.
PI AMEDEO PEYRON 3oi
scello il dialello ili Lesbo , coine base della sua favella ; ma clii con-
fronli le sue oili con quelle cli Saflb , nc scorgcra loslo la divcrsita.
Se uou che invecc d'indagare la scclta fatta da Pindaro , cgli c j)iu
giuslo il dire, che Pindaro tolse a base del suo serinone qucUo slesso ,
che gia avevano adoperalo Simonide di Ceo, Alceo di Mililene, Stesi-
coro d'ltnera, ed altri Dori, che jtrinia di lui avevano tcntato di crcare
il Dorico ilhistre. Cos! Danlc accello come fondo precijnio del suo elo-
quio quclla lingua, che egli stesso attesta csserc sUita adojicrata da quelii
autori Sicilian!, Pugliesi , Toscani , Roinagnuoli, Bologncsi , e di altre
provincie, che parlilisi dal loro volgare malerno eransi acroslato al par-
lar corligiano ed illiislre. Siccome Pindaro e Dante, anzi che creare,
perfezionarono un'idea precedcnle , e compirono un bisogno gia prima
sentito dai loro nazionnli , percib non furono liberi nella scelta , ma
seguirono il buon giudixio dei loro prcdecessori. Circa al Dorico non
polrei, se non per via di deijolissime conghiettui'c, accertare la specie
deU'idioma predileito da Simonide, Alceo, ed altri; giacche i loro fram-
nienti giunsero a noi per mezzo di copisli , che non dubito avranno
ridotto al Dorico Pindarico lutle le speciali forme alquanto singolari.
Ma riguardo allltaliano posso francamente all'ermare, che la base dell'
illustre eloquio fu il dialetto Toscano. Infalti i coevi document! del
volgare Fiorentino assai piii si accostano alia lingua illustre , che non
quelii di altre province Italiane. Inoltre esso, perche meno contaniinato
da straniere fogge , e piii oinogeneo e regolare degli altri. Imperocche
la Toscana non limitrofa a straniere nazioni, ne stata mai da esse per
lungo tempo invasa, meno di alti-i stall Italiani dovette ricevere strani
vocaboli e modi. Aggiungasi , che governala con ordini poj)olari , dove
la lingua e struuiento di dominazione, fu coslrelta a svolgcre per tempo
il suo volgare. Cos! la Toscana libera da estere influenze educando la
sua lingua coUo sviluppo degli elementi a lei intemi e nativi , pote
forinarla piii oinogcnea e normale. Finalmente parmi di poter raccogliere
qiicsta stessa vcrita dal libro medesimo del Volgare Eloquio di Dante.
Cos! egli vi parla dei Toscani ; per la loro pazzia inseiisati pare , che
arrogantemente si attribulscano il titolo del volgare illustre ,• ed in
tjticsto non solamente I'opinione dei plcbci impazzisce , ma ritrovo molti
uoinini famosi awrla avuta (i). Danlc con fossa , che alia sua ela non
(i) Volgare Eloq. I i3.
3o3 oniGiNE t:cc.
sulamente 11 jiopolo ilclla Toscaiia, ma ancora molti uomini famosi eve-
ilevano, clie rilluslre eloquio fosse il Toscano ; la prclensione ilci Fio-
rentini , su|ieriore a cjucUa dcgii allri Jtaliaiii , c un fatlo storico^ che
nil critico dee valutare. L'arroganza poi i; iin vizio bciisij ma siccome
iiiun vizio od errore puo essere senza un qualclie fondamento di verita
[ giacche il male assoluto nou esistc ] , Danle viene a dire , clie i Tos-
cani arroganli esagei'avano una fondala realla. Di consimilc esagerazione
colpevoli poscia i Salviali, i Varolii, e tanti altri dassici di parole, ma
11011 d'idee , ftirono causa , che la quislione del dialelto preemineute
couiiuciata ai tempi di Dante si perpetuassc siuo a' di nostri. Trasmo-
darono gli uni con proposizioni indegne di filologi e di fdosoli, rispo-
sero gli altri trasmodando, e dissei'o che una nobil lingua viveva e ere-
sceva senza clie fosse alcun popolo , il cpiale plcbciamente la parlasse.
Quindi io tengo per fenno, che Dante stomacato dall' arroganza dei
Toscani ncgo la loro proposizione in quanto trapassava i limiti del vero.
Cosi pure noi in leggendo certe orgogliose frasi , clie di soverchio ani-
pliflcano il magisterio delle parole , anche a danno dellc idee , siamo
tentati di rifiulare il magisterio medesimo. Iinperocche gli uomini per
loro natura contrastano , c taluni cziandio negano quell' autorila , che
non sa colla modeslia e coi ragionevoli modi farsi pei'donare la premi-
nenza. Del resto che Dante auimettesse un dialetto speciale , e parlato
come fondamento dell' eloquio illustre , cio apparisce evidenlissimo dal
capo XV, in cui esalta 1' idioma Bolognese come il piii vicino al corti-
giano. Chi non perdona ad un esule , il quale porta giudizio dei suoi
concittadini arroganti? La dottrina dello studio di Bologna , congiunta
colla modestia, facilmente preoccupo il gentile intelletto del fuoruscito.
35. Siccome il Dante riprovo I'csclusiva autocrazia di qualsiasi volgare
Italiano, ma da tutti trascelse il piu bel fiore , cosi Pindaro sciolse il
sue dialetto da ogni legame dei particolari vernacoli Dorici , wavTsXwj
uviirai , scrive Oregorio Corinzio (i). Quindi nacque il disparcre dei
grammatici circa al nomc, che dar gli si dovessc. Gregorio ed altri ben
vedendo di non potere rassegnare il dialetto Piadarico in una peculiare
specie Dorica , lo deuominarono conmne (2). Eustazio ed altri conside-
(i) Gregorius Cor. p. 37a.
^) Jdem.p. 13.
DI AMF.DEO PEirnoiT. 3o3
randonc le parii , ondc formavasi , confessarono , chc esso era Dorico
bensi , ma Eolico pure; chc anzi iion si discoslava dagli altri dialelti,
e ncjipur dal comune , aminetlciulo ad un tempo alcune \oci propric
della Bcozia (i). II niedesimo duhbio del nome venue pure in raenle
al Dame , e riflettendo , die quanlo gli eccoUenli Italiaui aveyano prima
di lui composto J tullo primamcnte era uscito dalla corte Siciliana (2),
fermossi di chiamare aulico I'eloquio (Idle sue canliche; lo appellb ezian-
dio lUustre , perchc illiuniaanle ed illuminalo risplende , e districato
dal plebeo rende illuUri gli scrittori (3); inoltre esso e di tuttc le citta
Italianc, e non pave die sia di niuna, col quale i rioslri volgari tutti
si hanno a misurare , ponderare , e puragonarc (4). Epperb pigUando
norma dal Dante potrcmnio dire , die la lingua Pindarica e un Dorico
lUuslre. A tal dcnomlnazione si accosta I'Hermann scrivendo: Qid com-
munem linguam Pindaro tribucrunt hoc dixisse censendi sunt , diale-
ctum , qua iititur , singnlari quodam temperamento poene ex omnibus
dialectis mixtam vidcri. Id quo modo Jactum sit apertum est. Est enim
Pindari dialectus epica , sed colorem habens Doricae , interdiim etiam
yieolicae linguae, /tliis verbis , fundamentum Jiuius dialecti est lingua
epica, sed e Dorica dialecto tanlum adscii'it Pin darns , quantum et ad
dictionis splendorem , et ad nunierorum commoditateni idoneuui -vide-
retur , repudians ilia , quae aut interioris essent , out vulgaris , aut
certis in locis usitati Dorismi (5). A tal sentenza sottoscrisscro il Boeckh,
(6) , lo Schaefer (7), ed altri. Pindaro adunque tolse la sua lingua da
Omero , die color! doricamente , il Dante prese la sua dalle disperse
corli d'ltalla (8) ; lo stesso principio tcorico governo amendue. Vale a
dire il popolo crea la parte materiale dclle lingue , ma la buona con-
suetudinc delle persone coite e quella, die le purga e le riduce a certa
ed ordinata ragione. Consuetudo sermonis est consensus eruditorum cosi
(i) A'ai /loiv £1 xai Scufii^ft, av/^ Bxiora ii xa) atok^ti, i/juoi ovSi tcov aXKav JioAixrcov ant-
X£T«( Xoyoi xoiyiii , xaS-aTTff ovii yXoaa&v i&v iS/o;?. Etistathius Commeut. Pindaric. Pracfatio
[ in Eustathii Melrop. Thc&salon. Opuscul. pag. 55 ].
(a) Volgare Eloq. lib. I. cap. la.
(3) Ibid. cap. 17.
(4) Ibid. cap. 16.
(5) Hermann Observat. de dialect. Pindiiri p. IV.
(6) BoocUi dc nictris Pind.iri p. a88.
^7) Ad Grcgor. Curinlh. p. la.
(8) Volgare Eloq. I. cap. j8.
3o4 OniGINE ECC.
QuiiUiliano 1.6; no allrimenli Zenone (i) la Grecitu c unparlare pur-
gato secondo Vavte , c non secondo la volgare constieladine. Niuno poi
e pill coUo tlci pocli, sopraluUo , cosi il Ti;\n\.c coiifessiamo, che sicon-
i'iene usare il J'olgarc Illusive cost jiella prosa , come iiel verso. Ma
perche quelll che scrk'ono in prosa , pigliano esso volgare illiistre dui
poeti , percio quello , che e in versi rimane fermo escnipio alle prose
(2). Quinili aflerinava, che le canzoni di Cino , e le sue «i'ei'rt«o in-
nalzato il magisterio e la potenza del dire Italiano , il quale essendo
di tanti rozzi vocaboli , e di tante perplesse costruzioni , di tante dijct-
tlve pronunzie , di tanti accenti contadineschi , era stato da loro ridotto
cost egregio, cost districato , cosl perfetto e cii'ile (3). La poesia esseiulo
la maestra dollc lingue , Piiidaro prcsc il vocabolario da Omero , per
inodo che il Damm giudico di dover congiungere amendue i Lessici ,
rOmerico ed il Pindarico. Scrlsse egli lya, yvvri , y-'A , p.sTK, napa, ^po-
•jog ecc. iuvece dei Beolici t'wyy*:, |3«y«, x.yi, ncSoc , nap, ^pmu'B, ecc, usali
da Corinna , e dai monumeiiti Tebani , cosicche Pindaro Beoto allatlo
scostossi nel suo eloquio dal veriiacolo della Beozia [se non che il niSd
raro si legge nelle odi Eoliche]. Ai vocaboli Otnerici nc aggiunse altri tolii
dalla lingua universale dclla Grecia, c adopero le voci ayav , niyri , opyh ,
npayij-x, cxph? , aofbg, nsptTvi; , mipx , T:6p(ji) , ntVng , y_pr,7iJ.6g , y^plGi; ,
ifi-fifsg, fpovTt?, anXixrjg, ivdnltag, edaltre, che non s'incontrano in Oinero,
avvegnache spesso gli si fosse apprescntata I'idea di lali voci , e il de-
slro d'adoperarle. lo non dubito , che alia lingua 'universale egli abbia
aggiunte glosse trascelte dai vernacoli della schiatla Dorica, e forse an-
che dalla Jonica e dall' Attica vicina.
36. E nominando io il vocabolo glossa , di cui faro uso frequente ,
tanto pill deb!)0 dichiararlo , quanto piii 1' odierno suo valorc si scosla
dall'antico, e le glosse soniniinislrarono un facile c giuslo mezzo per
creare le lingue illustri. Ogni vocabolo scrive Aristotele (4) , e o pro-
prio [zupis;], owero glossa [yli>7Tc<'\ . . . io chiaino propria quello di
cui tutti si servono , e yXdJS'jz quello in uso prcsso altri. Cosicche la
slessa voce pud essere ad nn tempo e glossa e propria, ma non prcsso
le stesse persone ; poiche il vocabolo "ji'yyvov [ spezie di dardo ] e pro-
(1) Diogenes L.Tcrt. VII. I. l\0.
(1) Dante Volg. Eloq. lib. 3 cap. 1.
(3) Ibid, lib.l. cap. 17.
(4) Poetica cap. 11.
I
DI AMEDEO PEYRON. 3o5
prio presso i Ciprii , laddove a noi e una glossa. Pcrtanto glossa noiu
una voce propria tl'un vernacolo, ma iioii usata clagli altri vcinacoli della
stcssa nazioiic, ne approvala dalla lingua illiislre e coiiuine. Come esempi
(li glossc cila Aristolelc (i) le parole -iloipog, civvt;, i'3-jpij/jc, <x7C('75x').ia,
3«'y£(V , cd anclie(3) OjrtSx'Ai;, axjxu;, «c«x£).ic;, Jotxaruy ciir.o, <jizij , ^yf).-
Xs'co; TTs'oi. Chi iieglieri fedc ad Aristotele , clie attcsta essere municii^ali ,
e non greche lali voci ? Eppurc clii non le lia incoiilrale si presso gli
Altici purgalissimi, e si iiella lingua comunc? Talmcnte le glosse diven-
nero col tempo vocaboli proprii e comuni , clic ora si dura pcna a
diuioslrare la loro percgriiiita , ed a segnarc precisaincute a qual mu-
iiicipio ciascuna di esse ascrivere si itelilja. Ma clii le rose comuni? II
popolo e gli scrillori. Che inlroducendosi in un popolo un' invcnzionc
od un institute di un altro popolo il nomc eziandio vi tenga dictro ,
ella e cosa evidenlissima (3). Quindi gli Atenicsi , clie denominavano
trrparK'/ij il loro capilano, chiamavano doricamente J.o/cr/i; e non yr/rr/o;
il colonncUo Spartauo; c noi Italiani logliemmo dagli Arabi in prestito
la maggior jjarle dci vocaboli di marineria. Ma gli aulori die creavano
un dialetto , oppure lo perfezionavano, dovettero per piu ragioni intro-
durre glosse. II bisogno d'csprimere le idee non del solo municipio, ma
della Grccia tutta ; il progresso dcU'analisi , clie scomponendo le idee
nelle loro parti , e nei loro gradi vuol loro imporre un nome ; la con-
venienza di posseder sinoiiimi per variarc il discorso , onde sfuggire le
perpelue ripetizioni Omeriche dello stesso vocabolo , obbligavano gli
scrittori ad accettar glosse. Aggiungasi il giusto desidcrio di render pe-
regrina V elocuzione ; imperocche siccome gli uomini , cosi scrive Aris-
totele ragionando appunlo delle glosse, sogUono amniirare i Jbrestieri
[ ^i»ou^ ], cost ammirano una dizione peregrina , eppero bisogna render
peregrina [ ^ivr.v ] telocuzione. II qual bisogno di peregrinila , eppero
di glosse , era tanto maggiore nei primi scrittori delle illustri favelle ,
quanto piu desideravano di nobilitarle soUevaudole oltre la trivialita ple-
hea. Omero stesso gia si era servito di glosse, cosicche Democrilo d Ab-
dera ebbe a scrivere (4) r.sft 'OtiTtpov ip^ozntlr^ xat y).«7ff£i)v discerneudo
in Omei'o le voci rette e proprie dalle glosse.
(.) Rhetor. III. 3.
(a) Poetic, cap. ^i.
(3) Imponcnda nova novis icbu; iiomina. Cicero de fiiiib. III. i.
(4) Diogenes Laorl. IX. -. i3.
Serie II. Tom. i. 39
'^nG ORIOINE ECC.
'^'J. Segucndo 1" esempio ili lui o la ragionc sLcssa io non tlnbito ,
rlie aiiche Pindaro abbia formato il Dorico illustre con glossc prudeii-
temcntc , e con isqiiisito gusto trasrelte dai vernacoli Dorici , e singo-
larmcnte dal Booto, ed anche dalla lingua deH'Altica \ioina. Euslazio
nolo ncireloquio di Pindaro forme EoUclie, Doriche, c di altri dialelti ,
non die glosse pai'ticolari (r) ; e I'llcrmann illustrando il dialctto Pin-
darico osservo vocaboli e modi, die gli sono alFatlo proprii (2); una
gran parte tuttavia esscndo entrata per I'autorila di Pindaro nclla lin-
gua comune , ora non si puo piu disceniere. Cosi il Dante dopo avere
riprovati i seguaci delVignoranza, i quali sogliono ne^ vocaboli , e nolle
costruzioni simigliare la plche (3) , o come dice altrove , Impazzano
t-d'plebei, iiwece di darsi al buo'i volgare della corte (4), dopo averc
dannati Guittone d^Arezzo, Bonaggiunta da Lucca, Gallo Pisano, Mino
Sanese , e Brunette Fiorentino furibondi tutli in questa ebrietb. del cre-
dere illustri le plebee loro favelle (5), dovendosi formare un nuovo les-
sico Icvossi a piu vasto orizzonte. E siccome Pindaro innalzandosi so-
iira lutti i \olgari Dorici parlati da Bizanzio insino alia Sicilia raccolsc
Ic comuni proprieta di quel sennone, dette dai gramatici z«3o),(x« I'lJiw-
\i.'jr:r/., dondc emerse un dialello , die di tutte le specie partccipa , ed
a niuna aderisce pienamenle ; alio stesso modo il Dante slimo , die la
lingua Italica fosse sparsa da confini orientali de" Genovesi sino alia Si-
cilia (6). Eppei'o abbandonata la sua terra, e vissuto pellegrinando fra
1 Provenzali , e fra ogni generazione Italiana , come Pindaro viaggio
jier tutla Grecia , e la Sicilia, conobbe il parlar gentile nelle corti, ne
imparb i piu eletti modi, lolse dai Provenzali I'antico Romano gia pur-
gato dai poeti, e diviso dalla rustichezza del volgo; prese eziandio dai
latino voci nobilissime, come egro , Jlagra, pave, mancipio, colo, iube ,
Jleto, arto, prome , primipilo , ci\'e, aprendo un fonte , a cui attinscro
poi i seguenli poeti , ed il Monti stesso. Dei vernacoli Italiani adollo
parecchi vocaboli , arzana Veneziano , ancoi , co ainendue Lonibardi ,
(1) EusUthius loc. cit.
(3) Hermann do Dial. Piod. Opusc. 1. iQo.
(3) Volgare Elo., II 6.
(4) II.. I. .3.
(5) lb.
(C) lb. I. 8.
DI AMEDEO PEVRON. 3oT
strupo Picmontcse, issa Lucchese , c probabilnicntc caribo , tribu , pa-
rojjia , ed iiUri , saraiino pure stale glosse. Atl esse vogllonsi aggiun-
gerc quelle , le cjiiali laluienle passarono iiel Icsoro dclla lingua , clie
noi distinguerc piu non le possiamo: cosl niuuo ora crederebhe , che
nlluminore per miuiare sia vocabolo Fiancese, se il Danle medesimo
lion I'avesse atlcstato ; villa jicr citla e voce Frani:ese, c cosi altre egli
tolse dai Provenzali.
38. Ben m'avvedo, che prcdicando le glosse m'oppongo a due volgai'i
pvegiudizii. II primo vuole, clie il Dante padre dclla lingua abbia tolla
tutta la favella da Fireoze. La fdosofia , e I'aualoga creazione delle al-
Ire lingue illuslri mi viclano di credere , clic Firenze gia posscdesse
lutto il vocabolario , ed il poctico eloquio dcirAligliieri. II solo posse-
dcrlo provcrel)be , che prima di Dante era vissuto un poeta allissimo
(juanto I'Alighieri; giacche vocaboli , analogia , gramiiialica , idee, civilta,
leliere c subliini poemi sono una slcssa cosa. Pcrchc mai Brunello mae-
stro di Dante scelse la parlatura francesca ? perche I'ltalica favella, per
avviso di lui, non bastava ad csprimere i suoi concetti? (i) Perche mai
Dante esalta le scritture dei Bolognesi? perche essi daglL Imolesi, Fer-
raresi e Modenesi qualclie cosa al loro proorio parlare aggiungevano,
giacche tutli pigliano did loro vicini cosicche il loro parlare per
ia mescolanza degli opposid riinane di laudabile soaviUi tempcrato . . .
ma se stimano seinpliceincnte [cioe non misto con altri] il volgare bo-
lognese esser da pre/erire , siamo da essi dijjerenli c discordi. Dunque
Dante ammetteva una pinxdente mistionc di dialetti, afllnche la lingua
illustre possedcsse la mescolanza degli oppositi. Infatti ogni municipale
idioina pixscnta un aspclto cziandio municipale , e monotono ; poiche ,
<'ome piii sopra avvcrtimuio , tpiaudo una provincia piglia ad accarez-
zare una consonanle , una desinenza, una maniera (pialunque , questa
invade tutlo quel gcrgo da renderlo incapace d'una varicta d'armonia.
Tal sapienle mescolanza degli oppositi si ammix'a ncgli illustri dialetti
greci ; solanieiite in Omero la misiia riusci ad cssere un guazzabuglio.
La proposizione , Dante tolse tutta la sua lingua da Fii'enze , avrebbe
fatto sj)iritai-e quell'altissimo poela. D'allronde perche mai Boccaccio c
Pelrarca a lui posteriori di pochi lustri, e pur Toscani non accetlarono
(j^ Tcsor. Volg. del Giamb. Prefaz. pag 3.
3o8 ORIGINE ECC.
tutta la Toscana lingua tleU'Alighicii? pcrche loro parve cloversi la me-
scolanza alquanlo divcrsanionte coiileinj)crarc.
II secondo |u-egiiulizio sconimiinica le glosse, vale a dire i nuovi vo-
caboli tolli dagli idioiiii alliui, come una corruzione dcila lingua. Se
non che il corrompcre parmi sia un guastare cio clie c, non gia cio che
non e. Quegli che ad un vocabolo esistente appicca im nuovo signili-
calo, e sci-ive escmpi-grazia j'o/YjVe per uscirc , cestui corrompe la voce
sortire ; ma clii introduce una nuova glossa , nulla corronipe , soltaiito
aggiunge una voce per amor d'un' idea. Scientificamente si ponderi la
giustezza di questa, si consulli il tesoro della lingua, e Tanalogia dcUe
pari forme; poi si badi , che voci e idee vanno connesse per iiiodo, che
il condannar quelle e uno spegnere queste.
39. Ma col nonie di peregrine locuzioni , non solamente si inlcndono
i vocaboli trascelti nei volgari afiini, Arislotele vi comprende ancora le
mclafore scrivendo l^vtxsv ^i Xsyi) yX'JTT«v vmi iJ.£Ta(popa.v , pevegvina io
chiamo la glossa e la meUifora. Non imprendo ad enumerare i nuovi
significati mclaforici da Pindaro aggiunti alle voci Omeriche ; soltanto
iutendo d'avverlire, che il Danle anche per mezzo di peregrini traslali
amplio la sua lingua. II suo tetvagono ai colpi di ventura (i) e una
vera glossa metaforica tolla da Platone (2), che si compiaceva di chiamar
con Simonide I'uomo probo XS/oot t£ , x«! zoui , x«t 1/0'co zszpa-^avov per
mani , piedi , e mente tetragono ; dove il Dante ripudib la notissima
voce quadrato perche prosaica. Cosi [Purgat. 10] menlre nella sua mente
ragionava la sublime metafora Ae.\V Angelica farfalla ricuso di ripetere
verme , ed accelto la glossa Entomata. E volendo nel sense della vista
esprimcre 1' imagine, che nella i-etina si pingc , denominoUa idolo con
Platonica glossa [Purgat. 3i ]. Un freno nietaforico per lui e camo
[Purgat. i4]; Dio illuminatore e EUos [ Parad. i4]- E chi torrassi di
enumerare i nuovi significati metaforici , clie molli vocaboli ricevcrono
dal Dante? In una sola metafora i sommi ingegni rislringono quell' idea,
che un retorc allaghcrebbe entro ima lunga similitudine. Finalmcnte
il mezzo piu ovvio per graduare le tinte delFidee , esser conciso , ed
arricchir la lingua, sta nel creare vocaboli composli colle particelle. Lungo
(i) Paradiso. 17.
(1) Prolagor. p. 344-
Di AMF.DFo rEvnOiX. 3og
sarebbe il rifcrirc cjuelli composli da Pindaro, e die non leggonsi in
Omero ; non meno lungo riuscireblie il novcro tli quelli del Daiilc. Z?/-
smalare , dismentare , disunare egli scrisse , rivfuiuare , rifij^Uare , rim-
polpavc , ina siiigolarinenlc inciiujuare , indiare , iiidoi'arc , ingigliare ,
inleare , illuiare , inlibrarc , inluare , iiiiiniare , inseinprare , incielare ,
vocaboli , che I'uso abbaiulono , ina Pidca noii dovrcbbesi trascumre.
Egli scrisse ])ure iionpossa , e nonjhtica (i), voci non gia volgari, ma
(la liii compnste sul fare di noncuranza , ondc il Salvini foggio dipoL
noncovrispondcnza, uoncsercizio , giudicando die durasse ancora ai suoi
leinjii la facolta di comporre vocaboli secondo I'analogia. Adunque il vo-
cabolario di Pindaro fu ([ucllo d'Oniero arricchito di glosse niunicipali,
e pill ancora di nuovi vocaboli coniposti secondo Tindolc grcca. Pari-
mente il lessico di Dante fu qiicilo delle nobili corli Ilaliane , c delle
poclie poesie gia scrittc in lal favella, amplialo aacora colic glosse delle
provincie d'llalia, e dei pocli Provcnzali, e colic nnovc voci, clie egli
o Irasse dal latino , o compose secondo riudole Italiana. II paragone
Ira lui e Pindaro puo solamcntc variare nel maggiore o minor numero
delle nuove voci , non gia nell'idea della crcazione ; giaccbe gli alti in-
lellelli posti in pari circostanze adoprano ad un modo.
4o. Ma oltre ai vocaboli Pindaro doveva provvcdere alle loro forme
grammaticali. Ogni vernacolo possedeva le sue particolari , e singola-
rissime erano quelle dei Beoti. Pindaro riprovo ogni specie muiiicipalc
ed il Beoto stesso, quiiidi sollcvatosi al gonere Dorico scclse i modi piu
usitati ed accostantisi al caraltere gcnerale della favella. Quindi egli non
iscrisse mai viv^sy , tj Sx^v [ per ru 5r;,UM j , auruj [ per auTsi; ] oczoSi-
Siuv^i [I'cr ar.o5t$iam^^ Ttjj.65iop per Tijt/dSsoc , <i5i>ap per «Jfv«; , i{uv
per i[J.o\ , dtxi per ijXE , £ij.,a! per dixi , e simili, die Teocrilo dappoi ado-
perb. Le terze pcrsone plurali del presenle, e le aflini , Pindaro le tcr-
inino coU'uscita propria de'dalivi singolari , come pure in ai; il parli-
cipio altivo degli aorisli primi. Non mai termino la prima persona dei
plurali in p.- j , ne gli infnuti in r,v , nc gli accusativi plurali in en; (3).
Fedclc nel conscnare le maschie vocali dei Dori si attempero tuttavia
all'indole del suo secolo gia piii mite , ed al bisogno d'una varieta nell'
(.) Dlcciic ai F. Clin pub. (lal M. Bioiidi pag. LXVII.
(3) HLTuaun di; Dial. I'ind. iu Opiucul. I. p. '1J4- 2Jo. aCG.
3lO ORIGINE ECC.
armonia ; quimli inanleiuie !'« Dorico nei vci'bi iii aw scriveiido I'ljya-
Tiv , p.invxra(t , r('aa7c , TcTc'/j.kxs , -p-^jvjvv.ij.iyoi , ma ritennc Vri Jonico e
comime uci vcrbi in £co , oude sono siJoxro-cy , ^EiiiKfitai , Snviv , dn'ji/.t; ,
<i'j}pr,7Z-:xt ; per aiiioi'e Jclla slessa armonia rifuggl dallo scrivere xpota. ,
xpx-ixfxx , e siinili. Dirci , clie il caraltere genei-ale dclla lingua Dorica
ila lui preso per canone, fu ancora sottoposto all'analogia grammaticale,
che in un colto dialctto dee regnare, iuoltre aU'ariiaonia, che piu spic-
cata si senlc , sc vien cousolata dalla varieta dci suoiii , e fmalmente
all'indole del suo tempo , in cui la civilla in tulte cose soUentrava in-
vece deila prisca barbarie.
4 1- Ne allrimenli si governo il Dante. Avendo egli osservato , die i
pill dcgli autori disperali d'ogni doltrina scrivevano con una grammatiea
inccrla , mentre qucsta debbe essere x\\\ inalterabile conformita di par-
lare in diversi tempi e luoghi pel consenso di inolte geiiti regolata,non
soggetta al singolav arbitrio di niuno (i), prese a giudicare tutte Ic
])lebee coniugazioni , e ridiisse la grainmatica alle I'agioni dcll'origine e
deU'aualogia coudjinate coUuso. E per rislringernii alia Toscana, il
Dante rigetto 1' ainoiio , spcrono , dichiano , arsoro , ebboro , vol eri ,
avrebbamo , dissamo , ai'ii, vi'.'avamo , sarabbo , venissemo , fazza , e simili
de' Fioreulini (2); ne accello t abbuto , avetlono , vii'are , scvivare dc'
Sanesij il farebbinio, legghino de' Pisani, ed alU'C mille storpialure della
plebe e de' plebei scriltori, solite a registrars! frai modi crronei stati
adoperati. Ma singolarmente Dante ebbe a guardarsi dalla inalefica in-
fluenza del Proveuzale e del Franccse. II credilo, di cui meritaniente
godeva in Italia la letteratura d'ollremonti indusse parecchi Toscani a
voltarne uel materno volgarc le migliori scritture. Costoro sedotti dal-
i'afiinita delle due lingne conservavano lo stesso materiale costrutto della
frase franccse , e scrivevano dainiuaggio per daniio , seinmana per sel-
ttinana , usaggio per uso , misavwntura per disaweiitura , certanamcnte
per certamenle , certano per certo, ecc. (3). Ma rAligliicri sebbene ab-
(.) ibia. I. 9.
(a) iS'e Dante f se bene fiorentino ^ uso mat lioe , hac , ccrcoe , poitoe , ma iasrio gtiegU sconct
modi alia plebe , la quale ttiUora sconciamente se gti gude senzu invidia di coloro , che /ton is-
tudiano in tin dutlcUo^ ma s'l net ftarlare illustre , che in ciascuna ciltu opparc , c in niuna riposa.
Biondi Lc Diceiic di T. Cefli pag. LMl.
(3) Bcncini dclle Viccnde di nostra lingua negli .4lti della Crusca loiu. Jtl. p. ay8. L'autoic
ni AMEfir.O PEYROPJ. 3 I I
l)ia adopcrale , come piu sopra notanimo, alcunc voci francesi , tuttavia
nella forma ilei vocaboli, c tlelle loro desineuze , sempre ebhe in inira
quell' luiita d'aiialogia , che in una lingua dee goveinare i casi simili.
luoltre egli lento di riaccostare il vcrbo alia sua prima engine latina,
c scv'issc JcUliiro , passuro , -ventur'o , quindi il Boccaccio oso dire pe-
ri/uro, casuro , rcdUui-o , pin'tici|)i fuluri, che sarel)])ero una vera ric-
(•liczzu dclla coniugrtzione Italiana. IJcn e vero , clie la sua grammatica
niostrasi ancora imperfelta nclle canliche, ed assai pii!i nelle poche sue
prose; cib vale ad insegnarci, clie la lingua si dec stiniare dalle poesie ,
0 gencralmcnte dalle opcrc pcnsale, c che il primo entralo in una nuova
via nou aggiunge niai alia pcrfezione. Anclie in Ouiero la grammatica
e imperfelta ; ed il Maccliiavelli trascuralo nelle sue lettere estempo-
ranee mostrasi purgalo nelle sue meditate scrilture.
43 Fiualmente che il dialetto Pindarico , siccome lettcrario , si sco-
stassc dai vcrnacoli plehci si nelle voci, e si nclle forme grammatical!,
])Uossi facilmente inleudere dal giudizio, che i Beoii medesimi ne por-
larono. Esso riusci loro gradito appnnto come il volgar cortigiano del
Dante piacquc ai Beoti d'llalia. La plebe solila a misurare il pregio
di un'opera col metro dclla sua intelligenza ama il suo volgnre; e tanto
pill la plcbe Dorica, anzi il piii colto ceto esigeva da Pindaro la Beo-
tica favella , qiianto piii V immobilitu e la costanza ncl ritenere le pa-
trie usanzc , e rinlolleranza d'ogni noviti formavano il caratlerc dclla
Dorica nazione. Pindaro doveva adimque venire stiniato , e condannato
come un soleune prevaricatore contro l" indole e gl'inslituti dci Dori.
Cos'i fii. In fatti esscndo Pindaro venuto cinque voile a gara di poesia
con Corinna , sempre parlissenc vinlo (i); loccogU un rozzo uditorio
dice Eliano, laonde Pindaro indispeltito diede alia rivale Tinfamc noire
di c'j; ; insulsa storiaccia dcgna del precursore de' novellicri privi di
giusla critica. Meglio assai Pausania (2) cosi riferisce: yi Corinna , che
fa lu sola poetessa di Tanagra , sorge in un sito illustre delta cilta
un monumento , la sua testa vi e cinta con una benda in
ivi riferisce , che il Salvini in due suoi volg.irizzamenti dal franccsc adoprro mina per aspetto ,
rendi'Sviis per rendez-vous , piano per idea progeuo , bastimento per edijizio , ed ailre ancora.
l/jiitorita d'-l Salvini eriiditissimo , ma luediocre crilicu, nou bast.i pcrclic lali vuci si approviou.
(1I Ailianiis Var. Hist. XIII. a5.
{■») Pausanias IX. aa.
3l2 ORIGIN E ECC.
grazia dclla vittoria, cite ncl poctitre ripoi'to su Pindavo in Tcbe; rd
a me pare , che essa ubbia vinto in ifvuzia del dialelto , poiche canto
non gill nella fm'clla Doi'icu,nut in /pic/lu, cite gli Eoli piicfacilntcnte
avrebbero intcsa , e si ancora pcrche era hi piu bella delle doiine del,
suo tempo, seppnre dal busto di lei si pud Jar conghiettiira. La hcl-
leiza , clie vince pcrfiiio il ferro , c lal ragionc auacreoiitica , a ciii i)
critico Pausaria iion coiiccilcUe die il secoiulo liiogo ; il vcro molivo
sta ncl dialctlo da aineiuluc ailopcrato. Pindaro cantava in una lingua
per cosi dire nuova , letteraria , e da lui creata , novita , chc spiaccva
ai polllici, siccoine contraria al carattcre Dorico, iic si riscontrava coll
intelligrnza della plebc , die solo |>regiava il suo vcrnacolo ; quindi e
dotti , e plebe dovevano coiidannarlo a paragone di Corimia , die can-
tava neU'Eolico vernacolo della Beozia, sebben non usassc neppur luUc
ie volgari indessioni Beote [Eoeckh Corp. Inscript. Grace. I. '718. a.]. Una
ova/.ionc in Tcbe , ed un monumenlo in Tanagra furono gli onori conse-
guiti dalla poetessa al solo municipio dcvotajil tempo raccoglilore dclie
opere appartenenti aU'uinanila non preservo i carini di lei , ma il solo
nome per onore del suo sesso. Laddovc Pindaro sebbene vinto in Tebe ,
ed inollre mullato perclie ccld)i-ando Atenc cliianiolla propugnaculo
della Grecia (i), sopporto la doppia ingiustizia , prese per uditorio la
Grecia, e per guida la ragione universale, ed olteune compiuti irloiifi
nelle adunanze dei Greci, e Fautorevole sauzione del tempo, nella faina
del quale vivra sempiterno.
43. Cos! e non allrimenti il Dante ebbe a combatiere contra i pre-
giudizi de'Beoti d'ltalia , a nome dei quali gli indirisse una lunga quc-
rimonia Gioanni di Virgilio da Cesena compiangendo 1' amore di lui
per la lingua volgare (2). Bensi cgli in sua difesa compose il libro del
volgare eloquio , che appunlo scrisse in latino, aflinclie si leggesse da
coloro , i quali tulto sprezzavano, che latino non fosse ; tuttavia nel se-
colo seguenle la fainiglia de' pedanti ancor gridava colla solita urbanitii
// libro di Dante essere da dare agli speziali per fame cartocci, ov-
vero alii pizziciignoli per porvi dentro il pescc salato , perclie volgar-
mente sci'itto (3). Se non chc tali latrati cessarono a fronte della iic-
(i) Plndari Opera cd. Boeckh loin. H. p. II. pag. 58o.
(i) Aiubros. TraviT. Pref. del Mcbus f. 32o.
(3) Mcbus Prtf. Am. i. 354.
Dl AMTDEO PEYr.ON. 3lJ
cessita tli possedere una nobilc favcUa volgare per I'uso clcU'cloquenza
civile gia uata , e sempre piii crescente nei Comuni , che reggcvansi
con publifhe deliberazioni. Venne pero in cliiara fama e la lingua r<l
il nonie ileU'Aligluei'i. In piu colta eta fu ancora vilupcrato il gran pa-
dre della lingua, perche i primi autori, che scoprirono una nuova via,
sempre verranno disconosciuli da coloro, che impazienli od incapaci di
j)erfezionare 1' opera allrui preferiscono una strana no\il;i loro piu co-
moda. Ma in difesa di lui sorsero parecchi , e singolarmente il ^lonli ,
il <[uale meglio che non si faccia con sottili ragionamenti , dimostro
rolla sua Basvilliana, che ia lingua della Divina Commcdia e ancora quella
d'oggidi ])er chi sappia discernere la venla soslanziale dalle forme ac-
cidenlali; quella e il patnmonio dei secoli, cpicste sono il marchio, che
il tempo novatore imprimc sulle produzioni umane.
44- Sijiora ho chiamali Pindaro c Dante padri dei loro illustri idiomi;
non intesi tullavia all'crmare, che cssi sicno slati i primi a conrcpire e
compiere l' idea della creazione th una lingua comune ed illustre. Die
stesso nel crear I'uomo non ardi inventarlo, ma lo creb a sua somiglianza,
e si fu per solo maggior comniodo de'mitologi, che Minerva usci tntla
aruiata dal capo di Giove; laddovc ogni ultra cosa al niondo nasce da
lenui principii , donde lentamente pi-ogrcdisce alia perfczione. Chi la
sollevo a tal grado riceve I'onore dei fasti, che ne registrano il nome ;
gli allri tutti, che ne feccro sperimenti piu o meno infelici, si trapas-
sano inuominati. Ma quanto piii era dilhcile dai volgari plcbei il ricavarc
una lingua varia per armonia , cd una per arwlogia , onde levarla alia
sublime lirica , tanta piu e cerlo, ehe altri ingegui prima di Pindaro
e Dante vi si erano provati. Imperocche quando un'opcra qualunque e
richiesta dalle circostanze d'una nazione, parecchi setitendo il generate
bisoguo si argomentano di soddisfiu'vi. Cosi fu della llngna Italiana ,
della quale parlando citero i soli poeli , perche questi, e non i prosa-
tori, sono i primi padri dei dialetli illustri; cosi ciuscgna il ragiona-
mento comprovato dal falto in tutte le lingue, e cosi Dante disse (jucUi
die scrivono in prosa pigliano esso volgare illustre dai poeii , percid
quello , che e in versi rimanefermo esempio alle prose (t). Gli Ilaliani
perlauto da priucipio ammiratori do' Provenzali davano a questi la pre-
(i) Volgar. Eloq. lib. a. cap. I.
Sehie II. Tom. i. 4°
3 r \ ORiGiNE r.r.c.
feienza nelle corli ile' graiuli , e clovunque fossero in prcgio j^usto e
geiitilezza (i); cosicchc se i versi volgari de' Siciliani esaminar vogUanio
vedremo iion csser quelli , che un i/ijbrme accozzamcnto del Proven-
zale, e della lingua volgai'e del popolo Siciliano (2). Divenuti poi cuui-
lalori lolsero bensi dai Provenzali i mclri, le rime, gli argomcnli, c
siinili, ina , al dire del Ciainpi (3), non avendo un Unguaggio pulito
cd unijonne componci'ano piultosto dei gerghi in una Jiwella incguale ,
impcvfeUa , c rozza. Quiiidi Guitlon d'Arezzo , Bonaggiunta da Lucca ,
Gallo Pisauo , Mino Sanese , e Brunetto Fiorentiiio , per giudizio del
Danle (4), credevauo illuslri le plebee loro favelle. Tultavia remvdazione,
il desiderio di celebrita, e resemplare stesso d'un'allra lingua gia piu
formata spiiise i poeti a creare a mano a mano il nobile eloquio. Frai
Siciliani Dante atrerma, che alcimi fra loro hanno pulitamente parlato
e posto nelle loro canzone vocaboli molto cortigiani ^ e geueralmente
gli eloqucnti natisi di quel paese [ Puglia c Sicilia ] partironsi dal loro
volgar-e (5). Frai Toscani alcuni conobbero Veccellenza del volgare ,
cioe Guido Lapo ed un altro , Fiorentini , e Cino Pistoiese (6). Dei
Fiorentini Tommaso ed Ugolino Pucciola nei poemi loro si sono partiti
dal propria volgare ; e dei Padovani Brandino si e sforzato dipartirsi
dal suo materno parlare, e ridursi al volgare corligiano (7). Sordello
Mantovano non solamente nei poemi, ma in ciascun modo che parlasse
[ cioe anche nella prosa] il volgare deila sua patria abbandono (8). Fi-
iialmente frai Bolognesi Danle cita il massimo Guido Guinicelli , Guido
Ghislieri , Fabrizio, ed Onesto ed altri poeti, die si partirono da esso
[ volgar Bolognese ] , perciocche furono dottori illuslri , e di plena in-
telligenza nelle cose volgari (9). Costoro dispersi in diverse provincie
sentirono tulti lo stesso bisogno di sollevare le plebee loro favelle alia
diguita di esprimere poeticamente alte e recondite idee. Per tal fine
(i) Ciampi Mcmorie dcUa vila di M. Cino da IMstoia pag. 89.
(a) Cicciaporci Rime di Guido Civalcauti pag. 33.
(3) Loc. cit.
(4) Volgar. Eloq. lib. 1. cap. i3.
(5) Volgar. Eloq. I. cap. 13.
(6) Ivi cap. i3.
(7) Ivi cap. 14.
(8) Ivi cap. 1 5.
(9) Ivi cap. iS.
DI AMEDEO PEVROS. 3l5
lutli ricorsero aU'ldea geiierale , che da vita e forma alia lingua Italiaim,
ricorsero alle corli, ossia al favcllare dclle colle personc, ricorscro au-
rora al lalino, cd al Provenzale, Tuno foiite, laltro afliue della lingua
nostra. Con tali mezz.i ognuno di essi procacciava di creare il noblle
eloquio per servirsene nei suoi componiinenli poetici ; die anzi Sor-
dello gia lentava la prosa. Ma la fclicitu della lore creazionc era in
ragion diretta deU'ingegiio di ciascuno , c di qucsto si puo far giudizio
dai poemi medesimi. Pertanto, siccome i loro componiracnli non ieva-
ronsi a gran fama , percio neppur 1' eloquio da essi formato venne in
gran rlputazione. Laddove in Dante illnstre riusci la lingua, perchc po-
tente fu quciriugegno , clie si parve nella scelta di un vasio ed altis-
simo argomenlo. Cosi essere doveva ; imperocche nell'origine d'uua lel-
teratura le parole vaniio di conserva colle idee , solamente nel cadere
delle lettere Ic parole separandosi dai concetti, nascono i retori, i gram-
matici, c gli scriltori piu soUcciti de' vocaboli, clie non dei seutimenli.
Tutta\ia , siccome Daute non accetto tutta la lingua di quei nobili
scritlori, ch'cgli stesso lodo , cosi Boccaccio e Pelrarca non approva-
rono tulta la lingua di Dante. Cotanto e vero, che uu illuslre eloquio
non si iucontra nc in un mercato, ne in un nobile crocchio, ma quindi
si dee risalire piu alto all'idea, che governa le lingue tutte , valendosi
dei lore posilivi element!, come di materia primiliva da essere diroz-
zata (i). Infatti I'illuslre eloquio in ogni luogo si senle , ed in ogni
parte appare . . . in ciascuna cittii apparc , ed in niuna riposa . . . pud
lien piu in una [citta], die in wialtra apparire (a). In tal teorica chi
uon i-awisa , che un nobile idioma si compone eziandio d una parte
ideale ?
45. Lo stesso osserviamo avvenuto nel Dorico illuslre. Prova nc sono
quegli scrittori, nei quali i critici osservarono uu dialetto talmenle in-
costantc da lasciar dubbio il nome , che dar gli si dovesse. Gregorio
Corinzio p. S^a. dopo di avcre notati alcuni scriltori Dori, che pocta-
rono nei loro dialetti municlpali, dice: i [ o(«).."/t5; ] ,aiv n(>o«:p-i, /at
iifAcovto'sy , v.rA B«/.;^uX('5ou rravrsXws ctysfrai , il dialetto di Pindaro , Si-
monide, e Bacchilide e al tiUto sciolto dalle favelle locali- Ai quali tre
(1) li Ciampi ncllc citatc Mcmorie.
(1) Dante Volgarc Eloq. I. cap. iG.
3lG OniGlKE ECC.
viene aggiunto Ibico da Gioanni grarnniatico [ prcsso Aklo liorti Ado-
nid. pag. 343 ]. Si diibita perlanto del dialetto d'lbico. Gioanni gram-
matico lo parcggia a Piiidaro, Gregorio Corinzio 11c lo distingue, alcuni
lo credono Jonico [ Sc/mcidcwin Ibjci Reliquiae p. G2 ], i piuDorico;
io per me lo giiulico uno di quelli , clie si argorneiitarono di creare il
Dorico nobile , ma non seppero. Infatti Regio sua patria popolata dai
Calcidesi , e dai Mcsseni, aveva una cotal favcUa , die suonava misla
del gergo di quei due popoli [ Sclineidewin p. 63 ] ; ma Ibico per es-
sere dimorato in Samo, citla Jonica, presso il tiranno Policrate [^Schnei-
dewin p. i ■y ] facilmcnle scostossi dai patrio sermone per avvicinarsi al
•lonii'o ; ne in Icggendo i frammenti di lui conservati da Ateneo puossi
dubilare , clie Jonico, o per meglio dire epico sia il fondo del suo
dialetto; vale a dire egli di gia adottato aveva I'eloquio d'Omero, mas-
siniameute usando un metro dattilico, sebbene non fosse I'esametro deir_
epopea. INIa il foudo Jonico dei siioi carmi a quando a quando si colora
con tinle Doriche , oude vi leggiamo fxalac , /xaXi'^sg, w.jj.oq , (fx[iig, are-
pon«g, e simili ; vi troviamo le prette forme Siciliane OuXt'^y;; , pi^oti ,
piy[j.(x , ed anche quella propria de' Regini (filr,(}i , vonai , \lyriat , per
9().;r, voii , liyit, detta pero T/;ii[j.ix Ij'Buxou , perche Ibico frequentementc
la adopero dtx xov ixikonodv ''I|3j>coy (ptlr,Sr,7ccjr(x rnoaiTYi yluaiy/} (i).
Alio stesso idioma di Regio si debboiio probabilmeute attribuire i voca-
boli variamente troncati oczspnog per tx-ipvnvog , §ii'fp(X7a.: per Stif'^apaai,
riXtrv-o per r^siarjjo , Kv(/.pr,g per Kua^oipTig , che si incontrano nei suoi
frainmenti (2). Pertanto Ibico avendo sin daH'Olimpiade 60 incominciato
ad innestare il Dorismo sul Jonico d'Omero , si dee chiamare uno de'
precursori di Pindaro nella creazione del nobile Dorico. A lui aggiun-
gere si potrcbbero Stesicoro , Simonide , e Bacchilide , il primo anteriore
a Pindaro, gli ultimi due suoi contemporanei; ma pcrche nella bonta
della lingua da essi tentata, e nel valore dei loro carmi non aggiunscro
air.iltezza di Pindaro, solo questi ebbe il nome di ottimo canone del
Dorico , come al Dante, e non a Sordello, od a Cino, fu conceduto il
titolo di padre della favella Italiana.
^Q). Dalle cose sin qui discorse si raccoglie, clic il Dorico illustre fu
(1) EuiiUcliius OJyij. VII. 197. pag. 1576. 56. Aom.
(») Schncidcwin ib. p. 70.
Dl AMEDEO PEYFIOX, SiT
un (lialcllo lettcrario , e tanlo piA creato pei dolti, e per csprimerele
aslrallczze della menle, (pianlo piu fii colli vato pressochu dai soli poeti
anzi dai soli lirici. U popolo noii parlava la favella Pindarioa, delia quale
ripctcic si puo cio, clic il Dante diceva della sua corligiana, clie e di
tutte le citth Italiche, e non pare, che sia in Jtiiina (i). Ma la lingua
del Danle , non conlrastata da altro Italiano dialello illustrc , divcnne
poco stanle comune ai dolti si poeli , clie prosatori; si inlrodusse quindi
ncUe pubblichc deliberazioni, e nelle sacre concioni , cosicchc si rcse
poco meno di popolarc in alcune provincie d'llalia. Laddove poche erano
le deliberazioni fra i Dori , e le poche ancora brevissime per un Laco-
nismo , di cui gloriavansi; tanto die la civile eloquenza non sorse mai
a fama fra questa scliialta. Quis aiU Argh'iim oraioreni , aiit Corin-
thium, aut Thcbanum scit fiussc temporihns illis ? nisi quid de Epami-
nonda , dodo homine , suspicari licet. Lacedacmoninm vera usque ad
hoc tempus audivi fuisse nemincm. Menelaum ipsitni, dulcem ilium qui-
dem tradit Ilomerus , sed pauca dicentem. Brevitnlis autem laus est
interdum in aliqua parte dicendi , in universa eloquentia laudem non
habet (2). D'allronde ci-esceva ogni di piu 1' Attico dialetto illuslre per
poeti e prosatori , potente per la forza dell' armi e per 1' amplezza dell'
impero , popolarc perche tullod\ parlato e udilo nel foro. Qual sorle
adunque toccar doveva al Dorico ? quella di perire perche letterario ,
e di essere sovcrchiato dall' Attico jiopolire largamente estendentesi ia
tutta la Grecia. La vita , che un dialelto riceve da un'accademia di
letterati , e arlifiziata ; 1' artiCzio dura c brilla , come una luminaria
notturna,ma non equivale ai sole fecondatore , lie puo supplire la na-
tura. La niUura di una lingua consiste ncU'cssere popolare ; il popolo
dovendo scnza circonlocuzioni csprlmere i bisogni tutli della vita estema,
ed i principali dell' interna, crea i vocaboli proprii, e li introduce nel
commcrcio della vita. Se i letterati partecipando agli interessi popolari
nc traltiiio le slesse idee, awiene allora , che coUe loro scritture rido-
nino al popolo e le idee e la lingua , quelle perfezionate e ridoUe a
sistema , questa corretta aiTinata e ricondotta all' analogia ; nasce cosi
un utilissiuio avvicendarsi di creazione e d' educazione. Ma se i doUi
(i) Volgarc cloij. lih. I. cap. iG.
(a) Cicero Brutus cap. i3 , vedi atichc VcIIcio Palorc. I. 18.
;il8 ORICINE ECC.
siibliiiiatisi ail una sfera suiiorioie d'ussai a qiiella ilel volgo discorrano
ill accatleiiiia o (.riilee traseendenti rintclligcuza ed i bisogni della na-
zionc, o lii prccclti tcoricL di lingua, il popolo li lascia a loro nosta
j)arlare , c nulla ricava per sc. Impcrocclie ruldila pralica e la rcalla
della Vila fii seinpre lo scopo d'uu po[K)lo , fjuello de' sapient! puo es-
sere la verita astralbij ma perclie quesla trapassi ed iulluisca sul volgo
fa d'uopo, clie altri minori, ma iililissimi sapieiiti procaccino colle loro
opere di rendere popolari le teorlcbe dei prixni applicaudole alia vila
reale. Di questi scritlori intermedii fra gli altissimi ingegni, ed il volgo
uon Iroviamo alcuno fra i Dori ; eppcro il Dorico di Pindaro non es-
scndosi accoinunalo col popolo cadde , e caddero inollre i Dorici vej"-
nacoll a fronte della polcnza deirAtlico volgare. La Sicilia ce nc soni-
ministi'a la piu evidente prova. Avevano i Sivaeusaiii nell'Olimpiade 92
deputati alcuni cittadini, fia i qiiali Diocle , afliiiche conipilassero un
codice di leggi, che dal principalc nutore furono poi denominate Dio-
flee ; ma settant'anni dopo , a' tempi di Timoleone , queste leggi abbi-
sognarono d' iuterpreti 5<« zo tsii;:- vo/aou; yeyfafx^ivovg a.pya.ioj. ^(aXexTi)
^o-Aivj 5:jixi o-jT/.aTKVorjTou; perche scritte nelt antico dialetlo senihravatio
difficili ad inlendersi (i). Era adunque auliqiialo il volgare Siracusano
iieirOiiiiipiade log. Cos! I Beoti tra rOlLmpiade i3o, e la i45 cessa-
rono dall'adoperare nelle pubblicbe iscrizioni il volgar municipale (2).
E gli Amfizioni in Delfo nei loro decreti si servivano aucora del Do-
rico ueirOlimpiade 100, come raccogliesi dal Boeckh (3), nia venticin-
que anni dopo , fiorendo Demostene , gia avevano accettato il dialelto
comune. Cosl gli altri idiomi Dorici poco per volta, dove piii presto ,
e dove piu tardi andarono in disuso. Temperati col dialelto Attico , e
col comune si trovano ancora adoperati in eerie iscrizioni, che dirci
j)opolari, menlre altre pur contemporanee si leggono dallo slesso mu-
uicipio dettale nella lingua comune. CoUa medesima varieta noi scriviamo
allre epigrafi in latino, ed altre nel volgare Ilaliano, secondo 1' uffizio
delle medesime ed il vario seulire dcgli aulori. Ma niun componimenlo
lelterario piu comparve nel Dorico dialetlo , tranne qualche raia poc-
sia ; giaccbe la prosa Dorica ne prima di Pindaro formossi, ne dopo.
(i) Diodorus Sicul. lib. XIII. 35.
(a) Bocckb Coi-pus Inscr. Grace- I- p.
(3)' Ibid. p. 804. sq.
D! AMKDEO PEVnuN. 3lO
47. E come, cadulc Ic I'mgue , sorgono i gramalici, cosi, antiquati i
^c^llacoli, nascono i glossator!. Le glosse iVi Crela furono spiegatc da
ICrmonalle , Ic Italiche ila Dioiloro , le Laconiclic da Aiislofane Bizan-
lino, lu Rodic da INlosco, e piii di treiila autori sono citati da Alcneo
(i) , i qiiali proiniscuamcntc dichiararono le glosse di Tarie contrade.
Di essi i piii anlichi a nni conosciuti sono Fileta Coo (2), Simmia Ro-
dio , ed Aristofane Rizaiilino (3), i quali (lorirono ai lempi de' primi
Toioinei. Imperocche la scuola AU-ssandi-ina piu crndita, die ingegnosa,
pigliaado ad illuslrare i poeli inunicipali a gran cura raccolti dai La-
gidi ncUa Bll)liolcca , doveva di necessila iiilerprclare le loro glosse
andatc in disuso. Qiiindi altri glossatori srguirono dappoi, fra i quali a
noi pervennc Esichio, che rnccolse c compendio i lessici de' precedenti
glossatori, e troviamo ancora nci nostri codici trattalclli intitolati yluv-
<3'M y.or.k niXnz, Glosse disposte per ordine di cilia (4). Salito in onore
lo studio delle glosse per I'intelligenza dcUe antichc pocsie , ebbero i
nuovi poeti un mezzo, onde all'ispirazione, che loro mancava spontanea,
supplire col vezzo d'un gergo antiquato , e procacciarsi fama con carmi
deltati daU'erudizionc. Cosi Teocrito compose alcuni Idillii in dialetto
Siciliano (5), mostrandosi ipocrita nella lingua, come lo era pure nella
bucolica poesia idcata fra gli agi della beutissima regia dc'Tolomei. Cal-
limaeo pure doricamente scrisse il suo Lavacro di Pallade , che niun
vero Doro avrcbbe composto in un metro elcgiaco. Ma questi sforzi non
valsero a risuscilare il passato, siccome niun conato degli odicrni tre-
centist! potra fare indictreggiare d'alcuni secoli I'ltalia, obbligandola a
rinnegarc, o travisare le nuove idee per amore dei ■vocaboli antichi.
Quel volcre al passato gia defunto inspirare una vita artifiziata, cpiasi-
rhe con una pila del ^'olla, si e un logorare le reliquie della vitaliti
travagliandole. I Doi-i immobili nel passato, e idolatri dell'anlichita cad-
dero logorando Tantichita medesima: i vosiri modi, cosi i Corinzii ar-
ringando dicevano ai Lacedcmoni, sotio troppo antichi a froiite degli
Allici; mentre , come nelle arti, egli e forza , che la novith. vinca.
(i) Index titiilorum ad v. yXSiaaai in vol. IX. Animadr. cd. Schwcigli.
(a) Bjrhiua Pliilctac Coi I\<.>liqiu.it- pag. 68.
(3) Valckpnaer in Adua. Thcocrili p. 121.
(4) Bckkcr Anccdot. Grace. III. 1095.
(5) Sono il 3.», 4.», ed U 15."
0 30 OniGlNE FXC.
Bensl I'iinmobilitu giova ad ana cilia , cJte qiiieli nellu pace ; ma chi
dee ajj'ronlare inolti casi abbisogna cziandio di mold nuo\<i accorgimenti
[Thucyil. I. 71]. I Covinzii |>ai'larono al ileserto. Nciradolescenza tVuna iia-
ziuiic rcgua lealusiasino per I'ignoranza aclle cause; e siceome rcnlu-
siasiuo crea le piu belle poesie, perehe spontanee, cosi regge gli ordini e
gli iiilercssi civili. iMa cjuanto piu la ragione si va eclucaiido, laiilo piii
scema riinpcto cd il vigorc dclla fantasia ; fa pertanlo d'uopc cercare una
uuova base agli islituli della nazione, ed accomodarli alia qualila de'tcmpi.
1 Lacedemoui ricusarono di farlo , persistendo a proibirc ogni coltura
intellettuale al popolo, pascendolo di sole odi, ossia d'un ideale e d'il-
lusioiii contrarie alia I'ealta prcsente ; peri per tal modo la nazione so-
verchiata dal tempo, clie tutto travolge di moto in moto ; e peri il dia-
letto a^operato solamente nel dialogo plebeo , laelle iscrizioni , e nella
lirica. I tempi per la I'ealta dei moltiplici casi erauo divenuti prosaici;
tuttavia i Dori rifuggivano dal crearsi una colta prosa sludiando le
scienze, ed esercitando I'eloquenza. La loro lingua pertanto cadde , sic-
<;ome quella chc piu non corrispondeva ai bisogni del tempo.
48. La storia sinova esposta del dialetto Dorico mi sara guida a ri-
ferivc quella del sermone Jonico, die imprendo ad illustrarc. II pro-
blema e il medesimo. I Joni qual dialetto adoperavano prima di Ero-
<loto? Erodoto quanto contribui egli alia formazione del suo Jonico, per
uieritarsi il titolo di ottimo esemplare di lal favella ?
Prima d' Erodoto il Jonico dialetto giu gloriavasi d'Omero, e dei molti
suoi imitatori, tutti poeti. Ma siceome la poesia , norma bensi della
prosa , con essa non si dee confondere ; cosi il Jonico de' poeti poteva
bensi sev\ir di guida ai prosalori, senza pero cssere il medesimo. Ep-
pero si dee im'csligarc qual fosse il Jonico de' prosalori aiitecedenti ad
Erodoio.
Intorno alia lingua dei Joni coiifederati nel Panionio lo stesso Ero-
doto cosi scrivc : Questt non adoperano la stessa lingua [■yXwayav], ma
quattro diversi moili di terminazioni [ aiJ.a. vpinov; rivsepxg nxpay^r^i'M ].
Milcto . . . Miunte , e Priene nella Caria hanno lo stesso dialetto [xara
rajira ^tryXey6[i.vjai o-fi]. EJ'eso , Colofone , Lebedo , Teo , Clazomene ,
e Focea nella Lidia consentono fra loro, nella lingua [•/},»ffaw], e per
essa si difjerenziano dalle precedcnli . . . I Chii , e gli Eritrei si ac-
cordano nel dialetto [xoad twuto S:a.li-pv-ct] ; ma i Samli luaino soli un
loro propria dialetto [It: s'wyTwv juouvc!]. Tali sono i quattro caratleri
I
DI AMEDEO PE\ROS. 32 1
della lingua Jonica [/«(5«xrfi/3=; yXoiijiTics] (i). Se rislrlngcndosi alia sola
Asia miiiore I'^rodoto ci iiisegno, clic Taiilico Jouico portalovi da Keleo
gih si trovava a'suoi tempi diviso in quatlro dialetti, quanti noD ne avrebbe
egli numerati , se di lutte Ic Jotiichc colonic arvesse parlato ? Atenc
slcssa , donde parti il condoltiero della colonia , iiou aveva ella mutali
i modi del suo volgaic, tanto clie il dialetlo Allico ne era nato di verso
dal Jonico? E gli allri Joni sparsi per la Grecia , c la Tracia, saranno
essi soli andati esentl dalle innovazioni nella lingua prodolte dal tempo ,
dal commei'cio, dalle rivollare politiche, e dalla geografica situazione?
I dialetti Jouici erano dunque molti a' tempi d'Erodoto.
49. Ma (piale di tanti dialetti sara state prescelto dagli autori Jonici ,
clie scrivendo in pros* precedei'ono il padre della storia? E per prosu
non iatcndo le iscrizioni , gU annali , le cronichc scritte per bisogno ,
o per araore d'un municipio; pei'che queste sempre e dovunqiie fiirono
dettate neiridioiiia niunicipale iniino a clie si ebljc una lingua lellcra-
ria. Col nome di prosa intendo scritturc di giusta lunghezza , dettate
per amore di scienza, e con qualche ambizloue di fama letteraria, qiiali
furono le storie prosaiche anterior! ad Erodoto , ollre a qualche opu-
scolo di filosoGa. Qual fu pertanto il Jonico di tali slorie ? Dico , chc
fu quella specie di' Jonico, che ogni scritlore parlava nella sua patria,
ossia il volgare Hiunicipale di clascuno degU slor'.ci talora nohilitato da
qualclie inlarsiatura dell'eloquio Omerico , ossia poelico.
50. Infalti per consenso della tradizione Ecalco di ^lileto fu il prime
che eomponcssc una storia in prosa , Tip'Zro^ I'srs^tav tzc^'^; iqriVs-/x£ (2).
Fioriva cgli av tempi di Dario, nell'Olimpiade 67, viaggio nella Grecia,
nell'Asia , nel Ponto , nellEgitto , e tocoo pure le spiaggie dcU'Ilalia ,
cosicchc di molti parlari greci e barbari pote intcndere il suono e le
foi-me ; ripati'iato poscia, e, rottasi neU'Olimpiade 70 la guerra Jonica,
egli sedeva a eonsiglio con Aristagova , e con i suoi conciltadini (3).
Ora egli in qual chaletto detto la sua storia? Cc lo insegna Ermogene
dicendo rr, 5i'xli)(.-u «x.^«toj 'Icitii, nxi au (xiixiyixh-f) •/pr,70(ix;>o; , aJSi y.x'x
riv 'HpoSozov norAtXri , Yizziv loriv ivixx ys li^i'j; -otr,rr/.i; si servl del
dialetlo Jonico pure , e non iiiisto , e neppur vario , come e qitello
d Erodoto, eppero nella sua dizione e meno poelico. Fu adunque 11 suo
(l) Herodotus I. 143.
(a) Suidas ad V. 'ExttToilO^.
(3) Klaitsen , Hccataci Milcsii Fr;igiDcnla p. 9. sq.
Si;niE 11. Tom. i. 4'
322 onir.iNE r.r.c.
Joiiico ccApxroi piiro e schielto , qiial volgarmenlc era parlato ; inollre
o\) nsmyiiivog non misto coU'Omci'ico , o con altre specie di iiliomi Jo-
nici , eppcro il suo dire non riuscl ])oelic'o, ossia Omcrico, come qucUo
d'Eroiloto ; fiiialinentc ov novAiloq non vario, il cUe dcriva dalla naiura
di tutte le favelle municipali. Iinperocche quando una ciita , od mia
provincia prende a careg£;iare una vocale , una consonante, uu'infles-
sione, od una desiiienza, ed altri peculiari modi ^ qiicsti talmenle in-
\adono tiitta la favella, che togliendole la varieta la rcndono moiiotona.
Per correggere lal monotonia fa d'uopo scostarsi dal ])rctto volgarC; ed
avviciiiarsi ad altre specie dello stesso dialetto , od anche ad altri ge-
neri di dialelti dcUa stcssa lingua. In quest'ultimo significalo adoprasi
il Tzoiv-iloq dallo Pseudo-Plutarco , cbe di Omcro cosi scrive , Xi'^tt di
-iiztXvj nsyjir^nivoi tou; ani naa'c; SiccUktou riiv 'Elhivuv )(jxpa.Knpxg syxa-
riixi^sv (Tun 'vario dire si servi [Oinero], awndo insieme miste le forme
di tuUi i greci dialetli.
Qui io dovrei dimostrare la veriti del giudizio d'Ermogene , addu-
cendo i frammenti stessi d'Ecateo conservali dagli anlichi ; ma questi
per lo pill non le sue parole citarono , ma le sole opinioni ; e dove
pare , die il testo medesimo d'Ecateo abbiano arrecato, gli amanuensi
linirono per ridurre le forme Joniche alle comuui , cosicche il Klauseu
in 38o frammenti d'Ecateo da lui raccolli appena pole notare pochi
modi Jonici (i). Rimane perb, cli'io mi rislringa alle sole parole, che,
come peculiari d'Ecateo, furono dai grammatici legistrale. Egli adoperb
dj'xg per v.pi<y.q (2), cu^ov neulro pel mascolino ai/Ao; (3), il che sente
del suo municipio. II yiyeiog antico (4) e doppiamente volgare si pel
raddoppiamento ysyj familiare ai Joni, e si perche la sola plebe poteva
denominare terrei gli antichi , quasi generali dalla terra. L'imVffat po-
stere (5) da irzi pute talmente del plebeo , che niuno scritlorc piu lo
adoperb , e mori inglorioso come il iJ.izaa7v.t per fXEaxtza-zut. Inollre il
xs'/Ssoro^ (6), che da Aristarco (7) fu notalo come voce recente, gia leg-
(i) Klausen cit. loc. pag. 3-j.
(3) Ibid, fragm. 3Gy.
(3) Bekkcr Anccdot. p. 36a.
(4) Klausen cit. loc. fragm. 366.
(5) Ibid, fragm. 367.
(6) Ibid, fragm. 368.
(:) Scbol. Horn. IlUd. XXIV. 228.
Il
DI AMEDEO PEVROS. 32J
gevasi prcsso Ecatco quasi vocabolo iniligeno per segnarc una ccsta
usata in Milclo, clie gli AlcssamUini ingrandirono poi ila farnc T Area
del tcstaniento. I Grammatici citano ancora come adoperali da Ecaleo
'7Aop::t^;7^v.'. [tcv I'Attico ffZE^sfwucr^ai (i), ma tal voce piacque poscia
anche a qualehc Allico, ed uUimamcnte alia lingua comune; €d inollre
dUElfpt'Citv (a) vocabolo da lui foggiato , chc Isoerate (3) approvo. Que-
sle poche voci , le sole clie possiamo dire cerlaraente adopcratc da Eea-
teo , sei-vono ad avvalorare la proposizione d'Ennogenc , chc egli abbia
scritto con lingua pendente alia plebea.
5 1. Dopoclie Ecateo prese a scnvere storio in prosa, altri pure entra-
rono nello siesso arringo. Di undiei storici [ollrc ad Ecaleo ed Erodoto]
annoverali da Dionigi d'Alicarnasso(4) come anteriori alia guerra del Pe-
loponneso, novo ebbero i nalali nell'Asia niinore, o nelle isole adiacenli,
e sono Eugeoue di Samo , Ueioco Proconnesio , Eudemo di Paro , Ca-
roue Lainpsaceno , Anielesagora Calcedouio, Ellanico Lesbio , Damaste
Sigeo, Scnomede Cliio , e Sanlo Lido, ai quali Dionigi avrebbe dovulo
aggiuugcre Dionisio Milesio. Un tanto provento di storici prosalori, che
lulli liorirono nella stessa contrada d'Omero , menU'e le allre non si
alzavano ancora ad alcuna fama di leltere , ci moslra quanta sia stata
I'influenza d'Omero, degli Omeridi, e dei Rapsodi suUa Jonia; le guerre
slesse , le lotte polilichc, ed il comniercio esteso manteuendo il niolo,
cioe la vita , in quelle sj)iagge ne dcstarono gli ingegni , c li spiusero
agli onorati studii. Per tal modo il dialello Jonico iva dall'altezza epica
scentlendo verso la |>rosa, ovvero, per meglio dire, il fraseggiarc del
volgo si innalzava vewo la diguita ed il rilmo dcUa grave prosa. Men-
tre i Joni occupati della vita esterna procacciavano di ibrmarc la prosa ,
i Dori meditativi e liriei non possedevano prosa alcuna. Epperi) quando
alcuni fra essi voUero dettare scriiture prosaichc , seelsero il dialetto
Jonico SI perche gia atlazzonato alia prosa , e si perche nella scliiatla
Jonica ripromettevausi uditori e fama. Cosi Ellanico nalivo di Lesbo ,
isola Eolica, anzi piii precisamente di Mitilene, la quale adoperava un
vernacolo singolare detto da Platone (5) fuvrt ruv Mivjy.r,vai<ov, non delto
(i) Klauscn cil. 1. fragm. 3^1.
(2) Ibid. fiMgm. 354.
(3) Isocratcs Ae{;iuct. n.® i5.
(4) Dionysitis Hal. dc Thucydidc ludiciura V. a.
(5) Plato Protagoras p. 346.
32'( onir.iKE v.r.c.
gla Ic sue storie nol sermonc Eolico , die SafTo ed Alcco usarono nei
loro carini , ina scrisse in Jonico (i). Ippocrate tli Coo Dorica lasciu
pure il palrio volgarc prcsccgliendo un Jonico detlo clai grammatici (2)
i-Apcf-i; scjiicllo e pnro; ed il Inion Eliano (3) ci vorrebhc dai- a cre-
dere, clie Ippocrate scrisse ionicaraente per gratificare a Democrito
Abderilu. Fiualinonte Erodoto Dorico per Alicarnasso sua patria, e per
Turio, dove focc lunga dimora, prcdilesse cziandio il Jonico, che aveva
studiato in Sarao (4). Che piu? Dionigi d'Alirarnasso (5) ci altesta, che
tuUi gli storici antcriori*alla guerra del Peloponneso, ossia a Tucidide,
si valsero o dclla lingua Jonica perche sommamente a que' tempi in
Jlore , owevo delt Attica antica. pnco dalla Jonica dissomigliante.
53. Ma a quale specie Jonica accostavasi il dialelto degli storici po-
steriori ad Ecateo ? E generale I'osservazione de' grammatlci , che gli
scriltori precedenti ad Erodoto scrissero in un Jonico ay.potrog schietto ,
pnro , ed Erodoto fii il priino a valersi d' un Jonico iJ.EiJ.r/;j.ivog x«( noi-
xt'Xij misto , e svai'iato". Col nome di av-parog io sempre inlendo quel
pretto volgare parlato in una citli , od in un contado, ne ancora ela-
l)orato da sapienti scrittori. Se non che Dionigi d'Alicarnasso piu spe-
cialmcnle qualifica il Jonico di tali storici diccndo : usarono essi una
dizione \}I^tg'] propria e non tropica , cosicche noji esornando la di-
zione neppur sollevarono le loro sentenze oltre at trito , comune , e
consueto vernacolo [§ic^.l£-/.zog] di tutti (G). Vale a dire scrivevano come
volgarmente jiarlavano, donde gia nasce il sospetto, che abbiano czian-
dio adopcrato il loro vernacolo. l\fa prosegiie a dire : quindi la loro
dizione [Xe'le;] e pura [x«3«(5a] , chiara , e concisa , anoyfivra; aa^ousx
Tov tdtov h.d<rcrig SiaXvAzou yo(pay.rrif>« abbondantementc conservando il
privato carattere di ciascun vernacolo. Qui dtd}.£/.-og si distingue , come
in altri luoghi, da li^i?, giacche sarebbe puerile tautologia il dire li^tg
(jajbyiya fiy )i|£u; yjxpco<.T}ipoi; qui dia'XfXTO? nota vernacolo d'una cilia,
o municipio. Infatti, come Dionigi awerli , tutti scrissero ionicaraente.
(i) Hcllanici fragracnta ed. Sturz. p. 25.
(2) Grcgorius Corinlh. cd. Schacfer. p. 679.
(3) Aclianns Variac Hist. IV. 20.
(4) Maitlaiio dc Dialcctis p. XXXIX. n. 5.
(5) Dionysius Halic. dc Thiicyd. hist, iudic. n. a3.
(6) Dionysius Hal. ib. n. 23.
1)1 AMF.llEO I'EYIIO.V. 323
ccco il gcnere della favcUa ; per scgnare poi la specie avveitc clic la
favclla nioUo couscrvava i/.cfmr,; $i^Ai-/.rou cli ciascun vernacolo , cioc
del veniacolo tU ciascuno sci-iuorc, ossia di ciascuiia delle vai-ie palrie
degll scrillori. L'sxaorKs evidentcmenlc nota le varie patrie, le diverse
specie dei volgari Joaici , poiche iiel genere Joiiico tutli concordayauo.
La frase di Dionigi c solennc ])rcsso i gramiiialici iiel dcOnirc il dia-
Ictto ; dicono cssi vl Htdh/.rog io^i ^.i^ig (0(ov yc/.rycct.-opa liniiu iiJ.fv.i'J0-j7«.
il dialetto e un parlare , die manijesta il priwito caratterc dun luogo
(i) ; cosicclic il 5(a').£XT5s dc' greci cquivale n^n sobmcnte al noslro
dialetto in genere, inodo di parlare d'lina slirpc, d'una nazionc , ma
allrcsi al vernacolo locale duna cilta, o iiorgalu.
Airaulorila degli anticlji si aggiunga il seguente ragionamento sugge-
rito dal senso comune, vale a dire dalla piu sublime (ilosoGa. Gli sto-
rici , di cui ragiono , erano o preslanli per ingcgno, ovvero mediocri.
Se fossero stati du tanto da sollevarsi oUre il triviale scrmone, e creare
un eloquio. illuslre , Erodolo non sarebbe piu siato il padre della slo-
ria; giacche I'ingegno capace di creare una lingua illustre, se si applica
alia storia, crea pure I'arle storica. Ail'incontro furono qucUi poveri
storici , e triviali disadorni scrittori ; dunque ncppur sublimarono il
loro dialetto ollre la sfera del quotidiano vernacolo , e scrissero come
parlavano nel volgarc della loro citta.
53. Ne cio allermando io inlemlo di negare, clie allri prima d'Ero-
doto abbia tentata la creazione del Jonico illuslre; quauto nel ragionare
del Dorico io dtscorsi dei precursor! di Pindaro vuolsi pure applicare
agli scrillori precedenti ad Erodoto. Quindi e clie Dionigi nell'arrecalo .
passo avvcrtendo , che quegli storici abbondantemente , noa gia assolu-
tamente, conservavano il proprio caratlere del vernacolo di ciascuna
oitta , accenna cosi , che essi gia ammeltevano voci e forme estranee
alle favellc dei loro municipii. Un aulorc per vezzo dinovila, per amor
d'armonia , per maggior faciliu\ di cspriinere i suoi concetti j)rese ad
inserire qua e la glosse di altri municipii, e vocoboli derivati da Omero
familiarissimo ai Joni. Altri osservando , che i molti volgari Jonici, figli
della stessa slirpe , specie dello stesso genere , non dovcvano con as-
soluta intoUcranza escludere Tun I'allro, avranno inlravedula la pos-
(i) Gregorlus CoriiU. ed Scliaefcr p. g.
JaG ORIGIKE ECC.
sibilitii cU coiiciliiu'li , e ne avrauno fatlo espeiimenli. Ma la fusione
scieiUiilca foudatu su pvinclpiL razionali di analogia , e d'armoiiico ritino
fu eseguila da Erodoto.
54- i^gli , al Jii" d -linuogcnc , adopero uu Joiiico iJ.iixt-/fj.i)>Cig -/.m not-
xi'Xo;; i grammatici ci sicno scorta neU'inlerpretare quesli due vocaboli.
"Ew, cosi iin aulico graminatico (i), scrivesi £<r>tM non in wrtic di ilia-
letto alcuno , ma per forma poetica , ... ed Erodoto ama sovcnte tali
forme scrivcudo •AXinTian.s , ed a.yiTAVJ , che per niun modo sono Joni-
che ; ondc fissi manifesto , che Erodoto non iisu il Junico schietio
[stx/jarsj] ma misto col poetico [^aklu. iJ.£[j.r^ [jlvn r/i noirizrA.-^ ]. La stessu
oosa ripele un allro grainmatico diccudo: Ippocrate uso un Jonico puro
[ OL-Kpatog ] , laddove Erodoto lo mischio col poetico [ oyfff.r/st auxriV ro
7zotriZix.fl ] (2). Ne allrimenti Stefano Bizantino (3) : Erodoto adopera
costantemenle un sermone poetico, ditrerenle da Gtesia , il quale nella
storia Porsiana , come Fozio (4) ci insegiia , non sempre si servi del
dialctto Jonico , come fece Erodoto , ma solo in alcune voci; sebbene
poi nella storia Indiana abbia alquanto piii ionicizzato. Se non che lo
Stesso Erinogene iuterpreto sc medesimo dicendo , clie Erodoto voile
scegliere un dialetto poetico ^ imperocclie poetico e il Jonico e soave
per sua fiatura. Che se vi tramischio poche voci di altri dialetti , cid
a nulla monta ; perche Omero , Esiodo , ed altri poeti non pochi si
xervirono eziandio di vocaboli d' altri dialetti , sebbene scrivessero io?ii-
camente , ed il Jonico , siccome dissi, e lingua in certo modo poetica
e soave (5). Cos! parlano i grammatici, e con essi Erraogene; noi ten-
tiamo di lisalire a piii alti principii. Nella Jonia regnava Omero come
autore di lingua scientifica , regnavano eziandio come lingua popolare
lanti dialelli, quanli Erodoto riferisce, e Dionigi riconobbe uelle varie
ftivelle degli storici di palria divcrsa anterior! ad Erodoto. Che fece il
padre dclla storia ? Egli presc per base c fondo principale del suo Jonico
la grammatics cd il vocabolario d'Omero, siccome dopo Dante tutti pre-
sero lui solo per norma sovrana. Quindi il dialetto d'Erodoto e chiamato
(i) Gregorius Corinth. cJ. Schacfcr p. 910.
(i) Ibid. p. C79.
{3) Ad V. SoCpiDi.
(4) Pholius Biblioth. cod. ;a.
(i) Hermogcucs p. 406.
Dl AMKDKO PEYHON 327
Oiiicnco dai grammatici , da Ermogene, e da tutti gli anlichi c inoderni
filologi ; quiiuli Longino (r) dcnomino Erodoto 'OfJxpfii'JiTcm; Omericis-
siino; qiiiiuli ancora Enrico Slefuuo cosi iiitltolu il suo lessico Erodoleo
Herodoti vocabula Jouica , et quaedam loquendi genera illi cum IIo-
mero magna ex parte communia (2). ISIa Erodoto ilopo avere scelto
Omero come tipo del sennonc Jonico, non poleva Irascurare i progress!
ilrlla lingua, i vernacoli divcrsi ailora adoperati ncU'Asia minore, e I'i-
dioma dei Greci ai quali ainbiva di Icggere i suoi lii)ri in Olinipia. Quindi
le glossc , le desinenze di allri dialelti , die Ermogene accenna essere
stale adoperale da Erodoto; quindi i modi peculiari d'Erodoto , in cui
dill'erisce da Oinero , dei quali llh yne (3) diede un lireve saggio; quindi
ii lessico Erddoteo compilalo dallo Slefano , siccomc magna ex parte ,
lion gia al lutto, concordaute coU'Omerico.
55. Per lal inodo Erodoto creo il Jonico iUustre intcso in tutta la
Jonia, e la Grecia, ma pariato in iiiun luogo , e ncj)pur in Sairio, dove
pill specialmente lo studio. Esso cadde con lui per non risorgere piu
mai. Imperocclic la Jonia ando sempre piu rovinando nei suoi ordini
l^olitici e morali; serva, o trihularia, ora del barharo, ed ora d'Atene,
pcrde talmeute la primiera riputazione, clie gli Atenicsi arrossivano di de-
iiominarsi Joni (4). In tal decadimento appena e clie nn ingcgno, seppur
non ne trasmigra, possa venire eflicacemente ispirato, o compiere una
sua generosa ispirazione ; le pochc lettere ailora superstiti sogliono o
trasciaarsi servili nella via dciriiiiitazione , ovvei'o disviarsi dal loro scopo
per convertirsi in un godimenlo fisico. Ctesia di Cnido, censore ad un
tempo ed imitatore d'Erodoto, nella storia Pcrsiana adopero un Jonico
accoslantcsi alia lingua comunc , nelllndiana ionicizzo assai piu (5).
Vale a dire incostante nel dialetto egli fu un imitatore d'Erodoto , che
non aveva una giusta idea del sermone , clie scrivendo adoperava. Gli
imitatori poi d'Anacreonte audaci fiuo ad onorare con tal norae le loro
odi abbassarono le lettere Joniclie , anclie ad uso di sensuale volutla.
D'altronde Alene, che per la forza dell'armi e dell'ingegno ottencva il
(i) Longiniis de Subllm. XIII. 7,
(a) Herodotus ed. Wcsscling. pag. 9.
(3) Hcyiic Excursus ad Iliad. XXI.
(4) Hcrodolus I. 143.
(5) Pbotius Bibliolh cod. 7a.
3:!8 OniGINE ECC.
primato nella Grecia , concorse col sno dialelto c co' suol scrlUori a
soperchlare il Jotiico e gli aUri idionii. L'Attico cresciuto nel foro di-
venlo la lingua doi prosalori greci; il Jonico per vciicrazionc ad Omero
conscrvossi per la sola poesia afline all'epopca ; menlrc ilDorico bene-
raerito della lirica si inanlenne per le odi, e pci cori.
56. Dopo aver csposta la forniazione dei due illuslri dialetti Dorico,
e Jonico , io passo a riferire quella dell' Altico , il quale vinse i due
rivali, e morendo si trasforino nclla coimine favella. L' Altico non si
diilerenziava anticamente dal Jonico, imperocche la colonia, clic reeossi
nell'Asia minore , parLi appiinlo dal Pritaneo d'Atene cotnposta di At-
tici , di Miniesi , di Focesi , e d'altri popoli (i). Amendiic i dialelti ,
ipello del litorale Asialico, e cpiello di Atcne, crescendo di poi disgiun-
tamente , eppero soltoposti ad influenze diverse , riuscirono a due di-
verse favelle. Quella dell'Attica iva svolgendosi a paro con i costami ,
che primieramente in Atene si ingentilirono (2) , qitando' sorse il be-
nefice liranno Pisislrato. Quis doctior , cosi Cicerone (3) , iisdem Hits
temporibus , aut cuius eloquenda Uteris instructior fuisse traditur , quam
Pisistruti ? qui primus Homcri libros confusos anlea sic disposuisse
dicitur , ut nunc habemus. Avvertitaitiente Cicerone scrisse disjMsuisse
dicitur , inipcrocche altri ne danno I'onore al suo figliuolo Ipparco, del
quale cosl Platone : Ipparco si segnalo con molte e belle opera di sa-
pienza ; egli il priino introdusse in questa cicth i canti d'Omero , ed
obbligo i Rapsodi succedentisi gli uni agli altri a recitarli per ordine
nelle feste Panatenee , il che pure oggidl si pratica. Desideroso di pos-
sedere in Atene Anacreonte Teio mandogU una nave di cinquania remi;
voile pure awre presso di se Simonide Ceo, e to onoro con spletididi
doni. Questo poi egli faceva con intendimento di educare i cittadvni ,
onde di\<enissero ottind sudditi , gindicando da. valentuomo qual era di
non dover im'idiare ad alcuno la sapienza. Come egU ebbe cosl educati
gli abitatori della citlh e dei dintorni , e indottili ad ammirare la siut
sapienza , volse Vanimo ad educare gli abitanti della campagna. Fece
pertanto loro innalzaj'e colonne nelle strade della citta , e di iutti i
borghi ; quindi delta sapienza , che egli ave^'a appresa , o trovata,rac-
(i) Raoul-Rochettc Hist. Criliq. dcs colonies grec(jues III. pag. 76.
(a) Thucydides I. 6.
(3) Cicero dc Oratorc HI. 3/,.
ni AMEDEO PEYHOS 32Q
coglicndo il pui scelto fiore , e questo esponendolo in dlsUci , li fece
inscrk'crc sidle coloniie . . . cost i siulditi qua e Ih trapassando , e net
Icggerc gli inscritti versi gustando la sapicnza di ltd divennero capaci
di ulturlorc istruzione (i). Questo jiasso di Platonc mcrita di essere di-
ligcntcmente considerato. Ipparco avendo fallo tesoro dcile dottrine dei
sapienti, c trovate cgli stesso nuovc vcrila, venue in fama di lelterato
mcrilamcnte acconsentita da tiiUi. Vencratorc d' Omero non si riiiiase
entro i termini d'una ammirazioue oziosa , ma operoso intcse a pre-
servare I'integrita e sincerili dc'poemi Omerici dai danni de' R<ipsodi.
Una corrczione sapicntetnente instiluila , e mallevata dalla riputazione
di lui, c dei dotti suoi convittori , ritolse llliade e I'Odissea dall'essere
ludibrio degli uoinini, c preda del tempo. Ma la scienza mirabile quanto
Dio mcdesimo non riesco utile , se uon quanto dal supremo fonte si
deriva per irrigare le menli deU'unianita; a qucsta poi appartengoiio
non i soli dotti , ma per piii ragguardevole numcro gli idioti. Eppero
Ipparco volse le sue cure ad crudire gli indolti, e valendosi dei canti
Omerici al lutto nazionali , creo nelle festc Panatenee una pubblica
scuola , nella quale i Rapsodi rccitando non le loro poesie imilatrici
d'un tipo, ma cpielle del tipo medesimo, educavano la nazione a sen-
tire 11 bello , e ne aflinavano il gusto ed i cosiumi. Sinqui Ipparco non
avrebbe fatto die soUevare gli Atlici al grado dei Joni connazionali di
Omero ; ma airistruzione del bello faceva d'uopo aggiungcre quclla
morale del buono. La religione greca non somminislrava alcun codice
di credenze, o di dottrine morali ; apostoli delle antichc tradizioni re-
ligiose furono i soli poeti , die piii studiosi del bello , die deUouesto ,
le corruppero. Quindi Omero fu come corrompitore della religione e
morale condannato da Platone ; siccome Empedocle, die voUc Glosofare
in esametri fu anatematizzato dai Pitagorici perche guasto le doUriiie
del maestro (2). Laonde per ovviare ai danni , clie da Omero derivar
potevano alia morale, Ipparco inscrisse distici di etica purgalissima su
colonnc , die erano altrettantc paginc dell" istruzione popolare da lui
pubblicata (3). Per tali accorgimenti Ipparco provvide all'educazione. de-
(1) Plato Hipparchus p. 3a8.
(a) Slurz Einpedoclrs A;^rigentinus pag. 96.
(3) DcU'Eniic di Ipparco veiii Mcursio Attic. Lect. V. 7 , c Pisutr. la , come pure BoriLli
Corpus Ifucript. Grace, torn. 1. pag. 3i. Jove lifcriscc ua'iscrizioac miliarc d'lpparco.
Serie II. Tom. i. 4^
33o ORIGINE ECC.
gli Atticl fondando la scuola del bcllo e del buono. Vide clie i Joni
seguaci del bcllo, e sovrani nella pocsia Icggiadra, pei-devano in quel
tempo la loro iiazionalita vinti da Persiani, e dalle interne discordie ;
vide die i Dori seguaci del buono metafisicavano con numeri, e nella
loro lirica sublimavansi a tanta aslrattezza , che non riscontravasi ne
colla inU'lligenza del popolo , ne colla qualita dei tempi ogni di piu
posilivi. Che fece egli pertanto ? Ci'co la scuola del 7.alog v.'A k'/kSo's del
bcllo congiunto col buono, e la creo non solo pei dotti, ma ancora pel
Tolgo. Durava questa ai tempi di Pericle, il quale cosi la accennava t^i\o-
x5t),ou,uey /lisr' eutsXeik?, xal (pilomipouiJ.sv avzu ixalocniag not ^teniesi amiamo
il hello ma con parslnionia , fdosofiamo ma senza mollezza. Venne poi
la generazione dei Sofisti predicando I'utile ; ma Socrale instaurando la
prisca scuola iva nel foro d'Atene svolgendo la dottrina del x«).o; xa-ya-
3sj , la applicava alle arli , alia vita domestica e pubblica , aU'interna
ed alTcsterna.
5'y. Ma dove lascio io la lingua Atiica , di cut prcsi a ragionare ? Mo-
strando , che 1' accadcmia di Pisistralo e d' Ipparco sollecita intendeva
ad ampliar le idee, ed a farle trapassare belle e buone ncl popolo, a
cui non s'invidiava la scienza, io suflicicntemenle acccnnai i maravi-
gliosi incrementi della lingua. Infalti i vocabolarii altro non sono , cho
I'inventario delle idee d'un popolo ; crescendo queste o per nuniero, o
per analisi delle loi'o parli, crescono del pari i vocaboli sempreche non
esistano prcgitidicate convenzioni. E scbbene queste sieno talora patteg-
giate frai dotti, come i reciproci encomii e la fama , tuitavia cessano
ad un tratto quando le idee si debbano rendere popolari. Esempigrazia
una circonlocuzione anche lunga , Io scolorare nn pensiero per evitar
vocaboli non ancor benedetti dai Sofi , potra frai dotti riscuotere lodi
di purita verginale, ma incontrcra il biasimo del popolo, che seguendo
il sense comune esige , die ad ogni distinta idea corrisponda un sol
distinto vocabolo. Un popolo educato , che pai-lando vuol esprimere
cliiare c precise tutte le sue idee ; scrittori educanti , che purgano ed
ampliano la lingua popolare ; oratori coUocati tra Io studio e I'azione,
tra le pensate scritture ed il dialogo plebco, veri canali per cui la colta
lingua fluisce verso il popolo ; tutti e quanti infine cducati, ed educa-
tor! dirctti da una esimia norma , qual era Omero , tal si fu Io stalo
d'Atene , il cui dialctto non poteva a mcno di sollevarsi a rairabilc al-
tczza. Se pei progi-essi d'una lingua baslassero gU scritti popolari, cd il
DI AMEDEO PEVRO\. 33 £
foro dci pugnaci oratori , Roma non aviclihe cotanto tanlalo ad avere
i suoi Knni e Caloni, per non dire i suoi Ciceroni cd Orazii. Di eia
Nevio coiilcmporaneo dcUa prima gucrra Tunica scriveva favole pel po-
polo (i), e da piu secoli reloquenza demagogica dc' tribuni tuona\a
nel foro, e quella pacata dei padri arringava in Senate ; eppure la lin-
gua lalina rimanevasi lultavia rozza , e Iclorpienza chc scagliava argo-
menti si polcva chiamare anzi un pugilalo, clie un'arle. Donde cio ?
Maucava un lipo del bello ; mancavano scrittori educali ; mancava un
educalo popolo. ISIa cpiando le lettere grcclie si introdusscro in Roma,
sorsero allora i primi scriUori di qualclie fama Nevio, Ennio, c Fabio
Pitlorc ; che anzi si dubita , se Fabio non abbia in (pialclie sua opera
prescello I'idioma grcco, siccome poco stante fecero Cincio , Numeric
Fabio, Scipione, Acilio Glabrione (2), cd allri non pochi , i quali ri-
pudiando la lalina favcUa ne atleslarono la poverla. E ncU'altestare la
poverta della loro lingua confessarono eziandio la povcrta del loro in-
gcgno , dichiarandosi meri copisti , incapaci d'indagare I'idea del greco
idioma , ed applicarla con prudente analogia al loro imperfelto volgare.
L'ingegnosa iniitazionc venne dappoi; ma perclie i lipi greci non erano
popolari , c gli studii degli imitalori furono umbratili e hniglii , la lin-
gua latina duro gran tempo a svolgersi , e I'educazione del popolo piu
lenlauieiile ancora progrcdiva. Laddove in Alene e scrittori, cd oratori,
c popolo possedendo in Omcro uno specchiato c nazionalc modcllo con-
dusscro prestamente la lingua a inirabile perfezione.
58. Ma per conoscere quanta parte si debba attribuire ad Eschilo nel
fbrmare rAllico idioma, fa d'uopo indagare la qualila della lingua, che
prima di lui gli Attici adoperavano. Le anticlie lapidi dell' Attica , le
quali giunsero fino alia nostra eta, sono i piii cerli testimonii della qualita
dell'idioma volgarmente parlato, massime se prosaiclie ne sicno le is-
crizioni. Ora la lapide LXXI del Boeckli (3) anteriore d'alcuni anni
air Olimpiadc 83. 3 , eppero scrilta mentre Eschilo fioriva , ci apprc-
senta un dialclto generalmente Attico , a cui vanno frammisti alcuni
Jonismi. Tali sono zoim (J.uarr.'jfj , cTroTrrYiaiv, azoXsySsjOTv, ASnyatotaiv, ed
in femminino tTi^i resXcor-', txvrfiji per aurafg; cd il solo Attico dativo.
(i) Krausc Vilac ct frnjjmcnta Vcler. Ilislor. RomaQorum pag. 3,^.
(a) K.rausc i1)iJ. pag. 4^-
(3) Corpus luscript. Graccar. i. p. 107. si.
33a oniGiNE ecc.
die \i si legga , e roi; iJisi;. Un'altra iscrizione (i) di pochi anni po-
steriore alia prcccdenle ha pure lo stesso dativo zYim per Tcug; cd una
terza iscrizione (2) dcU'Olimpiade 87 ci di parimcnte rotg xolixiolqvj per
raixixt^ . Dunrpje I'Atlica prosa dei tempi d'Eschilo amraetlcva aiicora
le iiiflcssioni Joniclie, eppero di esse, siccome patrie, servivasi Eschilo
scrivendo nei scnarii ^poroic^i, ^'JTjZoht, ^sotcrc (3), e piill raramente ado-
peri) il dativo T,7t (4). Pariinente ncU'csametro d'Ippia inscrillo sopra
un'Erina a noi pcrvenuta
£v iJ.e<70t yz Qpug tb v.ca c.^TZog (xvsp oS v;£^p.js
ossia
Iv 11(770) ys Qpir,g te y.cd ayrsoj , avsp , oS' ^Epfxr,;
quest' Erma , o uomo , e posta a mezza via tra Tria, ed Atene, io os-
servo Qplrz ionicamente per Qpiv.q Altico. Vale a dire nella prima de-
clinazione la forma Jonica — in era popolare in Atcne; cjnindi Eschilo
(5) in pari caso scrisse k'Spr,^ , Tucididc 1.46 'E(pvp-n , e presso gli At-
tici conser\'aronsi i^dpn , ai'^pt) , y.6pv , ed altri (6).
5q. Oltrc alle indessioni Joniche I'antica lingua Attica aveva altresi
particolari vocaboli. Parecchi di questi si incontrano nolle leggi di So-
lone, e furono raccolti dal INIeursio (7), ai cpiali si possono aggiungere
/3oS|0uvos pea- /3s5/joj, (Zyjoeup.a (8) , ed altri citati dai lessicografi pub-
blicati dopo Tetri del Meursio. Vuolsi pur cpii commeraorare I'accusa
da Dionigi apposta a Tucidide (9) di essersi servito talora di voci au-
tiquate , onde apparisce I'esistenza d'un antico idioma , che lo storico
greco andava talvolta risuscitando. Ed in tal proposito giova riferire la
tradizione degli antichi grammalici illustrata dai moderni eritici. II dia-
letto Atlico secondo alcuni (10) si distingue nell'antico e nel nuovo; ma
(i) BoccUi ibid. I. p. 8g4.
(a) Bocckh Ibid. I. pag. i85. 186. 191.
(3) Aeschylus Promctb. 3o. 38. 4y-
(4) Acscbjius Prom. 3J5. 737. Pcrs. 4r>8. Agam. 663. Cbocj.b. 504- Vcdi VaUkenacr ad Eurij..
Uippol. 1432.
(5) Aeschylus Prom. 201.
(6) Mallbiac Giani. Grec. §. 67.
(;) Meursius Solon, cap. XXIV.
(8) Bekker Anecdola Gracca pag. 85. i , 340. i6.
(9) Dionysius Hulic. dc Idiom. Thucyd. p. i33.
(10) Scxlus Empir. adv. Gramm. I. nag. Picrson ad Moerid. praef. p. XXVI. Bernard, ad Tboiu.
Mag. p. 579.
DI AMEDEO PEVRON. 333
allri distinguono gli Altici in s«).«!0( anlichi ossia npurot primi, in Jsii-
Tc|0O( secondi ossia pimi medil , ed in viurepoi recenii (i). II Kocn (2)
vuole, die fra gli anlichi si annovcrino Tucidide ed i Tragici, frai se-
condi Senofonte e Plalonc, frai moderni Mcuandro, Fileuione ed altri
comici. Dovccche il Picrson (3) pci primi iiitende Onicro ed i seguenli
scrittori sine ad Aristofane , pci secondi Arislofane ed i suoi conteinpo-
ranei , pei terzi gli autori sussegiienti ad Aristofane. lo per me osservo,
che, se gli Alticisli non dcbbonsi annovei'are fra gli Attici , e se I'At-
tico idioraa nelle scrllture cadde dopo Demostene , la triplice classe in-
dicata dai grammaiici si puo cosl stabilire. Ullinii fra gli Allici furono
Senofonte, Platone, e Demostene, dei quali il dialclto si pareggia; me-
dii Eschilo , c Tucidide; primi Solonc, Tespi , Frinico , e gli altri au-
tori preccdenti ad Eschilo. Infutti prima di (piesti iion si conosce scrit-
tore alcuno di mediocre fama , a cui alludere potessero i grammatici
sentenziando sulla qnalila del suo dialclto: e, se prima di Solonc alcuno
avesse scrilto neirAllica , certamentc la sua lingua sarebbe slata Jonica,
giacche da tale slirpe discendevano gU Aleniesi. L'Atlico dialclto nolo
ai grammatici allora veramcnle inconiincio cpando ed ebbe scrittori ,
e questi scostaronsi dalle Joniche foggc ; tali furono per mio avviso
Solone , Tespi, Frinico, e Ferecide. Imperocche siccome la preslanza
d'Eschilo nella tragedia suppone , che prima di lui furono Tespi, Fri-
nico, ed altri, i quali calzarono minor colunio; cosi Icccellenza d'Es-
chilo neH'Attico idioma suppone del pari , che altri mediocri scrittori
lo precederono , e meno fclicemenle adoperarono tal \olgare. Questi fu-
rono i prccursori d' Eschilo , siccome vedemmo che Pindaro cd Ero-
doto ebbero eziandio prcdecessori ncl Dorico, e ncl Jonico illustre. So-
lone dettando leggi ad Atene, c i dramalici ornandone le feste , dove-
\ano necessariamente servirsi dcUa lingua del popolo, a cui parlavano;
e quesla iiel genere concordava coiridioma d'Eschilo, ma ne difTeriva
nella specie. Eschilo, siccome vedremo, adopero un Allico ancora scre-
zialo di qualche Jonismo ; dunque gli scrittori della prima epoca usa-
rono una lingua , che mcno scostavasi dal prisco Jonico , lasciamlo
(i) Picrson ad Mocr. v. j^o^aSa?. Dawes Miscill. Cril. rj. Ilarhsb p. 338. 38o. Gramnuticus
Letdensis in Greg, Gorinlh. cd. Schnefcr p. G3u.
{i) Koirn aj Grcgor. Corinth, ed. Schaefcr p. G3j.
<'3) Picrson ad Mocrid. v. J^oXoSo^.
33 { OBIGINE ECC.
diibbiu sc Jonica dcnominar si dovesse , od Attica. Siane prova Fere-
cide. Questi vien chiainato qiiando Ateiiiese, e qiiaiulo Lerio ; cppcro,
se Lcro fii la sua palria (i), egli acqiiisLossi il prcdicalo di Atcniesc
per la lunga dimora da liii falta in Atenc , dove compilo la sua sloria
prosaica , dcttata, siccoine credevasi, nell' Attico dialctto. Sc non clic
alciini critici avendo osscrvatc nci suoi rari frammenli alriinc forme Joni-
che (2), sospettarono, clie ionicamcnte scritta I'avesse. lo per me credo,
che Ferecide contemporaneo d'Eschilo siasi servito dell' Attico, die \'ol-
garniente correva prima die Escliilo lo nobilitasse, misto ancora di non
pochi Jonismi; quindi clii lo annovera fra gli Altici scrittori, e chi fnii
Jonici , mentre dir si dovrel)be Attico anlico , non meno di Solone , e
del dramatic! della prima scuola.
60. Tal era la condizione dcU' Attico volgare prima d'Eschilo, or vc-
diamo qual parte cgli abbia avula nella pcrfezione del suo dialctto. 11
Brunck cd i critici sussegiienti siccomc enicndarono i testi dci Iragici
rispetto all'arte metrica, ed alia prosodia, cosi correggcndoli nella lin-
gua dovetlero anzi tutto distrurre I'antico pregiudizio , per cui crede-
vasi, che i tragici per esscre stati Altici avcssero seinprc mai atticizzato,
e stabilirono, che certc forme epiche e Joniche conservate in molli
codici dei tragici dovevano essere restituile nei testi. Quot enim epicae
et Jonlcac forinae in senariis reperiunluv ! lam tempus est mtelligere,
tragicos poetas , qui res oculis subliciunt a communis viiae consuelu-
dine longius rccedentes , graves et rariores , dicendi quoque genus sibi
elegisse , quod a vulgari paullum recederet , et multa ex epicis poetis
hausisse , qui gravia canentes ipsis praecesserant (3). Cosl lo Schneider
nel suo trattato sul dialetto de' tragici , al quale io rinvio colore , che
desiderassero di miniitamenle conoscere le varie fogge Joniche ed epi-
che, le quali usate primieramente da Eschilo passarono quindi ncl dia-
letto di Sofocle ed Euripide suoi imitatori. Da lui tuttavia disscntendo
nelle ragioni , che ne allcga , io stimo , che la rosa cosi proccdesse.
Omero gran padre delta greca lingua se fu tolto da Pindaro come base
del suo Dorico , a miglior ragione doveva servire di fondamenlo ad
Eschilo , che scriveva neU'Attico afiine al Jouico , cd inollre in Atene,
(1) IMicrccydis fragmcnta cd. Slurz p. G\. ^5.
(■iy Ibid. p. ;4' 7^-
(3) Schneider de Dialecto SopboclU , cetcioriimquc Tragicorum Craecorum p. 7.
DI AMEDEO PEYROS 33j
tlovc, per esserc volgari i due divini pocini , la loro lingua siionava
familiarlsslma. Eppero se Pindaro accello forme epiche , un maggior
numci'o apjirovar ne dovcva il gran tragico. Oliraccio , se le iscrizioni
prosaiclic dei tempi d'Escliilo coiilengoiio Jonismi da me piu sopra citati,
e se la lingua dei precedent! scrittori ancor pendeva verso il Jonico ,
perche mai Eschilo avrcbbc ricusate tali Joniche inflessioni? Esse leg-
gevansi nclle scritture de' suoi prcdecessori , apparlenevano forse an-
cora aU'idioma volgarc della sua ctu , ed agevolavano il metro. Che se
alcune piu non suonavano nella bocca degli Ateiiiesi , ancora si scnti-
vano familiari in alcuni Demi , massimamente in quelli delle montagne
ritenentissimi dei modi anticlil ; giacclie sappiamo , die varie erano le
specie deirAltico ju'csso i varii Demi (i). Ma pongasi ancora, che al-
cuni Jonismi fossero stati sbanditi dall' Attica tutta, si potevano tuttavia
considcrare come modi dcll'idioma anticpiato, che il creatore o ristora-
tore d'un nobile eloquio puo con finissimo discernimerito richiamare in
onore. Athnique Omero , poi I'antica lingua dell'Attica , e la contem-
poranea ci danno sufliciente ragione dei Jonismi d'Eschilo , senza ricor-
rerc ad un guazzabuglio di dialetti capi'iccioso , e ripi-ovato dal senso
comune.
6i Oltre alle Joniche forme i critici osservano , che Eschilo si valse
di vocaboli Dorici (a) , siccome quegli che passo piii anni in Sicilia.
Tal ragione pienamente non mi soddlsfa; io ripeterei piuttosto tal uso
da motivi inlrinscci alle voci medesimc. Infatti egli cd i trai^ici scris-
sero loyj/.yo^ , o'jpcc/i^ , yopT/o; , e adopcrarono altri vocaboli di musica,
di palestra , o di milizia, perche tali insiituzioni essendo Doriche col
Dorico vocabolo primamente si inlrodussero in Atene ; e la Dorica or-
fogralia si conscrvo insino a clic I'orgoglio nazionale , o Tamorc d'ana-
logia nella lingua persuasero il popolo a dire yopcyi; , che Icggesi in
Aristofane (3). Ma perche gli Atenicsi non mai denominarono ^0/01 i
loro regginienti, il Xoyv.yo; rimase vocabolo doricamente slorico , ne
mai cangiossi in loyrr/og. Cosl gli scrittori Italiani dei sccoli XIV , XV,
(i) PhilosUalus V. Sophist. II. i. i53. Se.\tus Ejiii)ir. c. Gmiiini. p. sG). Lubeck AgUopliamus
p. 8^5. sq.
(a) Parson atl Eurip. Orcst. v. -jG. Schneider de Dialccto Soph. p. aa. Lobcck ad Phryuich.
p. 4'j8. sq.
(3) Aristophanes Pj\ v. loaa.
33f) ORICINF. ECC.
e XVI con latina ortografia , o provenzale , scrivevano i nomi loUi da
quelle due lingue. Per la stcssa ragione storica , c di prima origine, ii
Giove veneralo nella Dorica Egiua chiamavasi in Atciic Zsu; 'EXXa'vio;
(i), siccome gli 'EXXavsJr/zt di Sparta nou mai Irasformaronsi in 'EXkr,-
vs5i'x«( , e per amore di aatichilu Minerva suonava talora 'A^a'va. Piii
dilVicile riesce lo spiegarc , perclie i tragici doricamente scrivessero
r.psrjT,; , ^aoi,, s/tart, '/k'/totoj , Sxto; , e siinili (2); tuttavia osscrvo, che
parccchie di tali voci incontrandosi presso Aristofane ed i prosalori, cs-
ser dovevano popolari , o proprie almeno delle coltc personc. II ^a/xa
citato dal Lobeck (3) come Dorico per p-^|n« si pub derivare dal Jonico
^£^«5;, clie gli Atlici coiitraevano nelle forme |3;^(Z«, e ^E^iy;; cosicclie ,
se da ^i^rrA.oc naccpie ^riixa , da (H^ixx non ignoto agli Altici feccsi pur
allicamente ^cHixci. Ben e vei'o , che Ateneo (4) dope aver notata in Es-
chilo la voce Siciliana u^ryi^upo; soggiunge: non e meraviglia , che Es-
schilo per esser dlmorato in Sicilia siasi servito di molte voci Siciliane ;
ma , a giudicare dall' y.r/io'j^po; specie particolare di cinghiale , io dii'ei ,
che gli esseri speciali d'una contrada meritamente si denominano coi
vocaboli di quella contrada medesima. Finalmente osservo, che Eschilo
tanlo piu facilinente poteva introdurre glossc nelle sue scritlure , quanto
meno gli Ateniesi erano scliizzinosi ncirarricchire la propria lingua con
vocaboli, vale a dire con idee degli altri greci, ed anche deibarbari;
infatti cosi scrive Senofonte (5) gli Ateniesi seniendo ogni specie di
lingue , da ognuna di esse fecero scelta. LHdioma , il genere di vita ,
e Vabilo c pccidiare presso i greci ; ma presso gli Ateniesi e trames-
colalo con quello dei greci tiitti e dei barbari.
62. Epilogando I'opera, che Eschilo pose nel creare il suo nobile
eloquio , io dico , che egli nelle inflessioni dei nomi e dei verbi scosto
la grammatica dai modi Jonici, ammettendone tuttavia alcuui , che fu-
rono poscia riprovati da Tucidide ; nell'idioma popolare cgli scevero le
nobili voci dalle plebee , come si pub osservare confrontando il suo les-
sico con quello d' Aristofane ; da Omero tolse vocaboli c modi cpici ,
(1) Aristophanns Equit, I2r>3.
(a) Lobeck atl Phryniciira p. 4^8. sq.
(3) Ibid. p.43i.
(4) Albenacus Dcipnos. IX. 4^2. c.
(5) Xcnophoa dc Bcpub. Athcnicns.
ni AMEDEO PF.VnON. SSt
onde veslire di magiilficenza il suo stile ; torno a vila voci Auiche an-
tiquate , chc erano pero aft'atto Joniche ; arrirchi con glosse la liiii^ua,
si |icr esjiriinere uieglio c con varieta Ic sue idee, c s\ per aniore di
qnella modcrala perejjrinita , clic loda Arislotele ; volendo essere con-
piso ed cvidenle forino nuove parole coinpostc secondo Tindole e lana-
loj^ia della lingua , la loro pompa lalora sestjuipedale fu dorisa dal ro-
tnantico Euripid<; nelie Kane (r). Cotanto Escliilo conlribui nel creare
lAltico illustie.
63. Creata cosi la lingua poelica dell'Attica , Tucidide ne derive la
prosaica , giacche la noSil prosa non puo nascere se non dopo I'alta
poesia. Per inlendere la qualita del dialotto del grande storico giova ri-
ferire le accuse stesse , che gli furono apposle da parecchi , e singolar-
nicnle da Dionigi d' Alicarnasso accurato gramniaiico , erudito relore,
ma poverissiino di crilica oltre ogni credere. Che il dialetto di Tucidide
penda verso I'antico ella e sentenza di lulti i grammatici, che lo anno-
verarto fra gli scrittori deU'anlica lingua. Ma perche niuno creda , che
TAtlico di Tucidide , bensl antico rispetto a quelle di Scnofonle , cor-
I'esse tuttavia a que' tempi volgarmcnte nelle bocclic del popolo , Dio-
nigi ci avverte , che (2) nella scelta dei vocaboU Tucidide si attenne
ai tropici , ai peregrini , ed allc glosse , im'ece dei commii e volgari
presso gli uomini delta sua eth ; ne altrimenti Rlarcellino (3) in Tuci-
dide si incontrano vocaboli anteriori ai siioi tempi. Ne solamente Dio-
nigi (4) , e Marcellino (5) accusano Tucidide di essersi servito di pa-
role disusate , e difficili ad intendersi , una ancnra di aver adoperate
voci peregrine e poetiche , di averne formate alcune sue propric , e
travolte altrc nel loro significato ; avvalorano poi ogni parte dell' ac-
cusa cilando i vocaboli medesimi , uei quali pretendono chc Tucidide
abbia errato. Tuttavia il Poppo (6) confutando i censori del grande sto-
rico mostra , che le stesse parole , e nei medesimi significati furono
adoperate da altri autori susscgucuti a Tucidide, e, quel che e piii,
dallo stesso censorc Dionigi , che gliene diede carico. Che significa tal
(i) Aristophanes Riinac v. 8G3.
(2) Dionysius H. de Thucyd. Indicium n. 34*
(3) Vita Tliiicydidis verso il fine.
(4) Dionysius 11. dc Tliueyd. Idiom, n. 2. 3. ccc. de Thucyd. ladic. n. 33. 35. ecc.
(."■) Vit.i Tbucydidis I. cil.
(6) Poppo Thucydidcs , vol. I. pag. 33g. 253.
Serif. II. Tom. i. 4^
338 ORIGINE ECC.
accusa , e tal tlifesa? Dionigi eruilitissimo per la IctUua degll scrilloi-i
Atlici prccedenti a Tucidiclc giustameiile nolo , die egli aveva risusci-
lati vieti vocaholi , introdotte glosse , ed ampliato il valore di altre voci;
il Poppo poi diinoslra, die sillalte novita lalinenle piatxjucro, che gli
Attici posteriori e Dionigi iiiedesimo approvandole le iiitrodussero nellc
loro scrittiu'c. Tuoididc adunque fu novatore beiisi, ma felicissimo , il
quale ottenne i sufTragii della sua nazione , e dello stesso Dionigi quaiido
iiel calore dello scrivere non pensava a pedanterie. Fa poi verameme
couipassioiie il buon Dionigi quando (i) loda Demostene per non aver
imilato Tucidide nell' approvare voci peregrine c traslatc ; imperocche
Demostene servendosi della lingua di Tucidide, Senofonte, Plalone, ed
altri sommi a dovizia fornita d'ogni mauiera di vocaholi nou aveva i>iii
bisogno di creare.
64. Se non che Dionigi essendo il retore, sotto il cui noiiie riparansi
i |)edanti per aver il diritto di pronunziare classicameutc solenni errori,
giova qui toccare alcuna cosa delle sue dottriue. Egli talinente band! la
crociata contra le glosse , die , secondo lui , la lingua Atlica avrebbe
dopo Eschilo cessato di progredire; chiama poi corrompiiori coloro,che
o nuovi vocaboli crearono , od ai vecclii diedero un valore traslalo. A
tal dottriua si oppone il senso coinune , die e la piu alta fdosofia. In-
fetti chi scrive esempi grazia sortire per uscire costui coiTompe , per-
clie guasta cio che e, trasmutandone I'essenza ; laddove chi crea una
nunva voce quegli non corroinpe, giacche il nulla e ne corrutlibile,ne
incorruttibile. Eppero della glossa vuolsi giudicare come delT idea in-
dicata dalla inedesima. QueH'idea , 0 niodilicazione d un'idea e ella giu-
sta in se considerala ? Difetlava essa d'un corrispondente vocabolo, ov-
vero desiderava solo maggior varieta di sinonimi:' Un tal giudizio dipende
assai piu da ragioni filosofiche , che non dalle gramniaticali ; il tempo
poi conferma , o riprova la pratica sentenza pronuuziata dallo serittore.
Cosi il tempo condanno lo strupo del Danle , e non dubilo die risar-
cira il Pienionte approvando Valleno del Bulla. Siccoine poi nclle aiti
e scienze per ottenere tre utili invenzioni bisogna sopportare alineno
veiiti mortali che esdamano ixtrycr/.y. con Archiinede; cosi in una lingua
per possedere tre buone glosse dobbianio toUerare molti invenlori pre-
(1) Diunysiub 11. (!c Tbucyd. Itidic. ii. 53.
Dl AMEDEO PEYRON 33q
snntuosi. II i^roibire i nuovi vocaboli e un proibirc Ic idee, e un pro-
strare a terra lingue , pcnsieri, ingegui, aflinclie nou ratlano. Lo stcsso
(.licasi del valore traslato d'una parola ; esso muove da piu alto iirincipio
che non e la grammatica. Infatli roralorc , che per mera pompa sciive
uii discorso da recitarsi ad uditori al tutlo passivi, e fors'aiiche gia per-
siiasi deila vcrila deU'argomento , coslui pub sbrainare la sua concupi-
scenza di siinilitudini, dipiiigendo con iunglii period! la Icinpcsta, I'au-
i-ora, il Hone, e quanto piu gli garbi. Ma I'oratore, che avendo accanlo
a se una clepsidra o Csica, o morale, paili ad ascollanti o rivali, che
ragioneranno dopo lui o daranno il suilragio, slrotlo dal tempo e dal
bisogiu) di persuadcre , per essere disci-elo , raloroso , e vibrato , egli
ristringe in un solo vocabolo meiaforico tutta la lunga similiUidine del
reiore. II letragono di Simonide , che piaccpic al Dante, non compen-
dia forse con fisica evidenza una simililudine, die un rctore avrebbe
tiillata in uu mar di parole ? La diversa qualita deU'eloqucnza , poi dclle
nazioni, dei tempi, e dei caralteri induisce sulla creazionc dei vocaboli
metaforici ; eppcro il giudizio se ne vuol lasciare alia ragionc universale,
die prescrive bensi canoni generali, ma toUerante non approva i coni-
modissimi sistemi proibilivi , e lascia che ognuno nella specie morale
ahbia lui divcrso carattere di stile, come nella fisica moslra diversi li-
neamenti del vollo. Finalmente dove abbondino codesti elcrni litiganli
suite parole si puo dire, che quella nazione o non sa , o non vuole ,
o non puo vagionare delle idee. INla tornianio a Tucidide.
65. Oltre alle parole egli fermaraenle slabili Ic forme grammaticali.
Imperocche I'AtLica incostanle tra il priseo sermone , ed il novello ,
quando le forme Joniche adoperava , e quando Ic Aleniesi. Dclle une
e delle allrc promiscuamcnte si serviva Eschilo per agevolare il metro
e per variare I'armonia ; e con pari inslabilita amendue le inflessioni
leggevansi sulle lapidi Attichc. Ma Tucidide formando la prosa doveva
determinarc la gi-ammalica, ed introdurre la costantc analogia, quale
si osserva nella sua sloria. Seguendo probabilmenlc I'idioma ddia colla
e novatrice Atenc, anziche degli Attici Demi ritenentissimi dell'antichita,
e^li nelle inflessioni dei nomi , e dei verbi, scostb la grammatica dai
modi Jonici; tultavia scrisse ancora con Jonica ortografia Sa/3«;, 7:pu77u,
(J.61(^ , ^liv , e siuiili; adopero parecchie forme scioUe con doppia vocalc,
scnza contrarle alticamente ; fu parco negli aumenli temporali di certi
34© ORIGINE ECC.
verbi (i); negli oUativi non distlcgno le forme comuni, sebbene anclie
acloperi le Alticlic. Cresccnilo cli poi (jucsla Iciulenza dcU'Altieo a se-
pararsi dal Jonico, nactjuc I'ulliina specie del ilialelto d'Alene, che fu
dcnoiiiiiiata, come nolai piii sopra, I'Attico I'ccente, e venne adoperato
da Senofoiuc , Platone , e Demostenc. II Boccaccio cos\ determino la
grammatica Italiaiia in niodo assai piu preciso e regolarc, che il Dante
abbia fatto.
66. Parlaudo della creazionc del dialetto prosaico, non posso a meno
di osservare, che Tucidide sta ad Eschilo, come il Boccaccio al Dante.
Qnaula consonanzo nei due poeti^ e quanta dilTerenza nci due prosa-
toril La causa sta in questo assioma, die le parole c lo stile corrispon-
dono fedeli alle idee. L'idea della ti-agedia, e quella della Divina Com-
inedia siccome arguiscono nei due aulori una pari allezza di severo in-
geguo, cost la lingua da essi creata doveva pareggiarsi per nobile seve-
rita , per gravita maestosa, per concisione , ed ardilezza. Cifulla v'ha di
pill simile e nella lingua, e nello stile, die Eschilo, e I'Alighieri.
AU'incontro quanto il uovellare dill'erisce dalla storia, e 1' imaginativa
dista dalla fredda ragionc, altrettanlo il Boccaccio si differenzia da Tu-
cidide ; perche diverso era I'ingegno, divciso lo scopo , eppcro diversa
l'idea , che amendue ispirava. II Boccaccio bello e soUazzevole ingegno
pigliando a novellare tolse per suo argomento tutto il vastissimo pos-
sil)ile, che la fantasia puo a sua posta creare ed abbellire ; per iscopo
si prefisse il diletto , giacche niun intendimento politico o morale tras-
pare nei licenzioso Dccamerone ; eppero la sua lingua riuscl bella, so-
iiora, ed amena, ma la filosofia manca talora nei suoi periodi , la tur-
gidezza si mostra dove voile aggiungere al magnifico , ed in certe de-
scrizioni prolisso quaolo Longo Sofista si lascio sedurre dall' amore di
far parole. Ben diversamente Tucidide. Una veinta speciale e positiva
egli iniprese a narrare ncUe sue cause , e negli elFetti. Per amor delie
cause diede uel primo libro un'analisi della storia precedcnle alia guerra
del Pfloponneso, censurando nci logografi , e peiliiio in Oirero, quel!<'
nieuzogne , che la poesia, la vauita nazionale , e I'impazieuza d'indagar
ii vcro divolgale aveva; suo scopo fu I'ulile deUumanita presente e fu-
lui-a, ricusaiido assoiuiamcnle di rccav diletto in una fuggevole lerila-
(ij I'i>ppo Tliutjdides loui. I ji. 3iG. sij.
DI ASIEDEO PEVnON. 34 <
zione. Alia vcrita ed allezza di lal idea coirispose la sua lingua , e la
manieia tlello stile, die fu filosofica, concisa, sludiata nelle parole, ;i
Gui accomandava lropj)i pciisieri, c bella talvolla , ma per inavvertenza ;
il suo pcriodo riusc\ quaudo sempllce come la verila storica, e quando
inagnifico come il sublime concelto del Icma, ornate non mai pcrche
sdeguoso di dilettare; insomma la lingua e dominata dalle idee, e le
parole gcmono oppresse sotio il peso de' pensieri , quindi oscuriti , ed
asprczza. Tucidide cosi ebbe per legillimi figliuoli Deiiiostene, e Salu-
stio che lo emendarono; il Boccaccio gcnero la turba dci novellieri, e
dei zufolalori di parole, che lo delurparono.
6"]. SuJ)ilila che fu la lingua si poelica, die prosaica , dell' Atlica
proseguiron«i gli scriltori a battere la via scgnata da Esdiilo e Tucidide.
Ampliarono il lessico per mezzo di glosse, di parole nuovamente com-
poste, e sempre piA nc scostarono la gi-ammatica dalle inflessioni e nia-
niere .Toniche ; ondechii Tidioma si arrirchi ad un tempo , e tolse un
aspelto specialmente distinto da quello delle allre greclie stirpi. Allora
si fu , che Euripide pole omai cominciare a scrivere con soli vocaboli
e modi Attici. Ben si ruba , scrive Arislotele (i), se nno dalV usato
diuleUo scegliendo le parole , pvocacci di hen conuetterle , il che Eu-
ripide fece e iHOStro il primo. I'arimente Longijio (2) loda Euripide,
siccome quello , che , lasciata TOmcrica magniloquenza segnita da Es-
chilo e Sofode , lasciate le voci poeliche , scppe i soli conumi e popo-
Itiri vocaboli d' Atcnc [ xc(v« x«( dr,u/Ji$r, 6vo!j.cr:c( ] cosi ordinare e com-
])orrt; fra loro, die I'intera frasc si vest'i di grandczza e iiiaeslu. Fu
adunque Euripide il primo, che, seiiza giovargi del dialelto Omerico
ed adottare glosse, abbia scritto tragedie coi soli vocaboli dell' Attica j
vale a dire una parte dell' doquio d'Omero e ddle glosse dogli scrit-
tori precedenii avcva talmente Dlteniita la citladinanza d' Atene , die
tuiii' le idee del trag'ico potevano con evidenza e verita esprimei-si senza
ricorrere a siraniere fonli. Ma Euripide riusri egli gradito .' I giudizii
degli Atcnicsi si divisero. Aiislofane jiarleirgio per lanlica scuola , e
I'oise con Ini Ojiinarono quei giudiii, che jur cpiattio volte negundo la
palma :ul Euripide la diedcro a Senocle (3). All'incontro Socrate , che
(i) ArisloteU's Rhetor. III. p. lao. 4-
{■i) Loiigliiu!* (Ir .Suhlijn. ^o. a.
P) Adhiniu V Hislor, M.S.
34:1 oniGiNE Ecc.
rade volte intcrveniva ai tcatri, non mancava mai cU assisicre alle nuove
Iragedie di Euripidc (i), pcrche , dice il buoii novelliere Eliano, So-
crate no ainniirava la sapienza ed il valore nei metri , tpiasi che Es-
rhdo c Sofocle gli fossero da niciio in qiicstl due pregii. La cagione
derivava da piu alto priiicipio, che Sofocle stesso cosl cspresse: to rap-
presetito gli uomini come convien farli \_o''tovi; ^d noinv'], ed Euripide
li nippvesenta come sono [clot' £tVi] (?). Alia slcssa idea teiidc 11 dialogo
Ira Esehilo, ed Euripide, che il feslivo Arislofanc introdusse nelle Raiie.
Vi si gloria Euripide di aver prodotte suUa scena cose domestiche ,
nsuali e familiavi (3), persona che parlano umanamente (4), cosicche
gli spettatori vi possono imparare la vita (5); I'improvera poi all'avver-
sario Tidcalc dei caratteri , c delle persone , che si sfoi'zo di sostencre
coUa magniloquenza di frasi e parole pouipose. Colore aduncjue , che
amavano I'ideale, I'arlifiziato, il bello possibile anfeponevano Escliilo e
Sofocle ; ma Socrate e quanti prediliggcvano il reale , il positivo , il
quolidiano della vita aderivansi ad Euripide. Egli pertanlo fermatosi di
essere reale e popolare nella favola dovette eziandio essere rcale e po-
polare nelle parole , eppero nel dialelto , attenehdosi al solo volgare
d'Afcne. Perlacpialcosa non fu gia uno scriipolo di Allicismo , che lo
ritrasse dalle glosse , ma bensl rarinonia , che passar doveva tra la lin-
gua , e I'idea dcUa tragedia popolare. E Socrate , dope aver nel foro ap-
plicata la fdosoOa alia vita pratica, ansioso accorreva alle tragedle d'Eu-
ripide, che di quella stessa vita positiva esponevano un frammento. Fu
Euripide , per dirlo di volo , il prime romantico ; lascialo lo splendore
delle voci e delle frasi, si accosto al dialogizzare quotidiauo (6), senza
pero abbassai'si al triviale ; fedele a porre suUa scena la schielta realta
della vita ebbe nelle Rane a sentirsi il seguente rimprovero da Esehilo :
Si, per Giove , tu esponi sidlu scena cose reali; ma, bada,dee il poeta
nascondere le cose caltive, e non gia produrle ed insegnarle ("])■■■ Di
quanti mali non e aiilore costui ! Egli introdusse sul teatro mezzani ,
(0 Ibid. 11. i3.
(a) Aristotelcs Poetic. aC.
(J) .\ristoplijnes Ran. t)<)u. ioo3. S(j.
(4) Ibid. logo.
(.5) Ibid. looa. Sfj.
(G) Ibid. 980.
(;) n)id. io33.
D( AMF.DEO PEYtlON. 343
donne partorienti nei templi , giacentl coi frateUi , e dicentl che il non
vivere e vivere; quindl la nostra citta si riempi di scrivacchianti [forse
autoi'i di Scene , I'roverbii , e NovellcUe ] di adulatori purasiti , e di
scimiotti sollazzanti il volgo (i). lo non dubito, che Aristofane siccome
cotnico abbia esagerala la popolarila ilelle romanticbe tragcdie d' Eii-
lipide ; iinpciocche , so cgli diceva vero , come mai puossi non diro
credun- nia solo sospetlare , che Socrate soUecito accorresse alia rap-
presentazione dei Briganli , o d'un Faust ?
68. Se il particolare intendimento d' Euripidc lo condusse a sei-virsi
dclTAttica lingua qiial era , gli allri scrittori suol conteinporanei pro-
seguirono ad arricchirla con vocaboli nuovi, e di nuova coinposizionc ,
o Iraslali , del che Dionigi talmente biasimb Platone, che giudicollo in-
feriore a Demostene. A torlo tuUavia , giacche un oratore pojtolare dee
atlciiersi ad una lingua popolarc, se cgli desidera operare sugli uditori,
siccome Euripide colic sue tragedic ; laddove un filosofo scrutatore dei
pill astratti inisteri dell'anima , che crea una scienza e che scrivc per
lettori dotti , non poteva essere Demostenico.
6g. Abbiamo sinora indagata la crcazione dei tre ilUistri dialeiti della
Grecia , dei quali furono padri Eschilo , Pindaro, ed Erodoto. 11 primo
naque nell' Oliinpiade 63. 4 > Pindaro nella 65. 3 , ed Erodoto nella
•j^. i. Questa coincidenza di tempo dei tre crcalori non e fortuita, ma
I'i accenna una causa , che doveva essere comune a tutle Ic schiatle
greche ; io la chiamerei il bisogno dcUa sintesi, che i greci tutti prova-
rono per la passata del barbaro. Iiifalli i grandi trovati, quando non ne
sia inventorc il case, sempre si debljono ripetere da una sintesi scicntifica,
che ricomponc Ic particolari analisi per laddietro fatle. Tal fu degli or-
dini , e dei dialetti della Grecia. Dal gran padre EUeno diramatesi le
razze greche si divisero e suddivisero in varii stati , che dopo un lungo
vicendevole guerreggiare finalmente quietarono , e prcsero a comporre
con legislazioni i loro ordini civili e politic!. Come 1' ordine cresce\a
in ogni contrada , gli uoraini andavano dalla vita campestrc e di bor-
gate riducendosi in cilta , e le citta associandosi nascevano le metropoli ,
e formavasi cosi la sintesi d'uno stato. Crcsciuii "li stali d' una stessa
stirpe , cominciossi ad ambire il primalo ; e perchc il barbaro aveva
(i) Ibid.
344 ORIGI>E ETC.
siiggiogata I'Asin minoi'e , e macchinavn ili passivre a" tianni tlella Gre-
(.'la, naqtic il desiJerio ill protc^gcre gli oppress! rivciuViraiuloli a li-
berta , i; naquc ancorn la ncressita ili pvovvetlere alia propria difesa.
Ma alio scope del primato , dilla protczione, e della difesa aggiungere
non si poteva fuoi'cho piii slali si collegassero insieme ; coUcgandosi
poi, la pill nalurale allcanza era quella dclle conlrade d'una medesima
slirpe ; qiiindi la confcderazionc Joiiica , c quella Dorica, die e qiianto
dire la sintesi dclle stirpi. La Grecia pertanto tendeva alia sintesi d'una
lorza tisica ; ma per ottenere questa in popoli incivilili , liberi, e mas
siinainenle in governi democratici , era inoltre ricliiesla la forza iutel-
leltuale , vale a dire I'eloquenza , e la parola. Ma la sintesi della pai-ola
adoperata nelle varie contrade d'una stessa schiatta si e la f'usione dc'
diversi vernacoli in un comune ed illustre eloquio. Dunque il generale
bisogno di sintesi sincome negli ordini politici produsse le alleanzt- di
ciascuna slirpc , cosi nei volgari idiomi opero la confederazione dei me-
desimi in un solo eloquio illustre , onde quasi conteniporaneamente sor-
sero i tre nobili dialetli l' Attico , il Dorico , ed il Jonico. Ne vale il
dire , clic Erodoto imito Pindaro , e quesli Eschilo. Oltrecrhc I'imita-
zione troppo sovcnle invocala dagli cruditi non c propria dei sommi in-
gegni , salvo quanto il Dante imito \ irgilio , io osscrvai , clic , prima
di quei tre padri , altri scrittori gii si erano provali nel creare le il-
lustri favelle, il clie dimostra la generale inclinazione della Grecia verso
la sintesi de" vernacoli.
70. Pill sopra esprimendo le cagioni , per cui il Dorico illustre non
si estese fralle greche schiatte , e neppur divenne popolare IVai Dori ,
io accennai eziandio i motivi , che diedero la vittoria all' Altico sopra
gli altri dialutti rivali. Quel popolo, che col potere signoreggia altri stati
governandone gli inleressi , e colle opere dell' ingegno ne illumina le
menti , e le costringe all'ammirazione , quelle pure ad un tempo suole
comunicarc lore la propria lingua. Quindi I'Attico dialetto primieraraente
si insiiiuo frai sudditi Joni , e divenne popolai-e per mode, die xVltiche
erano le iscrizioni dclle Joniclie citta , che solevano per I'addietro in-
ciderle nella lingua del popolo. Laddove i Dori rivali conservarono per
piii lungo tempo nelle lajiidi il volgare idioma, come ne fanno fede le
iscrizioni di Sparta, di Greta e di altre Dorichc citta. Nell'Olimpiade 10.)
ali Amfizioni in Delfo ancora si servivano del Dorico nei loro decrcli,
DI AMEDEO PEYROX. 3X5
come scorgesi ila quello rifeiilo dal Bocckh (i); quindi a venlicinque
anni , fiorendo Demosleuc , £;ia avevano adollato I'Allico dialello. Ma la
Beozia rivale cesso jjiu tardi dall' adopeiare iielle iscrizioni 1' Eolico
suo vernacolo, accostaudosi al comunc ; cio avvenne tra TOlimpiade i3o
e la 145 (3). Se non die I'Auico rijnuliato dal popolo veniva adonerato
dai DoiicL prosatori , i quali desidciavano di venire in faina presso i
Grcci. Quando poi le urmi dei Macedoni, e postia quelle dei Uomani
vinscro la Grecia, e portando ncH'Oiiente e neU'Egilto le greche scienze
vi destarono gli ingegiii a nol)ile cmulazione con Atene , allora il coin-
inercio delle idee inliodusse una lingua comune, e cadde pure per oi;ni
dove il Dorisnio nellc popolari iscrizioni. Tutlavia il principale colore
che domina nel dialetto comunc, si e quelle deU'Altica; cotanto e vero,
clie I'ingegno in cio sovrasla alle armi.
71. Sorgevano intanto i Relori ed i Grammatici. Questi disconoscendo
I'indole e la storia dellumanila , la quale c'inscgna, che iilee e voia-
boli sempre camminarono di pari passo , voUero soUevare al grado d'in-
dipendente scienza le mere e pure parole; laonde alzarono un lamento
suU'Allicismo corrollo, defunto si sforzarono di risuscilarlo , c pretesero
di piantare le colonne d' Ercole per la lingua d' un popolo , die bene
o male viveva e progrediva. Costoro avrebbero voluto arrestare il tempo
volubile , ed cssenzialmcnte novalore; non potendolo impresero a farlo
indielreggiarc ncUe loro scritture povcrissime .di pensicri , nia ricche di
approvali vocaboli. Infalli gli Alticisti muniti d' un buon indice di pa-
role benedelle , toglicndo occasione da un argomento qualunque , lo trat-
tarono si , die tulta vi comparisce sfogata la concupiscenza di zufolar
con parole scnza curare la vcrila c rulilita delle idee. Per essi la vita
fu ridouata all'Altico defunto, come il cadavere la riceve dall' eletlro-
inotore, E perclie la vita deiruomo sta nel pensiero e nelle idee, che
sono soslanzc, dovccche i vocal)oli , fin dal tempo d'Omcro alati, soiio
contingenti come un rapido volo ; peixio gli Alticisti suonatori di lingua
passarono come un sonoro clamore, come uno spettro di mera forma.
Per tal mode il tempo si vendicava di clii disconoscendo la sua onni-
potenza gli avcva mossa risibile gucrra ; ma intanio quel tempo me-
desimo sommo apprezzatore dollc idee salvava Polibio. Questi fulminato
(1) Bocckli Corpus Inscript. Grace. I. p. 804. sq.
(a) Bocckli ib. 718. c 763. srj.
Serie II. To.M. I. 44
34'> ORrCINE ECC.
dai Retort come uno scritlorc barbaricamenle Macedone , sentenziato dai
Dionigi (i) come autore, die niuno sosten'cl)bc giammai dl leggerlo in-
tero , pcrvenne nelle mani di Cicerone, clic lo lesse e lo qualifico bonus
auctor in primis (a), coliocandolo cosi accauto ad Erodolo , e Tucidide.
Poscia Polibio lottando contra i secoli della barbaric , ed uscendone
malconcio, come i colleghi Livio c Tacito, locco il rinascimcnto delle
lettere ; allora in ttilta I'Eiiropa ebbc ciilto ed onore di traduzioni, j>er-
che i pensieri si possono traslatare , e le parole no.
72. L'esempio dei Greci siuora da me esposto valga ad ammaestrare
noi Italiaiii neilo stimare I'opera , che il Dante coUoco nella crcazione
della nostra lingua illustre. Posto nelle slessc circostanze di Eschilo ,
di Pindaro , e di Erodoto adoperi alia stessa guisa, perclie i sommi
sempre si imilano per solo vigore di pari raziocinio. Vedemmo, che i
vocaboli andarono sempre congiunli coUe idee, noi defmiamo accurata-
mente i primi, e facciamo iin compiuto novero delle secondc ; poi ris-
contrando questc coi lessici, osserviamo , se essi soddisfacciano a tutle
le esigenze delle nostre idee. Per severo giudizio del tempo perirono
i molti glossarii , che sulle opere di particolari autori compilarono gli
crudiii grammatici Alessandi'ini ; ma vive ancora Pollucc , che ogni arte
ed ogni scicnza partitamente considerando diede l' illustre saggio d' un
dizionario ordinato per classi, e specie d'idee, anziche per vocaboli ed
elementi di pronunzia. Giudichiamo dirittamente del modo con cui pro-
grediscono gli idiomi , e quali sieno i classici per sentenza del tempo,
(juali per convenzione dei grammatici. Che se studiando la sioria delle
lingue, le vediamo travagliate dalle onte del temjio, riflettiamo che le
sostanze assai meno contingenti delle forme resistono piu lungamenic ,
e morendo si trasmutano in altre aflini. Mori la lingua latina , ma dalla
sua essenza nacque I'ltaliana. L'aflinita di questi due idiomi circoscritta
entro i dovuli limiti ben la comprcse il Dante, e svolgendola assodo
I'indole dell'Italiano eloquio, e confcrnio il marchio del suo intimo ca-
rattere ; con esso accordo e versi, cd armonia , e period!, c coslrulti,
e grammatica,e le origini dei vocaboli, riducendo il tutto all'analogia,
che dai multiplo d'una lingua sa ricavare I'unitu. Non il Provenzale lo
sodusse , onde immeschinire con fiicilc imitazioiic il suo idioma; nun la
(1) Dionysiiis H.il. Ac Compos. Vcrborum cjp. \.
(5) Cicero dc Ollkii^ III 32,
1)1 AMEDEO PEYRON. 347
lingua di Virgilio lo alletto a trasmodare in un far grandiose , o con-
(iso a noi non acconscntito. Giusto c temperante cgli conobbe e raf-
i'ermb il carallere dcUa lingua ; noi lo scguitiamo ricordevoli , che primo
vincolo d' una nazione e la parola , e chc di tutlo si puo far iattura ,
tranne del cai'attere.
I
348
AmALISI
DELLA DISSERTAZIONE
1
1. Parita dell'Italia coUa Grecia nella storia della lingua.
2. Per conoscere la stoiia della lingua Greca bisogna investigaie i.° gli idiomi ado-
perati dagli sciittoii precedenti a Pindaro, Eichilo, ed Erodoto , 2." la parte,
cbe questi ebbcro nel perfezioiiamento de'loro dialetti.
Del dialelto d'Omero.
3. II dialetto dell'Iliade e dell'Odissea odierna non e genuine , ma posteriore ad
Omero.
4. Esso e un idioma Jonico della seconda specie ■,
5. Tuttavia contiene ancora reliquie d'un autico idioma diverso da quello di Erodoto.
6. Contiene inoltre Dorisrai , clie formavano parte del suo dialetto ,
7. E forme cpiche , che al suo tempo esser dovevano volgari.
8. L'odierna lingua d'Omero si couipone di tre dementi, clie non poterono tssere
contemporanei , cppcro non e genuina.
9. Ognuna delle tre stirpi Greclie avrebbe potuto nell'autografo d'Omero [seppur
egli scrisse ] ravvisare il suo particolare dialetto.
10. Omero pervenne a Pisistrato per mezzo de' Rapsodi.
11. E^si nel canto oralo andarono trasformando il dialetto Onierico in quello dei
loio uditori Joni.
12. Pisistrato per mezzo della scrittura sanci la trasformazione della lingua Omc-
rica in quella Jonica.
13. Esempi delle altre nazioni ,
14. Dell'Italia.
15. 11 testo di Pisistrato prcse un colore Jonico piii dist'mto quaudo I'alfabeto Greco
fu ampliato,
[
349
16. E quando dal testo Omcrico fu cacciato i1 digainma.
17. In qiial modo i Rapsodi nel trasformare il dialctto d'Omero al)b'iano superale
lo dillicolta, clic nascevuuo dal mctio.
18. Dei casi uscenti in fi.
19. Delia paiticcUa taj?.
20. Doi nomi in wg della prima declinazione.
21. Del vocabolo o'pi?.
22. Nel forinaie la storia dci dialelti noii si vuol tcner conto dcU'odicrno dialetio
dcll'Iliade e dell'Odissca , siccome fattura dci Rapsodi perfczlonata da Pisistrato.
23. La prima lingua del Grvci era una specie di Eolico.
Del dialeilo Dorico.
24. Caraltere dei Dori ; loro tendenza alia lirira.
2.S. La lii'ica , clu: caiita il iiiondo estoino, il- anclie propria dei Joni; ina la vera
lirica si e quella , chu matiifesta le idee , ossia il niondo interno , ed i bal-
labilc.
26. Lirica orcliestica coltivata dai soli Dori.
27. Filosolia dei Dori spiritualc -, la Storia da essi prediletta era la mitica.
28. Esametro , Elegia , Musica Joiiica , Storia , e dialetto Jonico furono idee con-
nesse ; come pure Lirica , Musica Uorica, e dialetto Dorico. Dori , clie scris-
sero jonicamcnte , e Joni clie scrissero doricamentc.
29. Qualiti) del dialetto Dorico in generalc.
SO. Armoiiia Dorica.
31. Lc specie del dialetto Dorico sono taiile , quantc le provincie Dorlchc. Cliscrit-
tori preccdenti a Piiidaro scrivevano nel veru;u;olo della loro provincia. Disegiio
d'un'Antologia dei dialetti Greci.
32. Cosi gli Italiani prima di Dante adoperavano nelle scritture I'idioma del loio
muiiicipio.
33. Pindaro e Dante riprovarono tiitte le favclle speciali delle provincie , e risalirono
all'idca , ossia caratterc comuiio a tutte.
31. Tuttavia per fondameuto della loro lingua illustre ne prescro uno , nia non
esclusivamente.
35. 11 Dialctto di Pindaro , che e la lingua d'Omero colorila Ddricanientc , c im
Dorico illustre ; come I'eloquio di Dante e un Italiano illustre.
36. Cbe cosa sieno le glosse -, loro uecessita.
37. Pindaro e Dante arriccliirono con glosse la lingua.
38. Due pregiudizii.
39. Melafore , e voci composte create da F'indaro e Dante.
40. Forme grammaticali del dialetto di Pmdaro.
41. Forme grammaticali della lingua di Duiile.
42. Pindaro liprovato dai Beoti.
3jo
43. Dante riprovato da alcuni Italiaui.
44. Scrittoi-i , clic prima di Dante tcntaioiio di cie.ire I'oloquio illustre , suppiati
da esso.
45. Scrittori , clie prima di Piiidaro tentaroiio di crearc il Dorico illustre , supcratt
da csso. J
46- II dialetto di Piudaro rimase letterario , e peixLe -, dipoi cadde. ■
47. Cadiito il dialetto , sorsero i glossatori. Vani sforzi per risuscitarlo.
Del dialetto Jonico.
48. Nella sola Jonia si numeravano quattro diversi volgari Jonici.
49. I prosatori .Toni anteriori ad Erodoto adoperavano il vernacolo della loropatria,
50. Cos! Ecateo di Mileto.
51. I Logografi furono in gran parte Joni; i Dori scriveudo storie si eervivano del
Jonico idioma.
52. II Jonico dei Logografi era il vernacolo delle loro citta.
53. Alcuni tuttavia gia tentavano di creare un Jonico illustre.
54. Erodoto cre6 il nobile Jonico.
55. Tal dialetto letterario cadde vinto dall'Attico.
Del dialetto Allico.
56. L'Attico antlco non si differenziava dal Jonico. Ipparco pubblica i canti d'Omero ,
e fonda la scuola del bello e del buono.
57. Influenza d'Omero sul progresso del dialetto Attico.
58. Gli Attici nei tempi prossinii ad EscUilo adoperavano ancora forme Joniche.
59. Tre periodi dell' Attico idioma ; Eschilo appartiene al secondo.
60. Eschilo crea I'Atlico illustre ; suoi Jonisini,
61. Suoi Dorismi , sue glosse.
62. Metodo ch'egli tenne nel creare il nobile Attico.
63. Tucidide crea la prosa Attica.
64. Dionigi d'Alicarnasso povero critioo.
65. Tucidide stabili le forme grammaticali.
C6. Paragone tra Tucidide creatore della prosa Attica, c Boccaccio padre della prosa
Italiana.
67. Euripide fu il primo , clie scrisse con soli vocaboli Attici , perclie romantico.
68. Platone, e Demostcne.
69. 1 tie dialetti illustri furono quasi contemporaneamente creati , e perche.
70. L'Attico vinse i due rivali , poi si cangio nclla lingua comune.
71. Vani sforzi degli Attlclsti e dei Grammatici per risuscitare 1' Attico defunto,
Ic sole idee durano pei'petue.
72. ATvertimento agli Italian!.
35i
lO/lMMIiS :%ilTOllII ARRI
DE
LII\GIIA PIIOENICUHI
Lecta die 19 apritis anni i838.
En gcuerat lorsquc jc rcflcchis sur Ic faible flcgrc
(Ic cerlitudc que prcscDtcot Ics explications donncc*
jusquUci d*un asscz grand nombrc dc Icgcndcs, dc
monnaifs ct d'inscriptions phtfolcicnncs .. .. jc dc
puis mc dcfcndrc dc soup^onncr que Ic langage
dc6 Phcnicicns ct cdui des Icurs colonics nc s'cloi-
gucnt plus qu^ou ne Ic croit communcmcnt de la
lanpuc hcbraiquo. De Sact. Journal da Savant.
JuUUt 1817.
▼ igiuli iam anni elapsL sunt a quo vir summus, de cuius morte omnes
rum lacrimis nujier audivimus , orientates pliilologos admonebat, non ita
facile in eonim iurandum esse doclrinam , qui aiit nihil omnino , ant
tantulo tantum gradu, quern mirari non oporteat, riioenicum linguam
ab hebraica differre dictitabanl. Aequissimum sane optimi iudicis moni-
lum ! Quorsuin enira adeo ingens opinionum discrimen de tittilo quodam
phoeiiicio , si hiiius lingua liebraica sit? si vcro tantarum opinionum
origo non linguae Phoenicuni, sed linguae lilteris, de quibus nondum
certo constat , adscribas , cur linguam , cuius litteras rectissime non
oognoscis hebraicam esse asseris? Tanta fuit a Barthelemyo ad Aker-
bladum Phoenicum linguae conditio.
Postea aulem nullus de lingua et litteris Phoeniciis data opera dispu-
tavit, nisi Hamakerus , vir de orientali philologia optime meritus, qui
maximum titulorum Plioeniciorum, quos no\it, partem collegit in unum
atquc illustravit. Quod si eius Diatribe atque Miscellanea Phoenicia
omnem prorsus dubitandi causam , quam in linguam pliocniciam exci-
taverat Sylvestre De Sacy, a philologorum orienlalium animis eliminare
nequibant, fiicicbant lamenj ut viri docli melius perciperent qualis ad-
353 DE MNGUA PHOENICUM
hue ct quanta via ei-at incuntla , anlcquam certa de Phoenicum lingua
sententia elFciTi possit.
Videlicet id omnes tune oplinie intellccerunt duo in Iiac causa recte
esse inter se dislinguenda , quae , quamquam priino intuitu arctissiine
eoniuncta videantur , distiiictuin lamen sive ingeniuui sive stadium a
docto viro cxposlulant. Aliud enim est litteras phoenicias cerlc dcfinire,
aliud vero recte dclinitas iuterpretari. Ilinc omnes una voce primam ac
praccipuam diflicultatcm , a qua indicium de vero linguae Phoenicum
arlificio peiidet, positam esse dixerunt in litterarum potestate , turn in
titulis lapideis, quum in numis acqua lance firmanda. Quandoquidem in
anliquis titulis Plioeniciis declarandis illud paleologo viro contingere ne-
quit quod in graecis Boeckio , Letronnio , Peyronio aliisque celeber-
rimis interpretibus contigisse sciuuis. Tituli namque quos summi hi viri
ante oculos habebant in graeca lingua exarati erant ; atque ita certis-
simo Crmissimoque fundaraento se inniti iutelligebant, ut, una alterave
vocis littera deteeta , integram statim vocem , quo ei-ant ingenii acu-
mine, arripere potuerint. Cur vero secus contingat in titulis plioeniciis,
lector infi-a ediscet.
Ab ultimis Hamakeri curis ad banc nostram aelatem , per integrum
videlicet decennium , nulla prodiit de iis rebus elucubratio , quae, aut
Leidensis philologi doctrinam in omnibus confirmare , aut in omnibus
earn i-efellere potuerit. Quare tantum abfuit, ut dubia, quae de linguae
Phoenicum natura iamdudum proposuerat Sylvestrc De Sacy, cxtingue-
rentur , ut immo potius magis magisque philologorum contenliones ex-
ardescerent: quasi cuique, paucis exceptis, privata sua opinione de hisce
studiis sentire liceret.
Non ii nos sumus, qui singulas hasce de lingua et litteris Phoeniciis
opiniones persequi cupimus, cas ucmpe, quas qualemcumque potius in-
genii aut lusum aut conatum dixeris, quam sanum de Phoenicum rebus
indicium. In harum enim opiniomnn auctores digitum non intendimus
cum doclos viros non una omnes de liisce studiis sentire dicimus; cos
videlicet antiquitatum scrulatores diligentissimos et in sanioris philolo-
giae schola enutritos, qui , pcrpensis curis , quas ante ipsos navarunt
in studiis Phoeniciis eruditi viri, certa a dubiis, hacc a falsis secenierc,
propriasque opiniones et coniecturas ca, quae par est scienlia, exponere
dibgeuiissime sategerunt.
Inter quos nuilus tarn digne lamque laudabiliter meruit quam Ge-
lOANMS ANTONir AnRl. 353
scii'ms, vir celcbeiTiinus , ((ui anno clapso cximiiim opus, qiioil plcnaui
ac pcrfoctam inouuincnlonmi oinnluin Pliociucioruin hisloriuiu iI'k.'cs ,
cvulgavit sub titulo: Scripturae littguuequc Phoeniciae monumenta quot-
quot supersunt edita el inedita ad autograpliorum opliinoruinque exem-
ploruin Jidern edidit, addilisque da scriptura el lingua PJioenicum coin-
mcnturus illuslravit Giiil. Gcseniiis. Lypsiae. iSSt.
Certc , Gescnil summa auclorilas ia iis quae ad linguam liel)rak-ain
pertinent , eius sedula cura in tiiulis PUoeniciis ad autogra|)horutn fidem
vindicandis- , eius denique diuturna in palcographia Plioi-nicia exercilalio
c-uiquc arguinento esse possent eo landeni aliquando venUnn esse, ut iain
de giammatira ac dc paleograpbia Pboenicia recle conslitulis gralulari
])0ssinaus. — Sed ne cum viro suinino de scientia aut ingenio conlen-
danius , iios , i'actis et inullis el aperlissimis ex ciusdcra opcre educlis
innixi , rem pbilologiae Pboeniciae ulileni fucluros fore conlidimus si
quae Ibidem contra monumeDtorum fidem nobis constituta videntur, pro
viribus cxponamus.
Quod antequam faciendum susclplmus candide profilemur non alio nos
consilio iiasce nostras in Gescnii opus observationes ederc , quam, ut si
quae ei proponimus dubia atque emendationes a philologis Phoeniciis ,
a Gescnio in prirais , novis argumenlis refutabunlur , maior inde evul-
gatae doclrinae de lingua et litleris Pbocniciis aiictoritas accedat. j\o-
runt enim omnes, nonnuUa quidem jiriucipia eerto iam slatui posse de
Pboeuieum lingua [ quod omnibus iis , qui in liac scientia plane nou
sunt hospiles, abiuide probatum est], plura autem perscqui, plura do-
ccre quae optimc pliilologoruni consensu confirmari nequeant, non so-
Imn id cum niagno cerloruin principiorum deU'imento , sed cum non
pauca etiaui studiorura liistoricorum perlurbalione fieri.
Nc autem longius proccdat dlsputalio nostra, reliclis nunc tiiulis JSn-
uiidicis et Aegyptiis , rclictis numis, eos in unum colligimus tilulos
Phoenlcios, quos in Tabula representavimus, qui, teste litlerarum figura,
unam camdemque classcm iugrediunlur, plenioreuique inlerpretationem
])atiunlur. — Moneinus vero nos tamdcra de ling\iac Pboenicum uatura
scnlcntiam scqui, quam Gesenius defendit, quaeque omnium fere com-
munis est opinio, linguam videlicet Phoeniciam lla arctius cum liebraica
coniungi , ut ab ea vix secerni possil ; alquc operae pretium duciiuus
has crilicas regulas m interpretalione monumentorum Phoenicionim scr-
■vaudas praemitterc.
Serie II. Tom. i. 43
354 "E LINGUA PIIOENICUM
Regula I.
Phoenicius scriptor , qui mentem siiam marmori commisit, clave clis-
tincteqiie scripsisse censendus est; ita ut quae ex eius verbis eruitur
intcrprelatio dura et distincta sit. Publicis enim in tilulis perspicuitatem
qnacriinus , senlcnliarum concinnitatem , oralionis tandem seriem ita
coinpositam qualem homo ratlone pracdilus, volens et sciens, exponere
solet.
Reg. II.
Dictiones et verba, quae ex usu linguae hebraicae comprobar'i nequeunt,
suspecta esse debent. Etcnim in scripto vel sententia quae publice ad
communem eruditionem exponuntur, peregrinae et obsoletae voces able-
ganlur; iis vcro utimur quae omnibus ia usu sunt.
Reg. III.
Litlerarum , quae ad radicem pertinent , praetermissione aut permu-
tatione ; insuper err ore aut negligentia in litter is describendis caute
parceque accusandus scriptor Phoenicius. Quura enim de titulis marrao-
reis agatur publice exponendis , rectius credimus scriptorem omnem
suara impendisse operam ne lectorum risu aut obiurgalione castigaretur.
Reg. IV.
Perperam eodem in titulo eamdem litteram quaerimus duplici sfjlo
exaratam altera alteri opposito- Nam nihil absurdius quam in detcrmi-
nalo aliquo alpliabeto imam eamdemque litteram plurcs habere figuras
inter se diversas , nihil vero magis incredibilc quam scriptorem , qui
lalem litteram tali niodo eflingere solebat , alia plane ralione mox in
eadcm linea ac paene in eadem voce depingerc potuisse aut voluissc.
Reg. V.
Ignotarum litterarum potestatem ex cognitarum forma determinabimus ,
duinmodo tilidi, ex quibus litteras ad comparationeni depromimus, hand
lOANNIS ANTOMI Alini. S55
iiiullo inter se diffevunt stylo. Namquc cum Plioeniccs lougc lateque.
l>er orbera lerrarum diflusi cam iion semper sequuli siut scribemli ra-
lioiicm, quae in communi patria omnibus cominuiiis crat , lemporis
dccursu faclum est, iil, prout lianc vel illam orbis parlciu iiicolcbaiit^
phis minusve a palria scribendi ralione defecerint.
Reg. VI.
Insolitam , proindeque incertam in titulis phociiiciis littcram cum ari-
tiquis Graecorum Uttcris , cum Samaritanis , curn iis praccipue , quae
in nuiiiis Machabeoi-uin conspiciuntur , conferemus ; quibus collationem
non sustinentibus , lilleram ex tiluli oralionis serie per coitiecturam
definiemus. Nam apud omnes doclos viros certo constat Graecos litte-
varum formam a Cadino Phoenicio accepisse ; litteras Phoenicias c\im
Samaritanis arclissinie olim coniunctas fuisse; hcbraicas vcro. quas nunc
in Machabeorura numis habcmus, antiquam Phoenicum scripluram, earn
saltern quam in litubs Phoeniciis cemimus , plane referre.
. Quibus in anlecessum uti oportcbat conslilutis , ita iam omncm di-
sputationem noslraui parlimur.
. 1.. Per ordineni exponemus quae ad Sardoum titulum de litterarum
polestate disputata fuerunt a Gesenio ; atque coliatis litteris Sardoi ti-
tuli cum lilleris titulorum Melilae , Alhenarum , Carlhaginis aliorum-
que, in ea auimadvertemus (piae nobis rciicienda vidcntur.
. 3. Gesenii atque Bejnary dc Sardoo lilulo inlerpretationes refellemus.
3. Novas nostras in eumdem titulum obsci'vationes propooemus; quid-
que hodic de Phoenicum lingua scntire liceal diccmus.
L
De litterarum polestate in Sardoo titulo Phoenicio
in Tab. N.° IV.
Primum igilur ait Gesenius : « littei'a tor obvia lin. V. litt. i. 5.
v VIII. lilt. 3 quam Arrius sainech esse statuit, uon talis est, sed /ntvM
» neque dillerre c\lstimundu est a litt. i. lin. I\ » (i). Mirandum sane
(i) Scripturiic linguacque phoeniciao monuincnta pag. \'xi. i.iti.
35(i BE LINGIA PIIOESICUM
clar. viriiin ita testlinonio ociiloruiii valeciixisse iit, quae prinio intuitu
inanifcstae sunt diversae inter se lillcraruui figurae , ipse dislinguerere-
rusaverit. In qiiem qiiidcm liaiul iucidlsset orrorem, si regulam criticam
Cjuaui supra N." IV. cxposuimus incnte cogitavisset. Quis enim sibi per-
suadebit, Sardoum scriplorein Phoenicium , qui litteram mem per si-
gnum expressit, ut in Tab. ]V.° IX a, quemadmodum cflicla est in titulis
('ai'llingiuiensibns, Atheniensibiis, IMclilcnsilius , pauUo post, ct quidem
cadcui in linca et quasi dicam eadom in voce, canuleni litteram per
signum in Tab. N." IX b representavissc , quod ceteris in titulis nihil
aliud nisi samech esse potest? Optimo autein cuique persuasum esse ve-
limus magnum esse discrimen staluendurn inter quantulamcuinque lit-
terarum varictatem , et earunulcm propriara , uti aiunt , naluram. Ete-
uim elsi aliqiiando fieri potest, quod ct nos non difTitemur, ut eadem
litterae forma ab eadem manu et stilo parumper diversa depingi possit ;
talis tamen uumquara emerget, ut, neglecto a scriptore potissimo, quod
in ipsa est, propriae naturae indicio , non propriaui conservet, sed ad
alterius litterae formam magis accedat. Quuni autem intima litterae
mem natura in hoc consistat quod linea perpendicularis aliam interse-
fct in duos angulos rectos , Phocnicius scriptor neqne voluisse neque
potuisse putandus est per signum in Tab. N." IX b , in quo ne indi-
cium quidem de litterae mem natura elucet, ad hanc litteram digitum
intendisse.
Hinc quisque iudicat dc Gesenii doctrina , qiiam pag. i8 operis
luudati hisce verbis exposuit : « etiam hoc calligraphiae quoddam stu-
n dium redolere videtur , quod nonnulli statuarii in eodem monumento
» pervariis eiusdem litterae figuris consulto usi sunt » . Quam etiam
doctrinam nulla sat firma auctoritale comprobirv'it. Nam eam confirmat
vir doctissimus testimonio j)elilo c.\ forma litterarum iuscriptionis Ery-
cinensis , de qua pag. i58 scribere non dubilavit: « unicumque hoc,
» quod extat exemplum sane ita comparalum est ut plenam totius rao-
» numenti interprctationem vix admittat. Quam ipsani oIj causam quae nos
» tentabimus tamquam modestum itigenu liimm potius quam interprela-
» tionem certam et pcrfeclam eruditorum iudicio subiicimus ». Atqui
gencralia palcographiac Phoenlciae principia non a factis obscuris de-
ducenda sunt ; verum a mullis iisquc ccrtis recleque expositis.
Quid vcro dicendum est , si Gcsenius , qui in lilulo Sardoo litteras
ill Tab. N." IX a ct b pro una eademque interprctabatur , in tilulo
I
lOANNIS ANTONH AHnr. 35^
Melitcnsi , <iuein detliiiius in Tab. N." II easdein plane lUteras cum Sai-
dois reclissiine iiilcr sc distinxil? Non eniin diilert Sardoa littcra [Tab.
N." IX a] a lillcia 5 lin. I tiluli hiiius Melilcnsis, niliil Sardoa liltera [Tab.
N.° IX i] a Mclilcnsi liltera a lin. II quam samecli Gcsenius definivit.
Leve porro est, quod aiunt, propviam lillerae samech iialuram in linea
inferius desccndentc, quae littcrae cauda appeliari posset, ad dexteram
jiolius quani ad sinislrain declinante, cjuaorendani esse ; praelcrquamquod
eniin huius litlerae cauda in titulo Mtlitensi [in Tab. N." II. lin. II. litlera a]
magis ad sinislrain quam ad dexteram vergil, quis feral litlerae per par-
tem superiorem prima fronte a caeleris dislinguendae naluram in cius
cauda esse poncndam ? Videanl hi nam in alpliahclo Phoenicio nuper a
(iesenio edito lilterac samech cauda ita depicta sit, ul dexlrorsnm veri^at.
Multum porro auctorilatis huic tilulo Melitcnsi Iribuenda est in lit-
leris Sarilois dcrniicndis ; qiiaiuioquidein atlcnlc ins[)iciciili pateut utro-
rumquc lilulorum lilleras inultuni inter se similitudinis praesci'errc.
Sed dolendum esl integrum ad nos usque Melilenscm liunc litulum nou
pervenissc. Gesenius quidem ilium interpretatur pag. no.
- I^D Z'ii Cippus Melch-
-tC tDi< ICN OsiiiJis viri S-
btzh '',Q sensis Baali
72N lapis
ht nii ex voto Pa-
's tris inei.
Verum talis esse nequit tiluli mens. Etsi enim ferri possil littcram 2.
lin. I. tsade legendam esse, nulli persuadebit \ir doct. tertiam eiusdem
liiicae lilleram esse iod , quae, quum eodem in tilulo postrcnio loco
ab eodem scriplore diverse plane stylo picla sit, hacc cum ilia similis
tlici nequit , quia in rcgulam IV aperle olFendatur. I'raeterea , post
quartam lilleram lin. V. signum videre est, quod sive per lilterbm la-
med ialcr[)rcteris, sive iucognitac litlerae partem indices, talc tamen est
quod prac'tcriri nequit, quodque propterea voceui ^^x quam Gcsenius,
illo signo ncgleclo , confinxit , manifesto deslruit. Itac[ue si invtcem
reclissime dislinguuntur litlerae, quas vides in Tab. N.° IX c ex titulo
Melilensi iu Tad. N.* II depromplas ; si rursus diversae suuL iuicr se
358 DE LINGUA PHOENICUM.
lillerae qnas rcpracsenlamus in Tah. N.° IX d ex litulo in Tab. N." I;
si tleiiique naeilem ilici nequeunt littcrae in Tab. N.* IX e , quas et
Gcscnii aipliabeto atl Ileljreoriiin iminos (Icpronisinius, lolo eliam inter
se JisUuit coelo Sanloae lillerae in Tab. N." IX yi
Da quo quidcin Melilensi litulo in Tab. N. I eoque bilingui et ce-
leberrimo nonnulla nobis diccntla sunt, quouiain de codein interpreta-
tio , quain niuUas post doclorum viroruin cuims nupcrrinic proposuit
Gesenius Regulae I, nostra quidetn sentcnlia, non salisfacit. IJic porro
tilulus graecis et plioeniciis littcris exaratus bis marmorea in basi duoriitn
candelabroruin legitur, quorum alteium Parisiis in Bibliotlieca Mazariniana
asservalur, ubi tiUibim altente saope considcravimus, alternm Mclitae,
ubi ambo reperia fuerc. I'hoenicia verba ita legit et interpretatus est
Gesenius pag. 96.
-ni v>'s j"i:r ^yn Tiybyd? ^yy\>6
Domino nostra Melcarlo, domino Tyri: vir vovens (est) serviis tuus
( i. e. sum ego ) Ahdosir cum J'ratre meo Osirscfiamar ambo Jilii
Osirschamari,Jilii Abdosiri. Ubi audierit vocem eorum, benedicat eis.
Si vir celeb, nulla praeiudicala opinione lectionem suam considerat ,
facili negotio iiitelliget nonnulla ibidem reperiri non satis aeqna lance
ad paleographiae regulas cxacta ; neque eius interpretationem talem
esse, quae homini, non casu aut feslinanter , sed consullo deque pu-
blico ac perenni monuuiento cogitanti , conveniat.
Et ad paleograpliiam quod special, quum Gesenius signum quartam
lineae II contulit cum signo decimonono lin. Ill et cum scptimo iin.
IV , non solum in regulam nostram IV , sed in VI pecca\it. Duo
enim haec signa inter se iliversa unam eandemcjue litteram reprac-
senlare nequeunt; conicctura vero, qua primura illud signum ad iustam
ipsius potestatem revocari potest, talis sit oportet, ut, quae inde emergit
vot , ab omnl obscuritale et ambagc libera sit. Si duo haec signa in
Tab. N.° IX g similia dicenda sunt, eerie scriplor pliocnicius , paruiu
diligcns in liltoris dcscribendis , errore accusandus. Verum , praeter-
quamquod facilius antiqui scriptores erroris insimulautur , (piam quod
lOASNIS ANTONII Annf. 35g
de ipsorutn errorihus certo persuadainur , lania iii nostrum scriplorem
iniiiria ferenila iioii est. Qimiii enim l)is idem litiiliis Phoenicius exa-
ralus sit [et utnunquc deilil Gescnius Tab. ^ I 'S." I ^ cl B ] tantiim
abest, ut in allcro, signum , de cuius poteslate quaerimus, ad figurain
littcrae decimaenonae lin. Ill, et septimac liii. IV accedal, ut imo polius
eandcm fonnam liiterae quarlae lin. II repracsenlct. Conspiciendum
enim ibidem est signum in Tab. N.° IX li , quod , exemplo ducto a
piimo titulo, nulla alia rcstitui potest ralione (|uam per signum in Tad.
N.° IX t. Scriptor ne phoenicius bis eadem in voce dcpingcnda enaveiil?
Quid vero lioc signum ? Eo nondum v( iitinn est in pali ograpliiac
phoeniciac scientia , ut de qualibet Phocnicuin liltcra ccrtum ac secu-
rum iudicium ferri possit. Igitur doctorum \irorum, Gesenii in piimis,
coniecturis innixi illud exponemus quod hodie datum nobis est de signo
illo Statuere. In lilulo rpiodam piioenicio [ apud Gcs. Citiensi X\'III
lin. I ] conspicilui- signum in Tad. IS." IX k, quod aliquam cum noslro
similitudinem praeferrc manifeslum est. Gescnius autem non unam lan-
tum in eo, verum duas una simul coniunctas vidit litteras scilicet ni
\vav el mem'\ pag. 146. Quapropter cum ex liluli Melitensis in Tab.
N.° I oralionis scric pateat ncquu sermoncm dircrle ad Dcum j-efcrri ,
nequc nninn tanlum esse virum voM-ntcm, liinc fit, ut in signo, quod
occuvrlt in Tab. N.° IX g h i aut duae lillcrae una simul ccniunclae,
aul ignotum nobis nuraeri jiluralis cnm sullixo construcli signum lateant,
ila ut do voce "in^? rectissimc cogilai-i possit.
Scrupnlum quoquc moveri posset de polestate littcrae 14 lin. II, quae
turn aliqnantisper i-ecedit a forma litlerae iod codcm in titulo lin. ul-
tima litt. 4 conspiciendae ; tum niagis accedit ad figuram littcrae in Tab.
N.° IX I, quae in titulo Mclit. [in Tab. N." III. lin. II] manifesto est he.
Scd quidquid de hoc slatucndum sit nullam plane in titulo facessil dif-
iicultatem sive legas iflK pro "llN sive nns pro "TIN vel TIN pro
Vns ) quae quidem postrema lectio, iam a Bayero j)roposila rectissimc,
oralionis indoli salisfacit. — Haec ex paleograjiliia.
Venio iam ad philologiam. Si dalivus li^iisi' rectus est , ut nemo
dubitat, a vocibus "113 tt^Xj qua de causa quove consilio verba li'itx?
IX ^72 mp^oi' ^ reliquis dislinxit Gescnius.' Si vero vcri)a ilia cum sc-
quenlii)us coniungunliir, quanaTU ipse auclorilate hanr dicendi rationcin
~"T:iy nib ^Qt<. ^3f ^ya nip^o5' li'ilNi' nobis probabil? Praccipua enim difli-
36o DE I.INGUA PnOF.NICUM.
cultas noil sita est in vocer^n^y, quatenus oa inullis in adiunctis, in pri-
mis vero cum sei'mo ad Deum vel ad personam directus est, pronominis
'D2S vicein sustinerc non valeat ; sed inde etoritur , quod , cum sermo
a^j f)-in^?j px direclus non sit, vox T\Tzy nuUomodo \iccm geril pio-
nomiais 'DiN- Exemplo res est declaranda: recle dices "MNI ^'^"I'f "li'ilS
1^3 Wy Domine noster ! servus tuns [ego] et J'rater mcus fecerimt
[vel fecimus] votum : sed si per pracposilionem ^ vocem i2»iiN cnu
alio , uti aiunt , regiminc coninngis , quis fcrat hanc dicendi valioncni:
"ni Ttt?y "riNT "n^y IJOTN^ Domino noslro seiviis tiius [ego] et j'rater
meus fecerunt votum? Immo servus eius.
Quae cum ita sint, magnoperc dubitandum est scriptorem Plioenicinni,
et cum utique ratione praeditum , incredibili dc persona in personam
transitu ac inulatione post longum studiura erumperc tandem potuissc
in haec verba: >i Domino iiostro Melcarto . . . vir vovens est servus tuns
» cum fratre meo . . . ubi audierit vocem eorum benedicat eis ».
Puto aulem verba o^j? yb'ttJS, quae pro voti causa in titulo sunt, nul-
lum praesens tempus aut futurum, sed praeteritum manifesto innuere;
atque vocem D!3"13' seorsim ab hac causa legendam. Et primum quidem
nullum ex omnibus Phocniciis titulis volivis, quos liabemus, causa qua-
dam carcrc, atque lapides omnes, qui votivi sunt, quamdam gratiarum
actionem contincre ipse fassus est Gesenius. Vide lituhun Melitens. Ill
pag. 1 08: posuit Malchibaal .. . Baali solari lapidem quwn exaudwissel
omnia verba mea. Numidic. I. pag. 197 : Domino Baali solari . . . qui
exaudi\>it preces Hiembalis. Numidic. IV. pag. 207. Baali solari Domino
qui exaudivit voces populi. Numidic. V. pag. an. Baali Domino ab Adri-
clieno qui percussit lurmas Romanorum. Itaque verba o^p ya'tt>3 re-
ctius declarantur quwn exaudivisset, vel postquam exaudivit i. e. quia
exaudivit. Quae quidem verba etsi ad tiluli integritatcm sulficiant, claudi
tamen optime poterant fonnula quadam orientalil)us usiiatissima c^iU'
i. e. Benedicat eis.
Bayerus (i) , Lindbcrgius (2), Koppius (3), quibus vox '^j's in sin-
gulari numero accepta magnain laciebat difUcnllatcin, utpotc quae nul-
(1) Dei jir.tbf^Lo y Icngua de los Tenices.
('j) Dc inscript. M:lit. I'lioenicio-gracca.
(3) Bildcr uiid Stliriftcn dcr VoriciL
lOANKlS ASTONII AHRI 36 1
lotnodo cum toiius orationis indole in titiilo noslro consislcro posset ,
e.Tin inlcrprctati sunt jier quisque [fralcr] vel singtdi [fralres]. His au-
toui respondit Gesenius pag. Q'j : « nc dicara nil langiiidius frigidius-
)i (pie cogitai'i posse tali abundantia quisque vovit [sc] ego et Jrater
n meus, cadem hacc formula Icgilur in aliis litulis volivis uhi post cam
» unus tantum memoratiir voti auctor , et ita (piidem, ut dc vera eiiis
» ratione omnis scrupiilus nobis eximatur ? » Sed meliorem verbis "jCx
*n3 fortunam non adquisivit vir doctissimus: cui certe pcrsuasiim erit
vocem 'CC?N, '"ite nomen ipsum viri, baud minus languidara frigidamtpie
ideo esse ceiisendam non solum quia inutilis, sed cliani quod distincte
in hoc nostro casu duo memorentnr fratres [03 'itC?] tic quibus in lilulo
plurali numero loquitur [ c^n D313' ]• Quare statui potest vocem m^^ in
titulis omnibus Phoeniciis quos votivos nuncupamus esse pro "T^KJ quae
quidem vox in f^. T. de sacrificio aut oblatipne igne cremandis usurpa-
lur. ^'ox vuro ^^i [uo/«] exj)licativa est, ut sacriGcium aut oblalionem
spontcmeam naii non fuisse constaret , sed per votum mj Deo pro-
missam.
Itacpie universnm tiluhim ita legendum declarandumque esse putamus:
no^DicN (i)'nsT ncNi;y (r)i2y
yo^s iDN-ray p ionics 03 o'k?
« DD13» : D^i?
Domino nostt'o Melcarto Deo Tyri Sacrifwium [ 'vel ablatio ] voti
Servorum eius j4bdosiridis et fvatris eius Osirschamaris , amborum
fiUorum Osirschamaris , filii Abdosiridis , quia exaudii'it depreva-
tionem eorum. — Benedicat eis.
Gi-adum iam facimus ad tilulos , in fpiibus eadcm Icgltur formula
^l3tt?X. Hi autem , qui vulgo Ilumbertiani dicuntur , qiiorura uniim de-
dimus in Tad. IN." Mil , Carlhagine cffossi fuenml ubi olim cclebre
illud extabat, uli credilur, Deae coelcstis templum, Jiimis ampliim , om-
nium Deorum suorum aedibus vallatum. Apud Gesenium Oper. laud.,
pag. 169.
Serie II. Tom i. 4^
36a DE LINGUA PnOENlCUM.
Nolum est qiiaiilis dissidiis qualibusque conteutioiiiljus , Ilatnakeruiri
praeci|)ue inlcr alquc Geseniuin , tituli locum deilciinl. Quae quidcin
claiissiinorum vircnum couteiilio philologis orienlalibus argiinienlo fuit
caute adinodum iiiccdendmn esse sive in lilteris plieniciis dtfiiiiciidis ,
sive ill lilidis declarandis.
Praetcr tituli aucloris nomen , cpod pro diversilatc personae diver-
sum est, tituli hi onines eadem verba pracbenl , quae sic legit alque
interprelalur Gescnius pag. 177:
yah 1MT\^ nan^ Domlnae Tanaiti et Domi-
70n 'pvi'? itHb "f? no nostro , hero , Baali Solari
"ip^m37 nJ V}i< Vir voveus Abd-Melcar-
i>oi3 73 I33^n n thus , Sufes, filius Bed-mel-
: NJrt 73 nrp carthi filii Hannae.
In voce autem fiiJl Tanait numen Phoenicium et quidein foemineuin
vidit post Akerbladum Gesenius , cum Baale Solare cullum ; de quo
fidoiu facit nomca Wvdixig ut Gracoi nobis tradidernnl , vel, ut alii
scribuut Tavairt;. Quam quideui postreuiain leclioiicm omnes fere una
voce ante Akcrbladuiu falsain pulabaul , ac per errorena ab amanueu-
sibus in Graecorum libris illapsara; atque in eadem liac causa haec olim
Akerblado obiiciebat Silvestere De Sacy : « Je crains bien cpie pour
relrouver la Divinite' inconnue de l' inscription Plienicienne [njn] chcz
d'autres nations tout-a-fait etrangeres a la Pheuicie et a ses colonies, le
savant auteur de la lettre a M. Italinski ne se soil ecarte des regies
ordinaires de la critique. Nous savons a n'en pouvoir douter , que les
Persans nomnienl la planete de Venus, ou le bon Genie au quel elle
est AcsViwe , AnaJiid tXAjiLiI ou Nahid Oyjilj: d'aprcs cela nous ne pou-
vons douler , que dans les ecrivains grecs , ou on lit , scion quclquc
IDS. "Yr/yuixi- ^ selon d'autres 'Ai/ait(j, cctte derniere lecon ne doit etre
preferee. Bocbart a douc eu raison de corriger d'apres les nouibrenses
varianies tics ecrivains Grecs le te.tte de S. Clement d' Alex. ; el ce n'est
]»as dans le noni de celle Diviuitc des Perses qu'il faut clierclier cclui
d(; la Divinite Pheniciennc » (i). Sed lios videant rogal (ieseuius pag. ii5
(t) Journal do* SavaiiU , 1017.
lOAN-MS ANTONii Ar.r.i. 3G3
)i nc tctncrnria manu genuinae ot aiilir[uioris foi-mac vcsiigia (Icluaiii ,
)i (juae et iu diversissiinls sciijUori!)US mullonnn coilicuin aurtoritalc
)i nilitur, ot in noslris inscriplionilnis iiisignc j)racs'ulium Iiahct u.
At vero qui nulla iluciniur praeiudirata scnlenlia pulan;us quaeslio-
neni liic praccipuam non esse dc forma nominis 'Avax-i^ vol Tkvki'tij
apiiil (ji-accos nsitata. Fac ciiiin pcrsicain Dcain iXajJIj, OyjsLjI vel ae£;y]>-
liacam I\'y;V3 reapsc Graccos dcsij^navissc per voccm Tc/yatri: , plura
adliuc probanda supersunt antequain voccin n^n in liliilis plioeniciis
saepe obviani, mi putat Gescnius , plioenicimn numeu indicarc suada-
iiinr , <jnod rum Gracrorum Tavafng ronftrcndiim sit. Etenini priminn
dciiionslraiiduiii osl IMiocnices Alhenarum vcl Carlhaginc degentcs ro-
Inissc umquam Pcrsicos aiit Aegypliaros Deos in genere, in primis vero
Persarum Deam <XAJiLi! vel Aegypliorum Nri't^. Seciuulo quaerenflnm est
an inter tot tantisqne noirinibus , quihiis Dea coclestis CnY\.\\\\^\i\c olim
eulta Alii, vol Icve iiidiciuui repcrialur de voce aut Tzva^t;; anl Avairtj.
Terlio tandem num ita frecjuens et pei'spicua in litulis Plioeniciis, qui
perstant, de Dea Jijn occurrat memoria, nt ea probabili aliqua ratione,
sileiite cliam liistoria, sit reccnscnda inter doniestica Phoenicum numina.
Et ]>riiiiuni quidem non solum non deinonslravil Gcsenius scd ne tc-
tigit quidem: neque putamns virum ogregium posse, ex omnibus quae
habcnius Dcoruni Phocniciorum nominibus , unuin in medium aficrre
cpiod Pcrsirum aut Acgyptiacnm riumcn et nomen refcrat. Phoenicium
eiiiui ■jn)-| J quod cum Oman Persarum cl yiiiwwn Aegipliorum confert,
in Phoenicum lingua non pcregrinum nomen est , sed swum ibi ha-
bet etymon ; neque solem significat , uti Oiiian ]'er?nrum et Atmnon
Aegypliorum , sed solis [^y^] aliribulum ; voxque declaranda per Deus
ignis [aclherci aut tervcni nunc non quaerimus ] qui vel sol ipse est,
vel Deus ille invisibilis , quem per igncm, a Phoeniciis eliam cultum,
iiidicare solebant. Aegvptia porro Dei 'J^^S n Plioeniciis culli origo
manifesto contra fidem liisloricam est (r). Aegyplia vox >r2 {ui'bs^ ,
quam in medium eliam adfert Gesenius , ad rem non facit ; non enim
quaerimus Aegypliae ne voces in Phoenicum dialeclura irrepserint, sed
ulrum Phocniccs , Dcos unqiiam , patria el nomine Aegi,'])iios, in pro-
priam rcligioncm recepcrint. Quae dispula\it (^icscnius pag. ii(' id
(j) Vide ajiud Gcscuiuiu Ojicr. lauil. pag. |36 quoiuodo, rclucloutc Dajnascio Syro , fliocuiv-iani
^ucu 1^\£?S origincm dcfvudcntc , buius acg^liacain ongiacm cx lolilooAii seatcDtia dtffnJal.
36f DE LIMiUA PllOEMCUM.
tantum jjrobanl Tavatrt; et 'Avamg ajipcllatioiies Graecis scriploribiis
peregriiias, Dcatn Pcrslcain vcl yJrmenani indicare: quae , quaiiiqiiain
alujuid couimunis liabuerit cum "Aprsixti Graecoritui vel rniTtt^y Plioe-
ntcuui , uumquam lamcu inde deducitur a Phoenicibus sub nomine
nin cultam fuisse.
Probat quidem 0|>Lime vir doctissiinus pag. 1G8-G9 i^^^'n caclestem
suinma religionc divcrsisque noiuiuibus appcUalam Carlhagine t'uisse ,
quod omnibus in comperlo esl; sed de eo, quod secundo loco probaii-
dum erat, ibidem ne verbum quidem retulil. Elsi enim scribal pag. 168:
u l\tnaiudis appellalionem in Carlliagine romana omnium usilalissi-
» mam fuisse [liocquc asseral ex Y. Munleri auctoi'itate Religion tier
n Carthager pag. ^4 j 7*^ ] > quamquam etiam lunonis atque f^eneris
» nomiuibus ibi saiularelur » ; tantum tanien abest ut Munterus eo
in loco, quem ex editione 1821 ante oculos liabenius , usitatissimam
(beat in Carlliagine Romana Tanailidis appellalionem , ut imo ibi altum
sit de voce silentium. IMentionem olim faciebat juaesul eruditissimus
de lectione Djn deque Imius cum nomine gracco Tavainj similitudine
ab .\.kerblado in medium producla ; sed Silvestre De Sacy auclorilati
innixus illius respuebat coniecluram pag. 65. Ad hoc praelerquam-
quod apud veteres nullibi lugilur nedum Carthaginc max.imi fuisse usus
Tanaitis nomen, sed ne nouiinalum quidem, mirari subest, quod,dum
uomen Gesenius ait usitatissimum, pluriesque in titulis Carthaginensibus
velnli numinis tutelaris , f'eneris puta aut lunonis nomen occurrere ,
in virorum nominibus , quae illos ipsos titulos concomitantur , nulla
Tajxht; [fUn] , sod yistartis [TTitWV] ^^t menlio , quam Phoenicum
Venerem aut lunoncm fuisse scimus. Quaproptcr quod de nomine Ta-
naitis ait Gesenius , id de Jlstartes nomine intclligendum est.
Urget philologus celeberrimus lapides Cartliaginienses in quibus, re-
iecta per rationes paleograpbicas Dea xhT\, quam clarissimorum virorum
aiu;toritas in scicntia etymologica fere iam lecloribus probaverat , vidit
Deaui quamdam Phoeniciam riifl, boc est Tanith; in quo quidem nomine
imllum plane etymon , sed sonmn Graeco TavatTig similem quaerendum
esse docuit. Sed ne dicam banc argumentandi rationem vilio quodain
laborare, utpote quae diserte in antiquam historiam peccat, certum ne
])rorsus est in prima illorum litulorum linea de qualibet Dea mentio-
nem factam fuisse?
lOANMS ANTONIl AUKI. 3()3
Piitamus vero Deum , cui lajjidcs li consecrati siiiil, vocem sccjui
IJ^yn Deo nostra , qua tiluli auclor ad j)cculiare tjuoiltlam obiuclum ,
ut (luisque sentit , ineiUem suam leclorisquc ulteiitioiicm dirigit; alqiic
tilulos hos omnes Carlliag'mienses , uli omiits Africauos volivos quos
habemiis , nullum praeler •^■0T\ ^'S'Z i^uatem I/ainon Deum rcsj/icere ar-
bitramur. Fao enim adesse in prima liluli linea numinis cuiusdani
nomen , cuius maior fere quam Hamonis sit aucloritas , uti ait Gcse-
uius pag. ii5, Phoenicius scriptor non solum, sed quivis alter, qui
.sanum mentis cogitatum acquis verbis repraesentare voluerit, orsus es-
set per vorem lifi^^^i Domiiiae noslrae , si ad hauc , veluli ad suuiu
siipremum numen mentera tantum convertisset ; aut per vocem li'zii'
Dominis nostris si ad Dcam njn acque ac ad •jon htl digituni iulen-
disset. Alque ita fecissct ne quod ante tituli vocem li^y;^ [Deo nostro]
primo loco mcmorabatur numen peregrinum viro vovenii videretur.
Ncqiie ullam satis acquam caussam aflfeiTe poles qua Phoenicium virum
liaalem Hamon appellavisse dcuni suuin , non ita Tanaitem , tantam
inquam , Deam ! credamus. Ergone Tanaids ilia , Hamono fere nobi-
lior, viro Phoenicio extranea? qua igitur de causa earn in titulo retulit?
quo iurc ci oblationem aut sacrificinni voverit ? Dubitari ctiam potest
iiuiu homo Phoenicius eamdein oblationem, votuin , sacrijicium , numi-
nibus , cnltu et nomine a se invicem distinctis, consecrare potuerit. Quod
quidem diserte contrarium est tilidis omnibus votivis , Carthaginensibus
siinillimis, in quibus de uno tantum Deo , videlicet Baal Hamon, men-
lio occurrit.
Quapropter si ex forma tituli Melitensis de quo supra disputavimus
argumentari licet , initium tituloruin Carlliaginiensium sumendum est a
voce ^'ih'S^^ Deo nostro ; atquc ita legendi
^an iiyaii px^ laiiyai" Deo nostro, Domino, Baali-Hamon
"nj HTOX sacrificium voii
Wn p tT'P^Oia 72 USton mp^OT^y Abd-Mclcartis Sui'etis filii Bad-
Alclcarlis filii Hannae
Videlicet, quum nuUus sit titulus Phoenicius pro gratiarum aclione
Deo consecralus, in quo voti causae mentio facta non sit, argumenlainur
36G DF, I.INCt A PIIOENICUM
liao quoquc Carlli;\giiieiiscs carere noii jiossc, quos pro graliarum aclione
positos fiiisse nemo iion viilet. Haec porro causalis in prima titulilinca
([uaorcnda est, quae propterea reclissiine cum oialionis sorie consistit,
sive cam initio i-eferas , sivc postrcmo loco traducas.
Soil quill nam sibi volunt haec verba injn^nai^ ' Anlcqnam iillro
progrctliamur , dioendum est lionira tiluloruin auclores , gradu, \\l
vidclur, el I'orluna conspicuos , eadem omiics de causa ad lios lapidcs
erigendos pcrniolos fuisse. Nostri eniiu lilidi auctor Siifcs nuiiruiwlur;
cuius filius qui Scriha dicitur, non hie quidem vilis cl ignohilis, ul iiol;it
(.jesciiius, patris cxemplum scqiiutus, unuin cliam aliquando ex Carllia-
t;incnsibus lilulis ercvit. Qiiapropter causa quacrcnila est , ae<|ua ct
omnibus tilidorum aucloribus communis, a qua pcrmoti Abd-Melcartlms
ille, Safes, et lilius eius Gad-Astoreth, Sci'ila , caelerique \iri lituhuu
in vastissimo illo templo Deo Hamon consccraverint.
Putamns aulem eos omncs per pul)licum litulum tcslari voluisse de
oblatione aul sacrificio in gratiarum actionc Baali Ihnnoni solulis
propter nactum in republica summum aliquem honoris gradmn Sufetis,
puta, aut Scribae aut cuiuslibet nobis ignotae dignitatis; \cl generatim
pro donis a Deo acceptis. Scimus cnim maximam liorum tiluiorum par-
tem de tituli causa non loqui, neque verba quia exaiulh'it Detis depva-
cationem voventis nos uUa docere ratione id de quo agitur, deque ad-
junctis qulbus lapis votivus ereclus est.
lam vero verba "ifiiniina"!^ 'egi possunt irniM^ m3"l^ quae facile in-
terprelantur propter multum Iionore , laude, celebravisse eiim, vel pro-
pter multum dedisse ei id est pro collatis donis. Eleuiin vox fi"l21 > p>'f>
minn infinitum est coniugalionis Hiphil a ihemate nui> liltera deliciente
n propter ^ praefixum , quod causalis vicem sustinere vident omncs.
Huius auteni ver])i infiuilum adverbialiter adhiberi quoliescumque ci
infinitum aut genindium sequilur, uti accidit in casu noslro, docet gra-
inatica hebraica. Quod vero sequitur infinitum est riliil, cuius praefixum
^3 in o|)timo est regimine cum voce niain. Porro vox mifi vel est a
themate Piin laudc et hoiiore celebravit , vel a nifl dedit , donavit.
nine arbilramur, titulum Carthaginensem , de quo supra diximus ,
legcndum esse ;
lOAXMS ANTONri ARRI. 361
inon^ mai^ Propter ipsiiin ad suinmiun horto-
rem extulisse vel propter niidtum
ei dedisse, id est pro collatis donis
7on by^b T^vh ^^byzb Deo nostra, Domino, Deo Ilamon
lii TWH sacrificium voti
mpSiOiaiS 03^n nipisoiay Mdmelcnrtis Sufetis,fdii Badmelcarlis
san p Jilii Channac (i).
Sicque liluli oinnes volivi Carlliaglnenses declarandi sunl.
Summopcrc autem philologorum allemioni cominendamus quod ex lit-
tcris inan^n^l^ i-mergil factum, ^'idt■licet liltcram ^ quae juo causali
accipitur saepissinac, infanlum gubernare, quod reapse sequilur in voce
mmn — hoc veibum construi cum praepositione ^ , quae in titulo sta-
tim subsequitur — denique infinitum quod constanler ab hac praepositione
regitur quandocumque de verbo quaestio est , nianifeslissimum esse in
voce min. Haecne omnia casu contigisse dicenda sunt? Sed ad facta
paleographica iam venimus. — Monumenta phoenicia, in quibus vestigia
Dcae T'M'A-t^ vidit Gesenius sunt , juaeler tilulos Carthaginenses de
quibus iam loquuti sumus i.° Titiilus Git. 29 ubi ex litteris in Tab. N.°
JX m vocem fijn confinxif. 2.° Numi Sevtorum ubi litleras in Tab.
N.° IX n Ugit Din : 3.° Multa praeterea turn virorum turn rcgioniuji no-
inina in <juibus Phoeniciam vocem nin latilare arbitratur, ideoque men-
lionem de Dea T«i/a?r(j. Ait enim TfVvv;; esse pro nimay ; — Mutten
ct MjUonus pro njnno; — Masintlm et Masinissa pro nO 'tf?yo ; — TOv*;;
pro non. Quidquid statuendum sit de noniinibus ])ropriis , quae phoe-
uiciis litteris scripta non habemus, ad facta vcnienlcs, quae anie om-
nium sunt oculos, negamus in litteris, quas rcprcseutamus in Tab. N.°IX m
tituUGiiicnsis 29 Icgi posse Din • primum enim ct ultimum signum toto
inter so distant coclo; de medio autem, teste Gescnio, pag. 117, non satis
(1) Jnna ({uidcin legit Gesenius ; lies vero dc Icctionc dnbitamus \ cUnirn post littcrjs S^r!
4ii;nuiii 5cqui>iii- dd rurmnm litl<Tac lamed aiit nun aliquaDli»pcl' acccdcns , aul salUoi adhiic iguo-
ttjiii , i[uod (a(.s<j[ui ici'liuucm iu dubiuffl revocal.
368 DE LINGl'A PHOENICUM
L'ouslat. Ad Nmnos porro Sevtorum quoil spectat, arbilramur nullis un-
qiiatn philologis prohari posse leclionem rijri) penitus reluclaiUe forma
litterae in Tad. N." IX o , quae est caf.
rirmius fundaineiiluna vocis fijn , atquc adco Deae Tavainj depromit
vir doctisstmus ex tilulo bilingui Phocnicio neitipe et draeco, Athenis
reperto , iamdudum ab Akcrblado edito , a nobis vcro in Tab. N.* V
consignato. Graeca lituli verba sunt APTEMIAOPOJS HAIOAQPOT iIA2-
INIOi. Phoenicia autem ila deraum legit atque interpretatur Gesenius ,
pag. 1 1 3.
Cippus memoriae inter vivos Abd-Tanitho [Arteniidoro]y7//o Abd-Sclte-
mescU [Ilcliodori] Sidonio. Itaque quod Graeci appellant ''ApT^ixig, Phoe-
nices niDj Persae vXAiiLi!, Aegyptii Td-ndHT, omnes videlicet TavKi'nj.
Hie vero leclorera ablegamus ad ea quae supra pag. 862 ex Silvestre
De Sacy senlenlia, de eodein hoc titulo disputant! , attulimus. Dubltabat
tunc acerriini ingenii vir de Dea Tavu'ktg in Phoenicum religioueni il-
lapsa ; neque ea quae in contiarium nuper disputavit Gesenius novis
uionumentis innixus , dubitationem omnino extinguunt. Nullibi enini le-
gitur apud totam antiquitatem de Dea Tanith a Phoeniciis culta, nullibi
porro in superslitibus monumentis Phoeniciis certo defendi potest lectio
riin Tanith.
Miruin praeterea est quod in graphide tituli nostri, in Tab. N." V, a
Gesenio editi , liltera 17 lineae I [media in voce nifl ] niagis figura
accedat ad formam litterae sextae eiusdem lineae quae est caf , quain
ad formam litterae decimae lineae II , quae est mm.
Sed iam tempus est in Tiam redire. « Lin. II, ait Gesenius, lilt. 5
« nuUomodo />/*« esse potest, sed nianifestum (!) est iod n. Quae do-
ctissimi viri sententia nulli , ut nobis videtur , innititur aucloritali :
manifesto vero adversatur reclis paleographiae phoeniciae praeceptis.
Iod enim littera eodem in Sardoo titulo piclam babes, ut in Tab. N.* IX
p, quae, utrum cum littera in Tab. N.° IX q aliquid habeat communis
iudicct lector. Postremum hoc signum , utl alias animadvertimus, fere
peregrinum est in monumentis Phoeniciis : atquc nniltiplicis inter iod
formas, ubi referendum signum nostrum arbitratur Gesenius, nonnisi bis
talcm reperimus quae ad signum nostrum accedat. Immo altera ex dua-
lOANNIS ANTONIl AI\RI. 3^0
bus hisce formls, signuin ipsurn est Sardoi liliili tie cuius viilore disiiiio
Ullur; altera vcro sigmini reprnesciUat lertiiiin in vasi Panorinilaiii tilnlo,
qiicin tiiuUmus in Tab. N.* VII , queaujue Geseniiis legi posse piiiat
piig. iGo.
Verum si pali.-ogiaphica praeccpla Phoenicia tanti lialjeii posscnt ,
fpiisqiie ad snain sentcntiainPhoenicios litulas faciUinicconlorqncbit. Quis
enim pntat, signuiii in Tad. TV.° IX r , ad /timed liltcram , in Tab. N.*
IX s, bis eodcm in litiilo niaiiifcstam, rcfcrri posse? Neque propius ad
\'critatem aceedit vie clarissinms quuni, rcvocata liltcra ad formam in Tab.
N.° IX t earn, flagilanle paene, lUi ait, sentenlia lamed [in Tab. N." IX
s.] legendani docet ; de lituli nainque senlciUia , lis adluic sub iudice
est , necfuo pro \oluntale restilnla forma ad liltcram lamed uiagis ac-
eedit. Mirntn praeterea est quotl de signo nostro ait \ir clar. ; videlicet
HE esse posse per rationes paleographicas , sed adwrsari linguae tisiini
qui articiUuin ante nomen proprium. non fert. Etenim si tanluin de si-
gno in Tab. N.° IX r iubent palcograjiUica praeccpta, igilur he legendiini
est ; quae si littcra per linguae praeccpta numquain nomen proprium
compositnm anlevertit , igitur tale esse nequit quod serpiilur nomen.
Praecipuuni vero fimdamentuin paleographicuni cui innilitur Gescnius
ut terlium huins lituli signmn, in Tab. N." IX u, iod esse sibi pcrsuadeal,
in eo consislit quod hac ipsa ligura [in Tab. jN." IX ^] obviuni rcpcriatur
in Sardoo titulo lin. V. Itaque si signum, in Tab. iS." IX u, nli est in vase
Panormitano , lilteram phe esse, nulla vcro ralione iod , probaveriimis ,
idem cliam aperlissinie constabil de signo Sardoi liliili , in Tab. N.° IX c/.
De operc lictili scrmo est in Sicilia elaborate, vel saltern iiii rcperto.
Apud Phoenices autem cpii Siciliam aliquando incolcbant Cgiilinani ai--
-tem viros natione Phoenices exercuisse vidit ex titulo quodam sepulcrali
Gescnius ipse, (pii ilium legil Sepulcram Muzori figiili (i). A quo cliaiu
titulo f|uadanlenus doccmur figulinam aiteni tanti olim apud Phoenices
habitam fuisse, ut de ea publicis in litidis nientionem facere non recii-
saverinl. lani vcro qinim ex littcris 3. 3. 4 tituli luiius [IhTab. N." VH]
vox -lay haberi possit , quae a clar, Lancio iam proposita , non solum
(i) Opri'. Itiutl. p-t^. iGi.
Si.Rn: li. Tom. i.
3^0 DE LINGUA PKOESIOI'M
probahiliiis clefemlitur per ralioues paleograpliicas, sed aptissiiue iiiest
iti tilulo vasi ficlilis , iicsciimis , cur ah ea recedendum sit. Ex voce
eniin i^y argil/a, terra, cogllalione ducimur ad viri , cuius legimus
noincn , arliGciuin vel ollicinum ; quae in operi!)us eorum veteres re-
cenliorcsque arlifices indicare sategerunt.
Prima aulom tituli littcra loiigc distat a lillcra he ; quae efformata
nil in Tab. N.° IX /• ad scripturam spcctaret Numidicain , .1 qua tiluli
uostri litterae lolo distant coelo. Quaproptcr pulamus signuin hoc in Tab.
K' IX /• esse pro signo , Tab. N." IX 11 , id est it ^ quod legtndum it
■«el itj scilicet ht i atque tituli verba declarandu
f/ucc est argilla Baalis [vcl Domini] Bcnmaslech. Ila ut vas nostrum
ollictum I'uerll ex terra vel argilla quae in oflicina huius figuli elabo-
rahalur.
Sed iam origo invesliganda est litterae, in Tad.N.'.IX u, quam in \\qc
litulo plie Icgcndam esse staluimus. Inter litleras, quas a Cadmo Graeci
acceporunt, littcra phe reccusclur, quae stylo orientali eflingehalur uli
in Tab. N." IX x\ quaeque in recentiorem foriuam ppslea pcrlransivit, ut
in Tad. K.° IX j. Itaquc ab hac haud multum dissiiuilis esse debuit Cadmaea
ilia litterae phe forma, a qua graeca originem duxit. Iam vero cerlo no-
l)is (xnistut lilleram phe in Ilebreorum nuniis, quorum scriptura paeue
eadein est cum Phoenicia ilia, quam per snperstites litulos noviinus ,
hanc ferre figxiram in Tab. N." IX ;:. Samarilae porro eadem nsi sunt lit-
terae phe figura, quamquam hac ratione, uti est Tab. N.° IX aa , earn
collocare solerent, cum qua convenit forma in Tab. N.° IX hb, quam Ge-
scuiu-s ad litteram phe in alphahelo Phoenicio retulit- Quodsi, monumeu-
lis Phoeniciis , quae supersunt , facem praebcntibus, litterae phe origi-
nem apud Graecos percpiirimus, quidaam clarius palehit quam ei lltteras
Phoonicias, in Tab. N.° IX q u, formam dcdisse ? Ad quamnau) litteram
Phoeniclam prudentius revocahiuius liueram in Hehrcorum nuniis, in Tab.
iS".° IX z, quam ad lilteras Phocnicias , in Tab. N.° IX q u1
Quod teniporis decursu penes Phocuices in diversis orbis partibus de-
gentcs forma litterae, in Tab. N. IX (7 11 z, conccsseril in formas, in Tab.
N.* IX cc , hoc fieri potuit propter simililudinem enunciationis litterae
phe [F] cum liltera vav [\] quae aliquiindo fere nihil inter sc figura
lOANKIS AKTOMl Al.HI. 3^ t
iliflerunl. Ex quo fit, ul saepe diflTicile dictu sit iilruin signum, ii) Tab.
iN.° IX (Id, Icgentliiin jjolius sit plic , cj\iain vtw: iili acciilit in lin. Ill
Hi. 3 tiluli ^lelilensis qiiein dediiuus in Tau. N.° III. Signum eniin illiid
S\>intonus et Tychscnius /jZ/c iudicnnint , vav vcro Koppius et Driim-
mondus. Iloruni aiiteni philologonun litiili hiiius inlorprelaiiones hue
referre luhet, ut videat loclor iurc iic rcgulann nostj-am primani in iii-
terpretatione litulorum Plioeniciorum scrvaudam proposueriinus.
Swinlonus lianc nobis dcdil lectioncm.
Pcnelrale domus saeculi sopulnnnn dcj)Ositi
clari [viri] consuininationii)us [/. e. oinnino] donnieiilis. Dili-
gciis [euinjcoinmotus est populus, quuui ponerelur [sepclirctui'] Haiini-
hal filius Baruieleci.
Tvchsenitis ;
Conclave in abscondito est scpulcruni. DeposiUis fuit
purus consuniniata sua ]iulchi'iludine. Odor
refocillalionis e tumulo Hanni-
bal is niii Barineleci.
Koppius :
Penetrale in abscondito sepulcri polbili
purgatum est. Quo profecto incnistavit
exlensioiiens cius populus scpeliendo Clien-
balial fdium Barmelecb.
Drummondus : •^s<\ii^
Penetrale sancluarii sepulcri Hannibalis.
Illustris in consuminatione calamitatis dileotns est.
LanienUibalur populus cum slrueretur [acies] Hanni-
bal lilius Barmclech.
Ita denium lilulum legit et interpretatui* Gesenius pag. io5.
^73J "Qp D^jy na 'v.'n Conclave domus actcrnac [est] sepiilcrum.
Deposltus est
m rrvn th'^z np3 pius in hoc claustro. Spiriius
nin riTtJa ds i^ia remissionis[est] mater ignominiae.Hanni-
li>a-i3 p iiy bal ilUus Barmclech.
373 PB LIKCDA PnOEMCUM
Qiiao cjuiilc'i'n ccleberrimi viii inlerjiretalio hand minus pcccal in le-
gulain uoslram priiiioni: aUjue cjiiam longo a scriptoris Phoenicii mentc
(lislcl , ex lioc nil" ijnisque cilisctl. Viilelicet veilja t)W2 DN IHIO m
inturprotaliis est Gescnius spiritiis i-eniissiortis [ \cl i>ip;vitiae est] mater
i'frnoininiae ; in qiiil)xis vcr])is prm-erbium vel «r,6f^t/iJ.x viitit vir clar.
t/uod in tleliciis erat , dum vwebat , Hannihali nostro. — Scd al) hac
seiUeiilia se abslinuisset vir doctissimus , si in iiilerprctalione tiliili XI
(j:>rlliai»ineiisis, quoin nos dediiniis in Tau. N." \l, eadeni ouniino verba
ibi <-b>re dislincteque scripla repcriri recognovisscl, quae in litido Me-
Htensi anofSry/jia Ilaunibab illi in deliciis esse pulabat. Elenini in lilulo
Cbartagincnsi in Tab. N." VI liu. A ct "\'I nianileslo babes
... n;c . ?3^<3^cm . . .
quae eaedeni sunt litlerac ... rr^J^aNSIom. . . ibuli Melitensis, in Tab.
N.° III bn. II el III. Ex quo facto cerlo coUiges Carlbaginensem tilubim
Tad. Hi." \l jnnlibun esse, quoniam vel ad linem lin. V vcl ad initiuin
lin. VI deficit btlcra 2: proindoque despex-andiim de plena ac perfecla
buius lituli interpretalione.
Iain vero si sibi constans fuisset Gesenius qui in titulo Melilensi in Tab.
N." Ill ex litteris rl^20S2^^m composuil voces ri'5:>2 DN ^TIO m
debejjat ex iisdem litteris eodein in adiuncto, in titulo nempe sepuicrali
occurrentibus, eamdeni exproraere seuteu'llam. Quo quidem in casu coii-
iecturae non indulsisset de proverbio illo aut K7:(5^3'£7fJ.« > 4"'^ "^o" ^*^"
Inm absurduni est idem fiiisse in deliciis proverbium iisdem viris Me-
lilae altero , altero Carlliagine degentibus, vcrum absurdius sane iUud
in utrorumque titulo sepuicrali consignatvim I'uisse.
(jiiapropter putamus, et nobiscum id omnes qui nulla ducuntur prac-
iudicata opinionc sentient , in litteris videlicet nt£^3DN3iarn 'n ntro-
iriie titulo nianifestissimis quamdam lalitare depn-calionis lorniulani in
lilibus Pbocniciis morluariis usitatam , de cuius valore non ita facile
in lanla rerum Phoeniciarum pauperlaie certe conslabit. Atque ne plus
aequo cxcresrat coniecluraruin numerus a tilulonmi Cartliagiiiensis XI
et Melitensis II [nobis in Tab. JX." IU VI] interprelatioue Ubenter snper-
sedemus , palcographiae Phoenipi,ae sludiosos monentes, litteram, qiiam
Gesenius legit ;o/ie, posse etiain , sive raliones paleograpbicas, de qui-
bus supra loquutt sumus , speclent , sive philologoruni aucloritatem con-
siderent , ihw legi.
Prosequitur Gesenius « Lin. 4 ''^t. IV, quae est mm, Arrius non
j> dcbebat addita lincoia tcmere mutare in beih ».
1
lOANNIS A?»rOMI ARRI. 3-3
111 quo (juidem negolio si quid temeritatis iiicsl, in cum nos coiifcreii-
iluni esse ])ulatnus, qui ah graphiile rcccdil a viro confecla, de cuius di-
ligeiilia in liiscc rebus nemo unquam duhitavit. Alquc Icclorcs ul nrac
oculis tcneaiU iterum rogainus, reapse siguum, dc quo disputalur , talc
in inonuinento ipso videri , ut, eius superior pars per cavitatcm quain-
datu ollensa ca repraescnlct lincaruui vestigia, quae in grapliidc nostra
per puncta fuerunt indicala. liaec ad |jalcograpliicaiii speciabant Ijdern ,
quae sine piaculo praetermitti iion poterant. Quod si nos in littera de-
finieuda erravimus , inlerpretis quidem non vero paleologi ceiisendus
error, qui per sanioreni tiluli intcrprelationein cmendari facile potest ,
ita tamen i\L semper constel de liltcrae vilio. iNeque cnim licet propria
nostra coniectura iitteras Icctoribus deGnire, qui fidelitcr monendi sunt
dc singulis adiunclis quae monumentum concomitanlur . ut cis recta
apcriatur via ad fcliciorcm tiluli intcrprelationein.
Inquit demum Gcsenius « Lin. VIll lilt, a dillerl a ghimel bis prac-
» terca obvio lin. II lilt, a ct lin. VII lilt. 5 , et phc esse videlur. n
Verum, si vir clai-issimus uullo tenebatur scrupulo quum pro una ea-
demque in eodem Sardoo litulo litlcras nccipicbat, in Tab. N.° IX a b
el p q, (piid est <piod in eodeni titulo Iitteras, in Tab. >"." IX ee, adeo
diligenter al) invicem distinguat ? Scd quisque videt, quod, si cpia inter
jiostrcriia hacc signa adinittenda est distinctio , talis sit oportet , ut si-
gnuni, in Tab. N." IX dd, non iam plie littera censeatur, [cuius ex hoc
titulo, et ex vaso Panorniitano figuram dedinuis in Tab. >." IX a ii\ scd
-»(i\' in eodcni titulo .Sardoo a ghimcl lin. II lilt, a cl lin. VII lilt. 5
idco distincta , tjuod non in angidum , sed in lincam supernc curvam
desiii.-il.
Dicendura quoque nobis est , quod litleram tcrtiam Sardoi tiluli lin.
Tl, quam nos legebanius resell, pro dalelli lillcra hahuit Gescnius , cui
elsi adversari vidcatur eiusdem litlerae ligura eodem in titulo perspicna
lin. HI lilt. 4, quoniam tatncn 'm\.^^: resch vl daleth saepc talis cxsislil
siuiilitudo, ut ah invicem nonnisi dilUcile et per conicclnrain ex tilidi sensu
conficlain distinguantur , Gesenii lectionem non respnendam esse cen-
semus si inde aptior emergat sentcntia.
3^4 ^^ LINGUA PHOENICUM
ir.
Gesenii de Sardoo titiUo interprelatio.
Qiiamquam ex iis quae Iiuc usque de Sardoi lituli litterarum poteslato
(lispuUvinuis, titnli interprclatloncin, quam proposuil Gesenius, ad mo-
iiunieiiti (idem exactain iion esse fluat, iiominlla tainen supersunt adliur
quae summi viri sentenliam reiicieudam esse suadent. Quae nos liben-
ter exponemus, non eo consilio ducti ut intcrpretationeni a nobis olim
cditam usquequaqne tucamur , sed iie intacta de pretioso hoc titulo
proinulgeiur, scque in lectonim animos insinuct falsa doclrina, quae a
vera tituli mente studiosos proliibere possit. Videt lector in litteris Sar-
doi tiluli, in T/vn. N.° IV lin. I VI VII, puncta distinctissime inscripta.
Haec auteiu de iilis punclis iudicavit Gesenius, pag. i56: « Etiam Arrius
1) [pag 8,9 (i)] de his piuictis agens rede ooniicieljat ca nominibus pro-
« priis indicaudis inservire , in quam rem Aegyptiorum movem regum
» DeorutTKjue noniina propria niarginibus includendi recle quidem con-
» fercbat: sod ut sibi conslaret interprelatio sua, non in lilleras priinas
^1 atqiie cxlrcinas nominum propriorum imniissa putaljat, sed in eas lit-
» tcras cpiae noniina propria anteirenl , veluti 'U^'K?"iri3 "ii3 'D3^^ ,
» qua ratione ulilissimac observationis usus ci intercidit ».
Vcrum , si puncta , Gesenio adprol)ante, consult© a scriptore Phoe-
nicio in litteris immissa sunt , baud satis mirari possumus manifestissi-
mum illud ia littera tituli prima nihili factum a sagacissimo interprete,
qui probe novit nos, si evidentissima adiuncta adque tituli integritatem
S}»eclantia silenlio praeterimus , ut quomodocumque inlerpretationem
nostrara lectoribus probemus , interpretis quidem ingenium non vero
iidem ostendcre. Quod si huic facto sua stat, uti oportet, auctoritas, si
puncta nominibus propriis iiidicandis inserviunt, nequimus quin primum
illud ad eanidem revoccmus legem. Ait quidem Gesenius, hoc de jirinio
illo dici non posse, cui allerum non subsequitur punclum, intra quae
nomeu proprium claudi oportet; sed prudeiis quisque ex hoc ipso facto
coUiget erroneam esse, saltern hoc in titulo, de nominibus intra puncta
(i) Dicluarazione delta Itipide Feiticin di Nora in Sardcgmi inter Mciiwrie delta It. Jcaidrniuz
dclU Scienze di J'uriao, Tom. 38 . pag. 60. 6j.
lOANNIS ANTONII ARRI. 3h;>
iiiclusis sententiam. Puncta nainquc iioinina propria designanl; puiictiim
manileslissimutn est in prima lituli litlcra, neque alterum ci subseijuilur.
Nequc hoc solum ex. facto Geseuii intcrprelalio cutu lituli fiilc liauil
ronstare inanifcstum est; sod ex aliis eliam tjiiae vir cloctissimus pliilo-
logis non Ita facile persuadebit. Ita vcro tilulum legit atque interppclalur
pag. 1 56:
Mi y?"i nn Domus capitis [i. e. dormiloiium]
Nutcy I3i principis , qui [erat] pa-
V) ', "JTW a tcr Sardorum. Pacis a-
'?\D sn D^ mans ille , pax
a 83' D conlingat re-
1 p : psii giio nostro. Ben-
l3i iz ^0 Rosch , filius Nagidi ,
'Vsb L-ensis
Primus Gesenii error, qui punclum in llttcra prima pro niliili haben-
dum esse iudicavit, ad alterum, a quo tota eius iudicari potest interpre-
tationis slabililas , doclissiraum adduxit virum. Inquit cnim « ;£)t 213
)> domus capitis scilicet locus capitis alicuius nihil aliud esse potest
w quam locus ubi requiescit caput alicuius, i. e. dormitorium, habitatio,
catpje h. I. iiclcrna >i. Cfti "quidem inductionum seriei ut a domo capi-
tis ad domus aeternae notionem , dcindc ad scpulcrum vcniamus , nos
ideo non subscribimus, quia scriptori Phocnicio, (pii lot tantisque voci-
bus, in optimum usuiu receptis, uli polerat, id in uicntera venire neqiii-
bat, quod a recto hominis conceptu longe distal. Ait quidem Gesenius
« pauUo rariorcm et insolentiorem loculioneni de sepulcro [v?xi n'3l
11 lituli auclorcm nidla alia de causa, quam propter verboruin lusum,
)) areessivisse » ; verum huiusmodi \crborum lusus , sensu carens , a
loci sanclitate abhorrere censcndus est, atque ob id praecipue elimiuan-
iliiS a tilulo nostro , quod nihil praelerea in uuiverbo titulo occurrit ,
quod Icclorem moucut sepulcralem tiluluui inlendisse scriptoreu).
Quae nostrum esse putavimus faclis innixi ex paleogiaphia dcduclis,
in Gesenii de Sardoo titulo lectioncm iiolarc, cadem eliam de leclione
<juain Renai-jus proposuit(i) dicendasunt, qui, si demas terliam litleram
(l) .J4l)r(^^fc r'ut lvi!T,n>'4al<lirib< Kiitif. ^uli
Z'lG DK MNUU.V PnOENICUM
iiii. II . qiiiim , iili iios facicbanius, legit resch , reliqiias liliili lilienis
ex Gcsenii , iit ila (llc;umis , alphabelo de/inU'it. Legit cniin tituluui
nostrum
quae ila iiilor|irclatiir -.
« Tartcssi oxpulsus liic iu Sarilis iucolumis liic incolumis iiigredialur
» regiium nostrum sive pauper sit, sivc princeps iiisui meo » vel, si ti-
tuhun sepulcralem tlesitlcras « Tartessi expulsus hie, in Sardis pacificus
)i hie: pav veniat super Malchiten filium Roscli , filii Nagliitl Lafmile-
» num ».
Ex quibus lectionibus alleiutram taniquaiii tiiiico veram pioposuit vii-
iloctus , hanc etiam ob causam quod poettcum dctcxit luoduni quo sin-
giUi tituli versus a Sardoo scriptore pocta enunciati fuerunt. — Sect
haec rclulisse sulViciat — Hoc potius iterum asserimus , qiiod iam in
connnentariolo prinnmi a noliis de eodem titulo edito diximns , vocem
videlicet tO^'Tl^ pro ;/;?U?"iM?3 talem esse ex usu linguae hchraieai- <li-
etionem , quae inanifesUnn sapil errorem.
Quae in verilalein inlerprelalionis nosUac historicam noLaveruiit (Je-
senius et Benaryus aequissinia sunt, ac taiia, quae nos iit opiuioni no-
strac valediceremus efficerent, nisi vix edila nostra dlssertatiuncula, nos
ipsos emissac sententiae de titulo Sardo patri coaevo taederet. Atque
vix dnm sunimopere laetantes ea excepimus quae in Diario Tauvinensi
cui titulns // Subalpino (t) a viro anonymo , sed docttssimo, nobis ob-
sei-rata fuerunt de insolenti usu ad quem revocavimus vocem 'tf^-ijj, de-
que incredibili errore gcographico cui locum dederamus, nostrum esse
duximus iterum itcruniquc titulum meditarc , diliora nobis adminioula
paleographica comparare , anliquac denique historiae prudentius con-
sulere , ul si per vires ct tempus licuisset novam praestantissimi liluli
interpretationem doctorum virorum indicio subiiceremns.
(i) Tjurini , mensc novi;mb. , ;in. i83G.
lOAWMS ANTONIl AHRI. ^nn
III
Noi'ae in SarJnum lilultuu observationes.
roslqiiam vero eximiuni Gcseiiii opus viiliimis, (ulqiic noslvarn ulilita-
tem ijisius doflrinain. Plioeuk'iam dilic^eiUcr jjcrjiemliiniis , [ncqiic enitii
(litioi-a hal)cinns Phoenicia lexica anl grammaticas] allirmare posstimas.
talem esse Sartlouin lilnliiin de (jiio ir.ullae j)roj)oiii possuiit conieclnrap,
quia ccrto constet , oiniiihusquc aequo persuasuin sil de vera litiili
meiite. Venim, quamquam id huic lilulo cum caeteris tiliilis Phoeniciis
fere commune sit, quacdam lamen peculiaria elucent in hoc noslro lilulo
argumenta sive interna sivc externa, quae nos , in genere salti-iii . de
ipsius mcnte ccrliores reddcre possiinl.
Et ad argumenlii quidem interna quod atlinet , si plane constwt puii-
cla in litteris immissa nomiuibus propriis signandis inservire , nuUus
est qui in prima lituli liiiea nomcu proprium 'C/"\£?"in no" videat. ]N'ol)i-
scum iia vidit Ueyaarius. Neque aliler a nobis sentit Geseiiius de le-
clione yr\'[Q iJ<n j 'loc tantum dlscrimine quod nos vocem pi^O viri no-
men putamus ex vocilnis p itt? [priuceps cousilii] composilara; ipso vero
\oceui putat Aramaeoruiu more positam ])ro C'Tiy?- Praeterea post
punclum lin. VI seqvuinlur littcrae 13 ex quibus manifcslissimnm noinen
cuieigil antiquac iliius legioiiis uiii lilulus scriplus et collocalus fnii.
Talia enim antiqua monunieula , nisi pcculiaris alicpia causa aliter s<ia-
deat , scripla et collocala ceiiscnlur ea in rei^ioue iibi elfossa sunt.
Porro ts. vocibus "jD^IDa "ii3 lice est clarius scriptorein Phocnicium
[.(jui per puucta Icctorem admonebat nomina , quae piinclo subscquun-
lur non ad etymon esse exigenda, sed taUa, uti scriptn sunt, Icgendaj
apposuissc puuctum ante ipsum nomon projjrium, ila ut nonicn slatini
punctum sequalur. IJiuc {piod videlur punclum lin. N 11 nonien pro-
prium indicat in voce JC^ii vel 'ci^. In qua quidem voce , es. tcrmina-
tione eius gentilitia, omnes nomcu proprium priuio videnl intuitu. Quid
vero 'C1^ dillicilc diclu est. 'c^^ cnim thema helnaicum non est ; ncque
in i>ntiqua historia vox inveuitur quae quomodocuniquc banc nosUam
reprcsentct. Per coniecturam quidem slatui posset radicem Z'h penes
Phoenices aliquid communis habuisse cum rodicibus hebraicis yip el '(S'P
harbare loquutus est; verum clsi iu dialeclo hcbraica etaramacis lillera ~
Sf.kie II. Tom. i. 48
3-S i>E UNGUA pnOENirrM
conimutabilis sit cum lilleris :r ct i ; clsi Gcsenius avbitretur Phoeui-
ces aliquando scripsissc n^s pro "IST , "H"*' tamen nos Icctoribus evi-
«lenter prob.irc ucquinius.
Fa arguuienlis inteinis hoc eliam praelcrivi neqiiil qnod, quamcumquc
tituli huius lectioncm proponere quis vclit , nihil unquam iiide dcducet
quod litulum sepulcralcin esse innnat. Impossibilc eiiim est aliqiiam ex
vocibus componerc -i^n nuXO ; "ulKim Numinis iiomcn ; nnlhi deniquc
orantis verba pro defuncli salute. Nam in Goscnii Icctione, qui litulum
sepulcralem pulat, nulla defuncto ;ot7X , quod est animadvertcndum , se<l
superstitibus civibns precaturj quara verp supra Malchitemim precalam
dicit Beiiaryus ( inDiso W D^U? ) sine intormedio isy vcl ^, pracceden-
til)us voce •drvH , q"ac construilur cum h , et voce ^<s' quae raro el
nonnisi apud poetas , et cum sermo est de sufhxis , construilur cum
accusalivo , ad eum jiervenirc nequil. — Inter argnmcnta externa intdta
sunt qiiae doctornm virorum attentioncm exposlulant, nipole quae casu
orla dici ncqueunt. Et [uimura quidem omnibus nota sunt quae de an-
tiqua Nora, urbe olim Sardiniae principe , nobis scripta reliquere an-
liqui historic!, qnam a Noracc quodam Ibero nomen accepissc traduiil.
Sed vetercs illi srriplores luculcnlissimum factum prae oculis non ha-
huerunl quod Noram urbem a viri cuiuslibel nomine appcUari non po-
tnisse abunde confirmat. Etenim tpi nunc lemporis ea qua par est diU-
Jicnlia Sardoas antiquitates perscrutantur non in Nora lantum nomina
aut Nuj-n ofTendunt, sed mullae praeterea eis oecurrunl locorum appella-
tioues in quibus radix Nor vel Nur sic praccipuam partem tenet, ut
quod cnm ipsa cnmponitur nomen in virum tamqnam nominis auctorem
refeiri ncqueat. Huiusmodi sunt Nur-ri , Nur-aghus , Nur-aminis ,
Nur-allao , Nnr-eci etc. Quae omnia nos ccrlos reddunt de facto ali-
quo in illarum gentium usibus frequentato , quod non tantum late per
Sardiniam antiquam evulgatum fuit , sed in vicinas eliam Baleares in-
sulas concessit , ubi Celebris olim fuit insula Nura ; ad quam quidem
vocem D. G. Ramisins (i), vir doctns , illud iain observabat quod nos
de voce Nor in Sardinia notissima dicenduui esse statuimus. Quae si
veteres illi expendissent , a sententia se procul dubio abstinuissenl de
Norace , nominis Norae tirbis auctore , cum incredibile dictu sit, atque
(i; I'idt Ml niorie drlla I\ Age: Jiuiij liillf Sui'-uzc di Torino Tom. XXXVUI paj ■ il>
10AT<N1S ANTOMI ARM, 3-<)
per TiniversaiTi vcterum hisloriain inniidituni viri noiueii , quuntunivis
spectalissiini , loeis et rebus atleo imillis et inter se tllvcrsis iiidiluiri
fuisse.
Sed liaec veterum opinio a recenlioiihiis I'etccla fuit , a 15otliarlo in
primis (i),<i«i Nornm non n iVorace, sed a locorum nudilatc ac sicci-
tate diotam arbilralus est. Ail eiiiua S( ribcnduui esse -"<>;, quae vox, a
Tjiy, locu mala arboribiis destituta significat. Noniinis oiiginem , qua-
lein Boi'hai'lus confinvit in medium rciiii([uirnus, atquc faclis el inullis et
fide dignis innixi asseriinus cc vocibus Nura, Nora, Nuv-ri, Nur-cci,Nur-
timinis, JSur-allao, ]Sur-hiip;h, manirestissiiiiain eincrc;ei'e radicein i^i ">j
(juae, in orientaliljus Unguis priniidva uti aiunl , igiiein sigiiillcal. (^uas
quideni omnes apptdlaliones oi-igineiu a cultu ignis in veteri OrienU-
iisitalissimo repetere peouliaris nostra est seiitentia, de qua nonnulla iani
dixiinus (a\ pKira daturi qiiuin de anliqnis Sabaeorum sacris et templis
liisius agemus.
Quod si haec Sardoa iiomina al>nnde probant Norae urbis romen ,
*^13 vei '^i eU'erendiun esse , quinn ude nonien nianifestum sit in ti-
tuio nostro, el (piidcm stalini post punclum , quae noininibns propriis
indicandis apposita fuisse divinms, quum praelerea lapis in Nora scri-
plus al(|ue collocatus fuerit , iiescinnis qua nam anctoritate et iudicio
recedenduni sit a Iccliane No/' -^i lin. M.'
•Sed ad alia externa arguiiionla graduin faciannis. Sardiniam a Sardo
dietam fuisse veterum reccntioruui<pic opinio est: Sardum vero , teste
Pausania, natione Libycum, antiquissimum esse, tum paiet ex eius pa-
renle quem Herculetn praedicant, lam ex Sardoo risti coinmuni adagio
iam Homeri teinporibus evulgalo. Quod quidem adagiuni sive cuiusdani
herbae virluli adscribas quae hominibus in Sardiniam mortem, uti docel
Pausanias , inter ridendum comparabat ; sive a barbaro more deducis
quo senes parentes laeti ac paene ridenles Salurno immolabantur, ar-
gumenlo esl Sai'donis colouiani ante •Graecorum poelam in insula m
(i) Gcograpliia Clianaan. CaJoini i6(G pag. G3/|.
[i) yide niciiioric dcUa R. Accadcniia dcllu Scicnze di Torino Tom. XXXYIII pag. loJ. io.|. —
LcUora inloMio ai Nurhagcs della Sardegna. Torino i835. — LcUrc sur unc Inscription Lalino-
puniquc. Joiiriuil asialiqnc. .\out iS3G. — Essai philologiqiic cl hisloriquc sur Ics temples iln feu
uientionnci dans la Bible. Annates de philosophic Chrcticnnc. Tom. XIV. Janvier iSSj.
38o DE LINOl'A PnOENICUM
Inter lol vero colonianun auclores tjui in SarJiuiain ajipuleruul iiul-
lus est qui maiori in lauile halMtus fiieiit quam Sardus ; cuius a.ileo
peirrebuil fama , ila laiulaliaiilur facinora, ut in minorum Dcoruin ten-
sum allquando adscriplus fuerit. Sadopatoris eniin J'aimni anliquilus in
Sardinia nolissimiini in Sardonis cuUum sat dare innuil; clarius vero
cius slatua iu Apollinis tcmplo , docente Paiisania , Dtlpliis oustodita.
Aliqiid quidem diflicidtalls facessit Libycum aiil lleroain aul Deum, Li-
byii llcrculis filium , in Graccoruin templo cusloditum fuissc; sed per
coniccturaiu slalui potest barbaros illos , qui ad occidcnteni Sai-diuiam
inoolcbaut, auctores , ul dicunlur , slatuae illius , Graecos fuisse; quV,
Sardonis origineni ignorantes, cum vel Deum vel Ileroam graecxun pu-
laverunt. Et cum Graecis ali(juid communis habuisse Sardonis divuni
parentcm innuit Pausauias, qui il/ace/'Wew, videlicet /^e/fw/e/w, ad Deb
phuni aliquando iler suscepisse Iradit.
Ex voce Sdi-dopater , quam raox exposuimus , satis aperte colligitur
Sardonum nostrum titulo Patris , parentis inquam Sardoruin et. Surdi-
niae , lUstinclum fuisse. Quae quidem velerum de Sardo patre tradilio
firmissima elucet in numis iis sardo-romanis, in quibus Sardonis efligies
ccrnilur una cum titulo Sardus Pater, aere perenni a Romanis coiisignata
paucis ante Ciir. anuis, imperanlc videlicet Octaviano Augusto, cuius Alius
Balbus , cui numi ii inscripti sunt, avus ci'at ex raalre. Sed multo iaca
ante lioc tempus , ct a saeculo quidem ante Christum V, in Carthagi-
nienslum dilionem Sardiniam cessisse , diulius in ea Carlhaginenses
oommoralos fuisse , Sardoos cives Carlhaginicnsibus magis quam lloma'
pis, iam inde a L. Cornebo Scipione prope.;\SOS se se ostendisse , immq
Sardoos ipsos cives a Poenis adinixto 4froruin gencre natos Ciceronem
divisse, imllus est qui in dubiuiu revocct. Porro a Carlhaginensibus
tituhim nostrum scriptum fuisse docet lilterarum Cgura , quae paenc
eacdem sunt cum lilteris tilulorum Carthaginensium, alque cum iis quae
in litulls Mclilensibus coospiciuntur. Quuji vero Sardonus, poster ab
antiquis scriploribus natione Libycus censoiilur , inde infjrimus nullis
umquam ex omnibus coionis qui in Sardlniuin uppulerunt magis rordi
fiiissc quam Carthaginiensibus , uL de memoria Sardonis conservancra
cogitarcnt. Ac in primis Carliiaginenses iur© pQlerant ^Avi^o\mm pat rem
appellare cuius bcnefica facinora ad Herridis Pliocnicii , ad Libycae
^enlis lioiiorcni pracdicabaulur , cum qua Pocni aut iidem censcndi
sunt, aut cum ea moribus , religiouc el lingua quammaxime afiincs.
lOAMNis AWTONii Anni. ;i8i
Qiiaproptcr si Romani non solum Sardonis mernoriam adeo soleinniler
conservaiulaiii curaruiU, seJ iiiSHpcr Sardonis nornen tilulo palris coii-
(lecoraniiU ; si Sardoi illi cives qui lcni|)hiin Sardono noslro aliouando
couiiccraruiii non soluu) corum auclori divinos houorcs IriliueruiU , sed
liUilo praeterea patris , clTicto Safdopatris nomine , earn proscqur.ti
sunt; (juis pulct Carlluigiivenses jiuirupiam do Sardonis mcmoria ad po-
sleros luillenda cogilavissc' Qnis credct lilulunip«/m quem Sardnni no-
slro exterac paenc gentes adco libenter concedcl)ant, ci Carlhagincnses
dcncgavisse ?
Ilaec argunienla , silenle liisloria , ncgativa atque nullius pondcris
videi'i posseni ; sed qui tituluiu Phoenicium nacli fuiuius in Xora urhc
olini a Carlhagincnsibus conscri]>lnm; cpiem nullo iure tamquam scpuU
rralcm liudum liabere possumus ; titulum , iuquam , ubi manifeslissima
sunt verba yxyii} 2N Puter Sardon, iniurii cssemus in anliqitam hisloriani
si lianc loculioncm ad firinissiuiam Sardorum Iradilionem exigcrc rccu-
saverimns.
Pulamus itaque tiluluvn nostrum historicum esse, a Cartliagincnsihus
conscriptum. Et quamquam diflicile sit tcI scriptionis tempus definire ,
;»ul adiunclum diviuare in quo ille crectns fuil; non dubitanjiis tamcn
(|uin publico ali(|uo monumento consociatus Phoeniciam traditionem de
Sai-tiii»ac auctorc, quod Boinani per numos fecernnt, leclores dociierit:
ita ut hoc nostrum inonumentum de Sardmiis-patris mcmoria cmn iis
coniangemlum sit, quae iam nobis praebent turn Sardopatris teinphun,
trim Sardonis statua in lompio Deiphico , tnm dcnt(j[ue numi romani
Sardopati'i inscripti-
Scd quae nam tandem proponi debet huius tituli interpretation Gra-
vissiinum hoc opus! alquc in hisce rehus tanta adluic est privalae cu-
ius vis" jjhilologi Phoenicii sententiae pars, ut diflicile sit iiiterpretationem
omnibus persuaderc. Quapropter nobis probavissp suflicint Sardoum ti^
tuluni nulla posse ratione tamquam s<'puliralem titulum liabrri; nouiinu
Tarsis , Paler Sardon, j\or , sive iutcrna sive e\lerna tiluli adiuncta
considercs , jiaene ccrta esse : caotcra tempus docebit.
Nemo autcm mirabilur ingeulem adeo dillicultatcm iu lilulii Pltoe-
niciis explanandis. Cum cnim I'liocnicum linguae naluram, quam he-
braicam esse putamus , invcsligare cogamur ope Icxici hebraici, ncque
ill hoc omnem linguam habemus hebraicam , ncque de omnium, quae
ibidem sunt , vocum polcslate evidenler prorsus constat. Quare sacpe
382 DE LINGUA PHOENlCUM
contingit ul quae post longiim stiuliuin componiinns c\ titulo Plioenicio
nomiiia , liebraico lexico peregrina siiU : saepius vero , lit (piae dcrniim
proponilur lectio Phoenicia litleris hebraicis expressa, a viris quanliiin-
vis liebraice pciitis , li;uul inteUigaliir , nisi intcrpretis presto fiset
cominenlarioUun.
Quod si quaeslionem lumc tandem de vero I'lioenicuni linguae arli-
(icio in indicium post amplissinias Gesenii curas advocainus , non ila
facile lis ilcfniitur, sivc vetci'uni auctorilatcni diligcntius perpendainus (i),
sive tiluioi'um PhoenicLorum linguani qualcni nos dociiit Gosenins ad
tt'utinam revocemus.
Divus enim Hieronimus atque D. Augustiniis , iile orientalis pliilolo-
giae quantum lemponmi conditio ferebat peritissiinus , doclissiinus alter
:*tque in antiquts Poeuorum rcgionibus tliu coinnioratus , ali<piando de
Poenorum lingua sententiam dixerunt. Atojue Augustinus , qui pluries
linguas Hebraeam et Punicam hand uniltuni inter se diflcrre scripsit ,
aperte demuni docuit cognafas esse inter se linguas Ilebracani, Punicam
et Sjrain. Ilieronimus vero linguam Plioeniciani Hebraeae magna ex
parte coiifinem esse docuit: atque illam de Hebraeorum fontibus manavisse.
lam vero si quis hac nostra aetate, quantumvis cognalae et aflines sint
inter se lingaae Ilebraica, Chaldaica, et Syriaca, ad tituli Syriaci aut
Chaldaici interpretationem ope lexici hebraici accederet , per amplissi-
mum spattum a tituli mente errabit ; etsi fieri possit , ut quoi-umdam
verbornm potestatem cum hebraeis plane similliniaui arripiat. Sed inter-
pret! , ut quisque sentit , cresceret diflicultas , si titulus , quem decla-
randum suscipit, ei olFerat litteras ad certam paleographicam rationem
nondum exaclasi.
Itaque etsi nulla ratione definire possumiis quanto Iramlte Phoenicum
lingua ab Hcbraea recedat, prudentcr tamen , veterum testimonio innixi
afliruiamus Phoenicum linguam , quamquam dialectorum cognatarum
Arabicae, Syriacae , Chaldeae, Sanoarilanae forniis infecta non fiierit ;
ita nihilouiinus ab Ilebraca recessisse, ut sua ipsius natura peculiarem
dialeclum Jlebraeae aflinem constitueret, atque ab Hebraea fere distasse,
irfi ab hac dialectum Syriacam scimu«.
(i) Apud Gcscniuin optrr. laud. pag. 33 1 iff].
lOANMS ASTONn AP.nr. 383
Si porro argunienlamur ex lilulorum I'hoenicioruin lingua rjualciii
niiper earn nobis exposuil Geseniiis , edoceinur
I." Phoenices adlubuisse lilleram n pro 'tt?, D pro T , 7 pro H,
n pro ':
a.° Articulurn , arabico more, ^}<,vel etiam in solam lilterani x ton-
traclnin vcl ad hcbraicam rationcin in liltcram ri:
3." Foemininani nouiiniiin forraam nunquam indicavisse per lllleraiu
n , scd per n , et aliquando per n :
4-° Compluribus nominilnis, quae in lingua Hebraea focminina sunt,
uiascnlinmn gcnns tribuissc :
5.° Pliiralein Tnimernm per lerminationein C' el ■?' designavisse.
Intorj)reli practerea licere de vocis Phocniciac potcstale extra linguani
hebraicani quaerere : uti Gcsenius fecit ex. ca . in Toce ^yjj quae lu
hcbraica lingua signilicat eiectus ; reicctus est ; quainque ipse euin sy-
riaca et arabica voce JLR.=k. [posuit] contiilit, ut vocem Piioeniciain ad
significationem sepulliis est advclieret pag. io5.
Quae omnia si rectissime ex titulis Phoeniciis fluunt, talis inde emer-
jjit dialeclus Pliocnicia , quae , quamquam cum hebraira lingua qua-
dam aflinitate coniuncta dicenda sit , ab ilia tamen propria natura , et
cum reliquis dialcetis semiticis baud confundcnda , seiungatur. Atqne
Pliooiiifuni lingnam ox ouniibns dialectis semiticis nalam potius dices,
ipiaii) ab licbraica directe profluisse.
Rede quidem argunienlamur ex nominum propriornin ai-tificio linguani
Phoeniciam arclissime olim cum hcbraica coniunclam fuissc: scd linguar
Phoeniciae vestigia, quae supersunt, sequiorem linguae aelatem , adqim
eius cxtinctionem propiorem redolere sciraus; ne<pie ignoramus locoruni
ftul personarum uomiiia antiquam formam tunc etiam consei"varc posse,
quum iam lingua, ex qua olim originera duxcrimt, ant multum vitiata,
ant penitus mutata fiierit. Fac enim quondam Phoenicum linguam paene
eamdcm cum lingua hcbraica fuissc, cum ea , inqunm , quae nunc in
Bibliis I'onservatur , id tamcn semper prac oculis habendum est , sive
vcteres scriptores tantiihim discrinien inter utramque linguam cogno-
visse , sive reccnliores idem fateri coactos esse. Quod quidem discrimen
ex diverse ulriusque nationis Ilebracae ct Phocniciac fato. Icniporis dc-
cursu , a Cadmo , pula, ad titulorum Phoeniciorum acliitcm , atqnc
ab hac ad linguae cxtinctionem , magis pcrcrcbuit.
Ilaque concludimus discrimen alicjiiod admittendum esse inler Hcbrai-
cam t'l Pliocniciani superstitura lilulorum dialectum, quod, iu quo coa-
38. f BF. LINGDA PnOENICCM ANTONII ARRr.
sistat , oinnino asscrere necjuinuis. Et cjuamquam dubiis , quae in lin-
guae Phoenicuni arlificium iam indc a viginli annis excilaverat Silvestre
De Sacy , nondiim a pliilologis oricntalibus plene satisfactnm sit ; ilii
tamen concors est ilc utroniniqiie dialectorum afjlnilnte scnleiilia, ndeo
nndla cl i>espiciia liuius verilatis argunienta iios docnit Gesenius , ut
novaloris not;im non ellugcre dicendus sit qui , relicta hebraica dialecto
tituloruin Phoeniciorum intcrpretationem ineat ope lexici Syrinci , aiit
Aral)iri , ant Caldaici. Quod si ncquc facem praefercnte hcbraica lin-
gua , titulorum Plioeniciorutn iuterpretationem certo omnibus prol)arfi
possurnus , hoc non viae vitio tribuendum est , sed monumentorum
Phoeniciorum numcro, ev quorum paucitate fit, ut neque lilteras Phoe-
nicius omni in adiuncto cvidenter definire A'aleamus, nequc linguae I'a-
lionem qua late oporteret ita assequi, ut omnibus occurramus dillicuila-
tibus.
Sed dum ditiorCm monumentorum Phoeniciorum copiam desidera-
mus(i), quae nos a tantis liberent ambagibus, summorum virorum con
iecturas laeto e'icipimus animo, illorum in primis, qui, lingnam Phoenicum
tantisper tantum ab hebraica dillcrre cxistimanles, praeceplisque palen-
grapliicis doclc prudenlerque consulentes , in studiis Pboeiiiciis setlulaui
navant operaiu. litcnim in hisce rebus nonnlsi per gradus , atfjnc , ut
ita dicamus , negativa ratione ad veritatem detegendam pervcnitur
Quapi'opter non solum maxima laude Gesenii memoratum opus digninn
existimamus ; sed tantum praeterea, ut pliilologi omnes Phoenicii eorum
erga doctissimum virum gratum animum teslificari debeant , quod tarn
docle abundcque docuerit quid iam nostris hisce diebus de studiorxim
Phoeniciorum conditione sentire liceat.
(i) Albertus Dclla-Mnrniora, Vir clar. , niilu luipcr liltclis ab Orti Sardiniae datis dio G inaii
nuucialiat f siiuulquc j)ci' grapliidflli rc-pracsontahat brevcm pbocniciuin titnlum ab ipso Pulae ^
quae vttcMuni est Nora, dclcclciiii. Mutllus qiiidcin csl tllulus , iiovem lalilum sigiiis onialus.;
nobis tarncD dignus virb:tiir qui cum pbilu)o^is plioctiiciis communicrlnr vixdiim liltei'aruin forma
-omnino ad monutuenti Gdeiu cxacta crit. Quod optime praestobii ditigeutissiinus lituii iuvcnlor.
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385
CRONOLOGIA
DE' PRIKCIPI DI SAVOIA
BETTIFlCiTA
LViei CniRAR30
jipprovata neW adunanzn del 17 maggio i83ft.
Xja cronologia de'Principi di Savoia quale appariva dalle cronache «
dagU scrittori era molto disordinata e confiisa quando Samuele Guichenon
accintosi alia grand'opera dclla stor'ia gcnealogica della Real Casa la
purgo da non poclii error! c Ja ridusse a miglior forma.
II Guichenon lutto inteso a disj)orre i veri fondamcnli dclla nostra
storia , iuceppato tra Ic gravi dillicolla del coininciare , lontano dal
pacsc di cui scrivea , e percib obbligato a scguilar la fedc dcllc copie
che gli cran mandate, si tliliingo sjiesse voile dal vcro; ma gli error! e
le imperfezioni che allri han notale , e cli'io vcrro notando nou gli
torranno il merito d'esserc slato ii fondatore della nostra storia, come
il fu un sccolo dopo della critica storiua Gian Tommaso Tcrraneo.
Tultavia nella storia d'una lamiglia Sovrana nclla cui niano slettero
pill d'una volta i deslini d'lt.ilia, parvcmi di troppa importanza la rclli-
Gcazione dellc date , perch'io non m'accingessi a riconoscere sui docu-
ment! quelle die il Guichenon assegnava alle nascilc, a! matrimonii eJ
allc morli de' nostri Priucipi. (jI! error! c Ic ommissioi:! da me scopc'.'le
nella cronologia Guichenoniana sono , il confesso , in maggior niuncro
ch'io non avre! creduto. Gia prima d'ora ho dinioslrato the Maria ili
Braljante sopravvisse ad AmeJeo V sue marilo , c che per, .o queslo
Serie II Tom. i. 4y
386 CnONOLOGlA ecc.
j>rincij)e nou conilusse la terza inoglie clic Guiclienon gli assegna; die
Aiinone inon il :>2 e iion il 2^ di giugno del i343 ; die il grande
Amedt'o \l inaueo di \ita il i »■ uoii il 2 di inarzo del 1 383; lio asse-
gnalo la vera ragione della iiiorle del eonle Rosso , ed ho in inolle parli
rcttilicalo, in inolte ainpUalo la cronologia de'principi coUalerali, come
si vede nelle tavole gcuealogiche con molta diligenza ed erudizionc
dcscrille dal niarcliese di S. Tommaso ; inlcUctto perspicace c gentile (i).
Lc ricerchc da ine eontiiiuate dopo la pubblicazione di qucllopera mi
guidarouo a nuove scoperle, delle quali terro brevissiuio ragionaraealo.
BONA DI BORBONE
Mo"lie di Amedeo \I.
II Guiclienon dice die questa principessa maiuo di vita il 1 9 di gen-
naio i4oa.
Credo die delj!)a Icggersi i4o3, perche nel conto di Giovanni Fabri
tesorier generale di Savoia trovo sul finir di gennaio i4t>3 la inemoria
delle spese fatte per I'acquisto de'panni per il liitto della medesiina.
ANTONIO
Fu questo prlucipe il prinio fiutto del matrimouio d' Ainedeo VlTI
con Maria di Borgogna. AJ Ji 2 dotlobre del 1 4o5 essendo il contc di
SaVoia a Rivoli n eliLc il lieto annunzio, e coatrassegao la sua conlen-
tezza con copiose limosine.
Lo stesso anno ai 12 di dicemhre Antonio Monsignore [cosi cliiaina-
vansi allora i figliuoli deuostri principi] era sepolto in Altacoiiiba (2).
ISiuuo nenostri sloricl n'ebbe notizia.
MARIA
Figliuola d'Ainedco VIII , moglie di Filippo Maria Visconti duca di
Milano.
(i) TaTole gencalogicbc della Real Casa di SaToia descritlc cd illustrate.
(j) Conlu di Gio. di riitillieu Icsoricre generale dal 1407 al i^io fol. 449-
DI LUIGI CIBRARIO 387
Guichenon non Segna I'anno della sua nascita, Nacque in principio
di gennaio del i4n (')•
AMEDEO
Figliuolo d'Amedeo VIII. Fu il primo chc portasse il litolo di Prin-
cipe di Piemonte. Non si era nolato ancoia I'anno della sua nascita.
Trove a' 6 d'Aprile del i4i2 registi-ala la spesa di tre fiorini dati it
joljr terns e ad altri due menestrelli quia seruierunt die baptisatioiiis
domini Amedei fdii domini (2).
MARIA DI BORGOGNA
Duchessa di Savoia, moglie d'Amedeo VIII. La inorle d'l questa prin-
cipessa e assegaata dal Pingone al i4o8, dal Guichenon al G d'otlobre
del 1428.
La data Pingoniana non ha bisogno di confutazlone. Ma uon e ]>iii
veritiera quella del Guichenon; perocche Maria di Borgogna manco di
vita il 2 o 3 d'otlolire del i^ii, come si ha dalla seguente partita di
spese : expense dicti Johannis [ Lyobardi ] familie et tvium equorunt
suorum praedictorum Jade diebus sabbati terlia dominico qiutrta et
tunc quintu mensis octobris [1422] eundo a ihonono gebemias pro lor-
chiis intcvramenti corporis bone memorie domiiic nostre duc/iissc Su'
baudie quondam prouidendis ect. IIII florcnos p. p. (3).
BONA
Figliuola d'Amedeo VIII , fidanzata di Francesco di Bretlagna conte
di Monforte ; mon prima che il matriinonio potesse aver elTctto.
(1) Libraiiit dictc besanczon;) de Cliambcriaco octflri<:i t-t quo» domiiuu t-idt^m besaoczona gra-
riose donauit lam suis rxigeiitibus [servitiis illustri domiiic consorti domini liouitcr fai'lis in
parlu Marie doiuiccUc S tbautlic quam pro suis cxpcii&is liciidis reccdciultt d« Ihouoii Cbaiubcria-
cum (18 gcniiaio i.|ii) XXX flor p. p. Cotilo di Jacopo di t'islillicu tcs, gcii. ijiu, i^n ^^^- ^'>-
(a) Conto di Guigonctu Marchiatldi tosor. gc'Oi'rjIe dal lo novcuibrc i^ii al lo norcriibrc i.|i3
■fol. 171.
(3) Conto di Giovauai Lyobard luoguteaculc del tcsohcrc generate dal 3 novcniLre 1431 al i5
luglio 14131, Tol. 4'°'
3RS cnoNOLOciA ecc.
La data ilcUa mortc non era nola. Dal conto d\ Micliclc tie Ferro-
tesorier generalc , rilevasi cU'ella ]>ass6 in settembre del i43o.
II 35 ed il 2G di detto inosc il corpo di lei fii esposlo iicl castello
di Ripaglia, il 3'^ fn condoUo ad AUacomha , dove fu seji|)clliLo aU'iu-
domaiii cou gran poinpa ed inlervento di Vescovi e d'Abali (i).
FILIPPO
Figliuolo d'Amcdeo VIII, contc di Ginevra. Guichenon no riferisce la
morte al t^'>2. Invcce manco di vita un martcdi , 3 di marzo j444
alia ore sei italianc, c fu sepolto il 6 dello stesso luesc nclla bndia
d'Altacomba con intcrvento del cai'dinalc Vai'anibon , del ])alriarca di
GerusalemiTic e d'allri prciati , coir.e si rarcoglie dal conto dcgli eredi
di Giovanni Marechal tesoriere generalc per gli anni i44*5, i447 ('-^)-
ANNA DI CIPRO
Duchessa di Savoia moglie di Lodovico.
II Giiiclicnon scrive che il malrimonio di qucsta Prlncipcssa fa ce-
lebrato in febbraio del i433. lo trovo ncl conto di Miclicle dc Ferro
tesoriere generale che in febliraio 1 433 solumcnte I'araldo Savoia fu
mandato a Venezia pro apparalii nauium matrimonii Chyppri e die
Siinonlno dal Pozzo fu capitano della galera in cui gli ambasciiulcri di
Savoia andavauo a leviir la sposa. E trovo similmcnte che in novembi'c
dell'anno medesimo Nicodo de Chissy e sua moglie andarono ad incon-
trar Anna di Cipro a Nizza , ed eljlser dono di dugento fiorini per
vestirsi orrevolincnte; dal che conciiiudo die Guichenon ha torto di ri-
prender chi scrissc che la solenniLa dcUc nozze si fcce in febbraio
dd 1434 (3).
(1) Folio 190.
('i) Librutc TiCtc ad caussam intumulacioiiis corporis illiistris bone mcmoric doniini roniitis gr-
bcanensis — A dio in.trli^j tcrtia iiurcii anno dumiui jnillusimo (|u;iLuOL'Cculcsiinu i|ii:ijia^e&irau
quarto qua die idem daminu:i ab buinanis dcccssit in ciultatc gcbcuuc dr mane circa Loraoi sex-
tam borulogit usque ad diem :>cptiiuam exclusive dicti mens, niarcii anno codcm ct in qua qui-
dcm sepultura iiitcrfucrunt tam in ciuiUlc gcbcunc quam in loco altccumbc dominus cardinalis
Varambonii caidiaalis S. I^IarccUi PutrijicUa Hycrusalcm Arcliicpiscoptu Augu^lc ccc. f, ^^^.
(3) Ful. 17a , ct alibi.
W LDICI CIBnABlO oa
Con Anna c1. Cpro , o postcriormcnte per ragione di quella rcnne
alia cortc un nugolo di Ciprlolti , cnoion pnuripaie dellc calamila che
travn.;l.nono per Inngo volj^.-r d'anni la monarcina di Savoia. Vcnnero
fra gl.allr. LanccUollo di Lusignano, chiamato il cardinal di Cipro zio
della duc.l.cssa,„.alamonlc notninalo dagli slorici Ugo, 11 quale niori nel
mese d. agosto del ,44. (,); ed Agno,-e sorella di lui, cLe n,on a Ve-
nasea ne pn.ui giorni di marzo dd ,459 e A, sopoUa a Pinorolo (.)
Gh stone, d. Cipro nc assegnano crroneamemc la inorte al .480
MARIA
Tra la numeroslssima figliuolanza di Ludoviro c d'Anna di Cipro il
Gu.. .cnon annovera Maria che ando sposa a Luigi di Luec.Lurio ncl
400 „,a Ludov..o chhe dne Tglie di cp.es.o no.c; la pri„,ogcnUa da
tutu linora di.nenl.cata nar.pK- in marzo del ,436 (3) e
•1 2 gionio di dicembre del 1437 (4).
mon il
GIACOMO
E qnos.o „n al.ro figliuolo di Ludovico dimentirato dagli slorici e
a.verso dd Gia.-omo conte di llo.nont; trovo che «,ori a Ginevra ve^so
1 aurora do g.orno di do.,eni..a .,0 di giugno del .4^5 e che fu se-
poltoalu.ulo.naui. a Altaeo:nba con inle.ve.Uo delpalriarca di Grado(5).
GIAN LUDOVICO
Figli„ol,> di Ludovico dura di Savoia, vescovo di Ginevra. Kacnoe
m feb..-a,o od i:. n.a.-zo del , ^ j, , perocehc in qucst'ullimo u.esc A.!na
sua ma,l,c era duns s.r gcsinc. Fu tenuto ai sacri fouti dal s.re di Cha-
fllon a ..o:ne del Delano Viennese [Ludovico XIj (0) j morl a Torino
in giugiio del 1482.
(i) Coiilo (li Slefano Rnssdli tcsor. Rcnemlc.
(a) Conlo d'L'rnbcilo I'^bii i^.-.S. ,4.„j, fj. '^35
(3) Coulo .li C„a.lo„,co Cl..boJ U.».,icr gc.eralc ,^35 . ,430, f„l. 5,3
W C.nlo .lAn.oa.o Bolo:„y^r u-sor. gc-n. ,437. ,433, fol. ao6.
(5) Ca.,lo ,1 (jli ,rc,li di Gio. Marcchal tcwr. gen. , f 4^5
tfi) L3aLj Jc .li .r.Ji di Gio. M.rccUuI tc». gca. , r„l. 458
Ot>0 CRONOLOGIA Ef.C.
AMEDEO IX
Ei-ano frequcnti a queirela gli sponsali fra principi c pviiicipessr
ancora in iasee. Secoiulo quel costume i parenti crAmedco lo fulaiiza-
rouo nel 1436 a Yolant o Violante figliuola di Carlo VII re di Fiancia.
Oli sposi contavano allora circa tre anni d'ela. Guiclienoii osuto nel
rifrrire le dale di questi sponsali noii dice che Violante fosso cdurala
in Savoia. Era qiiesla uu'altra usanza ed assai lodevole de' iiiczzi tempi
d'allevar la sposa nel pacse in cui era destinata a viverc finclie fosse in
eta da mai'ito. Gio. di Seyssel sire di Barjat giiuise con Violante a Clia-
lillon en Dombes il 27 di settembrc del i436 (i).
Otto anni dopo Amiabella di Scozia fidanzata il i4 dirembre i'|44
a Ludovico secondogenito del duca di Savoia, fu condotta <la quel paese
rimoto in Savoia e giunsc il 4 d'otlobre dell'anno seguenle a Borgo in
Bressa in compngnia di Lanrellotto di Lniricns, cavalicre , governatore
di Nizza , e di Jaropo della Torre dottor di Icggi, che avevano avuto
niandato di siringere quel parentado. II matrimonio poi non ebbc elFello
e Ludovico condussc in nioglie Carlotta di Cipro (2).
II Guichenon assegna la morte del beato Ainedeo alia vigilia di I'asqiia
del 1472- Siccome la Pasqua cadeva in qucU'anno al 29 di marzo , il
santo duca sarebbe dun que passalo il ventolto.
Id trove invece esser vero ch' egli mori lunedi sccondo giorno di
Pasqua , 3o di marzo deuers matin entre dix et onze Iieures on grnjit
retoge , e che i'u sepolto in S. Euscbio di Vercelli , mcrcolcdi jirinio
d'aprile di detto anno 1472 (3)-
Sei anni dopo la valorosa duchessa Yolant ando a raggiungere il ducii
suo marito poiche trespassa on chasteau de Montcriuel le uimedi XXIX
c
jour da mois dnust Ian M 1 1 II f, XX nil entre deux et trots heiires de-
it) Conto di Bartolomco Cbabod tes. ijcn. i^,'p-4^> '"'• ^^^ ' *'?•
(1) Canto licsjli eicdi di Gio. Marccbal i/|4r)-46, fol. 38i c seg.
(1) Lcs traictcs pour la sepulture do mon trcs rcdouljle Scii;ncur nmc due de Savoyc le quel
alat de Tic a trcspassiment au cliasteaiil de Verceil le londi XXX jour du moys de mars Ian mil
III! LXXII deuers matin entre dix et onze licures an grant i-cloge et le quieul a csle enseueli au
dit lieu de Vcrccil en lu cglise calbcdrale de saint ytcbe le monrcdi ensuyuaiil prenjiei- jour du
inoya dauril. Conto di Giovanni Lolticr tcsor. gcu. i47', •4;'^ INella tie du bienhcwcut arm Jua
111 de Savoye par un perc de la Campagnic de Jesus slampata a Parigi nel iGig la morte del
Itcato c rifvrita con vcrita al 3o di marzo.
Di LUici cionAivio. 3qi
ucrs Ic vespre dit grant rcloge ct fust ganlce morte an (lit cJiasteau
lie Monlcrauel /usi/ue Ic mcicredj ensiijiuint second jour du niojs de
scpteinbre deucrs matin que on lempourta a grant magnificence et nombre
de gens a verseil en lesglise de saint jsobie pour cnseuelir en la dile
esglise on pies de feu mon tres redouble seigneur amie due de Sa\'oj'e
son mari cui dieu ait larme. Amen (i)»
BERNARDO
Figliuolo d'Amcdeo IX; Guichenon lie riferisce la rnorlc al 3 di no-
vemhre 1467. Vha eiroie foise di slampa, e dee leggcrsi 3 di seUera-
bre , come lo prova la uota die segue del conlo di Giovanni Lolliei-
les. geii. s'ensujuent Ics choses avhetees a Pinerol pour le seuelemenl
de feu bernard monseigneur fl de nion tres redouble seigneur le due
et de ma tres redouble dame la ducliesse le quel ala de uie a tres-
passement a Pinerol le jeudi lit jour du mojs de septembre M IHI
LXf^'II. Fu seppcUilo lo slesso gionio in S. Francesco di Pinei'olo.
FILIBERTO I.
Le cause dclla morlc di qiiesto duca sono variamcnte racconlale dagli
storici. La vcrila e clie Filiberto fin da hanibiiio era Iravagliato dalla
i-encUa , e gia nel iiiarzo i47' s'era falto vcnir da Grenoble uu valente
chiriirgo cUiamnto Niccolo di S. Dier ; il quale adoperava per guarirlo
acqne aperilivc e scioglieuli, e gli facca prendere bagni medicali (a).
A malaltia siffalla i violciili esercizii del corpo non convcnivano per
nissun verso; e Filiberto amava appassioualameute la caccia, e v'allen-
deva di continuo. Dopo la sua morte aecaduta a Llone il 23 d'aprile
del 1482 avendone i medici apcrto il corpo trovarono iiella vescita uu
calcolo clie fu maiidato a Ciamberi (3). Nel conlo che ne porgc nolizia
di questo falto trovasi eziandio registrata la partita dl spese fatte in
quello stcsso mese d'aprile per mercede di sei medici e di due chirurglii
(i) Conto di Alcssdndrn Richnrdon Ics. s^n. i^j'^-'jSy fol. 75.
(a) Coato yi:i citato di Gio. Liilticr tes g.
(3y Li]>rauit Coliuo dicto Cbastcau Rcguaulil <iui apporUucrat liUcrji taiuioai ct Ijfidcm io-
393 CnONOLOCIA ECC.
pour ce quails ont visite mon dit seigneur lujr estant malade en ceste
vUle de Lyon da la grauclle (i).
[ANNA
Figliuola d'Amcdeo IX , moglic di Federigo d'Aragona principe di
Taranlo, poi re di Napoli. Era stata allcvata apprcsso a CarloUa di Sa-
voia regina di Francia sua zia. Mori probabilmenlc in febbi'aio del 1 480,
poiclie Irovo clie il 9 di inarzo di qucU'anno si celcbrarono in S. Fran-
cesco di Ciambcrl solenni fimcrali per I'eterno riposo della principcssa
di Taranto , sorella del duca (2),
CIACOMO LUIGI
Conte di Ginevra, c marchese di Gex, Cgliuolo d'Amedco IX. Doveva
cssere registrato dopo Bernardo, e non primaj poiche era ualo in prin-
cipio di luglio del 1470 (3).
GIOVANNI CLAUDIO GALEAZZO
Questo principe di cui gli storlci accennano solamente clie morisse
nel 1473, nacquc in agosto del 1472 e cosi dopo la inorle del padre.
Perclo avrebbe il Guiclienon dovuto registrarne il nome dopo quelle
delle principcsse Anna , e Maria
Fu teuulo ai sacri fonti il 27 di settembre in S. Ensebio di Vercelli
da Sforza secondo duca di Bar , a nome del duca di Milano suo fra-
tello (4).
Mori il 7 di novcmbre 1472 e fu sepolto in S. Eusebio il 9 apprcsso
al duca suo padre (5).
cisionb corporis illustris nunquam dclcndc mcmoric domini nostri domtiii PhillberLi Sabaudie ducu
in cius cor|)orc per cirui';;icos cl medicos inciso compcrlum 111 sculos auri. CoaLo d'AlcssandJO
Rtchardon tt'sor. gen. , f. i45.
(i) Ivi fol. iSa.
(a) Cuuto d'Alcssandi'o Richardon tcs. gen.
(3) Conto di Gio. Loltier tcs. gen. 1470-71, fol. 187.
(4) Cjnlj di Giovaoui Lottier.tci. gen. fol. 31,7.
(5) Ivi fol. 218.
Di i.uici cionAnio.
CARLO I.
3y3
Gli spiriti guerrieri e riiulolc risolula tli Carlo I duca di Savoia co-
minciavaiio a rislorarc la monanliia di (juel che aveva soU'eito nei de-
boli e travagliati regni dei Ire ullimi suoi predecessoii , qiiando una
malattia lenla, creduta da alcuni fehbrc quarlana, da altri creduta ef-
fetlo di veleno , lo tolse di vita in sul primo fiore dell'eta.
NeU'assegnme I'epoca di sua nioile discordavano gli storici ; pcrciocche
gli uni la rifeiivano al 1488 allri al 1/190. Ma il Guiciienon ripieiiden-
doli tutli airermo, che questo duca era mancato di vita il i3 di marzo
1489 , e perche I'iscrizione posta sul suo sepolcro in S. Francesco di
Pincrolo assegnava la nioile al 1490, soggiuiise clic in quella iscrizionc
'^ y " JMi-te en la date dc I'annee car par divers tilres , nous appre-
jioiis t/u'H etait deja decede au inois davril 1489.
Questi documenti che il Guicheuon nou ha citato , e per virtu de'
quali accusa d'errore I'iscrizione jiosta sopra la pietra sepolcrale, e due
scrillori oonleinporanei Gioveiialc d'Acquino, e Maccanco, niuno linora
li ha saputi trovare.
Ho bensi rinvenuto nel conto di Ruflino dc Murris tcsorier generalc
[dal I d'oltobre i488 al i5 niaggio 1490] riscontri alti a provare che
la vera data della morte di Carlo I e quelhi segnata nell' iscrizionc.
Trovo dapprima die in aprile del 1489 e cosi dopo I'epoca a cui
Guichenon riferisce la morte di Carlo I , questo principe era a Lione
dove per leltera del 2 di quel mese facea pagare 1 4 scudi d" oro a
Stefano Berlerio segretario del capitolo di S. Giovanni di quella cilti
pio iure sibl spectante ad causam njjicil canonicatus dicte ecclesie in
quo hodie a canonicis ipsius receptus Jiiil pro iure palronalus eidem
ibidem spectante occasione comitatus sui de villariis. Dal che si vede che
i duchi di Savoia avcvano nel capitolo nictropolitano di Lionc lo stesso
privilegio che i re di Francia, e che in virlii del inedesimo Carlo I
piglio possesso del suo canonicato il 2 di aprile del 1489. In giugno
il duca era ad Auiboyse e con sue lettere dcirultimo giorno di quel
mese facea dono di 10 scudi d'oro a Ugueto de Rivaiga arciere della
guardia ducale.
In scttembre era a Torino c conccdca lettere patenti di consiglierc
Serie II. Tom. i. 5o
3q\ croxoi.ocu r.rc.
a Gerolarao Cara dottor ili leggi, fralello forse , o parente lUl celebre
Pieiro Ciira rollaterale iicl coiisiglio residenle a Torino.
In otlobre Anna de Guigino, vedova di P.ighin o de'conti di Valpcrga
consigliere e niaggiordomo del duca, goveinaliice illuslrium filiorum
ducalium ne riceveva dono di 5o fiorini di picciol peso. BasLino ccrta-
luente queste uolizie a far cadere I'opinione del Guichenon ; ma del
giorno in ini segiu la morle del duca abbiamo dal medesinio tesorierc
inagglori cUiarczze. Vi si legistra infatti la spesa falla neUalbergo della
rrore bianca di Pinerolo da maistre jacquemin Ic medecin despuis le
XXf' jour (he mots de Jevricr Ian mil I III LXXXK au soupper le
quel vint an dit pitieyrol visiter feu monsigneur le due Charles e poi
si notano le spese di due altri medici maestro Filippo di Torino , e
maestro Domeiiico di Vercelli.
Alc[uanli fogli dopo trovasi un' altra partita di credito die comincia
nel segueute teiiore il est dehu par mon tres redouble seigneur monsei-
gneur le due de Su\<oj-e a son tres humble seruiteur et conseilier mes-
sire monel dosseiis confesseur defeu monseigneur le due Charles Jehan
ame pour les messes ausmones et aultres distribucion Jaites pour len-
terremcnt du dit faa le due Charles le quel trespassa le XIII jour de
mars mil IIII nonante.
Per cio che si raccoglie da questa e da altre partite di spese fatte
per la morte di Carlo I si prova cli'egli passo il i3 di marzo ; che il
suo corpo fu esposlo nella capella del castello di Pinerolo il i5 ; che
fu portato alia sepoltnra in S. Francesco il i8; nel qual giorno furono
celebrate Soq messe ; e ne furono cantate tre graiidi dai Vescovi di
Mondovi , Moriana e Vercelli. II giorno della sepoltura era il prime della
iiovena che secoudo I'usanza di que' tempi si faceva in sullragio dell'a-
iiima del defunto. In ciascuno dei giorni seguenti si canto in quella chiesa
una messa grande dall' abate di Cavour , o dal Vescovo di Calla, e ne
furono lette circa lyo. L'ultimo giorno si rinnovb la solennita del primo
m c
« v'ebbe aumosne generale faite -a tons venans on Jiirent IIII IX
XXVII poures cinscun de quali ebbe due niezzi grossi di Savoia.
Circa alia causa della morte non ho trovalto di che fondare coa
qualche sicurezza la mia opinione. Pingonc e Guichenon sembrano ac-
rostarsi a Filippo di Bergamo che lo disse morto di veleno. Anzi il
Guichenon accenna die al ritorno di Francia un gcnliluomo dei Fieschi
Di Luiei r.fiRAnio. 3qj
chc inesceva al duca, cd il inaresciallo di Miolans morirono della slcssa
iiialallia. h> noa so di clie luorlc morisscro , ina tiovo nel conio nic-
<lesiino clie messwe phiUppe du Fiecz i/uc dieu absoluc Irespussa au
dit lieu de Turin le XXI jow doctobve mil II J I II II et IX vt fust
enterre en lesglise des freres prescheuis de saint Dontimque en la dite
wile de Turin; che monsegneur de Mj-vlans mareschal de Savoye est
frcspasse a Carmaigne le XXIIII jnnr de deccmbre Ian mil HI I I/II
el IX e che da Caramagna fu porlato a S. Pierre d' Albigny c cola
sepollo il 26. Che iufine il 12 di febbraio 1490 fu sepolta in S. Fran-
cesco di Piiierolo Marguerite fdlc de fen inonseigneur le mareschal
Auselme seigneur de Miolans. Ma <la silFalto morli scguite in tempi
divcrsi e Ionian! , io nou saprei ([uale argomento si possa irarre a so-
stencr un' opinione che nasreva a' quei tempi Ira I popolo con sover-
I'liia facilila ad ogiii niorlc ino|>inala e prematura d' iin gran pcrSo-
naggio.
CARLO GIOVANNI AMEDEO
II Guichcnon non contento d'avcr anticipata d'un anno la morle di
Carlo I voile eziandio, contro I" opinione del I'ingon e d'altri scriltori
anticipar Mmilmenle d'un anno il nascinriento di Carlo Giovanni Ame-
deo ligliuolo di lui , c Io riferi al 24 dl glugno 1488 , dicendo che
Carlo I n'ebbe notizia a Tours dove si trovava a]ii>rcsso al Re Carlo
VIII; die qucsto monarca Io tcnnc al sacro fonte per mezzo del Sire
di Clery, ma che il battesimo non ebbe laogo che addi 23 giugno del
Ma il vero si e che Carlo Giovanni Amedeo nacque il 24 o -■' f^'
giugiio del 1489; che suo padre n'ebbe la niiova dal nobile Roberto
Clauelli, non a Tours, ma sibbcnc ad Amboise ; che il battesimo ebbe
luogo, non in giugno, ma in agoslo dell'anno medcsimo, polche Monsi-
gnor di Clery o Clcricux, come si ha nel conlo, non giunse a Torino
che r ultimo giorao di luglio le quel est veiiu pour porter baptiser
pour le roj de france monseigncur le prince de Picmond premier fili
de Titnu tres redouble seigneur.
Dei molli luoghi del conto da me vcduto per ciii si piio provar
quanlo aflcrino ne rileruo due soli . il priino e rintilolazione dclie
3g6 CRONOLOGIA KCC.
spese fatte par Aiithoyne girard Chamhrier de ma (res redoublee dame
madame la duchesse necessajrcs a cause de sa gcssine tant pour elle
comine pour monseigneur le prince son fd le XXFII jour du mois de
juing de fan mil IIII LXXXIX. II secondo accenna I'invio f'alto il
26 di giugno 1489 di Ludovico de Ballian scudiere par doners mon-
segneur le contc \dc Bauge] et ailleurs jusquau pajs de Vaml pour
notifficr la jojeuse nefssance de monseigneur le prince. E alcuni fo^li
dopo c registrata la spesa di 247 I'asi di taffeta rosso e bianco com-
prato per parare la camera in cui era nato il principe di Piemonte.
Breve e stato veramente il passo dalla cuUa alia toinba per Carlo
Giovanni Amcdeo , mancato ai vivi in Moncalieri un salibato, 16 d"a-
prile, i49'-'j e seppcililo nella cliiesa di S. Maria della Scala il giovedi
seguente 21 dello stesso mese (i). Ma io penso chc errassero gli storici
nel riferir la causa di quesla raorte ad una caduta , chi dice da uno
sgabello , chi dal proprio letto.
Dal eonlo di Sebasliano Ferrero tesorier generale die comincia il
iG d'aprile 1496 ^ linisce il 7 di novembre non si ha il nienomo in-
dizio di si fatto accidente.
Invece si raccoglie chc Carlo Giovanni Amedco fin dall'agoslo dell'
anno precedente facea iiso pressoche conlinuo d'unguenli per le reni, di
farina di fave , di polveri cordiali , d'olio di camoniilla , di polvere di
sandal, d' erraodalcs , di pozioni d'oro, di perle e di gemine stempe-
rate , coi qnali argomenti si studiava Nicolo Monaci suo medico di con-
fortare (pell'esienuata iiatura, a cui venia ineno la vita. Ai 12 di inarzo
la Duchessa Bianca inquieta per la salute del figliuolo mando un'ofFerta
di quatlro e piu rubbi di cera alle cliicse di S. Giovanni di Torino e
di S. Maria di Moncalieri. Ai i3 d'aprile si regislra la spesa falta pro
uno puluere cordiali fragmentorum jacinli rubini granule margaritaruni
orientalium anixi cinnamomi et aliis pro ipso domino nostra.
Altre medicine furono dale al duca il giorno stesso in cui inori e
dal inimcro dellc medesiiue si pub congetlurare chc mancasse verso
sera. All'indomani per sostener le forze dell'addolorata madre le si pro-
pinarono tre grossi d'osso de corde cerui. Lunedi, 18 d'aprile, il paggio
Forax fu mandato en Sa<,'oje vers monseigneur Ic due [cioe a Filippo
(i) CoDto di Scbastiann Fcrrcro les. gen. i.'i'jC , i49", fo' 258.
Di LUici ciBnAiiio So"?
legittimo succcssorc del dcfunlo] pour sauoir sil voloit qnon lui fjoi-
tast lespee dhoneur.
Ai 19 il corpo del real fanciullo fu aperlo cd inibulsaiiiato, e poscia
esposto nella gran sala del caslello di Moncalieri , in uljito e con he-
rello di vellnlo chermisino. E aJdi 21 dcllo slesso inese fu con gran
ponipa seppellilo in Sanla Maria di Moncalieri , dove c da nolare c-lio
contra 1' odicrna usanza , sebbene non avesse compiuli i setle anui , il
paramenlo della chiesa e del catafalco fu nero.
RENATO
Figliuolo d'amore del duca Filippo II , celebrc nelle storie di que'
tempi. Guiclienon lo crede figliuolo d'una Bona di Romagnano o d'una
dama della casa Valperga di cui non dice il nonic. Ma ei piglia inganno
perocche nel conto di Sebasliauo Ferrero tes. g. per gli anni i49i) i
1 5oo si legge : librauit spectabili domine Libere Porlonerie malvi illu-
stris doniini Reynerii de Sabaudia comilis de villariis locumtenentis ^'c-
ne?'aUs Sabaudie pro sua pensione huius amii iionagesimi iiorii 1 1 II
Jlorenos parui ponderis. Sorella di lui fu Giovanna, moglie di Giovanni
Grimaldi signor di Monaco, morta in giugno o luglio del i5oo, come
si raccoglie dal medesimo conto.
VIOLANTE LIIBOVICA
Figlia di Carlo I, prima moglie di Filiberlo il iicllo dura di Savoia.
Guichenon ne assegna la niorte al i5oo. Ella mori invece prima della
mela di settembre del i499) come si vode nel conto gia citato di Se-
bastiano Ferrero [fol. 128] dove si regislrano le spcse fatte pour la
sepulture et nouvaine de feu ma tres redoubtee dame madame la duchessc
Volant Lojse la queulle fut enteree a S. Francois de genesue la dj-
niancke Xl^I jour du mois de septembrc Ian mil IIII LXXXXIX.
Trovo poi il giorno preciso della niorlc di Violante che fu il 13 di
detlo mese di scttcmbrc in uno slato dcgli annivcrsarii de' prinripi di
Savoia annesso a lettere patent! d'Emauuele Filiberto dale in Kizza il
j.° di maggio del i56o, colle quali quel piissimo principc, in confor-
iTiita di cio die avca ordinate per sue lettere date a Brussellcs il 5 di
3;)8 cnoKotoGiA Ecc.
maggio 1 554, comauJa A\e i( giorno anniversario della inorte di cias-
cun principe sc iie faccia la cominemorazione con soknne sacrificio
della messa secomlo l anlica e lodevolc consueludine in ccchsia sen
ecclcsiis locornm tibi nos adesse contigerit. Nell" elenco dcqli annivcr-
sarii annesso a delle lettere patenti , perlanto si legge obitus domine
Volant uxoris Pldlibertl ducis Sabaudie gebennis die XII septembrii
anno inillesimo quatuorcentesimo nonagesimo nono.
CARLO III.
La morte di Carlo III, padre di Emmanuelp Filiberlo, era slala did
Guiclienon riferita al 16 di seltembre del i553, dal \'eniazza suUa
fede della vita del Pingone , opera dello stesso Piiigone al iG d'agosto.
Che questa morle dolorosa e lagriiuevole per gli acridenli da c\\\ fa
accoinpagnata seguisse prima del 20 d'agoslo no fanno induljitala fedc
varie IcUere del marcsciallo di Challant , del Prior di Barktia , c di
Gaspare Vescovo d'Asti che conforto qneirinfclice priiicipe al gran pas-
^^SS'o > c '-■lis scriveva ad Einmanuele Filiberto: che rendendo lo spi-
riin in sue ultimo parole s'aricomando a Dio taninia sua con lal bona
disposilione che si dee sperar esser mancato et finita la viLa sua in
gratia di Dio.
Ma il giorno vcro dtlla sua morle fu il 17, come si vede neU'eleiico
degli anniversarii gia citalo ; obitus Caroli ducis Sabaudiae Vcrcellis
die XVII augusti anno milles. quingentcs. quinquagcsimo lertio. In allre
mcmorie di que' tempi da me vedule ho trovato sempre esser niorlo il
17. IIo detlo essero stala dolorosa e lagrimevole quella morle non solo
per essere quel buon principe spoglialo quasi inlcramciite dcgli avili
dominii e coU'unico figlio lontano , ma per gli accidenti che aceonipa-
gnarouo qwel caso. Leggesi infatli in un discorso M. S. del macs'. ro
Duollo sopra le cose di Monsignor di Brcssieu , che Carlo il btjonn a
un ora di nolle la sera era disposto e sano c passeggiava per Ic slrade
di Vorcalli e all'indomani doveva andar a caccia a Casal Bcrlramo. La
notte caddc e dctlc la testa nel miiro. II barbiere ehe dormiva appresso
spaveiiUilo corse a doinandar Monsignor di d'cssiou , il quale accorse
<; non mando a chiamare il Me<lico. II duca mori a nn' ora dopo )a
raezzanolte. Avanli che fosse levato il corpo dalla camera fu rnbafa la
coperla di domioasco lurchino sopra il suo letlo ; gli furono iuvolati gli
nr Luici ciDRAnio. 3nn
orillni dal coUo , cd una smeraldo con cssi : ue al farlo ajirire , ne
ncU'incassiirlo fii prcseiite alcuno de' suoi caimirlenglii; ue si fcce alto.
Ln esccfuic diiraroao trc gioriii ; c tulla la cilia vesll a luUo ; poiche
il popolo c fedele alia sventura de" Priiirijti.
Questt; sono le nuovc rettiiicazioiii che iiii lungo studio de' roiili dci
tesoiieri gcncrali mi lia posto in grado di polcr fare alia cronologia
de'nostri I'rincipi. Di mollc allri iinporlanli nolizic toUe dagli st< ssi
purissinu fonli s'anicchira , a Dio piacendo , la storia della nioiiarchia
di Savoia , clie slo preparaiido.
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INDICE
JTrogrammi per preinii posli a concorso pag.
Osservazioni intorno alia discesa ed alia irruzione de' Cimhri in
Italia; del conte Gianfranccsco Galleani Napione di Cocco-
nato >' I
Rapporto della giunta incai'icata di csaminare lo scrillo iiiviato al
concorso del premio proposlo dalla classe con suo programnia
del 29 maggio i836 ; steso dal Cav. L. Sauli . . . . n 23
Memorie ragguardanti alia storia ci\ile del Piemonte nel secolo
XVII, tratte da documenli edili ed inediti, dal conle Alessandro
PiNELI.I » 33
Congetlui'e intorno ad una statuina di bronzo del gabinello par-
ticolare di S. M. il Re Carlo Alberto; del professore Costanzo
Gazzera » lag
Documenti autentici die servonn alia storia della reggenza di Cri-
stina di Francia, duchessa di Savoia, c de' principi Maurizio e
Tommaso, suoi cognati, tratti dalle srrillure di monsignor Ga-
sparo Cecchinelli, vescovo di Monlcfiasconc e Cornelo, Kunzio
Apostolico alia coi-le di Torino negli anni i64i, 1642, iG43
e iti44j I'elazione di Federigo Sclopis n i45
DeU'antica citt'i d'l Luni c (k'l suo sUlo pi'escntc , memorie rac-
colte da Carlo Promis arcliilctlo, ispeltore dc'monumenli d'an-
tlclnla lie" RR. Slati, aggiuntovi il corpo epigrafico Liinense pag. i65
Origine dci trc illuslri dialolli groci paragonata con quella dcl-
reloqiiio illuslre ilaliano; doUab. Aincdoo Peyron ...» 269
loannis Aiitonii Arri de lingua Plioenicuni » 35i
riponologia de' Principi di Savoia rettificala da Luigi Cibrario » 385
^
v." Si stampi:
Conic ALESSANDRO di SALUZZO
PRESIDEKTE DEI.LA REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE.
Il